Stipendi d‟oro e vitalizi, regole da cambiare

Ridotto all‟osso il dibattito che, dopo mille rinvii, ripende oggi in Regione sul taglio ai costi della politica, si può ridurre a come trovare il modo per ridurre quei 6.139 euro lordi al mese che, dopo vent‟anni di attività politica, l‟ex consigliere Luciano Valaguzza riceve da luglio 2005. Suo è il record, ma in vitalizi la Regione spende ogni mese 620mila euro destinandoli a 221 ex consiglieri o ai loro eredi. Tanti se ne contano da che l‟istituto fu “inventato”, nel 1980, per applicarsi anche a chi aveva frequentato l‟aula consiliare ben prima che quella legge fosse approvata. Altri non ce ne saranno visto che vitalizi e indennità di fine mandato sono stati aboliti nel giugno scorso. Ma quella legislazione “speciale” riservata dalla politica ai politici svela oggi i suoi effetti perversi e di lunga durata. A Valaguzza (e con lui a Monguzzi, Patelli, Borghini, Finetti, Bassetti, Guzzetti e tanti altri protagonisti della scena pubblica), infatti, quel vitalizio spetta per legge e poco importa se, nel corso della sua lunga carriera ha versato “solo” 274mila euro per riceverne, da “ex”, 614mila. Tutto sarebbe, naturalmente, più semplice se i vitalizi fossero delle normali pensioni: così si potrebbe considerare anche che è dal „95 che al sistema retributivo si è andato sostituendo il contributivo e sarebbe quindi possibile ricalcolare su queste basi le rispettive spettanze come suggerisce il Partito democratico. Ma i vitalizi pensioni non sono e dunque, prima ancora di stabilire come diminuirli (o meglio «rimodularli» come dicono trasversalmente i rappresentanti tanto della maggioranza quanto dell‟opposizione), bisognerà impegnarsi a eliminare proprio quella “specialità”. Il rischio, infatti, quale che sia la strada che si sceglierà per la «rimodulazione» (dal taglio lineare del 10% al più complicato calcolo logaritmico che incrocia gli anni di legislatura con i contributi versati) le “vittime” ricorrano ad ogni istituzione giuridica della Repubblica per veder mantenuti i propri «diritti acquisiti» anche se tali non fossero come sostengono alcuni autorevoli costituzionalisti. E con buone possibilità di successo a giudicare da illustri precedenti, ultimo in ordine di tempo la sentenza proprio della Corte Costituzionale sui prelievi forzosi alle pensioni d‟oro. Le legislazioni “di vantaggio” sono difficili da smontare, soprattutto quando le si affronta con una certa “apatia”. Il tema dei “vitalizi” è all‟ordine del giorno da quando fu sollevato dal Partito democratico in Consiglio nel giugno del 2011 – allora governava ancora Formigoni e solo oggi è tornato di attualità. I tempi della politica hanno qualcosa a che fare anche con i suoi costi. Che non sono solo quelli dei politici ma anche quelli dei manager cui si affidano nella gestione degli assessorati e delle società controllate. E‟ anche questo il terreno sul quale si misureranno le scelte che, come è stato nel caso dei vitalizi per il passato, segneranno il futuro della Regione.

L‟economista bocconiano Roberto Perotti sulla Voce.info descrive la pubblica amministrazione come una enorme piramide, con una base molto ampia e «un vertice molto sottile con retribuzioni altissime» che non esita a definire «irragionevoli» nel confronto con i 150mila euro l‟anno che riceve il capo di gabinetto degli Esteri britannico. E certamente è irragionevole che, nell‟attuale organizzazione, si riconoscano anche premi di risultato a manager di nomina politica distintisi per rendimenti quantomeno discutibili come nel recente caso di Aler, di Infrastrutture lombarde, di Lombardia informatica. La Regione è specchio fedele di quanto avviene nelle altre amministrazioni, agenzie, partecipate e controllate, locali e nazionali. Così che definire nuove regole, perfino la semplice equiparazione dello stipendio di un manager a quello del Presidente, potrebbe essere il primo segnale di un “risanamento” della macchina pubblica che pare ormai indilazionabile. (la Repubblica Milano, 22 gennaio 2014)