Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

Regione Campania

Fondazione Banco di Napoli

Archivio di Stato di Napoli

Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” Archivio di Stato di Napoli
Collana Matteo Ripa n. 19

Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi di Napoli (1682-1869)
Percorso documentario e iconografico
Con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Catalogo della mostra
Archivio di Stato di Napoli 18 novembre 2006 - 31 marzo 2007 a cura di

MICHELE FATICA
Napoli 2006

A cura di: MICHELE FATICA Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” Impaginazione, grafica e fotoritocco: MARIANO CINQUE ISSN: 1824-4181 Stampa: ARTI GRAFICHE ZACCARIA Srl © copyright 2006 Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” Finito di stampare nel mese di settembre 2006

Indice

Presentazioni
Matteo Ripa: l’uomo di fede, l’intellettuale, l’artista | PASQUALE CIRIELLO Un ponte tra Oriente e Occidente: Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi attraverso le carte d’Archivio | FELICITA DE NEGRI 5

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Saggi
I percorsi della mostra | MICHELE FATICA Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi | GIACOMO DI FIORE • MICHELE FATICA Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi | ANDREINA ALBANESE Sulla toponomastica mancese dell’atlante di Matteo Ripa | GIOVANNI STARY Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡若祥, 1739-1806), alunno del Collegio dei Cinesi | EUGENIO MENEGON Arte e storia nella chiesa e collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi | UGO DI FURIA Le ricerche in Cina sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi | WAN MING 11

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Iconografia

La famiglia, le aderenze familiari, l’ascesa sociale, la caduta Da Roma a Portsmouth a Macao

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Ripa alla corte di Kangxi Le incisioni su rame Le polemiche con i Gesuiti Echi sulla stampa napoletana L’attività di interprete Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XII Corsini La sede del Collegio, la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di Santa Maria Assunta Scritti di Ripa, da Ripa, su Ripa Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico I Cinesi a Napoli Napoli in Cina

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Matteo Ripa: l’uomo di fede, l’intellettuale, l’artista PASQUALE CIRIELLO
Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

Poche Università hanno il privilegio, come L’Orientale, di essere state fondate da un artista. Certamente nella biografia di Matteo Ripa risaltano anzitutto la sua statura di uomo di fede, che lo portò appena ventiseienne a partire missionario per la Cina, così come il profilo di letterato, che gli permise di appropriarsi dei misteri dell’idioma mandarino. E tuttavia questa esposizione dimostra, ove mai ve ne fosse bisogno, che Matteo Ripa fu anche – e forse soprattutto – un artista. È noto che il motivo fondamentale della sua ammissione alla corte dell’imperatore cinese fu appunto l’abilità nelle arti del disegno, della pittura, dell’incisione su rame, tanto che il sovrano del Celeste Impero ebbe a commissionargli una serie di stampe raffiguranti la propria residenza di Jehol in Tartaria. Ben conosciuta, e fonte ogni volta di rinnovata ammirazione, è la sua Grande Mappa dell’Impero di Cina, capolavoro della cartografia del primo Settecento. Ma il materiale iconografico esposto dimostra che Matteo Ripa fu artista in ogni momento della sua vita, non solo su commissione ma anche quando il disegno e la pittura furono semplicemente al servizio della sua curiosità intellettuale unita a una certa sensibilità estetica. Ne sono prova i minuziosi disegni di pesci, molluschi e vegetali che il sacerdote traccia a margine delle pagine del diario redatto nel 1708 durante la navigazione sul vascello inglese Donegal che lo sta portando verso Macao. Squali, calamari, remore, frutti esotici, dei quali annota anche i nomi in varie lingue, vi sono tracciati con un’accuratezza che fa apparire Matteo Ripa un epigono non disprezzabile del Leonardo osservatore della natura e un notevole anticipatore delle sistematiche raffigurazioni di Linneo (che, ricordiamolo, nel 1708 aveva a malapena un anno). Se, da un lato, spiace che non sia rimasto molto della produzione figurativa realizzata in terra cinese (ma non è detto che da archivi e biblioteche non spuntino altre testimonianze), è altrettanto evidente che in Matteo Ripa, da un certo momento in poi, il talento pittorico viene sostanzialmente abbandonato a favore di quella che resta la sua grande impresa, di uomo di fede come di intellettuale: la fondazione del Collegio dei cinesi. E d’altronde tutte le tracce che

l’artista ci restano del suo operato. maggiormente attenta alle prospettive di proiezione commerciale e politica in Asia degli interessi italiani. nell’incrollabile passione di Matteo Ripa. dapprima nel periodo del viceregno austriaco e. Fatica. qui così evidentemente esibite. utopico. negli anni della dinastia borbonica. dopo l’unità d’Italia. 6 . sia per i membri occidentali della Congregazione da lui fondata che per i giovani cinesi disposti a intraprendere l’impegnativo cammino verso il sacerdozio. dunque. testimoniano di come questi aspetti risultino organicamente integrati in quello che è il suo grande. l’intellettuale. L’Orientale si riconosce tuttavia ancora oggi nella capacità di discernimento. È questo carattere complesso della personalità di Matteo Ripa a tracciare quello che sarà il compito della prima istituzione europea per lo studio delle lingue e delle culture del lontano Oriente. progetto: la conversione al cristianesimo dell’Impero cinese. dell’antico Collegio dei Cinesi in un’istituzione laica e statale. poi. anche al di là delle stesse intenzioni del fondatore. ben compendiate peraltro nei reperti della mostra.Presentazione Matteo Ripa: l’uomo di fede. Questa duplice missione di apertura della società europea verso i misteri delle civiltà orientali e di contemporaneo avvicinamento delle culture dell’Asia estrema alle elaborazioni della tradizione europea permette la realizzazione e il progressivo radicamento nel contesto napoletano dell’istituzione immaginata da Matteo Ripa. Anche il disegno di evangelizzazione è affidato a un percorso di acculturazione e di formazione. attenta ai mutamenti della società contemporanea. Sarà poi questa vocazione intrinsecamente destinata. a un arricchimento culturale originale e intenso (e pertanto dagli esiti non sempre prevedibili: si vedano le simpatie liberali dei convittori a metà dell’Ottocento) a permettere la trasformazione. Progressivamente sempre più aperta a prospettive culturali plurali e diversificate. Ecco. nella sensibilità artistica. che anche la diffusione di un messaggio concepito come universale si apre alla reciproca (pur se non ancora simmetrica) assunzione della diversità culturale. curata dal prof.

si presta. Potremmo dire. una volta estrapolato dal contesto originario – il fondo.Un ponte tra Oriente e Occidente: Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi attraverso le carte d’Archivio FELICITA DE NEGRI Direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli Missione istituzionale dell’Archivio di Stato di Napoli è la conservazione della memoria documentaria. alle mostre documentarie. d’altro canto. in particolare. giacché gli Archivi continuano ad avere problemi di visibilità. ai moderni data-base. anche la carica di direttore dell’Istituto napoletano agli inizi del Novecento – e risale agli anni ’20 del secolo scorso. il nostro Istituto. gli inventari cartacei dei fondi archivistici. nel caso delle mostre documentarie. dunque. L’affermazione è di Eugenio Casanova – che ha ricoperto. tanto più quando esse . A tal fine. Vero è. Tuttavia. Le forme di cui tale attività di comunicazione si avvale sono le più diverse: sia va dagli strumenti più tradizionali. che l’Archivio conserva per comunicare. il ricordo sono possibili solo se il passato viene ripensato nei termini posti dalle domande e dalle necessità del presente. che fra i compiti dell’archivista vi è anche quello di «mettere più direttamente il grande pubblico a contatto coi documenti e coll’archivio. specie se posti a confronto con altre istituzioni culturali di più largo richiamo. proprio per le sue peculiarità. il documento. Ben vengano. Alle critiche incentrate sul carattere effimero di tali manifestazioni. l’unità archivistica cui appartiene – non riesce a trasmettere tutto intero il suo significato. ad una comprensione mediata attraverso la lettura. le occasioni di divulgazione offerte dalle mostre. un luogo inesplorato e un po’ misterioso. fra l’altro. essa ha mantenuto in gran parte il suo valore. deve essere sottratto all’oblio e al silenzio. si è aggiunta. Sappiamo inoltre che il documento. quindi. La memoria. piuttosto. l’obiettiva difficoltà di offrire alla vista del pubblico un bene culturale che. contro le mostre in genere e quelle archivistiche in particolare. È l’Archivio stesso a rendere possibile la conoscenza del patrimonio documentario che custodisce. Molto si è scritto. ma l’Archivio non è un mero deposito di atti. anche in anni recenti. del quale per lo più ignora l’esistenza». non «addetti ai lavori». che consentono anche all’utente remoto di recuperare l’informazione. che del passato è testimonianza. a differenza di altri. come musei e scavi archeologici. la serie. è ancora per molti napoletani.

Nata dalla collaborazione fra l’Istituto napoletano e l’appassionata ricerca del prof. 8 . quindi. dopo un lungo periodo di eclisse. religiosa. italiani e stranieri. culturale del sacerdote napoletano e le vicissitudini dell’istituzione da lui creata si collegano prepotentemente con le curiosità e le ansie del presente. e se non possono offrire risposte ai nostri interrogativi. Michele Fatica – che a Matteo Ripa e alla storia dell’Istituto Orientale ha dedicato anni di studio e numerose pubblicazioni – la mostra ha potuto essere realizzata grazie al lavoro paziente e solerte di Carolina Belli. che il pubblico possa trarne stimoli per un confronto più sereno con le affinità e le diversità del presente. invece. ne rappresenta una pagina significativa. sollecita una riflessione approfondita sulla storia dei rapporti fra la Cina e l’Occidente. Il riaffacciarsi prepotente della Cina sulla ribalta mondiale. vicedirettore dell’Archivio. la straordinaria avventura umana. brillante diplomata della nostra Scuola di Archivistica. La struttura narrativa della mostra si articola in più sezioni corrispondenti alle varie fasi della vicenda. attinge al patrimonio documentario dell’Archivio di Stato di Napoli. dell’apporto di numerosi istituti fra Archivi e Biblioteche. quella centrale. le altre si avvalgono. Paleografia e Diplomatica. che segna il momento cruciale del ritorno a Napoli di Matteo Ripa e della laboriosa fondazione del «Collegio dei cinesi e degli indiani». sono però in grado di illuminarli di nuova consapevolezza. che è stata coadiuvata validamente da Barbara Orciuoli. concernono temi che hanno connessioni con i problemi e gli eventi dell’attualità e che possono perciò richiamare più facilmente l’attenzione del pubblico non specialistico. il percorso documentario costruito dalla mostra. con il relativo catalogo.Presentazione Un ponte tra Oriente e Occidente: Matteo Ripa.. Ci auguriamo. La mostra su «Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi» appartiene sicuramente a quest’ultima categoria..

Saggi .

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a 250 anni dalla morte di Matteo Ripa (29 marzo 1746). . studiosi del Dipartimento di Studi Asiatici. Adriano Giannola e il dott. in Maurizio Taddei e Adolfo Tamburello. Adriano Rossi. mentre D’Arelli dimostrò una grande capacità nella composizione degli atti.I percorsi della mostra MICHELE FATICA Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” Premessa Nel 1996. prof. Francesco DArelli (a c. sono intervenuti con grande sensibilità per coprire. Atti del Colloquio Internazionale. rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Banco di Napoli. allora direttore del Dipartimento di Filosofia e Politica. dott. iconografica e bibliografica. ha messo a disposizione locali e tesori documentari.ssa Felicita De Negri. con la finezza del suo tratto distintivo. Pasquale Ciriello. Il prof. a cui dobbiamo esprimere la nostra gratitudine: in primo luogo. come è testimoniato dai loro contributi pubblicati negli atti1. che. La proposta suscitò un forte interesse nel rettore del tempo. operazione tutt’altro che facile in presenza dei numerosi contributi degli studiosi cinesi nella loro lingua. Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi. È doveroso ricordare che il successo del «colloquio» internazionale fu merito anche di Francesco D’Arelli e di Paola Paderni. la direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli. L’idea è ritornata a 260 anni dalla morte di Matteo Ripa ed è coincisa con l’anno dell’Italia in Cina. 1 Michele Fatica. Grazie alle sinergie dei due dipartimenti il convegno ebbe luogo il 11 e 12 febbraio 1997 con l’adesione della Società Italiana di Studi del secolo XVIII – rappresentata da Alberto Postigliola – e vi parteciparono studiosi provenienti da tutte le parti del mondo. che ci preme ringraziare nella persona del governatore on. È superfluo ricordare che l’esito positivo è stato possibile soprattutto grazie ad un finanziamento generoso erogato dalla Regione Campania. Aldo Pace. di). che ha riposto la sua fiducia in chi scrive. in Mario Agrimi. rettore dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. chi scrive propose ai vertici dell’allora Istituto Universitario Orientale di ricordare l’anniversario con un convegno internazionale e con una mostra documentaria. il prof. con un contributo della benemerita istituzione alcuni buchi che si erano venuti a creare. Napoli 1999. Napoli. che affiancarono efficacemente chi scrive nella fase organizzativa e nella realizzazione dell’iniziativa. 11-12 febbraio 1997. Antonio Bassolino e dei funzionari Pasquale Carrano e Raffaella Farina. La felice conclusione è dovuta a tante persone. che avevano già compiuto ricerche sul fondatore del Collegio dei Cinesi di Napoli.

direttrice l’una e impiegato l’altro dell’Archivio di Stato di Salerno. già prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Paziente e vicino mi è stato il personale tutto (Paolo Amodeo. responsabili della segretaria amministrativa. direttore. Accanto alle istituzioni e persone già ricordate. direttore della Emeroteca Tucci di Napoli. Josef Metzler OMI. Wan Ming) hanno scritto i saggi che aiutano a capire la complessa personalità di Matteo Ripa. Umberto Cinque. La ND Maria Grazia Leonetti Rodinò e la dott. Mario Tursi. La raccolta bibliografica.I percorsi della mostra Una citazione riconoscente merita anche l’Ina Assitalia. Eugenio Menegon. già responsabile dell’Archivio Storico della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Riccardo Naldi. la dott. non possiamo passare sotto silenzio quanti nel Dipartimento di Filosofia e Politica si sono prodigati per la buona riuscita dell’iniziativa: il prof. A tal proposito il curatore non poteva trovare collaborazione migliore di quella offerta dalle dott. monsignor Vittorio Giustiniani. Enzo Cipullo. Centro di composizione e stampa dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. 12 . Agenzia di Napoli Nord. Giacomo Di Fiore. padre don Pedro Gil. Luigi Squillacciotti.sse Carolina Belli e Barbara Orciuoli dell’Archivio di Stato di Napoli. Carmelo Covuccia. La riuscita del catalogo sotto il profilo estetico è dovuta al giovane. Occorre anche ringraziare quanti (Andreina Albanese. ricostruiscono i tesori di arte – oggi in gran parte dispersi o perduti – che corredavano la chiesa e il Collegio dei Cinesi. direttore dell’ASL 1 di Napoli e guidato dall’ing. Massimo Zaccaria e Antonio Scagliola hanno messo a disposizione di chi scrive la loro arte tipografica. Daniela Di Donna. responsabile dell’archivio della Curia Generalizia dell’Ordine dei Frati Minori. Giovanni Stary. in modo particolare il segretario amministratico del Centro. la quale ha offerto gratuitamente l’assicurazione dei pezzi provenienti dalla Biblioteca Nazionale di Napoli. un tempo patrimonio della chiesa dei Cinesi ed oggi conservata nella quadreria del Pio Monte della Misericordia. Ugo Di Furia. Bruno Calabrò. Il sopralluogo nella chiesa dei Cinesi è stato autorizzato dal dott. l’avvocato Salvatore Maffei. Franco Manzione. raccontano le esistenze e le sofferenze dei suoi ospiti.ssa Maria Luisa Storchi e il sig. ma già esperto Mariano Cinque.ssa Loredana Gazzarra hanno gentilmente permesso di pubblicare la foto della tela Visita dei Re Magi al Bambin Gesù. ricordano quanto l’istituzione di Napoli sia presente sia nella documentazione archivistica. dott. dott. sia nelle ricerche della lontana Cina. documentaria ed iconografica è iniziata da molti anni e chi scrive deve ringraziare quanti hanno agevolato le sue ricerche e consentito l’uso gratuito delle immagini: in modo particolare padre Leonard Boyle OP. e il responsabile del coordinamento editoriale. Antonietta Sportiello e Nicola Fabozzi. assistente alla segretaria. Ettore Griffo) del Torcoliere. responsabile dell’Archivio Storico della Diocesi di Salerno. La sinergia delle competenze dirigenziali e amministrative concorrono con le competenze culturali.

La mostra documenta il trasferimento da Prepezzano ad Eboli di Gianfilippo. ma nutrivano tutti una grande ambizione: quella di nobilitarsi. Ma quale era allora la condizione sociale della famiglia da cui proveniva Matteo Ripa? Se volessimo usare gli attuali parametri di classificazione sociale potremmo dire che la famiglia di Matteo Ripa apparteneva al ceto medio agiato provinciale.Michele Fatica Le sezioni della mostra I. 368-373. L’agiatezza derivava a tale famiglia dall’esercizio delle professioni liberali. Quanti tra cultori di storia e di glorie patrie hanno attribuito negli ultimi 140 anni a Gianfilippo Ripa una qualifica baronale inesistente non possono sottrarsi ad un certo biasimo. alle loro sinergie per favorire la nobilitazione di Lorenzo. Alle ambizioni di ascesa sociale dei fratelli. avvocati e preti. la conquista di Napoli dei suoi figli Diego e Lorenzo. la caduta Il numero notevole di documenti esposti. Allora quale il legame della famiglia di Matteo Ripa con la baronia di Planchetella o Chianchetella? I fratelli di Matteo Ripa erano medici. oggi diremmo medico. l’ascesa sociale. IV. I. il padre di Matteo Ripa era doctor physicus. p. che abitava in una contrada denominata «casa Longo» in Vignale. La nobiltà del Regno delle Due Sicilie. Matteo Ripa era rimasto quasi estraneo. Salerno 1998. altro casale di Giffoni. ripete la leggenda relativa ad un sedicente titolo di «barone di Planchetella» posseduto dal genitore di Matteo Ripa2. Anche un testo relativamente recente. sorella di prete e di medico. Diego. Eboli tra cronaca e storia. 13 . vol. Egli aveva carattere troppo forte e determinato per presta2 3 Cosimo Longobardi. Napoli 1859. La morte prematura di Lorenzo nel 1739 e quella successiva di Diego documentano una cadura altrettanto rapida dell’ascesa. Erasmo Ricca. tratti dall’Archivio Storico della Diocesi di Salerno. 239. abitante in Prepezzano. che aveva sposato Antonia Longo/Luongo. frutto di lunghe ricerche archivistiche e scevro di quella pietas che spesso appanna la vista di chi scrive. l’acquisizione del titolo baronale da parte di Lorenzo con l’acquisto del feudo di Chianchetella e Balba. le aderenze familiari. Il nonno del fondatore del Collegio dei Cinesi. vol. provincia di Salerno – ove la gens risiedeva in una contrada che da essa prendeva nome «la Ripa» e che comprendeva una «casa palazziata» – era doctor utriusque iuris. pp. La famiglia. padre del fondatore del Collegio dei Cinesi. ha un solo scopo: quello di dimostrare la reale condizione sociale degli ascendenti paterni e materni di Matteo Ripa e sfatare la diffusissima e mai contestata leggenda circa un preteso titolo nobiliare di Gian Filippo Ripa. uno dei sei casali di Giffoni. avendo ignorato un testo pubblicato nel 1859 che ricostruisce minutamente la storia del feudo di Chianca e Chianchetella in Principato Ulteriore3. quindi di famiglia della stessa condizione sociale.

né dal fratello Tommaso Andrea. preposito dei Pii Operai. per aiutare l’amico Gennaro Amodei. a beneficio di «D. atto del 18 luglio 1704. Si era iscritto alla Congregazione di Santa Maria della Purità. II. mantenere il più stretto silenzio con il genitore Gianfilippo e con i fratelli. per mancanza di risorse e di aiuti. Protocolli notarili. 4 ASSa. guida spirituale del gruppo. rogito del 1° aprile 1711. il cui usufrutto annuo di 50 ducati era stato prima devoluto. proprio per marcare una certa distanza dai fratelli che frequentavano i ceti alti di Napoli. aveva avuto un trattamento uguale o paritetico a quello di Lorenzo. 74v. Eboli. Protocolli notarili. Atti di Rocco de Antola. ai quali abbiamo accennato. Matteo Ripa. compiere il viaggio a piedi e «mendicando il vitto». La sua scelta di accettare l’invito di Antonio Torres.I percorsi della mostra re la sua collaborazione al disegno familiare quasi ossessivo di promozione sociale. 72-74. per intravedere il segnale della partenza per la Cina. può essere valutata anche nell’ambito di questo rapporto non sempre disteso coi fratelli. Riuscì ad osservare il primo impegno. 14 . Nella capitale della cristianità deve attendere l’udienza pontificia dell’8 ottobre 1707. perché i fratelli non seppero assolutamente nulla della sua partenza. 5 ASSa. Intanto. f. Eboli. fascio 2658. dall’arcivescovo di Salerno. ff. attualmente predicatore e missionario apostolico nel Regno della Cina»5. Atti di Berniero Romano. i fratelli avrebbero usato ogni mezzo per impedire a Matteo di mettere in atto quella decisione – che giudicavano pazzesca – di partire missionario per la lontanissima Cina. ma non di spirito. che aveva sede nella chiesa di San Giorgio Maggiore e che svolgeva attività tra i ceti più poveri di Forcella – allora nota come la Vicaria Vecchia – e dei Mannesi. Egli prima ancora di essere ordinato sacerdote. si fa largo grazie alle eccezionali doti di cui è fornito: contrae amicizie importanti come dimostrano i documenti esposti nella mostra. Raggiunse Roma in calesse. Dati i rapporti che aveva con i congiunti. Non poteva dimenticare che il fratello maggiore nel 1704 lo aveva costretto a retrodonare a favore di Lorenzo la «casa palazziata» in Eboli già donatagli nel 17024 e che nel 1711 allo stesso Lorenzo gli altri fratelli avevano donato un uliveto con 300 piante. fascio 2641. Notai del distretto di Salerno. Notai del distretto di Salerno. il 28 marzo 1705. aveva condotto un’esistenza quasi in polemica con quei fratelli tutti protesi ad arrivare. Da Roma a Portsmouth e a Macao Prima di accingersi a prendere da Napoli la direzione per Roma – il che avverrà il 26 novembre 1705 – Matteo Ripa aveva preso con sé stesso due impegni: in primo luogo. il 30 novembre 1705. debole di corpo. il francescano calabrese Bonaventura Poerio. dopo un periodo di grandi patimenti. In secondo luogo. a recarsi a Roma per poi essere destinato in Cina. vita natural durante.

Di tutta la sua attività a corte restano solo due imprese legate alla sua sapienza tecnica di incisore su rame. artistiche ignote nel Paese di Mezzo. del resto. 38. insieme a musicisti come il prete della Congregazione della Missione Teodorico Pedrini. Quindi il sacerdote ebolitano dovette inviare all’imperatore saggi delle sue capacità e mettersi di buona lena ad imparare il cinese mandarinico o guanhua 官話. partito da Canton il 27 novembre 1710 raggiunse Pechino il 6 febbraio 1711. Questi. A Roma sicuramente continuò a coltivare la sua passione per la pittura: lo deduciamo dall’immagine della Vergine che egli aveva dipinto e che aveva colpito a tal punto Giovanni Antonio Mezzafalce da indurlo a scriverne al fratello Giovanni Donato al seguito del legato papale in Cina Carlo Tommaso Maillard de Tournon. e a scienziati. aveva comunicato all’imperatore l’arrivo del pittore Matteo Ripa. Napoli 1996. Giornale. quin- 6 Matteo Ripa. secondo quanto gli aveva promesso al momento della prima udienza. sappiamo che. L’imperatore. Giorgio Maggiore. era noto in Europa come il Luigi XIV dell’Estremo Oriente. Ripa alla corte di Kangxi: le incisioni su rame In coerenza con la consegna ripiana di non insistere sul suo talento di pittore e di incisore. ammesso nella reggia come pittore di corte. Pedrini e Bonjour Fabre. II (1711-1716). come al solito. di comunicare con il pittore solo nella lingua cinese. prima di partire per la Cina. Era scontato per quanti sedevano sul trono giallo del dragone che l’onore di accedere in Cina ed essere ammessi a corte era riservato solo a coloro che dall’Occidente portavano le novità scientifiche. note ed appendice documentaria di Michele Fatica. aveva appreso da un pittore la tecnica di incisione su rame con l’acquaforte6. vol. Ma l’imperatore non accoglieva come suoi ospiti gli occidentali portatori di conoscenze nuove solo sulla base di segnalazioni che gli venivano da personalità sia pure importanti come il legato papale. tecnologiche. Nel caso di Matteo Ripa Kangxi richiese due condiziono: I. 15 . Il 9 maggio 1711. molto poco. di verificare di persona le sue capacità di pittore. non aveva gusti dozzinali. noi possiamo ricostruire solo attraverso i vaghi indizi contenuti nei suoi scritti l’itinerario che lo portò ad essere apprezzato ed onorato dall’imperatore Kangxi proprio per le sue capacità artistiche e tecniche.Michele Fatica III. Per quanto riguarda l’apprendistato di pittore a Napoli. significa che l’imperatore ha mostrato il suo gradimento per i saggi della pittura di don Matteo. Il sacerdote ebolitano. pur essendo prigioniero a Macao. II. come l’agostiniano Guglielmo Bonjour Fabre. Quando il 5 novembre 1710 il governatore di Canton riceve l’ordine di provvedere alla partenza per Pechino di Ripa. Della sua produzione pittorica in Cina non è pervenuto nulla. ancora prima di essere prete assecondò il suo talento pittorico copiando alcuni affreschi esistenti nella chiesa di S. ma per essere un cultore raffinato delle arti. Dove e quando avesse imparato questa tecnica Matteo Ripa dice. Scrive soltanto che durante il suo soggiorno a Roma tra il dicembre 1705 e l’ottobre 1707. testo critico. p.

presumibilmente. I motivi della sua avversione agli accoliti di S. i lavori per la confezione della grande carta non erano completati e. Nella romanizzazione dei toponimi sia cinesi. dalla sua convinta difesa della «purezza della nostra Santa Fede». l’attività di interprete La permanenza del Ripa nella corte mancese fu caratterizzata da una continua polemica con i missionari della Compagnia di Gesù.. Le polemiche con i Gesuiti. come al solito. Nei secoli si sono scontrate due tendenze nella Chiesa di Roma: quella di chi è stato fermo nel pensiero di operare una rivoluzione culturale nel convertito alle verità di Cristo. Matteo Ricci si mosse in questa seconda direzione e riconobbe nel culto degli antenati. 7 8 16 . 223. che risulta nell’insieme di 44 tavole di rame10. 136. Dopo l’incisione della villa imperiale di Jehol una commissione ancora più impegnativa egli ebbe dall’imperatore: riprodurre la carta generale dell’Impero. Ignazio era motivata. Giornale. 10 Ibidem. MH. ha disegnato in scala ridotta tutta la carta. fu richiesto da Kangxi se oltre alla pittura. da lui definite «civili» che non intaccavano la fede in Cristo. cit. La sua risposta. Ma le sue prove appagarono l’imperatore a tal punto che questi gli commissionò nell’agosto 1712 l‘incisione delle vedute dell’immenso parco «tra i monti per fuggire la calura estiva». egli procedette a misura che l’équipe di geografi. Nel 1914. ACGOFM. cit. fu. p. in sintesi i dati sono confermati in Matteo Ripa. IV. cioè. La seconda posizione si rende conto della impossibilità del convertito di effettuare un completo sradicamento dalla sua precedente cultura. quando il missionario ebolitano ebbe l’incarico. egli conoscesse qualche altra arte o scienza. vol. Giornale. p. Questo pensiero comporta la costruzione di un uomo nuovo che faccia tabula rasa di tutta la precedente cultura. anche se più volte ribadisce che egli ha «delineato» a penna. 9 Matteo Ripa.I percorsi della mostra di 3 dopo mesi essere stato ammesso a corte. p. Sotto la data del 20 ottobre 1716. dell’imperatore e dell’universo dei santi di cui è costellata la religiosità popolare cinese un complesso di credenze. Ma i Gesuiti ai primi del XVIII secolo erano diventati troppo potenti perché la loro prassi missionaria in Cina – ma anche in altre regioni del Ibidem. in primo luogo. che mancesi egli fu aiutato dai collaboratori delle due nazionalità che imparavano la tecnica nel laboratorio che egli aveva creato8. cartografi e matematici europei inviava a Pechino i risultati dei suoi rilevamenti. Di più non aggiunge. egli afferma che «nell’intagliare la carta geografica. 27 e 136. pp. II. come si legge nel suo Giornale. 348. echi sulla stampa napoletana. 15-2. p. vol. ispirata a 7 modestia. che divide la Cina dalla Tartaria»9. 29. II. già er[a] giunto alla gran muraglia..

questi gli concede il permesso di ritornare in Europa a motivo di un lutto familiare. perché la sua idea di fondare un collegio per i cinesi avrà possibilità di realizzarsi solo lasciando Pechino ed eleggendo Napoli come sede del seminario per i cinesi. La vittoria del Ripa in questo settore fu parziale. il quale deve mantenere in esercizio i giovani allievi nella lingua e nella scrittura della loro patria. di morale immorale. Le culture erano troppo diverse perché si potesse pensare seriamente a cinesi ordinati sacerdoti. imparò così bene la lingua cinese da essere scelto dall’imperatore Kangxi quale interprete della legazione del russo Lev Izmailov e del legato pontificio Carlo Ambrogio Mezzabarba. Ripa. favorendo in Cina la contaminazione del cristianesimo con il confucianesimo. Il ritorno a Napoli con 5 cinesi. Ai quattro si aggiunge un cinese che ha superato i 30 anni: è il maestro Gioacchino Wang. e non con una iniziativa sporadica. Gaetano Argento. attirandosi nel suo soggiorno a Pechino l’avversione dei suoi antagonisti. Comunque. I Gesuiti. ritenevano che a loro sarebbe spettato il compito della formazione del clero indigeno. su cui furono versati fiumi d’inchiostro. Furono attaccati dagli zelanti. ritornati nella loro patria.Michele Fatica mondo – fosse condivisa. Essendo uomo di corte. dopo la morte di Kangxi nel dicembre 1722. V. Ripa decide. che potrebbero dimenticare dopo una lunga permanenza a Napoli. Ripa può essere accompagnato da servitori di fiducia: sono i quattro giovani. anche prima del suo ritorno nella città. affinché. Promotori ed oppositori del Collegio dei Cinesi Stanco di polemizzare con i Gesuiti. ma anche per l’iniziativa di creare un seminario per giovani cinesi a Pechino. che avevano della Cina un’esperienza secolare. sempre l’avevano scartata. Ripa appartenne al partito degli zelanti. Poiché i rapporti col nuovo imperatore Yongzheng sono ottimi. Nasceva così la questione dei «riti cinesi». diffondano tra i loro connazionali un cristianesimo «puro». di tornare a Napoli allo scopo di fondare un seminario per cinesi. Di quel che faceva in Cina abbiamo dettagliate notizie sugli «Avvisi» di Napoli. dove si era formato. da educare con una metodologia opposta a quella dei Gesuiti. trova sostenitori del suo progetto sia nel presidente del Consiglio Collaterale. a fine estate del 1723. sia nell’imperatore 17 . però. inoltre. non solo per questa sua posizione. proprio lì dove essi avevano ceduto. arretrando di fronte alle grandi difficoltà che la realizzazione di un tale progetto avrebbe incontrato. primo nucleo del Collegio dei Cinesi. Ma quando in passato avevano preso in considerazione una ipotesi del genere. la sua fama era grande. Ora i Gesuiti venivano sfidati dal Ripa con un piano sistematico. che parlavano della ipocrisia gesuitica. Ripa. non inquinato dal confucianesimo. che giudica Napoli una città troppo condizionata dalle teorie di Pietro Giannone. Per le famiglie cinesi i giovani maschi erano destinati a continuare la generazione e solo i più poveri erano disposti a farsi castrare nella prospettiva di una brillante carriera a corte in qualità di eunuchi. di concessioni al paganesimo. L’idea di fondare il Collegio trova una certa resistenza nel papa Benedetto XIII Orsini.

che inizierà. la sezione ricostruisce vecchie epigrafi. Nel 1832 i congregati della Sacra Famiglia assemblarono malamente due manoscritti del fondatore. falsificando il testo del Ripa. copiati e tradotti in francese a Napoli. che ha scali commerciali in India e a Canton. Al di fuori della letteratura controversistica la fama del Ripa acquistava una dimensione mondiale e di lui si scrisse in libri sia stampati a Londra. da una chiesa con un piccolo vano laterale. Maria Assunta in Cielo ai Cinesi. anche dopo le trasformazioni avvenute nel 1869 e nel 1888. tutto preso dall’organizzazione dell’istituto da lui fondato. Gli stessi manoscritti furono visti. confluendo poi nei tomi IV-VIII degli anonimi Mémoires de la Congrégation de la Mission (Paris. 1863-1866). zona dei Pirozzoli. dove Ripa sistemò l’arciconfraternita di S. che nel 1722 ha fondato sotto l’egida imperiale la Compagnia di Ostenda. Intanto tutte le relazioni inviate al papa Clemente XI Albani e a Propaganda Fide furono copiate da alcuni scrittori avversi alla Compagnia di Gesù. disegnò lo stemma del Collegio e l’immagine della Vergine che ascende in cielo. Trattandosi dell’unica documentazione materiale che resta del Collegio. censurando tutte le polemiche con i Gesuiti. ebbe la sua sede nel complesso – situato extra mœnia sul poggio della Montagnola. il Collegio dei Cinesi. morto giovanissimo a Napoli. Dal 1729 al 1894. 18 . Belisario degli Angeli. Il sacerdote ebolitano. D’allora in poi l’istituto napoletano fondato dal Ripa prenderà il nome di Collegio dei Cinesi e degli Indiani. manipolando e. VI. anche perché il sacerdote ebolitano gli promette di creare una scuola per interpreti della lingua cinese e della lingua indiana. in alcuni casi. ch’egli visita a Vienna nel 1726. idea che piace molto all’imperatore. che è una biografia di un collegiale di origine giapponese. anche se di questi ultimi a Napoli non si è mai vista neppure l’ombra. e che approva il Collegio. da due giardini. I libri sono o fotocopiati nel frontespizio e esposti nella loro edizione originale. il tutto allo scopo di avviare il processo di beatificazione.I percorsi della mostra Carlo VI d’Asburgo. ma proveniente dalle Filippine. borgo dei Vergini – formato da un grande corpo di fabbrica. Scritti di Ripa. da Ripa e su Ripa Gli scritti di Matteo Ripa in gran parte restano manoscritti. la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di S. dal sacerdote della Congregazione della Missione. La sede del Collegio. che daranno il loro contributo alla soppressione dell’istituto ignaziano nel 1773. Gabriel Perboyre. Maria Assunta in Cielo detta ai Cinesi. legge alcune lapidi incise sopra il sepolcro di Matteo Ripa e di altri importanti congregati. sia pubblicati in Cina. senza successo. VII. ricostruisce la quadreria ed altri significativi dettagli della Chiesa e di tutto il complesso monumentale. In vita egli stampò una sola opera. non dimenticò di essere un pittore. solo nel 1874.

Ma la vera trasformazione si ebbe con altra bolla. 1° maggio 1760) e di Pio VI Braschi (Præ ceteris illa. perché papa Lambertini. garantita dall’imperatore in 800 ducati annui da ricavare dalle rendite di 3 vescovati di patronato regio (Reggio. con la conquista nel 1734 del Regno di Napoli da parte di Carlo di Borbone. Le trasformazioni del Collegio dei Cinesi e i benefici concessi dai pontefici L’imperatore Carlo VI d’Asburgo autorizzò l’apertura di un Collegio formato da una scuola per missionari e interpreti cinesi e indiani. scrisse nel documento pontificio di avere saputo che le rendite «erano così esigue da non essere sufficienti a nutrire i collegiali ragazzi e adolescenti. 22 luglio 1775) con le quali furono attribuiti nuovi benefici (la Petruccia) alla istituzione fondata da Matteo Ripa in territorio dell’attuale Battipaglia. e fu introdotto l’insegnamento del cinese per i convittori che ne avessero fatto richiesta. valutato a 1. con la quale.Michele Fatica VIII. in Collegio dei Cinesi e degli alunni provenienti dall’Impero Ottomano si ebbe con le successive bolle di Clemente XIII Rezzonico (Quanta Ecclesia. nonché il personale addetto ai servizi e al governo dell’istituto». da lui conosciuto in precedenza a Roma. La definitiva trasformazione del Collegio dei Cinesi e degli Indiani. La bolla In Sacro Principis di Benedetto XIV. incaricati dell’educazione sia dei collegiali che dei convittori.700 ducati annui. La forte attenzione dedicata al convitto si accrebbe nel periodo com- 19 . fu emesso il 7 aprile 1732 dal papa Clemente XI Albani nella presunzione di un’autonomia finanziaria dell’istituzione. Misericordia Dei. Pietro Apostolo in Eboli. equiparato ad un liceo. ed il numero dei collegiali fu portato a 32. Altra trasformazione durante il decennio francese. con la quale il Collegio era sorto. del 31 agosto 1743. dietro pagamento di una retta. cui si aggiunsero le spese del viaggio in Cina per tre missionari designati da Propaganda Fide. sorveglianza che cessò con la restaurazione borbonica. per cui il Collegio dei Cinesi si trovò ad un certo punto privo di risorse finanziarie sicure. papa Lambertini rinunciava alla pensione annua di 500 ducati. In questo periodo il Collegio fu posto sotto la sorveglianza del Ministero dell’interno. Tutto ciò fu fatto presente dal Ripa al nuovo papa Benedetto XIV Lambertini. segnava una svolta nella storia del Collegio dei Cinesi. Cassano e Tropea). prevedendo in prosieguo un numero di 16 collegiali: 8 provenienti dall’India e dalla Cina e 8 dall’Impero Ottomano. Bulgaria. del 6 ottobre 1747. Serbia ed Albania (regioni soggette al Gran Turco). vanificò la promessa di Carlo VI d’Asburgo. ponendo quest’ultimo alle dipendenze di Propaganda Fide anche sotto il profilo politico. quando fu incrementato il convitto. da un convitto aperto. e pertanto concedeva al Collegio il beneficio dell’abbazia di S. ormai defunto Ripa. dotati di patrimonio sufficiente ai bisogni della loro esistenza. Il breve di approvazione Nuper pro. La concessione dei benefici ecclesiastici attenuò l’autorevolezza della regia protezione. restando le spese per il viaggio e per il resto a carico del Collegio dei Cinesi. in più da una congregazione – chiamata della Sacra Famiglia di Gesù Cristo – di sacerdoti. a giovani disposti a diventare missionari in Oriente. Il cambiamento dinastico e di governo. alla condizione che nel Collegio dei Cinesi fossero ammessi immediatamente anche 4 giovani cristiani provenienti da Valacchia. con la riserva si detrarre dalla rendita una pensione di 500 ducati da assegnare a persona da nominare.

come altre capitali europee – si pensi a Parigi – una comunità di cinesi qualificati. che ne atttribuì la fondazione a Matteo Ricci – errore in cui sono incorsi non solo i cinesi – e il diplomatico Xue Fucheng 薛福成. missionari e poliglotti famosi del XIX secolo come Ludovico de Besi e Giuseppe Mezzofanti. Per fortuna. Quando leggiamo il canto funebre in morte di Gaetano Argento e la traduzione dei riti funebri prescritti per i cinesi dal papa Benedetto XIV Lambertini proviamo una grande commozione. all’amicizia di alcuni congregati con Pasquale Villari e con l’orientalista Giacomo Lignana. grazie alla Breve relazione di un viaggio in Occidente. Forse fu anche grazie a tali simpatie. ma diplomatici di grande statura come George Macartney. Del Collegio si seppe in Cina. di Pietro Kuo. che chiamò Collegio Asiatico l’antico Collegio dei Cinesi. IX. Quindi ne parlarono il funzionario imperiale Hong Xun 洪勳. la prima accademia sinica europea sta ritornando oggi in auge nella Repubblica Popolare cinese. come documenta Wan Ming.I percorsi della mostra preso tra il 1830 e il 1860. diventata ad un certo punto ossessiva. di fondare un seminario dei cinesi per convertire l’immenso Impero Celeste alla fede in Cristo. Napoli avrebbe avuto stampato già ai primi degli anni trenta del Settecento un vocabolario sinolatino. che fu il Collegio dei Cinesi. attinsero non solo intellettuali napoletani come Domenico Cirillo. che allarmarono le autorità pontificie e l’arcivescovo di Napoli Sisto Riario Sforza. che il Collegio non fu soppresso e si avviò autonomamente a quella riforma realizzata nel 1868. Ma a quella fonte di sapere sinico. che ha lasciato tracce che solo l’incuria del XX secolo ha cancellato. fratello di Giuseppe Maria. Nel periodo precedente l’intervento garibaldino nel Mezzogiorno. 20 . al di là della ristretta cerchia di missionari. dando luogo ad uno strascico di polemiche. Cinesi a Napoli. Questa sezione è densa d’immagini e di documenti provenienti dall’Archivio Storico dell’Orientale e dall’Archivio di Stato di Napoli. Se Ripa non fosse stato totalmente assorbito dall’idea. prima ancora dei decreti del ministro della Pubblica Istruzione Angelo Bargoni emessi nel settembre 1869. per il quale il missionario ebolitano scrisse l’introduzione. Più tardi l’istituzione fu visitata nel giugno del 1870 dalla prima delegazione diplomatica cinese in visita in Italia. solo nel 1861. Napoli in Cina Per secoli Napoli ha accolto in forma continua e non sporadica. quando uno spazio di rilievo fu riservato alla musica e alle rappresentazioni teatrali. i congregati della Sacra Famiglia manifestarono simpatie liberali.

che avrà inizio. affine di non lasciare soli i Cinesi. ricordando i primi passi dell’istituzione da lui fondata. * . cap. Michele Fatica ne ha scritto il cap. ma non buoni per questa communità. in qualità di convittore presso il Collegio dei Cinesi. C. scritta dallo stesso fondatore Matteo Ripa. Giornale (1705-1724). I (1705-1712). che sul principio io ebbi di radunare soggetti. 1 Istoria o sia relazione dell’erezione della Congregazione e Collegio della Sagra Famiglia di Giesù Cristo. testo critico e note di Michele Fatica. 299. per stampare in 3 tomi una Storia della fondazione della Congregazione della Congregazione e del Collegio de’ Cinesi sotto il titolo della Sagra Famiglia di G. disturbavano con esse la novella pianta del Signore. originale del Ripa intitolato Istoria o sia relazione. i congregati della Sacra Famiglia di Gesù Cristo assemblarono detto manoscritto con 5 tomi scritti dallo stesso Ripa. Il Signore si degnò esaudirmi. I e III di questo saggio.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi* GIACOMO DI FIORE • MICHELE FATICA Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” I. Nel 1832. Tra gli «ecclesiastici. lo che causò non poco discredito a questa Santa Opera. II ed ha curato le citazioni dal ms. introduzione. la Congregazione della Sacra Famiglia di Gesù Cristo con l’annesso Collegio dei Cinesi. ch’aveva fatto in esser stato tanto facile a riceverli. intr. 9-2. p. santi per altro. sotto la data di Napoli. fece che mi caricassi di alcuni ecclesiastici. nella sede ai Pirozzoli. essendo loro rimaste alcune involontarie imperfezioni. La vita di relazione nel Collegio dei Cinesi agli esordi: Ripa e gli altri La viziosa vogliosità. Napoli 1832. solo nel 1874. vol. senza esito. che nessuno vi persisteva1. Per la vicenda legata al cattivo uso dei manoscritti del Ripa si rinvia a Matteo Ripa. mi posi a pregare instantemente il Signore a volersi degnare di sgravarmene. 28. Così scriveva Matteo Ripa. opera in gran parte rimaneggiata e non priva di vere e proprie falsificazioni. in ACGOFM. avendo io colla propria esperienza conosciuto il mal. intitolati Giornale de viaggi …. onde. ma non buoni per questa communità» Matteo Ripa si sofferma a lungo sui suoi rapporti con Alfonso Maria de Liguori. la Casa e la Chiesa ne tempi delle mie lunghe assenze da questa Città. e perché non s’era ancor introdotto il noviziato. passim. ms. promettendoli d’esser più cautelato nella recezione de soggetti per l’avvenire. Giacomo Di Fiore è autore dei capp. che soggiornò per tre anni – dal giugno 1729 al novembre 1732. in previsione del processo di santità del Ripa. acquistata dallo stesso Ripa nell’aprile del 1719 dai padri olivetani. MH. luglio 1732. situata alle falde di Capodimonte. avendo disposto che un dopo l’altro se ne andassero. santi per altro. Napoli 1991. per vedersi dal publico.

Qui ritorneremo ancora su questo personaggio e su quel breve periodo della sua vita (anch’essa peraltro di scarsa durata: morì ad appena quarantadue anni) durante il quale fu ospitato nel Collegio dei Cinesi. che convivono in Cajazzo. pp.. ma a suo vituperio»3. Antonio Maria Tannoja. D. Che il giudizio su Alfonso Maria de Liguori. p. I. ai quali egli dedica la seguente nota: … benché il Mandarini con altri suoi compagni persistesse qualch’anno in Tramonte. 2 3 22 . in «Prospettive Settanta». Questo rimase nella casa presa in affitto a Scala. Sarnelli si sciolse dalla radunanza e così finì la nuova religione4. e molto meno andar inquietando le altrui communità. cit. Napoli 1798. Per ora ci soffermiamo su Gennaro Maria Sarnelli. insieme al futuro S. dicendo la regola sudetta da essi mitigata. Alfonso di Livoro s’unì il Sig. Ibidem. D. 306. con subbornare i soggetti a disertare dalla loro vocazione per abbracciare questa nostra vita. per proseguire ivi l’erezione della loro fondazione. compagno del de Liguori e suo primo biografo. Col Sig. p. Alfonso con un altro buon sacerdote se ne andò su d’un monticello sei miglia distante dalla città di Caiazzo. D. nelle memorie di quest’ultimo troviamo altri due nomi: quello di Vincenzo Mandarini e di Gennaro Maria Sarnelli. Il Sig. non sfuggì ad Antonio Tannoja. Il “più antico mestiere” e uno scrittore napoletano del ‘700. vol. 5 Giacomo Di Fiore. ne sono stati con poco decoro scacciati. Vita ed istituto di S. Alfonso Maria de Liguori. che proibisce accettare alcuno che abbia vestito l’abito d’altro istituto. del quale ci siamo già occupati parecchi anni fa. mai non benedicendo Dio queste simili azioni2. attuale canonico di quella città. XXVIII. 307. il quale ebbe modo di leggerlo. ed il Sig. e indi senza legitima causa l’abia deposto. forsennata e perdente crociata che egli condusse contro le meretrici di Napoli5. per formar ivi il noviziato. benché sia d’un giorno solo. p. S’è unito il Mandarini con alcuni ecclesiastici. in quest’anno 1738 ch’io rileggo questa Relazione per corriggerla. 3-4 (1985).Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi Dopo aver descritto in molte pagine le travagliate relazioni tra se medesimo e il de Liguori. Alfonso il sacerdote ebolitano. il fondatore del Collegio dei Cinesi conclude: Voglio però che serva questo fatto [la diserzione di Alfonso Maria de Liguori] per ammaestramento d’ogn’un di noi a non voler mai condescendere a dispensare la nostra regola. 378402. 73. assieme con un vecchio sacerdote. Tra quanti abbandonarono. presentato come un personaggio che andava inquietando le altrui congregazioni e subornava i soggetti per indurli a seguirlo. cap. 4 Istoria o sia relazione dell’erezione della Congregazione …. e con essi si sforza di servire il Signore. non fosse lusinghiero. Gennaro Sarnelli. trattando della memorabile. facendo rilevare che quelle espressioni del Ripa suonavano «non a gloria di Alfonso.

un piccolo drappello di volenterosi preti. e il suo esempio fu subito seguito da Alfonso de Liguori – anche se secondo il Ripa il primo a dare il cattivo esempio fu proprio quest’ultimo – «il quale vi entrò nella stessa qualità verso la metà del medesimo mese di giugno»6. Napoli 1858. erudivano quei plebei delle cose necessarie al conseguimento dell’eterna salute e con belli e sacri ragionamenti l’incuoravano ad essere buoni e costumati cristiani. Compiuto il catechismo. Francesco di Paola sopra la Stella». all’epoca peraltro non ancora ordinato sacerdote. pp. Ma. per evitare disordini. e ne seguirono alcuni arresti di «eretici». e fatte le pratiche di pietà. 92. già legati da un saldo rapporto di amicizia e di collaborazione. «si aprirono le pubbliche chiesicciuole che erano per le vie della città. 7 Ibidem. «a dì 4 giugno 1729». la maggior parte dei plebei è libera dalle faccende». p. ma nelle private case». che a metà Ottocento scrisse la più completa biografia del Sarnelli. e furono addette ad uso della religiosa istruzione della plebe: e così furono chiamate cappelle serotine»9. e di S. Teresa de’ Scalzi. I. ponendo ogni loro ingegno a togliere ai buoni Napoletani la Fede che avevano ricevuto dal Principe degli Apostoli». 89-90. 8 Ibidem. Erano principalmente il de Liguori e il Sarnelli a dedicare le proprie energie all’opera: Spesso al tramontar del sole ambedue uscivano dal convitto. Francesco Pignatelli. così ogni unione che vedevano in luogo solitario. cioè nel largo avanti le chiese di S.. poiché «a quei tempi alcuni soldati luterani sparsi per la città occultamente tenevano cattedra. 94-95. 6 23 . Gennaro Maria Sarnelli padre della Congregazione del SS. Vita del gran servo di Dio D. di S. proibì queste generose ma incontrollabili adunanze. cominciò nelle serate estive a catechizzare la gente «in luoghi remoti e solitari. 97. guidati dal de Liguori e comprendente il Sarnelli. vol. iniziato da qualche anno e che avrebbe visto il suo momento più fervido nella pratica delle cosiddette cappelle serotine. Agnello a Caponapoli. Redentore. al momento di entrare come convittori nella istituzione del Ripa. p. e che avrebbe curato la ristampa delle sue opere. A parte il discorso su chi fosse stato per primo il seminatore di discordie. subito sospettavano che fosse di luterani»7. i due giovani erano. si ritiravano verso il tardi nel convitto carichi di gloriose spoglie rapite all’inferno8. e così il de Liguori e i suoi compagni ripiegarono nella catechesi «non più nelle piazze..Giacomo Di Fiore • Michele Fatica Secondo Raimondo Giovine. 9 Ibidem. p. A seguito del successo che riscosse la nuova iniziativa. Partendo dal presupposto che «all’imbrunir della sera . il Sarnelli entrò «nel sudetto convitto de’ Cinesi in qualità di semplice convittore». e girando per quelle case e botteghe ove erano tali sacre adunanze. L’arcivescovo di Napoli. Raimondo Giovine. si sparse per la città una generale diffidenza: «siccome i napoletani sono menti magnificatrici.

Ripa. su una delle due colonne. 1730. perché avendo costoro qualche involontaria imperfezione. attribuiva al disturbo e alla confusione che provocavano questi ecclesiastici «santi per altro ma non buoni per la comunità». fogli di appunti. Infatti a dì 8 aprile 1730 uscì dal convitto. Raimondo Giovine. avendovi dimorato per mesi dieci e giorni quattro. sostenuto da Tommaso Falcoia e tentato dall’avventura di fondare una propria congregazione. e fu probabilmente proprio per sottrarsi a pressioni sempre più assillanti che sia il de Liguori. così Gennaro Maria poco dopo di essere stato iniziato nella chierical tonsura pensò di far ritorno alla casa paterna. come vedremo. sorta di diario e insieme di brogliaccio. n. un appunto intitoIbidem.mi Redemptoris». anzi ad essergli di aiuto per la sua nascente Congregazione10. le recavano disturbo e confusione. Gennaro Sarnelli all’abate Matteo Ripa. la cui fonte è in questo caso evidentemente proprio l’ex missionario. Il Giovine. Matteo Ripa aveva ammesso nel suo convitto alcuni ecclesiastici santi per altro. p. 12-3. MH. Quando ne scrisse la biografia. più verosimilmente. ma non buoni per la sua comunità. lo studioso redentorista Oreste Gregorio. 12 Il ms. 10 11 24 . Oreste Gregorio. 5n. 100. conservato nell’ACGOFM. dunque. p. in cui è diviso il foglio. in un manoscritto del Ripa (il cosiddetto Zibaldone. minute di lettere) è invece menzionato più volte. Mentre nella Istoria o sia relazione dell’erezione della Congregazione e Collegio della Sagra Famiglia di Giesù Cristo il giovane convittore è citato in soli due luoghi. XXIII (1975).Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi Non sappiamo quanto queste pie scorribande fossero approvate dal Ripa. in fogli pieni di cancellature e non sempre di facile decifrazione. contrariamente a quanto invece ritiene. d. che almeno il Sarnelli si fosse in qualche modo impegnato in tal senso). consigliato dai propri direttori spirituali. santi per altro. Ma seguiamo gli eventi. In uno di questi fogli13 troviamo. Raimondo Giovine non era certo all’oscuro che il Sarnelli aveva avuto col Ripa un pesante dissidio: lo attesta la superflua precisazione dell’autore sui buoni rapporti che si sarebbero mantenuti fra i due dopo l’abbandono del Collegio da parte del Sarnelli (che sarebbe più preciso definire la sua cacciata a opera del Ripa). sia il Sarnelli. partendo da alcuni appunti del Ripa nel suo Zibaldone12. decisero di lasciare il Collegio a breve distanza temporale l’uno dall’altro. affinché si affiliassero alla sua congregazione (sembra anzi. 1. in «Spicilegium historicum Congregationis Ss. Lettera inedita del ven. ma non buoni per questa communità». a cui si riferiva Matteo Ripa con una «allusione indiretta poco elogiativa»11. Certo è che il sacerdote ebolitano sollecitava con insistenza i due convittori. per giustificare l’uscita del Sarnelli dal Collegio si serve delle medesime parole del Ripa con la citazione delle quali abbiamo aperto questo lavoro: Se non che siccome p. la decisione del Sarnelli di lasciare il Collegio. Sebbene però in tal riscontro fosse uscito dal convitto. e sarà d’ora innanzi cit. nondimeno proseguì ad essere amico e confidentissimo del p. il quale identificava proprio nel Sarnelli il più importante di quegli «ecclesiastici. come Zibaldone.

e non già l’oprare di propria testa: obbedire praepositis vestris. 169. ma di più si espresse di non essere ancor fermo e determinato di persistere in cotesta Congregazione. mi creda dissi. Circa l’obedienza da prestarsi al Superiore del luogo. Gennaro» di avergli inviato «l’attestato che desiderava». che è risoluta di amare e servire Dio. dandomi così giusto motivo di negarle il detto attestato. ma anche le invio il desiderato attestato. che invidiando il bene che si puol fare. ed acciò ne abbia anche il merito della virtù dell’ubbedienza. Intanto Le faccio sapere come se in ogni ben regolata communità si esigge una perfetta ubedienza al Superiore. e fatto riflessione. si esigge perfettissima.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica lato: Lettera al sig. e vivere nel volere del proprio Superiore. e di più venire ad altre risoluzioni. che in questo V. f. che è invece a disposizione degli studiosi dopo la sua relativamente recente pubblicazione a opera di Oreste Gregorio14. 245-51. fortemente la incarico a volere ogni giorno far parte della sua quotidiana lettura spirituale nel trattato dell’ubbedienza che fa quel 13 14 Zibaldone. acciò ella resti illuminata e venga ad intendere in che consista la vera perfezione di chiunque vive in comunità. pure avendo maturamente considerato l’affare avanti il Crocifisso. E mi creda caro D. ma possiamo tuttavia ricostruirne con buona approssimazione il contenuto. 1. quando non è apertamente peccaminoso. stante che nell’ultima parlata che V. Siegue la risposta. Oreste Gregorio. n. è andata perduta. 25 . e tutto quello che nelle comunità si fa contro il volere del Superiore non solo tutto è perduto. e che presumibilmente doveva riferirsi alla sua buona condotta nel Collegio dove era convittore. S. pp. e questa o carissimo fratello. Gennaro. S. Il Ripa esordiva comunicando al «carissimo Sig. sia ella per ravvedersi ed emendarsi. già è illuso. che il male non perviene dalla sua volontà. Il Ven. anche tenendo presente la risposta del Sarnelli. e di più essendo io entrato in speranza che col svelarle io apertamente il suo male. p. è la sola perfezione. invece. in cotesta però che ora nasce. l’ha confuso la mente. pertanto per questa volta non solo desisto dal prendere qualunque risoluzione. XI (1963). come si è detto. Questa. se non ha un animo risoluto e pronto di totalmente esser morto nel volere del Superiore. E non si supporterà in essa soggetto alcuno. che in Gesù Cristo le parlo. fece meco la notte della mia partenza [per Roma] non solo si dimostrò tanto restivo alla volontà del suo Superiore. Sull’altra colonna troviamo. Sicché dunque. quella che doveva essere con ogni probabilità la minuta o quanto meno il canovaccio – pieno di ripetute cancellature – su cui sarebbe poi stata formulata la lettera vera e propria. con questa la priego. D. questo è il volere di Dio. in «Spicilegium historicum Congregationis Ss. 21 Gennaro 1730. Egli aggiungeva poi di avere: aggiatamente considerato avanti Dio quest’affare. ma che perviene dal comune inimico del genere umano. Sarnelli. ma tutto è inganno aperto e manifesto del demonio.mi Redemptoris». e sotto pretesto di bene l’ha già illuso. Sarnelli e l’abate Ripa. per qualunque altra buona parte che egli abbia.

e ne precisava le ragioni: I motivi poi che mi hanno mosso a vivere da Convittore. il Trattato V. e come tale desidero esser riputato in questo Collegio. cui fa riferimento il Rip. veneziana del 1726 di A. Bibliothéque de la Compagnie de Jésus. avendo non solamento un’istesso volere. In quanto a quello che V. ad vocem). benché si permette il potersi far guidare nelle cose di spirito da altri che non sono di codesta comunità. ben è che le faccia parimente sapere. e spero che mai più sarà per resistere al volere del suo Superiore. si legge che è necessario «confermar il giudicio e l’intelletto nostro al giudicio del Superiore. potendo egli non ostante dimandare conto di coscienza. ma solo «che io in questo Collegio desiderava vivere da Convittore e non esser del Corpo». di Carlos Sommervogel. p. spero nella Misericordia di Dio di no. legga con animo disposto di volere intendere e fare la volontà di Dio. Legga con attenzione. 169-170. ma anche un’istesso sentire col Superiore»: cito dall’ed. come presentemente che siamo pochi. Il Ven. Questo dunque dovette esser il tenore della lettera perduta – piuttosto ripetitiva. che sarà per fare quanto qui le ho scritto. ff. per gloria di Dio benedetto e per sua soddisfazione conviene che io risponda […]. il quale a sua volta il 6 febbraio 1730 rispondeva al Superiore senza negarsi a una franca discussione: In quanto poi alli lamenti che V. Tra gli altri essendo io sempre per lo più infermo e di non troppa complessione non posso addossarmi molti pesi. Il Rodriguez. 16 Zibaldone. edito per la prima volta a Siviglia nel 1609. tradotto in varie lingue (tra cui l’armena. a c. è senza dubbio il gesuita spagnolo Alonso Rodriguez (1537-1612). essendo debole e spesso infermo.. p. autore di un ponderoso trattato di morale dal titolo Exercicio de perfecion y virtudes christianas. non per questo il Superiore non resta Superiore. V. cit. Confido in Dio e nella sua buona volontà di voler incontrare in tutte le cose il divino volere. 286 della III parte (l’intero volume supera pagine 1700). Poletti. e vivendo come del corpo. l’araba e la cinese) e più volte ristampato tra Seicento e Ottocento. De Backer. S. 246-249 e passim. Il Sarnelli precisava poi che «dalla parlata che ebbimo in quella notte» – ricordata dal Ripa nella sua lettera – non si poteva inferire che egli volesse abbandonare il Collegio. come ne la priego …16. e modificare come meglio stimerà egli nel Signore anche nel caso istesso che ella facesse il voto che disse voler fare di ubbidire al suo Direttore. 17 Le citazioni che seguono sono tratte da Oreste Gregorio. Rodriguez15. secondo il parere di tanti Santi. Nell’ultima sezione di questo best seller. ogni momento avrei dovuto farmi dispensare mille cose e mi sarebbono facilmente venuti mille scrupoli. cioè non aderire alla Congregazione della Sacra Famiglia di Gesù Cristo. Bruxelles-Paris 1895. fa di me. S. e savii uomini di questa città17. sono moltissimi. E per toglierla da un altro errore. e A.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi gran maestro di spirito D. 15 26 . Sarnelli e l’abate Ripa. pp. ma mi conviene vivere con minor peso che sia possibile. (nuova ed. e tutta imperniata sull’ubbidienza dovutagli – che il Ripa scrisse al Sarnelli. dice esser illuso. dedicato alla virtù dell’ubbidienza. A. e caldamente raccomandandosi al Signore resterà senza dubbio illuminata.

essendomi posto nelle mani. Agli appartenenti alla congregazione. Dal contesto della lettera si comprende. quasi che lui non appartenesse a questa schiera eletta. di iscriversi in futuro ad altre congregazioni. E all’ex missionario che lo aveva definito un illuso. il ginevrino Pitard. poi. così come il suo attuale direttore di spirito. e regolandomi col consiglio di sì grandi uomini. egli replicava ricordandogli che uomini d’eccezione. scriveva poi il Sarnelli. gli avevano consigliato di restare nel Collegio come semplice convittore. senza far parte della congregazione della Sacra Famiglia: Veda dunque che non è così facile l’esser illuso. tormenti e macerazioni. vescovo di Castellammare e suo primo padre spirituale. se ricordiamo che il Sarnelli. che il Sarnelli fosse stato invitato. come vedremo – ma il giovane. il gesuita Domenico Manulio. erano preclusi benefici o cappellanie. sminuiva il Ripa. 27 . Il Sarnelli era perplesso anche sulla proibizione. che pure si era adattato a far da maestro a uno degli ospiti. o piuttosto obbligato dall’ex missionario a collaborare alla sua istituzione impartendo lezioni ai collegiali – col tacito accordo di pagare in cambio una retta più modica. e questa limitazione lo scoraggiava. io non ho prattica di dar lezione. L’accenno a «sì grandi uomini» indirettamente. come Tommaso Falcoja. non voleva accollarsi quest’altro onere in via permanente: gli Cinesi possono aver assai miglior sodisfazione e accudimento essendo insegnati da altri. m’indussi a farlo al Genevrino. né l’ho fatto mai. ma di fatto. come si è già detto. a detta di tutti i suoi biografi. imposta dalle regole del Ripa. Non sappiamo quanto il giovane fosse sincero in proposito. del quale aveva avuto modo di sperimentare l’inflessibile autoritarismo. Molto probabilmente le motivazioni che egli accampava per giustificare il proprio rifiuto erano solo di facciata: la verità era semplicemente che il Sarnelli non voleva legarsi al Ripa. considerando il suo assoluto disinteresse e la vita di stenti che volontariamente conduceva: Di più da qui a cento anni dopo morto mio padre non sarà molto ampia la mia posizione.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica Suona davvero strana quest’insistenza sulla gracilità della propria salute – che effettivamente non era per niente florida. conoscendone la gran necessità e che era meglio quel poco che poteva che niente. che nella congregazione fondata poi da quest’ultimo non si sarebbe risparmiato afflizioni. e qualche volta anche agli alunni cinesi. e Dio benedetto vuole che ogn’uno pensi (benché senza sollecitudine) a procurarsi con mezzi leciti il suo mantenimento onesto. morì a soli quarantadue anni – da parte del sodale di Alfonso Maria de Liguori.

non tanto per abolirla – la disponibilità sessuale di queste peccatrici contribuiva in fin dei conti a tenere sotto controllo la libido di soggetti che altrimenti l’avrebbero sfogata ai danni di onorate vergini o di rispettabili matrone – quanto piuttosto perché questa attività si esercitasse in appositi quartieri periferici. non ostante che glielo avessi dissuaso. Insomma trionfa per ogni via satanasso. avvertiva la necessità di prepararsi per il suo ministero. e da molti giorni non fa lezione. che se voglio applicarmi con tanti pesi. anche ho voluto scriverne a V. contro le quali egli avrebbe in seguito ingaggiato una feroce. o un quadretto d’ambiente del tempo – attraverso cui emergono confusamente non solo i volti sbiaditi dei giovani cinesi ospitati a Napoli fra le mura di quel Collegio che da loro prese il nome. Per questi. ho necessità positivissima di studiare qualche cosa del mio stato. 28 . Gennaro Maria Sarnelli aveva allora ventotto anni. extra moenia. e per altri motivi mi convien esser Convittore. sì anche perché le strade del mondo sono in questi tempi specialmente piene di schifezze. assorbendo tutto il suo tempo libero. Don Vincenzo [Mandarini] saviamente non li diede licenza. la prima testimonianza giovanile di quella che sarebbe stata l’ossessione di tutta la sua vita. sia pure en passant. che stava per ascendere al sacerdozio. ecc. cioè di donne pubbliche e di donne vestite da uomini.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi L’esigenza del Ripa di gravare di incombenze il giovane convittore contrastavano col desiderio di questi di dedicarsi ad altre attività di edificazione spirituale. o. Io che glielo vedo così attaccato. Il Sarnelli.. ho da passare per ignem et aquam per tanti esami. In una lettera che si riferisce al Carnevale del 1730 se ne trova una fuggevole traccia. ma anche i loro desideri e le loro frustrazioni: Filippo [Huang 黃] sta infermo con tosse e dolor di petto. sì perché queste scene non convengono sempre a’ Missionarii.. se le pare non gliela dia.. come si è detto. nel corso dei quali avrebbe scritto diverse migliaia di pagine contro la piaga della prostituzione. Ma la lettera del Sarnelli è importante perché vi troviamo espressa. e cioè l’abominazione delle donne pubbliche. senza però affiliarsi alla congregazione. S. il Sarnelli ribadiva che voleva rimanere nel Collegio. Lucio [Wu 吳] la fa quando sta bene. e in tante cose non mi resta tempo di studio. e temeva che l’adesione alla congregazione ripiana gli avrebbe tarpato le ali. e di scandali. di risse. In definitiva. Veda perciò V. e solo quattordici da viverne ancora.. sia pure sotto forma di un rapido flash – quasi una foto scattata in un interno. di parole sporche. S. se ne ha una conferma in alcuni passi rivelatori di questa lettera: Io ho studiato sino all’altro giorno scienze del mondo inutili: ho preso questo santo stato non più che un anno e mesi . e trionfa il gentilesimo in questi giorni anche in mezzo ai Cristiani. e. Filippo sta molto attaccato e vuole andare a vedere i carri di Bacco.S. come si diceva allora. Esso volea domandar licenza a V. perdente battaglia.

381-432. La conoscenza dell’Asia e dell’Africa in Italia nei secoli XVIII e XIX. ma intendendo che questo è secondare il proprio giudizio e parere. aveva quanto meno già formalmente promesso. e perciò dissi e dico che in questo ella è illuso. II. Anche da altre frasi dello Zibaldone (e da una successiva lettera dello stesso Sarnelli) abbiamo la conferma che questi si fosse tirato indietro dopo avere promesso di affiliarsi all’istituzione del Ripa. come sottolineava l’ex missionario: Se ella sul principio fosse venuto per Convittore. Un cinese a Castel Sant’Angelo. davvero emblematico del sistema di relazioni in vigore nel Collegio dei Cinesi ancor vivo il fondatore. ne sarà licenziato. perciò non bisogna lusingarsi. fosse anche il più santo dei direttori spirituali. I. Ugo Marazzi (a c. fundamento delle quali è l’ubbidienza. l’ex missionario faceva esplicito riferimento alla cassazione del giovane dal numero dei congregati. datata 11 febbraio 173018. Giacomo Di Fiore. avendole io proposto l’uno 18 19 Zibaldone. il che presupponeva che un formale impegno fosse stato preso dal Sarnelli. e perciò uno puole uscirsene ogn’ora che vuole. La vicenda di un alunno del Collegio di Matteo Ripa fra trasgressione e reclusione. f. ma dovette fuggire. Sarnelli. rifiutando di condividere la propria autorità con chiunque altro. il Ripa ribadiva l’ubbidienza più assoluta dovuta al superiore. tra l’altro. e per questa fuga venne perseguitato vita natural durante dalla vendetta del Ripa e dei congregati19. che la seconda affermazione del Ripa sarebbero state smentite dalla sua successiva condotta: un alunno insofferente della disciplina come Lucio Wu non trovò mai le porte aperte per andarsene.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica Ma proseguiamo nella lettura del carteggio tra Ripa e Sarnelli. le dico che cotesta minima nascente Congregazione è fondata colla porta aperta. di). se non addirittura assunto l’impegno solenne. l’ex missionario comunicava seccamente al Sarnelli che alla sua comunità non conveniva tenere come convittore un soggetto come lui. t. di affiliarsi alla congregazione. In una Risposta al sig. Infatti. 29 . Dobbiamo osservare che sia la prima. attenendosi alle indicazioni dei quali un giovane inesperto come Gennaro Maria Sarnelli poteva facilmente cadere in errore: né è questa la mente del suo direttore [e cioè che il Sarnelli abbandonasse la congregazione del Ripa]. che. cioè a dire secondare la tentazione. vol. anche se in verità questi non aveva mai usato nella sua lettera il termine così impegnativo che gli attribuiva con qualche forzatura il Ripa: Al punto di voler esser cassato dal numero de Congregati e restar costà per Convittore. E chi non volesse sottomettersi alle sue regole. Napoli 1989. pp. sarebbe stato il Padrone. 179. Senza tanti giri di parole. in Aldo Gallotta.

ma nello stesso tempo si sottoponeva a tali mortificazioni che la peggioravano ancor più: Caro don Gennaro. Possiamo immaginare con quanta irritazione il Ripa scrivesse nel suo Zibaldone: «la priego a volermi significare 20 21 Zibaldone. e tante altre cose che non solo non sono prescritte dalla Regola. Dunque. 180. Rispondo: La regola. 30 . di grazia.. 180-181. il quale accampava la propria cattiva salute per esimersi dall’entrare nella Congregazione. essendo debole e spesso infermo. in tempo che ella appena puol reggersi in piedi? Perché vuol fare tante astinenze e digiuni. Ma il Ripa contestava anche le scusanti – come la precaria salute – che adduceva il Sarnelli per recedere dal suo proposito iniziale di far parte della congregazione: Essendo io (sono sue parole) sempre per lo più infermo e di non troppa complessione non posso addossarmi molti pesi. perché vuol farne quattro in tempo d’infermità.. e l’infermi sono dispensati dallo stesso jus. ma dopo essersi ascritto alla Congregazione e dopo averlo detto anche alli signori canonici […] non par che ora convenga tenerla per convittore20. nell’Incurabili.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi o l’altro partito. com’ella sa. e che positivamente l’ammazza? Perché vuol andare a dimorare per più ore .. non obliga a verun peccato. ff. cit. ogni momento avrei dovuto farmi dispensare mille cose e mi sarebbono facilmente venuti mille scrupoli. è d’elezione. il che costituiva per lui un ulteriore impedimento a aderire alla Congregazione. f. perché tanto zelo indiscreto? Nessuno gli aveva ordinato tutte quelle mortificazioni: Se ella è infermo.. e la presenza nel testo dei passi più importanti della lettera del Sarnelli che il Ripa aveva trascritto per meglio confutarli. e non puol fare un’ora di orazione che è quanto prescrive la regola. Per esempio. Ibidem. come abbiamo già rilevato.. il giovane convittore aveva osservato che «quelli del corpo non possono aver cappellanie e benefici». non crede che col fatto stesso ella si contradice? Quali sono state tutte le doglianze del Superiore e di tutta la comunità se non questa di non voler essere ella discreto?21. e vivendo come del corpo. ma mi conviene vivere con minor peso che sia possibile. ma proibitele dal Superiore in tempo d’infermità per essere positivamente nocive alla sua salute? Il Ripa aveva buon gioco nel rilevare le incongruenze della posizione del Sarnelli. Quanto tormentata e meditata fosse stata questa lettera che il Ripa indirizzò al Sarnelli lo testimoniano le numerosissime cancellature dello Zibaldone..

Il Ripa era pienamente convinto – e non poteva essere diversamente al suo tempo – del supremo valore della gerarchia. sempre in questo capitolo sull’ubbidienza. questa veniva ribadita nello stesso capitolo. si legge: Chi opera senza la guida dell’ubbidienza. 23 Ibidem. Quale secondo lui fosse il ruolo sacrale del superiore lo comprendiamo nella sezione intitolata Dell’ubbidienza e maniera che dobbiamo portarci co’ Superiori. che sono l’origine e la sorgiva copiosa d’ogni disordine e disturbo. (d’ora innanzi: Regole e costituzioni). si persuadono di sentir Giesù che comandi. e vivamente immaginarsi di esser morti [si noti l’ossimoro] ad ogni proprio lor parere e volontà. ancorché metta mano all’opera di cose grandi. spogliati del proprio parere e volontà. e in tutto ciò che ordina e prescrive. si espone a pericolo di non secondare in quelle opere il divino volere. 22 . e questo punto non l’ho scritto mai!». 19. il volere del superiore è quello del Signore. MH. Dunque secondo il Ripa solo il superiore ha un filo diretto col Signore ed è l’interprete del suo divino volere. et inclinazione. f. ma secondo il proprio parere e piacimento. e seguitano a chiusi occhi le ordinanze da lui prescritte con esecuzione sollecita e pronta22. 20. Ci sia consentita ora una breve digressione a proposito delle regole della Congregazione redatte dal Ripa. o. per dirla in altro modo. per cui principalmente le Comunità sono ordinate adunanze. 31 . con una terminologia che ricorda il perinde ac cadaver degli odiati gesuiti: Tutti coloro che si ascriveranno in questa adunanza della Sagra Famiglia devono prima d’ogni altra cosa lasciare la propria volontà fuori della porta di questa Casa. che costituisce il capitolo VII: L’ubbidienza è quella virtù. e di essere illuso23. e senza altro scrutinio l’ubbidiscono pienamente.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica dove sta questo punto di regola che proibisce tal cosa? Io ho scritto la regola. f. nel senso etimologico di sacro comando: infatti. quando tutti. e perciò dover in ogni cosa esser pienamente regolati e mossi dalla pura volontà del Superiore e dovranno interamente abbandonarsi alla pura ubbidienza senza replica e mormorazione. Come se non fosse ancora chiara l’assoluta importanza che il Fondatore attribuiva all’indiscussa autorità del superiore. imperocché all’ora l’ordine in tutte le cose e la pace fra tutti e lo spirito di veri Congregati in Giesù fioriscono nelle Comunità. 1-1. Regole e costituzioni della Congregazione e Collegio della Sagra Famiglia di Giesù Cristo. unicamente seguitano i comandi e il parere del Superiore.

il Sarnelli era piuttosto vago. S. Rispondo che io nel venire in questo Collegio ebbi intenzione di ritirarmi dalli tumulti del mondo per darmi maggiormente al servizio di Dio. e detti miei fratelli». sante e ben fondate ragioni col parere de’ savi ho risoluto altrimenti …. ed agli studii. da parte dell’ex missionario. anzi da’ primi giorni andava tra me ruminando voler esser convittore». Nella lettera. Come poteva dunque dirsi che egli fosse stato del numero dei congregati. in casa e le fece a detto mio padre. non sapendo né l’obbligazioni di quelli della Congregazione. ribadendo in sostanza ancora una volta la propria intenzione di restare nel Collegio come semplice convittore al pari di Alfonso Maria de Liguori. suo fratello. fondamentale virtù che ora veniva messa in discussione dal riottoso Sarnelli. Il giovane ricordava che «quelle offerte che V. concludeva il giovane. Dal punto di vista del Sarnelli sembra.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi Ci fermiamo qui per non tediare il lettore con l’esaltazione. né le sue regole. santi e discreti … non è cosa pregiudiziale che i Signori Canonici avessero inteso dire sei o sette mesi fa voler essere io del corpo. per ricostruirne approssimativamente il contenuto. S. vale la pena. fece a me. e perciò conviene che tale io resti. Poiché la lettera di risposta del Ripa è andata perduta. In fin dei conti. S. e che egli non aveva escluso di affiliarsi in seguito alla congregazione del Ripa. ben sa che è cosa dell’uomo prudente il mutar consiglio. dell’ubbidienza. né già finora è stabilita Congregazione». egli poteva benissimo restare nel Collegio senza dar fastidio a nessuno. anzi molto maggiori. tuttavia. per non dire ambiguo. «e così dunque non entrai con animo fermamente risoluto di esser specialmente del corpo. venne il barone Ripa. ed ora per ottime. circa l’effettiva promessa che avrebbe fatto di iscriversi alla Sacra Famiglia: Vostra Signoria dice che io entrai sotto titolo della Congregazione. neanche aveva però formalizzato la propria adesione. se l’istituzione non aveva ancora alcun riconoscimento ufficiale? Eppure in qualche modo egli ammetteva di essersi compromesso: E poi V. Bisognava badare al sodo: «poco si curi V. «tanto più che questa comunità non può dirsi veramente comunità. oltre ai riferimenti più propriamente giuridici (il Sarnelli prima di farsi prete era stato avvocato). Questi rispose alla lettera del Ripa il 19 febbraio 1730. pur non avendo scartato la prospettiva di farne parte. e dei titoli Congregazione e di Convittore». che egli avesse più che altro subìto la sollecitazione a entrare in qualche modo nella nascente istituzione del Ripa. di soffer- 32 . del resto. e anzi aiutando con qualche lezione i collegiali. dunque. col consiglio degli direttori dotti. A indispettire il Ripa fu sicuramente proprio questa ostentata non-chalance. e che.

dico che non rende conto a cotesta Communità di servirsi di V. S. cancellato ma leggibile. S. è stato congregato s’è sempre scusato con dire che non sa insegnare: or se da congregato dice di non sapere per sua stessa confessione insegnare. e così sì per questi. Sarnelli colla quale viene escluso da Perrozzo [o Pirozzoli: è un altro nome della zona di Napoli in cui sorgeva il Collegio].. S. de 19 febbraio – osservava il Ripa con una evidente punta di fastidio. Zibaldone. non vuole ubbidire al Superiore. nel secondo poi dice che i medesimi Padri le hanno consigliato a restarsene costà da semplice Convittore. dopo essersi scontrato per tanti anni coi loro confratelli in Cina.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica marsi sugli appunti. e la comunità vuole maestri docili e che l’ubbidiscono alla cieca. per maestro. improntata del resto tutta a malcelato sarcasmo. io l’ammetto per Convittore. mentre nella precedente lettera aveva dichiarato di essere troppo occupato a studiare per impartire lezioni: Or in risposta de detti tre punti. che vorrebbe V. nonostante per riguardo della sua persona e di sua casa. Nel primo mi fa sapere come i suoi Padri Spirituali Gesuiti avendo considerato le sue ragioni. Non sfugge dunque l’ironia con cui si riferiva a loro nella risposta che scrisse al Sarnelli. 10 marzo 1730. e perché non converrebbe che uno che è stato cassato resti per Convittore. è certo che ne pure saprà insegnare da Convittore. io dico che aderendo al savio consiglio de suoi direttori. per maestro di scuola. per maestro di scuola. 186: Risposta alla lettera del Sig. S. come per vari altri giusti motivi. Un altro appunto.. Primo. S.. S. che riversava anche sulle contraddizioni del giovane. trascurando evidentemente che anch’egli era stato a sua volta prolisso e ripetitivo quando vantava insistentemente la virtù dell’ubbidienza . come per varii altri giustissimi motivi io non posso servirmi di V. probabilmente non fu inserito nella lettera che poi il Ripa scrisse al Sarnelli: Secondo. 186 dello Zibaldone: Tre punti contiene quest’ultima lunghissima di V.e sono gli stessi che anche a lungo descrisse nell’altra sua antecedente. S. Si può ben immaginare quale concetto avesse il Ripa di questi invadenti gesuiti napoletani. S. 24 33 . servire cotesta Casa da Maestro di scuola per così non pagar più che 30 carlini il mese24. anche se purtroppo scarni. io non voglio servirmi di V. in vigor di questa io la dichiaro cassato da cotesta Congregazione. f. e secondando il volere di V. In detti appunti il Ripa annotava al f. che ci rimangono dell’ex missionario. è continuamente infermo. E così si è per questi. perché sin’ora che V. S. Secondo. perché V. il quale chiedeva ora di essere utilizzato come maestro di scuola. perché V. e la Casa vuole maestri sani. Ma circa il voler servire cotesta Casa per maestro di scuola. le hanno consigliato ad uscire da cotesta Congregazione. e nel terzo.

Il povero 25 Ibidem. ed io aggiungo che di più spesso digiuna. sotto un mal titolo però. cioè per non ubbidire al Superiore. magna una volta il giorno. poco riguardoso: Ma perché non voglio servirmi di V. senza mai imporli cosa alcuna di servizio della Casa. sarcastico e. V. a non volerlo distogliere. S. Sarnelli con due lunghissime mi ha fatto sapere che i suoi PP. sarà costretto andarsene in casa sua. a tratti. anche se non col diretto interessato. essendo di servizio di cotesta Casa che se ne vada. Ma la sgradevole vicenda avrebbe avuto qualche altro strascico. ma considerando io la continua sua infermità e sopratutto il non volere ubbidire che al suo confessore. la quale all’ora appunto gode. ma lasciarlo andare via. che fungeva da economo della congregazione: il Ripa si lascia andare a un tono confidenziale che si sarebbe ben guardato dall’adoperare. dico che questi sono motivi da addursi all’oste.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi Dopo questa cancellatura. S. non ho voluto accettarlo per maestro di scuola. e l’istesso dica in confidenza a tutti gli altri nostri signori. In tutte le sue lettere mi ha fatto istanza di voler servire cotesta Casa da maestro di scuola. ed io incarico V. non ad una Casa Religiosa. – il Ripa – come il sig. ed io aderendo al consiglio di detti Direttori ed eludere esso sig. per così pagare sol 30 carlini il mese. poco o niente beve vino. vedendo che non rende conto a cotesta casa di tenere per maestri cotesti soggetti infermi. f. l’ho dichiarato cassato dal numero de Congregati. quando vede che tutti egualmente magnano e bevono quello che loro dà la communità. dunque da oggi in avanti lo consideri come Convittore. dal di che riceverà quanto esigo da lui un tarì al giorno. Così veniva liquidato il Sarnelli. don Vincenzo Mandarini. S. non potendo pagare li ducati sei. e lo lascio per semplice Convittore. Sarnelli nella risposta che li ho dato. Nello Zibaldone del Ripa si riscontrano infatti un paio di ulteriori riferimenti al suo ex convittore. S. se avesse saputo che lo stesso Mandarini di lì a poco avrebbe a sua volta abbandonato l’istituzione da lui fondata per seguire Alfonso Maria de Liguori e lo stesso Sarnelli nella concorrente congregazione prima del Santissimo Salvatore e poi del Santissimo Redentore. 187. Il primo lo troviamo nella minuta di una lettera diretta a Vincenzo Mandarini. come maestro di scuola. S. cioè sei ducati al mese per tutto il tempo che seguirà a vivere in cotesta Casa. Quindi egli che non ha più che 5 ducati il mese assegnatili da suo Padre. per tanto dal punto che riceverà questa lettera cominciarà a pagare li soliti sei ducati al mese che pagano li Convittori di cotesta Casa. e restarsene da semplice Convittore. indocili e niente ubbidienti. Fo sapere a V. che è peste delle congregazioni25. in tal caso si compiacerà consegnare la chiave della sua stanza al sig. spirituali Gesuiti lo hanno consigliato a volere uscire da cotesta nostra Congregazione. il testo riprende con tono duro. senza spirito di singularità. Che se poi non li potesse o non li volesse pagare i detti sei ducati al mese. 34 . Al motivo di risparmio che poi adduce allegando che V. tanto più che se ne va per suo puro volere.

stimai esser proprio ufficio del mio dovere di dare un passo più efficace per ridurre il sig. non potendo pertanto egli pagare li sei ducati. Il Ven. dissero chiaramente a miei parenti che io fossi qui vivuto come più mi piaceva. cit. S per giustificare le mie operazioni avanti V. quanto il barone Ripa suo fratello. S. il barone Lorenzo Ripa.. Gennaro Sarnelli aveva fatto un preciso riferimento al fratello dell’ex missionario per rafforzare la legittimità della propria intenzione di restare nel Collegio solo come convittore: …tanto più che mi ricordo che tanto V. al cui interessamento. 35 . Oreste Gregorio. dopo di avere inutilmente procurato in varii modi di ridurre a discrezione la indiscreta vita del Sig. 248. Gennaro Sarnelli che li fa perdere la salute.ra Baronessa. nella già menzionata lettera del 6 febbraio 1730. Mandarini circa il S. Ecco quello che il Ripa scriveva in quella che con ogni probabilità doveva essere. D. ch’è quanto io desidero per il bene di cotesta Casa che non vuole disubbidienti e uomini di proprio parere26. pagando la retta che gli veniva richiesta: con tutta probabilità il fondatore avrebbe escogitato qualche altra scusa per liberarsi del suo riottoso convittore. come si è visto. Sarnelli e l’abate Ripa. Gennaro 26 27 Ibidem. p. S. quanto avanti il Sig. Le fo pertanto sapere. come. e non avendo io voluto accettarlo per maestro. Non sappiamo immaginare come avrebbe reagito l’astioso e vendicativo superiore – pensiamo solo a quel malcelato trionfalismo del «povero resta burlato» – se il Sarnelli avesse accettato di restare. 188-189: Al Sig. e senza molta riflessione e molto studio27. ff. e la S.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica però resta burlato. Barone e Baronessa Sarnelli. resta astretto andarsene in casa sua. D. Del resto. senza obbligo di ubbidire al Superiore. e tali promesse e favore anche mi diedero la spinta a venirvi più volentieri. p. e pareva da Convittore o in altro modo. L’altro accenno al Sarnelli si trova ancora nello Zibaldone: l’ex missionario non voleva che per causa sua si guastassero i buoni rapporti che intercorrevano tra la famiglia dei baroni Sarnelli e quella di suo fratello. Sarnelli uscito dalla Congregazione. la minuta della lettera diretta al fratello per giustificare l’allontanamento del Sarnelli dalla sua Fondazione: Scrivo la presente a V. si dovette l’ingresso del giovane Sarnelli nel Collegio. perché credeva che coll’uscire dalla Congregazione uscisse dall’ubbidienza. sia pure salvando ipocritamente la forma e senza ricorrere a gesti traumatici o eclatanti. salvo ripensamenti. prima che io venissi in questo Collegio. e restando in casa da Convittore restasse coll’intiera sua volontà da poter fare tutto quello che le piace. e poco prima di partire per Roma avendolo veduto in pessimo stato di salute.

lo dichiaro cassato dal numero de’ Congregati. che volendo vivere da Convittore. ancorché stasse sano. ma la considerazione d’esser figlio delli Signori Baroni e Baronessa Sarnelli mi fece dissimulare. sin a tanto che non avesse ricuperata la sanità. e restare in Casa per puro Convittore. A detta mia il sig. Gennaro che durante la sua grave infermità sotto la quale penava. sotto il pretesto di volere ubbidire alli loro Padri Spirituali.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi dentro i limiti della discretezza. restando così burlato. da qui li scrissi una lettera. perciò affatto non posso servirmi di lui per Maestro di scuola. e così pagare soli 30 carlini il mese. ed egli non puole pagare sei docati il mese. perciò si è offerto di servire la comunità da Maestro di scuola. e per i detti riguardi de signori Barone e Baronessa Sarnelli anche mi trattenni. e col foco avanti sentendo intra dal fenestrino la S. e benché affatto non converrebbe lasciarlo nel numero de Convittori. e mandarlo in sua casa. e di gennaio farsi due ore in circa d’orazione in genocchioni. Gennaro e soprattutto la sua durezza in ubbidire al Superiore. perché egli si credeva che io l’accettassi per maestro di scuola. ch’è vissuto da Congregato. perciò sarà costretto andarsene in casa sua. Di più l’imposi che non facesse più di mezz’ora d’orazione mentale il giorno. e gionto qui in Roma. onde in questo ordinario le ho risposto che. pure lo lascio a riguardo de suoi degni Genitori. D. D. e secondando il suo volere. non volesse abbassare [sic] in chiesa. Perché il sig. A tal resistenza all’ora per all’ora io averei dovuto licenziarlo. aven- 36 . Messa. che sia docile e pieghevole. che era fredda. stante che il Sig. quindi l’ultima sera della mia partenza qui avanti tutti li altri miei Compagni e come Superiore del luogo fortemente imposi al Sig. se i sudditi negassero l’ubbidienza a’ loro Superiori. volendo io un Maestro di scuola che mi ubbidisca. ma che se ne stesse sopra nell’oratorietto segreto seduto. Gennaro ha risposto. infermo e che si è dichiarato di non volere ubbidire. potendo poi di quando in quando alzare dolcemente la mente a Dio. non potendo pagare sei docati il mese. asserendo che tanto le veniva consigliato da esso Padre. e restando da Convittore come egli ha voluto. allegando il consiglio delli suoi Direttori Gesuiti. e le risposi facendole vedere il male che faceva. e che averei pregato Dio circa quello che dovevo fare. Sarnelli non volle ubbidire. Almeno a questa lettera io subito averei dovuto licenziarlo. suo Padre non glie ne somministra più di cinque. io non devo [cancellato: voglio] servirmi di lui e so quanto mi occorre su questo fatto. Di più che non andasse più all’ospedale. che non facesse nessun digiuno. Belle massime di spirito! Sarebbero rovinate tutte le comunità. che gliel’ho scritto a distinzione. ma la risposta fu di scrivermi che li suoi Padri Spirituali Gesuiti lo consigliavano a volere uscire dalla Congregazione della Sagra Famiglia (per così uscire dall’obligo d’ubbidire al Superiore). e non lui. Or a questa seconda sua io non posso più tener sospesa la risoluzione. Sarnelli sa. Ad ordini sì discreti per il bene della sua salute il sig. sotto pretesto di volere ubbidire al suo Padre Spirituale Gesuita. e così non abbino a lagnarsi di me [cancellato: circa questo affare. o altra mortificazione. E per finire. deve pagare sei docati il mese. acciò si ravvedesse. i quali non sono obbligati all’ubidienza del Superiore. cioè di volere uscire dalla Congregazione e restare per Convittore. ma una volta che egli ha voluto uscire dalla Congregazione. ed ha replicato l’istesso. e non 30 carlini come ha fatto sin’ora. Ma sopra questo considerando io la continua infermità di esso sig. aderendo al consiglio de suoi Direttori. acciò sia nota a lor Signori la mia condotta. Or non servendomi di lui da Maestro di scuola. e di salute sano.

acciò si vestino. dell’Università di Boston (Massachussets). Grazie alla segnalazione di uno studioso. agiustino il letto. Gennaro Sarnelli riapparve all’orizzonte mentale del Ripa solo nel 1738. agli esami di coscienza. Dopo quest’ultimo riferimento. 28 29 Ibidem. che ci ha segnalato il documento. Barone Ripa giustificazione per la licenziata del Sig. in cui si impartivano le lezioni e che essi dovevano imparare a leggere e a scrivere. Ci corre l’obbligo di ringraziare il Prof. 37 . La vita quotidiana secondo le regole Come in tutte le comunità. dove si fa mezz’ora di oratione mentale in commune. soprattutto in presenza di giovani provenienti da diverse parti del mondo. che riproduciamo qui sotto integralmente: Esercitij ed impieghi quotidiani per gli Colleggiali Cinesi di Napoli Doppo sette ore di riposo la notte si dà il primo segno dell’Oratione e tutti (eccetto gl’infermi. Prevedere per le 24 ore del giorno il tempo da dedicare allo studio. quindi con abitudini e costumi diversi.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica do avuto col sig. quando il fondatore rilevava. 190-92: Al Sig. cui si aggiungeva. faccino gl’atti soliti di Cristiano. all’audizione delle lezioni. pranzo e cena – alle funzioni religiose. cui non si poteva derogare. Gennaro Sarnelli quella pazienza e dissimulazione che con nessun altro avevo avuta]28. con pulsioni personali e segrete. nello studio di alcune discipline obbligatorie nei seminari: storia sacra e profana. non da tutti controllabili. Sarnelli. e convalescenti) sono obligati a levarsi da letto. II. alle preghiere. non senza un certo compiacimento. nonché alla ricreazione. Dal detto primo segno sino al secondo si dà mezz’ora di tempo. D. Eugenio Menegon. finita la quale si mettono a studiare per un’ora la lettione da recitarsi nell’istessa mattina al Maestro. quelle che gli sembravano le tappe fallimentari delle velleitarie nuove fondazioni messe in opera dai transfughi dal Collegio. anche perché in latino essi erano obbligati a corrispondere con i superiori del Collegio e con Propaganda Fide una volta ritornati in Cina come missionari. teologia dogmatica e morale. per i giovani cinesi. lo studio della lingua latina. si è trovato un regolamento sulle ore. ai bisogni fisiologici e al sonno era un impegno. tuttavia. Doppo la detta mezz’ora tutti intervengono al luogho destinato per l’oratione. ed altre cose corporali necessarie. ai tre pasti – prima colazione. uniti. così anche nel Collegio dei Cinesi di Napoli una delle prime preoccupazioni del Fondatore e dei suoi successori fu l’adozione della distribuzione delle ore. ff. che è tra gli autori dei saggi premessi al percorso della presente Mostra29.

o nel letto. o al giardino. è finita tutta l’occupatione del giorno. il pane. e da allora sono obligati a studiare sino ad un ora di notte. un’antipasto di carne o di pesce. Il segno dell’Ave Maria è il segno del silentio nelle stagioni d’inverno. e doppo immediatamnte vanno al luoco della ricreatione. che dura sino a due ore di questi tempi. o si spassano in qualche esercitio manuale con silentio. b. e quando il tempo non lo permette si spassano dentro all’istesso colleggio. e doppo si principia la lettione. e mezza in circa. quando vi è messa cantata. perchè ad un ora s’incomincia la seconda lettione. come già si praticha30. Doppo la cena si recitano alcune brevi orationi vocali ed indi si va alla ricreatione. l’antipasto. e tutti v’intervengono e dura mezz’ora. e si dà a tutti una minestra di bianco.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi Prima d’incominciarsi la scuola si dà la colazione a chi la desidera. l’allesse. o sopra qualche libro spirituale ad elettione del Superiore. Collegio dei Cinesi della Sagra Famiglia in Napoli. la quale dura tre quarti d’ora. I cinesi sono dispenzati dal venire al coro. Ad ore diece sette e mezza suona di questi tempi la prima tavola. doppo un quarto d’ora di svario vanno alla messa. che si fanno dalla communità avanti il Superiore in tutti i venerdì a sera. A due ore e mezza si va a cena. ma resta al loro arbitrio il divertirsi come gli pare. acciò quel tempo l’applichino allo studio. e si esce a spasso per la campagna. Dal detto segno sino al secondo vi passa un quarto d’ora per commodo di chi dorme. e si va a letto. ed i frutti. ed i frutti. Terminata la tavola si recitano in commune alcune poche orationi vocali per li Benefattori vivi. Finita la lettione. o vicino al fuoco quando è freddo. ma però a Domenico Ciao proibì il Superiore di bere vino. la quale dura per un’ora. e del riposo. 30 APF. e finalmente da tutto ciò che può apportargli fatiga. A due ore di notte suona l’oratione. alla quale tutti i Colleggiali intervengono (eccetto gl’infermi ai quali si porta il mangiare in stanza. ed il vino si pone senza misura d’avanti a tutti. dura la ricreatione per lo spatio di un’ora. la quale dura per mezz’ora o sopra le regole. e tutti si ritirano in camera. Doppo finalmente si fa l’esame di coscienza in commune. o per meglio dire il medico della casa. venendo in tutto serviti da quelli della Congregatione e dall’istesso Superiore il quale è obbligato nel loro primo arrivo a lavargli anche i piedi. perchè in Cina avea patito di dolore di petto. ff. e per il viaggio in Pariggi avea anche sputato sangue. Doppo l’ora suona il segno del silentio. doppo la quale sino al pranzo non vi é altro di Regola che debbano fare. ed indi s’incomincia la detta conferenza. secondo le giornate. o alla loggia. secondo il bisogno) e si dà egualmente a tutti ogni mattina a pranzo: la minestra. 8. e defonti. 38 . Collegi vari. dove o dormono. 76-76v. Finita la detta conferenza. o distrattione dallo studio. Doppo un’ora di riposo suona la sveglia che è anche il primo segno della conferenza spirituale. Sono dispenzati dalle conferenze delle colpe.

ma però a Domenico Ciao proibì il Superiore di bere vino. le orazioni e la ricreazione coprissero un’altra ora. Supposto che la cena avesse la durata di un’ora.15). dopo l’orazione che aveva la durata di mezz’ora. ed il vino si pone senza misura d’avanti a tutti. in modo da arrivare alle 5. alle 21.30-12. veniva dato il segnale della siesta pomeridiana che si prolungava fino alle 13. quindi un quarto d’ora di svago (9. Sicuramente. atti di indisciplina e comportamenti disdicevoli. Ma a quando risale detto regolamento? Anche a questo proposito abbiamo una spia importante nel passo che recita: «il pane. in alternativa.30-5. assumendo come metro il modo odierno di contare le ore.30 secondo l’hora anglica e alle 4.15 iniziava l’ora dedicata allo studio.30 collegiali e convittori erano liberi di passeggiare nella campagna circostante e nei due giardini che erano parte del complesso ai Pirozzoli. quindi mezz’ora di orazioni in comune e alle 6-6. messa cantata.45-5 di mattina. Alle 7 veniva offerta la prima colazione a chi ne faceva richiesta e la prima ora di lezione durava dalle 7. altrimenti. poi ancora la messa e alle 17. A questo punto è difficile da stabilire quando suonava l’ora del letto.30 suonava la campana per il riposo notturno. al massimo alle 22 quando si celebrava la messa cantata.30.30 fino alle 16.45. 2°) ricreazione di tre quarti d’ora. o per meglio dire il medico della casa.30 ore). In 39 .30-17. si andava a cena. dopo 7 ore fissate per il sonno. perchè in Cina avea patito di dolore di petto. perché il documento prevedeva dopo la cena tre momenti: 1°) brevi orazioni vocali. Se la nostra interpretazione del regolamento studiato secondo l’hora italica è esatta.30 alle 9. l’ipotesi più attendibile è che il regolamento delle ore sia stato pensato per una stagione autunno-invernale quando l’hora prima italica (la prima ora di notte) corrispondeva mediamente alle 16. la vestizione. La sveglia avveniva in corrispondenza delle 4. data la scarsa dimestichezza delle generazioni attuali con l’hora italica. L’inciso «di questi tempi» è importante: dal momento che in seguito si prescrive un’ora di studio alla prima ora di notte ed un’ora di lezione da impartire entro la seconda ora di notte. Alle 11. le attività scolastiche avevano termine alle 18. rendere con alcune nostre chiose intelligibile la distribuzione delle ore. Ad una prima impressione sembra trattarsi di un regolamento molto liberale con un tempo abbastanza modico previsto per lo studio – maggiore comunque per i cinesi (2-3 ore) rispetto ai convittori (2 ore) – e con un tempo altrettanto modico contemplato per le lezioni (2. si arriva alle nostre ore 21 o 9 pomeridiane. che. Alle 19. sembrerebbe astrusa.30 antimeridiane. le preghiere del buon cristiano. quindi mezz’ora di conferenza spirituale e dalle 14. Non vi è cenno di punizioni per trasgressioni. allora il regolamento è posteriore alla morte di Matteo Ripa e posteriore anche al ritorno di Domenico Ciao in Cina via Parigi e il porto di Lorient. concluse preghiere per i benefattori e ricreazione. Le operazioni previste dopo la sveglia erano il riassetto del letto. 3°) esame di coscienza in comune o. Calcolato un esame di coscienza collettivo di un’altra mezz’ora.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica Ci sembra opportuno. i bisogni fisiologici (mezz’ora).30 (hora italica) corrispondente alle 10 del nostro orario suonava la campana per il pranzo.15-5. e per il viaggio in Pariggi avea anche sputato sangue».30 pomeridiane secondo l’hora gallica. Nel documento compare un solo riferimento cronologico diretto: «Ad ore diece sette e mezza suona di questi tempi la prima tavola».

quae spectant ad Collegium Sacrae Familiae Neapolis. ma anche l’italiano e il latino. Quindi sicuramente la distribuzione delle ore è posteriore a questa data. avvenuta nel 1811. Guo Dongchen 郭棟臣 (noto in italiano come Giuseppe Maria Kuo). e il decreto del ministro della Pubblica Istruzione. decreta et documenta. che padroneggiava non solo la sua lingua. bisogna anche ricordare che in linea di massima rimangono alcune costanti fisse. Abbiamo trovato un documento che contiene alcune regole per l’ammissione al convitto. che ufficialmente ne sanziona la trasformazione in Real Collegio Asiatico – anche se quest’ultimo era stato inaugurato ufficiosamente il 24 novembre 1868 – corrono 137 anni. Dopo un lungo e travagliato soggiorno di circa 13 anni. nel 1722 ed era giunto a Napoli il 15 maggio 1738. pp. datato 7 aprile 1732. provincia dell’Hubei 湖北. uomo di vasti saperi. durante i quali si avvicendano quattro forme di governo: 1a) viceregno austriaco 1707-1734). tranne il caso che l’Alunno fosse mandato via. re di Napoli Gioacchino Murat.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi che periodo si colloca il soggiorno nel Collegio di Zhao Ximan 趙 西满. e se alcuno uscisse dal Collegio prima che terminassero i sei mesi non riceverà alcuna cosa del denaro già deposto. pagando quella retta? Oppure si procedeva ad una selezione? E gli ammessi dovevano dotarsi di un corredo? Dovevano in ogni caso seguire un curriculum di studi per essere ordinati sacerdoti e votarsi poi alle missioni? Oppure. In questi susseguirsi di forme diverse di governo politico non abbiamo tenuto conto della breve parentesi repubblicana che si svolge nell’arco di tempo compreso tra il gennaio e il giugno del 1799. Ma tutti potevano essere ammessi. all’età di 16 anni. 40 . Elenchus alumnorum. che in parte non si discostano dai requisiti richiesti dal Ripa. Angelo Bargoni. Dal carteggio Sarnelli-Ripa è risultato che i convittori pagavano una retta mensile di sei ducati. perché indegno di rimanervi. non privo di contrasti con il Fondatore e non sempre in buone condizioni di salute – avendo contratto una forma lieve di tubercolosi – aveva preso la via del ritorno il 26 luglio 17531. Chang-hai 1917. 3a) decennio francese (1806-1815). Fatta questa premessa. del convitto a uno dei tanti collegi-licei d’impronta napoleonica. che «approva» solennemente il Collegio dei Cinesi. Per esempio. 2-3. la retta è aumentata di 2/3 rispetto a quella prevista da Matteo Ripa: Si pagano per ogni Convittore ducati 60 anticipati in ogni semestre. dobbiamo i dati biografici essenziali riferiti a Simone Ciao. 31 [Giuseppe Maria Kuo. alias Guo Dongchen 郭棟臣]. Eppure nel regolamento mancano informazioni più precise e dettagliate relative ai convittori. nella romanizzazione all’italiana del tempo chiamato Simone Ciao? Ad un grande maestro cinese. Questi era nato nella cittadina di Jingzhou 荊州. In tutti questi anni si trasforma anche il Collegio dei Cinesi: basti pensare all’equiparazione. dopo la permanenza nel convitto erano liberi di scegliere il proprio futuro? Tra il breve Nuper pro di Clemente XII Corsini. datato 28 settembre 1869. 2a) regno borbonico (1724-1806). 4a) restaurazione borbonica (1815-1860).

Ora si parla di villeggiatura e di gite nel mese di ottobre: In ogni mese di ottobre gli Alunni si recano a villeggiare in Portici in una casina di proprietà del Collegio … Nell’ingresso di ciascun Alunno pagansi ducati 6. di calze bianche. due collari coverti della medesima roba della veste. e frutta con pane. o pasticceria. La colazione è di un pane. di un numero sufficiente di collaretti bianchi. La cena di una zuppa. una pietanza. Ma il programma scolastico. una posata di metallo. non è molto diverso da quello di una pubblica scuola secondaria di tipo liceale: Essa [comunanza] adunque si propone di mettere la sua opera nell’educazione de’ giovanetti con quella maggiore sollecitudine che possa. trattandosi di una «comunanza religiosa … fondata da quello spirito gentile. e per qualche altra straordinaria gita che si accorda durante l’ottobre. e frutta.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica Ma nel testo appaiono nuove esigenze di una gioventù di condizione sociale borghese. spazzole. studiano discipline di un’età ormai secolarizzata. e discreta quantità di vino. Il riferimento alla religione cristiana come fondamento di ogni sapere è d’obbligo. tuttavia. compresa l’uniforme estiva ed invernale. di una berretta. Per l’alimentazione quotidiana si registra un menù non molto diverso da quello descritto nel regolamento di metà Settecento: Il cibo che si dà è salubre. e santo di Matteo Ripa». e l’altra di panno. ed abbondante. Il letto. Porterà inoltre un bacino di rame. e l’altra di zurigo con mantello. che la «comunanza» propone ai convittori. e per trasporto dei mobili alla casina. Nell’ammaestramento letterario da una salda istituzione di 41 . la lucerna di ottone. e la piccola libreria debbono essere al modello del Collegio. gli abiti. i quali serviranno ancora. aggiungendo a questi una cotta riccia per le funzioni di Chiesa. Ma vi sono passaggi. Nei giorni di solenne festa vi si aggiunge un’altra pietanza. l’una di saia per casa. per la quale le due ore di ricreazione giornaliera nella campagna circostante la sede ai Pirozzoli sono chiaramente insufficienti. Quando accedono nel convitto essi devono munirsi di un corredo. il comò. ed all’uopo nell’annessa litografia se ne mostra il disegno. Il desinare quotidiano è di una zuppa [di] due pietanze. e frutta. per l’inverno di due zimarre. Ma compare una novità importante: anche se i convittori vestono da prete. che dimostrano un carico maggiore di spesa per i convittori. e ducati 4 in ogni autunno per la villeggiatura. e due paja di calze nere di bavella. pettini. e i pannilani in discreta quantità. l’una di saia di regno per casa. o insalata. di stoviglie e di un mobilio costruito secondo un identico disegno: Ogni Alunno si provvederà di due vesti.

e nelle lettere. s. e superlativi. sguardando soprattutto ad informar gli animi giovanili negli insegnamenti religiosi l’età nostra più di tutte le precedenti il richiede. ritrosa d’ogni soggezione. l. la quale corre piena di tanti rischi. Quanto alle scienze. e s. intemperante d’ogni voglia. Si tratta di pp. ed un saldo. 42 . in Biblioteca Nazionale di Napoli. innamorata delle novità. Anche se i giovani convittori e collegiali erano controllati sia dai congregati che dai cosiddetti «fratelli laici» e più tardi da istitutori. e non leggiero ammaestramento nelle scienze. Dalle stesso opuscoletto sono tratte le precedenti citazioni. ci sembra corrispondere senza dubbio all’atmosfera post-1848. La temperie. si lasciava sedurre dalle «torte ed efferate speculazioni» messe in giro da alcuni «banditori» di «fama». III. riuscire a contenerli non era e non è impresa facile. la lingua francese. e perversi dottrine pestilenti. verrem per insino alla Filosofia. Le tentazioni della carne: resistenze e cedimenti Nell’età compresa tra l’adolescenza e la prima giovinezza. e miglioramenti moderni. guarderemo di non rimanere addietro all’età in tutto quello che ha di buono.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi lettere latine non andran disgiunte le greche. e la declamazione. e particolarmente la bellissima nostra favella. adoperano che quella si faccia sdegnosa d’ogni freno. e riverenza32. d. Programma. quando gli stimoli sessuali sembrano essere irrefrenabili. ed appariscenze senza fondo. la musica. ed alla Fisica. e dei pensieri smisurati. Il testo del Programma inizia con queste frasi. le quali bevute cupidamente da una gioventù calda. cominciando dalla Geografia. e quella sua smania di belletti. Con essa andran di brigata le storie. Cinesi. Misc. Se in ogni tempo fu da tenere in gran pregio una istituzione savia e disciplinata. Ché per fermo il soqquadro della civil compagnia è in gran parte ingenerato dalle torte ed efferate speculazioni di cui tanti oggi si fan banditori. A chi il voglia sarà pure insegnata la lingua inglese. ma schiveremo la sua leggerezza. ma per queste lezioni si paga un mensile particolare. 252/11. e diffondonsi da maestri subdoli. Ma per la datazione più precisa del documento abbiamo altri punti di riferimento. e la calligrafia. più una immagine. all’intero corso di Matematica.. 4 (non numerate). Tutto l’impianto programmatico ci riporta a quella che abbiamo definito «secolarizzazione» iniziata con il decennio francese. quando una gioventù «innamorata di novità». alla quale si allude. nella quale ci gioveremo di tutti i trovati. e presa dall’esca della fama di certi nomi. e disperate. le 32 Collegio diretto dai PP. il disegno.

Vita ed istituto di S. e lo diceva con enfasi: «Le penitenze di Alfonso Liguori sono tali. dentro le scarpe aveva delle petruzze. Quando fece il suo ingresso nel complesso ai Pirozzoli il de Liguori aveva 33 anni compiuti. essendo nato a Marianella nei pressi di Napoli il 12 settembre 1796. e col libro fra le mani. già aduso a mortificare la sua carne: lo stesso biografo infatti ricorda. Pietro di Alcantara»33. La centarea e l’assenzio erano per esso le ordinarie confetture: frutta poche o niente se ne vedeva: ogni sabato in onore della Vergine passavalo in pane ed acqua: quasi di continuo non cibavasi che ginocchione o stramazzone a terra. A quell’età le tentazioni non erano scomparse. Soleva dire monsignor Coppola vescovo di Cassano che era consapevole di queste e altre sue austerità. ma troppo aspri. Questo anch’è poco. che restringeva le proprie mani 33 Antonio Maria Tannoja. I. anzi erano avvertite più prepotenti che mai. mi disse D. Gaetano suo fratello. per isperimentare un continuo tormento. Di più. bisogna distinguere tre tempi: 1°) il tempo di Matteo Ripa. quando il futuro santo viveva ancora nella casa paterna: … nella notte. che vedevansi tutti intinti di sangue. di catenette di ferro: più volte al giorno flagellavasi. mettendosi a letto. che sapendosi. cit. A tanto si uniformarono sia lo stesso Ripa sia Alfonso Maria de Liguori. supereranno di molto anche quelle di s. dubitando tra’l sonno qualche involontario toccamento con se stesso. Antonio Maria Tannoja. il quale – come si è già ricordato – visse come convittore nel Collegio dal giugno 1729 al novembre 1732. ed inzuppati: scarsissimo era il cibo che prendeva. p. Era opinione corrente a quel tempo che i digiuni e l’autoflagellazione del corpo con la «disciplina» fossero la terapia del dolore più efficace per allontanare le tentazioni. attossicato di mirra. e spesso a sangue. e che esse partissero da una iniziativa personale del de Liguori. 3°) l’età della secolarizzazione. ma studiava in piede. che. descrive gli accorgimenti messi in atto dal futuro santo per respingere gli assalti del «demonio»: Vedevasi Alfonso in questo collegio cinto di continuo in tutto il corpo con varii ordigni. Ecco come il suo più autorevole biografo. 43 . successore del Ripa nella carica di superiore. Nella stanza non vedevasi mai seduto. Si potrebbe ritenere che le usanze del Collegio non avessero attinenza con queste penitenze. Il tempo di Matteo Ripa è quello della macerazione della carne e della mortificazione dello spirito. 2°) l’arco di tempo che comprende il secondo Settecento.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica occasioni per cedere alle tentazioni della carne si presentavano in modo particolare nelle due ore di ricreazione nelle campagne o nelle zone che circondavano l’edificio ai Pirozzoli e nelle sette ore destinate al riposo. che offeso avesse la santa purità.. e da altre polveri amare. vol. sulla scorta della testimonianza di Gennaro Fatigati. Alfonso Maria de Liguori. Ma anche in questo caso. come rilevavasi dai suoi pannilini. e quel poco. 70.

Un gentiluomo che si era aggregato alla brigata. o salsa in estremo. ironia delle parole. o vacca stantìa. Ibidem. Alfonso – presi da edificanti velleità emulative. «che deposta la spada già vestiva una lacera tonaca. lo stesso Tannoja aggiunge che «oltre di queste penalità che Alfonso volontariamente si addossava. Ma le penitenze e mortificazioni.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi in una manetta di cartone ben grossa. prima sede della congregazione fondata da S. tal Vito Curzio. e miseria. il cosiddetto spenditore. ve n’erano ancora in congregazione delle indispensabili e comuni». passando poi a descrivere più minutamente la vita grama che si menava nel Collegio. figurarsi la quaresima. per ritrarne un misero brodo. degno più della ciurma di una galera che degli ospiti di un istituto religioso che vi soggiornavano. anch’egli ci aggiungeva del suo: ora si aveva la minestra o scotta. facendo da cuoco senza saper di cucina. non era che delle rimasuglie avanzate ne’ macelli. cui si sottoponeva il de Liguori non erano affatto eccezione o stravaganza nell’istituzione fondata dal Ripa. fatta a borza. ogni toccamento non puro34. doveva evidentemente essere allenato a farsi regalare scarti e rifiuti dalla carità dei negozianti. Benché per lo vitto stabilito ne fosse minestra e lesso. dove egli e i suoi compagni gareggiavano a tormentarsi. non più che a grana sei il rotolo. p. a partire dal miserabile vitto quotidiano. p. «per divozione ne vollero essere a parte»35. sottoponendosi a volontari e fantasiosi supplizi elencati dal Tannoja. carne poco o nulla se ne provava. anche dormendo. Queste abitudini di mortificare il proprio corpo con discipline e penitenze sarebbero state seguite dal futuro santo anche nella nuova congregazione che fondò. o carnaccia di bufalo. e comunque ad acquistare solo i prodotti più infimi. per l’uso quo- 34 35 Ibidem. Del resto le Regole della congregazione ripiana prescrivevano senza equivoci a quali criteri dovesse attenersi l’economo: … il Compratore dovrà essere diligente in comprare tutto quello che le sarà ordinato. 13. dove se ne praticavano di non dissimili. come convittori: In quel tempo tutto era patimento. e quella che si aveva. Se questo era il regime normale. per così evitare a se stesso. Tante volte in luogo della carne si compravano delle ossa. E la cosa curiosa è che una volta che questo maldestro cuoco. 44 . come se questo fosse il vero mezzo per guadagnarsi la salvezza eterna. ed ora o cruda o scondita». L’economo della congregazione. 83. non sappiamo se intenzionalmente o per sbaglio «impastò il pane senza lievito». i maggiorenti e la nobiltà di Scala – il paese sulla costiera amalfitana. Infatti.

Un capitolo specifico delle Regole (il XVII). come si legge negli atti della sua causa di beatificazione. e della farina la più ordinaria37. serale. da Regole e costituzioni. che avanzava la mattina. 38 Ibidem. se si comprava. e «in detto mese si facevano delle preghiere quotidianamente. pp. egli non faceva altro che seguitare una pratica cui era aduso fin da giovane: «il Servo di Dio era contento di mangiare pane e cipolla nel viaggio alla Cina. se così possiamo chiamarlo. da quella di Natale a quella di S. 52. il che fu motivo di disturbo con qualche compagno»39. si mettevano ad ammollire avanti tempo dentro un caldaio a fuoco lento biscotti duri.. Il Ripa aveva poi istituito «il pio uso di digiunare in tutte le vigilie delle feste principali della Vergine mangiandosi un solo piatto a terra». f. Essendosi sementato di ravanelli un orticello. 83. ma anche «ogni sabato in onore di N. Antonio Maria Tannoja. A questo triste canovaccio quotidiano. op. Neapoli 1874. e dovendo andare più lontano per comprare cose migliori e con risparmio non sia trascurato di farlo36. che ravanelli cotti. e non altro. tuttavia. non era che di bietole unite con altre erbe di poco valore. conteneva l’elenco di digiuni e discipline in vigore nel Collegio. p. Anche il pane era nero. non avevasi che quando era dell’ultimo prezzo. S. o se prendevasi del pesce una volta o al più due in quaresima. e nei venerdì si digiunava mangiando una sola vivanda seduto a terra». non si ebbe per minestra per più mesi. Famiglia». e di questa zuppa così delicata se ne dava per cena un cocchiarone a soggetto38. Il digiuno era prescritto non solo il venerdì «in onore della passione e morte di Nostro Signore Giesù Cristo». o. e perfino il Tannoja si concede l’ironia di precisare che «di sera la cena non era meno lauta»: In quel brodo di ravanelli o delle bietole. ma una saraca sopra la minestra faceva la lautezza di ognuno. bisognava aggiungere il pasto. Lo stesso fondatore. 45 . che risultavano dalla crusca un po’ più raffinata. e di tutta la S. Ma riprendiamo la lettura del Tannoja: Nella quaresima non vedevasi pesce: molto meno in altri giorni. Bisognava digiunare anche la vigilia di innumerevoli altre feste. cit. testimonianze di Francesco De Cristofaro e Tommaso Chang [alias Zhang Tianyi 張天義]. Tal volta si faceva pasto ne’ giorni di magro con una saraca ed un poco di semola condita con olio. 36 37 39 Neapolitanae beatificationis et Canonizationis Servi Dei Matthaei Ripa…summarium. che si aveva di fianco al collegio. Giuseppe. e neri. Del resto.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica tidiano della comunità. aveva dedicato il mese di marzo alla Sacra Famiglia. 162 e 251.

Una nota del Ripa ci mette a giorno non solo dell’incorreggibilità di quegl’individui.. che per i loro trascorsi era stato loro impedito l’ordinarsi. 11-12 febbraio 1997. archivista di Propaganda. se le usanze del Collegio erano ancora quelle che abbiamo appreso dal Tannoja. il Combette. Anna. il cardinale arcivescovo Spinelli. scriveva che egli vi aveva trascorso «une vie dure au corps pour la nourriture. Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi. Francesco Saverio. senza che egli potesse resistere a questa sgradita intimazione. cit. va anche detto che queste non rischiavano certo di andare in dissesto. Tommaso. Pierre de Goville. oltre al digiuno (escluso nel solo mese di marzo. e per molto tempo anco al lume della luna. Qualche anno dopo. p. menando fra noi la nostra vita. ed una Salve Regina cantati»40. segni ad una certa donna Regole e costituzioni. Il venerdì.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi quella di S. dovette ricredersi sull’efficacia della correzione dei costumi di tali ecclesiastici nel Collegio dei Cinesi. Atti del Colloquio Internazionale di Napoli. Teresa. ma anche dell’ambiente che circondava la casa ai Pirozzoli: Seppi da varie persone di questo contorno e dalla stessa gente di Casa che tre di essi ordinandi facevano spesso per una finestra. che ebbe occasione nel corso della primavera del 1735 di soggiornare per qualche mese nel Collegio. acciò. Francesco D’Arelli (a c. Giovanni Nepomuceno. oltre a quelle di S. di accogliere «alcuni suddiaconi e diaconi. Nemmeno per gli ospiti furono fatte eccezioni. cap. Carlo Borromeo. Del resto. 42 Ibidem. p. Gioacchino a quella di S. Il Ripa ricordava nelle proprie memorie che l’arcivescovo di Napoli nel 1738 gli aveva ordinato. 435. 53. 434. era evidente che la fama dello stretto rigore che vi imperava doveva avere oltrepassato le sue mura. 43 Istoria o sia relazione dell’erezione della Congregazione …. ma. in una lettera diretta a un suo connazionale. vista l’infima qualità del vitto propinato a coloro che avevano la disavventura di esservi ospitati. sotto la data di Napoli 29 luglio 1738. ed alcuni sacerdoti che meritavano castigo. 40 41 46 . Ma. allorché i congregati «seduti per terra. Il vecchio missionario non entrava in particolari riguardanti il menù. un De Profundis. se è innegabile che Guigue avrebbe dovuto avere la sensibilità di non gravare sulle finanze del Collegio. poi. La missione cattolica in Cina tra i secoli XVIIIXIX . e perfino S. Antoine Guigue. se il Collegio divenne ben presto «carcere per ecclesiastici scostumati» e vero e proprio soggiorno penitenziale. Un vecchio missionario in Cina. Napoli 1999. Filippo Neri. Antoine Guigue e gli Anecdotes sur l’état de la religion dans la Chine. 44-45. era il turno della disciplina. quando –informato dallo stesso Ripa – criticava Guigue per non avere avuto «la discretezza di contribuire per i suoi alimenti»42. C’è da domandarsi allora quanta contezza della cucina del Collegio dei Cinesi avesse Giovanni Zambecchini. in Michele Fatica. s’imbevessero d’un vero spirito ecclesiastico»43. S. perché essa «dovrà durare un Miserere. mangeranno una sola cosa calda»). S. di). è da supporre che quel soggiorno primaverile napoletano avesse per lui coinciso con una salutare cura dimagrante. mais douce à l’esprit»41. S. del Seminario delle Missioni Estere di Parigi. ff. Giacomo Di Fiore. Gesuiti e giansenisti negli anni Trenta del Settecento. S. l’autoflagellazione tuttavia era resa più tollerabile dalla sua brevità.

59. giunse a Napoli il 23 luglio 1795. in un latino approssimativo. A me dispiacque dentro l’anima lo scandalo. dove non mancavano donne di malaffare. Scarseggiavano le coperte. sfruttando le risorse dell’istituzione ripiana. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1806. a quanto ci risulta.. indifferenza e cattiva amministrazione. alias Guo Dongchen 郭棟臣]. lasciò il Collegio il 25 marzo 1817: [Giuseppe Maria Kuo. stimando esser questa l’apertura datami da Dio per liberarmi. 46 Nato il 22 giugno 1772 nella città Lechang 樂昌. ma anche di qualcuno degli stessi congregati. egli parla una «solecitationem mulie- Ibidem. mentre i ragazzi erano costretti a vivere tutti insieme in due camerate poco salubri. sotto la data di Napoli. agosto 1939. nella provincia Guangdong 廣東. recatosi a Roma per sostenere l’esame finale di missionario.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica del vicinato e che facevano altre consimili leggierezze da non potersi tolerare da noi. p. Queste notizie le ritroviamo non solo nelle lettere anonime. ma in un memoriale del collegiale bulgaro Pietro Delvesi. anche suo fratello Stefano45.. mentre i giovani collegiali menavano vita grama. Le malefatte a volte non erano solo dei fratelli laici. Giacomo Di Fiore. infatti. Luca Phan [alias Pan Lujia 潘路加]46. Ben cinque dei giovani collegiali erano morti nell’edificio che li ospitava. che stava a Roma. Elenchus alumnorum. decreta et documenta ecc. Ce lo racconta nel 1816 il giovane collegiale cinese. Ma il rigore che caratterizzava gli esordi dell’istituzione ripiana subì un radicale mutamento dopo la morte del fondatore. e le condizioni igieniche erano tanto precarie che «l’ultimo collegiale di nazione bulgaro . indulgevano alle delizie della gola. non avendo ricevuto gli ordini. All’inizio del secolo XIX i costumi si sono adeguati ad una sorta di rilassatezza generale. pp. i quali. cit. senza offesa del Sig. 4-5. acciò ordinasse al canonico Borgia ne prendesse l’informo per licenziarli da questa Casa. non portava altre mutande di quelle che aveva indosso». ma solo per i congregati e i loro parenti. dove era morto. ma per evitare i scandali maggiori. 12. cap. Inoltre i congregati fruivano individualmente anche di più di una camera. Cardinale. Napoli 1995. ebbe il coraggio di presentare ai vertici di Propaganda Fide l’articolata denuncia delle magagne del Collegio. 44 45 47 .. A prestar fede a una sequela di lettere anonime indirizzate a Propaganda Fide agli inizi degli anni Sessanta del XVIII secolo. fu tuttavia preso da Roma. In una lunga lettera indirizzata al papa. Costoro. Così fece il Sig. Il complesso sorgeva nella parte forse più degradata del Borgo dei Vergini di Napoli. ch’avendo ritrovato esser tutto vero quanto io scritto avevo … li licenziò44. fra incuria. Cardinale. ma molto efficace. la biancheria di ricambio. Nessun provvedimento. forse lo stesso autore di quelle missive senza firma. canonico. subito per lettere diedi parte ad esso Sig. frequentate da fratelli laici. Cardinale e così eseguì esso Sig. non erano sottoposti all’obbligo della castità.. il quale. l’austero Collegio di qualche decennio prima sarebbe divenuto luogo di banchetti luculliani. Lettere di missionari dalla Cina. da essi convittori.

Collegio dei Cinesi della Sagra Famiglia in Napoli. a distanza di circa un secolo dalla sua fondazione. e 282v e 288v. Della decadenza progressiva del Collegio abbiamo ancora qualche testimonianza. vol. si legge quanto forte fosse il disagio dei giovani cinesi che vi erano ospitati. ma sciamavano per le strade della città in numero di più di ventimila. 1816. Le due citazioni sono tratte dai ff. 361r. b.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi bri ad turpem etiam factam fuisse a congregato nostro sub praetextu confessionis. 48 APF. 47 48 . camminare. ff. 297. faceva sicuramente riferimento a comportamenti sessualmente devianti. come imponeva la legge. e mormorano dicendo che i Padri di detto Collegio si mangiano tutto. ff. Collegi vari. Questi sottolineava poi che i giovani cinesi «non possono non sentire le orrende bestemmie napoletane». ma risalente presumibilmente intorno al 1835 per la sua collocazione. è che Propaganda Fide avviò una inchiesta sul Collegio per verificare le accuse che Luca Phan aveva lanciato contro i congregati e contro i fratelli laici. 76. 280-295. f. vol. f. Qui i vertici vaticani sembrarono non prestar fede alla denuncia del giovane. 73v. dal contesto. cum verbis et tactibus». scherzare ed abitare con donne. 49 APF. sottolineandone invece «la stravagante e scandalosa condotta» non altrimenti specificata. anonimo e senza data. Tuttavia ciò che qui interessa. 12. essendo denaro per i Cinesi»49. 341r. evidentemente ben documentato in proposito. che fa il paio con il tentativo di un fratello laico di coinvolgerlo nei suoi raids per le case di malaffare («Praetera laicus saepe saepissime perduxit me ad meretrices a quibus ad copulam fui vocatus: sed per gratiam Dei nunquam eis consentivi»)47. I futuri missionari rimanevano poi scandalizzati nel vedere i preti (presumibilmente. le quali non si contenevano nei loro ridotti. 486. ma che si concluse lasciando indenne l’istituzione ripiana e disponendo il rimpatrio del giovane48. anno 1817. mentre passavano davanti a lupanari. proprio i congregati) «mangiare. nel reticente linguaggio dell’epoca. ma che. APF. che vi gravitava attorno (si trattava per lo più di servi o barbieri. ivi. e che erano i più diretti interessati alla buona gestione dell’istituzione che da loro prendeva il nome. Lettere della Sacra Congregazione e Biglietti di Monsignor Segretario. Da questo documento apprendiamo che «tutti i cinesi ritornati da Napoli dal 1806 sino al giorno d’oggi si lamentano del loro Collegio dicendo che non si osservano più le regole» e che si trovano a praticare «gente tutta ignorante e bassa». Sanno quanto sono le rendite. vol. 298. 496r. come specificava l’anonimo autore). da dove ammiccavano loro le meretrici. SOCP (1833-1840). precisava l’anonimo autore. In un foglio.

testo critico e note di Michele Fatica. introduzione. cit. gli aveva commissionato sin dai primi tempi della sua permanenza a Pechino e che verosimilmente aveva portato a termine tra il 1717 e il 1718. a meno di tre anni dalla morte – finirà i suoi giorni il 29 marzo 1746 – cominciò a rielaborare i suoi appunti per comporre i 5 tomi intitolati Giornale de viaggi…1. virtù per le quali era stato invitato a corte. piena di tagli. Quindi ne era scaturita un’opera didascalica ed edificante per «quelli che fra nostri andranno a missionare in Cina»2. che il mancese Kangxi 康熙. senza esito. Nel 1832. intr. in previsione del processo di santità del Ripa. La reticenza a ricordare il suo talento di pittore ad olio e la sua perizia di incisore su rame. Matteo Ripa in tre parti. che accaddero in quella missione in tutto il tempo che vi dimorò e specialmente di quelli che accaddero in Pechino a causa della condanna de riti cinesi. si spiega con la finalità precipua assegnata alle sue memorie. p. manipolazioni e falsificazioni.Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi ANDREINA ALBANESE Università degli Studi di Bologna I. scritta dallo stesso fondatore Matteo Ripa. Giornale (1705-1724).. opera apocrifa. sotto il peso degli acciacchi di una senescenza precoce. Eppure si trattava di sicuro di un’opera di cui andare sotto molti aspetti fiero. I (1705-1712). che avrà inizio. I (1705-1712). alla sua produzione di pittore e di calcografo. ora gli premeva. Nella seconda si parla della dimora fatta in quella gran Corte Imperiale de suoi viaggi in Tartaria e della varietà degli eventi. almeno da quanto si può L’opera porta il titolo lunghissimo: Giornale de viaggi fatti da D. Nella prima si tratta del suo viaggio fatto da Napoli sino alla imperial corte di Pechino. (Giornale (1705-1724). il 26 maggio 1743. Vaghi e sporadici accenni di Matteo Ripa alla sua attività di incisore Sembra di certo sorprendente che nelle sue dettagliate memorie Matteo Ripa abbia accennato solo di sfuggita alla calcografia della carta geografica dell’impero cinese. i congregati della Sacra Famiglia di Gesù Cristo.C. vol. 1. su cui si rinvia a Matteo Ripa. sia pure non eccessivo. vol. e pubblicarono in 3 tomi la Storia della fondazione della Congregazione e del Collegio de’ Cinesi sotto il titolo della Sagra Famiglia di G. scrivere «tutto quello che possa essere d’istruzione ed edificazione de’ nostri». Quando. 2 Matteo Ripa. Nella 3a finalmente si descrive il suo viaggio fatto nel ritorno da Pechino in questa Città di Napoli. alle cui dipendenze si era trovato a lavorare per più di dieci anni. Napoli 1991. e se nei suoi appunti scritti in contemporanea aveva attribuito uno spazio. assemblarono detto manoscritto con un altro dello stesso Ripa intitolato Istoria o sia relazione dell’erezione della Congregazione e Collegio della Sagra Famiglia di Giesù Cristo. l’imperatore della Cina. 1 . solo nel 1874. passim. egli guardava alle glorie mondane come prodotti dell’effimero e di un deplorevole amor di sé.

135-183.).). tra gli anni 1685-97 gli aveva inviato scienziati. Napoli. rep. Stuttgart 1985. in Charles E. San Francisco 1976. sin da quando era giovanissimo. 74 s. dopo una permanenza a Canton di 5 mesi circa (3 luglio-27 novembre 1710) per imparare i rudimenti della lin- Andreina Albanese. II. aveva studiato appassionatamente la cultura del paese su cui regnava. A Western Interpretation of China: Jesuit Cartography. 5 Theodore N. ove era nato il 29 marzo 1682. verifica conclusasi con un giudizio più che lusinghiero di Kangxi. e per propensione personale e per una serie di fortuiti e fortunati eventi aveva potuto studiare altrettanto appassionatamente alcuni aspetti della cultura occidentale. David E. Oh (eds. Understanding the Chinese: a Comparison of Matteo Ricci and the French Jesuit Mathematicians Sent by Louis XIV. Quindi. Atti del Colloquio Internazionale. Napoli 1999. East Meets West. Louis Pfister. La sua chiamata a corte era stata preceduta da una verifica delle sue capacità. di) Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi. de Prémare e Régis): v. 3 50 .C. da alcuni padri gesuiti che risiedevano a Pechino. (a c. Ronan. Foss. p. East Meets West. pp. nn. Mungello. Curious Land: Jesuit Accomodation and the Origin of Sinology. pp. pp. 209-51 (pp. Bonnie B. John W. p. alcuni dei quali di grande valore4. Gerbillon. Chicago 1988. il sacerdote ebolitano. e La carta geografica di Matteo Ripa: caratteristiche dell’esemplare della Biblioteca Universitaria di Bologna. Witek. 222 s. tra cui Parrenin. Oh (eds. 11-12 febbraio 1997. Di questi ne arrivarono in Cina nel 1688 cinque: i gesuiti Bouvet. mandati in Estremo Oriente nel gennaio 1685 da Luigi XIV. «Annali». Cronaca di un ritrovamento inaspettato.C. Notices biographiques et bibliographiques sur les jésuites de l’ancienne mission de Chine. Nel 1699 sarebbero arrivati altri religiosi (una decina. 52..? Francesco D’Arelli.). de Fontaney. trovatosi adolescente a governare l’impero cinese – al cui trono era assurto nel 1662 – essendo d’intelligenza vivace e pronta. 3 (1992). grazie agli insegnamenti – in gran parte di tipo scientifico – impartitigli. infatti. pp.. L’arrivo di Ripa in Cina. in Charles E.Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi agevolmente rilevare dagli esemplari di tale carta pervenutici. 62-102 (pp. in Michele Fatica. 256. 4 Sei erano i famosi «matematici del re». L’imperatore Kangxi era senza dubbio una persona singolare: mancese di nascita. che mirava ad allargare la propria influenza in Indocina ed in Cina. in Istituto Universitario Orientale. ed in particolare di quello rintracciato alcuni anni or sono nella Biblioteca Universitaria di Bologna3. Visto che desiderava approfondire le sue conoscenze sull’Occidente. Ronan. 1582-1773. The Jesuits in China. 33-35). la Francia. 1552-1773. Bonnie B. 309-27. è da collegare proprio al desiderio dell’imperatore di avere accanto a sé musicisti e pittori occidentali ed al talento di pittore ad olio del sacerdote originario di Eboli (Salerno). 42. Le Comte e de Visdelou. cit. In seguito l’imperatore aveva chiesto al pontefice di poter disporre anche di artisti europei.. I cartografi e i matematici occidentali che lavorarono alla confezione della carta generale dell’Impero di Cina In primo luogo vale la pena di accennare alle vicende che portarono alla confezione della carta.

dell’austriaco Fridelli. 237-248 (p. dal momento che spesso arrivavano loro versioni del tutto diverse dei territori rappresentati (ed in effetti conformazioni e proporzioni dei continenti erano ben lungi dall’essere riportate con verosimiglianza). sottolineava criticamente come secondo Semedo la Cina avesse le stesse dimensioni dell’Europa. a detta del suo autore. 6 51 . Boym – solo per citarne alcuni – insieme a religiosi di altri ordini. Roma-Paris 1973. in cui era rappresentata la Cina ed i territori limitrofi. in «Imago Mundi». intente alla raccolta di dati che sarebbero serviti per la compilazione delle mappe.. Costoro però continuarono a lungo a nutrire alcuni dubbi sulla attendibilità dei dati forniti: non a torto. fatta da Zhu Siben 朱思本. secondo Martini fosse grande il doppio. Da molto tempo i missionari sinologi riproducevano il territorio cinese: i gesuiti Ricci. 131 s. Taipei-Paris-Hong Kong 1991. In particolare si erano rifatti ad alcune versioni a stampa di una mappa manoscritta. che fu fatta conoscere agli Europei.. a parte l’agostiniano Guillaume Bonjour Favre. secondo la tradizione avrebbe rappresentato l’Africa sorprendentemente con la punta orientata a sud. Répertoire des Jésuites de Chine de 1552 à 1800. Ruggieri. 7 Dopo che in Europa erano state accettate le idee di Matteo Ricci in merito alla posizione territoriale della Cina.. sgraditissimo compagno di viaggio di Ripa. arrivò a Pechino nel febbraio 1711. de/du Tartre. che si unì agli altri solo nel 17116. eccezionale cartografo. 213 s.Andreina Albanese gua parlata. XIII (1956). p. effettuate migliorando i dati della tradizione occidentale tramite informazioni desunte da fonti cinesi (in cui erano citate anche le regioni dell’Asia centrale). 8 Questa mappa. n. S. p. mentre nello stesso periodo gli Europei la immaginavano volta verso est: Joseph Needham. s. La mappa. e quasi tutti gesuiti.. 55. The Seventeenth Century Maps of China: an Inquiry into the Compilation of European Carthographers. Martini. Per Régis.. Science and Civilisation in China. Anche se non era stata mai stampata (pur essendo già documentata dal 1155 l’usanza in Cina di stampare carte). Joseph Dehergne. in gran parte francesi.133-136). v. Semedo. pp. A Western Interpretation…. 245 n. 552. de Mailla. 102. pp. 163 s. rifacendosi alla grande tradizione esistente nel paese sin dal III secolo dell’era volgare. 73). Si trattava di abili uomini di scienza. pp. Régis.. che probabilmente aveva portato dalla Francia nuovi strumenti per le mappazioni e che viaggiò nelle zone più impervie. Aleni. del portoghese Cardoso.. chiamata Yutu 輿圖 (Mappa del mondo). il più grande cartografo cinese di tutti i tempi. ma indubbiamente sotto alcuni aspetti sarebbero state molto diverse da quelle precedentemente prodotte. facendo riferimento a quattro mappe da lui esaminate. Jean-Baptiste Régis. secondo Boym il triplo e secondo Ruggieri il quadruplo (Boleslaw Szczesniak. an Extraordinary Cartographer. cit. Sanson d’Abbeville ad es. All’epoca il progetto di promuovere con i sistemi cartografici occidentali la rilevazione di tutto il territorio dell’impero – suggerito all’imperatore dal gesuita Gerbillon5 – era già decollato. dell’alsaziano Hinderer. J. 126 s. era imprecisa per le zone del sud-est asiatico e per la Mongolia nel nord-ovest. Foss. risaliva ai primi Si trattava dei padri Jartoux. v.. Gradualmente si dette ampio riconoscimento alla validità dei dati forniti dalla tradizione cinese. Theodore N. 238). Shannon McCune. 264. In merito v. 44 s. III. 116-136 (pp. i missionari avevano cominciato ad inviare mappe sempre più precise. in Chine et Europe: évolution et particularités des rapports est-ouest du XVI au XXe siècle («Variétés sinologiques». e dal 4 giugno 1708 diverse équipes di religiosi stavano già attivamente lavorando sul campo. Le mappe che i missionari si accingevano a comporre non erano certo le prime che religiosi occidentali confezionassero della Cina. in precedenza avevano compilato numerose carte geografiche7. v. Cambridge 1959. nel 1658 nella seconda edizione del suo Asie. Per Bonjour-Fabre. costruita mediante l’usuale metodo cinese del reticolo8.

ed una volta ampliata e molto migliorata da Luo Hongxian 羅洪先 e stampata nel 1555 in un atlante Guangyu tu 廣輿圖 (Mappa generale del mondo)9. C. Foss. difficilmente verificabili. che sarebbe stato superato solo con l’adozione del cronometro marino. 1572. fortificazioni ed altro).1. Mungello. per colpa di un copista fu trasformata in rete rettangolare: Theodore N. p. e le loro mappe non seguivano lo schema cinese del reticolo rettangolare o quadrangolare. che usarono per indicare alcune specificità territoriali (città di diversa importanza. Curious Land …. pp. Foss. come nei portolani). Annam. 4. 107 n. 9 52 . ed in seguito modificata. 1579. slegato da riferimenti a coordinate celesti10. 122 n. 560.Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi due decenni del sec. Gli Occidentali nel tempo ampliarono sempre di più i dati in loro possesso. Theodore N. ad essere ancora non esatte. in cui furono usati riferimenti a fenomeni celesti. e costruito senza tener conto della curvatura della terra.) calcolare le longitudini. p. aveva rappresentato un problema. la più usata. 10 In Cina furono anche adoperate carte – all’apparenza assai simili ai portolani occidentali – stampate nel sec. linee lossodromiche arbitrarie. Mongolia e Asia Centrale. I religiosi europei dalle carte cinesi ripresero fra l’altro i segni convenzionali. I metodi dei religiosi differivano da quelli cinesi sotto due aspetti: i dati rilevati venivano costantemente migliorati con nuovi controlli.. riuscendo a fornire rappresentazioni in piano della superficie della Cina piuttosto accurate. e fornite notazioni relative alla posizione della stella polare: Joseph Needham. quando però i gesuiti effettuarono i loro rilievi per le nuove mappazioni i tempi erano cambiati. strumento con il quale sarebbe stato possibile registrare la differenza di orario tra un meridiano e l’altro (differenza già preconizzata da Roger Gemma Frisius nel 1530). XIX. accuratamente disegnata da Luo.. però. una volta inviati in Europa. A Jesuit Encyclopedia for China: A Guide to Jean-Baptiste du Halde’s Description … de la Chine (1735) volume I. 88 s. che a Parigi aveva già lavorato su dati basati sulle osservazioni effettuate nelle missioni d’oltremare. cit.45. che probabilmente furono i primi elementi iconici di questo tipo che fossero usati nella cartografia occidentale. spesso modificate e corrette tramite dati rivisti con osservazioni dirette. Sin nel lontano 1636 Galileo aveva proposto di osservare col telescopio i movimenti dei quattro satelliti di Giove. 1799). 221. sarebbe stata – se pur con modifiche – riproposta in molteplici edizioni sino ai primi anni del sec. Science …. tanto che Martino Martini la disegnò come penisola).. la griglia quadrangolare. con l’uso dell’astrolabio e con la consultazione di materiale cinese di varia natura. 176 n. p. però. 11 Molti di questi rilevamenti. quattro delle quali riguardanti Corea. Nell’edizione del 1579. inventato e perfezionato nei secc. In effetti sin dai tempi di Tolomeo (120-170 d. 1561-66. p. cit. e solo alla fine del sec. A Jesuit Encyclopedia …. ma il Papato non aveva incoraggiato tale idea. che si basavano su criteri assai differenti da quelli occidentali (non comparivano ad es. anche se per forza di cose Nell’atlante di Luo c’erano anche 44 carte di territori cinesi e non (costruite usando scale diverse). In queste. cit. ed i religiosi utilizzarono anche questo metodo per controllare i dati che andavano raccogliendo: David E. avevano suscitato il più che legittimo sospetto che le carte fino ad allora compilate fossero tutt’altro che esatte.. Dissertation University of Chicago 1979. alla fine del secolo aveva rivisto e calcolato a tavolino la posizione in latitudine e longitudine di molte città cinesi. XVII ed utilizzate per la navigazione. XVIII sarebbero stati risolti i problemi connessi alla loro misurazione. la Corea rappresentata come un’isola nella prima edizione. p. anche con vistose varianti (ad es. in relazione ai siti segnati erano forniti i rilievi effettuati con la bussola. Sulle versioni del Guangyu tu si basavano le carte che i missionari cominciarono ad inviare in Europa. Il Guangyu tu fu stampato numerose volte (anni 1555-58. XVII-XVIII. più che altro di tipo astronomico. XIV. Il matematico Riccioli. Le misure che riguardavano le longitudini continuavano.

Andreina Albanese

imprecise. I religiosi continuavano attivamente ad effettuare rilevamenti astronomici11, ed all’inizio del sec. XVIII erano state già fissate le posizioni delle più grandi città cinesi. Non va sottovalutato, poi, che quando Ripa arrivò in Cina i missionari che operavano a corte erano per la maggior parte francesi, e non era certo casuale che lo fossero. In Francia negli ultimi decenni del secolo XVII, sotto l’egida di Luigi XIV e di Colbert, erano stati realizzati studi avanzatissimi in campo scientifico in collegi, in cui l’insegnamento di matematica e geometria, astronomia e cartografia era completamente affidato ai gesuiti. I religiosi francesi, che erano stati inviati in Cina, non solo avevano portato con sé nuovi supporti scientifici, ma erano anche addestrati ad utilizzare nuovi metodi, che avrebbero usato con profitto per la compilazione delle mappe che sarebbero confluite in seguito nel grande atlante del 1721. Dalle testimonianze pervenuteci, relative ai sistemi usati nei rilevamenti territoriali ed astronomici, preliminari alla preparazione delle mappe (sistemi che sarebbero stati compendiati nel 1946 dal gesuita Henri Bernard)12, si evince che il metodo fondamentale per ottenere latitudini e longitudini si basava sulla triangolazione del territorio, integrata – per la latitudine – con l’osservazione del meridiano del sole e delle stelle del polo, ed a volte, per la longitudine, con le osservazioni delle eclissi di luna e dei satelliti di Giove. Non di rado, però, gli strumenti adoperati si rivelavano non del tutto adeguati13, ed indubbiamente più lontane erano le località da Pechino, usato come meridiano 0, e più vistosi erano gli errori14. I moltissimi dati, che furono assemblati, a volte furono ottenuti e verificati personalmente dai religiosi, a volte ottenuti attraverso la mediazione di altri, dal momento che in alcuni casi vi furono impedimenti di vario genere che non ne permisero l’acquisizione diretta (ad es. per il Tibet – al tempo chia-

Henri Bernard, Note complémentaire sur l’Atlas de K’ang-hi, in «Monumenta Serica», XI (1946), pp. 191-200 (pp. 198 s.). In una lettera di Gaubil, datata 1728, sono descritti alcuni sistemi utilizzati dai Padri: Renée Simon (ed.), Antoine Gaubil, Corrispondance de Pékin 1722-1759, Genève 1970, p. 214. La triangolazione era il metodo più in uso per misurare distanze e direzioni: si trattava di un sistema sviluppato in Francia alla fine del sec. XVII, che consisteva nel calcolare le distanze in una data regione suddividendola in un reticolo di triangoli. Determinato tramite corde un lato di un triangolo, facendo riferimento a postazioni preminenti (picchi di montagne, in pianura una bandiera, una costruzione o un palo) attraverso calcoli trigonometrici venivano calcolati gli altri due. Estendendo questo metodo, attraverso il calcolo di altri triangoli l’area veniva allargata e poi completamente coperta. I religiosi però erano ben consci che le osservazioni astronomiche (che servivano da controllo), da loro effettuate con e senza telescopio, non sempre erano esatte. 14 Come rilevava Richthofen (cit. in Henri Bernard, Les étapes de la cartographie scientifique pour la Chine et les pays voisins dupuis le XVI à la fin du XVIIIe siècle, in «Monumenta Serica», I (I935), pp. 428-477 [p. 461]), per quanto riguardava la Cina le zone riprodotte con maggior precisione furono le province costiere, quelle delle rive del Yangzijiang 揚子江 – dai Cinesi chiamato Lungo Fiume 長江 – ed in particolare le province dello Yunnan 雲南 e del Bei Zhili 北直隸 (= Hebei 河北). Di fatto le latitudini erano tutte troppo spostate verso nord, mentre le longitudini erano abbastanza esatte. Per le località non cinesi, da quanto è possibile valutare, secondo le zone gli errori variavano da 30’ a 120’ in latitudine ed in longitudine. Nella Description … de la Chine di Jean-Baptiste du Halde, stampata a Parigi nel 1735, le misure delle latitudini – corrette e revisionate dal cartografo d’Anville anche sulla base di ulteriori dati forniti nel frattempo dai gesuiti – sarebbero state più vicine a quelle effettive.
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Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi

mato Lazang 拉藏] e le aree ad esso adiacenti15, per la Corea – Zhaoxian 朝鮮16 – per le zone abitate dall’etnia Miao 苗 nelle aree di confine tra le province di Guizhou 貴洲 e Guangxi 廣西, e Guangxi e Huguang 湖廣 [>Hunan 湖南 e Hubei 湖北]17 e per Taiwan 臺灣18. I lavori preparatori si sarebbero conclusi dopo il gennaio 1717 quando, essendo state rilevate 641 posizioni (504 della Cina vera e propria, 137 delle altre località), l’imperatore con un editto ordinò che si assemblasse un atlante19. Nello stesso anno per le carte furono fatte 28 matrici in legno20. Nel 1718, dopo il mese di giugno, vennero completate 32 carte manoscritte, eseguite a Pechino sotto la direzione di padre Jartoux21, ed il 1° aprile 1719 in un editto l’imperatore riconobbe l’importanza del lavoro compiuto dai gesuiti. Il 17 dicembre 1720 avrebbe emanato un altro editto per la revisione dei toponimi del Tibet, e finalmente nel 1721 sarebbe stata effettuata una seconda tiratura su matrici di legno per le 32 mappe che avrebbero costituito il Huangyu quanlantu 皇輿全覽圖 (Atlante dettagliato completo della geografia dell’impero), in cui le carte separate (fentu 分圖) avrebbero avuto la scala di 1:2.000.00022.
Per questa regione già nel 1704 erano stati effettuati rilievi che avevano integrato i dati forniti da mappe preesistenti, compilate sulla base di racconti fatti da viaggiatori. Nel 1711 vi si recarono i padri Régis, Jartoux e Fridelli ed i loro rilevamenti fornirono ulteriori dati che furono usati per le mappe nn. 16, 17, 18 del 1717, ma – poiché Régis non ne era rimasto soddisfatto ed aveva deciso di migliorarle – furono inviati tra gli anni 1714/5-17 alcuni lama tibetani, che raccolsero ulteriori dati che sarebbero serviti per la compilazione di altre mappe (nn. 9, 12, 13, 14, 15). In merito alle mappe in questione v. Walter Fuchs, Der Jesuiten-Atlas der K’anghsi-Zeit, Peking 1943. È da notare che l’attuale Tibet, Xizang 西藏, è meno della metà del territorio tibetano del tempo di Ripa. 16 La carta coreana era la rielaborazione di una carta copiata nel palazzo reale. La Corea sarebbe stata finalmente conosciuta in Europa secondo tale versione, che pur non del tutto corretta, era molto più attendibile di altre circolate in precedenza (Shannon McCune, Jean-Baptiste Régis ..., cit., p. 245). In genere nelle carte cinesi la Corea era rappresentata solo attraverso il profilo delle coste, forse perchè – inviando tradizionalmente questo regno come tributo alla Cina carte geografiche – in Cina non era stata mai sentita l’esigenza di farne altre: Boleslaw Szczesniak, Matteo Ricci’s Maps of China, in «Imago Mundi», XI (1954), pp. 127-35 (pp. 130 s.). 17 Nella Carta di Ripa queste aree sono tra le poche che presentano note manoscritte piuttosto estese; nelle mappe dei gesuiti, che non ebbero la possibilità ad entrare nelle zone in questione, invece le stesse aree risultano completamente prive di indicazioni topografiche. 18 Theodore N. Foss, A Western Interpretation …, cit., p. 248 n. 86, in cui è citato de Mailla. 19 La scala usata nel 1717 fu di 1:1.000.000. In merito alle carte ed alle mappazioni effettuate tra gli anni 1708-17 v. la tavola riportata in Walter Fuchs, Der Jesuiten-Atlas …, cit., p. 9. 20 Ibidem, pp. 7, 14-18, 60. In queste matrici non erano incluse le mappazioni del Tibet e della Mongolia occidentale (v. Henri Bernard, Note complémentaire …., cit., p. 191). 21 Probabilmente si tratta delle carte citate da Cordier, che le ricorda montate su supporto, circondate da seta blu e con l’aggiunta di scritte rosse manuali (conservate negli Archivi degli Affari Stranieri a Parigi), le cui matrici sarebbero state fatte in giada, rame e legno (Henri Cordier, Bibliotheca Sinica, 5 voll., Paris 1904-24, no. 184). 22 Albert Herrmann, Die Karte on 1718, in Sven Hedin, Southern Thibet, vol. VIII, Stockholm 1922, pp. 288-90 (p. 289) e Theodore N. Foss A Jesuit Encyclopedia…, cit., p. 116-117..
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Complessivamente dell’Atlante sarebbero state fatte quattro edizioni tra gli anni 1717-2623, secondo diversi progetti (due dei quali probabilmente riconducibili a Ripa, di cui solo uno portato a termine).

III. Caratteristiche della mappa generale dell’Impero di Cina incisa su rame da Matteo Ripa Ma tornando ad occuparci di Ripa e della sua carta, in quale relazione collocarla con l’operato dei gesuiti? Secondo quanto affermato dallo stesso sacerdote in alcuni passi del suo diario scritto in Cina e del suo Giornale, tutto sarebbe dipeso dal desiderio di Kangxi, manifestatogli già nel 1714, di veder finalmente stampata una carta geografica di tutto il territorio dell’impero (comprensiva quindi sia delle province «tartare» che di quelle cinesi24. Nell’Avvertimento / Per l’intelligenza dell’Indice de Nomi delle Città ed altri Luoghi principali / notati nella Carta Geografica della Cina / Tartaria e Corea, contenuto in un fascicolo che accompagna l’esemplare, già citato, della Biblioteca Universitaria di Bologna, esiste una notizia del seguente tenore:
[L’imperatore] Non contento di avere la Carta Geografica del suo Imperio descritta colla penna, volle altresì che fosse delineata in rame col Bolino, per trarne molti Esemplari...25.

Secondo Ripa Kangxi avrebbe quindi desiderato avere molti esemplari stampati di questo grande lavoro, presumibilmente senza che se ne dovessero rifare spesso le matrici. Tale informazione è in qualche modo confermata dalle parole di un altro imperatore, Qianlong 乾隆, nipote di Kangxi, che amanWalter Fuchs, Der Jesuiten-Atlas…, cit., p. 60. Le carte dei gesuiti per la Cina e per parte della «Tartaria» (le attuali province Nei Menggu 內蒙古, Xinjiang Uygur 新疆維吾爾, Qinghai 青海 e Xizang 西藏 della RPC, e la Mongolia Esterna) sarebbero state usate fino agli ultimi anni del sec. XIX (v. Theodore N. Foss A Jesuit Encyclopedia …, cit., p. 145). 24 Nel suo diario scritto in Cina, sotto la data del 22 maggio 1714, egli scrive che, mentre soggiornava nella «villa della perenne primavera» [Changchunyuan 昌春園], l’imperatore gli chiese di «intagli[are] la mappa universale di Cina e Tartaria, sendo la misura data da me di due palmi di lungo et uno e 4 di largo»: ACGOFM, MH, 15-2, p. 348; in sintesi i dati sono confermati in Matteo Ripa, Giornale, vol. II, cit., p. 136. 25 Questo fascicolo (una sorta di manuale, di cm. 29 per cm. 43, costituito da fogli di dimensioni e di argomenti diversi) è contenuto nell’incartamento in cui si trova la carta geografica (catalogato A M B 1 9), assieme ad altro materiale non omogeneo, né per contenuto, né per datazione, sicuramente messo assieme in un arco di tempo posteriore all’anno 1735, dal momento che in esso si fa riferimento alla prima edizione, stampata appunto in quell’anno, della Description di Jean-Baptiste du Halde. Nelle prime pagine di questo manuale, sotto l’intestazione TAVOLE GEOGRAFICHE DELLA CINA TARTARIA E COREA / Formate nel principio del Secolo XVIII per ordine di / Cang-Hi Secondo Imperadore della Dinastia Tsing, sono brevemente narrate le vicende anteriori alla compilazione della carta e spiegati i criteri usati per adattarla; nelle ultime 24 pagine, scritte verosimilmente da qualche collaboratore di Ripa, è anche fornito un Indice toponomastico.
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te della poesia e lui stesso poeta, nell’introduzione all’atlante del 1761 avrebbe ricordato con toni lirici la carta di Ripa, alludendo tra le righe al desiderio del nonno di avere qualcosa di più duraturo e di più efficace – in merito ai risultati – di matrici di legno:
鑴以銅版 jian yi tongban 垂諸永久 chui zhu yong jiu fu inciso su rame per dare alle stampe [una carta] perché fosse sospesa per l’eternità26.

Una delle caratteristiche della carta affidata all’esecuzione di Ripa sarebbe stata, quindi, quella di essere stampata utilizzando la calcografia, una tecnica introdotta in Cina in tempi allora ancora relativamente recenti da Matteo Ricci, che per primo l’aveva usata per riprodurre immagini sacre27, tecnica ovviamente differente da quella xilografica – utilizzata poi per l’atlante del 1721 – che, nota da tempo, aveva avuto il suo apogeo tra i secoli XV-XVII. Rispetto alla xilografia, la calcografia forniva stampe più nitide, e permetteva numerose tirature senza dover rifare spesso le matrici, come avveniva con quelle in legno usate per xilografare, elementi che confermano le parole di Ripa. Il missionario ebolitano confessa di avere appreso la tecnica calcografica a Roma, dove soggiornò dal 30 novembre 1705 al 13 ottobre 1707, ma solo dopo vari e faticosi tentativi era riuscito nel 171328 a riprodurre 36 vedute della grande villa imperiale del Jehol [Rehe 熱河, attuale Chengde 承德], che erano state particolarmente apprezzate a corte. Queste riproduzioni forse possono essere considerate una specie di prova propedeutica per l’esecuzione della carta: di sicuro mentre Ripa era costretto a fare pratica nell’arte calcografica, i religiosi stavano ancora raccogliendo i dati cartografici. Il missionario di Eboli per effettuare la calcografia della carta geografica dovette, quindi, usare matrici di rame, i cosiddetti «rami», in merito al cui numero le versioni sono discordanti: Ripa nelle sue memorie lo quantificava in 44; Walter Fuchs, invece, che negli anni Quaranta-Cinquanta del secolo scorso in Manciuria vide della carta una ristampa completa ed una serie incompleta di nove carte ne contò 4129. Dal momento che alcuni dei fogli, ottenuti dai «rami», ai fini della rappresentazione dei ter26 Walter Fuchs, Materialen zur Kartographie der Mandju-Zeit, in «Monumenta Serica», I (1935), pp. 386-427 (p. 398). La traduzione è mia. 27 Jacques Pimpaneau, Histoire de la litterature chinoise, Paris 1989, pp. 161-162. 28 Adolfo Tamburello, Matteo Ripa ed il Collegio dei Cinesi, in «Annuario dell’Istituto Universitario Orientale. Anni accademici 1967/68-1982/83», Napoli 1987, pp. 85-109 (p. 90). 29 Walter Fuchs, Der Jesuiten-Atlas…, cit., pp. 25 s., 40.

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ritori risultano del tutto superflui, in quanto privi di mappazioni e caratterizzati solo dalla presenza di coordinate geografiche, questi – essendo più o meno conteggiabili – rendono incerta la quantificazione delle matrici effettivamente usate, fatto da cui potrebbe derivare la discrepanza tra i dati di Ripa e Fuchs. Fra l’altro va notato che l’esemplare napoletano della carta riporta in basso a destra una scritta che recita: Yujin DaQing yitong quantu 御進大清一統全圖(Carta geografica completa [del territorio sottoposto all’autorità] dei Grandi Qing, fatta per ordine imperiale), sotto la quale sono elencati i nomi di vari distretti e fornite informazioni di tipo geografico30. Si tratta di dati palesemente aggiunti in un secondo tempo, riportati su fogli ovviamente anch’essi stampati usando «rami», e tali «rami», essendo anch’essi più o meno conteggiabili assieme agli altri, complicano ulteriormente la situazione, rendendo del tutto soggettiva ed aleatoria la quantificazione delle matrici utilizzate. Dal momento poi che uno degli esemplari della carta, quello di Vienna, è costituito da quaranta fogli isolati e non uniti tra loro, pare saggio non insistere ulteriormente su tale aspetto, e limitarsi a rilevare che in media (in percentuale dell’86%) ogni «rame», probabilmente doveva misurare circa cm. 67 x 40,6031. Matteo Ripa non era certo un cartografo, e del lavoro di preparazione del grande atlante conosceva solo quelle poche notizie di cui era venuto a conoscenza quando era arrivato in Cina, e da quanto è possibile dedurre dalle brevi note riportate nel secondo volume del suo Giornale, se ne doveva essere interessato molto poco, tanto da non sapere neppure con esattezza quando fossero iniziati i lavori di rilevazione dei dati, né quanto tempo fossero durati. Quando su invito imperiale fu costretto ad occuparsene, si dovette basare su materiale non solo a lui poco noto, ma che non era personalmente in grado né di verificare né di controllare scientificamente: fatto di per se stesso relativamente importante, se gli fosse stato richiesto solo un lavoro di tipo manuale ed artigianale, una mera e meccanica trasposizione di dati, che da manoscritti dovessero essere semplicemente riprodotti a stampa. In realtà si trattava di un lavoro assai più complesso e complicato, per il quale aveva bisogno di un’équipe di collaboratori sia per la parte scritta in caratteri cinesi sia per la parte scritta in alfabeto mancese32.

Luciano Petech, Una carta cinese del secolo XVIII, in Istituto Universitario Orientale, «Annali», n. s., V (1953), pp. 185-187 (p. 187). Lo studioso considera a parte i riquadri contenenti la scritta cinese, tanto che attribuisce proprio ad essi la discrepanza tra i dati di Ripa e Fuchs nel conteggio dei ‘rami’ usati per calcografare la carta. 31 Da riscontri effettuati sull’esemplare della Biblioteca Universitaria di Bologna, ogni foglio da parallelo a parallelo risulta misurare cm. 39, tenendo conto anche della numerazione dei meridiani, calcografata sotto il parallelo inferiore, i centimetri diventano 39,30. Nel complesso - sopra e sotto - i bordi dei fogli, privi di stampa, misurano cm. 3,40, probabilmente quindi le dimensioni standard di un rame dovevano essere all’incirca di cm. 67 x cm. 40,60. 32 Nel suo diario scritto in Cina, sotto la data del 22 maggio 1714, egli scrive che, oltre ai collaboratori che già aveva, al momento di accettare l’invito di Kangxi ad incidere su rama la carta dell’Impero di Cina, gli furono dati altri due collaboratori: ACGOFM, MH, 15-2, p. 348; in sintesi i dati sono confermati in Matteo Ripa, Giornale, vol. II, cit., p. 136.
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Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi

Le rilevazioni dei gesuiti erano di tipo tematico: i religiosi, dopo il mese di gennaio 1717, avevano cominciato a disegnare mappe per così dire a soggetto (15 per le singole province cinesi, ancora ripartite secondo la suddivisione d’epoca Ming 明, e le restanti per le vaste zone «tartare», alcune delle quali da poco annesse all’impero dei Qing 清)33. Ovviamente questo tipo di mappazione, pur utilissima per la lettura di territori circoscritti, è meno utile per la visione complessiva di una nazione, e faticosissima poi per quella di un impero, del quale – attraverso una rappresentazione così frammentata – è ben difficile cogliere l’estensione completa. La carta di Ripa rispetto all’atlante dei gesuiti si presenta, invece, quale mappazione ad andamento continuo (baitu 拜圖), fatto che implica che gli fu affidata l’esecuzione di un’opera con caratteristiche molto diverse da quelle che avrebbe presentato l’atlante del 1721, che sarebbe stato costituito da mappe, come già detto, disegnate con la scala di 1:2.000.000 (quella usata dai religiosi nel 1717 era stata di 1:1.000.000). La carta di Ripa si differenzia, dunque, da quelle monotematiche dei gesuiti anche per la diversa scala adottata (di 1:1.400.000): chiaro indizio di come il lavoro da lui effettuato non dipendesse solo dalla sua abilità nell’incidere col bulino. Il missionario ebolitano, cimentandosi quasi nella ricomposizione di un grande puzzle, dovette, quindi, riunire i dati forniti dalle numerose mappe dei gesuiti: lavoro relativamente semplice per il territorio cinese vero e proprio, ma non sempre di facile esecuzione per alcune zone non cinesi, i cui dati, forniti in mappe differenti, a volte si sovrapponevano e non coincidevano, lasciando adito a dubbi ed incertezze. Per riprodurre alcune località «tartare» quindi fu inevitabile per Ripa operare scelte, che – vista la sua conoscenza della lingua mancese orecchiata dai suoi collaboratori che conoscevano quella lingua – è poco verosimile fosse in grado di effettuare da solo, senza ricorrere alla consulenza di quelli. I numerosi particolari oroidrografici della carta, differenti rispetto a quelli delle mappe più tarde del 1721 – probabilmente ancora in fase di ridifinizione quando operava Ripa – attestano inequivocabilmente che i dati presi come riferimento furono proprio quelli del 1718, come d’altronde da lui stesso affermato. In alcune mappazioni (riguardanti le aree grosso modo comprese tra i paralleli 39°-27° N ed estese in longitudine tra 23°-12° W), infatti, ne furono usati alcuni che – escludendo l’uso delle 28 mappe del 1717 (chiari sono i riferimenti alle carte disegnate dai gesuiti sulla base delle inforLe province cinesi dal 1676 in realtà erano diventate 18 (Shaanxi 陝西 > Shaanxi 陝西 e Gansu 甘肅, Huguang 湖廣 > Hunan 湖南 e Hubei 湖北, Nan Zhili 南 直隸 /Jiangnan 江南 > Jiangsu 江蘇 e Anhui 安徽), e Mukden (Shengjing 盛京), considerata provincia e non città, come l’attuale Shenyang 瀋陽, corrispondeva al Liaoning 遼寧. Da notare che sotto i Ming lo Shandong 山東 comprendeva anche il Liaodong 遼東 (Theodore N. Foss, A Western Interpretation …, cit., p. 242 n. 20 e p. 244 n. 40). Dopo il trattato di Ner™insk, stipulato con la Russia nel 1689, gli interessi cinesi per i territori attraversati dall’Amur (Heilongjiang in cinese 黑龍江– «Fiume del drago nero»/Sahaliyan ula in mancese) erano indubbiamente aumentati, tanto che nei territori in questione erano state stabilite postazioni strategiche.
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le catene montuose e l’improbabile corso del Gange. sia latitudini che longitudini sono sfasate di alcuni gradi (circa 2° calcolati in più di longitudine e 2° in meno di latitudine. tra 28°-25° 30’ W di longitudine. 35 Il lago è situato circa a 31°30’-32°40’ N di latitudine. ai confini del Ladakh con il Kashmir. ai confini con l’attuale Mongolia Interna (Nei Menggu 內蒙古) invece sono riprodotti i laghi Gaxun-nor (/Sara Omo/Juyan) e Sogo-nor (/Hara Omo). che riproducono complessivamente la conformazione del territorio tibetano e di aree adiacenti. 17-18>12 con l’aggiunta dei nn. tanto che sbagliata ne sembra la riproduzione che appare nella carta dei Gesuiti e non quella – di fatto erronea . 14. Questi sono stranamente rapportati tra loro. 59 . chiaramente disegnati non sulla base 34 Le mappazioni di Ripa. situato al 31° parallelo a circa 31° di longitudine. 11 del 1721 (forse un errore di incisione da parte di Matteo Ripa? In effetti la sua mappazione si arresta con il primo ‘rame’ ed il secondo risulta completamente privo di notazioni cartografiche). che riportano le zone comprese tra 40°-25° di latitudine. 17. che risulta parzialmente omesso nel suo corso medio (tra 40°-39° N di latitudine. nella parte superiore. 37 La carta n. Ulteriore conferma di questa congettura è la forma da lui proposta per il Tengri-nor. più squadrato di quanto sarebbe stato raffigurato nella carta n. 1537. 12. 15). nella carta dei gesuiti n. tra 40°. 13 dei gesuiti35. nel Tibet centro-settentrionale in una zona caratterizzata dalla presenza di laghi.Giacomo Di Fiore • Michele Fatica mazioni avute dai lama tibetani tra gli anni 1714/15-17)34 e non presentando i miglioramenti propri delle carte stampate nell’atlante del 1721 (alcuni dettagli geografici modificati della Cina centrale. pp. completate alla metà del 1718.. Come è possibile arguire da questi dati. 14-18). 13. la revisione dei nomi tibetani) – è inevitabile concludere fossero attinti dal sacerdote ebolitano dalle 32 mappe manoscritte. dal momento che in realtà Pechino è situata a 116° 25” di longitudine e quasi 40° di latitudine. Tra 17°-11°30’ W di longitudine. anche se ovviamente si tratta di sfasature non sempre costanti e regolari). 16. 15. la rappresentazione a forma di lago di quello che nella carta n. 36 Nella carta n. si rifanno alle carte nn. 18: 16>9. e la longitudine compresa tra 44°-11° W – ovviamente calcolata quest’ultima sul meridiano di Pechino –. Der Jesuiten-Atlas …. 14. cit. appartenenti alla serie manoscritta in 32 esemplari (che sarebbe stata riproposta nel 1721 con alcune correzioni topografiche e toponomastiche). carte che corressero ed integrarono i dati di quelle eseguite nel 1711 (nn. mentre invece sarebbe stato riportato nella sua interezza nella carta n. 14 sarebbe comparso come il corso sinuoso di due fiumiciattoli posti l’uno di fronte all’altro36. abbracciano la latitudine compresa tra 40°-26° N. Che sulla conformazione territoriale della «Tartaria» mongola ancora non si fosse ben sicuri emerge poi chiaramente nella riproduzione del Tarim. riporta una mappazione del tutto immaginaria. 15 (G’andis alin/monti Kailas). 9. in maniera tale da suggerire la forma di un lago. in cui c’è lo sfasamento di circa 2° in latitudine (calcolati in difetto). Le cinque nuove carte.contenuta nella Carta di Ripa. e 32°-31°30’ W di longitudine). ben più accentuata di quanto sarebbe stata nella carta n. sfasata di circa 2° di longitudine e 1°30’ in latitudine. 13. Mentre in una fase iniziale Ripa probabilmente si era rifatto alla prima stesura in 28 carte (v. 13 (LazangTibet) invece risulta meno esteso.39° N di latitudine poco al di sopra della Gran Muraglia. in una miriade di piccoli affluenti del Brahmaputra si trovano disegnati due piccoli corsi d’acqua. 14 (Yalu Zangbujiang 雅魯藏布江/ Brahmaputra-corso superiore). Walter Fuchs. in seguito senza dubbio si rifece a quella del 1718.

Questo tipo di iconicità si trova nelle carte dei gesuiti. in quanto non appartenente allo Shaanxi. questa zona limitrofa al deserto del Gobi. ad es. 8 per alcune località dell’attuale Nei Menggu e Xinjiang Uygur. prima di trascriverli in cinese ne avessero preso nota scrivendoli in mancese.Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi dei dati della mappa n. si trovano nella mappazione di Ripa rese con i simboli iconici di solito usati per indicare alte cime di montagne. raffigurate questa volta sempre nella carta n. e poi nel 1716 da solo. ma sulla base dei dati riguardanti i confini settentrionali del Gansu riprodotti nella carta n. rappresentano senza dubbio un’altra specificità della sua carta. 24 (Shaanxi [-Gansu]). e sarebbero stati utilizzati anche nella Description … di Jean-Baptiste du Halde. mentre nell’atlante dei gesuiti gli unici elementi iconici presenti sono quelli strettamente relazionabili ad aspetti geografici ed ambientali (quali ad es. silhouettes di alberi per rappresentare zone particolarmente boscose. 38 60 . quali l’Ordos e lo Shamo (il deserto sabbioso [del Gobi]). 19 (che riporta. derivati dalla tradizione cinese ed occidentale di Cina. etc. Il compito di Ripa dovette essere quindi tutt’altro che facile. L’atlante dei gesuiti pervenutoci. in maniera abbastanza precisa. senza dubbio presuppone che a fianco di Ripa ci fosse qualcuno a cui tali zone erano abbastanza note: forse di Fridelli che vi si era recato. tuttavia le suggestive increspature dei gesuiti. per indicare altipiani). in quanto risultano utilizzati per indicare particolarità topografiche di varia natura (piccoli quadrati di dimensioni diverse per sottolineare i tre diversi gradi di importanza delle città. piccoli templi per indicare luoghi di culto. ma è verosimile e logico supporre che. le già citate increspature. probabilmente poiché sommariamente mappato. e mediante grafia e lettura cinese ovviamente per le aree cinesi. la cui modesta altezza – 800 metri o poco più – è curiosamente rappresentata da increspature che ricordano ali spiegate di uccelli in volo)38. Per risiedere in Cina sotto i Qing era loro richiesta la conoscenza del cinese e del mancese. Un paio di gradi più a est di longitudine. come noto. e quindi erano perfettamente in grado di farlo. mongoli e tibetani da leggere secondo pronuncia mancese). è invece scritto completamente in cinese (usato anche per le zone «tartare» per trascrivere toponimi mancesi. Una tale scelta di dati. usata appunto per indicare altipiani: v. le carte nn. differenziata secondo le zone: per quelle «tartare» effettuata mediante grafia e lettura mancese (con l’eccezione della Corea. una sorta di altipiano. 24. tra 39°38° di latitudine. Gli elementi iconici. anche se non sempre definibile felice. 39 Alcuni di questi simboli erano stati già usati dai missionari che avevano riprodotto carte della Cina (nel Novus Atlas Sinensis di Martini del 1655 fra l’altro risultano essere più numerosi di quelli della carta di Ripa). simili ad ali di uccelli in volo. 7. ed a renderlo ulteriormente difficoltoso fu di sicuro il fatto che gli fu anche richiesto di fornire una toponomastica bilingue.)39. in cui il territorio risulta però in quel punto completamente appiattito. raccogliendo i dati riguardanti la toponomastica «tartara». rintracciabili nella mappazione di Ripa. prima nel 1711 con Bonjour e Jartoux. È improbabile che in precedenza nelle carte manoscritte i religiosi avessero anch’essi usato questo duplice codice. in cui la trascrizione mancese ripropone una lettura cinese).

10 e 11 rispettivmente per la zona meridionale e per la parte occidentale)40. a cui si era aggiunto l’agostiniano Guillaume Bonjour-Fabre. ed utilizzata solo per la zona compresa tra i paralleli 49°30’. 223. Proponendo una toponomastica diversa da quella che sarebbe stata stampata sull’atlante del 1721. quindi.. in merito alle altre di questa serie vedi sopra n. rappresentano rispettivamente i territori di Hami-Gas (ovvero di Hami e dei ‘tartari’ Gas. 11 (che portarono a 32 il numero complessivo delle carte del 1721. Indubbiamente però in alcuni casi la mappazione del Ripa ne fornisce una versione assai singolare. Le carte nn. che molto probabilmente del mancese aveva una conoscenza molto approssimativa. È evidente. In merito v.Andreina Albanese Ripa. mano a mano che le mappe delle varie regioni pervenivano a Pechino41. ebbe senza dubbio la possibilità di accedere a tali dati. Der Jesuiten-Atlas …. compreso tra 47°-37°30’ W in longitudine e 27°-13° N in latitudine) e di Zewang RabTan (Zungaria e Kashgar. che venne riprodotto tramite dati rintracciabili anche in tre carte del 1721 (la n. era sotto molti aspetti diversa dall’atlante che sarebbe stato xilografato dai Gesuiti. che presuppone un uso estremamente diversificato e selettivo del materiale a disposizione. comprese tra 47°-37°30’ W in longitudine e 39°30’-24°30’ N in latitudine). non si limitò solo in un’operazione diretta a far combaciare gli uni con gli altri. 10. rappresenta il territorio grosso modo compreso (secondo le coordinate dei gesuiti) in longitudine tra 49°-39° N ed in latitudine tra 31°-12° W. La carta n. Pur poco precisa per il meridione e per la parte occidentale. anche se non è dato sapere in quale misura. indicano inequivocabilmente che l’opera. cit. compilata sui dati raccolti nell’estate 1711 dai padri Jartoux e Fridelli. che divide la Cina dalla Tartaria»: Matteo Ripa. è verosimile che egli si rifacesse a quella usata nelle carte manoscritte del 1718. proprie della carta calcografata dal missionario ebolitano (alcune delle quali sicuramente impostegli. perché dalle scarse notizie che egli fornisce sul suo lavoro si potrebbe congetturare che esso sia di molto precedente alla versione xilografata dei missionari della Compagnia di Gesù e che addirittura procedesse a tappe. questa carta sarebbe stata stampata nel 1721.19 (Hami). p. per il territorio di Hami (attuale regione autonoma Xinjiang Uygur). Per queste due carte (che insieme forniscono una visione unitaria e priva di sovrapposizioni) le coordinate date vanno riferite ai valori massimi riguardanti le zone di più ampia estensione dei territori in questione.44° N ed i meridiani 25-12 W (zona che in Ripa presenta una nomenclatura più cospicua).. le nn. p. compilate sulla base dei dati raccolti da Fridelli nel 1716. 16. la cui esecuzione gli era stata affidata. Le coordinate da me fornite ovviamente sono date in maniera approssimativa e non scientificamente controllata. cit. 19 per la parte settentrionale. 40 61 . per quanto riguarda le zone ricollegabili alle carte nn. anche Walter Fuchs. II. 41 La congettura sembra avvalorata da quanto il Ripa scrive sotto del 20 ottobre 1716: «… nell’intagliare la carta geografica. Tutte le caratteristiche sopra elencate. 19 e 10 i toponimi mancesi in Ripa risultano essere più numerosi di quelli che figurano – scritti in cinese – sulle carte in questione. già er[a] gionto alla gran muraglia. Ripa sorprendentemente a tale atlante non avrebbe mai fatto cenno. 32). ed altre forse da lui scelte). Ad es. Giornale. ma anche in una lettura ragionata del materiale messogli a disposizione. vol. che la rielaborazione dei dati cui Ripa fu costretto. e/o di usufruire della consulenza di qualcuno a cui fossero ben noti.

incompleto. la Mongolia. 185. nell’Institut Vostokovedenija di San Pietroburgo44. dal momento che nelle sue memorie Ripa non ne aveva mai fatto cenno. t. 160-163.Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi IV.. Nota sul ritrovamento a San Pietroburgo di un «Atlante» di Matteo Ripa. 44 In merito a questo esemplare. in «Scritture di storia» (Quaderni diretti da Luigi Cortesi e Michele Fatica). 188 (si cita da questo testo. Storia della fondazione della Congregazione e del Collegio de’ Cinesi sotto il titolo della Sagra Famiglia …. della loro esistenza il sacerdote ebolitano però era ben consapevole: … tentò egli l’Impresa. 42 62 . L’esemplare in questione. dei quali uno è il presente …45. anche se per ora solo sommariamente studiato. ed accennare solo en passant a quello londinese? Personalmente ritengo che la reticenza di Ripa in merito alla sua impresa sia spiegabile non solo con la finalità prevalentamente didascalica ed edificante assegnata al suo Giornale. la prima pagina non numerata dell’Avvertimento. e solo di recente sono stati individuati: uno nella Biblioteca Universitaria di Bologna. cit. le riuscì finalmente di intagliarla col Bolino. annesso all’esemplare di Bologna. nonostante l’avvertenza inziale. cit. v. di mano di Ripa. sono riprodotti il Tibet orientale. 2. Di fatto però esistevano. oltre alla Cina. Giovanni Stary. cit. Beijing 1996. t. e poi col bolino. la Manciuria e la Corea. uno in quella che una volta era la Biblioteca Imperiale di Vienna. 45 V. scarne spiegazioni riguardanti alcune località). V.. Gli esemplari della carta generale dell’Impero di Cina di Matteo Ripa conservate nelle biblioteche europee Fino a pochissimi anni fa si reputava che ne esistessero solo due: uno. II. Luciano Petech. Allora perché non parlarne. p. sembra essere strettamente collegabile a quello di Vienna. Nella carta napoletana. 123-126. ed uno. scritte di diversa natura per indicare confini. attualmente custodito nella Map Room della British Library. nomi di territori e di popolazioni. n. perché il Giornale. Da quanto scritto di proprio pugno dallo stesso Ripa in alcune pagine del già citato fascicolo. Napoli. identificato in epoca molto recente. ma anche con la complessità del suo lavoro. ritenendo per se pochissimi Esemplari. Ripa quindi non poteva certo ignorare che quattro. quando l’abate fece tappa a Londra durante il viaggio di ritorno in Europa43. 43 Matteo Ripa. conservato a Napoli. che fu donato nel settembre 1724 a Giorgio I. e doppo varj esperimenti fatti prima coll’acqua forte. 46 Li Xiacong 李孝聪. 317 di larghezza x 295 di altezza)42 ed uno. dei sei esemplari attualmente noti – ivi compreso quello conservato nella biblioteca della Società Geografica Italiana46 – erano stati sottoposti a rielaborazioni ed a volte ad abbellimenti manuali. Niente lasciava supporre che ne esistessero altri. che contiene la notizia è ancora inedito). maggio 2001 pp.. il Qinghai. Una carta cinese …. ed indi impressa al modo Europeo presentarla all’Imperadore. costituito da quattro rotoli. A Descriptive Catalogue of pre-1900 Chinese Maps Seen in Europe 欧洲收藏部分中文古地图叙录. pp. trascrizioni in italiano di toponimi. più o meno ben eseguiti (coloriture varie. che accompagna l’esemplare bolognese. re d’Inghilterra. p. non rifinito con aggiunte manuali e ridotto nelle dimensioni (cm.

. cit. cit. 668). acquisite nel frattempo. In merito a queste mappe si trovano alcune informazioni nelle lettere inviate da Gaubil in Europa: Renée Simon (ed. le relazioni del capitano Bering). da lui calcografata facendo riferimento ai dati del 1718 (che di sicuro sapeva per alcune zone «tartare» inevitabilmente essere ancor meno soddisfacenti di quelli più tardi)..Andreina Albanese Quando la carta geografica fu affidata alla sua esecuzione. Jean-Baptiste Régis …. che nacque di sicuro sotto una cattiva stella. Shannon McCune. Forte probabilmente di questo convincimento – non poteva certo prevedere che nell’arco di pochi anni i religiosi sarebbero riusciti a migliorare notevolmente i dati in loro possesso ed a comunicarli a du Halde – ancor prima di porre piede sul Vecchio Continente. Tibet. Anche una memoria di De Mailla. fossero ulteriormente migliorate tramite informazioni tratte da fonti di varia natura (tra cui le memorie dei padri Verbiest e Gerbillon. che si trovava in Cina. tra gli autori delle opere da lui consultate (v. pp. 60. p.. avrebbero fatto una mappazione più esatta e più particolareggiata delle regioni che si estendevano tra lo Shaanxi e il Mar Caspio. 14-18. Theodore N. IV. nell’inviarne riduzioni in Europa avrebbero suggerito che le mappe. in particolare quelli di alcune zone «tartare» (quali ad es. Correspondance…. sarebbe stata abbondantemente ripresa da du Halde.. 63). e che anche dopo la morte di Kangxi avrebbero continuato ad occuparsi di cartografia – basandosi su resoconti orali forniti da viaggiatori. che du Halde voleva inserire nella Description. che nel complesso avrebbe citato ben 27 gesuiti. quando ancora si trovava in Cina. da solo. aveva cominciato forse a curare l’arrangia- 47 48 Walter Fuchs. arrivata a Parigi nel 1726. ma alcuni dati che stava utilizzando.. forse avesse l’occasione di vedere l’atlante. Description …. Di ritorno in Europa probabilmente ritenne però di non doversene eccessivamente preoccupare: la carta. le osservazioni di padre Régis. con varianti anche riguardanti la topografia dell’area in questione. ben consapevoli che anche l’atlante del 1721 era tutt’altro che perfetto. e che fosse più o meno consapevole che i gesuiti non ne erano del tutto soddisfatti. ma quest’ultimo. t. Non solo non era molto diversa da quella dell’atlante. ebbe inizio un’impresa. e Régis. Jean-Baptiste du Halde. sempre avidi di notizie su quel lontano paese. sarebbero stati ben presto aggiornati dai gesuiti sulla base di informazioni più precise. Nel 1725 Fridelli e Régis – che sin dalle prime fasi avevano preso parte ai lavori preparatori dell’atlante. cit. 302 s. Gli stessi religiosi in seguito. Nella versione xilografata dell’atlante del 1721 ad esempio sarebbe stata riprodotta una nomenclatura dell’area tibetana completamente revisionata. Xinjiang). nel complesso poteva essere ritenuta accettabile. pp. l’anno seguente.. Foss. forse rifacendosi a fonti mancesi. Il missionario ebolitano lavorò splendidamente: il suo fu sicuramente un lavoro difficoltoso e lungo (fra l’altro – secondo Fuchs – la versione da noi conosciuta della carta sarebbe il frutto solo di un secondo tentativo da lui fatto)47. p.). È verosimile che Ripa. V. Der Jesuiten-Atlas …. cit. 246. Mongolia. di sicuro non era facilmente visionabile dai quei dotti Europei. A Jesuit Encyclopedia …. cit. molto più accurata rispetto a quella del 172148. Antoine Gaubil. 63 . avrebbe effettuato un’ulteriore mappazione del Tibet.

Sakhalin. È verosimile che si trattasse di una sorta di prova. e li aveva incollati su un supporto di tela. altri molto scuri). dal momento che il possesso di carte geografiche era interdetto: Matteo Ripa. Aveva cercato di unirli (spesso in maniera non perfetta). l’altra (CXVI 15a). Questa sezione. che l’abate è presumibile avesse con sé. né per materiale cartaceo. 49 64 . ed avrebbe fatto volentieri a meno di donarlo al re. nel settembre 1724 ne fece dono al re d’Inghilterra. Corea. ne avrebbe reso di fatto la consultazione tutt’altro che agevole. Manciuria. di ritorno dal Celeste Impero. ma che – se pur in forma di trittico disarmonico – avrebbe offerto una visione relativamente organica di alcuni settori del territorio dell’Impero49. t. Malgrado il risultato tutt’altro che esaltante.Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi mento e l’elaborazione manuale dei pochi esemplari che aveva tenuto per sè: con scritte ed abbellimenti di vario genere probabilmente pensava di riuscire in qualche modo a compensarne carenze ed imprecisioni. l’unico la cui esistenza fosse nota sin da quando egli. È lo stesso abate che indirettamente ce ne fornisce la prova. con la mappatura più ricca di dati. in cui l’esemplare (non di buona fattura. tanto da risultare in alcuni punti del tutto illegibili. In tre ripartizioni sono riportate sezioni con mappazioni che comprendono 55°-20° N di longitudine. stranamente questo fu l’unico esemplare citato nel Giornale di Ripa. A parere di chi scrive Ripa quell’esemplare così deludente. Due sezioni a ductus orizzontale (catalogate China CXVI 15 e CXVI 15b) riportano i territori di Mongolia. compresa tra 35°-25° N di latitudine. fosse l’unico che avesse già subito adattamenti. né per arrangiamento effettuato) fu frettolosamente qualificato quale dono per il re. Altrettanto volentieri presumibilmente avrebbe fatto a meno di parlarne. alcuni toponimi scritti e poi cancellati. cit. A volte fra l’altro i nomi delle province risultano non segnati. per superare l’imbarazzante situazione in cui si era trovato. Storia della Fondazione …. ed in parte maldestramente stampati. effettuata non in maniera ottimale. ai severi doganieri inglesi che. dopo aver compiuto una minuziosa ispezione dei suoi bagagli. e quello centrale. qualificandolo quale dono per il re. Per far pratica – per non rischiare di rovinarne altri migliori – aveva scelto un esemplare costituito da fogli non perfetti: non uniformi nel colore (alcuni chiari. se pur di sfuggita. aveva intenzione di tenerlo per sé. riporta il Tibet occidentale con i territori confinanti. quella sorta di prova preliminare. ma per forza di cose non potè esimersi dal farlo50. e che donarlo al re non fosse altro che un escamotage. Cina + isola di Hainan 海南島. 50 Quando Ripa tornò in Europa è verosimile che l’esemplare. di un primo arrangiamento. p. se le circostanze in qualche modo non ve lo avessero costretto. quando racconta come – per trarsi d’impaccio – lo affidasse. l’unica spiegazione ragionevole è che – essendo probabilmente ancora in forma di fogli scollegati tra di loro e non sottoposti a rielaborazioni – non si capì che anche essi erano mappazioni. II. e – nei punti di giuntura – spesso è ben visibile che i paralleli sono stati tracciati sopra a matita. durante la perquisizione non corsero un rischio analogo. riguarda più che altro la così detta Tartaria occidentale. la cui suddivisione. attualmente conservato a Londra. Le circostanze così particolari. in modo da fornirne una lettura razionale. 188. escogitato al momento. Se gli altri esemplari. approssimativo e sommario. la cui gamma abbraccia più che altro varie tonalità di rosso e giallo con raro uso di altri colori (quali verde e rosa) – era tutt’altro che perfetto. lo stavano confiscando. mi inducono inoltre a sospettare che Ripa avesse tutt’altra intenzione in merito alla sua destinazione. Alla fine aveva ottenuto una carta tripartita.. a ductus verticale (grosso modo nella forma non omogenea avvicinabile ad una piramide rovesciata ed inclinata verso destra). che – corredato manualmente con scritte esplicative (per lo più rosse e non infrequentemente scarsamente interpretabili) e con coloriture.

c. è il 47°. p. 54 Ibidem. cit. IV. di sicuro aiutato da qualche collaboratore. La carta di Ripa. Chi fosse non lo sappiamo. I rapporti tra i religiosi portoghesi e quelli di altre nazionalità erano sempre stati conflittuali. Ripa continuò a curare l’elaborazione anche di altri esemplari. rispetto anche a quelle di pochi anni successive. venne stampata nel 1735)53. Tartaria cinese e Tibet (1734) del t. che personalmente definerei un incidente di percorso. in Africa e Brasile e sulla sede episcopale da cui questi territori sarebbero dipesi. Poiché i religiosi usarono proiezioni coniche. e nella riproduzione mantennero sempre Pechino come meridiano 0. anche se nomi e collocazioni territoriali a volte furono proposti molto liberamente dal cartografo. Répertoire des Jésuites …. Rome et les missions d’Indochine au XVIIe siecle. grazie ad uno statuto speciale questa si era potuta staccare da quella portoghese. sarebbe stata quindi per forza di cose lacunosa ed imprecisa per quasi tutti i territori «tartari». cit. cit. p. pp. a causa dei difetti e delle carenze dell’atlante stavano persino rallentando la stampa in Europa delle mappe inviate a du Halde.. v. per questioni di incurvatura. che iniziando nominalmente a 47° W termina a 43° E. 123-24 in merito alla meticolosità di d’Anville. 336). la mappazione della fascia territoriale compresa tra i paralleli 50-45 N. che nella carta generale della Tartaria cinese (1732) del t. Circa le differenti trascrizioni usate dal cartografo in carte diverse per indicare gli stessi nomi. a pochi anni di distanza (la prima edizione della Description. Joseph Dehergne. Indubbiamente le carte disegnate da d’Anville per du Halde. p. tuttavia i rapporti non erano migliorati (v. per il Tibet e la Mongolia sarebbero risultate ben più nutrite di nomi e particolari geografici.Andreina Albanese Superato questo. IV è indicata come Yupi Ke tchen. sotto al parallelo 45° il meridiano iniziale. in continuo contrasto con loro – attraverso Cardoso –51. che pur iniziando al meridiano 52 W. 65 . più lontane da questo meridiano sono le località riprodotte e maggiore è l’incurvatura (a scapito ovviamente delle proporzioni). e l’abate di S. Henri Chappoulie. I. alcuni dei quali – specialmente quelli alle estreme frontiere – presentano vaste zone le cui conformazioni sono quasi abbozzate. ma che effettivamente riporta dati da 40° W a 23° E). I come Yupi Ke tching. È probabile che egli non fosse al corrente che i gesuiti francesi. A Jesuit Enciclopedia …. Foss. Solo nel novembre del 1700. di fatto riporta i primi dati al 38° W52 e quella compresa tra i paralleli 4540. pur temendo che i Portoghesi.. li battessero sul tempo. il quale – pur scrupoloso ed attento – nell’arco di sette anni compilando le carte della Description a volte variò alcune denominazioni da carta a carta54. in virtù dei diritti che il Papato aveva riconosciuto al re del Portogallo sin dai primi decenni del sec. La missione portoghese aveva pesantemente esercitato su tutti i religiosi il così detto ‘padroado’. Paris 1943. se non addirittura omesse (ad es. 126-127. 52 Sopra al parallelo 50 il primo meridiano riportato risulta essere il 52°. sono esemplari quelle adoperate per l’etnia mancese nota come «tartari dalla pelle di pesce». e nella carta generale della Cina. XVI sui territori conquistati nelle Indie. mentre si davano da fare per migliorare i dati ritenuti inesatti. come già detto. Lorenzo in Arena non ne ha lasciato testimonianza. Foss. A Jesuit Encyclopedia ….. con privilegi particolari ai missionari che in quei luoghi si sarebbero recati. 51 Theodore N. 144. che avevano in gran parte contribuito alla riuscita dell’impresa. 53 Theodore N. nominato Padre Gerbillon vice-provinciale per i Gesuiti francesi di Cina con le funzioni di superiore generale per la missione di Francia.

È da sottolineare che le trascrizioni. si può solo ipotizzare siano in qualche modo assimilabili a questo. stampati coi «rami» su carta molto leggera. L’arrangiamento dell’esemplare in questione. ed in effetti l’arrangiamento fattone è di altissimo livello. nei tre esemplari spesso non coincidono. villa imperiale dove l’Imperadore defunto Kanghi ogn’anno andava à diporto)56.: Jehol. in maniera che si potrebbe definire quasi perfetta. I quattro rotoli di San Pietroburgo. in mancanza di riscontri più precisi. per qualche ignoto motivo (forse legato all’urgenza del momento).. è risultato che i singoli fogli. Napoli 1997.cit. presente nell’esemplare di Londra. che – tipologicamente avvicinabile a quello di Vienna – quasi sicuramente rappresenta una tappa ancor più avanzata nell’iter rielaborativo. Istoria o sia relazione dell’erezione della Congregazione e Collegio della Sagra …. una volta iniziato non fu portato a termine. molto probabilmente ancora ignaro di quanto stesse avvenendo.Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi Ripa continuò. risultano infatti essere ormai prive dei precisi riferimenti storici precedentemente usati (ad es. che lo ricevette in udienza il 21 agosto 172655. e per proprietà transitiva quindi anche all’esemplare bolognese. tendente a decontestualizzare storicamente la lettura della Carta? È verosimile. pur nel loro parziale arrangiamento di sicuro mostrano varianti rispetto all’esemplare di Londra. Quando Ripa mise mano all’arrangiamento dell’esemplare in questione. Matteo Ripa. dal momento che è difficilissimo individuarne a prima vista i punti di giunzione. e pertanto si presenta suddiviso in quaranta fogli isolati. con gran suo piacere mi disse: “io vi resto obbligato”»: Michele Fatica. erano stati incollati senza soluzione di continuità su sette supporti di carta europea filigranata molto resistente (precedentemente già giuntata). se si includono i margini non calcogra- 55 Matteo Ripa. fortemente datata. l’ultimo a noi noto tra quelli sottoposti a rielaborazioni. p. è assente negli altri esemplari. Operando in tal modo fu magistralmente ottenuta una suddivisione della carta in sette lunghi fogli – alti circa cm. dopo averle considerate una per una. Carlo VI. Secondo un’indagine. effettuata in data 11 dicembre 1991 da un esperto dell’Istituto della Patologia del Libro (che in precedenza si era già occupato della carta di Napoli). Le scritte manuali. sotto la data del 21 agosto 1726. usate per indicare le stesse località. Probabile testimonianza di una fase più avanzata. Quello di Vienna fu donato. solo parziamente rielaborati da Ripa. la Compagnia di Ostenda e il progetto di fondazione a Napoli di un Collegio dei Cinesi. trascrizioni e note esplicative). senza dubbio aveva raggiunto un’esperienza tale. È verosimile che in un secondo tempo ne fosse prevista la ricongiunzione. assieme ad altri oggetti cinesi. ma ovviamente non è dato sapere in quale forma. portato a termine con abilità ed accortezza davvero eccezionali. all’imperatore Carlo VI d’Asburgo. 56 Tale notazione. probabilmente cinese. al quale presentai alcune bagattelluccie di Cina e Sua Maestà. che sembrano mostrare precise rispondenze con l’esemplare di Vienna (relative ad aggiunte manuali. 66 . dal momento che tale scritta è assente anche nell’esemplare di Bologna. 24. 43. scrive: «Alli 21 fui nuovamente a piedi dell’imperadore. sui quali non si trovano neanche riscontri di alcuni toponimi. che compaiono sui fogli. ad arrangiare i suoi esemplari. da essere in grado di effettuare un ottimo lavoro.

Guangxi e Yunnan. Corea e le province di Shaanxi. 408) da 38° W a 14° E con Tibet. misura cm. 1 (cm.Andreina Albanese fati – ognuno dei quali riporta ovviamente una mappazione continua. e pertanto i gradi di longitudine riprodotti. Come rilevava Richthofen (cit. il foglio n. conteggiati – come già più volte sottolineato – prendendo come riferimento il meridiano 0 posto a Pechino. 267) da 19° W a 30° E. quando riguardano le zone non cinesi – a causa anche di sviste e fraintendimenti del Ripa – risultano del tutto inattendibili. geografico ed anche economico) ma. 4 (cm. p.. foglio n. con estrema maestria in molteplici tonalità furono effettuate colorazioni a tempera suggestivamente sfumate (ancor oggi di estrema brillantezza). I fogli sono di lunghezza variabile secondo l’estensione delle zone mappate (il più corto. secondo la prassi dell’epoca). 3 (cm. con Tibet e le province di Jiangnan. 400) da 38° W a 25° E con Russia. in inchiostro rosso tracciate scritte in corsivo minuscolo tuttora ben leggibili. Per le località «tartare». tanto per fare un esempio. Guangdong.. Jiangxi. Huguang (= Hubei e Hunan). Shandong. foglio n. Les Etapes de la cartographie …. da quanto mi è stato possibile valutare. in moltissimi casi. l’isola di Sakhalin e parti di Mongolia Esterna. ripartita per fasce territoriali comprese entro sei gradi di latitudine (nel complesso i gradi vanno da 55 a 20. in Henri Bernard. se pur molto sintetiche. cm. spaziano in vari ambiti (storico. ed in grandi caratteri maiuscoli in inchiostro nero quelle che – attualmente circondate da aloni scuri dovuti all’ossidazione – forniscono i nomi delle province e notizie di varia natura. Vicino ai toponimi. Zungaria. 6 (cm. cit. Guangxi. Mongolia Interna. in particolare a quelli scritti in mancese. foglio n. Qinghai. 462). 5. Kashgar. quelle dello Yangzi jiang. A fianco di località importanti le notizie date. compresa tra 20°-18°). In genere più ci si allontana dal meridiano di Pechino e più gli errori sono evidenti (v. Manciuria. Jehol. 7 (cm. Zungaria. per sottolineare i confini delle province cinesi e delle coste. Sichuan. foglio n. di cui nell’atlante del 1721 non vi sarebbe stato alcun riscontro: fatto che evidenzia inequivocabilmente la scarsa 57 I dati dei fogli sono i seguenti: foglio n. 67 . p. Corea e le province di Zhili. 2 (cm. Jiangnan (/Nan Zhili = Jiangsu e Anhui). il n. foglio n. Fujian. che poste vicino alle località più importanti ne forniscono una trascrizione secondo una lettura italiana (non omogenea. con Tibet. Guizhou. con le province di Fujian. Shaanxi (odierne Shaanxi e Gansu) e Henan. Manciuria. il più lungo. 461). foglio n. per la Cina le latitudini risultano essere spostate tutte verso settentrione. con l’aggiunta di un piccolo riquadro per l’isola di Hainan. Su queste mappazioni continue a ductus orizzontale. Kashgar e le province cinesi di Zhili e Shanxi. 265. a prescindere dalle province costiere. Ripa di proprio pugno in elegante corsivo appose le grandi scritte che segnalano le zone «tartare». Jehol. Mongolia Esterna. 265) da 28° W a 7° E. collocato più o meno a 46°-45° N di latitudine e 32°-30° W longitudine. Shanxi. secondo le zone gli errori variano da 30’ a 120’ in latitudine ed in longitudine. nel foglio n. Henan. 462) da 51° W a 19° E. Notices biographiques …. Louis Pfister. Sichuan e Yunnan. 5 è segnalato un regno fantasma (confini del regno detto Lompapitì). con i territori attraversati dai fiumi Amur e Selenga. 393) da 40° W-23° E con Corea. cit. 5 (cm. 7. 534). Per la zona di confine del Tibet estremo occidentale (Ladakh) con il Kashmir. a volte fornì spiegazioni succinte (non infrequentemente però superflue e pleonastiche). 376) da 45° W a 5° E. le longitudini invece sono abbastanza esatte. Zhejiang. Guangdong. Zhejiang. variano nel numero in ognuno di essi57. lo Yunnan e il Bei Zhili (= Hebei).

Mentre Ripa non poteva far altro che cercare di migliorare manualmente i dati già stampati da tempo sulla carta. Ripa. ma era anche in grado – per quanto era possibile. scritti in mancese. correttamente. Tutte le identificazioni toponomastiche delle località più o meno di confine dell’area tibetana mi sono state segnalate dal Prof. anche di modificarli. Dal momento che Momba (trascrizione mancese del tibetano Mon o Mon-pa) = popolazioni di confine del versante meridionale hymalaiano. in questa zona risultano segnalati. A Jesuit Encyclopedia …. Dal momento però che nel manuale bolognese. che avrebbe compilato le 42 mappe della Description di du Halde. o forse già era. mentre Ripa. Non possiamo certo sapere in quale periodo colui che era noto in Italia e in Europa anche come l’abate Ripa si dedicasse all’arrangiamento dell’esemplare di Bologna. 123-27. pp. il nome tibetano per la valle di Kulu) e la catena montuosa dello Spiti (Bidi = Spiti). tre nomi: Momba Bidi aiman-i jecen. 15 dei gesuiti per indicare rispettivamente le genti della valle di Kulu (Niondi = Nyung-ti. Du Halde nella monumentale Description avrebbe fornito anche ampie informazioni sugli argomenti più disparati. Quando il fondatore del Collegio dei Cinesi si rese conto che l’esemplare di Bologna. il cartografo francese. Forse però proprio mentre se ne occupava. tra gli anni 1730-1735. Momba Niondi aiman-i jecen. integrandoli e fornendo su di essi sporadici commenti. Tibet e del resto della Tartaria. jecen = zona di confine. Mompa Niontai e Piti hempo). possiamo solo ipotizzarlo. è più che evidente che Ripa. superato dalle nuove mappazioni di d’Anville. visto che si trovava in Francia – di effettuarne verifiche. se pur parzialmente riportati. situata a S-E del Ladakh.Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi dimestichezza del sacerdote ebolitano con la lingua mancese (che forse nel tempo. accurato e pignolo59. lasciando ben intuire come in passato – nel proporre una toponomastica bilingue – per le zone «tartare» fosse stato per lui indispensabile usufruire della consulenza di qualcuno che conoscesse bene il mancese. arrangiato così magistralmente. di cui solo gli ultimi due sarebbero stati riproposti nella carta n. Luciano Petech. sarebbe stato. non avendo più al suo fianco esperti di quella lingua. e Bidi hembo dagaban (in Jean-Baptiste Du Halde. non avesse la minima idea di quello che in realtà la locuzione mancese volesse dire. 58 68 . che non sempre però – come si è detto precedentemente – erano i più appropriati. D’Anville. 59 Theodore N. cit. non solo usava per alcuni territori quei dati che nel frattempo i gesuiti avevano corretti ed ampliati. si era andata ancor più accentuando). come Mompa Piti/Pitai. interpretando e leggendo maldestramente la scritta da lui stesso calcografata (Momba Bidi aiman-i jecen = genti di confine dello Spiti). avrebbe infatti riprodotto le 15 province cinesi tra gli anni 17281729. Foss. che sicuramente dovette richiedere parecchio tempo. in Europa qualcuno già affrontava o era in procinto di affrontare un compito più o meno analogo. e se non lo convincevano. aiman = gente. parlando di un regno. che ringrazio vivamente.. ne dette un’interpretazione del tutto improbabile58. e che nel fare tale identificazione probabilmente si basasse su ricordi ormai imprecisi o su vecchi appunti mal interpretati. per qualche località era in grado solo di aggiungere brevi flash informativi. ed in seguito. potendo far ricorso solo a scarne notazioni manuali. avrebbe fatto altrettanto per i territori di Corea. da quanto è possibile arguire. nel far riferimento alla riprodu- Nel foglio di Ripa.

qualsiasi collegamento con l’Indice). viene esplicitamente citata la prima edizione del 1735 della Description in pagine che vengono subito dopo quelle in cui è fornito un breve resonto della genesi della carta e date informazioni sulla sua consultazione. sia per quanto riguardava i dati stampati. a cui s’accompagna61: forse non è neppure da escludere che tale Indice dovesse in realtà servire a facilitare la consultazione di qualche altro esemplare. che sembrano non rispecchiare del tutto l’arrangiamento effettuato sulla Carta bolognese.c. però. pur sottoposto a rielaborazioni.b. È verosimile che a lui sia ascrivibile l’accessione di tale incartamento. purtroppo però le documentazioni relative alle accessioni avvenute in quel periodo sono incomplete. va sottolineato però che l’uniformità delle trascrizioni non era certo un problema che l’abate si ponesse (come d’altronde facevano quasi tutti i sinologi dell’epoca). prima (1731-1740) e dopo la elezione al soglio pontificio (1740-1758). mostra palesi incongruenze. assieme ad altri documenti che riguardavano la Cina. tutti documenti che per vari Sono erroneamente segnalate ad es. che quelli aggiunti a mano. e riporta trascrizioni toponomastiche di cui non si ha riscontro in nessuno degli esemplari sottoposti a ritocchi manuali attualmente noti60. 60 69 . In quale maniera fosse attuato tale proposito non sappiamo. anche se in realtà si trattava della stessa zona. Nell’esemplare di Bologna le sette parti in effetti sono chiamate fogli. e le longitudini sono indicate con lettere maiuscolette. di cui attualmente non si ha riscontro. Per questo forse non corresse nemmeno le parole da lui stesso vergate relative ai criteri tramite i quali utilizzare l’Indice in questione. dopo essersene reso conto. ma di sicuro sappiamo che fu portato a Bologna. particolarmente curata da Benedetto XIV. Per questo forse non si curò di revisionare l’Indice. È probabile che Ripa.. molto più documentate. 62 L’attuale Biblioteca Universitaria in origine era la Biblioteca dell’Istituto delle Scienze. è più che evidente che Ripa – che scriveva di suo pugno le note riguardanti sia la stele sia la carta – ne conoscesse molto bene il contenuto. 61 Nell’Avvertimento è scritto: Tutta questa gran Carta è divisa in sette parti. Nell’arco di poco più di dieci anni. Non poteva certo non essere consapevole che l’esemplare della carta. Alcune trascrizioni di toponimi non coincidono con quelle degli esemplari di Vienna e di Londra (la tipologia di quest’ultima esclude.. decidesse di toglierlo dalla circolazione: certo era preferibile che non fosse visto da qualcuno che di Cina si interessasse e di Cina sapesse.Per ogni grado di Latitudine vi sono notate le lettere Majuscole A.. mostrava vistose lacune ed imprecisioni. ove fu conservato in forma anonima per quasi tre secoli in un incartamento62. ma obsoleto. e per ogni grado di Longitudine a. ma stampato con dati imprecisi e corredato manualmente con notizie sbagliate. che scritto con poca accortezza da qualche scrivano.Andreina Albanese zione della stele di Xi’an 西安 (contenuta nello stesso incartamento). Non poteva quindi ignorare che nel corposo tomo IV di du Halde facevano bella mostra di sè per il Tibet e per la Tartaria più di venti mappazioni. arrangiato magistralmente. quattro ‘zone’ abitate dai Miao.C. dal momento che nelle sue memorie vi sono ampie dimostrazioni di quanto poco ne tenesse conto. fornendo tra parentesi per due di esse – connotate da identiche coordinate – informazioni contrastanti (una è detta non soggetta all’Imperatore di Cina e l’altra invece soggetta). l’esemplare a cui Ripa aveva dedicato tempo e fatica era diventato improponibile: bello.B.. arrangiato in altra maniera. complete ed esatte delle sue.

ed uno schema in bianco ad essa riconducibile. Forse per un inconscio meccanismo di rimozione. i gesuiti e Ripa. La stele di Xi’an. o per evitare di attribuire troppa importanza al loro operato? Chi mai potrà saperlo? Oltre alla carta di Ripa. Lecce 2004. Nelle sue memorie. non uguali.Matteo Ripa e la carta geografica dell’Impero Cinese commissionata da Kangxi motivi costituivano materiale. l’abate l’avrebbe nominata solo di sfuggita. ed una riproduzione della stele di Xi’an. Le idee di Foucquet sulla Cina erano molto criticate. ne eliminò alcune aree: Tibet occidentale con zone adiacenti. Rome 1982. e con molta probabilità attribuibile anch’essa a Ripa (Andreina Albanese. di). rispetto alle doviziose notizie riportate nella Description. su quest’ultimo Elisabtta Corsi. pur sottolineando il compito affidatogli dall’imperatore. nell’incartamento si trovano tre esemplari. in Maurizio Scarpari. pp. di Antonino Forte]. di). 73-83). John W.J. Paul Pelliot. della Tabula Chronologica del gesuita Foucquet. pp. altrettanto foriera di problemi poteva essere una riproduzione della stele di Xi’an. tanto che una volta morto nel marzo 1741. Scritti in onore di Lionello Lanciotti per l’ottantesimo compleanno Venezia 2005. 39-53) a cui Foucquet si era ispirato per la compilazione della Tabula. in quanto attestava l’esistenza di un monumento. 147-166). la cui pretesa falsificazione – attribuita ai gesuiti – era da tempo una sorta di baluardo per i loro denigratori (v. la cui esistenza è presumibile si preferisse celare più che rendere nota63. La versión del arte occidental de la perspectiva de Nian Xiyao (1671-1738 en los prólogos a la Ciencia de la visión. L’invenzione della Cina. La Cina secondo il figurismo di Foucquet (1665-1741) in alcuni documenti dell’epoca. Witek. senza mai porla in relazione con l’atlante dei gesuiti. 2001. in «Estudios de Asia y África». a cui non avrebbe mai fatto esplicitamente cenno. così ridotta. e poco e malamente informativa. vol. basata sul Zizhi tongjian gangmu 資治通鑑綱目) di Nian Xiyao 年希堯 (v. quasi sicuramente calcografata. Tibet centrale. era molto meno criticabile e molto più maneggevole. in Giusy Tamburello ( a c. p. L’inscription nestorienne de Si-ngan-fou [ a c. Perspectiva iluminadora e iluminación de la perspectiva. Tiziana Lippiello (a c. 326). venne ridotta nelle dimensioni e non fu sottoposta ad alcun intervento manuale. (1665-1741). Qualsiasi abbellimento sarebbe stato inutile. Caro Maestro. pp. Benedetto XIV ordinò che tutto quanto da lui scritto fosse tolto dalla circolazione e conservato nella Biblioteca Vaticana (v. e qualsiasi nota ormai – il missionario ebolitano doveva averne la consapevolezza – sarebbe risultata ridicolmente breve. Xinjiang. Si trattava proprio di quelle la cui rappresentazione era approssimativa e poco precisa. Andreina Albanese. 375418. e nessuno certo avrebbe potuto trovare a che ridire per una tale sistemazione. quattro esemplari completi e quattro parziali del Gang-Jian jiazi tu 綱鑑甲子圖 («Tavola accordata al jiazi». XXXVI. L’unica carta che Ripa tenne presso di sé a Napoli. come noto. Kyoto-Paris 1996. Controversial Ideas in China and in Europe: a Biography of Jean-François Foucquet S. pp. Fu un escamotage intelligente e funzionale o solo un caso? Indubbiamente la carta. 63 70 . Ripa rendendo l’esemplare napoletano omogeneo nelle misure (forse anche per agevolarne la sistemazione a parete).

XXIII. asserendo di essere stati legati alla dinastia. nei limiti territoriali dell’impero Ming (明. . Pechino 1789. Ibidem. ma non all’impero. La Corea. era vista con presupposti diversi da quelli che avevano «giustificato» la guerra mossa contro la Cina dei Ming. Questi territori costituivano le cosiddette tulergi golo («province esterne»). doveva essere soggiogata. per la cui amministrazione fu creato il Tulergi golo be dasara jurgan («Ministero per l’amministrazione delle province esterne»). Questa sottile distinzione emerse chiaramente al momento del crollo della dinastia nel 1911. la cui conquista veniva «giustificata» sin dai tempi di Nurhaci. di cui si era mostrata indegna. assediato nella cittadella di Nanhan a sud di Seoul. che ormai aveva perduto il «mandato celeste». p. cap. e il suo passaggio – per volontà del cielo – alla futura dinastia Qing 清.Sulla toponomastica mancese dell’atlante di Matteo Ripa GIOVANNI STARY Università degli Studi di Venezia L’atlante inciso da Matteo Ripa evidenzia. cap. L’uso della lingua mancese per la toponomastica di questi territori sottolinea anche che non facevano parte del territorio cinese vero e proprio. p. alla fine non rimase altra via d’uscita che chiedere la resa e «potersi sottomettere con lo stesso ‘rango’ degli altri regni» (geren gurun-i jergi de bahafi. le due anime della dinastia mancese: da un lato l’impero cinese di prevalente etnia Han 漢. che comprendeva la Cina vera e propria. perché «mai avranno fine le [sue] mire di provocare malanni» (jobolon be cihalame jing nakarakû ofi)1. 3a [9]. dosici wajiha)2. sottomessa dopo la campagna del 1636/37. che con la Cina vera e propria avevano in comune solo il governo centrale mancese. infatti. XXIII. con la perdita da parte della dinastia Ming del «mandato celeste». che si riferivano alle vicissitudini storiche che avevano portato alla sua formazione: 1) l’area cinese han 漢. dall’altro i vasti territori periferici. Con questa richiesta la Corea s’inseriva 1 2 Daicing gurun-i doro neihe bodogon-i bithe [Sulla fondazione dell’impero dei Grandi Qing]. al quale erano legati solo dalla comune casa regnante. più noto con il nome cinese di Lifan yuan 理藩院. 1368-1644). come conseguenza della sua fedeltà alla dinastia Ming. La Corea. quando i feudatari khalka della Mongolia esterna reclamarono l’indipendenza. 2) L’area coreana. meglio di ogni altro documento. Al re coreano Lichong. Nella visione politica mancese l’impero era infatti distinto in quattro «aree culturali». fondatore del casato imperiale (1559-1626). 23b [9].

T. Sintomatica è a questo proposito la trascrizione di Julgei Hoton. Eminent Chinese of the Ch’ing Period (1644-1912). Mongolia. però.). e ciò probabilmente giustifica l’uso della scrittura mancese per la sua toponomastica. che dimostrano la sua ignoranza della scrittura mancese e fanno ritenere probabile il ricorso a un «interprete». L’intervento imperiale consistette. Essa si basava essenzialmente sulle lotte intermongole. huot. sebbene ne conoscesse – inevitabilmente. «Man’chzhurskij klin»: Istorija. huottõ. Le operazioni militari si conclusero con la creazione de facto del protettorato mancese sul Tibet e sulla Mongolia esterna (khalka) e con la creazione di una «nuova provincia» (Ice Jecen). Cjulchi. anno in cui furono ceduti alla Russia col trattato di Aigun. era stata inclusa nel dominio mancese con presupposti e criteri diversi da quelli che avevano caratterizzato l’area cinese e coreana. ormai accertato che il Ripa avesse una conoscenza limitatissima del mancese. La definizione hoton («città») è quasi sempre omessa e nei rari casi in cui Ripa la aggiunge al nome si presenta con numerose varianti: hotton. 265-268 e 757-759. Blagoveshchensk 2005 (il lavoro traccia una recente storia di questi territori). più nota col nome cinese di Xinjiang 新疆. religioni]. Pare. con la sua scrittura alfabetica derivata dal mongolo e quindi scritta in righe verticali. 3 4 72 . tuttavia. Per le sue caratteristiche particolari la posizione della Corea. Non sorprende quindi che parte della Siberia sud-orientale (dal lago Bajkal fino all’isola di Sakhalin) fosse inclusa nell’atlante del Ripa4. religii [«Il cuneo mancese»: Storia. Xinjiang 新疆). Si giustificano così i numerosi casi di errata trascrizione posti accanto a toponimi di tutt’altro significato. Il mancese. sia nei confronti delle altre confederazioni mongole. ma non in cinese). 4) l’area russa. A.P.Sulla toponomastica mancese dell’atlante di Matteo Ripa allora tra le «province esterne» allo stesso livello dei principati mongoli. Cjulghe. S. si distinse sin dagli inizi del suo vassallaggio da quella delle altre «province esterne». Arthur W. pp. di cui fecero parte fino al 1858. narody. Bolotin. Ciolcche. le cui cinque occorrenze sono trascritte tutte in modo diverso: Ccjulcchei. in seguito alle mire espansionistiche dei capi ölöt Galdan e Zewang Rabtan3. Zabyjanko. dato l’ambiente in cui svolgeva la sua opera – alcune tra le locuzioni più comuni. Washington 1943-1944. polisillabica e agglutinante. costituisce un mezzo molto più preciso per rendere i nomi geografici di origine turco-mongola e tibetana. lingua tungusa del ramo altaico.P. hottõ. D.E. sia nei confronti del Tibet. rispetto alla monosillabicità del cinese e alla sua scrittura ideografica. Pan. Hummel (ed. Cjulghei. Anichovskij. popoli. russo e mancese. in particolare sull’egemonia dell’impero zungaro. huotton. 3) L’area tibetana e dell’arco mongolo (Tibet. con cui vasti territori tra il fiume Amur e la catena montuosa Stanovoj venivano assegnati all’impero mancese. quindi – usando il linguaggio mancese – nel «portare la pace» (elhe obumbi) alle popolazioni sofferenti che «si sottomisero con gratitudine» (huk£ehei dahanjihe). e nell’«acquietare e pacificare» (necihiyeme toktobumbi) le regioni in questione.A. che si era formata in seguito al trattato russo-mancese di Ner™insk del 1689 (stilato in latino.

ecc. 5. pp.Giovanni Stary particolarmente significativo è il caso di Sahaliyan ulai hoton («Città del Fiume Nero»). ga£an = cascjan. di).). Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi. ga£an = villaggio. Giovanni Stary. ecc. Napoli 1999. in Michele Fatica. e. alin = «monte». ma viene ulteriormente modificato dal Ripa in base alla pronuncia italiana – p. Ripa». XVI). dove l’omissione di hoton trasforma il nome in un insensato genitivo «del fiume nero». La maggior parte dei toponimi mancesi è accompagnata dalla loro definizione (bira = fiume. (Collana «M. Il suo sistema di trascrizione del mancese si avvicina molto a quello usato in quell’epoca dai gesuiti. che però Ripa trascrive solo in pochissimi casi. 73 . La missione cattolica in Cina tra i secoli XVIII-XUX. Francesco D’Arelli (a c. Romanizzazione attuale Aidam Hoton Aidung Hoton Aiha Hoton Aihûn Hoton Aizung Hoton Alcukû Hoton An Hai An Jeo Ba Hoton Baidi Hoton Baikal Omo Bangse Hoton Baras Hoton Barin Eitan Romanizzazione Ripa Aai tong Aiha Aihun Ai tsun Alcjuhu Gan hai Ngan ceu Pa huotton Paiti Peiccal omò Pãgse Paras Parin 5 Per un’ulteriore analisi linguistica. 185-193. v. Manchu Toponomy in the Atlas of Matteo Ripa.

Sulla toponomastica mancese dell’atlante di Matteo Ripa

Bedune Hoton Bi Dung Hoton Bi Hoton Bidi Hoton Biloohai Hoton Bolhori Omo Boro Hoton [1] Boro Hoton [2] Buir Omo Burgatu Hoton Burim i Dakla Hoton Buru Hoton Butha Uli Hoton Cagan Hoton Cagan Subargan Hoton Cang Ceng Hoton [1] Cang Ceng Hoton [2] Cang Jeo Cehede Hoton Ceng De Cing Jeo Ciowan Jeo Ciyagar Hoton

Petunè Pitung Pihuot Piti Pilohai Polhori Por hotton Poro hottõ Puer omo Purhattu Purim i tala Pur Hotton Putha uli Ccjahan Ccjahan suparhan Suo ceo [sic!] Ccjang ccing Ljao [sic!] Ccehete Ccingte Tsing ceu Cchjuen ceu Zziang ccar

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Giovanni Stary

Ciyan Wei Hoton Col Hoton Cuigiya Purang Hoton Cumurdi Hoton Cusur Hoton Da ‹ui G’ao Hoton Daba Tukza Hoton Dakbu i Guru Namgiya Hoton Dakbu Tong£ung Hoton Dakbu i Lasui Hoton Dakbu i Na Hoton Dakbu i ‹ai Hoton Darzung Hoton Decin Hoton Di Gu El Hoton Dimu Hoton Ding Jeo Dinggiya Hoton Dongger Hoton Dozung Hoton Dui Ma Doo Dung Ging Hoton Dung Guwan Hoton

Tsjen yuei Ccjol Tsung chja ppuram [sic!] Cchumurti Ccjosur Tascjuicao Ta pa tucsah Tac pu i curù nam chjai Tac pu ttong scjan Tappu i la sui Tac po i na Tac po i scjài Tattsu~g Tetsin Ticul Timu Ting ceu Tingchja Tunggar To tsung Pei ma tao [sic!] Tungchin Ttu~g quan

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Sulla toponomastica mancese dell’atlante di Matteo Ripa

Dungg’arzung Hoton Eijeo Hoton Fa Deng Hoton Fang ‹an Pu Hoton Fang Tan Hoton Fe Funghûwang Ceng Hoton Fe Ningguta Hoton Fujeo Hoton Funghûwang Ceng Hoton Furdan Hoton Fu£en Hoton Gedergû Hûcin Geo El Ho Hoton Gi Jao Gin Jeo Hoton Ging Jeo Girin Ula i Hoton Giya ‹an Hoton Giyamcan Hoton Gu Fu Guge i Wasi Lonboze Hoton Gung Jeo Gungbu Jamdan Hoton

Tungcherzu~g I cju Fateng Fang scjan ppu Fãgttan Fo fu~ghuang ccing Fo ning guttà Fu Ceu Fung huãgccing Furtan Foscin Che dercgu Ceul Huo Chi ceu Chin Ceu Cing ceu Chirin ulà Chja scjan Chjamcjam Cu fu Chuche wasiè lumboze Cung ceu Cumg pu Cjamta

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Giovanni Stary

Gungbu Jumu Hoton Gungbu i ‹og’e Hoton Gungbu i Zablang’ang Hoton Gungjoozung Hoton Gûrban Subargan Hoton Guwang Jeo [1] Guwang Jeo [2] Guwang Ning Hoton G’akbo i ‹urdung Hoton G’ao Ling Hoton Hada Hoton Hai Jeo Hai Jeo Hoton Han Ma ‹an Handu Hoton Hara Hoton Hei ‹an Doo Hingga Dabkû Hiong Yoo Hoton Hûi Ning Hoton Hûng Jeo I Jeo Hoton Io Tun Wei Hoton

Cung pu cju mu Cung pu cjò che Cungpu i zap la cang Queicjiaotsun Urban Suparahan Quan ceu Quan ceu Quang ning Cac Po i scjur tung Cauling Hata Hai ceu Hai Ceu Han ma scjan Han tao Hara huotton Hei scien tao Hingga Hju~g jao Huei ning Hung ceu Iceu Jeo ttõg gwei

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Sulla toponomastica mancese dell’atlante di Matteo Ripa

Jang Abing Hoton Jang Giyei Hoton Jang Laze Hoton Jasig’ang Hoton Jeku Hoton Jen Wei Jin Jeo Jiowei Ing Doo Jirung Hoton Jiyangze Hoton Julgei Hoton [1] Julgei Hoton [2] Julgei Hoton [3] Julgei Hoton [4] Julgei Hoton [5] Jung Ceng Hoton Jung Ciyan ‹o Hoton Jung Heo ‹o Hoton Je Ho Jidi Hoton Jig’anio Hoton Jig’ase Hoton Kara Hoton [1]

Cjang a ping Cjang chje Cjanglaze Cja si cang Ceccu Cingue i Tsin ceu Chju ing tao Zirum Chjangtse Ccjulcchei Ciolcche Cjulchi Cjulghe [correz. di Cjalghe, cancellato] Cjulghei Jung ccing Cjung tsjien scjo Cjg heu sciò Gehol Giti Gicanien [sic!] Gicose Ccara hottõ

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Giovanni Stary

Kara Hoton [2] Keyen Hoton King Hing Hoton King Yuwan Fu Kuisun Tolohai Kulun Omo Kûtuktu Hoton K’ai Cang Fu K’ai Jeo Hoton K’ai Yuwan Hoton K’aldan Punsuk Ling Hoton K’ardum Hoton Lan Gu Hoton Langga Omo Ledang Miyoo Ling Jeo Lioi Giya Langza Hoton Lioi Jeo Lioi ‹un Hoton Li San Hoton Liyan ‹an Pu Hoton Liyang Yung Hoton Liyoo Gu El

Ccara huotton Cche’in Ccing hing Gjuen fu [sic!] Quei scjun tto lo hai Cculu omò Ccutucttu Ccai cjang fu Cai Ceu Ccai juen Caltan ppon sucling Ccarttung Lan cu Langhà Letan miao ‘Tempio di Idoli’ Ling ceu Liu chjen lang tsa Liu ceu Liu scjuen Lisan Ljen scjan ppuo Ljang jung Liaocul

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Sulla toponomastica mancese dell’atlante di Matteo Ripa Liyoo Yang Hoton Lo Jeo Lonjoo Zung Hoton Man Pu Hoton Mapam Dalai Omo Meng Ciyan Jen Hoton Mergen Hoton Mila Miyoo Modon Hoton Mom Zok Hoton Momba Moma i Aiman i Jecen Ljaojang Luo ceu Lungceu tsung ho Manppu Mappamtala Mung tsjen ccing Merghen Mila miao ‘Tempio di Idoli’ Motuon Mom zoc ‘Confini della terra detta’ mongpa momai aiman ni ‘Confini della Terra chjamata’ Soms(g)lang aiman Cjeccin [(g) can cellato] ‘Confini detti’ mompa i cati aiman ni Cjeccin Mao scjan Muccjang Mutuen Furtã Mugden Nan too fu Ni tao Momba Zomlang ni Aiman Jecen Momba i G’adi Aiman i Jecen Moo ‹an Hoton Mu Cang Hoton Mudun Furdan Hoton Mukden Hoton Nan Doo Fu Ni Doo 80 .

Giacomo Di Fiore • Michele Fatica Nibcu Hoton Ning Yuwan Jeo Hoton Ningguta Hoton Nio Juwang Hoton Niyalma Hoton Noyan Hoton Odeng Hoton Odoli Hoton Ohe Dakza Hoton Pangdu Hoton Parizung Hoton Pilentu Ga£an Ping ‹an Ing Puho Hoton Rudo Hoton Sahaliyan Ulai Hoton Sangga Congzung Hoton Sangri Hoton Sarhû Hoton [1] Sarhû Hoton [2] Sengge Hoton Si ‹ui Lo Hoton Sing Jeo Nipcju Iting juen ceu [sic!] Ningutta Njeu cjuang Nialma Nuojen Otang Otoli Oche tacsà Pangtu Pparitsum Ppilentu cascian Pping scjan ing Pouhuo Rutò Sahalien ulai Sanga ccjung sung Sangri Sarhu Sarhu Sengnge Si scjui lo Sin ceu 81 .

Vita di relazione e vita quotidiana nel Collegio dei Cinesi Sio Yan Hoton Sira Mûren Susai Boo Giyamun Siye ‹an Hoton Siyoo Gioi Lio Hoton Siyoo Nung Hoton Siyoo Pi Hoton Siyun Jen Hoton Sok Hoton Surmang Hoton ‹a Heo ‹o Hoton ‹a Ho Hoton ‹a Jeo ‹an Jang Hûi Hoton ‹ang Namring Hoton ‹i Ho I Hoton ‹o Jeo ‹owang ‹o Pu Hoton ‹ubando Hoton Tang San Hoton Tangg’arzung Hoton Teldeni Hoton Tenggiri Omo Tiye Ling Hoton Sjeu jen Siram morin susè po chjamen Sje scjan Sjao chju ljeu Sjaonu~c Sjaoppi Hju cin Soch Surmang Scjaheoscio Scja huo Scja Ceu Scjãjãhuei Scjangnamring Sci Ho I Scjue ceu Scjaãg scjuo ppuo Scju pan tuo Ttãgsan Ttangcherzung Ttelteni Ttengherì omò Ttje ling 82 .

Giovanni Stary Tung Fu Ulan Hoton Urumci Hoton Uyuk Lingke Hoton Wargi Solho Hoton Wehe Hoton Wei Yuwan Wen Ceng Hoton Yaksa Hoton Yang Jeo Yehe Hoton [1] Yehe Hoton [2] Yenden Hoton Yengge Hoton Yerkim Aiman i Jecen Yerku Hoton Yoo Jeo Hoton Yung Da Hoton Yung Deng Yung Ning Fu Yung Ning Giyan Hoton Za Zorgang Hoton Zebrung Hoton Ttu~g fu Ulan Urumtsi Uiuc lin cche Varghi Scjol Woho Guei juen Wenccing Jacsà Jang ceu Jeho huottõ Jeho Inten Ingo ‘Confini del Regno detto’ Jerchim Irccu Cjao Ceo Ju~g ta Jungteng Jung ning ceu fu Jung ning chjen Za Zor chen Zapirung 83 .

64. corso superiore del fiume Sahaliyan Ula («Fiume nero». cioè la trascrizione del mancese Yaksa (hoton) = «Città di Yaksa» [yaksa = insenatura di un fiume].Sulla toponomastica mancese dell’atlante di Matteo Ripa Due esempi Specimen 1.rivulus nomine Kerbici.. con ogni probabilità di mano dello stesso Ripa. Un’identificazione diversa è possibile in base al cosiddetto «Atlante di Qianlong» (Qingdai yitong ditu. l’Amur). 8 Per la storia dei primi rapporti russo-cinesi e il trattato di Ner™insk. 6 7 84 . L’unica testimonianza visiva giunta fino ai giorni nostri è un disegno pubblicato nel 1826 da J. dove la stessa stele viene definita eerdeng’e wohe 額爾登額倭赫 – trascrizione cinese del mancese eldengge wehe «pietra [stele] splendente [gloriosa]»7. tra le pp. il cui nome è derivato dal capo tribale indigeno Albaza. oggi scomparse. Paris 1826.»). 清代一統地圖) dove tutti i toponimi sono in cinese) del 1760. dal meridiano 0 (Pechino) fino al meridiano est (dong 東) 14 / paralleli 50-54. v. Al centro del foglio risalta la parola «Jacsà». qui lapides in utriusque Imperii limitibus in perpetuum ac aeternum monumentum erigentur»8. erette per marcare la frontiera russo-mancese. Klaproth6 . come era previsto dal paragrafo finale del trattato: «Demun et iuxta hoc idem exemplar eaedem conditiones Sinico Ruthenico et latino idiomate lapidibus incidentur. Giovanni Stary. L’insediamento fu assediato due volte dalle truppe mancesi nel 1685 e nel 1686 e fu quindi raso al suolo dopo la vittoria mancese. cioè il fiume Gorbica menzionato nel primo articolo del trattato di Ner™insk come punto d’inizio della frontiera («. per i Russi questo era l’insediamento fortificato di «Albazin». Ristampa Taipei 1966. p. Napoli 1974. che reca l’iscrizione mancese jecen-i ba = «posto di frontiera». Jules Klaproth. A sinistra della stele troviamo l’indicazione Amba Gerbici bira («Grande fiume Gerbici»). in cinese «Fiume del drago nero» Heilongjiang 黑龍江.. Mémoires relatifs à l’Asie. 25-26. I primi rapporti tra Russia e Cina. Risalendo il fiume si nota (tra i meridiani est 1-2) una figura con accanto la parola bei = stele»: si tratta di una delle tante steli. I. Potrebbe quindi trattarsi di una delle steli che recavano incise il trattato di Ner™insk in tre lingue...

di «villaggi» (ga£an). di «acque» (muke). Più a sud. di «città» (hoton). – Immediatamente sotto il monte Ilhûri è indicata la sorgente (sekiyen) del fiume Non. di «foci» (angga). a sini- 85 . il fiume Nonni o Naun dei documenti occidentali (Non sekiyen).Giovanni Stary Se invece – sempre partendo da «Jagsà» – si scende lungo il fiume. di «foreste» (weji). di «catene montuose» (dabagan). tra i meridiani est 7-9. di «sorgenti» (sekiyen). Specimen 2: meridiani est 12-22. – sul bordo del parallelo 50. la zona risulta cartografata in modo molto dettagliato e numerose sono anche le trascrizioni dei toponimi aggiunte dal Ripa. al bordo del foglio. – sul meridiano est 9 (paralleli 53-52) e nell’angolo formato dal meridiano est 10 / parallelo 52 sono indicati i picchi (hada) Cahayan Hada e Doose hada. e nel rettangolo delimitato dai paralleli 51-52 / meridiani 5-6. si nota un’ampia ansa definita in mancese Ulusu Mudan – letteralmente «ansa completa». di «fiumi minori» (birgan). è indicato il lago (omo) «Engguri omo». di «gole» (holo). tra i quali notiamo l’indicazione di «guadi» (dohon). paralleli 45-40 che corrisponde alla zona di Vladivostok. Di particolare interesse è la posizione di Odoli hoton (nella trascrizione di Ripa: Otoli). quello cinese Xingkai 興凱. Il nome russo è Chanka (Xanka). le cui definizioni bira (fiume»). oggi diviso in due dalla frontiera russo-cinese. le attuali città di Blagove£™ensk e Heihe 黑河. tra il 44° e 43° parallelo. correttamente trascritto dal Ripa con «Hingga Lago». di «fiumi» (bira). di «picchi» (hada). di «stazioni postali» (giyamun). di «monti» (alin). L’intero foglio contiene circa 250 toponimi e idronimi. Il foglio è dominato dal lago Hingga dabkû. si osserva la trascrizione «Aihun» (in mancese Aihûn Hoton – «Città di Aihûn») e a sinistra «Sahalien ulai» – in mancese Sahaliyan Ulai Hoton («Città del Fiume Nero»). di «fonti» (£eri). birgan («fiume minore») o ula («grande fiume») sono aggiunte a ogni idronimo – con le seguenti eccezioni: – nel rettangolo delimitato dai meridiani est 13-14 e paralleli 54-53. Situata ad est del territorio d’origine della dinastia mancese. Tutte le altre iscrizioni sono nomi di fiumi. sono indicati i monti (alin) Gelbur alin e Ilhûri alin.

XXI). pp. 263-275. XXXI (n. 86 . in Istituto Universitario Orientale. «Annali». 9 Giovanni Stary. L’origine della dinastia imperiale mancese: realtà e leggenda di un mito.Sulla toponomastica mancese dell’atlante di Matteo Ripa stra del 12° meridiano: si tratterebbe – il condizionale è obbligatorio – della residenza dei primi antenati della casa imperiale. 1971. di cui si parla nel ben noto mito sull’origine del clan Aisin Gioro9. s.

al Sig. e al p. Il Prof. curatore dell’Archivio UNO. MH: Missione di Hankou. Pedro Gil OFM. Un ringraziamento pure al personale dell’«Academia Belgica» di Roma. USA I. malgrado rilevanti successi nell’arresto di preti stranieri e di cattolici cinesi. Roma. Michele Fatica. archivista della Curia Generalizia dell’Ordine dei Frati Minori a Roma. alunno del Collegio dei Cinesi* EUGENIO MENEGON Department of History Boston University. In particolare. Luigi Cuozzo (UNO-CISA). APF: Archivio della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Cai Boduo-lu 蔡伯多祿. Rodolfo Fattovich e ai suoi collaboratori Dr. Roma. Roberta Turri (Boston University. l’uomo più potente della terra. per aver facilitato la mia permanenza a Napoli nel quadro dello scambio tra L’Orientale e la Boston University. o “De Propaganda Fide”.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 87 Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡若祥. al personale dell’Archivio della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli a Roma (in particolar modo alla Dr. Ad. assieme ai fidati ministri del Gran Consiglio. era ancora uccel di bosco: 此案西洋人赴各省傳教。業經據該督撫陸續獲犯解京。審明定擬完結。其在逃之蔡 伯多祿。最為要犯。至今尚未就獲。該犯係赴粵起意接引伴送之人。前屢降旨令各 督撫嚴密查拏。迄今半載有餘。乃本案已經辦竣。而要犯轉致潛逃。可見辦理全不 認真。 * Ringrazio per il supporto finanziario ricevuto in questa ricerca l’Università di Napoli “L’Orientale” (UNO) e la Boston University. Nicolas Standaert e al Dr. una organizzazione clandestina proibita per decreto imperiale fin dal 1724. Office for International Programs). è stato un ospite di grande gentilezza e sostegno morale e materiale. per l’ospitalità e l’aiuto prezioso prestatimi.ssa Raffaella Tibalducci). . SC: Scritture riferite nei Congressi (sezione in APF). e al Dr. Dudink (Katholieke Universiteit Leuven). il ricercato numero uno. e. sono grato al Prof. l’imperatore Qianlong 乾隆 della dinastia Qing 清 (regno 1735-96). alcuni dei criminali ricercati dalla giustizia rimanevano latitanti. 1739-1806). Ordine imperiale di cattura contro Cai Bo-duo-lu Il 30 aprile del 1785.ssa Cinzia Perlingieri (UNO). SOCP: Scritture originali della Congregazione Particolare della Cina e delle Indie Orientali (sezione in APF). al Prof. Andrea Manzo e Dr. Ben DeWinter e alla Sig. AUNO: Archivio dell’Università di Napoli “L’Orientale”. SIGLE: ACGOFM Archivio della Curia Generalizia dell’Ordine dei Frati Minori. Dall’autunno dell’anno precedente era in corso una campagna governativa contro la Chiesa cattolica in Cina. sia a Napoli che a Roma. inviò un editto alle autorità provinciali dell’impero cinese. In particolare.

si è permessa la fuga di quest’importante criminale. e che aveva visto coinvolti i governatori di parecchie province. e mandati a Pechino. e procurato grandi perdite finanziarie ai mercanti cinesi di Canton. Imperial government and Catholic missions in China during the years 1784-1785. p. juan 1227. e la sua vita rappresenta un interessante compendio delle opportu- Bernward Willeke. la loro condotta verrà giudicata come volontaria negligenza. In altre parole. il più importante criminale. o Zay). 134. e ordinato che si impegnassero con zelo nella cattura di quest’uomo. nome di cortesia Minggao 鳴臯. 2 Ibidem. p. Abbiamo inviato ripetutamente decreti ai governatori-generali e governatori. 8a. e saranno imputati d’incapacità»2. Questo prova che la faccenda è stata trattata con negligenza1. 1739-1806). p. Cai Ruoxiang 蔡若祥 (anche 蔡如祥. e mentre il caso è chiuso. Chi era Pietro Zai (alias Cai Ruoxiang 蔡若祥) Ma chi era Cai Bo-duo-lu? Bo-duo-lu è la fonetizzazione cinese del portoghese e spagnolo Pedro. ma sono passati più di sei mesi. Z’ai. pp. Il decreto continuava con una non tanto velata minaccia contro i funzionari preposti nelle province di Guangdong. Questo è l’uomo che andò in Guangdong ed ebbe l’idea di invitare e scortare [alcuni occidentali all’interno del paese]. 133134. sono stati tutti arrestati dai governatori-generali e governatori. creato un caso diplomatico con i Portoghesi di Macao e con gli altri mercanti stranieri a Canton. Ma il fuggitivo Cai Bo-duo-lu. alunno del Collegio dei Cinesi Gli occidentali coinvolti in questo caso. le due lingue allora più usate nella missione.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 88 Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡若祥. l’imperatore prometteva severe punizioni qualora il fuggitivo non fosse stato celermente assicurato alla giustizia. e corrisponde al latino Petrus. Sono stati processati e condannati. più tardi portati a quattromila. e il loro caso è concluso. 8b: 若以案延日久。 漸視為海捕具文。 1 則是該督撫等有心 疎玩。恐不能當其咎也。 88 . New York 1948. «Qing Gaozong shilu». juan 1227. v. In risposta al decreto. il prete cinese conosciuto nelle fonti occidentali come Pietro/Pedro/Petrus Zai (anche Chay. Ma questo era solo l’ultimo atto di una caccia all’uomo che si protraeva da mesi. Fujian ed Huguang: «In caso [i funzionari] pensino che questo sia un ordine d’arresto generico e formale a causa dei ritardi accumulatisi nel caso. Dunque. traduzione dal «清高宗實綠 Qing Gaozong shilu». 1739-1806) – il suo nome alla nascita – aveva vissuto e studiato nel Collegio dei Cinesi di Napoli dal 1761 al 1767. non è ancora stato catturato. questo era il nome battesimale del fuggitivo. all’italiano Pietro. sembra che in Guangdong i funzionari locali abbiano posto una taglia di tremila taels d’argento sulla testa di Cai. II. che sono penetrati nelle provincie per propagare la loro religione.

fratello germano del nostro missionario Apostolico Paolo Zai». aveva completato gli studi al Collegio già nel 1750 circa. La comunità locale conta attualmente circa 300 cattolici. Madrid 1958. Macao. APF. quando il cattolicesimo era già una setta fuorilegge. Per certo. ancor oggi popolato dal lignaggio della famiglia Cai. Veniva da una famiglia che si era convertita da tempo. allora vescovo di Cava. i. Emiliano Palladini (1737-1793) conferma la parentela: v. 1717-1887. Non era il primo della sua famiglia ad intraprendere il lungo viaggio dalla nativa Cina a Napoli: suo fratello maggiore Paolo (Cai Wenan 蔡文安. 3 89 . Adolfo Tamburello (a c. della Congr. Cina) per aver confermato l’esistenza del villaggio di Lindong. Liber collegialum et aggregatorum. Pietro nel ministero Apostolico». in ACGOFM. 1720-1782). e dopo aver pronunciato i voti il 3 febbraio del 1765. infatti. vol. Misiones dominicanas en China (1700-1750). Pietro fu battezzato nel 1742 «nella terra di Lintung [Lingdong 嶺東] della città di Lunghi hien [Longqi xian 縣. 59. f. contea]» dal prete cinese Mattia Fu di Xinghua (Fujian). Università di Xiamen. Sul Palladini v. Napoli 1995. 8r: «il Collegiale Pietro Zai. Giovan Battista Cai e Maria Siu (Xu?). Pietro Maria Cai Ruoxiang era nato nel giugno del 1739 nella contea di Longqi 龍溪. dopo quasi undici anni nella città partenopea3. affidata in seguito ai domenicani spagnoli e poi parte del vicariato apostolico del Fujian verso la fine del Seicento. vol.e. 80-81. di P. sappiamo che i genitori di Pietro. 2. di). SOCP. pp. 8-9 ottobre 1993. e Zhangzhou 漳州 era una antica missione dei gesuiti fin dal tardo periodo Ming (prima metà del Seicento). non lontano da Xiamen (Amoy). 4 Ringrazio il Dr. Francesco D’Arelli. e Risposta alla memoria del Sig. Pietro arrivò a Napoli il 19 maggio del 1761.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 89 Eugenio Menegon nità e dei rischi che l’educazione nel Collegio offriva ai propri alunni. e fece la vestizione al Collegio il 26 luglio dello stesso anno. Francisco Pallas OP5. nella provincia meridionale del Fujian 福建. Libro della recezione de Collegiali alla prima pruova. Emiliano Palladini (1737-1793) congregato della Sacra Famiglia. nella quale quest’ultimo si riprometteva «d’istruire pratticamente suo fratello D. erano cattolici. ed è assai probabile che anche Pietro vi giungesse all’età di 21 anni circa per simili ordini del vicario di allora. Atti del Convegno: Lauria. Zhang Xianqing 張先清 (Istituto di Antropologia. 1773. procuratore della Sacra Congregazione de Propaganda Fide a Macao. Proc. 1771. dove viene citata una lettera di Paolo Cai dall’Huguang dell’agosto 1771. f. 21r. La contea di Longqi si trovava ai confini dell’antica prefettura e attuale città di Zhangzhou. probabilmente agli inizi del periodo Qing. Suo fratello Paolo Cai era stato inviato a Napoli dal vicario apostolico Pedro Sanz OP (16801747). MH 23-4. in data 29 gen. Anche se la differenza in età tra i due (19 anni) sembra notevole. 5 Lettera del 1743 da Sanz a Paolo Cai (ricevuta a Napoli nel 1745). La missione cattolica in Cina tra i secoli XVII e XVIII. sacerdote secolare educato dai missionari delle Missions Étrangères de Paris nel loro seminario in Siam4. citata in José Maria González. Il 26 marzo 1762 fu confermato nella chiesa del Collegio da monsignor Niccolò Borgia.F. il Libro della recezione de Collegiali e una lettera del procuratore di Propaganda Fide. 30 gennaio 1772.

Emmanuel Ma Provinciae Cantonensis Annorum 26 et Coll. quae spectant ad Collegium Sacrae Familiae Neapolis.rio. alias Guo Dongchen 郭棟臣]. in Michele Fatica. 415-485). liste di vocaboli latini con traduzioni cinesi e note di grammatica latina : v. pp. Clemente XIII. Francesco D’Arelli.ae Familiae Neapolis pro missionibus in imperio Sinarum: D. Sfortunatamente in APF non vi è traccia del verbale completo dell’esame. Negli anni di formazione al Collegio. approvato. Atti del Colloquio Internazionale di Napoli. Historia (Matteo Ripa. 6 90 . siccome da lettera del nostro Missionario D. ACGOFM. Franciscus Zen Provinciae Xensi Annorum 28 et Coll. qui se gessit optime». Congr. La missione cattolica in Cina tra i secoli XVIII-XIX . e il Liber collegialum et aggregatorum …. P. mese ed anno fu ammesso nel nostro Collegio con l’altri Collegiali. D. Januario Fatigati et Josepho Jaccarino examinatoribus/ In. 19-2 Miscellanea. f. 299-355). P. 467-480). MH. Sulla formazione dei collegiali. Praedicabilia (pp. SC. Ringrazio Michele Fatica per questo riferimento. Elenchus alumnorum. di Paolo Zai in particolare.ne di Propaganda Fide per la Cina» era sul piede di partenza per la missione7. Venne ordinato prete nel 1767. Provinciae Huguam. oltre a ricevere educazione teologica e filosofica. mese. Linguistica (pp. qui se gessit optime. 1757-1809.pti Alumni Collegij S.13. Batta. ed in detto dì. Della Provincia Fochien [Fujian] della città di Ciancu [Zhangzhou 漳州] da 7 anni in Collegio. Leoni. alunno del Collegio dei Cinesi ricevette la tonsura e gli ordini minori il 21 aprile 1765 nella stessa chiesa dalle mani del Borgia. nel mese di giugno dell’anno 1739. assieme a tre compagni. 26r-v: «Die dominico 10 Maij Anni 1767/ Examinati fuerunt coram SS. vol.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 90 Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡若祥.mo D. Fu battezzato nella terra di Lintung della città di Lunghi hien della provincia Fuchien dal missionario Sig. nota a fronte: 1743. Il 21 Aprile 1765 nella nostra chiesa dal detto Ill. PP. domenica 10 maggio. Petrus Zai Provinciae Fochien Annorum 27 et Coll. 1767. vedi APF. III. Congregato e Segretario: «Nel suddetto dì. Il 26 marzo 1762 il suddetto Collegiale nella nostra chiesa fu confermato dall’Ill. 1739-1806). D. 13. Mario Marefusco Sec. Pietro Zai d’anni 28. a RR. Chang-hai [Shanghai] 1917. vol. suo Padrino D.mo Mgr. et a RR. Il manoscritto contiene: De quaestione Rituum. pp. 8 Ne fa fede uno zibaldone formatosi nel tempo con note manoscritte di diversi collegiali. 7. Nota degli Alunni attualmente esistenti nel Collegio della Sacra Famiglia di Napoli. Mattia Fù nell’anno 1742. v. Registro dell’esame de Missionarj. e formata dal prefetto di Propaganda Cardinal Giuseppe Maria Castelli. 10.mo Card. dal segretario della Congregazione Mario Marefoschi. 7. pp. nota di Michele Galdo. Di più fò fede che a 26 luglio 1761 fu vestito degl’abiti soliti darsi agl’altri Collegiali. Annorum 26 et Coll.co a Caprarola. qui se gessit optime. nato da Gio. SC. Pio Maggiore Lieu. mantenere il suo cinese. 7 Sul suo esame. Fran.PP. D. Pietro venne esaminato a Roma con ottimi risultati da una commissione d’esame presieduta dal papa in persona. Pietro dovette studiare il latino. e da Maria Siu cattolici. Collegio dei Cinesi della Sagra Famiglia in Napoli. decreta et documenta. 8r. v. 67r. già Missionario Apostolico esaminato. Barnaba Xang. dove troviamo documenti sulla questione dei riti. ff. fratello germano del nostro missionario Apostolico Paolo Zai.mo ac R. divenuto vescovo d’Aversa6. Napoli 1999. Collegi Vari. N. Giacomo Letizia.ro et E. Borgia Vescovo di Cava.li Castelli Praefecto nec non R. Per la nota in italiano. qui se gessit optime. 2-3. e apprendiamo che in quello stesso anno. f. (pp.co Dugnani. ed anno [19 maggio 1761] giunse ancora il Collegiale Pietro Zai. e spedito con Patente della Sac. Leggiamo in una nota scritta poco dopo che «… D. 11-12 febbraio 1997. Fran. Non ancora è stato confermato. Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi. e apprendere della questione dei riti e della posizione [Giuseppe Maria Kuo. di). 1-297). D. Ad usum Pauli Zai Fukiensis. Cerboni. Francesco D’Arelli (a c. in APF.mo Mgr. e da Gennaro Fatigati e Giuseppe Jaccarino del Collegio di Napoli. 195-266. I cinesi del Collegio della Sacra Famiglia di Gesù Cristo di Napoli: dal Ritus vestiendi alla partenza per le missioni di Cina. Borgia Vescovo d’Aversa è stato ordinato di prima tonsura ed ordini minori». da alcuni esaminatori esterni.

di). 51. cit. 53). troviamo ventisei lettere del nostro. no. e coprono il periodo tra la sua partenza da Napoli nel 1767 e l’ultima fase della sua vita (dal 1785 al 1804). Le lettere di Pietro Cai Le lettere sono tutte scritte in latino. si conserva negli archivi della Città Proibita a Pechino (Archivio Storico Numero Uno della Cina. si conservano cinque copie ottocentesche di sue lettere (codice Missioni. lettera di Pietro Cai. Alcuni altri suoi rapporti originali si rinvengono pure nella corrispondenza ordinaria di Propaganda (per esempio nella serie delle Scritture Originali della Congregazione Particolare delle Indie Orientali e Cina). 357. p. con istruzioni ad un destinatario sconosciuto riguardanti il viaggio da lui compiuto con alcuni missionari stranieri per incarico del procuratore di Propaganda nel 1784. 清中前期西洋天主教在華活動檔案史料 Qing zhong qianqi Xiyang Tianzhujiao zai Hua huodong dang’an shiliao. e probabilmente vi sono altre sue lettere sparse in archivi ecclesiastici e governativi. vol. Bernward Willeke. Imperial government …. v.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 91 Eugenio Menegon ortodossa da tenere in Cina attraverso gli scritti raccolti dal fondatore Matteo Ripa8. indirizzate da diversi luoghi ai procuratori della missione propagandista in Cina. scritte ai superiori del collegio napoletano tra il 1767 e il 1803. infine. Tutto questo era in preparazione al suo viaggio e missione in Cina. 91 . Una lettura attenta di questo piccolo corpus fornirebbe senza dubbio dettagli sulla vita quotidiana delle missioni. L’unica lettera in lingua cinese di Pietro Cai che ho potuto rintracciare (probabilmente una copia clericale di un originale). e sulle difficoltà finanziarie in cui si dibattevano continuamente i missionari nativi propagandisti. 270.. dove si sta preparando al viaggio transatlantico attraverso il porto di Cadice con destinazione le Filippine. Tra le carte della Procura di Canton-Macao-Hong Kong negli archivi di Propaganda a Roma si conservano altre venticinque lettere a nome di Pietro Cai. e nove a nome di Giovanni Maria Ly. ed è stata pubblicata di recente9. Nell’archivio storico dell’Università di Napoli “L’Orientale”. III. alla busta no. Zhongguo diyi lishi dang’anguan 中國第一歷史檔案館). Questa collezione contiene numerosi memoriali connessi al nostro Pietro Cai. 15. p. catturata dalla polizia imperiale durante la campagna anticristiana del 1784-85. i cui eventi sono riflessi nel buon numero di lettere di Pietro conservate negli archivi. Un’altra 9 中國第一歷史檔案館 Zhongguo di yi lishi dang’anguan (a c. doc. quando assunse il nuovo nome di Giovanni Maria Ly per evitare ulteriori problemi con la giustizia imperiale. da Madrid. Qui mi limiterò ad utilizzarle per ricostruire i movimenti di Pietro Cai nel corso dei suoi anni di peregrinazioni tra Europa ed Asia. Beijing 2003. 1. Nell’Archivio della Curia Generalizia dell’Ordine dei Frati Minori a Roma. La prima lettera di Pietro al superiore del Collegio risale al settembre 1767. Esse attendono di essere studiate in dettaglio. tre anni prima della morte.

Hilario Ocio. Le sue dure posizioni in materia di riti. Pietro lascia la colonia lusitana il 12 ottobre 1769 per il Fujian. Madrid 1967. ff. pp. e riferisce di spese di viaggio e di debiti incorsi durante una sosta del viaggio a Batavia. 1771. 31 ottobre 1770. vol. commettendo il reato di sollicitatio ad turpia. 321-322. inc. busta 15. Misioneros dominicos en el Extremo Oriente. onde partirà per Houguan [Huguang] in compagnia del sig. Pallas ha raggiunto la missione cinese nel 1757. Macao.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 92 Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡若祥. usura e assegnazione al ministero pastorale. di). vol. 10 92 . rapporto di Emiliano Palladini. Pallas crea negli anni seguenti grande subbuglio nel vicariato12. 1 dicembre 1767 (Madrid) e 8 ottobre 1769 (Macao). SOCP. 12 Biografie piuttosto agiografiche di Pallas in José Maria González. 1. 541-551. corrispondente all’attuale Djiakarta in Indonesia. La popolazione cristiana locale per lo più si schiera dalla parte degli scismatici. Pietro riceve l’ordine di recarsi subito nel nativo Fujian per sbrigare un’incombenza delicata per Propaganda nella regione di Fuan 福安. già cinquantenne. egli deve occuparsi di una faccenda poco piacevole nella piccola comunità di frati domenicani spagnoli e cinesi di Fuan. La lettera seguente è di due anni dopo. da cui rientrerà solo un anno più tardi. A complicare le cose intervengono scandali sessuali: Pallas e i suoi collaboratori apprendono in confessione da donne locali che alcuni degli scismatici hanno abusato di loro. portano ad un vero e proprio «scisma» tra un gruppo di missionari spagnoli di lunga esperienza e domenicani cinesi nativi del Fujian da un parte. senza alcuna esperienza di Cina. in AUNO. e non è ritornato che a 18 del presente ottobre [1770]. oltre a visitare la famiglia nella parte meridionale della provincia. Professore di diritto canonico al Collegio di Santo Tomás di Manila. che si recano nella missione dell’Huguang 湖廣 (antica provincia formata dalle odierne provincie centrali di Hubei 湖北 e Hunan 湖南). accuse di simile Lettere di Cai al superiore del Collegio dei Cinesi del 9 settembre 1767 (Madrid). e l’arrivo a Macao nell’ottobre 176910. 1739-1806). e il vicario e alcuni nuovi arrivati dall’altra. 57. Uomo rigido e legalista. sede dell’antica missione dei domenicani di Manila e del locale vicariato apostolico. il 18 ottobre 177011. alunno del Collegio dei Cinesi lettera di inizio dicembre rivela che si trova ancora a Madrid. A differenza dei tre compagni di viaggio collegiali napoletani. 104v: «D. Nel 1753. 7. 11 APF. dopo un penoso viaggio di 18 mesi dalla Spagna. come consuetudine un nuovo vicario apostolico è stato nominato da Roma tra i membri della provincia dominicana di Nostra Signora del Santissimo Rosario delle Filippine nella persona di Francisco Pallas OP (1706-1778). la città coloniale olandese nell’isola di Giava. Manila 2000. Secondo un rapporto del procuratore di Propaganda a Macao. da Macao. Zen». troppo avanti negli anni per apprendere bene la lingua locale. al nord della stessa provioncia. Altre sue lettere contemporanee menzionano il passaggio da Manila. In questa guerra di veleni e interrogatori segreti. Historia de las misiones dominicanas de China. f. 102r-112r. Durante quell’anno di permanenza. Emiliano Palladini. Pietro Zai a’ 12 di ottobre dell’anno passato [1769] partì di qui per andare a sua casa. Eladio Neira (a c. pp.

57. Il vicario Pallas lo definì immediatamente uomo di «poche abilità e talento».. 90r-v. Emiliano Palladini. Pedro Meu [= Miao 繆] de Santa Rosa OP (?-1797)14. e non tardano a raggiungere Roma. Cai trasmette la lettera del maestro generale ad un altro scismatico. che si occupa «d’istruire pratticamente suo fratello D. che motivo d’istruire pratticamente suo fratello D. SOCP. SOCP. 1771. promettendo in cambio di inviare «annue pezze 15 di soccorso caritativo» alla sua famiglia15. Devesi però avertire che D. apprendiamo che è allora con Paolo. p. 30 gennaio 1772. e lontano dal suo nativo Fujian. e professò come domenicano nel convento di Santo Domingo della stessa città nel 1744. proveniva da una antica famiglia cattolica della regione di Zhangzhou. in data 29 gen. f. invece. Nel 1770. Paolo richiede costantemente di poter essere trasferito nella sua «patria». onde sembrar meglio farlo restare in sua casa». ff. 1771. 93 . Historia de las misiones …. vol. lettera di Pietro Cai a Emiliano Palladini. Proc. datata 27 ottobre 1768.F. Le lettere del procuratore Emiliano Palladini fanno spesso riferimento al comportamento problematico di Paolo.. f. Conclusa la sua ambasceria. rilevando che i cristiani locali non lo avrebbero mai lasciato partire. e discendente del famoso convertito Yan Mo 嚴謨 del tardo periodo Ming. 19r. essersi ad esso alterata alquanto la fantasia. 15 APF. 1773. di P. vol. 27 novembre 1770. Emiliano Palladini. cit. Historia de las misiones …. nota 33. cit. Nel corso del 1754 si recò alla missione assegnatagli a Gu-ting-chieng (?) e più tardi fu nella missione di Fuan. lo vuole mandare nelle missioni dello Shaanxi e Shanxi. Pedro Miao (Meu) de Santa Rosa raggiunse la missione di Fuan nel corso del 1759. 29 gennaio 1771. un voluminoso carteggio si è già accumulato negli archivi di Propaganda. nella contea di Fuan. 434. Memoria pel Sig. Da una lettera del 1771. 59. v. 13 Pedro Yan (Nien o Ngien) de Santo Domingo (1728-1797). con pochi «rozzi» cristiani che parlano altro dialetto. José Maria González. e che probabilmente i suoi memoriali a Roma sono stati ignorati. legge al domenicano cinese Pedro Ngien [= Yan 嚴] una lettera del maestro generale dell’Ordine. 59. nella quale il superiore ordina al missionario scismatico di recarsi immediatamente a Manila in attesa di istruzioni13. Palladini. Pedro si recò a studiare nel Collegio di San Juan de Letrán a Manila nel 1737. 423-24.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 93 Eugenio Menegon natura contro il vicario apostolico stesso vengono ben presto lanciate dagli scismatici. pp. José Maria González. Cai rientra a Macao. incluse petizioni in cinese firmate da centinaia di cristiani locali in difesa dei loro pastori. e di lì si reca alla missione assegnatagli nell’Huguang. Simone Ciao mi disse. differirebbe per ora l’andata alla sua patria: e che quando averà dato sesto alle necessità domestiche. A causa di una dura repressione governativa della missione del Fujian in quegli anni. Francesco Zen. Più tardi. Pietro Cai raggiunge il 9 febbrario 1770 il villaggio di Muyang 穆陽. Risposta alla memoria del sig. 21r: «D. e perfino da parti neutrali. . Macao. vol. dove suo fratello Paolo lo attende. SOCP. Paolo Zai con sua del mese d’Agosto 1771 mi scrisse. 16 APF. assieme ad alcuni confratelli. Macao. 427. Juan Thomas de Boxadors OP (generalato 17561777). Scontento di vivere in una zona povera e montagnosa della Cina. della Congr. 298. Yan si oppone all’ordine. per cui spesse volte fà delle stravaganze. Pietro sembra essere un più docile soggetto. Macao. rientrò in Cina attraverso Macao solo nel 1753. vol. ritornarebbe a Huquang. era figlio del martire cristiano Antonio Yan Dengguan 嚴登觀 (?-1764). e nella casa del cristiano Raymundo Fung [= Feng 馮] Ngi. Pietro nel ministero Apostolico. 14 APF. v. D. con libelli e lettere delle due parti. 1773.

in una situazione economica sempre precaria. lettera di Pietro Cai a Gennaro Fatigati. Nella casa del procuratore si sono riuniti in segreto dieci missionari propagandisti. e ritorna a Canton. Imperial government …. divenuta la sua base di operazioni. Te-cheng-e 特成額.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 94 Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡若祥. Viaggia all’interno per organizzare il viaggio. 7. come il suo successore Marchini. alunno del Collegio dei Cinesi Pietro nel ministero Apostolico»16. si convince che costui sia il traitAUNO. Ricercato dalla polizia imperiale Questo stato di relativa pace viene infine interrotto dai fatti del 1784. La prima lettera diretta ai superiori napoletani dalla residenza missionaria dell’Huguang. Genovese di nascita. i quattro vengono scoperti ed arrestati il 27 agosto 1784 nello Hubei. La faccenda si fa seria. cui l’imperatore aveva concesso nel 1781 di risiedere nella capitale del Guangdong. Das Archiv der Missionsprokur. vol. pp. In quegli anni. Pietro si dedica alla cura dei pochi cristiani della zona. e di farli scortare da cattolici cinesi. alla Congregazione di San Giovanni Battista. 17 18 94 . cit. p. dove rimane dopo la partenza assai circospetta dei missionari e delle loro guide cinesi. come vera zizzania17. Il nostro missionario viene richiamato in quell’anno a Canton da un nuovo procuratore di Propaganda. Huguang. 19 Bernward Willeke. Pietro osserva che «la missione assegnatami gode di uno stato di pace» («missio mihi signata gaudet statu pacis») anche se apostati «antichi e moderni» disturbano di tanto in tanto i cristiani locali. nota anche come quella dei «Battistini»: Josef Metzler. che iniziano una rocambolesca fase nella vita di Pietro. IV. e far sì che raggiungano la meta incolumi. Dopo aver scartato un itinerario attraverso lo Shandong per mancanza di barcaioli.. di). in Aldo Gallotta. Il governatore-generale mancese dello Huguang. fu procuratore di Propaganda Fide dal 1781 al 1785. Appartenne. busta 15. è quello di preparare l’itinerario di viaggio di quattro francescani italiani verso le provincie di Shanxi e Shaanxi. monsignor Francesco Giuseppe della Torre (1732-1785)18. Ad eccezione di nuovi materiali archivistici e citazioni di fonti primarie che specificherò nelle note. e trasferiti a Pechino. Pietro decide di mandare i missionari attraverso l’Huguang. dipendente dagli scarsi fondi inviati dai procuratori di Macao. 6 agosto 1781. la narrativa dei fatti del 1784-85 offerta nelle pagine seguenti è basata sulla ricerca esaustiva di Bernward Willeke. pronti a raggiungere le loro missioni all’interno. 1v. Ad ottobre l’imperatore in persona chiede una investigazione su possibili connessioni tra questi occidentali e una rivolta musulmana allora scoppiata nel nord-ovest del paese. La conoscenza dell’Asia e dell’Africa in Italia nei secoli XVIII e XIX. t. f. Ugo Marazzi (a c. Nel 1781. a Macao19. Il ruolo di Pietro. come prete nativo. è del 1777. come consuetudine. 1739-1806). inc. 19 nota 7. Gli interrogatori dei cinesi coinvolti rivelano che l’organizzatore del viaggio è tale Cai Bo-duo-lu. I. cui rimando il lettore interessato. anzichè. II. anno in cui morì in carcere a Pechino. 93-95. Sfortunatamente.

Non perdete tempo e non siate negligenti. Molti lavoratori cinesi. Il cannoneggiamento convince il commissario che la faccenda potrebbe esplodere in una caso diplomatico più fastidioso. non vi è traccia di lui. dopo una ispezione cursoria dei monasteri cittadini fatta per placare i cinesi. Imperial government…. 20 Bernward Willeke. 95 .. Ma nel frattempo. 7a7b. questi si è trasferito nella casa del procuratore delle Missions Étrangères di Parigi. La situazione si fa imbarazzante per le autorità locali cinesi. e la caccia all’uomo comincia in tutta la provincia. Nel frattempo. 70. negano sia in città. Il governatore del Guangdong minaccia allora un embargo sulla città. p.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 95 Eugenio Menegon d’union con i ribelli musulmani. impauriti. e ordina l’estradizione del fuggitivo entro ventiquattr’ore. e un suo ritratto sia stato fatto circolare nella regione. e ora deve essere nascosto a Macao. e ben presto la città patisce per mancanza di vettovaglie. ma questo non placa i funzionari cinesi. Qualche giorno dopo. e ripara segretamente a Macao il 26 settembre 1784. Perchè non è stato arrestato? Quest’uomo conosceva bene i barbari. traduzione dal «Qing Gaozong Shilu 清高宗實綠». ancora ignari della presenza del fuggitivo. e bombardano un’imbarcazione sospettata di lasciare la città carica di cereali. Tutti dovranno stare in piedi durante la sua visita appositamente studiata per impartire una lezione di umiltà al governo coloniale. così che possa essere arrestato e mandato a Pechino per essere processato e punito. L’imperatore. … Trovate il modo di scovarlo. le autorità cinesi ci riprovano. Le autorità cinesi sospettano la cosa. in vesti occidentali. Ordini sono immediatamente impartiti in Guangdong per l’arresto di Cai. Quando ha visto che gli arresti si stavano allargando. e il commissario si ferma in un tempio fuori Macao. Pietro sfugge per miracolo alla cattura nella casa di un farmacista cristiano a Canton. Malgrado vi sia una taglia sulla testa di Cai. Il commissario giudiziario di Canton alla fine di ottobre annuncia di voler visitare Macao e richiede una seduta speciale del Senato. con arresti di cristiani locali. I Portoghesi rifiutano di aderire a queste condizioni. dopo aver catturato il barcaiolo che ha trasportato Pietro al convento francescano. I Portoghesi. ignaro come i suoi funzionari del fatto che Cai sia un prete. con una richiesta di estradizione immediata. dev’essere scappato in Guangdong. cit. lasciano la colonia. ed inviano due funzionari al Senato della colonia portoghese. L’embargo viene applicato. juan 1216. pp. i Portoghesi passano a maniere forti per rompere l’embargo. Il Senato risponde di non avere giurisdizione sui sudditi cinesi. dove viene ospitato nel convento dei francescani. e poi al convento degli agostiniani. Requisiscono una cargo di riso. si fa impaziente. per evitare la sua fuga20. e così tuona in un editto del 14 novembre 1784: 蔡伯多祿[…]係此案要犯。何以至今未獲。該犯素與夷人熟識。見緝拏緊急。自必 仍逃往廣東。或竟在澳門藏匿。[…]飭屬嚴密設法踩緝務獲。解京審辦。毋得日久 疎懈。致令遠颺。 Cai Bo-duo-lu … è un importante colpevole in questo caso. e questi ritorna a Canton a dar relazione al governatore.

Viene ricercato nello Hubei. nuovi emissari del governatore del Guangdong visitano Macao.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 96 Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡若祥. Imperial government…. Malesia ed Indonesia Apprendiamo da lettere scritte da Cai e dalle autorità ecclesiastiche goane che dopo essere giunti in India. Le conseguenze. p. senza risultato. si sono fatte sentire anche nei circoli commerciali cinesi e stranieri delle «fattorie» di Canton. all’oscuro della partenza di Cai per l’India e sferzate dagli ordini imperiali. The chronicles of the East India Company trading to China. Apparentemente. e vi imbarcano Pietro Cai e il catechista ricercato Bartolomeo Xie. i Portoghesi decidono infine di approfittare della presenza in porto della nave reale Fidelissima. portoghese e spagnolo. Assicurato dai Portoghesi che Bo-duo-lu non è nella loro città (questa volta non mentono!). il governatore comunica infine a Pechino che Cai è scomparso. la decisione viene presa su consiglio del nuovo vescovo di Pechino. le autorità portoghesi non vogliono guai col governo imperiale cinese21. p. Dunque. dove i francescani sono stati catturati. i due si impegnano per iscritto a non rientrare mai più a Macao. sfidando i governi degli imperi cinese. V.. e AUNO. Piuttosto che cedere. Cambridge.000 taels d’argento come punizione per non aver saputo controllare i movimenti di Pietro Cai e dei suoi complici nella regione di Canton22. Alexandre de Gouvea (1751-1808). cit. al governatore di Goa.. che hanno l’incombenza di gestire i traffici con gli occidentali. Intanto. In risposta all’editto imperiale del 30 aprile 1785 citato all’inizio di questo saggio. spaventati dalla piega degli eventi. 9 marzo 1787. Ovviamente. rettore del seminario reale di Rachiol. 107. busta 15. pronta a salpare per Goa. Dal novembre 1785. i fuggitivi vengono ospitati a spese della corona portoghese nel seminario reale di Rachiol. Bernward Willeke. La fuga in India. che lasciano finalmente la Cina la notte del 30 novembre 1784. e nel suo nativo Fujian. cit. I potenti mercanti del monopolio di stato cinese (conosciuti come Hong). continuano la ricerca del fuggitivo sul territorio cinese. in portoghese con traduzione italiana. 1739-1806). 7. 66 nota 74. il governatore del Guangdong fa un ultimo tentativo di scovare Cai a Macao. pregano il Senato di consegnare Cai. Dovrà ingegnarsi da solo. in particolare nella contee di Longqi e Fuan. Pietro non ha speranza di rientrare in Cina con l’appoggio dei Portoghesi o di altre potenze occidentali. 1929. da Hosea Ballou Morse. alunno del Collegio dei Cinesi Alla fine di novembre. le autorità imperiali perdono interesse nei suoi confronti. inc. nei pressi di Goa. lettera di Romualdus Ansaloni. 22 Bernward Willeke. 21 96 . In contropartita. Imperial government…. p. le autorità cinesi. 71. allora a Canton e in viaggio verso la capitale. con un nuovo embargo. Anche gli spagnoli gli vietano il passaggio a Manila. e ispezionano il monastero degli agostiniani. hanno dovuto sborsare nel febbraio 1785 una multa di 120. in effetti. I mercanti cinesi di Macao. Goa. e la caccia si interrompe. cit.

e desidera tornare alla sua missione. che si sta recando a Pondichéry per la sua consacrazione25. 234v. cit.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 97 Eugenio Menegon Intanto. p. tale Montignes. 97 . 25 Adrien Launay. Ibidem. riassunto del segretario: «Piermaria Zai scrive che il Governatore di Goa non gli vuol dare il permesso di partire da quel porto. 266-267. oltre ad un timore che il fuggitivo metta i Portoghesi di nuovo in imbarazzo in Cina. Temendo per l’incolumità dell’equipaggio e anticipando una possibile espulsione da Malacca (Melaka nell’odierna Malesia. come si trattasse di due individui diversi. obbligandolo a trattenersi per insegnare la lingua cinese. deuxième partie 1658-1913. Cai preferisce un’altra opzione: proseguire il viaggio con il vicario fino al «regno 23 V. monsignor Arnaud-Antoine Garnault MEP (1745?-1811). il nuovo nome che usa per confondere chiunque possa intercettare la sua corrispondenza. Pietro continua a scrivere ai procuratori di Propaganda a Macao. 24 [Giuseppe Maria Kuo. f. E a confondersi sono pure gli storici. offre al nostro Pietro Cai un passaggio su un piccolo vascello diretto a Canton. allora un porto olandese e tappa obbligata attraverso gli stretti). Anche negli archivi. Ma adesso si firma per lo più Giovanni Maria Ly. siano occidentali o cinesi. Elenchus alumnorum. senza una data precisa24. Le motivazioni addotte dalle autorità di Goa per trattenerlo sembrano speciose. onde supplica di qualche raccomandazione all’Arcivescovo di Manila». Proprio a causa di questo cambio d’identità alcuni studiosi hanno perduto le sue tracce a Goa. e forse nascondono una gelosia istituzionale verso Propaganda. Paris 1916. Mémorial de la Société des Missions-Étrangères. che spera di ottenere la licenza per mezzo di quel mons. Fortunatamente. Pietro diviene insofferente della vita inoperosa a Goa. India. Cai incontra il nuovo vicario apostolico del Siam. e già ne hanno scritto alla Regina di Portogallo gran cose. riassunto del segretario: «Piermaria Zai soggiunge aver avuto per risposta da quel Mons. e richieste di raccomandazione a Manila e altrove23. decreta et documenta ….. SOCP. per esempio. 235v. secondo Launay. con notizie sui suoi tentativi di rientrare in Cina. pp. l’arcivescovo di Goa e il governatore gli chiedono di diventare istruttore di cinese nel seminario di Goa oppure in quello di Macao: ma egli non può accettare simili incarichi senza permesso dei superiori. in APF. e l’hanno creduto morto in India: l’Elenchus Alumnorum dei collegiali di Napoli curato da Giuseppe Maria Kuo (1917). Arcivescovo di portarsi a Manila. perchè pensano di valersi di lui per insegnare nel nuovo seminario di Macao. Egli però non potendo accettare questo carico senza una espressa facoltà di questa Sacra Congregazione si rimette veramente al di lei arbitrio». mentre un mercante francese locale. Garnault fu consacrato vescovo a Pondichéry il 15 aprile 1787. dove potrà trattenersi con sicurezza. per esempio una lettera di Pietro Cai a Propaganda da Goa (Collegio di Rachiol). 3. Arcivescovo [di Goa] che il Governatore non gli vuole in maniera alcuna accordar la licenza di partire. Cai e il vicario passano per Cochin (in Kerala. Il rettore del seminario. una data che contrasta con le date dei movimenti descritti nelle lettere di Cai. la corrispondenza firmata da Giovanni Maria Ly si trova separata da quella di Pietro Cai. allora un forte olandese). f. semplicemente lo dice morto e sepolto a Goa. alias Guo Dongchen 郭棟臣]. 16 maggio 1786. finchè la Sacra Congregazione disponga altrimenti di lui. 1787-88. Ripartono di lì il 12 maggio 1787 e raggiungono Pondichéry il 4 giugno: il catechista Bartolomeo Xie procederà per Manila. vol. 65. alla Congregazione a Roma e ai superiori di Napoli.

e imbarcarsi su navi commerciali siamesi dirette in Tonchino. da solo. Si reca. da Madrasta. cit. f. o forse direttamente per Xinghua (Fujian). ff. dove da un anno si ritirò con tutti i suoi cristiani. ha in mente di recarsi a Batavia. dunque. il 9 dicembre 1787. pianifica di utilizzare la fitta rete di trasporto privato di persone e merci che sosteneva l’economia tra la Cina meridionale (in particolare il Guangdong e il Fujian). Ancor oggi. 65. Aggiunge che conduce in sua compagnia D. 1739-1806). di dove spera recarsi ad un porto sulla costa orientale della penisola malese. Timoroso di venire intercettato dai pirati. Pietro Zai. Dopo essere rimasto a Malacca fino al 12 febbraio di quell’anno. Era stato nel 1785 a Canton come assistente di monsignor Della Torre. ospite di un cattolico siamese di nome «Francisco de Lobo». per non vivere ozioso. vicino alla nativa Zhangzhou. Cai scrive al procuratore Marchini con notizie fresche sui suoi spostamenti. 19 luglio 1787. Evidentemente questi piani debbono essere cambiati nei mesi a venire. Giovan Battista Marchini. da Batavia. Il 16 giugno 1788. convenientemente. 270r: lettera di Pietro Cai a Propaganda. Apprendiamo da una lettera al nuovo procuratore di Propaganda a Macao. da cui però è ripartito in poco tempo. vicino al confine cinese. Queste destinazioni rivelano che Cai. 29 giugno 1789. Archivio Procura Macao. lettera firmata da Giovanni Maria Ly (alias Pietro Cai). come il suo predecessore era membro della Congregazione di San Giovanni Battista. nota 34. datata 28 gennaio 1788. Cai ha deciso di lasciare la città a causa dei sospetti che lo circondano per la sua fuga dalla Cina. f. vol. raggiunge finalmente Batavia il 3 giugno 1788. Vicario Apostolico del Siam scrive d’essere stato consacrato a Pondichery. Nel frattempo. 27 APF. Qui si mette in contatto con conterranei del Fujian. p. a Marchini. da Madrasta. vol. 29 APF.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 98 Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡若祥. 1787-88. che Cai si è nel frattempo recato con il vicario all’isola di Penang («Pulopinang» oggi Pulau Penang). trasferì nuovamente l’ufficio del procuratore a Macao. a nord di Pondichéry) da dove vorrebbe partire per Macao o le Filippine: ma i capitani gli rifiutano il passaggio per timore che i governatori Portoghesi o spagnoli li puniscano27. non avendo egli potuto ottenere di portarsi in Manila. darà assistenza al vicario nel ministero della comunità cattolica cinese dell’isola di Penang26. 271r-v e 274r-v [sic]: Lettera di Pietro Cai a Propaganda. 65. Bernward Willeke. all’isola di Giava. Nel luglio 1787 Pietro si trova a Madrasta (Madras. 28 APF. quattro o cinque giorni di distanza a dorso d’elefante («per operam elephantis»). 16 giugno 1788. da Malacca. 1r. 1787-88. Lo stesso Zai scrive. 276v. alunno del Collegio dei Cinesi di Queda» (l’odierno stato malese di Kedah). per assistere ai Cinesi del suo Vicariato. e quindi trovare un passaggio per Chaozhou (Guangdong). 1r-v. Nel 1786. Imperial government…. APF.. Di lì. se ne andava con Monsignor Garnault». divenendone poi il successore. e organizza il suo ritorno in patria per la fine di luglio29. lettera firmata da Giovanni Maria Ly (alias Pietro Cai) a Marchini. per arrivare a Malacca il 15 dicembre. oggi Chenai. SOCP. che non essendogli mai riuscito di poter entrare nella missione assegnatagli. i cinesi della Malesia e dell’Indonesia considerano come loro patrie ancestrali le regioni di Chaozhou e del Fujian meridionale28. Mentre è a Madras. e le colonie cinesi d’oltremare dell’Asia sud-orientale. 26 98 . 24. ff. Archivio Procura Macao. f. 28 gennaio 1788. e che ora ritorna in un’isola del regno di Queda. SOCP. viene trattato benevolmente dal frate cappuccino francese «Fra’ Ferdinando» e rimane in compagnia di monsignor Garnault. Marchini. ibidem. sommario del segretario: «Monsignor Garnault. carica che ricoprì a lungo.

decreta et documenta …. pp. 34 Informazioni sui suoi due ultimi anni in ». da Hanzhong. ff. lettere firmate da Giovanni Maria Ly (alias Pietro Cai) a Marchini. Cai dichiara che la sua missione conta circa seimila cristiani. apparentemente. causa di difficoltà continua al suo ministero. dove però. Hanzhong. 13 giugno 1804. 20 giugno 1802. Archivio Procura Macao. Secondo [Giuseppe Maria Kuo. 26 giugno 1801. ff. citate 30 99 . a Canton. ff. 1r-2v. da Hanzhong.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 99 Eugenio Menegon VI.. dove si impegna a combattere «superstizioni locali». 1r-v. 14 novembre 1788. lettera firmata da Giovanni Maria Ly (alias Pietro Cai) a Marchini. 1r-v. La morte lo raggiunge nel 1806. Il ritorno da clandestino in Cina La seguente lettera al procuratore lo vede già in Cina: scritta il 14 novembre 1788. 1r-2v. Le cose sembrano migliorare col tempo: nel 1797. Paris. Siao Zai (?). provincia dello Shaanxi 陝西). 27 dicembre. alias Guo Dongchen 郭棟臣]. rivela che gli acciacchi della vecchiaia stanno avvicinandolo alla morte: si lamenta di essere sovente malato. vol. ma le lettere di Cai suggerirebbero invece che quest’ultimo fosse ancora in vita nel 1791. 1797. ma ringrazia pure per l’invio di cioccolato e di un orologio da taschino33. Ma all’inizio del nuovo secolo. Elenchus alumnorum. Nel 1805 una nuova campagna governativa anti-cristiana voluta dal nuovo imperatore Jiaqing 嘉慶 – il cui regno copre l’arco di tempo 1796-1820 – lo costringe a cercare rifugio a Macao. 33 APF. datata 13 giugno 1804. lettere firmate da Giovanni Maria Ly (alias Pietro Cai) a Marchini. 234-235. Cai apprende nel 1801 dell’occupazione napoleonica di Roma e dello stato di guerra in Europa. dove si era recato per affari della missione34. La sua ultima lettera al procuratore Marchini. Kian In sub Fozen hien (?). 1r-2v. apprendiamo dei suoi progressi nel nuovo incarico: Cai collabora con il confratello alunno del Collegio di Napoli Simone Ciao (趙西滿. ibidem. 1818-1823. dove si recherà in incognito attraverso le provincie di Huguang e Sichuan30. la missiva contiene l’accettazione di un nuovo incarico in una missione all’interno del paese. 1722-?) nel territorio di Hanzhong. e chiede l’invio di nuovi preti nativi da Napoli31. Archivio Procura Macao. da Hanzhong. che contribuiscono alla miseria della missione e in qualche caso alla morte violenta dei suoi cristiani32. Simone Zhao/Ciao sarebbe morto nel 1788. e riporta al tempo stesso di rivolte locali e di carestie in Cina. lettera firmata da Giovanni Maria Ly (alias Pietro Cai) a Marchini. 1r-v. 1791. 31 Ibidem. Séminaire des Missions-Étrangères. IV 4. ff. 32 APF. cit. le sue lettere riflettono tempi grami sia in Europa che in Cina. pp. ibidem. ff. non si trattiene a lungo a causa della sua notorietà. Di lì a qualche anno. 16 febbraio. Hanzhong (漢中. Ibidem. 2-3. ff.

però. malesi. pensò d’attraversare la penisola malese a dorso d’elefante. fino alla morte a Canton di nuovo reduce da una campagna governativa anti-cristiana. Oggi si parla spesso di globalizzazione: uno sguardo all’archivio dell’antico Collegio de’ Cinesi offre prezioso materiale per riscostruire la partecipazione di italiani e cinesi ad una globalizzazione ante-litteram. caratterizzata da povertà di mezzi. Possiamo certamente stupirci della tempra di Pietro Cai. alunno del Collegio dei Cinesi VII. attraverso il prisma delle vitae di uomini come Pietro Cai. tutto suggerisce una vita in continuo movimento. potrebbe sembrarci piena di opportunità eccezionali per un suddito dell’impero cinese nel secolo XVIII. fu invitato ad utilizzare una imbarcazione francese da Pondicherry. il suo ritorno penoso per mare in Cina. delle idee e delle merci che si estendeva dall’Europa all’America e all’Asia. Il lungo viaggio di Pietro e la sua residenza a Napoli. le sue peripezie nella missione e la sua fuga in India ed Asia sud-orientale per sfuggire alla polizia imperiale. ci appare anche satura di miserie. 1739-1806). Conclusione La vita di Pietro Cai. ma al tempo stesso solcò le acque asiatiche su giunche cinesi. Pietro Cai viaggiò su vascelli spagnoli e portoghesi. ad una circolazione delle persone. e che utilizzava circuiti non solo europei. indiani.Parte 5:Catalogo 4-07-2013 14:09 Pagina 100 Ricercato numero uno: la vita avventurosa tra Europa ed Asia di Pietro Zai (Cai Ruoxiang 蔡若祥. e sfuggì alla polizia imperiale sui traghetti fluviali nella Cina meridionale. alunno del Collegio dei Cinesi. in special modo di quelli cinesi. siamesi. ma anche da una ferrea volontà di proseguire nella missione affidatagli. ma anche asiatici: cinesi. Al tempo stesso. Per lo storico è di maggior interesse e più vasto significato osservare la partecipazione dei missionari. 100 . o tonchinesi.

un vico della quale oggi porta il nome del dotto canonico Cagnazzi che qui si ritirò. Una volta venuti in possesso della villa. intorno ai primi anni del secolo XVIII. 1 Raffaele D’Ambra. infine. Da casa palaziata a complesso religioso: il collegio dei Cinesi in un rilievo inedito del 1729 in Alfredo Buccaro (a c. unico difetto il suo isolamento dalla città per la mancanza di strade carrozzabili che la rendevano raggiungibile solo a piedi o in portantina. i padri cercarono di adattarla alle loro esigenze. Maria Rosaria Guglielmelli. conservò la caratteristica pianta a «C rovesciata». duchessa di Boiano. e successivamente. 2 Per la successione delle diverse proprietà e le relative fonti documentarie. senza particolari stravolgimenti. a Santa Francesca Romana. lo aveva ceduto agli Olivetani2. non eran quelle predicate alle turbe». Benedetto Valdarano. Tra i primi la principessa di Gallicane. Nel 1689 vi era subentrata Vittoria Capano. assieme al monastero. Napoli 1991. avvicendati numerosi proprietari. essa era quanto mai adatta ad essere destinata a residenza extracittadina per ricche famiglie napoletane. nel 1696. 287-290. Severo si monta ai Pirozzoli. di). .Arte e storia nella chiesa e collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi UGO DI FURIA Studioso di storia dell’arte I. e fraternità. duchessa di Mesagne. anche per la favorevole esposizione a mezzogiorno e la salubrità del luogo. la chiesa era dedicata. così detti per un’antica villa de’ signori di tal cognome. pp. operandovi alcune modifiche. a sua volta. Severo. Edificata in luogo ameno per la felice posizione sul punto più alto e panoramico del borgo dei Vergini. duca di Noja. dopo aver trasformato in convento una fabbrica di uso civile. costruita presumibilmente agli inizi del XVII secolo. Fu probabilmente questo il motivo per cui vi si erano. che. v. poi. poiché vide che l’odierna libertà. Gli Olivetani vi si erano insediati una ventina di anni prima. che. commento alla tavola XC (S. seguita da Beatrice Folliero. diversi membri della famiglia Carafa. Cinesi): «Di lato alla chiesa di S. fra cui Carlo. Il sito e le trasformazioni del complesso nel tempo Quando nel 1729 Matteo Ripa acquistò dagli Olivetani il complesso religioso ubicato sulla collina dei «Pirozzoli»1 per utilizzarlo come sede della Congregazione della Sacra Famiglia. dal 1655 per circa 40 anni. in meno di un secolo. Napoli 1889. Il Borgo dei Vergini. uguaglianza. Napoli Antica. tra le quali la realizzazione di un porticato munito di loggia sul lato meridionale del complesso. Benedetta Maria de Angelis e.

con piedi…di pigne e 3 Una descrizione del complesso prima della sua destinazione a convento olivetano è nell’atto di vendita alla duchessa di Mesagne del 2 gennaio 1689 siglato dal notaio Andrea Damiano. curatore dell’edizione del 1792 della guida di Carlo Celano (Delle notizie del bello. Sulla particolare amenità del sito si sofferma anche Salvatore Palermo. mentre quella relativa alla sua trasformazione in complesso religioso è contenuta nell’atto di vendita al Ripa del 1729. e di campagna: gode di un aere saluberrimo: e se avesse modo di potersi ampliare in fabbrica (giacché luogo ne tiene spaziosissimo) potrebbe accogliere un assai maggior numero di Congregati. e da Carmela Fedele. 11. a cura di Salvatore Palermo. scorgendosi dalla medesima tutto il nostro cratere.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi La vista che vi si godeva doveva essere superba. pp.. Collegiali. fruttato di diversi frutti. 165): «La casa finalmente è amenissima con vedute di Città di mare. cart. 193-197. dell’antico e del curioso della città di Napoli per gli signori forastieri.. e le nostre belle campagne. quarta edizione. e altri luoghi deliziosi alla vista…. pp. Napoli 1792. anche Giuseppe Sigismondo nella Descrizione della città di Napoli e suoi borghi. 15) «si entra in un atrio grande scoperto bislungo a destra dell’edificio con alcuni piedi di agrumi». La zona dei Cinesi. apre tutt’oggi da Salita Cinesi Raccolta piante e disegni. giornata VII. raccolte dal canonico Carlo Celano napoletano divise in Dieci Giornate. ed universal profitto del Clero. nucleo originario dell’Istituto Universitario Orientale.» 102 . e Convittori in gran vantaggio della Religione. Il Borgo dei Vergini.…è situata in luogo amenissimo. Napoli 1991. e de’ Prossimi». di). così come annotato dall’atto di vendita al Ripa3: «…si gode la maggior parte della città con vista di mare. Entrambi i documenti sono riportati da Maria Rosaria Guglielmelli. da alcuni ambienti del piano ammezzato si accede in un altro giardinetto molto più grande «diviso in quattro quadri. sottoscritto dal notaio Nicola Marciano. v. Napoli 1789. per lo più coltivati a frutteto: dal portone di accesso dalla via vicinale (la «Porta Maggiore» che si Pianta topografica del quartiere Stella del 1813 in ASNa. pp. e di monti. 287-290. Dalla stessa fonte apprendiamo poi che il tutto era allietato da una serie di giardini. cit. seguitando a linea di detto portone si ritrovano a sinistra undici pilastri con base di piperno… e una loggia che mira a mezzogiorno… da dove si vede la maggior parte della città…». p. Da casa palaziata a…. in Alfredo Buccaro (a c. 56-57: «La Casa poi.

Albina Arpaia. pp. vi era un «Giardino d’ Agrumi» che occupava l’area compresa tra la fabbrica olivetana e quella domenicana di S. Restituta nel duomo. 262 e 273. inoltre. S. La difficile accessibilità del sito venne attenuata dalla realizzazione. pp. Matteo Ripa. Maria della Stella. le motivazioni sono anch’esse contenute nel succitato documento di vendita: il sito era raggiungibile «senza comodo di carrozza e molto difficilmente per essere lontana dalla città ed essendo luogo aspro per la salita»…. mentre il successivo dì di Pasqua. Allievo di Dionisio Lazzari. fu architetto. Della sua attività napoletana si ricordano tra l’altro i lavori in S. degli Indiani e di altre nazioni infedeli. si estendeva il «Giardino Maggiore». 5 Sulle vicende relative alla realizzazione delle rampe ed al contenzioso conseguentemente sorto fra i padri della vicina chiesa di S. posto sulla destra dell’ingresso principale della fabbrica. composta da sacerdoti secolari preposti ad educare i seminaristi cinesi e i giovani convittori provenienti da famiglie agiate. cit. Giuseppe dei Ruffi e del Gesù delle Monache. almeno all’inizio. Ma la modifica certamente più impegnativa fu la costruzione della chiesa. Maria Egiziaca a Pizzofalcone. L’opera di Arcangelo Guglielmelli. con accesso dal «quarto mezzano». verso nord con accesso dal «Cortile Maggiore» e dalla «Via Pubblica» (l’ingresso secondario da Vicoletto dei Cinesi oggi murato). governato dalla Congregazione della Sacra Famiglia. anche sulla base di un documento che attesta una sua perizia per la costruzione di un muro divisorio. S. benedisse la chiesa e le nuove campane. Carlo all’Arena. delle rampe fra piazzetta S. disposte a pagare una retta di sei ducati mensili. 283-285. Non molte dovettero essere. che venne eretta intorno al 1710. Napoli 1990.. a non molti anni dall’acquisto ed a lavori non ancora ultimati (da poco erano stati completati i dormitori). inoltre la zona era mal frequentata in quanto «abitata da minuta gente e di poco decoro». conseguente all’acquisto nel 1714 di un terreno appartenuto al vicino monastero domenicano di S. Architettura napoletana tra Seicento e Settecento. Ma la costruzione Giosi Amirante. accompagnato da cinque cinesi e dai primi congregati della comunità religiosa da lui fondata ed alla quale diede il titolo di Sacra Famiglia di Gesù Cristo. circa trent’anni più tardi. con l’aiuto di Domenico Borgia e della principessa di Sannicandro. alle facciate di S. infine. sempre a Napoli. 4 103 .Ugo Di Furia cisterne…» Al termine del porticato è annotato nella pianta allegata all’atto di vendita. di). disegnatore e scultore. Eppure. Maria della Sanità4. in Alfredo Buccaro (a c. La sistemazione delle rampe dei cinesi come compromesso tra la proprietà religiosa e pubblica utilità. monsignor Mattia Ripa. Non conosciamo l’architetto che la progettò. Antonello a Port’Alba. Il giorno 16 il fratello. tuttavia è stato ipotizzato l’intervento di Arcangelo Guglielmelli. e la grande sala della Biblioteca dei Gerolomini (oggi sala Vico). le modifiche apportate alla costruzione. S. uno «spiazzato con spalliera di agrumi» a monte del quale. Severo e quelli del Collegio dei Cinesi v. acquistò la fabbrica per 6300 ducati con atto notarile del 7 aprile 1729 e vi si trasferì il successivo 14 aprile. Matteo Ripa vi officiò la prima messa. Il Borgo dei Vergini. di forma rettangolare. gli Olivetani decisero di sbarazzarsi della loro casa di villeggiatura ai Pirozzoli. operò a S. Maria della Sanità. sfruttando un lungo atrio scoperto. Rosariello alla Pigna. Severo e la salita dei Cinesi. Nasceva così il Collegio dei Cinesi. che resero il percorso finalmente carrozzabile5.

in seguito al real decreto del 12 settembre 1869. dell’ingres- Michele Fatica. Dal Monastero degli Olivetani all’Ospedale Elena d’Aosta. Le sedi dell’Istituto Universitario Orientale. l’edificio venne trasformato in quello che sarà poi la definitiva destinazione: l’Ospedale Elena d’Aosta8. fu invece innalzato per creare un raccordo con quest’ultimo. determinò una serie di trasformazioni che a poco a poco finirono per stravolgere il primitivo complesso. 6 7 104 . soprattutto per volontà del Pio Monte della Misericordia. che nel frattempo l’aveva ottenuto in enfiteusi. Nel 1910. Dopo essere stato nel frattempo aggregato ai Collegi Riuniti delle Opere Pie. non ospitando che poche vecchie suore insieme ad una scuola municipale7. oggi Hotel Ranieri. già ai primi anni del secolo successivo cadde quasi in abbandono. in pratica definitiva. p. 14. ricavato dal viale d’accesso all’ex villa Fiorita (fino a non molti anni fa proprietà del Pio Monte della Misericordia. trasformando il Real Collegio Asiatico in Regio Istituto Orientale6. ancora oggi visibile sotto la rampa omonima. al quale si aggiunse quello dell’Ecce Homo per le orfane dell’epidemia di colera del 1884. il Collegio dei Cinesi. pp. Napoli 1975. La Salita dei Pirozzoli – odierna Via Cagnazzi – venne tagliata in due. Nel 1896 i locali vennero utilizzati provvisoriamente come ospedale militare per i feriti della guerra coloniale abissina. Il secondo tratto. E soprattutto. In seguito fu acquistato dalle suore della Congregazione di S. A quasi un secolo e mezzo di distanza dalla sua fondazione. che qui vi tennero un conservatorio di fanciulle. mutò il nome in Reale Collegio Asiatico di Napoli. Nel dopoguerra verrà infine creato l’attuale ingresso da via Cagnazzi 29. La prima conseguenza di tali mutamenti fu l’abbandono della vecchia sede e la vendita del complesso al demanio. e di fatto anche la Congregazione della Sacra Famiglia. 5-16. con l’isolamento del tratto occidentale che va verso la strada e il cavone di S. che la destinò ad ospizio per anziani). che confermava la parziale laicizzazione dell’istituto avvenuta di fatto già l’anno precedente. Vincenzo Onorati. Notizie sulla Quadreria del Pio Monte della Misericordia in Napoli. 8 La gestione dell’ospedale da parte del Pio Monte della Misericordia cesserà nel 1971: Maria Grazia Rodinò di Miglione. una nuova legge soppresse in maniera definitiva il collegio missionario.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi del Corso Napoleone (attuale Corso Amedeo di Savoia) tra il 1807 e il 1809 dovette certamente stravolgere i rapporti fra il borgo ed il resto della città. Ma anche questa nuova destinazione ebbe vita breve. destinato inizialmente agli infermi cronici. privandolo così del bellissimo panorama a mezzogiorno della città. Gennaro dei Poveri. Napoli 2002. si venne a determinare la parziale tompagnatura del porticato e la chiusura del suo ultimo tratto. nel 1888. nuovi volumi di fabbrica occuparono le aree destinate a giardino. Napoli 1911. con la realizzazione del laboratorio di analisi. L’insediamento del nuovo nosocomio. Rosa dell’Arte della lana. ad est del Corso. Oltre alla creazione di superfetazioni. oggi visibile solo dai piani alti. E non molti anni dopo. ma l’accesso diretto dal Corso Amedeo di Savoia e la chiusura. dopo essere stato riconosciuto ente morale alle dipendenze del Ministero della pubblica istruzione.

Al centro dello scudo coronato.. l’edificio svolge oggi principalmente funzioni di poliambulatorio dell’ASL Napoli 1. utilizzata in precedenza come cappella ospedaliera e chiusa al pubblico dopo il sisma del 1980. inteso come via coperta. cit. attraverso un secondo portone posto dopo la prima campata. à Paris 1743-1759. campeggia una croce con ai piedi i simboli della passione (i chiodi e la corona di spine) che emerge dal globo terrestre avvolto dal fuoco della fede. 13 V. fossero vissuti come ambienti esterni al Collegio e quindi in qualche modo pubblici. sostenuto ai lati da una coppia di angeli e circondato da decorazioni fitomorfe. versa oggi in stato di grave abbandono. a tutt’oggi. mentre ad ovest vi è l’accesso. la descrizione che ne fa Louis Moréri in Le Grand Dictionnaire Historique. oggi chiuso. del quale occupa il lato settentrionale. pur rendendo più agevoli i collegamenti. nei registri contabili dell’Archivio dell’Istituto Universitario Orientale (AUNO). Il porticato. La zona dei Cinesi…. Nel bordo la frase evangelica: Ite in universum mundum. Carmela Fedele. di cui si parlerà più in avanti. lo isoleranno definitivamente dall’antico borgo9. in cui particolarmente interessanti sono gli affreschi che ne ricoprono la volta. Il sagrato.Ugo Di Furia so primitivo da Salita Cinesi 15. Il suo tratto occidentale venne chiuso per ricavare nuovi ambienti da destinare all’ospedale. si originano due nastri che scendono sul mondo. La chiesa. si accede ad un androne che conduce al resto del complesso. è formata da basoli in pietra. pp. Ai lati della scena i due caratteri Sheng 聖 e Jia 家 indicanti in cinese la Sacra Famiglia. Superata la metà di quest’ultimo. tome VI. II. come da una fiamma. sulla destra. prospiciente alla Salita dei Cinesi. che fungeva contemporaneamente da sagrato e da atrio per l’intero complesso10. ou le Mélange curieux de l’histoire Sacrée et Profane. in perfetta continuità con il borgo circostante. è formato da undici pilastri ed è praticabile fino all’androne. pp. Abolito in anni recenti l’ospedale. 11 Il secondo portone è attualmente sormontato dallo stemma del Pio Monte della Misericordia. Dal centro della croce. che collaborò all’esecuzione degli affreschi per la grande sala della Biblioteca dei Girolamini progettata dal Guglielmelli. Ad est di esso si apre il portone principale dell’Istituto. sui quali si legge la scritta volo ut accendatur («voglio che sia acceso»). Che il sagrato ed il portico. si conservano tracce di una collaborazione del Malerba con il Real Collegio. identici a quelli delle strade vicine. pittore finora poco studiato. 193-197.884-886: sub voce Congrégation de la Sacrée Famille de Jésus-Christ. rappresentano lo stemma della confraternita ideato verosimilmente dallo stesso Ripa13. Eseguiti presumibilmente nella prima metà del XVIII secolo da un pittore ignoto12. Infatti. il portico e l’androne La chiesa della Sacra Famiglia è preceduta da un cortile quadrangolare. 12 Potrebbe trattarsi di Francesco Malerba. al già menzionato porticato11. tompagnato in modo parziale per permettere il passaggio di luce attraverso i sottarchi. è testimoniato dalla loro pavimentazione che. 9 10 105 .

un pappagallo ed un falco. in atteggiamento giocoso. Predicate il Vangelo ad ogni creatura». 457-458. 15. una civetta. Fra di essi alcuni animali. Due di essi agitano delle banderuole. pp. Fortemente suggestivi ed in parte di oscuro significato gli affreschi illusionistici dipinti ai lati della volta. Iconologia. un ibis. riedizione del testo originale edito a Roma nel 1603. sotto forma di mascheroni che soffiano in altrettante otri.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi praedicate evangelium omni creaturae («Andate in tutto il mondo. sei putti. in rappresentazione delle quattro parti del mondo14. attraversati da una finta ringhiera a colonnine al di sopra della quale appaiono seduti o appoggiati. i due centrali sono intenti a salutare dall’alto i passanti e l’ultima coppia sembra indicare con la mano la giusta via. anch’essi in numero di sei: un’aquila. Agli angoli. Marco. curata da Piero Buscaroli. 16). i quattro venti principali. Su due cartigli che spiccano dall’apice inferiore dello stemma si leggono le parole vi non vincitur («con la violenza non si vince»). I mascheroni sono deco- 14 Cesare Ripa. Milano 1992. 106 . un cane.

/ Templum sub faustis Jesu Christi Familiae auspiciis dicatum / Ann. M. è tra l’altro autore del busto di Vito Fornari. Nella prima. nel cui centro si inserisce un medaglione Giuseppe Sigismondo. 28. Carolo VI. collocata «sulla porta della chiesa» (forse era dipinta nel medaglione a volute ancora esistente. 54-55.O. molto più recenti. Una terza. 290). Luca. Pecunia / Suppeditante Imperat. P. Antonio Galatola. eseguito dallo scultore molfettese Leonardo De Candia16 nel 1714. Le ultime due. nato nel 1791. Guida d’Italia. datate 1910 e 1911 ricordano l’importante ruolo svolto nella fondazione dell’ospedale da parte del Pio Monte della Misericordia e del prefetto napoletano marchese Francesco de Seta. preceduto da una scalinata composta da sette gradini e sormontato da un timpano spezzato.M. oltre alle lapidi. eseguito nel 1911 e posto nella Villa Comunale di Napoli (TCI. benefattrice della Congregazione17. 15 107 . Presenta una volta a botte decorata da lacunari e. posta «prima di entrare nell’atrio su d’una specie di arco» era scritto: Sacrae Iesu Christi Familiae / quo Siriis [sic!]. Apost. Gennaro (1858). La chiesa La facciata è a doppio ordine. In quello inferiore si apre il portale. elencano i governatori. è posto un busto di marmo raffigurante Matteo Ripa.. Aerae ⊂I⊃Ι⊃⊂⊂Χ Χ ΙΧ . Indis Aliisque Infidelibus Regionibus / Facilius Christiana fides Inferatur. Domini MDCCXXXII. p. Rege censum annuum / ……………. nel quale ai lati si apprezzano due belle porte con battenti lignei dipinti di fattura ottecentesca. 10. Risultano invece scomparse due iscrizioni in latino citate dal Sigismondo un tempo poste all’ingresso15. entrò nella Confraternita il 1 maggio 1810 e fu superiore dal 1833 fino alla morte. Descrizione della città… cit.Ugo Di Furia rati con cartigli pressoché illeggibili (solo in uno sembra di poter distinguere le parole evangeliche hoc fac et vives («fa’ questo e vivrai». 17 Le quattro lapidi tombali. dalla parabola del Buon Samaritano). probabilmente coeva alle prime due. Due di esse. pp. sono di Marianna (1860). conserva un semplice altare marmoreo. menziona i benefattori del nosocomio. III. membro di spicco della famiglia. A destra della chiesa una porticina laterale dà accesso ad una cappella funeraria costruita nel XIX secolo per contenere le tombe della Famiglia Galatola. Al centro del sagrato. Nella seconda. A lungo adibita a cappella mortuaria dell’ospedale. Nello stesso androne. Christ. 16 Nato a Molfetta (Bari) nel 1878 e morto nel 1959. su una alta base quadrangolare. attualmente è ridotta a deposito. soprintendenti e commissari succedutisi dalla fondazione fino al 1970. et Plagarum / Illarum Neophiti Praesbiteris Saecularibus in Sacros / Mustas [sic!] Formentur Benedicti XIII. Giuseppe (1859) ed Antonio (1854). sono murate alcune lapidi. al centro del timpano spezzato che sovrasta l’ingresso): D. suamque in fidem recipiente Congregatio ac Collegium Ann. Milano 2002. mentre all’interno di ciascuna otre ricompare in piccolo il globo con la croce. tutte in stile neoclassico. abate filosofo anch’egli molfettese. come ricorda una scritta posta nel lato sinistro in basso dello stesso. Napoli e dintorni.

posto all’inizio della navata sinistra. indurrà il D’Ambra a definirla «imperfetta» e a considerare la chiesa «non molto bella. come si è già detto. Delle notizie del bello… cit. essendosi dovuta adattatare. 20 Subito dopo però aggiunge: «è essa chiesa nondimeno bastevolmente grande. La navata è conclusa da un presbiterio circolare absidato. per la cupola nel mezzo della croce fatta quasi a semivolta grandemente ammattita che la rende di poca luce»20. separato dal primo per mezzo di una doppia cornice aggettante. con semplici ornati a chiaroscuro. L’interno della chiesa18. e assai pulitamente tenuta. ma piccola. La parte relativa al Collegio dei Cinesi. separati da un cornicione dentellato. Napoli 1856-60. il Chiarini riprese quasi integralmente le notizie fornite da questo autore per aggiornare la vecchia guida del Celano: (Carlo Celano a cura di Giovan Battista Chiarini. posto anch’esso fra lesene e sormontato da un timpano triangolare terminale. ad angoli arrotondati. Da casa palaziata a …. Ha nel dinnanzi un atrio che la fa’ ridente. p. per l’eminente sito dove si trova collocata»: Raffaele D’Ambra. e dilatamento dell’ardua sì. Napoli 1855. è pubblicata in Maria Rosaria Guglielmelli. il vano centrale quadrato. ad uno spazio predeterminato.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi a volute. presenta una pianta rettangolare che non subirà modifiche negli anni a venire. I libri contabili della Congregazione. I. Dalla prima descrizione che possediamo. completato dal coro a semicerchio. che si raggiunge dall’interno del complesso. 148. conservata in AUNO. tutti caratterizzati da contorni curvilinei.. dell’antico e del curioso della città di Napoli. La cupola a semivolta che ricopre il vano centrale. è caratterizzato da un ampio finestrone rettangolare. i grossi risalti delle volte. Notizie del bello. anche se piuttosto inadeguata nelle dimensioni (Carlo Celano. ai lati due coppie di lesene. ad aula unica. V. Descrizione della città di Napoli e delle sue vicinanze in XXX giornate a cura di Gaetano Nobile. 164): «La Chiesa fu aperta nel 1729 è bella. dallo stesso ambiente si può accedere anche alla ex sagrestia. a prevalente sviluppo lungo l’asse longitudinale. fortemente aggettante. tutti inediti. queste ultime sono intonacate di bianco e lilla. conservati nell’Archivio dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” che ha sede nello storico palazzo Du Mesnil di Via Chiatamone. p. a cura di Salvatore Palermo. Diverso invece il giudizio del Palermo che la definisce bella. de Blasio e corredata da una dettagliata pianta del complesso olivetano19. riporta- Per l’accesso alla chiesa oggi viene utilizzato l’ingresso secondario. dopo aver attraversato un ambiente moderno che funge da sala di attesa di un ambulatorio. 18 108 . siccome il resto della casa. 288. Achille de Lauzières. ed inframmezzati da ampi finestroni. fu curata dal D’Ambra. e che risulta schiacciata dalla presenza di un alto lanternino. 216-220). compresa nel capitolo dedicato al quartiere della Stella. spezialmente in riguardo de’ continui Esercizj di devozione della Consulta della Casa. Il secondo ordine. è preceduto e seguito da due ambienti di forma ellittica. Qualche anno dopo. la quale deve pesatamente regolarsi colle rendite. e divota. pervenuta attraverso una foto tratta da un disegno originale perduto. vol. fig. p. pp. che per mezzo della fervorosa pietà de’ fedeli vorrà la Divina Provvidenza far concorrere alla conservazione. vol. ma profittevole impresa». 19 Una riproduzione della pianta. dietro l’altare maggiore. riportata in una perizia effettuata dal tavolario del Regio Sacro Consiglio M. Le pareti interne sono dipinte ad imitazione di marmi policromi ed adornate con pilastri polistili su cui si impiantano. cit. 662. è bene evidente la successione tipicamente barocca di vari ambienti.

che collaborò ai lavori di numerosi beni immobili del Collegio dal 1749 al 1782. 39. che conservò la carica fino ai primi anni del secolo successivo. come da nota». vol. p. e 206v. con due pagamenti di ducati 21 e grana 54 in data 19 giugno 1797 e di ducati 31 e grana 42 in data 8 ottobre 1798 (AUNO. 32. grana 1. così del materiale. Carlo Celano. 40 per tanti pagati a Crescenzo Trinchese marmoraro. i lavori per le chiese napoletane dei SS. 4) «a 30 giugno 1775 ducati 6. tarì 6. Si conservano. alcune attestazioni di pagamento per «Ignazio Chiaiese riggiolaro». collaborò con Nicola Tagliacozzi Canale alla realizzazione di Palazzo Trabucco in Via Toledo: Franco Strazzullo (a c. a cura di Salvatore Palermo. Marcellino e Festo. f. per Banco dello Spirito Santo. alto patrizio nonché magistrato. grana 1. Roma 1970. 24 Nacque a Trani il 6 maggio 1700. La più importante è quella di Matteo Ripa. ormai quasi illeggibile. che del magistero per li lavori di marmo fatti nella nostra chiesa giusta la misura del nostro Regio Ingegnere D. 35. Luigi di Palazzo). dettato da D. 179. I. uno de’ primi Socj di esso Fondatore. Dizionario Bibliografico degli Italiani. 23 Come riporta il Palermo. grana 1. morto nel 1779 a ottant’anni24. Divenne vescovo di Cava dei Tirreni nel 1751 e di Aversa nel 1765: Gaspare De Caro. Sono pochissime le notizie sul Cimafonte. ff. 3) «a 31 dicembre 1772 ducati 102. f.). membro della celebre famiglia di «riggiolari» che operò a Napoli (in rivalità con l’altrettanto celebre famiglia Massa) per tutto il XVIII secolo. figlio di Domenico. 22 Nel 1772 lavorarono al pavimento della chiesa il «marmorario» Crescenzo Trinchese e il «riggiolaro» Ignazio Attanasio. pertanto i primi e certamente più significativi anni di vita della chiesa restano privi di documentazione per ciò che riguarda le opere che vi furono realizzate. forse membro della omonima e più celebre famiglia di marmorai. avvenuta nel 1795. grana 1 e tarì 5 per la «costruzione del nuovo coretto. infatti. Tra i conti di fabbrica più interessanti contenuti in archivio ci sono i pagamenti al regio ingegnere Pietro Cimafonte. f. Soggetto per altro ben conosciuto nella Repubblica Letteraria per le sue dotte. vol. tarì 19. e nella strada di Chiaia. Il pavimento della navata è a quadrelli di marmo bianco e grigio. e schietto epitafio. cit. Napoli 1982. 2) «a 30 settembre 1772 ducati 105. uno dei primi collaboratori del Ripa. f. 246 v. cosparso da diverse lapidi tom22 bali . Documenti. à complimento di ducati 145 e grana 26 per importo. 729-730. tarì 3 per tanti pagati à Crescenzo Trinchese Marmoraro per aver fatto la lapide nuova di marmo bianco sopra la prima sepoltura della nostra chiesa giusta il certificato del Regio Ingegnere». Purtroppo i superstiti e inediti libri maggiori e di esito della congregazione partono dalla seconda metà degli anni ’40 del Settecento. relativi a lavori eseguiti presso una casa di proprietà sita nella rua Catalana per ducati 24 e grana 25 (AUNO. A metà degli anni ottanta subentrò nell’incarico Salvatore Cimafonte (il figlio?) ed alla morte di quest’ultimo. Caterina da Siena e S..). per Banco e polizza nostra ad Ignazio Attanasio mastro riggiolaro per prezzo di tutti li quadrelli e riggiole poste in opera nel pavimento di nostra Chiesa per la misura del Regio Ingegnere Cimafonte».): 1) «a 31 maggio 1772 d. S. restando in attività fino alla metà di quello successivo (tra le loro opere sicuramente documentate. Carlo Nardi. polizza di nostra Congregazione pagarla a Crescenzo Trinchese. il testo dell’epigrafe fu dettato da Carlo Nardi. divenne ingegnere della Congregazione Antonio de Sio (AUNO. p. 304r. vescovo di Massalubrense AUNO. Liborio Pisano. 193v. Negli stessi archivi esistono anche documenti che attestano una collaborazione fra la confraternita e Ignazio Chiaiese. 12. pp. 31. Delle notizie del bello …. vescovo di Cava e poi di Aversa. 21 109 . Pietro Cimafonte». 280 v. e de’ primi Preti della Congregazione. 97v.Ugo Di Furia no in data 30 aprile del 1766 una spesa da parte dell’istituzione di ducati 436. Più indietro ritroviamo quelle di alcuni illustri congregati come Niccolò Borgia. vol. posta di fronte all’altare maggiore nel 174623.). vol. di). in conto de lavori di marmo fatti nella nostra Chiesa. vol. e v. 164: «In essa chiesa à piè dell’Altar Maggiore è sepolto il medesimo fondatore Ripa con quello breve. 38. come attestano i seguenti documenti di pagamento (AUNO. vol. vol. Settecento Napoletano. ed erudite stampe». e finestroni fatti di nostra chiesa»21.

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morto nel 1756 e Francesco Saverio Maresca morto nel 1855, al quale è dedicata anche una stele posta alla base del pilastro alla sinistra dell’ingresso25. Nulla sappiamo delle opere esistenti in chiesa all’epoca degli olivetani. È probabile però che già vi fossero alcuni elementi decorativi e dell’arredo, come si evince dal citato documento notarile in cui si definisce la chiesa «tutta ornata di stucchi con tre altari, coro in noce, orchestra e confessionali»26. Quando Matteo Ripa celebrò la prima messa nel giorno di Pasqua del 1729, fece mettere in venerazione una piccola statua lignea dell’Immacolata Concezione che gli era stata donata nel 1709 da fra’ Giovanni, superiore e parroco del villaggio di Bagumbay presso Manila, nelle isole Filippine. La statuetta era stata sfregiata dai pagani ed era priva di un dito; per tale motivo la volle intitolare Regina dei Martiri e le attribuì poteri taumaturgici27. Essa risulta da tempo dispersa, così come molte altre opere una volta conservate in chiesa28. Ai lati dell’ingresso, addossati alla controfacciata, vi sono due bassorilievi ottocenteschi di marmo raffiguranti: a sinistra, Mosè che fa sgorgare l’acqua dalla rupe e a destra un altro episodio della vita di Mosè di oscura interpretazione; le sculture facevano da dossale per due acquasantiere a forma di conchiglia in marmo bardiglio, trafugate assieme a molte altre opere d’arte nella notte fra il 24 e il 25 ottobre 198929. Nei pilastri della cupola, al centro della navata, sono collocate, ognuna all’interno di una nicchia, quattro statue in rame raffiguranti S. Giuseppe, S. Gioacchino, S. Anna e S. Elisabetta. Secondo il
Francesco Saverio Maresca (1809-1855) trascorse gli ultimi 15 anni della sua vita in Cina, dove scelse il nome di Ma Zixiu 馬自修. Oltre ad aver ricoperto l’incarico di amministratore della diocesi di Nanchino, nel 1847 divenne vescovo titolare di Sola: Michele Fatica, Le sedi… cit., p. 15. In chiesa sarebbe stato sepolto anche il duca di S. Teodoro Tommaso Caracciolo, morto nel 1765 (Francesco Ceva Grimaldi, Memorie storiche della città di Napoli dal tempo della sua fondazione fino al presente, Napoli 1857, p. 485), del quale però non abbiamo individuato la tomba. 26 Maria Rosaria Guglielmelli, Da casa palaziata a …, cit., p. 288. 27 Francesco Ceva Grimaldi, Memorie Storiche …, cit., p. 483. L’autore riferisce anche che improvvisamente, nel 1837, «si trovò la statuetta miracolosamente cresciuta di un dito». 28 La sua presenza in chiesa è documentata dal Palermo (Carlo Celano, a cura di Salvatore Palermo, Delle notizie del bello …, cit., p. 164) che la colloca «in una Cappella al corno dell’Epistola», ma verrà ignorata dalle guide successive. Non ve n’è traccia nelle schede più antiche della chiesa compilate a cura della soprintendenza alle Belle Arti intorno agli anni ’30 del ‘900. La conosciamo nel suo aspetto originale, prima che vi fossero aggiunte una serie di figure di contorno, grazie ad un disegno eseguito in epoca imprecisata e stampato a scopo devozionale su un’immaginetta di cui esistono ancora diversi esemplari, pubblicata in Michele Fatica, Le sedi …, cit., p. 14. 29 Già nell’aprile del 1984 era sparita dalla cantoria della chiesa una tela del XVII secolo, copia da Raffaello di una Visitazione. Nel corso della stessa notte, oltre alle due acquasantiere, ne fu rubata una terza dalla sagrestia; furono inoltre sottratti alcuni crocifissi, una poltrona da cerimonia in legno dorato del XVIII secolo con lo stemma della congregazione e due coppie di putti in marmo dai due altari laterali. Il 1 gennaio dell’anno seguente ci si accorse della mancanza di cinque dipinti (Sacra Famiglia, Fuga in Egitto, Episodio della vita di S. Giuseppe, Cristo e la Maddalena e un Ritratto di Matteo Ripa) e di alcuni oggetti liturgici: Fabio Maniscalco, Ugo Di Furia, Furti d’autore, Napoli 2000, pp. 105-106.
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Sigismondo30, esse furono eseguite su disegno del Solimena, notizia ripresa successivamente dalla maggior parte delle guide napoletane31. Il dato è attendibile in quanto il Solimena, al pari di altri pittori attivi a Napoli tra i secoli XVII e XVIII (come ad esempio Paolo De Matteis, Francesco De Mura, Giacomo del Po) eseguì modelli per sculture in materiale vario, in particolare busti reliquiario d’argento: del Solimena, ad esempio, sono noti due disegni preparatori di statue d’argento conservati in collezione privata a Richmond raffiguranti i busti di S. Antonio Abate e S. Francesco di Paola. Inoltre, da un documento contabile del 1718 risulta il pagamento all’argentiere Andrea de Blasio per due statue, un S. Bartolomeo e un S. Andrea, da realizzarsi «secondo il modello, e il disegno dell’Abbate Francesco Solimena32». Pochi gli altri oggetti meritevoli di attenzione e per lo più risalenti al XIX secolo. Tra questi due teche marmoree entrambe poste in basso, a ridosso delle pareti laterali, immediatamente prima del presbiterio. Quella di sinistra, sormontata dal pulpito ligneo (nel mezzo del quale ricompare, in ottone, il logo della congregazione), è decorata con due anfore a bassorilievo poste ai lati. Quella di destra reca i simboli della passione e si trova al di sotto di una grande nicchia, coronata in alto da un Eterno Padre in stucco. Entrambe prive di iscrizioni, la prima contiene un presepe moderno, mentre l’altra risulta attualmente vuota; forse destinate a contenere reliquie, non se ne conosce la funzione originaria. La grande nicchia posta di fronte al pulpito contiene tracce di affresco ed in particolare sulla volta presenta un ovale nel quale si intravedono i busti dipinti di due personaggi non identificati (una donna con il capo fasciato da una sorta di turbante e al suo fianco un uomo anziano con una fluente barba canuta: S. Anna e S. Gioacchino?). All’interno di essa, una statua della Madonna della Misericordia quasi a grandezza naturale, protettrice del Pio Monte della Misericordia, di cui esiste un’identica versione sull’altare maggiore della cappella delle terme di Casamicciola, che rientrano nel patrimonio del sodalizio, donata nel 1896 da un tal Carlo Del Pezzo. Il tutto è probabilmente frutto di una ristrutturazione avvenuta all’inizio del XX secolo, in coincidenza dell’acquisita enfiteusi da parte del Pio Monte. In fondo alla navata, al di là della bella balaustra marmorea, chiusa da un cancello di bronzo su cui sono raffigurate le allegorie del Vecchio e Nuovo Testamento, l’altare maggiore. Realizzato con una ricchezza di intarsi marmorei policromi, presentava una originale decorazione bronzea al centro del
Giuseppe Sigismondo, Descrizione della città …, cit., vol. III, p. 56. Mentre il Palermo (Carlo Celano, Delle notizie del bello…, a cura di S. Palermo, cit., p. 165) definisce «belle» le quattro statue, Galante, all’opposto, (Nicola Spinosa (a c. di), Gennaro Aspreno Galante. Guida sacra della città di Napoli, Napoli 1985, p. 308) le considera «poco lodevolmente eseguite». Ancora più negativo il giudizio del D’Ambra: «… le quali per la verità non son sì belle, sopra tutto perché non molto felicemente piantate, e per lo stile quasi caninamente sentito: ma con tutto ciò non si vuol trascurare di far sapere che’elleno furon fatte sopra disegni del Solimena»: Raffaele D’Ambra, Achille de Lauzières, Descrizione della città …, cit., p. 663. 32 Elio Catello, Francesco Solimena disegni e invenzioni per argentieri, in «Napoli Nobilissima», XXIV n. s. (1985), pp. 108–111.
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paliotto: la croce, simbolo della Congregazione, con ai lati i due caretteri cinesi (Sheng e Jia) già presenti nel logo dell’androne, indicanti la Sacra Famiglia. Scomparsa la croce a seguito del furto dell’ottobre 1989, restano i due caratteri cinesi, anche se quello di destra risulta danneggiato. Il tabernacolo è impreziosito da uno sportello d’argento sul quale è raffigurato il Sacro Cuore di Gesù, mentre i due angeli reggifiaccola posti a capoaltare sono attribuiti ad Angelo Viva33.

IV. Le tele del presbiterio L’altare maggiore è sormontato dalla grande pala raffigurante la Sacra Famiglia, firmata e datata in basso a destra «Ant.us Sarnelli 1769». Di chiara ispirazione giordanesca, si tratta di una delle opere migliori di Antonio Sarnelli, eseguita all’età di 57 anni. Il quadro fu un dono del pittore, come risulta ora grazie al ritrovamento dei documenti contabili della Congregazione della Sacra Famiglia relativi all’anno 1769. I congregati vollero poi ricambiare in parte il favore ricevuto, regalando al Sarnelli in occasione del Natale di quell’anno la modesta somma di sei ducati34. La composizione pone al centro la Vergine – seduta su una nube dalla quale in basso fanno capolino teste di cherubini – con in braccio Gesù Bambino in atteggiamento benedicente e lo sguardo rivolto allo spettatore; gli occhi della Madonna, invece, guardano verso il basso, mentre il capo è volto a destra, di tre quarti. Ai lati sporgono dalle nuvole, in secondo piano, i busti di S. Anna, a sinistra, e di S. Giuseppe e S. Gioacchino, a destra, tutti con gli occhi rivolti al Bambino. Ma l’elemento più singolare della raffigurazione, in basso a sinistra, è dato dalle figure di due giovani cinesi nei loro costumi nazionali, che sembrano invocare la protezione della Sacra Famiglia. Il quadro, menzionato per la prima volta dal Sigismondo35, verrà poi riportato da diverse guide ottocen-

L’attribuzione di Gian Giotto Borrelli è riportata da Ileana Creazzo, in Nicola Spinosa (a c. di), Gennaro Aspreno Galante. Guida sacra …, cit., p. 321, nota 109. Il Viva, allievo di Giuseppe Sammartino, fu attivo a Napoli fra il 1772 e il 1818. Ha lasciato opere, tra l’altro, nelle chiese napoletane della SS. Annunziata, S. Paolo Maggiore, SS. Trinità dei Pellegrini e S. Maria di Portosalvo. 34 In un primo documento del 22 dicembre 1769 è contenuta la seguente deliberazione: «ducati 6 à D. Antonio Sarnelli pittore per un regalo fattogli con Ordine della Consulta per un atto di Gratitudine per il quadro della Sagra Famiglia, che il medesimo ha fatto e donato alla nostra Chiesa come da sua dichiarazione, che si conserva in filza» (AUNO, vol. 52). Del successivo 31 dicembre è l’analoga annotazione nel giornale di esito della Congregazione (AUNO, vol. 51), riportata in modo identico anche nel relativo libro maggiore (AUNO, vol. 31, f. 436 r.): «Ducati 6 a D. Antonio Sarnelli pittore per regalo fattoli per ordine della consulta per atto di gratitudine attento il quadro della Sacra Famiglia dal medesimo fatto, e donato alla nostra chiesa siccome dalla sua dichiarazione». 35 Giuseppe Sigismondo, Descrizione della città …, cit., p. 56; l’autore si limita a ricordare il quadro e il soggetto, ma non il suo artefice.
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tesche. Fra queste il D’Ambra36, che individuava nei due giovani cinesi i primi alunni condotti dall’oriente nel 1724 presso il nuovo collegio fondato dal Ripa. Secondo il Nardi, si tratterebbe di Lucio Wu – Wu Lujue 吳露爵 – e Giovanni In – Yin Ruwang 殷若望37. Giovanni, che abbandonò la Cina per seguire il Ripa contro il volere dei genitori, vi ritornerà nel 1735, morendo poche settimane dopo lo sbarco a Macao, colto forse da malaria, nel mentre in barca tentava con altri compagni di raggiungere la missione. Lucio Wu, invece, non vi farà più ritorno. Considerato dallo stesso Ripa inadatto al lavoro apostolico, in quanto «gracile di costituzione, debole d’ingegno e di indole poco buona», si era spesso reso colpevole di comportamenti poco edificanti, fuggendo più di una volta dall’istituto di Napoli; pur essendo stato ordinato sacerdote nel 1741 conobbe anche il carcere sotto l’accusa di diserzione dal Collegio e falsificazione di lettere dimissioriali38. La Sacra Famiglia non fu però la sola opera eseguita dal Sarnelli per la nostra chiesa. Un tempo sugli altari laterali vi erano due grandi quadri, oggi conservati nei depositi comunali di Castel Nuovo39. E si tratterebbe, tra l’altro, delle due ultime opere firmate e datate del pittore, che morì a 88 anni nei primi mesi dell’anno 1800. La prima delle due, che era collocata a destra, firmata Ant.us Sarnelli 1792, rappresenta la Vergine con Bambino e Santi: questa, circondata da angeli, ha ai suoi piedi in primo piano S. Filippo Neri e S. Teresa. In secondo piano, sulla destra, altre due figure di santi di cui si intravedono solo i busti. Il secondo quadro, che era posto a sinistra, firmato Ant.us Sarnelli 1793, raffigura il Cristo Risorto circondato anch’egli da un volo d’angeli, con ai piedi più figure di santi fra i quali spicca a destra S. Francesco Saverio Borgia; a sinistra si erge una figura alata che sorregge un’urna fiammeggiante, forse S. Michele ed al centro, seduto, S. Giuda Taddeo con la lancia del martirio. L’impressione che si ha dalle vecchie foto in bianco e nero conservate presso la fototeca di Castel S. Elmo (non ci è stato, infatti, possibile visionare gli originali) è quella di trovarsi di fronte alle ultime opere di un pittore ormai anziano e stanco, che ripropone in maniera monotona e ripetitiva il vecchio schema figurativo piramidale ormai obsoleto, mostrando alla rinfusa e in un’atmosfera cupa figure di difficile identificazione, dagli atteggiamenti ieratici e manierati. Il giudizio critico è reso comunque arduo dal cattivo stato di conservazione dei quadri e dalle ridipinture subite.
Raffaele D’Ambra, Achille de Lauzières, Descrizione della città …, cit., p. 662. Gennaro Nardi, Cinesi a Napoli. Un uomo e un’opera, Napoli 1976, disacalia a tavola fuori testo. 38 Giacomo Di Fiore, Un cinese a Castel Sant’Angelo. La vicenda di un alunno del Collegio di Matteo Ripa fra trasgressione e reclusione, in Aldo Gallotta, Ugo Marazzi (a c. di), La conoscenza dell’Asia e dell’Africa in Italia nei secoli XVIII e XIX, vol. III, t. I, Napoli 1989, pp. 381-432. 39 Dei due quadri, riportati dalle principali guide ottocentesche, si persero le tracce nel secolo successivo. L’identificazione delle due tele, conservate in Castel Nuovo, con quelle descritte dalle fonti si deve a Paola Artiaco nella tesi di laurea, I dipinti delle ex II. PP. AA. BB. Collegi Riuniti di Napoli ed Istituti di Istruzione e Assistenza Femminile, Univ. Federico II di Napoli, relatore Prof. Vincenzo Pacelli, anno acc. 1999-2000, pp. 45-52.
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Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi

Strana la sorte toccata a queste due opere che dovettero scomparire piuttosto presto dalla chiesa. Citate già dal Sigismondo che le attribuiva stranamente a un fantomatico «Gennaro la Mura», fratello del più noto Francesco De Mura40, saranno assegnate al Sarnelli, sulla base della firma, dalle successive guide ottocentesche fino a quella del Galante41. Si deve notare, però, che l’anno di edizione della Descrizione di Napoli di Giuseppe Sigismondo (1788-89) precede di circa quattro anni le date apposte sulle tele. L’incongruenza temporale, non essendoci motivi per dubitare dell’autenticità delle due datazioni apposte accanto alla firma, può essere spiegata solo in due modi; o i «due quadri uno col
Francesco De Mura nacque a Napoli, nella parrocchia di S. Maria della Scala dal commerciante di lane Giuseppe Di Muro, nato a Scala ed abitante in via Orto del Conte, e Anna Linguito (Giuseppe Ceci, Lo “studio” di Francesco De Mura, in «Rassegna Storica Napoletana», 1933, n. 2, pp. 107–118). Nessuna fonte sembra documentare l’esistenza di un fratello di nome Gennaro, tanto meno pittore. Una verifica dei registri dei battezzati, al momento resa difficile dalla problematica fruibilità dell’archivio parrocchiale, potrà forse almeno in parte chiarire la questione. 41 Erasmo Pistolesi, Guida metodica di Napoli e suoi contorni, Napoli 1945, p. 107; Raffaele D’Ambra, Achille de Lauzières, Descrizione della Città …, cit., p. 854; Nicola Spinosa (a c. di), Gennaro Aspreno Galante. Guida sacra …, cit., p. 308.
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Ugo Di Furia

Redentore, l’altro colla Vergine in gloria, e varj Santi al disotto» citati dall’autore furono realmente realizzati in ambito demuriano e sostituiti successivamente, per ragioni che non conosciamo, da due tele di analogo soggetto eseguite dal Sarnelli tra il 1792 ed il 1793; oppure, come ipotizzò Vincenzo Onorati42 (questa seconda tesi ci appare comunque meno probabile rispetto alla precedente), essi furono semplicemente restaurati dal Sarnelli; un compito, questo, per lo più assegnato ai pittori, il cui metodo spesso consisteva nel ridipingere gran parte della tela rispettandone solo lo schema compositivo e talvolta siglandola al pari dell’autore. Le già citate guide della città collocavano i quadri sui due altari laterali della chiesa43. Ma in effetti ciascun altare laterale, di fattura ottocentesca, è sormontato da una teca marmorea a forma di tabernacolo44, contenuta in una prospettiva riproducente il frontale di un tempio del quale si distinguono le lesene corinzie ai lati, l’abside a lacunari ed il sovrastante architrave coronato da un timpano triangoVincenzo Onorati, Dal monastero degli Olivetani…, cit., p. 16. La verifica di tale ipotesi potrebbe realizzarsi solo attraverso una attenta analisi delle due tele, resa finora impossibile da problematiche situazioni logistiche ed ambientali dovute alle difficili condizioni in cui versano i depositi del Museo Civico di Castel Nuovo. In effetti Antonio Sarnelli, al pari di molti altri artisti, fu più di una volta incaricato di ritoccare dipinti realizzati da altri autori: si veda ad esempio un documento inedito conservato presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli da noi recentemente ritrovato: «10 dicembre 1781, Al conto suddetto per pagamento ad Antonio Sarnelli per aver ritoccato il quadro della SS. Concezione che sta sopra la porta di Nostro Banco, ducati 12» (ASBNa, Banco di S. Giacomo, libro maggiore di terze, vol. IX, f. 373): di tale opera non vi è più traccia. 43 Così, da ultimo Vincenzo Onorati, Dal monastero degli Olivetani …, cit., p. 16, che edita il suo saggio nel 1911. Non si può tuttavia escludere che l’autore riferisca in maniera imprecisa notizie riportate dalle vecchie guide del secolo precedente, non verificate personalmente. 44 Degli altari e delle soprastanti teche marmoree (che potrebbero anche non essere coeve) non si conosce la data precisa di costruzione. Le teche, contenenti statue lignee (Immacolata e Cuore di Gesù) del XIX secolo, sono delimitate ai lati da colonnine corinzie con fusto scanalato; agli angoli superiori poggiavano due coppie di puttini marmorei, trafugati nel 1989: Fabio Maniscalco, Ugo Di Furia, Furti d’autore, cit., pp. 105-106. Negli archivi della Confraternita esiste un’attestazione di pagamento al «marmoraro» Raimondo Belli, datata 30 marzo 1818, della significativa somma di 402 ducati per non meglio precisati «lavori di marmo in chiesa» eseguiti a spese di un certo Giuseppe Pisano (AUNO, vol. 37, f. 279v.). Potrebbe trattarsi proprio degli altari in questione. Inoltre, pochi anni prima, vi fu una ristrutturazione della chiesa (di cui però non è stata trovata traccia negli archivi del Collegio), come attestato da un’epigrafe marmorea posta all’inizio della navata sinistra, sopra l’ingresso secondario della chiesa; nel testo, riportato dal Pistolesi solo per i primi sette righi, riguardanti la fondazione del tempio, si fa riferimento a lavori tenutisi nel 1814 grazie alla generosità di Domenico M. Ventapane, alunno e prelato della Congregazione (Erasmo Pistolesi, Guida metodica…, op. cit, p. 107): D.O.M. / Templum Hoc / Quod a Clemente XII. P. M. concessum / Instituto Caroli VI. Imp. Auspiciis / Pro Sinensibus Ceterisque Orientalibus / Presbyterorum Collegio / Sub Fausto Jesu Christi Familiae Nomine / Matthaeus Ripa ex Baronibus Planchetellae / et Balbae Abbas S. Laurentii ex Arena / Maximis Exhaustis pro Tanti Operis Institutione Laboribus / Redux e Sinis Feliciter Dedicavit An. MDCCXXXII / Caroli III. ac Benedicti XIV. P. M. Munificentia Abbadia Auctum / Eorumdem Presbyterorum Opera in Formam Elegantiorem Redactum / Dominicus M. Ventapane Olim Ejusdem Collegii Alumnus / Nunc Metrop. Ecclesiae Neap. Can. Prespyter E.pus Tienensis / SS. D. N. Pii. PP. VII. Praelatus Dom. Et Solio Assistens / Solemni Ritu Consecravit XVII. Kal. Aprilis An. MDCCCXIV. / Nec Non Anniversario Consecrationis Die sub Rit. D. I. Cl. Cum Oct. Quadragenas Dierum Fidelibus Illud Pie Devoteque Visitantibus.
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e sotto le due tele della Visitazione e dell’Annunciazione di cui si parlerà più avanti. 49 Flavia Petrelli in Nicola Spinosa (a c. 46 AUNO. collocati in alto sulle due pareti della tribuna. queste ultime di proprietà del p. busta n. simili per dimensioni e impianto figurativo. escludere l’eventualità che i due grandi quadri potessero trovarsi sui due altari. Guida sacra…. p. furono entrambi preceduti da due versioni che l’autore fece per l’Annunziata di Capua48. di). fasc. Di autore ignoto sono invece i due grandi quadri rettangolari. 2. Pittori Napoletani del Primo Settecento. Napoli 1997. Una traccia successiva riguardante entrambe le tele. In un inedito inventario della chiesa. compilato il 2 luglio 1881 e conservato presso l’archivio della Congregazione45. Filomena. dopo il sisma del 1980. Una seconda possibilità è che le due opere del Sarnelli siano state invece poste sin dall’inizio ai lati della tribuna. Realizzati intorno al 175747. di). Questa soluzione architettonica sembrerebbe. 5. Inoltre. cit. 230. non ne riporta i particolari (ad esempio raramente sono citati i soggetti dei quadri e mai gli autori). Tra le cose più singolari di cui si è persa traccia. oltre a presentare una qualità di gran lunga superiore. erano custodite nel salone del convitto. 28. è riportato che sulla scalinata che immette al convitto laico vi è un «Quadro in tela ad olio raffigurante la Resurrezione e vari Santi» che può essere a ragione identificato con quello eseguito nel ’93. p.. Questo inventario. fasc. a meno che questi ultimi non siano stati realizzati successivamente o in coincidenza con lo spostamento delle tele. posto sul lato destro della navata. 23 e 24) relative al convitto del Carminiello al Mercato. Divenute di proprietà del «primo gruppo Opere Pie». 48 Mario Alberto Pavone. Luigi M. cit. Si tratta di una Visitazione a sinistra e di una Annunciazione a destra. p. pur citando ogni singolo oggetto. quindi. un’ulteriore versione della sola Visitazione fu invece realizzata nel AUNO. 189. in un precedente e anch’esso inedito inventario dell’intero complesso datato 187846 (ma purtroppo alquanto sommario). al pari degli altri. Gennaro Aspreno Galante.. Falanga. Nicola alla Carità49. nota 231. nella sede attuale di Castel Nuovo. 28. furono consegnate ai depositi comunali di S. con la costituzione del Museo Civico. Lorenzo Maggiore per poi passare nel 1990. viene ritrovata in due schede manoscritte (nn. nota 220. complete di cornici dorate. 45 116 . Alfonso Maria de’ Liguori e di S. Infine. compilate verosimilmente negli anni ’30 del secolo scorso a cura della allora Soprintendenza ai Monumenti di Napoli e conservate presso il catalogo della Soprintendenza con sede in Palazzo Reale. in Nicola Spinosa (a c.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi lare. Martino. e per la chiesa napoletana di S. busta n. ai quali abbiamo già accennato. sia per il numero di personaggi che per i dettagli degli sfondi. le due tele del Sarnelli non sono più menzionate. entrambi ispirati agli analoghi lavori eseguiti da Francesco De Mura per la cappella dell’Assunta nella chiesa della Certosa di S. In epoca imprecisata i quadri subirono un nuovo trasferimento presso l’Albergo dei Poveri. e più precisamente al di sopra dei confessionali. Guida sacra …. rivelano una maggior ricchezza compositiva. Gennaro Aspreno Galante. 284. due «scarabattoli» di mogano con le reliquie di S. Questi ultimi. 47 Lilia Rocco.

in «Prospettiva». né l’epoca in cui furono realizzate. 45). come attestano le numerose tele di analogo soggetto ad esse ispirate. nota n. Alla parete destra un prezioso organo firmato «Mancini 1792-1793»54. due statue lignee (S. purtroppo non più funzionante. piuttosto modeste ed in precario stato di conservazione. 422. 69. Anna e S. L’arte organaria a Napoli. Verso il lato sinistro della cantoria. Nuove osservazioni sulle committenze reali per Francesco De Mura tra Napoli. 54 Stefano Romano.Ugo Di Furia 1753 per l’omonimo monastero di Madrid50. 93. al suo interno ricompare. in alto. non conosciamo né l’autore. con ancora l’argentatura originale. assieme a varie suppellettili (tra queste alcune vecchie panche con il simbolo del Pio Monte). 53 Sono invece riportate nel citato inventario del 1881 (v. 371-374 e 462-463: secondo l’autore si tratterebbe di Raffaele Mancini. Maria delle Vergini di Scafati51 e quella dipinta da Giacinto Diano per la Cattedrale dell’Assunta di Ischia52. Dipinti dal XVI al XVIII secolo nelle chiese di Ischia. 51 Antonio Braca. vi è un organo più piccolo di fattura più recente. membro di una famiglia di organari forse di origini pugliesi. pp. Delle due opere dei Cinesi.VV. di esse infatti non vi è cenno nelle fonti bibliografiche. pp. accanto ad un armadio contenente oggetti liturgici. Ridotta a deposito. La pittura del sei-settecento nell’Agro Nocerino Sarnese in AA. Tra le più significative l’Annunciazione di Pietro Bardellino nella chiesa di S. n. 70-87. il logo della Congregazione. Napoli 1991. Da molto tempo vi sono provvisoriamente collocate. 52 Elena Persico Rolando. 50 117 . La cantoria. dipinto. I due splendidi dipinti di S. poggia uno scudo ligneo finemente intagliato. la sagrestia ed altri ambienti del complesso La porta d’ingresso della chiesa è sormontata da una grande cantoria in muratura che ricopre completamente il primo settore della navata e che è illuminata dal grande finestrone centrale. essa conserva ancora il pavimento maiolicato settecentesco che probabilmente un tempo doveva essere presente in tutta la chiesa. p. IV. 1993. Michele Arcangelo) e due tele seicentesche (Incontro tra Gino D’Alessio. Nocera Inferiore 2005. essendo state sistematicamente ignorate da tutte le guide antiche della città53. sulla cui cornice. Architettura ed opere d’arte nella Valle del Sarno. Martino dovettero rappresentare negli anni a seguire un preciso riferimento per gli artisti napoletani della seconda metà del XVIII secolo.. p. Torino e Madrid. Napoli 1979.

p. tutte in pessime condizioni di conservazione. copia del celebre quadro di Guido Reni nella chiesa dei Girolomini55 e una Sacra Famiglia con San Giovannino). Guida sacra …. attribuita alla scuola di Giuseppe Sammartino58 e due tele settecentesche. Fra questi L’originale del Reni. ci fa lecitamente pensare che l’autore abbia fatto confusione tra le due opere e che quindi la notizia debba essere considerata un refuso. Altra possibilità è che i quadri donati dal Borgia fossero più di uno e che la Sacra Famiglia. accedere alla cantoria. sono messi a deposito un insieme eterogeneo di oggetti di varie epoche. 56 Angela Schiattarella. di fronte all’ingresso secondario. Itinerario 14. oggi contiene ancora un lavabo con lo stemma del Pio Monte. un ovale marmoreo raffigurante in altorilievo una Madonna con Bambino contornata da cornice in marmo scuro. p. Ida Maietta (a c. Fu trasferita in Spagna nel 1655 sotto il viceregno di Pasquale d’Aragona.. Furti d’Arte.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi il Cristo e il Battista. Fino all’aprile del 1984 vi si trovava anche una tela raffigurante una Visitazione. Memorie storiche della città ….. in parte abrasa: Sacellum Deo Nomini Dicatum / Alma Deiparae Genitrix Ne …. Sulla porta che dalla chiesa dà accesso ai suddetti ambienti vi è un’epigrafe di marmo. nota precedente. 150 x 120 ca). 60 Fara Caso. p.VV. di). delle dimensioni di una pala. che fino ad alcuni anni fa ospitava la biblioteca dell’Ospedale. che ebbe molta fortuna fra i contemporanei e del quale esistono numerose copie. parafrasando il quadro dell’altare maggiore. un tempo destinati ad alloggio del cappellano61. 59 Francesco Ceva Grimaldi. 1996. cioè l’adorazione dei Magi: la visita di s. L’ampia sagrestia.. che la espose nella sua cappella patronale. Una ovale con la Sacra famiglia. oggetto recentemente di un attento restauro. in Nicola Spinosa (a c. p. La copia della Visitazione (di cm. 107: «…In sagrestia vi sono buoni quadri. Napoli 1994. p. nota 313.. La modesta qualità del quadro e la contemporanea e ben documentata presenza un tempo in sagrestia di una Adorazione dei Magi donata dai Borgia di cui si parlerà più avanti. 61 L’accesso all’ ex alloggio del cappellano si trova all’inizio della navata destra. 483: «Tra i napoletani [benefattori dell’istituzione] non conviene obbliare i nomi del duca Borgia regente del consiglio collaterale che lasciò il quadro della Sacra Famiglia che sta nella sacrestia della chiesa…». cit. 57 V. di). di). simmetricamente a quest’ultimo. Un tempo ricca di opere d’arte57.. Silvestro all’Aquila56. Napoli Sacra. In alcuni angusti ambienti. eseguito per la cappella Branconio in S. Il prototipo del Prado. Elisabetta: Cristo col Battista: la mietitura in istile fiammingo: una fiera che potrebbe dirsi del Bassano». in N. assieme ad altri quadri oggi dispersi. 18. 58 Ileana Creazzo. così come l’Incontro tra il Cristo e il Battista del Reni. in AA. di qualità non eccelsa. si trovavano un tempo in sagrestia. 890. Guida alle chiese della città. di modesta qualità59. L’altra. a cui si riferisce il Ceva Grimaldi. dove morì nel 1528) per l’amico Giovan Battista Branconio. Da qui è anche possibile. cit. tramite una scala in muratura.ncas / Quisquis Haec Limina Adiverit / Praesenti Ope Refectum / Se sentiat. raffigura due bambini. Gennaro Aspreno Galante. fu realizzato da Raffaello intorno al 1520 (anche se alcuni autori ritengono sia in gran parte stato eseguita dal suo allievo Giovan Battista Penni detto «il Fattorino» che operò anche a Napoli. p. alcuni dei quali meritevoli di attenzione. Guida sacra …. Gennaro Aspreno Galante. è stata collocata in ambito demuriano60. è conservato sull’altare della sagrestia dei Gerolamini: vedi Roberto Middione. nota 113. sotto la protezione della Sacra Famiglia. è attualmente ridotta a deposito. 126. uno asiatico e l’altro africano. come riportato da Erasmo Pistolesi in Guida metodica …. cit. 321. 55 118 . sia quella conservata sulla cantoria di cui già si è detto. cit. Spinosa (a c. copia di un quadro di Raffaello conservato al museo del Prado di Madrid.

Ad esso faceva da contrappunto una seconda tela di identiche dimensioni. Nella denuncia del furto. 62 63 Fabio Maniscalco. nota precedente. venne rubato nel 198962. Sembrano potersi collocare in ambito napoletano della seconda metà del XVII secolo. il soggetto del quadro che nella scheda della Soprintendenza figurava come «Episodio della vita di Giuseppe» fu erroneamente trasformato in «Episodio della vita di S. pp. affidata a figurine poco più che abbozzate. e probabilmente dello stesso autore. Il quadro. raffigurante forse l’Incontro fra Giacobbe e Rachele63. periodo in cui era stato anche sottoposto ad un accurato restauro.. 105-106. Nelle due tele l’elemento in assoluto predominante è il paesaggio. venne ritrovato e restituito dai carabinieri del nucleo tutela per il patrimonio artistico di Venezia. Giuseppe». forse per le insolite dimensioni (cm. V. 119 . Furti d’autore. circa dieci anni dopo.Ugo Di Furia una interessante tela raffigurante la Fuga in Egitto. 29 x 85) destinato a fare da sopraporta. Ugo Di Furia. al suo interno compare come elemento secondario la scena. cit.

E in una cornice dorata. Achille de Lauzières. 63 x 76 ) e conservato nella direzione sanitaria dell’ospedale. allevo di Guglielmo Morghen. 37-38. in Nicola Spinosa (a c. Chang-hai 1917.. p. Gennaro Aspreno Galante. oltre a confermare la paternità del quadro ed il restauro successivo del Girgenti. In grandi armadi lignei sono poi stipati un gran numero di oggetti sacri. Agli inizi del secolo successivo divenne poi professore della Reale Accademia di Disegno (Angelo Borzelli. Sul retro della tela si legge: «A divozione del Padre D…/do…a 18 Febraro 1818/Giovanni Scognamiglio dipinse»69.. che il quadro prese una certa faccia di antico. Elenchus alumnorum. Non sembra possibile identificarla con il Ritratto di Matteo Ripa raffigurato a mezzo busto con in mano un Crocifisso datato 1746 (cm. fu incaricato nel 1790 da Ferdinando IV di realizzare una serie di disegni dei più importanti quadri della Galleria di Capodimonte destinati ad essere incisi. Morì nel 1819. alcuni dei quali in argento.. Guida sacra…. siciliano. cit. pittore a noi quasi del tutto sconosciuto65. e per tal modo seppe fare. 1-5. p. cit. nato a Napoli il 27 maggio 1760 e ivi morto il 20 febbraio 1836: [Giuseppe Maria Kuo. di). Furti d’Arte. e cinque anni dopo di farne delle copie ad olio. cita il «pittore Scognamiglio» come restauratore del ritratto su tavola dell’Arcivescovo Umberto d’Ormont attribuito a Lello da Orvieto. vissuto tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. pp. «molto intendente di pittura» al punto da realizzarne egli stesso una piccola copia che si conservava in sagrestia67. paramenti. quae spectant ad Collegium Sacrae Familiae Neapolis. 14. sempre a detta del D’Ambra. 65-71. 66 L’unico Borgia. Raffaele D’Ambra. decreta et documenta. Ida Maietta (a c. è stato collocato nel Rettorato. 663. apponendovi una certa patina di scuro per determinarvi meglio le ombre. 69 La notizia è riportata da Ileana Creazzo. conservato presso la Curia Arcivescovile. quali un S.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi Nello stesso luogo si conservano altre piccole tele. pp. sarebbe stato poi ritoccato da Paolino Girgenti68 «valente disegnatore e dipintore» che «diede a questo quadro un’ultima mano. Il Galante. 321 (nota 113). 67 Da considerarsi ora dispersa. (1901). 64 65 120 . reliquiari e pastori di presepe. L’Accademia del Disegno durante la prima restaurazione borbonica in «Napoli Mobilissima». Passato in proprietà dell’Istituto Orientale. s. dopo essere stato sottoposto a restauro negli anni ’80. di). 109). fu Giovanni Maria Borgia. 105-107. p. 138-141). Secondo il D’Ambra64. Guida sacra…. 24-25 (n. che si sarebbe avvalso della maschera di cera dello stesso Ripa e dell’assistenza di un non meglio precisato membro della famiglia Borgia66. Vincenzo de Paoli. Un tempo era conservato nel salone della Congregazione un ritratto di Matteo Ripa circondato da quattro giovani asiatici. pp. una Addolorata di ambiente solimenesco e una mediocre Madonna del Carmine. il quadro fu realizzato sul finire del XVIII secolo da Giovanni Scognamiglio. che lo fa molto pregevole». Tre suoi disegni con episodi della vita di Gioacchino Murat datati 1815 si conservano nella Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria. Descrizione della città…. cit. 68 Paolino Girgenti. X n.. Gennaro Aspreno Galante. alias Guo Dongchen 郭棟臣]. una testa di Ecce Homo in terracotta policroma a grandezza naturale probabilmente ottocentesca. Non ci risultano altre notizie bibliografiche su questo oscuro artista: Nicola Spinosa (a c. congregato della Sacra Famiglia di Gesù Cristo. 22-26. Il quadro. 5356. 124-126. di). il cui furto venne denunciato il 1 gennaio 1990: Angela Schiattarella. cit.

p. che per avere un palmo e mezzo di diametro. suppellettili ec. 4. e rare galanterie della Cina portate già dal fondatore Ripa. è il vasto patrimonio di oggetti provenienti dall’Oriente – di cui per primi riferirono il Sigismondo70 ed il Palermo71 – che in parte confluì nel museo etnografico dell’Istituto Orientale per poi disperdersi definitivamente dopo l’ultimo conflitto mondiale72. Si tratta per lo più di pittori ornamentalisti che lavorarono per la congregazione o per le nume- 121 . Una più dettagliata descrizione degli oggetti rari un tempo conservati dal collegio. Natale S. D. e le nostre belle campagne». ed altre fatighe fatte dal pittore [non ne viene indicato il nome] ducati 5». pp. verbale n. 55r.Ugo Di Furia Certamente molto più numerose dovevano essere le opere d’arte custodite un tempo nel complesso e poi disperse a causa di furti (gran parte dei quali probabilmente mai documentati). 165: «Ed in essa Casa si conservano. 52. 55. Una guglia similmente in avorio con nove divisioni: negli ambulacri vi passeggiono i bonsi. 1760 pagato al pittore Natale per li ritratti di D.» 73 Come riportato da Erasmo Pistolesi in Guida metodica. vol. 289 e 290. 18 del 26 maggio 1890. 1764 pagato a Si. vol. v. cit. 75 AUNO. 71 Carlo Celano. Quasi totalmente perduto. Un piatto con sottocoppa di tartaruga. allora presidente dell’Accademia di Archeologia. 76 Riportiamo alcuni tra i documenti che ci sono parsi più significativi: a 1 nov. III. a 15 sett. Lettere ed Arti75. direbbesi fatto a stampa. nella quale conservansi delle speciose robbe portate dalla Cina. vi è notizia dell’esistenza di una quadreria interna al Collegio dei Cinesi da una sua sommaria descrizione e valutazione effettuata dal pittore Filippo Palizzi. grana 8 per due ritratti fatti delli Signori D. de’ vasi da tè.. Verbali del Consiglio di Amministrazione. Da casa palazziata a …. p. d. 70). cit. trasferimenti o distrutti dall’incuria e dall’ignoranza. Oltre alla chiesa e alla sua sagrestia che doveva considerarsi una piccola pinacoteca73. Infine. 5: «Per pittura fatta nella soffitta della Cappella del Noviziato e per inchiodature della tela. Buona parte della collezione era costituita da decine di ritratti di allievi e membri della congregazione che venivano sistematicamente eseguiti all’ingresso di ciascuno nel collegio e che sono registrati nei documenti contabili.. Giovanni ducati 5 (AUNO. f. 74 AUNO. ad esempio. già si rilevava l’esistenza di una piccola «Cappella» a cui si accede dal «3° ballatoio» e di «una camera con soffitta all’antica ad uso di cappella»: Maria Rosaria Guglielmelli.…. che ne fanno ritornare in Europa gli Alunni) quando saran di ritorno in questa Città». anche se il più delle volte non è citato il nome del pittore76. Diversi sono invece i nomi di pittori che ricorrono nei documenti di archivio relativamente a conti di fabbrica. 107): «…vi sono non pochi oggetti rari della Cina: cioè un canestro con coperchio d’avorio. Delle notizie del bello…. Emiliano. pitture. 72 Michele Fatica. Filippo e D. Cassio Taj [Dai Deguan 戴德冠] (AUNO. ed altri luoghi Orientali. p. 70 Giuseppe Sigismondo. erano presenti nel complesso altri ambienti sacri. Un ventaglio d’avorio di gastigato lavoro. ed anderan crescendo colle altre. e v. quali ad esempio la cappella del Noviziato. ed a’ curiosi si mostrano molte belle cose. nel complesso olivetano descritto nell’atto di vendita al Ripa del 1729. come riportato da alcuni documenti di pagamento74. che sembra un ricamo.. p.. p. che o manderanno i Missionarj (non potendo mai più per espresso voto. Inoltre. 56: «La Casa poi. 2. v. 107. p. scorgendosi dalla medesima tutto il nostro cratere. giornata VII. a cura di S.. cit. Maria Pittore per complimento di d. cit. Descrizione della città…. è situata in luogo amenissimo.. 12). Antonio Xiao [Xiao Anduo 蕭安多] e D. raro sì pel lavoro. 30. p. Palermo. è riportata dal Pistolesi (Erasmo Pistolesi in Guida metodica …. 30. Le sedi dell’Istituto… cit. p. cit. è alta un palmo. per modo intagliato.

Il dipinto è ricordato da Pistolesi. ad esempio. 140). tra parentesi. la chiesa. Giovanni Maggiore77. pp. in «Roma». p. Il trionfo della Fede sulle Scienze e sulle Virtù. 2 luglio 1927. La storia. Organizzazione e produzione edilizia a Napoli all’avvento di Carlo di Borbone. 78 Un’auspicabile indagine negli archivi del Pio Monte della Misericordia. ritenuto perduto. v. aggiungendo che lo stesso ne avrebbe poi fatto porre una copia nella sua cappella gentilizia nella chiesa di S. Si tratta della tavola con l’Adorazione dei Magi citata dalle fonti come il quadro più prezioso conservato in sagrestia. potrebbe rivelare l’esistenza nella pinacoteca di altre opere provenienti dal collegio dei Cinesi. p. L’unica eccezione è rappresentata forse da Francesco Malerba che dovette esercitare anche in qualità di pittore di cavalletto in quanto iscritto alla Corporazione dei Pittori Napoletani già dal 1692. 140) e soprattutto dipinse. Napoli 1983. proveniente dalla abolita casa di riposo Villa Ranieri di via Cagnazzi. la sala grande della biblioteca dei Girolamini (oggi sala Vico) realizzata dal Guglielmelli nel 1736. sch. p. Sommario. Si tratta senza alcun dubbio di quello citato dal D’Ambra. Antonio Bellucci. anno in cui partecipò. Gennaro Ruggia o Ruggi (1790 e 1791). e grana 8 a complimento di ducati 8:80 per saldo de’ freggi fatti nelli due cameroni del 2° piano» (AUNO. 663. probabilmente Niccolò Borgia («regalato alla chiesa da uno della famiglia Borgia stato alunno del collegio»). Il quadro. un tempo custodite nel Real Collegio. 10 e 28). Francesco Malerba lavorò anche nel palazzo del marchese della Ripa nel Borgo di Chiaia nel 1735 (Giuseppe Fiengo. II. per un’ Annunciazione attribuita al De Mura. 77 Raffaele D’Ambra. oltre a fornirci maggiori dettagli sul trasferimento della Natività. anche da un punto di vista storico.. I codici manoscritti della Biblioteca Oratoriana di Napoli. Il Pio Monte della Misericordia. assieme ad altri. riportandone le dimensioni («circa palmi sette per sette»). Francesco Pittore à conto dè freggi carlini venti complimento di detti quattro» (AUNO. Strazzullo. Vincenzo Cangiano (1800 e 1804). v. Leonardo d’Onofrio (1791). si inserisce il grande riquadro centrale con Il trionfo della Fede sulla Scienza e sulle Virtù (Enrico Mandarini. Francesco Malerba ducati quattro. dono della famiglia Borgia. par. La tavola con l’Adorazione dei Magi A dispetto di tante dispersioni riteniamo di aver individuato una delle opere di maggior rilievo. p. nel contesto di un imponente progetto decorativo. in collaborazione con Cristoforo Russo. Napoli 1727. Napoli 1962. Achille de Lauzières. Galante e D’Ambra. ma è quest’ultimo a fornirci il maggior numero di informazioni. 147. alla decorazione della relativa cappella (F. 3). p. adiacente all’ex ospedale Elena d’Aosta: vedi Maria Grazia Leonetti Rodinò. continuò a farne parte almeno fino al 1699. Descrizione della città…. pp VII-XIX. Napoli 1991. 136. Di lui possediamo due documenti: 1) «à 17 maggio 1752 pagato al Sig. 147. Ci limitiamo ad elencarli qui di seguito indicando. la quadreria. gli anni in cui risultano pagamenti a loro favore: Gennaro Rossi (1789). La Corporazione dei Pittori Napoletani. la paternità («della scuola di Andrea da Salerno») e il donatore. Vincenzo di Viva (1805). 141). si conserva nella pinacoteca del Pio Monte della Misericordia che evidentemente lo rilevò per arricchire la sua quadreria già molti decenni fa78. cosa possibile.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi V. cit. 122 . Alessandro Roselli (1803 e 1805). 2) «à 2 giugno 1752 pagato al Sig. dal momento che coincidono perfettamente sia le dimensioni che la precisa descrizione della scena («E’ notevole la graziosa scena di questa pittura e il Bambolino ripiegato sopra sè stesso che di su le gambe della Vergine colla sinistra afferra la cima del vaso che gli viene offerto dal Magio dinanzi a lui rose case di cui era proprietaria. in cui.

La pittura moderna a Napoli nel primo Cinquecento. si conciliano come patto di pace nel grembo della Vergine)81. dettato dal Sannazzaro per la sua chiesa di S. Giovanni Maggiore. ma che in preceRaffaello Causa. 284 n. Lateinische Hymnen des Mittelalters. Engelberg 102 saec. in migliori condizioni. La basilica di… cit. Essa si trovava sull’altare maggiore della IV cappella a destra dedicata alla Natività. 13740. protocinquecentesche. Giovanni Maggiore. p. con richiami alla bottega operosa nel Chiostro del Platano. Einsiedeln 1868. Pierluigi Leone de Castris. spec. Interessante il distico che si legge sul cartiglio dipinto in basso a sinistra: partus et integritas discordes tempore longo Virginis in gremio foedera pacis habent (il parto e la verginità inconciliabili tra loro a lungo. 148-149] sarebbe presente anche nella basilica divi Mathie apostoli a Trier (così nel ms. Alfabetische Verzeichnis der Versanfänge mittellateinischer Dichtungen. Napoli 1970. 82 Per la storia della cappella e sulla presenza dei Borgia nella chiesa v. di Trier nr. Napoli 1985. in una parlata di corrente di timbro provinciale». Il polittico di Cava. La tavola. von) Initia carminum ac versum Medii Aevi posterioris Latinorum. 814 (Katalog 804) [Trierer Mönches Hubert von Köln f. 79 123 . Si v. 88 – 89. Peraltro. che è cosa affatto poetica e capricciosa»). Napoli 1967. Il polittico di Cava …(v. in Collectanea variae doctrinae Leoni Olschki oblata. detto «Girolamo da Salerno»80. il tutto. un intervento su quest’ultima sarebbe auspicabile anche per consentire un corretto raffronto fra le due opere. attribuita da Raffaello Causa a Giovan Filippo Criscuolo (Gaeta 1500 ca Napoli 1584) sulla base di somiglianze stilistiche con le Natività del polittico di Novi Velia e di Capodimonte. pp. 27. 92: «Opera tipica dell’artista da situarsi tra il polittico di Novi Velia (f. Giovanni Maggiore ed oggi nei depositi della Soprintendenza. 13 ex cod. 154) e quello dei depositi del Museo di Capodimonte egualmente firmato. pessime sono le condizioni della versione di S. E però. Gennaro Borrelli. XIII). Kristeller). H. 148-9 e nt. Opere d’Arte nel Pio Monte della Misericordia a Napoli. e d. di patronato della famiglia Borgia. spec. Göttingen 1959. Stuttgart [su quest’ultimo. risulta evidente l’assoluta identità della raffigurazione al confronto con la versione. 139-172.. pp. 32. Walther (bearb. 269-301.O. München 1921 = Studien zum italienischen und deutschen Humanismus (ed. La marcata dipendenza dagli esempi di Andrea Sabatini da Salerno non cancella le predilezioni per le esperienze antiche. Mentre la tavola oggi al Pio Monte è stata recentemente oggetto di restauro. trasmesso quest’ultimo da alcuni esemplari di incunaboli (Darmstadt. nota precedente).Ugo Di Furia chinato. Roma 1975. 7 n. I. di eguali dimensioni. p. è stata più di recente assegnata da Leone de Castris a Girolamo Ramarino (documentato a Napoli fra il 1514 ed il 1521). in «Forastieri e regnicoli». entrambe firmate e datate79. alle prove ancora tanto suggestive dello Pseudobramantino ed ai precedenti illustri di Cesare da Sesto. La basilica di S. si basa l’editore]) è stato pubblicato da Ludwig Bertalot. un tempo conservata nella cappella Borgia a S. Gennaro Borrelli. Die älteste gedruckte lateinische Epitaphiensammlungen. 80 Paola Giusti. p. Maria del Parto a Napoli [v. Girolamo da Salerno. 772]: Gall Morel. L’epigramma sancte Marie virginis (sic) riportato nel Liber de epitaphiis (De laude atque epitaphiis virorum illustrium compendiosus et dilectabilis tractatus). Paola Giusti. P. nr. 81 Il distico. 88. Cesare da Sesto nelle due discese al Sud ed Andrea Sabatini. Pierluigi Leone de Castris. e datato ’45.

137-140. alcuni dei quali provenienti dall’università federiciana. Napoli 1995. Napoli 1888. 85 Michele Fatica. L’Arciconfraternita dell’Assunta Confraternita di tipo laicale. i ruderi che fanno da sfondo alla scena non sarebbero dei semplici elementi decorativi ma riproporrebbero l’antico abside semidistrutto con la parte centrale della tribuna. Sappiamo infatti da Pietro de Stefano. padre di Niccolò (morto nel 1736) unitamente al bassorilievo con la sua effige. 83 84 124 . benché neppure questi ultimi ne fossero stati i primi possessori. La Basilica di S. la lapide tombale di Domenico Borgia. 187-190. pp.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi denza era appartenuta a quella dei Ruffo82. Per il testo della lapide borgiana v. appunto. sia per la consuetudine da parte del committente – nel caso.. p. Giulio Gagliardi. 20v. VI. Essa ottenne poi nel 1787 il riconoscimento diocesano con decreto del cardinale Giuseppe Capece Zurlo e quello civile con regio assenso controfirmato Pietro de Stefano. Secondo il Borrelli anche il quadro in epoca imprecisata fu ereditato dai Ruffo. Napoli 1560. si trovava nella cappella del «Capitano Funato». 86 Antonio Lazzarini. Inoltre. f. Confraternite Napoletane. 12. In epoca imprecisata. Descrittione dei luoghi sacri della città di Napoli …. che si trovavano su un pilastro di detta cappella. Giovanni Maggiore. la sua fondazione risalirebbe agli anni in cui il Ripa era ancora in vita85 e si formò a latere della Congregazione della Sacra Famiglia di Gesù. autore nel 1560 di una guida sacra della città83. appartenenti alla stessa chiesa di S. pp. di una Natività – di farsi raffigurare fra i Magi e la propria famiglia. che l’Adorazione dei Magi. su iniziativa di otto nobili gentiluomini del borgo e con l’aiuto di insegnanti ed educatori. cit. Sulla base di tale notizia il Borrelli ritiene che il Re Magio in ginocchio sia proprio il Funato: ciò sia per l’insolita presenza della spada al suo fianco. da lui esattamente descritta. Le sedi dell’Istituto …. furono trasferiti nei pressi dell’ingresso secondario e murati sulla parete di destra84. Giovanni Maggiore in Napoli e la sua insigne Collegiata.

è sormontato da una cornice di stucco di forma ovale. Severo. preceduto sul lato sinistro da un altarino marmoreo ottocentesco. mentre quello della Confraternita dell’Assunta è posto ai piedi della scalinata. Continuò la sua attività anche dopo il 1888. considerandolo estinto con il passaggio di proprietà. Sulla destra dell’altare maggiore vi è una porta che conduce in un ambiente attiguo che doveva fungere da sagrestia che dà a sua volta accesso ad una seconda stanza che faceva probabilmente da ufficio. furono asportate alcune suppellettili lignee: Angela Schiattarella. Nel corso dello stesso furto che interessò la chiesa della Sacra Famiglia il 25 ottobre 1989 furono rubati dalla confraternita dell’Assunta alcuni oggetti sacri. Furti d’Arte.Ugo Di Furia dal ministro Tanucci86. Devastata da furti87 e dall’uso improprio. 89 A tal proposito Antonio Lazzarini (cit. 190) riporta il contenzioso sollevato dai congregati contro l’amministrazione dell’Istituto Orientale che. Nella prima di esse due nicchie ovali con cornice mistilinea contenenti i busti in stucco dell’Ecce Homo e dell’Addolorata. di). nella quale è affrescata l’immagine della Madonna Assunta. Il portale d’ingresso. Bello il pavimento maiolicato del XVIII secolo. il 20 dicembre 1993. mentre l’ultima fu posta a testimonianza del privilegio di indulgenze concesse al sodalizio da Leone XIII. Un’altra epigrafe ricorda l’obbligo di celebrare un certo numero di messe per Gennaro Vilardo. In fondo vi è l’altare coevo di marmi policromi. Quest’ultima è decorata a lacunari nei quali ci sono resti di affreschi molto guasti raffiguranti angeli e putti forse in origine settecenteschi. È ad aula unica a pianta rettangolare coperta da una volta a botte.. Ida Maietta (a c. dopo essere subentrato al Real Collegio Asiatico nel 1888. si sviluppa su un piano inferiore rispetto ad essa88. con una targa a semiluna indicante il nome della congrega come rosta. e un’altra più elaborata con mensola e cornice in piperno di forma rettangolare. raffiguranti a destra la Vergine Annunziata ed a sinistra l’Arcangelo Gabriele. datata 1832. pp. decorata da un cartiglio. Giuseppe e il Bambino. ma ampiamente ridipinti. 88 Il portale della chiesa della Sacra Famiglia è infatti preceduto da sette gradini. ottenendo anche l’uso dell’adiacente chiesa. Non più in loco la pala settecentesca dell’Assunta di ambito solimenesco. datata 10 maggio 176189. Sempre alle pareti tre lapidi.. p. La trasformazione del complesso in ospedale rese però più difficile l’attività statutaria che per molti anni si svolse prevalentemente nella vicina parrocchia di S. Ciò determinò il progressivo abbandono della cappella e culminò con la sua annessione da parte dell’ospedale che la utilizzò come deposito e spogliatoio per dipendenti. non aveva ritenuto di attenersi a tale obbligo (che era stato ottenuto nel 1761 mediante il pagamento di duecento ducati). ubicata sulla sinistra della Chiesa. 87 125 . cit. Successivamente. 37 e 55. anno in cui il Real Collegio Asiatico si trasformò in Regio Istituto Orientale. con S. nell’anno 1893. sono invece ancora presenti sulla parete di fondo e in posizione laterale due piccole tele coeve di forma triangolare. a grandezza naturale. L’arciconfraternita. all’ altezza del sagrato. Con sentenza del 1895. il tribunale diede regione ai congregati. è attualmente chiusa e versa in una condizione di estremo degrado. Una ricorda l’impegno da parte dei sacerdoti della Sacra Famiglia di curare la celebrazione di una messa ogni domenica per l’anima di un tal Gennaro Bracco.

Libri dei Battezzati. ma la giovanissima età dei due (rispettivamente 16 e 14 anni nel 1728. Marco di Palazzo (Archivio Parrocchiale di S. Re d’Armi di Sua Maestà. e se ne passò presto all’altro mondo. e con il quale può essere facilmente confuso. Domenico Antonio Sarnelli. f. vol. «re d’armi» al posto del padre Onofrio (ASN. p. infatti. X. 80v. laddove fino ad oggi mancavano persino dati fondamentali. Vite de’ pittori. la vasta ed il più delle volte inedita produzione. 1779-1780. f. ma morto all’età di soli 27 anni il 3 febbraio 173192. 52 r. per almeno la metà inedita. mediante la sua naturale. Attivo dal 1738 al 1887. f. f. ci sono fornite da Bernardo De Dominici.). avendo operato più spesso in collaborazione con Antonio. il quale studiò molto nella scuola di Paolo. ormai in fase molto avanzata. Torino 1977.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi VII. Gennaro Sarnelli: un pittore ritrovato. che ha permesso non solo di ricostruirne. Antonio Sarnelli A completamento di quanto finora esposto sul complesso dei Cinesi e sul patrimonio storico-artistico in esso contenuto. XVIII (1700-1713). nel capitolo dedicato agli allievi di Paolo De Matteis: «Gennaro Sarnelli. 547. figlio di Onofrio. p. che fanno onore al maestro.) e fu sepolto nella chiesa di S. in «Napoli Nobilissima». scultori ed architetti napoletani IV. Marco di Palazzo. Anna di Palazzo il 17 gennaio 171291. non fu mai pittore «a tempo pieno». Nonostante un indubbio talento che lo portò a dipingere a livelli di qualità che non lo discostano di molto dal fratello. realizzate tra il 1727 ed il 1730 (Ugo Di Furia. f. ad es. ed avrebbe fatto gran profitto. artista che maggiormente ha lasciato tracce di sé nella chiesa della Sacra Famiglia. sia per quanto riguarda le opere che i dati documentari. Libri dei Battezzati. promettente pittore formatosi nella bottega del De Matteis. non fu tuttavia molto ampia. 18. Del pittore. 93 Nato il 23 giugno 1714 nel territorio parrocchiale di S. 229 r. Sulla scia del fratello maggiore Gennaro. XII. Anna di Palazzo. Marco di Palazzo. non si conoscono sue opere» – abbiamo di recente individuato tre tele firmate e datate. ed a loro medesimi. 92 Gennaro morì il 3 febbraio 1731 (Archivio Parrocchiale di S. molto più prolifico. e continua applicazione. Dizionario enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dal XI al XX secolo. la sua produzione. nel territorio parrocchiale di S. scrivania di razione e ruota dei conti. morì in giovanissima età. e di Angela Viola. 90 126 . ma anche di ottenere un’ampia messe di elementi biografici.) carica che manterrà fino alla morte che sopraggiunse il 27 maggio 1793 all’età di 79 anni. 165: «Sarnelli Gennaro (attivo a Napoli nella seconda metà del XVIII secolo) fratello di Antonio e Giovanni. nelle opere che dipingono con studio e con amore». Antonio e Giovanni Sarnelli. per la prima volta. entra anch’egli nella stessa bottega assieme al fratello minore Giovanni93. Matteo. fu allievo di Paolo de Matteis. del quale a lungo si era ritenuto non ci fossero pervenute opere: v. Croce di Palazzo. ma per questa medesima divenne tisico nel più bel fiore degli anni suoi. Nel 1747 diventerà. quali i luoghi e gli anni di nascita e morte90. Vivono oggidì i suoi fratelli Antonio e Giovanni Sarnelli. VI. tesoreria generale antica. cds. Parrocchiale di S. anno di morte del maestro) lascia Le uniche scarne notizie biografiche su Gennaro. nasce a Napoli. 91 Arch. 2 r. si ritiene utile fornire alcune notizie essenziali su Antonio Sarnelli. Fu sepolto nella Chiesa di Montecalvario (Archivio parrocchiale di S. Libri dei defunti. Napoli 1742-45. Ciò è oggi possibile grazie ad una approfondita ricerca sulla famiglia dei Sarnelli. 2007). Libri dei defunti. 143v.).

In circa 20 anni cambieranno più volte abitazione senza però mai abbandonare la zona fra S. Morano Calabro 1995. Napoli 1980. Arcangelo a Baiano. si concluderà nel 1781 con la Madonna e Santi della chiesa di S. (Una tela dello stesso anno raffigurante una Madonnina fu segnalata da Franco Strazzullo nella chiesa di S. Salerno 2002. Gli artisti napoletani della seconda metà del secolo XVIII. (1922). Il 7 luglio 1741 sposa Caterina Grillo. anno 1741. pp. Architettura ed opere d’arte nella Valle del Sarno. Nel 1762 sposa in seconde nozze Elisabetta D’Aprile. p. 111-114. 63. III n.Ugo Di Furia dedurre che il periodo di apprendistato fu piuttosto breve. sono facilmente riconoscibili in quanto firmati con il solo cognome. Lipsia 1935. segretario e razionale del Banco di S. pp. si svolse spesso in collaborazione con Giovanni. Il primo ad intuire il significato dalla firma apposta con il solo cognome è stato Gianluigi Trombetti in uno dei rari articoli dedicati ai Sarnelli: I Sarnelli e la chiesa della Maddalena in Memorie riscoperte. in «Summana». cioè frutto della collaborazione di Antonio e Giovanni. Mostra di Opere d’Arte Restaurate dalle chiese della Maddalena e del Carmine. Antonio Braca. Il Settecento in Antonio Braca. iniziato nel 1735 con le dieci tele di soggetto religioso del Museo di Taverna (Catanzaro). pp. 2005. di piccole dimensioni. dalla quale avrà altri sette figli. pp. Tutto ciò ha in passato spesso ingenerato confusione nelle attribuzioni. 97 La ricostruzione dell’attività dei Sarnelli. 14-19. Giovanni Villani. 15-16. 98 Nicola Spinosa. di). Probabilmente privi di una vera e propria bottega. senza anteporre cioè la sigla del nome di bat94 95 tesimo (Antus e Gionni). p. lettera D e anno 1742. 468. 96 Per una parziale panoramica sulle opere di Antonio Sarnelli vedi al momento: Pietro Napoli Signorelli. ma risulta dispersa: Franco Strazzullo. 8). di). assegnando il più delle volte ad Antonio anche opere eseguite da entrambi o addirittura firmate dal fratello. Carmine Zarra (a c. I quadri «di bottega». 385-430. Napoli 1997. Postille alla “Guida Sacra della città di Napoli” del Galante. fu eseguita su rame all’età di 19 anni ed è firmata e datata 1731. L’ampia produzione di Antonio.. Storia della pittura napoletana. integrato da note di Giuseppe Ceci). è agevolata dalla puntualità con la quale essi firmano e datano quasi costantemente le loro opere. insieme anche al fratello maggiore Ferdinando. La pittura del sei-settecento nell’Agro Nocerino Sarnese. con il quale dovette costituire una sorta di bottega97. La prima opera conosciuta di Antonio è una inedita Madonna con Bambino in collezione privata. Ugo Di Furia. 26-27 (si tratta della pubblicazione di un manoscritto inedito del 1798 sugli artisti del Regno di Napoli al tempo di Ferdinando IV. Morirà nei primi mesi dell’anno 1800 (non abbiamo la data precisa ed il luogo della morte) alla veneranda età di 88 anni. pp. Napoli 1962. Rosario Pinto. la cui sorella Maddalena convolerà a nozze circa sei mesi dopo con il cognato Giovanni94. ben adattandoArchivio Storico Diocesano. che si è realizzata in un arco di oltre sessant’anni attraversando la gran parte del XVIII secolo96. XXIX. Giuseppe Ceci. Angelo e Francesco Solimena nell’Agro Nocerino-Sarnese tra continuità ed alternative. Francesco a Matera. 226-227. anno in cui Caterina muore in conseguenza dell’ultimo parto (la coppia ebbe dodici figli di cui diversi morti prematuramente). Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler. Tale attività si espresse sopratutto nell’ambito di una pittura di soggetto religioso98. esercitavano in casa la loro attività. Il sodalizio. i due fratelli coabiteranno con le rispettive famiglie95. Due opere inedite di Antonio Sarnelli in Santa Maria del Pozzo. Presenze pittoriche nell’Agro in Mario Alberto Pavone (a c. Fino al 1760. anche dal punto di vista cronologico. Pittura sacra a Napoli nel ‘700. 127 . in Ulrich Thieme. in «Napoli Nobilissima». processetti matrimoniali. pp. Sarnelli Antonio. lettera G. 63-100. pp. Giacomo. Umberto Fiore. Anna di Palazzo e Pizzofalcone. s. Felix Becker. cit.

Giuseppe dei Ruffi. ma destinate alle pareti domestiche. testimoniato dalla frequente presenza sul mercato antiquario di opere di piccole dimensioni. S. a S. nella zona di Caserta e di Benevento. il ritrovamento di numerosi documenti. alle più attuali connotazioni solimenesche e demuriane. doc. Gesù e Maria. 35). e ancora nel Cilento come in Calabria e Basilicata e persino in Abruzzo (Villamagna) e nel Lazio (Itri). 99 128 . S. talvolta anche piuttosto lezioso. talvolta con risultati tutt’altro che trascurabili. Anna dei Lombardi (1772). appare. nella cappella D’Avalos in S. tipica d’altronde degli artisti «minori». Giuseppe a Chiaia. s. S. Concezione al Chiatamone. S. riguardanti lavori per il Palazzo del duca Spinelli di Laurino in Via Tribunali (Vincenzo Rizzo. S. Maria delle grazie a Caponapoli. Il soggetto religioso. fu il tema prevalente nell’attività artistica di Antonio che. n. soprattutto. Gregorio Armeno. Giuseppe dei Vecchi. l’attività come freschista fu esercitata prevalentemente a Napoli. Antonio Sarnelli seppe affinare una tecnica di buon livello che si espresse sia su tela che in affresco e persino a guazzo. meno abbiente e soprattutto meno esigente. Pietro ad Aram. Maria degli Angeli a Pizzofalcone (1743). pp. che dovettero trovare un discreto successo. non furono poche le occasioni in cui Antonio Sarnelli si cimentò anche nella tecnica dell’affresco. Come dato puramente orientativo ne diamo qui un elenco largamente incompleto: S. Nonostante una certa ripetitività. Pietro Martire. Pietro Martire vennero distrutti dagli eventi bellici nel 1943). 232. S. Lucia al Monte. S. come testimoniano alcune tele di recente passate sul mercato antiquario e. Francesco degli Scarioni. insieme alle grandi pale realizzate per chiese e cappelle. ebbero un’ampia diffusione in tutte le province del Regno. soprattutto fra coloro che nella raffigurazione ricercavano principalmente l’elemento mistico e l’invito alla preghiera. XXVII n. Caterina a Chiaia. come è stato detto. S. 101 Ci riferiamo a varie polizze di pagamento che si aggiungono a quelle già pubblicate dal Rizzo. realizzando Angeli. Napoli 1979. 216 e 218) e il palazzo del duca Baldassarre Coscia (oggi Partanna) nell’odierna Piazza dei Martiri (Vincenzo Rizzo in Nicola Spinosa (a c. S. in «Napoli Nobilissima». S. Chiara (1770 e 1779) e S. Pasquale. Oltre all’infaticabile attività su tela. S. come nel Trionfo della Chiesa sull’Eresia nel soffitto della biblioteca della casa professa dei Gesuiti di Napoli (oggi Istituto magistrale Pimentel Fonseca) eseguiti nel 1750 in collaborazione con Giovanni100. può apparire tutto sommato scontata per un pittore ritenuto di secondo piano rispetto alle grandi figure di artisti che operavano nella capitale. Maria del Popolo agli Incurabili. Le troviamo nell’area vesuviana come nell’Agro Noverino-Sarnese. talvolta anche su rame o tavola. Antonio si cimentò anche in temi profani. che attesrano i lavori eseguiti per i palazzi di importanti famiglie Tele di Antonio Sarnelli sono disseminate in un numero amplissimo di complessi religiosi di ogni ordine. Antonio a Port’Alba. al contrario. sebbene più di rado. Madonne e figure di santi di aspetto delicato.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi si a quel gusto definito «devozionale». sorprendente constatare quanto sia stata vasta e variegata la produzione destinata a chiese e monasteri napoletani99. p. Altri esempi sono in S. Le sue tele. inediti ma di prossima pubblicazione. Chiara e a S. sempre di soggetto mistico. S. Rosario di Palazzo. si assicurò anche un mercato parallelo rivolto ai privati. Le arti figurative a Napoli. (1988). Pietro Martire (quelli in S. di). SS. mescolando sapientemente lo stile dematteisiano del maestro. Maria del Carmine. Eppure. Marcellino e Festo. a sua volta ricco di influssi giordaneschi. S. Ma se la committenza della Provincia e dei centri minori. Documenti sul Palazzo Spinelli. 100 Per quanto ne sappiamo.

Tra le prove più significative nel corso degli anni seguenti ci limitiamo a citare alcune opere napoletane quali la dolcissima Madonna dell’Ulivo in S. 105 Per quanto riguarda i documenti relativi alle tele dell’Annunziata di Capua vedi Mario A. p. Purtroppo dei loro dipinti realizzati sia in affresco che a guazzo. Ciò si realizzò soprattutto tra la metà degli anni ’40 e i ’50. p. Caterina a Chiaia. Pittori napoletani del ‘700. intervallate da alcune felici prove extracittadine102. lotto 6). cit. gli otto ovali con Virtù della Concezione al Chiatamone (1760) e le due tele. 44-45. Del quadro. Marcellino e Festo. Sebastiano Conca. La firma e la data sono state chiarite da un recente restauro. del Carmine di Napoli. 203. 35). nella conIn assoluto il primo quadro d’altare di Antonio risale già al 1733 e si trova in una sala interna al convento di S. Pietro Martire. 27 febbraio 2005.. Per quanto riguarda il Rosario di Palazzo: Renato Ruotolo. Genoveffa. periodo sicuramente molto felice per l’artista. dove contemporaneamente ad Antonio lavorarono Francesco De Mura. non restano che poche tracce103. In precedenza il quadro. Gennaro Aspreno Galante – Guida sacra… cit. a S. doc. 102 129 . vi fu impegnato dal 1748 al 1751. Ferdinando. pp. fu pubblicato nel 1979 il relativo documento di pagamento da Vincenzo Rizzo ( Le arti figurative …. Notizie inedite sulla chiesa del Rosario di Palazzo in «Napoli Nobilissima». che alla metà degli anni ’40 iniziarono la costruzione del loro palazzo fuori la porta di Chiaia. Pavone. dove forti sono i riferimenti all’opera di analogo soggetto relizzata dal De Matteis per la chiesa di S.. nuovi documenti. in cui più fresche erano le reminiscenze del breve apprendistato dematteisiano e forti. dovevano essere le spinte dettate dalla prepotente ascesa del De Mura.us Sarnelli 1755) dipingerà nuovamente lo stesso soggetto per la chiesa di S. finirono per ricoprire quasi completamente quanto di superstite era rimasto. recentemente comparse sul mercato. XVI n. Giovanni Battista ed Evangelista era stato assegnato erroneamente a Giovanni per la contemporanea presenza in chiesa di alcuni dipinti firmati da quest’ultimo: vedi Aurora Spinosa. Seguirono a breve distanza di tempo altri incarichi significativi presso le chiese dei SS. (Semenzato Venezia.Ugo Di Furia napoletane101. Fu così che nel 1750 arrivò l’importante incarico per la Biblioteca della Casa Professa dei Gesuiti di Napoli a cui abbiamo già accennato. di). 104 Ci riferiamo in particolare ad una Divina Pastora di notevoli dimensioni (cm. Dopo le prime timide committenze napoletane per il Rosario di Palazzo e S. Annunciazione e Sogno di S. (1977). I lavori durarono circa dieci anni. Giuseppe. n. Antonio (stavolta da solo: Ant. 60-65. stanno a testimoniare il buon livello che essi dovettero raggiungere ed il discreto successo che ne conseguì104. Sette anni dopo. nella quale tornerà a più riprese. Ma alcune tele provenienti dallo stesso edificio. in Nicola Spinosa (a c. firmato Sarnelli 1748. 170 x 117) erroneamente transitata sul mercato come S. sotto la direzione del regio ingegnere Mario Gioffredo. p. nota 48. M. Napoli 1994. s. e di cui conosciamo in buona parte i soggetti. il cardinale Niccolò. con l’aiuto di Giovanni. e Antonio. Pasquale a Chiaia (con ben quattro tele) e all’Annunziata di Capua. 103 Ciò è dovuto ai rifacimenti dell’edificio avvenuti nel secolo successivo ed ai gravi danni subiti nell’ultimo conflitto mondiale. contemporaneamente. raffigurante la Vergine fra i SS. i restauri del dopoguerra eseguiti dal pittore Ezechiele Guardascione. 232. una svolta decisiva per la carriera di Antonio fu rappresentata dall’importante incarico ricevuto dal duca Baldassarre Coscia e dal di lui fratello. Giuseppe dei Ruffi (1759). Alessio d’Elia e Paolo de Majo105.

probabilmente per il giudizio negativo espresso dallo stesso Vanvitelli107. 290. tra l’altro. nonostante lo smacco. 216 e 218. a detto Todesco». Ma. lavorando soprattutto per la provincia. inserite fra i Quattro Evangelisti. in quanto l’esecutore materiale degli affreschi fu Antonio Sarnelli: Banco di S. la sua produzione. 1972. mtr. 5987: « A D. Nel 1772 ancora una prova ad affresco (probabilmente una delle ultime). 14. era già stato ritrovato dal Rizzo un documento di pagamento di ducati 63. 106 130 . In questo stesso anno. un soffitto con il Trionfo della Fede. 1738. in quanto versano purtroppo in pessime condizioni di conservazione. 107 V. Antonio. ed aiutato dai prezzi. Nel palazzo di Via Tribunali. finì per allontanare anche la clientela più tradizionalista e meno sensibile al rinnovamento. sostanzialmente sempre uguale a sé stessa. incapace di adeguarsi alle novità e di rispondere ai profondi mutamenti che si erano imposti già da alcuni decenni nel dinamico panorama artistico nazionale. cit. ed alcuni disegni di puttini per detto suo palazzo restando intieramente soddisfatto senza dover altro conseguire in detta sua né qualunque altra causa però li pagherete con sua firma autenticata e per esso con autentica del Notaro Vincenzo Montella di Napoli. Luigi Vanvitelli e i pittori attivi a Napoli nella seconda metà del Settecento: lettere e documenti inediti. Giuseppe a Chiaia (1765). anno in cui il pittore realizzò la pala per la chiesa della Sacra Famiglia. «due disegni di figure o siano Virtù fatte nella grada»: Documenti sul Palazzo Spinelli …. Dai carteggi tra il Marchese Tanucci ed il direttore dei lavori Luigi Vanvitelli deduciamo che alla richiesta fu opposto un rifiuto. le richieste di lavoro non subirono alcuna flessione. Un altro dato interessante ci viene rivelato da un documento inedito riguardante gli affreschi della scala che si riteneva fossero stati dipinti da Jacopo Cestaro. stavolta nella cappella D’Avalos della chiesa di Monteoliveto. tra il 1767 ed il 1768 oltre ad affrescare la cappella privata e a dipingere i soffitti di alcune stanze.2. 26 settembre 1768. sempre piuttosto contenuti.Arte e storia nella Chiesa e Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi trofacciata di S. in «Storia dell’Arte». giornale di cassa. pp. Ma con il passare del tempo. delle sue opere. per tutto il decennio. sebbene molto guasti. e fino ai primi anni ’80. Giacomo. in particolare Nicola Spinosa. era da poco reduce da un’altra importante committenza ricevuta dal duca Spinelli di Laurino. utilizzando i disegni eseguiti da Jacopo Cestaro106. il pittore inviò una supplica al Re chiedendo di poter essere inserito nel gruppo di artisti che di lì a poco avrebbe atteso ai lavori della costruenda Reggia di Caserta.10 a quest’ultimo artista per aver eseguito. il Cestaro si limitò a realizzare soltanto i disegni. Nel 1769. così come è indicato nella causale di pagamento. 305. In realtà. Essi rappresentano due figure allegoriche (Pietas ed Eruditio) appena leggibili. ed in condizioni discrete. gli affreshi della volta della cappella. al piano nobile. realizzò anche gli affreschi della scala. p. con un’Annunciazione ed una Fuga in Egitto. Antonio si dimostrò estremamente prolifico. al contrario. Troiano Spinelli duca di Acquara Ducati trenta a fede 13 settembre 1768 e per esso a Don Antonio Sarnelli e sono per le pitture di figure da lui fatte nella scala nobile di suo palazzo che sta fabbricando ad Arco. Il caso di palazzo Spinelli è più fortunato in quanto sopravvivono. Infatti. p.

costruite con figure perennemente congelate nelle medesime ripetitive fisionomie. in una lenta agonia che si trascinerà fino ai due ultimi quadri dei Cinesi.Ugo Di Furia Gli anni finali della carriera di Antonio vedranno così il progressivo diradarsi della produzione che sarà sempre di più caratterizzata da composizioni cupe e monocordi. 131 .

意大利马国贤与中国学院研究在中国 中国社会科学院 歷史研究所 万明 中国与意大利,两国之间的文化联系源远流长。中国的知识传统引人注目地传入意大利, 应该说是始自马可·波罗,而西方的知识传统进入中国宫廷,则始自利玛窦。从知识传递的谱 系来说,马国贤是利玛窦的一个重要的继承者。他于清康熙年间来华,是经罗马教廷传信部派 遣,教皇特使多罗推荐,进入清宫服务的3名非耶稣会士之一。他不仅在绘画方面为西方铜版 画传入中国做出了贡献,而且在清宫中生活了13年,具有教士,画家,翻译和宗教与文化传播 者多重身份。与利玛窦不同的是,利玛窦为文化传播献身,从此没有能再踏上故国的土地,而 马国贤于雍正初年归国后,历尽艰辛,在故乡意大利那不勒斯创办了欧洲第一所中国学院。他 们殊途同归,作为文化交流的中介人,为中西文化交流与传播做出了重要贡献。 关于马可·波罗和利玛窦,在中国已经家喻户晓,有着丰硕的研究成果。马国贤与他所创办的 中国学院的研究,迄今为止已经过了半个多世纪的历程,下面根据目前所见的有关材料,对马 国贤于中国学院研究在中国情况做一简略回顾,概述如下1。 1 需要说明的是,由于马国贤是罗马教廷传信部派遣来华的传教士,一些关于礼仪之争和基督教传教史论著,如罗 光《教廷与中国使节史》、《阎宗临史学文集》等大都对他有所涉及,但是一般来说不属于对马国贤与中国学院的 研究,故在此均未收录。 .

traduttore e diffusore di religione e cultura. mentre il Ripa all’inizio del regno di Yongzheng fece ritorno in patria. mentre le scienze e le tradizioni occidentali sono entrate nella corte del Paese di Mezzo grazie a Matteo Ricci. le quali possono riassumere la situazione degli studi su Ripa e sul Collegio dei Cinesi in Cina1. come le opere di Luo Guang. ma dimostrò una complessa personalità di missionario. egli non solo contribuì ad introdurre in Cina la pittura ad olio e l’incisione occidentale all’acquaforte su rame.Le ricerche in Cina sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi WAN MING Istituto storico dell’Accademia Cinese di Scienze Sociali Le relazioni culturali tra Cina e Italia hanno una storia molto lunga. 1 È necessario spiegare che il missionario Matteo Ripa fu mandato in Cina dalla Sacra Congregazione de Propaganda Fide e alcuni libri relativi alla questione dei riti [cinesi] e alla storia della diffusone del cristianesimo. Raccolta di studi storici di Yan Zonglin. Ripa è un importante successore di Ricci. Durante i 13 anni di permanenza alla corte dei Qing. Le ricerche su Ripa e il suo Collegio dei Cinesi sono iniziate più di mezzo secolo fa e qui di seguito sono elencate le ricerche che noi conosciamo. inviato dalla romana Congregazione de Propaganda Fide (教廷传信部). finalmente fondò il Collegio dei Cinesi a Napoli. Sotto il profilo dell’albero genealogico dei diffusori delle scienze [occidentali]. raccomandato da Duoluo (多罗) [Carlo Tommaso Maillard de Tournon] ambasciatore straordinario e plenipotenziario del papa (Jiaohuang teshi 教皇特使). Fu uno dei tre non appartenenti alla Compagnia di Gesù al servizio della corte mancese. che fu il primo in Europa. pertanto in questo saggio non ne parliamo. Egli giunse in Cina al tempo dell’imperatore Kangxi della dinastia Qing. pittore. . riguardano appunto il Ripa. Dopo aver sofferto molte difficoltà. Per quando riguarda Marco Polo e Matteo Ricci. Il loro itinerario fu diverso. ma il risultato fu uguale: sono stati mediatori di relazioni culturali e hanno dato un contributo importante alla diffusione e allo scambio tra la cultura cinese e quella occidentale. in Cina sono molto famosi dappertutto e sono stati oggetto di molti studi. ma di solito questi libri non riguardano gli studi su Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi. Storia dei rapporti diplomatici tra il Vaticano e la Cina. in quanto questi si dedicò alla diffusione della cultura e non ritornò mai nel suo paese natale. È stato Marco Polo il primo ad attirare la generale attenzione dell’Italia sul livello delle conoscenze e delle usanze cinesi. Egli fu diverso dal Ricci.

意大利马国贤与中国学院研究在中国 / Le ricerche in CIna sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi 二、研究的开拓阶段 中国关于意大利马国贤与中国学院的研究,主要由方豪先生所开创,开始于半个多世纪 年方豪先生于《磐石杂志》第四卷第一、二期(1936年1-2月)发表《中国初期留 以前的20世纪30年代。方豪先生在研究中国天主教史时开始关注到马国贤与中国学院。1936 学史拾遗》一文,对留学发起人的事迹作了专门研究论述,其中着重对马国贤创办圣家书院 , 也即 中国学院,以及学院的中国 留 学人 员 如郭 栋 臣等 进 行 了研究。他 指 出, 1890 年 洪勋 《游历闻见录》卷十三专章谈到《中国修院》,是中国人关于中国学院最早的记述。方豪先 生此文后经两度修改,定名为“同治前欧洲留学史略”,收入《方豪六十自订稿》上册,196 9年在台湾出版。 1936年,还有傅任敢“雍正年间意大利的中国书院”一文,发表在《中华教育界》第23 卷9期,文中简略介绍了马国贤于清朝雍正年间在意大利创办中国学院的事迹,以及中国学院 的大致情况。 20世纪70年代,方豪先生著《中国天主教史人物传》,于香港公教真理学会出版。其中 《马国贤传》,是在全面收集中外文献资料基础上对作为传教士的马国贤的生平事迹的系统 研究论述。这部书于1988年在北京由中华书局再版,在中国学术界有相当大的影响,成为中 国学者研究马国贤和中国学院的必读书。 志》第44卷5期,比较全面地论述了马国贤在华活动以及回国后创办中国学院的历程。作者高 70年代初,郭永亮发表“那不勒斯中国学院创办人马国贤在华史简介”一文于《大陆杂 134 .

inserito nel primo volume 方豪六十自定稿. dove descrisse i pionieri cinesi che si formarono nei paesi stranieri e trattò di Ripa e del Collegio della Sacra Famiglia da lui fondato. L’autore ha valutato molto positivamente il contributo dato da Ripa 135 . e degli studenti cinesi che vi soggiornarono. dove si racconta con più che sufficiente precisione l’attività di Ripa in Cina e le vicende che portarono. Egli sostenne che il primo a parlarne fu Hong Xun 洪勋 nel tredicesimo capitolo intitolato 中国修院 Zhongguo xiuyuan («Il seminario cinese») del libro 游历闻见录 Youli wenjianlu («Cose viste e sentite nei viaggi»). è stato il signor Fang Hao 方豪 ad iniziare più di mezzo secolo fa. come Guo Dongchen 郭栋臣 ed altri. dopo il suo ritorno in Italia. cioè il Collegio dei Cinesi. egli pubblicò il saggio 中国初期留学史拾遗 Zhongguo chuqi liuxueshi shiyi («Storia dei cinesi che hanno studiato all’estero nel primo periodo») nel quarto volume (gennaio e febbraio 1936) della rivista 磐石杂志 Panshi zazhi («Rivista di antichità»). Nel 1936 apparve anche il saggio su 雍正年间意大利的中国书院 Yongzheng nianjian Yidalide Zhongguo shuyuan («Il Collegio dei Cinesi in Italia negli anni dell’imperatore Yongzheng») di Fu Rengan 傅任敢. ha esercitato una grande influenza sugli ambienti accademici cinesi ed è diventato un riferimento d’obbligo per gl’intellettuali cinesi. dove l’Autore espone i fatti relativi alla vita del sacerdote Matteo Ripa sulla base di dati estratti da libri cinesi e da libri stranieri. descrivendo sommariamente la situazione del Collegio. fondatore del Collegio Cinese a Napoli») nel quinto numero del XLIV volume della «Rivista della Cina continentale» un saggio. Zhonghua jiaoyujie («Mondo educativo cinese»). che è stato ripubblicato dalle 中华书局 Zhonghua shuju («Edizioni cinesi») nel 1988 a Pechino.万 明 / Wan Ming I. Fang sottopose a revisione due volte il suo saggio. alla fondazione del Collegio dei Cinesi. il quale presentava in sintesi l’iniziativa di Matteo Ripa di fondare il Collegio dei Cinesi in Italia negli anni dell’imperatore Yongzheng della dinastia Qing. Fang Hao scrisse 中国天主教史人物传 Zhonguo Tianzhujiaoshi renwu zhuan («Le biografie dei personaggi eminenti nella storia del cattolicesimo cinese»). pubblicato nel nono numero del XXIII volume di 中华教育界. Nel 1936. Guo Yongliang 郭永亮 pubblicò 那不勒斯中国学院创办人马国贤 在华史简介 Nabulesi Zhongguo Xueyuan Chuangbanren Ma Guoxian zai Hua shi Jianjie («Breve storia del soggiorno in Cina di Matteo Ripa. negli anni Trenta del Novecento. In questa opera compare la biografia di Matteo Ripa. pubblicato dall’Accademia della religione della verità a Hong Kong. Questo libro. che studiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi. dandogli il nuovo titolo di 同治前欧洲留学史略 Tongzhi qian Ouzhou liuxue shilüe («Storia dei cinesi che studiarono in Europa prima dell’imperatore Tongzhi»). le ricerche sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi nel contesto della storia del cattolicesimo cinese. Fang Hao liushi zidinggao («Scritti scelti per i 60 anni di Fang Hao) pubblicato a Taiwan nel 1969. All’inizio degli anni Settanta. Gli studi nella fase iniziale In Cina. Negli anni Settanta del XX secolo.

1986,(4) 马国贤神父回忆录-清宫服务十三年/邢维贤译 承德民族师专学报.-1989,(2) 136 .1987,(1) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(一)/刘晓明编译 紫禁城.-1989,(1) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(二)/刘晓明编译 紫禁城.意大利马国贤与中国学院研究在中国 / Le ricerche in CIna sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi 度评价了马国贤对中西文化交流所作的贡献,指出:“假若我们从历史方面,看每一个国家对 中西文化交流工作所作重要的贡献与影响,意大利方面则马国贤的事迹,是不可不提的”。 二、研究的发展阶段 20世纪80年代中国改革开放以后,中国学者对于中西文化交流史,特别是16- 18 世纪中国与欧洲 直 接接触 时期来华西方传教士的研究 开展起 来。 80 年代以来,对于 16- 18世纪耶稣会士及其他传教士来华活动,并由此产生的西方绘画对中国画坛的影响等有关课 题,已经引起了中国学者的重视。 20世纪90年代左右,随着中西文化交流史研究的不断趋于升温,中国学者对马国贤与中 国学院的研究进入了发展阶段。这一阶段的特点表现在两个方面:一方面是研究论著和翻译 增多,另一方面是相关重要中文文献的整理出版,两方面结合,推动了学术研究的向前发展 。下面按照时间顺序,分别加以概述。 (一)、研究论著与译著: 研究进入了发展阶段,首先表现在翻译西方文献方面,20世纪80年代末至90年代初,英 文本马国贤回忆录由邢维贤和刘晓明部分地翻译成中文,在《承德民族师专学报》和《紫禁 城》杂志上连载,现据笔者所见胪列如下: 马国贤神父回忆录-清宫服务十三年/邢维贤译 承德民族师专学报.

Qui sotto seguono in ordine cronologico e in forma sintetica: 1) le traduzioni e i libri di ricerca Lo sviluppo prima di tutto delle traduzioni dei testi occidentali si è registrato dalla fine degli anni Ottanta all’inizio degli anni Novanta del XX secolo: la traduzione parziale in cinese delle memorie in lingua inglese di Matteo Ripa è stata eseguita da Xing Weixian 邢维贤 e da Liu Xiaoming 刘晓明 e pubblicata a puntate sulle riviste 承德民族师专学报 Chengde Minzu Shizhuan Xuebao («Giornale accademico del Collegio degli insegnanti di Chengde per nazionalità») e 紫禁城 Zijin Cheng («La città proibita»). in 紫禁城. dopo la politica dell’apertura e delle riforme. Memorie del padre Matteo Ripa. la mole delle traduzioni e dei libri di ricerca. in 承德民族师专学报. hanno sviluppato le ricerche soprattutto sul contributo diretto dei missionari venuti in Cina nel periodo tra il XVI e il XVIII secolo. Memorie del padre Matteo Ripa. tradotte da Liu Xiaoming. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. imprimendo una forte spinta allo sviluppo degli studi accademici. Lo sviluppo degli studi Negli anni Ottanta del XX secolo. tradotte da Liu Xiaoming.万 明 / Wan Ming allo scambio culturale sino-occidentale. in 承德民族师专学报. 1986 (4). tradotte da Xing Weixian. l’attenzione dei suddetti studiosi si è rivolta all’attività dei Gesuiti e dei missionari delle altre comunità religiose nei secoli XVI-XVIII. vediamo che tra quanti hanno operato per lo scambio culturale tra Cina e Occidente. 137 . affermando: «Sotto l’aspetto storico. hanno fatto progressi anche le ricerche su Matteo Ripa ed il Collegio dei Cinesi. 1989 (1). la pubblicazione e la classificazione di importanti documenti in lingua cinese. gli storici cinesi studiosi dello scambio culturale sino-occidentale. Memorie del padre Matteo Ripa.1989 (2). 1987(1). Negli anni Novanta del XX secolo. i due aspetti confluiscono. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. in particolare al tema della nascita dell’influenza della pittura occidentale sulla pittura cinese. Due sono gli aspetti caratterizzanti questo periodo: in primo luogo. in 紫禁城. Dopo gli anni Ottanta. sicuramente l’azione dell’italiano Matteo Ripa è stata importante sia per l’influenza che ha esercitato e sia per il contributo che ha dato». di cui diamo sotto i titoli: Memorie del padre Matteo Ripa. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. II. tradotte da Xing Weixian. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. mentre lo studio della storia dello scambio culturale sino-occidentale s’intensificava. in secondo luogo.

-1989,(3) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(四)/刘晓明编译 紫禁城.-1989,(6) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(七)/刘晓明编译 紫禁城.-1990,(1) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(八)/刘晓明编译 紫禁城.-1989,(4) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(五)/刘晓明编译 紫禁城.-1990,(5) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(十一)/刘晓明编译 紫禁城.-1989,(5) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(六)/刘晓明编译 紫禁城.-1990,(4) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(十)/刘晓明编译 紫禁城.-1990,(2) 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(九)/刘晓明编译 紫禁城.意大利马国贤与中国学院研究在中国 / Le ricerche in CIna sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi 清宫十三年-马国贤神甫回忆录(三)/刘晓明编译 紫禁城.-1990,(6) 1993年,耿昇译《明清间入华耶稣会士和中西文化交流》一书,由巴暑书社出版。这是 法国学者关于中西文化交流的一部论文集。其中,乔治﹒洛埃尔“入华耶稣会士与中国园林 风靡欧洲”一文,论及马国贤于1724年自中国返回意大利途经伦敦,马国贤将避暑山庄铜版 画带到英国,从而成为英国园林中国风格的发展基点。 于马国贤生平的一篇简传。收入《清代人物传稿》第七卷,上卷,1994年由中华书局出版。 在编译马国贤回忆录的基础上,刘晓明为《清代人物传稿》中撰写了《马国贤》,是关 由于马国贤对于中西绘画艺术交流的特殊贡献,关于马国贤绘画,特别是马国贤将铜版 画传入中国方面的研究,成为中国学者关注的一个热点。这方面主要有以下几篇论文: 莫小也“马国贤与避暑山庄三十六景图”,刊于《新美术》1997年第3期。论文根据台北 现存的一套铜版画《避暑山庄三十六景图》,参照中国同一主题与内容的木板组画,对马国 贤来华的绘画活动以及《避暑山庄三十六景图》铜版画的特点和价值作了初步探讨,认为马 国贤首先引进铜板技术到中国,并培养了第一批中国人学习铜板技法,他在中国绘画史上应 予以一定地位,是东西方美术交流史上的杰出人物。 沈定平“传教士马国贤在清宫廷的绘画活动及其与康熙皇帝关系述论”一文,刊于《清 138 .

tradotte da Liu Xiaoming. tradotte da Liu Xiaoming. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. 1990 (4). in 紫禁城. in 紫禁城. Memorie del padre Matteo Ripa. 1990 (1). Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. Memorie del padre Matteo Ripa. Memorie del padre Matteo Ripa. Nel 1993. 139 . tradotte da Liu Xiaoming. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. 1997. tradotte da Liu Xiaoming. Memorie del padre Matteo Ripa. in 紫禁城. tradotte da Liu Xiaoming. Sulla base delle memorie di Ripa tradotte in cinese. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. in 紫禁城. 1989 (6). tradotte da Liu Xiaoming. 1990 (6).万 明 / Wan Ming Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. pubblicata dalla Società letteraria Ba Shu. 明清间入华耶稣会士和中西文化交流. Matteo Ripa e l’incisione delle 36 vedute del Parco tra i monti per evitare la calura estiva. che hanno costituito il punto di partenza per la creazione dei giardini inglesi secondo la moda cinese. in 紫禁城. saggio pubblicato nel numero 3. della rivista «Nuove Belle Arti». pubblicato nel 1994 dalla casa editrice Cina 中华书局. questa tecnica è diventata il tema a cui gli studiosi cinesi hanno dedicato maggiore attenzione. Memorie del padre Matteo Ripa. Memorie del padre Matteo Ripa. Sulla base di un confronto tra l’unica copia originale delle vedute incise su legno conservata a Taipei e il lavoro del Ripa. Tra i saggi. Geng Sheng 耿昇 tradusse dal francese la raccolta di saggi sullo scambio sino-occidentale intitolata I gesuiti venuti in Cina tra la dinastia Ming e la Qing e lo scambio culturale sino-occidentale. Memorie del padre Matteo Ripa. 1990 (5). Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. in 紫禁城. tradotte da Liu Xiaoming.1990 (2).1989 (3). il testo di Giorgio Löhr 乔治 洛埃尔 «I gesuiti venuti in Cina e i giardini cinesi diffusi in Europa». tratta del ritorno di Ripa in Italia attraverso Londra nel 1724 e delle sue incisioni su rame del «Parco tra i monti per evitare la calura estiva» lasciate in Inghilterra. tradotte da Liu Xiaoming. Poiché Matteo Ripa ha contributo allo scambio culturale nel campo della pittura e soprattutto dell’incisione su rame da lui introdotta in Cina. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. Memorie del padre Matteo Ripa.1989 (4). in 紫禁城. Memorie del padre Matteo Ripa. tradotte da Liu Xiaoming. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. in 紫禁城. Tredici anni di servizio nella corte dei Qing. Liu Xiaoming 刘晓明 ha scritto la voce Matteo Ripa per la prima parte del VII volume delle Biografie di figure ragguardevoli della Dinastia Qing. in 紫禁城. E i testi più importanti in materia sono i seguenti: Mo Xiao 莫小. 1989 (5).

意大利马国贤与中国学院研究在中国 / Le ricerche in CIna sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi 史研究》1998年第1期。论文叙述马国贤进入清宫作为宫廷画师的过程,评价马国贤是将西洋 铜版画传入中国的第一人,并就马国贤在礼仪之争的态度、表现以及他与康熙皇帝、雍正皇 帝的关系进行了探讨。 影响”一文,刊于台湾东吴大学《东吴历史学报》1998年第4期。论文指出马国贤对中国地图 在欧洲的传布,起了不可低估的作用。在论述了马国贤参与铜板康熙《皇舆全览图》印制的 经过以后,说明是他把铜板法印制地图的技术介绍给中国人,印制了铜板中国全图,并回传 西方,才孕育出欧洲人更加准确的东方地图。 柯孟德译《马国贤回忆录》的法文本,90年代由耿昇翻译成中文,可惜至今在商务印书 李孝聪 “马国贤与铜板康熙《皇 舆 全 览 图》的 印 制 — 兼 论 早 期中文地图在欧洲的传 布 与 馆,尚未出版。这里应该提到的是,柯孟德于1988年第3期台北《艺术家杂志》刊登的中文论 文“比郎世宁更早来到中国的清廷艺术家马国贤”。由于作者是《马国贤回 忆录》的法文本翻译者,比较全面地论述了马国贤的艺术生涯。特别是文中发表了多幅图像 资料,包括:马国贤画像、原版存于台北故宫博物院的马国贤所刻《御制避暑山庄图詠》画 、原版存于巴黎国立图书馆的马国贤所刻《御制避暑山庄图詠》画、存于罗马芳济各会善本 堂的马国贤回忆录手稿之一,以及马国贤从意大利到英国的路线图和马国贤从澳门到北平路 线图等。此文为中国学者研究马国贤提供了宝贵的图像资料及其线索。 究的热门课题。在意大利,1997年意大利那不勒斯东方大学主办“纪念马国贤逝世250周年国 文集,于1999年出版于意大利那不勒斯。论文集中包括有中国学者的论文4篇: 罗红波、林岷“中国官方文献对马国贤的记载及中国对马国贤的研究”。 韩琦“从中西文献看马国贤在宫廷的活动”。 沈定平“马国贤在中国的绘画活动及其与康熙、雍正皇帝关系述论”。 随着中国与意大利两国文化关系的发展,中西文化交流的主题在中国和意大利都成为研 际会议”,会后,由樊米凯教授和弗朗西斯科·德阿雷里教授合编《马国贤与中国学院》论 140 .

Il saggio di Shen Dingping 沈定平. come: il ritratto di Ripa. di cui il Comentale ha visto sia l’originale conservato nel Museo della Città Proibita di Taibei sia l’altro originale custodito nella Biblioteca Nazionale di Parigi. in quanto ripubblicati in riviste cinesi con lo stesso titolo e poche varianti. Il Comentale è famoso soprattutto per il saggio in cinese intitolato. elaborando il processo di stampa della «Carta generale dell’Impero» di Kangxi. Il contributo di Li Xiaocong. che Geng Sheng volse in lingua cinese per le Edizioni Commerciali. anche il tema dello scambio culturale sino-occidentale si è trasformato in un argomento di studio sia in Cina sia in Italia non più limitato ad una piccola cerchia. per cui citiamo solo gli studi che sono apparsi soltanto nel libro citato: Luo Hongbo 罗红波 e Lin Min 林岷. il testo è ricco di documenti e di immagini. Segnaliamo di questo testo quattro saggi. 1998. della «Rivista storica» dell’Università di Dongwu di Taiwan. fra i quali quelli di Shen Dingping e di Li Xiaocong sono stati già descritti in precedenza. dall’Inghilterra a Macao e da Macao a Pechino. sottolineando il ruolo importante che il Ripa ha giocato a questo proposito. pubblicato a Taipei sul numero 3. pubblicato sul primo numero. offrendo prezioso materiale agli studiosi cinesi di Ripa. Mentre le relazioni culturali tra Italia e Cina diventavano più intense. Egli ha visto anche uno dei manoscritti contenenti le memorie del Ripa. 1988. Un artista alla corte dei Qing venuto in Cina prima di Giuseppe Castiglione: Matteo Ripa. si sofferma sulla diffusione e sull’influenza delle prime carte geografiche della Cina in Europa. le quali non le hanno ancora pubblicate. In Italia.万 明 / Wan Ming l’Autore dimostra il progresso indotto in Cina dall’italiano sia riguardo al disegno che alla tecnica dell’incisione. della rivista «Ricerche storiche sui Qing». depositato nel Sancta sanctorum dell’Ordine dei Francescani a Roma. 141 . oltre a ribadire che Ripa è stato il primo a introdurre in Cina la tecnica occidentale di incisione su rame. tratta della sua posizione sulla questione dei riti e del suo rapporto con gl’imperatori Kangxi e Yongzheng. l’album delle 36 vedute del Parco fra i monti per evitare la calura estiva. Citazioni di Matteo Ripa nei documenti ufficiali cinesi e gli studi in Cina su Matteo Ripa. della «Rivista degli artisti». Matteo Ripa e l’incisione su rame della “Carta generale dell’Impero” di Kangxi. Michele Fatica e il Dott. ricordate sopra. inoltre precisa che il Ripa dopo il suo ritorno in Occidente offrì all’Europa un’immagine geografica più precisa dell’Oriente. Negli anni Novanta Christophe Comentale 柯孟德 tradusse in francese le Memorie di Matteo Ripa. apparso sul numero 4. ha tracciato l’itinerario del missionario dall’Italia all’Inghilterra. Francesco D’Arelli pubblicarono gli atti nel 1999 sotto il titolo di Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi. L’attività del missionario Matteo Ripa pittore alla corte dei Qing ed il suo rapporto con l’imperatore Kangxi. l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” organizzò un colloquio internazionale in occasione del 250’ anniversario della morte di Matteo Ripa. del quale il Prof. tecnica che insegnò ai cinesi. Poiché l’autore conosce molto bene il Ripa attraverso le memorie da lui tradotte. 1998.

意大利马国贤与中国学院研究在中国 / Le ricerche in CIna sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi 李孝聪“马国贤与铜板康熙《皇舆全览图》的印制—兼论早期中文地图在欧洲 的传布与影响”。 由于论文集中文论文的后两篇已在本文前面述及,故下面对前两篇略作介绍。 罗红波、林岷“中国官方文献对马国贤的记载及中国对马国贤的研究”一文,从马国贤 来华的时代背景谈起,利用中国官方文献,对马国贤受教皇派遣来华,很快掌握了汉语,在 清宫中施展绘画才能,以及礼仪之争中的马国贤进行了比较全面的探讨,并且在论文的最后 部分涉及中国对马国贤的研究,在指出“在很长时间内,中国大陆对马国贤的作品翻译及对 他在华活动的研究几近空白”之后,总结了产生这种情况的原因,认为主要有改革开放前研 究受到限制,意大利与拉丁语言的障碍和中国的记载少三个方面。 韩琦“从中西文献看马国贤在宫廷的活动”一文,主要分为三个部分。论文以绝大部分篇 幅论述了马国贤与铜板印刷的传入中国和马国贤获准返回欧洲的事迹,并利用关于北京回民历 史的著作《冈志》中的记载,对马国贤在清宫中作为御用画家结识清朝宫廷回回医生赵世英, 就发生在他们之间的一段长篇对话中马国贤介绍给中国人的伊斯兰文化作了专门叙述。 在中国,1998年中国中外关系史学会与杭州大学主办了“中西文化交流史国际研讨会” ,会上,万明发表论文“意大利传教士马国贤与中西文化交流”,指出以往以中文发表的研 究论文不多,学术界对马国贤的研究大都集中在清宫中的绘画方面,缺乏全面考察。论文揭 示了马国贤在清宫中作为传教士、画家、翻译、和宗教与文化传播者的多重身份,全面地论 述了马国贤的生平事迹,提出应该加强传教士中的非耶稣会士的研究,并首次指出由于英文 节译本的失误,英语世界普遍存在对马国贤卒年的错误认识,应予澄清。此文后刊于黄时鉴 主编《东西交流论谭》第二辑,上海:上海文艺出版社2001年。同年,即1998年,万明访问 意大利那不勒斯东方大学,得到东方大学教授、《马国贤日志》的整理研究专家樊米凯教授 的帮助,见到现藏意大利威尼斯圣米切尔修道院的“中华书院学长郭栋臣等数人”为中国学 142 .

il quale ebbe con lui lunghi dialoghi e lo introdusse alla cultura dei cinesi seguaci dell’Islam. Guo Dongchen. diretta all’inviato imperiale Xue Fucheng 薛福成 sull’affare del Collegio. a giudizio di Luo Hongbo e di Lin Min. dove Wan Ming presentò un contributo sul tema Il missionario italiano Matteo Ripa e lo scambio culturale sino-occidentale. Michele Fatica. precisando per la prima volta che la traduzione inglese delle memorie di Ripa presentava inesattezze da correggere. esperto dell’edizione integrale del Giornale di Matteo Ripa. cioè l’istituto che ha preceduto l’Orientale di Napoli. Nella prima e nella seconda parte l’Autore si dilunga sulla calcografia in Cina e sul permesso di ritornare in Europa concesso al Ripa. Shanghai 2001. e nel convento di S. inviatovi dal Papa. mentre nella parte finale. come la data di morte. pertanto Yang Huilin 杨慧林 nel 1998 ha scritto il saggio L’Orientale di Napoli in Italia e lo studio del 143 . Wan Ming visitò a Napoli l’Università degli studi “L’Orientale”. Nello stesso anno. ottenendo l’assistenza del Prof. nonché la scarsità di documenti. mentre era pittore ufficiale alla corte di Qing. col quale lamentava la scarsità delle pubblicazioni in cinese sull’attività complessiva del Ripa.万 明 / Wan Ming Han Qi 韩琦. 1999. sul rapido apprendimento del cinese da parte del missionario italiano. per le Edizioni di Lettere ed Arti. conobbe Zhao Shiying 赵世英. Nel 1998. sulla sua partecipazione alla contesa sui riti. Luo Hongbo e Lin Min fanno il punto sulla situazione all’epoca in cui Ripa venne in Cina. pittore. attribuibile. Il saggio dimostrava che il Ripa era impegnato su diversi fronti: era prete. la Società di ricerche storiche sui rapporti sino-occidentali e l’Università di Hangzhou organizzarono in sinergia un Seminario internazionale sulla storia dello scambio culturale sino-occidentale. medico ufficiale musulmano nella stessa corte. della rivista «Cultura tradizionale e modernizzazione». è diviso in tre parti. al fatto che prima della politica di apertura e di riforme gli studi risentivano di alcune restrizioni. Michele in Isola a Venezia prese visione della petizione del direttore degli studi del Collegio dei Cinesi. e di altri collegiali. sulla sua abilità di pittore alla corte dei Qing. Nella parte finale le due studiose si soffermano sugli studi intorno a Ripa in Cina. inoltre fattori concorrenti erano la barriera della lingua italiana e di quella latina. precisando che per un lungo periodo di tempo nella Cina continentale sono praticamente mancate le traduzioni e gli studi sull’attività di Matteo Ripa in Cina e complessivamente ciò è stato causato da una difficile situazione. In seguito questo saggio fu pubblicato nel secondo volume della «Tribuna dello scambio Oriente-Occidente». specialmente attraverso i documenti del Gang Zhi 冈志 – libro famoso sulla storia dei musulmani che vivevano a Pechino – egli scrive che Ripa. pubblicato sul numero 2. cioè nel 1998. interprete e missionario. L’attività di Matteo Ripa a corte attraverso i documenti cinesi e occidentali. limitandosi gli accademici a studiarne solo la figura di pittore di corte. Il saggio di Han Qi. Matteo Ripa ha fondato il Collegio dei Cinesi. Ella ha utilizzato questo documento insieme ad altri di prima mano su Ripa e sul suo Collegio per comporre il Breve saggio sul missionario italiano Matteo Ripa. Wan Ming invitava a intensificare gli studi sui missionari non appartenenti alla Compagnia di Gesù.

意大利马国贤与中国学院研究在中国 / Le ricerche in CIna sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi 院事递交清朝钦差大臣薛福成的《具禀书》,补充了有关马国贤与其创办的中国学院的第一 第2期。 手资料,回国后发表《意大利传教士马国贤论略》一文,刊于《传统文化与现代化》1999年 其汉学研究加以关注的,1998年有杨慧林的“意大利那不勒斯东方大学及其汉学研究”一文 ,发表在《世界汉学》创刊号。此文简述了马国贤与那不勒斯东方大学的渊源关系,并对东 方大学的汉学研究现况作了概括的介绍,指出“多年以来,那不勒斯东方大学一直被视为意 大利的汉学研究中心”。 留学”,刊于《历史教学》2002年第6期;和肖朗“清代初期至中期的留欧学生及其教育”, 近年学者关注清代的欧洲留学生问题,有谭树林“清初在华欧洲传教士与中国早期海外 马国贤在那不勒斯创办的中国学院,即意大利那不勒斯东方大学的前身,对东方大学及 刊于《西北师大学报》2005年第2期,二文均概述清代中国人欧洲留学事迹,其中部分有关马 国贤的中国学院。 进入21世纪以后,马国贤回忆录英译本有了新的中译本。2004年,李天纲译《清廷十三 年:马国贤在华回忆录》于上海古籍出版社出版,正文后附有《康熙与罗马使节关系文书》 。译者李天纲是研究中西礼仪之争的专家,著有《中国礼仪之争》。在译本前面的“康乾中 梵交往及其世界史意义:《清廷十三年马国贤在华回忆录》导言”中,译者主 要就马国贤和“中国礼仪之争”以及清朝康熙时代的对外关系和对外交往礼仪等进行了论述 ,特别指出尤其关于中国的报道大部分出于耶稣会士描述的情况下,马国贤的回忆录代表了 一种非耶稣会士的观点,它提供了当时最新的东方情况,描述了“康熙大帝”及其时代清廷 对外交往的许多细节,从而阐示了马国贤回忆录的重要学术价值。 144 .

Diario di un diplomatico in quattro paesi. 2002. di «L’insegnamento della storia». il titolo è. Ricordi di Matteo Ripa. Xue Fucheng. Museo di Palazzo 1932. Museo di Palazzo. nella quale il traduttore sottolinea il ruolo rilevante svolto dal Ripa nella disputa sui riti anche sotto il profilo diplomatico. su cui ha scritto un saggio intitolato La lotta intorno ai riti in Cina. Alla fine della traduzione l’Autore aggiunge in appendice Documenti sulle relazioni tra l’imperatore Kangxi e gl’inviati romani. Casa Editrice in Lingua cinese 1971. Tan. di). insieme con Xiao Lang 肖朗 autore de Gli studenti cinesi in Europea per motivi di studio dall’inizio alla metà della dinastia Qing. racconta degli studenti cinesi in Europa per motivi di studio durante la dinastia Qing e menziona anche il Collegio dei Cinesi di Matteo Ripa. La traduzione è preceduta da un’introduzione intitolata Le relazioni fra la Cina e il Vaticano da Kangxi a Qianlong e la loro importanza nella storia mondiale. Li Tiangang. pubblicato sul numero 6. è uscita una nuova traduzione in lingua cinese della memorie di Matteo Ripa in inglese. Italia e Belgio. Xue Fucheng. nn. pubblicato sul numero 2.万 明 / Wan Ming cinese. Documenti in fac-simile sulle relazioni tra Kangxi e gl’inviati di Roma. 2005 del «Giornale dell’Università Xibei Shi». Beiping. Raccolta generale di Yong’An. Xue Fucheng. Casa Editrice Yuelu 1985. Changsha. l’Orientale di Napoli è stato sempre il centro dello studio del cinese in Italia». Le sue memorie presentano un punto di vista non gesuitico e rendono la situazione nuovissima nell’Oriente di allora. Diario di un diplomatico in quattro paesi: Inghilterra. Changsha. danno conto dell’imperatore Kangxi e dei caratteri della diplomazia nella corte del tempo. Casa Editrice del Popolo di Hunan 1981. mentre rivestono un valore importante nei circoli accademici. «Rivista decadica di documenti storici». pubblicato sul numero 1 del periodico «Lo studio del cinese nel mondo». Taipei. All’inizio del XXI secolo. Tredici anni alla corte dei Qing. In questi anni gli studiosi hanno concentrato il loro interesse sul problema del soggiorno degli europei venuti in Cina nell’epoca dei Qing e Tan Shulin 谭树林 ha scritto I missionari europei in Cina all’inizio dei Qing e il primo periodo di soggiorno all’estero dei cinesi. 145 . La traduzione è opera di Li Tiangang 李天纲 e la casa editrice è quella dei Libri Antichi di Shanghai. infatti. è un esperto studioso delle dispute sui «riti cinesi». Francia. Museo di Palazzo 1930-1931. 1-39. Beiping. 2) Bibliografia sintetica essenziale sulla pubblicazione e classificazione di documenti in lingua cinese: Le pubblicazioni cinesi più importanti sull’argomento a partire dagli anni Trenta del XX secolo sono le seguenti: Archivio del Museo di Palazzo (a c. nel 2004. ove rappresenta la situazione odierna dello studio della lingua sinica nell’Orientale. precisando che «da tanti anni.

意大利马国贤与中国学院研究在中国 / Le ricerche in CIna sull’italiano Matteo Ripa e il Collegio dei Cinesi (二)相关重要中文文献整理出版略述 故宫博物院文献馆编《史料旬刊》1-39期 北平:故宫博物院1930-1931 薛福成《庸盦全集》 台北:华文书局 1971 薛福成《出使四国日记》 长沙:湖南人民出版社 1981 北京:商务印书馆 1982 现将自20世纪30年代以后相关重要中文文献的整理出版胪列如下,以供参考: 故宫博物院《康熙与罗马使节关系文书影印本》北平:故宫博物院 1932 薛福成《出使英法义比四国日记》长沙:岳麓书社 1985 [俄] 尼古拉·班蒂什-卡缅斯基编著 《俄中两国外交文献汇编(1619-1792)》 中国历史档案馆编《康熙朝汉文朱批奏折汇编》 北京:档案出版社 1985 中国第一历史档案馆编《清代中俄关系档案史料选编》第一编 北京:商务印书馆 1982 中国历史档案馆编《康熙朝满文朱批奏折全译》北京:中国社会科学出版社 1996 刘托、孟白主编《清殿版画汇刊》北京:学苑出版社 1998 中国第一历史档案馆译编《雍正朝满文朱批奏折全译》 合肥:黄山书社 1998 北京市政协文史资料研究委员会 编《北京牛街志书冈志》 北京:北京出版社 1990 中国第一历史档案馆编《英使马戛尔尼访华档案史料汇编》北京:国际文化出版公司 1996 曲延钧主编《中国清代宫廷版画》 合肥:安徽美术出版社 2002 中国历史档案馆、承德市文物局合编《清宫热河档案》北京:中国档案出版社 2003 《薛福成日记》(上下),蔡少卿整理2 长春:吉林文史出版社 2004 2 此本值得注意,是薛福成日记的原稿本,现藏南京图书馆。通过笔者对照刻本,发现关于中国学院的记载有所不 同,此本记载“余乃决计中缀,乃婉谢之”,查《出使英法义比四国日记》刻本无此,值得研究。 146 .

Archivio Storico di Cina. Pechino. Società Editrice di Cultura Internazionale 1996. 147 . Primo Archivio Storico di Cina (a c. Pechino. Traduzione completa dei decreti imperiali scritti in mancese con l’inchiostro rosso durante il regno di Kangxi. di). Casa Editrice di Pechino 1990. Pechino. di). Cai Shaoqing (a c. a mio giudizio. di). Traduzione in lingua italiana di Zhang Haizi 张海兹 2 Attenzione: l’originale di questo libro ora è conservato nella Biblioteca Nazionale di Nanchino. Liu Tuo. Pechino. Casa Editrice Xueyuan 1998. Hefei. Diario di Xue Fucheng. di). Archivio del Parco imperiale di Jehol. Traduzione completa dei decreti imperiali scritti in mancese con l’inchiostro rosso durante il regno di Yongzheng. a c. Pechino. Ho confrontato una copia di questo libro con l’originale e. Calcografie della corte dei Qing in Cina. voll. Gang Zhi. Casa Editrice Shangwu 1982. Meng Bai (dir. di). Hefei. Documenti storici relativi al quartiere musulmano di Pechino. Casa Editrice Montagna Gialla 1998. di). Qu Yanjun (dir. Raccolta di documenti diplomatici sulle relazioni tra la Russia e la Cina (1619-1792). Casa Editrice delle Belle Arti dell’Anhui 2002. Assessorato dei siti archeologici della municipalità di Chengde (a c. di). Primo Archivio Storico di Cina (a c.万 明 / Wan Ming Nicola Pandic Kaminskij (a c. Primo Archivio Storico di Cina (trad. Changchun Casa Editrice di materiale storico-culturale di Jilin 20042. Selezione di documenti storici di archivio sulle relazioni diplomatiche tra la Cina dei Qing e la Russia. Commissione per la ricerca di materiale storico-culturale del Consiglio della Municipalità di Pechino (a c. Casa Editrice Cinese di Scienze Sociali 1996. Casa Editrice Dang’An 2003. ho trovato che i due testi presentano differenze sul Collegio dei Cinesi di Napoli. di). Pechino. Pechino. Casa Editrice Dang’An 1985. I e II. Pechino. I quaderno. Selezione di calcografie del laboratorio Qing. Archivio Storico di Cina (a c. di). Selezione di decreti imperiali scritti in cinese con l’inchiostro rosso durante il regno di Kangxi. Selezione di documenti storici di archivio della legazione dell’inviato inglese Macartney in Cina. Casa Editrice Shangwu 1982. di). di). Archivio Storico di Cina (a c.

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Iconografia .

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le aderenze familiari. l’ascesa sociale.La famiglia. la caduta .

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21. e di Bonaventura Gallo. conta 47 anni. Parrocchia di S. Composizione della famiglia di Diego Ripa. Nicola di Prepezzano e Ansa. b Z 20: Prepezzano ed Ansa. Fonte: ASDSa. Nicola. b Z 20: Prepezzano ed Ansa. libro dei battezzati dal 21 maggio 1636 al 10 maggio 1637. parroco di questa Chiesa di S. Fig. Fede di nascita di Giovanni Filippo Ripa. Fonte: ASDSa. Parrocchia di S. la caduta Fig. 7. seguono i figli maschi Giovan Filippo. 2. nato il 15 dello stesso mese. Scipione. Il testo recita: Il 21 maggio del 1636 fu battezzato da me don Giovanni Tommaso Gallo. a cui fu posto il nome di Paolo Giovanni Filippo e colei che lo sollevò dal fonte battesimale fu Claudia Candicchia. l’ascesa sociale. 15. le aderenze familiari. il figlio dei signori coniugi Diego Ripa. sua moglie Bonaventura Gallo. nonno di Matteo. moglie del signor Liberato D’Alessandro. Domenico Antonio e la figlia femmina Felice (altrove nominata anche: Felicia) rispettivamente di anni: 23.1. abitante ancora in Prepezzano nel 1659: il padre di famiglia conta 55 anni. dottore in diritto canonico e civile. 153 .La famiglia. Nicola.

figlia di Simeone. Parrocchia di S. di anni 17. Fonte: ASDSa. di anni 39. della famiglia di Giovan Filippo Ripa come viene registrata nel Liber tertius status animarum dell’anno 1675. 4. magnifici Cesare Martuccio e Giuseppe De Clario. Y 33 (ora: b. I loro figli: Tommaso. la cura medica degli abitanti della terra di Eboli per un salario di duecento ducati annui erogati quadrimestralmente in rate di 66 ducati e grana 61. che assegna per un biennio a Giovanni Filippo Ripa. Antonia Luongo. notaio Francesco Maria Maleno. padre di Matteo Ripa. di anni 19. Pietro. in casa presa in affitto dal vicario della chiesa di S. b. di anni 4. Protocollo dell’atto notarile rogato in data 13 settembre 1669. Una delle prime documentazioni della residenza in Eboli. Per l’Università ebolitana i garanti sono i delegati del governo. di anni 29. 4 Fig.): Eboli. Protocolli notarili. 5. loro domestica. sua moglie. ottava indizione. padre di famiglia.I Sezione 3. figlio di Diego. Fig. Maria ad Intra: 1657-1702. 154 . Faustina Cozzolino. Caterina. Il testo recita: Nella casa presa in affitto dal vicario della chiesa di S Pietro Apostolo abitano il dottor fisico Giovanni Filippo Ripa. Fonte: ASSa. atti del 1669. di anni 31. Pietro Apostolo. Mattia. figlia del fu Giacobbe. di anni 3.

La famiglia. le aderenze familiari. 5 155 . la caduta Fig. l’ascesa sociale.

atti del 1671 e bienni seguenti. 156 . protocolli notarili. I garanti per la comunità ebolitana sono Giuseppe De Cristoforo e Giuseppe De Clario. L’ufficio di medico fu confermato a Giovan Filippo Ripa per ancora sette bienni. Fonte: ASSa. Protocollo e testo dell’atto rogato in data 4 settembre del 1671 che conferma a Giovan Filippo Ripa la cura medica degli abitanti dell’università di Eboli. fino a quando nel 1885 fu eletto maestro ed economo dell’ospedale dei poveri di Eboli. 6.I Sezione Fig. notaio Francesco Maria Maleno.

l’ascesa sociale. Maria ad Intro. compilati da don Diego Troiano per essere consegnati alla curia vescovile di Salerno. Nell’anno 1682 si trova la fede di battesimo di Matteo Ripa. Maria ad Intro sono contenuti gli stati delle anime con il registro dei battezzati. la caduta Fig. b Y 33: Eboli. 157 . coniugati e defunti. Parrocchia di S. 7. le aderenze familiari. Nei Libri parrocchiali della chiesa di S. Fonte: ASDSa.La famiglia.

economo di questa chiesa parrocchiale di S. b Y 33: Eboli. Parrocchia di S. Maria de Intro. la comare fu Bartolomea Austelli. Secondo. coniugi di questa parrocchia. 158 . dei defunti. 30 marzo. a cui fu posto il nome di Matteo. Fonte: ASDSa.I Sezione Fig. dei matrimoni e dello stato delle anime del 1682. battezzai un fanciullo nato il 29 dal dottor fisico Giovan Filippo Ripa e da Antonia Luongo. Bernerio. Recita il testo: Nell’anno del Signore 1682. 8. io canonico don Diego Troiano. Maria ad Intro. della terra di Eboli. Fede di nascita e di battesimo di Matteo Ripa tratta dal libro dei battezzati. figlia di Giovanni Battista di questa parrocchia.

fratello di Matteo. Parrocchia di S. le aderenze familiari. Y 33: Eboli. che bisogna portare alla curia arcivescovile di Salerno da me Mattia Ripa. Maria ad Intra: 1657-1702. b. Fonte: ASDSa. 159 . Maria ad Intro dal 1693: Stato delle anime e Libri Parrocchiali della chiesa di S. Uno dei primi documenti che testimoniano il grado dottorale acquisito da Mattia Ripa.La famiglia. 9. dottore in diritto civile e diritto canonico curato di detta chiesa parrocchiale in quest’anno 1706. curato della chiesa parrocchiale di S. l’ascesa sociale. Maria ad Intro di Eboli. la caduta Fig.

Apollonia Marino. nativo della terra di Giffoni. di anni 48. figlio del fu Diego dottore in diritto canonico e civile. di anni 39. di anni 41. di anni 39. e i nipoti del medesimo dottor Giovan Filippo: Bonaventura Ripa. Composizione della famiglia di Giovan Filippo Ripa nell’anno 1706: Nella casa di Donato De Cristoforo abitano il dottor fisico Giovan Filippo Ripa. 10. e i figli di lui nonché della defunta Antonia Longo un tempo sua moglie: il dottor fisico Tommaso Andrea Ripa. di anni 12. di anni 13. il reverendo curato Mattia Ripa. figlia di Giulio. di anni 69. di anni 7. Caterina Ripa.I Sezione Fig. nativo della Calabria. Domenico Antonio Ripa. 160 . figlia di Scipione. e i loro domestici Pietro Massimilla. figlio del fu Gennaro.

559-560).VV.. pp. la caduta Fig. sala 6a Miscell. Per la storia del Mezzogiorno medievale e moderno. Giacomo Doria. in AA. 11. ad Eboli. Formazione e organizzazione di un archivio gentilizio: l’archivio Doria d’Angri tra XV e XX secolo. IV conte di Capaccio. Alla data del 19 febbraio 1702. 161 . che aveva conosciuto lo zio del neonato. l’ascesa sociale. il cui balcone affaccia sulla piazza dello Spirito Santo. le aderenze familiari. Roma 1998.La famiglia. Storchi. Studi in memoria di Iole Mazzoleni. il fratello di Matteo Ripa vantava già amicizie di alto livello sociale e intellettuale. Marcantonio III Doria nacque a Genova ai primi di febbraio del 1702 da Giovan Carlo e da Maria Geronima de Mari (L. fratello di Matteo. Diego Ripa. L’opuscolo è conservato nella BNNa. Tra questi spiccano i nomi di Bartolomeo Intieri e del carmelitano Carlo Sernicola. Più tardi assumerà il titolo di V principe di Angri. B. V duca di Eboli.. il suo nome è legato alla costruzione dell’imponente palazzo di famiglia. oggi piazza Sette Settembre a memoria del saluto che da quel balcone Garibaldi rivolse ai napoletani il 7 settembre 1860. chiamò a raccolta gli intellettuali napoletani più noti per celebrarne la nascita. 2419. ecc.

162 . La difesa stampata ad uso interno dei tribunali si conserva nella BNNa. Mattia e Matteo Ripa) e il cospicuo stato patrimoniale della famiglia Ripa. principe della Riccia. sotto la tutela di Lorenzo Ripa. Le disposizioni suscitarono scandalo e strascichi giudiziari che misero sotto accusa soprattutto Lorenzo Ripa. che avrebbe subornato la duchessa di Airola. B. Fig. Un passo della difesa stampata da Lorenzo Ripa e Orazio Rocca sottolinea la buona condizione sociale dei fratelli Ripa di cui tre ecclesiastici (Tommaso Andrea. conte di Montoro.I Sezione Fig. 13. 24 D69. fratello di Matteo. Il testamento. di Antonia Caracciolo. Tommaso Andrea e Diego Ripa. avvenuta il 12 maggio 1725. duchessa di Airola. unito a due codicilli. e dichiaravano erede il nipote minorenne Bartolomeo di Capua. 12. Branc. assegnava la rendita di 2300 ducati ricavati dal feudo di Valle Maggiore ai fratelli Lorenzo. Alla morte. furono rese pubbliche le disposizioni testamentarie che escludevano dall’eredità il coniuge Giovan Battista di Capua.

si conserva nella BNNa. la caduta Fig. La causa si concluse con una transazione per la quale i fratelli Ripa rinunziarono a gran parte dei lasciti testamentari di Antonia Caracciolo.La famiglia. l’ascesa sociale. B. Branc. stampata solo ad uso interno. la contessa di Montoro Anna Cattaneo. 14. La risposta della madre del piccolo Bartolomeo di Capua. La difesa. fu affidata al principe del foro Domenico Caravita. 24 D69. le aderenze familiari. 163 .

XI.I Sezione Fig. Hierarchia Catholica. sappiamo che fu parroco della chiesa ebolitana di S. Maria ad Intra dal 1693 almeno fino al 1706. collocata a sinistra dell’altare maggiore della chiesa di S. p. BARONE DI CHIANCHETELLA E BALBA. IN QUESTO LUOGO SEPOLTO GLI AFFLITTI FRATELLI TOMMASO ANDREA. STRAPPATO AI VIVI NEL COMPIANTO QUASI GENERALE A COSENZA. dà esatto conto della data della sua morte e nella traduzione italiana recita: PER MATTIA RIPA. CHE COLTIVÒ SENZA RISPARMIARSI LA PIETÀ DEI SANTI E SI APPLICÒ AD IMITARNE LA SANTITÀ DEI COSTUMI IN TUTTE LE ATTIVITÀ DELLA SUA VITA. quando conseguì anche il titolo di doctor utriusque iuris. Francesco da Paola a Cosenza. DIEGO. PATRIZIO BRINDISINO E VESCOVO DI HEBRON. 1667. IL 25 GENNAIO NELL’ANNO DEL SIGNORE 1733.LORENZO. 164 . 217 registra la sua consacrazione a vescovo titolare di Hebron nel 1729. nato a Prepezzano. casale di Giffoni. [QUESTA LAPIDE] POSERO AD IMPERITURA MEMORIA DEL DILETTISSIMO FRATELLO. V. MATTEO (MISSIONARIO APOSTOLICO IN CINA PER 18 ANNI ED ORA FONDATORE DEL COLLEGIO NAPOLETANO SOTTO IL TITOLO DELLA SACRA FAMIGLIA). 15. il 25. Di Mattia Ripa. La lapide che qui riportiamo.

cosa in vero ch’ha fatto trasecolare ogn’un che l’ha inteso. le aderenze familiari. 16. Tra le informazioni omesse nel terzo volume dell’opera stampata citata (p. l’ascesa sociale.C. Nell’opera manoscritta intitolata Istoria o sia relazione dell’erezione della Congregazione e collegio della Sagra famiglia di Giesù Cristo. dall’eredità lasciata molti creditori in somme grosse restarebbero esclusi. non potendosi capire in che abia possuto spendere tanti danari. scritta dallo stesso Fondatore Matteo Ripa. 165 .La famiglia. Napoli 1832. la caduta Fig. Il decesso di Lorenzo Ripa era avvenuto in data 21 febbraio 1739. in somma tanto esorbitante che se l’altro fratello don Diego non supplisse col suo. compaiono notizie tagliate nei tre volumi a stampa intitolati Storia della Fondazione della Congregazione del collegio de’ Cinesi sotto il titolo della Sagra famiglia di G. ricordiamo il passo relativo ai «tanti debiti lasciati da mio fratello defonto. 324). iniziata da Matteo Ripa nel 1734 e aggiornata fino al 1744. e si crede che nella partenza dei Tedeschi da Napoli. MH 9-2. essendo stato un uomo senza vizj. l’avesse lor prestati su la speranza che dovessero subito ritornare». Fonte: ACGOFM.

perseguito da mandato del giudice criminale per accuse connesse alla sua amministrazione dei Sali in Cosenza. che era stato medico e uomo di fiducia di Antonio Caracciolo. 166 . di cui si riporta il frontespizio. In questo caso la storia a stampa. La fine più ingloriosa toccò proprio a Diego. Non solo la morte di Lorenzo Ripa ma anche quella di Diego. che pure erano saliti ai vertici della società napoletana. deceduto a Napoli il 4 maggio 1742 (era stato battezzato ad Eboli il 21 febbraio 1677).I Sezione Fig. 17. non tralascia notizie che oscurarono la buona fama del fratello di Matteo Ripa. testimoniò la parabola discendente di due dei fratelli di Matteo Ripa.

le aderenze familiari. Ludovico Sabatini o Sabbatini (1656-1724) diresse i Pii Operai dal 1699 al 1705. ma già prima di essere ordinato sacerdote fu accolito della Congregazione dei Pii Operai. Giorgio Maggiore. su lui si può leggere la biografia scritta dal nipote Lodovico Sabbatini d’Anfora. 167 . che aveva sede nella chiesa di S. Lodovico Sabbatini della Congregazione de’ Pii Operari. 18. Napoli 1730. l’ascesa sociale. la caduta Fig. Il preposito generale della ricordata Congregazione usa parole molto elogiative nei suoi confronti. Vita del padre D.La famiglia. Matteo Ripa. in polemica mai esplicita col genitore e con i fratelli. nel cuore del popoloso quartiere di Forcella. tra la gente minuta. Lì. non nutrì forte ambizione di ascesa sociale. svolse attività di catechista e di predicatore.

Salerno. 1648 . Bonaventura Poerio (Taverna. 168 . relativo all’ordinazione sacerdotale di Matteo Ripa avvenuta il 28 marzo 1705 nella cappella arcivescovile del duomo cittadino. Catanzaro. Attestato dell’arcivescovo di Salerno. La frase «die Sabbati ad sitientes» si riferisce all’antico rito di celebrare l’ordinazione nella notte del sabato di Pasqua al modo con cui si amministrava il battesimo ai catecumeni. 19.I Sezione Fig. 1722) dei Minori Oservanti.

Da Roma a Portsmouth a Macao .

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1710) in data 9 ottobre 1707. Nei circa due anni di permanenza a Roma Matteo Ripa conobbe personaggi di rango elevato e prima d’iniziare il lungo viaggio terrestre (tappe a Bologna. Il Grimani. 50. Eustachio. fu creato cardinale per intervento dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo da papa Innocenzo XII Pignatelli il 16 maggio 1698 con il titolo di diacono di S. Dordrecht. Il 26 novembre 1705 Matteo Ripa partì da Napoli diretto a Roma. legato a latere presso l’imperatore Kangxi. Prima di essere nominato da Carlo VI d’Asburgo vicerè di Napoli nel maggio del 1708. Fonte: ACGOFM.Da Roma a Portsmouth a Macao Fig. segnalato al pontefice Clemente XI dal p. fu a Roma in qualità consigliere di cesareo e «comprotettore» della nazione germanica e dei domini ereditari asburgici. Harwich. MH 9-20. di nobile famiglia veneziana. come sacerdote idoneo a svolgere attività di missionario in Cina. Giuseppe Cerù (CCRRMM) e Domenico Perrone (OMD). chiese ed ottenne lettera commendatizia da Vincenzo Grimani (Mantova. preposito generale dei Pii Operai. Egli dovette attendere a Roma dal 30 novembre 1705 al 13 ottobre 1707 prima di partire per la Cina insieme ad una delegazione formata dai preti secolari Onorato Funari e Gennaro Amodei. Nimega. Londra. 171 . nonché dai religiosi Guglielmo Bonjour Fabre (OSA). 1655 .Napoli. Colonia. incaricata di portare la berretta cardinalizia a Carlo Tommaso Maillard de Tournon. Portsmouth) ed oceanico. Antonio Torres. Rotterdam. 1.

172 . il cardinale manifesta il suo gradimento per la notizia comunicatagli dal Ripa. Il Barberini. sul soglio di Pietro dal 1623 al 1644 – e numerosi cardinali. Grazie alla sua protezione il Ripa ottenne.1738). 19-22].II Sezione Fig. di avere. giunto a Londra sin dal 6 gennaio 1708. MH 3-20. fruendo di molteplice benefici. ottenne il cappello cardinalizio dal pontefice Alessandro VIII Ottoboni. Altra conoscenza di rango elevato fatta dal Ripa durante il suo soggiorno romano fu quella di Francesco Barberini junior (1662 . di cui il cardinale era abate commendatario [Giornale. fatta eccezione per il Funari. colpito da apoplessia a Bressanone il 13 novembre 1707. pp. In questa lettera responsiva. Sicchè la partenza dei componenti la comitiva. 2. datata da Roma 14 aprile 1708. di predicare il quaresimale a Capradosso. I. avvenne solo il 4 giugno 1708. 52. In realtà la sosta a Londra durò molto più del previsto. appartenente alla potente omonima famiglia che aveva dato alla Chiesa un papa – Urbano VIII. «già ottenuto la licenza necessaria per la imbarcazione». conosciuto dal Ripa. il 10 febbraio. Fonte: ACGOFM. nel marzo 1707. anche a causa delle complicazioni collegate al conflitto per la successione spagnola e alla requisizione forzata di marinai per le navi da guerra. il 27 novembre 1690. dipendente dalla badia di Farfa.

perché i missionari non rivelarono mai la loro appartenenza alla Chiesa cattolica e viaggiavano sotto veste secolare. i componenti la delegazione.Da Roma a Portsmouth a Macao Fig. Parte delle ore diurne furono impiegate da Matteo Ripa a scrivere una sorte di diario di bordo. Sono gli unici disegni che di lui ci sono pervenuti. 173 . incaricata di portare la berretta cardinalizia al legato a latere presso Kangxi. Sotto la data del 26 giugno 1708 egli disegna la sagoma di un calamaro in lingua inglese chiamato squid (Ripa usa la grafia squit). le cui giornate non potevano essere riempite neppure dalle orazioni e dagli uffici religiosi. si trovarono ad affrontare un lungo e tedioso viaggio. 3. sulle cui pagine egli delinea sagome e particolari di esemplari della fauna e della flora marina. Appena il 4 giugno 1708 il vascello inglese Donegal prese il largo.

mediano e di prua come alberi rispettivamente di mezzana. 4. Sotto la data di luglio 1708. La vela del bompresso viene indicata come vela del sivandero. di maestro e di trinchetto. indicando i tre alberi di poppa. di pappafico e di parrocchetto. 174 . La parte superiore viene designata rispettivamente: di contromezzana.II Sezione Fig. Matteo Ripa disegna il profilo del vascello Donegal.

inglese. specificando che la pronunzia è sciach. Tra la fauna marina ignota. portoghese. 175 . tubarão. perché non aveva potuto osservare a Napoli. È notevole anche la descrizione di alcuni dettagli dello squalo. la curiosità del Ripa fu attratta dal pescecane che egli designa anche con ittionimi: castigliano.Da Roma a Portsmouth a Macao Fig. pesce perro. shark. 5.

6.II Sezione Fig. Secondo la nomenclatura di Linneo l’esemplare si chiama «echeneis naucrates». in italiano «pesce succhione». 176 . Nel suo Diario di bordo Ripa annota: «Quando sta col ventre su la terra non si possono vedere né l’occhi. né le narici.] Ha tre ordini di denti. le narici.. Egli precisa che dai marinai sono chiamati «socchin fish» precisando che si scrive «sucking fish». e sono grandi et acuminati nel modo che si vede nella detta pagina 36. [. A. C. tutte poi si vedono.. gli occhi. se non s’apre ben ben la bocca. col ventre che guarda il cielo. Volgarmente in inglese sono oggi chiamati «live sharksucker». quando sta sottosopra. C. né la bocca. H. la bocca ch'è smisurata. quali non si possono osservare. uno dietro l'altro. nella quale vedrassi nei luoghi A. Accanto al pescecane Ripa disegna anche quei pesci più piccoli che si attaccano agli squali chiamati in italiano «remore». lettera Q».

7.. fuor dell’acqua poi non saprei dire che colore ha perché ne ha un altro sopra un iride in tutto il corpo e nella panza un pezzo d’oro». dicendo che li Francesi et Italiani s’incannano in chiamar delfino un altro pesce e non questo..]. Probabilmente trattasi di un pesce secondo la nomenclatura di Linneo denominato «valenciennea sexguttata» che appartiene alla famiglia dei gobidi.. Li francesi chiamano questo pesce dorada. Alla pagina 38 del suo Diario di bordo Matteo Ripa scrive: «La mattina per molto tempo furono veduti alcuni pesci quali l’Inglesi li chiamano delfini. 177 . Quando sta nel acqua ha il corpo e la testa di color gialloverde ma assai vivo e lucido [..Da Roma a Portsmouth a Macao Fig.]. così ancor i Spagnuoli [.

ma di cartilagine. al foglio 51 Ripa rielaborando gli appunti del suo giornale di bordo. ma noi ne viddimo due specie solamente. Mi dissero che questi pesci siano di cinque specie diverse. l'estremità delle quali giungono sino al principio della coda». Secondo la nomenclatura di Linneo trattasi del excocetus volitans della famiglia degli excocetidi. amando il caldo. Hanno le ali non già di piume.II Sezione Fig. Nel Giornale. che sembrano essere cefali alati. 178 . come un pipistrello. stando nel grado 26 e minuti di latitudine. e queste poco varianti fra loro. Dieci gradi però di qua e di là della linea equinozziale di continuo se ne vedono in gran quantità. benchè pochi. cominciammo a veder i pesci volanti. scrive: «Alli 27. 8. L'una e l'altra specie rassomiglia tanto al cefalo. I.

quando si vede qualche vascello che viene. da dove. quale sarebbe una delle mediocri d’Europa. Dietro l’abitato H è il giardino. D è sassoso nella punta. e benché da questa veduta semprano due monti uno più principale dell’altro. salito poi. 9. ma. 179 . tuttavia in verità uno. F ha fortezza. dove vanno li malfattori quale è affatto sterile. viddi che era della forma descritta in due disegni nella lettera L-B. e non senza raggione. stando io sulla popppa del vascello A (veduta) semprava da qui ovata la baia.. Alla pagina 54 del suo Diario di bordo. Il Monte chiamato del Vento.. l’E è tutto verde e erboso.]. sotto la data di venerdì 7 settembre 1708 il Ripa scrive: «Prima di calar a terra delineai la veduta del Capo.Da Roma a Portsmouth a Macao Fig. calato a terra sul Monte di Lione. alzano bandiera come anche fanno ad E et all’isola chiamata Roben. fortissima però per non avere i nemici vicini [. perché quando fra esso e il Monte della Tavola (C) si vedono alcune nubbi. subito soffia gran vento D et E è il Monte di Lione.

però. Sul dorso di esse tartaruche si trovano alcune conchiglie di mare (in Roma chiamate telline e tonninole in Napoli) a quattro o cinque attaccate insieme. alla quale pesca spiccatavisi la barchetta a due remi. 91v Ripa rielaborando il suo Diario di bordo scrive: «La sudetta isola di S. non aveva alberi. 10. I. Paolo si trova situata nel 38 grado e minuti 12 di latitudine. 180 . nei casi poi che v'avessero dovuto col tempo nuovamente approdare. I nostri. è molto migliore. si vidde una tartaruca che dormendo stava a galla dell'acqua. In fatti tutti concordemente mi dissero essere molto piccola. In altri giorni se ne viddero delle altre e tutte si presero nella sudetta conformità. essendo il mare quasi in calma. I. f. f. La delineai nel mio Giornale alla pagina 91 ed a quella veduta non era lunga di quattro nostre miglia italiane. Nel Giornale. indi legateli i piedi di dietro e tiratala su d'essa barchetta. che v’andarono a pescare e discesero a terra.II Sezione Fig. et è probabile che ve ne siano. È deserta d’uomini et abitata da cani marini. Nella parte nella quale la viddimo. siccome si vede delineato nella pagina 91 del mio Diario nella lettera A». moltiplicandosi colla generazione. avessero potuto farsi le loro proviste». acciò. Sono esse di due specie: una di color verde e l’altra oscura. atteso che fu in costume de Portoghesi lasciarvene alcune in tutte le isole che discovrivano. dissero avervi inteso il belare delle pecore e della capre. ma era bensì piena di cespugli in alcuni luoghi et in altri d’erbe. La verde. la condussero nel nostro vascello e trovossi che pesava 160 libre inglesi di sedici oncie l’una. la rivoltarono sottosopra (ch’è il modo di prenderle). Nel Giornale. L’una e l'altra sono buone a mangiare. 93v sotto la data del 4 novembre 1708 si legge: «Il dopo pranso.

È questo di grandezza quanto un palombo sotto di color bianco. così chiamato perché solo dentro i Tropici si vedono. 94 e 95 del suo Diario di bordo Ripa scrive: «Viddi un ucello chiamato Ucello del tropico. Sotto la data del 14 novembre 1708 alle pagine pp. 181 . 11.Da Roma a Portsmouth a Macao Fig. S’accostò su la poppa del nostro vascello e sopra l’altri girava. La coda è così secca e lunga».

la mattina poi lo ritrovai azurro. però picciolo in carne. tutto di colore biango. cioè ucello pazzo. Ne delineai solo la testa e il pié dritto». la sera mi parve giallo. credo così perché morto. fuor dell’estremità delle ale di color nero. ed in effetti li si compete quel nome perché si lascia prendere come un matto. Sotto la data del 23 novembre. il rostro.II Sezione Fig. 12. La grandezza è d’una gallina. L’ali erano lunghe 6 palmi con 4 piegature come quelle che dissi dell’albitros. 182 . alla pagina 97 del suo Diario di bordo Ripa annota: «Verso la sera si venne a posare sopra il pennone della mezana un ucello chiamato boobi.

e sono grandi e della forma A. Sotto la data del 28 novembre. 13. Io l’osservai tre ordini di denti. Nella didascalia il Ripa precisa che in portoghese il tonno è chiamato huocora. Li detti tre ordini stanno uno dietro l’altro tanto che non s’osservano se non s’apre ben bene la boca. Se li ritrovò in corpo un piccolo albicor. Il filo d’intorno è di colore verdaccio o tinto di terra d’ambra solo a quella striscia lunga e nera. alla pagina 98 del suo Diario di bordo Ripa annota: «Il giorno si prese un scerch o pesce cane. 183 . dico tondo». L’occhio non è più grande di B di quella forma.Da Roma a Portsmouth a Macao Fig.

II Sezione Fig. 111 il Ripa così la descrive: «Aveva il suo principio nelle parte superiore della nubbe. Dentro di sé si vedeva chiaramente una grand'abbondanza d'acqua. come a ruscelli serpeggianti. forsi a causa dell'aria dell'orizonte. che rielabora il Diario di bordo. indi si andava restringendo sino a mez'aria nel sito B. nel quale si perdé di vista. che da parte di dietro era chiara. che. il cui profilo delinea nello stesso margine dove è rappresentata la tromba d’aria. nel quale era più larga. ascendeva e descendeva. e sotto di sé. si vedeva una gran fumata. Sotto la data del 6 dicembre 1708 il Ripa osserva un gruppo di isolette. come un fonte dal mare». Sotto la data del 26 di novembre 1708 al 2° di latitudine il vascello Donegal fu sfiorato da una tromba d’aria nel suo Giornale. In lingua malaia corrispondono presumibilmente al toponimo Pulau Pulau Kokos. dentro la quale et intorno la quale si vedeva uno spruzzamento d'acqua. 14. p. 184 . nel sito dell'acqua ne la quale andava a terminare esercitando la sua virtù. che egli chiama Isole del Cocco. nel sito A.

15. 185 . come l'anguilla. quando.Da Roma a Portsmouth a Macao Fig. et all'ora si prendono coll'amo. S'attaccano ancora alli fianchi della nave et in tempo di calma si distaccano e vanno nuotando attorno di essa con divertimento di chi li guarda. sono di remora al di lei corso veloce (Giornale I. scrivendo nel suo Giornale: «Tutti sono del color dell'anguilla e. attaccandosi alla nave. In questo caso il Ripa offre ulteriori dettagli sulle singolarità anatomiche del pesce. p. 57)». Disegno di un pesce «remora» da altra angolazione. In alcuni luoghi ve ne sono gran quantità. senza squame.

intra p. 16. 58).II Sezione Fig. Altri dettagli anatomici dei pesci «remore» (Giornale I. 186 .

come in un seno o porto di mare. pareva che le era precluso ogni camino da poter andare più avanti.] Qui si mandò a far acqua in un'isola grande. 187 . Egli scrive: «Alli sette si gionse alla bocca dello stretto e ci cominciammo a vedere attorniati da un gran numero di isole e tutte verdegianti. pp.Da Roma a Portsmouth a Macao Fig. e chi non sapesse il camino. e C. una dietro l'altra. venne un battello d'Indiani a cambiar pesce secco per riso. e stando la nave nel punto D. che non si vedeva il camino che si doveva tenere. segnata colla lettera A.. Sono questi {Indiani} Malaj di setta maomettana.. e sono uomini de' quali le navi che passono. Sotto la data del 7 maggio 1709 il vascello ispanico Nostra Signora di Guadalupe su cui viaggia il Ripa. ed essendo la bocca non più di tre miglia nel sito E. pensando non poter andare più avanti. imbocca il famoso stretto di Malacca pericoloso per le correnti e i predoni di mare in agguato. vedendosi da ogni parte circondata da terra.. essendosi dato il caso di averle più volte predate» (Giornale I. Stando la nave in esso sito. quale con sottil filo di terra è continente alle altre due B.. 17. soggetti al re di Gioro. voltarebbe al certo la prora in dietro per ritornare dond'è venuto. non se ne possono fidare. 153-154).. [.

II Sezione Fig. Accanto al cicharro egli delinea anche la sagoma di un altro pesce. 18. nei paesi mediterranei corrispondenti alla triglia. 188 . Sotto la data del 18 maggio 1709 attraversando lo stretto di Malacca. chiamato in spagnolo ruvio e in portoghese ruivo. Si tratta di un ittionimo portoghese e spagnolo – egli viaggia sulla già citata nave ispanica Nostra Signora di Guadalupe – di un pesce appartenente alla famiglia dei carangidi il cui nome secondo la nomenclatura del Linneo è il trachurus trachurus. la cui identificazione è molto difficile perché l’ittionimo indica un pesce generico di colore rosso. Matteo Ripa registra nel suo Diario di bordo la cattura di alcuni pesci che egli chiama cicciar – italianizzazione dello spagnolo cicharro –.

di alcune conchiglie. Alla stessa data egli scrive: «Essendo stata questa la prima volta ch'io viddi il cocco e perché mi fu di gran maraviglia in vedere in un sol frutto la varietà di tante cose per lo sostentamento di quelli Indiani.Da Roma a Portsmouth a Macao Fig. butiro. perciò voglio prendermi la pena di farne qui una distinta descrizione» (Giornale I. perciò lo delineai nel mio Giornale. 108. Sotto la data del 6 dicembre 1708 Matte Ripa descrive l’assalto di alcuni marinai del Donegal agli abitanti di una delle Isole del Cocco. pagine 107 e 108. bevanda. 19. 99-100). di generi alimentari e di dodici monete d’oro. Et acciò ogn'uno alzar possa la mente a Dio e benedirlo per aver creato un frutto di tanto uso al genere umano. cioè: cibo. oglio. Il bottino era costituito di utensili di legno e di ferro.. canape etc. come sono disegnate sul margine superiore destro del suo Diario di bordo alla p. pp. 189 .

Non devono ritardare.II Sezione Fig. Dopo avere preso visione del decreto il mandarino dovrà registrare la data della loro partenza in un rapporto e consegnarlo all’ufficio competente. 6-3. Nel retro di questo documento in caratteri cinesi Matteo Ripa scrive il seguente appunto: «10 novembre. Il testo cinese può essere così tradotto: «Questo decreto [del viceré] ordina al mandarino distrettuale di eseguire immediatamente l’incombenza seguente. provvedere alla partenza dei tre occidentali: Guillaume Bonjour Fabre (Shan Yaozhan 山遙瞻). 18 del mese partiamo». Teodorico Pedrini (De Lige 德理格). Viceré ordina che a’ 28 della luna piccola. Fonte: ACGOFM. Gli occidentali dovranno essere accompagnati dalle famiglie. 20. 為此牌仰該縣官吏急事理即速傳催西 烊人山遙瞻馬國賢德理格三人務於二 十八日起身進京文到先將起程日期具 報以憑轉報院憲差家人伴送毌得遲違 九月廿日 190 . MH. Questi partiranno alla direzione di Pechino il giorno 28. Scritto il 20 del mese IX». Matteo Ripa (Ma Guoxian 馬國賢).

Ripa alla corte di Kangxi Le incisioni su rame .

147. n. Tali didascalie si possono leggere nell’esemplare che contiene soltanto 35 vedute conservate nella BNNa. Le vedute qui a fianco sono ricavate dall’album conservato nella BAV. I G 75. p. . ms. Alcune copie dell’Album relativo alle 36 vedute furono dal Ripa colorate ed altre copie ancora contengono versi forse scritti dall’imperatore Kangxi.Sotto la data del 24 aprile del 1714 Ripa scrive: «Terminai di intagliare le 36 vedute della villa imperiale di Gehol in Tartaria et impresse ne presentai in questo dì alcuni libri a Sua Maestà il quale ne godè molto et ordinò ne imprimessi un buon numero che le servivano per donarle alli suoi figli. mss. Barberini Orientali.136). nepoti ed altri signori» (Giornale II. Matteo Ripa scrisse anche le didascalie di suo pugno sotto ciascuna delle 36 vedute.

Albero nero e pietre verdi. da cui si vede da altra angolazione un monolite che si vedrà anche nella tavola 5. casa da diporto in alto sul monte. 1. 193 .Ripa alla corte di Kangxi • Le incisioni su rame Fig.

Acqua limpida di sorgente che circonda le pietre. 194 .III Sezione Fig. altre dimore delle concubine. 2.

195 . 3. Sole che risplende su bellissime ninfee. nel cui secondo appartamento un orologio batteva i quarti e le ore. davanti ad esso giardino fiorito. casa da diporto.Ripa alla corte di Kangxi • Le incisioni su rame Fig.

Via simile alla famosa erba ji ( ) e riva simile alle nubi del cielo.III Sezione Fig. ponti sui quali passava l’imperatore a cavallo o in portantina. 4. 196 .

5. casa e veduta di monolite a forma di colonna con il vertice più ampio della base.Ripa alla corte di Kangxi • Le incisioni su rame Fig. Monte pendente che guarda giù. dalla cima del monte si gode la vista di tutta la villa. 197 .

III Sezione Fig. casetta da diporto di fronte a isola sul fiume. la cui acqua strepitante vien giù dal monte. 198 . 6. Vita di ruscello.

Ripa alla corte di Kangxi • Le incisioni su rame Fig. 199 . 7. Vista di pesci alla scogliera. casa da diporto.

200 . ove l’imperatore si recava in barca col seguito delle sue donne. 8. per pranzare dopo aver trattato gli affari di Stato. Acqua di fiume e nubi sui monti che ricreano lo spirito. case.III Sezione Fig.

Ripa alla corte di Kangxi • Le incisioni su rame Fig. case. ove l’imperatore trattava gli affari di Stato. Monti. valli e foreste di pini. 201 . 9. quando non digiunava.

202 .III Sezione Fig. che qui di seguito si trascrivono nell’ordine cinese di scrittura da destra a sinistra: = quanyuan shibi. per elogiare il luogo. quattro caratteri. Acqua di sorgente e pietra di roccia. parete di monte su cui l’imperatore ha fatto scolpire. 10.

11. Acqua serpeggiante. 203 . ninfee profumate e casa da diporto.Ripa alla corte di Kangxi • Le incisioni su rame Fig.

Nuvole rosse all’alba dalla montagna occidentale e casa da diporto. 12. 204 .III Sezione Fig.

13. sacerdoti eunuchi. dove ufficiavano i daoshi ( ). Cielo sereno e veduta del tempio degli idoli.Ripa alla corte di Kangxi • Le incisioni su rame Fig. 205 .

14.III Sezione Fig. Più importante di tutte è la didascalia che recita: «In questa città. 206 . scritti dall’alto in basso o da destra a sinistra. All’interno di questa provincia sono romanizzati i caratteri. secondo la pronunzia italiana. L’aspetto singolare della Grande Mappa dell’Impero di Cina incisa su rame da Matteo Ripa tra il 1714 e il 1717 è dato dalle didascalie in lingua italiana manoscritte dal sacerdote ebolitano. chiamata Cihin feu hien. L’esempio più notevole è offerto dalla carta dello Shandong che Ripa romanizza all’italiana come Sciantung. stà sepolto il famoso Confugio».

è disegnata quella che il sacerdote ebolitano chiama Ttai wan dall’Europei chiamata Formosa. 15.Ripa alla corte di Kangxi • Le incisioni su rame Fig. Di fronte alle coste della provincia Zhe Jiang (Ripa scrive Cechjang). 207 .

dagli Europei chiamata Canton e dai Cinesi Guangzhoufu. le cui coste sono bagnate dal Mar Giallo. Francesco Saverio nell’anno 1557.III Sezione Fig. 208 . Nel dedalo delle isolette di fronte a Macao trovò la morte. si trovava l’encalve portoghese chiamata Macao dagli Occidentali dai Cinesi Aomen. 16. come precisa Ripa. La parte meridionale della Cina. è la più conosciuta dagli Occidentali perché dinanzi alla città.

Le polemiche con i Gesuiti Echi sulla stampa napoletana L’attività di interprete .

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Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig. Il contrasto ebbe il suo culmine quando il missionario gesuita Kiliano Stumpf pubblicò a Pechino nel 1717 il pamphlet del quale si riproduce a fianco il frontespizio. talora molto aspro. Dal suo arrivo a Macao ai primi di gennaio del 1710 fino alla sua partenza da Pechino con permesso dell’imperatore Yongzheng nel dicembre 1723. Matteo Ripa fu sempre in contrasto. con i missionari della Compagnia di Gesù presenti alla corte cinese. 1. 211 .

attaccato violentemente nella Informatio pro Veritate. rispose punto per punto alle «accuse e calunnie». che. Matteo Ripa. a suo parere erano contenute nel pamphlet. al secolo Giovan Francesco Albani. 212 . 2. Di tutto il missionario ebolitano inviava informazione alla Congregazione del Propaganda Fide e al pontefice Clemente XI.IV Sezione Fig.

213 . 3. Nel fondo Albani. custodito nell’Archivio Segreto Vaticano. è conservata un’imponente documentazione che comprende anche copie in lingua cinese dei decreti degli imperatori Kangxi e Yongzheng. dei contrasti tra i missionari europei sulla questione dei «riti cinesi».Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig. In questo fondo si trovano numerosissime lettere e documenti inviati alla Santa Sede da Matteo Ripa.

4 214 .IV Sezione Fig.

ma trisettimanale. e alcuni documenti conservati in diversi archivi sparsi in alcune città italiane (soprattutto a Roma. 4. ma in qualche caso anche a Firenze e a Venezia). La stampa napoletana. È questo un aspetto assai singolare dell’attività missionaria del sacerdote ebolitano. 215 . Lo spazio dedicato a tali notizie sono anche una testimonianza del grande interesse che le classi elevate dell’Europa Occidentale del Settecento nutrivano per la Cina. dedicò un certo spazio alle notizie che Matteo Ripa inviava a Roma dalla Cina. secolo per eccellenza sinofilo. 5 Figg. 5. che al tempo non era quortidiana.Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig. A volte troviamo perfetto riscontro tra queste corrispondenze molto sintetiche.

Nell’Avviso del 18 dicembre 1714 tra le notizie più notevoli è registrata quella proveniente dalla Cina del «Dottor Ripa» relativa alla fine della persecuzione contro i Cristiani.IV Sezione Fig. 216 . 6.

7 Fig. 7 217 .Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig.

8 Figg. 7. morto a Canton il 24 luglio 1715. Tra le tante notizie presenti nel messaggio sono notevoli quelle che si riferiscono a calamità naturali. 218 . Nell’Avviso del 23 novembre 1717 viene pubblicato un messaggio inviato a Roma da Matteo Ripa dalla Villa Imperiale di Changchun Yuan ( ). all’interesse dell’imperatore Kangxi per la matematica e la pittura.IV Sezione Fig. all’impegno dello stesso Ripa per diffondere la religione cristiana a mezzo di due catechisti e alla composizione da parte del sacerdote ebolitano della vita del sacerdote calabrese Gennaro Amodei. 8.

9 219 .Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig.

padre di quel Lucio Wu. 220 .IV Sezione Fig. 10 Figg. 9. Di assoluta importanza è il riferimento alla costituzione di una scuola per collegiali cinesi di cui riferisce alcuni nomi tra i quali ricordiamo quello di Tommaso Wu. che tante angustie procurerà a Napoli allo stesso Ripa. Tra le notizie di rilievo si parla dell’attesa da parte dell’imperatore Kangxi di un nuovo legato a latere inviato dal Papa in Cina e delle persecuzioni subite dallo stesso Ripa per la sua fedeltà ai decreti del Tournon e alla costituzione Ex illa die. Nell’Avviso del 15 ottobre 1720 sono riassunti più messaggi inviati da Matteo Ripa a Propaganda Fide. 10.

Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig. 11 221 .

11. È davvero singolare che sia giunta fino a Roma e a Napoli informazione dettaglaita sui problemi creati dall’ambasciatore russo di rifiutare il rito delle nove genuflessioni dinanzi all’imperatore Kangxi. 12. Lo stesso problema si porrà anche per la legazione britannica diretta da George Macartney nel 1793-1794. 222 . sia cinesi.IV Sezione Fig. L’Avviso di Napoli del 21 ottobre 1721 offre ragguagli dettagliati sulle difficoltà della legazione russa superate anche dalla capacità diplomatica di Matteo Ripa. Sull’attività di interprete svolta da Matteo Ripa insieme ad alcuni Gesuiti della legazione diretta da Lev Vasil’evic Izmailov’ abbiamo notizie da diverse fonti sia russe. 12 Figg.

13.Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig. 223 . L’Avviso del 28 novembre 1724 dà notizia del ritorno di Matteo Ripa a Napoli accompagnato da 5 cinesi. È di grande importanza il particolare che si riferisce al fratello avvocato e barone Lorenzo Ripa.

14 224 .IV Sezione Fig.

Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig. 15 225 .

16 226 .IV Sezione Fig.

16. 227 . A questi Kangxi volle che si aggiungesse anche il gesuita cinese. giunto a Pechino il 29 novembre 1720. 17 Figg. ma. e rientrato da poco in Cina dopo un viaggio avventuroso dall’Italia che aveva visto la morte dello stesso Provana. poté contare sempre sulla stima dell’imperatore che pure riponeva la sua fiducia nei Gesuiti sempre in aperta polemica con lo stesso Ripa. come Kangxi ben sapeva. il bavarese Ignatius Kögler (tutti della Compagnia di Gesù). i francesi Joseph de Moyriac de Mailla e Dominique Parrenin (conoscitore anche della lingua mancese). Le due pagine del Giornale. mentre la linea verticale sul primo foglio significa che il testo non doveva essere pubblicato. Esse danno conto anche dei criteri adoperati per l’edizione del 1832. grazie al suo talento artistico. Fan Shouyi che aveva preso i voti in Italia come discepolo di Antonio Provana. Negli anni di permanenza a corte dal 1712 al 1723. 15. Gli altri interpreti furono: il portoghese Jião Mourão.Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig. dove si notano chiaramente con altra grafia le correzioni al manoscritto del Ripa. 14. di Matteo Ripa. Matteo Ripa non solo imparò a parlare e a conversare in lingua cinese. Forse per offrire un’immagine di imparzialità l’imperatore volle che tra gl’interpreti dell’ambasciatore di Pietro il Grande. figurasse anche il missionario di Eboli. riferiscono l’ingresso trionfale in Pechino dell’Izmailov e la scelta degli interpreti. IV. 17. Lev Vasil’evic ˇ Izmailov.

18. Giovanni Lami. e in qualche caso opposte. vera fucina di scritti contrari alla Compagnia di Gesù. il testo di cui si riproduce il frontespizio. Matteo Ripa nel suo Giornale. degli interpreti gesuiti e di Matteo Ripa.IV Sezione Fig. ma nel frontespizio veniva indicato un inesistente Monsù Briasson. trascritti dal servita Sostegno Viani. anonimo degli Anecdotes sur l’état de la religion dans la Chine. pubblicava a Parigi nel I734 il resoconto della missione Mezzabarba nel IV vol. Così mentre a Parigi la Société des missions étrangères. dedica numerose pagine alle udienze concesse dall’imperatore al Mezzabarba. Anche nel lavoro di traduzione emersero le posizioni divergenti. ignorando il precedente parigino. Non appena il partito antigesuitico europeo ebbe in mano i resoconti delle udienze. L’arrivo a Pechino il 26 dicembre 1720 di Giovanni Ambrogio Mezzabarba – secondo legato a latere inviato dal pontefice Clemente XI Albani presso l’imperatore per risolvere la questione dei «riti cinesi» – segue di poco l’arrivo nella capitale della Cina dell’ambasceria russa guidata da Lev Vasil’evic ˇ Izmailov. a suo giudizio per la prima volta. pubblicava. ma in seguito aveva cambiato idea. ma sotto il falso luogo di Parigi. 228 . modifiche e aggiunte dei revisori del testo per l’edizione del 1932. Kangxi aveva pensato di usare gli stessi interpreti per le due missioni diplomatiche. pagine leggibili con difficoltà e la lettura diventa ancor più faticosa per le numerose cancellature. per i tipi della Società Palatina di Filippo Argelati. In previsione del prossimo arrivo del legato pontificio. IV. nel 1739 a Milano. vi fu una corsa alla loro pubblicazione.

devono controllare l’esattezza della traduzione dal cinese in italiano e dall’italiano in cinese di Matteo Ripa non solo per la grande difficoltà di rendere il cinese in altre lingue. i portoghesi Jião Mourão. Nella pagina qui riportata la traduzione delle domande di Kangxi e delle risposte del Mezzabarba.Le polemiche con i Gesuiti • Echi sulla stampa napoletana • L’attività di interprete Fig. nonché Teodorico Pedrini. José Pereira e Pedro de Meireles. ma anche per la diffidenza che esiste tra i missionari delle diverse comunità religiose che sono sempre in sospetto di inganni e trappole da parte dei colleghi di comunità diverse. 19. viene affidata a Matteo Ripa. I gesuiti presenti. della Congregazione della Missione. il francese Joachim Bouvet. nell’udienza del 14 gennaio 1721. 229 .

Nella pagina qui riportata viene riprodotto un dialogo fra il padre Tomacelli. del seguito del Mezzabarba. già avviata il 16 precedente. dopo uno spettacolo di fuochi artificiali della sera del 22 gennaio 1721. Dominique Parrenin. riportato dal Ripa nel suo Giornale. nella quale il Parrenin aveva definito «sparate» del papa le due legazioni di Carlo Tommaso Maillard de Tournon e dello stesso Carlo Ambrogio Mezzabarba. 230 . 20. e il gesuita. ripresero una polemica. sotto la data del 26 dicembre 1720. IV. i quali.IV Sezione Fig. in cui il gesuita francese aveva presentato l’estensione dello Stato pontificio inferiore «alle minime» province cinesi. Secondo gli avversari dei Gesuiti il Parrenin ricorreva ad operazioni riduttive per sminuire la figura del papa di fronte all’imperatore e si ricordava un episodio.

Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XII Corsini .

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1 Figg. il quale svolse attività di pittore e di architetto in Cina al servizio di tre imperatori (Kangxi. Qianlong). il quale raccomanda alle autorità di prestare aiuto al latore del documento. 348-349. lasciando cospicue tracce delle sue opere firmate sotto il nome cinese di Lang Shining. MH. 1766). ff. Fonte: ACGOFM. che nella Compagnia di Gesù entrò solo come fratello laico. 1688 Pechino. MH. Matteo Ripa nel gennaio 1724 partiva da Pechino sotto i migliori auspici: in primo luogo portava con sé una lettera di Giuseppe Castiglione (Milano. 91. Yongzheng. 1. 1-3. 3. 14-2. 2.Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig. La lettera prova gli ottimi rapporti tra il Ripa e il Castiglione. Matteo Ripa partiva da Pechino portando con sé il passaporto rilasciatogli dal Bing Bu (Ministero della guerra). Fig. Fig. Veniva ricordato che Ma Guoxian (nome cinese del Ripa) era seguito da 5 servitori e portava con sé prodotti diversi che venivano elencati Fonte: ACGOFM. 2 Fig. 3 233 . f.

Egli aveva abbandonato la missione senza chiedere l’autorizzazione di Propaganda Fide. 1739).Napoli. La lettera a questi indirizzata porta la data del 4 agosto 1725 e in calce porta il nome di “Carolus Archiepiscopus Emessensis” ovvero Carlo Maielli/Maiello (Napoli. vescovo in partibus di Emesa e nominato da Benedetto XIII nel giugno 1724 segretario dei brevi ai principi. vol. 7. consacrato nel 1724. f. Consulte originali. egli sbarcava a Napoli il 20 novembre 1724.V Sezione Fig. Fonte: ASNa. Collaterale. inviata a Benedetto XIII (al secolo Pietro Francesco Orsini. inc. in OP Vincenzo Maria). prefetto di Propaganda Fide. 20. 4. nel dicembre del 1724 fu accolta con molta freddezza dal pontefice che scaricò tutto il problema sul vicerè di Napoli Michele Federico von Althann. Istoria civile del Regno di Napoli (aprile 1723 per i tipi di Niccolò Naso). 1669 . per il tramite del cardinale Giuseppe Sagripanti. inoltre. dopo le polemiche suscitate dalla pubblicazione del libro di Pietro Giannone. 518. 234 . Il ritorno di Matteo Ripa in Italia fu visto con molto sospetto dalle autorità pontificie. che dimostrava l’inconsistenza delle pretese papali di considerare Napoli feudo della Chiesa. Quindi la proposta di fondare un seminario per preparare al sacerdozio alunni cinesi.

che porta a conoscenza del sacerdote ebolitano che il Papa può soltanto «pagare i frutti per 5. Fonte: ACGOFM. 235 . 1-2. 1651 .Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig. 5.Roma. 1726). MH. grande fautore del progetto del Ripa. Nel restante la lettera del Paulucci contiene soltanto frasi di convenienza. La freddezza di Benedetto XIII sul progetto di fondazione del Collegio dei Cinesi emerge anche dalla lettera inviata dal segretario di Stato Fabrizio Paulucci de’ Calboli (Forlì.000 ducati» da prendere a prestito da qualche banco napoletano. alludendo al presidente del Consiglio Collaterale Gaetano Argento.

V Sezione Fig. Collaterale. 236 . inc. ff. 7. Nella prima domanda Matteo Ripa chiede «beneplacito e protezione» per l’istituendo Collegio che riuscirà utile sia ai «fedeli di questo regno». prima di concedere un suo benestare al progetto del sacerdote ebolitano. ottenere un parere («notamento») del Consiglio Collaterale. sia agli «infedeli del vasto impero della Cina e regni a lei adiacenti». Consulte originali. il quale doveva. Matteo Ripa si rivolse al vicerè di Napoli Michele Federico von Althann. Conosciuta la freddezza del Papa sul progetto di fondazione del Collegio dei Cinesi. 6. 517r/v. 20. Fonte: ASNa. vol.

20. Consulte originali. fondata il 19 dicembre 1722 con il titolo “compagnia imperiale e reale”. In secondo luogo segnalava essere la fondazione «unica in tutta l’Europa». a formare interpreti e sacerdoti anche indiani. fondazioni proibite nella città di Napoli da prammatica dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo. Matteo Ripa si impegnò. inc. Collaterale. 508r/v. 237 . elencò i tre motivi che giustificavano la fondazione del Collegio. Poiché tale compagnia aveva scali commerciali anche in India. sottolineava l’utilità di avere missionari conoscitori della lingua cinese. Infine. In primo luogo egli escludeva trattarsi di un «nuovo monastero di religiosi».Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig. Fonte: ASNa. Matteo Ripa. 7. in seguito. vol. 7. come aveva promesso nel breve memoriale inviato al vicerè. ff. che avrebbero potuto svolgere utili servizi a favore della Compagnia di Ostenda. In un secondo momento.

V Sezione Fig. dove soggiornò dal 5 luglio 1726 fino al giugno 1728. Fonte: SAW. Italien .Spanischer Rat. 238 . fas. 166. Si spiegava inoltre che l’opposizione papale derivava dalla «Doctrina de Napoles poco sano» con allusione alla difesa della reale giurisdizione e alle polemiche suscitate dall’opera del Giannone. Collectanea. 13. Fu ricevuto dall’imperatore Carlo VI d’Asburgo il 9 e il 21 agosto 1726. Le risposte interlocutorie del Consilgio Collaterale e quelle evasive del Cappellano Maggiore indussero Matteo Ripa a recarsi a Vienna. L’imperatore si dimostrò favorevole alla fondazione del Collegio dei Cinesi. alla condizione che la sede fosse ubicata «en los contornos dela ciudad de Napoles y que no deva poner per motivo alguno la mano la Congregacion de Propaganda Fide y solo en el caso de ir a Indias los missionarios». 8. Neapel.

per ottenerne un contributo per l’erigendo collegio. richiesta con insistenza dal Ripa. Maria Teresa Maddalena degli Obizzi. mostrava qualche perplessità. A dimostrazione della sua approvazione dell’idea del Ripa. prima della sua partenza per Napoli. 9. perché non capiva bene la differenza tra la regia protezione. Mentre Carlo VI. fratello di Carlo VI. Amalia Guglielmina di Braunsweig-Lüneburg. in data 25 maggio 1727. per mezzo del suo medico personale. per chiedere alla sua cameriera maggiore. una lettera commendatizia diretta alla principessa di Cariati. Maria Emanuela d’Heryl y Fernandez. la cui famiglia possedeva un palazzo a Vienna tuttora esistente. pur favorevole alla fondazione del Collegio dei Cinesi. MH 31-88. medico dell’imperatrice vedova. anche se tale protezione non contava molto rispetto alla fonte del potere costituita dall’imperatore. ACGOFM. Fonte: Matteo Ripa. invitò il sacerdote ebolitano a passare. Zibaldone. da Vienna a Matteo Ripa. nota come “Amalientrakt”. mise a disposizione della fondazione 200 fiorini “alemanni” e. consorte del defunto (1710) imperatore Giuseppe I d’Asburgo. 239 . e il regio patronato. Lettera scritta da Gabriele Longobardo.Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig. Amalia Guglielmina di BraunsweigLüneburg. per la sua corte. non esitò a concedere la sua protezione all’erigendo collegio.

favorito di Carlo VI d’Asburgo. 107). Chiara. A Gaetano Argento tocca il compito di “spianare qualunque difficultà”. Fonte: Matteo Ripa. delegato della Real Giurisdizione e presidente del Sacro Regio Consiglio o Consiglio di S. ACGOFM.ra Augustissima» che ha assunto «la protezzione del Colleggio. Zibaldone. 240 . esercitò un grande potere. 10. e l’arbitrij dell’Imperatore per le di lui mani passavano» (R. MH 31-88. perché »tutte le grazie. 1700-1732. Racconto di varie notizie. ma della citata «Imperadrice N. marchese di Rialp. ricevuta la carica ufficiale di «Segretario del Dispaccio universale e Consigliere». Il temutissimo catalano. Egli scrive a Gaetano Argento.V Sezione Fig. che cumulava le cariche di reggente del Collaterale. Ajello. p. Napoli 1997. a nome non di Carlo VI. che a tenore de Cesarei ordini deve fundarsi per le missioni straniere». già noto per essere sostenitore del progetto di Ripa. Raimund Vilhana Perlas.

Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig. 11 241 .

V Sezione Fig. 12.000 ducati si era trasformata nel versamento una tantum di tutta la somma per l’acquisto della casa. Tropea. 12 Figg. protocollo 19. ministro di Carlo VI accreditato presso il papa Benedetto XIII. In seguito all’intervento del cardinale Cienfuegos. 1729. Fonte: ASNa. il 16 aprile. Atto di acquisto della sede del Collegio dei Cinesi. Matteo Ripa si preoccupò di acquistare una sede stabile per il Collegio dei Cinesi per mettere le autorità ecclesiastiche dinanzi al fato compiuto. 300 ducati. che aveva assicurato il pontefice sulla dotazione annua di 800 ducati da attribuire al Collegio dei Cinesi dalle rendite dei vescovati di regio patronato (Cassano. l’atteggiamento papale nei confronti di Ripa si era abbastanza mitigato. Notai del Settecento. scheda 90. Reggio in Calabria. 11. rogato in data 7 aprile 1729 da notaio Nicolò Marciano nel sommario in margine al rogito si descrive la «Emptio Stabilium cum iardenis pro Collegio missionis Cinensium [sic] sub titulo Sacrae familiae Jesu Christi». fratello del fondatore. 242 . giovedì santo. notaio Nicolò Marciano. 200 ducati. nel momento stesso in cui si scioglievano le campane per salutare la resurrezione di Cristo. Prima di attendere l’approvazione e il riconoscimento papale. 300 ducati). tant’è che la promessa di pagare i frutti su 5. la quale fu inaugurata privatamente con la messa officiata da Mattia Ripa.

Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig. 13 243 .

14 244 .V Sezione Fig.

Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig. 15 245 .

246 . Neapel Collectanea. 13. sotto la data del 12 luglio di quell’anno. Fonte: SAW. rientrava sotto la regia giurisdizione.V Sezione Fig. 13. 15.Spanischer Rat. ovvero l’arcivescovo di Napoli Giuseppe Pignatelli. 14. fas. presidente del Consiglio di Spagna nel 1729. non pose ne meno il piede nella soglia del Collegio. Matteo Ripa descrive l’ufficiale inaugurazione. Italien . venuto a far la visita della Chiesa. sottolinea che l’ordinario. della sede del Collegio dei Cinesi e dell’annessa Chiesa che. conte di Montesanto. Il Ripa lamenta anche il mancato riconoscimento papale. come tutte le proprietà e i benefici della nuova fondazione. 16. infatti. Nella lunga lettera autografa inviata a Giuseppe Villasor. Il sacerdote ebolitano nella lettera. 16 Figg. avvenuta il 10 luglio 1729.

17 247 .Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig.

vescovo di Monreale in Sicilia e ministro plenipotenziario di Carlo VI d’Asburgo presso la Santa Sede.V Sezione Fig. Il testo fa riferimento ad una precedente autorizzazione papale a fondare quello che egli chiama «Colleggio della sacra famiglia di Gesù Cristo». 18. 18 Figg. 248 . In realtà tale autorizzazione non vi era mai stata. Il Papa accoglierà la richiesta di «confermare la fondazione» di Matteo Ripa alla condizione che sia soggetta in toto al vescovo ordinario tranne che per i beni acquisiti e da acquisire. È vero al contrario che Carlo VI d’Asburgo aveva assicurato la sua protezione all’istituto fondato da Matteo Ripa dotandolo di una rendita annua di 800 ducati di moneta napoletana alla condizione che il Collegio dei Cinesi e degli Indiani conservasse sempre il suo prioritario scopo di educare missionari provenienti dalla Cina e dall’India e intenzionati a ritornare nelle loro terre a diffondere il Cristianesimo. La richiesta del cardinale Alvaro Cienfuegos. porta la data del 5 aprile 1731. 17.

19 249 .Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig.

20 250 .V Sezione Fig.

21 251 .Il problema della fondazione del Collegio dei Cinesi a Napoli: promotori e oppositori L’acquisto della sede e il breve Nuper pro del 7 aprile 1732 del Papa Clemente XVI Corsini Fig.

19. per 200 dalla diocesi di Cassano e per 300 ancora dalla diocesi di Reggio.V Sezione Fig. 2791. Fonte: ASV. brevium. 22. 21. 20. il cui scopo è l’educazione di collegiali cinesi e indiani perché ritornino nelle loro patrie a diffondere il Vangelo di Cristo e che vivano del loro patrimonio senza gravare sulle risorse del Collegio che è dotato di regia protezione e delle entrate di 800 ducati in moneta napoletana da ricavare per 300 ducati dalla diocesi di Tropea. che il Papa Clemente XII Corsini approva o conferma la fondazione extra moenia di una congregazione di preti secolari sotto il titolo della Sacra Famiglia. 252 . Il breve. in sintesi recita. 22 Figg. Secr. data 7 Aprilis 1732.

La sede del Collegio. la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di Santa Maria Assunta .

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era circondato da una realtà urbana e sociale al quanto degradata. è un fotograma del film Ieri Oggi e Domani. 1963. in qualche caso la gente del vicinato pose problemi di compatibilità con il Fondatore.La sede del Collegio. zona dei Pirozzoli. invece. Al tempo di Matteo Ripa vi si accedeva in portantina o a dorso di muro o a piedi e. 2. Dal Monastero degli Olivetani all’Ospedale Elena d’Aosta. anche dopo le trasformazioni avvenute nel 1869 e nel 1888. Questa. La facciata del Collegio come appariva nel 1897 quando fu venduta. di Vittorio De Sica. 1. Questa immagine è tratta da Vincenzo Onorati. Fig. Anche se si godeva di una bellissima vista della città di Napoli dalle finestre dell’edificio prospiciente il mare. il Collegio dei Cinesi. 255 . ebbe la sua sede nel complesso situato extra moenia sul poggio della Montagnola. la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di Santa Maria Assunta Fig. borgo dei Vergini. Dal 1729 al 1894.

tutto preso dalla organizzazione del Collegio da lui fondato.VI Sezione Fig. Quindi disegnò l’emblema della sua istituzione costituito da due angeli che sorreggono uno scudo formato da un globo su cui si erge una croce con un cartiglio triangolare dove a mala pena si legge la scritta volo ut accendatur.. non dimenticò di essere un pittore e di conoscere molto bene i caratteri cinesi.”. 3 Figg. Attorno allo scudo si legge la scritta tratta dal Vangelo di Marco [64]: “Ite in universum mundum et praedicate evangelium omni creaturae!.. 256 Fig. 4 . 4. L’emblema della Congregazione della sacra famiglia di Gesù Cristo si può ammirare ancora affrescato sotto la volta dell’androne dell’attuale presidio sanitario Elena d’Aosta. 3. Matteo Ripa. Con grande chiarezza emergono in questa immagine sfocata i caratteri a partire dalla destra .

ingresso all’androne del Collegio dei Cinesi. Dal costume di un personaggio che appare sullo sfondo si potrebbe datare ai primi del XIX secolo.La sede del Collegio. Assunta in Cielo ai Cinesi. che rappresenta la chiesa dei Cinesi. la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di Santa Maria Assunta Fig. Fonte: Collezione del notaio Sabatino Santangelo. Gouache. l’arciconfraternita di Maria SS. 257 . senza data e senza autore. 5.

insieme a due angeli. 258 . Assunta in Cielo ai Cinesi». è una delle poche testimonianze del talento pittorico di Matteo Ripa. che si vedono al suo fianco e ai suoi piedi. Fonte: Fototeca dell'Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Immagine ed iscrizione ancora oggi a stento visibili della «Reale Arciconfraternita di M. La figura della Madonna che ascende in cielo. SS. del 9 febbraio. anno in cui un regio decreto. Tale arciconfraternita risultava fondata già in vita di Matteo Ripa ed ancora attiva nel 1888.VI Sezione Fig. ne sciolse l’amministrazione. 6.

la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di Santa Maria Assunta Fig. Alcune di queste. Il sacerdote ebolitano. nel suo manoscritto intitolato Istoria o sia Relazione dell'erezione della Congregazione e Collegio della Sagra Famiglia di Giesu Cristo (ACGOFM. avviato per fondare e governare un collegio. E per conclusione. con l'approvazione del sommo gerarca della chiesa. A questo proposito egli scrive: «… ne fu ancor fatta commemorazione ne' publici avvisi stampati. trascrivo qui solo quella che si leggeva su la prima porta di fuora pria d'entrare alla chiesa. che Ripa definisce di «approvazione». di giapponesi e di altri barbari di tutte le regioni orientali. altre. Molte iscrizioni adornavano le pareti dell'androne e il muro esterno della chiesa dei Cinesi. andarono perdute già Matto Ripa vivente.La sede del Collegio. 9-2) si sofferma sui festeggiamenti promossi nei giorni 25. di cinesi. stante il Nuper pro di conferma. fra le varie iscrizioni che si vedevano appese in varii luoghi. di tutto il complesso situato ai Pirozzoli. 7. 26 e 27 luglio 1732 per la solenne ed ufficiale inaugurazione della Congregazione. MH. sede storica del Collegio dei Cinesi. con la protezione di carlo vi cesare augusto e con il plauso di tutta la chiesa. a modo di seminario. avvenuta nel 1896. incise su marmo. lieta celebra la sua inaugurazione e trascorre giorni di grandi festeggiamenti. furono distrutte dopo la vendita. 259 . che diceva …»: Il sacro sodalizio di preti. provvisorie ed occasionali. sotto i fausti auspici della sacra famiglia di gesù cristo.

Pietro. Moréri. 1744. 260 . Le grand Dictionnaire historique ou le Mélange curieux de l'histoire sacrée et prophane. 8. propagatori e propugnatori la sacrosanta fede di Gesù Cristo senza ostacoli possa essere accolta. attribuito giuridicamente in perpetuo. diffusa e custodita presso tutte le genti dell’immenso pianeta quanto più lontane tanto più immani – gli alunni di questo Collegio non solo. Paris. questa iscrizione concordi posero a perenne testimonianza di gratitudine nell’Anno del Signore 1743. ma i congregati tutti della Sacra Famiglia. 886. rinsaldato e consolidato con ricchissimo beneficio . questo Collegio.VI Sezione Fig. Fonte: iscrizione tratta da I. t. in Eboli. Indiani ed altri alunni provenienti da altre nazioni e di istruirli con massima cura nelle sacre discipline affinché presto con tali predicatori. In onore di Benedetto XIV. sì da potersi chiamare a buon diritto Benedettino – Collegio fondato al fine di trasmettere con sommo zelo il calore della pietà nei Cinesi. pontefice massimo. sotto il titolo di S. per avere con mano generosissima riassestato. A Dio Ottimo Massimo. principe degli apostoli. VI. pag.

Ai piedi dell’altare è sepolto il corpo di Matteo Ripa coperto dalla lapide in latino che si può così tradurre: A Dio Ottimo Massimo. 64° della sua vita. sommi pontefici. il 29 marzo dell’anno 1746. nello stesso giorno in cui nacque. fermo nella fede. la Congregazione e il Collegio della Sacra Famiglia di Gesù Cristo con l’approvazione di Benedetto XIII e di Clemente XII. Qui giace il corpo di Matteo Ripa. che dopo avere trascorso 18 anni in Oriente per propagare la fede di Cristo.La sede del Collegio. si levò in volo verso il Signore. dopo aver concluso il corso della sua esistenza. la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di Santa Maria Assunta Fig. condusse in Europa alunni cinesi per prepararli all’apostolico ministerio e fondò. per educarli. 9. 261 .

10.VI Sezione Fig. in qualche parte poco leggibile. Francesco Saverio Maresca si procurò con il suo apostolato la vera gloria del cristiano]. 262 . che fu in Cina dal 1840 al 1855. Sul monumento funebre si notano le insegne episcopali – mitra e pastorale – perché il Maresca fu nel 1847 insignito del titolo di vescovo di Sola in partibus infidelium. L'iscrizione in latino. All'interno della chiesa dei Cinesi sono sepolti molti dei congregati della Sacra Famiglia: tra questi Francesco Saverio Maresca (1809-1855). ricoprendo anche l'incarico di amministratore della diocesi di Nanchino. recita: SI GLORIA EST PERVAGATA MULTORUM/ VEL IN SUOS VEL IN PATRIAM VEL IN OMNE/ GENUS HOMINUM FAMA MERITORUM/ FRANCISCUS XAVERIUS MARESCA/ APOSTOLATU SUO VERAM CHRISTIANI HOMINIS/ GLORIAM SIBI COMPARAVIT [Se è gloria la fama diffusa di molti meriti nei confronti dei propri connazionali. della patria e di tutto il genere umano.

uomo di grande pietà. Tra le figure più insigni sepolte sotto il pavimento della Chiesa dei Cinesi. che questa Sacra Famiglia aiutò con le sue opere e i suoi consigli.La sede del Collegio. che governò integerrimo le diocesi di Cava e di Aversa. 263 . la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di Santa Maria Assunta Fig. che qui a Napoli un tempo fu di grande utilità. che animò e sostenne il Collegio napoletano. dei duchi di Valle Mediana. del cui fondatore fu amico egualmente premuroso. quando egli aveva 79 anni.Napoli 1779) il cui epitaffio in latino recita: A Niccolò Borgia. 1700 . 11. figura Niccolò Borgia (Trani. i padri della stessa Famiglia questa lapide posero concordi nel giorno stesso della sua morte avvenuta il giorno dopo le none (6) di aprile dell'anno del Signore 1779.

vol. Napoli 1991. Giornale. Fonte: Matteo Ripa. testo critico e note di Michele Fatica. Introduzione. che riteneva taumaturgica e che gli fu donata durante la sua sosta a Manila nel dicembre 1709. I (1705-1711). p. 12. Tra l’arredo interno della chiesa dei Cinesi. Matteo Ripa attribuiva un agrande importanza alla statua lignea sopra riportata. 178.VI Sezione Fig. 264 .

Collocate ai lati della tribuna le due tele rettangolari raffigurano a sinistra (fig. a destra Giuseppe. in alto) l’Annunciazione e a destra (fig. a sinistra la figura maestosa di Zaccaria.La sede del Collegio. Martino. che si intravede con l’asinello. Gabriele indica in alto con l’indice della mano destra la colomba bianca. ma sembrano comunque ispirate a Francesco De Mura (1696-1782). Nella Visitazione sono rappresentate Maria (sulla destra) ed Elisabetta (sulla sinistra) che manifestano il loro giubilo per i rispettivi nascituri (Giovanni Battista e Gesù) che portano in grembo. 13. Nell’Annunciazione il messaggio portato dall’arcangelo Gabriele coglie la Vergine in una pausa di preghiera (è disegnato con nettezza di particolari l’inginocchiatoio) e di lavoro (sullo sfondo si nota lo sgabello con il cesto della materia grezza). Non se ne conosce l’autore. 265 . Sullo sfondo emergono i coniugi delle due donne. in basso) la Visitazione. simbolo dello Spirito Santo. in particolare alle due tele di analoghe dimensioni da lui eseguite intorno al 1757 per la cappella dell’Assunta situata nella Chiesa annessa alla Certosa di S. la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di Santa Maria Assunta Fig.

15 VI Sezione .266 Fig. 14 Fig.

ognuna in una nicchia di marmi e stucchi. 15). Antonio Abate e S. eseguirono modelli per statue in materiale vario. 1. 17 267 . in particolare busti reliquari: dello stesso Solimena si conoscono i disegni preparatori per i busti d’argento di S. 14. Fig. 16. 16) e S. III. Giuseppe (fig. la chiesa dei Cinesi e l’arciconfraternita di Santa Maria Assunta Figg. 56. Tale notizia è attendibile in quanto il Solimena. vol. Elisabetta (fig.40. Descrizione della città di Napoli e dei suoi borghi. raffiguranti S. Napoli 1789. S. 4 statue di rame. alte circa m.La sede del Collegio. operanti a Napoli tra i secoli XVII e XVIII. Andrea). Nei pilastri della cupola al centro della navata sono collocate. p. Bartolomeo e S. 16 Fig. così come altri celebri pittori. 17). Francesco da Paola. 17. Secondo Giuseppe Sigismondo. 15. S. Anna (fig. 14). Gioacchino (fig. furono eseguite su disegno di Francesco Solimena (1657-1743). Si è ritrovato anche un documento di pagamento all’argentiere Andrea de Blasio per l’esecuzione di due statue (S.

con quella del Pio Monte. Giovanni Maggiore. Una copia identica del quadro. si conservava nella cappella di patronato della famiglia Borgia nella chiesa di S.VI Sezione Fig. Attribuita da Raffaello Causa a Giovan Filippo Criscuolo. L’Adorazione dei Magi che oggi si conserva nella pinacoteca del Pio Monte della Misericordia in via dei Tribunali a Napoli. situata nella sacrestia della chiesa dei Cinesi. L’identificazione dell’Adorazione dei Magi. oggi nei depositi. che dovette rilevarla molti anni fa per arricchire la sua quadreria. è stata di recente assegnata da Leone de Castris a Girolamo da Salerno. è tra le opere più interessanti un tempo conservate nella sacrestia del Collegio della Sacra Famiglia ai Cinesi. 268 . è stata possibile grazie alla precisa descrizione che ne fa il Chiarini. 16. Essa fu donata da Niccolò Borgia.

da Ripa.Scritti di Ripa. su Ripa .

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Matteo Ripa. acciò io colla mia opera vi dassi la mano. da Ripa. desiderando dare alla luce quest’opera. su Ripa Fig. di cui qui si riporta l’incipit. e di più per via di questo Monsignor Nunzio gliela rimandai. al cp. MH.Scritti di Ripa. francescano riformato. 267-268. ottobre 1731. 25. Per piena intelligenza dei sudetti accennati tre. dovendo andarvi per tre motivi: 1°) per ubidire al commando del Papa che colà mi voleva per conto d’un dizionario latino-cinese che pensava dare alle stampe. in ACGOFM. cioè i caratteri o siano gerolifici cinesi. commandò a me la Santità Sua che gliele agiungessi. giunto che fui in Roma. pp. Piacque al Papa la fatica e. acciò assistessi agll’intagli dei geroglifici ed alla rivisione dell’opera. 1. In realtà il Ripa aveva preparato anche l’istruzione per l’uso del vocabolario. ma considerando io che quest’applicazione – che sarebbe stata di uno o due anni almeno – averebbe molto distolto me e questi nostri alunni dalle nostre applicazioni. come io feci fare qui in Napoli da’nostri alunni cinesi con tutt’esattezza e polizia. Nella sua Istoria o sia relazione dell’erezione della Congregazione e Collegio della Sagra Famiglia di Giesu Cristo. e 3°) per trattare la spedizione del breve approvativo della fondazione. 2°) per prendere possesso d’un’altra casa e chiesa che colà avevamo avuto. scrive del suo ritorno programmato a Roma nel mese di novembre: « dopo che l’aria si sarà rinfrescata. 271 . che per molti anni fu missionario e vicario apostolico in Cina. sotto la data di Napoli. ms. siccome mi mandò a dire. in numero più di 40mila. trovai modo di esimermi da questa fatica e distrazione». sono a dire com’era stata regalata al Papa una copia del dizionario latino-cinese del padre fra’ Basilio di Gemona. desiderava la mia persona a Roma. e perché nella detta copia vi mancava l’anima. perciò. 9-2.

fino a che le forze non gli vennero meno. resti glorificato et edificato ogn’un di loro. almeno da un pubblico sia pure esiguo. insieme agli altri evangelizzatori inviati in Cina da Propaganda Fide. L’opera fu aggiornata dal Ripa. ritornò a Napoli. lasciò questo manoscritto. oggi 2 febraro del 1734 dò principio al ragguaglio. durante i quali egli svolse il ruolo di consulente del Sant'Uffizio sulla questione delle cosiddette «permissioni» del Mezzabarba. MH. dai missionari della Compagnia di Gesù interpretati come «riti civili» e da Ripa. intesi come «riti superstiziosi». fu la Istoria o sia relazione dell’erezione della Congregazione e Collegio della Sagra Famiglia di Giesu Cristo. che già aveva presentato al Sant'Uffizio. dove tuttora si conserva: AUNO. 2. Molto eloquente l’incipit: «Alli Signori Aggregati della Congregazione della Sagra Famiglia di Giesu Cristo. Dopo questa lungo soggiorno romano. 272 Fig. dove si trattenne per 9 mesi (26 giugno 1737-15 marzo 1738). Essendo cosa giusta ch’io soddisfaccia al lor pio desiderio con una relazione distinta dell’origine e progressi di questa nostra minima radunanza. cioè fino all’inizio di marzo del 1744. di cui riportiamo il frontespizio. acciò Iddio. che trasportò in Cina tutte le opere del Ripa. perché la problematica sembrò interessare molto poco Benedetto XIII Orsini. 9-2. Fig. che tutto ha fatto. Se durante la sua dimora alla corte di Kangxi Ripa fu in costante polemica coi Gesuiti sulla questione dei «riti cinesi». Uno dei primi manoscritti composti dal Ripa per essere letti. 3 Fig. al suo ritorno in Italia non aveva potuto parlarne. quindi il Ripa venne chiamato a Roma per volere dello stesso pontefice.cominciando dal primo impulso che n’ebbi da Dio». perciò. Il 7 aprile 1732 il nuovo papa appose il suo sigillo al breve di approvazione del Collegio dei Cinesi.VII Sezione Fig. nella quale ribadiva tutti i motivi della sua avversione ai «riti cinesi». col commando espresso avutone dal direttore del mio povero spirito. Con la elezione di Clemente XII Corsini al soglio di Pietro (12 luglio 1730) il clima nella curia di Roma cambiò totalmente. 2 . concludendo con la relazione sui «riti cinesi». Giuseppe Maria Kuo. 3. busta 14. conservato in ACGOFM. dove scrisse la sua opera Dissertazione….

Tra i primi alunni ospitati nel Collegio dei Cinesi. Della latina. ma appartenente a famiglia giapponese. riparata a Manila dopo le persecuzioni contro i cristiani. Sapeva di più mediamente bene la lingua cinese appresa in Cina. che. filippino di nascita. sapendo. Nel suo manoscritto. sotto la data del 27 novembre 1738. la portoghese appresa in Macao. nello stesso giorno in cui il giovane trapassava – era nato il 6 aprile 1713 – ne rilevava due qualità: « [l’applicazione] alli studi e alla pietà cristiana» e «l’ammirabile abilità per apprendere le lingue. però. Istoria o sia relazione dell’erezione …. al quale da Pariggi s’accompagnò fino a Livorno. e l’italiana appresa da un fiorentino. 4. sol qualche sapere». il Ripa. ne avea. su Ripa Fig. si susseguirono nel paese del Sol Levante. nella prima metà del secolo XVII. 273 . da Ripa. senza soluzioni di continuità.Scritti di Ripa. assai bene la lingua spagnola appresa in Manila. oltre la lingua panpanga del suo paese. quando giunse. più volte citato. la francese appresa su la nave nella quale venne. Matteo Ripa nutrì affetto e ammirazione particolari per Gabriel Belisario de Angelis.

274 . istituto a meno che da tale divieto non si fosse ottenuta la dispensa da lui o dai suoi successori. in secondo luogo voleva impedire ad ogni costo le fughe in altre comunità religiose di quanti avessero fatto parte della sua comunità. Relativamente al secondo punto egli temeva fortemente il passaggio di suoi congregati alla Compagnia di Gesù. Una della maggiori preoccupazioni del Ripa fu quella di scrivere le regole della Congregazione della Sacra Famiglia. dopo che il Sant’Uffizio aveva manifestato il suo gradimento al parere del Ripa sulle otto «permissioni» del Mezzabarba. seminario. la quale fu eliminata solo il 1° settembre 1737. Il modello che egli ebbe in mente per il primo aspetto furono i preti delle due Congregazioni.VII Sezione Fig. Ripa impiegò più di una anno per ottenere la cancellazione di questa clausola. Egli in primo luogo voleva evitare che i congregati gravassero sulle rendite della istituzione. collegio. ma conferiva alla commissione sugli affari della Cina e dell’India. dell’Oratorio e dei Pii Operai. Numerose pagine della sua Istoria o sia relazione dell’erezione …. inserì la clausola che stabiliva il divieto tassativo di passare ad altro ordine. costituita in seno a Propaganda Fide. Il breve pontificio del 16 aprile 1736 approvava senza difficoltà la parte disciplinare delle regole scritte da Ripa. congregazione. la facoltà di permettere il passaggio ad altre comunità religiose. 5. quindi. 39) sono dedicate alla questione delle regole. (in particolare il cap.

a mettere in nota e distendere la relazione de’ miei viaggi. al suo soggiorno londinese nel settembre 1724. 26 maggio 1743. Quindi l’opera aveva una finalità squisitamente didascalica per il piccolo pubblico di lettori costituito dai preti della Congregazione della Sacra Famiglia e per i collegiali cinesi. per le gravi condizioni di salute in cui versava. nel quale corre la festa del nostro San Filippo Neri. ad istruzione et edificazione de’ nostri». 6. incomincio quest’oggi.Scritti di Ripa. egli si decise a comporre quest’opera solo tre anni prima della morte. della Sagra Famiglia e di tutti gli altri Santi nostri protettori. L’ultima e più impegnativa opera manoscritta di Ripa è costituita dai cinque tomi intitolati Giornale de viaggi …. Anche se egli promette di descrivere nella terza parte «il suo viaggio fatto nel ritorno da Pechino in questa Città di Napoli» il quinto tomo del Giornale si arresta. intendendo e volendo che tutto sia a maggior gloria di esso benedetto Signore. Come scrive nella prefazione dedicata A’ congregati e collegiali della Sagra Famiglia di Giesù Cristo. da Ripa. su Ripa Fig. In tale prefazione si legge: «… invocando di tutto cuore l’assistenza e l’ajuto del grande Dio. 275 .

276 . Istoria delle cose operate nella China da Monsignor Gio. di cinque anni. responsabile di avere estorto al Mezzabarba le famose «otto permissioni». Nicolas Charmot – convinti che i «riti cinesi». emergeva contro i Gesuiti. in quanto supersiziosi. 7. anche in quella francese il ruolo di Ripa. Charles Maigrot. Appena entrarono in possesso del Giornale della Legazione Mezzabarba. che nutriva una forte avversione nei confronti della Compagnia di Gesù. Così come nell’edizione italiana. dovevano essere vietati ai cinesi convertiti al cristianesimo.VII Sezione Fig. I missionari della Société in Cina – Artus de Lyonne. Ambrogio Mezzabarba. scritto dal servita Sostegno Viani. precedendo l’edizione milanese curata da Giovanni Lami. patriarca d'Alessandria…. La Société des Missions Étrangères di Parigi era una comunità religiosa. di precipitarono a pubblicarlo. si erano distinti per la loro intransigente opposizione alla metodologia evangelizzatrice dei Gesuiti. come difensore della purezza della «Santa Fede».

da Ripa. Ne uscirono in lingua francese i Mémoires historiques in sette tomi. e il primo ministro Sebatião José Carvalho e Melo.Scritti di Ripa. e raccolte nella Biblioteca Corsiniana da Domenico Passionei. inviati a Propaganda Fide. 8. fu presumibilmente chiamato a Lisbona dallo stesso primo ministro per sostenere e giustificare per mezzo della stampa la sua campagna. un cappuccino. 277 . noto in Europa come l’abbate Platel e nell’ordine come fra’ Norbert de Bar-leDuc. che già si era distinto per i suoi pamphlets contro la Societas Jesu. in cui le argomentazioni contro i gesuiti erano appoggiate a lettere e documenti del Ripa. aveva proceduto alla espulsione dei seguaci di Sant’Ignazio da tutti i territori sottoposti alla sovranità di Sua Maestà Fedelissima. conte di Oeiras e non ancora marchese di Pombal. su Ripa Fig. Nel momento in cui in Portogallo la campagna contro la Compagnia di Gesù raggiungeva il suo acme per la pretesa congiura contro il sovrano ordita dal gesuita Gabriele Malagrida.

il Woodbine visitò i padri della Congregazione della Sacra Famiglia. Gl’impegni diplomatici non glielo permisero ed egli passò l’incarico ad una singolare figura di esule piemontese a Londra. Napoli 1832.VII Sezione Fig. C. che aveva già esperienze di traduzione in inglese di opere in italiano e in francese. 9. Parish Woodbine. compresa la data erronea di morte nel testo del Prandi collocata al 1745 mentre il Ripa morì nel 1746. danneggiati dal contratto di monopolio dello sfruttamento dello zolfo siciliano concesso dal governo delle Due Sicilie ad una società francese. le conoscenze del mondo intero su Ripa e il Collegio dei Cinesi sono basate sul testo «selected and translated from the italian by Fortunato Prandi». si riprometteva di esrarre un abridgement in lingua inglese dai tre tomi. Nel 1844 la traduzione fu pubblicata in prima edizione ed ebbe un tale successo da essere ripubblicata più volte. dai quali ebbe in regalo i tre tomi intitolati Storia della fondazione della Congregazione della Congregazione e del Collegio de’ Cinesi sotto il titolo della Sagra Famiglia di G. ed una mappa di Pechino recentemente pubblicata dallo studioso cinese Li Xiaocong. Il Woodbine. Nel 1841 un diplomatico britannico. Memore del ruolo svolto dai Cinesi del Collegio di Napoli durante la legazione di George Macartney presso l’imperatore Qian Long nel 1794-95. soggiornò a lungo a Napoli per trattare col governo borbonico la questione degl’indennizzi ai commercianti inglesi. che conosceva la lingua italiana. Anche se si trattava solo di «condensation». scritta dallo stesso fondatore Matteo Ripa. 278 . Fortunato Prandi. come il Prandi stesso precisava nella sua Preface.

anche di Matteo Ripa. è quella contenuta nei tomi IV-VII dei Mémoires de la Congrégation de la Mission. Purtroppo. nel 1911. Più tardi. non si curò di distinguere il testo di Ripa dalle sovrascritte dei congregati. I. 10. Thomas J. Nessuno si è accorto delle somiglianze fra il testo italiano del 1832 e il testo francese del 1863-1866. Depuis les origines jusqu’à l'arrivée des Lazaristes. con lo psedudonimo di A. orientato ed aiutato dall’oratoriano Augustin Theiner. pubblicò una Histoire de la Mission de Pékin.-M. da Ripa. Comunque egli copiò anche i passi – espunti dall’edizione napoletana del 1832 – relatavi alle violente polemiche tra Ripa. che minacciarono di denunziarli al Sant’Uffizio. Depuis l'arrivée des Lazaristes jusqu’à la revolte des Boxeurs. Paris 1923. II. Planchet. per la loro edizione del 1832 avevano sovrascritto la loro grafia a quella del fondatore Ripa. sostenuto dal lazzarista Tedorico Pedrini. L’unica traduzione del Giornale di Matteo Ripa. e i Gesuiti. t. pubblicati anonimi a Parigi tra il 1863 e il 1866. Gabriel Perboyre. in un’epoca in cui l’interesse per i «riti cinesi» si era ormai raffreddato. che riprendeva alcuni passi. giacché i congregati della Sacra Famiglia. Un altro lazzarista A. su Ripa Fig. Thomas. Comunque la pubblicazione dei Mémoires suscitò una forte reazione dei Gesuiti. che eseguì la trascrizione a Napoli.Scritti di Ripa. CM. aderente al testo. i Lazzaristi operarono una sintesi in tre volumi che sopprimeva tutte le polemiche con i Gesuiti. Paris 1926. La polemica tra i padri della Congregazione della Missione e i Gesuiti. t. 279 . si concluse con la promessa da parte dei primi di ritirare l’opera dalla circolazione.

VII Sezione Fig. 11 280 .

Louis Moréri (Bargemont. su Ripa Fig. 1680). 12. che al 1759 avevano superato il numero di 20. contenga notizie così dettagliate sul Collegio dei Cinesi e la Congregazione della Sacra Famiglia di Gesù Cristo. 12 Figg. che ebbe un'enorme fortuna. ecclesiastico. 281 .Scritti di Ripa. uscita un anno polo la morte di Matteo Ripa.Parigi. 11. 1643 . testimoniata dal numero delle edizioni ampliate ed aggiornate. È significativo che questa edizione del 1747. da Ripa. pubblicò nel 1674 a Lione Le grand Dictionnaire historique ou le Mélange curieux de l'histoire sacrée et prophane.

Napoli 1789) e poi entrate nel quarto tomo dell’opera curata da Flaminio da Latera. perché l’autore lesse i due manoscritti autobriografici del Ripa (Istoria o sia Relazione … e Giornale de viaggi …) prima delle cancellature e modifiche apportatevi dai congregati per l’edizione del 1832. 282 . Gangemi. Ma il Gangemi fu anche uno dei primi a diffondere la leggenda sul titolo nobiliare del padre di Matteo. La biografia di Matteo Ripa e la storia della congregazione da lui fondata. Gianfilippo Ripa. tt. 13. Matteo Ripa. Napoli 1796. prima dell’edizione critica dei primi due tomi del Giornale curati da Michele Fatica. 4.VII Sezione Fig. È la sola opera. apparse prima come lavoro a sé (Storia della Congregazione e Collegio della Sacra Famiglia di Gesù Cristo colla vita del fondatore D. Storia degli ordini regolari con la vita de' loro fondatori accresciuta di altre vite dal canonico N. sono importanti. a sottolineare l’antigesuitismo di Matteo Ripa.

da Ripa. 14 283 . su Ripa Fig.Scritti di Ripa.

VII Sezione
Fig. 15

Figg. 14, 15. Cesare Malpica (Capua, 1801 - Salerno, 1848) fu uno dei più prolifici scrittori della prima metà dell'Ottocento napoletano. La sua produzione spazia dai resoconti di viaggi in Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Roma, Umbria, Toscana) agli opuscoli pedagogici destinati ad un pubblico «popolare». Non poteva mancare la sua collaborazione al «Poliorama pittoresco», periodico ricco di illustrazioni fondato nel 1835 da Filippo Cirelli per un pubblico di lettori del ceto medio e da lui stesso diretto. Il suo interesse per Matteo Ripa fu motivato non solo dalla sua vena di divulgatore delle grandi figure, italiane ed europee, entrate nella «storia», ma anche dalla ricerca di documentazione per un'opera di respiro più grande pubblicata nel 1841 in tre tomi sotto il titolo Panorama dell'universo. Storia e descrizione di tutti i popoli, Napoli 1841, di cui un tomo, poi ripubblicato a parte nel 1844, era dedicato alla «China».

284

Scritti di Ripa, da Ripa, su Ripa

Fig. 16. Gherardo De Vincentiis, personalità di rilievo fra i docenti prima del Collegio Asiatico e quindi dell'Istituto Orientale, di cui fu direttore facente funzione nel biennio 1899-1900, che insegnò la lingua neopersiana dal 1872 al 1907, anno della sua morte, fu il primo a compiere ricerche sistematiche nell'Archivio di Stato di Napoli e nella sezione manoscritti della Biblioteca Nazionale. Nel libro che qui si presenta pubblicò una serie di documenti inediti soprattutto relativi alla polemica di Matteo Ripa con i Gesuiti sui «riti cinesi» e alle pressanti istanze indirizzate dal missionario ebolitano ai viceré di Napoli per ottenere l'autorizzazione a fondare il Collegio dei Cinesi. Egli intuì anche che i tre tomi attribuiti a Matteo Ripa e pubblicati nel 1832 sotto il titolo di Storia della Fondazione della Congregazione e del Collegio de' Cinesi …, erano un falso. Non poté dimostrarlo perché i manoscritti autografi del fondatore erano stati portati in Cina ai primi degli anni Novanta del XIX secolo da Giuseppe Maria Kuo.

285

VII Sezione

Fig. 17. Nicola Nicolini (1905-1975), che insegnò per molti anni storia moderna nell'Istituto Orientale di Napoli, studioso scrupoloso e di grande probità, fu il primo a condurre serie ricerche nell'Archivio Segreto Vaticano, dove scoprì nel fondo Segretaria di Stato, Lettere di particolari, una serie di documenti inediti e autografi di Matteo Ripa, che pubblicò nelle pp. 76-105 dell'opera che si espone. Egli, inoltre, raccolse tutti i testi di tutti gli statuti e delle riforme degli studi dell'Istituto Orientale fino ala riordinamento del 1941.

286

Scritti di Ripa, da Ripa, su Ripa

Fig. 18. Il primo studioso a vedere i manoscritti autografi, Istoria o sia Relazione … e Giornale de viaggi …, di Matteo Ripa, fu il sacerdote Gennaro Nardi. Egli si rese conto che i tre tomi del 1832 erano stati «compilati unendo le due opere manoscritte», ma nel risultato delle sue ricerche, apparso nel 1976 sotto il titolo di Cinesi a Napoli. Un uomo e un’opera, non approfondì i criteri adoperati dai congregati nell’utilizzo dei manoscritti. Comunque si tratta del primo lavoro fondato sopra un’ampia documentazione.

287

VII Sezione
Fig. 19

288

Scritti di Ripa, da Ripa, su Ripa
Fig. 20 Figg. 19, 20. I primi due tomi del Giornale de viaggi … di Matteo Ripa sono stati pubblicati nel 1991 e nel 1996 per la prima volta in edizione critica da Michele Fatica, docente di storia moderna dal 1978 dell’attuale Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Il curatore ha cercato di ricostruire il testo autografo dell’autore, collocando a pie’ di pagine le modifiche, correzioni e soppressioni operate dai congregati per l’edizione del 1832.

289

Il Rivinius ha rivolto la sua attenzione alla istituzione napoletana. Nella stessa cittadina viene pubblicata la rivista di sinologia intitolata «Monumenta serica». perche in Sankt Augustin la Societas Verbi Divini ha inaugurato un seminario per la formazione del clero cattolico cinese.VII Sezione Fig. Il volume in lingua tedesca del Rivinius. sacerdote della Societas Verbi Divini. è una testimonianza dell’interesse che a livello mondiale – dalla Cina alla Germania – suscita oggi Matteo Ripa e il suo Collegio dei Cinesi. 21. 290 .

Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico .

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293 . La concessione delle rendite dell'abbazia di S. La successiva bolla. Pietro Apostolo in Eboli era sottoposta a due condizioni: 1a) nunc pro tunc. pp. Il cambiamento dinastico avvenuto nel 1734 con Carlo di Borbone. Tutto ciò fu fatto presente dal Ripa a Benedetto XIV Lambertini. valutata a 1.Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico Fig. Serbia ed Albania (regioni soggette al Gran Turco). Misericordia Dei. non privo di refusi – il più clamoros è quel debitos della quinto rigo che sta per debitores – è ricavato da Giuseppe Maria Kuo [alias Guo Dongchen 郭棟臣]. sopprimeva la clausola della pensione annua di 500 ducati. ovvero la decorrenza del godimento della rendita sarebbe stato effettiva solo alla morte del beneficiario vivente. fossero detratti 500 ducati annui come pensione da assegnare a persona da nominare. Il testo della bolla in mostra. 1. si rese conto del fatto che l’istituzione « … dispone[va] di rendite così esigue da essere riconosciute insufficienti al sostentamento dei predetti fanciulli e adolescenti [cinesi e indiani]…». durante la quale le entrate furono assicurate soprattutto dalle elargizioni di nobili benefattori. Bulgaria. del 6 ottobre 1747. 62-66. Changhai 1917. Mario Mellini/Millini. decreta et documenta quæ spectant ad Collegium Sacræ Familiæ Jesu Christi.700 ducati. il quale nella bolla In sacro del 31 agosto 1743. vanificò la precedente promessa di Carlo VI d'Asburgo di erogare al Collegio dei Cinesi la rendita di 800 ducati annui. uditore di Rota. Elenchus alumnorum. papa Lambertini. alla condizione che nel Collegio dei Cinesi fossero ammessi 4 giovani cristiani provenienti da Valacchia. anche se restituì dignità di regno a Napoli. 2a) che dalla rendita. sicché il Collegio si trovò a vivere una stagione precaria.

VIII Sezione Fig. 2 294 .

Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico Fig. 3 295 .

VIII Sezione Fig. 4 296 .

Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico Fig. 5 297 .

fosse portato a 20: dei quattro alunni in più due dovevano essere di origine cinese o indiana. assegnava alla istituzione l'intero ammontare delle rendite della summenzionata abbazia di S. la Quanta Ecclesiæ Dei del 24 aprile 1760. arricchì. 5. 2. sempre con la formula nunc ex tunc – il beneficiario vivente era l'assistente al soglio pontificio Nicola Saverio Santamaria – il Collegio dei Cinesi di nuove entrate (tenuta di S. portante il sigillo di Pio VI Braschi. portando a 32 il numero dei collegiali. dal momento che il beneficiario era Nicola Saverio Santamaria. Il testo iniziale di una due bolle pontificie in mostra. Infine. i rimanenti due dovevano provenire dai territori sottoposti al Turco. 3. che morirà solo il 26 agosto 1776. in previsione di un intensificato lavoro missionario da svolgere nel Paese di Mezzo. 6 Figg. emanata dal papa Clemente XIII Rezzonico. fissato dalla precedente bolla Misericordia Dei di Benedetto XIV. Maria Madre di Dio in provincia di Salerno alla condizione che il numero di 16 alunni. Pietro a Colonnello detta volgarmente la Petruccia con ulteriore rendita di 1. Maria Madre di Dio (la Petruccia con in più Santa Cecilia).VIII Sezione Fig. di cui quattordici dovevano essere Cinesi o Indiani. La formula di conferimento del beneficio era sempre quella nunc ex tunc. Con una seconda bolla Docendi omnes del 13 agosto 1764 lo stesso papa stabiliva che i collegiali della istituzione napoletana dovessero essere in numero di 28 con l'ammissione di altri otto cinesi. 4. la bolla Præ cæteris del 23 luglio 1775.200 ducati) provenienti dalla divisione dell'abbazia benedettina di S. 6. 298 .

pertanto. Ministero dell'interno. geometria e filosofia». A partire dal 1812 il Collegio dei Cinesi fu trasferito alle dipendenze della Direzione generale dell'istruzione pubblica. ispirandosi al criterio dell'uniformità. fascio 1344. umanità. e vi furono introdotti i programmi scolastici per questo tipo di scuole. nonché di «arti cavalieresche». rettorica.Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico Fig. ma tutti qualificati. che prescrivevano l'insegnamento di «grammatica. Gli allievi erano in numero limitato. istoria. Nel rispetto della sua tradizione e della sua storia nel nuovo «convitto» fu istituita una «scuola speciale» per l'apprendimento della lingua cinese. lingua greca. 7. istituita da Gioacchino Murat. 299 . Il lavoro del Terres può essere considerato la prima grammatica cinese in lingua italiana. la sezione «convitto» fu equiparata ai licei-collegi voluti in Francia da Napoleone I. che realizzò una riforma delle scuole pubbliche e private del Regno di Napoli. I loro compiti e i loro opuscoli – tra cui la Gramatica chinese di Gennaro Maria Terres – si possono leggere in una speciale fascicolo conservato dell'ASNa. Nell'istituto fondato da Matteo Ripa. Seconda appendice. geografia.

8 300 .VIII Sezione Fig.

Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico Fig. 9 301 .

come Francia e Gran Bretagna. diretto dal canonico Giuseppe Ortalda (1814-1880). Sulle decisioni dei governanti liberali di operare il salvataggio di congregazione e Collegio non influì tanto il precedente murattiano – che aveva operato una separazione netta tra seminario religioso e scuola laica – quanto la riflessione sulla opportunità di utilizzare i missionari italiani o conoscitori della lingua italiana – come i Cinesi educati nel Collegio di Napoli – per creare zone d'influenza culturale e commerciale in paesi lontani. 11 Figg. il «Museo delle missioni cattoliche». 9. dove l'Italia non aveva le risorse economiche e gli armamenti idonei. per farsi valere. 302 . È molto significativo che una personalità influente all'interno del Ministero degli affari esteri. come il liberale Cristoforo Negri (1809-1896). manifesti queste idee sopra un periodico cattolico. 10. come la Cina. 8. Tuttavia il legame tra la congregazione dei preti secolari e il Collegio dei Cinesi era così stretto che la scomparsa della prima avrebbe comportato anche il dissolvimento del secondo. anche se successivamente il governo italiano decise di utilizzare al suo posto altra persona per stipulare un trattato di amicizia e di commercio con il Celeste Impero (1866).VIII Sezione Fig. che presenta il collaboratore liberale come «chiamato a rappresentare il nostro Sovrano a Pekino». Dopo l'unificazione italiana i congregati della Sacra Famiglia nutrirono forti timori circa la soppressione della comunità religiosa fondata da Matteo Ripa.

la lingua cinese». fra gli altri. In realtà il governo della «sinistra storica» nominò una commissione. che parlava un linguaggio chiaramente liberale. Prima di attendere eventuali decreti del Ministero della pubblica istruzione. a tutti i giovani che vorranno impararla. La commissione fu unanime del deliberare la conservazione di un istituto «unico in Europa» e nel raccomandare «che per uso del pubblico s’apra infin da ora una scuola a carico del Collegio medesimo. Cristoforo Negri. l'orientalista Giacomo Lignana. che tenne le sue riunioni a Firenze – nuova capitale d'Italia – dal 5 marzo al 27 aprile 1867 per discutere il destino e l'eventuale riordino dell'antico Collegio dei Cinesi. che sopprimeva gli ordini e le congregazioni religiose. 303 . Giuseppe Gagliano. quale autorevole membro interno. superiore. su istruzione del prefetto di Napoli. lavorarono alla trasformazione del Collegio dei Cinesi di Napoli in Collegio Asiatico. e due congregati della Sacra Famiglia. sottoscritto dal superiore. 11. come consulente esterno. La legge del 7 luglio 1866. Per l'inaugurazione fissata al 25 novembre 1868 fu preparato un invito. ove s’insegni. ed il congregato Giovanni Maria Falanga. Facevano parte della commissione. diede la sensazione che ne escludesse la Congregazione della Sacra Famiglia.Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico Fig. e il già ricordato Giovanni Maria Falanga. Filippo Gualterio.

ricordando quanto Domenico Cirillo fosse debitore a Gatano Siù [Xu Geda 徐格達] per la sua esposizione della sfigmica cinese nel suo Tractatus de pulsibus (1783). français et latin. 2°) L’auspicio che la nuova scuola riuscisse «di grande ed immediata utilità ed alle nostre missioni e commerci ed agli studii stessi e le ricerche scientifiche dell'Asia Orientale».VIII Sezione Fig. In qualità di superiore della Congregazione della Sacra Famiglia. cui avevano assolto nel passato i collegiali. il Gagliano e i congregati filoliberali della Sacra Famiglia furono riguardati con sempre maggiore sospetto dalle gerarchie cattoliche. Nel ringraziare le personalità del governo italiano – tra cui il «Commendatore Negri … e il Professore Lignana» – che avevano prestato mano a fondare il Collegio Asiatico. Alcuni passaggi del suo Discorso meritano di essere segnalati: 1°) la funzione di veicolo di trasmissione della cultura cinese in Europa. pubblicato a Parigi nel 1813. citata nella fattispecie come Congregazione de' Cinesi. e il contributo di Antonio Tan [Tang Duoni 唐多尼] al «gran Dizionario della lingua Cinese … in adempimento degli ordini dati dal primo Napoleone». il sacerdote Giuseppe Gagliano – per un refuso di stampa indicato come Galiano – tenne il discorso inaugurale per l'apertura del Collegio Asiatico. del quale si era attributa impropriamente la totale paternità Christian Louis Joseph de Guignes. In questo caso il Gagliano si riferiva al Dictionnaire chinois. 12. 304 .

13 305 .Dal Collegio dei Cinesi al Real Collegio Asiatico Fig.

riportava una Relazione del Bargoni che spiegava al re lo spirito che aveva ispirato la riforma: 1°) la conservazione di un collegio missionario era motivata dal fatto che «la Russia. 2°) La scuola pubblica per l'apprendimento delle lingue orientali doveva avere lo scopo di «offerire il mezzo di acquistare la cognizione pratica delle lingue che si parlano nell'Oriente». Michele Coppino e Cesare Correnti. pp.VIII Sezione Fig. 14. la Francia si fanno precedere ed aprire la via dai loro missionari. XVIII (1869). dai ministri Domenico Berti. 1573-1574. l'Italia non può fare minore assegnamento sopra le sue Missioni» e che «Cinesi e Indiani … solo la forza delle religione induce ad abbandonare per lungo tempo le loro lontane sedi». La «Collezione celerifera delle leggi. oltre che dalle personalità altrove ricordate. Il cremonese Angelo Bargoni. 13. IIa. L'impulso maggiore a conservare l'antico Collegio dei Cinesi ed a fondare il nuovo Collegio Asiatico era venuto. non risulta essersi interessato al problema. p. dei decreti e delle istruzioni e circolari». che resse la Pubblica Istruzione per un brevissimo periodo (13 maggio-14 dicembre 1867). Quindi insegnamento delle lingue parlate e viventi per utilità di «coloro che si danno ai commerci o alle missioni diplomatiche in quelle regioni». l'Inghilterra. ma si trovò costretto a presentare al re Vittorio Emanuele II due decreti in data 12 settembre 1869 – l'uno relativo alla trasformazione del Collegio dei Cinesi in Collegio Asiatico e l'altro contenente il regolamento interno del nuovo istituto – per il motivo che a Napoli si era inaugurato il Collegio Asiatico senza nessuna autorizzazione ufficiale ministeriale. 14 Figg. 306 .

I Cinesi a Napoli Napoli in Cina .

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I Cinesi a Napoli • Napoli in Cina Fig. 1 309 .

con Varj Componimenti in sua lode di diversi Autori. Perché un nero miasma è venuto ad oscurare un bel mattino [il cielo] della bellissima [multicolore] città. il grande custode delle leggi. veniva pubblicato un canto funebre – propriamente un wange 輓歌 – nel quale i collegiali del Paese di Mezzo volevano esprimere il loro dolore per l'uomo scomparso – la trascrizione in cinese di Argento è resa con quattro caratteri: 亚而占哆 Ya-er-zhan-duo – che tanto si era battuto per promuovere il seminario in cui erano ospitati ed educati. 2 Figg. curata da Vincenzo D'Ippolito. 310 . 2. La traduzione in lingua italiana potrebbe essere la seguente: «Rispettosamente un canto funebre offre Napoli ad Argento. La traduzione in lingua latina è molto approssimativa. Nessuno ritiene cosa ineducata trattenere le amare lacrime sulle guance. Come potremmo noi non versare lacrime per la circostanza?». 1. lasciando sgomenti gli uomini di ogni ceto sociale? Il pennello affranto ruba un pezzo del libro di condoglianze per esprimere il suo lamento.IX Sezione Fig. Nella raccolta apparsa nel 1731 a Napoli per i tipi di Felice Mosca sotto il titolo di Funerali nella morte del Signor Duca D. anche la gente più oscura della reggia è sconvolta per il crollo della trave portante. Giovanni a Carbonara. Gaetano Argento … celebrati nella Real Chiesa di S. Di questo canto si riproduce solo la pagina iniziale con la corrispondente traduzione in lingua latina.

Anno Domini 1742. Conversum in linguam Sinicam a Patre Dominico Chiao. con la seguente intestazione: Ritus Cæremoniæque circa funera Sinensium Christianorum celebranda. ms. lat. 1717-1754) l’incarico di tradurre la parte relativa ai riti funerari. 3. n. 13672.I Cinesi a Napoli • Napoli in Cina Fig. Tale traduzione si conserva in BAV. Pontificatus Anno secundo. Benedetto XIV Lambertini volle porre fine all’aspra polemica sui «riti cinesi». Il frontespizio è concepito all’uso cinese: nella colonna di destra è indicata la data – Tianzhu jiangsheng yiqianshiqibaisishiernian天主降生一千十七百四十二年 (Anno della nascita del Signore 1742) – nella colonna centrale è riportato il titolo – Shengjiao Sangli 聖教喪禮 (Cerimonie funebri della santa religione) – nella colonna di sinistra è riassunto il contenuto del testo: Benduo dishisi weijiaohuawang shengzhi 本多第十四位教化皇教旨(Santo decreto del Sommo Pontefice Benedetto XIV). pertanto. Domenico Zhao (Zhao Duoming 趙多明. Commissionò. 311 . vietando. agli ordini e alla congregazioni religiose di farne solo parola. quinto Iduum Julii. all’alunno del Collegio di Napoli. Datum Romæ apud Sanctam Mariam Majorem. con la sua bolla Ex quo singulari dell’11 luglio 1742. stabilita a Sancta Sede Anno 1742.. Vat. Sinensi. Ex Bulla Summi Pontificis Benedicti XIV. Secondo uno stile tipicamente europeo egli stabilì per i convertiti al cristianesimo nel Celeste Impero anche la forma dei funerali «ortodossi» non contaminati dalle «superstiziose» cerimonie funebri siniche.

4. L’errore de Cremona. Paris 1906-19072. II. Nel 1835 usciva a Napoli «litografice impressa» una Grammatica linguæ Sinensis Auctoribus PP. Il testo del domenicano spagnolo Francisco Varo (1627-1687) – noto anche per un Vocabulario de la Lengua Mandarina. coll. Paris 1922-1924. sul quale aveva cominciato a lavorare il Ripa nel 1734. invece che de Clemona. serie LIII/1-2 – pubblicato a Canton nel 1703 sotto il titolo di Arte de Lengua Mandarina. Gli anonimi collegiali fecero anche tesoro del vocabolario di Basilio Brollo da Gemona. ovvero Guida rapida allo studio iniziale. p. tra i manoscritti della sezione Varia. 54 (Bibliotheca Sinica. conservato nella biblioteca del Collegio dei Cinesi. quindi.IX Sezione Fig. che avevano scambiato Clemona per Cremona (Storia della Fondazione …. 16571658). et aucta: il titolo cinese è 初學間徑 Chuxue Jianjing. III. era errore dei congregati napoletani. t. In questo fondo è stata da noi trovata la copia di cui presentiamo il frontespizio. 312 . per pubblicare la loro Grammatica. pubblicato di recente nelle monografie dei «Monumenta Serica». col 1657). Napoli 1832. Questo testo fu segnalato come irreperibile per la prima volta da Henri Cordier nella sua nota Bibliotheca Sinica (vol. Varo et de Cremona [sic] ex Hispanico in Latinum idioma translata. dopo un’indagine più approfondita. era un testo di base sul quale i missionari europei iniziavano lo studio del cinese. come canservato nella Biblioteca Vittorio-Emmanuele III di Roma. Gli anonimi autori cinesi avevano scritto correttamente 克賴毛納 Kelaimaona (Clemona). Supplement et Index. 458).

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6 .IX Sezione 314 Fig.

7 315 .I Cinesi a Napoli • Napoli in Cina Fig.

Prima che l’alto funzionario imperiale Hong Xun 洪勳 e l’ambasciatore di Cina in Italia Xue Fucheng 薛福成 facessero conoscere ai primi degli anni Novanta del XIX secolo. 94-95 – dove si parla del fondatore del Collegio dei Cinese e del prestigio di cui gode l’istituzione – che si possono tradurre nel modo seguente in italiano: «All’epoca di Kangxi don Ma Madou [Matteo Ripa]. una presentazione del fondatore e dell’istituzione. Presentiamo della terza edizione – Shanghai 2003 – in caratteri semplificati. Il sovrano gli chiese conto dei suoi progetti ed egli rispose che desiderava fondare una scuola per i talenti eccezionali. alla cerchia dei letterati e dei politici del loro paese. Fu onorato ed amato a tal punto da fondare una scuola a corte. raggiunse la Cina dopo un viaggio di 3 anni. 8 Figg. ma non solo a quelli. anno di stampa del suo libro in Cina – (Tongzhi ernian xinke 同治二年新刻) – ai lettori cattolici del suo paese. L'imperatore credette opportuno dargli il suo assenso. 8. italiano. ovvero la famosa scuola di studi cinesi. L'imperatore lo trattò con molta cortesia ed egli lo accompagnò spesso nei suoi spostamenti. di cui si mostrano i frontespizi. Finora ininterrottamente vi sono venute generazioni di individui senza che ve ne fosse mai carenza». nel suo «Breve resoconto del viaggio in Occidente» (Xiyou Bilüe 西遊筆略) – di cui gran parte è dedicata all’Italia visitata tra il 1859 e il 1860 – offriva nel 1863. Dopo la morte dell'imperatore don Ma Madou [Matteo Ripa] chiese il permesso di ritornare in patria. Guo Liancheng 郭連城 (1839-1866). 7. 316 . 6. curata da Zhou Zhenhe 周振鹤 per la casa editrice Shudian chubanshe 书店出版社. Dopo di che egli tornò a Napoli dove trattò con prudenza con il sovrano l'affare della fondazione del collegio. diventando famoso come pittore e astronomo. l’esistenza di un Collegio dei Cinesi a Napoli in Italia. con il nome di Collegio della Sacra Famiglia. Il sovrano lo autorizzò a costruire all'interno della città una prestigiosa scuola. le pp. L’opera ebbe tre edizioni.IX Sezione Fig. quindi aprì una scuola a Pechino. 5.

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IX Sezione Figg. nella colonna di sinistra è scritto Naboli Shuyuan Cangban 納玻里中華書院臧本. quando si tentava la prima volta una riforma in senso laico dell’antico Collegio dei Cinesi. La traduzione completa potrebbe essere: «Guo Dongchen dell’Hubei. Giuseppe Maria Kuo. I dati biografici scarni ci parlano del suo arrivo a Napoli il 31 dicembre 1861. in alto da destra a sinistra si legge xin juan 新鐫. si legge nella colonna centrale. nella colonna di destra vengono indicati la data e l’autore Tongzhi banian Chubei Guo Dongchen ding 同治八年楚北郭棟臣訂. liberale e massone. Gherardo de Vincentiis. della sua ordinazione sacerdotale il 22 settembre 1872. 9. 10 . ristampando nel 1900 il testo cinese con la traduzione italiana del Classico trimetrico. Morì ad Hankou 漢口il 2 gennaio 1923. del suo ritorno in Cina l’anno seguente. qui in Napoli il San cê c’ing. un valente alunno indigeno di esso. La sua cultura era eccezionale: oltre al cinese letterario e volgare – di lui si conserva nell’Archivio OFM di S. finì di stampare il Classico trimetrico nell’anno ottavo dell’imperatore Tongzhi (1869)». autografava. Nel frontespizio il titolo Sanzi Jing 三字經 Classico trimetrico. proveniente dalla provincia dell’Hubei 湖北. in pie’ d’ogni pagina. 10. statomi più caro collega nell’insegnamento ed ora ritornato da più tempo nel suo nativo Hu-pé. dei voti presi a Napoli il 30 luglio 1871. il P. usava nei confronti del sacerdote Guo Dongchen 郭棟臣. la trascrizione e la versione [latina] di ciascun carattere». noto in Italia come Giuseppe Maria Kuo. Sappiamo che fu richiamato in Italia da Propaganda Fide nel 1886 e che fece nuovamente ritorno in Cina nel 1892. Queste parole di elogio e di amicizia il professore di lingua neopersiana. alunno del Collegio dei Cinesi di Napoli. Michele in Isola a Venezia un Dizionario cinese volgare-italiano in tre volumi – conosceva l’italiano e il latino. dove era nato l’11 febbraio 1846 nel distretto di Qianjiang 潛江. 318 Fig. aggiungendo al testo. «Fin dal 1869.

veniva alla luce per opera dello stesso autore l’Huaxue Jingjin 華學進境. Crestomazia.I Cinesi a Napoli • Napoli in Cina Fig. che recitava: «Saggio di un corso di lingua cinese per Giuseppe M. ma anche brani scelti dai classici confuciani. 319 . 11. parte prima). 1869. compaiono novità: prima di tutto sotto il titolo nella colonna centrale. quella esterna recita: luoyeji ce yi: 落葉集冊一 («raccolta fior da fiore. titolo tradotto dallo stesso Guo come Saggio di un corso di lingua cinese. Kuo (alunno del Collegio Cinese). a destra compare una doppia colonna: la più interna è identica a quella del Sanzi Jing. Parte quinta. in caratteri più piccoli compare la scritta Juan wu 卷五 («parte quinta»). Napoli 1869». Da notare che rispetto al frontespizio del Sanzi Jing. Nello stesso anno. in cui Giuseppe Maria Kuo pubblicava il testo del Classico trimetrico. fascicolo primo. traduzione dal cinese. Il testo conteneva Nozioni preliminari allo studio della lingua cinese. Il testo aveva anche un frontespizio in lingua italiana.

12 320 .IX Sezione Fig.

13 321 .I Cinesi a Napoli • Napoli in Cina Fig.

322 . Il quotidiano «La libertà cattolica» nel suo numero del 19 giugno 1870 fu l’unico giornale napoletano ad offrire un lungo resoconto della visita compiuta il giorno 15 dall’ambasceria al Collegio dei Cinesi. o gittano sulle vie. incivili disumani». ma fece presente che spesso i missionari si attiravano odio per i loro giudizi sui Cinesi come «barbari. che rappresentavano i «Cinesi che mangiavano la loro prole. composta dall’americano Anson Burlingame. 14. Nel 1868 per la prima volta Pechino inviò una delegazione ufficiale in Europa. tale delegazione soggiornò anche nel nostro paese e fu ricevuta da Vittorio Emanuele II a Firenze. e da due alti funzionari del governo imperiale. pronunziò il discorso ufficiale in cui chiedeva la fine delle persecuzioni contro i cristiani. 14 Figg. come simboleggiano pitture europee». guidata dal mandarino mancese. Giuseppe Maria Kuo.IX Sezione Fig. Il 13 seguente giunse a Napoli. che ne assunse la guida. dove gli alunni del Paese di Mezzo cantarono in suo onore un inno composto per l’occasione e musicato dal maestro Luigi Teseo. il mancese Zhigang 志 剛 e il cinese Sun Jiagu 孫家穀. Nella sua risposta Zhigang affermò che il governo cinese rispettava tutte le religioni. il 10 giugno 1870. allora capitale d’Italia. Le parole innescarono una lunga polemica sull’operato della Santa Infanzia in Cina. 12. facendo riferimento alle «esagerate relazioni della Santa Infanzia». 13. nel dare il benvenuto ai suoi connazionali. Dopo avere visitato molti Stati europei. 10. essendo morto già da qualche tempo il Burlingame.

ma anche la loro anima somministrando loro il battesimo. che raccoglievano esposti o proietti. infatti. Mancando in Cina brefotrofi con la loro ruota. avevano qualche fondamento? In realtà le città europee di quel tempo erano piene di brefotrofi. vescovo di Nancy. con lo scopo specifico di salvare non solo la vita dei neonati cinesi abbandonati lungo le strade. che avrebbe rappresentato i cinesi come o espositori o divoratori della loro prole. Erano casi isolati. L’opera. Per la mania di attribuire agli altri colpe che sono anche nostre. potevano verificarsi casi di neonati abbandonati sul ciglio della pubblica via. che potevano essere anche divorati da animali. In seguito l’Opera Pontificia della Santa Infanzia fu invitata dai pontefici ad occuparsi dei bambini indigenti di tutto il mondo. opera pontificia fondata nel 1843 da Charles de Forbin-Janson. né mancavano in Cina famiglie benestanti «caritatevoli» che raccoglievano gli esposti. Le accuse lanciate dal capodelegazione Zhigang 志剛 durante la sua visita al Collegio dei Cinesi contro la Santa Infanzia. il fenomeno dei proietti. 15. Era – come dimostra la figurina esposta – un pezzo forte della propaganda della Santa Infanzia.I Cinesi a Napoli • Napoli in Cina Fig. 323 . veniva enfatizzato per la Cina. ma non fenomeni di massa. raccoglieva offerte per sostenere le attività dei missionari europei nel Paese di Mezzo.

costituisce una testimonianza dell’interesse recente degli studiosi della Cina popolare per l’istituzione fondata. con riferimento alla permanenza di Matteo Ripa (in cinese Ma Guoxian) alla corte di Kangxi. ancora senza autorizzazione papale. La pubblicazione nel 2004 da parte della casa editrice Guji Chubanshe di Shanghai della traduzione. dell’abridgement di Fortunato Prandi. 16. il cui sottotitolo inglese è riportato in copertina. ad opera di Li Tiangang. dal Ripa a Napoli nel novembre del 1724 al suo ritorno dalla Cina. 324 .IX Sezione Fig.

la colonna di sinistra: 姑蘇桐石山房藏板 Gusu Tongshishanfang Cangban [nella provincia Gusu (designazione letteraria della provincia del Jiangsu) dalla casa editrice Tongshishan nella sua collezione. Una di queste antologie. contenenti estratti dai classici confuciani e altri testi di base. la colonna centrale contiene dall'alto in basso il titolo: 考卷精銳 Kaojuan jingrui [Testi scelti per gli esami]. conservata ancora nell'Archivio Storico dell'Università degli Studi di Napoli “L'Orientale”. soprattutto non dovevano dimenticare la lingua e le lettere del loro paese.I Cinesi a Napoli • Napoli in Cina Fig. La formazione dei sacerdoti cinesi prevedeva un curriculum studiorum difficilissimo. Essi dovevano imparare in primo luogo la lingua latina. 325 . storia sacra e storia profana. Quindi dovevano studiare teologia dogmatica e teologia morale. 17. in cui venivano tenute le lezioni dei maestri e che era la lingua universale della Chiesa cattolica. la colonna di destra l'autore e il luogo di edizione: 鎮洋呂芸莊編次 Zhenyang Lü Yunzhuang bianci [nella città di Zhenyang (oggi: Taicang 太倉) in serie da Lü Yunzhuang. è un manuale per affrontare gli esami il cui frontespizio contiene sul primo rigo orizzontale la data col sistema dei 12 rami terrestri e dei 10 tronchi celesti (lettura classica da destra a sinistra): 道光 壬寅冬鐫 Daoguang renyin dong juang [Incisi nell’inverno 1842 durante il regno di Daoguang]. I più anziani e preparati dovevano esaminare i più giovani sulle antologie in uso nelle scuole cinesi. La difficoltà maggiore era costituita dalla lettura dell’anno del regno di Daoguang attraverso il sistema dei 10 tronchi celesti e dei 12 rami terrestri [壬寅].

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nel rispetto della politica giurisdizionalistica vigente nel Regno di Napoli. invece. viene ripetuto senza motivo – e tradotta in latino. giorno secondo iniziale (9 settembre 1771) il pontefice era Clemente XIV Ganganelli. di cui uno.I Cinesi a Napoli • Napoli in Cina Fig. scritta correttamente in caratteri sinici Shengjia zhi Hui 聖家之會. priva di sacerdoti che amministrino i sacramenti. Il documento che si espone è.«frontiera occidentale» xichui 西垂[identificata con la provincia del Gansu 甘肅] pensavano a Clemente XIII Rezzonico. che aveva gratificato di un nuovo beneficio la Congregazione della Sacra Famiglia. p. Gennaro Faticati. Li Basi 李巴斯. Il latore della lettera viene indicato nel testo solo come Guo duode (郭鐸德: l’insegnante di virtù Guo) e corrisponde a Vitale Guo (郭云性 Guo Yunxing. nel riordino del fondo Segreteria di azienda. 18. 1718-1778). ottavo mese. In effetti alla data all’uso cinese che qui di seguito si trascrive: «乾隆三十六年八月初二日具稟 Qianlong sanshiliunian bayue chuerri juping: Supplica scritta nell’anno 38 del regno di Qienlong. Non si esclude che trattandosi di documento ufficiale indirizzato ad un capo di Stato. Il tesoro degli Archivi. indirizzato al superiore della Congregazione della Sacra Famiglia. i responsabili del Collegio dei Cinesi. scoprì due documenti in caratteri sinici. fu pubblicato in Ministero per i Beni Culturale e Ambientali. 148. Il Dottor Fausto De Mattia dell’Archivio di Stato di Napoli. 327 . Ufficio Centrale per i Beni Architettonici. La lettera fu trascritta molto in fretta da qualche alunno cinese – la fretta si nota anche dal fatto che uno dei 9 mittenti. educato nel Collegio dei Cinesi di Napoli – che nella supplica non viene mai nominato esplicitamente – e richiamato nella città (du 都) dal papa. ne abbiano inviato copia a Bernardo Tanucci». ma probabilmente i cristiani della. e chiedono al papa di rimediarvi. Roma 1996. Nel documento i cristiani fanno presente la triste situazione della loro provincia. una supplica indirizzata al papa – del quale non si scrive mai il nome perché viene chiamato genericamente solo Shengfu 聖父 (Santo Padre) oppure Shengjiaozong 聖教宗 (pontefice). La lettera viene consegnata nelle mani del missionario Guo 郭. aggiungendovi molte cose che nel testo cinese mancano. Gentium memoria archiva.

il testo dei brevi e delle bolle pontificie con i documenti più importanti relativi alla storia della istituzione. pubblicando anonimo a Shanghai nel 1917 l’Elenchus alumnorum. decreta et documenta quæ spectant ad Collegium Sacræ Familiæ Neapolis. sensibilizzando sulla sua sorte tutti i primi funzionari imperiali che passavano per l’Italia. Pervenuto alla soglia di chi sente non lontana la fine.IX Sezione Fig. 328 . primo repertorio biografico che contiene l’elenco dei collegiali provenienti dal Paese di Mezzo e dall’Impero Ottomano. volle lasciare una testimonianza del suo attaccamento al Collegio dei Cinesi. 19. mentre la sua chiusura è segnata dalla personalità altrettanto notevole di Giuseppe Maria Kuo. nonché quello dei congregati e superiori della Sacra Famiglia. La storia del Collegio dei Cinesi di Napoli è legata in apertura alla fortissima personalità di Matteo Ripa. che amò l’istituzione nella quale operò a lungo forse più del fondatore e che fece ogni sforzo per conservare.

Si tratta della trascrizione mancese di baoquan. 21 329 . 280-294] e con i collegiali del Paese di Mezzo. culture e saperi nella collezione di Stefano Borgia 1731-1804. a quello di Yongzheng 雍正 (1723-1735) e a quello di Qianlong 乾隆 (1736-1796). 20. i caratteri complessivamente significano: «moneta legale del regno di … (seguono i nomi degli imperatori)». del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Le quattro voci del mondo: arte. Era un museo che vantava una collezione. di rarità provenienti da tutto l'Oriente. La trascrizione del mancese. non ancora riordinato. 20 Figg. ciowan a destra. pp. mss. cioé la forma abbreviata di baoquanju 寶 泉居. 21. Presumibilmente facevano parte della raccolta delle monete orientali del cardinale Stefano Borgia (1737-1804). Fig. Giovanni Stary è: boo ciowan (boo a sinistra. fondatore di quel museo con sede a Velletri. a cui chiedeva reperti della loro patria per il suo museo (BAV. Stefano Borgia e il Collegio dei Cinesi di Napoli: studi religiosi e orientali. Le tre monete appartengono al regno di Kangxi 康熙 (1662-1722). unica al mondo. Le tre monete esposte provengono dal fondo numismatico orientale. di). I caratteri che designano i tre imperatori si leggono sulla colonna verticale delle tre monete il carattere di destra uguale in tutte e tre si legge tong 通. in Marco Nocca (a c. operata dal Prof. Nella sua qualità di segretario della Sacra Congregazione de Propaganda Fide dal 1770 al 1789. n. che si può tradurre «zecca dello Stato». quello di sinistra bao 寶. 287). Napoli 2001. cioé le tre «palline». 343 e n. Borgia cinesi. che andò disperso tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. la parola più lunga). ebbe un intenso rapporto con i padri della Sacra Famiglia [Francesco D'Arelli.I Cinesi a Napoli • Napoli in Cina Fig. quindi di proprefetto (1798-1800) e prefetto (1802-1804) della stessa congregazione. sua cittadina natale.

Finito di stampare nel mese di settembre 2006 dalla Zaccaria s. .r.l.