UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI DI VENEZIA

FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
CORSO DI LAUREA IN LINGUE E CULTURE DELL’EURASIA E DEL MEDITERRANEO (LICEM)

“GLI ISTROROMENI”
PEGORARO GILBERTO (MAT. 792323)
ANNO ACCADEMICO 2006/07 SESSIONE ESTIVA

RELATORE: PROF. ALEKSANDER NAUMOW CORRELATORE: PROF. IOAN-AUREL POP

INDICE
1. Introduzione generale agli Istroromeni 1.1 “Cicio no xe per barca” 1.2 Chi sono? 1.3 Cici, Ciribiri, Vlahi, Rumeri, rimgliani, uscochi 1.4 Dove vivono? 1.5 Come parlano? 4 4 5 6 7 8

2. Geografia dell’istroromania 2.1 Introduzione 2.2. Seiane: 2.2.1 Posizione geografica 2.2.2 Il carnevale 2.2.3 Žejanski Zvončari 2.3. Valdarsa: 2.3.1 Valdarsa 2.3.2 Berdo/Briani 2.3.3 Gradigne 2.3.4 Letai 2.3.5 Grobenico 2.3.6 Villanova 2.3.7 Iessenovizza

9 9 10 10 11 11 12 12 13 14 14 15 15 16

2

3. Lingua degli Istroromeni 3.1 Dacoromeno, aromeno, meglenoromeno, istroromeno 3.2 Peculiaritć fonetiche dell'istroromeno 3.3. Alfabeto istroromeno 3.4 Ruolo dominante del croato sul piano morfosintattico 3.5 Influsso italiano 3.6 Istroromeno e teoria delle lingue a contatto 3.7 Domini socio-culturali dell’istroromeno 4. Storia degli Istroromeni 4.1 Fonti e ipotesu sull’origine degli Istroromeni 4.2 Prime testimonianze della presenza di Valacchi nei Balcani 4.3 Istroromeni ed Impero Asburgico 4.4 Il viaggio in Istria di Maiorescu 4.5 Il secolo XX: 4.5.1 Istria italiana 4.5.2 Italia, Romania ed Istroromania 4.5.3 Andrei Glavina e la nuova Istroromania 4.5.4 Seconda guerra mondiale ed esodo 4.6 Istroromeni, oggi 5. Considerazioni conclusive 6. Appunti di viaggio 6.1 Călătorie în Istria 6.2 Moje putovanje po Istri 6.3 Moje potovanje po Istri (in lingua romena) (in lingua croata) (in lingua slovena)

17 16 18 19 20 22 23 23 25 25 26 28 29 33 33 35 35 36 37 39 40 40 43 46 49 52

7. Piccolo album fotografico di Valdarsa 8 Bibliografia

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1. INTRODUZIONE GENERALE AGLI ISTROROMENI
1.1. “El cicio no xe per barca”

Lo scopo di questa breve introduzione è quello di presentare i tratti principali degli Istroromeni, della loro cultura e della loro tradizione. Come primo passo, potremmo prendere in considerazione un tradizionale detto triestino, secondo cui: “el Cicio no xe per barca” (il Cicio non è per barca). Proprio quest’affermazione ci fornisce due importanti informazioni per il nostro studio: Cicio è uno dei tantissimi nomi che venivano dati a questa popolazione dell’Istria settentrionale, Cici sono gli abitanti della Cicceria, la catena montuosa che collega l’entroterra triestino al il Quarnero. No xe per barca, invece, fornisce un’ulteriore informazione su quale fosse, o meglio, su quale non fosse la principale attività lavorativa di questi Cici. Come ricorda lo storico triestino Pietro Kandler, “il cicio davasi soprattutto al trasporto del sale dall’Istria marittima al Carnio”1, nonché al trasporto del carbone, di doghe, prodotti di manufattoria in legno, lana, aceto. In realtà, però, quest’espressione è stata contraddetta da una serie di documenti, nei quali si afferma che essi lavoravano su navi italiane come fuochisti, attestano Trieste2. Nonostante questo, “El cicio no xe per barca” è ormai radicato nella cultura e nei modi di dire della popolazione triestina, tanto da essere utilizzato oggigiorno ogni qualvolta si voglia denunciare una mancanza o
I cici in una litografia triestina

ed la

altri loro

documenti presenza

che come

lavoratori nei porti di Fiume e di

l’incapacità di una persona nello svolgere una determinata attività pratica.

1 2

www.decebal.it Curtis, 2007

4

In ultimo luogo, dobbiamo anche sottolineare che la connotazione di questo detto che, pur non essendo positiva, non è di certo offensiva verso i cici, dal momento che spesso chi usa quest’espressione non sa a cosa realmente si riferisca.

1.2 Chi sono? Il primo interrogativo che ci si potrebbe porre dinnanzi al nome Cici è “Ma chi sono?”. La domanda, molto semplice e diretta, ha una risposta altrettanto semplice e diretta, che però, come vedremo anche nelle parti successive, è ricca di limitazioni: “i Cici sono Istroromeni”. La definizione, al fine di identificare questa popolazione in maniera approssimativa, è ottima: è un’aggettivo composto, formato da istro-, che indica chiaramente l’Istria, e –romeno, che riconduce alla Romania. Potremmo quindi definire i Cici come “Romeni che vivono in Istria”? Approfondendo però l’analisi di questa parola, ci poniamo un interrogativo al quale non è poi così facile dare una risposta: “I Cici sono dunque romeni?” La parola stessa ci spingerebbe a rispondere affermativamente senza esitazione, ma se ponessimo la stessa domanda ad uno di questi Cici, con alta probabilità ci risponderebbe di aver sentito parlare qualche volta della Romania alla tv o dai racconti di estranei, ma di non sapere né dov’è né com’è. Come farebbe allora un romeno a non conoscere la sua patria? D’altro canto, dobbiamo tenere conto di un’altra caratteristica fondamentale della parola istroromeno: innanzitutto si tratta di una definizione del tutto artificiale, decisa da studiosi di storia e linguistica nel XVIII sec., in base soprattutto ad una classificazione di tipo linguistico, e sicuramente non nazionalistico o etnico. La definizione istroromeno è dunque limitativa, ma non possiamo tuttavia dire che sia sbagliata a priori, anche perché in tal caso avremmo prove dell’esatto contrario: tra la grande quantità di appellativi che venivano dati ai Cici, esiste anche quello di Rumeri3, utilizzato proprio dagli stessi, che è senza alcun ombra di dubbio, collegato al romeno Român, trasformatosi poi attraverso il fenomeno

3

Curtis 1992: 7

5

fonetico

del

rotacismo

(che

trasforma

il

fonema

/n/

in

/r/),

tipico

dell’istroromeno.

1.3 Cici, Ciribiri, Vlahi, Rumeri, Rimgliani, Uscochi Rumeri, come detto, è l’appellativo che ci conferma l’idea che tra la Romania e gli Istroromeni c’è molto di più in comune di quanto loro stessi possano pensare; ma questo non è l’unico modo in cui venivano chiamati gli abitanti della Cicceria e della piana dell’Arsa: fin’ora abbiamo parlato di Cici, una definizione che nasce nel XV secolo per indicare i Morlacchi provenienti dall’isola di Veglia4, che per adesso definiamo come una popolazione di origine romena che si è spostata sulle coste adriatiche. Allo stesso modo possiamo parlare di Ciribiri, per indicare gli Istroromeni che vivono lungo la Piana dell’Arsa, una definizione molto simpatica, perché nasce dall’unione delle due parole istroromene cire e bire (stammi bene), utilizzate localmentecome saluto. Altra denominazione è quella di Vlahi, termine molto più generale, che va ad indicare tutte le popolazioni romanze in contesto slavo nell’Europa orientale: sono infatti Vlahi/Vlasi anche i membri della comunità romenofona in Vojvodina, così come gli Aromeni, i Meglenoromeni ed i Macedoromeni. Meno diffusi, ma comunque attestati, sono gli appellativi Rimgliani e Uscochi; il primo fu coniato da Antonio Covaz nel XVII sec. nel suo “Dei Rimgliani o Vlahi d’Istria”5, ed il secondo significa letteralmente profugo, e veniva utilizzato per indicare la popolazione che in contesto balcanico cercava di scappare all’offensiva turca nel XIV e XV sec.6

4 5

Curtis 1992: 8 Curtis 1992: 27-28 6 Curtis 1992: 8-9

6

1.4 Dove vivono? Al giorno d’oggi, gli Istroromeni vivono in uno spazio molto limitato rispetto a quello in cui vivevano in passato, a causa del loro ridotto numero, in continua diminuzione. Le aree in cui vivono queste popolazioni di parlata romanza sono principalmente due, come si può notare dalla piantina:7 La prima zona si trova poco lontano da Fiume, sulle alture della Ciceria, e conta di lo pochissimi žejanski, gli chiamano parlanti come

stessi parlanti. Si tratta del piccolo villaggio di Seiane (Žejane in croato e Jeiăn in istroromeno), che conta poco più di un centinaio di abitanti, e che si trova immerso, se non quasi isolato, tra i boschi ed i pascoli delle colline di pietra carsica. Una seconda zona, più territorialmente

estesa, si trova ai piedi Istria. Le zone colorate (1a e 1b) corrispondono alle due aree in
cui l’istroromeno è ancora parlato

del Monte Učka, sempre nelle vicinanze di Fiume e Abbazia, costituita da otto villaggi costruiti lungo la Piana dell’Arsa, un lago prosciugato e bonificato in epoca mussoliniana. Gli otto villaggi in questione sono: Valdarsa (cr. Šušnjevica, istror. Susnieviţę), Villanova d’Arsa (cr. Nova Vas, istror. Noselo), Letai (cr. Letaj, istror. Letai), Iessenovizza / Frassineto (cr.
7

www.istrianet.org

7

Jesenovik,

istror.

Sucodru),

Costorciani

(cr.

Kostrčani,

istrorom.

Costârcean), Grobenico (cr. Grobnik, istror. Grobenjco), Berdo (cr. Brdo, istror. Bârdo) e Gradigne (cr. Gradinje) 1.5. Come parlano? L’impressione che si ha sentendo parlare gli Istroromeni è veramente particolare: uno stranissimo dialetto, che sembra in certi momenti romeno, poi croato, sloveno ed ogni tanto assomiglia anche allì’italiano. La radice romena di questa parlata è innegabile, sia dal punto di vista sintattico, che semantico, ma allo stesso modo sono innegabili i fortissimi influssi esercitati dalle due lingue limitrofe, cioè il croato (nella sua variante dialettale chiamata čakavo) e lo sloveno (i cui influssi si sentono però soltanto presso Seiane). Un’influenza significativa è anche quella italiana, in particolare dei dialetti veneti ed istro-veneti. L’istroromeno fa parte, assieme al meglenoromeno, ed all’aromeno del gruppo linguistico romeno, dal quale si è distanziato in epoca antica, dal momento che conserva tratti che sono stati persi nel dacoromeno (quello che viene chiamato comunemente romeno) ancora nei primi secoli dalla sua formazione. La conservazione di questa parlata in così molti secoli è quasi un mistero, vista anche la mancanza di una vera e propria tradizione scritta, o di una stabile istituzione di tutela, che avrebbe sicuramente dato modo agli Istroromeni di stabilizzare la propria cultura, o addirittura di crearne una nuova. Giusto per avere un’idea iniziale di come sia questo dialetto, possiamo prendere in considerazione un piccolo passo tratto da una storiella istroromena8: ISTROROMENO
Ur ŭom a fost siromåh, n’a vut då lu fečori mănca, şi ce zmislit, che va ur fečor ucide si che va då poidì lu cel’i ålţi.

ROMENO
Un om a fost foarte sărac, n-a avut să dea dea de mâncare la copii şi ce s-a gândit, că va ucid un copil şi că va da de mâncare la ceialţi.

ITALIANO
Un uomo era molto povero, e non aveva da dare da mangiare ai suoi figli, e cosa pensò, di uccidere un figlio per sfamare gli altri. Andò nel bosco con la scure per tagliare la legna, con la quale avrebbe cucinato quel ragazzo che avrebbe ucciso per darlo da mangiare agli altri

Mes aw ăm boşche cu secura, A mers în pădure cu securea che va tal’å lèmne, cu Ca să taie lemne, cu care va ce va parićeĭ cela fečor ce pregăti uscisere Pe acel băiat per care-l va ucide de da va då poidì lu cel’i ålţi. Ca să-l dea de mâncare la ceialţi

8

Curtis 1992: 29

8

2. GEOGRAFIA DELL’ISTROROMANIA9
2.1. Introduzione Abbiamo analizzato nel capitolo precedente quali siano le due zone in cui vivono attualmente gli Istroromeni. In realtà, i luoghi che si riconducono alla cultura istroromena sono molto più numerosi di quello che si possa credere: oltre a Seiane, Valdarsa e i piccoli villaggi attorno a quest’ultima, possiamo trovare una moltitudine di piccoli paesi che nel loro nome nascondono parole istroromene, o presunte tali. Prima di tutto, uno dei maggiori centri interni dell’Istria, Pinguente, deve forse qualcosa a Cici e Ciribiri, dal momento che il suo nome croato Buzet sembra derivare proprio dall’istroromeno buze10,
Mappa dell’Istria: le zone in grigio chiaro sono quelle in cui sono vissuti gli Istroromeni, mentre quelle in grigio scuro sono quelle in cui vivono tutt’ora Cicci (nord) e Ciribiri (a sud)

(labbra) che ha una forma omonima anche nel romeno standard. Inoltre vi è un grande numero di piccoli villaggi chiamati Katun, che derivano proprio dal romeno Cătun11 (casolare), oppure Gradinje, che sembra derivare dal romeno grădina (giardino), così come il quartiere triestino di Cattinara,

9

Parlariamo qui di “Istroromania” per intendere l’insieme delle terre in cui si parla istroromeno; questa definizione inventata è del tutto priva di una qualsiasi connotazione politica e/o nazionalista. 10 www.wikipedia.org 11 DEX 1998: 153

9

2.2. Seiane La prima delle due aree di cui ci occupiamo è quella più settentrionale, abitata dai cici, dove si trova il piccolo paese di Seiane, in istroromeno Jeiăn ed in croato Žejane, costruito su un poggio a destra della strada che dalla vicina Mune porta a Fiume. L’abitato ha origini molto antiche, sembra che esistesse già in epoca preromana, quando vi abitavano i Catali12. La storia successiva è molto ricca, e vede Seiane prima sotto il dominio veneziano, poi austro-ungarico, italiano tra le due guerre, iugoslavo e, dal 1991 della Repubblica Croata. Sembra inoltre che l’area si stata occupata a partire dal XVI secolo da pastori che provenivano dalla costa adriatica, e più in particolare di pastori morlacchi, conservatori della tradizione e della lingua istroromena, assieme a pastori provenienti dalla Cettina e dal massiccio del Velebit.

2.2.1. Posizione geografica Seiane si trova in una posizione molto particolare, ad una ventina di chilometri circa da Fiume, immerso nei boschi della Cicceria, su di un altopiano che delimita la penisola istriana dalla sua parte settentrionale. Il piccolo paese sembra quasi nascosto dalla vegetazione, che ad un tratto si interrompe per far spazio a delle case in pietra a tetto spiovente, segno di un inverno sicuramente nevoso. Molte di esse sono abbandonate, perché, come in tutti molti paesi interni dell’Istria, la maggior parte degli abitanti, soprattutto i giovani, sono emigrati verso i centri maggiori, in primis Fiume, Abbazia e Pola.
Scorcio di Seiane

12

Antica popolazione che abitava la Cicceria e le zone limitrofe in epoca preromana e romana

10

2.2.2. Il carnevale Ogni anno, assieme al vicino villaggio di Mune, Seiane organizza un Carnevale, grazie al quale il paese sembra quasi riprendere vita, con incredibili cortei di seianesi che indossano il tipico costume tradizionale dei Cici, composto da pantaloni bianchi con una banda scura, delle magliette a righe e dei particolari copricapo di nastri colorati, che scendono fino a terra. Ai fianchi i seianesi portano dei grandi campanacci che fanno riecheggiare il proprio suono in tutta la vallata circostante.13
Il carnevale di Seiane

2.2.3. Žejanski zvončari Un’altra caratteristica peculiare della tradizione di Seiane sta proprio nella musica. Da molti anni oramai esiste un gruppo musicale, chiamato per l’appunto Žejanski Zvončari (i suonatori di Seiane), che unisce la tradizione antica a quella più recente, grazie ad un ampio repertorio di canzoni popolari tradotte in istroromeno.

Una donna di Seiane nel costume tipico locale
13

Žejanski Zvončari

www.istro-romanian.net/news.html

11

2.3. Valdarsa La seconda zona, abitata questa volta dai Ciribiri è quella che si trova intorno al piccolo paese di Valdarsa/Susnieviţę. Oltre al piccolo capoluogo, si trovano in quest’area i piccoli centri di Berdo/Briani, Gradigne, Letai, Grobenico, Villanova e Iassenovizze/Frassineto. Il territorio è abbastanza brullo, e per la maggior parte disabitato. In inverno spesso soffia un forte vento di bora, ma in primavera la natura sembra rinascere grazie ai numerosi frutteti, che portano una grande quantità di colori a tutta la vallata. Tutta quest’area, abitata soprattutto lungo i pendii del monte Učka, si trova ai lati di una grande pianura bonificata, disseminata di campi e case coloniche risalenti all’epoca mussoliniana. Fino agli anni Venti vi sorgeva il Lago D’Arsa, per lo più paludoso, che fu poi bonificato sia per motivi sanitari, dal momento che in allora c’erano forti epidemie di malaria, sia per motivi politici, come esempio delle grandi opere effettuate dal governo fascista italiano.
La strada che costeggia la Piana d’Arsa, ai piedi del Monte Učka

2.3.1. Valdarsa Sotto le falde della Grisa, la parte terminale del bosco che scende lungo le pendici del monte Učka, si trova il villaggio di Valdarsa, il cui nome fu assegnato durante il ventennio fascista italiano, anche se era da sempre stato chiamata Susnievizza o Frascati d’Istria, ora in croato Šušnjevica, affiancato dai primi mesi del 2007 dall’istroromeno Susnieviţę, come dall’immagine. Il paesaggio a prima vista è piuttosto povero: per la maggior parte il paese è disabitato, il territorio è aspro, di natura calcarea, con rocce affioranti 12
L’ingresso a Valdarsa

fra le quali crescono a stento piccoli arbusti, tormentati per la maggior parte dei periodi freddi dalla bora. Fu da sempre un paese strettamente agricolo, ed anche ora, escluso dai traffici turistici della vicina costa, non riesce a trovare uno slancio per il rinnovamento. Il villaggio si sviluppa lungo la strada che lo attraversa, che costeggia per una decina di chilometri la piana dell’Arsa, e che oramai è priva di traffico, dal momento in cui è stata costruita una nuova strada a scorrimento veloce dall’altro lato della piana. La chiesa parrocchiale è dedicata a San Giovanni Battista, ed è uno dei pochi edifici che sono stati restaurati negli ultimi anni (il restauro della chiesa risale al 1998). Tra i piccoli villaggi lungo la piana dell’Arsa, Valdarsa è il principale “centro”: sede dell’omonimo municipio nel periodo 1922-1945, ora possiede una piccola piazza, recentemente rinnovata affianco alla chiesa, con un piccolo monumento dedicato ai caduti croati durante il conflitto 1943-1945. L’unico ufficio postale della zona si trova proprio qui, di fianco alla chiesa, e sempre qui si trova anche una piccola scuola, ora sede distaccata di Čepić (che si trova dall'altro lato della piana), di fondamentale importanza durante il periodo fascista, proprio perchè fu la prima e l'unica istituzione dove si insegnava l'istroromeno. 2.3.2. Berdo/Briani Poco lontano da Valdarsa, sul crinale della collina si trova la piccola Berdo/Briani (in istroromeno Bârdo, in croato Brdo), ormai quasi del tutto disabitata, ma che sicuramente una volta aveva goduto di una certa importanza, vista la presenza di due chiese, un cimitero ed un grazioso campanile, visibile anche da Valdarsa. Arrivare in questo piccolo borgo, le cui case sono sparpagliate sui poggi e sui limiti dei canali torrentizi, non è molto semplice, mancando della ogni stretta tipo di segnalazione stradina

asfaltata che collega il paese ai vicini villaggi, passando attraverso le case di Costerciani l’ormai abbandonata Stancovici.

13

La vista che si ha da questo paese è bellissima, perché questo domina da ogni lato le colline e le valli circostanti. Stando ai racconti, a Berdo vive solo un anziano signore, istroromeno, mentre tutti gli altri se ne sono andati già da molti anni, chi negli anni cinquanta, chi durante il recente conflitto degli anni novanta14.

2.3.3. Gradigne Gradigne è un piccolissimo gruppo di case sparse su un declivio, non lontano da Berdo. È un luogo difficile da raggiungere, è accessibile solo grazie ad un sentiero. La zona era abitata da Istroromeni fino al diciannovesimo secolo. Poi, per vari motivi, gli abitanti si sono spostati verso altri centri, lasciando posto alla
si possono vedere ancora in nomi dei villaggi di Gradigne (Gradinje), Letai (Letaj) e Grobenico (Grobnik)

popolazione di lingua croata che poi, viste le Una delle poche cartine geografiche in cui difficili vie di comunicazione con il territorio circostante, ha deciso di spostarsi più a valle.

2.3.4. Letai Letai (in croato Letaj) si trova esattamente sul versante opposto della collina rispetto a Berdo. Non è un centro vero e proprio, piuttosto una area abbastanza vasta, dove si trovano piccole abitazioni perse nella campagna. Il nome di questo paese ha origine in Letano, il nome di un castello eretto a scopo militare nella seconda metà dell’ XI sec.
La piccola Chiesa di San Giorgio a Letai.

Al giorno d’oggi l’intero paese è sommerso nel verde, completamente disabitato.15

14 15

Feresini 1996: 14-15 Faresini 1996: 17-18

14

2.3.5. Grobenico Conosciuto anche come Grobenico dei Carnelli, in croato Grobnik, il piccolo paese è abbastanza difficile da raggiungere, perché è collegato agli altri paesi della Val D’Arsa da uno sterrato lungo cinque chilometri che inizia a est delle miniere di Tupgliacco (oggi Tupljak), lungo la valle del Possert, il torrente che i croati chiamano Vlaski (proprio per gli antichi abitanti che popolavano le sue sponde). Il piccolo paese è formato da due decine di case contadine, tutte in pietra grigia d’arenaria, mezze diroccate e quasi completamente disabitate; ormai i pochi anziani che erano rimasti sono quasi tutti morti, ed i giovani hanno deciso di emigrare abbandonando il lavoro nei campi. Anche la piccola chiesa dedicata a San Michele si trova in uno stato piuttosto cattivo di conservazione, con un piccolo campanile ed un piccolo cimitero sul sagrato.16

2.3.6. Villanova Dopo tratta tre di paesi oramai in quasi croato completamente Nova Vas, in disabitati, finalmente ne troviamo uno abitato; si Villanova, istroromeno Noselo, tutti e tre nomi che diversi nella forma ma uguali nella semantica. (si tratta in tutti e tre i casi dell’aggettivo Nuovo abbinato al sostantivo villa-, vas e selo, che significano villaggio). Secondo quanto dicono gli abitanti, il vero paese si trovava a sud, dove oggi sorge la chiesa, ma poi è stato spostato, da probabilmente di dopo e la di bonifica del lago. Il paese è abitato parlanti La istroromeno è una con croato. chiesetta chiesa tipica
Ingresso a Nova Vas

istriana,

porticato

sorretto da piccole colonne e due
16

Faresini 1996: 15

Casa disabitata tra Valdarsa e Villanova

15

sedili di fianco alla porta d’ingresso. Da qui spostandosi lungo la strada in direzione di Fianona, si può iniziare a scorgere la linea ferroviaria, oramai utilizzata molto di rado, ma una volta molto attiva per la presenza di una miniera nell’area circostante. 2.3.7. Iessenovizza Superata Villanova d’Arsa, seguendo la piccola strada che costeggia la sponda orientale della piana d’Arsa, si sviluppa l’abitato di Iessenovizza, conosciuta odiernamente come Jesenovik o, in istroromeno, Sucodru, che significa letteralmente “sotto il bosco montano”. Le case di questo villaggio, poche e rade, sono state costruite su prati e pascoli ricavati da terreni calcarei spietrati nel corso dei
Iessenovizza/Jasenovik

secoli, e sui quali ancora oggi pascolano greggi di pecore.

Il paese è in uno stato di conservazione decisamente pessimo, anche se ultimamente si trovano alcune nuove costruzioni, probabilmente appartenenti a persone che, dopo aver trovato fortuna in territori lontani, hanno deciso di costruirsi una casa di vacanza nel proprio paese d’origine. Il paese sembra essere uno dei più antichi della Valle d’Arsa, visti i numerosi ritrovamenti di epoca romana (II sec. d.C.), compresa un’ara dedicata alla Mater magna deorum, ora conservata presso il museo di Pola17.

17

Faresini 1996: 20

16

3. LINGUA DEGLI ISTROROMENI
3.1. Dacoromeno, aromeno, meglenoromeno, istroromeno Uno dei problemi fondamentali per la linguistica storica romena è quello di stabilire quale sia il momento in cui si sia formato il romeno standard, e soprattutto quale sia la sua struttura. Il stadio del romeno conseguente a quello che è chiamato latinum circa romancium18 (il primo stato di differenziazione dalla lingua latina volgare), è detto română primitivă (protoromeno), risale al IX-X sec. d. C., e non vede alcuna differenza tra variante nord-danubiana e variante sud-danubiana. Si tratta perciò di una lingua unitaria, senza alcuna differenza dialettale, o almeno nessuna di queste è abbastanza rilevante per poter dar luogo ad una variante riconosciuta. D’altro canto, il Danubio non è nel periodo in questione una frontiera linguistica, al contrario, offre possibilità di collegamenti tra le regioni del nord e quelle del sud, che perciò non vedono, alcuna differenza linguistica. L’evoluzione unitaria del romeno standard viene però interrotta intorno al IX-X sec. da quelle che dai linguisti vengono chiamate dislocazioni: alcuni gruppi di parlanti di protoromeno iniziano a spostarsi verso il sud della penisola balcanica, verso alcune zone della Macedonia e del Peloponneso. Si tratta di quelli che da questo momento in poi sono chiamati Aromeni (Aromâni). Allo stesso tempo, un altro grande numero di Protoromeni inizia a muoversi verso settentrione, arrivando nella zona che corrisponde bene o male all’attuale Romania, ed in questo caso parliamo di Dacoromeni (Dacoromâni), i „padri” della lingua romena. Successivamente, alcuni di questi Dacoromeni che abitavano le zone della Moesia Superior migrano verso meridione, fino ad arrivare in Tessaglia, dando origine al gruppo dei Macedoromeni (Macedoromâni). Anche in ques’ultimo caso le teorie sono diverse: c’è chi si trova in accordo con la tesi qui riportata, e chi invece ritiene che i Macedoromeni siano parte di quel gruppo di romeni rimasti a sud del Danubio. Quasi contemporaneamente ad Aromeni e Macedoromeni, altri due gruppi di popolazioni iniziano a spostarsi all’interno della penisola balcanica, più
18

Niculescu 1980: 59

17

precisamente quelli che successivamente sono chiamati Meglenoromeni (che si stabiliscono nella regione della Grecia chiamata Meglen) ed Istroromeni, la cui storia, complessa e particolare, verrà analizzata nel prossimo capitolo. Prima di queste dislocazioni erano però già avvenuti nel protoromeno alcuni fenomeni, che sono poi ritrovabili in ciascuna delle sue varianti: la dittongazione condizionata di e ed o toniche: lat. cera, dacor. e istror. ceară la chiusura del timbro di o: Lat. tenerus > dacor. Tânăr, istror. tirer la nascita del fonema /∂/ rappresentato oggi dal grafema romeno ă: lat. camisia > dacor. cămăşă, istror. cămeşă /chemeşa la palatalizzazione e la sibilazione delle conosonanti latine k, g, t davanti alle vocali e ed i: lat. ficior > dacorom. fecior, istrorom. fečor l’eliminazione del latino l ed n davanti ad e e i la creazione del fonema /∫/, reso poi graficamente in ş: lat. scio > dacor. e istror. ştiu.19 3.2. Peculiarità fonetiche dell’istroromeno La prima caratteristica fondamentale di questo dialetto, dal punto di vista fonetico, e, trascurando per il momento gli influssi esterni, è l’esistenza del fonema å al posto di a. Ecco alcuni esempi20: Latino ASINUM MAREM ARDE Istroromeno ÅSIR MÅRE ÅRDE Romeno standard ASIN MARE ARDE Italiano ASINO MARE ARDE
(V. ARDERE)

Una seconda caratteristica fonetica dell’istroromeno è data dal fenomeno del rotacismo: esso è comune anche alla variante dacoromena, che traforma il lat. sole(m) nel dacor. soare (istror. Sore). Esso però si applica ad una quantità di

19 20

Niculescu 1980: 60-69 Tabella adatata da Kovačec 1999: 134

18

vocaboli molto più ampia, e va ad investire non solo il fonema /l/, ma anche /n/:21

Latino BENE CARBONEM FONTANAM22

Istroromeno BIRE CĂRBURE FONTÅRĂ

Romeno standard BINE CĂRBUNE FÂNTÂNĂ

Italiano BENE CARBONE FONTANA

Altro fenomeno fonetico tipico della parlata di cici e ciribiri è la caduta di –lquando si trova all’interno o alla fine di parola. Ad ogni modo, la più grande quantità di fenomeni fonetici, e la stragrande maggioranza di mutamenti sul piano morfologico e sintattico sono dovuti al fortissimo influsso della lingua croata23, intervenuta nell’istroromeno non tanto nella forma esteriore delle parole (nella fonetica), che ha conservato per quasi l’80% del lessico la forma di origine latina protoromena (l’82% a Seiane e il 77,4% nella Valle d’Arsa), quanto nella morfologia e nella sintassi. 3.3. Alfabeto istroromeno Nonostante il numero esiguo di parlanti, i linguisti romeni di fine Ottocento e del Novecento hanno tentato di stabilire una norma scritta per l’istroromeno, codificando un alfabeto formato da 7 (8 o 9) vocali e 25 consonanti, alle quali se ne sono aggiunte altre tre negli ultimi anni. L’alfabeto è basato sullo standard romeno, e per questo motivo la pronuncia delle lettere è più o meno simile a quella romena. Le lettere aggiuntive che si trovano solo in questo dialetto sono å, l’ e ń. Le ultime due lettere sono state adottate come esempio tratto dalla codifica delle altre due varianti balcaniche
21 22

Particolare dell’unico cartello bilingue croato-istroromeno

Tabella adatata da Kovačec, 1999: 135 Indichiamo qui il termine in latino tardo, che, seppur derivando da questo, conserva sicuramente più similitudini che il classico FONS (più propriamente “fonte”) 23 Indichiamo da qui in poi la lingua “croata”, senza però volerci addentrare nel dibattito linguistico-politico che riguarda la lingua serbo-croata.

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del romeno, l’aromeno ed il meglenoromeno, mentre la prima non è riconducile ad alcun suono di altre lingue. Ecco dunque un’elenco dei segni particolari dell’istroromeno: Ǻ,å, [w∂], simile al suono –ua- dell’italiano guardare, è possibile talvolta vederlo scritto come Ę, ę (come ad esempio, sull’unico cartello stradale in istroromeno all’ingresso di Valdarsa); Ă, ă esattamente uguale al corrispondente romeno, come la e nell’inglese earth; Â,â oppure Î,î, esattamente come in romeno; L’, l’ che corrisponde al fonema [λ], presente in italiano nella –gl- come in aglio; Ń, ń, corrispondente a [µ], il suono –gn- dell’italiano gnocchi

3.4. Ruolo predominante del croato sul piano morfosintattico Fin dalle epoche più remote, tutte le zone in cui si parla e si parlava istroromeno sono state fortemente influenzate dalla lingua parlata nelle zone circostanti: il croato čakavo. Il bilinguismo prostratosi per lunghissimo tempo, in alcuni periodi obbligatorio, e il corrispettivo uso limitato dell’istroromeno relegato all’uso puramente familiare fa sì che il croato eserciti un fortissimo influsso sulla struttura morfologica di questo dialetto romanzo. Dal punto di vista morfologico, i fenomeni che hanno alterato la struttura morfologica dell’istroromeno sono due: 1. L’aspetto verbale: a differenza delle lingue romanze, in cui l’aspetto verbale non viene obbligatoriamente espresso grammaticalmente come valore lessicale, nelle lingue slave invece in ogni singola forma verbale l’azione deve manifestarsi esplicitamente come duratura o finita. L’istroromeno, in quanto parlata romanza, non conosce l’aspetto verbale come categoria grammaticale obbligatoria, ma visto il persistente bilinguismo obbligatorio, Cici e Ciribiri hanno preso in prestito centinaia di verbi dal croato, e con il passare del tempo hanno iniziato ad isolare i morfemi che esprimono proprio l’aspetto verbale, applicandoli poi ai verbi della propria lingua. 20

Seguono alcuni esempi, dove viene evidenziato il doppio aspetto perfettivo ed imperfettivo in croato ed in istroromeno, ma non in romeno ed in italiano24:

Croato IMP. PRESTI PERF. SPRESTI IMP. JESTI PERF. NAJESTI IMP. SKAKATI PERF. SKOČITI IMP. PRESTI PERF. SPRESTI IMP. UČITI PERF. NAUČITI

Istroromeno IMP. PREDI PERF. SPREDI IMP. MÅŃKA PERF. NAMÅŃKA IMP. SCAKĆA PERF. SCOČI IMP. TORČE PERF. POTORČE IMP. INVEŢA PERF. VEŢA

Romeno A TOARCE

Italiano FILARE

A MÂNCA

MANGIARE

A SĂLTA

SALTARE

A TOARCE

FILARE

A ÎNVĂŢA

IMPARARE

L’istroromeno è dunque l’unico idioma romanzo che, similmente alle lingue slave, esprime morfologicamente l’aspetto del verbo, modificando perciò radicalmente la propria tipologia. 2. Il genere neutro: a differenza delle lingue romanze occidentali, tutti i dialetti romeni presentano dei sostantivi neutri, i quali si comportano al singolare come dei maschili ed al plurale come dei femminili (braţ – braţe, braccio – braccia)25. Il genere neutro in istroromeno invece si comporta in maniera diversa, sempre a causa del forte influsso croato, dove i sostantivi neutri terminano in –o e richiedono la concordanza dell’aggettivo. Ecco un paio di esempi:

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Tabella adatata da Kovačec, 1999: 135 Kovačec 1999: 134

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Istroromeno NEBO SELO

Croato NEBO SELO CER SAT

Romeno

Italiano CIELO VILLAGGIO

Derivano dal croato non solo semplici sostantivi o avverbi, ma anche intere locuzioni avverbiali, composte da preposizioni croate e dal sostantivo concretizzato nelle singole forme dei casi:26 Istroromeno iì po svitu ave za većeru za mul’aru vlå ave za merindu 3.5. Influsso italiano Sebbene l’influenza esercitata dalla lingua italiana sull’istroromeno sia meno forte di quella del croato, questa non si ferma al semplice prestito di vocaboli, infatti in una prima fase i nomi maschili italiani venivano “trasformati” in istroromeno, facendo cadere la -o finale, che poi si è ripresentata in una fase successiva. Grazie all’influsso dell’italiano durante il primo dopoguerra e un temporaneo blinguismo obbligato, l’istroromeno ha reso proprie alcune strutture tipiche dell’italiano, soprattutto nelle parlate più meridionali, dove ci sono delle costruzioni passive che utilizzano il verbo venire, come accade in moltissime parlate italiane settentrionali: istroromeno: våca verit-a utise27 italiano: la vacca veniva uccisa Croato ići po svijetu imati za večeru uzeti za ženu imati za ručak italiano andar per il mondo aver per cena prendere in moglie aver per pranzo/merenda

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Koavačec, 1999: 135 Kovačec 1999: 138

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Quest’ultimo fenomeno non è però del tutto provato, perché potrebbe provenire anche dalle lingue parlate già precedentemente in tutta l’area istriana, cioè l’istroveneto e l’istrioto.

3.6. Istroromeno e teoria delle lingue a contatto L’istroromeno è particolarmente importante per la teoria delle lingue a contatto, perché dimostra che l’influsso di una lingua su un'altra è possibile in tutti i compartimenti linguistici. Un influsso così forte è anche dovuto al fatto che la lingua appartiene ad una piccolissima comunità, senza istituzioni proprie, che ha subito (e tutt’ora subisce) l’influenza di un’altra lingua, il croato, con un grande numero di parlanti e molte istituzioni. La lingua di Cici e Ciribiri, sebbene lessicalmente diversa dal croato, funziona come se fosse un suo dialetto, allo stesso modo in cui in passato funzionava come un dialetto veneto. È comunque una verità quasi incredibile che questo idioma si sia conservato sul territorio dell’Istria per oltre cinque secoli, senza che né il croato né l’italiano riuscissero a soppiantarlo definitivamente. 3.7. Domini socio-culturali dell’istroromeno Abbiamo evidenziato finora che lo status dell’istroromeno come lingua è sempre stato posto in secondo piano, in base ad un persistente bilinguismo, prima italiano-veneto e poi croato. Come si è conservato dunque quest’idioma, e in quali ambiti è riuscito a sopravvivere meglio? Per rispondere a questa domanda, possiamo considerare i seguenti domini socioculturali: lavoro, famiglia, amici, vicinato, villaggio, scuola, e chiesa28. Famiglia: è il dominio in cui l’istroromeno sopravvive meglio, anche se spesso c’è un incoraggiamento all’uso del croato come codice di

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Orbanić, 1995

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comunicazione genitori-figli. Questi ultimi, tuttavia, manifestano un’ottima competenza passiva. Lavoro: nelle interazioni che si svolgono all’interno della comunità, l’istroromeno è il codice preferito, in quanto legato all’economia tradizionale, mentre nelle interazioni di lavoro che si svolgono al di fuori della comunità, tale dialetto è del tutto inesistente. Amici e vicinato: l’istroromeno appare ancora il codice più appropriato nel dominio amicale e del vicinato, per esprimere ivalori di solidarietà e confidenza. Nel dominio del vicinato, in particolare, l’istroromeno è il codice che garantisce la continuità spaziale della comunità e che definisce i suoi confini. Questo è particolarmente valido per i ciribiri, che, in particolare a Iassenovizza / Frassineto, sono in grado di definire con precisione fino a quale casa si parla l’istroromeno, pur non sapendo dare una giustificazione a tale confine. Villaggio: anche qui l’istroromeno è il codice che esprime al meglio i rapporti comunitari, ma la concorrenza del croato è sempre più forte. L’uso del dialetto è qui intaccato da una serie di fattori di tipo antropologico e sociolinguisitico, dal momento che spesso vi è stata una considerazione negativa proprio di esso, tanto che quando si desidera parlare di argomenti che escono dall’ambito della realtà del luogo, subito si passa al croato. Scuola e chiesa: la situazione in questi due ultimi casi si ribalta completamente a favore del croato. In particolare, nella scuola, l’istroromeno non è nemmeno lontanamente considerato, nemmeno come registro basso, ed i ragazzi molto spesso hanno una forte reticenza nel parlare il dialetto anche negli ambienti di gioco, anche se composto unicamente da parlanti di istroromeno. Possiamo dunque concludere che il rapporto tra l’istroromeno ed il croato è un rapporto di una particolare diglossia, dove i parlanti apprendono da bilingui tardivi il dialetto.

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4. STORIA DEGLI ISTROROMENI

4.1. Fonti e ipotesi sull’origine degli Istroromeni Creare un profilo storico completo degli Istroromeni è un’impresa tutt’altro che facile: prima di tutto la quantità di documenti antichi di cui disponiamo è piuttosto scarsa, soprattutto per la mancanza di fonti primarie, non esistendo di una tradizione scritta letteraria stabile di queste genti, ma anche per le contraddizioni insite nelle poche fonti secondarie di cui disponiamo. Il processo di spostamento dall’area danubiana a quella istriana ha inizio dopo la disgregazione dell’impero romano, quando, a causa delle frequenti scorribande compiute dalle popolazioni barbariche, le genti stabilitesi in Dacia iniziano a muoversi all’interno dell’area balcanica. Tuttavia, le testimonianze che possono provare questi spostamenti sono mancanti, disponiamo solo di alcune attestazioni di nomi risalenti al XI sec., quando vengono citati per le prime volte Uscochi e Morovlah (latini neri), gli ultimi dei quali sono poi conosciuti come Morlacchi. Proprio in questo contesto sono state formulate ipotesi tra le più svariate sull’origine dei Vlahi d’Istria: il cronista Ireneo della Croce, vissuto nel XVII sec., afferma che gli Istroromeni siano giunti in Istria sulla base della pressione dell’impero ottomano, che li costringe a scappare sempre più a occidente; lo storico triestino Covaz, invece, è sostenitore di un origine italica, vedendo questa popolazione, che lui stesso chiama Rimgliani29, come un esempio particolare della conservazione della lingua latina parlata in Istria ai tempi dell’impero romano; Kandler, successivamente a Covaz, ed in seguito alla scoperta di una lapide a Čepič, conferma l'origine romana, sostenendo che i romeni istriani siano dei coloni trasferiti da Augusto per proteggere i valichi del Monte Učka, ad i quali erano poi stati assegnati i terreni intorno al lago d’Arsa;
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Curtis 1992 : 27-28

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Altre teorie, a mio avviso più verosimili, sostengono invece che si tratti di popolazioni che, spostandosi progressivamente verso occidente nel territorio balcanico, in base ai periodi e agli spostamenti dei greggi, nonché ai vari mutamenti politico-amministrativi dei territori, siano arrivate fino all’Istria.

4.2. Prime testimonianze della presenza di valacchi nei Balcani Tra le ipotesi precedentemente illustrate, l’ultima sembra essere una delle più valide, vista anche la presenza di testimonianze sulla presenza di romeni ad occidente a partire dal IX sec. d. C. Le prime attestazioni risalgono a documenti del 1018 e del 1070, nei quali vengono citati Danulus e Negulus30, come nomi di origine romena sulla costa dalmata. Altri nomi di sicura origine romena sono testimoniati anche in un documento del secolo successivo, un inventario della Badessa Ermelinda sulle proprietà del suo monastero nel patriarcato di Aquileia, dove vengono citati i nomi Murunt, Radul e Singurel31. Successivamente il numero delle testimonianze si fa più frequente soprattutto in Dalmazia, con l’attestazione della presenza di pastori Vlahi a Spalato, Traù, Sebenico, Pago, Veglia, Pinguente. Bisogna però stare accorti in queste occasioni, perché le documentazioni parlano di vlahi, un termine molto generico che, come già detto precedentemente, indica tutte le popolazioni di parlata romanza in area balcanica, e proprio per questo le fonti non ci danno la sicurezza assoluta del fatto che questi Vlahi di cui si parla siano effettivamente quelli che poi si sono stabiliti tra Valdarsa e Seiane. Nel XV secolo infatti, i Veneziani favoriscono gli insediamenti di popolazioni originarie della Dacia sulla costa dalmata ed istriana: si tratta dei Morlacchi, termine che deriva da Mavrovlah o Morovlah (latini neri). Quest’ultimi vedono anche una stabilizzazione della loro storia e della loro cultura grazie ai 23 articoli del Vlasko pravo (Diritto Valacco) del 1436, stipulati dal conte croato Giovanni
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Curtis 1992 : 7-8 Curtis 1992 : 7

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Frangipani, attraverso i quali questa popolazione godedi particolari privilegi ed autonomie. Questo iniziale equilibrio stabilitosi viene sconvolto dall’incombente avanzata ottomana che, sempre secondo un numero abbastanza limitato di fonti, spinge questi Morlacchi verso l’Istria, allora quasi spopolata a causa dell’avanzata ungherese e delle numerose pestilenze del XV sec. Dal XVI sec. però le fonti iniziano ad essere molto precise, testimoniando la presenza di popolazioni morlacche, valacche ed uscocche in quasi tutto l’interno dell’Istria, soprattutto nell’area nord-orientale, dove si trovano proprio Seiane e Valdarsa. La denominazione di queste popolazioni dell’Istria resta ad ogni modo abbastanza vaga fino al 1463, anno in cui per la prima volta di parla, in un documento locale, di Cicci, come Morlacchi provenienti dall’isola di Veglia32. Sempre allo stesso periodo risalgono documentazioni che confermano l’esistenza di popolazioni d’origine romena nel territorio del Carso triestino e nella stessa Trieste, come affermano lo storico Kandler e il cronista Ireneo della Croce, nella sua Historia di Trieste:

Un’altra memoria antica, degna d’osservazione non minore delle già addotte Antichità romane, osservo in alcuni popoli addimandati comunemente Chicchi habitanti nelle ville d’Opchiena, Tribichiano e Gropada situate nel territorio di Trieste, sopra il monte cinque miglia distante dalla città verso greco: Et in molti altri villaggi, aspettanti a Castel Nuovo, nel Carso Giurisdizione de gl’Illustrissimi Signori Conti Petazzi, quali, oltre l’idioma Sclavo comune a tutto il Carso, usano un proprio, e particolare consimile al valacco, intracciato con diverse parole, e vocaboli Latini (…). Non deve meravigliarsi chi legge, se questi Popoli, quali professano l’origine loro da Carni (…) habbiano sempre conservato l’uso antico della lingua Romana (…) (…) che perciò anco i nostri Chicchi, addimandati nel proprio linguaggio Rumeri. (…)33

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Curtis, 1992 : 8 Curtis 1992 : 25

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Proprio questa è una delle testimonianze fondamentali per la nostra indagine, perché ci fornisce due informazioni di importanza fondamentale: in primo luogo vi è per la prima volta la denominazione di Cici, di origine discussa, forse derivante dalla parola slava ćić, che significherebbe zio, e viene dunque attribuito un primo status a questa popolazione, riconosciuta dalle fonti storiche come romanza; in secondo luogo, il cronista afferma “… i nostri chicchi, addimandati nel proprio linguaggio Rumeri …”, una denominazione che rimanda alla “romenità”, Rumeri è infatti il modo in cui essi stessi si auto-denominano, portando in questa parola, sebbene inconsciamente, un patrimonio culturale e storico di origine romena. La storia dei Cicci con il passare del tempo diventa più precisa, tanto che a partire dal XVIII sec. diventano Cici solo gli abitanti dei villaggi istriani, dove si sono stabiliti in maggior numero, cioè Seiane e Valdarsa.

4.3. Istroromeni ed impero asburgico L’appartenenza dei territori di Seiane e Valdarsa all’Impero Asburgico ha una serie di risvolti che caratterizzano la storia dei popoli che li hanno abitati. Dal punto di vista economico il Settecento si rivela un periodo positivo, grazie soprattutto ad una patente rilasciata da Maria Teresa d’Austria, la quale permette alle genti locali di commerciare l’aceto, che viene acquistato in svariate località dell’Istria e poi rivenduto; ma non solo: la loro abilità in tutti i generi di attività pastorizia permette loro l’ingresso nel settore del commercio su carovane. Viene perciò affidato anche a loro il commercio di una grande quantità di beni lungo le difficili strade balcaniche34. Un punto di svolta, questa volta però abbastanza negativo, è segnato dall’anno 1805, in cui venne siglata la pace di Presburgo, con la quale proprio l’Istria nordorientale diventa un difficile territorio di confine tra Impero Asburgico e Regno d’Italia napoleonico. Questo favorisce la nascita di attività in realtà già avviatesi

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Curtis 1992 : 9

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decenni prima: il brigantaggio e il contrabbando, fenomeni dovuti anche al profondo divario tra la situazione economica dei cicci e delle popolazioni circostanti, molto più ricche. Proprio in questo periodo però l’interesse degli studiosi cresce notevolmente, tanto che nel XIX sec. appaiono numerosi scritti, come Sulla lingua italiana, vegliota e valacca a Veglia del sacerdote Ivan Feretić (1819), alcune trascrizioni di preghiere vegliote, Dei Rimgliani o Vlahi d’Istria di Covaz (1846), ma soprattutto gli Studi critici del goriziano Graziadio Isaia Ascoli (1861), che afferma e comprova la matrice romena della parlata istroromena, e Itinerar în Istria şi Vocabular istrianoromân (Itinerario in Istria e vocabolario istriano-romeno, 1874) di Ioan Maiorescu, una sorta di diario del viaggio da egli stesso compiuto nel 1857. 4.4. Il viaggio in Istria di Maiorescu L’opera di Maiorescu è uno spunto di eccezionale valore per lo studio degli Istroromeni nel XIX sec., non soltanto perchè dotato di un piccolo glossario istroromeno, ma anche perchè ci fornisce una grandissima quantità di informazioni su quali fossero le usanze e lo stile di vita degli abitanti di Seiane e Valdarsa: egli infatti incontra durante il suo viaggio moltissime persone, delle quali però nessuna è al corrente dell’origine romena di questo popolo, ma nonostante ciò è in grado di comunicare con l’autore, il quale resta sempre più stupito della sua „scoperta”: Tutto ciò che sanno della loro origine è oscuro e confuso. Sanno solamente in generale che derivano da Roma, e dopo che più verso oriente si trova la Romania o il paese romeno. Ma se essi derivano direttamente da Roma, o meglio dalle colonie romane create qui ancora prima di Cristo e rinnovate continuamente, in seguito stabilitesi permanentemente qui, o che siano venuti più tardi dalla Dacia Traiana o Aureliana, di tutto ciò non ne sanno nulla, tutto ciò che dicono è: che sono venuti da lontano. Su questo tema ho posto domande ad una moltitudine di anziani

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nei campi, nelle case in questo giorno e nelle giornate seguenti e non ho potuto tirare fuori molto di più dalle loro bocche.35

Un’altra curiosità fornitaci da Maiorescu è quella che riguarda la tradizione dei „trovatelli”: (...) tra costoro particolarmente una ragazzina di circa 16 anni, „mula”, vale a dire nata dai fiori, la quale era stata accolta presso di se da padre Jerala all’età di 12-13 anni quando l’aveva trovata per strada, svenuta dalla fame, senza genitori o nutrici. Con questa occasione ho saputo che presso i Romeni di sotto Monte Maggiore si trovano oggi giorno in „educaţiune” (educazione) circa 300 trovatelli (t. Findlinge) o come diciamo noi bambini nati dai fiori. La sola Susnievizza ne ha 70, Berdo 50, e così tutti insieme sono presso questi Romeni circa 300 affidati all’istituto dei trovatelli di Trieste.36 Questa comunità dunque, in campo strettamente numerico, deve molto anche all’afflusso di questi trovatelli che spesso, dopo aver raggiunto la maggiore età, decidono di restare presso il villaggio dove sono cresciuti, sposandosi ed acquisendo così la cultura delle famiglie che li avevano cresciuti. Proprio sulla base di queste informazioni, Maiorescu ci fornisce un dato interessante dal punto di vista etnico, affermando che nella seconda metà del XIX secolo, di quelli che egli chiama “Romeni d’Istria”, il 10% è di origine triestina, il 40-50% è di origine romena, mentre il restante 30-40% è di origine slava. Come conseguenza di ciò, proprio in questo periodo, che ancora non aveva vissuto l’esperienza dello stato nazionale e della relativa coscienza, si attua in un certo senso un processo di assimilazione, secondo il quale molte persone, sebbene non di origine (istro)romena, fanno propria la tradizione culturale delle popolazioni che le avevano accolte, dando così un ulteriore “spinta demografica”. Dunque,
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Maiorescu 1996: 70-71 Maiorescu 1996: 55

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alla fine del XIX secolo, grazie anche al continuo approfondirsi degli studi sugli Cici e Ciribiri, vengono evidenziate comunità in buona parte dell’Istria, come si può notare dalla cartina elaborata agli inizi del Novecento dal linguista romeno Sextil Puşcariu37, qui “rimodernata” ed aggiornata agli anni novanta dello scorso secolo: oltre Seiane e Valdarsa, all’epoca di Puşcariu erano luoghi Istroromeni anche molti villaggi vicino ad Albona, intorno a Pinguente (Buzet), Pisino, nei dintorni di Abbazia, sull’isola di Veglia e in qualche località non lontana da Rovigno.

Carta dell'Istria elaborata da S. Puşcariu

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www.istrianet.org

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Più precisamente:38
nome del luogo (sulla mappa) nome attuale XIX sec. 1912-1945 II dopoguerra Oggi

Berdo Carneli Cattun (presso Sumberg) Cattun (presso Tervisa) Catun (presso Letai) Cepich Ceravizzo Cicerani Costiciani Faragun Gradigne Grobnic Jeiane Katun Kukuljani Letai Lizzul Menegrande Negri Nosklo Perasi Romania Rumeni Runki Schilazzo Scopliaco S. Lucia Stara Guna Sucodru Susnievita Trkovci Tuplice

Brdo Krnelići Katun Katun Katun Čepić Cerovica Cicerani Kostrčani -Gradinje Grobnik Žejane Katun Kukuljani Letaj -Veli Mune -Nova Vas Perasi Rumanija Rumeni Runki Skitača (?) Kozljak --Jasenovik Šušnjevica Trkovci Tupljak

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Tabella adattata da www.istrianet.org

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Valle Veglia Vlahi Vlahoberg Vlasca Vodice

Bale Krk -Spinčići (?) -Vodice

X X X X X X

Come possiamo vedere, moltissimi sono i luoghi la cui toponimia è riconducibile alla parlata istroromena, come ad esempio i numerosissimi Katun/Cattun, (che era il nome per indicare le casette disperse tra i campi), Gradinje (dal rom. Grădină, giardino,) Vlahi, Vlahoberg, Vlasca, Rumeni, Rumanija, eccetera. Alcuni di questi luoghi, tutti odiernamente in territorio croato, sono completamente disabitati, e sono spesso difficili da rintracciare nelle cartine geografiche, anche le più dettagliate.

4.5. Il secolo XX Il secolo scorso è di certo quello durante il quale le documentazioni diventano estremamente precise, e nel quale si cerca di dare un fortissimo slancio alla cultura istroromena, con risvolti non sempre positivi, come vedremo. 4.5.1. Istria italiana Al termine del primo conflitto mondiale, in base al trattato di Versailles del 1919, la Venezia Giulia si trova a far parte del regno d’Italia, stato nazionale poco esperto e poco attento ai problemi delle aree dove si parlano più lingue. Nasce così un periodo molto difficile contrassegnato da gravi incertezze economiche, alle quali però il nuovo stato cerca di far fronte attraverso una serie di innovazioni strutturali, che interessano tutta l’area istriana, compresa quella dove vivono i Vlahi. La progressiva crescita delle organizzazioni fasciste e dell’asprissima politica di queste nei confronti delle popolazioni slave vede nell’area di Valdarsa una serie di grandissime innovazioni, spesso molto forzate e poco apprezzate, che

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avevano lo scopo principale di eliminare ogni forma di assimilazione linguistica da parte degli slavi, a favore dell’istaurazione della lingua e della cultura italiana.39

Istria Italiana, che fa parte della Venezia Giulia per il governo italiano

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Pupo 2006:. 27 e seguenti

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4.5.2. Italia, Romania ed Istroromania Negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo prende piede sempre più insistentemente la cosiddetta politica degli stati nazionali, e della loro relativa coscienza. Proprio per questo motivo nei primi anni del Novecento si inizia ad inviare in territorio istriano una grande quantità di illustri personaggi romeni, con lo scopo di studiare la realtà istroromena e soprattutto di renderla cosciente delle proprie origini, sulla scia dell’esperienza di Maiorescu effettuata vent’anni prima. L’interesse romeno per l’Istria cresce sempre di più, fino ad una visita da parte della Regina di Romania Carmen Sylva, che incontra le comunità istroromene ad Abbazia nel 1910.40 Proprio nello stesso periodo viene inviato a Valdarsa un insigne glottologo romeno di nome Burada, il quale decide di portare con sé in patria un giovane istroromeno, Andrei Glavina, che diventa negli anni successivi la figura centrale della cultura istroromena italiana, e che porta una serie di innovazioni che segnano in maniera radicale l’assetto non solo politico, ma anche territoriale della Valle dell’Arsa. 4.5.3. Andrei Glavina e la nuova Istroromania Andrei Glavina nasce a Valdarsa nel 1881, da una famiglia di origini umili, e proprio con il fine della rinascita dell’istroromeno, viene prelevato dal suo paese natale e portato in Romania dal grande linguista romeno Burada , che gli permette di imparare la lingua romena standard e la linguistica latina presso i più prestigiosi collegi nazionali. Nel 1901 Glavina ritornia in Istria, dove ottiene l’abilitazione alla docenza della lingua italiana e romena, diventando poi docente ad Albona. La sua figura inizia ad assumere un ruolo maggiore a partire dal primo dopoguerra, quando si decide di istituire il comune italiano di Valdarsa, e di creare la prima scuola istroromena, proprio nello stesso paese. L’Apostolo degli Istroromeni, come viene chiamato dai suoi contemporanei, riesce ad ottenere, il 19 gennaio 1922, dal governo italiano il riconoscimento ufficiale del

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Curtis 1992 : 7

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comune di Valdarsa, del quale è sindaco fino al 1935, adottando come simbolo del proprio municipio la Colonna Traiana, proprio per sottolineare il legame storico del territorio con Roma e con la Romania. La situazione economica di Valdarsa e dei territori circostanti è decisamente poco incoraggiante, e necessitava di grandi rinnovamenti. Proprio a questo proposito, Glavina decide di intraprendere una serie di azioni, sia dal punto di vista territoriale che linguistico/scolastico. In primo luogo, fa costruire nuove strade e ferrovie, che avrebbero dovuto servire la vicina miniera di carbone, fino ad allora inutilizzata, e dà inizio ad una ingente opera di bonifica del lago d’Arsa, che avrebbe dovuto trasformarsi in breve tempo in un territorio agricolo molto produttivo. Dall’altra parte invece, decide di prendere una decisione originale, istituendo per la prima volta nella storia una scuola istroromena, basata sulla collaborazione di insegnanti italiani e romeni, che avrebbero dovuto insegnare a circa 180 giovani allievi i fondamenti della lingua italiana e di quella romena, con lo scopo di conoscere finalmente quali fossero le loro vere origini. L’opera di Glavina ha un discreto successo, dal momento che si dimostra perfettamente in accordo con la politica nazionalistica promossa dal fascismo, ed in secondo luogo perché, proprio in una zona dove le popolazioni slave sono in netta maggioranza, si pone come baluardo della latinità. Nonostante le grandi innovazioni introdotte, il comune si trova di nuovo in una situazione economica molto difficile anche negli anni successivi, in particolar modo dopo la morte prematura del sindaco. Negli anni successivi l’interesse italiano per questa piccola area interna dell’Istria va lentamente scemando, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.41 4.5.4. Seconda guerra mondiale ed esodo La seconda guerra mondiale ed il periodo a questa successiva sono dei periodi abbastanza bui, almeno per quanto riguarda le fonti sugli Istroromeni.

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Faresini 1996: 26

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L’interesse letterario per Cicci e Ciribiri va via via scemando con il passare degli anni, tanto che nel periodo del secondo dopoguerra la documentazione su di loro è molto scarsa, se non quasi nulla. La questione dell’esodo degli istriano-dalmati, abbastanza delicata anche al giorno d’oggi, riguarda chiaramente anche gli Istroromeni, che prendono parte all’emigrazione di massa conseguente al trattato i pace del 10 febbraio 1947, con il quale l’Istria e le isole quarnerine vengono annesse alla Jugoslavia. Trattare una mappa di tale esodo è un’impresa molto difficile e complessa, soprattutto per motivi politici. Quanto è sicuro però, è che molte famiglie della Cicceria e della Valdarsa hanno optato per l’emigrazione, chi in Italia, chi negli Stati Uniti, chi addirittura in Australia. 4.6. Istroromeni, oggi Quanto successo nel ventesimo secolo ha irrimediabilmente ridotto il numero degli Istroromeni in Croazia; molti di loro vivono ora a Fiume o a Trieste, senza contare tutti gli ex-Istroromeni che ora vivono nelle varie parti del mondo. Tracciare un profilo preciso di quanti siano effettivamente i parlanti nel 2007 non è possibile; tuttavia possiamo contare un numero molto esiguo di parlanti tra Valdarsa e Seiane, numero che probabilmente non supera le cinquecento unità. Negli ultimi anni però, l’interesse per queste comunità e per questo dialetto è cresciuto moltissimo, tanto da spingere l’UNESCO ad inserirlo tra le lingue in forte pericolo di estinzione; ma non solo: negli ultimi anni sono nate in territorio italiano due organizzazioni che cercano di promuovere la cultura e le tradizioni istroromene. Si tratta dell’associazione Andrei Glavina di Roma, presieduta dal Prof. Emil Raţiu, e dell’associazione triestina Decebal, presieduta da Cav. Dott. Ervino Curtis. Proprio quest’ultima ha in programma per quest’anno una grande iniziativa, attraverso una mostra sugli Istroromeni, aperta nel periodo 16.06.2007 – 05.07.2007 a Trieste, che poi toccherà i principali centri italiani ed europei. Proprio il presidente Ervino Curtis afferma nel suo “Progetto iniziativa su Istroromeni nel 2007”:

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La storia, la lingua e quegli istriani che ancora oggi si esprimono in istroromeno rappresentano questo tesoro culturale che sta rischiando di scomparire e di cadere nell’oblio assieme alle altre 3000 lingue che cesseranno di esistere in questo secolo, secondo le stime dell’UNESCO. Tale iniziativa […] avverrà prima a Trieste e poi a Fiume, presso il Museo Civico, ed in seguito in altre città italiane ed europee.42

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Curtis 2007

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5. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
La questione “Istroromeni oggi” è ancora molto aperta. Non era qui nostra intenzione dare una descrizione dello status attuale delle comunità istroromene, argomento molto interessante, ma che richiederebbe un ulteriore approfondimento più specifico. Altresì difficile sarebbe analizzare dal punto di vista sociologico o dell’unità nazionale cosa significhi oggi “essere un Istroromeno”, perché, visti anche i recenti conflitti nell’Ex-Jugoslavia, il processo di definizione nazionale è ancora in atto. Come già detto inizialmente, lo scopo di questo elaborato è quello di fornire un’introduzione generale agli Istroromeni, senza entrare in questioni particolarmente delicate ed articolate. Per questo motivo, rimandiamo ad un prossimo futuro lavoro l’approfondimento dello status odierno delle comunità, chiaramente nella speranza che queste riescano a conservare la propria identità il più a lungo possibile. Un particolare ringraziamento va al cav. Dott. Ervino Curtis, per la sua grandissima disponibilità e ospitalità, all’Istituto Romeno di Cultura e ricerca umanistica di Venezia, che ha fornito una grande quantità di materiale, nonché all’amico triestino Daniele Sabadin, per i suoi preziosissimi racconti e proverbi sui Cicci.

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6. APPUNTI DI VIAGGIO

Călătorie în Istria Duminică, 11 Martie 2007
De mult timp îmi doream să fac o mică calatorie în Istria, unde se vorbeşte istroromâna. Cu ajutorul profesorului meu de limbă română am reuşit să-l contactez pe domnul Ervino Curtis, preşedintele Asociatiei culturale Decebal din Trieste. Dânsul cercetează istoria istro-românilor. Domnul Curtis şi-a arătat disponibilitatea de a mă întălni în Trieste, în luna Februarie a acestui an. În cursul colocviului mi-a răspuns la intrebări, mi-a lămurit indoielile şi curiozităţile in ceea ce priveşte istro-românii. Curtis m-a informat că planuia o scurtă vizită în Istria, la Jeiăn şi Susnievita, în primele zile ale lunii Martie. Scopul vizitei era să-i informeze pe Istro-români despre o expoziţie care urma sa se ţină în Trieste in cursul lunii iunie. Istro-Românii erau subiectul acestei expoziţii. Domnul Curtis mi-a propus să-l însoţesc în Istria, unde aş fi avut ocazia să intalnesc persoane care vorbesc dialectul istroromân. In cursul acestei vizite de o zi aş fi văzut Jeiăn si Susnieviţa care nu sunt departe de Trieste şi alte sate locuite de Istro-români. In dată de 11 Martie 2007 am plecat cu Domnul Curtis înspre <IstroRomania>

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Ne-am întâlnit in faţa Asociaţiei culturale Decebal di Trieste. In acea zi batea o briză slabă, care se numeşte “Bora” în italiană. Domnul Curtis mă aştepta in faţa uşii cu maşina aprinsă. Ne-am suit in maşina şi am pornit spre casa domnului Fulvio. Dânsul este căsătorit cu o istro-românca şi demostrea un mare interes pentru limba nevestei sale. El a fost ghidul nostru deoarece cunoaşte foarte bine locurile pe care urmăm să le vizitam. La ora 8 şi 20 eram pe strada care leagă Trieste de Rijeka. La ora 9 Žejanski Zvončari (muzicanţii din Jeiăn) ne asteptau. 40

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Jeiăn este un sat mic, pare ascuns ca un secret în pădurile din Istria. In acest sat sunt puţine case, situate la o mică distanţă una de cealaltă, legate între ele de nişte straduţe. Domnul Curtis avea o întâlnire cu Žejanski Zvončari care ne-au aşteptat la şcoala din sat; singurul loc de înţâlnire al istro-românilor din sat în Ciceria. Barul care era in aproprierea şcolii nu mai funcţionează. Localnicii pe care i-am întâlnit au fost ospitalieri si prietenoşi. Ne-au oferit micul dejun ce consista în “jabučica” (lichior de mere). Am inceput să vorbim în italiana deoarece este o limbă pe care ei o cunosc un pic. Am avut ocazia să-i aud vorbind şi dialectul istro-roman, care mi-a facut o impresie deosebită. La început dialectul mi se părea un mit între limbă română, croată, slovenă si italiană. Ascultând mai atent, am observat că baza lingvistică a dialectul este limba română. Conversaţia a durat doar jumătate de oră, timp în care Domnul Curtis. le-a explicat programul expoziţiei sale din Iunie. După acest popas ne-am îndreptat spre Susnieviţa , sat care se situează la o distanţă de aproape 40 km de la Jeiăn.

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Călătoria de la Jeiăn La Susnieviţa n-a durat mult deoarece am înghiţit o bucată de autostradă care leagă Rijeka de Pola: pe părcursul călătoriei peisajul se schimba rapid, pădurile disparea facând loc izlazurilor şi vegetaţiei mai mediteraneene. După un scurt popas la Letai am ajuns la Susnieviţa: în faţă mea am vazut un peisaj mai sinistru decât cel din Jeiăn: multe case dărăpănate şi f ără stăpân. Miam dat seamă ca casele au fost abandonate de mult timp deoarece pe zidul uneia dintre ele se poate citi şi acum cuvântul “trattoria” (birt) în italiană. Am părcurs repede acest sat, dupa care ne-am îndreptat spre Noselo unde soţia şi familia domnului Fulvio ne-au aşteptat să venim ca să mancam la prânz. Am ajuns prea devreme şi a trebuit să asteptam ceva timp că să termine de gătit. Am avut 41

suficient timp să mă intorc la Susnieviţa unde am fortografiat piaţa, biserica, nişte clădiri abandonate (dar foarte interesante) şi şcoala, unde în 1920 se învăţa istroromâna. Când m-am întors am avut parte de un prânz delicios si de o atmosferă placută. Membrii familiei au fost foarte draguţi cu noi şi poate de aceea am avut impresia de a petrece o după-amiază in sânul familiei mele. Din păcat timpul a trecut foarte repede şi a trebuit să plecam spre Plomin, unde domnul Curtis avea o întâlnire cu primarul din Cherşan (Susnieviţa face parte din comuna Cherşan)

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Plomin se situează la o distanţă de 10 kilometri de Susnieviţa. Pentru a ajunge in acest sat am părcurs strada de-a lungul Campiei Cepici. Am trecut prin Sucodru şi Cozliac şi alte mici sate abandonate. Timpul s-a schimbat şi a început să iaşa soarele. Imaginea acestor locuri minunate a fost distrusă de o mare centrală electrică. Plomin se găseşte la câţiva kilometri de această centrală. Este un sat tipic Istrian, cu o frumoasă clopotniţă şi o biserică draguţă. În faţă bisericii era un birt unde suporterii unei echipe vizionau meciurile campionatului de fotbal la televizor. Noi beam o cafea în acest birt când primarul oraşului Cherşan a intrat. Dânsul s-a arătat dispus sa-l ajute pe domnul Curtis cu organizarea expoziţiei. Timpul a trecut foarte repede şi am fost nevoiţi să ne intoarcem la Trieste. Am avut parte de o experientă frumoasă şi foarte utilă pentru mine, de amintiri de neuitat despre Instro-România şi istro-români.

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Moje putovanje po Istri Nedjelja, 11. ožuljka 2007
Pročitao sam mnogo knjiga i članaka o Istroromunjima, zato sam već duže vremena želio obići Istru, a posebno krajeve gdje se još govori istroromunjski jezik. Zahvaljujući svom profesoru romunjskog stupio sam u kontakt s gospodinom Ervinom Curtisom, predsjednikom tršćanskog kulturnog središta „Decebal“, koji se bavi Istroromunjima. Gospodin Curtis mije bio spreman pomoći, jer mi je omogućio susret s njim u Trstu u veljači, i objasnio mi je neizvjenosti i iispričao mi Istroromunjima. Tijekom našeg susreta Curtis me je obavijestio da će na početku ožuljka otići u Istru, u Žejane i Šušnjevicu da predstavi izložbu koja će biti otvorena od lipnja. Pozvao me da idem s njim i da upoznam ljude koje žive tamo i koji govore posjetili smo Žejane i Šušnjevico, i istroromunjski: na kratkom dnevnom izletu također druga istroromjunska sela. Tako sam 11. ožuklja otišao s gospodom Curtisom prema „Istroromuniji“. neke zanimljivosti o

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Sastanak se održao 11. ožuljka u osam u sjedištu Decebala u Trstu. Bio je hladan zimski dan i u Trstu je puhala bura. Curtis me je sačekao pred vratima s ključevima u ruci. Samo smo se pozdravili i odmah smo ušli u auto, te smo otišli žena i zna vrlo dobro krajeve koje smo namjeravali obilaziti. U 8.20 smo već bili na putu za „Žejanski Zvončari“. Rijeku, jer su nas u devet čekali u Žejanama po gospodina Fulvija, koji je oženjen s Istroromunjkom. On se zanima za jezik koji govori njegova

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Žejane su vrlo malo selo, skriveno u istarskim šumama Čičarije. Tamo nema mnogo kuća, ali su te kuće jenda blizu druge i povezane su uskim uličicama. Curtis je morao sresti Žejanske Zvončare u jedinoj gradskoj ustanovi, to znači u školi. Od početka su bili vrlo ljubazni i gostoljubivi s nama, ponudili su nam originalni doručak s „jabučicom“, to je liker s jabukama. Mnogi znaju govoriti talijanski, dakle nema problema u početnim razgovorima. Odmah mogu razumijeti njihov dijalekt, a vrlo je zanimljiv, kao „miks“ između romunjskog, hrvatskog, slovenskog i talijanskog, s jasnom osnovom rumunjskog jezika, pa je to bez sumnje iznenađujuće. Nakon pola sata razgovora s Žejanskima i nakon što je Curtis objasnio plan izložbe, otišli smo prema Šušnjevici, 30 minuta daleko od Žejana.

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Put od Žejana do Šušnjevice je vrlo kratak, jer su izgradili Autocestu, koja ide sad od Rijeke do Pule. Za vrijeme puta pejzaž se mijenjao brzo, šume su bile rijeđe i mogli smo uživati u pogledu na pašnjake. Poslije male pauze u Letaju, došli smo u Šušnjevicu. Raslinje je ovdje ružnije nego u Žejanama: većina kuća je napuštena, pa je sigurno duže vremena napuštena jer se može još čitati na zidu jedne zgrade „konoba“, na talijanskom jeziku. Brzo smo prošli Šušnjevicu jer smo morali otići u Novi Vas, gdje nas je čekala Fulvijeva žena, koja je nas pozvala na ručak zajedno sa svojom obitelji. Došli smo prerano, dakle imao sam još vremena da se vratim u Šušnjeviciui fotografiram selo: mali trg, neke napuštene zgrade (koje su ipak vrlo lijepe) i škola, baš ta škola gdje se davnih dana mogao učiti istroromunjski. Bura je tada bila tako jaka da sam teško mogao disati, ali je malom selu davala magičnu atmosferu, kao u bajci. Ručak kod Fulvijeve žene je bio vrlo dobar, razgovorali smo politici, o vremenu... dugo o tradiciji, o

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Bilo mi je žao mi što vrijeme prolazi tako brzo kad se zabavljam, ali smo morali još jednom otići: trebali smo susresti gradonačelnika opčine Kršan (a dio njega je i Šušnjevica) u 3 u Plominu.

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Plomin nije daleko od Šušnjevice, samo 10 kilometra. Došli smo tamo kroz ulicu koja ide duž Čepićkog Polja, prolazeći krozneka mala sela, kao što su Jasenovik, Kožljak itd. Tad bura nije više puhala, izlazilo je sunce: tad je sve bilo drukčije, činio mi se kao turističko mjesto. Na žalost, velika plominska termoelektrana uništavala je taj lijep dojam koji sam imao do tada. Plomin je tipično istarsko selo, s ljepim zvonikom i malom crkvom. Ispred crkve se nalazi gostionica u kojoj su sjedili nogometno prvenstvo na televiziji.. Dok smo pili kavu u gostionicu je ušao kršanski gradonačelnik, vrlo ljubazna i simpatična osoba. On je rekao gospodinu Curtisu da će uraditi sve što je u njegovoj moći da im pomogne s izložbom i da je sretan što će Curtis će organizirati u lipanju nešto o Istroromunjima. I ovdje je vrijeme brzo prolazilo: ali tada je na žalost došlo vrijeme da se vraćamo u Trst. Sigurno će svima taj dan ostati u dobrom sjećanju i, tko zna, možda ćemo se uskoro vratiti tamo... neki navijači koji su gledali

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Moje Potovanje po Istri Nedelja, 11. Marca 2007
Prebral sem veliko knjig in člankov o Istroromunih, zato sem si že dolgo časa želel obiskati Istro in še zlasti kraje, kjer se govori istroromunščina. Zahvaljujoč svojemu profesorju romunščine, sem stopil v stik z gospodom Ervinom Curtisom, predsednikom tržaškega kulturnega središča „Decebal“, ki se ukvarja z istroromuni. Gospod Curtis mi je bil pripravljen pomagati, zato mi je dal možnost da se srečava februarja v Trstu, da mi pojasni nejasnosti in pove še kakšno zanimivost o istroromunih. V času najinega srečanja mi je Curtis obvestil, da bo na začetku marca šel v Istro, v Žejane in Šušnjevico predstaviti raztavo, ki bo na ogled od junija najprej. Povabil me je, da grem z njim in se seznamim z domačini, ki govorijo istroromunščino: na kratkem enodnevnem izletu po Istri bi si ogledal Žejane in Šušnjevico ter ostale istroromunske vasi. In tako sem 11. marca odšel z Gospodom Curtisom proti „Istroromuniji“.

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Z gospodom sva se 11. marca dobla ob osmih na sedežu Decebala v Trstu. Bil je mrzel zimski dan in v Trstu je pihala burja. Gospod Curtis me je že čakal pred vrati s ključi u roki. Samo pozdravila sva se in sva šla v auto na poti. Pobrala še gospoda Fulvija, ki je poročen z eno istroromunko; on se zanima za jezik, ki ga govori njegova žena. Zelo dobro pa pozna tudi kraje, ki smo ih namenili obiskati. Ob 8.20 sm bili že na poti proti Reki, ob devetih su nas v Žejanah čakali „Žejanski Zvončari“

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Žejane so zelo majhna vas, skrita v gozdovih Čičarije. 46

Tukaj ni veliko hiš, ampako so zgrajene ena ob drugi in povezane so z oskimi uličicami. Curtis se bo srečal z Žejanskimi Zvončarji v edini ustanovi, ki obstaja v vasi – to je šola. Že takoj so bili zelo prijazni, pogostili so nas s prav posebnim zajtrkom – „jabočicom“, domačim likerjem iz jabolk. Večina domačinov govori italijansko, zato so začetni pogovori hitro stekli. Takoj sem lahko razumel njihovo narečje, ki je nekakšna mešanica romunsčine, hrvaščina, slovensčine in italijansčine, vendar s razločno romunsko osnovo. To je bilo zame presenetljivo odkritje. Po po ure pogovora z Žejani, in po curtisovi predstavitvi raztave smo šli proti Šušnjevici, ki je od Žejan oddaljena le 30 minut z autom. *** Pot od Žejan do Šušnjevice je bila zelo kratka, ker so zgradili autocesto ki povezuje Reko S Puljem. Čeprav je bila pot zelo kratka, se je pokrajina zelo spremenila: gozdovi so se umaknili pašnikom in sredozemskemu rastju. Po kratkem postaku v Letaju smo prišli do Šušnjevice. Tukaj je pokrajna zelo strma, ni kot v Žejanah: večina hiš je zapuščenih, gotovo že dolgo časa, ker se lahko še bere na zidu ene zgradbe „trattoria“ (gostilna) po italijansko. Hitro smo prehodili Šušnjevico, ker smo morali iti v Novo Vas, kjer je nas čakala Fulvijeva žena, ki je nas povabila na kosilo skupaj s svojo družino. Prišli smo predčasno, in tako sem imel čas da se vrnem v Šušnjevico in da naredim tukaj kakčno sliko: v objektiv vjamem majhen trg, stare napuščene zgradbe, ki so vsekakor zelo lepe,cerkev in tudi šolo, kjer oe enkrat lahko učilo istroromunski jezik. Potem je postala burja tako močna, da nisem mogel dihati. A prav burja je pričarala čarobno ozračje, kot v praviljcah. Kosilo pri Fulvijevi ženi je bilo okusno. Pri kosilu smo se dolgo pogovarjali o različnih stvareh. Tudi tukaj mi je bilo zelo prijetno, ker je bila družina zelo prijazna, in sem se počutil kot doma. 47

Žal mi je bilo, ampak včas je prehitro menil, morali smo hitro oditi, ker je Curtis moral bil dogovorjen ob 3h v Plominu s kršanskim županom. Šušnjevica spada pod Kršan. *** Plomin ni zelo oddaljen, le 10 km od Šušnjevice.Cesta ob Šušnjevice do Plomina vodi ob čepičkem polju. Na poti smo videli nekatere zapuščene vasi kot so Jasenovik, Kožljak .... Nato burja ni več pihala pa je posijalo sonce, in pokrajina je tako postala zelo svetla in lepa. Na žalost je termoelektrarna uničila to pričarano lepoto.. Plomin je tam, za termoelektarno: to je majhna tipična istrska vas, s lepo cerkvo in zvonikom. Pri cerkvi je gostilna, kjer so sedeli navijači. Gledali so nogometno prvenstvo na televiziji. Medtem ko smo pili kavo je prišel župan, zelo prijazen človek. Obljubil je da bo anrediti vse mogoče, da mu pomaga pri raztavi. Tudi tukaj je čas hitro minil, in napočil je čas da se vrnemo v Trst. Gotovo bomo ohranjali lep spomini na ta dan, ki bo ostal dolgo živ. Nikoli ne bomo pozabili Istroromunov in njihovih krajev.

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7. PICCOLA GALLERIA FOTOGRAFICA DI VALDARSA

Ingresso a Villanova

Panorama di Valdarsa

Valdarsa

“Centro” di Valdarsa

Valdarsa

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Case di Valdarsa

Case di Valdarsa

Ex Panificio

La piccola piazza

Ex trattoria

Panorama

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Scuola di Valdarsa

Scuola (particolare)

Ingresso croato e istroromeno

Strada

Piana d’Arsa

Valdarsa

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8. BIBLIOGRAFIA
Testi: Bortul Ezio, Vlahi, Battello Stampatore/Tipografia Adriatica, Trieste, 2002 Cadrei I.A., Speranţia Th. D., Graiul nostru – texte din toate părţile locuite de români, ed. Ateliere Grafice Socec & co, Societate autonoma, Bucarest, 1908 Curtis Ervino, La lingua, la storia, le tradizioni degli Istroromeni, in Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, Strasburgo, 1992 Curtis Ervino, Progetto iniziativa su Istroromeni, reperibile c/o Associazione “Decebal”, Trieste, 2007 Covaz Antonio, Dei Rimgliani o Vlahi d’Istria, in L’Istria, a cura di Pietro Kandler, Tip. Del Lloyd Adriatico, Trieste, 1846 De Gregorio Fulvio, Alcune note storiche sugli Istroromeni, in Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, Strasburgo, 1992 Feresini Nerina, Il Comune istro-romeno di Valdarsa, Istituto di Cultura Giuliana, Trieste, 1996 Kovačec August, L'Istroromeni, in Annuario dell'istituto romeno di cultura, a cura di I. Bulei e D. Irima, Muzeul Satu-Mare, Satu Mare, Romania, 1999 Kovačec August, Neki apelativi i vlastita imena in Folia Onomastica Croatica, Knjiga 4, Zagabria, 1995 Maiorescu Ioan, Itinerario in Istria e vocabolario istriano-romeno, Edizioni Parnaso, Trieste, 1996 Mocanu Nicolae, Ricerche sull'istroromeno e gli Istroromeni,. Sguardo retrospettivo e prospettive, in Annuario dell'istituto romeno di cultura, a cura di I. Bulei e D. Irima, Muzeul Satu-Mare, Satu Mare, Romania, 1999 Neiescu Petru, Il dizionario del dialetto istroromeno, fonti e principi di elaborazione, in Annuario dell'istituto romeno di cultura, a cura di I. Bulei e D. Irima, Muzeul Satu-Mare, Satu Mare, Romania, 1999 Niculescu, Outline history of romanian language, Unipress, Padova, 1980 Orbanić Srđa, Status attuale delle comunità istroromene, in Annales 6, Università del Litorale/Univerza na Primorskem, Koper/Capodistria, 1995 Parentin Luigi, Incontri con l'Istria, la sua storia, la sua gente, Centro culturale „Gian Rinaldo Carli“, Unione degli Istriani, Trieste, 1987 52

Pantazescu Elena (traduzione), Storiella istroromena, Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, Strasburgo, 1992 Puşcariu Sextil, Studii istroromâne, vol II, Ed Cultura naţionale, Bucarest. 1926 Sala Marius, Introducere în etimologia limbii române, Univers Enciclopedic, Bucarest, 1999 Articoli di giornale: Istrian Vlaski Language Documentation Project aims to save Language from Extinction, in Croatian chronicle, 21.10.2005 Chifor Vali, Dialectul istro-român, o limbă pe cale de dispariţie, da BBC Romanian, 5.10.2005 Jurčić Alenka, Žejanci pred svjetskim auditorijem, da Novi List, 21.03.2004 Palisca Roberto, In una lingua dimenticata da tutti i ruderi di Valdarsa implorano salvezza, in La Voce del Popolo, 10.12.2005 Raţiu Emil Petru, Doleanţele uitate ale istro-românilor, in România liberă, Giugno 1997 Raţiu Emil Petru, Drama minorităţilor române din Balcani, in România liberă. 16.06.1998 Raţiu Emil Petru, Istro-românii ies din uitare, in România Libera, 23.07.2994 Raţiu Emil Petru, Românii din Croaţia sunt consideraţi ţigani, in Observator, 20.02.1999 Raţiu Emil Petru, Un dialect care se stinge: istro-româna, in Adevărul Literar şi Artistic, 11.01.2005 Simonovich Mario, Il silenzio dei ciribiri, in Panorama, 15.04.2000 Tupa Cosmin, Au zis că ne dau bani dacă spunem că suntem români, in Evenimentul zilei, 24.02.2004 Hrovatin Riccardo, Rudolfi Roberta, Taucer Sebastiano, Tomizza Daniel (classe ID della scuola media di Prosecco-TS), Un piccolo popolo da salvare, in Il Piccolo, 15.03.1995

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Siti internet: http://en.wikipedia.org/ http://it.wikipedia.org/ http://hr.wikipedia.org http://www.decebal.it http://www.istrianet.org http://istro-romanian.net/ http://www.opcina-krsan.com http://www.istra.com http://www.verbix.com/documents/romanian.htm#3 http://www.zrs-kp.si/Zaloznistvo/annales/anali06/POV510.HTM http://www.fiume-rijeka.it/ Fotografie: Da www.decebal.it I cici in una litografia triestina Scorcio di Seiane Una donna di Seiane nel tipico costume locale Žejanski Zvončari

Da www.istrianet.org Il carnevale di Seiane La sommità del colle di Briani La chiesetta di San Michele a Grobenico Iassenovizza / Jasenovik Carta dell’Istria elaborata da S. Puşcariu Stemma del municipio di Valdarsa

Da www.opcina-krsan.com - Chiesa di San Giorgio a Letai Da www.fiume-rijeka.it - Cartina dell’Istria italiana: la Venezia Giulia

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