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Anno 15° n° 2 - Maggio 1996

Giornalino dell'Équipes Notre Dame - Settore di Milano

Ho partecipato in prima linea alla recente campagna poca voglia di studiare: e la sinistra ce lo rinfaccia spesso. elettorale e desidero condividere con voi del settore di Fortunatamente, però, abbiamo anche fior di scuole che Milano alcune considerazioni. eccellono per qualità e serietà: cerchiamo allora di elevare Premetto che io ero schierato con l’Ulivo e quindi il mio il livello della nostra scuola. giudizio sarà certamente influenzato dalle mie scelte: ma Il concetto di scuola privata integrata con quella pubblicredo che possa valer la pena di aprire qui un dialogo. Sarò ca èormai accettato a sinistra, sono pensabili anche sussidi quindi lieto se altri riterranno di dare il loro contributo su a copertura delle minori spese sostenute dallo Stato, ma questo tema di garande atstiamo molto attenti alla quatualità. lità della nostra offerta. A Monza avevamo candiSolidarietà: certi concetti dati alla Camera un cattolico “americani” di privatizzazio“vero”, Piergiorgio ne selvaggia della sanità e Borgono- vo”, ed al Senato della previdenza rischiano una laica “vera”, Anna Madi essere fortemente penaria Berna-sconi. lizzanti per gli “ultimi”. AnI due candidati del Polo, che qui non possiamo ignoRoberto Radice per Forza Itarare l’attenzione a questo lia ed Alfredo Mantica per problema da parte della siniAlleanza Nazionale hanno stra, proprio mentre la Refatto di tutto per accreditarsi gione Lombardia, pur guidacome cattolici, dando però ta da un cattolico, sta cerl’impressione di essere fra cando di varare una riforma quelli che vanno in chiesa sanitaria che tende a solo per matrimoni, funerali, “mercificare” le prestazioni, prime comunioni e magari Nacol rischio che gli ospedali tale e Pasqua. rifiutino le prestazioni non “convenienti”, per puntare Aborto: siamo stati attacmagari sul superfluo, se ben cati come alleati degli abor- Duomo di Siena. La Madonna con il Bambino: rimborsato. tisti, dimenticandosi qualcu- particolare della "Maestà" di Duccio di Boninsegna (sec. XIV) no di Pannella, Taradash, Potrei continuare, ma mi Boni-no e compagnia. sto accorgendo di fare un mezzo comizio, anche se ormai Ora io sono certo che, se noi cattolici riproponessimo il a bocce ferme. referendum per l’abrogazione della legge 194, lo riperdeVorrei allora raccomandare ai cattolici, quelli “veri”, remmo: ergo in Italia, oggi, non esiste una maggioranza quelli che ci credono, o si sforzano di crederci fino in fondo, politica antiabortista, comunque si cerchi di comporla. di cercare, quando torneranno alle urne (per le amministraIl problema a questo punto, come ogni politico capisce tive presto o tardi lo faremo), di premiare il disinteresse, la facilmente, non è più di schieramento ma diviene di gestio- serietà, la chiarezza, l’attenzione agli ultimi, la competenza: ne: cerchiamo di fare in modo, col massimo impegno, che cerchiamo ed accettiamo chi vuole camminare con noi, chi l’aborto non venga visto come “la soluzione” a certi è disposto ad operare per gli stessi scopi. problemi. Il che vuol dire operare per l’educazione sessuaChi opera onestamente ed è capace non può non trovare le, per l’assistenza, per creare consultori attendibili ecc... le migliori soluzioni ai problemi del paese: collaborando Nella sinistra laica, oggi, l’aborto è visto come “male”, con chi è animato da buona volontà si possono ottenere non un male assoluto, a prescindere, come lo vediamo noi, risultati non ottenibili da chi avesse solo interessi di potere. ma comunque un male, un fatto negativo: ed allora sfruttiaPoi, sui grandi problemi etici, e l’aborto e l’eutanasia lo mo questa convergenza per operare e testimoniamo con sono, testimoniamo, a qualsiasi costo, operando con cofermezza i nostri principi. erenza ai nostri ideali: è sempre stato questo il “metodo” Scuola: altro tema scottante. La scuola cattolica, è meglio principe dell’evangelizzazione. dircelo apertamente, soprattutto quella media superiore, Il ritirarsi, con un nuovo “non expedit”, non servirebbe troppo spesso il refugium peccatorum dei figli di papà con a nulla. Paolo Avesani

I cattolici ed il voto

2 - Maggio 1996

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Leila e la politica

El postesin
Cara Leila l’è giusto ‘n ano intiero che g’ò drento al çervel un roseghin, che te vedo rivà su da san Piero a domandarghe par un postesin. “Ci sito?” El vecio santo à domandà. “Son fiola de Angelin che in ferovia, umile e onesto, tanti ani à lavorà, dame ‘n posto modesto..., foravia...” “E nò!” Ghe fa san Piero, stupefato, “fame vardar le carte, par piasèr: spetava la mojèr de ‘n avocato, miga la fiola de ’n vecio ferovièr!” “Forsi son mì,” Leila g’à risposto, “che te spetavi ancò, qua ‘n paradiso: ti dame par piasèr l’ultimo posto, che sempre l’è sta’ mio.” La g’à soriso... “El Joe, l’è vera, l’è ‘n profesionista, e co ‘l studio in t’un bel palasso drento; el vien da ‘na fameja ben in vista, zente de alto, che sta in Borgo Trento... Par le cugnade curade ed eleganti g’avea ‘n poco de invidia, te confesso, le vedea realissade e anca importanti, e me saria piasù de far l’istesso... Ma cinque fioi, te sè, g’ò avù mì in sorte: i è stadi la mè gioia e la mè crose, i è stadi la mè vita e la mè morte... oh quante spine g’à le bele rose... E par mejo servir le mè creature tute ghe dava intiere le mè ore: par mì no g’avea tempo par le cure de paruchiere e gnanca de sartore. Forsi è par quela che mì no g’ò l’aspeto, un po’ strupiada e mesa lì a la bona, gnanca un filin de çipria, de roseto, de ‘na siora borghese de Verona. Ma da butela i mei m’avea insegnà che ‘l sol lustro che val l’è far de cor, co lena, co fadiga, co umiltà, e co ‘l soriso, la voja del Signor...” E mi vedo comosso sto san Piero che ghe dise: “vien su, bela creatura, el mejo t’è çercà, proprio l’è vero, vien ne la gioia che par sempre dura!” E noialtri, che ancor da sfadigar gh’emo in tera fin che vorà ‘l destin, tì Leila te volemo ancò pregar de tegnarne par tuti un postesin...

Il 24 aprile è stato il primo anniversario della "nascita al cielo" di mia cognata Leila, che è volata lassù lasciando cinque figli in tenera età. L'abbiamo ricordata in una veglia di preghiera ed in una Messa celebrata fra parenti ed amici intimi. Leila è stata, per chi l'ha conosciuta, l'incarnazione dell'insegnamento di Cristo: "quando vi invitano ad un banchetto, mettetevi all'ultimo posto". Ma Leila non era sempre all'ultimo posto: quando era il momento di servire era sempre al primo. Ricordo i suoi arrivi nella nostra casa di campagna, a Pastrengo. Arrivava sempre all'ultimo momento, in affanno, con la complessa gestioni dei bimbi piccini, e, trovandomi in cucina col pasto ormai quasi pronto, prima di riporre cesti ed altro, mi chiedeva in buon veronese: "dime cossa gh'è da far, fame almanco curar la salata. Te sè, semo in sete...". E giù una serie di discorsi di rammarico: ed io a prenderla amorevolmente in giro e a dirle di lasciarmi fare, se voleva, almeno quel giorno, mangiar bene e tranquilla... Per associazione di idee, essendomi impegnato negli ultimi tempi in politica, mi è venuto di pensare, e ne ho fatto oggetto della mia preghiera dei fedeli, che, se i responsabili della cosa pubblica facessero sempre anche loro lo stesso, lavorando al servizio degli altri col massimo disinteresse, potremmo avere nella nostra società quella "pace" e quella "serenità" che tanto invochiamo e che sembrano sempre irragiungibili. Ho pregato e pregherò che mia cognata mi illumini col suo esempio in questo impegno. Il suo arrivo in paradiso è avvenuto certamente in punta di piedi, come era nel suo stile, ed io ho cercato di descriverlo con i versi che trovate qui a fianco. Paolo Avesani

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Maggio 1996 - 3

LA BALLATA DELL’END
Da cantare sull’aria de “Il Riccardo” di Giorgio Gaber
Uhh, che noia qui all’End... che noia la festa, la festa, vedersi qui all’End... Che noia qui all’End... Ci sono Biagio e la sua Marina, lui molto ghiotto di pastafrolla, si mantengon facendo la colla, hanno due figli... e presto son tre. Ecco qui Walter con la Gisella lavan pellicce, giubbe e borsette per il settore si fanno in sette: ci dan l’impianto... per il caffè. Ci sono i Vigo, vengon da Pavia, che per i cibi sono fissati, hanno bandito gli idrogenati, ma per lo strutto... fanno eccezion. Ma per fortuna che c’è un Cagliostro, con le supposte è proprio un mostro, egli a Brugherio ha una farmacia si chiama Piero, Piero Ingraffia. Uhh, che noia... E’ qui l’Alberto colla Tiziana, lor di cognome fanno Farotto, con micio Pippo in casa son otto, son tutti biondi.... il gatto non so. Ecco l’Eufrasio, con Maria Rita, nella cantina con gran calore ospite andava tutto il Settore: chissà se un giorno... ci tornerem. C’è poi Giuseppe colla Dolores, sono simpatici e piccolini, stanno a Sulbiate i due Parolini: erano i capi.... ma un anno fa. Ma per fortuna c’è l’Ingraffia che a Brugherio ha la farmacia: e lui che vive fra le ricette conta sporchissime barzellette. Uhh, che noia... Ecco poi Paolo con Laura in coppia, che ‘sto Settore guida e indirizza: di tale compito avevano strizza ma hanno accettato... ed eccoli qua. E ancor da Monza son Paolo e Lidia che redigono il nostro giornale, lui come cuoco non è poi male, si dà grandi arie... lo sopportiam. Ecco poi Claudia col suo caro Arturo che sono nati in quel di Torino: e allora noi diciamo ai Gandino “o bei piemuntès... fals e curtès”. Ma per fortuna che c’è il buon Piero, con l’Antonia chissà se è sincero, quando racconta con ritrosia le sue avventure... là in farmacia. Uhh, che noia... Con Giovannella ecco l’Andrea, bostoniano con voce nasale, sono la coppia internazionale lui vende vino... agli american. E ancor Domenico e la Graziella, è una coppia di sangue “zenese”, ben oculata ognor nelle spese: salvar palanche... sempre si può. E poi c'è Ettore, con Loredana, vuole la bimba, arrivano maschi, dopo una fila lunga di fiaschi, ecco Daniela... lieto è papà. Ma per fortuna che da Brugherio c’è un tipo ilare e non molto serio, si chiama Piero, Piero Ingraffia, e vende purganti in farmacia. Uhh, che noia... Ci son due bimbe, Miriam e Silvia, sono carine, d'età scolare, sono preziose, si dan da fare, lungo o ristretto... fanno il caffè. C’è poi don Caccia, da Venegono, con un bel piglio professorale ei fè la predica al Cardinale: vescovo almeno... diventerà. E c’è ancora, dal duomo di Monza, un pretino di nome Maurilio, al Settore lui porta consiglio, viene in ritardo... ma a cena no. Ma per fortuna che c’è il Pierino, per gli affari ha l’occhio ben fino, coi suoi modi felpati e furtivi vende alla grande i preservativi. Uhh, che noia... Oggi c’è il Beppe coll’Angiolina, hanno esperienza e danno una mano, son di Varese, sono i Gonano: noi lor diciamo... tornate ancor. Sono arrivate da Barlassina e pure dalla bella Pavia di Caffarel per fare la via due nuove équipes... forza diciam. Ci sono infine tant’altre coppie ma non possiamo cantarle tutte, sia quelle belle che quelle brutte, pazienza abbiate... il turno verrà. Ma per fortuna c’è il farmacista, lungo di naso, ma corto di vista, si chiama Piero, Piero Ingraffia, é il più simpatico che ci sia. Paolo Avesani

Nel corso dell'ultima giornata di Settore, che prevedeva anche l'accoglienza dei due nuove équipes, Pavia 2 e Barlassina, abbiamo fatto questa "presentazione fuori ordinanza" del settore di Milano, anche per sottolineare il fatto che, con la crescita spirituale, lasciamo che l'esperienza END si arricchisca anche dell'amicizia, condita con l'allegria.

4 - Maggio 1996

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UNA PREGHIERA INSIEME
Vorremmo riportare su ogni numero del giornalino una preghiera che riteniamo significativa: riportata da un giornale o recitata in comunità o durante una veglia o ad un ritiro ci può aver fatto pensare e meditare e quindi vogliamo proporla a tutti. Per questo vi invitiamo a farci pervenire quelle preghiere che volete condividere con gli altri, saranno sicuramente pubblicate.

Preghiera per la famiglia
Ti preghiamo Signore per la nostra famiglia, perché ci conosciamo sempre meglio e ci comprendiamo nei nostri desideri e nei nostri limiti, perché ciascuno di noi senta e viva i bisogni degli altri, perché a nessuno sfuggano i momenti di stanchezza, di disagio e di preoccupazione dell'altro, perché le nostre discussioni non ci dividano, ma ci uniscano nella ricerca del vero e del bene, perché ciascuno di noi nel costruire la propria vita no impedisca all'altro di vivere la sua, perché viviamo insieme i momenti di gioia di ciascuno e guardiamo a te che sei la fonte di ogni vera gioia, perché, soprattutto, conosciamo te e colui che ci hai mandato, Gesù Cristo, perché la nostra famiglia non si chiuda in sè stessa, ma sia disponibile ai parenti, aperta agli anziani, sensibile ai bisogni dei fratelli, perché ci sentiamo sempre parte viva della chiesa in cammino, e possiamo continuare insieme in cielo il cammino che insieme abbiamo cominciato sulla terra Amen (7/3/1994)

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Maggio 1996 - 5

DUE ESPERIENZE DI ACCOGLIENZA IN FAMIGLIA
Ci siamo sposati alla fine del 1989, entrambi abbiamo svolto il nostro servizio nell’AGESCI fino al 1992. Abbiamo tre figli, nati tra il 1990 e il 1993 anno in cui si colloca l’incontro con Pavel:

Pavel
Capitò a casa nostra un po' per caso, 18 anni, arrivava da Mosca e cercava una casa per una settimana o due. Avevamo appena traslocato in una casa più grande ed era appena nata la nostra terza figlia Chiara. In realtà è rimasto con noi per quasi un anno, facendo un po' di pulizie durante il giorno e aiutandoci un po' in casa alla sera. Pavel è un ragazzo che ha un grande rancore verso i suoi genitori, in particolare modo verso il padre che non ha saputo adeguarsi al nuovo corso della vita in Russia e da impiegato statale relativamente benestante si sta trasformando in un proletario della nuova Russia. Così, quasi ogni sera Paolo doveva dedicargli un po' di tempo per ascoltare i suoi sfoghi, cosa che Anna, alle prese con 3 bambini tra gli 0 e i 3 anni, non apprezzava molto. Nei confronti nostri e del mondo occidentale nutre un ambivalenza tra ammirazione delle belle cose e disprezzo del capitalismo che fatica a conciliare. Inoltre era molto difficile convincerlo ad uscire, a vedere coetanei, a fare una gita o un giro in bici; l’arrivo di gente estranea era per lui fonte di disagio. Ora, ha 20 anni, lavora come idraulico in una ditta che lo ha messo finalmente in regola e vive con amici e qualche volta viene a cena da noi a raccontarci la sua vita da immigrato. E’ rimasto in buoni rapporti con noi, benché la convivenza non sia stata delle più facili. In particolare, Chiara, la più piccola ha una grande passione per lui, evidentemente, a nostra insaputa Pavel è diventato per lei un membro della famiglia. Nonostante questa esperienza non si possa definire un successo, non abbiamo accantonato l’idea di aprire la nostra famiglia a chi ne avesse bisogno, infatti, un anno dopo un amico, psicologo dell’ufficio affidi del Comune di Milano che l’estate scorsa ci ha chiesto se fossimo disposti a portare con noi in vacanza una ragazzina di 12 anni.

primo torrente, ha pescato tra gridolini di paura e di emozione la sua prima trota, ha inseguito le vacche, ha giocato con un coniglio e con i nostri figli. Il rapporto più facile l’ha avuto proprio con loro, con Anna giorno dopo giorno ha iniziato a parlare e raccontare qualcosa di sè, mentre con Paolo, anche a causa della sua esperienza con il padre, è rimasta molto sulle sue. Dopo un mese ha chiesto di tornare nuovamente con noi, al mare. Dopo un primo giorno di mutismo pressochè totale Enrica ha ripreso il ritmo della famiglia, ha seguito un corso di nuoto con grande impegno e serietà e specialmente durante il viaggio di ritorno ha parlato molto con Anna, sempre poco di sè e molto delle sue compagne che hanno vissuto esperienze uguali o peggiori della sua. Dopo altri due mesi abbiamo verificato insieme alle assistenti sociali, alla psicologa e alle educatrici di Enrica l’esperienza di affido: per la ragazza sembra sia stata un’esperienza gratificante e arricchente dove ha potuto vedere all’interno di una famiglia normale quei rapporti di affetto , fiducia reciproca , responsabilità da parte degli adulti che non aveva potuto conoscere all’interno della sua famiglia. Per noi è stata principalmente uno stimolo a vivere bene il nostro rapporto di sposi e genitori per testimoniare autenticamente l’amore che Dio ci dona. E' stata un’occasione di accoglienza e apertura verso i più poveri che fin dai primi tempi del matrimonio è stata alla base del nostro progetto di vita insieme: donare agli altri un po' di quella felicità e di forza che Dio ci ha regalato. Fare qualcosa per il prossimo in modo gratuito. E non è stato sempre facile, soprattutto nei confronti di Pavel dove ci siamo scontrati più volte con i nostri limiti (e con il suo carattere), con la nostra incapacità a donare il nostro tempo a scapito del nostro rapporto e di quello con i figli, a capire le esigenze diverse... In fondo rimane la tentazione di trovare qualche gratifica personale, cercare la loro gratitudine o ... Nel frattempo Enrica è tornata a casa nostra solo per passare con noi qualche domenica, continua la sua vita nel la comunità e proprio in questi ultimi giorni il giudice ha stabilito di darla in affido. I genitori non hanno reagito bene e per questo non le hanno permesso di venire con noi in montagna. Ora spetta all’assistente sociale trovare una famiglia idonea per lei e per le sue sorelle. Pavel ha finalmente trovato un lavoro fisso come idraulico e grazie a questo potrà regolarizzare il suo permesso di soggiorno. Due storie diverse accomunate dall’occasionalità. Ora che il Signore ci ha fatto trovare e provare queste esperienze tocca a noi decidere se dare la nostra piena disponibilità, dire responsabilmente sì, ci vogliamo buttare e renderci ancora disponibili all’accoglienza. Paolo ed Anna Abbate Cernusco 3

Enrica
Così abbiamo incontrato Enrica presso il Centro aiuto alla famiglia e al bambino maltrattato e le abbiamo proposto di passare qualche giorno con noi alla fine di luglio. (Dopo essere stata con noi per una giornata di prova a giugno). Enrica vive al Centro insieme a due sorelle più piccole che dopo di lei sono state allontanate dai genitori che sono definiti non maturi per il loro ruolo. E’ stata lei che due anni fa ha denunciato la situazione familiare, cosa che ha generato a breve tempo la decisione di trasferire le tre bambine presso il Centro del Comune. E’ venuta con noi in montagna, dove ha guadato il suo

6 - Maggio 1996

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Giornata di settore del 18 febbraio 1996

IL DOVERE DI SEDERSI
Riflessioni sul Dovere di Sedersi
Oggi non siamo qui per dissertare sulla necessità del dialogo in coppia, dialogo indispensabile per la felicità dei coniugi, ma per cercare le motivazioni profonde di scelta del Dovere di Sedersi come orizzonte di autentica condivisione della realtà coniugale. Abbiamo preparato questa riflessione nei giorni del periodo natalizio. Quelle pagine evangeliche evidenziano la pedagogia del mettersi in cammino: gente semplice come i pastori, che non sapevano né data né luogo, danno la loro disponibilità e si mettono in cammino, persone come i Magi, che rappresentano gli uomini che ripartono ogni giorno alla ricerca del Signore, si fanno istruire cammin facendo per raggiungere il Verbo, “che ha posto la tenda in mezzo a noi.” Anche noi ci siamo messi in cammino, in coppia non da singoli individui. Avvertiamo dentro di noi la richiesta esigente del dialogo tra coniugi per armonizzare il nostro camminare a due. Il mettersi in cammino dei Magi e dei pastori è un gesto gratuito. Questo deve essere anche il nostro stile di vita interiore, questa la nostra disponibilità. La spiritualità delle END non ci propone di fare qualche buona azione, o qualche gesto di bontà fra coniugi, ma di sentirsi interiormente scossi dal mistero di gratuità e di dono di uno all’altro. La gratuità è avvolta dalla concretezza e in essa si condivide e si sperimenta la sollecitudine operosa di accoglienza dell’altro e il dono dell’ospitalità, della realtà più profonda del coniuge nel mio cuore, nei miei progetti. Il Signore è ospitale con entrambi, perché non imparare nell’Eucaristia l’ospitalità l’uno per l’altro? mensilmente. Non può essere una eccezione, ma è un modo di vivere e di pensare quindi un atteggiamento della coppia. “E un appello a un impegno personale e di coppia: un impegno di discernimento, di creatività e di costanza che coinvolge tutto il nostro essere, un impegno a cui ognuno di noi si obbliga liberamente, non un impegno imposto dal di fuori. Un momento forte di ogni mese consente di trasformare dall’interno la vita ordinaria e di modificarla” (A. e M. Gomez-Ferrer). Sono i gesti poveri, feriali, le parole sommesse, bisbigliate le attenzioni sottili che DANNO VITA. La spiritualità delle coppie del “ Ripartire da Dio “ è una esigenza che si può vivere solo se il percorso è condiviso da entrambi i coniugi nella concretezza quotidiana. Quindi l’importanza dell’attenzione reciproca; dell’essere sull’avere. Solo ce ci si sa ascoltare in coppia si potrà scoprire nel coniuge, come i discepoli di Emmaus, quel Gesù che cammina con noi. Nella persona umana decisivo è il “cuore” l’interiorità. E il luogo delle decisioni libere, degli affetti profondi che cambiano la vita e dei grandi orientamenti che danno senso alla storia della coppia. Nella misura che ci è consentito, ognuno può essere fonte di luce e di liberazione all’altro, che a sua volta riceve chiarezza e libertà. L’AMORE CONIUGALE, questo Amore unico, esclusivo, indivisibile è ad immagine dell’Amore di Dio, dell’Amore che esiste fra il Padre e il Figlio. L’Amore è un dono di Dio e Lui ne è la sorgente. La nostra vita coniugale è il luogo che ci viene offerto per imparare ad aumentare la nostra capacità di amore ogni giorno e ad accogliere l’amore del coniuge. Tutta la pedagogia delle END ci porta a vivere in comunione d’amore con il coniuge (preghiera di coppia - preparazione della serata di équipe, in modo particolare il tema e il Dovere di Sedersi). Questo ci allena a vivere in comunione; una comunione d’amore dello stile di Dio, anche con i figli e i fratelli. Spesso si pensa di conoscersi profondamente e ci fermiamo invece all’immagine che abbiamo dell’altro, e con quella immagine dialoghiamo, anziché con chi abbiamo di fronte a noi. Chi abbiamo accanto può essere una persona diversa, senz’altro una persona che attende che si sia attenti al suo IO più profondo; sensibili agli aspetti più segreti e al suo cambiamento e trasformazione. La mancanza di queste attenzioni genera la solitudine della coppia. “ Guai a chi è solo: se uno cade non ha nessuno che lo rialzi”. Questo celebre grido di Qoelet, (4,10) esprime in

Saper ascoltare:
Questo presuppone che si faccia tacere il proprio io chiacchierone e onnipresente, al fine di rendersi ricettivi alla Parola di Dio e alla Sua volontà, che si fa conoscere attraverso la Parola, ma anche attraverso il nostro coniuge. Recita il Talmud “chi erediterà il mondo che viene ? Il mite e l’umile, colui che si piega quando entra e quando esce”. L’armonia fra due esseri, la loro felicita, e anche frutto della loro comune volontà di costruire la felicita e l’armonia. L’amore non e il miracolo nato da un incontro, e, giorno dopo giorno, quello che si vuole che sia e si deve decidere insieme di costruire questo capolavoro.

La consuetudine:
Il Movimento ci suggerisce di fare il Dovere di Sedersi

END milano IL DOVERE DI SEDERSI Seguito
modo lapidario la situazione e il dramma della solitudine in coppia. Racchiusi in una torre, a volte anche da sposati, attendiamo da una voce e da una presenza come stringere una mano, come avviare un dialogo profondo, come essere felici, anzi sentirci “ invitati beati al banchetto “ (Ap. 19/9).

Maggio 1996 - 7
Allora l’angelo mi disse: “Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello!”. Poi aggiunse: “Queste sono parole veraci di Dio” (Ap. 19,9).

Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, Certamente non siamo più divisi come all’inizio della né lutto, né lamento, né affanno, nostra vita coniugale, ma è anche vero che l’unità di coppia perché le cose di prima sono passate”. si costruisce in modo lento e faticoso. “ I passi del mio E Colui che sedeva sul vagare tu li hai contati, le mie trono disse: “Ecco, io faccio lacrime nell’otre tuo raccogli” nuove tutte le cose”; e sog(Sal, 55,9). giunse: “Scrivi, perché queNon tutti i passi hanno semste parole sono certe e veraci. pre una meta prefissa. Ci sono La sessione nazionale (quella di primavera si è Ecco, sono compiute”.(Ap. i passi affaticati di chi non artenuta a fine aprile), a cui racco-mandiamo la 21,3). riva mai a destinazione, quelli partecipazione, per la grande ricchezza che può perduti dietro fantasmi vani... offrire, si terrà a Il nostro non e il Dio dei Sono tutti, in qualche modo, miracoli, ma un Padre tenero passi che vagano. Cammini che con discrezione e anche Nocera Umbra tortuosi, difficili. nel rispetto del nostro rifiuEbbene i nostri passi Dio li dal 21 al 25 agosto. to, ci è accanto e ci dona la conta. Non gliene sfugge nesgrazia, la garanzia di riuscita suno, egli ne sa il peso, la Tema generale del nostro cammino. “ Ci ha fatica, il dolore. “E qui tutto il FATE QUELLO CHE VI DIRA' dato il sigillo e la caparra dello segreto di una fiducia, di una Spirito nei nostri cuori “ ( 2 speranza, di una confidenza. Co. 1,22). Per informazioni rivolgersi ai Casalone. Questa che sembra una resa è Ci conceda la gioia, l’umilin realtà una forza straordinatà di invitarlo nel nostro colria” (G. Moioli). loquiare e illuminati dalla Sua E anche molto diffusa la retorica del dialogo A BASSO Parola, sorgente di unità di pace e forza ci renda felici, anzi PREZZO, che rischia di risolversi immancabilmente in “ invitati al Suo banchetto“ (Ap. 19,9). sorrisi, strette di mano o silenzi...; senza tradursi in mutaa) Dovere di Sedersi menti CONCRETI, REALI. Ecco il dono del Dovere di Sedersi, che offre in modo positivo una riflessione sulla comunicazione. In pratica si Non dimentichiamo mai che durante il Dovere di Sedersi parte dalla realtà umana del matrimonio, dall’amore coniu- Cristo è in mezzo a noi. gale e poi ci si muove verso due poli: dal dialogo fra coniugi Preghiera iniziale: ( Mt. 7, 24-27). che genera vera felicità; e il dialogo fra Dio e la coppia che Domande: fa camminare verso la santità. l) Quale è stato il progetto all’inizio della nostra vita di Insieme, alla presenza di Dio, Lo invochiamo con le coppia, è stato allargato, adattato, ha subito degli ostacoli, parole del salmo. “ Signore tu mi scruti e mi conosci, tu sai forse non previsti.? quando seggio e quando mi alzo perché da lontano tu 2) Quali “grazie” o risorse ci hanno aiutato? discerni i miei pensieri...” (Sal 138).

SESSIONE

NAZIONALE

Una spiritualità vissuta in ogni casa, dove si vive l’agape e non la filantropia del rapporto d’amore, dove si cerca con audacia e con speranza, di orientare la realtà di coppia come la “dimora di Dio con gli uomini, Egli sarà il Dio-con-loro“ (Ap. 21). Questo è il Dio che abbiamo invitato alle nostre nozze e ha fatto questo patto con noi. Dio non manca di parola. Siamo noi uomini di poca fede e di poca speranza se pensiamo non si faccia nuova la nostra storia d’amore ogni giorno.

b) Incontro in équipe nel pomeriggio
Preghiera iniziale: (Col. 3,12-17). Domande: l) Sappiamo esprimere la nostra tenerezza la gratitudine e l’attenzione al coniuge e la lasciamo trasparire anche nei nostri incontri di équipe? 2) Pensiamo che l’incontrarci in équipe ci aiuti a risolvere le difficoltà che sorgono in coppia nel vivere il Dovere di Sedersi. Come prendiamo a carico concretamente gli altri Equipiers e riusciamo a vivere con loro la carità di Cristo? Giuseppe ed Angiolamaria Gonano

8 - Maggio 1996

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La vera fedeltà coniugale,
La crescente indifferenza l’uno per l'altro può anche non portare al cosiddetto “tradimento”, ma certamente non La fedeltà è stata, da sempre, una delle caratteristiche crea comunione. Ognuno pensa a sè, è fedele a sè, ma non del matrimonio. Anche oggi molti riscoprono l’importan- è fedele all’altro; non coniuga il suo mondo a quello za di questo valore. dell’altro. Senza la ricerca di un dialogo, nel quale ciascuno Che significa fedeltà? entra e condivide gli interessi e tutta la vita dell’altro, C’è il pericolo di rimanere fedeli ad una persona pen- non c’è fedeltà. Altrimenti l’uno diventa per l’altro poco sando che ciò possa dispensare dall’essere fedeli a un più che la certezza di alcune piccole comodità e abitudini amore. metodicamente assicurate (esempio possono essere le Mi pare che il nostro tempo non accetti una fedeltà solo migliaia di casalinghe isolate dal mondo del lavoro da parte per una promessa ma chiede che lo “stare insieme” dei mariti, che spesso non le portano a conoscenza dei loro sia mosso dall’amore. problemi, non rendendosi conto di usarle solo come “macMa si può promettere di amare per sempre? Può l’uomo chine” per pulire la casa, far da mangiare e sfogare gli avere la presunzione di impegnarsi per sempre nell’amore? istinti sessuali). Ci si può imporre di amaCosì pure non si è abire? Quando ci “si obblituati a considerare infega” ad amarsi è ancodeltà il fatto ce l’uomo Segnaliamo la lettura di queste pagine, coscienti ra amore? Chi può essere sia più interessato al ladi quanto più profondamente possiamo trovare sicuro di sè, al punto da voro o alla carriera e dia la comunione con Dio, proprio grazie alla preve-dere ciò che proa questi più “qualità” di quotidianità del nostro vivere in coppia. verà fra trent’anni? tempo a più attenzione Affinché non sciupiamo questo sacramento “granL’amore è solo un che non alla moglie. de”. dono da ricevere o è una Anche la moglie può Affinché resti viva nel cuore la tensione verso conquista da compiere? costruirsi “spazi persol’altro. Per molti la fedeltà è la nali” (casa-figli) e farli Affinché rimaniamo vulnerabili a Dio. promessa di non tradirsi, scopo principale della cioè è di non avesua vita da lei fedelAndrea e Giovannella Luquer - Milano 8 re evasioni o compenmente perseguiti. sazioni con altre persone La fedeltà alla persoa livello affettivo-sessuale. na esiste quando questa è il centro, l’interesse Si intravede che la fedeltà è vista come un fatto fisi- principale di fronte e prima di qualsiasi impegno, per quanco (l’accento è posto nell’evitare “l’adulterio”). to nobile e legittimo. La deviazione fisica non può essere un risultato o un segno di un cammino di infedeltà più profonda? 2. Fedeltà non tanto ad un impegno, ma ad una Non può esistere una infedeltà anche senza il coinvol- persona. gimento del corpo? Si pensa che la fedeltà sia un valore “facile”: “staremo La fedeltà può essere intesa più come “mantenere” per sempre insieme”, ”non ci lasceremo mai”. Sotto queste l’impegno assunto e meno come fedeltà alle persona e a espressioni, proprie del fidanzamento, c’è molto romanti- quella persona. cismo. Non c’è la considerazione che l’amore, e quindi la Si è fedeli alla persona quando si cammina al suo passo, fedeltà, è un dono che va accolto e che esi- quando si è dentro alla sue difficoltà, ai suoi problemi, ge una risposta e una costruzione alle volte ”sofferta” quando si sta in ascolto per scoprirne i doni, la qualità, e ”faticosa”. per accoglierli, apprezzarli, gustarli, farli crescere. Fedeltà Oggi cresce la paura dei rapporti stabili e definitivi e si alla persona è essere fedeli alla sua chiamata, al suo tende quasi a considerare più valore la “provvisorietà” progetto, anzi è stimolarla perché essa diventi se stessa. che la ”fedeltà”. La fedeltà ad una persona ed a un’unica Ogni persona è più avvenire che passato, essa è espe-rienza pare ”ridurre” l’apporto di altre esperienze e un ”oltre”, chiamata a crescere, a superarsi perché ha posgenerare, così, impoverimento. sibilità che neppure l’eternità basterà ad esprimere. In Si arriva a dire apertamente che la fedeltà non ha alcun questo senso la fedeltà è disponibilità ad accogliere la valore, perché è pretendere di “costringere” l’amore dentro continua ”novità”della persona, a lasciarsi ”stupire” dalla un impegno, è ucciderlo: molto meglio amare come viene, sua imprevedibilità. Come Adamo ha provato stupore di senza legami stabili. fronte alla ”novità” di Eva e l’ha accolta con gioia! Il legame stabile è contro l’amore o la condizione per la Si intuisce che la fedeltà è un valore dinamico. sua crescita? Non è un rimanere fermi al passato, quasi che si volesse ”congelare” la situazione ideale di innamoramento, ma è la capacità di accogliere il cammino dell’altra persona MESSAGGI nei suoi momenti positivi e negativi, sapendo scoprirvi sempre valori nuovi e affrontare, di conseguen1. Fedeltà è condividere la propria vita za, l’evolversi della vita di coppia. Teniamo presente che la fedeltà, nella maggioranza delle mentalità, è un fatto sessuale o tutt’al più sentimentale. Non si considera infedeltà il fatto che ciascuno cerchi di costruire il suo ”mondo” e gli diventi indifferente ”il mondo” dell’altro!

FEDELTA'

3. Il valore della misericordia
”Sposarsi nel Signore” è scoprire e vivere il progetto che Dio ha sul matrimonio, e che sposarsi in chiesa è un modo di vivere. Pertanto ci si domanderà: “cosa pensi

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specchio dell'amore di Dio
Dio della fedeltà?”. Tuttavia la bibbia annuncia e descrive la fedeltà di Dio al suo popolo. Nonostante i tradimenti e le infedeltà del popolo, Dio non ritira il suo amore e, pur nel dolore, resta fedele. Il profeta Osea è il primo e il più esplicito, perché vive in prima persona il dramma dell’infedeltà. Osea soffre per i tradimenti della propria sposa, ma può soffrendo, continua ad amarla. Come Dio, lo sposo che resta fedele anche se Israele, sua sposa, si è allontanata! La maniera di agire di Dio ci annuncia qualcosa non solo del rapporto fra Dio e il popolo, ma anche ci parla del rapporto fra marito e moglie dentro la vita di coppia. A quell’epoca l’adulterio era punito con la morte e Osea ha il coraggio di proporre una pazienza piena di amore, che sa attendere, perdonare, facendo appello all’eroismo della fedeltà: un amore che sa ricominciare da capo. Osea dal di dentro della sua esperienza può dire: il matrimonio è il luogo dove si impara a ricominciare da capo. E’ normale che ogni coppia sia luogo anche di lotta, di contrasto, ma è proprio della coppia essere scuola di speranza e annuncio che l’amore può sempre ricominciare a crescere! Non c’è amore vero senza il senso della fedeltà e della misericordia. alimenta. L’uomo si costruisce anche con il corpo, per cui una scelta di tipo fisico può costruire oppure no un tipo di rapporto. Di solito l’infedeltà affettivo-sessuale è la conclusione, o meglio lo “specchio” che mette in luce vuoti e infedeltà interiori, ma può anche gonfiarli e drammatizzarli.

6. Fedeltà come valore possibile in Dio.
Arrivare ad impegnarsi in un amore fedele, vista la profondità e l’arditezza di questo progetto, non è unicamente frut-to delle possibilità dell’uomo. Il cristiano ha il coraggio di fare questo perché il suo amore è nelle mani di Dio e sa che Cristo gli trasmette la sua felicità e che lo spirito anima il suo amore. E’ Dio, il fedele per eccellenza, che rigenera nella coppia il dono dell’amore. La coppia può seppellire il dono, ma non distruggerlo. E se non mancherà di speranza, potrà sempre riscoprirlo e riviverlo. L’avere un rapporto con Dio, il coltivare il gusto della sua Parola è il modo per tener vivo, anzi far crescere quell’amore che è una “sua” parola in-carnata, una ”sua” immagine.

4. Fedeltà di iniziativa.
Gli sposi sono chiamati ad amarsi con una fedeltà che non si limita a non tradire, ma che è iniziativa, tensione ad amare per primi, ad essere a disposizione dell’altro continuamente, senza pretendere contropartita. Si deve amare l’altro senza guardarne i limiti, le chiusure, le infedeltà, anzi per questo lo si deve amare di più, nel senso di avere più attenzioneper dargli una mano a liberarsi. Dio, nella Bibbia, si presenta come colui che perdona sempre per quanto il suo popolo lo possa tradire. Egli si manifesta come Dio fedele, che mantiene sempre la parola data, la promessa fatta al suo popolo, anche sa questo invece gli è continuamente infedele. Ma la fedeltà di Dio non si limita ad evitare le rotture, ad assicurare la sua presenza; essa cerca di amare per cambiare il ”cuore” del suo popolo. La sua è una fedeltà di iniziativa, che non attende, cioè, che sia il popolo ad essergli fedele per esserlo anche lui, ma è lui per primo ad essere fedele amandolo incondizionatamente. Dio per primo ama, colma la distanze, previene l’altro, gli va incontro. Tutte le volte che l’uomo si presenta peccatore, Dio gli fa in cambio la promessa della salvezza.

7. Alcune sottolineature che possono servire anche da sintesi:
- Come chiesa ci si è preoccupati di fare in modo che gli sposi stiano insieme a tutti i costi, forse li si è meno stimolati a cercare la qualità dello stare insieme riscoprendone continuamente le motivazioni. Se uno si sposa veramente nel Signore potrà stare con lui sulla croce con un amore che sa attendere e sperare anche nella morte o nel fallimento. Se uno si sposa in chiesa, ma non nel Signore, fa fatica a capire il significato dello stare insieme a tutti i costi. Sarà pertanto saggezza pastorale più che insistere esclusivamente sulla legge dell’indissolubilità e della fede annunciare e far crescere il vero amore, che si esprimerà nella fedeltà e nell’indissolubilità....... - Il matrimonio è il luogo dove si impara e ricominciare. Forse molti si sposano idealizzando il matrimonio, sognandolo come un luogo dove tutto è riuscito. Poi, di fronte alla realtà fatta di conflitti e di limiti, c’è la delusione. La fedeltà nasce e si costruisce dentro l’attitudine ad una continua riconciliazione; la riconciliazione è possibile quando ci si ama da peccatori. Marito e moglie imparano ad amarsi non nel peccato, ma come peccatori, cioè ci si ama come persone non perfette, ma “povere”, bisognose di essere perdonate e di perdonare. Allora il matrimonio diventa una situazione liberante che accettando con coraggio la difficoltà, crescerà in un cammino progressivo di comunione e di amore. Tratto da: SPOSARSI NEL SIGNORE CAP. 7 B. BORSATO ed. DEHONIANE - BO

5. Valore della fedeltà affettivo-sessuale.
L’accentuazione è che l’infedeltà non è solo o tanto quella affettiva-sessuale, ma anche, e soprattutto, quella del non condividere la propria vita con l’altro per cui ognuno si crea un “proprio mondo”. Con questo non si vuole minimizzare il peso e la gravità dell’infedeltà sessuale. Come si vedrà più avanti, il corpo è un momento rivelativo del proprio mondo interiore e insieme lo suscita e lo

10 - Maggio 1996

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BUONE NOTIZIE PER L’ITALIA
Luigi Accattoli: CERCO FATTI DI VANGELO Inchiesta di fine millennio sui cristiani d’Italia
L’autore, noto giornalista, vaticanista del Corriere della Sera, era partito con l’intento di raccogliere le testimonianze di preghiera pubblica che alcuni cristiani avevano offerto in questi anni, in momenti particolari o drammatici nella storia del nostro paese. A poco a poco, a queste prime testimonianze (Bachelet, Moro, Paolo VI, Taliercio...) se ne sono aggiunte altre e l’autore confida: Ho visto venirmi incontro una folla di cristiani veri, appassionati, seri, più grande di quella che mi aspettavo. Una Famiglia di cristiani comuni, umili e spesso sconosciuti. Il risultato finale è diventato una raccolta di 224 fatti i cui protagonisti sono i cristiani della nostra chiesa italiana di questi ultimi vent’anni. Il lettore incontrerà così testimonianze di vita cristiana nel momento del martirio nella missione, nella carità o nella giustizia, nell’offerta del perdono, nella situazione di malattia, di handicap, di an-zianità e di morte, nell’espe- rienza dell’amore coniugale o dell’adozione e, da ultimo, della preghiera pubblica. Alcune storie sono conosciute perché sono balzate, come si dice, agli “onori della cronaca”, altre invece gli “onori” li ricevono dallo sguardo e dalla narrazione dell’autore che ci mostra quanto sia benefico un esercizio del mestiere di giornalista che ricerchi e comunichi il vero, il bello, il giusto, il buono che attraversa la vita dell’uomo. Il racconto è costruito su documenti e fonti di prima mano che, sapientemente scelti e tessuti, sanno comunicare la freschezza, l’incisività e l’autenticità della confessione della fede vissuta da questi cristiani. Il tono è molto sobrio, semplice, capace di tenersi lontano (e di tenere lontano anche il lettore) dalla deriva dell’enfasi e della retorica che nelle testimonianze riportate in questo libro sarebbero proprio fuori luogo. In questo momento di basse pressioni, di nuvole di pessimismo, di banchi di nebbia per il nostro paese ed a volte anche per la vita delle persone, il libro rappresenta un tentativo riuscito, a mio parere, di lettura della storia alla luce della fede, lasciandosi guidare da testimoni del Vangelo. Non si può non avvertire il contagio del bene, della vita cristianamente vissuta, della radicalità nel seguire Gesù. Si fa esperienza del valore fortemente educativo del buon esempio. Se ne consigliamo la lettura è per superare nella fede quella tentazione di sfiducia e di scetticismo che a volte può accompagnare oggi i credenti: Oggi la vita è troppo difficile: Non è possibile essere cristiani. Una parola particolare potrebbe essere detta a proposito della sezione che riguarda la vita coniugale e familiare. Scrive infatti l’autore: L’a-more dell’uomo e della don- na apre l’ultima parte del volume. Dovrebbe essere il capitolo più vasto, è invece uno dei più brevi: i cristiani hanno sempre avuto difficoltà a raccontare, non a vivere, l’amore sponsale. La nostra generazione forse lo supererà. Le sette storie raccolte lasciano immaginare qualcosa della bellezza che ne avremo (p. XII). Scrivendo su pagine di “casa nostra”, non posso non segnalare la testimonianza di Anna Maria Marchisio, raccontata dal marito Paolo, équipier del settore Brianza, il quale la ricorda come sposa tenerissima e gioiosa: la storia d’amore di una coppia si intreccia con quella della carità, nella vita di cristiani comuni (pp. 208-209). Faccio mie, come conclusione, le parole di una delle tante testimonianze presenti nel libro: Anche oggi non mancano i veri modelli. Ma bisogna scoprirli nella ferialità. Bisogna saperli incontrare. Non tra coloro che fanno notizia. Non tra i miti egemoni. Non tra quelli di cui si parla. Ma tra coloro che camminano con noi. I santi sono tra noi. Basta aprire gli occhi (Mons. Masseroni, p. 170). Sono talmente vere queste affermazioni che l’autore ha promesso che continuerà la sua ricerca, aiutato anche da coloro che vorranno inviargli ulteriori segnalazioni di testimonianze di vera vita cristiana. Prima che esca il secondo volume cerchiamo di accostare il primo. don Silvano Caccia SCS Monza 1
Edizioni SEI, Torino 1995, pp. 318, L 29.000

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Maggio 1996 - 11

Le nostre équipes segnalano le comunità alternative

LA QUALITA' DELL'ULTIMA VITA
Aderisco all’invito comparso sul giornalino END di febbraio parlando della mia esperienza VIDAS (Associazione “non profit” che assiste gratuitamente i malati inguaribili di cancro): può a buon titolo definirsi una Comunità alternativa. Si tratta di un gruppo di medici, infermieri e volontari, assistiti e coordinati da alcuni medici Primari oncologi, da psicologi e da uno staff tecnico-organizzativo, che porta la sua presenza competente a casa di ammalati dimessi dall’ospedale ormai inguaribili e che vivono i loro ultimi giorni, settimane o mesi, in condizioni carenti sotto il profilo assistenziale, medico, psicologico. L’Associazione, nata nell’82 per iniziativa di una signora sensibile al problema e sicuramente ispirata da principi evangelici, si dichiara aconfessionale ed apolitica, ma posso testimoniare che nel suo ambito aleggia veramente lo spirito della carità. L’assistenza al malato, scelto accuratamente fra le tante richieste a seconda dei suoi bisogni materiali e psicologici, si realizza con una visita giornaliera di un infermiere specializzato, con visite, anche a seguito di chiamate urgenti, di un medico e con presenze eventuali, se richieste dalla famiglia del malato, di volontari che, per un massimo di due mezze giornate alla settimana ciascuno, prestano la loro opera di supporto all’assistenza medica (conforto, medicazioni semplici, massaggi, conversazione, piccoli servizi ecc.). L’opera dei volontari è abbastanza impegnativa e logorante: essi pertanto sono obbligati a seguire un corso di formazione, selettivo, preliminare all’impegno, ed un corso biennale di supporto psicologico articolato in incontri quindicinali a gruppi di 7-8 persone con uno psicologo. Durante tali incontri i volontari, a turno, presentano le loro esperienze e le commentano con gli altri confrontando così le diverse soluzioni adottate nelle varie casistiche, con vero spirito di aiuto fraterno. Io, per inciso, debbo riconoscere che l’esperienza END mi aiuta molto in questo rapporto con i colleghi. Non esistono praticamente momenti comunitari di preghiera o di riflessione spirituale: ogni iniziativa che

tratti argomenti di fede o di spiritualità è lasciata al singolo, nel rispetto soprattutto delle idee del malato e della sua famiglia. Durante le visite domiciliari, infatti, il volontario ha l'occasione di superare un semplice ruolo di assistente ad una persona malata venendo a contatto, a volte anche molto intimo, con l'animo del malato, in un rapporto difficile e delicato ma molto arricchente. Questa forma di assistenza sembra richiedere a noi di dare molto (il proprio tempo, la pazienza, la disponibilità all'ascolto...), ma col tempo si arriva invece alla consapevolezza di ricevere molto (amicizia, riconoscenza, affetto, lezione di vita...). Questa è per me un'esperienza unica ed arricchente: credo quindi che, oltre ad offrirmi la possibilità di condividere con fratelli delle più svariate classi sociali e culture momenti di vita vissuta, mi aprirà sempre più gli occhi verso quel mistero del dolore che mi è ancora difficile da capire ed accettare. Attualmente 11 medici, 11 infermieri ed un centinaio di volontari ambosessi, appartenenti a tutte le categorie sociali, assistono oltre 600 malati all'anno, in Milano e cintura. Il budget annuale, interamente frutto di donazioni, si aggira sui tre miliardi di lire. Arturo Gandino équipe Milano 1

12 - Maggio 1996

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Le équipes del settore si presentano: la Milano 9

Un'équipe... da favola!
La Milano 9 è un’équipe giovane (ha “preso la carta” nel dicembre del ’94) e ha un “territorio di caccia” molto vasto dal profondo ovest di Sedriano, al bronx della Stazione Centrale, alle “ville” di Porta Romana, e da qualche mese abbiamo un agente all’Avana anzi a La Spezia. Ma andiamo con ordine; per presentarci abbiamo scelto niente po' po' di meno che Walt Disney e i suoi cartoni: per molti di voi “sono di casa” per questo vi sembrerà di conoscerci già. Incominciamo, in un perfetto ordine casuale, da Attilio ed Eliana da Sedriano; Attilio “fa musica” per vocazione e per lavoro (suona il contrabbasso) e ciò lo porta a vivere in un’altra dimensione, ad essere vicino agli angeli ... insomma un po' sulle nuvole. Grazie a lui le nostre riunioni si sono arricchite delle se- guenti espressioni : “non toccare quella corda”, “è una nota dolente”, “è tutta un’altra musica”, ecc. ecc.. Per immaginarli e ricordarli pensate ad ALLADIN e JASMINE ... ai loro voli, ai loro romantici sguardi, ma anche alla loro generosità. E passiamo a Massimo e Annabella: vivono nel cuore di Milano, divisi tra informatica, le stelle (lui è un appassionato astronomo), le vecchiette di Annabella. Sono stati allietati di recente dalla nascita del secondogenito Dario. Hanno, un po' come tutti, un grosso desiderio di andare a vivere in campagna, e per ora si “accontentano” con l’appoggio dei genitori a Pianello: come si suol dire pianin pianello ... Hanno una lunga esperienza di educatori scout e grazie a loro riusciamo a sciogliere ogni nodo irrisolto e mettiamo a fuoco tutti gli argomenti... Per loro abbiamo scelto PETER PAN e WENDY, per la loro voglia di volare sull’”isola che non c’è”, per l’allegria con cui affrontano ogni scontro con i pirati della vita, e per l’atten- zione ai “bambini sperduti”. Altri amici da Sedriano sono Massimiliano ed Alessandra; lui è bancario per lavoro e sub per diletto (dai fondi al fondo il passo è breve...), lei mamma per scelta, oltre ad essere esperta di maglia ed affini (ci dà sempre molto filo da torcere...). Sono arrivati all’END passando da Taizè di cui sono quasi “abituè” anche se con Sebastian, il loro figliolet- to, hanno diradato le frequentazioni. Per la loro curiosità... marina e terrestre, li possiamo ricordare come la SIRENETTA e RE TRITONE. E’ il turno di Giovanni ed Antonella, da sempre a Quarto Cagnino. Si completano perfettamente: lei insegna l’arte antica e sempre nuova della panificazione e lui invece esercita il controllo di (di)gestione, anche se per il ruolo che ha non sempre è buono come il pane... Va così spesso a Parigi che la moglie lo confonde con un francesino e lo affetta con affetto. Anch’essi desiderano cambiare, trasformarsi, tirare fuori le parti migliori di loro stessi: insomma sono la BELLA e la BESTIA!!

END milano
Ancora da Sedriano (!) sono giunti da poco Roberto e Susanna, con passato scout e presente di insegnante (lei) e “capo” (lui). Sono originari di Genova e sono alle prese con il turbine Matteo, il loro piccolo mai-a-letto nel senso che (loro dicono) non solo ha scambiato il giorno con la notte, ma neanche di giorno dorme : è così curioso e desideroso di gioco che li tiene svegli in continuazione... Insomma se li incontrate sembrano due... zombi... Per questo affettuosa- mente assegnamo loro i personaggi della BELLA ADDORMENTATA e del suo PRINCIPE. Da sempre in équipe invece Enzo e Paola, anch’essi con origini liguri, anche loro con connessioni banca- rie (lui) e di insegnamento (lei). Anche loro hanno da poco rico- minciato da tre con l’arrivo di Fabio: con la mamma adesso è a La Spezia e costringe il papà ad un piacevole pendolarismo (così almeno durante la settimana lui dorme ...). Sono i nostri “pensatori” i maestri del dubbio e della ricerca perenne, anche loro amici di Taizè e del suo ambiente di spiri- tualità ecumenica. Per il loro agire riservato e competente sono gli ARISTO-GATTI dell’équipe. Un’altra coppia di origini liguri è quella di Gabriella e Giancarlo con precedente esperienza di équipe a Torino. Lei insegna e lui gira l’Italia tra condizionatori e bruciatori; hanno due figli scout ormai pre-adolescenti, con tutti i piacevoli problemi di quell’età. Giancarlo e Gabriella, come tutte le coppie, sono in perenne ricerca tra esigenze diverse ma complementari e ci insegnano la pazienza, la fedeltà, pur tra mille “baruffe chiozzotte” : immaginateli come i simpatici

Maggio 1996 - 13
RED e TOBY sempre a farsi la guerra ma pronti a morire l’uno per l’altro per la profonda amicizia che li lega. E noi ? Noi siamo quelli che per far otto hanno adottato un gatto, anche noi convinti che Dio scrive dritto su righe storte, sempre alla ricerca della sua presenza nel caos primigenio delle nostre giornate tra la scuola di Tiziana, i progetti software di Alberto, le 5 classi dei figli, il branco e il reparto di chi frequenta gli scout, i gruppi di catechismo, ecc. ecc. (ma se è vero che Dio parla nel vento leggero e non nel terremoto, riusciremo a sentirlo?). Volentieri ci etichettiamo come la CARICA DEI 101, perché nonostante Crudelia, troviamo sempre tanti amici che ci aiutano a “venirne fuori”. E dopo aver parlato tanto di scout (è quasi un’équipe DISCOUNT) lasciamo l’ultima entrata a BALOO che per i lupetti è il sacerdote che se- gue il branco. Il nostro BALOO è padre Giuseppe (che tra l’altro un po' gli somiglia...), simpatico parroco di S.Giovanni Evangelista che con la sua cadenza veneta ci aiuta a crescere nella fede, nella spiritualità di coppia e nel “labirinto” del metodo END. E’ un inguaribile uomo di speranza e insieme al “non preoccupatevi di cosa man- gerete e di cosa berrete” sembra di sentirlo cantare “ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile, e i tuoi malanni puoi dimenticar”. Insomma siamo un’équipe da favola, come del resto tutte le équipe del mondo: ogni storia, ogni cammino ci insegnano qualcosa e ci aiutano a coltivare quel sogno che è in tutti : diventare come Dio e passeggiare con Lui nel suo giardino. Firmato: La carica dei 101

14 - Maggio 1996 RITIRI

RITIRI

END milano Buon umore in pillole
L'immacolata concezione. Gesù, a Gerusalemme, è davanti all'adultera che sta per essere lapidata ed affronta il popolo con il famoso: Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Tutti si ritraggono sgomenti, quando dal fondo dello spiazzo, dal gruppo delle donne di Gerusalemme, parte un sasso che fa secca l'adultera. Gesù si volta di scatto e dice: Accidenti, mamma, possibile che mi rovini sempre tutto prendendomi alla lettera!

RITIRI

Siamo un gruppo laicale, e quindi pubblichiamo, su suggerimento (ordine) del clero, il calendario dei ritiri spirituali per coppie per il 1996. Per le signore che decidessero di sbarazzarsi del marito segnaliamo che sono organizzati esercizi per vedove. Per vedovi niente, probabilmente perché troppo presi a festeggiare...

RITIRI

L’angolo dei ghiottoni Torta Sacher
Ingredienti (per tortiera da 25 cm). Pasta - Farina di grano tenero gr.120, mandorle spellate gr.100, zucchero gr.180, cioccolato fondente gr.150, burro gr.120, 6 uova intere, marmellata di albicocche gr.150. Glassa - Cioccolata amara gr.150, zucchero gr.150. Procedimento. Pasta: sgusciare le uova separando con cura gli albumi e montarli a neve con un terzo dello zucchero. Montare poi i tuorli collo zucchero restante. Passare al setaccio la farina e tritare finemente le mandorle. Far fondere a fuoco moderato il cioccolato ed il burro, amalgamandoli poi ai tuorli montati. Aggiungere gli albumi, mescolando con delicatezza dall'alto in basso, spruzzando la farina e le mandorle fino ad amalgamare il tutto. Non mescolate troppo, chè l'impasto smonterebbe irreparabilmente. Se l'impasto smontasse aggiungere mezza bustina (8 grammi) di lievito istantaneo. Mettete a cuocere nella tortiera ben imburrata e infarinata a bassa temperatura (110120°) per un'ora circa. L'impasto deve lievitare uniformemente. Provare la cottura con uno stecco: una cottura eccessiva renderà secca la pasta. Far raffreddare la pasta, toglierla dalla tortiera e tagliarla in due strati. Appoggiare lo strato inferiore su 3 strisce di carta oleata disposti a triangolo, che ritirerete a glassatura finita, sopra il piatto con cui servirete la torta. Se volete, mettete il centrino di carta sotto la carta oleata: poi non sarà più possibile senza rompere la crosta. Spalmare la marmellata e sovrapporre lo strato superiore. Glassa: fate fondere lo zucchero in 1/2 bicchiere d'acqua, finché la soluzione diventi trasparente: aggiungete la cioccolata e fatela fondere a bagnomaria, fino ad ottenere un fluido omogeneo e scorrevole. Versatelo sulla torta dal centro cercando di coprire la superficie al meglio, Riprendete le sgoccioature sui fianchi con un coltello bagnato di frequente, finché la torta sia tutta coperta. Tenete da parte circa 1/10 della copertura che userete per fare la famosa scritta Sacher con una siringa da dolci. Ritirate i tre fogli di carta delicatamente, incidendo la base della crosta se necessario, e... buon appetito. Lo chèf Lino Opeavasa

Giugno
1 5 - 1 6 Mons. Monastero S. Maria del Monte Bevagna - PG 2 0 - 2 3 Don Cozzarin Casa S. Benedetto Fossato di Vico - PG 2 0 - 2 7 Don Quinzi Domus Aurea - Roma 2 1 - 2 3 Lectio divina (Gv. 2) Oasi S. cuore - Assisi - PG Morossinotto

Luglio
2 8 - 1 / 8 Spiritualità familiare Oasi S. Cuore - Assisi - PG

Agosto
8-11 17-22 22-26 27-31 28-1/9 Don Cozzarin Villa Annunciata Villa Raverio - MI V.so il giubileo del 2000 Domus Aurea - Roma Conversione=salvezza Domus Aurea - Roma Mons. Lafranconi Casa Madonnina del Grappa Sestri Levante - GE Per sposi e fidanzati Oasi S. Cuore Caltagirone - S. Pietro - CT Morosinotto Monastero S. Maria del Monte Bevagna - PG Casa La Rocca - Malcesine -

Ottobre
1 5 - 2 4 Mons. 1 7 - 2 0 Don Cozzarin VR 31-3/11 Don Fregni

Foyer la Charitè Emarese - Solera - AO Per informazioni ed i numeri di telefono contattare la redazione del giornalino: vi preghiamo vivamente di scaglionare le telefonate per evitare ingorghi sulle lineetelefoniche.

Ieri sposi
NOZZE D'ARGENTO
Paolo e Lidia Avesani Monza 1 - 22 maggio 1996 Domenico e Graziella Pittaluga Monza 1 - 24 luglio 1996

END milano

Maggio 1996 - 15

Sincope
Una malattia trasformata in vacanza, una vacanza trasformata in servizio, un servizio trasformato in testimonianza
Martedì 30 gennaio, mentre lavoravo tranquillamente a un computer del laboratorio della mia ditta, venni colto da malore e svenni (in realtà, seppi poi, fui colto da una sincope neuromediata del sistema vaso-vagale). Il medico di fabbrica, solerte, mi spedì all’ospedale di Vimercate a trovare il nostro CSP, don Alfio MOTTA, che vi svolge la preziosa missione di cappellano. Facendo buon viso a cattiva sorte (dispiaciuto soprattutto per il “disturbo“ causato in particolare a Dolores) mi rassegnai a qualche giorno di ospedale da trascorrere riposando e studiando. Ma non riuscii a studiare molto: vi spiego il perché. La lodevole caparbietà dei medici nel cercare le cause del malore causarono una permanenza all’ospedale di 11 giorni. Capitai in una stanza da 4 posti di cui uno solo occupato da un ammalato abbastanza grave. Nel giro di 12 ore si riempì. Arrivarono, oltre al sottoscritto, 2 persone molto diverse per età, temperamento ed esperienze. Imprevedibilmente si creò subito un buon affiatamento, dovuto alla gentile cordialità del più anziano, ma in particolare all’esuberanza dell’altro (pur essendo persona di mezza età) e dalla necessità dell’ammalato più anziano di essere aiutato e rincuorato. L’affiatamento superò in fretta i limiti solitamente imposti dal rispetto umano unendoci in modo non solo superficiale. Favoriti dal fatto di non essere noi tre costretti a letto, fummo avvicinati anche da altri ammalati del reparto, sia desiderosi di compagnia, sia bisognosi di piccoli aiuti caratteristici della vita d’ospedale. Stringemmo amicizia anche con alcune ragazze e qualche mamma, degenti del vicino reparto donne. Furono complici alcuni momenti di allegria (senza disturbo per l’attività del reparto) con qualche buon salamino annaffiato morigeratamente da vino genuino e accompagnamento finale di pasticcini freschi. L’autolimitazione vincolava chi aveva particolari esigenze di cura. Servirono allo scopo anche le tranquille partite a carte. Positiva fu pure la presenza discreta dei volontari che, all’ora dei pasti, entravano per aiutare gli ammalati non autosufficienti a mangiare, fornendo però contemporaneamente l’alimento, altrettanto necessario per lo spirito, del calore umano. I giorni trascorrevano veloci pur tra le preoccupazioni inevitabili derivanti dalla situazione personale di salute di ognuno. Ci accorgemmo della positività dell’esperienza a mano a mano che i pazienti, tornando a casa, ci ringraziavano esplicitamente per il clima di serenità creato. Ciò ci stupiva, oltre a farci piacere. Proprio in quei giorni, mi venne portato il numero di febbraio del nostro giornalino che pubblicava lo stimolante articolo di don Silvano CACCIA, che prendeva spunto da uno precedente di Tiziana e Albero FAROTTO, per riproporre il tema della Comunità alternativa, uno dei punti importanti dell’ultima lettera pastorale del nostro cardinale “Ripartiamo da Dio“. Don Silvano lanciava la proposta di lasciare uno spazio sul nostro giornalino per comunicare come stiamo vivendo l’alternativa che nasce dal Vangelo, all’interno della nostre famiglie e delle nostre Équipes. La sua lettura fu come la luce che illumina un paesaggio notturno rivelando gli elementi che lo compongono. So di andare un po’ fuori tema; la comunità che temporaneamente si crea in ospedale è ben diversa dalla famiglia o dall’Equipe. Ma è un’esperienza che a tutti può capitare di fare e in momenti anche di particolare fragilità fisica e psichica. Chi condivide la diagnosi che una delle difficoltà della nostra società siano le “relazioni deboli, fiacche, prevalentemente funzionali, spesso conflittuali “ e soprattutto crede nelle “relazioni fondate sul Vangelo“ (le citazioni sono della lettera “Ripartiamo da Dio“) facilmente converrà che anche in questi ambiti temporanei almeno una briciola di questa buona novella debba essere portata. E allora avrà il piacere di sperimentare, come fortunatamente è capitato anche a me (l’augurio è però di farlo in ambiti diversi dall’ospedale) non solo che è bello ma che si è aiutati, anzi addirittura stimolati dal comportamento di persone che pur si ritengono a volte lontane dal messaggio cristiano. Giuseppe Parolini Carugate 2 con nel cuore il ricordo di Carlo, Germano, Ruggero, Antonio, Renato, Marco, Luigi, Ornella, Paola, Luigia, Marilena ...

16 - Maggio 1996

END milano

Programma attività da Maggio in poi
11 maggio 1-2 giugno 17 giugno 22 giugno 21-25 agosto 14-15 sett. 21 settembre 4-6 ottobre 27 ottobre ? novembre ? dicembre Equipe di settore: serata per le coppie di collegamenteo. Equipe Regione Nord-Est (9 coppie Resp. di Settore) a Monza. Riunione SCS. Equipe di settore. Sessione nazionale a Nocera Umbra. Ritiro spirituale a Bose. Equipe di settore. Responsabili Settore e corrispondenti Lettera ENDa Frascati. Giornata di Settore: Sobrietà di vita (don Colzani). Equipe Regione Nord Est. Equipe di settore.
In un numero precedente del Giornalino, avevamo descritto una tipica Riunione di Settore in cui, insieme al Consigliere Spirituale, le coppie di collegamento, la coppia responsabile della Lettera END/Giornalino e la coppia Responsabile di Settore pregano, riflettono e delineano le varie attività dell’anno. Oltre a questo, negli incontri dei Responsabili di Settore della Regione, ci si scambiano idee sulle iniziative da proporre, ci si confronta sulle proposte che ci arrivano da Equipe Italia e ci si aiuta vicendevolmente per affrontare le difficoltà che possono presentarsi in ogni Settore. Paolo e Laura Casalone

Ogni coppia conosce i suoi impegni, ogni Equipe si incontra per la riunione del mese e ogni tanto ci si vede alla giornata di Settore; ma potrebbe essere interessante vedere in una panoramica generale quali sono gli incontri a cui partecipano le coppie responsabili del Settore. Qui sopra riportiamo il calendario di tutte le attività di settore fino alla fine del 1996. Per il dettaglio delle ultime vi rimandiamo al giornalino di ottobre. Queste sono opportunità che vengono date alle coppie responsabili per crescere ulteriormente loro stesse e, nello stesso tempo, alimentare con nuova linfa l’intera comunità delle coppie nel Movimento.

Redazione: Paolo e Lidia Avesani Equipe Monza 1 Largo Esterle, 3 - 20052 MONZA (MI) Tel. 039-389729 Per i Milanesi Paolo è reperibile c/o A.I. Automazione Industriale sas Via Palanzone, 19/A - 20162 MILANO Tel. 02-66102442 - Fax. 02-66100588 Cellulare 0336-803336
Si prega chi è dotato di computer di fornire i testi per i futuri notiziari su dischetto DOS, possibilmente in protocollo ASCII o Write di Windows, evitando test editors sofisticati. Si prega inoltre di non fare impaginazioni giustificate che spesso non sono compatibili col programma DTP usato, richiedendo quindi la ripresa a mano delle spaziature. Grazie in anticipo.

Sommario
Argomento I cattolici al voto - P. Avesani Leila e la politica - P. Avesani El postesin - P. Avesani La Ballata del Settore - P. Avesani Una preghiera insieme Due esempi di accoglienza - P. e A. Abbate Il dovere di sedersi - G. e A. Gonano La vera fedeltà coniugale - A. e G. Luquer Buone notizie per l'Italia - don S. Caccia La qualità dell'ultima vita - A. Gandino Presentazione équipe Milano 9 - A. Farotto Calendario ritiri per coppie Ieri sposi L'angolo del buonumore L'angolo dei ghiottoni Sincope - G. Parolini Programmi attività di settore Pag. 1 2 2 3 4 5 6-7 8-9 10 11 12-13 14 14 14 14 15 16

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