Direttore Responsabile (Elenco speciale dei Giornalisti Prot. n.

2179): Luisa Barbieri
Iscrizione della Rivista Mediconadir co il !rib"nale di #olo$na n% 7&77 12112''&
(oordinatore Gr"ppo Redazione: Giovanna Arrico
Gr"ppo Redazione:
Giovanna Arrico, Luisa Barbieri, Marco Cinque, Tino Di Cicco, Sara Luccarini, Daniele Mongiorgi, Andrea Quercioli
L’associazione raggruppa persone di varia estrazione ed orientamento unite da scopi ed interessi comuni, ma di eterogenea formazione,
di varie convinzioni politico-religiose, di ideali talvolta differenti. Pertanto le affermazioni contenute negli articoli, anche per quanto
esattezza e/o originalità, rispecchiano esclusivamente le opinioni personali dei singoli autori e non rappresentano necessariamente le
idee o l’orientamento degli altri Soci, dei Responsabili delle Attività o della Redazione
Associazione MedicaN.A.Di.R. (Organizzazione di volontariato)
cede il quadriestrale Mediconadir all!Assoc" Cult" NADiRinforma
La posta delle Cicamiche
Saremmo molto lieti di ricevere le vostre lettere, i vostri commenti sul lavoro che stiamo cercando di fare, le vostre domande alle quali
il nostro staff operativo cercherà di dare adeguata risposta.
Se volete inviare degli articoli lo potete fare e sicuramente verranno valutati dal nostro gruppo redazione per eventuale pubblicazione
sulla nostra rivista e/o sul nostro sito web
Tel.3470617840
ediconadir#gail"co
$$$"ediconadir"it
SOMMARIO
pag. 1 – Nel braccio della morte della California – Fernando Eros Caro
pag. 2 – Gli antenati – Fernando E.Caro
pag. 3 – Il mondo dei fiori – Fernando E.Caro
pag. 4 – Pena di morte: “il più grande spettacolo del mondo ! "arco Cin#$e
pag. % – cita&ioni proposte da 'ara ($ccarini
pag.) – 'en&a $n soldo a Parigi e a (ondra – recensione 'ara ($ccarini
pag.* – Il mercato e la fede – +ino ,i Cicco
pag.1- – (.ansia da attaccamento rid$ce le difese imm$nitarie – ($isa /ar0ieri
pag.12 – 1on importa 2 io sono – Francesca "artelli
pag.12 – Il nord dalla faccia p$lita – "arco Cin#$e
pag.13 – (a perdita del limite – +ino ,i Cicco
pag.14 – +3 nell.infan&ia e s4il$ppo di comportamenti antisociali – ($isa /ar0ieri
pag.15 ! Una svolta diagnostico-terapeutica che passa attraverso la valutazione delle caratteristiche di personalità - Luisa Barbieri
pag.16 – 1on 7 #$esto il modo – "arco Cin#$e
pag.2- ! Volontà o Passione ? Passione, realizzazione della ragione - Tino Di Cicco
pag.21 – il "atrimonio ga8 si associa al miglioramento della sal$te – ($isa /ar0ieri
pag.22 – (.apparato – +ino ,i Cicco
pag.23 – Cas$almente – +ino ,i Cicco
pag.24 – 3iolen&a s$lle donne: “9more criminale ! "arco Cin#$e
pag.25 – Empatia ed et: – ($isa /ar0ieri
pag.2% – (a trattoria degli st$denti – "arco Cin#$e
pag.26 – ;ifonda&ione $mana – "arco Cin#$e
pag.29 – il mio Paese – Tino Di Cicco
pag.30 – Unopera darte – !io"anna #rrico
pag.32 – d$e parole s$l concetto di normalit% – &$isa 'arbieri
pag.33 (Ti c)iamo per nome – *arco Cin+$e
pag.3, – &a festa del dono e del baratto ( N#Di-informa
pag. 3. – / diritti dei la"oratori – #ndrea 0$ercioli
1
NEL BRACCIO DELLA MORTE DELLA CALIFORNIA
di Fernando E. Caro
(dal foglio di collegamento del Comitato Paul Rougeau)
San Quentin, 30 luglio 2012.
E’ estate adesso. Questa mattina mi sono alzato
piuttosto nervoso e stanco. Il mio sonno notturno è
stato interrotto più volte a causa del rumore. Rumore
delle porte metalliche sbattute e delle voci delle guardie
che urlavano al punto che avrebbero svegliato un
morto. Non stupisce che la testa mi sembrasse imbottita
di cotone al punto di scoppiare. Eppure, appena tocco
con i piedi nudi il cemento della cella, il pensiero della
colazione e del caffè mi spronano a vestirmi e ad
affrontare un’altra giornata. Dopo
aver acceso una delle luci della mia cella, riempio il
bollitore d’acqua e lo innesto nella presa di corrente per
scaldarla e farmi il caffè. Ci è permesso di avere solo
caffè solubile istantaneo e, col passare degli anni, devo
prepararmi un caffè più forte. Alcuni ricercatori hanno
affermato che il caffè è una fonte di antiossidanti e
combatte le cardiopatie. Per quanto mi riguarda non me
ne importa un accidenti! Voglio solo la caffeina.
Mentre l’acqua si scalda, piego le lenzuola e le coperte e
guardo le notizie del mattino sul mio piccolo televisore.
Gli stessi giornalisti sugli stessi canali tv, che si
lamentano di doversi alzare alle 3 del mattino per
andare al lavoro. Io sorrido, gli mostro il dito medio e gli dico di provare a svegliarsi qui
dentro! Beh, in effetti oggi sono proprio un po’ irritabile.
Alle 6 circa, le guardie entrano nel nostro reparto con i vassoi della colazione, dicendo un
"buongiorno¨ forzato e con un’espressione di disgusto sul viso. Gli sorrido, ma nella mente li
mando a quel paese. Non voglio offendere l’egocentrismo di nessuno. Tutti nel carcere hanno
un ego gigantesco. Egocentrici offesi possono causare combattimenti, piccole rivolte o
rappresaglie, a seconda di chi viene offeso.
Come sempre, la colazione è disgustosa. Ne mangio un po’, il resto finisce nel gabinetto. Sono
molto contento che i nostri gabinetti non abbiano la facoltà di vomitare!
Dopo che i vassoi vengono ritirati e le guardie lasciano il reparto, quattro detenuti vengono
fatti uscire dalle celle per svolgere i lavori di pulizia. Alle 7 e 30’ usciamo tutti dalle celle. Le sei
ore successive vengono trascorse facendo la doccia, telefonando, giocando a carte. Sempre
con la stessa retorica scanzonata e con la falsa spavalderia acquisita dai detenuti dopo anni di
noia in carcere. Non sono diverso dagli altri, faccio anch’io le stesse cose, solo alla mia età le
faccio un po’ meno spesso. Per favore, qualcuno mi spari!
Se non ci sono visite in programma o un appuntamento dal medico, non lascio il reparto. Alle
13 e 30 veniamo di nuovo chiusi in cella fino al mattino successivo. Che gioia!
Vi sembro un po’ frustrato? Sono solo onesto. In realtà, sono un tipo simpatico. Non sono un
angelo, ma ho un diploma con su scritto "SONO UN TIPO SIMPATICO¨. L’ho disegnato io!
Devo ricordarvi che il senso dell’umorismo è essenziale per mantenere la sanità mentale?
Sono trascorse due ore da quando sono stato rinchiuso nuovamente in cella. Sono qui seduto a
scrivervi. Sì, ho una tazza di caffè vicino a me. Un altro detenuto, in fondo al reparto, ha
appena scoreggiato. Potete immaginare perché ho avviato il mio piccolo ventilatore elettrico!
La vita nel braccio della morte, non vi pare adorabile?? Proprio adesso è stata consegnata la
posta e ho ricevuto due lettere dall’Europa. Il caffè sembra più buono, ora.
Il braccio della morte è una sfida. Per sopravvivere occorre fede, speranza e forza di carattere.
Per essere onesto, devo dire che l’esperienza nel braccio della morte mi ha terrorizzato. Non mi
ha reso meschino o cattivo, ma mi ha reso consapevole dello sforzo necessario a guardare
avanti e ad aspettare ogni giorno il successivo.
2
Marco Cinque
DUE POESIE DAL BRACCIO DELLA MORTE
scritte dal mio fratello adottivo Fernando Eros
Caro, nativo americano di ascendenza yaqui
rinchiuso da quasi 30 anni nel penitenziario di
San Quentin. Nella foto, scattata a San
Quentin nel 2007, siamo io, Fernando e sua
sorella Cha-Cha...
GLI ANTENATI
Generazioni scivolate nel silenzio del tempo
nomi trascorsi e mai dimenticati
reali come il seme dell’oggi
nello spirito di un passato che sfuma
Quanta saggezza lasciata prima di morire
l’impronta di pollici battuti sulle nostre storie
offerta sul piatto rituale di una vita
per festeggiare sino al tocco del crepuscolo
Essi ci spingono a ricordare
le loro immagini scorrono nell’aria
piena di ombre, un mondo di ombre
che vive nelle cerimonie terrene
Essi ancora esistono ai nostri occhi di fede
in altri mondi e modi di essere
per ritrovarci nel ritorno, dopo la fine
e parlarci in sogni e respiri
Voci di immagini scolpite sulle pietre
nascono dalla nebbia del tramonto
e cercano noi per donarci ciò che non troviamo
qui, nella natura smarrita dei nostri giorni
Un vecchio muore, un libro si chiude
come, come li ricorderemo
attimi perduti nei nomi, nelle memorie
cercano di rinascere in noi stessi
E restano sussurri di un tempo andato
andato, ma che torna di nuovo
per parlarci di ciò che stiamo imparando
incoraggiandoci ad affrontare le nostre paure
Questo canto è per voi, antenati
per innalzare la gratitudine al cielo
per tramandare retaggi e radici
perché la musica dei nostri figli viva in eterno
Creatore, dovunque siano andati gli anziani
il loro passato esiste e ci aspetta
come in un cielo immaginato
per danzare una volta ancora
su questa terra.
3
IL MONDO DEI FIORI
Il deserto non ha strade
che allevino il mio cammino
e il grande saguaro troneggia alto
sui suoi decenni di saggezza
M’inoltro nella prima luce mattutina
in un giorno di quiete primaverile
cercando suoni incantati
ed angoli sacri
Da dove arriva la forza
che fluisce attraverso ogni cosa
nasce la stessa energia soffiata
nel primo fiore
E i fiori si aprono
coi loro petali offerti al cielo
e ondeggiano al sole che passa
accennandomi un saluto.
Centinaia di piccoli fiori
con gli occhi che vagano in cerca
ascoltano i miei passi in arrivo
Riscaldati dalla brezza del deserto
sfidano una terra aspra, riarsa
sono simboli di pure, legittime armi
per difendere il bene dal male
approvazione divina e ricompensa
Danzano i fiori, come
su un refolo di suoni
e ondeggiano e vibrano
e gioiscono al richiamo del sole
Da dove la vostra musica, fiori
che non mi stanco mai di ascoltare
da dove questa felicità, questa delizia
questi sussurri e sorrisi e respiri
Voci e immagini all’unisono
vivono nel bisbiglio di anime antiche
e spalancano una finestra sul mio sentire
diffondendo il profumo della vita
Fiori, seminati in terra, sbocciati al cielo
dove la pace regna, come dovrebbe tra noi
ma questa bellezza confonde, mi spezza il cuore
perché è qui, in loro, che trovo il mio El Dorado
Quando me ne andrò, sarò fiori di cielo
e fiori sulla terra e verità e vita eterna
Guardo la Terra dei Fiori
e tutto, tutto di lei, ogni cosa
è me.
4
PENA DI MORTE:
“il più grande spettacolo del mondo”
di Marco Cin!e
"Quando c’è un’esecuzione la gente si riunisce fuori
da quella che chiamiamo casa della morte e
cantano: "uccideteli! Uccideteli!¨. Portano cibo e da
bere come se fosse una festa¨, scriveva dal
famigerato braccio della morte texano di Huntsville il
condannato Roger Mc Gowen.
Per molti purtroppo la pena capitale rappresentava e
ancora rappresenta un evento spettacolare, anzi "il
più grande spettacolo del mondo¨, come evidenziava
provocatoriamente Charles Duff nel suo pamphlet grottesco e a tratti esilarante, il "Manuale del
boia¨, pubblicato per la prima volta nel 1928 ed edito in Italia da Adelphi.
Rispetto alla spettacolarizzazione della pena di morte, va ricordato che già nella Roma papale
dei secoli XV-XIX, sia governanti che governati erano accomunati da una scarsa considerazione
per la vita altrui e il boia ricopriva una figura rilevante nei costumi sociali di quell’epoca. Per i
condannati non esisteva mai né comprensione né pietà, ma anche allora come oggi le
condanne venivano condizionate dalla discriminazione sociale, economica e razziale. Su zingari,
ebrei, omosessuali, schiavi moreschi e quant’altro, pesava invariabilmente la condizione di
"diversi¨ e le già alte probabilità di condanna si aggravavano ulteriormente.

Nella sola città di Roma, durante il ventennio che intercorse tra il regno di
papa Sisto V e quello di Clemente VIII, ci furono 5000 giustiziati (250
all’anno) e non esisteva strada, slargo o piazza che restò immune dal
trasformarsi in teatro di morte, con tanto di pubblico acclamante. L’opera
dei boia romani influenzò anche la toponomastica cittadina, tanto che
persino la chiesa di S. Nicola degli Incoronati, a quei tempi, era
denominata "de furca¨. I patiboli capitolini divennero talmente consueti che
nel XVII secolo si pensò bene di riservare le esecuzioni più clamorose al
periodo di Carnevale: una macabra usanza popolare che si protrasse fino
al termine del XVII secolo.
Nella storia delle esecuzioni capitali la figura del boia è stata sempre malvista. Infatti si usa
dare del boia a qualcuno solo in segno di assoluto disprezzo e appellare una persona col
sinonimo di "boia¨, equivale a una spregevole offesa. Eppure gran parte delle persone che
disprezzano disgustate i carnefici di stato sono sovente le stesse che si dichiarano favorevoli
alla pena di morte, come se sporcarsi le mani con dei delitti legalizzati non fosse altrettanto
grave che consentirli e talvolta persino applaudirli. Insomma, è quantomeno singolare
considerare morale l’omicidio legale e immorale chi lo esegue.
Video: EXECUTION OF NAW KHAM GODFATHER OF GOLDEN TRIANGLE
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=9YlDU-U9cC0#!
Video: EXECUTIONS THE NEW FACE OF CHINA (18 OR OLDER VIEWING)
http://www.youtube.com/watch?v=l_AkAzkU2nc
Tornando ai giorni nostri, il "più grande spettacolo del mondo¨ continua in paesi come la Cina,
dove spesso le esecuzioni si trasformano in eventi mediatici molto seguiti. Proprio il primo
marzo di quest’anno la televisione di stato cinese ha trasmesso una lunga puntata su
un’esecuzione plurima, con collegamenti in diretta che mostravano al pubblico gli ultimi istanti
di vita di quattro persone condannate per traffico di droga e omicidio.
")ono terrorizzato. *o$lio vivere. +on vo$lio ,orire. -o dei .i$li. -o pa"ra/¨, implorava Naw
Kham, uno dei quattro prigionieri uccisi con iniezione letale. La trasmissione televisiva
mostrava al pubblico, in maniera maniacalmente dettagliata, tutte le degradanti fasi inflitte ai
quattro disgraziati, illustrando il loro "ultimo miglio¨ percorso dalle celle fino ai lettini di morte.
5
Dare in pasto al pubblico un corpo martoriato equivale a sfamarne la peggiore morbosità e a
coltivarne la parte più bestiale.
In questa disgustosa usanza è maestra l’Arabia Saudita, attualmente al centro di proteste
internazionali per il ricorso abituale alla tortura e per le tecniche di uccisione cruente come le
decapitazioni e le crocifissioni. Lo scorso 13 marzo, sette persone accusate di rapina a mano
armata sono state infatti decapitate ed una di esse, Sarhan bin Ahmed bin Abdullah Al
Mashayekh, è stato crocifisso come pena aggiuntiva e poi lasciato appeso per tre giorni.
Secondo Amnesty International almeno due dei giustiziati erano minorenni al momento del
reato.
"+on avevo ar,i ,entre r"bavo nel ne$ozio0 ,a la polizia ,i 1a tort"rato0 ,i 1a picc1iato e
1a ,inacciato di i,pri$ionare e tort"rare ,ia ,adre0 per estorcer,i l2a..er,azione c1e avevo
"na pistola p"r avendo solo 13 anni¨ aveva rivelato all’Associated Press Nasser al-Qahtani, che
aggiunse anche come il giudice del processo avesse ignorato sistematicamente le sue denunce:
"Gli ,ostrava,o i se$ni della tort"ra e delle percosse ,a l"i non ci stava a sentire¨.
Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International
protestò: "4"ando "n $overno ,ette a ,orte sette persone in "n solo $iorno0 s"lla base di
con.essioni estorte con la tort"ra ed esibite in "n processo di poc1e ore nel 5"ale $li i,p"tati
non 1anno av"to assistenza le$ale n6 il diritto di ricorso in appello0 5"esto 7 "n $iorno di
san$"e¨. Totalmente insensibile alle proteste internazionali, appena quindici giorni dopo, il 29
marzo, il regime Saudita si è presa la vita del pakistano Mohammed Rashad Khairi Hussain,
con una nuova decapitazione e successiva crocifissione.

Nonostante tanti Paesi abbiano abolito o siano in procinto di abolire la pena di morte,
purtroppo l'incivile trattamento rimane vivo e vegeto in troppi luoghi, secondo Amnesty
International nel suo rapporto sulla pena di morte nel mondo nel 2012 mettono al primo posto
la Cina che ne conta a migliaia, nella terrificante statistica seguono l'Iran, la Korea del Nord e
lo Yemen e gli Stati Uniti, che rimane l'unico Paese del G7 a rendere esecutiva tale condanna
inumana.
"Almeno 1722 persone sono state condannate a morte in 58 paesi nel 2012. Siamo dinanzi ad
un decremento rispetto al 2011, anno nel quale si contarono almeno 1923 condanne in 63 pesi
nel mondo, e rispetto al 2010 con le sue 2024 condanne a morte in 67 paesi.
Nel 2012 Amnesty International ha registrato esecuzioni in 21 paesi, senza poter escludere le
possibili, ma non confermate, possibili esecuzioni in Egitto e in Siria.
La valutazione internazionale mostra un decremento complessivo della pena di morte negli
ultimi 10 anni¨
6
note di approfondimento:
 Charles Duff "Manuale del boia¨, Adelphi ed., 1980 - http://www.adelphi.it/libro/9788845904530
 immagine "il boia¨ - http://ilregnodelpanza.blogspot.it/2011/09/boia-di-un-mondo.html
 Death Sentences and Executions in 2012 (PDF)
http://www.amnesty.org.uk/uploads/documents/doc_23136.pdf
 New death penalty figures: Despite setbacks in 2012, trend is toward global abolition -
http://www.amnesty.org.uk/news_details.asp?NewsID=20725
 Saudi Arabia Beheads and Crucifies Yemeni for Sodomy, Amnesty Releases Final Words of Man Executed for
Robbery - http://www.ibtimes.co.uk/articles/451700/20130329/saudi-arabia-beheading-crucifixion-
execution-punishment-rape.htm ; http://www.dailymail.co.uk/news/article-2300656/Saudi-Arabia-beheads-
murderer-CRUCIFIES-body.html
 Negli Stati Uniti quarantatré esecuzioni nel 2012 - Marco Cinque - 11.04.2013 - IL Manifesto - Amnesty
International ha presentato il report del 2012 su pena capitale e esecuzioni nel mondo. Il boia al lavoro
soprattutto in quattro stati: Arizona, Oklahoma Texas e Mississippi. Sul tema Obama non prende posizione.
http://m.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9280/

Cita"ioni proposte da #ara $!ccarini
I don't want to try dance better than anyone else... I want to try
dance better than myself!
- a dancer -
la vita non è aspettare che passi la tempesta..ma imparare a ballare sotto la pioggia!
M. Gandhi
non importa se mi ami o se mi odi: se mi odi sarò sempre nella
tua mente..ma se mi ami sarò sempre nel tuo cuore
W. Shakespere
l'anima di una persona è nascosta nel suo sguardo..per questo
abbiamo paura di farci guardare negli occhi
Jim Morrison
Dicono che la luce sia la cosa più veloce
che ci sia...
tuttavia quando arriva
ci sono sempre le tenebre
che l'attendono...
Sara
7
#en"a !n soldo a Parigi e a $ondra
recensione a cura di #ara $!ccarini
TRAMA:
"Senza un soldo a Parigi e a Londra¨ è un romanzo scritto nel
1933 da George Orwell. È un autobiografia del narratore, in un
particolare momento della sua vita: il momento della povertà.
Il protagonista vive a Parigi, ma è di origine inglese, per questo è un
insegnate di inglese privato a domicilio, e grazie a questo lavoro riesce a
guadagnare abbastanza denaro per vivere una vita dignitosa e rispettabile.
Conduce la sua esistenza in un monolocale in affitto, nella periferia
parigina. La vita prosegue tranquilla fino a quando subisce un grosso furto,
per cui tutti i suoi risparmi spariscono e si ritrova nella completa miseria. Anche se ha ancora
un lavoro, questo gli procura ben poco; successivamente il ragazzo a cui dava ripetizioni di
inglese si trasferisce in Inghilterra, lasciando il protagonista senza soldi, senza lavoro, e quindi
senza casa. Nei primi tempi cerca di nascondere agli occhi dei vicini di casa e della portinaia, e
addirittura agli occhi del barista la sua miseria. Ma poco dopo è costretto e impegnare i
cappotti, i libri e a cercare un lavoro.
Inizialmente comincia a lavorare per un hotel, da cui in seguito viene sbattuto fuori. Ma in
seguito incontra un suo vecchio amico, famoso nei sobborghi parigini per la sua infinita
gentilezza e per il fatto che mai niente lo poteva abbattere: incontra Boris.
Con Boris inizia una nuova fase del racconto, in cui i due amici vanno a lavorare in un hotel, di
cui non viene espresso il nome, ma viene semplicemente chiamato "hotel X¨. Lavorano come
plo"n$eres, cioè tuttofare e lavapiatti, un lavoro davvero faticoso, che impegna i due per 19
ore al giorno, con uno stipendio davvero misero.
Poco dopo il protagonista riceve un offerta di lavoro a Londra, sua città natale; è un lavoro
abbastanza semplice e garantisce un buon guadagno: il badante. Nelle fasi iniziali il
protagonista si sente preso in giro, poiché lo considera un lavoro troppo umile e non adatto ad
un uomo, ma l’idea di ritornare nella sua cara e vecchia Londra, gli fa vedere la cosa da un
altro punto di vista, tanto da riuscire a cambiare opinione.
Il contratto, tuttavia, prevede un tempo di attesa prima dell’inizio del lavoro, esattamente un
mese. É cosi il protagonista si ritrova a vivere nella cara Londra per trenta giorni, con soli 6
scellini a disposizione.
In questa parte del libro si introduce il fenomeno del vagabondaggio, da cui si lascia prendere
il protagonista, perché senza soldi. In questa orribile, o come la definisce lui stesso,
¨terrificante¨ parte della sua vita, il narratore entra a contatto con i vagabondi della città e
inizia veramente a comprendere il termine povertà, il tutto in compagnia di Paddy, un
vagabondo irlandese che sarà con il narratore fino alla fine del libro.
I due iniziano a vivere negli ospizi e nelle case di mendicità e a tirare avanti nutrendosi con
the e fette di pane con margarina. La vita è insopportabile e la fatica all’ozio forzato è
veramente pesante da sopportare.
Ma finalmente passano i trenta giorni e il protagonista può andare a lavorare come badante e
ad iniziare una nuova vita.
Il libro termina con un riferimento a tutte le esperienze e al nuovo lavoro:¨ 5"esto tanto per
co,inciare/8
George Orwell
pseudonimo di Eric Arthur Blair
Motihari 1903 - Londra 1950
Scrittore e giornalista britannico
PERSONAGGI
protagonista: è il narratore, del quale non viene espresso il nome
e il cognome. È un uomo di origine inglese, e va a Parigi per fare il
maestro di lingua inglese, un lavoro molto prestigioso all'epoca. È
una persona che vive "giorno per giorno¨, come tutto il ceto medio-
basso di Parigi; infatti esprime in certi paragrafi la sua mancanza di
prudenza verso il futuro:
9.ino a 5"el ,o,ento non avevo ancora pensato al ."t"ro:
,a ora ,i resi conto c1e dovevo .are assol"ta,ente 5"alcosa8.
8
È un uomo onesto, sincero; a un certo punto di vista anche ossessivo, quasi maniacale
nell'essere scrupoloso. Non è impulsivo. Dopo il furto si vergogna addirittura di ammettere la
sua perdita di denaro, per non intaccare la sua reputazione. L'esperienza della miseria gli fa
capire che l'essere povero a volte è migliore dell'essere ricco, in un paragrafo esplicita: 9,eno
denaro si 1a0 ,eno ci si preocc"pa¨, poiché pensa che le situazioni e gli oggetti abbiano un
valore diverso a seconda di chi le possiede.
Boris: è uno dei personaggi principali e caro amico del protagonista. È un cameriere profugo
russo, e il protagonista lo considera curioso. È grande e grosso, sui trentacinque anni, ha un
aspetto marziale, come chi vive la propria vita in modo avventuroso. Boris ha un
temperamento bizzarro e mutevole, e lunatico. L'oggetto del suo continuo rimpianto è
l'esercito, che secondo la sua opinione era stata la migliore occasione della sua vita. È una
persona generosa, ed è in grado di far cambiare umore al protagonista in diverse occasioni.
Paddy: è un irlandese vagabondo che vive nei sobborghi londinesi e che sarà compagno del
protagonista per metà libro. La sua passione era raccogliere i mozziconi di sigaretta usati da
terra, e ricavarne il tabacco necessario per fumare. E’ anziano e per questo devastato
continuamente da malanni e dolori. E’ un tipo cordiale e affabile. Con lui il narratore introduce
il tema dell'omosessualità, tema consueto tra i vagabondi da tempo antico. Ha una mentalità
abbastanza aperta per la sua età.
MESSAGGI:
 Il narratore invita il lettore a riflettere sulle condizioni di vita dei vagabondi, che spesso
sono discriminati e accusati di essere criminali e ubriaconi. Infatti l’autore spiega che
solo il sostantivo "va$abondo¨ evoca nelle persona un’immagine totalmente negativa,
"poic16 .in da ba,bini ci 1anno inse$nato c1e i va$abondi sono ."r.anti¨ e, di
conseguenza, esiste nell’immaginario collettivo ""na specie di va$abondo ideale e
tipico0 repellente e pericoloso¨ . Ma nella realtà dei fatti sono persone comuni, che in
mancanza di lavoro, e quindi di uno stipendio, sono costrette all’ozio forzato.
Con scrupolose analisi il narratore individua due argomentazioni, per cui la maggior parte dei
vagabondi non può essere considerata né ubriacone, né drogato: infatti i prodotti, come alcool
e droghe hanno un prezzo veramente alto sul mercato, ed è difficile che una persona che non
possiede neanche i soldi per mangiare, spenda i pochi risparmi in questi prodotti.
 il narratore focalizza l'attenzione sui tre grandi mali dell’essere un vagabondo: il primo
è la fame, poiché in mancanza di denaro, di conseguenza si verificherà mancanza di
cibo, e il vagabondo è costretto ad elemosinare; il secondo male è che a un vagabondo
è impedito ogni rapporto con le donne; infatti secondo alcuni sondaggi del London
County Council, in media passano la notte fuori 60 uomini e 18 donne. Per questo il
vagabondo uomo è tagliato fuori da una società che lo discrimina e che lo esilia
psicologicamente; difatti in un vagabondo sono rari gli spiriti patriottici e l’amore verso
il proprio Paese, mentre aumenta la rabbia e l’odio. Il terzo male è l’ozio forzato: ogni
vagabondo è obbligato a una vita di astinenza dal lavoro, che forse sarebbe l’unico
motivo per cominciare una nuova vita.
 il narratore ci esplica le ragioni per cui esistono i vagabondi: infatti ben pochi sanno
perché un uomo si dia al vagabondaggio. Sviluppa le cause in due partizioni diverse: i
moventi discriminatori e i moventi naturali. Le prime sono ragioni date da libri di
criminologia, per cui un uomo si da al vagabondaggio per violare la legge più
facilmente, e la vita del nomade-vagabondo è considerata un regresso dell’evoluzione;
le seconde cause, quelle naturali, sono quelle per cui un uomo è costretto sia dalla
legge, sia dalla disperazione, che dalla povertà a diventare nomade,e a spostarsi di
continuo in ospizi e case di mendicità.
 infine il narratore, che è il protagonista del racconto, e ha potuto vivere l’esperienza del
nomadismo e del vagabondaggio, delibera alcune soluzioni per rendere più vivibili gli
ospizi e dare lavoro ai vagabondi: infatti pensa che ogni ospizio potrebbe avere un orto,
in cui i vagabondi potrebbero coltivare prodotti che poi mangeranno e questo, oltre a
risolvere il problema della fame, risolverebbe anche quello dell’ozio forzato, poiché si
creerebbe la situazione per la quale un vagabondo potrebbe trovare una forte
motivazione a lavorare, producendo ciò di cui lui e i suoi amici si potranno cibare.
%
Il mercato e la fede
Tino Di Cicco
5 marzo '13
Ci sono uomini a Wall Street e nelle altre Borse della terra
che conoscono bene la "realtà¨. Uomini che gesticolando a
mani alzate possono decidere il destino del mondo. E che
adesso dicono che per superare l’attuale congiuntura
negativa nell’economia mondiale ci sia bisogno di una sola
cosa : la fiducia nei mercati.
Di fronte alle attuali difficoltà, dicono non sia importante il
costo del lavoro o quello del denaro; le infrastrutture o il
tipo di governo. No, importante, ripetono, è la fede
nell’efficacia del mercato.
Strano mondo quello in cui viviamo; abbiamo dimenticato il valore della fede per "salvare¨ le
persone, e riscopriamo questa virtù "spirituale¨ per salvare il mercato globale. Come se
l’immateriale e l’invisibile dovessero ora mettersi al servizio del materiale e del visibile.
La nostra civiltà ha valorizzato il bene-merce come se fosse l’unica "realtà¨; ed ha educato
l’uomo a trovare conforto solo in essa. Tutti i nostri indicatori di benessere sono centrati sul Pil
e dintorni; non sapendo misurare la gioia, la escludiamo dai nostri telegiornali.
L’assunto della civiltà occidentale è: esiste solo quello che è misurabile; se qualcosa non è
"oggettivabile¨ dai nostri sofisticati strumenti di misura, non esiste. Sono le macchine, gli
strumenti che pensano e sentono per noi. Anche a causa di questa "logica¨ abbiamo eliminato
dalla nostra vita il sentimento della fiducia.
Ma è questa "certezza¨ che ci fa vivere, anche se il metro e la
bilancia non sanno come rilevarla. La conosce benissimo il
nostro cuore; quando non si rassegna al Dow Jones per capire
con quale sentimento vivere.
La fede che il mondo possa essere così come noi crediamo sia, è
un propellente vitale più del petrolio, nonostante tutti si
affannino a dimostrare il contrario. Ma non la fede gestita dai
monopolisti dell’al di là; quelli che da Roma alla Mecca e fino a
Gerusalemme si sono impossessati della Parola sacra e la
vendono sui mercati dello Spirito.
Se è blasfemia quella fede che l’Occidente moderno ri-conosce
solo per alimentare il mercato, forse lo è ancora di più quella che
la carcera dentro la dogmatica delle religioni.
Apparentemente le liturgie religiose sembrano interessate alla "salvezza¨ dell’anima; ma
scavando appena un po’, ci si accorge facilmente che l’anima che vogliono "salvare¨ "puzza¨
moltissimo di questo nostro rifiutato corpo.
La fede non è vera fede se è utile a qualcosa. Non può essere funzionale né ai mercati, né alla
salvezza dell’anima. Non è gestibile né da Wall Street, né dal Vaticano. Più è funzionale a
qualcosa, più tradisce la sua vocazione profonda, la sua purezza. Forse vera fede è quella che
ci consente di camminare in precario equilibrio sulla corda della vita, senza troppi timori per
quello che sarà di noi.
La vera fede non ci oscura la notte, per illuderci di aver trovato una luce che non c’è. Guarda
con occhi aperti il nulla, e trova quasi sempre l’amore che forse neanche cercava.
10
$&ansia da attaccamento rid!ce le difese imm!nitarie
di $!isa 'ar(ieri
;<ansia derivante dalle relazioni interpersonali p"=
ind"rre "na rid"zione della capacit> di reazione del siste,a
i,,"nitario0 incre,entando la v"lnerabilit> alle ,alattie
)i parta dal pres"pposto c1e "n certo livello a tratti di ansia
in a,bito relazionale0 sopratt"tto 5"ando la relazione
coinvol$e l<a,bito a,oroso0 7 da considerarsi nella nor,a0
il proble,a insor$e 5"ando l<ansia attana$lia al p"nto da
divenire preocc"pazione costante0 sinanc1e oppri,ente e
castratoria.
Secondo un nuovo studio condotto dal gruppo di ricercatori facenti capo alla
dott.ssa Lisa M.Jaremka, ricercatrice post-dottorato presso la Ohio State
University’s Institute for Behavioral Medicine Research (IBMR), in via di
pubblicazione sulla rivista Psychological Science , le preoccupazioni e le
ansie legate alle relazioni interpersonali intime sembrerebbero incidere
quale fattore di stress cronico capace di compromettere l'immunità.
Sono state valutate le risposte ansiose malgestite in 85 coppie sposate tra
di loro per una media di 12 anni (la più parte erano bianchi e la loro età
media si aggirava sui 39 anni).
Nel corso dello studio i ricercatori hanno chiesto ai componenti le coppie la
compilazione di questionari relativi le loro relazioni amorose, sono poi stati
raccolti campioni di sangue e di saliva a verificare dal punto di vista
biochimico la risposta agli eventuali stress, prestando particolare attenzione alla
concentrazione ormonale strettamente legate alle situazioni stressanti e a quella di specifici tipi
di cellule immunitarie.
La ricerca ha focalizzato l'attenzione alla cosiddetta ansia da separazione (attaccamento) a
valutare l'attaccamento emotivo-affettivo nell'ambito della coppia: coloro che rientrano nella
fascia alta dello spettro ansioso risultano eccessivamente preoccupati di essere respinti,
tendono a cercare costantemente rassicurazioni circa il fatto di essere amati e sono
maggiormente predisposti ad interpretare gli eventi che reputano ambigui quali elementi
negativi per il loro rapporto amoroso.
I rapporti dominati da eccessivo attaccamento emotivo si sono dimostrati particolarmente
carichi di ansia e al contempo alla valutazione laboratoristica si sono rilevati
elevati livelli di cortisolo (ormone steroideo rilasciato in risposta allo stress) e
riduzione dei linfociti T (linfociti che giocano un ruolo centrale nella Immunità
cellulo-mediata) in confronto alle rilevazione degli individui appartenenti a
coppie non affette da ansia da attaccamento. Questo non esclude che eventi
ansiogeni sovrapponibili possano verificarsi in tutte le coppie, ma ciò a cui lo studio fa
riferimento è la condizione costante di ansia relativa alla relazione affettiva.
Si teorizza da tempo che l'ansia da attaccamento possa essere
riconducibile a problematiche affettive incorse nell'infanzia, in
effetti i bambini sanno di poter contare su altre persone, ma se
le cure, la protezione risultassero insufficienti o incoerenti o
negligenti, i bambini potrebbero sviluppare sentimenti di
insicurezza che nelle fasi successive della vita potrebbero
manifestarsi come attaccamento ansioso.
D'altro canto la dott.ssa Jaremka, nel corso della ricerca, ha
osservato che le persone affette da questo disagio possono
cambiare, infatti afferma che l'ansia da attaccamento: "non è
necessariamente uno stato permanente di esistenza¨.
I partecipanti alla ricerca hanno completato il questionario "The Experiences in Close
Relationships scale¨ (un metodo per valutare gli orientamenti di attaccamento attraverso le
relazioni), hanno riferito i sintomi riferibili all'ansia e alla qualità del sonno.
11
Sono stati raccolti campioni di saliva nell'arco di 3 giorni e di sangue nell'arco di 2.
I risultati ottenuti hanno dimostrato che coloro che presentavano una maggiore quota di ansia
producevano in media l'11% di cortisolo in più rispetto ai controlli, ed una concentrazione di
linfociti T compresa tra l'11 e il 22% inferiore. Certo è che, come dice la dott.ssa Jaremka, la
riduzione dei linfociti potrebbe essere conseguenza dell'aumento del cortisolo, potente
immunodepressore, il fatto resta che comunque versare in uno stato prolungato di ansia può
correlarsi a riduzione delle capacità immunitarie, quindi di difesa da malattie, dell'organismo.
La maggior parte delle ricerche che interessano questo argomento supporta l'idea che lo stato
ansioso potrebbe essere in qualche modo ridimensionato da un atteggiamento amorevole,
attento, dalla realizzazione di un buon rapporto di coppia; il gruppo facente capo alla dott.ssa
Jaremka fissa invece l'attenzione sugli effetti derivanti da relazioni di coppia insoddisfacenti,
come dal vissuto di solitudine che sembrano incidere sfavorevolmente sulla reattività del
sistema immunitario.
La dottoressa Jaremka lavora presso il laboratorio che si
occupa di Stress e Salute, parte dell'Istituto per le
ricerche sulla Medicina Comportamentale (IBMR) che fa
capo a Janice Kiecolt-Glaser, professore di psichiatria e
psicologia alla Ohio State University impegnata nell'area
della psiconeuroimmunologia in collaborazione con il
dottor Ronald Glaser. Gli studi eseguiti dall'equipe hanno dimostrato
importanti conseguenze sulla salute determinate dallo stress, comprese
guarigioni più lente e risposte deteriorate ai vaccini. É stato inoltre
dimostrato quanto e come lo stress cronico possa influire sull'andamento
di alcune patologie, quali alcune tipologie di cancro, di malattie
cardiovascolari, sul diabete di tipo II, sull'osteoporosi, l'artrite. Oggi il lavoro di ricerca è
incentrato su come le relazioni interpersonali possano influenzare il sistema immunitario e il
sistema endocrino e a quali conseguenze sulla salute tali influenze possano portare.

Note di approfondimento:
 Anxiety About Relationships May Lower Immunity, Increase Vulnerability to Illness
http://researchnews.osu.edu/archive/attachanx.htm - lo studio è stato supportato da: American Cancer Society Postdoctoral
Fellowship Grant, a Pelotonia Postdoctoral Fellowship from Ohio State’s Comprehensive Cancer Center, and the National
Institutes of Health. Co-autori: Ronald Glaser, William Malarkey and Kiecolt-Glaser of the IBMR, Timothy Loving of the
University of Texas at Austin, and Jeffrey Stowell of Eastern Illinois University.
 /nstit$te for 'e)a"ioral *edicine -esearc)
 Linfocita T - http://it.wikipedia.org/wiki/Linfocita_T
 Il cortisolo - http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/ormoni/cortisolo.html
 The Experiences in Close Relationships scale http://personality-testing.info/tests/ECR.php ;
http://www.richardatkins.co.uk/atws/page/47.html
 The Experiences in Close Relationships-Relationship Structures questionnaire: A method for assessing attachment
orientations across relationships. - http://www.academia.edu/1537944/The_Experiences_in_Close_Relationships-
Relationship_Structures_questionnaire_A_method_for_assessing_attachment_orientations_across_relationships
 Janice Kiecolt-Glaser - http://pni.osumc.edu/drkgbio.html; http://faculty.psy.ohio-state.edu/1/kiecolt-glaser/
 The Stress and Health Research Homepage - http://pni.osumc.edu/
 Marital Stress: Immunological, Endocrinological, & Health Consequences - http://pni.osumc.edu/pnimarital.html
 immagine attaccamento-amore http://i-bambini-invisibili.blogspot.it/2010/10/attaccamento-e-relazione-di-coppia.html
 immagine attaccamento madre-bambino http://attaccamentomadrebambino.blogspot.it/2011_02_01_archive.html
12
non importa ))) io sono
*rancesca Martelli
Non m'importa il perché, ma io piango...
non importa se non mi ascolti, io urlo...
non importa se non mi vedi, io danzo...
non importa se non mi senti, io vibro...
non importa se è tutto buio
io intravedo il mio futuro
in cui le mie lacrime, le mie grida,
i miei balli e le mie esternazioni
creeranno mondi e oceani di rose
in cui tu non sei saputo entrare...
io sarò IO, ma diversa
Diversa perché lo voglio
e lo sono.
Il nord dalla faccia p!lita
di Marco Cin!e
Tu, corpo del progresso
dal ventre ricco e opulento
tu, nord dalla faccia pulita
con strade sgombre e ordinate
le porte chiuse, blindate
e l’arroganza da pistolero
tu che sotto i tuoi tappeti
occulti ciò che hai defecato
che spedisci i peggiori veleni
appestando ogni sud disperato
tu che hai infangato mari
i colori perduti dell’Etiopia
storpiato i sorrisi dei suoi bambini
sradicato ogni fiore di futuro
tu che hai insabbiato le vite
di chi risposte ha cercato
come quelle di Miran e Ilaria
tu, assassino che punti il dito
dalla tua mano lorda di profitto
non sarai mai processato da una giuria
ma dalla natura che hai tradito.
13
$a perdita del limite
di Tino Di Cicco
Niente come la perdita del limite caratterizza la modernità.
Niente come la consapevolezza del limite ha caratterizzato l'epoca dei grandi tragici Greci.
A quel tempo erano insuperabili i limiti entro i quali poteva svolgersi la vita: a limitare gli
uomini c'erano gli dei, insensibili e anche ostili ai desideri dell'uomo. Al di là degli dei c'era il
Fato: avverso non solo agli uomini, ma anche agli stessi dei. Ancora più in là c'era la morte a
limitare ogni speranza dell'uomo.
Poi con il cristianesimo Dio fu sempre meno
il nostro limite, e sempre più il nostro
complice, e cominciò così ad attenuarsi la
consapevolezza della nostra irrilevanza.
L'alleanza con il Dio dei cieli ha illuso la
nostra infantile voglia di onnipotenza, fino a
farci credere che noi fossimo veramente un
valore per l'universo.
Ma anche se era un nostro sodale, il Dio
cristiano conservava ancora traccia dei
nostri limiti: era suo, infatti, il governo del
cielo e della terra; suo il discrimine tra il
bene e il male; suo il potere sul tempo e
sull'eterno.
Poi, con la "morte di Dio¨ ci siamo liberati anche dell'ultimo limite, e
oggi l'onnipotenza dell'uomo sembra non avere più confini: tutto
dipende dalla nostra volontà, suggerisce una pubblicità pronta a
trasformare in business ogni nostra voglia.
Anche per questo, tutto quello che l'uomo ha, è normale, scontato
(non produce gioia).
Tutto quello che non ha, diventa colpa e impotenza (produce
depressione).
Si salva da questo schema chi è costretto, nonostante tutto, a fare
esperienza del proprio limite.
Si salva chi deve confrontarsi con una "malattia incurabile¨; chi deve
subire la dolorosa impotenza di un handicap; chi viene spinto ai
margini da una sventura; chi deve conoscere l'amore non riamato.
In queste condizioni è possibile
liberarsi dalla presunzione di un
soggetto tutto concentrato a soddisfare la propria volontà, e
passare ad un altro livello di conoscenza: ¨?$ni ricerca di "n
piacere 7 ricerca di "n paradiso arti.iciale0 di "no stato pi@
intenso0 di "n<ebbrezza0 di "n accresci,ento. Ma esso non ci
d> niente0 se non l<esperienza della s"a vanit>. )oltanto la
conte,plazione dei nostri li,iti e della nostra ,iseria ci
pone a "n livello s"periore¨ (S. Weil Quaderni vol. II 161).
Ma il passaggio ad un superiore livello di conoscenza è
possibile solo se "a contatto con il li,ite A sappia,o A non
,entire0 e re$$ere senza speranza¨ (S.Weil, Quaderni vol. II
43).
L'uomo, infatti, è capace di inventarsi tutto, pur di non ammettere il proprio limite; è capace di
qualunque menzogna, anche credersi "Figlio di Dio¨, pur di sentirsi al centro dell'universo.
In realtà il limite non limita l'uomo; limita solo il nostro infantilismo, la nostra presunzione:
"Il passa$$io al trascendente avviene 5"ando le .acolt> ",ane B intelli$enza0 volont>0 a,ore
",ano0 B cozzano contro "n li,ite0 e l<essere ",ano resta s"lla so$lia0 al di l> della 5"ale non
1C
p"= .are "n passo0 e 5"esto senza lasciarsene disto$liere0 senza sapere ci= c1e desidera e teso
nell<ani,a.
E< "no stato di estre,a ",iliazione. I,possibile a c1i non 7 capace di accettare l<",iliazione¨.
S. Weil Quaderni vol. IV 363).
Ma l'esperienza del limite non è una scelta. Ed è possibile solo a chi è stato "contagiato¨ dalla
consapevolezza di qualcosa che è al di là del limite. Chi "sente¨ il limite, vive già qualcosa che
è oltre il limite; è aperto ad altro (il limite è visibile solo da chi non è limitato dal limite).
E solo perché è in qualche modo consapevole d'altro, vede il limite (vediamo, per esempio, il
tempo come limite, perché abbiamo una qualche consapevolezza dell' ¨eterno¨. Se non
avessimo questa consapevolezza, saremmo come le piante e gli animali, non conosceremmo il
tempo).
Il limite è esperienza d'altro; altro che gli uomini finora hanno chiamato "divino¨, "spirito¨,
ideale. Qualcosa che ci annulla e ci realizza; qualcosa che ci fa accettare tutto, e tutto
ringraziare.
Perché solo chi ha conosciuto l'inferno, potrà poi vivere il paradiso; solo chi ha visto la morte,
amerà tutta la vita; solo chi è stato annichilito dal nulla, potrà commuoversi per le stelle.
Quando un uomo ha toccato il limite, ed ha perciò capito che ogni uomo è niente, un sorriso
diventa un regalo non del tutto meritato; un gesto di solidarietà, la prova della giustizia;
l'amore, un dono talmente grande da farci quasi vergognare.
Solo allora entreremo nella nostra più vera dimora. E solo allora anche una giornata piovosa,
può diventare una giornata stupenda.
Ma non dipende da noi l'accettazione o meno del limite.
Dipende dalla sventura o dalla gioia che sapremo reggere vivendo; anche se non dipende da
noi quanta sventura o gioia poter reggere vivendo. Non c'entra niente la volontà o la morale.
Tutto è stato deciso prima che noi diventassimo noi.
L'uomo è una costruzione fittizia della società; i suoi "valori¨ sono costruiti quasi tutti dal
"peso¨ delle maggioranze dentro l'individuo.
La ricerca del potere e del prestigio sociale sono la
sostanza di ciò che vale nella comunità degli uomini.
Ma c'è stato un tempo (e può tornare ad esserci) in cui
gli uomini riuscivano - per fede - a reggere la
solitudine: ed allora trovarono gli angeli e il divino.
Se per caso, per grazia, destino, una feritoia ci libererà
dalla prigione del sociale, noi potremo tornare a vedere
altro. E solo allora potremo dare pane a quella fede
che, in altri tempi, non si rassegnava alla fede degli
uomini.
T+ nell&infan"ia
e s,il!ppo di comportamenti antisociali
di $!isa 'ar(ieri
Dno st"dio condotto in +"ova Eelanda0 presso
l<Dniversit> di ?ta$o0 p"bblicato dalla rivista Pediatrics
(Rivista "..iciale dell<F,erican Fcade,G o. Pediatrics)
nell<ottobre 2'120 se,brerebbe i,p"tare all<"tilizzo
eccessivo della televisione0 nel corso dell<in.anzia0 il
risc1io di svil"ppare co,porta,enti antisociali a l"n$o
ter,ine.
La ricerca ha seguito un migliaio di bambini nati nella città di Dunedin in Nuova Zelanda tra il
1972 e il 1973; i bambini sono stati monitorati, ad intervalli regolari, dalla nascita fino all'età di
26 anni in riferimento all'utilizzo della televisione.
É stata studiata l'associazione emergente tra le ore trascorse dinanzi alla televisione dai 5 ai 15
anni e le condanne penali, le condotte violente, la diagnosi di disturbo antisociale di personalità
e tratti della personalità aggressivi in età adulta.
15
Chiaramente le associazioni, per essere considerate statisticamente significative, hanno tenuto
in considerazione parametri precisi di riferimento, quali il sesso, lo status socio-economico, la
presenza di precedenti episodi riferibili a comportamenti antisociali, nonché la valutazione della
famiglia di origine.
Si è potuto giungere alla conclusione che coloro che avevano fatto
maggior uso della Tv erano tra gli adolescenti e i giovani adulti che in
qualche modo si erano distinti per comportamenti inadeguati, sino ad
esprimere tratti della personalità chiaramente antisociali in età adulta
senza differenza alcuna né di sesso, né di appartenenza socio-
economica.
Le valutazioni dei ricercatori si sono spinte sino ad asserire che il
rischio di una condanna penale nella prima età adulta si registrasse
aumentato di circa il 30%, collegandolo ad ogni ora che i bambini
trascorrevano a guardare la TV nelle corso delle serate
infrasettimanali.
In età adulta questi individui sembrerebbero maggiormente predisposti, oltre che ad esprimere
aggressività, a sviluppare la tendenza tesa alla sperimentazione di emozioni
negative con verisimile conseguente maggiore predisposizione alla
slatentizzazione di comportamenti francamente antisociali.
É importante sottolineare, come dice uno degli autori, $indsa- Ro(ertson, il
fatto che sembrerebbe proprio l'esposizione prolungata alla televisione la causa
della devianza comportamentale, non che i bambini già predisposti verso
l'aggressività siano particolarmente attratti dal mezzo televisivo.

Questo risulta essere il primo studio "real life¨ nell'ambito dell'interazione bambino-
adolescente/programmi televisivi sottoponendo per un lungo periodo allo stimolo irritativo il
campione di individui sottoposti alla ricerca. Non si può nell'ambito di uno studio
osservazionale, come questo, provare che l'essere sottoposti a troppa televisione determini un
comportamento antisociale, però i risultati ottenuti vertono verso l'ipotesi più che accreditabile
che un uso eccessivo del mezzo in questione, soprattutto nelle prime fasi di vita, possa avere
conseguenze a lungo termine per il comportamento.
L'American Academy of Pediatrics raccomanda che i bambini dovrebbero guardare non più di 1
o 2 ore di televisione ogni giorno in osservanza di una qualità della programmazione adeguata.
In questo senso, oltre all'impegno educativo dei genitori, viene chiamata in causa anche la
responsabilità della programmazione stessa.
Note di approfondimento:
 Childhood and Adolescent Television Viewing and Antisocial Behavior in Early Adulthood - Lindsay A. Robertson, Helena M.
McAnally, Robert J. Hancox - http://pediatrics.aappublications.org/content/early/2013/02/13/peds.2012-1582
 Excessive TV in childhood linked to long-term antisocial behavior -
http://www.sciencecodex.com/excessive_tv_in_childhood_linked_to_longterm_antisocial_behaviour-107048
 University of Otago - http://www.otago.ac.nz/
 Dall’aggressività alla violenza. I crimini dell’uomo secondo la scienza - http://dailystorm.it/2012/07/05/dallaggressivita-alla-
violenza-i-crimini-delluomo-secondo-la-scienza/
 Lindsay Robertson - http://dnmeds.otago.ac.nz/departments/psm/research/sbru/staff/lindsay_robertson.html
 Dunedin Multidisciplinary Health and Development Research Unit (DMHDRU) - http://dunedinstudy.otago.ac.nz/
.na s,olta diagnostico/terape!tica c0e passa attra,erso la ,al!ta"ione delle
caratteristic0e di personalit1
a c!ra di $!isa 'ar(ieri
Nel 1921 venne pubblicata una famosa opera dello psicanalista Carl
Gustav Jung dal titolo esplicito: "PsGc1olo$isc1e !Gpen8 che alla traduzione
in italiano riporta alla caratterizzazione delle tipologie di personalità umane,
evidenziando i tratti psicologici dell'introverso e dell'estroverso.
Introversione ed estroversione, semplificando le fondamenta che diedero la
possibilità allo scienziato di proporre questa prima classificazione empirico-
16
scientifica, riportano al modo di pensare e di reagire all'ambiente esterno sull'onda della
tipologica visione del mondo stesso. La differenza principale, quindi, tra le due tipologie di
personalità è l'attenzione che viene posta verso il soggetto piuttosto che verso l'oggetto:
l'estroverso si pone in maniera aperta e accogliente conseguentemente risulta socievole e
assertivo, mentre l'introverso esprime chiusura, quindi si mostra più riservato, riflessivo e
meno socievole, senza giungere all'isolamento, semplicemente emerge una tendenza a
circondarsi di amici facenti parte di una cerchia ristretta di individui.
Lo studio, che vorrei proporre e che è stato presentato al 14° Meeting annuale della Society for
Personality and Social Psychology (17B19 $ennaio <1& A +eH ?rleans), fa parte di un filone
emergente della ricerca psicologica sulla personalità: un tentativo di dimostrare
scientificamente come le persone possano differenziarsi l'una dall'altra ed in quale modo tali
diversità incidano sulla loro qualità di vita.
Alcuni ricercatori della Society for Personality and Social Psychology (SPSP) hanno tentato di
comprendere come l'individuo si inserisca nella società, quanto e/o come incida sulla qualità
del ruolo sociale la struttura di personalità estroversa, piuttosto di quella introversa.
L'estroversione non si limita a spiegare le differenze che intercorrono tra le persone in
occasione di eventi sociali, quanto invece questa caratteristica, che va oltre la genetica, possa
arrivare ad influenzare il cervello nella difficile operazione di attuare delle scelte, specie se
queste portano ricompense immediate o dilazionate nel tempo.
Colin DeYoung, dell'Università del Minnesota, che ha partecipato al lavoro
asserisce che:
"la personalit> dell<individ"o in.l"isce s"lle prestazioni di lavoro0
nonc16 s"$li atte$$ia,enti sociali e politici0
s"lla 5"alit> e s"lla stabilit> delle relazioni sociali0
s"lla sal"te .isica e s"lla ,orbilit> sino alla ,ortalit>0
e non da "lti,o s"i potenziali risc1i di incorrere in dist"rbi ,entali¨
David Funder (Università di California, Riverside), attuale Presidente della SPSP,
specifica:
"la ricerca di DeIo"n$ si inserisce in "n a,pio spettro di val"tazioni nell<a,bito
della biolo$ia e delle ne"roscienze c1e stanno ai"tando lo svil"ppo di teorie s"lla
personalit>0 5"indi la co,prensione0 s"pportata dal ,etodo scienti.ico0 atta a
.ornire spie$azioni circa ,odelli persistenti di co,porta,ento e di esperienza8
9I ricercatori c1e stanno presenziando 5"esta sessione (JJ) rappresentano sola,ente ci= c1e la
psicolo$ia della personalit> potrebbe arrivare a co,prendere e la rilevanza sociale c1e tale
co,prensione potrebbe ass",ere¨.
Nel corso dello studio le persone valutate sono state
sottoposte a fMRI (Risonanza Magnetica funzionale) nel corso
di una prova che prevedeva la scelta orientata verso piccole
ricompense immediate, oppure grandi ricompense dilazionate
nel tempo (es: 15$ oggi verso 25$ in 3 settimane); le scelte
sono state correlate all'attività cerebrale associata ai diversi
tratti di personalità.
Si è evidenziato che l'estroversione prevede attività neuronale nella corteccia cerebrale mediale
orbito-frontale, regione coinvolta nella valutazione delle ricompense. Lo stimolo indotto dalla
possibilità offerta di effettuare scelte con differenti feed back ha evidenziato una maggior
stimolazione da ricompensa immediata. Secondo DeYoung, essendo assodato da precedenti
studi che questa regione del cervello è legata all'estroversione, questo nuovo studio dimostra
come la sensibilità alla ricompensa immediata si possa collocare alla base dell'estroversione.
DeYoung continua il suo lavoro di ricerca puntando l'attenzione sulla possibilità di comprendere
cosa stia alla base dei principali tratti di personalità, quali processi psicologici quei tratti
possano caratterizzare e come siano generati dal cervello.
La scienza sta facendo grandi passi verso la comprensione di questo sistema incredibilmente
17
complesso rappresentato dal cervello, ma anche la comprensione di ciò che sta alla base della
personalità, secondo il ricercatore, è un passo importante verso il traguardo auspicato, ossia la
comprensione di come il cervello ci renda ciò che siamo.
La ricerca sta facendo emergere il legame tra struttura di personalità e conservazione dello
stato di salute nel tempo, nello specifico si stanno applicando nuovi modelli di ricerca che
misurano la correlazione tra la personalità e la durata di vita in stato di buona salute. Si è già
evidenziato chiaramente che lo stato di salute non è solo conseguenza della combinazione
genetica e/o ambientale, ma risulta strettamente legato alle caratteristiche variabili della
personalità.
Le caratteristiche della personalità si iniziano a delineare durante l'infanzia e proprio questa
fase di vita, come dice Sarah Hampson dello Oregon Research Institute, fa la differenza
rispetto allo sviluppo e alla definitiva determinazione della personalità adulta. Un nuovo studio,
che presto verrà pubblicato sulla rivista -ealt1 PsGc1olo$G 0 evidenzia un fattore determinante
per lo sviluppo di una sana struttura di personalità che volga verso una buona qualità di vita:
la consapevolezza!
Attraverso la valutazione comparativa dei dati di 2000 bambini nel 1960 alle scuole elementari
nello Stato delle Hawaii ad oggi (*) si è visto che quelli che allora erano considerati bambini
meno consapevoli, quindi maggiormente negligenti ed irresponsabili, hanno poi mostrato uno
stato di salute peggiore all'età di 40 anni, rispetto a coloro che, invece, avevano acquisito
quelle conoscenze atte ad affrontare responsabilmente e con diligenza la vita di ogni giorno.
Il lavoro del gruppo della Hampson potrebbe indicare la strada più adeguata per educare i
bambini verso l'acquisizione di regole di vita compatibili al miglioramento dello stato di salute
nella popolazione adulta del futuro attraverso l'educazione allo sviluppo della consapevolezza e
della sana criticità di pensiero, nonché dell'abilità di accettare la latenza che spesso intercorre
tra l'azione e la possibile gratificazione, venendo a contrastare il comportamento compulsivo ed
alimentando la capacità di modulazione.
La società futura è sicuramente legata agli stimoli che oggi caratterizzano il processo educativo
dei bambini, adulti di domani.
Nell'ambito della comunità scientifica specializzata nella salvaguardia della salute mentale
sembra farsi largo l'idea che le caratteristiche di personalità rappresentino fattori
importantissimi nella risposta ai trattamenti terapeutici, cosa che, invece nel Manuale
Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) è stato sottostimato sinora.
Come dice Robert Krueger dell'Università del Minnesota, collaboratore alla
stesura del DSM, V edizione, che verrà pubblicato nel 2013:
"l<in.l"enza della psicolo$ia della personalit> 7 a",entata
in 5"anto o..re str",enti e ,etodi rilevanti al .ine di perse$"ire
"na corretta ed ade$"ata classi.icazione psic1iatrica
a..inandone la di..erenziazione anc1e in relazione alla personalit>
dell<individ"o sottoposto a classi.icazione s" base escl"siva,ente clinica.8
Il DSM-V contiene un modello che comprende le caratteristiche di personalità che deriva dal
lavoro della psicologia della personalità. Tale modello potrà aiutare i terapeuti a migliorare i
trattamenti destinati, per fare un esempio, alla depressione, distinguendo tra un paziente
generalmente empatico con gli altri ed uno che, invece, presenta tratti di costante
conflittualità, al di là del sintomo depressivo.
Secono Krueger il paziente depresso con tratto di personalità empatico trarrà maggiore
giovamento dalla relazione terapeutica rispetto a quello che presenta difficoltà in ambito
relazionale.
A conclusione di questo mio breve riferimento al lavoro svolto, ed in costante fase di
evoluzione, della psicologia della personalità, riporto le parole del Presidente della SPSP
Funder, in quanto trovo estremamente importante la considerazione cui si da risalto:
"il D)MB* potrebbe rivelarsi "na svolta nella storia della classi.icazione psic1iatrica in 5"anto0
pi@ c1e ,ai in passato0 il s"o rinnovato asse,bla$$io 1a ten"to
in considerazione i ,etodi e i ris"ltati della psicolo$ia della personalit>¨
18
note di approfondimento:
 Understanding Personality for Decision-Making, Longevity, and Mental Health http://www.spsp.org/?Person_PR_17Jan13 ;
Society for Personality and Social Psychology
 Researchers Explore the Role of Personality in Society - Rick Nauert PhD )enior +eHs Editor B Reviewed by John M. Grohol,
Psy.D. on January 18, 2013
 Personalità introversa ed estroversa
 Introversione ed estroversione - http://it.wikipedia.org/wiki/Introversione_ed_estroversione
 14° Meeting annuale della Society for Personality and Social Psychology (17-19 gennaio '13 - New Orleans) - (**)
 Colin DeYoung http://www.tc.umn.edu/~cdeyoung/ ; http://www.psych.umn.edu/people/facultyprofile.php?UID=cdeyoung
 David Funder of the University of California, Riverside - http://www.psych.ucr.edu/faculty/funder/
 Risonanza magnetica funzionale - fMRI (K"nctional Ma$netic Resonance I,a$in$) è una tecnica di imaging biomedico che
consiste nell'uso dell'imaging a risonanza magnetica per valutare la ."nzionalit> di un organo o un apparato, in maniera
complementare all'imaging ,or.olo$ico. http://it.wikipedia.org/wiki/Risonanza_magnetica_funzionale
 Sei estroverso o introverso? - http://guide.supereva.it/sogni/interventi/2006/03/248632.shtml
 Health Psychology
 (*) lo studio è stato finanziato da: National Institute of Mental Health e National Institute of Aging
 Robert Krueger of the University of Minnesota
NON E& 2.E#TO I$ MODO
di Marco Cin!e
I
se prendo la parola "dolore¨
e la sbudello mille e mille volte
se le strappo via brandelli
e le cavo a pezzi il cuore
se lascio le sue macerie sanguinanti
a putrefare nell’alito marcito
di un foglio osceno e senza fondo
non sarà mai lo stesso dolore immondo
che adesso vorrei davvero partorire
potrei inventare qualunque cosa
per parlare di questa fottuta guerra
sperimentare contorni ad effetto
e cornici nuove
per farne risaltare il vuoto che ti strazia
ma quel nodo che lega le mie labbra
quel deserto che mi chiude in gola
quel disgusto irrisarcibile che implora
su questo volto sfigurato e stupefatto
che qualunque sforzo fatto
non sarà mai e mai abbastanza
è come suicidarsi in rate diseguali
ma senza più veder la fine
perché nemmeno ingoiando
tutte le luttuose epoche del mondo
riuscirei a vomitarle come si conviene
II
- non è questo il modo -
metastasi dell’umanità
che sapeva bene del suo cancro
- non è questo il modo -
figli di una stessa madre
sbranata assieme in compromesso
cloni perfetti di Caino, cellule impazzite
orfani in corteo fra terra e cielo
19
- non è questo il modo -
- non è questo il modo -
potrei ripeterlo un miliardo di volte
e inizio a percepire quel dolore
ma ancora - non è questo il modo -
è un abisso inarrivabile
uno splendido mattino
sbocciato nel giorno in cui
mi son cavato gli occhi di assassino
- non è questo il modo -
crocifiggetemi in un buco nero
friggete nel fiele i miei resti
e dateli in pasto al padrone del porcile
- non è questo il modo -
trovate il genio dei torturatori
sarò il suo esperimento preferito
il mio corpo un nervo tutto fuori
elettrificato fino all’anima dell’osso
ma non è questo il modo
non è mai questo il modo
III
o vento, vento insaziabile
che scompigli le mie frustrazioni
scuotimi come un giunco spezzato
e dammi finalmente quel dolore
che ancora ostinatamente mi si tace
e se questo non sarà il modo
dimmi almeno dove cercare
o mare, mare di speranza
per ogni tua goccia un ricordo
infrangiti con tutta la possanza
sulle ultime illusioni e spazzami via
inghiottimi per sempre nel ventre
della tua più profonda azzurrità
o cielo che non provi mai vergogna
coi piedi impantanati in questa gogna
fammi rivivere al contrario
succhiami nel sussurro della notte
e piangimi nei tuoi tramonti insanguinati
o dolore, dolore!
come posso conoscere il modo se non so
nemmeno del mio primo vagito?
coglimi come e quando vuoi, dolore
e non ti chiederò più nulla
se non il saperti dire
20
+olont1 o Passione 3
Passione4 reali""a"ione della ragione
di Tino Di Cicco
La volontà ci fa sentire "attivi¨; la passione "passivi¨.
E noi pensiamo che essere attivi sia bene, essere passivi, male.
In realtà noi possiamo realizzarci solo nella passione; mai assecondando la nostra volontà, le
nostre piccole "ragioni¨.
Da Gesù a San Francesco, Da Simone Weil a Holderlin, da Antigone a don Chisciotte, da Rumi a
Van Gogh, è sempre la passione a realizzarsi (e realizzarci).
Noi sappiamo che è così, intuendo che la passione non è la rinuncia alla "ragione¨, ma la sua
realizzazione in un ambito più puro.
E' vero che ci sono "passioni¨ che non sanno attraversare la ragione, ma queste vanno
considerate solamente "istinti¨. Mentre la passione nobile e pura si nutre di ragione, non ne ha
paura, anche se non cede alle ragioni della ragione.
Noi siamo natura, e se il papavero si realizza "naturalmente¨ di rosso a primavera, la nostra
natura ha bisogno di realizzarsi nel bene.
Sappiamo anche che il vero bene non è nella nostra disponibilità: possiamo comprare (quasi)
tutto, ma non il trascendente. E come ci ricordano Platone, Gesù e Simone Weil, il vero bene
non è di questo mondo: è trascendente (reale, ma - oppure perciò - trascendente).
Noi possiamo essere "attivi¨ solo dentro un mondo "a misura d'uomo¨; un mondo dove non
deve entrare la consapevolezza che noi siamo non solo materia e bisogni, ma anche nobiltà e
"divino¨. Dentro un mondo così impoverito è la nostra volontà a decidere.
Ma quando la "scintilla trascendente¨ che noi siamo e non siamo può farci naufragare nel
sentimento del tutto, allora non possiamo che diventare "passivi¨; non possiamo che subire
l'esperienza del "divino¨ ("io mi sforzo di condurre il
divino che è in me al divino che è nell'universo¨, sono
le ultime parole di Plotino).
Ma la modernità ha come privato l'uomo di nobili
passioni, ed ha elevato a suo eroe Stachanov.
Siamo passati da una paideia che educava a capire
chi siamo (ed educandoci ci realizzava nella gioia) ad
una informazione che ci reclama servi dell'economia.
E l'uomo, da intimo degli dei, è diventato un
dettaglio del PIL (non si dice più "uomini¨ oppure
lavoratori, ma : "capitale umano¨).
Come è possibile appassionarsi per l'economia ?
Come può l'uomo sacrificare tutta la sua esistenza
per testimoniare il "valore¨ della finanza
internazionale?
Noi viviamo una volta sola; non abbiamo una vita di
riserva da utilizzare quando saremo finalmente
entrati nel Paradiso-della-Merce. Se noi rinunciamo -
adesso - a realizzarci nel bene, rinunceremo per
sempre. E questa rinuncia non è da condannare
moralisticamente, ma è solo da com-patire, perché
21
priva l'uomo dell'unica occasione che aveva.
E il fatto che le maggioranze si realizzino facendo la fila ai saldi invernali, non significa proprio
niente. Mai le maggioranze hanno indicato una via per la salvezza (la salvezza, qui,
naturalmente), ma si sono sempre accodate.
Se Gesù di Nazareth avesse aspettato il consenso della maggioranza, dove sarebbero le "radici
cristiane dell'Europa¨? Se Antigone avesse dovuto rispettare solo la legge degli uomini, sarebbe
arrivata fino a noi la sua testimonianza ? Se Vincent Van Gogh si fosse arreso a fornicare con il
mercato, saprebbe commuoverci ancora ?
Fin quando si tratta di volere i "valori¨, siamo prigionieri della logica, del tempo, dell'uomo; ma
quando una passione più grande di noi "umilia¨ la nostra volontà e ci obbliga a fare esperienza
d'altro, allora è possibile intuire qualcosa; e allora non possiamo che ringraziare.
Il matrimonio ga- si associa al miglioramento della sal!te
di $!isa 'ar(ieri % 27 febbraio '13
Il Lo"rnal o. -ealt1 and )ocial #e1avior p"bblica "no st"dio condotto
da "n $r"ppo di ricercatori .acenti capo alla Mic1i$an )tate DniversitG
c1e0 a se$"ire "na l"n$a ricerca0 asserisce 5"anto e co,e il ,ancato
riconosci,ento le$ale delle convivenze o,osess"ali possa ris"ltare
deter,inante in ter,ini s.avorevoli s"llo stato di sal"te dei
co,ponenti le coppie.
Hui Liu, Dipartimento di Sociologia alla Michigan State University,
nonché capogruppo della ricerca, ha dimostrato il fatto che le persone
sposate, ossia coloro che convivono supportati dal riconoscimento e dal
supporto anche legale della Comunità di appartenenza, a parità di
condizioni socio-economiche, nonché dei livelli di istruzione, di reddito e
di copertura assicurativa, presentano uno stato di salute migliore di
coloro che appartengono a coppie omosessuali conviventi, ma non
legalmente riconosciute.
Lo studio potrebbe avere implicazioni nel dibattito in corso sul matrimonio gay in alcuni Stati
degli USA, tra i quali il Michigan, dibattito che sembra sempre più orientato al riconoscimento.
Il dato che emerge dallo studio non è affatto da sottostimare in quanto, come dice la dott.ssa
Liu: "la le$alizzazione del ,atri,onio $aG potrebbe contrib"ire a ,i$liorare le condizioni di
sal"te di parecc1i individ"i i,plicati .orzosa,ente in "na convivenza o$$i non riconosci"ta
le$al,ente¨ in quanto la legalizzazione del matrimonio omosessuale potrebbe portare i benefici
derivanti dal matrimonio eterosessuale, ampiamente documentati da studi scientifici (vedi note di
approfondimento).
Lo studio, condotto tra il 1997 e il 2009, ha analizzato circa 700.000
+ational -ealt1 IntervieH )"rveGs (NHIS), una raccolta dati provenienti da
interviste personali che propone una vasta gamma di argomenti legati allo
stato di salute, ha compreso 3330 tra uomini e donne identificate come
omosessuali conviventi.
La disparità emersa nell'analisi delle coppie rispetto al genere sembrerebbe
da collegarsi alla mancanza di risorse sociali, psicologiche ed istituzionali
che derivano dal matrimonio civile; a questo stato, già di per sé deficitario,
è stato stimato il livello di stress cui questi individui sono sottoposti per via
dell'omofobia e della discriminazione cui spesso le coppie gay conviventi
sono sottoposte.
A completare l'indagine sono state esaminate anche le differenze etniche ed è emerso un dato
preoccupante, ossia che le donne lesbiche nere versano in uno stato di salute meno adeguato
rispetto a quelle bianche. Ambedue le categorie di donne figurano meno sane di quelle che
22
vivono una coppia eterosessuale, sebbene le bianche omosessuali stiano meglio rispetto alle
bianche etero, ma single.
I pregiudizi legati e al genere e all'etnia svolgono un ruolo devastante sullo stato di salute di
coloro che li devono subire, in quanto tutto ciò che il contesto sociale può offrire alle coppie
etero, quindi riconosciute nei loro diritti fondamentali, viene a mancare o a risultare
insufficiente.
Questa ricerca dovrebbe farci pensare e in relazione al nostro senso civico e alla nostra
consapevolezza, sinanche salvaguardia, dei diritti fondamentali dell'uomo e alle conseguenze,
positive per tutta la Comunità, volte a migliorare lo stato di salute sociale. Dovrebbe, inoltre,
suggerire alle istituzioni quale comportamento, dal punto di vista legislativo, sarebbe bene
tenere a migliorare la qualità di vita della cittadinanza di cui dovrebbero essere responsabili.
Note di approfondimento:
 Studying the health of same-sex couples - Published: Feb. 27, 2013 - Hui Liu, Dipartimento di Sociologia alla Michigan State
University, Corinne Reczek, University of Cincinnati and Dustin Brown, University of Texas
 Michigan State University
 Journal of Health and Social Behavior
 Is Marriage Good for Your Health? - TARA PARKER-POPE
 Does a Better Relationship Mean Better Health? - Rebecca Felsenthal Stewart
 MARRIAGE
 immagine matrimonio gay
 +ational -ealt1 IntervieH )"rveGs (NHIS)
$&apparato
di Tino Di Cicco
L'apparato già scaldava le nomine. Tutto era pronto per il
festino. I sondaggi snobbati quando dicevano altro, questa volta
erano tenuti in grande considerazione.
Poi c'erano state le primarie; tutto era chiaro, logico, moralmente
legittimato: aveva vinto chi doveva vincere (burocrazia dixit) per il
bene del Paese-apparato.
Non capiva (e non capirà mai) l'apparato, che se le regole per le primarie sono decise per
escludere la partecipazione, allora è quasi inevitabile che qualcuno dell'apparato possa
celebrare i suoi trionfi.
Non capiva (e non capirà mai) l'apparato che fuori la burocrazia del partito,
dei suoi interessi, dei suoi "valori¨, c'è tanta, tantissima realtà.
Realtà che può essere esclusa dalla primarie, ma non è ancora possibile
escluderla dal voto.
E quando vota, sceglie persone, passioni, valori diversi da quelli codificati
dall'apparato.
Dopo la "morte di Dio¨, e la rinuncia papale, l'apparato crede di essere
rimasto l'unico detentore della verità.
L'apparato studia, lavora, pensa, solo in funzione dei propri
interessi (un certo Karl Marx lo sapeva benissimo).
Il mondo fuori, quello delle persone normali, quelle che studiano ma non trovano
lavoro, o quando lo trovano non hanno né diritti, né stipendio per vivere; quelle
che saranno precarie "finché morte non li
separi¨ dal lavoro ; quelle che non sono abili alla lotta per
la sopravvivenza a suon di raccomandazioni; quelle che
quando stremate dal lavoro andranno in pensione a 4/500
C al mese saranno onorate di sapere che avranno
contribuito a pagare i contributi figurativi di qualche
boiardo di Stato per aiutarlo ad ottenere fino a 90.000 C al
mese di pensione, questo mondo qui è considerato dagli
apparati solo un epifenomeno del suo mondo.
23
Questo mondo, pensano le burocrazie, può anche parlare, pensare, ragionare, ma la verità la
conosciamo solo noi.
Eppure un tempo i burocrati erano persone normali; forse si erano avvicinate all'¨idea¨ per
aiutarla a partorire una realtà migliore, ma che poi, nelle more, hanno pensato fosse più
redditizio aiutare se stessi.
L'apparato si considera il legittimo interprete della società (e forse anche del mondo). Vive ,
ragiona, s'indigna con la logica del "chi è dentro è dentro, e chi è fuori è fuori¨.
Ma poi qualche volta il fuori non si rassegna, entra nei talk show e ridicolizza i burocrati del
bene.
Cari amici dell'apparato (di tutti gli apparati) respirate
anche un poco d'aria fuori dei vostri uffici. Fatevi una
passeggiata nei boschi in primavera alla ricerca di
asparagi; guardatevi "viva la libertਠper recuperare la
vostra umanità.
Oppure, se avete tempo, guardatevi la sera la stella
più lontana nel cielo: potreste capire il mondo, più di
quanto pensate di capire dentro i Comitati Centrali o di
periferia.
Cas!almente
di Tino di Cicco
Casualmente era nato. Casualmente nel ventesimo secolo; in Occidente. Sano,
casualmente, e di normale intelligenza.
Anche lui per vivere era stato condizionato dallo stomaco e dal sesso; anche lui aveva dovuto
lavorare, dormire, mangiare, respirare; anche lui.
Tutto questo era necessario; erano cose utili per vivere, ma lui sentiva che questo non era
ancora il bene. Non credeva che questi fossero i "Valori¨; non riusciva a lasciarsi coinvolgere
intensamente da queste cose: pensava sempre ad altro.
Intuiva che la sua natura poteva realizzarsi veramente solo quando riusciva a conoscere il
bene e ad amare l'esistente.
Aveva letto milioni di libri per capire; aveva visitato tante terre della nostra Terra; aveva
interrogato uomini eccellenti per sapere; aveva imparato lingue di altri Paesi per conoscere il
pensiero di altri uomini. Ma di tutto quello che vedeva, sentiva, pensava, a lui interessava solo:
crescere nel bene e amare l'esistente. Era questa la sua stella polare; era questa la passione
che lo dominava.
Aveva dovuto imparare che gli uomini si sentono liberi solo quando possono manifestare il loro
carattere; dimenticando che così liberano i loro istinti, non il bene seminato dentro loro.
Aveva dovuto imparare che anche quando parlano del divino, gli uomini pensano quasi sempre
ai loro interessi.
Ma lui non si rassegnava a tutto questo: lui sapeva che oltre quello che gli uomini considerano
utile, necessario, c'era altro; per questo lui non riusciva a rassegnarsi all'esistente.
Intuiva che dio doveva coincidere con il mondo, e "sapeva¨ perciò che chiunque era destinato a
"provare¨ dio, non poteva non crescere nel bene e nell'amore di tutto l'esistente: "i figli della
terra sono tutto amore/ come la Madre, e accolgono tutto¨ (F. Holderlin, il Reno)
All'inizio questa fu dolorosa e umiliante passione; poi fu l'occasione per l'esperienza della gioia
senza perché. All'inizio fu sventura nei bassifondi del nulla, poi fu la mite folgorazione della
bellezza.
Quando il suo tempo stava per finire, si rese conto che questa sua vocazione non era solo sua:
era la vocazione di tutti.
Perché tutti abbiamo bisogno di conoscere il bene e amare l'esistente per vivere. Ma ognuno
arriva dove può in questo percorso.
Se uno è santo al massimo grado, diventa Francesco di Assisi; se è un cuore nobile può
diventare don Chisciotte de la Mancha. Ma nessuno è obbligato a diventare quello che non è:
né dallo Stato, né dalla Chiesa.
La legge e la morale sono inevitabili; ma per crescere nel bene e nell'amore non servono a
24
niente; "molto la Necessità opera/ e la cura e il crescere, il più/ può la nascita,/il raggio di
luce/ che incontra il nuovo nato (F.Holderlin, il Reno).
Bisogna lodare molto quelli che amano; quelli che utilizzano questo tempo chiamato vita solo
per bruciarsi nel fuoco del bene.
E bisogna essere - forse - ancora più amorevoli per quelli che cercano il bene, e trovano
sempre altro. Per quelli che cercano amore per essere riamati, e non riescono a trovare la
cadenza giusta.
Molti qui cercarono la felicità nel pranzo della domenica, o sperarono nel tempo del Paradiso.
Qualcuno, senza merito alcuno, sapeva che la "naturale¨ tensione dell'uomo alla felicità, si
nutre solo di bene e di amore.
E trovò così la vera nobiltà nascosta dentro se stesso: e fu la gioia.
+iolen"a s!lle donne: “Amore criminale”
di Marco Cin!e
A proposito di violenza sulle donne all’interno dei nuclei famigliari
italiani, "Amore criminale¨ è il titolo di una nota trasmissione
televisiva trasmessa da una rete nazionale. Senza voler entrare
nella validità culturale e sociale di tale trasmissione, sembra che le
più oscure ragioni commerciali cerchino continuamente di stimolare
strumentalmente, magari per probabili motivi di lucro, la morbosa
curiosità dei telespettatori; ma è palesemente evidente che un
simile titolo non possa avere alcun senso se non quello di mistificare
il significato di due parole così profondamente diverse tra loro, così
chiaramente agli antipodi nei loro contenuti, così maledettamente
inaccostabili da qualsiasi prospettiva le si voglia vedere, ascoltare, pronunciare.
Come si può mai anche solo pensare che sia possibile uccidere per amore? E l’amore non sta
alla vita tanto quanto il crimine e l’omicidio stanno alla morte? Non è amore quando si nega
l’altrui felicità per affermare la propria egoistica infelicità. Nessun amore ci appartiene se non
quello che siamo in grado di dare all’altro o all’altra.
Perciò l’accostamento così stonato e stridente di due termini tanto in antitesi è sbagliato e
pericoloso: sbagliato perché tale strabismo è profondamente diseducativo; pericoloso perché
tende a giustificare inconsapevolmente l’azione criminale quando questa avviene per un
presunto sentimento di "amore¨.
Naturalmente è più che necessario dare rilevanza a un simile, drammatico argomento, per il
quale si fa troppo poco e troppo male, ma sarebbe auspicabile che tale tema rientrasse nelle
priorità delle agende politiche, culturali e persino religiose del Paese.
Temo che la sola denuncia spettacolarizzata, trasmessa in una rassegna televisiva degli orrori,
non funga da deterrente per gli autori dei crimini. Ci vorrebbe ben altro per porre rimedio a un
simile degrado e si dovrebbe capire che forme aberranti come il maschilismo, l’omofobia ed
ogni altra sorta di maschia violenza si nutrono di determinati modelli culturali e
comportamentali, rispetto ai quali la lista dei responsabili è ben lunga.
Ci sono, in primo luogo, gravissime responsabilità politiche: non si legifera e si fa poco o nulla
per tutelare le vittime dei crimini e ancor meno per promuovere e finanziare programmi
educativi in ogni fascia del disagio sociale.
In secondo luogo ci sono le responsabilità culturali, dove concorrono l’istituzione famigliare (il
luogo più pericoloso per l’incolumità fisica e psicologica delle donne), la scuola ed anche
l’informazione, con un particolare impatto proprio della televisione.
Influenzano la formazione dei cattivi modelli di riferimento anche fattori come i messaggi
pubblicitari, i giochi, i videogiochi, la moda e quant’altro. Non ultime ci sono le enormi
responsabilità religiose delle principali confessioni monoteiste: a nessuna donna è permesso
diventare cardinale, papa, rabbino o mullah e quanto più le religioni interferiscono nella vita
sociale, culturale e politica, tanto più il ruolo della donna diventa discriminato e subalterno a
quello dell’uomo.
Riguardo alla religione cattolica, ad esempio, questa si basa proprio su un peccato originale
25
grazie al quale ogni donna è destinata a diventare colpevole ancor prima di nascere; per non
parlare di comandamenti che sembrano fatti su misura per l’uomo, ad esempio il nono, che
recita: "non desiderare la donna d’altri¨, come se questa fosse una merce o una proprietà.
Per tornare all’incipit del ragionamento, ci sono infine le responsabilità insite nel linguaggio e
nelle parole che utilizziamo, rispetto a cui ciascuna persona è, in diversa misura,
corresponsabile.
Per concludere sinteticamente, si potrebbe dire che la semplice esibizione del male, di qualsiasi
male, non ha alcuna utilità se non si traduce nella concreta necessità di curarlo.
Empatia ed et1
di $!isa 'ar(ieri
)e,bra c1e le persone0 specie le donne di ,ezza et>
siano ,a$$ior,ente in $rado di entrare in contatto
e,patico a percepire il dolore altr"i0 rispetto ad altre
cate$oria di individ"i.
Lo studio realizzato da Ed O’Brien, Sara H. Konrath, Daniel
Grühn and Anna Linda Hagen (DniversitG o. Mic1i$an0 Fnn
Frbor: DniversitG o. Roc1ester Medical (enter0 +eH IorM:
+ort1 (arolina )tate DniversitG0 Ralei$1) e pubblicato
nell'agosto 2012 sulla rivista Lo"rnals o. Gerontolo$G:
PsGc1olo$ical and )ocial )ciences0 dimostra il legame tra
l'età e la capacità di entrare in contatto empatico.
Il lavoro di ricerca effettuato su 75.263 adulti americani di età compresa tra i 18 e i 90 anni
dimostra che le donne di mezza età sono più empatiche rispetto ai coetanei uomini, nonché
rispetto a persone più giovani o più vecchie.
L'empatia è un "sentire dentro¨, un comprendere lo stato d'animo dell'altro, è un indice di pro-
socialità molto potente in quanto tende alla creazione di importanti relazioni interpersonali,
oltre che riservare migliori feed back relazionali, esprimere un elevato livello di intelligenza
emotiva ed elevare l'autostima. Attraverso l'empatia, l'osservazione esterna dell'altro viene
sostituita dalla percezione interiore dell'altro, arrivando ad arricchire e a cambiare la
percezione del mondo.
I partecipanti allo studio sono stati sottoposti ad un test di valutazione del grado di empatia
chiamato Interpersonal Reactivity Index che parte dal presupposto che il concetto di empatia
confluisca in un insieme di costrutti separati, ma correlati, conseguentemente il suo livello è
stato valutato in modo indipendente in relazione alla componente emotiva e alla componente
cognitiva di empatia durante l'arco d vita adulta.
Sono stati studiati 3 grandi campioni di popolazione adulta ed in tutti si è riscontrato un
maggior livello di empatia negli adulti di mezza età senza alcuna differenza di etnia, ma con
forte differenza di genere, in quanto le donne dimostravano livelli nettamente più elevati.
Sembrerebbe che alla base dell'elevato livello di empatia si
potesse considerare l'accumulo di esperienze, di abilità
cognitive che raggiungerebbe una sorta di apice nell'età di
mezzo.
Nella prima fase di vita prevarrebbe l'apprendimento, mentre
nella seconda il decadimento.
Per quanto riguarda l'evidente differenza di genere rispetto al
livello di empatia espressa lo studio non è chiarissimo, in
quanto risulta essere un dato tangenziale al quesito prioritario
cui si è prestato attenzione, ossia l'età, in ogni modo è
incontestabile il dato che le donne di mezza età esprimono il
massimo delle capacità empatiche nel largo campione
analizzato.
26
Non si può escludere, come sostengono gli autori, che queste rilevazioni inerenti l'età siano
condizionate dalla fascia di popolazione analizzata, in quanto trattasi di persone nate tra il
1950 e il '60, quindi appartenenti ad una generazione sottoposta ad innumerevoli cambiamenti
sociali ed avvezza alla rimessa in discussione di sé e del contesto di appartenenza. Queste
caratteristiche ambientali, in effetti, potrebbero avere indotto e/o rinforzato la capacità di
entrare in contatto con l'altro.
Studi precedenti avevano evidenziato un elevato livello di narcisismo ed un evidente calo di
empatia nella popolazione giovanile di oggi, come a confermare l'ipotesi del possibile
condizionamento ambientale nell'acquisizione dell'abilità di relazionarsi.
I ricercatori ipotizzano la possibilità, ancora da sperimentare, di potere incidere sul livello di
acquisizione di empatia attraverso l'utilizzo dei media elettronici, ad esempio rinforzando la
propensione verso gli altri attraverso la promozione di azioni di volontariato, di beneficenza o,
comunque, di importanti attività socialmente utili. Sarebbe un importante traguardo per la
società tutta riuscire a capire in quale modo promuovere-rinforzare un tale sentimento legante
umano, quale è l'empatia, agendo su quei fattori che possono incidere sulla risposta, ma a
quanto pare, siamo ancora lontani da questa possibilità.
note di approfondimento:
 Institute for Social Research - University of Michigan http://home.isr.umich.edu/
 "Empathic Concern and Perspective Taking: Linear and Quadratic Effects of Age Across the Adult Life Span¨ !1e Lo"rnals o.
Gerontolo$G0 )eries #:PsGc1olo$ical )ciences and )ocial )ciences0 doi:1'.1'9&$eronb$bs'33 B Ed O’Brien, Sara H. Konrath,
Daniel Grühn and Anna Linda Hagen - University of Michigan, Ann Arbor; University of Rochester Medical Center, New York;
North Carolina State University, Raleigh.
 Interpersonal Reactivity Index - http://www.eckerd.edu/academics/psychology/iri.php
 immagine Empatia: http://www.tranquilla.it /2012/11/empatia/
 immagine Woodstock il palco - http://xoomer.virgilio.it/sito_della_pace/prima_parte.htm

una tavolata della Trattoria degli Studenti
$a trattoria degli st!denti
di Marco Cin!e
La vecchia trattoria del sor2 Do,enico, conosciuta
anche come da Do,enico er .aciolaro, era
frequentata soprattutto dagli operai che lavoravano
presso l’ex Mattatoio, attorno cui nacque il vecchio
quartiere popolare di Testaccio. Situato in via
Galvani, proprio a un centinaio di metri dal
Mattatoio, questo locale fu rilevato nel dicembre del
1973 da un gruppo di 18 tra ragazze e ragazzi che
ne fecero la prima trattoria autogestita di Roma.
L’idea era quella di dar vita a una forma di impresa
alternativa ed a un modo di lavorare diverso, senza un padrone e senza tutte le alienazioni che
caratterizzavano la maggior parte degli impieghi convenzionali.
Marco ed Elena in cucina
;2or$anizzazione del lavoro era abbastanza caotica e
si basava s" dei t"rni setti,anali a
rotazione, suddivisi tra le mansioni di sala e quelle di
cucina, dove ciascuno partecipava in modo
diversificato: chi dava una disponibilità ampia e chi si
accontentava di pochi turni. Ogni tipo di
partecipazione era caratterizzata da diversi fattori,
come ad esempio una maggiore o minore necessità
economica o anche dalla semplice voglia o meno di
lavorare.
Il principio era che quanto più si lavorava, tanto più
si acquisivano le azioni proprietarie che si sarebbero
potute riscattare al momento della liquidazione.
All’epoca, negli ambienti della sinistra, si usava
27
anche lavorare semplicemente per fare esperienza e per poter dire "sì, sono benestante, ma ho
lavorato tre mesi in fabbrica, due mesi come cameriere, etc., così sono più simile ai proletari¨.
Ma a differenza loro i proletari veri dovevano pagare l’affitto e tutte le spese necessarie a
mantenere la propria autonomia. Lo spirito generale però era straordinario, perché
accomunava persone di tutti i diversi stati sociali, economici e culturali in un unico progetto.
Emilia e Marco
Anche la "clientela¨, perciò, si rifletteva in questo spirito. I
pranzi erano frequentati soprattutto da operai, impiegati,
insegnanti e militari di leva. I pomeriggi invece erano
dedicati alle bevute e alle partite di scopa e briscola, dove
gli abitanti del quartiere, i vecchi testaccini DOC, erano
tenuti a bada da due anziane signore, Irma e Emilia,
adottate per la loro verace simpatia ma anche per
apprenderne le arti culinarie popolari e le ricette
tradizionali. A cena invece si poteva vedere di tutto:
studenti, artisti, intellettuali; insomma un ambiente molto
eterogeneo dove nessuno doveva sentirsi fuori posto.
Tra i tavoli poteva capitare di vedere il poeta Dario Bellezza
o Alberto Moravia, ma anche uno sconosciuto Roberto
Benigni che spesso usufruiva del "menù economico¨, fatto
apposta per chi era a corto di quattrini. Ricordo che il primo menù economico, deciso come
ogni altra cosa in assemblea, aveva un prezzo davvero popolare: 1200 lire per un primo piatto,
un secondo, un contorno e perfino un quartino di vino.
La domenica era spesso dedicata alle assemblee, dove le discussioni e le decisioni avevano
sempre un taglio politico e culturale. In quel contesto venivano discussi anche i ruoli e le
modalità dei rapporti. Il gruppo delle donne era numericamente predominante e per gli uomini
quella fu un’ottima opportunità di confronto e arricchimento.
Durante il primo anno di lavoro fu molto difficile riuscire a raggranellare uno stipendio, ci si
pagava pochissimo perché quasi tutto il denaro era investito per ripagare le cambiali
dell’acquisto, ma di certo nessuno moriva di fame.
Una parte dello staff
Questo particolarissimo locale, effettivamente, non era mai stato "battezzato¨ con un nome e
non aveva alcuna insegna, ma era conosciuto soprattutto come la "trattoria degli studenti¨.
Ben presto divenne un importante punto di ritrovo della capitale, dove si organizzavano non
solo delle belle mangiate, ma anche eventi, concerti e mostre. Tra le varie, ricordo una mostra
davvero curiosa, dove vennero esposte le tovaglie di carta disegnate e illustrate dalla clientela
in attesa delle portate.
Poi c’erano i cosiddetti "venerdì speciali¨, dove ci si sbizzarriva in menù internazionali con
ricette di ogni parte del mondo. Talvolta i risultati non erano proprio eccezionali e spesso gli
ingredienti base, comunque tutti di ottima qualità, erano per lo più approssimativi a quelli
originali. Ricordo una coppia di ragazze orientali che, molto incuriosite, ordinarono del riso
fritto indonesiano. Alla vista delle portate le loro espressioni risultarono alquanto meravigliate.
Poi, all’assaggio, esclamarono: "questo no è liso flitto ndonesiano, ma lo stesso molto buono,
glazie¨.
28
In fondo alla sala più grande c’era un vecchio pianoforte a coda e spesso, dopo le cene, si
spostavano i tavoli per creare spazio e si iniziava a suonare, cantare e ballare.
Il gruppo originario dei 18, nel corso degli anni, subì molti cambiamenti con persone che
entravano e uscivano in continuazione. C’era persino chi lavorava per un paio di settimane o un
mese e poi spariva. Ho più volte provato a tenere il conto, cercando di ricordare tutti coloro
che hanno partecipato a questo strampalato e meraviglioso progetto, ma credo che la cosa sia
quasi impossibile.
Dopo qualche anno, una parte consistente del gruppo che voleva dare una sostanza più
professionale e meno improvvisata al lavoro svolto, lasciò la trattoria e fondò l’enoteca "Cul de
Sac¨, a Piazza Pasquino, nei pressi di Piazza Navona, locale tutt’oggi funzionante e divenuto
una delle enoteche più conosciute della capitale.
Tutto era iniziato con l’idea di una semplice trattoria autogestita, ma quel luogo si trasformò in
un porto di incontri tra diverse umanità, un crocevia di mondi ed esperienze proseguito per
diversi anni, fino al 1980. Ma già dal 1978, dalla vicenda del rapimento e dell’omicidio di Aldo
Moro, il clima sociale e culturale era profondamente cambiato e di certo influì sul declino di un
progetto così speciale e indelebile nella memoria di chi ha avuto la fortuna di parteciparvi.
RIFONDAZIONE UMANA
di Marco Cinque
Se il tuo corpo fosse albero
e una specie cosiddetta "eletta"
marchiasse la tua pelle di corteccia
con sfregi parassiti di conquista
testimoni di futili passaggi
e se tu, albero
almeno avessi mani
lasceresti la tua storia incisa
sopra un corpo tanto vivo quanto idiota?
hai visto un altro giorno passare
e un altro giorno passare
ma ora scrivi sulla tua vita smarrita
imbratta le tue contraddizioni
scarabocchia sulla tua indifferenza
umilia i tuoi egoismi
sfregia la tua arroganza
piscia dentro la tua coscienza
nelle latrine dell'incoscienza
lascia pure la tua biografia
sui muri infami delle prigioni
sulle tombe violate dei tuoi congiunti
sulle automobili in corsa verso chissà
sulla bomba che ti sta dilaniando
sulle facciate dei palazzi - mentre stai precipitando -
sugli ideali assassinati dai tuoi profitti
sul volto vuoto di paradisi promessi
nel cuore dei tuoi abissi
nell'abisso del tuo cuore
ormai fattosi di pietra
hai visto un altro giorno passare
e un altro giorno passare
29
e adesso rialzati, finalmente
in uno specchio di consapevolezza
bruciando negli inferni che hai creato
il seme della comprensione ti divorerà gli occhi
e si conficcherà in ogni pensiero reduce dalla
tua antropofagia, schiudendosi poi nel tuo petto
come un fiore di dolore che indicherà la strada
a ciò che in te è sopravvissuto
di ancora umano.
Il mio Paese
Tino Di Cicco
Questo non è il mio Paese, se i nostri operai
hanno gli stipendi più bassi d'Europa, mentre i
politici che li rappresentano si concedono le retribuzioni
più alte d'Europa.
Questo non è il mio Paese, se i nostri migliori ragazzi
debbono fuggire all'estero per trovare un lavoro, mentre
i migliori lavori di casa nostra sono gestiti dalle mafie di
ogni colore.
Questo non può essere il mio Paese, se i Governi cadono
o resistono non sulla base della capacità di tutelare il
bene comune, ma in base alla compravendita degli Onorevoli parlamentari.
Questo non è il mio Paese se i Giudici corrotti con sentenze passate in giudicato vengono fatti
passare per persone per bene, mentre quelli che tentano di punire i reati vengono derisi e
offesi dalla claque del Minotauro.
Questo non può essere il mio Paese se gli Onorevoli moderati della Libertà occupano i Tribunali,
come neanche i manipoli del manganello e dell'olio di ricino hanno saputo fare.
Questo non può essere il mio Paese, se un contadino obbligato a servire in armi la Patria per
10 anni, merita una ricompensa di 50 centesimi al giorno, mentre i Boiardi di Stato che si sono
serviti della Patria, vengono compensati con pensioni di 90.000 euro al mese. Pensioni quasi
sempre ottenute con contributi figurativi: pagati cioè dal contadino sottratto ai campi per
servire la Patria in armi.
Questo non è il mio Paese, se un Sindaco innamorato della legalità e della sua comunità, deve
essere ucciso da una storia e una cultura che da millenni conoscono i mandamenti, le clientele,
i clan, le tribù, ma ignorano il bene comune.
Questo non può essere il mio Paese, se la donna può sperare nella sua dignità e nella sua
libertà solo al prezzo di morire per mano dei "propri cari¨.
Questo non può essere il mio Paese, se la corruzione è lo strumento più efficace per realizzare i
propri obiettivi; se le fortune dei politici passano quasi sempre per le sagrestie e per la Curia
romana (umiliando così gli uomini e ogni idea del divino) ; se le gerarchie che parlano in nome
di Gesù, si fanno precedere da ossequi che farebbero impallidire il povero Gesù.
Questo non è il mio Paese se il Minotauro colleziona bambine come se fossero bambole, e poi
offende le donne come se fossero al suo servizio (e molte donne, purtroppo, applaudono
pure ). *ideo: 1ttp:HHH.Go"t"be.co,Hatc1NvO5E#i+sb2C#s
Questo non è il mio Paese se la politica è al servizio dei
politici, come se questa fosse la politica.
Questo non può essere il mio Paese, se i furbi vengono
creduti intelligenti, e gli intelligenti inutili perché incapaci di
servire i potenti.
Questo non è il mio Paese se il doppio petto blu merita più
onori della tuta di un lavoratore; se un palleggiatore dei
nostri rettangoli di gioco viene premiato più di chi indaga tra
le stelle; se una persona onesta deve pagare un prezzo per
la sua onestà; se la persona che si fa cliente di un boss
ottiene una carriera più prestigiosa di chi studia per generare
nuova conoscenza; se gli anziani, con la scusa dei diritti, hanno rubato ogni futuro ai loro figli.
30
Se la giustizia fosse giusta per tutti, ma un po' più giusta per gli ultimi; se un sorriso valesse
più dell'arroganza; se la tenerezza più del potere; se l'incertezza di un emarginato più degli
inquilini delle auto blu: questo sarebbe il mio Paese. Se il nido di una rondine più della Borsa
valori; se quello che non siamo, più di quello che sembriamo, allora avrei trovato il mio Paese.
un'opera d'arte
di 5io,anna Arrico
- ;a de.inizione del concetto di ,alattia o patolo$ia i,plica la considerazione dei concetti di
Pnor,alit>P e di sal"te.
)i p"= de.inire P,alattiaP l<opposto della sal"te: "na alterazione dello stato .isiolo$ico di "n
or$anis,o (co,prensivo event"al,ente di 5"ello psicolo$ico)...+ella de.inizione di ,alattia 7
.onda,entale il principio della transitoriet>: o$ni patolo$ia 1a "n ter,ine c1e p"= essere
rappresentato dalla $"ari$ione dell<or$anis,o0 dall<adatta,ento dello stesso ad "na diversa
.isiolo$ia (o ad "na diversa condizione di vita)0 dalla ,orte. -
(da Wikipedia, l'enciclopedia libera)
Ogni termine ha il suo esatto contrario, ogni termine può essere valutato in maniera
didascalica, scientifica o reale.
Malattia e/o salute.
Malattia fisica, malattia psicologica e/o guarigione.
In teoria e in pratica il fisico e la mente hanno la medesima importanza, dovrebbero avere la
stessa modalità di nozione, di informazione e di cura. Appunto dovrebbero.
In teoria entrambe, come Wikipedia e altre enciclopedie, più o meno libere, ci insegnano,
hanno una cura e una guarigione.
Ho provato a capire perché la malattia fisica viene accettata, divulgata e curata, mentre quella
psicologica viene allontanata, non rispettata, giudicata e tenuta nascosta.
La persona che ha una malattia fisica viene accudita; viene supportata.
La persona con un disagio psicologico non viene, nella maggior parte dei casi, neanche
ascoltata. Tende ad essere isolata ed ovviamente ad isolarsi.
La malattia fisica ha quasi sempre una cura farmacologica.
La malattia psichica ??? Quali sono le cure da adoperarsi ??? Cosa è necessario prendere e con
quale cadenza ???
Purtroppo a queste domande, forse banali per alcuni, ma interessanti per altri, nessun libro è
stato capace di rispondermi.
31
Entrambe le parti dell'essere umano devono essere ascoltate e comprese per poter essere
curate; aiutate per essere guarite.
Entrambe le parti si ammalano, entrambe le parti possono guarire.
Mentre continuo a scorrere la lettura dei testi, mi rendo conto di quanta paura c'è
nell'affrontare questi argomenti.
Forse è questo il vero problema ???
L'ascolto e l'accettazione sia del "malato¨ che da chi si considera la "parte sana¨ della
situazione potrebbero esserne una risposta.
Per questo motivo, sollecitata a scrivere il mio punto di vista, ho iniziato a capire cosa succede
tra la gente, tra le persone che comunemente incontro per la strada, nei luoghi di lavoro.
Ho provato ad ascoltare.
Ho provato a capire lo stato d'animo di chi sta raccontando la sua storia, ho provato ad entrare
per un attimo nella sua vita. In punta di piedi, in silenzio, senza paura e senza pregiudizio.
Ho provato a considerare le sue emozioni come fossero mie, ho provato a non allontanarmi
davanti alle sue difficoltà. Ferma, immobile ho provato ad unire fisico e corpo. Il mio e il suo.
La persona che prova dolore, che soffre a livello emozionale, non sempre riesce a farti capire
quanto dolore prova.
Il suo dolore non sarà mai spiegabile e soprattutto vivibile da un'altra persona in maniera
eguale o similare.
Il sentirsi a suo agio, il sentirsi protetta, sentire che si può fidare, essere ascoltata è la formula
magica per provare ad aiutare chi sta cercando di mettere a nudo la sua identità, la sua parte
malata, quella parte che ritiene "scomoda¨.
Proprio in questi istanti si può entrare a far parte di tante realtà, di tante situazioni.
Punti di condivisione, di aiuto, di stimolo reciproco.
Quante cose si imparano con il "semplice¨ ascolto...quante emozioni si provano "condividendo¨
le vite degli altri.
Ora comprendo perché non ho trovato nessuno scritto in merito.
Non ci sono le classiche "posologie¨.
Queste sono emozioni che si provano, che si percepiscono se riesci a liberarti da ogni schema
mentale, da ogni giudizio o pregiudizio.
Forse sono proprio questi ultimi passaggi descritti le cause delle malattie di origine psichica.
Per esperienza mi sento di togliere il forse a questo punto.
La libertà di vivere e di lasciar vivere nel rispetto delle diversità potrebbe essere la cura
migliore. Perché essere incasellati e omologati ???
Non credo esistano parti "scomode¨ del nostro fisico e della nostra mente.
Credo invece nella voglia di vivere e di accettare chi siamo e come siamo.
Pregi e difetti ??? Sono le caratteristiche essenziali dell'essere umano.
Il malato può guarire, ma all'essere umano che ignora una malattia, un disagio, che cosa
succede??? Forse nulla. Rimane nel suo buio ovviamente.
A mio avviso la chiusura mentale è ciò che sta
ostacolando il nostro modo di vivere, la nostra gioia e
l'essenza dell'essere umano.
Questa riflessione è una delle ragioni che mi porta a
pensare che si avranno sempre più persone
disorientate, o come dicevo all'inizio "malate¨.
La forza per guarire a questo punto inizia da Noi e
finisce con Noi.
La forza di vivere veramente, con libertà, con amore,
con umiltà, con rispetto, dando il giusto peso a chi ci
vorrebbe simile ad una delle tante pedine del domino,
la individuo come la possibile medicina, come
l'alternativa per una Vita unica e solo nostra.
32
D!e parole s!l concetto di normalit1
di $!isa 'ar(ieri
Il rapporto coi miei Pazienti è una costante fonte di stimoli, le loro domande, le loro
crisi, persino il loro stato di disagio mi mantengono in uno stato di allenamento mentale
piuttosto elevato che mi permette di avventurarmi oltre il muro che troppo spesso ci blocca e ci
impedisce di vedere che c'è un'altra possibilità
rispondo ad una domanda che mi è stata rivolta in ambulatorio qualche tempo fa e che credo
possa essere di interesse comune: "c&e cos!' la noralit( ?"
per riuscire ad affrontare una sorta di risposta, nel tentativo di offrire un input atto ad
elaborare un concetto sano ed adeguato di normalità mi rifaccio a Fromm (*)
... si p"= a..er,are c1e la sal"te psic1ica 7 deter,inabile in rapporto al $rado di adatta,ento
al siste,a di vita di "na deter,inata societ>0 indipendente,ente dal .atto c1e tale societ> sia
sana o ,alata. ;<"nico criterio 7 c1e l<"o,o vi si sia adattato.
. il racconto di -erbert Geor$e Qells RR Il paese dei ciec1i SS : "n $iovane0 s,arritosi in
Malesia... incontra "na trib@ dove da ,olte $enerazioni t"tti $li individ"i sono a..etti da cecit>
con$enita. Il $iovane0 invece0 per s"a RR s.ort"naSS 0 ci vede: e cosT t"tti di..idano di l"i. !ra $li
altri0 persino ,edici esperti dia$nosticando la s"a ,alattia co,e "na strana e .ino allora i$nota
a..ezione del volto0 ca"sa di o$ni sorta di .eno,eni bizzarri e patolo$ici:
Queste strane cose chiamate occhi, che esistono per formare
nel volto una lieve e piacevole depressione, in lui sono malate
di modo che gli disturbano il cervello. Sono molto dilatate, hanno
le ciglia, con palpebre che si muovono; di conseguenza, il suo
cervello 7 in "no stato costante d<irritazione e di distrazione (Qells0 19230 p.U71)
Il $iovane si inna,ora di "na ra$azza e la v"ole sposare. Ma il padre di lei si oppone alle
nozze0 a ,eno c1e e$li non si sottopon$a ad "n<operazione c1e lo renda cieco. Pri,a di dare il
s"o consenso0 il $iovane ."$$e via.
Il racconto di Wells mostra con estrema semplicità quello che tutti noi proviamo, più o meno
distintamente, quando si parla di normalità e anormalità, salute e malattia, dal punto di vista
dell'adattamento.
La teoria dell'adattamento si basa implicitamente su alcune premesse:
1. ogni società in quanto tale è normale
2. chi non corrisponde al tipo di personalità gradito alla società deve considerarsi
psichicamente malato
3. il sistema sanitario, in ambito psichiatrico e psicoterapeutico, ha lo scopo di ricondurre il
singolo individuo al livello dell'uomo medio, indipendentemente dal fatto che questo sia
cieco o vedente. L'unica cosa che conta è che l'individuo sia adattato, e che non turbi il
contesto sociale¨
Rivolgendomi direttamente al mio interlocutore ora mi piacerebbe sapere se risulta più chiaro il
lungo e difficile percorso che da anni stiamo affrontando insieme: noi ambiremmo rinforzare
quella criticità di pensiero che ci rende unici con la netta consapevolezza del valore della nostra
33
unicità, della nostra diversità quale fonte di ricchezza.
L'adattabilità non credo corrisponda all'omologazione destinata, per l'appunto, come diceva
Fromm, a non turbare il contesto sociale, credo, invece che corrisponda allo stato di chi riesce
a vedere "oltre¨ e conseguentemente riesce ad intravedere, anche se nella confusione, una
possibilità di risolvere il problema, un'alternativa strategica ad affrontare ciò che crea disagio.
Riferendoci alla storia di Wells, noi vorremmo "mantenere la vista¨ accettando quel "costante
stato di irritazione e di distrazione¨ del nostro cervello che consegue tale capacità.
"Gioia0 ener$ia0 .elicit>: t"tto dipende dal livello della nostra relazionalit> e del nostro
coinvol$i,ento0 cio7 in pri,o l"o$o dall<intensit> della relazione c1e abbia,o con la realt> dei
nostri senti,enti e con $li altri0 c1e non dobbia,o percepire co,e astrazioni0 co,e ,erci s"i
banc1i del ,ercato. In secondo l"o$o0 in 5"esto processo relazionale possia,o percepire noi
stessi co,e entit> a"tono,e0 co,e "n Io in relazione con il ,ondo. Io divento t"tt<"no con il
,ondo nel ,io esservi relazionato0 e al conte,po percepisco ,e stesso co,e "n )60 co,e
"n<individ"alit>0 co,e 5"alcosa di "nico0 poic16 in 5"esto processo relazionale sono anc1e il
so$$etto dell<azione0 del processo in c"i entro in relazione. Io sono io0 e sono l<altro. Divento
t"tt<"no con l<o$$etto del ,io interesse0 epp"re all<interno di 5"esto processo percepisco anc1e
,e stesso co,e so$$etto.8 (E.Kro,,)
(J) 9I cosiddetti sani. ;a patolo$ia della nor,alit>8 B Eric1 Kro,,0 1991
TI CHIAMO PER NOME
di Marco Cinque
Ti chiamo per nome, prigione!
Sei il mio più grande fallimento
e non posso nemmeno odiarti
perché nell'odio ti darei ragione
Questo mio infinito non-essere
si consuma dentro un non-tempo
scandito dai nomi di mille ombre
tra muri di eterna prostrazione
Ostinato a cercarvi nella cecità
a chiamarvi con parole mute
tra guardiani di porte chiuse
e chiavi madri dell'espiazione
34
serrature di colpe mai sopite
che aprono ad ennesimo dolore
rinchiuso nel cinico martirio
procurato oppure ricevuto
Qui i sogni si fanno precipizio
le speranze sprofondi di bestemmia
gli occhi non trovano più sguardi
la paura è il mio unico vestito
Qui scrivo di destini falliti
su fogli che bruciano di rabbia
e coltivo l'albero del domani
mangiando i suoi frutti marciti
Un vento di purissima innocenza
sibila fra crepe solo immaginate
avvolgendo di buio questo corpo
appeso al soffitto dell'abisso
Ascoltatemi! Sono totalmente disperato
e questa disperazione non finirà
con le mie storie rinunciate
non s'estinguerà nella cenere della condanna
non sparirà nelle tombe della giustizia
non si perderà negli imperi della negazione
e non sazierà nessuna vendetta, se non
quella della nostra umanità smarrita
Ascoltatemi! Sono il figlio delle prigioni
che avete eretto fin dentro i vostri cuori
e non ci sarà mai liberazione
se non coltiveremo le radici antiche
di una terra che non ci cresca
ancora così divisi e soli
http://www.youtube.com/watch!"#$G%&w'(u)*
+a ,esta del -ono e del Baratto e lo ./0/
NADiRinforma visita la 3° edizione (13/10/'12) della "Festa del Dono e del Baratto¨ a San
Lazzaro di Savena (Bologna) organizzata da San Lazzaro in Transizione, e scopre un nuovo, e
al contempo antico, modo per stare insieme, per condividere, scambiandosi idee, oggetti e
sorrisi, lontani dalle logiche del consumo e dello spreco.
La Festa è un'occasione sia per portare aiuto concreto ai cittadini, rivalutando il concetto di
bisogno, e all'ambiente, realizzando di fatto scambi e riciclaggi. Nel corso della manifestazione
accanto alla riscoperta di quelli che parrebbero essere valori comunitari del passati, emergono
nuovi approcci tecnologi che lanciano verso un futuro umano e sostenibile, nonché realizzabile.
La Festa viene proposta ogni 6 mesi ed ogni edizione richiama un numero crescente di
persone, come ci racconta .il!ano 1entura (Coordinatore di San Lazzaro in Transizione);
gente attratta dalla "magia¨ di vivere un momento di Comunità, condividendo e scoprendo
attraverso la ricca proposizione di progetti e iniziative, tra i tanti: massaggi Shiatsu, laboratori
di autoproduzione di energia, panificazione, riparazioni biciclette e altro, giocattoli, economia,
Transition Talk, orto didattico, nonché scambi di oggetti con utilizzo di quello che viene
chiamato SCEC del quale ci ha parlato +isa Bortolotti (Arcipelago SCEC Emilia Romagna) .
http://sanlazzarointransizione.wordpress.com
http://scecservice.org/site/a4/?tag=emilia-romagna
http://www.mediconadir.it/
35
http://www.youtube.com/watch!"u2iOI$-oM,3
+a /omunit4 energetica alla ,esta del Baratto
NADiRinforma incontra alcuni esponenti della Comunità energetica di San Lazzaro presenti alla
3° ediz. della Festa del Dono e del Baratto organizzata da San Lazzaro in Transizione:
Riccardo 5onelli - Formazione Comunità Energetica
+oren6o Bolognini - Vice Presidente Comunità Energetica
http://sanlazzarointransizione.wordpress.com
http://www.youtube.com/watch!"f7M8G+0mf90
:dotta un contadino e Orto didattico alla ,esta del Baratto
Nel corso della 3° ediz. Della Festa del Dono e del Baratto organizzata da San Lazzaro in
Transizione, tra le diverse proposte che offre l'evento, NADiRinforma incontra:
Giuseppe $ini - Coordinatore del progetto Adotta un Contadino
un esponente della /ooperati!a .ociale :gri!erde
.tefano Peloso - Orto Didattico
http://sanlazzarointransizione.wordpress.com
Sabato 13 Ottobre 2012 presso la Sala di Città ed il cortile interno
del Comune di San Lazzaro di Savena (Bo) si è svolta la 67
edi"ione della *esta del Dono e del 'aratto, organizzata da SLIT
(San Lazzaro in Transizione) con il Patrocinio del Comune e la
collaborazione della Mediateca di San Lazzaro di Savena.
L'ultima edizione, tenutasi a marzo '12, è stata visitata da oltre
2.000 cittadini, di età comprese dai 6 mesi ai 90 anni, che si sono
scambiati 1.400 oggetti, tante chiacchiere e sorrisi.
Nel corso della manifestazione vengono scambiati gli oggetti più
svariati, sull'onda del bisogno e non del valore di mercato. Un invito a far rivivere ciò che non
si usa più, perché è pur vero che ciò che a noi pare non servire più, può invece rappresentare
un tesoro per qualcun altro!
9Pri,a dell2invenzione della ,oneta $li "o,ini ricorrevano al baratto0 ovvero allo sca,bio
diretto di o$$etti0 beni o servizi. Dna .or,a antica di co,,ercio c1e 7 anc1e "n ,odo per
tornare a socializzare0 a sca,biarsi idee e sorrisi0 a conoscersi0 o a ritrovare vecc1i a,ici.
*o$lia,o in 5"esto ,odo0 contin"are a pro,"overe .or,e di 9econo,ia della solidariet>8 e
riavvicinare i cittadini al b"on senso delle attivit> di ri"tilizzo e di riciclo0 c1e era parte
inte$rante della nostra c"lt"ra .ino a 5"alc1e decennio .a.8
la manifestazione, oltre al baratto, prevede la possibilità di usufruire di informazioni riferentesi
a specifici progetti rientranti in una visione del presente, già futuro, orientata al miglioramento
della nostra qualità di vita. Nel corso della giornata è possibile assistere a brevi conferenze sui
temi: Città in Transizione, buoni solidali SCEC, Economia per tutti
inoltre sono presenti diversi tavoli informativi nel cortile della Festa:
 Tavolo Arcipelago SCEC, il buono sconto solidale che aumenta il tuo potere di acquisto.
 Tavolo SLIT con tutte le info sulle molte iniziative dell’Ass.ne San Lazzaro in Transizione
(orto didattico, corsi, autoproduzione, economia solidale, ecc)
 Tavolo orto didattico, per imparare a coltivare ed autoprodursi ortaggi
 Tavolo di auto produzione del pane
 Tavolo dell’auto produzione dell’energia
 Tavolo riparazione delle biciclette
 Tavolo della Mediateca di San Lazzaro. Dedicato ai bambini si insegnerà loro ad auto
costruirsi giochi con materiali riciclati.
un trattamento shiatsu gratuito è stato offerto dall'Accademia Italiana Shiatsu Do di Bologna.
36
Attività, Progetti e Gruppi
3% (orso di condivisione e di appro.ondi,ento della !ransizione
FD?!!F D+ (?+!FDI+?V
(o,"nit> Ener$etica )an ;azzaro
(onversazioni s" econo,ia e )ociet> con Fndrea di K"ria
Kesta del D?+? e del #aratto
;<?R!? di )an ;azzaro
Mercato #io W,'
Raccolta di..erenziata dei ri.i"ti
)etti,ana )ostenibile
% Mar"o 89:6: la !arta *esta del Dono e del
'aratto di #an $a""aro;
febbraio 25, 2013
tratto da San Lazzaro Città di Transizione
#i terr1 il % mar"o4 nella #ala di Citt1 e nel cortile
adiacente4 l<attesissima *esta del Dono e del 'aratto di
Prima,era)
E’ arrivata alla quarta edizione la festa che da 2 anni
coinvolge la cittadinanza di San Lazzaro, in una giornata
piena di allegria, alla riscoperta dei valori che vanno oltre
alla mercificazione di beni e servizi della società dei consumi.
Se è vero che sono le piccole cose che fanno la felicità, partecipare alla Festa, ha fatto
riscoprire a tanti cittadini quanto sia importante il valore delle relazioni, della condivisione,
degli interessi comuni, delle passioni e, perché no, di un semplice sorriso !
Per scambiarci tutto questo, non abbiamo bisogno di soldi. Alla Festa del Dono e del Baratto,
rinasce la gioia di parlare tra di noi, di scoprire i "punti in comune¨ che abbiamo, di trovare un
oggetto o un vestito o un gioco per nostro figlio e di pagarlo con un "grazie¨. Si riscopre la
gioia di donare ciò che non ci serve più, ma che sarà ancora utile ad un’altra persona.
Troverai anche laboratori pratici e dei banchetti informativi su: "economia per tutte le teste¨
"energia alternativa¨ " orto didattico¨ "laboratorio giocattoli da materiale riciclato¨ "verdure e
frutta locali¨ "come aggiustarsi la bicicletta.¨.¨pane in casa¨ . e tante altre cose utili per tutti!
La giornata, patrocinata dal Comune di San Lazzaro ed in collaborazione con la Mediateca, è
come sempre organizzata dall’associazione San Lazzaro in Transizione, nodo locale della rete
internazionale delle Transition Towns, che attraverso l’organizzazione di molteplici attività,
intende affrontare in modo creativo e propositivo le crisi ambientale, energetica, sociale ed
economica che il mondo sta attraversando. Per saperne di più, vi aspettiamo alla Festa!
ricordatevi di portare ciò che non utilizzate più, un po’ di buon umore e tanta curiosità per
cercare tra le migliaia di oggetti che saranno esposti.
Ingresso libero. Siete tutti invitati !
I diritti dei la,oratori
di Andrea 2!ercioli
Come ogni gi orno l avorati vo del l a
setti mana, anche quel mercol edì di fi ne maggi o
del nuovo decenni o, Paol o T. è di fronte al suo
torni o nel l a grossa i ndustri a del nord i n cui
l avora da al cuni anni . Appare tranqui l l o e
abbastanza soddi sfatto mentre manovra con
peri zi a i l torni o.
37
Forse è ti foso di cal ci o e pensa al campi onato
appena concl usosi con l a vi ttori a del Cagl i ari di
fronte a tutte l e grandi . O forse pensa al l a
canzone attual mente pri ma nel l a hi t parade,
vi nci tri ce del Festi val di Sanremo a Febbrai o,
"Chi non l avora non fa l ' amore¨ di Adri ano
Cel entano. Una canzone che i n tanti , Paol o T.
compreso, hanno preso come un i nsul to verso
tutti quel l i come l ui che nei mesi precedenti
avevano fatto un sacco di ore di sci opero con
tutti i probl emi connessi di bi l anci fami l i ari durante i l cosi ddetto "autunno
cal do¨. Nel settore metal meccani co sono state 184 l e ore di astensi one
vol ontari a dal l avoro (di cui ben 72 concentrate nel mese di settembre) da
settembre a di cembre per avere un sal ari o medi o mensi l e di 120.000 £.
(contro l e 100.000 del 1969) ma adeguamenti normati vi che vanno dal l a
ri duzi one del l ' orari o di l avoro a 40 ore, di ri tto di assembl ea nel l e fabbri che,
sal ute nei l uoghi di l avoro, abbatti mento del l e cosi ddette gabbi e sal ari al i (sal ari
di fferenzi ati a seconda del l a area geografi ca di appartenenza) ed al tro ancora.
Paol o T. è soddi sfatto dei ri sul tati , sempl i cemente perché i l suo quoti di ano
l avorati vo è mi gl i orato.
Ed oggi , 20 maggi o 1970, mi gl i orerà
ul teri ormente perché entra i n vi gore l a
Legge 300 quel l a che ha come ti tol o:
"Norme sul l a tutel a del l a l i bertà dei
l avoratori , del l a l i bertà si ndacal e e del l a
atti vi tà si ndacal e nei l uoghi di l avoro e
norme sul col l ocamento.¨
In prati ca l o Statuto dei Lavoratori .
Nel l ' ordi namento gi uri di co i tal i ano è
fi nal mente rati fi cato i l pri mo pri nci pi o
costi tuzi onal e, nonché anni di l otte, sfoci ate
i n quel l e del 1969 per un concetto di l avoro
pi ù di gni toso.
Questo, nonostante l ' astensi one del PCI di al l ora, uff i ci al mente contrari ato
dal l a l i mi tazi one del l a appl i cabi l i tà del l a Legge al l e azi ende con pi ù di 15
di pendenti i n un Paese dove regnava una pi ccol a i ndustri a e un arti gi anato, e
sotto l a spi nta del l ' al tro parti to "soci al e¨ che è un PSI che
speri menta i l governo grazi e al l ' i ntui zi one del centrosi ni stra
di Al do Moro.
La stori a del l o Statuto dei l avoratori è comunque una stori a
che vi ene da l ontano e che è trasversal e a tutte l e parti
soci al i del Paese di al l ora.
Si n dal 1952 Gi "seppe di *i ttor i o, i l l eggendari o
si ndacal i sta contadi no al l ' epoca presi dente del l a
Federazi one Si ndacal e Mondi al e ed esponente di punta del l a
CGIL, si pronunci ò pubbl i camente ci rca l a necessi tà di una
sorta di "l egge quadro¨ i n materi a di l avoro che ri prendesse
i pri nci pi costi tuzi onal i . Pi ù o meno i n quel peri odo l e ACLI associ azi one
pubbl i carono a Mi l ano una i nchi esta sul l a forte di scri mi nazi one anche i deol ogi ca
e rel i gi osa, e l o sfruttamento nel l e fabbri che i tal i ane.
L' Ital i a del dopoguerra i nfatti , è passata da una economi a rural e ad una pi ù
i ndustri al e e l a cri si dei bracci anti agri col i e l ' emi grazi one dal sud l i bera una
forza l avoro straordi nari a ed estremamente favorevol e per l a nascente
i ndustri a. Sostanzi al mente i l cl assi co padrone ha mano l i bera nel l a gesti one del
l avoratore, dal momento del l a assunzi one i n poi , governando l ' i mpresa con un
mi x di paternal i smo e ri gi di tà.
38
In certe si tuazi oni si regi strano svi l uppi
i mprevedi bi l i . Ad esempi o è ti pi co i l caso
del l ' Emi l i a Romagna, ma anche di Toscana, Umbri a
e Lombardi a, dove i l i cenzi amenti per moti vi
i deol ogi ci e si ndacal i sostenuti dal repressi vo
Governo Scel ba danno vi ta al model l o emi l i ano da
cui nasce l a nuova fi gura del "padrone rosso¨, i l
consol i damento del l ' i sti tuto cooperati vo e l a
nasci ta di un vi ncente associ azi oni smo come, ad
esempi o, l a CNA.
*i deo: ;a (osti t"zi one ne$ata
htt p://www. arcoi ri s. t v/modul es. php?name=Fl ash&d_op=get i t &i d=14691
Ma l a norma è che si l avora, come di ce i l padrone, e
basta.
E se provi a protestare o l i cenzi ato o bastonato i n
pi azza.
Ma l ' operai o i ni zi a ad al zare l a cresta, compl i ce anche
un si ndacato che ha nei parti ti un ri feri mento forte e
che l o sa usare.
Le ri vendi cazi oni del l e pi azze entrano i n Parl amento
i nsi eme ai soci al i sti del l ' epoca e i l Parl amento i ni zi a a
l egi ferare prendendo atto del l e nuove real tà.
Con Legge del 30 gi ugno 1965 prende vi ta i l Testo uni co i n materi a di i nfortuni
e mal atti e professi onal i , segui to a ruota dal l a l egge del 21 l ugl i o che i sti tui va
l a pensi one soci al e. Quasi esattamente un anno dopo con l egge n.604 del 15
l ugl i o 1966 si regol ano i l i cenzi amenti .
Dal di cembre 1968 al agosto 1969, come
mi ni stro del l avoro e del l a previ denza
soci al e c' è un certo Gi aco,o #rodol i ni .
Chi è questo si gnore ? Un ex parti gi ano,
soci al i sta, l aureato i n l ettere ed ex
vi cepresi dente del l a CGIL quando a capo
c' era Di Vi ttori o. Questo si gnore è col ui che
si batte, con successo, per l a previ denza
soci al e, l ' abol i zi one del l e gabbi e sal ari al i e
otti ene l ' i sti tuzi one di una commi ssi one
nazi onal e per redi gere una bozza di statuto
dei di ri tti dei l avoratori con a capo un
docente uni versi tari o: Gi no Gi ugni . A l ui vi ene attri bui ta l a paterni tà del l o
Statuto (e per questo moti vo nel 1983 venne gambi zzato dal l e BR) anche se
Gi ugni di rà sempre di avere segui to l e i ndi cazi oni di Brodol i ni , morto qual che
mese dopo l ' i sti tuzi one del l a commi ssi one.
39
Dal 20 Maggi o 1970 qui ndi Paol o T. e con l ui tutte l e persone che l avorano i n
Azi ende con pi ù di 15 di pendenti hanno l a l i bertà di opi ni one sui l uoghi di
l avoro così come reci ta i l pri mo dei 13 arti col i del l a pri ma parte del l a Legge,
pri ma parte i nti tol ata "del l a l i bertà e di gni tà del l avoratore¨ e dove si parl a, tra
l ' al tro, di control l o a di stanza, di tutel a del l a sal ute e di di vi eto di i ndagi ne su
opi ni oni personal i ed al tro ancora. Seguono poi al tri 4 arti col i sul l a l i bertà
si ndacal e, nove sul l a atti vi tà si ndacal e e al tri ancora per un total e di 41
arti col i , fi rmati dal Presi dente del l a Repubbl i ca di al l ora, Gi useppe Saragat, e
da Mari ano Rumor, Carl o Donat-Catti n e i l guardasi gi l l i Real e.
Nel l a prati ca Paol o T. vede entrare nel l a fabbri ca i l si ndacato, l egi tti mato
i nterl ocutore tra l e sue esi genze di l avoratore e quel l e del padrone, e un
affermarsi di una nuova branca di Di ri tto che è quel l o del l avoro e che sempre
pi ù i mportanza avrà negl i anni a veni re.
Ad ol tre quaranta anni di di stanza, l o Statuto dei l avoratori è peri odi camente
sotto attacco da chi l o vede sempre pi ù un ostacol o produtti vo tanto da
i ntrodurre pesanti modi fi che a qual cuno degl i arti col i pi ù i mportanti (l ’ art. 18
sui l i cenzi amenti ) con i l pretesto di una l oro presunta ri gi di tà.
Chi ssà se i l pensi onato Paol o T. l egge i gi ornal i dove qual cuno scri ve che non è
l a mancanza di una effi cace l egge anti corruzi one o di una pol i ti ca del l avoro
l ’ ostacol o ad una cresci ta economi ca, ma una Legge che vi ene da l ontano e che
parl a di di gni tà del l avoro ?
Note di approf ondi mento:
 20 maggi o ' 70: è l egge l o Stat ut o dei l avorat ori
ht tp://www1. l ast ampa. i t /redazi one/cmsSezi oni /cul t ura/201005art i col i /55196gi rat a. asp
 St atuto dei di r i t t i dei l avorat or i - ht tp://cronol ogi a. l eonardo. i t /st ori a/a1970e. htm
 La Testimonianza di Ernesto Cevenini - http://www.mediconadir.it/node/383
 La Costituzione negata - video http://www.mediconadir.it/node/383
 Fondazione Giacomo Brodolini - http://www.fondazionebrodolini.it/node/269