Mauro Marcialis - Il sigillo dei Borgia (2012) Roma, 1492: papa Innocenzo VIII è appena spirato.

La macchina del potere si rimette in moto. La città è in tumulto e, come sempre dopo la morte del pontefice, nessuno è più al sicuro. Antiche alleanze si sfaldano, i cardinali, con ogni mezzo, ne approntano di nuove per aprire a se stessi la strada verso il trono di San Pietro. Al termine di un estenuante conclave, la Città Eterna saluta il nuovo vicario di Cristo in terra: Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia. Con Il sigillo dei Borgia, Mauro Marcialis si immerge nel cuore dell'Italia rinascimentale dilaniata da sanguinosi conflitti politici e contesa dalle potenze straniere, raccontandola attraverso l'ascesa e la caduta di una delle famiglie più controverse e temute nella storia della penisola. Il quadro storico è sostanzialmente preciso: l’autore resiste alla tentazione di riscrivere la storia per adeguarla al proprio disegno narrativo, ma indulge alla rappresentazione della famiglia Borgia come quintessenza della depravazione, e accoglie i luoghi comuni scaturiti dalla propaganda ostile al papa e istituzionalizzati dalla cultura ottocentesca. L’ossessione senile di Alessandro VI per la bella Giulia Farnese, la sponsa Christi, è storicamente documentata, ma nulla autorizza ad immaginare per la loro relazione un epilogo segnato dalla studiata esasperazione delle tendenze sadomasochistiche di Rodrigo Borgia. Il progetto politico di Cesare, il duca Valentino che ispirerà il Principe di Machiavelli, viene liquidato come il parto di un animo roso dall’invidia per Juan, il figlio prediletto del papa, concepito con l’obiettivo esclusivo di guadagnarsi il plauso del genitore. Convincente il tentativo di rievocare il clima di sospetto e terrore che in quegli anni attossicava l’Urbe e il dedalo dei suoi vicoli brulicanti mendicanti, prostitute e balordi, mentre il Tevere rigurgitava dei cadaveri delle vittime di rapine e agguati politici. Buona l’idea di raccontare parte della vicenda dal punto di vista di Miguel Corella: al termine di un cruento rituale d’iniziazione il "boia dei Borgia", compagno di studi e amico di Cesare, viene ammesso al clan, nei cui sogni di dominio finisce per annegare ogni senso di responsabilità morale, conservando però la capacità di interpretare lucidamente gli eventi nei quali si trova coinvolto, tanto da riuscire a cogliere nelle sanguinose iniziative di Cesare un continuo (e forse inconscio) slittamento tra la ragione di stato e la vendetta personale. Più forzato appare l'ingresso sulla scena di Drusilla Martelli, giovane dama di compagnia di Lucrezia ed ennesima vittima dell’incontrollata lussuria di Cesare: stupisce e quasi indispone l’ingenuità di questa cortigiana che, pur alle prime armi, è inconsapevole del destino che l'attende una volta entrata nella dimora della famiglia più chiacchierata di Roma. La coscienza di essere stata soltanto una marionetta nelle mani dei Borgia e la conseguente decisione di affrontare ciò che il futuro le riserva con

sul degrado urbano e morale della Città Eterna. Dotato di un'intelligenza acuta ambiziosa. adeguandovisi di buon grado mentre pianifica per se stessa un futuro economicamente (e socialmente) indipendente. che si distingue per la concretezza tutta popolana con cui si destreggia nel groviglio di trame intessute dai suoi signori. dall'altro. Senza infamia e senza lode la caratterizzazione dei giovani Borgia. uno dei personaggi più riusciti. a dispetto della sua quasi fanatica devozione. Il ritratto di Cesare ricalca a grandi linee quello consegnatoci dalla tradizione. . legato a Lucrezia da un affetto morboso e possessivo. sospeso tra l'irritante naïveté dell'esordio e il patetico tentativo di trasformarsi in una novella Caterina Sforza verso la fine del romanzo. rifletta criticamente sulle azioni compiute dai protagonisti. sia da Pantasilea (altra dama di compagnia di Lucrezia). restituendocele in tutta la loro autentica crudeltà. egli vive una profonda inquietudine che metterà radici nella parte più oscura della sua indole fino a far germogliare il seme della follia. con tutto il corollario di stereotipi che sempre hanno accompagnato il nome del Valentino. dall’altro. pulita. Per buona parte del romanzo questo compito sembra svolto in maniera più adeguata sia da Miguel. Juan e Jofrè sono poco più che nomi.maggiore realismo non attenuano la sensazione che il lettore si trovi difronte ad un personaggio stucchevole. Lucrezia si limita a recitare un ruolo da comparsa. ma allo stesso tempo ossessionato dal desiderio di compiacere Rodrigo. assuefatta al destino che l’ha resa una pedina nelle mani del padre e del fratello. da un lato. Dal punto di vista stilistico il romanzo si distingue per una scrittura scorrevole. accompagni quest'ultimo lungo il dipanarsi delle tumultuose vicende storiche che coinvolsero l'Italia sul finire del XV secolo e. da un lato. sul lusso sfrenato dei palazzi vaticani e. soprattutto nelle sequenze descrittive che indugiano. a tratti evocativa. Drusilla dovrebbe rappresentare l’irruzione nella cornice narrativa di una moderna concezione etica. un alter ego del lettore che. e pare vittima più che angosciata.

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