L’IDEATORE DEL “SINODO INTEREPARCHIALE” CELEBRATO A GROTTAFERRATA NEL 1940 Stefano Parenti

Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto
Mt 10,26

Dal 13 al 16 ottobre 1940 si celebrava presso il Monastero di Grottaferrata un “Sinodo Intereparchiale” al quale partecipavano vescovi e clero delle eparchie arbëresh di Lungro e Piana degli Albanesi (allora Piana dei Greci) insieme all’esarca ordinario e alcuni ieromonaci del “Monastero Esarchico” di S. Maria di Grottaferrata. Sebbene poco caratterizzato e dal profilo modesto, riprendendo – come è stato notato già nel 1952 da Charles De Clercq – schemi ed impostazioni comuni a molti sinodi diocesani italiani1, l’assemblea sinodale di Grottaferrata meriterebbe comunque uno studio monografico che ne illustri le fasi su base documentaria, dal 1938 fino alla promulgazione delle Costituzioni nel 19432. In realtà, come vedremo, qualche ricerca parziale è disponibile già dal 1990, ma stranamente non viene utilizzata negli scritti che riguardano il Sinodo, non saprei dire se per oggettiva mancanza di informazione da parte di chi scrive o per non dare rilievo a pubblicazioni che potrebbero mettere in discussione o incrinare la versione vulgata, che non differisce molto da quanto

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Ch. DE CLERCQ, Histoire des Conciles d’après les documents originaux. Tome XI: Conciles des Orientaux catholiques, II, Paris 1952, 980-1006. 2 Costituzioni del Sinodo Intereparchiale delle Eparchie di Lungro e Piana degli Albanesi e del Monastero Esarchico di S. M. di Grottaferrata (13-16 ottobre 1940), Grottaferrata 1943. Per gli aspetti canonici si veda I. CEFFALIA, “I «Sinodi Intereparchiali» delle tre Circoscrizioni Ecclesiastiche Bizantine d’Italia”, Servizio Informazioni Chiese Orientali 60 (2005), 196-224.

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scriveva la stampa tutt’altro che libera dell’epoca3. Le ricerche che in questi ultimi anni Matteo Mandalà ha condotto sui miti della storiografia arbëresh4 e i positivi risultati raggiunti, dovrebbero almeno far comprendere che nell’era dell’informatica la tecnica della resistenza passiva è pura perdita di tempo5. Per offrire al lettore qualche esempio concreto, l’esigenza di uno studio critico e comprensivo sul Sinodo del 1940 si avverte, per esempio, a proposito della partecipazione di una delegazione della Chiesa ortodossa di Albania, un evento a suo modo straordinario. In quei tempi pre-ecumenici non era consuetudine – e forse neanche pensabile – essere ospiti del Sinodo di una Chiesa con la quale non si era in comunione gerarchica e sacramentale, ma ancor meno lo era – e qui l’evento è doppiamente straordinario – se la Chiesa invitante manteneva in Albania strutture permanenti di propaganda e proselitismo ai danni della Chiesa invitata. L’insolita congiuntura è stata oggetto di studio già nel 1990 da parte di Roberto Morozzo della Rocca che ha spiegato come a seguito dell’occupazione fascista dell’Albania la locale Chiesa ortodossa fosse effettivamente disposta all’unione con Roma, una volta definite le condizioni economiche, giudicate in un primo momento poco soddisfacenti6. Alla ricerca di Morozzo della Rocca ha fatto seguito nel 1995 lo studio di mons. Giuseppe Croce dell’Archivio Segreto Vaticano, che ha aggiunto al dossier una ricca documentazione inedita7. Nelle pubblicazioni che del Sinodo

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Nella Cronaca di Roma del 14 ottobre 1940, 6, “Il Piccolo” titolava: “Solenne Sinodo inter-eparchiale alla Badia di Grottaferrata. Verso l’unione delle Chiese greche-italo-albanesi con quelle albanesi-ortodosse?” e il Giornale d’Italia del 18 ottobre, 3 proponeva: “Dopo cinque secoli un Sinodo e un incontro. S’inneggia all’Italia al Sovrano al Duce nella solenne assemblea di Grottaferrata”. 4 M. MANDALÀ, Mundus vult decipi. I miti della storiografia arbëreshe (Studi e testi albanesi 4), Palermo 2007. 5 Una eccellente risorsa bibliografica on-line è il web-site BESA, acronimo per Biblioteca Elettronica dei Siti Arbëreshë: www.besa.unica.it 6 R. MOROZZO DELLA ROCCA, Nazione e religione in Albania, Bologna 1990, 189-195. 7 G. M. CROCE, “La Congregazione Basiliana d’Italia nell’età moderna e contemporanea”, in Il Monachesimo in Italia tra Vaticano I e Vaticano II. Atti del III Convegno di studi storici sull’Italia benedettina. Badia di Cava dei Tirreni

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prendono in considerazione piuttosto gli aspetti pastorali, la presenza dei vescovi ortodossi d’Albania continua, invece, ad essere presentata nella prospettiva dell’evento che anticipa l’epoca dei gesti ecumenici inaugurata durante il Vaticano II8. Un secondo esempio, che mette ancora meglio in evidenza la necessità di una indagine rigorosa, è offerto dalla mancanza di informazioni attendibili sull’ispiratore del Sinodo, ovvero sulla persona che per primo ne avvertì la necessità e ne concepì l’idea. La lettera di indizione, sottoscritta il 15 agosto 1940 dal cardinale Luigi Lavitrano arcivescovo di Palermo e amministratore apostolico di Piana dei Greci, da Giovanni Mele vescovo di Lungro e da Isidoro Croce esarca di Grottaferrata, attribuisce l’iniziativa direttamente a papa Pio XI:
Fin dall’ottobre 1937, dopo la costituzione dell’Eparchia di Piana dei Greci e del Monastero Esarchico di Grottaferrata, l’immortale Pontefice Pio XI, cui stette tanto a cuore la causa degli Orientali, ebbe a manifestare il desiderio che il clero e i fedeli di rito bizantino delle due Eparchie e del Monastero Esarchico studiassero l’opportunità di celebrare un Sinodo Intereparchiale…9.

Così presentato, il Sinodo sembrerebbe rientrare di un progetto di più larghe vedute che trovava in Pio XI, convinto sostenitore dell’Oriente cattolico, il primo e più alto ispiratore. Il 26 settembre del 1937 egli aveva elevato ad esarcato il monastero di
(Salerno), 3-5 settembre 1992, a cura di F. G. B. TROLESE, Cesena 1995, 195269. 8 E. F. FORTINO, “Il Sinodo Intereparchiale e la Chiesa bizantina in Italia”, in Eulogêma. Studies in Honor of Robert Taft, SJ, a cura di E. CARR - S. PARENTI A.-A. THIERMEYER - E. VELKOVSKA (Studia Anselmiana 110 - Analecta Liturgica 17), Roma 1993, 119-140: 126, Id., E. F. FORTINO, “Il primo Sinodo Intereparchiale di Grottaferrata”, in Congregazione per le Chiese Orientali, Ius Ecclesiarum - Vehiculum Caritatis. Atti del Simposio internazionale per il decennale dell’entrata in vigore del Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, Città del Vaticano, 19-23 novembre 2001, a cura di S. AGRESTINI, D. CECCARELLI MOROLLI, Città del Vaticano 2004, 713-723: 721; cfr. anche CEFFALIA, “I «Sinodi Intereparchiali»” [sopra, nota 2], 205, nota 16. 9 Manuale del Sinodo Intereparchiale delle Eparchie di Lungro e di Piana dei greci e del Monastero Esarchico di S.M. di Grottaferrata, Grottaferrata (Roma) 1940, 3, pubblicato anche nel Bollettino Ufficiale della Eparchia di Piana dei Greci, 4/4-5 (1940), 38-39.

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Grottaferrata10 e il successivo 26 ottobre aveva eretto l’eparchia di Piana dei Greci11, quindi la possibilità di un Sinodo dove discutere problemi comuni anche all’eparchia di Lungro, voluta da Benedetto XV il 19 febbraio 191912, sembrerebbe l’epilogo più naturale e vantaggioso, l’atto capace di offrire alle Chiese locali interessate unità e visibilità. Una lettura critica e filologica del documento invita però ad una certa cautela perché il votum di Pio XI, manifestato o almeno concepito nell’ottobre 1937, quindi contestualmente all’istituzione dell’eparchia di Piana dei Greci, non trova alcun riscontro nella Costituzione Apostolica con la quale egli erigeva quella circoscrizione. In uno studio apparso nel 200113 e ristampato con ulteriori aggiunte nel 200414, ho avuto modo di far notare come nell’atto di elevare a “Monastero Esarchico” il cenobio italo-bizantino di Grottaferrata, Pio XI non menzionava in alcun modo l’eparchia di Lungro e nella Costituzione Apostolica per Piana dei Greci non si parlava di Grottaferrata. Manca nei documenti proprio quell’idea di coordinamento che la Lettera di convocazione del Sinodo dell’agosto 1940 attribuisce a papa Pio XI il quale, tra l’altro, era venuto a mancare un anno e mezzo prima, il 10 febbraio 1939. Quanto gli Ordinari affermano nella Lettera di indizione sembra non coincidere con gli orientamenti di papa Ratti e il dubbio qui espresso sulla paternità di Pio XI nei confronti del Sinodo trova conferma in una informativa del 2 giugno 1938 con la quale il
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Con la Costituzione Apostolica Pervetustum Cryptaeferratae Coenobium, ed. Acta Apostolicae Sedis 30 (1938), 183-186. Nonostante il titolo, l’articolo di M. PETTA, “La erezione dell’Abbazia di Grottaferrata a Monastero Esarchico”, Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata, n.s. 42 (1988), 143-159, si sofferma piuttosto sulle attività del monastero negli anni 1937-1987. 11 Con la Costituzione Apostolica Apostolica Sedes, ed. Acta Apostolicae Sedis 30 (1938), 213-216. 12 Con la Costituzione Apostolica Catholici fideles, ed. Acta Apostolicae Sedis 11 (1919), 222-226. 13 S. PARENTI, “Il Monastero Esarchico di Grottaferrata e la Chiesa italoalbanese”, Apollinaris 73 (2000) [pubblicato nel 2001], 629-662: 656. 14 S. PARENTI - E. VELKOVSKA, Mille anni di “rito greco” alle porte di Roma. Raccolta di saggi sulla tradizione liturgica del Monastero italo-bizantino di Grottaferrata (Analekta Kryptoferrês 4), Grottaferrata 2004, 356-357, vd. anche le riflessioni di L. LAMACCHIA, “La Chiesa italo-albanese come Chiesa sui iuris: una questione aperta”, Nicolaus 35 (2008), 171-197: 191.

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cardinale Eugène Tisserant, Segretario della Congregazione Pro Ecclesia Orientali, comunicava al cardinale Luigi Lavitrano, arcivescovo di Palermo
…che il Santo Padre si è degnato consentire alla proposta di V. E. e autorizzare la convocazione di un Sinodo del clero così dell’Eparchia di Lungro come di Piana dei Greci e del Monastero Esarchico (Abbatia Nullius) di S. Maria di Grottaferrata, perché vi siano concertate comuni direttive su le varie questioni, specialmente liturgiche, del rito bizantino in Italia. Il Sinodo stesso dovrà, per disposizione del Santo Padre, adunarsi in Grottaferrata, onde godere di un ambiente prettamente orientale nelle vicinanze della Sede Apostolica, e ciò in conformità a quanto avvenne per altri Sinodi (per es. il Sinodo Armeno).

La lettera della quale ho appena citato due passaggi, non è un inedito rinvenuto in chissà quale archivio ma un documento di pubblico dominio, la cui edizione integrale si legge sulle pagine del Bollettino dell’Eparchia di Piana dei Greci del 193815. Il contenuto della lettera di Tisserant trova puntuale conferma nel verbale della riunione del Capitolo monastico di Grottaferrata in data 16 luglio:
Il rev.mo P. Archimandrita [sc. Isidoro Croce] comunica che fin dal maggio scorso il Card. Lavitrano avea proposto la convocazione di un Sinodo delle tre circoscrizioni ecclesiastiche orientali d’Italia, l’Eparchia di Lungro, l’Eparchia di Piana dei Greci e l’Esarchia di Grottaferrata. Il S. Padre si è grandemente compiaciuto della proposta, ed ha determinato la Badia nostra quale sede di detto Sinodo, che potrà convocarsi verso il settembre-ottobre 193916.

Il richiamo non troppo chiaro del cardinale Tisserant al “Sinodo Armeno” – forse si tratta del Concilio del 191117 oppure della più prossima Conferenza dei vescovi armeni convoca a Roma dal cardinale Sincero nel maggio-giugno 192818 – colloca la scelta di
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Bollettino Ufficiale della Eparchia di Piana dei Greci, 2/4: luglio-agosto 1938, 39-40. Nei fascicoli 54-56 del Bollettino Ecclesiastico della Diocesi di Lungro (aprile - dicembre 1938) non vi sono informazioni sulla preparazione del Sinodo. 16 Grottaferrata, Archivio del Monastero Esarchico, Libro dei Consigli monastici, aa. 1930-1943, verbale della seduta del 16 luglio 1938. Lavitrano aveva comunicato la notizia al Croce con lettera del 6 luglio 1938. 17 DE CLERCQ, Histoire des Conciles [sopra, nota 1], 881-938. 18 Ibid., 938.

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Grottaferrata come sede del futuro Sinodo nel contesto del prevalente indirizzo romanocentrico tipico dell’epoca, senza possibilità di ulteriori speculazioni. Che poi al tempo Grottaferrata fosse “un ambiente prettamente orientale” è un complimento oltre modo generoso19, ma nella Lettera Sinodale a Pio XII del 10 luglio 1940 gli Ordinari trasformarono le concise direttive di Tisserant in esaltanti ed esaltate affermazioni:
Per il desiderio manifestato dal Vostro Venerato Predecessore, che per noi suonò come un comando, questo Sinodo Intereparchiale si radunerà nella Badia di Grottaferrata, depositaria e custode del rito bizantino in Occidente, perché vicini alla Vostra Cattedra, Faro indefettibile di verità, Noi non avessimo ad esser sorpresi da ombra di errore20.

Nonostante le cautele prese, di errori il Sinodo ne commise un buon numero, come ebbero a rilevare i consultori incaricati dalla Congregazione Orientale di rivedere i singoli canoni, al punto che la conclusione fu quella di limitarsi ad accogliere poche osservazioni, altrimenti “il y aurait eu trop à changer”21. Comunque, per non sforare in un campo di indagine che pure ha il suo interesse, in questa sede basti richiamare il ruolo svolto dall’energico arcivescovo di Palermo nell’ideare il Sinodo, lasciando a Pio XI il merito di aver accolto la proposta ed incoraggiato l’iniziativa22. E’ interessante e inedita questa figura di prelato italiano con uno spiccato interesse per Oriente cristiano maturato ben prima del suo
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Cfr. S. PARENTI, “L’Euchologion to mikròn del 1931 e la riforma della Liturgia delle Ore a Grottaferrata. Tentativi del passato, situazione attuale e nuove proposte”, Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata, n.s. 46 (1992), 281-318, ristampato con il titolo “L’Euchologion to mikròn del 1931: saggio di riforma liturgica a Grottaferrata” e con aggiunte in PARENTI - VELKOVSKA, Mille anni di “rito greco”, 267-299. 20 Lettera Sinodale al S. Padre, in Manuale del Sinodo Intereparchiale, 6. 21 DE CLERCQ, Histoire des Conciles [sopra, nota 1], 1006. Analisi critica presso CEFFALIA, “I «Sinodi Intereparchiali»” [sopra, nota 2], 208-209. 22 La vulgata sul ruolo di Pio XI come ideatore del Sinodo è ripresa anche nella voce di R. AUBERT, Grottaferrata (Concile [sic] de), per il prestigioso Dictionnaire d’Histoire et de Géographie Ecclésiastique 22, coll. 396-397, cfr. anche FORTINO, “Il primo Sinodo Intereparchiale di Grottaferrata” [sopra, nota 8], 716.

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incarico pastorale a Palermo. Nel 1928, ancora arcivescovo di Benevento, egli istituiva nel suo seminario la cattedra di studi cristiani orientali raccomandata dall’enciclica Rerum Orientalium che Pio XI aveva pubblicata l’8 settembre di quello stesso anno23. Nonostante tali precedenti è comunque d’obbligo chiedersi se l’idea del Sinodo Intereparchiale il porporato l’abbia concepita da solo oppure dietro suggerimento di qualche esponente del clero italo-albanese di Sicilia. Per risolvere il quesito può essere di aiuto la biografia stessa del cardinale Lavitrano. Egli aveva ricevuto una formazione con indirizzo giuridico e lungo il suo ministero episcopale spesso fece ricorso ai sinodi intesi come strumenti privilegiati per una incisiva azione pastorale. Nominato nel 1914 vescovo di Cava e Sarno, nel 1921 ne celebrava il sinodo; promosso nel 1924 arcivescovo di Benevento, nel 1927 presiedeva il Concilio plenario regionale, e divenuto nel 1930 arcivescovo di Palermo, ne convocò il sinodo diocesano del 1933. In mancanza di una documentazione diretta che affermi il contrario, l’idea e i “diritti d’autore” sul Sinodo Intereparchiale sembrano appartenere in toto al solerte cardinale. Quando invece nel discorso di apertura del Sinodo egli affermava “i vostri Pastori … scartando la primitiva idea di sinodi diocesani, stimarono più opportuno raccogliersi in un sinodo intereparchiale”24, Lavitrano con gesto umile e signorile e con sentire davvero sinodale, associava con grande generosità gli Ordinari di Lungro e Grottaferrata alla sua iniziativa.

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Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale, Oriente Cattolico. Cenni storici e statistiche, Città del Vaticano 1962, 551. 24 Discorso dell’Em.mo Sig. Card. Luigi Lavitrano per l’apertura del Sinodo, Il Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata. Eco delle Chiese di rito bizantino 12/1-2 (1940), 6.

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