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Nella società moderna, una volta adottato sistematicamente l’italiano, il notaio è diventato utente e produttore di lingua amministrativo-burocratica (➔ burocratese), alla quale si deve attenere per ragioni professionali, ovviamente senza la funzione trainante e propulsiva che all’origine della storia dell’italiano fu propria di questa categoria professionale. ne derivò, e cioè senza la formazione di una comunità sociopolitica unificata che lo adottasse pienamente, l’italiano non avrebbe avuto la diffusione sociale che ha avuto e il suo uso non avrebbe accolto e condiviso quelle innovazioni che gli permettono oggi di essere impiegato in funzioni comunicative e culturali rispondenti allo standard delle società avanzate. In termini più precisi, non avrebbe trovato un alveo sociale entro il quale rimodellarsi in direzione di tale standard. Questo tipo di argomentazione è valido per impostare i giudizi sul corso postunitario della lingua italiana, non per condividere a posteriori le posizioni di coloro (i manzonisti) che all’epoca, di fronte allo stato dei fatti, proponevano un programma di governo per istituire per decreto e diffondere con provvedimenti scolastici coattivi (➔ scuola e lingua; ➔ questione della lingua) una ‘nuova lingua’ (estratta dal fiorentino parlato borghese) nell’intera popolazione italiana. A quella pretesa rispose la rivendicazione dei diritti della tradizione scritta compiuta dal glottologo Graziadio Isaia ➔ Ascoli (Proemio, 1873; più tarda la pungente satira di Giosuè ➔ Carducci, Le mosche cocchiere, 1897), le cui previsioni si sono in sostanza avverate: la lingua ereditata dalla storia ha avuto una maggiore diffusione sociale di pari passo con la crescita dell’istruzione e il suo rinnovamento complessivo è venuto dal progressivo, e non stravolgente, incontro dell’uso colto con le esigenze del parlato nelle sue varietà. L’estensione dell’italiano di tradizione scritta alle masse è avvenuta, fino ad ora, nel segno di una forte continuità: morfologica, sintattica, lessicale, ortografica. Di fonologia non si può parlare, perché le antiche pronunce dell’italiano ci sono ignote e comunque non fanno tradizione; in ogni caso, le pronunce dovevano essere più marcate regionalmente di quelle di oggi. Ancora nell’Ottocento perfino l’italiano pronunciato a Firenze (per via della spirantizzazione di tutte le occlusive sorde intervocaliche) era incomprensibile agli stranieri che lo avevano studiato sui libri. Anche dal punto di vista linguistico, oltre che da quello storico generale, il traguardo dal quale prese l’avvio il nuovo corso va messo direttamente a riscontro con l’altro grande crinale della nostra storia, segnato dal crollo della civiltà romana. La forte penetrazione della lingua italiana nella massa degli abitanti dell’Italia odierna (oltre 58 milioni) è un evento che chiude il lungo periodo storico che si era aperto tra V e VI secolo con lo smembramento politico e linguistico del territorio italiano. Anche in altri territori dell’antica latinità si sono avute ricomposizioni attraverso una nuova lingua: ma altrove (Francia, Spagna), tale processo è stato molto più graduale nel tempo; in Italia invece l’effettiva ricomposizione linguistica è stata irruente, al ritmo dei cambiamenti sociali e tecnologici dei nostri tempi. Collegando con lo sguardo i due estremi di questo lungo arco storico si vede emergere più chiaramente anche il pilastro centrale del ponte che ci ha ricondotti all’unità: la nascita e la prima diffusione, tra gli abitanti d’Italia, del fiorentino letterario fra il Trecento e il Cinquecento. Avanzando dalla tappa unitaria verso il presente, bisogna cogliere l’intreccio dei processi di ricomposizione avviati da quell’onda d’urto con i fenomeni di trasformazione intervenuti strada facendo sotto la spinta di altri fattori e individuare anche cesure intermedie che hanno aperto altri cicli nella nostra storia linguistica. Nel secolo e mezzo che è alle nostre spalle i segni del passaggio a una diversa fase si colgono negli anni finali del Novecento, nei quali si addensano molti fatti nuovi: gli effetti più netti dell’internazionalizzazione della vita individuale e sociale (la globalizzazione e più specificamente l’apertura delle frontiere europee); la pressione, su tutte le tradizioni culturali, delle generazioni più giovani (entrate in particolare agitazione tra gli anni Sessanta e Settanta); gli scuotimenti demografici prodotti dai consistenti e incessanti flussi immigratori; il sopraggiungere e il moltiplicarsi delle emittenti radiofoniche e televisive private, portatrici anche di inusitata libertà linguistica (➔ radio e lingua; ➔ televisione e lingua); la pervasività dei nuovi media ‘capillari’ e interattivi. Nell’ultimo decennio del secolo l’italiano ha cominciato così a essere sottoposto a sfide molto più acute, che richiedono una trattazione in chiave notevolmente diversa (➔ lingua d’oggi). La ricostruzione che segue occupa dunque, più precisamente, il periodo compreso tra questi termini: l’affacciarsi 967

Ludovica Maconi
Alighieri, Dante (1994), La Commedia secondo l’antica vulgata, a cura di G. Petrocchi, rist. riveduta, Firenze, Le Lettere, 4 voll. (1a ed. Milano, Mondadori, 1966-1967). Alighieri, Dante (2002), Rime, ed. critica a cura di D. De Robertis, Firenze, Le Lettere, 3 voll., vol. 3º. Casapullo, Rosa (1999), Il Medioevo, in Storia della lingua italiana, a cura di F. Bruni, Bologna, il Mulino. Castellani, Arrigo (19762), I più antichi testi italiani. Edizione e commento, Bologna, Pàtron (1a ed. 1973). Coluccia, Rosario (1990), Notai pugliesi, grafie e storia linguistica, «Studi linguistici italiani» 16, pp. 80-96. Fiorelli, Piero (1994), La lingua del diritto e dell’amministrazione, in Storia della lingua italiana, a cura di L. Serianni & P. Trifone, Torino, Einaudi, 3 voll., vol. 2º (Scritto e parlato), pp. 553-597. Fiorelli, Piero (2008), Intorno alle parole del diritto, Milano, Giuffrè. Formentin, Vittorio (2008), Frustoli di romanesco antico in lodi arbitrali dei secoli XIV e XV, «Lingua e stile» 43, pp. 21-99. Marazzini, Claudio (1984), Piemonte e Italia. Storia di un confronto linguistico, Torino, Centro Studi Piemontesi. Marazzini, Claudio (20023), La lingua italiana. Profilo storico, Bologna, il Mulino (1a ed. 1994). Orlando, Sandro (a cura di) (1981), Rime dei memoriali bolognesi, 12791300, Torino, Einaudi. Orlando, Sandro (a cura di) (2005), Rime due e trecentesche tratte dall’Archivio di Stato di Bologna, consulenza archivistica di G. Marcon, Bologna, Commissione per i testi di lingua.

Fonti

Studi

Novecento, lingua del
1. Termini cronologici In pochi casi, come in quello dell’italiano moderno, nel fare la storia di una lingua ci si imbatte in un termine cronologico preciso che abbia segnato un cambiamento netto di situazione ambientale generale (di condizioni esterne) e abbia investito, sia pure in modo vario, l’uso linguistico dell’intera popolazione. È al momento dell’unificazione politica, conclusasi rapidamente negli anni 1859-1870, che in Italia, dopo secoli di formazione e sedimentazione di un dato assetto linguistico, si pose per l’intera popolazione un problema di cambiamento linguistico. Nel Paese, popolato allora da circa 26 milioni di abitanti, si presentò infatti la necessità di: a) avvicinare all’uso personale dell’italiano parlato, e di pari passo scritto, il 90% circa della popolazione, in precedenza, almeno dal punto di vista produttivo, solo dialettofona; un 90% in cui si iscriveva il 74,6% (secondo altri calcoli il 78%) di analfabeti (per un confronto, in Germania l’analfabetismo riguardava allora il 20% della popolazione), ai quali vanno aggiunti i semianalfabeti (secondo alcuni calcoli il 19%); b) far sviluppare un uso più ‘moderno’ (effettivamente comunicativo, nello scritto e nel parlato) e più ‘nazionale’ (con distacco dalle pieghe regionali) della lingua stessa in chi – il restante 10% – l’aveva fino ad allora praticata prevalentemente per iscritto e, scrittori compresi, secondo modelli abbastanza rigidi. Che al momento del raggiunto traguardo dell’Unità la situazione linguistica italiana nel suo complesso si presentasse in questi termini possiamo ormai ammetterlo, sulla base dei calcoli compiuti più volte e delle considerazioni che possiamo svolgere giudicando a distanza l’evoluzione successiva dell’italiano. La svolta nella storia complessiva dell’italiano fu dunque radicale, ma questa affermazione va intesa in un senso che va precisato, sia pure con un ragionamento di tipo ipotetico: senza l’unificazione politica, con tutto ciò che prima o poi

Già nei quattro decenni che seguono all’unificazione politica si verificano cambiamenti che separano nettamente questo periodo della vita nazionale dal precedente. il primo ➔ Svevo. ancora più dell’80% degli abitanti. eventi del genere (cfr. crearono i più traumatici rimescolamenti verificatisi nella popolazione italiana da molti secoli a questa parte. segnava sostanzialmente il passo. rispetto ad esso. Dalla prima Guerra mondiale alla fine della seconda Nel trentennio che corre tra il 1915 e il 1945 l’intera nazione italiana fu colpita da tre sconvolgimenti di natura politica e bellica: la Grande guerra. Baldelli 1971. 2. lingua dell’). De Mauro 1970a): la costruzione della rete ferroviaria (l’80% di quella tuttora esistente). in una istituzione come l’Accademia della Crusca (➔ accademie nella storia della lingua). 3. Anche il distacco dall’uso personale del dialetto non fu. seguito dal domenicale letterario dal 1879. Basta far mente locale. con leva obbligatoria. L’analfabetismo passò dal citato 74. il sommovimento profondo prodotto in tutta la società dall’emigrazione degli strati popolari verso l’estero (alcuni milioni di abitanti che all’improvviso uscirono dall’ambiente e dalla condizione in cui erano stati racchiusi per secoli). solo per misurare. come sempre arbitra della norma (➔ norma linguistica) e punto di riferimento per la scuola. tra l’altro difese da Carducci). dal 1878 «Il Messaggero» e dal 1883 «La Tribuna» a Roma. dalla globalizzazione. Mengaldo 1994. Tutta poesia e prosa (anche quella delle riviste di divulgazione culturale: «L’illustrazione italiana».47 Pagina 968 Novecento. «La Ricamatrice» e «La donna sarda»). alle possibilità e ai gusti della rimescolata e nuova borghesia si collegavano anche il fiorire di una nuova letteratura (ricca di sperimentalismi.. data la fortissima divaricazione nelle condizioni socioculturali di partenza tra l’esigua classe borghese e la massa popolare. però. l’esistenza di un 66% di dialettofoni abituali risultante ancora nel rilevamento statistico del 1951. insieme con l’unificazione politica d’Italia. cinema sonoro. agirono fattori di altra natura. 2a ed. più tragico e coinvolgente per militari e civili. per la stragrande maggioranza degli appena alfabetizzati.957-972 1° impaginato:Progetto Italiano 21/02/2011 17. regnava l’incertezza sui criteri di accettabilità degli usi. desiderose e capaci di integrarsi nel mutato ambiente di vita delle città. Sicché la scuola. Non c’è dubbio. Il primo mezzo secolo di Unità nazionale Per la prima metà dei centotrent’anni considerati. l’una e le altre. e che ebbero subito discreta fortuna i quotidiani nazionali apparsi nelle città principali (dal 1870 a Firenze e dal 1871 a Roma «Il Fanfulla». riguardava. ➔ burocratese. anche di un nuovo apparato editoriale. In concomitanza con questi eventi. Accenniamo appena al fatto che accanto ai nomi destinati alla maggiore celebrità (il classicheggiante ➔ Carducci. però. evitando di coone968 stare apertamente molte scelte già compiute dagli scrittori: con l’eccezione dell’opera di Raffaello Fornaciari. che prendeva le mosse dalle aperture manzoniane per disegnare una Sintassi italiana dell’uso moderno (1881. registrazione fonografica). Giovanni ➔ Pascoli. per una gran parte della popolazione infantile. «La Lettura». alla civiltà moderna e il suo venire a confronto con gli effetti dei movimenti fortemente accelerati portati. e il più delle volte esclusiva. tra le firme femminili Matilde Serao e Grazia Deledda). dalle classi più abbienti e dai tradizionalisti in genere. La grammaticografia (➔ grammatica. Luigi Capuana. linguaggio). Alle aspirazioni. ci si riferirà qui brevemente. non fu però vera promotrice di svecchiamento della lingua (le grammatiche tenevano in vita ancora le forme pronominali eglino ed elleno.5%) e al 40% nel 1911. dal 1876 «Il Corriere della sera» a Milano. in sintesi. per pochi istanti. altrettanto incisivi sullo stesso piano e proprio su quello linguistico: un nuovo passo avanti nell’industrializzazione. emersero gli autori di una letteratura di tono medio (Carlo Collodi. l’avvento e la durata del regime fascista. mancando vere iniziative e condizioni di promozione dell’istruzione delle masse stesse. Il dato si ricava per induzione da due fatti: la totale dialettofonia dei milioni di emigrati che lasciarono l’Italia fino alla vigilia della prima Guerra mondiale. Sabatini 2007). Emilio Salgari. ➔ lessicografia) accumulava testimonianze solo dell’uso scritto. specialmente del secondo. L’incidenza dell’istruzione scolastica sull’uso generale della lingua per alcuni decenni non andò. oltre l’accostamento alla lettura e ai livelli iniziali della scrittura. ➔ giuridico-amministrativo. mancando nel corpo insegnante la preparazione specifica per un’operazione del genere). radio. espressione. Ma era un nuovo che non veniva ancora sancito in sede di norma. un traguardo raggiunto in quel mezzo secolo. la seconda guerra mondiale. «Il Secolo XX») destinata. La mobilitazione e la mobilizzazione di milioni di individui in occasione dei due conflitti. si presume. Ma nella produzione linguistica personale la dialettofonia abituale. Un accostamento. le differenze che si presentano nel periodo successivo. la costituzione di un esercito. ma non segnalano una familiarità del ceto popolare con la lingua nazionale. Tesi 2005). poco o nulla invece nelle classi popolari. ➔ storia della linguistica italiana) nella quale cercava di riagganciare a un filone storico le forme dell’uso vivo toscano.6% del 1861 al 50% nel 1901 (in Germania si era arrivati all’1%. Quanto all’uso scritto. 1897. se combatté contro l’analfabetismo (➔ analfabetismo e alfabetizzazione). che è trattato specificamente in altra voce (➔ Ottocento. Marazzini 20023: 381461. L’aspirazione al possesso dell’italiano si faceva comunque sentire in esse e in ogni caso c’era la loro maggiore esposizione all’uso orale dell’italiano. e di una burocrazia nazionali (➔ militare. le informazioni e descrizioni vanno spesso rivolte distintamente a questi due livelli della società. si aggiungano i romanzi e i giornali per ragazzi: Il giornalino di Giamburrasca e Ciondolino di Vamba. di per sé capaci di incidere fortemente sugli assetti sociali e culturali della popolazione italiana. i due spostamenti della capitale nell’arco di dieci anni. Federico De Roberto. tra il toscanismo e l’espressivismo dialettale) e l’apparire di un buon numero di testate giornalistiche nazionali. comunque. Edmondo De Amicis. La grande impresa della quinta edizione del Vocabolario (1863-1923. che in questo modo certamente andò aprendosi al nuovo anche in fatto di lingua. l’avvento delle prime consistenti innovazioni nella sfera delle comunicazioni foniche a distanza (telefono. in Francia si era al 16. operazione che non era d’indirizzo ai nuovi utenti della lingua (sulla Crusca nel Novecento v. Catricalà 1995). alle conseguenze generali che cominciarono ad avere. ecc. con i connessi fenomeni di maggiore urbanizzazione. sulla base di testi ancora prevalentemente antichi e comunque fortemente selezionati. dal 1892 «Il Mattino» a Napoli. tra i quali s’incontra perfino Carducci). Rimescolamenti che influivano direttamente sull’accostamento delle masse all’italiano. le iniziali forme di mobilitazione politica delle masse. Ma al primo mezzo secolo della nostra vita unitaria (Migliorini 1960: 669-747). fino alla lettera «o» inclusa. Il progetto di far procedere sistematicamente l’apprendimento scolastico dell’italiano partendo dal dialetto (De Mauro1970a: 359-360) non dette risultati (né avrebbe potuto darli. che i mutamenti propriamente linguistici indotti da simili fenomeni si avvertirono più rapidamente nelle classi medioalte. Anche ai vertici della coscienza linguistica nazionale. linguaggio. Giovanni ➔ Verga. notoriamente osteggiate negli ambienti dei Gesuiti e del Vaticano. a un pubblico preselezionato socialmente. il «Corriere dei Piccoli»). dal 1895 «La Stampa» a Torino. l’introduzione dell’obbligo scolastico (con leggi del 1859 e 1877. il primo ➔ Pirandello. anche sui fatti linguistici. nonostante la folata di toscanismo introdotta dalla proposta manzoniana (➔ Manzoni). . che decorre a partire dalla prima Guerra mondiale (sul quale come principali studi di riferimento si indicano De Mauro 1970a. lingua del dell’italiano. si segnalano anche «Il Giornale delle fanciulle». Durante 1981: 257-286. il primo ➔ D’Annunzio. ormai dominate dall’altoparlante. forzato dalle circostanze. le testimonianze ben note delle lettere in ➔ italiano popolare di soldati del primo e del secondo conflitto mondiale rivelano il passo avanti compiuto nell’alfabetizzazione. nei comizi e nelle adunate.

granitico. Caso emblematico quello di Ciro Trabalza. data anche l’avversione del critico e filosofo al regime fascista. l’ostracismo ai dialetti e ai forestierismi rappresentavano i modelli per un italiano di regime. del decadentismo all’italiana e del crepuscolarismo. che aggiunse appendici di neologismi fino al 1963: cfr. fondata nel 1939 a Firenze da Bruno Migliorini e Giacomo Devoto. claque. Sia pure a fini di propaganda di regime. il D’Annunzio del Notturno (con il nuovo gusto della prosa spezzata. per quanto centralizzato e rigidamente codificato. cercò di affrontare nuovamente. quel tramite di divulgazione che sarebbe stato fornito più tardi dai più potenti e versatili mezzi televisivi e audiovisivi. spiccatamente nominale) e le varie esperienze tendenti all’elitarismo di molti scrittori (dai vociani ai rondisti. e aggiornato più volte (nel 1942 da Alfredo Schiaffini e Bruno Migliorini. anche se il miglior collaboratore del ministro fascista. che dopo aver lungamente elaborato la benemerita e ponderosa Storia della grammatica italiana. che pubblicò elenchi di forestierismi da sostituire con parole italiane (Raffaelli 2010) – si documenta nei primi numeri della rivista «Lingua nostra». agli ermetici. al complicarsi e all’approfondirsi della vita. Palermo 1902. attenta anche alle variazioni di registro e alla prospettiva storica della lingua italiana. ecc. ➔ fascismo. ecc. Nell’ultimo decennio dell’esperienza fascista. inaugurata nel 1929). Migliorini fu il principale interprete delle esigenze di ordine e funzionalità nell’uso scritto dell’italiano degli anni centrali del secolo e fu anche il primo a ricoprire una cattedra di storia della lingua italiana (istituita a Firenze nel 1938. le parole d’ordine (di prammatica gli aggettivi indefettibile. lingua del) chiuse le prospettive di libera e vivace dialettica politica e creò condizioni diverse per una ‘modernizzazione’ del ceto popolare: l’inquadramento nelle organizzazioni di partito e. nel 1924.1% del 1931 (altre fonti indicano il 31% per il 1921 e il 25% per il 1931). il vasto processo 969 . La riduzione dell’analfabetismo. invece. Si era di necessità avvicinata alla sintassi del parlato. però. non essendo aperta al presente la scuola e non essendoci. ecc. ecc. Due filologi. Migliorini 1963). con gli emergenti Giuseppe Ungaretti. con la redazione dei nuovi quattro codici fondamentali (penale e civile e rispettive procedure). ma la sua prosa narrativa sentiva di ricerca non risolta. che portò alla Costituzione repubblicana del dicembre 1947. Salvatore Quasimodo. delle azioni militari sui fronti della nuova guerra (Borgna & Serianni 1994: 24-35). L’avvento del cinema sonoro (1927). diretto da Bertoni: era fondato sull’uso comune. L’istruzione obbligatoria era sempre limitata alle cinque classi delle elementari (un limite che fu superato solo nel 1962). all’epoca. La sensibilità verso il nuovo. il cui robusto tessuto linguistico rispecchia ancora oggi i valori ‘normali’ dell’➔italiano standard.) e. lèttera. ecc. tuttavia di limitata circolazione. Fu anche il realizzatore della prima complessiva e ampia trattazione della storia della lingua italiana (Migliorini 1960). In campo letterario. convertito di colpo al crocianesimo. utile palestra anche per la produzione filmica italiana. lista invece di menu. le altre grammatiche cercarono prima o poi di far valere i principi crociani della lingua come espressione individuale. lingua dello). al sorger perenne di tanti interessi spirituali»: Trabalza 1908: 1-2).47 Pagina 969 Novecento. L’oratoria fascista. Panzini 1905. con le sue esigenze di più ampia comunicazione rispetto al teatro (➔ cinema e lingua). A questa forma di italianizzazione contribuivano anche le canzoni di esaltazione delle imprese d’Africa e. Anche la riforma gentiliana dell’istruzione (1923) si pose sulla linea dell’idealismo per quanto riguarda l’insegnamento linguistico.957-972 1° impaginato:Progetto Italiano 21/02/2011 17. soprattutto con Pirandello. édera a Firenze. fólla. e Roma. che produsse nel 1941 il primo. ber. in effetti. premise alla sua opera una Introduzione che negava ogni valore scientifico alla grammatica («un baloccarsi con le parole» di fronte «a tanto turbinio di cose. èdera. l’obbligo del voi allocutivo di rispetto invece del lei (1938). via via. da considerare ormai «la maggior fucina della lingua attuale» (per es.. ma anche un certo umoristico distacco.) e anche i casi di presenza di forestierismi correnti (camion. colònna.). tradizionalmente esplicitata nelle grammatiche. con permanenti fortissimi dislivelli tra Sud e Nord. il pedagogista Giuseppe Lombardo Radice. Nel campo della norma. la seconda si ebbe a Roma l’anno dopo e fu affidata ad Alfredo Schiaffini): fu in particolare il fondatore del ➔ neopurismo (ispirato ai criteri di una glottotecnica che studia la formazione delle parole sotto il profilo della loro compatibilità col sistema e della funzionalità nell’uso) e alimentò gli studi sull’italiano comune contemporaneo (Migliorini 1990). i fatti letterari contemporanei non raggiungevano l’uso comune. Iniziative più specifiche venivano prese negli ambiti più a contatto con i centri del potere. Con la creazione. a Roma. Giovanni Papini.. apparso nel 1905. e ad essa era subentrata. Dal cambiamento istituzionale all’apertura delle frontiere europee All’indomani dello sfacelo prodotto dall’immane conflitto del 1940-45. venne favorita la pratica degli ascolti radiofonici. l’avvento dell’estetica di Benedetto ➔ Croce (Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale. imposto naturalmente anche nella scuola. vero nuovo canale di diffusione dell’italiano parlato. Eugenio ➔ Montale. che chiusero la stagione postrisorgimentale e primonovecentesca. si posero problemi per l’unificazione della pronuncia e per l’adeguamento di altri settori della lingua (esclusione di ➔ dialettismi e ➔ forestierismi) alle esigenze e alle possibilità di pianificazione linguistica attraverso questo primo mezzo di comunicazione di massa. Da segnalare che il divieto del regime fascista di far circolare film in lingua straniera dette origine alla tecnica del doppiaggio delle voci (➔ doppiaggio e lingua). sono testimoniati dal Dizionario moderno messo insieme da Alfredo Panzini. ➔ pronuncia): vi veniva tra l’altro affrontata la questione delle difformità di pronuncia tra Firenze. Nell’insieme. arguto incrocio col verbo bere. anno di fondazione anche della sua rivista «La critica») aveva prodotto una generale perdita d’importanza di questo genere di produzioni e anche della sua presenza nella scuola. il rapporto del passaggio dal dialetto alla lingua nell’educazione elementare (Gensini 1995. Elio Vittorini. 4. ecc. un Prontuario di pronunzia e di ortografia destinato all’uso radiofonico (Bertoni & Ugolini 1939. lingua del L’avvento del regime fascista (ottobre 1922. léttera. colónna. mise infatti a dura prova la lingua italiana di fronte alle sfide di un parlato più autentico. di un’emittente radiofonica di Stato. e quindi normatrice. dopo le esperienze dei veristi. specialmente per i ragazzi e i giovani. volume (lettere A-C) di un nuovo Vocabolario. ad Aldo Palazzeschi. vibrante. si raggiunse un traguardo importante in campo giuridico. il cambiamento istituzionale. D’Alessio 2009). Nella saggistica l’ormeggio più forte era la prosa di Benedetto Croce. La discussione tra zelanti italianizzatori dei forestierismi (c’era chi in sostituzione della parola bar proponeva mescita. degli scapigliati. al momento della pubblicazione. fòlla a Roma). e unico. quella di una neofondata Accademia d’Italia (1926. Giulio Bertoni e Francesco Ugolini.7% del 1921 si passò al 21. ma sul terreno della prassi. qualche anno dopo. patria di origine dell’italiano. i fenomeni più caratterizzanti che poterono improntare anche l’uso generale della lingua scritta colta furono il Futurismo.) – che avrebbe portato nel 1941-43 all’istituzione di una Commissione per l’italianità della lingua. Se si fa eccezione per l’opera di Pier Gabriele Goidanich (1918) che procurò una ricognizione ampia. all’esperienza irripetibile già del primo ➔ Gadda). a distanza di 15 anni da quella data. Una simile perdita di orientamento era dovuta in realtà alla mancata apertura dell’ambiente italiano alle nuove scienze del linguaggio. riscontrato con quello degli autori moderni. e proponeva le sostituzioni dei forestierismi (nel programma redazionale si citavano casi come primato invece di record. Le trasmissioni che promossero maggiormente i primi accostamenti delle masse popolari all’italiano fonico furono quelle delle cronache sportive (➔ sport. bettolino. la partecipazione ai riti del sabato fascista e alle manifestazioni sportive. l’EIAR (➔ radio e lingua). pubblicarono. la lingua teatrale (➔ teatro e lingua). infallibile. dell’Accademia della Crusca era stata fatta cessare dal ministro Giovanni Gentile nel 1923. fatidico. quisibeve. tra il 1931 e il 1942. L’attività lessicografica. che fiorivano invece in altre parti del mondo. fu piuttosto lenta: dal 27. Umberto Saba.

Ai livelli socioculturali alti sono rari.957-972 1° impaginato:Progetto Italiano 21/02/2011 17. Sono tutti fenomeni che scompaiono ovviamente sulla pagina scritta degli stessi soggetti. considerati presto come un felice approdo della società italiana a una condizione che sdrammatizzava lo scontro dialetto-lingua. la riduzione del congiuntivo nelle frasi completive) e si riteneva perciò di poter individuare in questa varietà un nascente neoitaliano plasmato unitariamente dalle classi popolari. la frase scissa (è lui che mi manca. l’attenzione degli studiosi è andata all’italiano regionale. Le prime due varietà. e rematico se posposti. avvenuta su base grammaticale e non testuale. ➔ dislocazioni). verbi). ➔ scisse. lei. il comunque e il sennonché privi di una loro struttura frasale (entrambi molto . e successiva. ➔ pronominali. di Benedetto Croce. ➔ emigrazione. le coloriture regionali sono state e sono considerate tuttora tratti di vivacità dell’italiano parlato. per rivolgersi a una massa di riceventi scarsamente italofoni. ➔ personali. connessa con il fortissimo decollo industriale delle regioni settentrionali. le pronunce regionali molto marcate di alcuni protagonisti di talk-show degli anni Novanta. però. come le mane «le mani». per i meridionali la posposizione del possessivo del tipo il libro mio «il mio libro». il che polivalente con valore temporale (il giorno che ti ho incontrato). dichi «dica») e malapropismi (del tipo carta d’indennità per «carta d’identità»). cibi. ➔ variazione diastratica. si arriva a disegnare l’intero repertorio delle varietà linguistiche (➔ repertorio linguistico) presenti nella società italiana sullo scorcio del XX secolo. di una dialettofonia consistente (ma d’intensità cangiante. pronomi). con la successiva tappa della Scuola media unificata e vari aggiustamenti fino al 1977). A partire dagli anni Settanta negli studi sulla situazione linguistica generale del Paese si sono andate affermando proprio mappe del genere (un esame complessivo in Berruto 1993). I giudizi di valore sulle due varietà indicate sono però cambiati via via che le ricerche sono andate anche in direzione diacronica e hanno potuto illuminare il processo – questo sì unitario – di recupero generale dal parlato dialettale o regionale di tratti di antica data. sia all’interno (verso le città industrializzate) che verso l’estero (europeo ed extracontinentale). Per quanto riguarda invece la terza varietà. italiano dell’). quali potrebbero essere: per i parlanti settentrionali l’omissione del non nella dichiarativa (il tipo so mica per «non so») o solo più per «soltanto». per distribuzione regionale. cominciando da quella tra uso parlato e uso scritto nella stessa persona. del prodotto dell’influenza del dialetto familiare e ambientale sull’italiano come lingua sostanzialmente appresa dall’individuo col crescere dell’età e dell’istruzione. ma posseduto nei limiti raggiunti da soggetti con scarsa istruzione. i cosiddetti «semicolti». Per un certo tempo alla denominazione italiano popolare è stata attaccata. il caffè. il per cui senza antecedente nominale. In un primo tempo. se anteposti al verbo. Ne sono testimonianza le registrazioni di discorsi. si tratta di una realtà nuova: dell’affioramento di tendenze secolari che ora vengono a formare sistema e che trovano un habitat in molti ambiti della società. ➔ variazione diamesica) sta la formazione di vere e proprie varietà dell’italiano. volere.. come il termine lascia comprendere. intervengono poi di area in area le più diverse alterazioni dei suoni e gruppi consonantici) e prosodico hanno caratterizzato la lingua anche di personaggi del più alto livello culturale. Questo tipo di italiano non è.47 Pagina 970 Novecento. più correttamente. la percentuale di italofoni nativi. anche della canzone popolare. Si tratta. o. Permangono a lungo nella mente dei parlanti i ➔ geosinonimi riferiti alle nozioni del vivere quotidiano (arredi della casa. Si tratta pur sempre di una varietà di italiano. come prodotti nati dall’incontro dell’italiano di tradizione scritta (fortemente uniforme fino al momento dell’unificazione politica) con gli idiomi locali e con i tentativi di scrittura dei semicolti. come vadi «vada». agli italiani regionali. alle modalità dell’uso orale. in cui la comunicazione contava più dell’espressione. da taluni. Diffusore. i tratti seguenti: la frase segmentata (con tema a sinistra. essendo ancora scarsa. nelle trasmissioni televisive. dalla letteratura al cinema alla pubblicità. fecero compiere in pochi anni alla società italiana il vero balzo in avanti verso la modernità. ecc. il caffè lo bevo amaro. è apparsa. le incertezze nei timbri vocalici di e e o che interessano vaste aree fuori della Toscana. presente nei volgari italiani fin dalle origini. lingua del della ricostruzione postbellica. di un ‘nuovo italiano’ di impronta tecnologica. anche l’etichetta unitario (De Mauro 1970b): perché si consideravano prodotti maturati nell’ambito di questa varietà molti altri tratti di discostamento dallo standard. la riacquisizione delle modalità pragmatiche fortemente penalizzate dalla codificazione cinquecentesca. quali l’avvento delle trasmissioni televisive (1954. salutando la nascita. si comprende come in un quindicennio appena fossero mutati tutti i riferimenti contestuali per l’assetto linguistico d’Italia. Hanno generato un certo fastidio. questo. rari i diari). In rapporto con questi multiformi processi di contatto linguistico diafasico. come forma ufficiale della lingua. il ci attualizzante o presentativo con i verbi avere. emarginati e censurati per secoli dalla norma dei grammatici e rispondenti alle esigenze di una comunicazione reale. alterato solo da influssi del sostrato dialettale. in molti contesti. l’➔anacoluto. abbigliamento personale. italiano dell’uso medio (Sabatini 1985). e verbali. nelle nuove realtà industriali del Nord. ➔ italiano popolare (De Mauro 1970b). che hanno permesso di ‘qualificare’ una serie di fenomeni e di valutarne le prospettive di vita. ma riferito complessivamente a un enunciato o a un blocco di discorso precedente. nella prima metà del Novecento. per i toscani il tipo noi si va per «noi andiamo» e noi ci s’ha per «noi abbiamo». per es. che in realtà erano e sono presenti anche nell’uso colloquiale nazionale (il ➔ che polivalente. Un loro accentuarsi rende gradualmente dissonante il rapporto comunicativo. bilateralmente: e cioè anche come esposizione della lingua italiana a un’ondata di ibridazioni senza precedenti e come adattamento generale della lingua. una nuova massiccia ondata migratoria.). dasse «desse». almeno in situazioni di una certa formalità. alle quali sono stati dati i nomi di ➔ italiano regionale (Pellegrini 1960). gli come forma dativale onnivalente. insieme con i nuovi strumenti di registrazione magnetica. Nel parlato le tracce di 970 regionalismo a livello fonologico (il diverso trattamento della s intervocalica sorda o sonora. Ricevono ormai piena accettazione. agli esordi delle emittenti private. nei suoi mezzi di comunicazione e in molte sue espressioni culturali. al polo opposto. il cano «il cane». non solo nella narrativa ma nella saggistica di più ampia diffusione. ➔ televisione e lingua) e l’innalzamento dell’obbligo scolastico al quattordicesimo anno di età (1962. essere e altri (entrare. più decisamente nella seconda metà del secolo. Un processo che va visto. lo bevo amaro. fenomeni morfologici e microsintattici. perché presenta anche devianze di altro genere: soprattutto metaplasmi (nominali. tanto che Pier Paolo ➔ Pasolini nel 1964. Se si aggiungono altri due fatti di grande impatto socioculturale. Tenute entro questi limiti. Sul piano linguistico il fenomeno nel quale convergono tutte le spinte generate dai fatti sopra ricordati fu il decisivo accostamento dell’intera società alla lingua italiana. o a destra. e. l’uso dei pronomi lui. sociale e funzionale). com’è ovvio. loro come apparenti soggetti (in realtà con valore tematico. La novità più consistente nelle pratiche linguistiche attuate dalla società italiana nel corso del Novecento. formalmente non sono delle novità: di nuovo c’è il fatto che questi modi ibridi non sono più fenomeni sporadici ma sono ora gli strumenti linguistici di masse di parlanti e di un certo numero di scriventi (gli emigrati appena alfabetizzati. parlata e scritta (D’Achille 1990). frasi). diastratico e diamesico (➔ variazione diafasica. attraverso il nuovo potente mezzo di trasmissione. circolante dal XIV secolo. profondamente rinnovatasi sul piano linguistico a partire dalla fine degli anni Cinquanta (➔ canzone popolare e lingua). dava il via a una «nuova questione della lingua» (Parlangeli 1971). A un livello di marcatezza regionale più forte si è collocata la varietà definita come italiano popolare. Se alle tre varietà segnalate si aggiunge anche la persistenza di un uso standard dell’italiano. La documentazione di questo livello di italianizzazione è fornita dalle loro scritture (in genere lettere. infatti. ma affiorano ugualmente. Si deve però tener conto di una quantità di distinzioni nelle manifestazioni di questi usi.

Oronzo (1971). ecc. Dal latino all’italiano moderno. Storia linguistica dell’Italia unita. pp. in Storia della lingua italiana. pensare. La loro presenza nella società italiana si avverte ancora. Ignazio. dall’altro ha sdrammatizzato i contrasti linguistici. Einaudi. «Acta Romanica Basiliensia» 18.) ha assunto il nome corrente di ministero del Welfare. a cura di V. Trabalza. come dimostrano le centinaia di esempi che sono stati raccolti in tutte le regioni (➔ italianizzazione dei dialetti). Grammatica italiana ad uso delle scuole con nozioni di metrica. La narrativa e l’italiano dell’uso medio. nel Veneto piron è stato sostituito da forketa. Narr. Bologna. Roma . Tra lingua e dialetto in Italia. peyla è passato a padela. La nuova questione della lingua. 315-347 (1a ed. Francesco (2007). Fiorentino. da Manzoni nella stesura finale dei Promessi sposi e da allora avevano cominciato a trovare accettazione nei narratori che si erano messi sulla sua scia (Testa 1997). 1994).. Il dibattito linguistico e pedagogico del primo sessantennio postunitario. Berruto.. Bologna. Domenico (2007). Migliorini. Alfredo (1905). Hoepli. Catricalà.L. Appendice di dodicimila voci al “Dizionario moderno” di Alfredo Panzini. sia nella sfera della lingua nazionale sia in quella dei dialetti e di altri idiomi locali (talora classificati. E. «Studi di grammatica italiana» 16. Prontuario di pronunzia e di ortografia. Sobrero. Giulio & Ugolini. pp. ma anche la saggistica e il giornalismo (➔ giornali. a cura di A. Forti componenti esibizionistiche agiscono anche nell’accettazione senza freni dei vocaboli della lingua inglese (➔ itangliano). un «italiano dell’uso medio» (Sabatini 1985. Francesco (1985). Maria (1995). D’Alessio. pp. capace di fare da nuovo riferimento normativo. Il Novecento (1915-1970). in Lessico. Torino. Una lingua ritrovata: l’italiano parlato. famiglia. Marazzini. Paideia. 154-184 (rist. Brescia. sia perché gli stessi mezzi di comunicazione fonica a distanza. Alberto (2010). Le parole straniere sostituite dall’Accademia d’Italia (1941-43). esercizi e suggerimenti didattici. Parole nuove. impropriamente. Proietti. Sansoni. Studi Francesco Sabatini 971 . I giornali e l’italiano dell’uso medio. Firenze. Tesi. Firenze. Stefano (1995). La Crusca e la norma dell’italiano nel Novecento. Non è solo l’incessante innovazione tecnologica a riversare nella lingua comune forti dosi di tecnicismi (➔ tecnica. C’è ormai una minore intolleranza per l’➔indicativo invece del ➔ congiuntivo nelle frasi completive con verbo di opinione (credere. usi letterari del). Laterza. 27-28 maggio 2004).A. Zanichelli. A riacutizzarli. Sansoni. Contribuiscono notevolmente a caratterizzare la facies dell’italiano tardonovecentesco altri due fenomeni. Ma nella loro reale essenza essi ci offrono gli esempi di più forte cambiamento strutturale che si sia determinato nel patrimonio linguistico preesistente. Roma. vol. come lingue di minoranze. Gaetano (1993). 1°. vol. «Italiano & oltre» 10. che ne sbagliano sistematicamente l’accentazione. Milano. che ne hanno segnato la sorte. Milano. Francesco A. permettono in vario modo di farli emergere e segnalarne l’esistenza. Tullio (19702a). 17-18 febbraio 2006). Il Novecento. Sabatini. Bologna. Bonomi 1996). pp. Mengaldo. 1990) o neostandard (Berruto 1987). 3-36. in Sabatini 2011. «Studi di grammatica italiana» 15. Francesco (1990). Ignazio (1971). hanno trovato ampio spazio di rappresentazione nella letteratura. La lingua italiana. a cura di F. Bruni. G. La novità consiste soprattutto nel fatto che non solo la narrativa più mimetica del parlato. per cui perfino un ministero di Stato. Storia della lingua italiana. Pier Vincenzo (1994). ci pensavo io). lingua dei) fanno propri questi usi (Bonomi 1993. Baldelli. Firenze. Francesco (2011). quanto la propensione di molti soggetti che operano nelle amministrazioni e nei servizi a far uso e mostra di preziosismo linguistico e a mettere in circolazione espressioni come obliterare (il biglietto) invece di convalidare. grammatica e testualità nell’italiano scritto e parlato. Garamond. Borgna. a cura di M.R. Panzini. 3 voll. Storia dell’italiano.A. n. se da una parte ha certamente abbassato in molti la tensione verso una lingua nazionale più uniforme. infine. 1964). in Calabria jancu è diventato biancu. lingua della). in Introduzione all’italiano contemporaneo. pp. in Migliorini. Carocci. 215-234 (rist. speciale. anast. sen(n)onché. però. Hoepli (rist. comunque. L’italiano nel mondo moderno. a cura di N. Migliorini. Firenze. Tullio (1970b). pp. Pier Gabriele (1918). Hoepli. Analisi di testi dalle origini al secolo XVIII. Per lo studio dell’italiano popolare unitario.47 Pagina 971 testatina destra frequenti nella prosa di Benedetto Croce. Quei ‘manualetti’ ritrovati: l’insegnamento dal dialetto alla lingua. pp. Dizionario moderno. Il Novecento. quello competente nel campo delle politiche sociali (previdenza. ‘L’italiano dell’uso medio’: una realtà tra le varietà linguistiche italiane. Roma. Berruto. ecc. Quei ‘manualetti’ pensati e poi scomparsi. 2 voll. a Milano non più lač ma lat. in Sabatini 2011. cancellazione della i prostetica davanti a s + consonante. Bologna. Zanichelli. pp. Enrico (1997). Le varie tendenze manifestatesi. Atti dell’incontro di studio (Basilea. Ilaria (1996). Il testo nella lingua: connettivi testuali in prospettiva diacronica (per cui. 35-40 (rist. Gianni & Serianni. Bruno (1960).M. L’italiano tra grammaticalità e testualizzazione. Supplemento ai dizionari italiani. Riccardo (2005). pp. Fanfani. Roma. Radtke. Storia della grammatica italiana. 158-174. Gensini. (1939).Bari. a cura di G. Bruno & Baldelli. 89-108). Goidanich. Firenze University Press. o a denominare luogo statico sicuro l’area di sicurezza nei luoghi pubblici (in inglese safety area). Atti del Convegno di studi (Firenze. Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo. Ghinassi. a Roma ainasse è stato sostituito da affrettasse. De Mauro. nel cinema e in altre sedi di spettacolo: questo fatto ha contribuito a familiarizzare gli italiani complessivamente con l’intero repertorio di varietà linguistiche del Paese e. La lingua cantata. in Sabatini 2011. 1963). Sabatini. 1°. De Donato. Ferrari & A. Liguori. Gaetano (1987). La Nuova Italia Scientifica. con spregio ai divieti dei puristi. Paolo (1990). Aracne. vol. Bologna. Ilaria (1993). Bruno (1990).). Sabatini. un uso ritenuto sempre più di ragione stilistica e non sintattica (➔ semplificazione). conglobando anche altri fenomeni di natura fonologica (svalutazione delle opposizioni tra ➔ vocali aperte e chiuse. 181-201. Firenze. Bologna. Bari. Lettere da una tarantata. ciò che ha fatto venire meno nei loro confronti la sanzione socioculturale. Saggio di storia linguistica e culturale. La loro italianizzazione non conosce limiti. La lingua italiana del Novecento. De Cesare. pp. Proietti 2007). Holtus & E. 231-237. Laterza (1a ed. Marcello (1981). sembra che puntino oggi gruppi di potere locale che mirano a una più generale frammentazione del tessuto nazionale: giusto in coincidenza con il ricorrere dei 150 anni della nostra unità politica. Sintassi del parlato e tradizione scritta della lingua italiana. ecc. Significativo il fatto che molti di tali fenomeni erano stati già introdotti. Bonomi. Pellegrini. sia perché essi sono stati rilanciati variamente nel cinema e nella letteratura (➔ dialetto. Coletti et al. Torino. Giovan Battista (1960). 3-36). Annabella. la frase ipotetica con il doppio indicativo ➔ imperfetto (se me lo dicevi. Bertoni. sembrare). Migliorini. «Studi latini e italiani» 4. è stato decisivo anche per la sorte dei ➔ dialetti italiani. Profilo storico. Napoli. minori. Luca (1994). Bruno (1963).957-972 1° impaginato:Progetto Italiano 21/02/2011 17. in Gesprochenes Italienisch in Geschichte und Gegenwart. Sabatini. l’affermazione di trovarsi davanti a un vero concorrente dell’italiano standard. «Studi mediolatini e volgari» 8. 2°. Di qui. Saggi scelti dal 1968 al 2009. La lingua moderna e contemporanea. 137-153. pp. Maraschio. Forni. Se ne danno qui pochi esempi: in Piemonte raíz è diventato radíz. Parlangeli. 155-202. Le varietà del repertorio. 321-338. hrsg. con un saggio introduttivo di G. pp. Tübingen. vol. Testa. in Perché la grammatica? La didattica dell’italiano tra scuola e università. Discorso e romanzo. Accademia della Crusca. il Mulino (1a ed. Claudio (20023). a cura di A. pp. Ciro (1908). Bari. in Sicilia giugnettu è stato sostituito da lugliu. gli ➔ avverbi ‘frasali’ che compendiano un’intera frase di giudizio del parlante. De Mauro. casomai). 2° (La variazione e gli usi). Raffaelli. che perdurano nell’italiano di oggi: la pressione dei ➔ linguaggi settoriali e quella degli angloamericanismi (➔ anglicismi). Roma. 43-75. Le Lettere. Milano. L’italiano della canzone dagli anni Trenta ad oggi. pp. 239-246). Roma.I. D’Achille. Bonomi. ➔ minoranze linguistiche). abbandono del ➔ dittongo mobile. pp. Bonacci. Zanichelli. Durante. 1963). Lo stile semplice. Il termine performance fa la gioia di un gran numero di parlanti. Michela (2009). in Firenze e la lingua italiana fra nazione e Europa. il Mulino. in Rossi. Breve storia della lingua italiana.