Gli aiuti di Stato alla formazione nelle PMI

Analisi e valutazione di carenze strutturali e buone pratiche nel contesto italiano ed europeo

Indice:

CAPITOLO 1 Gli aiuti di stato e le agevolazioni riservati alle PMI 1.1 Gli effetti della crisi sulle PMI…………………………………………………………… 1.2 Disciplina sugli aiuti di stato…………………………………………………………..… 1.2.1 I. II. III. Nozione di Aiuto……………………………………………………………….. Analisi del diritto primario…………………………………………………… Le deroghe……………………………………………………….…………… Le garanzie…………………………………………………………………… 8 14 14 17 26 28 32 32 42 47

1.3 Aiuti alle PMI……………………………………………………………………………… 1.3.1 1.3.2 1.3.3. Aiuti destinati alle PMI………………………………………………………… Gli aiuti al capitale di rischio………………………………………………….. Gli aiuti a finalità regionale…………………………………………….……… CAPITOLO 2 Gli aiuti alla formazione 2.1 La politica europea per la formazione professionale………………………………… 2.1.1 I. II. III. 2.1.2 Aiuti applicabili a progetti di formazione aziendale……………………. Il regime di aiuti alla formazione…………………………………………. Gli aiuti de minimis………………………………………………………… Aiuti all’occupazione………………………………………………………. Il regolamento generale di esenzione per categoria ……………………

50 55 55 57 60 62

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2.1.3

Piani di aiuto per la formazione aziendale ………………………………… I. II. III. I fondi a gestione indiretta…………………………………………….. I fondi a gestione diretta………………………………………………. I fondi paritetici interprofessionali…………………………………….. CAPITOLO 3 Prassi degli aiuti di Stato alla formazione nelle PMI

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3.1 Buone pratiche…………………………………………………………………………… 3.2 Caso di studio…………………………………………………………………………….. 3.3 Problemi riscontrati dalle PMI nella formazione dei propri dipendenti……………...

94 95 96

3.4 La pubblicizzazione dei bandi, garanzie e responsabilità regionali ………………… 103 I. II. III. Campagna pubblicitaria nazionale…………………………………… 103 Campagna pubblicitaria Regione Marche…………………………… 106 Frodi nei fondi alla formazione……….………………………………. 108

Conclusioni…………………………………………………………………………………….. 113 Bibliografia…………………………………………………………………………………….. 121

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Introduzione

Le Piccole e Medie Imprese rappresentano il motore economico dell'Unione Europea, corrispondenti al 99% delle imprese, con all'attivo circa 23 milioni di aziende ed il 60% del PIL totale dell'Unione europea (UE)1. Tali imprese sono quindi di estrema importanza per attuare un processo di innovazione e aprire ad un'economia basata sulla conoscenza e la formazione dei suoi dipendenti. La possibilità per una Piccola o Media Impresa (di seguito PMI) di percepire un finanziamento è, ad oggi, uno dei principali problemi dato che banche ed investitori sono generalmente restii a finanziare ciò che non può dare garanzie. Per sopperire a tale situazione le imprese hanno a disposizione gli aiuti di Stato, un vantaggio di qualsiasi natura conferito su base selettiva a una o più imprese dalle autorità nazionali. Tale intervento è necessario per un efficace ed equo funzionamento dell'economia, nel caso in cui venga concesso per determinati obiettivi e finalità politiche. Un aiuto di Stato può dunque, in determinati casi, essere considerato compatibile con il diritto primario europeo, in particolare con quanto previsto nel Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea (di seguito TFUE) e gli articoli 107-108109 regolano suddetta possibilità. Gli articoli menzionati descrivono le categorie compatibili a ricevere agevolazioni Statali secondo il regolamento CE N.800/2008 della Commissione, strumento che, come si vedrà esenta le stesse misure dalla complessa procedura di controllo preventivo da parte di

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“Manuale delle norme comunitarie in materia di aiuti di stato a favore delle PMI, comprendere le misure temporanee di aiuto di stato a sostegno dell’accesso al finanziamento nell’attuale situazione di crisi finanziaria ed economica”, pag.3, dal sito dell’U.E.:http://ec.europa.eu/competition/state_aid/studies_reports/sme_handbook_it.pdf

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Bruxelles circa la loro compatibilità con le regole del mercato interno 2 . Recente è anche il piano europeo per la ripresa economica; il programma riconosce un ruolo di estrema importanza per gli Stati Membri nel concedere aiuti economici alle imprese. Tale sostegno è concesso per varie finalità ma comunque volto a miglioramenti strutturali tra i quali: la Ricerca, sviluppo e innovazione (di seguito RSI), tutela ambientale, aiuti a finalità regionale, investimenti all'occupazione ed alla formazione. Assumono, in tale contesto, una certa rilevanza anche i casi di eccezione quali la regola "de minimis", previsti dal regolamento CE 1998/2006 e relativo all’applicazione degli artt. 107-108 del TFUE. Con queste scelte strategiche le istituzioni europee e gli Stati Membri hanno dimostrato di riconoscere l’importanza delle Piccole e Medie Imprese.

L'Italia, a differenza di altri stati europei, sembra pagare per alcuni problemi strutturali del suo sistema imprenditoriale; benché le PMI siano distribuite in modo capillare su tutto il territorio, esse sono estremamente eterogenee. Vi sono aree distrettuali caratterizzate da una condizione di arretratezza in vari ambiti, come quello tecnologico, con imprese scarsamente produttive, un basso indice di innovazione ed inevitabilmente riescono con difficoltà a competere nei mercati globali. Per far fronte alla crescente competizione le PMI hanno adottato strategie volte alla diminuzione dei costi aziendali (quali materie prime e manodopera), da cui l’esito negativo più rilevante è stato lo scarso livello professionale dei propri dipendenti. L'Unione Europea si è
Regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 9 agosto 2008, L 214/3, http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:214:0003:0047:it:PDF
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occupata di tali difficoltà istituendo gli aiuti di Stato alla formazione, all’art. 38 del Regolamento (CE) 800/20083 in relazione all’applicazione dei vecchi artt.87 e 88 del Trattato CE in materia di aiuti alla formazione. La tesi analizza gli aiuti di Stato rivolti alla formazione all’interno delle PMI partendo dalla definizione di aiuto e dalle norme europee che regolano suddette agevolazioni alle imprese di piccole e medie dimensioni. Nella prima parte dell’elaborato vengono esaminati gli aiuti destinati alle PMI che per svariate caratteristiche più si adattano alla possibilità di svolgere la formazione nelle aziende. Tali aiuti sono quelli rivolti al capitale di rischio ed a finalità regionale, entrambi esclusi dall’obbligo di notifica alla Commissione secondo il Regolamento generale di esenzione per categoria N. 800/2008 (di seguito GBER). La procedura semplificata, per la concessione degli aiuti di Stato in questione, permette loro di progettare corsi di formazione come l’aggiornamento in azienda, senza dover attendere un periodo particolarmente lungo per ricevere l’agevolazione. La tesi esamina inoltre gli aiuti di Stato ed europei destinati espressamente alla formazione nelle PMI. Successivamente ad un breve excursus storico sull’importanza della formazione professionale in Europa, è stata presa in esame la norma specifica che regola gli aiuti alla formazione e le agevolazioni applicabili a progetti di formazione aziendale, quali gli aiuti de minimis e gli aiuti all’occupazione. Gli interventi a sostegno della formazione nelle PMI possono avvenire attraverso il budget messo a disposizione dall’U.E., come

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Idem.

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nel caso del Fondo a gestione diretta, oppure mediante finanziamenti a carattere nazionale, è il caso dei fondi a gestione indiretta ed i fondi paritetici interprofessionali. L’analisi di queste tre forme di intervento è stata condotta con l’intenzione di delineare l’utilità che esse hanno per le PMI, valutare le loro carenze e le loro caratteristiche, nonché riscontrare quale tra esse abbia avuto un numero maggiore di richieste di finanziamento da parte delle imprese. La tesi prende in esame le buone pratiche, il caso di studio relativo alla formazione nelle PMI e le iniziative concrete dello Stato italiano e della Regione Marche nella pubblicizzazione del Fondo Sociale Europeo (di seguito FSE). Il Caso di studio analizza il finanziamento a favore della Fondazione Pergolese Spontini, la quale, conformemente all’art.1 (allegato 1) del Regolamento N.800/2008 4 rientra nella definizione di Impresa. La Fondazione ha beneficiato del fondo per la formazione professionale di persone le quali sono state poi introdotte nel mondo del lavoro. In questo modo il finanziamento ha risposto a due dei principali obiettivi perseguiti dall’Unione Europea: la formazione e l’occupazione dei propri cittadini.

4

Idem.

6

Cap. 1 Gli aiuti di stato e finanziamenti riservati alle PMI

La definizione che la Commissione dà di PMI, ha subito varie modifiche dovute all’esigenza di adeguarla agli sviluppi economici successivi al 1996, anno della prima definizione di PMI, mediante la Raccomandazione della Commissione 86/280/CE del 2 aprile dello stesso anno5. Nel maggio 2003 la Commissione fornisce, mediante Raccomandazione (2003/361/CE), una precisa indicazione sulla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese 6 . Sono definite medie imprese quelle che hanno meno di 250 dipendenti, ed un fatturato annuo non superiore ai 50 milioni di euro e/ o un totale di bilancio che non superi i 43 milioni di euro. Una piccola impresa è quella che impiega meno di 50 dipendenti, registra un fatturato annuo ed un bilancio non superiore a 10 milioni di euro; mentre una microimpresa deve impiegare meno di 10 dipendenti e registrare un fatturato annuo ed un bilancio non superiore a 2 milioni di euro7.. A partire dal 1 gennaio 2005 gli Stati Membri sono stati invitati dalla Commissione, ad uniformarsi ai contenuti della Raccomandazione C(2003) 1422 e a comunicare entro il 31 dicembre 2004 le misure a tal fine adottate.

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Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea - 96/280/CE - Raccomandazione della Commissione, relativa alla definizione delle piccole e medie imprese n. L 107 del 30/04/1996. 6 Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, Commissione – Raccomandazione della Commissione del 6 maggio 2003 relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese, 20.5.2003, L 124/36 , (2003/361/CE). 7 Queste condizioni devono essere considerate tenendo conto anche di eventuali imprese controllate dalla stessa, ma con sede all’estero, visto come altri Stati Membri o extra-europei.

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1.1

Gli effetti della crisi sulle PMI

A livello europeo la crisi ha profondamente indebolito le imprese, le quali hanno subito un forte calo nelle vendite, in particolar modo le imprese che operavano nel commercio internazionale e dunque nelle esportazioni più che le imprese che commerciavano in un mercato domestico8. I settori colpiti non sono stati solo le vendite e l’esportazione, ma anche l’occupazione e la produzione. Le PMI sono maggiormente esposte alla crisi e alle oscillazioni del mercato globale: ciò è dovuto a numerosi fattori, tra cui il loro basso capitale d’azienda che rende più difficile assorbire gli imprevisti (il ridotto capitale di queste aziende permette loro un basso margine d’errore) 9. Altra congiuntura sfavorevole sta nel campo d’azione delle PMI; esse infatti operano quasi esclusivamente in un unico settore, spesso di nicchia; non riuscendo quindi a diversificare i rischi, gli imprenditori sono

automaticamente legati al destino di quel settore o dei loro principali clienti. Altra ragione della crisi delle PMI è stato l’irrigidimento del sistema bancario nella concessione di finanziamenti, in quanto le imprese di piccole e medie dimensioni sono incapaci di seguire differenti strade di finanziamento (come la quotazione in borsa). In ultima analisi, ma non di minor importanza è la
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La crisi economica italiana, diversamente da quanto accaduto per quella spagnola, ha avuto origine al di fuori della nazione, dunque le imprese italiane che commerciavano frequentemente con altri paesi hanno avuto una battuta d’arresto repentina nell’esportazione. Solo in quest’ultimo periodo vi è stata una controtendenza, data la quale l’internazionalizzazione delle aziende fa si che esse possano riemergere dalla crisi economica in cui si trovano. “La crisi internazionale e il sistema produttivo italiano:un’analisi su dati a livello di impresa ”, pag. 7 e 24. Dal sito della Banca d’Italia. http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_58/QEF_58.pdf 9 Con passaggio a vuoto si intende un operazione dalla quale l’impresa ottiene un ricavo totale non sufficiente per arrivare ad ottenere utili, ma copre solamente i costi sostenuti durante il lavoro compiuto.

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considerazione che le PMI non posseggano figure specializzate in ambito manageriale, le quali potrebbero individuare strade diverse e soluzioni alternative alla crisi. Può capitare che imprese di piccole dimensioni esternalizzino mansioni come la gestione manageriale, ma ciò comporta una limitata rapidità diventando quindi scelte controproducenti in tempi crisi come quello attuale. Le necessità più pressanti per le PMI sono in questo periodo un più snello accesso al credito e l’ampliamento del mercato, mentre la crisi economica non ha fatto altro che render ancor più difficile il raggiungimento di questi due obiettivi. Dalle Figure 110 e 2 è palese come questi due aspetti siano al centro delle preoccupazioni imprenditoriali, ovvero l’ampliamento del mercato ( finding customers ) e l’accesso al finanziamento. Secondo la percezione delle PMI, l’accesso al credito tramite le banche è stato reso ancor più difficile da una richiesta sempre crescente di garanzie ( di difficile ottenimento tenendo conto delle ridotte risorse delle PMI) e degli alti tassi di interesse.
Figura 1 I maggiori problemi per le PMI dell'euro-zona nel 2009.

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Access to finance for SMEs in the euro area. Sito dell’U.E. http://ec.europa.eu/enterprise/policies/finance/data/enterprise-finance-index/europeansurveys/ecb-surveys/index_en.htm

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Figura 2 Rilevazioni delle maggiori problematiche indicate dalle PMI nel 2008.
Accessoaimercatiinternazionali Accessoallegared'appalto DefinizionedellePMI Instabilitàdell'economiamondiale Accessoall'informazioneedallaconsulenza Pagamentitardivi AccessoaiprogrammiUE Accessoalmercatounico Dirittodellavoro Concorrenzasleale/forte Carenzediqualifiche Fiscalità Accessoaifinanziamenti

0

50

100

150

OnereAmministrativoenormativo

L’Eurobarometro 200911 analizza l’accesso alle risorse finanziarie delle PMI, ed evidenzia come questa possibilità di finanziamento sia pressoché impossibile per talune categorie di imprese, quali ad empio, le aziende con un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro, le aziende nate da meno di 9 anni, le imprese che operano nel settore dell’edilizia, imprese che hanno beneficiato di fondi ventur capital ed ancora le imprese innovative. Particolarmente logorate dalla crisi e assoggettate ad essa sono le imprese italiane le quali risentono enormemente della grande difficoltà nell’accesso al credito

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L’Eurobarometro è lo strumento istituito dalla Commissione Europea nel 1973, con il compito di valutare e analizzare l’opinione pubblica in tutti gli Stati Membri dell’U.E. ed eventualmente nei paesi candidati. Scopo primario dell’Eurobarometro favorire una legislazione il più possibile affine alle esigenze dei cittadini europei Le inchieste e gli studi riguardano argomenti di primaria importanza (tra i quali: l’al largamento della UE, la situazione sociale, la salute, al cultura, l’information technology, l’ambiente, l’Euro e la difesa). “Ricerca: Eurobarometro intervista gli europei sul tema scienza e tecnologia” , 5 luglio 2010, Dal sito:http://www.regione.piemonte.it/innovazione/ue/in-evidenza/europa/ricercaeurobarometro-intervista-gli-europei-sul-tema-scienza-e-tecnologia.html

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bancario12. La crisi economica non ha colpito solamente l’Italia, ma anche molti altri stati europei tanto che la Commissione d’Occupazione e affari sociali del Parlamento europeo nel settembre 2012 ha pubblicato lo studio “The Impact of the Financial Crisis on the job creation potential of SMEs”13. Dal documento si evincere che nella gran parte dei casi gli Stati si sono messi in atto dei “pacchetti anti-crisi” e non singole iniziative. Le misure più rilevanti sono state prese in materia di accordi di lavoro a breve termine e programmi per la formazione e lo sviluppo di capacità. In relazione alla prima categoria, rientrano misure quali l’indennità di disoccupazione e la riduzione dell’orario di lavoro. L’applicazione di queste interventi è stata differente a seconda dello Stato Membro, ma il fine ultimo è rimasto per tutti quello di garantire i lavoratori contro gli effetti dei licenziamenti forzati. Questa politica, avviata tra il 2008 ed il 2009, è stata utilizzata solo temporaneamente in quanto richiedeva ingenti risorse da parte dello Stato. Come precedentemente menzionato, un’ulteriore strategia è stata messa in atto dall’U.E. per tentare di ridurre gli effetti della crisi: il Programma di formazione e sviluppo del capitale umano. Anche in questo caso, l’incidenza della strategia non è stata la stessa in tutti gli Stati Membri, infatti solo in alcuni paesi si è optato per l’introduzione della formazione obbligatoria in situazioni di lavoro temporaneo o di disoccupazione, mentre altri Stati hanno
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B. Weisz , “Accesso al credito per le PMI: meglio le banche locali”, 3 dicembre 2012, http://www.pmi.it/economia/mercati/articolo/60458/accesso-al-credito-per-le-pmi-megliole-banche-locali.html 13 “The Impact of the Financial Crisis on the Job Creation Potential of SMEs ”, pag. 104, Parlamento Europeo, 2012. http://www.europarl.europa.eu/committees/fr/studiesdownload.html?languageDocument =EN&file=76351

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seguito

un

approccio

meno

radicale,

concentrandosi

unicamente

sull’orientamento professionale. Obiettivo comune per quasi tutti gli Stati è la ricerca di specializzazione, intesa come formazione finalizzata alla nascita di professionisti in settori specifici
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. Questo modello di formazione è

denominato re-skilling , ossia l'acquisizione di competenze in nuovi settori. Lo apprendimento di competenze più generiche, quali ad esempio lo studio dell’informatica o di una lingua, sono sviluppate unicamente in contesti lavorativi e in società nelle quali era necessario accrescere le competenze dei propri dipendenti. La formazione di quest’ultimo genere è denominata upskilling e si intende il miglioramento di abilità e conoscenze già acquisite in un settore; l’investimento su quest’ultimo tipo di formazione è stato quindi marginale rispetto al precedente. Gli esiti di questa strategia non sono stati omogenei in tutti gli Stati Membri. La formazione come misura a breve termine non è stata in grado di ridurre gli effetti negativi della crisi, molto probabilmente perché, com’è noto, la formazione del personale necessita di lunghi periodi per produrre i risultati voluti ed ancor più per vederne i frutti di questi investimenti. Tra gli Stati Membri vi sono importanti “Case studies”, quali l’Austria e la Lituania che hanno saputo fronteggiare la crisi in modo eccellente. Il primo di questi Stati ha mantenuto il livello di disoccupazione a livelli bassissimi mettendo in atto un “pacchetto anti-crisi” nel quale sono state rivisitate le norme che regolarizzano i contratti a breve termine ed i contratti part-time. E’ bene prender atto del fatto che gran parte delle norme
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“Identification of future skills needs in micro and craft(-type) enterprises up to 2020”, pag. 86, Università di Cologne e UEAPME, 2010, http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sme/promotingentrepreneurship/files/skillsneeds_ final_report_final_180211_en.pdf

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in questione erano già presenti in Austria, dunque si è trattato solamente di adattarle o ampliarle in base al nuovo contesto internazionale. Ciò ha permesso risposte rapide all’instabilità ed ai cambiamenti altrettanto veloci del mercato globale. La Lituania ha dovuto fronteggiare tutt’altra situazione; in questa nazione era presente una regolamentazione del lavoro particolarmente rigida, dunque il primo passo è stato proprio quello di modificare alcune norme del Codice del Lavoro. La Lituania ha voluto puntare principalmente sulle giovani leve, sulle PMI ed su lavoratori autonomi ed è stato ciò che ha condotto la nazione ad un assoluto successo nella risposta alla crisi globale.

La fase di transizione tra il periodo di Programmazione europea precedente al 2007, è stata caratterizzata da un periodo politico, ma ancor più economico e sociale di notevole importanza. In primis perché con il considerevole aumento dei Paesi Membri, il baricentro delle priorità strategiche si è spostato verso l’Europa dell’Est ed in seconda analisi è importante valutare la sfida dei restanti paesi europei nel saper meglio sfruttare le risorse messe in atto dall’Unione Europea. L’entrata di questi nuovi paesi ha modificato, non poco, l’equilibrio dei finanziamenti agli Stati, messi a loro disposizione per una politica di miglioramento della coesione sociale e sviluppo sostenibile. Nel programma previsto dal 2007-2013 l’Italia ha avuto a disposizione 29 miliardi di euro15; questo come accennato sarà difficile che si riproponga nel

N. Zerboni, “Finanziamenti Europei 2007-2013, Fondi strutturali, finanziamenti diretti e contributi alla politica agricola”, Il Sole 24Ore, 2007, XVI-311 p., brossura.
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successivo programma previsto dal 2014 al 2020, proprio a causa dello spostamento delle risorse europee verso i nuovi paesi Membri. Da ciò si deduce che le aree al momento identificate come aree “obiettivo”, dunque beneficiarie delle risorse finanziarie europee e statali, vedranno il loro budget ridimensionato. I finanziamenti europei non sono le uniche risorse per le PMI, esse possono infatti usufruire degli Aiuti di Stato: un’importante fonte di sostentamento e progresso per le aziende europee. 1.2 La disciplina sugli Aiuti di Stato 1.2.1 Nozione di aiuto di Stato Ai sensi dell’art. 107 del TFUE, con “Aiuti di Stato” intendiamo un’agevolazione (di qualsiasi forma) concessa in assenza di corrispettivo da parte dello Stato. L’art. 107 TFUE 16 , paragrafo 1, fornisce le indicazioni secondo le quali tali aiuti possono esser definiti “aiuti di Stato”. Questo vantaggio può essere rappresentato non solo dall’erogazione di denaro ma anche da qualsiasi altra misura che, direttamente o indirettamente, costituisca un beneficio economico per l’impresa destinataria che altrimenti non avrebbe avuto nel corso normale della sua attività. Le norme europee in materia di

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Il trattato di Lisbona modifica i vigenti trattati UE e CE senza sostituirli. Il Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE) diviene “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea” (TFUE) con entrata in vigore il 1 dicembre 2009. In particolare gli articoli relativi agli aiuti di Stato (art. 87, 88, 89 del TCE) divengono gli art. 107, 108, 109 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea ,

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aiuti di Stato si applicano a quelle misure che abbiano i principi stabiliti dall’articolo 107 TFUE :  L’impresa deve beneficiare attraverso l’aiuto di Stato di un vantaggio economico che altrimenti non avrebbe avuto nel corso normale della sua attività17;  L’aiuto deve applicarsi ad uno specifico settore economico (aiuti settoriali) o ad un determinato territorio (aiuti regionali) (criterio della selettività);  L’aiuto deve avere un effetto potenziale sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati Membri18;  L’aiuto deve comportare un trasferimento di risorse statali;

Costituiscono Aiuti di Stato svariate altre forme di sussidio, quale ad esempio la cessione di beni pubblici ad un prezzo inferiore al valore di mercato. Tale cessione comporta una perdita effettiva di capitale statale ed un palese vantaggio per il beneficiario. Altro aiuto statale può esser l’assegnazione di appalti e contratti di fornitura di beni o servizi che se ripetuto in più occasioni possa render un’impresa più forte economicamente di altre concorrenti e permetterle quindi di praticare condizioni contrattuali tali da garantire ogni qualsivoglia appalto disponibile. Vi sono poi aiuti di stato celati sotto forma di sgravi da oneri fiscali e sociali verso i quali la Commissione è non poco critica in quanto, nella maggior parte dei casi, tale sussidio rinvii unicamente

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“Aiuti di Stato 2007-2013”, pag 5, Ente Nazionale ACLI Istruzione Professionale. Idem.

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la fine dell’azienda, senza darle la possibilità peraltro di recuperare la redditività e capitalizzare nel breve come nel lungo periodo19. Il giudice europeo è più volte intervenuto focalizzando l’attenzione sugli effetti degli aiuti e non sul tipo di intervento. Il fine sociale degli Aiuti di Stato non è idoneo a sottrarlo all'ambito di applicazione dell'art. 107 TFUE qualora esso, diminuendo e talvolta eliminando definitivamente i costi pendenti sull’impresa beneficiaria, ne rafforzi la posizione rispetto alle altre imprese presenti sul mercato al punto di essere una minaccia per la concorrenza e lo scambio tra gli Stati Membri20. Gli Stati hanno concesso aiuti economici con un basso tasso di interesse alle imprese che non avrebbero ottenuto il prestito da altri creditori (come ad esempio dalle banche)21. E’ importante inoltre determinare il tipo di istituzione che erogherà l’aiuto, in numerosi casi infatti è difficile poter giudicare un’impresa privata da un’istituzione pubblica e dunque ancor più complesso sarà giudicare l’origine delle risorse somministrate22. I. Analisi del diritto primario

L’ articolo 107 TFUE si focalizza sul divieto di aiuto, salvo configurare la possibilità di aiuti “sicuramente compatibili” e di aiuti “eventualmente

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“La normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato: recenti sviluppi in tema di procedura”, cap. 1.2, Rivista della scuola superiore dell’economia e delle finanze . http://rivista.ssef.it/site.php?page=20041112095426730&edition=2010-02-01 20 “La tutela della concorrenza mediante il divieto di aiuti di stato”, pag. 102, Brancasi 21 Sent. 14 febbraio 1990, causa C-301/87 Racc. pag. I-307, punto 33 (Francia/Commissione, detta «Boussac»). 22 Sent. 13 marzo 2001, Causa C-379/98 in Racc. 2001, p. I-05107; sent. 16 maggio 2002 Causa C- 482/99 in Racc.2002. p. I- 04397.

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compatibili”. L’articolo in questione pone un divieto generale alla concessione degli aiuti e ciò avviene perché gli aiuti potrebbero condurre ad una situazione di concorrenza sleale e favorire quindi un’impresa meno efficiente a discapito di imprese sane. Tale condizione potrebbe inoltre far nascere forme di protezionismo che ovviamente non rientrano nelle politiche europee. L’articolo lascia comunque un margine di apertura nel quale possono rientrare tutte le aziende che, con obiettivi trasparenti possano beneficiare di tali finanziamenti apportando ad un effetto positivo sull’economia e lo sviluppo23. Eventuali illegittimità riscontrate nell’assegnazione di tali fondi comportano l’obbligo di restituzione da parte del beneficiario nonché la responsabilità dello Stato Membro nei confronti dell’Unione europea. Per diversi anni è mancata una procedura comune sul controllo degli aiuti di Stato; ad oggi la troviamo nell’ex - art. 88 TCE, attuale Art.108 del TFUE. La procedura è seguita dalla Commissione e solamente in casi eccezionali dal Consiglio. La Commissione in conformità con la giurisprudenza della Corte, ha fissato l’iter per il controllo di tali finanziamenti, solo successivamente il Consiglio ha deciso, mediante Regolamento di codificare la procedura, con l’adozione del regolamento CE del 22 marzo 1999, n.659. Tale regolamento concentra l’attenzione nel ruolo della Commissione, senza l’autorizzazione di quest’ultima lo Stato non può concedere alcun finanziamento (paragrafo c, art. 108 TFUE), per svolgere suddetta valutazione la Commissione dispone di
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Fontana, Lozito, “I finanziamenti europei”, pag. 10, Sistemi Editoriali, 2002.

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un ampio potere discrezionale che le permette di prender decisioni ed effettuare previsioni di ordine economico e sociale. Qualora la Commissione ritenga di aver individuato un aiuto concesso illegalmente, avrà il potere di avviare una procedura in merito, disciplinata ai Capi III e IV del Regolamento. Il sistema di controllo degli aiuti si articola in diverse procedure, in primis troviamo il controllo degli aiuti pre-esistenti in cui vengono esaminati tutti gli aiuti che erano in essere precedentemente alla richiesta da parte del soggetto incaricato al controllo e che sono tutt’ora esistenti. La Commissione ha l’onere di procedere all’esame con lo Stato Membro interessato e prendere in considerazione eventuali differenti misure da seguire. In un primo momento sarà necessario per la Commissione ottenere tutte le informazioni necessarie per una corretta analisi del caso in questione e tali informazioni potranno pervenire da qualunque fonte venga ritenuta opportuna o in aggiunta sarà possibile ottenere informazioni anche attraverso un’ingiunzione formale allo Stato Membro, il quale sarà obbligato a fornire tutti i dati richiesti entro e non oltre un termine prestabilito. 24 Nel caso in cui il precedente finanziamento non sia più in linea con il mercato comune, la Commissione può aprire la procedura di infrazione, la quale non avrà l’effetto di sospendere l’applicazione del regime in questione (in questo lasso di tempo lo Stato Membro ha la possibilità di intervenire, ritirando o modificando 25 la propria notifica dell’aiuto, ma solo prima della decisione

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Bechi e M. Montaina, “La disciplina comunitaria degli aiuti di Stato nelle misure pubbliche di garanzia e di investimenti in capitale di rischio”, n.242, Impresa e Mercati Finanziari, Liuc Papers, 7 settembre 2011. 25 Tali modifiche devono essere notificate mediante il formulario presente nell’allegato II del regolamento (CE) n.794/2004.

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della Commissione). La Commissione, dopo un determinato periodo di tempo, avrà la possibilità di scegliere tra due alternative.

Anzitutto potrà richiedere la sospensione del finanziamento fintanto che non venga fatta chiarezza sulla compatibilità tra il finanziamento. Tale opzione viene anche denominata ingiunzione di sospensione ed allo Stato italiano è stata notificata in svariate “occasioni”26, una delle quali è il caso SA.33083 (2012/NN) che ha in oggetto “Vantaggi fiscali per compensare danni causati dal terremoto in Sicilia nel 1990 e altre calamità naturali”. L’indagine formale è iniziata ufficialmente il 23 ottobre del 201227 e la decisione finale è stata emanata tramite Gazzetta Ufficiale dell’11 dicembre 201228, dove si esprime che “la Commissione ha pertanto deciso di adottare un’ingiunzione di sospensione conformemente all’articolo 11, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio”. La Commissione potrà adire la Corte di Giustizia per ottenere la sospensione del finanziamento, in risposta lo Stato Membro può far riferimento al Consiglio e chiedere la legittimità della propria richiesta di aiuto oppure mettersi sulla stessa linea della Commissione e rivolgersi alla Corte di Giustizia. Il problema per lo Stato Membro nasce nel
Procedimenti di indagine formale avviati dalla Commissione nei confronti dell’Italia ai sensi dell’art. 108 TFUE- (art. 14, lett. D, della legge 24 dicembre 2012, n.234). 27 Con lettera del 19 giugno 2012 (cfr. punto 4)le autorità italiane sono state invitate a presentare tutto ciò che era in loro possesso per dimostrare la legittimità e la compatibilità di tutte le misure d’aiuto relative al caso SA.33083 (2012/NN) inoltre, l’Italia era stata avvertita della possibilità che la Commissione potesse optare per un’ingiunzione di sospensione dell’aiuto, conformemente al­ l’articolo 11, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio. Le autorità italiane hanno si risposto (il 27 settembre del medesimo anno), ma non hanno fornito le informazioni necessarie a dissuadere la Commissione dalla preannunciata sospensione. 28 Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea dell’11 dicembre 2012,C 377/9, Procedimenti amministrativi -Invito a presentare proposte 2012 — Programma «Europa per i cittadini» (2007-2013), Attuazione delle azioni del programma: Cittadini attivi per l’Europa, Società civile attiva in Europa e Memoria europea attiva.
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momento in cui il Consiglio non si pronuncia entro 3 mesi, perché la decisione verrà deferita alla Commissione. La Commissione può percorrere una seconda strada solo in presenza di condizioni aggravanti, ovvero che la misura attuata costituisca sicuramente un grave rischio di danno consistente ed irreparabile ad uno o più soggetti concorrenti, in tal caso lo Stato Membro sarà obbligato a riacquisire in via provvisoria l’aiuto già erogato, fin quando non sia stata decisa la sua ammissibilità o meno. La spinosa procedura del recupero dell’Aiuto di Stato è definita ingiunzione di recupero ed è

finalizzata al ripristino delle condizioni di mercato esistenti precedentemente all’erogazione dell’aiuto (non viene definita sanzione ma una mera

conseguenza all’illecito). L’art. 14 del regolamento (CE) n. 659/1999 29 prevede la possibilità di recupero degli aiuti prevedendo, in caso di aiuti illegali ed incompatibili, la Commissione obblighi lo Stato Membro interessato a riacquisire l’intero importo. Inoltre possono esser calcolati ed aggiunti gli interessi (essi decorrono dalla data in cui l’aiuto illegale è divenuto disponibile per il beneficiario, fino alla data di recupero 30). Se la Commissione sospetta un mancato rispetto delle proprie decisioni, potrà disporre anche l’ispezione in loco31, previa comunicazione (con un discreto margine di tempo e per iscritto) allo Stato Membro interessato. Per far sì che l’ispezione vada a buon fine, non saranno sufficienti gli agenti esperti

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A. Cioffi , “Il riparto di giurisdizione per l’applicazione degli artt. 107 e 108 TFUE”, in L.F. Pace, Dizionario sistematico della concorrenza, Jovene, 2013, p. 724 30 V. Di Comite, “Le sovvenzioni e le misure compensative nell’Organizzazione mondiale “,pag.201. 31 Gli agenti autorizzati dalla Commissione hanno il potere di accedere a tutti i locali e terreni dell’impresa interessata, chiedere spiegazioni orali sul posto, contro llare i registri e i documenti aziendali ed eseguire e chiedere copia degli stessi.

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incaricati, ma sarà necessario anche l’appoggio delle autorità competenti dello Stato di riferimento, ciò nel caso in cui l’impresa si opponga al corretto svolgimento dell’ispezione. La norma distingue due diversi soggetti competenti al recupero degli aiuti incompatibili; tale differenza nasce sulla base del soggetto che ha concesso l’aiuto. Nel primo caso l’aiuto è concesso dall’amministrazione statale ed il recupero del credito è affidato ad una società privata. Entro due mesi dalla data di notifica della decisione, precisa il comma 2, il ministro competente per materia, con proprio decreto, individua i soggetti tenuti alla restituzione dell'aiuto, accerta gli importi dovuti e determina le modalità e i termini del pagamento. Il decreto costituisce titolo esecutivo nei confronti degli obbligati. Nel caso in cui l’aiuto provenga da un ente territoriale, la riscossione dell’intero importo è a carico dello stesso ente concessionario e il provvedimento che costituisce titolo esecutivo nei confronti degli obbligati è adottato dalla Regione, dalla Provincia Autonoma o dall'ente territoriale competente 32 . Nella fase di recupero dei crediti, i giudici nazionali hanno un ruolo di estrema importanza, riconosciuta nel testo del regolamento precedentemente menzionato all’art. 1433. I giudici nazionali, (tenuto presente l’importanza per l’osservanza della procedura di controllo preventivo dei progetti nel rispetto del buon funzionamento del mercato interno), possono richiedere la restituzione dell’aiuto nel caso in cui constatino che non vi sia una precedente notifica alla Commissione34, anche

32 33

G. Goglia, “Aiuti di Stato, la disciplina Ue entra nelle norme nazionali“,dal sito Fiscooggi. Fontana, Lozito “I finanziamenti europei”, pag. 10, Sistemi Editoriali, 2002. 34 Sentenza della Corte di giustizia dell’11 gennaio 1996, SFEI e. altri, causa C -39/94, Rac. p. I-3547.

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nel caso in cui lo stesso aiuto venga giudicato conforme dalla Commissione. Il giudice nazionale deve far richiesta affinché il beneficiario dell’aiuto restituisca l’intero l’ammontare dell’aiuto ed i suoi relativi interessi per il periodo di illegittimità (fermo restando la possibilità per lo Stato Membro, di tornare a concedere lo stesso in un secondo momento). In ultimo, il giudice nazionale può accogliere le richieste pervenute a titolo di risarcimento dei danni causati a motivo dell’illegittimità dell’aiuto 35 . Nella prassi anteriore all’approvazione del regolamento (CE) n. 659/1999 la Commissione non aveva mai messo in atto il recupero del credito, negato per altro esplicitamente dalla giurisprudenza 36 , ma attualmente la situazione è assai diversa
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in quanto in base all’art.11 del medesimo regolamento, la

Commissione è competente ad ingiungere tale provvedimento cautelare. I beneficiari di suddetti aiuti potranno a loro volta adire alla Corte di Giustizia richiedendo l’annullamento della decisione della Commissione, ai sensi dell’art. 263 del TFUE. Questa strada è comunque ritenuta molto difficile e con poche probabilità di successo. Il recupero è inoltre disciplinato dalla legislazione nazionale ammesso che questa contempli le condizioni del recupero immediato (senza indugio) ed effettivo (e non rappresentare unicamente il maggior sforzo possibile come nel caso della Olympic Airways) , inoltre nel caso in cui la nazione abbia dei vincoli alla restituzione
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Sentenza della Corte di giustizia del 12 febbraio 2008, Centre d’exportation du livre français (CELF) c/Société internationale de diffusion et d’édition (SIDE), causa C-199/06. 36 Sentenza SFEI c. La Poste, cit. parr.43-45. 37 L’ingiunzione di recupero in via provvisoria è condizionato alla compresenza di 3 requisiti: nessun dubbio sulla natura dell’aiuto in questione, in vista di una situazione d’emergenza ed infine quando vi sia la certezza di arrecare un danno forte ed irreparabile alla concorrenza. Questi punti vennero introdotti dal Consiglio per limitare i poteri della Commissione nell’adozione di tale misura cautelare.

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del credito, essi non verranno applicati (come nel caso Scott C-232/05) 38 . Anche in questa circostanza l’Italia non lesina casi di studio interessanti, uno dei quali probabilmente è la sentenza CR 26/2008 con oggetto il “Prestito di 300 milioni di euro ad Alitalia” per cui la Commissione ha constatato che l’Italia diede esecuzione illegalmente alla misura di aiuto, violando l’articolo 88, par.3, del trattato TFUE e con ciò dispose per l’Italia, l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per recuperare l’aiuto di Stato incompatibile con il mercato europeo 39. Lo Stato Italiano avrebbe dovuto provvedere al recupero dell’intero credito aggravato dall’importo di mora entro e non oltre i quattro mesi successivi alla data della notifica40. A distanza di quattro anni dalla nota causa tra la Commissione e la Francia41, la quale ha sancito il principio della cumulabilità delle sanzioni pecuniarie previste dall’art. 228 CE (art. 260 TFUE), la Corte ha condannato la Grecia (causa C369/07), cumulativamente, al pagamento di una penale e di una somma forfettaria per il mancato recupero di Aiuti di Stato alla Olympic Airways, dichiarati illegittimi nel 2005. La penalità ammontava ad euro 16 000 al giorno e la somma forfettaria a euro 2 milioni. La sentenza fu determinata dal fatto che la Repubblica ellenica venne riconosciuta precedentemente inadempiente per non essersi conformata alla sentenza Commissione c. Grecia, causa C-415/03 nella quale era stato accertato l’inosservanza della Grecia. Se in passato il sistema di controllo è stato palesemente severo ed efficace, non vi
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è dubbio che, ad oggi ,per via della crisi globale, la

Causa C-232/05, Commissione contro Francia. “Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea” , del 25 febbraio 2009 , L 52/15, Conclusione. 40 Ibidem. 41 Causa C-304/02, Commissione della Comunità Europea vs: Repubblica francese. Sito U.E.

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Commissione abbia garantito maggiore elasticità nel rispetto delle regole. Vi è poi la possibilità che, in un certo senso, il diritto sul recupero dell’aiuto cada in prescrizione, infatti in base all'articolo 15 del regolamento CE 659/1999, il potere della Commissione di procedere al recupero degli aiuti illegali può essere esercitato per non oltre dieci anni, a decorrere dal giorno in cui l'aiuto illegale viene messo a disposizione del beneficiario come aiuto individuale o come aiuto rientrante in un regime di aiuti42. Altra attenta analisi deve esser fatta in merito all’estinzione del diritto della restituzione dell’aiuto secondo l’articolo 51 della legge 234/2012, il quale prevede che, indifferentemente dalla forma di concessione, il diritto alla restituzione degli aiuti di Stato sussista finché vige l’obbligo ai sensi del regolamento CE n. 659/1999 del Consiglio. Il Regolamento CE 794/2004 della Commissione, del 21 aprile 2004, ha l’onere di fissare diverse disposizioni relative all’esecuzione del Regolamento CE 659/1999. Esso contiene in particolare le indicazioni in merito alla modalità di trasmissione di una procedura di notificazione, sono inoltre indicati la forma ed i contenuti che devono mantenere le relazioni annuali, viene descritta la procedura di trasmissione e pubblicazione delle relazioni annuali, ne vengono fissati i termini ed infine viene descritto il metodo da utilizzare per la fissazione dei tassi di interesse in caso di recupero degli aiuti dichiarati illegittimi.

42

“Regolamento (CE) N. 659/1999 del Consiglio del 22 marzo 1999 recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE” Pag 152. http://www.ven.camcom.it/userfiles/ID254__Allegato%2034%20-%20regolamento%2065999.pdf

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Come precedentemente menzionato, l’art. 107 TFUE si focalizza su tre temi quali: gli aiuti vietati, gli aiuti “sicuramente compatibili” e gli aiuti “eventualmente compatibili”; quest’ultimo tipo di aiuto verrà analizzato in modo più ampio nel paragrafo che segue.

II.

Le deroghe

All’art. 107 paragrafi 2 e 3, all’art. 93 ed all’art. 106 paragrafo 2 del TFUE, sono determinati i casi specifici in cui l’aiuto di Stato possa essere ritenuto ammissibile. Vi sono condizioni date le quali il principio di incompatibilità col mercato europeo non equivale ad un divieto totale di erogazione di aiuto di Stato. Relativamente ai Fondi strutturali, le disposizioni di deroga maggiormente rilevanti sono quelle di cui all’art. 107 del TFUE paragrafi 2 e 3; in essi vengono indicate le situazioni in cui gli aiuti di Stato sono ritenuti ammissibili (le cosiddette “deroghe”). L’esistenza delle deroghe giustifica il controllo preventivo fatto dalla Commissione. Tale controllo è stabilito dall’art. 108 del TFUE e dispone che gli Stati Membri debbano notificare alla Commissione qualsiasi progetto diretto a istituire aiuti prima della loro esecuzione (ad esclusione degli aiuti “de minimis”). Il medesimo articolo conferisce inoltre alla Commissione il potere discrezionale di decidere se l’aiuto in oggetto possa beneficiare della deroga o meno. La Commissione nell’esercizio dei suoi poteri ha messo in atto specifiche metodologie di valutazione in funzione delle dimensioni dell’impresa, della sua posizione, del settore si appartenenza e delle finalità dell’aiuto. Data la natura discrezionale del potere ad essa conferito, la Commissione ha cercato di

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rendere pubblica la metodologia adottata nelle scelte, con il fine di garantire che tale discrezionalità sia esercitata con la dovuta trasparenza e che le autorità e le imprese abbiano ben presente i loro diritti. La Commissione ha pubblicato i criteri applicati nelle decisioni in merito alla concessione o meno di deroghe per gli aiuti notificati; questa comunicazione viene fatta in forma di regolamenti, comunicazioni, orientamenti, discipline e lettere agli Stati Membri.

Le principali deroghe sono:  Gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni; All’art. 107 TFUE paragrafo 3 alla lettera a) viene analizzato l’aiuto destinato alle regioni:” gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione", mentre nel medesimo paragrafo, alla lettera c) si fa riferimento agli "aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempre ché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse."  Gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche;  Gli aiuti settoriali; Nel corso degli anni la Commissione ha adottato norme specifiche o settoriali, le quali definiscono la sua posizione in merito alla

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concessione di aiuti di Stato in determinati settori dell’attività economica.  Gli aiuti intersettoriali; Suddette norme sono tese a stabilire la posizione della Commissione rispetto a determinate categorie di aiuti destinate a far fronte alle difficoltà che potrebbero nascere in qualsiasi settore economico o regione. La Commissione ha adottato una serie di orientamenti che stabiliscono i criteri applicati alle seguenti categorie di aiuti: aiuti alle PMI, alla ricerca e sviluppo, per la tutela dell’ambiente, per la ristrutturazione ed il salvataggio delle imprese in difficoltà, aiuti destinati all’occupazione, aiuti di Stato alle imprese situati in contesti urbani svantaggiati ed infine gli aiuti alla formazione.
 Gli aiuti in regime di “de minimis”.

Questo tipo di aiuto verrà analizzato in modo più ampio successivamente.

III.

Le Garanzie

La Commissione disciplina le garanzie mediante la Comunicazione sull’applicazione degli artt. 87 e 88 del trattato CE agli Aiuti di Stato (pubblicata su GUUE C 155/10 DEL 20/06/2008). La Comunicazione regola la
concessione di garanzie statali alle imprese, connesse ad una operazione finanziaria, nelle quali, a fronte di un trasferimento del rischio allo Stato, le imprese beneficiarie corrispondono un adeguato corrispettivo (premio).

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La garanzia pur non essendo un Aiuto di Stato a carattere economico, rappresenta il principale strumento nazionale a sostegno dell’accesso al credito per le PMI italiane 43 , esso infatti rilascia le garanzie necessarie a favorire la concessione di credito in favore delle PMI che pur essendo sane dal punto di vista economico-finanziario non sono nella condizione di offrire ai soggetti finanziatori adeguate ed autonome garanzie ai fini dell’ottenimento del finanziamento richiesto. La garanzia non rientra nel piano degli “aiuti di Stato” previsti dal Trattato, ma negli ultimi anni ha rappresentato un procedimento di notevole importanza per Il Fondo Centrale di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese, istituito con la Legge n.662/9644 (art.2 comma 100, lettera a ) e riconosciuto dal 2000. Trattasi sostanzialmente di un riconoscimento di garanzia pubblica, il quale va a sostituirsi o in alternativa si affianca di fatto alle garanzie reali delle imprese. In questo caso le PMI in questione non otterranno un importo in denaro, ma bensì la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza aver l’onere di addurre ad ulteriori garanzie (vale a dire fideiussioni e similari) sugli importi garantiti dal Fondo. Fin’ora oltre il 99% delle imprese hanno avuto la possibilità di accedere a questa forma di aiuto. Le imprese hanno la possibilità di rivolgersi a più mediatori per l’ottenimento della garanzia; tali mediatori possono esser le banche, un intermediario finanziario, una Società Finanziaria per

l’Innovazione e lo Sviluppo (S.F.I.R.), un consorzio di garanzia collettiva fidi o in alternativa ad altri fondi di garanzia. Questo strumento di politica
43

“Ricerca e competitività 2007-2013”, pag. 1, Fonte: PON in collaborazione con il Ministero dell’istruzione e il Ministero dello Sviluppo Economico. 44 Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 1996

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industriale genera un importante effetto leva, con l’obiettivo di moltiplicare le risorse pubbliche; il rapporto costi/benefici porta la strategia delle garanzie ad ottenere importanti risultati. Possono usufruire della garanzia diretta del Fondo tutte le piccole e medie imprese sane (in grado di far fronte agli impegni finanziari derivanti dalle operazioni per le quali si accede alle garanzie del Fondo), anche in forma di cooperative e consorzi di cooperative. E’ possibile realizzare investimenti materiali ed immateriali (spese per trasferimento tecnologico tra cui acquisizione di brevetti, di licenze di sfruttamento o di conoscenze tecniche brevettate e tecnologie non brevettate), formazione, innovazione e specializzazione di settore. La formazione professionale all’interno delle aziende può a tutti gli effetti beneficiare delle garanzie. Investimenti che non devono essere alienati, ceduti o distratti per 5 anni dalla data di ammissione all’intervento del Fondo. La caratteristica intrinseca di questo aiuto è quello d’esser fondo rotativo, ovvero l’alimentarsi autonomamente grazie ai rimborsi graduali dei finanziamenti pervenuti dalle PMI. Il tasso di default è pari circa al 2% del totale delle operazioni e ciò permette alla quasi totalità dei fondi destinati alla copertura della garanzia di rientrare alla scadenza e d’esser quindi rimessi in circolo per il sostegno di una nuova PMI. L’accesso al fondo è differente in base alla natura del soggetto che si rivolge al Fondo Centrale di Garanzia. La Garanzia diretta è un primo modello e viene direttamente concessa dal Fondo al soggetto richiedente, può esser richiesta tramite le banche, le quali garantiscono l’operazione con la garanzia pubblica. Tale garanzia non prevede rischi per l’intermediario dato che nel caso in cui non venga risarcita dall’impresa sarà

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coperta dal Fondo e nel caso in cui quest’ultimo sia esaurito, allora sarà lo Stato stesso a risarcire la banca. Altra ipotesi è la Controgaranzia, avviene quando l’impresa si rivolge ai Confidi i quali provvederanno a l’invio della domanda di controgaranzia. Vi è infine le Cogaranzia, nella quale i soggetti beneficiari vengono affiancati dai Confidi ma ricevono direttamente la garanzia. L’impresa può esser garantita per un importo fino a 1 500 000€, rimanendo in linea e nel rispetto dei trattati. Nel 2008 la Commissione ha istituito l’obbligatorietà di comunicazione delle garanzie, tale disposizione deve esser applicata per tutte le garanzie nelle quali è previsto un trasferimento di rischio. Generalmente le garanzie concesse sono definite ad hoc, ovvero concesse individualmente e solitamente legate a prestiti o

obbligazioni finanziarie 45 o in alternativa concesse nell’ambito di uno specifico regime. Per le PMI sono state introdotte misure particolari e semplificate per permettere alle imprese di accedere alle garanzie senza particolari difficoltà. Indifferentemente dalla percentuale di rischio, per

decidere se una garanzia possa essere attivata o meno, gli Stati Membri hanno a disposizione due strumenti: in primis la possibilità di utilizzare premi esenti di sicurezza predefiniti, essi sono anche considerati privi di effettivi elementi di aiuto in quanto il loro importo è basato su classi di rating e considerati conformi al mercato (in alternativa in caso di start-up, dunque in assenza di un importo di rating è possibile applicare un premio pari al 3,8% annuo).
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Come menzionato, le garanzie ad hoc hanno la necessità di avere la confluenza di particolari condizioni: il mutuario non può esser un’impresa in difficoltà, esse devono esser limitate nel tempo , nell’importo e legate ad una specifica operazione finanziaria, inoltre la copertura massima non può superare l’80%, la garanzia deve esser proporzionale al prezzo di mercato, dovrà esserci una equa suddivisione in caso di perdite e proporzionalità nei rimborsi. Infine vi è la possibilità di utilizzare premi di sicurezza (safe harbour) predefiniti.

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Secondo strumento è l’applicazione di un premio unico generalizzato ma può esser adottato solo nel caso in cui l’importo garantito sia inferiore a 2,5 milioni di euro per impresa; quest’ultimo apre le porte al “risk pooling” sostanzialmente la messa in comune del rischio a vantaggio delle PMI, le quali sono solite chiedere un importo limitato di garanzia.

1.3

Aiuti alle PMI

1.3.1 Aiuti destinati alle PMI 46 Sulla base di ciò che è stato detto, vediamo come le PMI abbiano importanza nella realtà economica e sociale nell’Unione Europea e dei suoi cittadini. La realtà produttiva europea si caratterizza dalla compresenza di più settori di produzione, diversificati in primis da nazione a nazione e principalmente sulla base della cultura imprenditoriale della nazione in analisi. Questo significa anche che non sarà la sola piccola impresa ad influire sul suo futuro, ma anche e soprattutto, le altre imprese concentrate in quell’area; è auspicabile quindi il duplice atteggiamento:« pensare globale e agire locale »47, per far si che sia l’intera area a crescere e ad attrarre investimenti. Lo sviluppo delle PMI non deve esser inteso unicamente in termini economici, ma anche sociale, culturale e cognitivo. A tal fine la Commissione dal 2006 adotta una disciplina europea in materia di aiuti di stato in favore della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione (di seguito RSI), dal 2008 inoltre si è scelto di

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Regolamento (CE) n. 70/2001 della Commissione del 12 gennaio 2001, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese (più atti modificativi) 47 L. Santamaria, “Pensare globale e agire locale”, pag.2 , Franco Angeli, 2002.

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adottare il regolamento generale di esenzione per categoria 48 ; entrambi contengono recenti disposizioni relative all’innovazione, le quali sono rivolte , in gran parte alle PMI, e non ultimo, sono mirate alla nascita di nuovi posti di lavoro e di crescita vista sotto ogni profilo. Gli aiuti di stato in questione sono regolamentati per categoria49 e sono divisi in nove aree50. All’interno di

48

“Regolamento CE n.800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli artt. 87-88 del trattato” (GU L 214 del 9/08/2008, pagg. 3-47). 49 “Politica E.U. in materia di aiuti di Stato: Regolamento generale di esenzione per categoria” . Applicabile dal 29 agosto 2008 fino al 31 dicembre 2013 . 50 La prima di queste aree è l’Aiuto in favore di progetti di ricerca e sviluppo. I finanziamenti erogabili in quest’area vanno dal 100% dei costi ammissibili per quel che riguarda la ricerca fondamentale; si riduce all’80% dei costi ammissibili nella ricerca industriale delle piccole imprese (ancor meno, ossia il 75%, se le imprese sono di dimensioni medie). Lo sviluppo sperimentale non riscuote grande sostegno da parte della Commissione, dato che quest’ultima finanzia unicamente il 60% dei costi ammissibili nelle piccole imprese ( 50% per le medie imprese). All’interno della stessa categoria destinata allo sviluppo e alla crescita delle piccole e medie imprese vi sono una serie di sottocategorie, in primis gli aiuti per gli studi di fattibilità tecnica, i quali possono esser concessi alle due aree sopra citate: attività di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale (nel caso della ricerca industriale le PMI possono beneficiare del 75% dei costi ammissibili, viene invece concesso il 50% allo sviluppo sperimentale). Vi è inoltre l’aiuto per le spese connesse ai diritti di proprietà industriale, ovviamente legata ai costi che possono subentrare dalla concessione e al riconoscimento di brevetti (o altri differenti tipi di proprietà industriale). La Commissione opera in favore delle nuove imprese, garantendo Aiuti a nuove imprese innovative; i beneficiari devono esser piccole imprese operative da non più di sei anni dal momento della concessione dell’aiuto. Per riconoscere queste aziende “innovative” viene valutato il budget, utilizzato per costi di ricerca e sviluppo, dalla società nei tre anni precedenti, il quale deve attestarsi oltre il 15% del totale. E’ bene evidenziare che l’azienda che usufruirà dell’aiuto alle nuove imprese innovatrici, non potrà accedere ad altri aiuti di Stato differenti da questo per i tre anni successivi, inoltre l’aiuto non potrà superare il milione di euro, fatto salvo la deroga ai sensi dell’art. 87 paragrafo 3 del trattato TCE. Ancor meno sostenuto è l’aiuto per servizi di consulenza in materia di innovazione e servizi di supporto all’innovazione, secondo il quale il beneficiario può aver accesso ad un massimo di 200.000 euro su un periodo di tre anni. Condizione favorevole per il beneficiario è l’avere una certificazione internazionale o europea, in questo caso i costi ammissibili sostenuti dalla società verranno interamente corrisposti dall’U.E., in alternativa, l’aiuto si limiterà al 75% dei costi ammissibili. Altri aiuti, connessi all’RSI, vengono concessi alle nuove proposte di organizzazione dei servizi ed innovazione dei processi, suddetto aiuto deve esser legato imprescindibilmente all’utilizzo di nuove tecnologie di informatizzazione e può variare da un aiuto minimo pari al 25% per le imprese medie ad un massimo di 35% per le imprese di piccole dimensioni. In ultimo vi sono gli aiuti ai poli di innovazione; la sopraccitata categoria si divide a sua volta tra gli aiuti all’investimento (per la creazione, l’ampliamento e l’animazione di settori di innovazione riservati alla persona giuridica che ne assume la gestione) e gli aiuti al

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queste categorie vi è una misura specifica per la formazione dei lavoratori: la Commissione ha scelto di riqualificare il personale all’interno delle aziende garantendo il fondo Aiuti per la messa a disposizione di personale altamente qualificato, al quale possono accedere le aziende per un beneficio pari al 50% dei costi ammissibili51. Particolare attenzione è rivolta al settore agricolo e della pesca, i quali possono accedere agli Aiuti finalizzati alla ricerca e sviluppo. Tali aiuti sono concessi direttamente all’organismo o all’ente che effettua la ricerca, la percentuale di finanziamento non supera il 100% dei costi ammissibili. Ogni categoria compresa all’interno della RSI rientra tra le misure di aiuto, a norma del regolamento generale di esenzione per categoria (GBER), sono conseguentemente esentate dall’obbligo di notifica, salvo eccezioni, quali: aiuti per l’innovazione dei processi e dell’organizzazione nei servizi, importi elevati di aiuti individuali ed ultimo gli aiuti ai poli di innovazione52. Accanto alla politica europea è comunque importante anche un supporto nazionale attuato attraverso una politica pubblica nazionale, definita aiuto di Stato e volta a promuovere investimenti privati nel campo dell’RSI. In Italia la strategia dell’RSI promuove settori specifici quali l’ambiente, la salute, l’ICT, i beni culturali, i sistemi di produzione, l’energia, l’agroalimentare. Questa politica di aiuti è stata fortemente indebolita dalla crisi economica, tanto da portare ad una revisione della politica dei finanziamenti. La necessità di
funzionamento per l’animazione dei poli i quali possono esser ceduti per un determinato lasso di tempo ed esclusivamente alla persona giuridica che gestisce. 51 Requisiti necessari sono il riposizionamento del lavoratore all’interno della ditta e l’aver lavorato nella stessa per almeno 2 anni. 52 “Disciplina comunitaria in material di aiuti di Stato a favor e di ricerca, sviluppo e innovazione”, (GU C 323 del 30.12.2006)

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ridurre il deficit di bilancio ha condotto necessariamente ad una diminuzione delle risorse destinate ad ogni settore53. Come anticipato, oltre all’RSI, vi sono altre aree di finanziamento, quale ad esempio gli Aiuti per la tutela ambientale54. L’Unione Europea ha dimostrato in varie occasioni di credere nell’importanza degli investimenti nelle nuove tecnologie e di puntare ad una sempre maggiore risposta alla richiesta di lavoro, a tal fine altra categoria presentata tra le misure a sostegno delle PMI vi sono gli Aiuti agli investimenti e all’occupazione 55 . Altra categoria ampiamente appoggiata nell’ultimo anno è quella a sostegno dell’imprenditoria femminile, per quest’ultima infatti oltre agli aiuti statali vi sono anche svariati progetti di finanziamenti regionali. L’aiuto all’imprenditoria femminile permette la creazione di piccole imprese di cui sono proprietarie e che sono gestite da donne, sostenendo un’uguaglianza più sostanziale che formale tra i due sessi

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V. Vecchietti, “ Disciplina per gli aiuti di stato a ricerca, sviluppo e innovazioneDocumento di consultazione”, 2012. 54 Ai sensi della disciplina europea degli aiuti di Stato per la tutela ambientale, gli Stati Membri possono concedere un sostegno per progetti ambientali sia alle piccole e medie imprese, sia alle imprese di grandi dimensioni. Il progetto è esente dall’obbligo di notifica se richiede fondi per un importo inferiore alla soglia di 7,5 milioni di euro per impresa per progetto di investimento. I costi ammissibili in questo caso sono i sovraccosti di investimento necessari a raggiungere un livello superiore a quello richiesto dall’U.E. 55 Tali aiuti possono essere concessi sia nelle zone assistite (ossia le zone che beneficiano di aiuti a finalità regionale) che in quelle non assistite. Sono ammissibili i costi per gli investimenti materiali e immateriali o costi calcolati sulla base dei posti di lavoro creati direttamente dal progetto di investimento. Vi sono però dei limiti, infatti gli Stati Membri possono garantire un finanziamento pari al 20% nel caso di piccole imprese, mentre la percentuale scende al 10 se si tratta di imprese di medie dimensioni. L’aiuto può esser ritenuto esente dall’obbligo di notifica alla Commissione ad eccezione degli aiuti individuali che superano i 7,5 milioni di euro. Vengono inoltre garantiti finanziamenti in favore della consulenza ai servizi ed alla partecipazione a fiere; la natura di detti servizi non è continuativa e per entrambi i fondi il budget messo a disposizione non supera i 2 milioni di euro. Gli Aiuti ora considerati hanno una bassa soglia di finanziamento prima che la notifica diventi obbligatoria, il limite scendi infatti a 2 milioni di euro.

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nel settore imprenditoriale 56 . Il regolamento di esenzione per categoria permette inoltre che venga erogato aiuto a sostegno dei lavoratori svantaggiati 57 o disabili nella ricerca di un’occupazione. Le condizioni per avvedere al finanziamento sono due: la prima corrisponde al numero dei posti di lavoro messi a disposizione una volta ottenuto il fondo, mentre il secondo presupposto è che l’occupazione dovrà esser mantenuta per almeno il periodo minimo previsto dalla legislazione nazionale o dal contratto collettivo. Altra categoria di aiuti è quella per il salvataggio58 e la ristrutturazione59 di imprese in difficoltà 60 . Ovviamente in questo caso parliamo di finanziamenti individuali, mirati alle imprese che si trovano in difficoltà e che richiedano l’esecuzione di urgenti misure di ristrutturazione. Gli Stati in questo contesto possono trovarsi a scegliere tra due vie, la prima garantisce un finanziamento immediato ma ridotto (10 milioni di euro) all’impresa. Gli unici settori ai quali non può esser assegnato il credito sono quello del carbone e

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Per suddetta categoria gli Stati Membri possono concedere fino a 1 milione di euro senza dover inoltrare la richiesta di notifica alla Commissione e l’intensità dell’aiuto può arrivare fino ad un massimo del 15% dei costi ammissibili dei primi 5 anni dalla costituzione dell’impresa. Caratterist ica importante di questa categoria è che il regolamento generale di esenzione per categoria prevede anche la concessione di aiuti per i costi riconducibili all’assistenza di figli e familiari. 57 Viene considerato lavoratore svantaggiato colui che rientra in una delle seguenti categorie: chi non ha un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, chi non possiede un diploma di scuola media superiore o professionale, un lavoratore che abbia superato i 50 anni di età, adulti con uno o più familiari a carico, membri di una minoranza nazionale ed infine i lavoratori occupati in professioni con una disparità d’assunzione tra uomo e donna che va oltre il 25% la media statale delle altre mansioni. Vi è inoltre la categoria del molto svantaggiato, ossia il disoccupato da almeno 24 mesi. 58 L’aiuto al salvataggio è una forma di assistenza temporanea e reversibile garantita alle imprese durante il periodo di elaborazione del piano di ristrutturazione. Sostanzialmente il credito mantiene l’attività dell’azienda. 59 L’aiuto alla ristrutturazione si basa su un piano realizzabile volto a ripristinare la redditività a lungo termine dell’azienda. 60 L’azienda viene definita in difficoltà quando non riesce a mantenere con le proprie risorse a mantenere le perdite e che in assenza di un aiuto statale sarebbe costretta a cessare l’attività.

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dell’acciaio, fatte salve alcune disposizioni ad hoc relative alle imprese in difficoltà nel settore interessato. La classificazione prevede ancora la categoria di aiuti alla formazione e gli aiuti a finalità regionale, ma di entrambe si parlerà in modo più ampio successivamente.

Per mezzo delle risorse del Fondo Sociale Europeo, le PMI hanno l’opportunità di sviluppare progetti per la formazione continua dei propri dipendenti o ancora, è possibile per agenzie di formazione, formare inoccupati. La richiesta avviene mediante la presentazione di progetti formativi con l’obiettivo di ampliare le competenze dei lavoratori, sostenerne la loro adattabilità ed infine favorire l’innovazione e la produttività mediante una migliore organizzazione della qualità lavorativa. Le imprese interessate alla formazione dei propri dipendenti possono proporre in via autonoma i propri progetti ai Bandi F.S.E. Le aziende possono decidere anche di

presentare il progetto in partenariato con uno o più enti formativi accreditati. Il momento più complesso per l’azienda che vuole beneficiare del fondo è sicuramente la parte iniziale del percorso, ovvero la progettazione della partecipazione al bando. L’impresa deve tener presente due momenti del percorso: il monitoraggio e la progettazione. Nella fase di monitoraggio l’impresa dovrà individuare l’opportunità di contributo idonea per la propria area di intervento. In un ventaglio di opportunità talmente ampio, questo primo ostacolo, che può sembrar di facile soluzione, rappresenta in molti casi motivo di interruzione nella richiesta da parte delle imprese. Il secondo step è rappresentato dalla progettazione, ovverosia la verifica dei requisiti e delle

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procedure previste dal bando per la presentazione della richiesta. La progettazione prevede a sua volta le fasi della realizzazione del progetto e la rendicontazione 61 . Nella prima di esse le PMI dovranno provvedere alla stesura del progetto, il quale potrà focalizzarsi su di una serie di aree, quali ad esempio la crescita e l’innovazione (sostanzialmente tutti i settori in cui l’FSE si impegna); parte da qui dunque la procedura per la concessione del contributo. L’azienda dovrà rivolgersi all’ente gestore che si è occupato della pubblicazione del bando e proporre la propria candidatura entro e non oltre i termini previsti dal bando. Verrà successivamente avviata la fase di Istruttoria e Valutazione, durante la quale l’ente gestore effettuerà le opportune verifiche in merito alla richiesta ed infine verrà pubblicata la Graduatoria all’Ammissione, fase anch’essa a carico dell’ente gestore. Le imprese che si aggiudicano il bando sono chiamate a firmare il Contratto di Finanziamento. Tendenzialmente il contributo viene erogato in un’unica soluzione previa presentazione del rapporto finale, ma nel caso in cui l’ente ne faccia richiesta, il contributo può esser erogato in base agli stati di avanzamento dei lavori; nella maggiore delle ipotesi l’importo verrà suddiviso in due rate, la prima “di acconto” viene versata nel momento in cui i lavori si trovano a circa metà del proprio percorso di realizzazione, mentre la seconda ed ultima rata verrà versata alla conclusione del progetto. Ogni rata del contributo viene versata solamente dopo aver constatato la presentazione e successiva approvazione da parte dell’Ente, di un rapporto che dovrà dimostrare i risultati ottenuti, deve
61

Borgonovi,Crugnola,Vecchi, “Finanziamenti progettazione e gestione”, pag. 56, Egea, 2006.

comunitari.

Approccio

stategico,

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inoltre prevedere un rendiconto economico ed una nota informativa sulla pubblicizzazione del progetto. La relazione può esser compilata anche da personale non specialistico, ma dovrà contenere, oltre ai punti

precedentemente elencati, anche il piano temporale entro il quale terminare il progetto ed i risultati raggiunti in termini di impatti concreti. Il rendiconto economico è composto da una serie di documenti che accompagnano la relazione e riportano i costi sostenuti dall’azienda, suddividendoli in determinate categorie; in una prima parte il rendiconto avrà un modulo riassuntivo contenente il costo totale sostenuto per l’attuazione del progetto a sua volta scomposto in base ai totali per categoria. Il modulo dovrà esser compilato e firmato dal legale rappresentante dell’Ente con lo scopo di attestare le reali spese sostenute ed il loro reale collegamento con il progetto sviluppato. Il rendiconto economico prevede inoltre un prospetto dei giustificativi di spesa inviati. Dovranno inoltre esser riportati i documenti delle spese legate al personale dipendente o parasubordinato che hanno partecipato direttamente alla realizzazione del progetto. Tendenzialmente è necessario dimostrare all’Ente ricevitore l’ultimo bilancio utile approvato (da quest’onere sono esclusi gli Enti Pubblici). La procedura si conclude presentando la strategia di pubblicizzazione, ovvero una relazione nella quale verranno indicate tutte le informazioni e/o la documentazione necessaria.

Per svolgere la fase di Stato Avanzamento dei Lavori, sono costituiti i comitati di sorveglianza che hanno la specifica funzione di accertare l’efficacia e la qualità dell’attuazione del programma operativo. Nello

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specifico, il Comitato di sorveglianza 62 ha il compito di: esaminare e approvare i criteri di selezione delle operazioni finanziarie sulla base delle necessità di programmazione, di valutare periodicamente gli sviluppi compiuti verso l’obiettivo prestabilito dal Programma Operativo e di esaminare e valutare il conseguimento degli obiettivi fissati per ogni fase. Il Comitato di sorveglianza deve monitorare i risultati dell’esecuzione, in particolare il conseguimento degli obiettivi fissati per ogni asse prioritario, nonché le valutazioni e i Rapporti annuali e finale di esecuzione. L’organo in oggetto è Presieduto dal Presidente della Giunta Regionale o da un’Autorità da esso delegata e la sua formazione è data da rappresentanti di svariati enti tra i quali la Regione, oppure dello Stato. In ultimo il processo per l’ottenimento del FSE, prevede una rendicontazione finale ed il monitoraggio dei risultati. La concessione del contributo avviene secondo tre differenti procedure:  Automatica, questa non prevede una fase istruttoria a carattere tecnico, economico e finanziario dell’investimento. L’aiuto è concesso in percentuale sui costi ammissibili sostenuti successivamente alla domanda.  Valutativa: la presentazione della domanda avviene per un determinato investimento (progetto). Sarà l’Ente gestore a valutare la completezza dei requisiti e sarà la stessa che effettua l’istruttoria di

62 “

Stato di avanzamento”, fonte: http://www.regione.piemonte.it/europa/fse_stato.htm

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merito del progetto. Vi sono due tipologie di valutazione, per graduatoria ed a sportello.  Negoziale: Finanzia interventi volti allo sviluppo territoriale e/o settoriale; può esserci la compartecipazione di più imprese e ciò avviene attraverso la programmazione negoziata. Ovviamente la stesura del progetto da parte dell’impresa richiede tempo e dedizione. In primis occorre valutare attentamente quale tra i bandi a disposizione sia più affine ai propri interessi, ad un primo approccio potrebbe risultare una considerazione superficiale, ma dai dati è possibile riscontrare che in svariate occasioni (in special modo da richieste pervenute da aziende italiane), le richieste di finanziamento sono in appropriate, sostanzialmente fuori tema in base al progetto al quale è stata presentata la domanda di finanziamento. Nell’ultimo periodo di programmazione l’U.E. sta dirigendo il Fondo Sociale Europeo verso un utilizzo più concreto, volto a migliorare le condizioni occupazionali dei cittadini e lo fa ampliando le conoscenze di quest’ultimi o magari proponendo lavori che il tempo e la globalizzazione stanno facendo scomparire. Uno di essi è il fondo erogato alla provincia autonoma di Bolzano, la quale ha utilizzato i finanziamenti per migliorare le prospettive occupazionali nelle comunità montane istituendo un corso di musica tradizionale italiana, grazie alla quale 150 artisti hanno successivamente

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trovato lavoro nello stesso settore creativo63. La città di Torino ha conciliato l’alto tasso di immigrazione con le potenzialità linguistiche di quest’ultimi. Nell’ultimo periodo infatti sono stati istituiti corsi di formazione incentrati nell’apprendimento della lingua italiana e nel settore turistico, in questo modo gli immigrati hanno ottenuto impieghi nel settore turistico grazie alle loro buone competenze linguistiche64. In applicazione dell’art. 109 TFUE (ex articolo 89 del TCE), il Consiglio Europeo ha provveduto ad emanare il Regolamento n.659 del 22 marzo 1999, il quale descrive la procedura di notifica di aiuti di Stato alla Commissione. La Commissione ha dimostrato col tempo di adattarsi alla giurisprudenza della Corte di Giustizia, elaborando una prassi in linea con l’articolo in questione. Trasparenza del diritto e certezza sono il motivo principale per il quale si ricorre alla codificazione di una procedura, a maggior ragione quando è di importanza strategica come nel caso dell’obbligo di notifica; non meno importante è l’obiettivo di creare una linea guida per gli Stati Membri oltre ad una collaborazione tra quest’ultimi e la Commissione. Come facile dedurre, il raggiungimento di questi fini condurrebbe ad una riduzione del tempo nella procedura di valutazione effettuata dalla Commissione alla notifica degli aiuti.

63 64

“L’FSE in Italia”, Commissione Europea. Ibidem.

41

1.3.2

Aiuti destinati al capitale di rischio

65

Gli aiuti al capitale di rischio, pur non rientrando tra le misure strettamente legate alla formazione nelle imprese, rappresenta una strategia di fondamentale importanza per la crescita di una PMI e come per gli Aiuti statali alla formazione, anche il sostegno al capitale di rischio è esente dall’obbligo di notifica alla Commissione. Inoltre i regimi previsti per gli aiuti destinati al capitale di rischio, disciplinati dal Regolamento CE 800/200866, non escludono l’accesso ad altre agevolazioni (come l’aiuto alla formazione). Nel periodo di adesione il beneficiario potrà usufruire di altri aiuti relativi al medesimo progetto di investimento, unico vincolo sarà l’importo che dovrà fermarsi al 50% dell’intera intensità del regime considerato67. Il capitale di rischio è valutato come uno strumento importante col quale si intende proporre finanziamenti equity 68o quasi-equity69 ad imprese nelle fasi iniziali della loro crescita. Gli aiuti di Stato a favore del capitale di rischio mirano a determinare un aumento degli investimenti privati ma il risultato

Orientamenti comunitari sugli aiuti di stato destinati a promuovere gli investimenti in capitale di rischio nelle PMI, (2006/C 194/02), Gazzetta ufficiale dell'Unione europea http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2006:194:0002:0021:IT:P DF 66 Vedi Regolamento CE 800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008. 67 Idem. 68 Trattasi di investimenti equity e quasi-equity, cioè in azioni/quote della società, ovvero in strumenti finanziari il cui rendimento si basa sui profitti o sulle perdite dell’impresa destinataria e che non sono garantiti in caso di cattivo andamento dell’impresa. 69 Rappresenta la classe di investimento che è composta da tutti gli strumenti finanziari il cui rimborso o rendimento è strettamente connesso con l’andamento dei flussi di cassa del progetto imprenditoriale destinatario dell’investimento. Tipici esempi sono il prestito subordinato rispetto al cosiddetto prestito senior bancario e il prestito mezzanino. Essi sono dunque strumenti ibridi, avendo sia caratteristiche di accentuata rischiosità proprie dell’apporto di capitale di rischio, sia un tasso di rendimento prefissato, ancorché subordinato, proprio di un finanziamento puro.
65

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sarà determinabile unicamente dalle dimensioni del disfunzionamento del mercato, se infatti gli aiuti risulteranno esser positivi, aumenteranno il capitale proprio delle PMI e saranno dannosi se andranno al di là di quanto necessario per incoraggiare l’apporto di capitale di rischio. La Commissione ha stabilito la soglia di sicurezza denominata anche “safe harour” a 1,5 milioni di euro per PMI destinataria, cifra distribuita su più tranche di investimento, finanziate in tutto o in parte dagli aiuti di Stato e per un periodo totale di 12 mesi. Queste misure incoraggiano la creazione di fondi venture capital e l’investimento in PMI a forte crescita, tema che risulta esser ostico in questo periodo di crisi70, dove infatti il numero degli investimenti decresce regolarmente non solo in Italia ma anche tra le altre nazioni europee. La concessione degli aiuti in favore del capitale di rischio è accordato solo a determinate condizioni: 

Importo massimo di 1,5 milioni di euro per PMI destinataria su un periodo di 12 mesi;

Per le PMI situate nelle zone assistite come per le piccole imprese collocate nelle zone non assistite l’intervento a favore delle stesse sarà limitato a fornire seed capital (finanziamento dello studio, della valutazione e dello sviluppo dell’idea imprenditoriale, che precedono la fase di avvio – start-up), start-up capital (finanziamento per lo sviluppo del prodotto e la commercializzazione iniziale) nonché di

“Crisi economica: crollano consumi e investimenti, disoccupazione da record”, http://economia.leonardo.it/crisi-economica-crollano-consumi-e-investimentidisoccupazione-da-record/
70

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capitale di espansione (quest’ultimo ad esclusione delle imprese di media dimensione)71;  Il fondo assegna un minimo del 70% di finanziamento degli stanziamenti complessivi previsti alle PMI destinatarie che verranno forniti sotto forma di investimenti equity e quasi-equity. Nel valutare la natura di tali strumenti, la Commissione tende a privilegiare la sostanza economica dello strumento a discapito della sua

denominazione ed alla qualifica ad esso attribuita dagli investitori. In particolare, la Commissione terrà conto del grado di rischio a carico dell’investitore, delle perdite potenziali che potrebbe sostenere quest’ultimo, della predominanza di una remunerazione in rapporto ai profitti rispetto ad una remunerazione fissa e del livello di subordinazione dell'investitore in caso di disfunzionamento della società destinataria.  I fondi di finanzi manto al capitale di rischio devono esser addebitati a privati per almeno il 50% o il 30 % in caso di misure destinate a PMI situate in zone assistite;

La gestione deve esser fatta secondo i criteri di mercato, quindi il fondo deve esser orientato al creazione di profitto per l’aziende che ne beneficia. Tal criterio potrà ritenersi soddisfatto nel caso in cui si possano riscontrare una delle seguenti condizioni: la partecipazione significativa di investitori privati i quali tenderanno a trarre profitto

71A.

Bechi e M. Montaina “La disciplina comunitaria degli aiuti di Stato nelle misure pubbliche di garanzia e di investimento in capitale di rischio”, Liuc Papers n.242, Impresa e Mercati Finanziari, 7 settembre 2011.

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dall’azienda sulla quale hanno investito; stabilire preventivamente quali siano le potenzialità dell’azienda e ciò avviene studiando preventivamente un piano di investimento; indicare una strategia di uscita chiara e realistica per ogni investimento.

Le categorie di possibili fondi di investimento sono la costituzione di venturecapital72 nelle quali lo Stato può ricoprire le posizioni di socio, investitore o aderente anche a condizioni talvolta meno vantaggiose rispetto agli altri investitori; vi sono inoltre le garanzie prestate in favore degli investitori in capitale di rischio a condizione che la copertura pubblica delle potenziali perdite non superi il 50% dell’importo nominale dell’investimento garantito. Sono presenti inoltre incentivi fiscali per avvicinare nuovi investitori. L’obiettivo dei nuovi Orientamenti Europei è quello di facilitare l’accesso al credito che costituirà uno stimolo alla crescita delle PMI realizzando al contempo l’obiettivo di maggiori posti di lavoro nell'Unione Europea. Gli Orientamenti si riferiscono a misure a favore del capitale di rischio per investimenti alle imprese nelle fasi iniziali di attività con finanziamenti forniti congiuntamente dallo Stato e dagli investitori privati73.

72

Il venture capital è l'apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l'avvio o la crescita di un'attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti venture capitalist. Un fondo di venture capital è disposto a sopportare il rischio a fronte di un rendimento futuro atteso altrettanto elevato. 73 Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato destinati a promuovere gli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e medie imprese (2006/C 194/02) Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea C 194/2 del 18 agosto 2006.

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1.3.3 Gli aiuti a finalità regionale

La Comunità Europea prospetta un aiuto anche con finalità regionale nel quale l’obiettivo è quello di incrementare gli investimenti, aumentare i posti di lavoro, migliorare il grado di formazione di lavoratori e inoccupati e dare input alla nascita di nuovi stabilimenti. I finanziamenti a finalità regionale vengono accordati alle grandi imprese e alle piccole e medie imprese (PMI) oltre che in aiuti al funzionamento. Vi sono due grandi aree entro le quali agisce questo sostegno di tipo finanziario: aiuti regionali all’investimento, ( il quale si divide in massimali degli aiuti disposti per le grandi imprese o per lo PMI) elargibili nelle regioni che rientrano come ammissibili alle deroghe cd. regionali, di cui all’art.87(paragrafo 3). L’altra area è l’aiuto regionale al funzionamento, quest’ultimi sono vietati per principio, ma possono esser concessi temporaneamente ed in casi del tutto eccezionali nelle regioni già riconosciute come beneficiarie dei precedenti sussidi. Essi nascono come input per la nascita di piccole e nuove imprese, sebbene debbano sottostare a determinati requisiti, tra tutti l’esser giustificati in base alla natura, alla proporzionalità in rapporto agli svantaggi oltre che dal loro contributo allo sviluppo della regione interessata. Gli aiuti a finalità regionale favoriscono quelle regioni riconosciute come ammissibili alle deroghe cd. regionali, di cui all’art.87(paragrafo 3). Tali aree hanno come standard di riconoscimento il proprio PIL procapite misurato in base al potere d’acquisto (SPA). Le regioni

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che rientrano in questa fascia (di livello NUTS II74) hanno un PIL inferiore al 75% della media europea (calcolata quando la Comunità contava 15 Stati Membri), sebbene siano state ammesse anche regioni che risultavano avere un PIL superiore al 75%, ma solo per l’effetto dell’allargamento UE a 25 Stati Membri e che dunque risultavano avere un PIL pro-capite inferiore in precedenza. Quest’ultime hanno usufruito di un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2010, successivamente sono stati rivisitati i loro standard, dai quali è emerso che alcune regioni avevano colmato il loro GAP e non avevano dunque più necessità di finanziamento. La Commissione ha determinato i criteri di ammissibilità di altre aree e su tali basi gli stati hanno avuto la possibilità di individuare nuove potenziali regioni per l’accesso ai benefici. Tutte le regioni ed aree ammissibili sono indicate nelle cosiddette “carte degli aiuti a finalità regionale” che ogni Stato Membro ha notificato alla Commissione europea per la sua approvazione con apposita decisione. Suddetto programma crea la possibilità di sviluppo e di raggiungimento degli standard economici europei per le economie regionali italiane. Sulla base dei nuovi orientamenti per il periodo 2007-2013, la quota di popolazione italiana assistita è scesa del 10% sul totale della popolazione, ciò comporta ovviamente una riduzione di copertura totale ne consegue che solo il 3,9% della popolazione è riconosciuta come assegnato ad aree assistite ammissibili75. In Italia sono state adottate due strategie per procedere alle cessioni di tali finanziamenti; in primis si è scelto di privilegiare le aree nelle
74

Common classification of territorial units for statistical purposes; http://europa.eu/legislation_summaries/regional_policy/management/g24218_en.htm 75 Aiuto di Stato N 324/2007 – Italia, Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013 http://ec.europa.eu/eu_law/state_aids/comp-2007/n324-07-cor.pdf

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quali fosse più probabile che un investimento influisse positivamente allo sviluppo regionale, questo ha condotto fondamentalmente ad un proseguo all’individuazione delle stesse aree già riconosciute nel programma 20002006. L’altra ipotesi scelta dallo stato italiano è stato quello di intervenire in aree nelle quali sono presenti settori economici in grave declino. In base al trattato CE sono dunque passibili di aiuto con un massimale del 30% e per l’intero periodo 2007-2013, le regioni NUTS-II, Campania, Puglia e Sicilia con un massimale di aiuto del 40% tra il 1 gennaio 2007 ed il 31 dicembre 2010 per poi passare ad un 30% dal 1 gennaio 2011 fino alla fine del programma 76. Vi è inoltre tra le regioni italiane, la Basilicata, la quale ha potuto beneficiare fino al 31 dicembre 2010 di aiuti per effetto statistico perché ammissibili a norma dell'articolo 87( paragrafo 3), il massimale in questo caso specifico era del 30%. Dagli aiuti a finalità regionale sono espressamente esclusi determinati settori, quali: la pesca, industria carbonifera, la produzione di prodotti agricoli, il settore dei trasporti e della cantieristica, le industrie siderurgiche e delle fibre sintetiche77. Gli Aiuti Statali fin’ora menzionati si rivolgono in primis alle PMI e alle loro necessità, dal capitolo successivo verranno analizzati gli Aiuti Statali che le imprese, enti pubblici o privati potranno applicare utilizzare per finanziare la formazione tra i cittadini europei.

76

Regolamento (CE) N. 659/1999 del Consiglio del 22 marzo 1999 http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CONSLEG:1999R0659:20070101:IT:P DF 77 Regolamento (CE) n. 1628/2006 della Commissione, del 24 ottobre 2006, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti di Stato per investimenti a finalità regionale [Gazzetta ufficiale L 302 dell'1.11.2006].

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Cap. 2 Aiuti alla formazione

2.1. La politica europea per la formazione professionale Negli anni l’Unione Europea ha tentato di riorganizzare la formazione e l’istruzione tra gli Stati Membri, rendendola più omogenea ma soprattutto in linea con le richieste provenienti dal mercato del lavoro e le conoscenze necessarie per affrontare la globalizzazione. Già nel 2000, il Consiglio Europeo di Lisbona dimostrò l’esigenza di migliorare la formazione e istruzione professionale, promuovendone la qualità, migliorando l’inclusione sociale, la coesione, la mobilità e tentando di migliorare l’occupazione. Nel 2002 venne avviato il Processo di Copenaghen, una cooperazione rafforzata in materia di istruzione e formazione professionale. L’obiettivo principe del progetto era quello di migliorare le prestazioni, la qualità dell’istruzione e della formazione professionale mediante la cooperazione tra l’Unione Europea ed i suoi stati, inoltre dal 2002 le priorità vengono valutate periodicamente (ogni due anni) e vengono fissate reciprocamente. Nell’atto del Processo di Copenaghen, avvenuto tra il 29 e 30 novembre, vi è una dichiarazione dei Ministri europei dell’istruzione e della Commissione Europea. La Dichiarazione di Copenaghen delinea le priorità del Processo in questione in merito al rafforzamento della cooperazione a livello europeo per ciò che concerne l’istruzione e la formazione professionale. Il Processo intendeva migliorare le condizioni e l’attrattiva della formazione in Europa, mirava inoltre a promuovere lo sfruttamento delle possibilità date dalla

49

formazione permanente per i lavoratori. Gli obiettivi strutturali e politici previsti erano quelli di rendere meno eterogenei i sistemi di istruzione e formazione professionale europei, inoltre il Processo di Copenaghen mirava a migliorare la trasparenza e la qualità delle competenze e delle qualifiche dei lavoratori, nonché incrementare la mobilità. Le priorità esposte dalla Dichiarazione di Copenaghen miravano a rafforzare le imprese europee nell’ambito e la formazione ed istruzione dei lavoratori, inoltre la Dichiarazione riteneva importante fornire un orientamento migliore ai propri cittadini, nonché consulenza e trasparenza nell’area dell’IFP. Nel dicembre 2004, l’Unione Europea dimostrò l’efficacia ed il successo del Processo di Copenaghen facendo un passo avanti nell’istruzione e formazione professionale, introducendo il Comunicato di Maastricht (anch’esso volto a promuovere la cooperazione europea rafforzata nel settore menzionato). Il comunicato di Maastricht fissa priorità specifiche per ogni suo Stato Membro nel campo dell’IFP, chiedendo che ogni stato provveda ad istituire strumenti di riferimento comuni a favore dell’IFP, richiede un migliore investimento del denaro sia pubblico che privato in materia di formazione professionale, non ultimo promuove nuovamente l’utilizzo dei finanziamenti europei (come il Fondo Sociale Europeo) a sostegno dello sviluppo della formazione e istruzione professionale.

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Figura 1 Storico dei processi U.E. a favore dell'IFP.

2000 Consiglio Europeo di Lisbona

2002 Processo di Copenaghen

2004 Comunicato di Maastricht

2006 Comunicato di Helsinki

2008 Comunicato di Bordeaux

2010 Comunicato di Bruges

Nel dicembre 2006 è stata la volta del Comunicato di Helsinki sempre in relazione alla cooperazione europea rafforzata in materia di istruzione e formazione professionale; esso ha avuto il compito di valutare il processo di Copenaghen, rivedendone le priorità e strategie. L’Unione Europea si è dotata inoltre di quadri per la valutazione dell’IFP, quale ad esempio il quadro unico EUROPASS per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze lavorative. Ulteriore sviluppo nel settore dell’istruzione e formazione professionale si è avuto con Comunicato di Bordeaux, il 26 novembre 2008, il quale ha il compito di riesaminare le priorità e le strategie dei precedenti comunicati. I risultati sono stati positivi: pur dimostrando un’eterogeneità nelle strategie messe in atto tra gli Stati Membri, i risultati sono stati comunque ottimali. Infine nel dicembre 2010 è stato introdotto il Comunicato di Bruges volto al miglioramento delle condizioni di formazione ed istruzione professionale nel periodo 2011-2020. Come risulta esser evidente, quest’ultimo comunicato a differenza dei precedenti di durata biennale, ha progetti a lungo termine per la cooperazione europea in materia di IFP. Benché mantenga i principi di fondo del Processo di Copenaghen, il Comunicato di Bruges intende rispondere ai problemi attuali dell’Unione Europea, nati successivamente alla crisi economica ed alla conseguente perdita di posti di lavoro e alle altre

51

problematiche socio-economiche. Gli obiettivi per il futuro, affinché l’IFP possa rispondere positivamente alle sfide correnti sono: un’elevata flessibilità e qualità, adattamento ai settori emergenti, formazione che si adatta all’invecchiamento dell’età media dei lavoratori, offerta dei mezzi necessari per consentire i dovuti sviluppi, fornire la possibilità ai futuri lavoratori di acquisire le competenze chiave per entrare nel mercato del lavoro, garantire il giusto finanziamento all’IFP assicurandone la ripartizione in modo efficace ed equo, infine rimuovere ogni ostacolo alla mobilità transnazionale. Il Processo di Copenaghen fa parte del più ampio quadro strategico “Istruzione e formazione 2020”, il quale ha sua volta contribuisce al raggiungimento degli obiettivi nell’area della formazione nella strategia Europa 2020.

Nei periodi di crisi economica le imprese tendono a sottovalutare il capitale umano e quindi la formazione dei propri dipendenti ed il loro benessere, preferendogli il profitto immediato e la produttività a basso costo. Certo è che mantenere i propri dipendenti costantemente aggiornati sulle nuove tecnologie offerte nella loro professione è un elemento chiave per le aziende ma che richiede tempo e denaro che non sempre le PMI possono garantire; un pensiero questo che sta via via riducendosi, attualmente prende campo l’idea che il contributo offerto dalla formazione sia benevolo per ambo le parti: l’imprenditore avrà la possibilità d’avere dipendenti aggiornati sui cambiamenti tecnologici mentre i lavoratori acquisiranno maggiore consapevolezza della propria mansione e competenza dei macchinari in dotazione. In questo periodo di crisi, l’adozione di strategie a sostegno

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dell’innovazione è un fattore determinante per mantenere un buon livello competitivo nel mercato internazionale. I suddetti piani sono stati adottati non solo a livello aziendale o nazionale, ma anche dalla stessa U.E., la quale ha scelto la “Strategia Europea 2020” per far fronte alla crisi. Essa fa riferimento alla passata “Strategia di Lisbona” e la attualizza con nuove politiche per stimolare l’occupazione e lo sviluppo. Queste scelte sono necessarie anche alla luce del fatto che l’occupazione sta crescendo nei servizi a minor contenuto professionale 78 , da ciò si deduce un sottoutilizzo del capitale umano. Le categorie che vengono danneggiate da questa situazione sono le donne ed i giovani; le prime, con un alto grado di scolarità trovano più difficoltà nell’inserirsi nel mondo del lavoro, i secondi perché vedono protrarsi l’inattività. Restringendo il campo ed analizzando anzitutto l’istruzione in Italia, vediamo che l’attenzione alla formazione non viene vista in modo omogeneo al nord come al sud; tendenzialmente nell’area del vecchio triangolo industriale si tende a conferire alla formazione un ruolo non riscontrabile in altre aree italiane 79 , dalle statistiche risulta infatti che in Lombardia e Piemonte in cui si investe di più sulla formazione rispetto ad altre regioni italiane. L’importanza del capitale umano sta comunque modificandosi: col tempo la formazione sta concentrandosi non più in base all’area geografica di pertinenza, ma al proprio mercato di riferimento. Questa situazione che si sta profilando spiegherebbe la necessità dell’area del

78

L. Colombo, “Finanziare la formazione continua- Fondi Interprofessionali, dispositivi nazionali e programmi europei””, p.25. 79 L. Colombo, “Finanziare la formazione continua- Fondi Interprofessionali, dispositivi nazionali e programmi europei” dall’Intervista ad Antonio Specchia , pag.27.

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triangolo

industriale

di

investire

nella

formazione,

per

via

della

concentrazione delle alte tecnologie in loro possesso. 2.1.1 Aiuti applicabili per progetti di formazione aziendale e inter-aziendale I. Il regime di aiuti alla formazione

In base al Regolamento (CE) n. 800/2008 gli stati possono concedere finanziamenti alle imprese a favore della formazione professionale; inoltre il Fondo Sociale Europeo ha beneficiato dell’adozione da parte della Commissione Europea del GBER80 nel 2008, il quale ha concesso agli Stati Membri di elargire a tutte le proprie imprese aiuti a favore della formazione specifica e generale. Nel caso specifico della formazione, il soggetto proponente può chiedere l’erogazione dell’aiuto sulla base di diversi fattori, quali: la dimensione dell’impresa, la conformità con i limiti posti dal regolamento in questione e il tipo di formazione che si vuole sottoporre. La grandezza dell’impresa e il tipo di formazione delineano l’importo al quale l’impresa stessa può accedere, i valori sono i seguenti:
Figura 2 Percentuale dell'importo richiedibile dall'impresa.

Formazione generale Grandi Imprese 60%

Formazione specifica 25%

80

“Regolamento CE n.800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli artt. 87-88 del trattato” (GU L 214 del 9/08/2008, pagg. 3-47).

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Medie Imprese Piccole Imprese

70% 80%

35% 45%

Le percentuali sono sulla base del totale speso dalla società per finanziare la formazione. Nel Regolamento CE 800/2008 viene considerata formazione generale l’insegnamento che fornisce competenze trasferibili a terzi e che possa esser sottoposta a tutti e non solo ad una fascia specifica di lavoratori; tale formazione intende sostanzialmente aumentare le possibilità di collocamento del dipendente. La formazione specifica, ai sensi del Regolamento CE 800/2008, si intende quel tipo di istruzione che migliora le capacità di un lavoratore, ne amplifica le sue già specifiche conoscenze in quello stesso settore dal quale proviene ed al quale la formazione sarà rivolta. Nel caso in cui la formazione sia rivolta a lavoratori svantaggiati o disabili, dal quadro di riferimento occorre aggiungere il 10%. L’intensità massima degli aiuti è comunque fissata all’80% percento anche nel caso in cui concorressero tutti i fattori riportati ( quindi anche nel caso in cui una piccola impresa richiedesse fondi per la formazione generale di persone disabili). Tra i costi ammissibili troviamo il materiale didattico, i costi per il personale docente, le eventuali spese di trasferta, ammortamento degli strumenti e delle attrezzature e costi dei servizi di consulenza II. Gli aiuti de minimis

Gli Stati Membri hanno la possibilità di aiutare finanziariamente le PMI attraverso fondi che non possono esser considerati propriamente aiuti di Stato.

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Tali misure possono essere di carattere generale come la riduzione degli oneri fiscali e dei contributi sociali gravanti sul lavoro, la promozione di strumenti volti a migliorare l’istruzione e la formazione, le misure destinate alla consulenza imprenditoriale o volte a diminuire la disoccupazione non ultimo le misure riservate a migliorare il quadro generale del lavoro. Tali misure non corrispondono agli aiuti di Stato e possono quindi esser adottate in qualsiasi momento. Oltre alla rapidità con la quale possono essere assegnati gli aiuti de minimis, essi sono adatti a finanziare la formazione anche perché concedendo un importo economico ridotto, che non supporterebbe i costi che potrebbero derivare da progetti di ricerca, tecnologici o di ristrutturazione aziendale. In conclusione l’importo ridotto e la velocità di concessione rendono tale aiuto il migliore per progetti di formazione. Le misure considerate di sostegno alle PMI e che comportano aiuti di Stato (a norma dell’ art.87 del trattato ) devono rispettare le procedure viste nel paragrafo dedicato all’analisi del diritto primario (ossia artt.107-108-109). Tuttavia, aiuti di importo ridotto (definiti anche de minimis) , presentano la peculiarità di circoscrivere una categoria di aiuti che non rientrano nel campo di applicazione dell’articolo 107, paragrafo 1 TFUE in quanto non incidono sugli scambi tra Stati Membri e/o non falsano né minacciano di falsare la concorrenza. Il Tribunale non ha inoltre ritenuto necessario che l’impresa beneficiaria dell’aiuto partecipi all’esportazione o eserciti una qualsivoglia attività all’estero in modo da influenzare lo scambio all’interno dell’Unione, inoltre quando uno Stato Membro elargisce aiuti alle imprese, la produzione interna dello Stato può risultarne invariata o aumentare, ne consegue che imprese dello stesso settore con sede in altri Stati

56

Membri possano avere minore possibilità di esportare i loro prodotti nel mercato dello Stato Membro che riceve il sostegno81. Alcune di queste misure sono gli aiuti considerati “de minimis” per le misure di importo limitato o le garanzie. La Commissione permette allo Stato di concedere finanziamenti di importo ridotto alle imprese, senza richiederne la notifica alla Commissione né l’adempimento di procedure amministrative. Tale agevolazione

all’impresa, non viola la norma della “concorrenza leale” in quanto l’importo finanziato è estremamente ridotto quindi non in grado, secondo l’U.E. di creare un monopolio di settore nel mercato e non costituisce un aiuto di Stato secondo l’art. 107 del TFUE. E’ da considerarsi in conformità con la regola “de minimis” un finanziamento che non superi i 200 000€ per impresa e nell’arco di tre esercizi finanziari, ciò significa che non vi è un iter procedurale tale come quello per gli aiuti di Stato. Come menzionato la regola base di tale finanziamento è quella di elargire un importo pari o inferiore ai 200 000€ inoltre vi sono ulteriori condizioni alle quali lo Stato deve sottostare per assegnare tale finanziamento; le aziende possono richiedere altri finanziamenti pubblici, ma essi devono comunque rientrare nella regola del “cumulo” , è considerato esterno a questa condizione solo il finanziamento per l’aiuto all’esportazione. Altra condizione di estrema importanza e senza la quale il finanziamento non può esser ceduto è quello della condizione di forma “trasparente” di aiuto 82, ossia l’importo deve esser calcolato ex ante

“La normativa europea sugli Aiuti di Stato”, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Torino; per consultare l’intero documento:http://www.to.camcom.it/vademecumaiutistato 82 L’aiuto ha la qualità della traspa renza quando è possibile calcolare con precisione l’equivalente sovvenzione lordo ex ante; possono esser considerati come tali gli aiuti
81

57

senza la necessità di effettuare l’analisi dei rischi. Gli aiuti di importo ridotto possono esser assegnati a tutti i settori ad eccezione della pesca
83

,

dell’acquacoltura, della produzione primaria di prodotti agricoli 84 , della trasformazione e della commercializzazione di quest’ultimi, attività legate all’esportazione verso paesi terzi e/o Stati Membri, a tutte le imprese che danno corsia preferenziale ai prodotti interni,vengono escluse anche le imprese del settore carbonifero, aiuti destinati all’acquisto di veicoli per il trasporto di merci su strada (effettuati per conto terzi), aiuti ad imprese in difficoltà85.

Inizialmente, il Regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di importanza minore prevedeva un massimale d’aiuto pari ad euro 100000 euro su un periodo di tre anni. Solo successivamente, grazie al nuovo regolamento (CE) N. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d’importanza minore86 si è esteso l’obbligo di notificazione a quegli aiuti che

concessi sotto forma di prestiti, conferimenti di capitale (ma solo nel caso in cui la soglia massima concessa rimane inferiore al massimale previsto dalla regola “de minimis”), misure concesse sotto forma di misure a favore di capitale di rischio, aiuti individuali concessi nel quadro di un regime di garanzia e imprese operanti nel settore del trasporto su strada che non sono imprese in difficoltà. 83 Regolamento “de minimis” relativo al settore pesca n.875/2007 CE . 84 Regolamento “de minimis” n.1535/2007 CE in merito al settore dei prodotti agricoli. 85 Regolamento (CE) N.1998/2006 DELLA Commissione del 15 dicembre 2006 relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d’importazione minore (GUL 379 del 28.12.2006), pag.59 86 Per la consultazione dell’intero documento si veda: http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2006/l_379/l_37920061228it00050010.pdf

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siano d’importo pari o inferiore a 200.000 euro, innalzando così la soglia degli aiuti de minimis.87 III. Aiuti all’occupazione

L’occupazione come stabilito precedentemente è uno dei punti fondamentali della politica di aiuti orizzontali dell’Unione Europea, ed è legata sotto molti aspetti alla formazione professionale dei cittadini. La strategia dell’Unione Europea ha utilizzato in innumerevoli occasioni la formazione professionale per sopperire alla mancanza di lavoro, cercando con essa di migliorare la condizione d’occupazione all’interno degli Stati Membri. L’aiuto Statale all’occupazione fa parte degli Aiuti esonerati dall’obbligo di notifica alla Commissione. La diminuzione dell’inoccupazione e della disoccupazione è un capo saldo della strategia europea Regolamento (CE) n.2204/200288. Il presente regolamento si applica a due categorie di aiuti all'occupazione, vale a dire gli aiuti alla creazione di posti di lavoro e gli aiuti all'assunzione di lavoratori svantaggiati e disabili. Gli altri tipi di aiuto all'occupazione non sono vietati purché siano preventivamente notificati alla Commissione. Gli aiuti esentati dal presente regolamento devono avere per oggetto e per effetto di promuovere l'occupazione, nella misura in cui non incidono sugli scambi tra Stati Membri. Non rientrano tuttavia nel campo di applicazione del regolamento gli aiuti all'esportazione. Il presente regolamento trova
87Aiuti

di Stato 2007-2013, Enaip http://www.enaip.it/enaip/enaipdocs/contenuti/comune/documenti/news/aiuti_di_st ato2007_2013.pdf 88 Regolamento (CE) n.2204/2002 della Commissione del 12 dicembre 2002 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell'occupazione. (Gazzetta Ufficiale Europea, L 337/3).

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applicazione a tutti i settori ad eccezione dell'industria carboniera (regolamento n. 1407/2002 del Consiglio), o della costruzione navale (regolamento n. 1540/98 del Consiglio) , e dei trasporti, che restano soggetti alle specifiche disposizioni di riferimento. Per quanto riguarda gli aiuti all’occupazione, il Regolamento prevede le seguenti nozioni:  Creazione di posti di lavoro All’art.4 del richiamate le medesimo Regolamento condizioni che devono vengono esser espressamente soddisfatte per

l’ottenimento dell’aiuto;  Assunzione di lavoratori svantaggiati e disabili Il presente regolamento fornisce un’ampia definizione di "lavoratore svantaggiato" e di "lavoratore disabile" tale da includere nella prima qualsiasi persona appartenente ad una minoranza etnica, migrante, o disoccupato e, nella seconda, qualsiasi persona riconosciuta affetta da un grave handicap fisico, mentale o psichico. Per quanto riguarda gli aiuti all'assunzione di lavoratori svantaggiati o disabili, gli Stati Membri potranno accordare alle imprese un aiuto che può raggiungere il 50 % (per le persone svantaggiate) ed il 60 % (per le persone disabili) dei costi salariali e dei contributi sociali obbligatori su un periodo di un anno. Possono inoltre essere concessi aiuti intesi a compensare la minore produttività dovuta agli handicap del lavoratore ed i costi relativi all'adattamento o all'acquisto di apparecchiature utilizzate da questi lavoratori.

60

 Copertura dei costi supplementari legati all’assunzione dei lavoratori disabili;

Il Regolamento (CE) n.2204 /2002 è stato modificato dal Regolamento (CE) n. 1976/2006 della Commissione, del 20 dicembre 2006, il quale modifica anche i regolamenti (CE) n. 70/2001 e (CE) n. 68/2001 ma unicamente per quanto riguarda la proroga dei periodi di applicazione. 2.1.2 Regolamento generale di esenzione per categoria

Dal 2008 la Commissione ha adottato il regolamento generale di esenzione

per categoria89, denominato General Block Exemption Regulation (di seguito Gber)che contiene disposizioni relative all’innovazione, le quali sono rivolte , in gran parte alle PMI, e non ultimo, sono mirate alla nascita di nuovi posti di lavoro e di crescita vista sotto ogni profilo. In particolar modo questa regolamentazione ha permesso agli imprenditori di ricevere sostegno economico per obiettivi che non miravano modernizzare la propria azienda con costi estremamente elevati, quali ad esempio la sperimentazione e l’innovazione tecnologica, ma bensì di riformare il proprio personale, ampliando dunque le loro capacità e competenze. Sarà proprio grazie al GBER che molte aziende italiane hanno introdotto corsi di aggiornamento periodici per i dipendenti. Gli aiuti individuali, esenti dall’obbligo di notifica alla Commissione non possono superare la cifra pari a 2 milioni di euro. Come si è detto il regolamento è rivolto principalmente alle PMI, nella prima
“Regolamento CE n.800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli artt. 87-88 del trattato” (GU L 214 del 9/08/2008, pagg. 3-47).
89

61

parte vi sono disposizioni orizzontali relative a tutti gli aiuti quali: il perimetro d’applicazione del regolamento, le definizioni, le regole del cumulo tra aiuti di Stato e con gli aiuti de minimis e le modalità che assicurano il rispetto del principio di necessità dell’aiuto. Nella seconda parte sono definite le condizioni di compatibilità che le imprese devono avere per ricevere gli aiuti, alcuni dei quali esentati per la prima volta dall’obbligo di notifica, come gli aiuti per la tutela ambientale, quelli per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo a favore delle grandi imprese, gli aiuti sotto forma di capitale di rischio e per l’imprenditoria femminile.

La modernizzazione degli aiuti di Stato è stata presentata tramite linee guida dalla Commissione Europea90 (COM(2012) 209 final) la quale ha suggerito di focalizzare gli aiuti sui casi che avrebbero un maggior impatto sul mercato interno ed ha inoltre esposto tre concetti fondamentali per questa modernizzazione:
 La de-burocratizzazione, ovvero una procedura più semplice e lineare

per quanto riguarda l’esenzione per gli “aiuti di tipo orizzontali”91; con ciò non si intende che tutte le categorie riconosciute come tali siano automaticamente esentate dall’obbligo di notifica, ma permette alla Commissione di dispensare da suddetto compito in modo più graduale. La Commissione ha inoltre proposto di estendere l’esenzione
90

Modernizzazione degli aiuti di Stato dell’UE - COM(2012) 209 final; Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo , al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle regioni, 8 maggio 2012. 91 Gli aiuti orizzontali sono quelli non destinati a zone o settori specifici, esempio di tali aiuti potrebbero essere il sostegno economico alla formazione, all’ambiente, all’RSI nonché alle PMI.

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dall’obbligo di notifica a gli aiuti destinati alla promozione della cultura e la conservazione del patrimonio, agli aiuti destinati ad ovviare ai danni causati da calamità naturali, gli aiuti a favore dell’innovazione, a favore della pesca (in caso di condizioni metereologi che avverse), agli aiuti destinati alle risorse biologiche del mare ed ai trasporti.  La crescita della responsabilità degli Stati Membri e delle Regioni nel controllo e valutazione delle procedure ex ante  Come anticipato la Commissione analizzerà in modo più dettagliato solo le misure che avranno un importante impatto potenzialmente discorsivo sul mercato interno. 2.1.3 Piani di aiuto per la formazione aziendale

I.

I Fondi a gestione indiretta

I fondi a gestione indiretta provengono dall’Unione Europea, ma sono amministrati da autorità nazionali e regionali; essi sono integrati da ulteriori fondi distribuiti dalle Regioni e dagli Stati.. Il fine è di attuare il principio di coesione economica e sociale all’interno dell’U.E. Tra questi stanziamenti vi è il Fondo Sociale Europeo che nasce come strumento finanziario redistributivo più importante dell’Unione Europea 92 , ed è dedicato alle politiche europee per lo sviluppo e il finanziamento dei progetti tesi alla collaborazione tra gli Stati Membri nell’ambito del Trattato di Roma siglato nel 1957. Il raggio d’azione dell’FSE è diversificato e si applica ad una serie
92

“Disposizioni generali FESR - FSE - Fondo di coesione (2007 - 2013)”, sito U.E. http://europa.eu/legislation_summaries/agriculture/general_framework/g24231_it.htm

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di programmi attuati in collaborazione tra i Ministeri competenti, la Commissione Europea, le Regioni e le parti sociali; il suo budget totale ammonta a circa il 10% del budget europeo assoluto. Per il periodo 20072013, il budget complessivo dell’FSE ammonta a circa 75 miliardi di euro (circa 10 miliardi di euro annui). Inoltre, grazie a cofinanziamenti pubblici e privati di supporto nazionale, le risorse complessive a disposizione per le misure sostenute dall’FSE supereranno i 117 miliardi di euro entro la fine del 2013. La gestione dell’intera somma a disposizione è assegnata agli Stati Membri attraverso le loro amministrazioni centrali e periferiche (da ciò si evince il termine “fondo a gestione indiretta dell’U.E.”). Le autorità nazionali saranno responsabili della selezione dei progetti, dell’erogazione dei fondi, della valutazione dei progressi attuati e dei risultati ottenuti. Per una maggiore garanzia e per monitorare e assicurare la conformità delle spese al regolamento sull’FSE vengono designate autorità di certificazione e di audit. Questi enti incaricati di effettuare il controllo vengono indicati come comitati di sorveglianza ed hanno il compito di sovrintendere all’attuazione dei programmi dell’FSE. Come si è detto essi possono esser formati da rappresentanti di enti pubblici, ma anche dalle parti sociali, da rappresentanti delle ONG, dal sistema di istruzione e dalla Commissione. Non ultimo, il Fondo intende concentrare i propri contributi alle regioni meno sviluppate, sostenere la creazione di nuovi e migliori posti di lavoro nell'UE; questi obiettivi vengono perseguiti cofinanziando progetti nazionali, regionali e locali destinati ad aumentare i livelli di occupazione e la qualità dei posti di lavoro.

64

Suddetto Fondo viene rinnovato ogni sette anni. In quanto alle strategie da adottare, è previsto che esse possano essere condivise in parte o totalmente. Attualmente il Fondo mira a sviluppare93 :  Obiettivo Competitività regionale e occupazione: rafforzare la competitività regionale, l’occupazione e l’attrattiva degli investimenti.  Obiettivo Convergenza: stimolare la crescita e l’occupazione nelle regioni meno sviluppate. A questo obiettivo è assegnato oltre l’80% della dotazione totale dell’FSE. I finanziamenti vengono regolati sulla base della ricchezza relativa 94 delle regioni e per tale motivo sono state formate quattro differenti classi di appartenenza classificate sulla base del loro PIL regionale pro capite in rapporto alla media UE. Le regioni ammissibili per l’attuale ciclo di programmazione (2007-2013) sono evidenziate nella mappa95:

93
94

“Obiettivi della politica di coesione 2007/2013”,

http://www.europafacile.net/coesione/Obiettivi_gen07.asp
La ricchezza relativa di un paese (o di una regione) è un indice calcolato sulla base del PIL pro-capite. “Fondo Sociale Europeo – Investire nelle persone 2007-2013”, pag.1, Unione Europea . 95 Sicilia - Fondo Sociale Europeo, sito internet http://www.sicilia-

fse.it/DesktopDefault.aspx?tabid=2&mid=96

65

Figura 3 Le quattro regioni ammissibili

I finanziamenti sono stati suddivisi tra i due obiettivi di cui si è argomentato. Nello specifico, l'obiettivo Convergenza comprende:

le regioni di convergenza, con un PIL pro capite inferiore al 75% della media dell’UE-25;

le regioni “phasing-out”, con un PIL pro capite superiore al 75% della media UE ma inferiore al 75% della media dell’UE-15.

L’Italia in questa categoria “vanta” diverse regioni, quali: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. L’obiettivo Competitività regionale e occupazione comprende:

le regioni “phasing-in”, con un PIL pro capite inferiore al 75% della media dell’UE-15 nel periodo 2000-2006, ma superiore nel periodo 20072013;

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le regioni di competitività e occupazione, ovvero tutte le altre regioni dell’UE.

Le restanti regioni Italiane, non elencate tra l’Obiettivo Convergenza, fanno parte dell’Obiettivo Competitività (Abruzzo, Emilia Romagna , Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, la provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto).

Nel primo gruppo il cofinanziamento dei progetti può raggiungere l'85% dei costi totali diversamente da quanto avviene nel secondo gruppo di regioni, dove l’importo massimo cofinanziato si limita al 50% del budget totale. Fin qui si è parlato delle regioni con un gap negativo non indifferente in rapporto alle altre regioni europee, ma cosa attua l’UE in favore delle regioni e degli Stati Membri con un più alto PIL pro capite? In questo caso i fondi FSE si limitano a completare le iniziative già messe in atto. Di seguito viene riportato il grafico con l’importo ottenuto da ogni Stato membro.
Figura 4 Come viene speso l'FSE?

67

Le condizioni grazie alle quali uno stato riceve fondi possono essere svariate. Talvolta, nazioni con un basso livello di benessere arrivano a ricevere più fondi rispetto a nazioni con un maggiore tasso di disoccupazione. 96 Nella figura 4 sono riportati i dati sulla base delle imprese che hanno presentato richiesta di finanziamento FSE nel proprio Stato Membro nell’anno 201297. Dai due grafici presentati (Figura 3 e 4) possiamo dedurre che le richieste di finanziamento vanno di pari passo con i finanziamenti erogati: stati come Italia e Spagna presentano un numero alto di richieste ed a loro volta ricevono una percentuale di fondo medio-alta su base europea.
Figura 5 Richieste di finanziamento pervenute dagli Stati Membri

La strategia di crescita “Europa 2020” rappresenta la linea guida alla quale il FSE si pone e si porrà anche nel prossimo programma FSE 2014-2020, la strategia si focalizza sul raggiungimento degli obiettivi di occupazione,

96 97

“The European Social Found, Investing in people 2007-2013”, http://ec.europa.eu/esf “Participation by Member State”, http://ec.europa.eu/esf/main.jsp?catId=66&langId=it

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istruzione e inclusione sociale. Il Fondo Sociale Europeo oggi sta ricoprendo un ruolo fondamentale per il perseguimento di suddetti obiettivi, primo tra tutti la formazione, vista come condizione necessaria per abbattere l’alto ta sso di disoccupazione. I programmi messi in atto dall’FSE tendono a migliorare i sistemi di istruzione, mirano all’aggiornamento delle materie d’insegnamento, dei loro insegnanti e supportano oltre 2 milioni di giovani ogni anno fino al raggiungimento del diploma o della laurea facendone diventare risorsa per le imprese nel futuro. Oltre alla formazione giovanile, che avviene prima dell’ingresso nel modo del lavoro, il Fondo Sociale Europeo promuove la formazione tra i lavoratori anziani (definito invecchiamento attivo) 98 in risposta alle sfide demografiche. Così come per il passato, l’FSE prevede anche per il futuro un importante sostegno alla nascita delle PMI: dal 2007 grazie ai fondi economici l’FSE ha aiutato a fondare oltre 10.000 piccole e medie imprese. Nel giugno 2011, la Commissione ha mostrato le proprie proposte per quello che sarà il prossimo quadro legislativo specifico per il futuro dell’FSE ed il 6 ottobre dello stesso anno, ha inoltre proposto diverse strategie che verranno attuate a partire dal prossimo periodo di programmazione 2014-2020. La Commissione ha optato per non discostarsi dagli obiettivi del precedente programma e difatti la proposta presentata fa parte di un pacchetto legislativo per il futuro europeo legato nuovamente alla politica di coesione dell’UE e nel concreto mira alla diminuzione della
98

R.Vacca. “L’invecchiamento attivo: oltre gli slogan c’è di più?“

http://www.socialesalute.it/temi-in-discussione/linvecchiamento-attivo-oltre-glislogan-c-%C3%A8-di-pi%C3%B9.html

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disoccupazione ed all’ottimizzazione delle politiche sociali 99 . In termini finanziari la nuova proposta aumenterà la quota minima di budget stanziato per ogni categoria di regioni (almeno il 25 % per le regioni meno sviluppate, il 40 % per le regioni di transizione e il 52 % per le regioni più sviluppate); attualmente la quota si attesta a 75 miliardi mentre quella futura sarà di almeno 84 miliardi di euro per l'FSE. Monito importante per gli Stati Membri sarà la scelta ponderata degli obiettivi da perseguire, i quali dovranno essere in linea con la Strategia Europa 2020; i finanziamenti dovranno essere concentrati ad un numero limitato di beneficiari. Inoltre una quota minima del 20 % dell'FSE sarà destinata ad azioni di inclusione sociale e verrà data più rilevanza alla lotta alla disoccupazione giovanile, alla promozione dell’invecchiamento sano ed attivo ed al sostegno di minoranze etniche e gruppi svantaggiati. Verrà dato maggiore sostegno all’inclusione sociale e sarà maggiormente incoraggiata la partecipazione all’attuazione dell’FSE di parti sociali, della società civile e soprattutto delle organizzazioni non governative. Non ultimo saranno modificate le regole che ad oggi disciplinano il rimborso dei progetti da parte dell'FSE, esse infatti verranno semplificate, in special modo per i beneficiari di importo ridotto (quali ONG, piccole e medie imprese ecc.), che tutt’ora rappresentano almeno il 50 % dei destinatari dei finanziamenti. Svolta importante è il nuovo strumento di aiuto di cui le imprese potranno servirsi : il budget FSE come fondo di garanzia per i prestiti assunti da organismi degli Stati Membri per finanziare misure che

99

L. Battistoni, “La nuova stagione del Fondo Sociale 2014-2020”, 2011 http://www.meridianaitalia.it/attachments/article/44/Battistoni_nuova_stagione_fse.pdf

70

rientrano nel suo campo di intervento. Le principali innovazioni per i fondi alla politica di coesione dell’UE riguarderanno le regioni di transizione (con un PIL pro capite compreso tra il 75 % e il 90 % della media UE-27), che corrispondono a 51 regioni e oltre 72 milioni di persone100; tale politica tenderà a favorire la migrazione verso la terza categoria di queste regioni, ossia tra le regioni più sviluppate con un PIL pro capite superiore al 90 % della media. Tali regioni diventate in questi ultimi anni più competitive verranno accompagnate verso la transizione a partire dal 2014. Gli Stati Membri dovranno adempiere alla firma del contratto di partenariato con la Commissione e puntualizzare gli impegni ai quali dovranno adempiere per raggiungere gli obiettivi di Europa 2020, inoltre anche gli obiettivi del prossimo FSE 2014-2020 saranno allineati ad essi. Per garantire il corretto funzionamento dei fondi, saranno introdotte nuove condizioni ex ante, quali ad esempio il corretto funzionamento del sistema degli appalti pubblici. L’FSE è solo uno dei quattro fondi strutturali esistenti, vi sono inoltre il Fondo Europeo per lo Sviluppo regionale, il Fondo europeo agricolo di Orientamento e Garanzia e lo Strumento finanziario di Orientamento per la Pesca, con l’obiettivo di diminuire il gap tra le aree più ricche e quelle più arretrate dell'Unione Europea. Il 20 marzo 2012 è stato presentato dalla Commissione il Quadro Strategico Comune con lo scopo di preparare gli Stati Membri ad affrontare nel migliore dei modi la futura politica di coesione. Il QSC ha reso più chiare quelle che saranno le priorità di investimento per il
100

Sicilia - Fondo Sociale Europeo, sito internet http://www.siciliafse.it/DesktopDefault.aspx?tabid=2&mid=96

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prossimo periodo di programmazione 2014-2020 negli Stati Membri e nelle loro regioni in modo da ottimizzare il rapporto tra l’erogazione dei fondi ed i loro profitti101.

Altro finanziamento utile alle Pmi è quello di importo ridotto. Il modello di finanziamento “de minimis”, non riconosciuto come aiuto di Stato, è valido anche per quel che riguarda il finanziamento alla formazione, in particolare si potrà far riferimento al Regolamento (CE) N. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 relativo all’applicazione degli ex articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d’importanza minore102;

II.

Fondi a gestione diretta

I fondi a gestione diretta (o Programmi Europei) sono l’alternativa concreta ai fondi a gestione indiretta; essi vengono gestiti direttamente dalla Comunità Europea attraverso la presentazione di proposte o la partecipazione a gare d’appalto (rispettivamente call for proposal e call for tenders) , hanno solitamente con cadenza pluriennale, talvolta annuale. I programmi europei messi in atto sono affini agli obiettivi che la Commissione europea intende realizzare, inoltre rispecchiano quelle che sono le materie delle varie Direzioni Generali della Commissione (Sanità, Istruzione e Cultura, Ambiente, Ricerca scientifica nonché tecnologica, Trasporti, Comunicazione ecc..). La gestione, come anticipato pocanzi, viene interamente gestita da Bruxelles, dalla Direzione Generale in base alla materia di competenza del
101 102

Il futuro dell’FSE: 2014-2020”, http://ec.europa.eu/esf/main.jsp?catId=62&langId=it “Regolamento (CE) N. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 relativo all’applicazione degli ex articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d’importanza minore”

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Bando. La pubblicazione di questi progetti avviene mediante la Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (GUUE). Le linee di Bilancio prevedono due distinte procedure di aggiudicazione: inviti a manifestare proposte (Call for proposal-Sovvenzione) o Gara di appalto ( Call for tenders); il primo è adottato nel momento in cui la Commissione decide di erogare contributi diretti a sostegno di progetti od organizzazioni e le parti interessate possono candidarsi rispondendo alle call for proposal. Nel secondo caso invece la Commissione ricorre ad appalti pubblici per acquistare beni e servizi, tra i quali la formazione, i fornitori vengono selezionati attraverso bandi di gara. Principio comune per entrambe le opzioni è il cofinanziamento, dato il quale il sostegno dell’U.E. copre solo una parte dei costi del progetto.

A differenza del fondo a gestione Indiretta, nel quale, secondo le statistiche degli stati beneficiari, l’Italia sembra esser agli ultimi posti, in questo caso il nostro Paese occupa i primi posti. Grazie al sistema elettronico della “trasparenza” messo in atto dall’U.E. abbiamo dati tangibili secondo i quali, 7.000 imprese italiane nel 2011 hanno ricevuto finanziamenti diretti da Bruxelles, superando la Francia (con 5.200) , la Germania (4.800) ed il Regno Unito (4.600). Grazie a questi dati possiamo constatare l’incapacità e l’inadeguatezza delle regioni e degli organi nazionali che “avrebbero” il compito della gestione del budget. 103 Imprese, università e Associazioni hanno compensato seppur in parte le mancanze delle istituzioni, dimostrando
103

“I beneficiari dei finanziamenti europei a gestione diretta”, Camera di Co mmercio BelgaItaliana http://www.ccitabel.com/ccib/images/NEWS/Studio%20sui%20beneficiari%20dei%20finanz iamenti%20europei.pdf

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d’aver raggiunto livelli d’eccellenza nel lavoro dell’aggiudicazione degli appalti e dei progetti europei. Oltre a ciò anche il numero delle imprese Italiane che hanno partecipato ai bandi di gara è notevolmente aumentato, sintomo di una maggiore fiducia nelle istituzioni europee e di una migliore capacità nel capire e nello sviluppare le proprie proposte.
Figura 6 Numero di volte che enti/organizzazione/imprese hanno partecipato a un progetto europeo o appalto.

Com’era ipotizzabile non abbiamo una cartina omogenea tra le aree che si sono aggiudicate il finanziamento, di fatti il 70% delle imprese sono situate al nord Italia, il 22% al Centro e solo l’8% al sud. La città di Milano raggiunge livelli inaspettati: un’impresa italiana su cinque che lavora con finanziamenti europei ha sede nella provincia104.

Figura 7 Numero di imprese richiedenti fondi in Italia.

L’organizzazione e la stesura del progetto da parte dell’impresa richiede tempo e dedizione; in primis occorre valutare attentamente quale tra i bandi a
104

Idem.

74

disposizione sia più affine al proprio scopo. I criteri di valutazione delle proposte sono i seguenti:

Relevance to the programme

Excellence

Potential Impact

Partnership quality

Manageme nt Quality

Mobilizatio n of resume

Nella prima fase l’ideatore del progetto dovrà porsi svariate domande, tra le quali valutare se la propria idea sia affine allo spirito della “call” e riconoscere che il proprio progetto sia innovativo; egli dovrà inoltre valutare se nello stilare il progetto siano stati ben chiariti gli obiettivi e la metodologia con la quale si intende arrivare all’obiettivo. L’U.E. ricerca essenzialmente progetti che abbiano la capacità d’esser transnazionali e dunque utilizzabili ed esportabili dai numerosi paesi membri, diventando così esempi di buone pratiche. Nella fase del “Potential Impact” è importante valutare del progetto anche l’impatto che lo stesso potrà avere a livello sociale, ovvero se esso potrà effettivamente portare un valore aggiunto alla comunità. Non ultimo in questo step vengono valutate attentamente le strategie di divulgazione presentate dai partner. Proprio quest’ultimi verranno valutati nella fase

successiva, essi infatti sono valutati favorevolmente se hanno rilevanza internazionale105. Questione saliente è la sinergia tra i partner ed il progetto, nonché tra i partner stessi; con ciò si intende che un progetto verrà favorito se

105

“Identification of future skills needs in micro and craft (-type) enterprises up to 2020” http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sme/promotingentrepreneurship/files/skillsneeds_final_report_final_180211_en.pdf

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tra i suoi ideatori ci saranno organizzazioni ed imprese che abbiano già lavorato nel settore di interesse. Nella scelta del responsabile del progetto, dovrà esser dimostrata la sua effettiva capacità, presentata la sua strategia e predisposta l’analisi di un’eventuale gestione del rischio.

Colui che formulerà il progetto dovrà tener conto di svariati concetti, il primo dei quali è che l’obiettivo dovrà esser SMART ( Specific, Measurable, Achieveable, Result oriented, Time-related), inoltre il progetto non potrà né dovrà esser fine a sé stesso, ma esso dovrà attenersi non solo al programma della call (obiettivo specifico), ma dovrà risultare affine alle politiche U.E. (obiettivo strategico). Il progetto avrà senz’altro più possibilità di riuscita se verrà presentato come opportunità a livello Europeo anziché vantaggioso su scala regionale. Le ragioni che più comunemente portano al fallimento ed alla non approvazione del progetto sono106:  L’andare oltre la scadenza  La proposta è formulata in modo incompleto  Non risponde agli obiettivi della “call”  Il processo descritto non convince coloro che valutano il progetto, tendenzialmente viene rifiutato perché non innovativo;  Obiettivo troppo ambizioso, poco realistico e difficile da realizzare  Poca coerenza  Non vi è convergenza tra l’impiego delle risorse richieste e un risultato soddisfacente.
106

http://www.slideshare.net/welfarefvg/leonardini-lesperienza-di-stesura-di-un-progetto

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La pianificazione delle attività avviene mediante la suddivisione del lavoro in fasi, la prima delle quali è il Work Packages 1,vi è poi il Milestones (letteralmente traguardi intermedi), attraverso il quale viene giudicato il corretto avanzamento dei lavori e nel caso vi siano delle mancanze nella procedura, sarà semplice correggerle. Oltre all’attività di suddivisione del tempo, un progetto per esser valutato in modo ottimale dovrà presentare anche delle Deliverables, ovvero dovranno esser pubblicate ricerche, costituiti workshop ed organizzato seminari, conferenze e reports. Le aziende sono tendenzialmente poco inclini alla formulazione di suddetti progetti anche a causa della loro complessità, per tale regione sono nate agenzie per guidare le PMI nella formulazione delle domande. In definitiva il programma intende premiare le nuove e brillanti idee, meglio ancora se esse diventano soluzioni ai problemi delle PMI europee107.

Alla fine del 2011 la Commissione ha presentato i nuovi programmi di finanziamento EU operativi del periodo 2014-2020. I programmi futuri dei fondi sia a gestione diretta sia indiretta, saranno caratterizzati da un elemento: il perseguimento degli obiettivi di Europa 2020.
Principali differenze Finalità Fondi Diretti Di tipo settoriale: energia, ambiente, sociale, cultura ecc.. Le risorse e la loro gestione Le risorse sono nettamente inferiori a quelle dei fondi indiretti, Le risorse sono ampie e le competenze sono trasferite a: Stati Membri, Fondi Indiretti Coesione economica e sociale

107

Onida,“Se il piccolo non cresce.Piccole e medie imprese in affanno”, Il Mulino 2004.

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ma sonno gestite direttamente dalla Commissione Europea (o Agenzia delegata)

Ministeri, Regioni o Province. Sostanzialmente la gestione è decentrata mediante Programmi Operativi Nazionali
108

( di

seguito PON) e POR (Programmi Operativi Regionali) Suddivisione Transnazionalità dei progetti.
109

.

In base ad una zonizzazione del territorio europeoo

Assegnazione delle risorse

Decisi sulla base di specifici bandi

Rapporto contrattuale tra Commissione (o Agenzia delegata) e beneficiario finale

Caratteristiche degli interventi Come si attuano

Non infrastrutturali.

Sono a carattere infrastrutturale

Linee di Bilancio, che prevedono: Inviti a manifestare proposte – Call for proposal (Sovvenzione) Gara di appalto – Call for tenders

  

Fondo Europeo di

Sviluppo (FESR) Fondo Sociale

Europeo (FSE) Fondo di

Coesione

Sovvenzione

La sovvenzione mira a soddisfare le esigenze della struttura proponente e ad attuare la politica della Commissione.

Le sovvenzioni sono a carattere non solamente economico ma anche di garanzia ed a capitale di rischio.

108

Settori che richiedono particolari esigenze di integrazione nel programma nazionale e la cui autorità gestionale è affidata all’Amministrazione Centrale. 109 A carattere multisettoriale , sono progetti rivolti alle singole regioni e gestiti dalle Amministrazione Regionali; i fondi si dividono regione per regione ed a loro volta tra i progetti POR FSE e POR FESR.

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La sovvenzione ha un mandato istituzionale. Versamento diretto di natura non commerciale. I criteri sono:la qualità della proposta ed il cofinanziamento.  Ambiente, Energia e Trasporti  Ricerca e Innovazione  Allargamento  Cooperazione allo sviluppo  Relazioni esterne  Istruzione, Formazione e Affari sociali  Cultura e Media

Priorità

Allo sviluppo locale

III.

I Fondi Paritetici Interprofessionali

I Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali per la formazione continua sono nati a partire dagli anni ’90 grazie ad un accordo tra le Associazioni degli Industriali e le organizzazioni sindacali con lo scopo di favorire la crescita professionale dei lavoratori nelle aziende senza un ulteriore costo aggiuntivo per l’impresa. Suddetti fondi sono sostanzialmente organismi di natura associativa promossi attraverso specifici Accordi Interconfederali. L’impresa per aderire al fondo dovrà sottostare a ridotte condizioni, quali la richiesta di adesione mediante il modello “Denuncia Aziendale” , la possibilità di aderire ad un solo fondo anche di un settore diverso di appartenenza, ma oltre a

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questo potranno beneficiare dell’aiuto alla formazione senza nessun costo aggiuntivo. La scelta di adesione ad un fondo deve esser fatta preventivamente valutando la tempistica di apertura del bando, il numero di dipendenti che prenderanno parte alla formazione, la ragione sociale dell’azienda ed eventuali esigenze formative. Ad oggi la legge n. 388 del 2000 prevede che le imprese destinino una quota pari allo 0,30% del monte salari come “contributo alla disoccupazione”. I datori di lavoro possono chiedere all’INPS di trasferire il contributo ad uno dei Fondi Paritetici Interprofessionali, che provvederà a finanziare le attività formative per i lavoratori delle imprese aderenti (tale richiesta deve esser fatta mediante la segnalazione nel modello DM 10). Nel caso l’imprenditore adotti questa scelta, il 70% della quota andrà ad alimentare un “conto corrente” a favore dei corsi formativi, mentre il 26% saranno devoluti all’istituzione di bandi nazionali interaziendali. Quest’ultimi sono risultati esser importanti per le PMI in quanto danno la possibilità a più aziende di assimilare le loro risorse per raggiungere un obiettivo comune. Le principali differenze tra i fondi interprofessionali sono l’area di competenza che può esser regionale o nazionale e la possibilità che siano in conto formazione o conto sistema, l’importo massimo per progetto e l’importo onorario, le aree di formazione ammissibili ed infine la modalità d’erogazione del finanziamento. Come anticipato vi sono due grandi aree di attività la prima è rivolta al Conto Formazione, di tipo individuale rivolto quindi alle singole imprese aderenti, è costituito al 70% dai fondi accumulati

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mediante lo 0,30% versato all’INPS e l’intero importa sarà interamente gestito dall’azienda che potrà decidere di fare formazione ai propri

dipendenti secondo modi e tempi che ritiene più opportuni. Il Conto Sistema è invece un conto collettivo rivolto alle aziende di piccole dimensioni, fondamentalmente per sostenerle nel percorso della formazione dei loro dipendenti. Suddetto conto utilizza la parte rimanente dai contributi versati, ovvero il 30% e serve al finanziamento della formazione dei lavoratori presenti nello stesso territorio o settore o comunque nell’ambito di ricerca funzionale alla gestione del Fondo. Infine vi è la presentazione definitiva del progetto, la quale si sviluppa sull’analisi dei fabbisogni formativi, la scelta del Fondo Interprofessionale al quale attingere, la comunicazione di adesione Fondo al Consulente del Lavoro.

Le domande di finanziamento alla formazione stanno confluendo sempre più verso le risorse messe in campo dai Fondi Interprofessionali, in quanto le risorse del Fondo Sociale Europeo saranno, molto probabilmente, sempre più concentrate in specifici programmi e particolarmente destinate ai nuovi Paesi entrati nell’Unione Europea110. Di seguito vediamo dunque una panoramica di quelli che sono i fondi interprofessionali attualmente aperti e quali siano i loro aspetti generali111.

110

Informazioni essenziali sulla programmazione 2014-2020 dei Fondi Europei, documento di lavoro , Versione del 2 luglio 2012, Ires Piemonte http://www.ires.piemonte.it/Europa2020/Doc-Sintesi%202014-2020%202%20luglio.pdf 111 “I fondi interprofessionali per la formazione continua”, Xfor – interventi formativi per la prevenzione nei posti di lavoro.

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Nome del fondo:

Destinatari:

Nascita:

Piani formativi:

Sito:

For.Te

Le imprese operanti nel settore Terziario

Riconosciuto dal ministero del Lavoro con decreto del 31 ottobre 2002, è stato istituito a seguito dell’accordo interconfederal e del 25 luglio 2001, tra Confcommerci o, Abi, Ania, Confetra, e Cgil, Cisl, Uil.

Fondimpresa

Trattasi di un fondo per la formazione continua rivolto a tutte le aziende, di qualunque settore economico; le aziende in questione possono chiedere all’Inps di trasferire il proprio

L’associazione è stata riconosciuta con decreto ministeriale del 28 novembre 2002, costituita da Confindustria e Cgil, Cisl, Uil.

L’obiettivo del Fondo For.Te è mirato al consolidament o e allo sviluppo delle competenze dei lavoratori per rispondere alle esigenze di occupabilità e della capacità competitiva delle imprese nei comparti del CommercioTurismoServizi, CreditizioFinanziario, Assicurativo e della LogisticaSpedizioniTrasporti. L’obiettivo è il miglioramento della competitività delle imprese e il potenziamento dell’occupabilit à dei lavoratori, con particolare attenzione agli interventi in materia di salute e sicurezza.

www.fondoforte.it

www.fondimpresa.it

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Fon.Ter

contributo dello 0,30% a Fondimpresa, la quale garantirà il finanziamento alla formazione e/o all’aggiornamen to di impiegati e operai dell’azienda richiedente. Rivolto alla Formazione Continua del Terziario

Nasce a seguito dell’accordo interconfederal e sottoscritto in data 22 luglio 2002 tra l’organizzazion e datoriale Confersercenti e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil.

Fondoprofessioni

Nasce per la formazione continua negli studi professionali e nelle aziende collegate.

E’, riconosciuto dal ministero del Lavoro con decreto 408/03 del 29 dicembre 2003, è frutto

L’associazione Fon.Ter non ha fini di lucro e si applica in favore delle imprese e dei loro dipendenti del settore terziario, comparti turismo e distribuzioneservizi; il fine dell’associazio ne è la qualificazione professionale, il miglioramento delle condizioni occupazionali e la competitività imprenditoriale . Promuove e finanzia piani/progetti formativi aziendali, territoriali, settoriali e individuali,

www.fonter.it

www.fondoprofessio ni.it

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dell’accordo interconfederal e del 7 novembre 2003, tra ConsilpConfprofession i, Confedertecnic a, Cipa e Cgil, Cisl, Uil.

Fon.Coop

Fon.Coop è il Fondo Paritetico Interprofessiona le rivolto alla formazione continua all’interno delle Cooperative.

Fondir

E’ il fondo interprofessional e che finanzia le aziende del terziario per la formazione continua dei dirigenti.

Non ha fini di lucro ed è stato istituito nel 2001 dalle maggiori organizzazioni di rappresentanza delle imprese cooperativa (AGCI, Confcooperativ e e LegaCoop) e dalle organizzazioni sindacali GCIL, CISL e UIL. E’ il più recente tra i Fondi Interprofession ali; Fondir è stato riconosciuto dal ministero del Lavoro, con decreto del

orientati al consolidament o e allo sviluppo delle competenze dei lavoratori dipendenti.Fine ultimo è la diminuzione di disoccupazione , la crescita delle capacità competitive degli studi professionali e delle aziende collegate. E’ rivolto alle imprese del settore cooperativo, nonché dei relativi dipendenti e soci lavoratori.

www.foncoop.coop

Fondir offre l'opportunità di finanziare, a costo zero, politiche formative che qualificano la presenza sul mercato delle aziende e

www.fondir.it

84

6 marzo del 2003.

valorizzano la professionalità dei dirigenti.

A suddetti fondi possono aderire una pluralità di soggetti, quali ad esempio datori di lavoro che versano i contributi contro la disoccupazione involontaria e che applicano integralmente i contratti collettivi di riferimento. I predetti soggetti potranno essere assistiti, anche mediante la presentazione del Piano formativo, dalle organizzazioni costituenti il Fondo, dalle associazioni di categoria aderenti alle organizzazioni costituenti il Fondo, nonché da enti bilaterali. Inoltre possono chiede finanziamenti anche ,in caso di gruppo di imprese, la Società capogruppo, esclusivamente per i propri lavoratori e lavoratrici, o per quelli del Gruppo ovvero una delle società costituenti il gruppo; o ancora, consorzi di imprese, Associazioni Temporanee di Impresa e/o Associazioni Temporanee di Scopo. Come si è visto nella precedente tabella, è ricorrente tra i Fondi, l’obiettivo della diminuzione di disoccupazione accompagnata alla riqualificazione del personale lavorativo. Questi sono i due scopi cardine dei fondi, ma a questi si aggiungono la promozione ed il finanziamento di piani formativi aziendali, territoriali o settoriali, la promozione di attività di sostegno ai piani per la formazione continua; non ultimo la promozione ed il finanziamento di attività di qualificazione e di riqualificazione per le figure professionali di specifico interesse del settore produttivo, nonché per lavoratori a rischio di esclusione dal mercato del lavoro. Abbiamo visto inoltre che i Fondi Interprofessionali non si rivolgono unicamente a imprese, ma sono talvolta mirate anche ad

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azioni di formazione individuale e continua dei lavoratori dipendenti. Vi è poi un obiettivo che viene promosso ma non finanziato, ovvero la formazione continua sull’igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro. I destinatari dell’attività formativa sono tutti i dipendenti di aziende che sono tenute a versare il contributo di cui all’art. 12 della legge n. 160/1975112, così come modificato dall’art. 25 della legge quadro sulla formazione professionale n. 845/1978113 e successive modificazioni 114. L’articolo prevede inoltre che possano prender parte alla formazione anche tutti i lavoratori con un contratto stagionale ma che nei 12 mesi precedenti alla presentazione del piano abbiano lavorato alle dipendenze d'imprese assoggettate al contributo di cui sopra e iscritte al fondo.

Come si è detto pocanzi le imprese non debbono co-finanziare la formazione in quanto il Fondo provvede alla copertura totale del corso, ma ciò non è del tutto vero dato che la formazione dovrà avvenire in orario di lavoro (fatto salvo per gli stagionali che potranno effettuare la formazione anche prima o alla scadenza del periodo di lavoro ), quindi seppur in minima parte, vi è un dispendio per l’impresa aderente al Fondo. Altra forma di co-finanziamento può essere la messa a disposizione di strutture aziendali e/o di esperti aziendali. Come si vedrà anche più avanti con i Fondi FSE, vi sono due
112

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ufficio Centrale Orientamento Formazione Professionale Lavoratori – Criteri generali per lo sviluppo della prassi della formazione continua e per la promozione di piani formativi individuali, aziendali, settoriali e territoriali. 113 Gazzetta Ufficiale n.362 del 30 dicembre 1978, legge n. 845/1978. 114 “I Fondi Interprofessionali per la formazione continua” . http://www.formilano.it/corsi/fondinterprof.html

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macro aree di formazione: quella a carattere generale e quella specifica. Ai sensi del Regolamento 68/01, con la prima intendiamo la formazione che comporta insegnamenti trasferibili ad una pluralità di soggetti. Tale formazione esula dal contesto lavorativo nel quale ci si trova, le competenze acquisite potranno esser applicate in lavori futuri come in quello attuale. Due condizioni che indicano il tipo di formazione è il numero di organizzazioni richiedenti , se la formazione è infatti organizzata congiuntamente da più imprese, è palese che la formazione sarà a carattere generale; stessa sorte per la formazione che sia stata riconosciuta, certificata e convalidata dalle autorità o dagli organismi pubblici o da altri organismi e istituzioni ai quali gli Stati Membri o la Comunità abbiano attribuito competenza in materia. Per formazione specifica si intende una conoscenza non trasferibile a dipendenti di altro settore e quindi strettamente legate al background dei lavoratori al quale è rivolto. Fin’ora si è argomentato sui Fondi a disposizione delle aziende, sui loro destinatari ma non su quali siano i soggetti riconosciuti come capaci di erogare la formazione. In questi ultimi anni, per via della crisi, sono aumentate le agenzie per la formazione, accreditate secondo il Decreto n. 166 del 25/5/2001, le quali hanno dato possibilità ai disoccupati di affrontare la loro situazione, aumentando le loro conoscenze a fronte di un’impossibilità di miglioramento delle loro capacità lavorative. Il processo di accreditamento è stato introdotto per definire uno standard di qualità secondo parametri oggettivi ed i responsabili delle procedure di accreditamento sono le Regioni,

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relativamente all'offerta formativa programmata sul proprio territorio. Come anticipato, la normativa di riferimento è il Decreto n.166 del 25/05/2001, scaturito in seguito all’Accordo Stato Regioni del 18/02/2000 recepito e solo in parte modificato, a seguito della riforma del titolo V della Costituzione, con l’Accordo per la Conferenza Stato Regioni sull’accreditamento delle strutture formative, 1 agosto 2002. Oltre alle agenzie in questione, gli altri soggetti competenti nella formazione sono Università (sia pubbliche che private), soggetti accreditati presso i fondi, secondo il Regolamento stesso ed infine soggetti in possesso della certificazione di qualità in base alla norma Uni En Iso 9001:2000 settore Ea 37. I fondi nascono con l’accordo tra le associazioni e le organizzazioni sindacali e pongono l’attenzione sui progetti formativi che a loro volta sono appoggiati dall’accordo sindacale e questi hanno validità solo se firmati dalle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto l’accordo di costituzione del fondo al quale si fa riferimento. L’area di riferimento (aziendale, territoriale, regionale o nazionale) per la competenza di sottoscrizione degli accordi è giudicata dalle parti stesse. Un’impresa ha a disposizione diverse strade per ottenere fondi da destinarsi alla formazione professionale, una prima grande distinzione deve esser fatta tra i finanziamenti interprofessionali ed il Fondo Sociale Europeo che destina parte del proprio budget alla formazione professionale e continua dei lavoratori europei.

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Le sostanziali differenze: Fondo Sociale Europeo
Risorse messe a disposizione dalla U.E.

Finanziamenti interprofessionali
Risorse messe a disposizione dalle aziende

Risorse distribuite con la logica del “Bando di Gara”

Risorse distribuite secondo la logica del “Bando di gara” (conto sistema) o precedentemente “riservate” all’ azienda (conto formazione)

Pertinenza del finanziamento regionale

Pertinenza finanziamento regionale o nazionale

In generale le richieste di finanziamento partono da una analisi dei fabbisogni effettuata dagli Enti di Formazione

Le richieste di finanziamento scaturiscono da fabbisogni formativi direttamente espressi dalle aziende

Cap. 3 Prassi degli aiuti di Stato alla formazione nelle PMI
La cooperazione europea in materia di istituzione e formazione è, ad oggi, uno dei maggiori argomenti trattati dall’agenda europea, ma a ben vedere tale attività della Comunità Europea è iniziata solo 20 anni dopo i trattati di Roma del 1957. Nel trattato che istituiva la CEE, all’art.128, veniva considerata la formazione professionale comune a tutti gli Stati Membri, ma con l’unico scopo di sopperire alla crisi occupazionale che si andava profilando in quegli anni; non vi era infatti il benché minimo accenno ad una istituzione comune. E’ solo agli inizi degli anni ’70 che venne formato un

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gruppo con a capo Altiero Spinelli per elaborare un sistema di insegnamento omogeneo tra gli Stati Membri. I primi programmi d’azione, e formazione di più ampio respiro risalgono agli anni ’80 per cui l’introduzione fu facilitata dalla crisi economica e quindi dalla sempre più crescente disoccupazione. Sarà poi solo col trattato di Maastricht agli artt. 126 e 127 che si sancirà l’importanza dell’istruzione e della formazione per lo sviluppo dell’Unione; in tale occasione verrà anche riconfermato il principio di sussidiarietà che tutela gli Stati Membri. In questi due articoli del Trattato viene posta l’attenzione sull’istruzione e la formazione professionale ed in particolar modo, l’attenzione ricade sulla qualità , nei contenuti e nell’organizzazione. Vengono inoltre definiti punti specifici attraverso i quali l’U.E. deve agire e mediante i quali gli Stati Membri dovranno convenire. Questi percorsi sono l’apprendimento delle lingue, la mobilità di studenti e insegnanti, la cooperazione tra gli istituti, scambi di informazioni ed esperienze, l’istruzione a distanza e la formazione permanente. Proprio a quest’ultimo percorso si dedica il “Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente”. Tale memorandum fornisce sei messaggi attraverso i quali gli Stati Membri devono sviluppare le loro strategie e sviluppare quindi il percorso formativo professionale dei propri cittadini. Nel trattato si afferma che la formazione permanente è essenziale per lo sviluppo della cittadinanza , la cooperazione sociale e l’occupazione. A tal proposito vengono suggeriti sei concetti; in primis nuove competenze di base per tutti (garantendo un accesso universale e permanente all’istruzione e alla formazione per far si che siano successivamente possibili aggiornamenti). Altro concetto chiave sono i

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maggiori investimenti nelle risorse umane (portando quindi il cittadino di uno Stato Membro al centro dell’interesse e principale risorsa dell’Unione). Non meno importante è l’adozione di nuove tecniche di insegnamento e apprendimento (proclamando nuovamente l’importanza di una formazione permanente). Vi è poi l’analisi sulle competenze acquisite, il ripensamento sull’orientamento (e quindi la possibilità di una riqualificazione del cittadino all’interno della vita lavorativa e dell’istruzione) ed infine un apprendimento sempre più vicino a casa, ossia un potenziamento delle fonti dell’istruzione sempre più ramificato, non solo nei centri nevralgici delle nazioni ma anche delocalizzato. 115 3.1 Buone Pratiche in Italia

Per il Ministero del lavoro la valorizzazione delle buone pratiche ed il loro effettivo utilizzo rappresentano il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalle politiche sostenute dal Fondo Sociale Europeo. Dal sito ufficiale dell’Unione Europea sono elencate molte imprese dalle quali poter trarre esempi di buone pratiche116 e meditare sull’approccio alle politiche richiesto dall’U.E. Questa sorta di banca dati ha come fine quello di migliorare la comunicazione e fornire una possibilità di apprendimento reciproco, ossia la possibilità per uno Stato Membro di apprendere dall’esperienza altrui. Per tale regione il Ministero del lavoro si è dotato di suddetto data base che permette alle imprese di individuare quali sono le aziende che nel nostro Paese hanno
115 116

L. D’Angelo, “Integrazione Europea in materia di Istruzione e formazione”. Small Business Act - Database of good practices http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sme/bestpractices/database/SBA/index.cfm?fuseac tion=welcome.detail

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beneficiato di fondi europei e lo hanno fatto nel migliore dei modi117. Questo progetto contiene in sé il principio dell’apprendimento reciproco e mira a diffondere metodi e modelli di intervento anche nel contesto nazionale dando la possibilità alle piccole imprese di confrontarsi con altre realtà. Elemento rappresentativo è la ricerca mediante chiavi di lettura comuni. Inoltre il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha fatto si che venisse reso pubblico il “Catalogo nazionale delle Buone Pratiche del Fondo Sociale Europeo e dei programmi e iniziative europee realizzate in Italia” 2000-2006 118 . Il documento di benchmarking aveva l’obiettivo di individuare i principali insegnamenti che è possibile raccogliere dalla comparazione delle diverse esperienze a livello non solo nazionale, ma Europeo, al fine di contribuire alla stesura di un catalogo italiano. Durante il lavoro di benchmarking è emerso che questo processo di analisi non avveniva negli altri Stati Membri, o in caso contrario, utilizzavano processi e criteri totalmente differenti, tanto da condurre a prodotti finali molto vari. Suddetto ostacolo ha reso senz’altro più difficile l’analisi da parte del Ministero del lavoro. 3.2 Il caso specifico

A livello nazionale abbiamo numerose imprese e associazioni che hanno usufruito nel migliore dei modi del Fondo Sociale Europeo, rappresentando
117

http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/0B5E8E29-A643-4EC0-A90CD3FE390CACC9/0/EsempidibpinItalia_italiano.pdf
118

FSE ITALIA 2000-2006, Esempi di Buone Pratiche, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, http://www.buonepratichefse.it/BP/presentazione/ricerca_guidata.php

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l’esempio perfetto di Good Practice, uno tra tutte è il Progetto “Un vero spettacolo” , nato dal progetto della Fondazione Pergolese Spontini 119 , la quale si occupa della promozione delle attività musicali e teatrali nella Regione Marche. La durata temporale del progetto è stata dal febbraio 2010 al febbraio 2011. La fondazione ha ricevuto il sostegno economico da parte dell’FSE, l’intero budget richiesto pari a € 887 000, grazie al quale ha inaugurato il progetto Sipario. Suddetto progetto aveva come obiettivo quello di formare personale con alte capacità e competenze nell’ambito dello spettacolo, accompagnando queste risorse ad un livello professionale e successivamente introducendole all’interno del settore e del relativo mercato del lavoro. Palese è quindi l’affinità che vi è tra il progetto e gli obiettivi europei della diminuzione del numero di inoccupati e la formazione di personale qualificato. Il progetto è proseguito con la nascita di 13 percorsi formativi rivolti alle figure professionali dello spettacolo dal vivo ( tra i quali il cantante lirico, il danzatore performer, il professore d’orchestra, il sarto teatrale, il tecnico delle luci, scenografo realizzatore, il tecnico del suono, esperto di organizzazione eventi ed infine il comunicatore multimediale). Il corso è stato totalmente gratuito per i partecipanti, i quali hanno dovuto svolgere dalle 600 alle 700 ore di corso. Le richieste di partecipazione sono state da subito molto numerose e provenienti anche dalle altre regioni italiane. Alla prima selezione sono stati ammessi 530 candidati (su c.a. 800 richieste) ed infine, dopo un’ulteriore selezione 182 allievi sono stati ammessi alla frequenza dei corsi; tra questi, solo 159 studenti hanno ottenuto l’ambita
119

Nome tratto da due famosi compositori marchigiani.

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qualifica. Come anticipato i partecipanti hanno avuto la possibilità di maturare esperienze pratiche per via della partecipazione a 15 produzioni concertistiche e liriche. Successivamente al tirocinio già 67 allievi avevano trovato un lavoro affine al loro ambito artistico. Il Fondo Sociale Europeo ha dunque, non solo risollevato il settore artistico italiano, che in questo periodo di crisi sta subendo gran parte dei tagli ai finanziamenti pubblici, ma ha risposto perfettamente alle esigenze ed obiettivi europei120. 3.3 Problemi riscontrati dalle PMI nella formazione dei propri dipendenti

Negli ultimi 2 anni le PMI europee hanno riscontrato un incremento nella competizione all’interno dei mercati121. La principale risposta delle imprese a questa minaccia crescente è stata quella di concentrarsi, in primis sulla qualità dei prodotti ed in seconda analisi di migliorare il marketing rendendolo più accattivante ( i dati rilevati hanno stimato un 64% per la prima soluzione), dai risultati statistici troviamo al quarto posto il taglio dei costi come reazione all’aumento della concorrenza ( un’analisi porterebbe a credere che i tagli ai costi sono difficili da apportare perché troppo basso il margine di profitto). Le principali limitazioni delle innovazioni nelle PMI sono da attribuirsi all’accesso problematico ai finanziamenti122, alla carenza di manodopera qualificata, ed alle costose risorse umane; in particolare il
120

La coordinatrice del Progetto Sipario è stata la Sig.ra Germana Giorgerini. formazione@fpsjesi.com http://www.fondazionepergolesispontini.com 121 Sondaggio dell’Osservatorio per le PMI: “ il 60% degli imprenditori ritengono che la competizione è recentemente aumentata di intensità”. 122 “ Guida per la formazione nelle PMI”, Commissione Europea.

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17% degli imprenditori, secondo i dati emersi dallo studio in questione, dichiarano che il costo per la formazione dei propri dipendenti. Secondo la UEAPME, l’organizzazione ombrello delle PMI europee, i processi di innovazione nelle piccole e medie imprese europee sono caratterizzati da processi permanenti e poco innovativi a dispetto degli andamenti crescenti delle imprese di grandi dimensioni. Da ciò la UEAPME ha dedotto che il processo delle PMI dovrebbe esser caratterizzato da un approccio a tutto campo dell’innovazione, non solo da un punto di vista tecnologico ma bensì anche da una migliore e più completa formazione dei dipendenti delle imprese, i quali costituiscono la prima spinta e l’input più forte verso la crescita dell’azienda. Ulteriore problema riscontrato dalla UEAPME nelle piccole imprese è la capacità di attirare ed ancor più mantenere personale qualificato al proprio interno. Ostacolo quest’ultimo quasi sempre tenuto in secondo piano, ma assai rilevante nel contesto reale. Secondo un recente studio del Cedefop 123 , circa 100 milioni di lavoratori rischiano il proprio posto di lavoro a causa del loro scarso livello di qualificazione. Al contempo, dalla stessa analisi è emerso che la maggior parte dei lavoratori in Europa sono considerate come poco qualificate. La risposta più evidente a questi dati è che la popolazione europea sta invecchiando, le imprese a causa della globalizzazione hanno bisogno di sempre maggiori competenze alle quali le nuove generazioni non riescono a rispondere in modo adeguato; in sostanza per esser all’altezza dei futuri posti di lavoro, le persone dovranno esser

123

“Future skill needs for micro and craft enterprises. 2020”.

95

sempre più capaci ed abili 124 . Dai dati emersi dallo studio del Cedefop i nuovi lavori in U.E. richiederanno un alto livello di istruzione, dal 25% al 30% del totale dei lavori per via di una crescente economia fondata sulla conoscenza.125 In tale ottica sarà dunque importante adeguare le competenze dei cittadini europei alle richieste e priorità a livello regionale e nazionale. Nel dicembre 2008, l’U.E. mise in atto il piano “Nuove competenze per nuovi lavori” proprio in vista di questa carenza di corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e i posti di lavoro disponibili. L’iniziativa prendeva in considerazione anche la crescente necessità di competenze trasversali come la risoluzione dei problemi, competenze analitiche, comunicative nonché di autogestione, inoltre i nuovi posti nel mercato del lavoro richiederanno grandi competenze linguistiche e tecnologiche. Nel 2022 la CES, l’UNICE/ UEAPME e il Cep hanno adottato il “Quadro d’azione per lo sviluppo permanente delle competenze e delle qualifiche”. Questo era caratterizzato dall’alta partecipazione delle parti sociali nel settore dell’apprendimento permanente, l’impiego consisteva nel monitorare annualmente i

miglioramenti nell’ambito lavorativo. Suddetto quadro d’azione individuava quattro priorità e settori di responsabilità congiunta tra le parti sociali:  Individuazione e anticipazione delle esigenze lavorative per competenze e qualifiche a livello nazionale.  Sistema di competenze trasferibili.
124 125

“ Guida per la formazione nelle PMI”, Commissione Europea. “Identification of future skills needs in micro and craft (-type) enterprises up to 2020”, Academy Avignon of Crafts and SMEs in Europe.

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 Informazione e consulenza per lavoratori come per le aziende.  Mobilitazione e sfruttamento di tutte le risorse disponibili per migliorare le competenze.

Le sfide che le PMI devono affrontare per formare il proprio personale sono essenzialmente:

a)

La carenza di manodopera qualificata costituisce un problema per più di 1/3 di tutte le PMI all’interno dell’U.E. Questo problema nasce da una serie di fattori quali l’allargamento U.E., l’accresciuta competizione da parte dei paesi stranieri, la globalizzazione. Tali cambiamenti portano le PMI a rivalutare la propria condizione imponendole necessariamente una modernizzazione e una crescente

capacità di innovazione. Negli ultimi anni le PMI Europee hanno fatto l’errore di tentare di competere nel mercato tentando di abbassare i prezzi con paesi a basso salario; i risultati hanno dimostrato di non essere una valida alternativa. Benché la produttività europea sia migliore, la sfida sui costi è stata nettamente vinta dai paesi emergenti. E’ bene sottolineare che in molti casi all’interno delle PMI si stanno svolgendo ottimi corsi per la formazione ai propri dipendenti, ma una volta terminata la formazione, suddetti lavoratori abbandonano il “piccolo” per entrare a lavorare nelle grandi aziende, le quali potranno sicuramente garantire maggiori sicurezze lavorative in tempi di crisi come quello attuale; in tal modo i corsi per la formazione saranno totalmente a carico dell’azienda con l’aggravio di dover formare nuovamente personale qualificato.

97

Recenti indagini hanno inoltre evidenziato che ai corsi partecipano in numero maggiore nelle grandi aziende rispetto alle piccole e nei paesi europei nordici i livelli di partecipazione sono più elevati rispetto agli Stati Membri del sud Europa. Dei dirigenti intervistati dall’Osservatorio per le PMI europee, solo il 20-25% dei dirigenti Olandesi e Tedeschi affermano che la ricerca di personale qualificato sia un ostacolo diffuso, mentre in Lituania il 75% dei dirigenti intervistati sostiene di riscontrare tale problema. b) Le offerte e i programmi formativi sono tendenzialmente organizzati per le grandi aziende e non rispecchiano le reali esigenze del piccolo.

Oltre alle barriere economiche le PMI, nel garantire al proprio lavoratore la formazione, incontrano barriere organizzative quali ad esempio la strutturazione della formazione di lavoratori in imprese nelle quali la loro presenza è fondamentale ogni giorno, data l’impossibilità di rimpiazzo; altra barriera di tipo organizzativo è l’attrarre personale giovane e qualificato. Essenzialmente i problemi che attanagliano le PMI europee sono esterni come interni, di seguito vengono esposti casi di problematiche affrontate e risolte dalle imprese.

Le problematiche possono essere riassunte in tre diverse aree: le barriere interne delle PMI per la formazione, tecniche e metodi per una formazione adeguata ed infine attuali sfide strutturali nello sviluppo delle competenze. Indagando tra gli ostacoli interni all’azienda è possibile individuare una problematica organizzativa. Esistono molti metodi per affrontare suddetta

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problematica in modo positivo, ad esempio mediante il metodo dell’elearning, l’apprendimento aperto e a distanza, o ancora l’istruzione mediante insegnanti esterni. Non esiste un solo metodo per rispondere ai problemi di tipo organizzativo nella formazione all’interno delle PMI. Ad ogni modo, le soluzioni devono essere trovate sulla base delle condizioni della propria impresa, settore o regione. Talvolta le imprese devono rinunciare ai corsi di formazione per la mancanza di fondi; l’insufficienza dei mezzi finanziari è la più probabile delle ragioni per la quale i corsi vengono puntualmente rinviati. Oltre ad enti specializzati per la formazione di dipendenti, ai fondi europei e quelli statali, negli ultimi anni è stato introdotto e verificato l’uso dei buoni in molti paesi europei utile per facilitare l’accesso alla formazione a costo basso o talvolta a titolo gratuito. Inoltre occorre specificare che non

necessariamente la formazione debba avere un alto costo per esser professionalizzante e di alto livello; tipologia informale di formazione possono soddisfare le esigenze dell’azienda. Nelle aziende viene di sovente sottovalutata l’importanza delle risorse umane e lo sviluppo delle loro competenze; per sopperire a tale problema vi sono enti esterni, oppure mediante l’organizzazione interna, le mancanze possono essere colmate. I modelli di gestione che si dotano di consulenti esterni sono tendenzialmente le medie e grandi imprese, mentre ricorrono alla seconda soluzione solo le piccole aziende. La percezione della reale esigenza di formazione all’interno dell’impresa è per lo più scarsa o nulla, ancor più quando l’azienda in questione è di piccole dimensioni. Le percezioni dipendono sempre dalle opportunità di cui si dispone. Servizio utile per rendere più comprensibile

99

l’importanza della formazione nelle PMI è in primis l’informazione rivolta ai dirigenti degli strumenti a disposizione e delle opportunità esistenti, producendo consapevolezza tra gli imprenditori. Dall’analisi svolta dalla UEAPME è emerso che le imprese hanno migliori risultati se coinvolte all’interno di reti e cluster; a maggior ragione se l’obbiettivo è la formazione. 3.4 La pubblicizzazione dei bandi, garanzie e responsabilità

regionali.

Dalle ricerche svolte è stato dimostrato che solo il 25% della popolazione europea ha una panoramica chiara e ben definita delle azioni intraprese dall’U.E. per ciò che concerne il finanziamento dei programmi per il potenziamento della coesione interna, della competitività economica e dell’aumento dei posti di lavoro. 126 Per sopperire a ciò, il Regolamento 1083/2006 esplica le regole da adottare per la stesura di un piano di comunicazione e vengono comunicati con precisione gli interventi informativi e pubblicitari che occorrono per colmare quella lacuna. Anzitutto è necessario costituire un piano di comunicazione al quale provvederà l’Autorità di Gestione in base al settore di competenza del piano o in alternativa dallo Stato Membro per i programmi operativi cofinanziati dai Fondi (siano essi FSE, FESR o di Coesione). In suddetto piano di comunicazione devono esser presenti:  Gli obiettivi ed i gruppi destinatari;

126

“Forme di pubblicità e comunicazione nelle norme europee”-Regione Liguria.

100

 La strategia e il contenuto degli interventi informativi;  Il bilancio indicativo necessario all’attuazione del piano;  I dipartimenti o gli organismi amministrativi responsabili

dell’attuazione degli interventi informativi e pubblicitari.

Principio importante legato alla recezione dei fondi è quello della trasparenza, secondo il quale le informazioni devono esser visionabili da tutti i potenziali beneficiari, sempre sotto tale principio nasce l’obbligo di pubblicazione delle disposizioni alle quali i potenziali beneficiari devono attenersi al fine di presentare la domanda di finanziamento. Nel 2000 l’Unione Europea ha emanato il Regolamento n. 1159/2000 che fornisce ogni necessaria informazione per ciò che concerne le azioni informative e pubblicitarie, nonché le modalità della loro attuazione. Durante lo svolgimento dei lavori vi è una particolarità: quella dell’obbligo di esporre un cartello di dimensioni adeguate all’importanza dell’opera ed all’ampiezza dell’area interessata nel caso in cui tale progetto sia pari o superi un cofinanziamento europeo di € 3 milioni (o 500.000 € per il fondo SFOP). Il cartello dovrà evidenziare che ci troviamo di fronte ad un progetto cofinanziato dall’U. E.. Vi sono inoltre linee rigide per ciò che riguarda la grafica del cartellone e indicazioni specifiche per la targa da posizionare al termine dei lavori 127 . Sebbene in modo più “studiato”, trattasi anche questa di un’operazione di marketing elaborata dall’U.E.; suddetto genere di promozione viene utilizzato dall’U.E. in particolare nelle aree di sviluppo delle risorse umane, nella formazione
127

In particolare , l’area occupata dal logo dell’U.E. dovrà coprire il 25% dell’area totale del cartellone e la scritta deve avere lo stesso carattere e dimensione di quelle utilizzate per il resto del testo.

101

professionale e occupazione, negli investimenti nel campo delle imprese e dello sviluppo rurale. Non dimentichiamo che questa ricerca da parte dell’Unione Europea ha come fine quello di dimostrare la propria presenza sul territorio europeo e garantire la propria trasparenza agli occhi dei propri cittadini. A livello locale le piccole e medie imprese possono ricevere sostegno nel presentare formalmente la richiesta di finanziamento rivolgendosi alla propria sede Regionale, Provincia autonoma oppure mediante la Enterprise Europe Network, una rete europea che garantisce assistenza alle imprese e la cui missione è quella di informare e formare le PMI a proposito della legislazione europea, dei programmi e delle opportunità di finanziamento, oltre che ricercare la cooperazione aziendale, l’innovazione ed il trasferimento tecnologico tra imprese di tutta Europa. Quest’ultima ha inoltre accesso diretto alla Commissione europea ed all’Agenzia esecutiva per la competitività e l’innovazione, ciò le permette di avere risposte più adeguate e complete agli interrogativi posti dagli imprenditori. Suddetta rete appoggia le imprese anche mediante attività di sensibilizzazione, quali organizzazioni di seminari, conferenze, workshop, newsletter, siti Web ecc.. Non ultimo, l’Enterprise Europe Network promuove dal proprio sito la formazione di partenariati anche grazie ad un database con più di 12.000 richieste di cooperazione; l’organizzazione fornisce inoltre le competenze necessarie (anche mediante corsi di formazione specifici) alle imprese ed ai loro imprenditori per lo sfruttamento di opportunità commerciali all’estero, a maggior ragione in momenti di crisi economica, quando le uniche opportunità

102

di sopravvivenza per le aziende arrivano da fondi e investimenti esteri. L’Enterprise Europe Network dispone uffici dislocati non solo nei paesi membri (nei quali conta 500 filiali), ma anche in nazione extra-europee, quali i paesi candidati ad entrare nell’U.E., i Paesi associati al Programm a quadro per la competitività e l’innovazione, tutti gli Stati Membri dello Spazio economico europeo , i paesi che aderiscono alla politica europea di vicinato, nonché Cina, Corea del Sud, USA, Messico e Russia.

I.

Campagna pubblicitaria nazionale

Nel 2003, il Servizio per le Politiche dei Fondi Strutturali Europeo del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione ha attuato una campagna pubblicitaria rivolta all’opinione pubblica italiana sul Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006 per le regioni ad Obiettivo 1.Tale campagna pubblicitaria aveva come titolo “L’Europa può farci grandi” ed la sua realizzazione era stata affidata ad un’agenzia pubblicitaria solo dopo una gara d’appalto europea. La pubblicità aveva come protagonista un bimbo, a rimarcare la natura giovane dell’U.E. ma senza dimenticare le sue potenzialità e la voglia di crescere 128 . Oltre alla pubblicità televisiva, l’U.E. promosse un’ulteriore campagna promozionale trasmessa via radio 129 , produsse dépliant 130 e poster. In tutti questi casi il linguaggio utilizzato fu diretto e sintetico. Anche per ciò che concerne la pianificazione della campagna sui mezzi di massa, venne scelta l’agenzia, solo dopo l’esito della gara europea.

128 129

Spot da 30 secondi Versione testuale 1° soggetto 130 http://www.dps.tesoro.it/documentazione/qcs/campagna/Depliant%20QCS.pdf

103

La campagna durò 7 mesi e venne inaugurata nell’agosto 2003 mediante la trasmissione dei primi spot televisivi dalle emittenti italiane. Non ultimo, in concomitanza con la campagna pubblicitaria, venne attivato un numero verde (presente in tutti gli spot) ed in termini di linguaggio, venne reso più semplice il sito web dedicatogli131.

Solo dopo cinque anni venne messa a frutto una seconda campagna pubblicitaria dall’U.E. Nell’ottobre 2008, il DPS (Dipartimento delle Poliche Sociali), avviò una campagna promozionale nella quale vennero trasmessi i risultati ottenuti grazie all’utilizzo dei Fondi Strutturali europei del precedente periodo di programmazione (2000-2006). Il titolo della campagna fu “Fondi Europei. Per un Sud d’Italia che cambia”, grazie al titolo possiamo ben individuare gli scopi dell’operazione: sensibilizzare i cittadini al progetto di sviluppo delle aree arretrate nel successivo periodo 2007-2013. Rispetto al precedente era notevolmente più concreto, ricco di dati ed esempi riportanti i successi delle imprese che avevano beneficiato dei fondi nel periodo di programmazione precedente. La campagna si articolava in : Spot televisivi, annunci stampa ed opuscoli informativi. La Direzione Generale delle Politiche per l’Orientamento ed il lavoro (ad oggi DG PAPL - Direzione generale per le politiche attive e passive del lavoro ), mise in atto un sistema per rafforzare la comunicazione e l’utilizzo dell’FSE, promuovendo una rete di referenti della comunicazione del Fondo per il periodo 2007-2013. L’organico è, a tutt’oggi, composto da rappresentanti degli organismi

131

http://www.dps.mef.gov.it/qcs/cittadini/spot.asp

104

intermedi e dalle amministrazioni collaboratrici con la DG POF, inoltre ne fanno parte le Autorità di Gestione regionali titolari dei Programmi Operativi dell’FSE ed infine dei due enti in-house (Isfol e Italia Lavoro). Suddetto network è stato creato insieme al Ministero dello Sviluppo Economico (Mise). Il progetto ha come obiettivi una migliore capillarità

dell’informazione, il confronto delle esperienze, nonché un brainstorming di soluzioni per i problemi comuni, in caso di situazioni comuni la messa in atto di azioni congiunte ed infine la condivisione di standard 132 . L’unione Europea, vedendo delle carenze d’adesione ai Fondi e riscontrando la necessità di rafforzare la comunicazione tra il Ministero Autorità di Gestione regionali e la Commissione Europea, ha richiesto ai paesi membri un intervento maggiore per ciò che riguarda la comunicazione dell’FSE, a tal ragione è stata creata una rete nazionale dei comunicatori del Fondo Sociale Europeo, è stato inoltre messo in atto un coordinamento con il Mise per la comunicazione in merito ai Fondi Strutturali e non ultimo, è stata richiesta la partecipazione attiva alla rete comunitaria INIO. Uno dei principali obiettivi è stato quello di raccogliere e mettere a frutto l’esperienza maturata dalla DG POF utilizzando un linguaggio più semplice ed introducendo le parole “formazione e lavoro” nel logo dei due programmi Operativi gestiti dalla DG

132

Sito internet di riferimento: www.lavoro.gov.it/Lavoro/Europalavoro/SezioneOperatori/NetworkProfessionali/Re tecom/

105

POF, in modo da delineare i settori di loro competenza ed evitare che il Fondo Sociale Europeo, fosse avvertito come strumento di welfare133.

II. Campagna pubblicitaria Regione Marche

Durante l’ultimo periodo di programmazione 2007-2013, la Regione Marche ed il Servizio Istruzione Formazione e Lavoro della regione hanno elaborato il Piano di informazione e comunicazione POR FSE 2007-2013. La regione ha deciso di promuovere la partecipazione alla richiesta del Fondo europeo da parte delle imprese, dotandosi di un nuovo format grafico da applicare a tutti i materiali promozionali e informativi distribuiti; lo scopo di questa scelta è stato quello di rendere pienamente riconoscibile degli interventi finanziati mediante il POR FSE. In particolare, rispetto alle precedenti programmazioni finanziate dell’FSE, è stata rappresentata dall’ideazione di un logo specifico per il Fondo Sociale Europeo della Regione Marche; l’esposizione di quest’ultimo è stato sempre ed obbligatoriamente accompagnato dal pay-off che l’Agenzia di Gestione regionale ha scelto come slogan promozionale del proprio POR (in adempimento alle disposizioni previste dall’art. 9 del Regolamento CE 1828/2006):
Figura 8 Slogan FSE Regione Marche

La Commissione Europea chiede quindi esplicitamente che venga evidenziato il pay-off scelto dall’AdG regionale e nel caso della scelta effettuata dalla regione Marche, il messaggio è rafforzato dall’uso dell’aggettivo “TUO” in
133

Pubblicazione “ricerca sulle iniziative di informazione e pubblicità, dedicate alla promozione delle attività, del fondo sociale europeo”, Regione Piemonte

106

quanto, con ciò si è voluto richiedere ai propri cittadini di passare alla fase successiva: maggiormente partecipative e proattiva del futuro individuale. Inoltre l’uso del verbo “costruire” intende creare un legame sia con la precedente comunicazione istituzionale, sia con la Campagna studiata per la programmazione 2000/2006 ("Fondo Sociale Europeo: costruisce futuro" ), nonché con la campagna ideata per il primo triennio dell'attuale programmazione 2007/2013:"Fondo Sociale Europeo costruisce qualità nel lavoro".

La campagna pubblicitaria adottata nel periodo 2011-2013, comprende richiami alle strategie passate, ma con una rivisitazione in chiave moderna. Il fine ultimo è il coinvolgimento di tutta la comunità ed il messaggio della nuova strategia è nel modo di intendere la comunicazione ovvero, in forma bi-direzionale, dall’ente al cittadino e nuovamente all’ente, con lo scopo di creare un Network Sociale 134 . Dunque è evidente la volontà di mettere il cittadino come protagonista della campagna promozionale, egli diventa parte attiva all’azione di comunicazione. I mezzi di comunicazione che sono stati utilizzati per questa campagna pubblicitaria sono: quotidiani regionali, spot televisivi e radiofonici, nonché brochure illustrative. Inoltre per raggiungere determinati target della popolazione la Regione Marche ha adottato specifici progetti loro dedicati. I sotto-target in questione sono stati gli imprenditori (per loro la Regione Marche ha introdotto newsletter, il Premio Valore Lavoro e seminari tematici), gli stakeholders istituzionali (Newsletter e

134

“Programma Operativo Regionale –Marche F.S.E. 2007-2013;

107

Seminari tematici), per i giovani è nato il Progetto Studenti "Destinazione futuro" ed un blog, ed infine per le donne ( per loro la Regione ha trasmesso un ciclo di trasmissioni televisive dedicate al rapporto tra la donna ed il mondo lavorativo)135.
II.Frodi nei fondi alla formazione

Durante la mia ricerca in merito ai finanziamenti europei per la formazione è emerso in molti più che sporadici casi che vi siano state maxi truffe a scapito non solo dei cittadini europei, quali direttamente interessati, ma anche di tutti gli Stati Membri dell’U.E. in quanto il budget messo a disposizione è costituito anche dal loro “utile” ed infine a danno dell’U.E. che vede sempre più lontani il raggiungimento dei suoi obiettivi. Le vie adottate dalle organizzazioni per ottenere il budget per poi aggirare l’obiettivo della messa in atto dei corsi sono diverse, talvolta estremamente complesse e ingegnose. Si potrebbe inizialmente pensare che questa pratica sia del tutto italiana, ma tutt’altro; casi di truffa sono emersi in Italia come nel resto dei Paesi membri 136 . I dati emersi dalle inchieste hanno dimostrato che ogni anno miliardi di euro destinati allo sviluppo degli Stati Membri dell’UE, vengono utilizzati in modo del tutto illecito dai beneficiari; in certe circostanze i corsi di formazione che sarebbero dovuti esser finanziati da suddetti fondi vengono mal spesi ed in casi eccezionali risultano esser corsi “fantasma”. In Polonia è emerso che l’intero budget ( di c.a. 7 milioni di euro di fondi FSE) è stato

135 “ 136

Campagna istituzionale 2011-2013”, Regione Marche- Fondo Sociale Europeo F.Rogiers, “La frode infinita”, De Standaard 8 gennaio 2013;

108

utilizzato per finanziare corsi all’interno di un gruppo di multinazionali per i propri dipendenti. Sebbene i fondi siano esclusivi per il finanziamento di disoccupati con una formazione inadeguata, in questa occasione le multinazionali polacche hanno accresciuto le competenze dei loro manager. Ancor più sconcertante è la lista delle multinazionale che hanno attinto a questi fondi: Unilevel, Philips ed altre di questo calibro137. In sostanza i fondi europei sono stati utilizzati per corsi di formazione destinati a dipendenti di società quotate in borsa e multinazionali dislocate in Polonia ( maggiore tra i beneficiari di fondi alla formazione). E’ stato il quotidiano olandese Trouw ha denunciare il fatto, l’articolo riporta oltre ai nomi delle multinazionali colte in fallo, anche un elenco di ciò che viene acquistato con il denaro a disposizione: album, biglietti da visita, copertine di cd, tazze, giocattoli e schede di memoria138. Tra le altre vi è anche la British American Tobacco, la quale incassati 1,6 milioni di euro di aiuti alla formazione ha pensato bene di investirli nella costruzione di una fabbrica di sigarette. Problemi di questo genere non sono nuovi, infatti due anni fa il Financial Times mostrò i risultati di un’indagine giornalistica, secondo la quale il peso della burocrazia paralizza i programmi per lo sviluppo delle regioni europee. Inoltre, fatto ancora più grave, quando le compagnie di cui sopra sono state individuate, la truffa è rimasta impunita e solo in rari casi si sono perseguiti questi reati. Ma le multinazionali sono le uniche a profittare di questa risorsa a quanto pare infinita, di denaro, infatti la polizia italiana ha stimato che circa 1,2 miliardi

137 138

Ibidem. Idem.

109

di euro di fondi europei finiscono nelle mani della mafia 139 . Ma i fondi destinati alla formazione non sono gli unici ad esser utilizzati in modo improprio, la Commissione per il controllo del Budget ha analizzato ed individuato che anche i sussidi all’agricoltura sono frequentemente utilizzato per fini differenti da quelli per cui erano stati richiesti. Mentre la compagnia aerea KLM ha non solo ricevuto un budget per 600mila euro pur non essendo una PMI, ma inoltre con questo importo ha garantito il catering offerto a bordo, quando in realtà era stata richiesta suddetta somma per l’esportazione di prodotti agricoli. Il problema è stato riconosciuto nell’incapacità di monitoraggio dei fondi da parte delle istituzioni europee; la commissione per il controllo del budget del Parlamento lavora da sette anni per migliorare la trasparenza e la vigilanza sui fondi europei, ma senza successo. La somma a disposizione è pari a circa un terzo dell’intero budget dell’U.E. e se a tale importo viene aggiunto il sussidio all’agricoltura, la proporzione arriva ai tre quarti; come anticipato sono gli Stati Membri ad esser responsabili della spesa e dell’intera gestione dei fondi, quest’ampia autonomia garantita dall’U.E. viene quindi, talvolta immeritatamente attribuita agli Stati Membri. L’incapacità di monitoraggio da parte delle istituzioni nazionali è data dall’errata visione della provenienza dei fondi 140: gli stati hanno iniziato a considerare i fondi come propri, conseguentemente hanno abbassato i controlli fino al completo disinteresse. Il Parlamento europeo nel 2010 adottò una risoluzione per concordare con gli Stati Membri l’utilizzo della politica

139 140

Ibidem. Idem.

110

“Naming & Shaming”, con lo scopo di rivelare pubblicamente le aziende che hanno utilizzato illecitamente i fondi. In passato i tentativi sono puntualmente falliti per via di obiezioni legali sollevate dagli accusati, i quali potevano adire alla Corte di Giustizia Europea per la tutela della privacy. Fino ad allora solo i ministri delle finanze erano tenuti a rispondere del loro operato in presenza di illeciti successivamente solo quattro dei ventisette Stati Membri hanno appoggiato la proposta “Naming & Shaming”: Svezia, Danimarca, Regno Unito e Paesi Bassi. Il problema dello sfruttamento dei fondi è acuito dalla crisi economica, la quale sta creando buchi a un ritmo maggiore rispetto a quello col quale i Fondi strutturali europei possono ripararli. L’Olaf (Ufficio anti-frode europeo) nel suo rapporto annuale ha posizionato l’Italia al secondo posto dopo la Bulgaria come paese che più frequentemente truffa le istituzioni europee ciò nonostante il nostro Paese sia tra i maggiori contribuenti europei e tra i meno efficienti nell’utilizzo delle risorse. L’Olaf ha aperto 41 indagini, a dispetto delle 81 in Bulgaria, mentre al terzo posto di questa triste classifica si posizione il Belgio con 37 indagini. Caratteristica delle frodi italiane è la diversificazione, ossia mentre la Bulgaria concentra le frodi nel settore agricolo, l’Italia varia in più aree: in primis i fondi strutturali (7), contrabbando di sigarette (7), fondi a gestione diretta (7), cioè erogati direttamente dalla commissione europea o da un’apposita agenzia; vi sono poi le truffe interne alle istituzioni (5) e alle agenzie Ue (5); infine troviamo agricoltura (4), dogane (4) e commercio (4). Dalle ultime rilevazioni ogni

111

anno l’Italia incrementa il numero delle truffe perpetrate ai danni dei fondi UE141. In diverse occasioni, l’Olaf si è complimentata con le autorità italiane sul loro operato e per la loro collaborazione in merito alle indagini effettuate sulle frodi ai fondi U.E., una tra tante è l’inchiesta per le frodi sui fondi destinati ai Piani Operativi regionali142; ciò nonostante l’Olaf ha lamentato alle autorità italiane i lunghi tempi della giustizia nazionale, nota questa dolente per il nostro paese. L’elevato numero di segnalazioni dalle quali si deduce

l’interesse nel fermare questo record negativo dimostrano che il controllo delle frodi sono accurati anche rispetto ad altri paesi membri, uno fra tutti la Francia, che nel 2010 ricevette solamente 17 segnalazioni, indice non di una minore attitudine alle truffe, ma di un minore controllo.

141

http://www.rissc.it/content/truffe-ai-fondi-europei-italia-sul-podio Si tratta di progetti destinati in teoria alla gestione di situazioni ambientali d’emergenza così come previsto dal piano “misure provvisorie per la gestione dell’emergenza ambientale” e per i quali sono stati stanziati ben 57 milioni di euro. Come sottolineato dall’ufficio anti-frode, l’indagine è partita grazie alle segnalazioni dell’allora Pubblico ministero di Catanzaro, Luigi De Magistris, filone della famosa inchiesta “Poseidone” p er la quale il magistrato napoletano è stato poi trasferito d’ufficio per irregolarità procedurali compiute nel corso delle indagini.
142

112

Conclusione
Le PMI sono aziende con un’oggettiva difficoltà ad attrarre capitali, motivo per cui Stati e Regioni sono chiamate a mettere in atto politiche di sostegno economico e non solo. Il modello tradizionale di impresa è superato perché non più competitivo e nel contesto internazionale attuale è stato dunque necessario rilanciare la competitività delle aziende europee ed in particolar modo quelle italiane, penalizzate dai mercati low-cost, dagli sprechi e inefficienze produttive gestionali. L’obiettivo della tesi è stato quello di valutare effettivamente quanto le imprese italiane riescano a beneficiare dei finanziamenti statali, in particolare di quelli destinati alla formazione. Dall’analisi svolta non sono emersi dati positivi. Le aziende europee ed in particolar modo quelle italiane, ricorrono molto raramente agli Aiuti di Stato per finanziare la formazione. I sostegni economici vengono utilizzati maggiormente per risultati dai quali si possa trarre profitto nel breve periodo, come ad esempio una scelta di marketing. Da quanto è stato detto precedentemente, è emerso a mio avviso, che le PMI recepiscono la formazione più come una corsa ad ostacoli e non come un’opportunità. Ciò è dovuto alla complessa burocrazia per l’ottenimento degli Aiuti di Stato e la non conoscenza dei canali per ricevere tale credito. Le reti di aiuti (Regioni, partner sociali, enti professionali..) hanno il compito di incrementare la capillarità nell’utilizzo dell’Aiuto Statale, di esser maggiormente attive. Gli strumenti politici e finanziari rivolti alle PMI sono molteplici e fino ad oggi hanno ricoperto un ampio ventaglio di esigenze specifiche di cui hanno

113

bisogno. Nonostante le istituzioni europee e statali abbiano adottato una politica per le PMI, con l’obiettivo di integrarla con le alte politiche europee, risulta arduo valutare il rendimento produttivo tra gli Stati Membri. I mezzi statali ed europei messi in campo per le PMI sono tendenzialmente troppo generali. Date le differenze del territorio produttivo europeo ed italiano, sono necessarie misure specifiche che permettano alle imprese di adattarsi con maggiore facilità. Se la competizione non avviene più tra singole imprese, ma come precedentemente affermato143 , ma tra regioni, il successo di queste aree nasce dal complesso assetto produttivo. Gli aiuti forniti dall’U.E. e dallo Stato Membro non sono distribuiti in egual misura in tutto il territorio, ma sono gestiti territorialmente (in linea di massima a livello regionale); da ciò è deducibile come l’utilizzo dei fondi sia legato alla cultura politica e di governo presente nel territorio.

Come avviene per le persone, così dovrebbe esser per le imprese: in mancanza o scarsità di lavoro, è necessario rivalutare le proprie competenze chiedendosi se le proprie risorse rispondano alle richieste attuali del mercato. La crisi è un’occasione per sviluppare la preparazione dei propri dipendenti senza necessariamente incidere sulla produzione. Fare formazione non è mai stato così agevole come lo è attualmente, in primo luogo perché come precedentemente dimostrato vi sono innumerevoli Aiuti di Stato a disposizione, in seconda analisi non vi è il problema di rallentare il ciclo produttivo, in quanto la crisi lo ha già fatto a prescindere dalla formazione.

143

“Pensare in piccole e agire in grande”, pag.

114

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Documenti:

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Ritardo pagamenti: ecco gli interessi fino a giugno;
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Ritardo pagamenti PA: flop Direttiva UE in Italia; http://www.pmi.it/impresa/normativa/news/63184/ritardo-pagamenti-pa-flopdirettiva-ue-in-italia.html

PMI: il malcostume dei pagamenti tardivi terminerà il 16 marzo; http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-216_it.htm

The Impact of the Financial Crisis on the Job Creation Potential of SMEs; http://www.europarl.europa.eu/committees/fr/studiesdownload.html?languageDo cument=EN&file=76351

PMI, Fondi UE quando vengono utilizzati? http://www.pmi.it/economia/finanziamenti/articolo/9238/fondi-ue-quandovengono-utilizzati.html

Ue: 85% des emplois créés par le PME, Le Figaro http://www.lefigaro.fr/flash-eco/2012/01/16/97002-20120116FILWWW00483-ue85-des-emplois-crees-par-les-pme.php

PMI, Finanziamenti europei: fondi CIP per Pmi italiane http://www.pmi.it/economia/finanziamenti/articolo/6533/finanziamenti-europeifondi-cip-per-pmi-italiane.html

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