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Ci siamo sempre chiesti perché negli ultimi anni l’esoterismo sia diventato peggio della politica.

Le scuole/tradizioni esoteriche sono diventate come partiti e fazioni in lotta tra loro. Ma lotta per cosa? Per il potere forse? Ma potere su cosa? Ciò che desta in noi varie preoccupazioni è il tanto predicare bene e parlare di tecniche di concentrazione, di meditazione, di sviluppo delle forze del pensiero, sentimento e volontà, dell’importanza dell’etica e della moralità secondo Steiner…per poi perdersi in inutili accanimenti verso individui che, pur in modalità caratteriali ed operative diverse, alla fin dei conti percorrono un sentiero affine e hanno avuto i medesimi punti di riferimento in maestri incontrati o personalmente o comunque attraverso lo studio attento e appassionato delle loro opere. In tali accanimenti viene spesso fuori la peggiore attitudine critica (e menomale che lo stesso Steiner indicava di superare la tendenza alla critica per soffermarsi piuttosto sull’opposta attitudine alla positività), il peggior fanatismo (come poi se si dovessero difendere i principi di chissà quale chiesa o religione dogmatica!), ma anche un inconscio meccanismo di proiezione, le cui dinamiche sono stata ampiamente studiate dalla psicologia ufficiale. E’ risaputo che è difficile, anche per i discepoli più avanzati, essere completamente immuni dal meccanismo attraverso il quale si tende a vedere l’altro come specchio; l’altro diventa specchio di colui che lo sta osservando, in quanto si pone come immagine riflessa, nella quale vengono proiettate tutte le caratteristiche dell’osservatore; il soggetto si contempla nell’altro ma in tutto e per tutto, anche in rapporto ad aspetti di se stesso che non riesce ad accettare, ad integrare, e che vengono perciò sottoposti ad un processo di rimozione. Ma in quale modo questi aspetti possono essere rimossi? Quale miglior modo se non quello di dimenticare che questi aspetti fanno parte di se stessi e quindi proiettarli sull’altra persona, in una maniera che sfugge alla coscienza? E da qui, il soggetto quindi guarda l’altro come in uno specchio e quindi, ormai immemore del fatto che l’altro in realtà gli sta rivelando se stesso, si lascia andare alla più feroce critica: “Quanto è riprovevole questa persona, come è menzognero, come è immorale, che schifo che mi fa, ah, eresia, condannatelo!!” Ecco quindi che vengono messi in moto meccanismi da tribunale d’inquisizione e di fanatismo di bassa lega. O probabilmente nell’altra persona si vedono piuttosto caratteristiche, nel bene o nel male, che si vorrebbero avere ma che non si possiedono, e quindi si sperimenta una frustrazione che sembrerebbe ricevere momentaneo ed effimero sollievo proprio tramite la distruzione e demolizione di quest’immagine riflessa nello specchio! E’ quindi possibile riscontrare che in questi casi si sconfina in ambiti assai delicati, di pertinenza psicologica o addirittura psichiatrica, e non è esattamente l’ambito di cui noi qui ci occupiamo, perché non abbiamo le competenze di un professionista del settore. Ma ci vogliamo aprire umilmente ad attingere alla saggezza e praticità delle vedute della psicologia contemporanea che ci potrebbe fornire utili spunti di riflessione e costruttive prospettive di interpretazione. C’è da aggiungere, inoltre, che è statisticamente rilevabile che in occidente una buona parte (lo stimiamo con un 60% per essere ottimisti) di chi si occupa di esoterismo parte spesso da situazioni di disagio psicologico, oppure in altri casi il sentiero spirituale stesso viene imboccato da tali soggetti come una via di fuga da problemi esistenziali. Questi individui partirebbero con robuste cristallizzazioni mentali tali

che le pratiche di concentrazione e meditazione non solo non possono riuscire a disgregare, ma rischiano al contrario di rafforzare (quello che, in maniera sommaria, potrebbe essere definito “rafforzamento dell’ego”). C’è da dire comunque che le pratiche spirituali potrebbero comunque aiutare il soggetto a conquistare un relativo equilibrio, ma se egli parte già da una condizione di squilibrio psichico più o meno patologico rischia di incanalare nelle pratiche le proprie frustrazioni, ossessioni, turbe mentali, paranoie, e così via. Le pratiche meditative, il cammino spirituale, gli studi esoterici, non possono fare miracoli, e non possono diventare una via di fuga al punto che si venga a perdere il sano contatto con la realtà, o a maggior ragione, l’autentica discriminazione tra quella che è in realtà e in piena onestà la propria vera natura interiore, e dall’altra parte ciò che si vorrebbe essere o il presunto modello spirituale al quale non soltanto si vorrebbe conformare se stessi ma anche gli altri. E se non lo fanno… eresia! Alla gogna! La colpa di ciò non risiede di certo nelle pratiche spirituali, che se eseguite correttamente non possono provocare alcun danno in persone che partono da situazioni non disturbate, né tanto meno si possono imputare gli insegnamenti che ci sono stati trasmessi dai maestri e che rimangono come fari di luce che guidano il nostro cammino. Del resto, l’incontro col Guardiano della Soglia non sarebbe esperienza spirituale così dura e traumatica se ad un certo punto chi si guarda nello specchio della propria interiorità non scoprisse che quell’immagine è lì proprio per lui, è lì a ricordargli chi sia lui veramente. L’interazione con altre persone/specchi potrebbe in effetti essere considerata come esperienza che ci ricorda ciò che ci aspetta al varco quando saremo da soli con noi stessi, con la nostra ombra, senza più mediazioni, senza più ancore, senza più illusioni. D’altro canto non si può negare, tuttavia, che in diverse scuole spirituali (non possiamo che citare, ad esempio, le accademie kremmerziane, i gruppi ispirati a Crowley e qualunque contesto in cui emergono dinamiche di tipo settario) ci siano stati e ci siano ancora elementi squilibrati che non solo hanno danneggiato se stessi ma hanno poi provocato danni di diversa specie ad altri soggetti tendenzialmente deboli. Ma perfino in questi casi, che inevitabilmente desterebbero un’istintiva indignazione, la giusta attitudine spirituale non sarebbe quella dell’accanita denuncia inquisitoria (un conto è far notare, ed è doveroso farlo, i danni che vengono provocati da insegnamenti sbagliati, un altro conto quello di accanirsi e perseguitare spietatamente i “colpevoli” dando investimento ad una carica emotiva di odio, disprezzo, e di tutto ciò che viene messo in moto dai propri impulsi repressi). Il problema è che spesso viene messo alla gogna chi non ha niente a che vedere con le nefandezze appena specificate, chi magari piuttosto cerca di trasmettere, pur nei suoi limiti umani e caratteriali, un messaggio che cerca di attingere alla saggezza antica adattandola ai nuovi tempi e che vuole innanzitutto portare agli il frutto delle proprie esperienze spirituali, di ciò che si è sperimentato direttamente, e che vorrebbe ricostruire da frammenti sparsi la tradizione occidentale, e che quindi per fare questo non può attenersi pedissequamente a qualsivoglia forma di ortodossia. Forse chi critica e denuncia con tale veemenza potrebbe limitarsi a correggere mentalmente e a sospendere il giudizio, senza bisogno di spiattellare ai quattro venti i presunti misfatti della persona vittima di

questo accanimento, presunti misfatti le cui cronache sono spesso gravemente alterate da versioni di seconda o addirittura terza mano. E’ opportuno ricordarsi che esiste un tribunale invisibile che giudica tutto e può farlo correttamente perché osserva costantemente senza alcuna mediazione, e che di certo non ha affatto bisogno dello spietato giudizio che fanatici accusatori pongono guardandosi allo specchio e distorcendo la realtà a proprio uso e consumo, in nome di una presunta ortodossia spirituale….un’ortodossia che forse non è altro che un loro personale ideale che essi credono di aver raggiunto ma che magari è rimasto solo un indefinito e frustrato anelito. Anche perché poi alla fin dei conti taluni scoprono che dopo tanti anni sono rimasti uguali a come erano prima, e per giunta maldicenti come “serve da taverna”. Queste persone tendono a dimenticarsi che la sfera della vita privata di un soggetto è sacra perché nessun essere umano incarnato può avere la presunzione di conoscere veramente la vita interiore di una persona, le dinamiche karmiche che l’hanno condotto ad essere ciò che è, i dolori, le sofferenze, e soprattutto i disegni che le gerarchie superiori, signori del karma, hanno delineato per lui nelle invisibile e misteriose trame che conferiscono senso alla sua personale vicenda terrena. Accade quindi che certe persone spesso vengano accusate in maniera impropria e ingiusta, e che quindi le falsità e la diffamazione ottenebrano la verità che rimane quindi nascosta e accessibile a quei pochi che sapranno come fare a percepirla. E come fare? In una conferenza Steiner ci suggeriva un percorso per arrivare alla Verità: un vero proprio cammino nel quale elemento fondamentale è l’iniziale apertura spregiudicata che metterebbe nella giusta disposizione d’animo per ricevere senza filtri quanto ci sarà direttamente comunicato dall’esterno, attraverso i piani spirituali. Ma poi il successivo passo consiste nel sospendere il giudizio, in modo che sia la verità stessa che spontaneamente ci venga incontro e si riveli alla nostra coscienza svuotata da ogni pregiudizio o pretesa: una coscienza in perfetto silenzio interiore. Allora, chi giudica e accusa con incessante accanimento è proprio sicuro di avere i filtri puliti? O la coscienza pulita? Di essere proprio senza peccato per poter scagliare la fatidica “prima pietra”? Ai posteri l’ardua sentenza.