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uiooo|io

a) indagine critica e non dogmatica contrapposta al mythos


b) scienza che ricerca i principi e le cause prime e priva di fini conreti [ARISTOTELE] (forma di sapere di-
stinto dalle altre scienze particolari).
(a) definizione troppo generica
[dal momento che include qualsiasi genere di sapere contrapposto al mythos, e quindi non necessariamente il sapere
filosofico.] 620 c.a. 529 d.C.
(b) definizione vincolante
[include nella categoria di filosofia pensatori che al loro tempo non erano considerati tali. E ragiona per categorie
(come quella di filosofia) estranee al contesto in cui sono applicate (i.e. Talete non era detto sicuramente filosofo)]

Problemi (b):
P(b)1 : quando nas c e l a f i l os of i a?
P(b)2 : c hi pu es s er e det t o f i l o s of o?
N.B. raro che si dia la coincidenza tra lemergere di una pratica di vita e laffermarsi del termine col quale questa
designata [cfr. Cicerone infra il termine nuovo, lattivit antichissima]

ETIMOLOGIA:
particolarit:
(i) formato da philo- + agg invece che +sost. come di norma
filosofo indica inizialmente un attributo cfr. Eraclito (philosphous andras), poi si isola come sost ( quando si
creato il tipo umano del filosofo)

(ii) tre funzioni di philos:
1. philos valenza passiva [essere caro a]
2. philos valenza attiva [essere affezionato a ]
3. philos funzione di possessivo [mio, proprio, prossimo a me ] cfr. Omero [oikeion (proprio) ~ philos] oikeiosis stoica

(ii) pluralit semantica della relazione di phi l a
a) Rel az i one monodi r ez i ona l e
b) Rel az i one bi uni v oc a
c ) Rel az i one di pa r ent el a (i parenti o i cari sono detti phi-
loi).
N. B. phi l a pu dar s i i n r e l az i one a qual c os a c he s i pos s i ede o c he s i pu pos s eder e, oppur e
a qual c os a c he s i des i der a aver e ma c he c on ogni pr obabi l i t non s i pu r aggi unger e
( i i i ) pluralit semantica di sophs:
a) Sapere universale, sommo, di origine divina
b) Sophs. Detentore di abilit tecnico-pratiche (i.e. saper fare qcs) cfr. Alcibiade primo
Cfr. Liside
c) Predisposizione naturale cfr PINDARO, Olimpica 2/ sapere istintivo (pratico) non apprendi-
bile.
d) cfr. Arist., Etica Nicomachea: [sopha = epistme + nous]
sapere universale che si occupa delle cose supreme

N.B. oo|io lat. sapientia dal vrb. sapere: transizione dalla cosa che sa/ ha sapore allorgano che percepisce e suc-
cessivo slittamento semantico dalla sfera sensibile a quella intellettiva. cfr. Cic.
[conferma la connotazione di s. come sapere istintivo]


[ tre fonti sulla indistinzione tra sopha e philosophia:
- Erodoto: non si distingue tra s. e p. Solone ha raggiunto la sophia filosofando, cio desiderando sapere
- Eraclito: uso aggettivale (cfr. supra)
- Tucidide: filosofare connota un modus vivendi degli ateniesi.

P(b)1 ORIGINE DELLA FILOSOFIA
* Non corrisponde ad un preciso momento storico, ma un evento.
* Laffermazione linguistica del termine filosofia ci dice poco sulla sua nascita reale.

Fonti: (1) Diogene Laerzio (Vite dei filosofi) e (2) Cicerone (Tusc. disp.)
Origine greca
prtos heurets: Pitagora (secondo la testimonianza di Eraclide Pontico)
caratterizzazione della filosofia: conoscenza diversa da qualsiasi arte
caratterizzazione del filosofo: sapientiae studiosus, vita contemplativa
sul termine: novitas nominis. Differenza tra D. Laerzio e Cicerone:
D. Laerzio: la peculiarit del termine deriva dal fatto che sophs soltanto il dio.
Cicerone: la peculiarit deriva dal fatto che la sophia amata di per s e non in vista
daltro.
P(b)2 : c hi pu es s er e det t o f i l os of o?

Q. 1 SULLA DIFFERENZA TRA SAPERE DIVINO E UMANO (in relazione a sophia e philosophia)
* Prima tematizzazione della differenza in PLATONE.
Apologia di Socrate: lignoranza delluomo nasce da questa differenza costitutiva e luomo pu dirsi sapiente solo
per via negativa, prendendo coscienza di questa differenza ineliminabile.
Liside: il sapiente non pu filosofare, perch non desidera pi nulla. Sophia possesso compiuto, philosophia aspira-
zione al possesso.
N.B. qui passa in secondo piano laspetto divino della sophia, anzi si lascia aperta la possibilit che possa
essere sophs anche un uomo (sophoi [] siano costoro dei o uomini). Differenza che invece ribadita alla
fine del Fedro escludendo luomo dalla sophia; e ritorna invece come possibilit nel Simposio.
Simposio: Filosofo come Eros, che per lappunto non una divinit ma un semidio.

Sol. COME INTENDERE LA DIFFERENZA.
1) Non tanto come la impossibilit di raggiungere un sapere forte e stabile (episteme), quanto precisazione del ca-
rattere precario e sempre passibile di errore e dimenticanza.
Cfr. Simposio 207e ss. C meditazione e riflessione solo perch la cognizione se ne va. *importanza delloblio per
la conoscenza.
Lo studiare il modo con il quale luomo partecipa dellimmortalit, mantenendo sempre gio-
vane il sapere attraverso il rinnovamento, la riflessione che sostituisce allinvecchiato (obliato) il
nuovo.

2) Precariet che dipende dal corpo, dunque dopo la morte si avr conoscenza perfetta. Cfr. Fedone
Necessit di eliminare gli impedimenti sensibili della conoscenza cfr. Repubblica


ISOCRATE : si nega la possibilit di un sapere pieno, per si identifica la sophia come saggia disposizione rela-
tiva allambito pratico e non teoretico. Sophoi sono quanti hanno raggiunto tale disposizione, filosofi quelli
che si occupano di ci che pu metterli in grado di conseguire ci.

ARISTOTELE: filosofia nasce da una forma di ignoranza, che prende forma di meraviglia e si caratterizza come
scienza libera. Aristotele non sembra per intendere philo- come lo intende Platone, e infatti non accenna
mai alla possibilit che questo sapere non possa essere conseguito, piuttosto sembra riferirsi al carattere
disinteressato che risuona in philia. (cfr. Cicerone)
Quando A. parla del carattere divino di questa scienza , sembra accennare al fatto che tale scienza divina
(a) perch posseduta dal dio in massimo grado (si badi che non esclude luomo dal possesso), (b) perch
tratta di cose divine.

~ ~

Eo|iotq

*Intensificazione di sophos

Quasi una vox media indicante una peculiare capacit dellingegno di escogitare stratagemmi , indipendentemente
dallintenzione buona o cattiva.

- i sette saggi sono detti sophistai (+)
- Platone: Eros sophistes (+); sophizesthai fara argomenti capziosi, sofisticherie, sofismi etc (-)
- Euripide: sophizesthai per theon = logos corrosivo riguardo le concezioni tradizionali (+)

La connotazione negativa determinata dalle figure dei sofisti e dalla polemica platonica contro di essi.
Sofista colui che ignora i valori oggettivi (bene, bello) e che ha come fine la persuasione (blandire il bestione
Repubblica).
Isocrate nota che un tempo era nobile esser detto sofista, mentre allora fosse disonorevole.

Problema platonico: distinguere il sofista dal filosofo [metodo diairetico]

1. Cacciatore di giovani con fine di lucro (222a ss.)
N.B. caccia- agli animali(terrestri) domestici- con persuasione in privato (a) che fa doni [Socrate] / (b) che
mira al guadagno [sofista].

2. Antilogico, esperto nellarte del contraddittorio.

3. Agonista.

4. Ingannatore con apatetik techne.

5. Ironia sofistica ( ironia socratica. La prima simula un sapere non reale, laltra dissimula un sapere
reale)

6. Divisione dellinsegnamento: a) arte ammonitoria; b) eliminazione opinioni errate

* Sofista imitatore del filosofo
** Non si esclude lesistenza di una nobile sofistica capace di confutare la sapienza apparente (doxosophia)
~ ~

To ov/ ouoio

Problemi terminologici

To on / ta onta essente/gli enti; gli averi
Ousia sostanze, patrimonio, esistenza, essenza
ntos realmente [in Platone lidea lntos on ]

ta pragmata fatti, stati di cose, cose che sono.
Chrmata ricchezze, cose che sono [cfr. Protagora] ; raro in Plato, assente in Arist.

Il greco non usa essere allinfinito (caso a parte Aristotele), se non in contesto metalinguistico.

To ov .
a) Nome singolo ci che .
b) Nome collettivo la totalit delle cose che sono
c) Ipostatizzazione di essere, differente dalle singole cose che sono.

Lultimo caso (c) frutto di una riflessione successiva, ed difficile pensare che Parmenide i.e. potesse intendere il suo
to on come lessere e non gi come b).

Quattro differenti significati e usi del verbo essere:
1. Uso esistenziale
2. Uso copulativo
3. Funzione veridica
4. Valore modale (si d che; possibile che)

Da notare:
- uso esistenziale copulativo di identit
- Assenza di un verbo indicante lesistenza, poi compare uto_civ
- ouoio sar essenza solo nella fase matura della filosofia antica.
ouoio

Platone:

1. ci che realmente , lessere pieno e massimamente reale, e non muta (=idea)
Fedone: ousa ci di cui forniamo una definizione (logos) ed ci che di per s , senza mutamento, il
kououto .

2. Ci che quellentit . Non pi la cosa che ma ci che la cosa . In questo caso ci che si dice nel discorso,
la definizione della cosa.
Eutifrone: definizione della pietas

3. Esistenza
Cratilo: esistere partecipare (ctc_civ) dellousia
Parmenide: non si pu dire di ci che che sia privo di ousia
Teeteto: ousia contapposto a me inai

Aristotele:

ousia uno dei modi in cui pu essere detto lessere, ed il senso pi proprio e necessario quindi il problema su che
cos lessere si riduce a che cos la sostanza.

Difficolt della traduzione di ousia in Arist: a) sostanza soggetto logico/ontologico di predicazione; b) essenza natura
della cosa, ci che la fa essere cos com.

ouoio= to ( quod quid erat esse) [valore continuativo dellessere (che era, e sar)]


ouoio essentia

* Nominalizzazione dellinfinito esse

- Seneca riporta la traduzione essentia attribuita a Cicerone. Preoccupato della scarsa gradevolezza del nome
- Quintiliano riporta essentia e queentia (da quae est corrispettivo di ousa)


ouoio substantia

* calco per il greco hypostasis (lett. Ci che sta sotto)

Seneca: a) contrapposto a imago (vd. Ep. 58,15); b) contrapposto a mendacium (vd N.Q.)

La contrapposizione quella stoica tra e
substantia indica cos l'esserci reale-corporeo di ci che sottosta alla cosa. L'essere per gli stoici essere materia. per
questo ampliano il genere essere con quello di ti perch quest'ultimo comprende anche le entit incorporee che non
sono simpliciter.

P1 PERCH SI UTILIZZA SUBSTANTIA IN RIFERIMENTO ALLA DOTTRINA ARISTOTELICA?

a) si potrebbe pensare alla qualificazione di essere in Aristotele come hypokeimenon, ma sembra corrispondere
piuttosto al lat. Subjectum.
b) Quintiliano in un contesto retorico collega la dottrina delle staseis a quella aristotelica delle categorie; e trat-
tando della prima detta status coniecturalis (an sit) la denomina anche de substantia, vale adire circa la reale
sussistenza del fatto in questione.

Sol1. La traduzione di ousia con substantia non sembra riconducibile al valore stoico del termine quanto al signifi-
cato di esserci reale di qualcosa che risponde alla prima domanda an sit. a) invece sembra essere un tentativo di
giustificare il termine a cose fatte e non gi la causa di una simile resa, tant vero che per Aristotel lhypokeimenon
non si identifica con lousia in toto


Esistenza

Non esiste un tematizzazione delluso esistenziale del verbo essere anche se diffusissimo luso di in essere in questo
senso.

Platone sembra accennare a questa distinzione, ma la questione molto controversa. Nel Sofista in particolar modo
presente un riflessione del genere ma solo allo stato embrionale.

Con Aristotele si precisa esplicitamente la differenza cfr. Analitici secondi: einai haplos einai ti. Prima di dire che cos
dobbiamo sapere se la cosa in questione , cio se esiste.
Osserviamo per la difficolt linguistica per la mancanza di un verbo che indichi immediatamente lesistenza e la neces-
sit di dovere ricorrere a queste forme composite.

Importanza del verbo hyprchein che inizialmente ha un doppio valore (a) predicativa (predicarsi di; appartenere
a) e (b) esistenziale. Luso esistenziale pu essere incompleto ( necessit modale: se deve esserci y, necessario
che sia x), mentre in altri casi assume senza dubbio un valore pienamente esistenziale, o ancora modale (si d che..).
Dopo Aristotele si afferma luso esistenziale.
In latino gi dal IV sec. d. C. attestato existere.


N.B.
1. ambiguit derivanti dallindistinzione tra e. copulativo e e. di identit (y x = (y=x)) negazione di identit non implica
negazione di attribuzione.
2. ambiguit derivanti dallindistinzione tra e. esistenziale e e. copulativo ((y)x = y)


Il problema dellon in Parmenide

Sembra difficile poter attribuire secondo la vulgata al to eon di Parmenide il significato di essere in senso astratto.
B2 improbabile pensare al me einai come soggetto, invece sembra
debba tradursi come non si d che non sia. Il soggetto sottinteso resta to eon ma non si deve (a) tradurre come
lessere e il non essere non , ma lessere e non si d che non sia.
(b) Se invece si pensa ad un soggetto generico e quindi allesti autonomo grammaticalmente, dovrebbe tradursi come
(qualsiasi cosa x) e non possibile che non sia.
B6 Est gar inai, medn douk stin. Errata la resa che sostantivizza einai(lessere) e mden(nulla/non-essere), va invece
tradotta come ( necessario dire e pensare che ci che , ) si d infatti che sia, nulla(nessuna cosa) non
B8 : mentre prima eon indicava nome singolo, qui pare indicare
nome collettivo. Lessere, (linsieme delle cose che sono) qualcosa di continuo (synechs), nele senso che le cose che
sono costituiscono qualcosa di continuo.

*nota la connessione tra piano ontologico e piano cosmologico



Il problema dellessere in Platone (Sofista) e Aristotele

Da una prospettiva estensiva (essere come totalit delle cose che sono) a una prospettiva intensiva (ci in cui consiste
lessere delle cose che sono)
horos dellessere capacit di fare e patire
Problema: la caratterizzazione in modo disgiuntivo non si pu in alcun modo applicare allintensione.
Lessere definito non corrisponde a nessun ente, dacch ogni ente o in quiete o in movimento.

In Aristotele troviamo la stessa ambiguit non dal punto di vista teorico ma della trattazione. Da un lato si tratta delles-
sere in generale dallaltro degli enti supremi.
Lessere per per A. qualcosa di trans-generico, di cui non pu darsi definizione.
N.B. Undicesima aporia in Meth., B 1001a-b. Se lessere e luno sono sostanze. Se lessere sostanza ( di per s), c
qualcosa che totalmente essere e tutto il resto (einai ti) sarebbe non-essere [Parmenide] x non y = x diverso da
y = essere non-simpliciter diverso dallessere in-s = x non essere aporia


~ ~

oqucio

Vero per il greco anzitutto ci realmente; non si d separazione tra piano logico e piano ontologico. [vd. uso di est
con il significato di cos = vero]. Dire le cose che sono significa dire le cose che sono reali e quindi sono vere,
esemplare lutilizzo da parte dei retori del verbo essere in questo modo.
* verit propriet delle cose prima che del pensiero. .

aletheia ton pragmton verit dei fatti.

P1 TRADUZIONE DI ALETHEIA

- M. HEIDEGGER
alpha privativo. lanthanein verborgen sein. aletheia Un-verborgenheit non-nascondimento.
- P. FRIEDLAENDER
lalpha non privativo

Sol. IMPOSTAZIONE HEIDEGGERIANA CON UNANALISI SEMANTICA PI ATTENTA E PRECISA.

La traduzione di lanthanein con verborgen sein pare essere troppo generica e poco fedel al sgnificato specifico che
lanthanein ci attesta

lanthanein sfuggire allattenzione (di qualcosa potenzialmente percepibile che passa inosservato)
kryptein essere nascosto. Questo comporta una relazione decisiva col soggetto (vd. obiezione di Friedlaender ad
Heidegger).

Due usi di lanthanein:
a) sfuggire allattenzione
b) dimenticare

Ma notiamo le antiche occorrenze (omeriche) di aletheia e questa non si riferisce n ad (a) n a (b), indica invece un
resoconto descrittivo della realt in modo non omissivo ed essenziale.

Importante come conferma dellimpostazione di fondo la testimonianza di Sesto Empirico (Enesidemo) che connette
esplicitamente aletheia al lanthanein-lthe: ci che non rimane oscuro (m lthon) il vero.

* migliore resa di aletheia evidenza, nel senso di ci da cui eliminata ogni ambiguit ci si mostra con chiarezza
N.B. immagine usata da Wolfgang Schadewaldt in linea con la nube delloblio di Pindaro.

Verit ontologica in Platone
Analogia del sole nella Repubblica, tre elementi: a) cosa visibile/cosa conoscibile; b) occhi/intelletto; c)
luce/aletheia.

Verit come condizione di conoscibilit degli enti. Infatti in Platone conoscibile in modo specifico solo ci
che massimamente, e ci che pi al contempo pi vero. *La verit saccompagna sempre allessere.
N.B. assoluta indipedenza di una tale concezione dallutilizzo del termine aletheia

Si attesta anche in Platone lambivalenza semantica di verit logica e verit ontologica
- nel Menone lo schiavo fa risvegliare in s un sapere che si caratterizza come sapere proposizionale, e questo
detto vero, ma in realt ci noi da sempre abbiamo nellanima la realt sostanziale delle ide, che
laletheia.
- in Fedro 247e: bisogna aver il coraggio di dire la verit/il vero soprattutto quando il discorso riguarda la
Verit/la verit stessa. Il gioco di parole comprensibile solo rifacendosi alla differenza tra v. proposizionale
e v. ontologica.
- nel Sofista invece Platone sembra tematizzare per la prima volta una idea di verit intesa come adaequatio.
Leghein ::= collegare onoma a rhema (in modo vero/falso

Verit logica in Aristotele

Metafisica E4: il vero e il falso non sono nelle cose ma nel pensiero (dianoia)

* il vero e il falso non corrispondo simpliciter a essere e non essere, sebbene il vero sia una dei modi di dire
lessere.
** il falso solo nel giudizio mai nella realt.


Lessico del conoscere

Oceio

1. In relazione a tha visione contemplazione
2. In relazione a theo(s) esecuzione di ambasceria sacra [vd. Theori inviati a consultare lora-
colo/ambasciatori per le feste religiose] N.B. In altri casi theora significa viaggio spettacolo o pro-
cessione
3. 1+2 sguardo del dio

Resta comunque la connessione allattivit della vista (cfr. ERODOTO: Solone viaggia molto per desiderio di
vedere (theoria)), non come attivit passiva ma attiva, un osservare-scrutare.

*in contesti topici della filosofia questo termine usato come contemplazione delle cose somme (idee, ve-
rit), o come ideale di vita (bios theoretiks)



Historia

Termine legato anchesso al vedere (rad. id)

Histor testimone diretto (in Omero colui al quale affidato larbitrato)
Histora resoconto/descrizione di ci che ha visto chi ha viaggiato
Erodoto incipit delle Storie: esposizione delle ricerche
Scuola (medica) empirica (Aless. III a.C.): resoconti dei decorsi delle malattie
Platone Fedone: Socrate dice il suo giovanile desiderio di sapienza chiamato (kalousi) inda-
gine sulla natura
Aristotele Poetica: storia in senso moderno contrapposta a poesia.


Lessico del conoscere

- ivookciv
- ctiotoouoi ctiotqq
- vociv
- oiovociouoi oiovoio
- |ovciv |ovqoi
- vociv vo
- oociv ooo

N.B. prevalenza nel lessico greco di metafore visive, mentre il latino integrer con metafore prevalentemente tattili.

1. vociv - sapere intuitivo / oiovoio - sapere mediato
Nous : a) organo ; b) facolt; c) attivit
Nesis: intellezione, intuizione [suffisso sis indicante lazione]
Nema: oggetto del pensiero [suffisso ma indicante il risultato di unazione]
in filosofia nous diventa locchio dellanima (Empedocle, Platone)
N.B. la traduzione di intuizione riconducibile ancora a una metafora visiva: in-tueor

Etimologia e occorrenze
- Radice indoeuropea snovos snow che rimandano allannusare, snasare odorato che permette di accorgersi istin-
tivamente di qualcosa (i.e. un pericolo).
* Sapere istintivo e diretto
- Luoghi omerici:
Nous ha sede nel petto, identificabile con il cuore [Il. III], non in modo certo tuttavia o almeno cuore inteso non
come organo materiale (non si pu strappare il nous).
Nous come pensiero, proposito, piano (piano: non si cambia dun tratto la mente dei numi immortali Od. III 147;
mente: vola il pensiero (nous) dun uomo quando rammenta/pensa qualcosa Il. XV)
Noein collegato pi strettamente alla vista un percepire, un riconscere qualcosa, un rendersi conto in modo istan-
taneo e diretto ( theoria). Questo significato si trova : a) legato alla attivit ottica degli occhi (vedere(noein) con
gli occhi); b) oppure come attivit quasi-mentale del riconoscimento
* Noein come un vedere/sapere che si caratterizza come immediato e importante, non banale, penetrante.
- Parmenide guarda le cose lontane tuttavia vicine alla mente (nous). Il nous rende presente anche ci che fisica-
mente lontano dalla percezione
- Nous presuppone sempre degli oggetti da vedere funzione passivo-recettiva
Cfr. Parmenide: pensare ed essere sono il medesimo, la stessa cosa il pensare e loggetto del pensiero
Platone: si conosce sempre qualcosa che come potrebbe conoscersi qualcosa che non ? (Resp.)

* si affermer col tempo unidea di nous autonoma dagli oggetti, e quindi come capacit di produrre immagini
del pensiero.

Distinta con chiarezza dalla nous solo da Platone e in particolar modo nella famosa analogia della linea della Repubblica:
dianoia si occupa degli enti matematici (metodo ipotetico: parte da postulati; utilizzo di figure sensibili), mentre la
nous si rivolge alle idee e in particolar modo al principio primo ( raggiunge il principio anipotetico; non utilizza
media sensibili).
- Nous come sapere immediato intuitivo non n logos n episteme. Plato usa una metafora tattile.

Aristotele conferma il valore di nous come (1) intellezione dei principi primi [nous = arch epistmes], dacch non si d
dimostrazione (se non per via indiretta) dei principi primi (principio di non-contraddizione e del terzo escluso).
nous anche (2) intellezione immediata dellessenze delle cose, che fanno la definizione e quindi che costituiscono i
principi propri di ogni scienza.

2. Metafore tattili
Sebbene in greco siano prevalenti le metafore visive, (mentre le tattili sono riconducibili al lessico latino), Platone e
Aristotele usano metafore tattili:
Platone: le ipotesi sono punti dappoggio per raggiungere i principi primi (ci che immune da ipotesi), e
toccarli.

Aristotele: le essenze di cui non si d n falsit n verit, si possono soltanto cogliere o non cogliere. Posso
sbagliarmi su unessenza solo accidentalmente, ma non c errore in senso stretto ma ignoranza.

Stoicismo: metafora della mano per la conoscenza: a) mano aperta rappresentazione semplice; b) dita pie-
gate assenso; c) pugno chiuso comprensione; d) stretta del pugno con laltra mano episteme.
Traduzione di Cicerone: katalepsis comprehensio
Katalambanein comprehendere
Katalepton comprehendibile

3. Etiotqq
Osservazioni preliminari e occorrenze.
- vrb. epistamai : 1) essere fisso, stabile; 2) fronteggiare.
Il sost. attestato solo a partire dal V secolo.
- Pseudo-etimologia fornita nel Cratilo: episteme indica che lanima segue le cose in movimento pur non muo-
vendosi.
Episteme in senso forte come corpo di cognizioni sistematico
Episteme in senso debole, sapere non necessariamente scientifico [cfr. Fedone: conoscenza del principio di
uguaglianza; Menone: sapere dello schiavo, chiaramente ancora primitivo].
Episteme come techne, sapere tecnico (cfr. I. Tucidide: gli spartani parlano dellarte navale e chiamano la co-
noscenza di questa episteme; II. Ippocrate: complesso di conoscenze che permette di agire con successo, che
permette di prevedere gli effetti di unazione. Contrapposta alla fortuna).

Tematizzazione in Platone
Episteme in Platone un saper forte perch rivolto ad oggetti stabili, le idee. Contrapposto chiaramente a doxa, per
definizione sempre instabile, e passibile di verit e falsit.
La Repubblica lopera che in modo pi esplicito tematizza questo, basti pensare alla analogia della linea.
Osserviamo loccorrenza di questa distinzione in altri dialoghi.
- Gorgia. Episteme (e il sinonimo mathesis) contrapposto a pistis. Luna pu essere solo vera, la seconda sia
vera che falsa.
N.B. pare tuttavia che lassenso di Gorgia a questa distinzione sia dovuto allevidenza linguistica pi che ad
una precisa coscienza della distinzione
- Teeteto. Si cerca di definire cos episteme, e si definisce come aleths doxa.
Tuttavia chiaro che lepisteme non si identifica tout court una doxa vera, anche se questo sembra presup-
porre la impossibilit di una episteme falsa senza per distinguere effettivamente lepisteme dalla doxa.
- Menone: troviamo la distinzione tra orth doxa ed episteme, che per stabilit in termini di maggiore e mi-
nore stabilit: le opinioni giuste non stanno a lungo legate allanima e prima o poi fuggono, solo se legate da
un ragionamento della causa diventano conoscenze.
Questa differenza costruita per immagini.

Tematizzazione in Aristotele
Episteme come insieme di cognizioni sistematiche relative al suo oggetto (carattere della) disciplina
inoltre inteso come habitus dimostrativo: capacit di dimostrare partendo da premesse vere e necessarie. condizione
del soggetto

4. Aoo e |oivocvov

Etimologia e valenze
Dal vrb. dokein doxa fama
Omero: attesa, aspettativa
Tucidide: 1) fama; 2) opinione.
Trasposizione sul piano gnoseologico: parere.

A doxa strettamente connessa la nozione di phainomenon
- Phainomenon per Anassagora visione di ci che celato.
tov oocov to |oivocvo (B21)
* Da ci che si mostra rinvenire a ci che non si mostra (metodo semeiotico).
Il phainomenon pu essere sia vero che falso, cos come attesta la stessa costruzione del verbo corrispet-
tivo phainesthai:
- + participio: manifesto che..
- + infinito: sembra che
* Gli dei greci appaiono talvolta nelle loro fattezze altre volte mascherandosi
Il phainomenon come la doxa pu essere sia vero che falso, ma come un parere, vero o falso, che sia, resta
sempre un parere, allo stesso modo un fenomeno, indipendentemente dalla sua verit, resta un qualcosa
che appare.
Nozione di |ovtooio/|ovtooo
Dal verbo phainesthai si sviluppa anche limportante nozione di phantasia.
Phantasia rispetto a fenomeno non neutro come fenomeno, ma ha il significato di una rappresentazione
ingannevole, apparenza ingannevole.

- Nel Sofista si distingue con chiarezza phantasia da doxa. La doxa unaffermare qualcosa che si ve-
rifica nellanima; mentre la phantasi un parere che si genere a partire da una sensazione.
* ci che appare risultato una mescolanza di opinione e sensazione (Sofista)
Altrove per phantasia un rappresentazione interna allanima, che prelude al significato odierno
di fantasia.
- Aristotele nel De Anima phantasia la capacit di produrre immagini, anche indipendentemente
dalla sensazione, e differisce da opinione perch questultima non in nostro potere (non possiamo
opinare indipendentemente da ci che sentiamo e percepiamo), laltra invece indipendente-
mente (i.e. possiamo pensare che un cane abbia 7 zampe indipendentemente dalla effettiva realt,
mentre la doxa resta in qualche modo legata alla verit della sensazione).
- Importanza della nozione di phantasia per gli stoici ed epicurei. la rappresentazione che si origina
dal contatto materiale. N.B. per gli epicurei sempre vera; per gli stoici vera solo quella catalet-
tica.

5. uovqoi
Origine del termine
Si ricollega ai phrnes, organo addetto alle attivit mentali
Omero a) pericardio; b) polmoni
Platone collegato al diaframma, attivit della respirazione
* pensiero qualcosa di legato con laria, qualcosa di insufflato, soffiato dentro (vd. pepnymenos
il saggio).
Phronesis col suffisso sis indicante lazione indica il funzionare retto del pensiero.
Osservando gli usi di phronein (i.e. phila phronein buona disposizione danimo; kaka phronein cattive in-
tenzioni, meditare mali), comprendiamo che da intendere come un pensare, * una disposizione mentale
rivolta allazione.

Concezione aristotelica di phronesis
Virt dianoetica o intellettuale, intesa come capacit di deliberare (individuare il giusto mezzo) corretta-
mente in vista dun fine
* Phronesis = hxis (vero) con logos (pratico).

Concezione platonica
Connotato in senso intellettuale. Phronesis tou agatho, conoscenze del bene e delle idee.

Concezione stoica
Phronesis come techn peri ton bon, ars vitae.

Traduzione latina con prudentia

6. tc_vq

Produzione di qualcosa con metodo, con un sapere. * sapere produttivo di qualcosa, che viene ad essere.
Ordinariamente indica competenza nel fare e nelloperare.
Il techniks in quanto possessore di un sapere sophs.

Techne in Platone
Platone pone il problema in relazione alla questione sollevata dai sofisti circa la presunta insegnabilit della
aret, e quindi sulla possibilit di intendere questultima come techne.
Nel Lachete Platone si interroga sulla possibilit che ci sia un techniks nella cura dellanima.
Pare che Platone intenda la saggezza pratica come techne.

Techne in Aristotele
Aristotele distingue i vari campi del sapere, e techne un sapere produttivo (poiesis).
* Techne un abito produttivo (hxis poietik) con logos (meta logou) in modo veritiero.
Aristotele si affretta a differenziare lazione intesa come poiesis ( techne) e come praxis (phronesis).
Entrambe per sono accomunate dalla relazione che intrattengono con la realt che pu non essere cos
com, differentemente dalla sophia/nous/episteme che hanno a che fare con realt immutabili.
Techne un fare che ha il fine esterno al soggetto, nella cosa che produce.
Phronesis un fare che ha il fine interno al soggetto
N.B. Aristotele distingue nellambito scientifico un sapere teorico (episteme) da un sapere tecnico produttivo
(techne).
Ricorda per che techne ed episteme e sapere pratico si intrecceranno nuovamente con techne presso gli
stoici i.e. phronesis techne peri ton bion.

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Osservazioni preliminari
Il concetto di anima porta con s i due significati: a) causa e condizione della vita; b) principio intellettuale-emotivo.
Dal vrb. psychein soffiare; anima dal greco nemos vento, soffio
Legame tra vita, anima e respirazione. Il soffio inteso come ci che capace di rinfrescare il corpo, e gli permette di
stare in vita senza che il calore vitale distrugga il corpo [cfr. Odissea, XI: la madre di Achille parla di questo; Platone,
Cratilo]

Occorrenze e valenze nei poemi omerici
- Psych come respiro. Iliade, V: Sarpedone ferito dai troiani lascia il respiro (psych) ma poi il vento lo fa
rinvenire.
N.B. per le funzioni respiratorie i greci hanno termini specifici come autm, qui psych sembra indicare quindi
non tanto lattivit respiratoria in senso stretto quanto il respiro legato allo stato di coscienza (cfr. il verbo
lipopsychein in Tucidide che significa svenire).
- Psych come vita. Iliade, XVI: morte di Patroclo ucciso da Ettore la vita (psych) vol via dalle membra e
scese nellAde (v.856).
Non solo psych indica vita ma si accenna anche ad un certa separabilit di questa e sussistenza in assenza
del corpo.
Si potrebbe congetturare che qui la psych intesa come vita per metonimia, la causa per leffetto, e quindi
si dovrebbe ipotizzare che la psych in senso proprio va intesa come anima
- Psych come centro della vita emotiva. Sofocle, Antigone: la mia psych morta da tempo; Euripide, An-
dromaca: per tutti gli uomini i figli sono psych.

P1: SE PSYCH PU ESSERE INTESA COME ANIMA, COME SUSSISTE E CON QUALI FUNZIONI DOPO LA MORTE DEL CORPO?

Nel XI libro dellOdissea si narra la nkya. Per evocare i morti sono necessari rituali come lo sgozzamento di animali, il
cui sangue nero fumante attira le anime che ne bevono, e solo a questa condizione possono parlare a Odisseo. Solo
Tiresia ha avuto in dono di mantenere le facolt mentali. Al tentativo degli uomini di abbracciare le anime queste fug-
gono via come sogno. (vd. Achille con Patroclo; Odisseo con la madre).
- Lanima dopo la morte sopravvive come: a) entit priva di energia vitale e di qualsiasi funzione intellettiva; b)
immagini (eidola) del morto (cfr. presentazione di Patroclo simile in tutto nellaspetto ma infine si scopre es-
sere solo un fantasma). Achille dice c dunque anche nella dimora dellAde,/unombra, un fantasma, ma
dentro non c pi la mente (phrenes) .
- Sembrerebbe comunque mantenere una certa relazione di continuit con il carattere individuale, il s della
persona. Eppure questa ipotesi sembra smentita dal fatto che Eracle dopo la morte ha il suo eidolon nellAde,
ma lui stesso (auts) presso gli dei, rendendo evidente che leidolon non mantiene nulla del s.

N.B. Nulla ci viene detto della psych durante la vita, e ci viene descritta solo in questi casi limite. Si pu solo ipotiz-
zare che risieda nella testa, e poi per metonimia indicare lintera persona (vd. nostro uso di a testa..).

* I n Omero rest a che l ani ma si conf i gur a del t ut t o i nessenzi al e per l at t i vi t i nt el l et t ual e - emo-
t i va.

Se psych sembra quasi ridursi alla sola funzione vitale-fisiologica, fatta eccezione per la sua funzione post-mortem,
sappiamo che i greci possedevano un altro termine per indicare lattivit intellettivo-emozionale: thyms.
Letimo sembra ricondurre a un certo ribollire fumoso. Corrisponde al latino animus e indica una certa energia psi-
chica/spirituale [Odisseo a detta di Circe si mangia il thymos (cuore) per il dolore derivato dalla metamorfosi
dei compagni in porci]
* Animus est quo sapimus, anima est quo vivimus (Nonius)

Concl usi oni general i sul l a psych i n Omero
Non c in Omero niente che ci faccia pensare allidea di una unit superiore che connette tutte le attivit psichiche,
come avverr nella trattazione successiva. molto possibile che intendano le varie funzioni senza collegarle organica-
mente, cos come non si trova traccia di una nozione di corpo come unit, ma lidea invece di un insieme disorganico
di membra. Ma perch proprio il termine anima assumer un ruolo cos essenziale che qui non possiede nemmeno in
potenza?

Psych in Eraclito
B. SNELL: profondit dellanima di Eraclito.
Anima caratterizza 1) dallessere senza confini per la profondit del suo logos. (cfr.B45 DK) e 2) dallessere soggetto
della comprensione intellettuale (cfr. B107)

Psych orfico-pitagorica
* centro della vita morale e quindi collegata in modo essenziale alla individualit singola

Psych in Platone
(a) Entit che coordina le varie funzioni dellanima, (b) che vive autonomamente dal corpo ed (c) immortale.
(a) Critica allidentificazione di conoscenza con sensazione. Teeteto i sensi sono ci mediante cui (oi'ov) sentiamo non
ci con cui sentiamo, ci sono infatti nozioni comuni (koin) come lesser e la somiglianza che non ricaviamo dai sensi.
Platone teorizza (1) unanima individuale (Fedone, Repubblica, Fedro) e (2) unanima del mondo (Timeo, Leggi)
(1) Anima individuale
Apologia. Socrate professa un certo agnosticismo sullimmortalit dellanima, e ipotizza che la morte sia (i) un
sonno senza sogni o (ii) una migrazione in altro luogo
Fedone. Dimostrazione dellimmortalit dellanima, da cui segue la necessit della cura dellanima. Platone
critica: a) concezione omerica; b) lo scetticismo scientifico-medico (vd. in Fedone il personaggio Simmia,
anima=principio di armonia); c) lassismo escatologico della religiosit misterica.
Platone qui si preoccupa di dimostrare senza aver prima chiarito cos anima, per questo forse viene fuori
lidea di unanima semplice, non-composto e per questo non soggetto a dissoluzione
Repubblica (VI). Anima tripartita, che porta con s forze contrapposte. Si pu per propendere a considerare
lanima come bipartita (irrazionale, derivato dal corpo, e razionale) e vedere come immortale solo la parte
razionale, che rappresenterebbe lanima vera, le altre parti come delle incrostazioni. [compromesso con la
tesi del Fedone: composta fintantoch col corpo; semplice senza corpo]
Psych in Aristotele
*Atto di ci che ha vita in potenza. Non ha quindi sostanzialit autonoma.
Topici 146: sulla definizione in forma di-
sgiuntiva.














Topici 139a: riporta la definizione di essere
data da Platone nel sofista, come esempio
del proprio in relazione a ci che .