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“IL PORTIERE DI CALCIO”

La sfrenata passione per il gioco del calcio, ma soprattutto per il ruolo del portiere, ci ha spinto a
scrivere un breve testo, che vogliamo introdurre con un pensiero, scritto da Riccardo Napolitano
(preparatore di portieri), tratto da un sito internet dedicato a questo magnifico ruolo…

“ Ecco, ci siamo, l'arbitro é appena uscito dallo spogliatoio, la calma rapidamente si trasforma in
eccitazione, l'adrenalina arriva fino ai capelli, il cuore batte e la bocca si asciuga.
Quante volte ho provato questa sensazione e quante ancora vorrei provarla. Scambio
incoraggiamenti con i compagni, cerco di infondere calma e sicurezza, perchè cosi mi hanno
insegnato e perché cosi sì deve fare, ma il mio cuore è in subbuglio e i muscoli in fermento. Nel
tragitto che dallo spogliatoio porta al campo i pensieri sembrano sparati a duemila all'ora nel mio
cervello, immagini, suoni, odori, tutto sembra sfocato tutto irreale, vedo i volti di amici ed
avversari pronti fra poco a fare di me un eroe o un'incapace, ma sovrapposte a queste immagini ce
ne sono altre, cosi forti da superare quelle reali.
Vedo ogni istante di quello che tra poco mi attende, immagino e contemplo ogni possibilità, il
primo intervento, la gioia e la delusione, gli elogi o le critiche perché questo è ciò che ho scelto,
questo è ciò che mi rende unico, il numero uno. Tocco senza guardare la mia divisa, cosi diversa da
quella degli altri e cosi solitariamente mia, sistemo i guanti, controllo che tutto sia in ordine ed in
quel momento immancabile come tutte le volte penso, avrò sbagliato qualcosa? E come sempre la
risposta è immediata, “ormai ci siamo, quello che è fatto, è fatto”. Essere consapevoli di aver fatto
bene ma doversi confermare ogni giorno, o sapere che un'altro errore non ti è concesso; ogni
attimo della nostra vita ha una storia a se. Il sottopassaggio dello stadio è lungo e l'unica cosa che
domina tutto è il tacchettio delle scarpe chiodate sul pavimento, simile ad una pioggia battente che
rimbomba nello stretto passaggio. Ripenso a quando qualcuno, molti anni fa, mi disse di andare in
porta per non uscirvi mai più, perché noi portieri non ci siamo mai nascosti, forse i più forti o forse
i più scarsi, ma sempre li a prenderci le nostre responsabilità. La semioscurità si trasforma
lentamente in luce accecante, gli occhi si abituano, gli ultimi gradini ed eccomi sul palcoscenico.
Una rapida occhiata per cogliere qualche faccia amica tra gli spettatori che sembra guardino tutti
me, tocco la palla, corro verso la porta, c'è l'odore dell'erba, passo il guanto destro sui pali e sulla
traversa, mi volto, tutto è pronto, si va in scena, l'arbitro fischia, le mani sul volto per l'ultima
goccia di saliva, gli occhi fissi davanti a me che sembrano dire sono pronto ed ora vediamo come
và a finire”.

L’amore per la porta e per il suo “angelo custode” ha sempre orientato il nostro metodo di
allenamento verso una valorizzazione di determinati comportamenti, che il portiere deve assumere
per migliorare le proprie prestazioni e, soprattutto, il proprio stile di vita. Questo ruolo, infatti, è
depositario, più degli altri, di una serie di sensazioni, facilmente riscontrabili nella vita di tutti i
giorni.

Inizieremo a parlare di una parolina magica, IL RISPETTO, partendo dal presupposto che il
portiere è, prima di tutto, un atleta e come tale deve seguire delle regole, che coinvolgono sia se
stesso, che gli altri.
Le domande più importanti da porsi sono essenzialmente tre: ho cura del mio corpo e dell’ ambiente
in cui svolgo l’allenamento? Seguo una giusta alimentazione? Ho cura del materiale, utile, per il
mio allenamento?

Fare attenzione al proprio fisico e avere un’ alimentazione corretta facilita l’allenamento, ma
soprattutto, previene gli infortuni; inoltre, tenere in buono stato gli attrezzi del mestiere rende più
funzionale l’addestramento e, cosa più importante, denota una valorizzazione di ciò che si ha e che
non tutti hanno la fortuna di avere.

Avere l’accortezza per questi particolari permetterà di stimare anche gli altri e, principalmente, il
lavoro degli altri. Sarà fondamentale rispettare i mister e gli altri componenti della società di calcio,
che il portiere stesso rappresenta. Inoltre essere consapevoli di far parte di un gruppo aumenterà la
considerazione delle persone che ne fanno parte, aiutandoli quando ce ne sarà bisogno, altrimenti
sarebbe un controsenso nominare la parola Gruppo.

Procedendo in questo senso, l’ulteriore elemento da prendere in considerazione è l’analisi di quelle


che sono le responsabilità più importanti del portiere. Secondo noi, infatti, questo aspetto
rappresenta l’essenza di questo ruolo.

Chi decide di mettersi i guanti possiede, già dentro di se, il senso di responsabilità. Il portiere vero
riesce a tirar fuori questo sentimento con la consapevolezza di essere l’ultimo ostacolo dell’attacco
avversario e, in più, ha il compito di infondere, continuamente, sicurezza ai suoi compagni, infatti,
un portiere, che si abbatte subito e che non reagisce, non darà mai fiducia alla squadra.

Per questa ragione, avrà, più degli altri, l’obbligo di un allenamento costante, anche perché, rientra
nella sfera delle sue responsabilità il pensiero per un altro portiere, che magari si è allenato tanto
anch’egli, ma, non avendo la totale fiducia del mister, sta seduto in panchina, attendendo il suo
turno, desideroso di giocare. Questo è il rispetto e il senso di lealtà e responsabilità che deve esserci
tra portieri di uno stesso gruppo.

I momenti di difficoltà, infatti, possono esserci per chiunque decida di fare questo ruolo; proprio per
questo motivo, sarà necessario avere un grande senso autocritico, che è un elemento essenziale del
pensiero ed è necessario per imparare.

Pertanto, l’autocritica permetterà di migliorare il proprio comportamento,grazie ad una rigorosa


riflessione personale.

A differenza, infatti, di quanto si pensa oggi, dove tutto è lecito e tutto è perdonato,( per cui non è
necessario riflettere sui propri errori), pensiamo che una sana autocritica possa aiutare a crescere,
ma soprattutto a valutare il mondo che ci circonda.

Le nostre intenzioni, però, sono di sviluppare questo tema riferendolo alla figura del portiere;
quest’ultimo, criticando se stesso e valutando i suoi sbagli, migliora sensibilmente, cominciando a
costruirsi una corazza, che renderà meno dolenti le critiche altrui e le difficoltà che incontrerà.

Perché, lo sappiamo bene, questo ruolo è depositario della rabbia dei tifosi e degli altri giocatori in
ogni circostanza; e dato che perdere fa male a tutti, bisognerà prendersela con qualcuno, trovare un
motivo che spesso nasconde a se stessi la consapevolezza delle reali ragioni di un risultato
deprimente.
Pertanto, auto criticarsi, renderà possibile l’accettazione degli errori e con una buona dose di
ottimismo, si riuscirà a capire che il calcio, come la vita di tutti i giorni, offre sempre un’altra
possibilità per riscattare gli errori commessi.

Questo discorso sarà valido, se nell’analisi dei propri sbagli, si valuteranno anche quelle che sono le
proprie doti, sia umane, che sportive. Valorizzando le qualità personali si attua,infatti, un processo
intellettivo, che passa dall’autocritica all’autostima; essenziale, anch’essa, per il superamento delle
critiche e per la valorizzazione della propria persona (rispetto di se).

Sarà fondamentale, però, non confondere l’esaltazione delle doti personali, con le manie di
protagonismo; secondo noi, infatti, l’attenzione costante nei confronti del portiere, deve portare
quest’ultimo a prendersi carico delle sue responsabilità, mettendosi al servizio del gruppo, con tanta
UMILTA’ e con la cognizione di essere il depositario delle speranze altrui.

Pertanto, si può facilmente immaginare che il mondo interiore del portiere sarà completamente
diverso da quello degli altri giocatori. In esso si dovrà esaltare la tenacia di non demordere, la
capacita di consolarsi immediatamente da un evento negativo, poiché dovrà abituarsi a reagire ai
goal subiti, ma anche a non esaltarsi troppo se compie una bella parata, per mantenere intatta la sua
concentrazione.

La sua personalità dovrà essere un mix di vigore, resistenza, solidità emotiva; il suo carattere si
forgerà nel tempo, si raffinerà attraverso le esperienze spigolose alle quali sarà sottoposto
continuamente. Sarà il risultato di una serie sconfinata di prove negative che sarà costretto a
superare.

Per ridurre al minimo le problematiche di questo ruolo, sarà necessaria tanta applicazione e
persistenza nell’allenamento, anche se troppo faticoso. La fatica porterà i suoi frutti, ricordando
sempre, che per un portiere, apprendere non significa essere capaci di ripetere lo stesso gesto più
volte, ma fornire con mezzi diversi una risposta adatta alla situazione che si verrà a creare in partita;
pertanto, la gara stessa sarà allenante, perché il portiere apprenderà dalle situazioni di gioco e si
adatterà ad esse….(è la situazione che insegna).

Un’altra condizione costante del portiere di calcio è la sua solitudine. E’ un uomo incredibilmente
solo quando sbaglia, ma gode delle sue imprese insieme agli altri.

La domenica, però, in questa solitudine può trovare lo stimolo per una grande prestazione; deve
pensare di essere l’unico elemento della partita senza “padroni”; è un ruolo libero e allo stesso
tempo autoritario; deve sentirsi un leader (perché in realtà lo è) per superare la sua solitudine. Egli è
il cuore pulsante della squadra, non deve mollare i compagni, anzi li incita in continuazione, li
consola, perché non può mai lasciarsi andare.

Provate a guardarlo negli occhi durante una partita e vedrete sempre il suo sguardo ardere di voglia
e passione.

Per questo, si capisce che il portiere è un ruolo di grande spessore umano, che presuppone una
personalità con spiccata attitudine ad avere: capacità decisionali; capacità di assumersi
responsabilità; capacità di comando…ma soprattutto, CORAGGIO; infatti, aver scelto di fare il
portiere non è indice di pazzia; ci vogliono le cosiddette “palle” per mettersi i guanti e rischiare la
figuraccia.
Per cui, di coraggio ce ne vuole da vendere per gestire la porta. Bisogna dimostrare sul campo il
proprio valore, in qualsiasi condizione ambientale e lottare per prendersi quel posto sotto la
traversa, ricordandosi, però, che se non dovesse pervenire l’obiettivo preposto, l’importante, sarà,
avere avuto il coraggio di provarci e il carattere per mettersi in gioco.

Chiunque seguirà questo consiglio, non uscirà mai dal campo sconfitto, ma con la consapevolezza
di aver messo a disposizione le proprie qualità, senza tradire l’orgoglio che contraddistingue un
portiere di calcio, in qualsiasi categoria egli giochi.

Ricordatevi che osservare un portiere ispira a non arrendersi mai……

Per onestà intellettuale, vogliamo concludere dicendo che questi pensieri, a noi molto cari, sono
condivisi da molte persone, che sul web hanno messo a disposizione le proprie esperienze, che noi
abbiamo sfruttato per scrivere questo breve testo.

Non abbiamo preteso di dire la verità, ma questi sono i nostri sentimenti, nei confronti di un ruolo
che ci ha sempre fatto sognare che grazie ai ragazzi che ogni anno alleniamo, continuerà ad essere
una priorità nella nostra vita.

Infine, per augurio ai nostri giovani portieri, vogliamo dedicare un pensiero di P.P. Pasolini:

“E’ il primo uomo di una squadra di calcio, l’unico che non può
sbagliare, spesso giudicato colpevole dei gol subiti; il suo è senza
alcun dubbio il ruolo più difficile, il ruolo più importante, ma
anche il ruolo più bello. Tutto questo è il portiere”.