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PRIMO PIANO

Inghilterra
IL RITORNODI ADEBAYOR
E ANELKACOSTACARO
STEFANO BOLDRINI a pag. 7
Francia
DHORASOO: «IO, UNUOMO
DI SINISTRAAMILANELLO
FRASILVIOE CLARENCE»
Intervista di ALESSANDRO GRANDESSO a pag. 8
Germania
RIBERY: «PALLONE D’ORO
DECISIONE POLITICA»
PIERFRANCESCO ARCHETTI a pag. 10
MONDO
Colombia
IL RITORNODI LILLO
L’AMICODI GUARDIOLA
IACOPO IANDIORIO a pag. 11
EXTRATI ME@GAZZETTA. I T - @ETGAZZETTA
SETTI MANALE DI CALCI O I NTERNAZI ONALE
MARTEDÌ 21 GENNAI O 2014 - N. 125
PRIMO PIANO
Asia
PASSAGGIOASUDEST
BIANCHIN, LUCHETTA, FALCINI, GIULIANELLI
alle pagine 4 e 5
A L L ’ I NT E R NO
SUL WEB
GUARDAETVIDEO
SUGAZZETTA.IT
Tutti i lunedì dalle 14.30 su Gazzetta.it c’è Extra
Time video: i gol e le storie del weekend. Con
l’hashtag #Extratime interagite con noi sul tema
della settimana: chi ha deluso di più finora in
questa stagione (squadre, allenatori, giocatori)?
L’ASSOBLAUGRANALANCIA
LASFIDAAL SUOEXTECNICO
GUARDIOLA, ORASULLA
PANCHINADEI CAMPIONI
D’EUROPA: «L’ANNOSCORSO
SONOSTATI I MIGLIORI DEL
MONDO, MAIL BARCELLONA
LOÈ STATONEI PRECEDENTI 6»
Intervista di
FILIPPOMARIARICCI
alle pagine 2 e 3
FABREGAS
IL FRANCESE VIKASH DHORASOO, 40 ANNI (AFP)
BAYERN, PROVA
APRENDERCI
VOGLIA
DI TENEREZZA
CESC FABREGAS, 26 ANNI, CONINBRACCIO LA
FIGLIA LIA, DATA ALLA LUCE DALLA COMPAGNA
DANIELLA SEMAANIL 10/4/2013 (REUTERS)

2
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
PRIMO PIANO
Barcelona
Arenys de Mar
CATALOGNA
La Pobla de Segur
Terrassa
Sabadell
Sant Jaume
dels Domenys
VISCA CATALUNYA
FRANCIA
Fabregas
L'Hospitalet de Llobregat
Victor Valdes
Jordi Alba
Reus
Cuenca
Bartra
Sergi Roberto
Piqué
Busquets
Tello
Puyol
Xavi
Montoya
I giocatori
del Barcellona
Mogi das Cruzes
Douala
Santa Cruz
de Tenerife
Puerto de
Santa Maria
Monterrey Utrecht
Messico Spagna
Fuentealbilla
Spagna
Olanda
Brasile
Brasile
Cile
Argentina
Brasile
Spagna
Curitiba
Juazeiro
Tocopilla
San Lorenzo
O D R EM P O R GRESSO E SSSOOOO O D RDDEM P O R GRESS E
Jonathan
dos Santos
Adriano
Dani Alves
Sanchez
Song
Camerun
Dongou Mascherano
Neymar
Pedro
Pinto
Iniesta
Afellay
Dodici giocatori della rosa
del Barcellona sono nati
in Catalogna. Il sentimento
di appartenenza si spiega
anche così
SPAGNA
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Extra Catalogna
Adama Traoré (di origini maliane)
Rosario
Argentina
Messi
Decatrends
DI ALESSANDRO DE CALÒ
©RIPRODUZIONE RISERVATA
QUEL PUGNO
SULLA PANCA
DOPO L’ULTIMA
SOSTITUZIONE
La rabbia per non essere
un totem spinge Cesc
a porsi un limite,
nel Barça. Di tempo
GG Quel pugno scaricato
domenica sera a Valencia,
sulla copertura della
panchina nello stadio del
Levante — dopo che il Tata
Martino l’aveva sostituito, a
20 minuti dalla fine, col
baby Sergi Roberto — dice
quale sia lo stato di
frustrazione latente di Cesc
Fabregas in questi anni
difficili che attraversano il
suo ritorno a casa, nel
vecchio Barça. Si può capire.
Ad Highbury e poi
all’Emirates, Fabregas era il
capitano, la bandiera, l’idolo
dei tifosi dell’Arsenal e il
faro di Arsene Wenger sul
campo. Nessuno si sarebbe
sognato di sostituirlo per
semplici ragioni tattiche, nei
minuti cruciali di un match
che la squadra non riusciva
a vincere. Non succede mai
ai Messi ai Ronaldo agli Ibra,
non succede mai ai giocatori
fondamentali, se stanno
bene: perché si sa che,
anche nell’ultimo secondo
di recupero, con una giocata
potrebbero risolvere la
partita, voltare pagina.
Con il pugno scagliato l’altra
sera a Valencia, Cesc ha
lasciato salire in superfice la
rabbia per una posizione di
privilegio perduta a Londra
e non più riconquistata con i
colori della maglia che l’ha
visto crescere da bambino.
Anche Xavi e Iniesta, nei
loro anni cruciali, hanno
dovuto penare per un po’ —
lottando contro fantasmi e
dinosauri — prima di trovare
una collocazione definitiva
e un’investitura quasi
«sacrale» dentro alla
squadra migliore del
mondo. Forse in questa
stagione, abbastanza
disgraziata per Messi — e
ultimamente anche per
Neymar —, Fabregas
pensava di aver svoltato.
Ha partecipato come «falso
nueve» alla partita più
importante della stagione,
il clasico col Real, ed è stato
determinante in 13 delle sue
30 uscite stagionali, nelle
quali ha confezionato 13
assist e 11 gol. Nella Liga
il momento è delicato:
l’Atletico è una minaccia,
la rimonta del Real mette
paura. Il Barça vive una
difficile transizione.
Cesc farebbe bene a darsi
un limite di tempo: o se lo
prende, questo Barcellona,
oppure gli conviene
ricominciare a fare il leader
da un’altra parte.
DAL NOSTRO INVIATO
A BARCELLONA
FILIPPO MARIA RICCI
©RIPRODUZIONE RISERVATA
C
resce, Cesc. Dentro e fuo-
ri dal campo. Testa non
comune, mix di sensibili-
tà, intelligenza, forza e idee chia-
re, il ragazzo che ha sfidato Lon-
dra a soli 16 anni e poi il «dogma
blaugrana» in nome di un’innata
anarchia tattica al suo ritorno a
Barcellona parla bene, sorride
tanto e si è fatto largo sia col club
che con la nazionale. Comincia-
mo dalla sua posizione in campo.
Dove le piace giocare?
(Non vale rispondere «Do-
ve mi mette il Mister»).
Cesc ride. «Da quando sono tor-
nato al Barça ho giocato in due
posizioni diverse rispetto a quel-
la abituale all’Arsenal e la cosa mi
ha fatto migliorare. Piuttosto, io
avevo bisogno di maggior conti-
nuità: nelle mie prestazioni ma
anche nei minuti e nelle partite
giocate. Ora che sto ottenendo
continuità tocca a me prendere le
responsabilità che accompagna-
no la fiducia accordatami».
E come sta andando?
«Mi sento molto importante. I
compagni credono di più in me,
fisicamente mi sento più forte, in
generale sono cresciuto. Penso
dipenda dalla regolarità: l’altro
giorno ho visto che ho giocato 15
delle ultime 16 partite, e a lungo:
90, 90, 80, 90 minuti… Non è lo
stesso che fare una partita si e
una no, uscire al 60’ quando ma-
gari non stai vincendo e quindi
perdere sicurezza in te stesso».
Anche in nazionale il suo
ruolo sta cambiando.
«Lì è diverso: sinora sono stato
per così dire uno della rosa però
decisivo nei momenti che hanno
fatto la storia del calcio spagnolo.
A volte nel calcio ti senti un top
player e poi al dunque, nei mo-
menti clou, non combini nulla. Io
ho fatto il contrario: magari non
ero in vetrina ma sono stato deci-
sivo nei momenti clou. Ora sono
emozionato dall’idea di giocare il
mio terzo Mondiale a 27 anni: un
privilegio e un onore».
Tornando al Barça, che
ruolo ha avuto nella sua
crescita il Tata Martino?
«Mi ha dato sicurezza. Ha sempre
creduto in me, sa che tipo di gio-
catore sono e non mi chiede cose
che non posso fare. Vuole che
sfrutti le mie qualità, e lo stesso
vale per gli altri. Ha recuperato
cose e sensazioni del Barça di
Guardiola che si erano perse: ru-
biamo di nuovo palla nella tre-
quarti avversaria, proviamo a
controllare la gara e, se serve, gio-
chiamo lungo. Siamo contentissi-
mi e sono sicuro che a fine stagio-
ne il suo valore sarà dimostrato».
Ma in autunno siete stati
criticati, e duramente.
«La gente ha poca pazienza e tutti
vogliono che questo Barça sia co-
me quello di Guardiola mentre
noi abbiamo sempre detto che è
praticamente impossibile. Primo
per una questione fisica: abbiamo
perso giocatori come Eto’o, Hen-
ry, Touré e Abidal, gente molto
forte fisicamente sostituita da gio-
CESC FABREGAS,
26 ANNI, FA
IL SIMBOLO
DELLA L, IN
ONORE A SUA
FIGLIA LIA , DI 9
MESI, AVUTA
DA DANIELLA
SEMAAN (AFP)
«IL VERO CESC?
TOP PLAYER NO
DECISIVO SÌ»
«Martino nel Barcellona mi ha dato più continuità
e sicurezza. In nazionale è diverso: sono uno della rosa
ma determinante nei momenti clou del calcio spagnolo»
F
A
B
R
E
G
A
S
l
Lo dico contro
i miei interessi,
ma Messi merita
di vincere
il Mondiale
A 16 ANNI ALL’ARSENAL
UN GIOVANISSIMO FABREGAS
AI SUOI ESORDI CON I GUNNERS

PRIMO PIANO
3
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
OGGI ESPANYOL-REAL
COPPA DI SPAGNA
CON LA ROJA
A 18 ANNI:
3 TITOLI
l
Francesc
Fabregas è
nato a Arenys
de Mar, il 4-5
-87. Dopo il
club cittadino
va al Matarò e
a 11 anni è
nelle giovanili
del Barça.
ARSENAL
Va a Londra
nel luglio ’03.
Debutta in
coppa di Lega
il 23-10-03, a
16 anni e 177
giorni (il più
giovane in
assoluto dei
Gunners);
segna in
coppa il 2-12-
03. In Premier
debutta il 15-
8-04. In tutto
212 gare di
Premier e 35
gol; ha vinto
la coppa
d’Inghilterra
’05 e una
Supercoppa
nel 2004.
BARÇA
Torna nel ’11:
finora 78 gare
di Liga (27
gol), 47 match
e 13 centri
nelle coppe;
ha vinto Liga,
coppa del Re,
2 supercoppe
spagnole e 1
europea e un
Mondiale per
club.
SPAGNA
Al Mondiale U
17 del 2003 è
capocannoniere
e miglior
giocatore.
Con i grandi
debutta il 1°-
3-06 con
Aragonés c.t.,
va al Mondiale
2006. Finora
vanta 86
presenze e 13
gol. Ha vinto
Europei 2008
e 2012 e il
Mondiale 2010
Anno Partita Risultato
La formazione-tipo
della Catalogna
Le ultime partite
4-3-3
o
La formazio
della Catalo
Le ult
Valdes
(Casilla)
Jordi Alba
(Capdevila)
rdi Alba rdi Alba
pdevila)
Jordi Amat
(Puyol)
tt i Amat
uyol) uy uyol)
Piqué Piqué
Bartra
Xavi
(Víctor Sánchez)
Xavi
Busquets
della Catalo
4-3-3
Busqu Busquuet uet
Cesc
one tipo one-tipo
ogna ogna
Sergio Garcia
(Soriano)
arcia
no)
Piti
An An Ann Anno Anno An Partita
ii ti ti
Bojan
Il Barcellona
è un modo
di insegnare
il catalano
al mondo
Piqué
2009 Catalogna-Argentina
2010 Catalogna-Honduras
2011 Catalogna-Tunisia
2013
Catalogna-Capo Verde
Catalogna-Nigeria
IL PREZZO BRASILIANO
QUANTO
È COSTATO
NEYMAR?
95 MILIONI...
Il quotidiano El Mundo sostiene che
ai 57 milioni ufficialmente pagati ne
vadano aggiunti 38, fra emolumenti
e contributi vari. Il Barça smentisce
ma un giudice sta indagando a fondo
SANDRO ROSELL, 49 ANNI, E NEYMAR, 21, A GIUGNO (AFP)
B
allano 38 milioni di euro. Secondo quanto
ha sparato ieri il quotidiano politico El
Mundo il Barcellona per Neymar ne ha spesi 95.
Dal Barcellona insistono che il prezzo è di 57.
Della cosa si sta occupando un giudice, dopo la
denuncia apportata da un socio del Barça lo
scorso 5 dicembre. Al club blaugrana sono indi-
gnati e giurano di essere vittime di una campa-
gna mediatica ordita nella capitale, il presidente
Rosell ha detto che «Neymar è costato 57,1 e in-
vito il giudice a chiamarmi al più presto. Non c’è
nulla da nascondere». Ma sul Mundo appaiono
sicuri del fatto loro e dicono di avere in mano gli
stessi documenti arrivati al giudice, che fareb-
bero schizzare la cifra verso il podio del record
di acquisto del mondo del calcio, classifica al
momento guidata dal Real Madrid con le opera-
zioni Bale (101 milioni di euro al Tottenham) e
Cristiano Ronaldo (94 al Manchester United).
La lista della spesa
Al Barcellona dicono da sempre di aver pagato
17,1 milioni al Santos, club di origine di Neymar,
e 40 alla società N&N, ovvero Neymar&Neymar,
gestita da padre e figlio. Sul Mundo a quei 57
aggiungono altri 38 milioni, così suddivisi: ac-
quisto di tre giovani del Santos, 7,9; due amiche-
voli tra le due squadre, 9; commissioni al padre
di Neymar, 8,5; percentuale per il padre di Ney
sullo stipendio del figlio, 2,6; premio al giocato-
re alla firma, 10. In particolare sul Mundo si di-
lungano nello specificare gli emolumenti per il
padre del giocatore: 2 per cercare nuove pro-
messe, 4 per portare sponsor brasiliani, 2,5 a fi-
ni sociali, destinati a progetti benefici nelle fave-
las. Però, fanno notare sul quotidiano, questi so-
no soldi fissi: il padre incasserà anche se non tro-
verà né talenti né sponsor. E il capitolo della sua
percentuale sullo stipendio del figlio potrebbe
far venire strane idee (se già non gli sono venu-
te) a Messi: in pratica Neymar senior prenderà
in ogni caso il 5 per cento dei 56 milioni che il
Barça ha garantito di stipendio a Neymar junior.
Di nuovo, molto di più di quanto si pensava gua-
dagnasse il giovane astro brasiliano. Da qui il
possibile mal di pancia di Leo, che dall’Argen-
tina aveva detto che Javier Faus, vicepresi-
dente economico del Barça «non capisce
nulla di calcio». Dal Barcellona hanno
smentito seccati, il giudice però indaga
perché ritiene che ci siano contratti si-
mulati e somme di denaro usate per fini
diversi da quelli dichiarati.
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2O 5 1 1/ 1? /7
2O 2 5 13 1ó /3
CHAMPIONS LEAGUE PRELIMINARI DI CHAMPIONS EUROPA LEAGUE
SPAREGGI PER LE COPPE SPAREGGI RETROCESSIONE RETROCESSIONE
catori più piccoli, rapidi, con piedi
veloci e tatticamente molto intel-
ligenti. Poi è arrivato Martino e
quando si cambia un allenatore
serve tempo per adattarsi».
Chi le ricorda Neymar?
«Non l’ho visto dal vivo, ma di-
co Cruijff per l’incredibile cam-
bio di ritmo. Parte rapido, si
ferma e riparte a grandissima
velocità. Si, mi ricorda Cruijff,
anche per la velocità con cui
porta avanti la palla».
Meglio il Barça di Guardio-
la o il Bayern attuale?
«Il futuro ci dirà. La scorsa sta-
gione il Bayern è stata la mi-
glior squadra del mondo. Ma
ogni anno si ricomincia e devi
riaffermarti, e il Barça lo ha fat-
to negli ultimi 6 anni. Diciamo
che il Bayern lo ha fatto negli
ultimi 2 con Heynckes e ora dà
l’idea di poter continuare a
progredire con Pep».
Messi pensa al Mondiale,
dicono i maligni.
«Chiaro che ci pensa, come
noi. Ma ora è concentrato al
100% sul Barça. Sa che far be-
ne con noi gli garantirà di arri-
vare bene in Brasile».
Sarà il Mondiale di Leo?
«Potrà essere il suo Mondiale.
Dirò di più: penso che un gioca-
tore come lui non dovrebbe riti-
rarsi senza aver vinto un Mon-
diale. Anche se mi fa strano dir-
lo perché sono suo avversario e
spero che vinca la Spagna. Da
una parte voglio vincere 2 Mon-
diali di fila, dall’altra penso che
Leo si merita un Mondiale per
tutto ciò che ha dato al calcio».
Il 9 della Spagna, chi sarà?
«Grande concorrenza. C’è Die-
go Costa che è in un momento
strepitoso. Ha parlato con Del
Bosque, ha preso il passaporto
spagnolo, trascina l’Atletico.
Poi Negredo, che era perfetto
per la Premier e infatti va alla
grande, Llorente che sta facen-
do bene da voi in Italia e Tor-
res, che segna sempre».
Che idea si è fatto della si-
tuazione Casillas?
«Difficile. Posso immaginare la
sua sofferenza: questo è il portie-
re che con la sua parata su Rob-
ben, e ancora non so come ha
fatto, ci ha dato il Mondiale. Uno
che ha vinto la Champions quan-
do aveva vent’anni o giù di li.
Uno che è stato titolare per non
so quanti anni. Per Ancelotti de-
v’essere una decisione complica-
ta, ma è per questo che gli allena-
tori vengono pagati tanto!».
Barça-Manchester City.
«La sfida più complessa degli
ottavi di Champions. Loro co-
me noi hanno iniziato con
qualche difficoltà per il cambio
di allenatore e ora sono in
grande crescita. Non vedo
l’ora, però prima ci sono altre
cose: vogliamo continuare a
guidare la Liga e arrivare alla
finale di Copa del Rey. Il City ce
l’abbiamo nelle nostre teste:
sono offensivi, dovremo attac-
carli con intelligenza».
E Milan-Atletico? Que-
st’anno ha sfidato 2 volte i
rossoneri e 3 i biancorossi.
«Altra sfida complicata. L’Atle-
tico sta facendo bene in tutte le
competizioni, il Milan è sem-
pre il Milan, un top team,
sempre molto difficile da
battere come abbiamo pro-
vato di recente sulla nostra
pelle».
Che pensa dell’arrivo
di Seedorf?
«Si dice che quando
cambia tecnico
la mentalità dei
giocatori cresca,
si ha voglia di
mettersi in mostra».
Ma lui non ha mai allenato.
«Non significa nulla, o quasi.
Guardiola non aveva esperien-
za quando è arrivato qui. Ave-
va fatto un anno in 4ª serie col
Barça B e ha subito vinto il tri-
plete. Vedo Seedorf come un al-
lenatore lucido e intelligente,
sono sicuro che farà bene».
IL RITORNO A CASA
2011: PRESENTAZIONE AL CAMP
NOU DOPO IL RITORNO AL BARÇA
FABREGAS CON LE NUOVE
SCARPE PUMA EVOPOWER
PER LA CAMPAGNA 2014
QUERIDO
CAPITAN
PUYOL
SCHERZA
CON CESC,
DOPO LA
VITTORIA
DELLA COPPA
DEL MONDO
NEL 2010,
FACENDOGLI
INDOSSARE
LA MAGLIA DEL
BARCELLONA.
UN ANNO
DOPO IL SUO
DESIDERIO
SARÀ
AVVERATO...
l
Neymar mi
ricorda Cruijff.
Seedorf senza
esperienza?
Come Pep...
Oggi per l’andata dei quarti di finale di Copa
del Rey in campo Espanyol-Real Madrid;
Ancelotti potrebbe far riposare qualche titolare
come Pepe (dentro Nacho?). Domani Real
Sociedad-Racing Santander e di nuovo (dopo il
match di Liga di domenica finito 1-1) Levante-
Barcellona. Giovedì tocca ad Atletico Madrid-
Athletic Bilbao. I ritorni la settimana prossima.

4
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
PRIMO PIANO
INDIA
Abitanti: 1,220 miliardi
Tesserati: 384.900
MYANMAR
Abitanti: 55,16 milioni
Tesserati: 132.660
INDONESIA
Abitanti: 251,16 milioni
Tesserati: 66.960
Giacarta
BRUNEI
Abitanti: 415 mila
Tesserati: 1.400
FILIPPINE
Abitanti: 105,72 milioni
Tesserati: 30.670
MALESIA
Abitanti: 29,62 milioni
Tesserati: 9.930
Kuala
Lumpur
Bandar
Seri
Begawan
Manila
Naypyidaw
Nuova Delhi
6 PAESI
1 .662.000.000 DI PERSONE
626.520 TESSERATI
MESSAGGIO
DA SUD-EST
BRUNEI
MATTEINI
DICE NO
AL SULTANO
L’italiano ha rifiutato
il DPMM, la squadra
dell’erede al trono.
Che gioca a Singapore
DAVIDE MATTEINI, 31 ANNI
EMANUELE GIULIANELLI
©RIPRODUZIONE RISERVATA
N
on è andata bene l’avventu-
ra del primo calciatore ita-
liano in Brunei: l’ex attaccante di
Parma ed Empoli Davide Mattei-
ni si è recato nel sultanato per va-
lutare di persona un’allettante
proposta ricevuta per giocare
nella maggiore squadra del Pae-
se, il Brunei DPMM, ma ha rifiu-
tato. Troppe differenze culturali,
troppo difficile adattarsi a uno
stile di vita così diverso da quello
occidentale, soprattutto per un
ragazzo che ha lasciato due figli a
Pisa e ha appena avuto un grave
lutto familiare. Matteini torna in
Italia, ma il calcio in questo pic-
colo Stato del Sud-Est asiatico
continua a crescere. La Brunei
Super League, il massimo cam-
pionato, è nato nel 2002: al tor-
neo partecipano 10 squadre,
l’obiettivo è di raggiungere il
prossimo anno il livello semipro-
fessionista; fino a oggi, infatti, i
calciatori del Brunei sono in gran
parte dilettanti. Su 400mila abi-
tanti, 1.400 sono tesserati per le
squadre di calcio.
Dinastia sportiva
Il Brunei DPMM, di proprietà
dell’erede al trono Al-Muhtadee
Billah, ex portiere a sua volta, è
l’unica squadra di professionisti
del Paese e non milita nella Su-
per League locale, ma nella S.Le-
ague di Singapore, dopo aver
giocato anche nella lega della
Malaysia. La scelta è figlia sia di
motivi calcistici, legati a un livel-
lo più alto della competizione ri-
spetto a quello poco più che ama-
toriale della Brunei Super Lea-
gue, sia (soprattutto) a ragioni
commerciali, a una partnership
da rendere sempre più salda tra il
sultanato e Singapore. Il sultano
è uno degli uomini più ricchi del
mondo e ama lo sport, soprattut-
to auto e golf. Famosa è la passio-
ne del figlio Abdul Hakeem Jefri
Bolkiah per il tiro a volo: gareg-
giando in quella specialità è stato
il primo olimpionico della storia
del Brunei, nel 1996 ad Atlanta.
Salì alla ribalta quando, per mi-
gliorare il carniere (vuoto) di
medaglie, propose al tiratore ita-
liano Falco di gareggiare per il
Brunei. Il compenso proposto era
di 2 milioni di dollari, con la pos-
sibilità di allenarsi in un impian-
to faraonico. Falco rifiutò, ma
non per lo stile di vita poco occi-
dentale: per la bandiera che non
voleva tradire.
MILIONI, PASSIONE
E VOGLIA DI VOLARE
Il mondo sta riscrivendo la sua geografia economica, e così avviene anche nel calcio:
nelle terre dei nuovi capitali e dei nuovi miliardari c’è fame di campioni e bel gioco,
ma spesso il portafogli fa a cazzotti con il campo. Dal piccolo Brunei all’immensa India,
sei storie per un subcontinente che ha voglia di stupire e crescere pure usando i piedi

PRIMO PIANO
5
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
Il ricco Bakrie, candidato alle elezioni presidenziali,
ha accettato di riunire i due campionati nazionali
IL MAGNATE INDONESIANO
ABURIZAL BAKRIE, 67 ANNI,
IN CAMPAGNA ELETTORALE
PER IL GOLKAR PARTY, È
MOLTO AMICO
DELL’INTERISTA ERICK
THOHIR (AFP)
LA DENUNCIA
CAMERUNESE
LASCIATO
MORIRE
(d.f.) «Lo hanno lasciato
morire». Il fratello di
Salomon Bengondo accusa
i vertici indonesiani per
la morte della punta del
Camerun, a novembre.
Bengondo ha giocato dal
2005 nel torneo indonesiano,
ma per anni non ha ricevuto
lo stipendio. Malato, non
aveva i soldi per curarsi e
nessuno l’ha aiutato. Era
già successo nel 2012 al
paraguaiano Diego Mendieta.
ANDREA LUCHETTA
©RIPRODUZIONE RISERVATA
C
i è voluto un piccolo eser-
cito per costringere alla
pace il calcio indonesiano: 500
poliziotti fuori da un hotel di
Giacarta, con la missione di im-
pedire che i delegati venissero
alle mani. Obiettivo raggiunto:
dopo ore di insulti e minacce, le
due Federcalcio nemiche han-
no concluso un accordo per la
riunificazione. Piccola grande
vittoria di Aburizal Bakrie, uno
degli uomini più ricchi d’Indo-
nesia, candidato alle presiden-
ziali di luglio e amico della fa-
miglia Thorir – tanto che non si
può escludere un suo ingresso
nell’Inter.
Tre anni di lotte
Sulle 700 isole indonesiane per
3 anni si sono giocati 2 tornei
paralleli. La figura chiave dello
scontro è Nurdin Halid, ex n.1
della Federcalcio, detto il «Jo-
ker di Giacarta». Pezzo grosso
del partito Golkar – lo stesso di
Bakrie e del fu dittatore Suhar-
to –, per un decennio ha fatto il
bello e il cattivo tempo, conti-
nuando a governare perfino
dalla galera. Poi, nel 2011, il
colpo di mano. La nuova mag-
gioranza federale – vicina al
Partito Democratico – espelle i
delegati fedeli ad Halid. Gli
sconfitti non si danno per vinti:
creano un’altra Federazione e
finanziano un torneo alternati-
vo. È il caos, fra sponsor in fuga
e diritti tv in picchiata. L’Indo-
nesia precipita anche nel
ranking: la Super League ribel-
le – pare alimentata dai denari
dei Bakrie – attira i migliori ta-
lenti del Paese, ma i suoi tesse-
rati non possono giocare in na-
zionale. E così, mentre l’Indo-
nesia conosce un boom senza
precedenti, il calcio si ritrova
sull’orlo del precipizio. Per
rompere l’impasse servono le
minacce di sospensione della
Fifa. La pace gelida siglata al-
l’Hotel Borobudur a marzo
scorso partorisce un campiona-
to unico che dovrebbe comin-
ciare a febbraio, con 18 club
dell’ex lega ribelle e 4 del tor-
neo istituzionale. Sulla pelle
del calcio si è consumata la pri-
ma di mille battaglie per le pre-
sidenziali di luglio. Per un fun-
zionario (fonte Reuters) «se ge-
stisci il pallone sei a metà stra-
da per controllare Giacarta».
La dea Eupalla cela un tesoro
infinito fra le isole indonesia-
ne: coi suoi 250 milioni di abi-
tanti, l’ex colonia olandese è il
5° Stato più popoloso al mon-
do, il primo fra quelli a maggio-
ranza musulmana. Ogni setti-
mana il torneo raccoglie 50 mi-
lioni di telespettatori, e le pre-
senze stagionali allo stadio
superano i 12 milioni. Un affa-
re economico gigantesco, in-
calcolabile da quello politico: il
calcio assicura prestigio e una
capacità di mobilitazione sen-
za pari, in un Paese frammen-
tato in una miriade di isole, lin-
gue e culture. Le ostilità per la
Federazione sono iniziate con
l’appoggio di Arifin Panigoro,
imprenditore vicino al Partito
Democratico. Per il Wall Street
Journal la chiave del conflitto
sta tutta qua: «I costi contenuti
delle materie prime hanno col-
pito duramente Panigoro e
Bakrie (hanno forti interessi
nell’estrazione di gas e carbo-
ne, ndr), ragion per cui è ancor
più importante per entrambi
che nel 2014 vinca un presiden-
te favorevole ai loro interessi».
INDIA
SUPER LEAGUE AL VIA
VOCI SU HENRY E SAHA
Img farà partire una lega da 150 milioni di dollari
Coinvolti Dalglish, Desailly, forse Pires e Yorke
LUCA BIANCHIN
©RIPRODUZIONE RISERVATA
B
ig numbers. Quando i numeri diventano
grandi, ma grandi per davvero, si muovono
le multinazionali del calcio. Tentata a più ripre-
se la conquista degli Usa, messa una bandierina
in Cina, resta un grande mercato: l’India. Siamo
tra futuro prossimo e remoto, ma per quei nu-
meri bastano un paio di dati: in India per la Fifa
ci sono 20,5 milioni di calciatori - in Italia siamo
a 5 milioni - e pare che 50 milioni di indiani ab-
biano visto Spagna-Olanda, finale mondiale.
Normale che molti pensino al business - Nike e
Adidas due conti su scarpe e magliette devono
averli fatti - ma il grande passo lo sta facendo
Img, multinazionale dello sport con 3.500 di-
pendenti in 30 Paesi. In India ha curato la lega di
cricket e per il 2014 ha creato un progetto per il
calcio. Doveva partire a gennaio, è stato riman-
dato a settembre ma le linee-guida della nuova
Indian Super League sono finite su più di un si-
to. Otto franchigie modello Mls (o Nba, per chi è
cresciuto guardando Magic e Jordan), un mix di
giocatori locali e stelle importate, allenatori no-
ti. Fuori i nomi: per la panchina sono assoldati
Dalglish, Schmeichel e Desailly, tra i giocatori il
Times of India ha scritto di Henry, Saha, Yorke,
Ljungberg, Pires e Crespo. Verrebbero assegnati
ai club di Delhi, Calcutta, Mumbai, Bangalore,
Chennai, Goa, Kochi e Pune con un meccanismo
tipo draft. Ok, è un torneo di plastica ma Img e il
suo partner Reliance, enorme conglomerato di
imprese indiano, sono convinti che funzioni.
Scalzi alla meta
Il contesto è quello che è. L’India si è qualificata
a un solo Mondiale, l’edizione di Brasile ’50. Il
problema è che ci è arrivata con giusto un pizzi-
co di fortuna, perché le altre tre del girone di
qualificazione si sono ritirate... tutte. Alla fine,
ha lasciato perdere anche lei, di sicuro per le
spese (anche se gli organizzatori avrebbero
pagato quasi tutto), forse per litigi interni,
per qualcuno anche perché gli indiani avreb-
bero voluto giocare scalzi, ipotesi non gradita
alla Fifa. Un lungo Medioevo ha anticipato l’epo-
ca moderna, con i 131mila spettatori di Mohun
Bagan-East Bengal nel 1997 e la nascita della I-
League, campionato strano. Si alternano diversi
vincitori - Salgaocar nel 2011, Dempo nel 2012,
Churchill Brothers nel 2013 - e di solito c’è un
nigeriano capocannoniere. Le presenze allo
stadio sono in crescita, ma a Delhi e
Calcutta si guarda soprattutto la Pre-
mier inglese. «Anche per questo
pensiamo di poter avere successo,
il calcio è già il secondo sport dopo
il cricket - dice Bruno Satin, colla-
boratore ed ex agente chiave Img -. Ogni an-
no si aggiungerebbero 1-2 franchigie, ma l’in-
vestimento iniziale è alto: circa 150 milioni di
dollari spalmati su più anni». Non credete possa
funzionare? Calma, Subrata Pal, uno dei por-
tieri della nazionale, ha appena firmato col
Vestsjælland in Danimarca. Anche questo
non era previsto.
@lucabianchin7
IN ALTO,
ESULTANZA
DEI CHURCHILL
BROTHERS
NELLO SCORSO
CAMPIONATO,
VINTO CON TRE
PUNTI SUL
PUNE.
SOTTO,
LOUIS SAHA,
35 ANNI, IN
AZIONE NEL 2012
CON LA FRANCIA.
È IL PRIMO NOME
FATTO DALLA
STAMPA COME
«MARQUEE
PLAYER»
PER LE NUOVE
FRANCHIGIE
(AFP)
MYANMAR
GIRAMONDO DI PIEDI
VA AL NAY PYI TAW
V
entitré squadre in 18 anni
di calcio tra cinque Paesi.
Decisamente, la carriera di Mi-
chele Di Piedi, attaccante pa-
lermitano di 33 anni, non è
una roba banale. E l’ultimo
passo è il più esotico di tutti: ha
firmato per un anno con il Nay
Pyi Taw, club dell’omonima cit-
tà di Myanmar nato nel 2010,
che l’anno scorso è finito al se-
condo posto e che quindi farà
la Afc (la seconda manifesta-
zione asiatica per club). La av-
ventura di Di Piedi è iniziata
già a dicembre, con una serie
di provini che hanno convinto
il team: il campionato (a 12
squadre) comincia la prima
settimana di febbraio.
FILIPPINE
ADDIO AL MIGLIOR
C.T. DI SEMPRE
La nazionale di Manila ha licenziato
Weiss: con lui il top nel ranking Fifa
DARIO FALCINI
©RIPRODUZIONE RISERVATA
F
ilippini, popolo di ingrati. È quello che deve
avere pensato Michael Weiss, mentre abbando-
nava quello che per 3 anni era stato il suo ufficio a
Manila. Il c.t.tedesco negli scorsi giorni è stato eso-
nerato a sorpresa dalla nazionale delle Filippine.
Sotto la sua guida gli Azkal, i cani randagi, hanno
raggiunto il 127° posto nel ranking Fifa (erano al
159° 3 anni fa). È l’apogeo di un Paese che vive di
basket e dei pugni di Pacquiao. A Weiss non sono
bastate 21 vittorie e 12 pari in 46 gare, compreso
l’1-1 di novembre con l’India. Pochi giorni prima il
tifone Haiyan aveva ucciso 6 mila persone e distrut-
to milioni di case. Il campo dava un motivo per sor-
ridere alle isole devastate. Il pallone è in crescita di
popolarità nel Paese, che non ha nessuna tradizione
calcistica. Qui gli idoli sono il terzino del Bayern
Alaba, figlio di un’infermiera filippina, e il portiere
della Francia Areola.
Rota e la sacra birra
Quelli che giocano bene, di solito, hanno imparato
a farlo lontano. A volte tornano, come Neil Ethe-
ridge (ex Chelsea, ora in C) o Stephane
Schrock dell’Eintracht che dopo aver gioca-
to nelle giovanili di Inghilterra e Germania
hanno scelto gli Azkal. In patria il campio-
nato dà scarse opportunità di crescita. Ri-
nata nel ’09 dopo anni di interruzione la
UFL è un torneo a 9 squadre. All’inizio lo
dominavano i club dell’esercito, caduti
poi in disgrazia. Gli Air Force, la squa-
dra dell’aviazione, dopo essersi messa
al petto i primi 2 titoli è finita in B. De-
stino comune ai colleghi dei Philippi-
ne Navy. A tenere alto l’onore della di-
visa sono rimasti gli Army che, dopo la
fusione coi General Trias, hanno dato
vita a un curioso mix tra militari e
immigrati sudcoreani. Difficile che
possano impensierire l’italo-filippi-
no ex Under 20 di C Simone Rota e
i campioni in carica Stallion. I cui
fondatori, ubriachi, scelsero un
nome che ricordasse l’amata
birra Red Horse.
SOTTO,
L’ALLENATORE
DELLE FILIPPINE,
IL TEDESCO
MICHAEL WEISS,
48 ANNI, C.T.
DAL 2011. È
STATO D.T. DEL
RUANDA E C.T.
DELL’UNDER 20
DELLO STESSO
PAESE (2007-
2010) E VICE C.T.
NELLA CINA
UNDER 20 (2004-
2006)
MALESIA
TANDEMONIO,
PURE A CARDIFF
Le gaffes del miliardario delle lotterie
con il vizio di stravolgere i colori sociali
V
incent Tan, presidente malese del Cardiff, ha af-
ferrato l’essenza del calcio: per vincere bisogna
segnare. «Com’è possibile che quel Marshall sia sem-
pre andato in bianco?» avrebbe chiesto. Domanda ri-
spettabile, non fosse che il buon David Marshall gioca
in porta. Sarà vero? Sua Eccellenza ne ha messe in fila
talmente tante, e di qualità così , che sbrogliare mito e
realtà è impresa impossibile. Difficilmente sapremo se
davvero ha ordinato ai gallesi di calciare dalla propria
metà campo perché per la legge dei grandi numeri
qualche pallone dovrà pur entrare. È sicuro invece che
ha sostituito il responsabile del mercato con uno stagi-
sta kazako di 21 anni, amico di suo figlio. Per gennaio
– scrivono alcuni quotidiani – Vincent ha messo a pun-
to una strategia invincibile: prendere solo giocatori
che nella data di nascita abbiano il numero 8, in osse-
quio alla tradizione malese. Ne sono arrivati due, uno
di 18 anni (Møller Dæhli) e uno nato l’8 agosto (cioè
l’8° mese, Wolff Eikrem). Un briciolo di superstizione
sarà pur concessa all’uomo che ha fatto i miliardi com-
prando la lotteria di uno Stato innamorato di calcio. Al
punto che lo Johor (club della stessa regione in cui è
nato Tan), per vincere il campionato iniziato sabato si
affida a piedi nobili come quelli dell’ex Genoa Figue-
roa (già in gol in amichevole) e quelli del Payaso Pa-
blo Aimar, stella già del River Plate, Valencia e Benfi-
ca.
Squadre e colori
I tifosi del Cardiff, malgrado gli debbano il ri-
torno in Premier dopo mezzo secolo, sono in-
vece in guerra con lui per l’inserimento di un
dragone nello stemma e il passaggio delle di-
vise dal blu al rosso (sui pantaloncini invece
Tan ha concesso un referendum). Il preceden-
te ha scatenato la psicosi: tre mesi prima di
comprare il Sarajevo, Sua Eccellenza ha pro-
messo che non avrebbe toccato nulla. Così co-
me il Kedah (seconda serie malese) si è sentito
in dovere di specificare che il cambio del logo non
è stato imposto. La resistenza dei tifosi gallesi de-
ve essere uno choc per il povero miliardario: su
YouTube si trova il video che i suoi 30 mila dipen-
denti gli hanno regalato per i 60 anni: «Ti amia-
mo, Tan», ripetono per 5 minuti di melassa fra
canti e balli di gruppo. «Ti serviamo, ti adoriamo.
Sei troppo buono per essere vero».
ANDREA LUCHETTA
©RIPRODUZIONE RISERVATA
SOPRA, VINCENT
TAN, 61 ANNI,
IL MALESE
PROPRIETARIO
DEL CARDIFF.
SOTTO, L’EX
BENFICA PABLO
AIMAR, 34, AL
JOHOR DARUL
TAKZIM (AFP)
INDONESIA
L’AMICO DI THOHIR
HA FIRMATO LA PACE
6
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
EUROPA
1 Suarez Liverpool (Ing 22x2) 44
2 Ronaldo Real Madrid (Spa 21x2) 42
3 Diego Costa Atl. Ma. (Spa, 19x2) 38
4 Rossi Fiorentina (Ita 14x2),
Agüero Manchester City (Ing, 14x2) 28
6 Finnbogason Heerenveen (Ola 18x
1,5), Valskis Suduva (Lit, 27x1) 27
8 Montero Sporting Lisbona e
J. Martínez Porto (Por, 13x2
10 Ibrahimovic Psg (17x1,5) 25,5
11 Johnsen Odd (Nor, 16x1,5),
Griezmann Real S. (Spa, 12x2) 24
13 Voskoboinikov Kalju (Est, 23x1) 23
14 Hamdallah Aalesund (Nor 15x1,5),
Batshuayi Standard (Bel, 15x1,5),
Devic Metalist Kharkiv (Ucr, 15x1,5),
Zulechner Grodig (Aut, 15x1,5) McKay
Inverness e May St. Johnstone (Sco, 15x1,5),
Kamburov Lokomotiv Pl. (Bul, 15x1,5) 22,5
21 Lewandowski Borussia D. e Ramos
Hertha B. (Ger, 11x2), Tevez Juventus e
Berardi Sassuolo (Ita, 11x2), Javi Guerra
Valladolid, Sanchez e Pedro Barcellona,
Uche Villarreal (Spa, 11x2), Sturridge
Liverpool, Remy Newcastle Y. Touré M. City
(Ing, 11x2), Hunt Levadia (Est, 22x1) 22
33 Bilinski Zalgiris e Razulis Atlantas (Lit,
21x1), Mitroglou Olympiacos (Gre, 14x1,5),
Harbaoui Lokeren (Bel, 14x1,5), Pellé
Feyenoord (Ola, 14x1,5), Rodionov Bate
(Bie 14x1,5), Benko Rijeka (Cro 14x1,5),
Commons Celtic (Sco, 14x1,5) 21
1º TEMPO 2º TEMPO
UTRECHT FEYENOORD 1 2 18’p.t. Pellé
Janmaat
Pellé
Pellé
Markiet
Markiet
Ruiter
Sul mercato
Entro
gennaio
potrebbe
andare allo
Zenit. Un
affarone per
uno che sa
com’è fatto
un gol:
doppietta al
Maritimo
7
Duttile
Bravo (e non
è da tutti)
sia a ispirare
che a
segnare,
è il cardine
della giostra
Twente.
Giocatore
da big a
occhi chiusi
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Decisivo
In Liga non
segnava da
febbraio,
la sua
capocciata
vale il pari
col Levante.
Provvidenzia
le, visto che
poi il Barça
non va oltre P
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7,5
Glaciale
Freddissimo
nel rigore
che gela il
Calderon,
caldissimo
nel
prendersi il
Siviglia sulle
spalle. E non
è la prima
volta
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Nemico
Quando è in
buona, non
passa
manco il
Barça (due
miracoli).
Occhio che
lo ritroviamo
ai Mondiali
con la Costa
Rica...
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8
Stoico
Gioca con
una caviglia
dolorante
ma illumina,
segna (2 gol
al Fulham)
ed è una
delle cose
più belle da
vedere in
Premier
8
Eterno
La palla
giusta non la
sbaglia mai,
la gara clou
nemmeno.
Vuoi vedere
che la punta
che manca
ai Blues è il
pretoriano
di Mou?
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Master n. 1
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festival di
tecnica e
invenzioni.
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Brasile per
lui deve
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Vedi a
sinistra, solo
che il Betis
ultimo lo è.
Ma il
concetto
cambia
poco: passa
tutto da lui, e
tutto ne esce
rifinito
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7
Rinascita
Sul pedigree
c’è scritto
terzino, ma
fa benissimo
il mediano.
Con il Psv
nel ruolo è
perfetto,
magari torna
buono anche
in Oranje...
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In rampa
Ranieri ne
sta facendo
una star:
mancino che
cresce gara
dopo gara e
segna pure
in attesa che
si sblocchi
Falcao
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)
TOP 11 GUNNERS, SUPERCAZORLA AL FULHAM
LE PAGELLE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO
Sannino un cero a Almunia
AUSTRALIA
5,5 Del Piero (Sydney) Perde in
casa contro i Central Coast Mari-
ners (0-1) e manda altissima una
delle sue punizioni.
CIPRO
5,5 Grassi (Aris) Contro l’Eth-
nikos Achna si fanno rimontare
dal 2-0 a 2-2.
FRANCIA
6,5 Sirigu (Psg)Presente quan-
do serve nel 5-0 al Nantes, quindi
poco.
8 Verratti (Psg) Un festival di
tecnica e invenzioni, ispiratore a
tutto campo, gli manca soltanto il
gol. E ribussa alla porta di Pran-
delli...
7,5 Thiago Motta (Psg) Un gol
(il secondo in Ligue 1 e il quinto in
stagione) e tanta qualità.
7 Ranieri (all. Monaco) Sbanca
Tolosa, col decisivo Ocampos per
Falcao, e stacca il Lilla di 5 punti .
7 Raggi (Monaco) Altra presta-
zione sopra le righe, indispensa-
bile ovunque Ranieri lo metta.
6 Tonucci (Ajaccio) Pecca solo
alla fine sull’inutile 2-0 del Nizza.
GRECIA
7 Cennamo (Atromitos) È inter-
venuto poco, ma quando è servito,
non vuole mollarlo.
6,5 Fabbrini (Watford) Ancora
una volta a secco, ma dà un con-
tributo importante al gioco.
OLANDA
8 Pellé (Feyenoord) Gol di tacco
(vedi sopra) e un assist, si confer-
ma il Captain Fantastic osannato
dai media e dai tifosi olandesi..
PORTOGALLO
5,5 Galderisi (all. Olhanense)
Dopo il debutto vincente col tecni-
co italiano la squadra dell’Algarve
subisce una sconfitta casalinga
contro il Vitoria Guimarães (0-1).
5,5 Dionisi (Olhanense) Non è
stato al livello delle ultime gare.
Troppe volte in fuorigioco.
SCOZIA
6 Pascali (Kilmarnock) Sul
campo del Partick Thistle si se-
gnala per un giallo beccato al li-
mite dell’area, per evitare un’in-
cursione pericolosa.
SPAGNA
7 Ancelotti (all. Real Madrid) Il
compito col Betis è facile, le due
davanti l’aiutano rallentando. Ma
la mediana con Xabi, Modric e Di
Maria (per Isco) è una bella idea.
Wunder21
ZIYECH EGOISTA,
MA COME
IL PROFUMO
LARGOAI GIOVANI: LACLASSIFICAMARCATORI
UNDER21 NEI MAGGIORI CAMPIONATI D’EUROPA
11 Aboubakar (Lorient),
Berardi (Sassuolo), Castaignos
(Twente), Piazon (Vitesse)
9 Lukaku (Everton)
7 Klaassen (Ajax), Son
(Bayer Leverkusen), Volland
(Hoffenheim), Ziyech
(Heerenveen)
6 Depay (Psv), Drmic
(Norimberga), Isco (Real
Madrid), Neymar (Barcellona),
Pogba (Juventus)
GG (gdf) Di Ziyech abbiamo
già detto, ma da sabato c’è
un indizio in più. Dopo 12’, in
casa col Roda, l’Heerenveen
si stende in contropiede col
suo maitre à penser di
vent’anni: al limite dalla
destra ha tre linee di
passaggio pulite ma decide di
fare da sé e imbuca sul primo
palo come un campione di
snooker. Sono stimmate:
un signor passatore sa anche
quando non serve passarla
I NUMERI DI MASSIMO PERRONE
I 103 gol del City in 34 gare
Liga, ammucchiata d’antan
40
I mesi passati dalla
precedente tripletta
di Eto’o: l’aveva segnata nel
settembre 2010 in un Inter-
Werder 4-0 di Champions.
46
Gli anni dopo cui il
Manchester United
ha incassato una tripletta da
campione in carica: l’ultima
gliel’aveva segnata Astle del
West Bromwich (6-3 nel 1968).
21
Gli anni, invece,
da cui la squadra
campione uscente non subiva
una tripletta nel campionato
inglese: il Leeds nel 1993 ne
incassò 2, da Sheringham
(Tottenham) e Sutton
(Norwich).
5
Le vittorie consecutive in
trasferta del Tottenham,
che non ci riusciva dal 1960
quando infilò una striscia di 10
successi esterni a cavallo di 2
campionati.
34
Gli incontri, tra
campionato e coppe,
impiegati dal Manchester City
per arrivare a 100 gol (e
superarli: è a 103). Da quando
esiste la Premier (1992) ce
n’erano voluti almeno 43, al
Chelsea nel 2009-10 e nel
2012-13.
14
Gli anni passati dal
precedente 5-0 subìto
dal Nantes, in casa col
Bordeaux nel 2000. Il k.o.
contro il Psg ha sfiorato
il record negativo, un 6-0
incassato a Marsiglia nel 1991.
43
Gli anni da cui le
prime 3 della Liga
non erano comprese in un
solo punto dopo 20 giornate.
Nel 1970-71 erano in 4:
Valencia 28, Atletico Madrid,
Athletic Bilbao e Barcellona 27
(il campionato lo vinse il
Valencia, alla pari col Barça,
per i confronti diretti). In due
occasioni, 1946-47 e 1949-50,
c’erano 3 squadre alla pari.
La classifica del 1950 era
fantastica: Atletico, Celta e
Real 24, Valencia, Valladolid e
Deportivo 23, Athletic 22,
Barça 21. Sei giornate dopo
(il campionato era a 14) vinse
l’Atletico a +1 sul Depor.
Scarpad’oro
SALE CR7,
MARTINEZ E
IBRAHIMOVIC
NEI TOP 10
CANNONIERI D’EUROPAINBASEALCOEFFICIENTEDI
DIFFICOLTÀDEI VARI CAMPIONATI (TRAPARENTESI)
l’eurogol
DELLA SETTIMANA
LA VENDETTA
DI GRAZIANO
GG «Quando facevo qualcosa
tipo un tacco o un dribbling,
Advocaat mi urlava: “Sei italiano!
Devi giocare come Gattuso!”. E
io: “Mister, guardi che in Italia
abbiamo pure Totti, Pirlo e Del
Piero”». Cit. Graziano Pellé, 23
novembre 2010. Tre anni dopo
chissà Dick che ne pensa.
con le solite tempestività e bravu-
ra.
7 Napoleoni (Atromitos) Gli è
mancato solo il gol nello 0-0
esterno contro l’ Aris: entra al 62’
sparando a raffica 3 volte, ma tro-
vando in gran giornata il portiere
avversario Dioudis.
INGHILTERRA
7 Mannone (Sunderland) I due
gol del Southampton sono impa-
rabili. Il portiere italiano è decisi-
vo in altre situazioni.
7,5 Borini (Sunderland) Una
rete bella e importante, che avvia
la riscossa del Sunderland.
6,5 Santon (Newcastle) Presta-
zione vellutata sul campo del
West Ham. Fa il suo e anche qual-
cosa di più.
6 Sannino (all. Watford) Pareg-
gio brodino a Bournemouth: rin-
grazi Almunia che para un rigore.
6,5 Angella (Watford) Un gol e
un cartellino rosso. Mezzo voto in
meno per l’espulsione.
6,5 Faraoni (Watford) Lotta e
combatte. Prestazione positiva,
in linea con una giornata positiva
per gli Italians.
6,5 Battocchio (Watford) Il
mercato lo porta lontano da Wa-
tford (Padova in pole), Sannino
EUROPA
7
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
INGHILTERRA
ADEBAYOR: MA ERA COSÌ DIFFICILE?
Il segreto della rinascita del Tottenham? Facile: Sherwood fa
giocare il togolese che AVB non vedeva. Risultato: 8 gare, 6 gol
GG Nicolas Anelka in campo
e con il logo viola dello
sponsor Zoopla ben visibile
sulla maglietta dell’attaccante
francese. È finito così il
braccio di ferro tra WBA,
Anelka e la Zoopla, l’azienda
di annunci immobiliari sul
web che è uno degli sponsor
del club dal 2012 (3,6 milioni
l’anno). Fondata nel 2008 da
Alex Chesterman e Simon
Kain, manager inglesi di
religione ebraica, la Zoopla
non ha gradito il gesto della
«quenelle» - la mano sinistra
poggiata sul braccio destro,
una specie di saluto nazista
rovesciato –, compiuto da
Anelka il 28 dicembre 2013
per celebrare i due gol al
West Ham. L’azienda ha
minacciato la scorsa
settimana di non rinnovare
il contratto, in scadenza a
giugno: «O noi, o Anelka».
Il Wba ha scelto il giocatore,
schierato titolare ieri sera
da Pepe Mel, nuovo manager
spagnolo del club. La Zoopla
ha preso atto e ha annunciato
che i rapporti con il WBA
cesseranno fra 5 mesi.
Oggi dovrebbe invece arrivare
la sentenza della federazione
inglese su Anelka. Il
giocatore, deferito per
un gesto considerato anti-
semitico, rischia 5 turni di
stop. È un caso molto delicato,
in cui la FA si è consultata con
avvocati di grande esperienza
per evitare decisioni
avventate. Anelka è legato al
WBA fino a giugno. Anche lui,
come la Zoopla, potrebbe
salutare il club in estate.
BOLD
WEST BROMWICH
SPONSOR VIA
PER IL GESTO
DI ANELKA,
5 TURNI FUORI?
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
A LONDRA
STEFANO BOLDRINI
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I
l popolo Yoruba, lo scritto-
re premio Nobel Wole
Soyinka e la cantante Sa-
de. Un allenatore che fa della
normalità la strada maestra. E
poi il talento, l’esperienza, il ca-
rattere da pelandrone, lo choc
di Cabinda. Ci sono molti modi
per raccontare Emmanuel Ade-
bayor, simbolo della rinascita
del Tottenham, letteralmente
rigenerato da Tim Sherwood,
l’allenatore inglese che il 16 di-
cembre è subentrato ad André
Villas Boas, il manager porto-
ghese uscito a pezzi dalle espe-
rienze con Chelsea e Spurs. Con
Sherwood, cinque vittorie e un
pareggio in sei gare di Premier.
Conquistati sedici punti su di-
ciotto. Squadra tornata in corsa
per un posto in Champions.
L’unica sconfitta di questi 37
giorni è arrivata in Coppa d’In-
ghilterra, nel derby giocato in
casa dell’Arsenal, il 4 gennaio.
Take it easy
Sherwood non ha inventato
l’acqua calda. Ha usato il buon
senso. Per correggere una dife-
sa che prendeva troppi gol, ha
rinforzato il centrocampo e ac-
corciato le linee: le praterie del-
l’era Villas Boas non esistono
più. E per migliorare un attacco
anemico, ha rilanciato Ade-
bayor, accantonato dal porto-
ghese: appena 45’ concessi al
centravanti togolese di origine
nigeriana da AVB. Adebayor,
nel 2008 premiato come mi-
glior giocatore africano, ha se-
gnato 6 reti in 8 gare. Ma il suo
contributo non si è limitato ai
gol. Il togolese fa salire la squa-
dra, come si dice in gergo. È
giocatore di razza. Per contra-
starlo sul piano fisico, si muo-
vono sempre almeno due av-
versari. E questo aiuta ad aprire
gli spazi, dove Eriksen – altro
elemento rifiorito, tre gol e due
assist con Sherwood -, Chadli e
Lennon possono colpire e af-
fondare. AVB non utilizzava
Adebayor perché, parole del
portoghese, «ce l’ha con me e
mi mette contro lo spogliatoio».
Sherwood lo ha rilanciato per-
ché «Emmanuel è sempre stato
un buon calciatore. Non ho la
bacchetta magica. Gli ho solo
dato l’opportunità di giocare.
Noi avevamo bisogno di mag-
gior praticità e con lui l’abbia-
mo trovata. Sono sicuro che
una volta ritrovate le motiva-
zioni, Adebayor può dare mol-
to».
Una vita vissuta
Il punto era questo: riavvolgere
il nastro e ripartire dopo l’ostra-
cismo di Villas Boas. Dall’Arse-
nal in poi, la carriera del togole-
se si era sgualcita: con Manche-
ster City e Real Madrid non è c’è
mai stato feeling. Un unico rag-
gio di sole, in questi anni: la sta-
gione vissuta con Redknapp al
Tottenham. Adebayor è un to-
golese di origine nigeriana e di
etnia Yoruba, la stessa della
cantante Sade e dello scrittore
Wole Soyinka. Il popolo Yoruba
fu massacrato dal colonialismo:
a milioni furono deportati nelle
Americhe. Emmanuel è nato a
Lomé, capitale del Togo. È di-
ventato calciatore in Francia.
Ha conosciuto gloria e ricchez-
za in Inghilterra. Con la nazio-
nale del suo Paese, ha vissuto
l’esperienza dell’attentato di
Cabinda, in Angola, l’8 gennaio
2010, in cui morirono tre perso-
ne. Un gesto che ha segnato
Adebayor: «Il momento più dif-
ficile della mia vita». Il calcio e
le lune di Villas Boas, al con-
fronto, sono carezze.
EMMANUEL
ADEBAYOR,
29 ANNI,
PUNTA TOGOLESE
DEL TOTTENHAM,
HA ESULTATO COSÌ
DOPO I 2 GOL
A SWANSEA (ACTION IM.)
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22 13 À2013 OVITÀ 0 O À T I V N T 01 À 3 NOVITÀ2013 NOVITÀ2013
22 13 À2 3 OVV TÀ 00 O À T II V N TT 0011 À 3 NO À20 33 NOVITÀ2013
8
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
EUROPA
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identikit
VICECAMPIONE
DEL MONDO
E D’EUROPA
Vikash Dhorasoo (Harfleur in
Normandia, 10/10/1973) è stato
un centrocampista francese di
origini mauriziane. Iniziò nel Le
Havre, proseguì nel Lione (2
Ligue1, Coppa di Lega e
Supercoppa di Francia), con una
parentesi a Bordeaux (Coppa di
Lega), prima della stagione al
Milan (2004-05, 16 presenze,
Supercoppa Italiana e finale di
Champions). Poi 2 anni al Psg
(Coppa di Francia) e un passaggio
a Livorno. Con la Francia ha
giocato 18 partite (1 gol) e perso
la finale mondiale 2006.
PARIGI
ALESSANDRO GRANDESSO
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Q
uella di Vikash Dhora-
soo con l’Italia è una
storia breve, ma inten-
sa, tra aneddoti, colpi di
scena e drammi calcistici. Dalla
maledetta notte di Istanbul e la
finale di Champions persa nel
2005 da giocatore del Milan, a
quella di Berlino e la finale
mondiale persa contro gli az-
zurri, l’anno dopo. E diventata
pure un film a sua firma: Substi-
tute. Notti da panchinaro, ap-
punto. Al Mondiale per colpa di
Zidane, in rossonero per See-
dorf. «Clarence fu molto corret-
to. Quando iniziai a giocare
qualche match, fu il primo a ri-
conoscere che lo meritavo e non
era solo turn over. Il titolare era
lui, ma al Milan giocai a suffi-
cienza per ritenermi soddisfat-
to».
Oggi tocca a lui rilanciare il
Milan.
«Era un predestinato. Già allora
dialogava molto con Ancelotti,
ci impartiva lunghe lezioni di
tattica: lo chiamavamo il Pro-
fessore. Non pensavo comin-
ciasse dal Milan. Anche se fa
parte della storia rossonera,
Clarence corre un rischio alto. I
tifosi hanno la memoria corta.
Spero che la società gli dia tem-
po, visto che la rosa non è di
qualità come ai miei tempi e
non ci sono più tanti soldi».
Un allenatore nero in serie
A è una bella novità.
«Strano non ci sia un tecnico ne-
ro da noi che abbiamo una lun-
ga storia coloniale e tanti gioca-
tori neri. Seedorf è pure un pa-
radosso politico: guida una
squadra di proprietà del leader
di una destra dalle sfumature
razziste. Ma è anche la prova
che nel calcio, e nel Milan in
particolare, conta il merito,
non il colore della pelle».
Balotelli dice che è un
passo in avanti nella
lotta al razzismo.
«È bene che Balotelli si
senta coinvolto dalla
questione, ma spero
anche che si renda utile
a Seedorf. Ai miei tempi
certi comportamenti erano
impensabili. Al Milan però
piacciono certe scommesse.
Io fui accolto bene, nonostante
fossi meno forte e di sinistra. Al-
l’inizio non fu facile».
Perché?
«Non ero abituato ai vostri alle-
namenti, più duri di una parti-
ta, e non parlavo la lingua. Poi
un giorno, dopo il corso d’italia-
no, Costacurta si mise a conver-
sare in francese e mi fece notare
che leggevo Libération che co-
me Repubblica non era giornale
gradito a Milanello. Era una
battuta, ma il fisioterapista mi
consigliò di nasconderli sotto la
giacca».
E con Berlusconi come an-
dò?
«La prima volta lo incontrai do-
po una partita persa. Avevo gio-
cato male e chiese a Braida che
cosa ci facessi al Milan. Quando
giocai una bella gara mi fece i
complimenti: divertente se te li
fa un premier. Ricordo un suo
arrivo in elicottero a Milanello.
Ci disse che non era più presi-
dente per il conflitto d’interessi,
ma che avrebbe cambiato la leg-
ge. Scherzava spesso. Ci diceva
che forse gli conveniva compra-
re arbitri al posto dei grandi gio-
catori. In effetti con la Juve suc-
cedevano cose strane...».
Con il Milan lei perse la
Champions e un anno dopo
il Mondiale contro l’Italia.
«Furono trame drammatiche
che neppure uno sceneggiatore
poteva inventare: impensabile
perdere con 3 gol di vantaggio
col Liverpool, imprevedibile la
testata di Zidane a Materazzi.
Istanbul però fu il mio apice
emotivo. Fui fiero di appartene-
re al Milan. Nella sconfitta capii
che cos’è un grande club. Gal-
liani entrò in spogliatoio scuro
in volto, i giocatori erano in la-
crime, e invece di insultarci ci
disse che la storia del Milan con-
tinuava. E due anni dopo
vinsero la Champions.
Una bella lezione per
squadre ambiziose come
il Psg che magari gioca
bene, ha grandi gioca-
tori, ma a cui manca
ancora l’anima».
E di Berlino, a
parte il suo film,
cosa le resta?
«A Berlino provai
frustrazione. In
spogliatoio era-
vamo pietrificati
e quasi nessuno
applaudì Zida-
ne come chie-
deva di fare Do-
menech. Fu
un’uscita di sce-
na confusa. In
pochi restammo a
seguire la cerimo-
nia di premiazione.
Segno che non sapevamo
perdere. A Istanbul, Maldini ci
obbligò tutti a restare in campo
fino all’alzata del trofeo: gesto
di gran classe».
L’anno dopo lei sbarcò a Li-
vorno, club di sinistra, ma
non giocò mai.
«Non scattò mai la scintilla, né
con la città, né con i dirigenti
che non mi pagavano. Erano or-
ganizzati male. Alla fine scappai
dall’aeroporto di Firenze perché
temevo di essere bloccato dagli
ultrà a Pisa. Ma fu anche colpa
mia, ero a fine carriera».
Tra i suoi impegni, lei ha
fondato il movimento Tata-
ne per un calcio solidale.
«Se nel calcio-business manca-
no i soldi, salta tutto. Il calcio
che amo invece è per sempre: è
quello di massa che crea legami.
Serve più dialogo tra i due mon-
di. Con Tatane ricordiamo alle
istituzioni le radici del calcio».
Lei sostiene il club Paris Fo-
otball Gay. Ha mai avuto
colleghi omosessuali?
«Penso ci sia una scrematura a
monte, anche di autocensura:
certi ragazzi omosessuali forse
rinunciano prima al calcio. In
carriera non ho mai notato col-
leghi gay. Ma il calcio su questo
è ancora intollerante».
l
A Istanbul
Maldini ci fece
stare in campo
fino ai premi:
che classe!
«IO, GIOCATORE DI SINISTRA,
ALLA CORTE DI BERLUSCONI
SEEDORF BELLA SORPRESA»
«Al Milan Costacurta mi riprese perché leggevo Libération e Repubblica, così li
nascondevo sotto la giacca. Silvio arrivava a Milanello in elicottero e prometteva di
cambiare la legge per tornare presidente. Mi ha stupito che proprio lui abbia assunto
un allenatore nero, ma Clarence era un predestinato: lo chiamavamo il Professore»
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To¦os~D~sli~, \~¦e:cie::esLo:ie:l, Mo:lje¦¦ie:Ñi..~
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A Berlino non
fu così. E pochi
applaudirono
Zidane, come
chiedeva il c.t.
FRANCIA
L’ALTRO «ITALIANO»
E GIULY VA ALL’ASSALTO DEL SUO MONACO
E dire che il suo curriculum è stracolmo di scudetti e
coppe. Ma a 37 anni, l’ex giallorosso Ludovic Giuly
(nella foto con la maglia attuale), passato pure per
il grande Barcellona e il Psg pre-qatariota, insegue
ancora un sogno. O meglio, un miracolo da coppa di
Francia da concretizzare proprio contro il suo Monaco,
dove giocò dal ’98 al 2004, e che domani sfida per i
sedicesimi di finale. Tra l’altro al Gerland di Lione,
dove cominciò la carriera da pro, 20 anni fa. Da
capitano ormai del Mont d’Or Azergues di Chasselay,
club di 4ª serie, dove tutto iniziò per l’ex nazionale
francese. E dove Giuly ha deciso di tornare in estate
dopo un’ultima tornata a Lorient. Casa vera: lo stadio
di Chasselay sul Rodano (5.000 posti in un
paese di 2.700 abitanti) porta dal 2006 il suo
nome, lui è anche azionista del club e il papà
vicepresidente. L’allenatore poi è il figlio di
Jacques Santini, uno dei c.t. che Giuly incrociò
nella carriera in bleu, e che nel turno
precedente si è goduto una qualificazione
insperata con l’Istres, squadra di B. Una
sfida insormontabile solo a prima
vista. Di certo non per uno che la
coppa di Francia l’ha vinta nel 2010
con il Psg, abituato ai grandi
palcoscenici. Come nel 2004 con il
Monaco in finale di Champions, appunto.
Una finale inattesa per la squadra allora
guidata da Deschamps, persa 3-0 col Porto di
Mourinho. Il Principato fu il trampolino
dell’attaccante francese, che l’anno dopo passò
al Barcellona di Rijkaard, con cui poi vinse la
Champions nel 2006. Da titolare, nel tridente
con Ronaldinho ed Eto’o. Dopo 3 stagioni, Giuly passò
alla Roma con cui sollevò la coppa Italia, prima di
rientrare in patria al Psg. Prima del Lorient il francese
ha contribuito alla rinascita del Monaco finito in B,
tornato nell’élite anche grazie al suo sacrificio, con
Simone in panchina. «Per me – spiega Giuly,
ora opinionista per la rete BeInSport – sarà
un match speciale che sintetizza i momenti
chiave della mia carriera. Ma finché mi
sento bene continuo a giocare». E il
Chasselay sogna grazie ai suoi gol come
quello che ha obbligato poi l’Istres a
cedere ai rigori.
A.G.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
PROGRAMMA OGGI Fra i club di Ligue1 in
Coppa, oggi Marsiglia-Nizza, l’Ajaccio col
Caen, il Bastia a Lens, il Sochaux ad Angers, il
Rennes a Boulogne. Domani Psg-Montpellier.
L’ex giallorosso e nazionale francese a 37 anni
è tornato a giocare nella squadra del suo paese
(quarta serie), che gli ha intitolato lo stadio.
Domani in coppa di Francia sfida il Monaco
con cui disputò una finale di Champions League
EUROPA
9
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
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CLASSIFICA
Dollo2² ollo5² sporeggionoper i preliminori di 0hompions l1posloI el`FuropoLeoguel2
posliI.
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C:el~, P~o¦\e:i~, `~:l¦i0¦y:ji~cos P 27 gennaic: P~:
l¦:~¦i¦osP~:io:ios
GRECIA
SAVIOLA, AMORE,
GOL E PANCHINA
L’ex di Barcellona e Real sta rendendo tanto all’Olympiacos.
Nonostante giochi poco ha deciso la qualificazione in Champions
ed è vice capocannoniere. Grazie alla figlia Giulietta e a Romanela
DA ATENE
ALESSANDRO MERCHIORI
©RIPRODUZIONE RISERVATA
P
er la serie, fare tanta
panchina ed essere con-
tenti. Anche se ti chiami
Javier Saviola e hai in-
dossato alcune tra le maglie più
prestigiose della storia: River
Plate, Barcellona, Real Madrid,
Benfica, oltre a Monaco, Sivi-
glia, Malaga, con i quali ha sem-
pre giocato in Europa, raggiun-
gendo il primato di Ibra e
Anelka (6 maglie diverse in
Champions). Oltre 200 gol sulle
spalle, anche se ha solo 32 anni.
L’ ex «coniglio», soprannome
dovuto ai guizzi oltre che ai
dentoni, sta regalando lezioni
di stile e professionalità, accet-
tando senza fare una piega
qualsiasi decisione dell’allena-
tore, l’ex madrileno Michel.
Che subito aveva chiarito al pre-
sidente Marinakis, che l’argen-
tino, ben accetto, sarebbe arri-
vato da panchinaro di lusso del
bomber greco Mitroglou.
Mai una provocazione
Saviola, senza battere ciglio,
senza dichiarazioni provocato-
rie, fin dal primo giorno si è ca-
lato nella nuova dimensione co-
me un principiante ma consa-
pevole di doversi far trovare
pronto. Come è avvenuto dopo
l’infortunio a Mitroglou (14 re-
ti) a novembre. Saviola ha con-
tribuito alla qualificazione agli
ottavi di Champions con 2 gol
nel cruciale 3-1 sull’Anderlecht.
Ora attende il Manchester Uni-
ted: «Sono convinto che faremo
bene». E ha fatto benissimo in
campionato, con 11 gol in 1319
minuti, uno ogni 120’, su 19 ga-
re di cui però solo 6 intere, di-
ventando il vice capocannonie-
re del torneo. Si può pensare
che stare in panchina con un
biennale da 3,8 milioni di euro
non sia poi un dramma. Ma il
Conejo sta dimostrando qualità
morali al di fuori della norma.
Sempre disponibile e sorriden-
te, sia nello spogliatoio che in
campo, ogni volta che Michel
gli ordina la staffetta col suo
connazionale e amico Chori Do-
minguez. E anche lontano dal
campo, come quel pomeriggio
di novembre quando non fece
una piega nel trovare la casa
svaligiata. Il segreto della tran-
quillità di Javier è stata la nasci-
ta di Giulietta, oggi 8 mesi, foto-
copia del padre, frutto del-
l’amore con la modella argenti-
na, Romanela Amato. «Sono
molto felice, sia all’ Olympiacos
che nella vita privata. Qui sto vi-
vendo una situazione idilliaca e
lo sarà ancora di più se vincia-
mo lo scudetto e andiamo il più
lontano possibile in Cham-
pions. Prima di tornare in patria
e chiudere al River, voglio ono-
rare al massimo il mio contratto
con i biancorossi». Sperando,
che in Argentina non gli faccia-
no fare così tanta panchina…
TURCHIA
IL BOOM DI SCARIONE, IL SELF MADE BOMBER
Dopo un tentativo di truffa licenziò il suo agente e iniziò
a gestirsi da solo: dall’Ecuador a Berna fino a Istanbul,
dove è diventato il più efficace giocatore del campionato
ALEC CORDOLCINI
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I
l peggior Ajax di tutti i
tempi. Così il quotidiano
AD definiva a fine ottobre
gli uomini di de Boer, reduci da
uno 0-0 col modesto Waalwijk.
Parole che riprendevano quel-
le di Johan Cruijff nel settem-
bre 2010, quando uno scialbo
2-0 col Willem II aveva inne-
scato la scintilla che avrebbe
portato a quel ricambio diri-
genziale in casa Ajax, noto co-
me la Rivoluzione di Cruijff.
Tre anni dopo quella frase si
era trasformata in un boome-
rang. Perché l’Ajax sembrava
fermo al palo: 6° posto in cam-
pionato, ultimo in Champions
dopo il k.o. in casa del Celtic.
Che Klaassen!
Sono passati solo due mesi ma
sembra una vita, guardando
l’attuale Ajax capolista in Ere-
divisie. In piena bufera, i soli a
non fare una piega sono stati
proprio De Boer e Cruijff. Que-
st’ultimo si è limitato a un lapi-
dario «tra qualche mese tirere-
mo le somme, perché non è un
problema di qualità, ma solo di
tempo». Difficile ora dargli tor-
to. Dopo il k.o. casalingo col Vi-
tesse del 2 novembre, l’Ajax ha
vinto 10 delle 11 ultime gare,
battendo il Barça in Cham-
pions, qualificandosi ai quarti
di coppa d’Olanda (dove do-
mani sfiderà il Feyenoord), e
pareggiando solo di fronte al
muro del Milan a San Siro. Uno
dei punti cardine della rivolu-
zione di Cruijff è il settore gio-
vanile, il carburante principale
di un club che deve rivolgersi al
mercato solo per acquistare
elementi di valore. Qui c’è an-
cora da lavorare, come dimo-
strato dai flop Sana, Van der
Hoorn e Bojan (anche se è in
prestito), ma in tema di vivaio i
risultati non mancano. Nei 3
anni e mezzo da manager, de
Boer ha fatto debuttare in pri-
ma squadra 16 ragazzi delle
giovanili, il quadruplo del pre-
decessore Jol. Di questi, 4 oggi
sono titolari: Van Rhijn, Fi-
scher, Veltman e Klaassen. Pro-
prio gli ultimi due sono stati i
protagonisti della svolta: Velt-
man, dopo aver soffiato la ma-
glia al compagno di vivaio Den-
swil, è passato nel giro di un
mese dallo Jong Ajax al debut-
to con l’Olanda, e oggi è titola-
re inamovibile. Klaassen, 7 reti
in 11 gare, dopo una stagione
passata in infermeria. Decisive
pure le variazioni tattiche di de
Boer, come Daley Blind avan-
zato in mediana o Schøne ala
destra. E quando i gioiellini si
prendono una giornata di ripo-
so, come accaduto a dicembre
col Roda, ecco spuntare Rie-
dewald: doppietta all’esordio a
17 anni e pratica chiusa.
OLANDA
LA RIVOLUZIONE
DI NOVEMBRE VA
Dopo 3 mesi iniziali tremendi l’Ajax si è trasformato, vincendo
10 delle ultime 11 partite. Oggi è in testa in Eredivisie, grazie ai
volti nuovi del vivaio e ad alcune innovazioni tattiche di de Boer
E
zequiel Scarione è un’acqua
cheta, in campo e fuori. Ma è
un’acqua che pian piano scava fi-
no a rompere i ponti. Così è stata
la carriera di questo fantasista ar-
gentino che a suon di gol (9) e as-
sist (5) sta portando in alto il Ka-
simpasa, club di Istanbul che il
milionario Turgay Ciner ambisce
a inserire tra le big di Turchia.
Senza spese folli, ma puntando
su giocatori in cerca di riscatto
(vedi l’ex nazionale olandese Ba-
bel e il flop rossonero Viudez) o
in attesa della grande occasione.
Proprio come Scarione, il gioca-
tore più efficace della Super Lea-
gue. Sembrava destinato a riper-
correre i passi di Riquelme quan-
do, a 17 anni, faceva il suo ingres-
so nelle giovanili del Boca. El
Mudo stava andando a Barcello-
na, ma Ezequiel riuscì comunque
ad allenarsi un paio di volte col
maestro. «Lì capii che sarei diven-
tato professionista», ricorda.
Il giro del mondo
Cinque pesos di stipendio e un
passaggio in prima squadra che
tarda ad arrivare lo convincono a
lasciare Buenos Aires per tentare
la fortuna in Ecuador, al Deporti-
vo Cuenca. Anche lì però i soldi
scarseggiano. Poi, improvvisa-
mente, l’offerta dall’Europa. Il
Lech Poznan gli offre un contrat-
to da 8mila dollari mensili. È
l’estate 2006, Scarione vola in Po-
lonia e scopre che la cifra è diver-
sa: 2mila dollari, di cui il 25% al
suo procuratore. Non firma, li-
cenzia l’agente e decide di fare da
solo. Comincia a girare la Germa-
nia, bussando invano alle porte
dei club. I soldi cominciano a
scarseggiare, decide di provare in
Svizzera e giunge nel Canton Ber-
na, a Thun. Due giorni di provino
con la squadra locale, poi più
niente. Finale da film: a Scarione
resta quanto basta per pagarsi il
viaggio di ritorno in Argentina,
ma mentre sta acquistando il bi-
glietto arriva la chiamata del
Thun che gli offre un contratto.
In Svizzera Scarione gioca 7 sta-
gioni, in crescendo continuo. Nel
2009-10, con Yakin in panchina,
porta a suon di gol (18) il Thun
alla promozione in Super League
e viene votato miglior giocatore
del campionato. Due anni dopo si
ripete al San Gallo: 15 centri,
nuova promozione e secondo
JAVIER SAVIOLA,
32 ANNI
GG (s.s.) Chiamatelo Dottor
Zidane! Il 41enne allenatore
in seconda del Real Madrid
ha superato l’ultimo esame
del corso biennale di Diritto
ed Economia dello Sport
dell’Università di Limoges
conseguendo il titolo di
Manager Sportivo di club
professionistici. A darne
notizia un tweet di Olivier
Dacourt (ex Inter e Roma),
suo compagno di corso, che
ha pubblicato una foto che
li ritraeva col diploma.
FRANCIA
DOTTOR ZIDANE
HA IL DIPLOMA
DI MANAGER
GG (a.l.) Arrestato Djuric,
presidente del Partizan, per
la privatizzazione dell’istituto
veterinario (accusato di aver
fatto sparire 2 milioni d’euro).
Djuric si è rifugiato in Bosnia.
Al Partizan negano di aver
bisogno di elezioni, confidano
nell’innocenza di Djuric. Ma è
guerra aperta, tanto che il ds
ha denunciato Djuric di averlo
fatto minacciare dagli ultras.
Il capo della commissione
anti-corruzione è Aleksandar
Vucic, vicepremier, che ha
salvato la Stella Rossa.
SERBIA
ARRESTATO
IL PRESIDENTE
DEL PARTIZAN
GG Ciro Blazevic a 78 anni
ha deciso di tornare in
panchina. L’ex c.t. della
Croazia, terza al Mondiale
’98, e di Dinamo Zagabria,
Hajduk, Nantes, Grasshopper,
Paok, Iran e Bosnia, guiderà
un club di B bosniaca, lo
Sloboda Tuzla, 3°. Blazevic ha
detto di aver rifiutato
un’offerta dalla Cina, dove ha
allenato fra il 2010 e il 2011
con l’Olimpica. Lo Sloboda è
sceso in B nel 2012 dopo 42
anni di A bosniaca e jugoslava
BOSNIA
BLAZEVIC
IN PANCHINA
A 78 ANNI
GG Oggi in campo per il
ritorno delle semifinali di
coppa di Lega il Manchester
City contro il West Ham:
Pellegrini è tranquillo dopo
il 6-0 dell’andata. Domani
invece si annuncia un match
combattuto fra il Manchester
United e il Sunderland, dopo
il 2-1 dei Black Cats allo
Stadium of Light, col gol
partita firmato da Borini. Nel
weekend non c’è Premier ma
Fa Cup; fra le 16 gare :
Arsenal-Coventry, Man. City-
Watford, Chelsea-Stoke,
Bournemouth-Liverpool.
INGHILTERRA
COPPA DI LEGA:
OGGI IL CITY
DOMANI UNITED
EZEQUIEL SCARIONE, 28 ANNI
premio come mvp. La stagione
passata arriva il botto: 21 reti e 9
assist in Super League, San Gallo
qualificato in Europa e Scarione
capocannoniere.
Si rigioca?
Poi il momento dei saluti, il boom
in Turchia e il nuovo anno con
una brutta notizia per il Kasimpa-
sa. La Federcalcio turca ha deciso
che dovrà essere rigiocato il der-
by con il Besiktas dello scorso di-
cembre, deciso proprio da Sca-
rione: il difensore del Kasimpasa
Donk aveva fermato Hugo Almei-
da colpendolo sul piede con un
pallone recuperato poco prima a
bordo campo. Rigore ed espulsio-
ne? No, per l’arbitro era solo am-
monizione e palla a 2. Errore tec-
nico, match da ripetere. Ma il Ka-
simpasa non vuole presentarsi.
A. CORDOLCINI
©RIPRODUZIONE RISERVATA
GG (n.s.) Si chiama Mats
Moller Daehli, ha 18 anni, è
norvegese del Molde e dopo
due anni nelle giovanili del
Manchester United ha scelto
di firmare per il Cardiff. Il
motivo? Il tecnico dei gallesi
è la leggenda norvegese
Solskjaer, 40 anni, 2 titoli in
patria proprio col Molde e dal
2 gennaio al Cardiff. Moller
Daehli è costato 3 milioni di
euro. Lo United allora si è
buttato su un 16enne figlio
d’arte: Jordan Larsson, erede
dello svedese Henrik Larsson.
NORVEGIA
18ENNE RIFIUTA
IL MAN. UNITED
PER IL CARDIFF
CHAMPIONS LEAGUE PRELIMINARI DI CHAMPIONS EUROPA LEAGUE
SPAREGGI PER LE COPPE SPAREGGI RETROCESSIONE RETROCESSIONE
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CLASSIFICA
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20 ANNI, AJAX

10
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
MONDO
Contropotere
DI FABIO LICARI
©RIPRODUZIONE RISERVATA
MA BUSACCA
NON POTEVA
SCEGLIERE
33 EUROPEI
Nella lista di arbitri per
il Brasile due in più non
avrebbero sfigurato.
Ma è un Mondiale...
GG Si fa presto a dire lista
perfetta. Quella degli arbitri
mondiali perfetta non sarà mai.
Come non lo sarà mai la lista
delle 32 nazionali qualificate:
che c’entrano Honduras, Iran,
Costa Rica con il meglio del
calcio? Non sarebbe stato
meglio avere Svezia, Ucraina,
Danimarca? Sicuro, ma questo
è un Mondiale e rappresenta
tutti i continenti. Anche nelle
terne arbitrali.
Nella lista dei 33 per il Brasile
ci sono però 5 dal
Nordamerica, 5 dall’Asia e 5
dall’Africa. Per non dire 2
dall’Oceania. Paragonati ai 10
europei (9 più la riserva
Moen), obiettivamente, troppi.
Massimo Busacca, il
designatore alla sua prima
selezione mondiale, poteva
forse avere un po’ più
coraggio. Ma non è difficile
immaginare il tipo di pressioni
che avrà subito da Blatter e
confederazioni varie. D’altra
parte «un arbitro un voto» non
è una frase fatta: le elezioni
Fifa sono sempre più vicine.
Sarebbero bastati un paio di
europei in più (da scegliere tra
Kassai, Skomina, Rocchi e
Undiano): non è escluso, in
caso di forfeit, che Busacca
ricorra alla squadra di Collina,
visto che la lista è aperta.
Anche perché, rispetto al 2006
(top furono gli americani
Elizondo, Larrionda e
Archundia, più Rosetti), e
anche al 2010, la cifra
degli arbitri europei s’è
notevolmente sollevata,
mentre altrove il percorso è
stato opposto. Per il migliore
d’Asia, forse del resto del
mondo, il giovane uzbeko
Irmatov, arbitrare tutta la vita a
Tashkent, e poi confrontarsi in
un Mondiale, alla lunga
stressa. In Sudamerica si parla
bene solo del brasiliano Ricci e
dell’emergente Roldan
(Colombia). In Nordamerica è
Geiger (Usa) il più quotato, in
Africa uno tra Haimoudi e
Gassama. Al netto di eventuali
sorprese, non c’è confronto con
gli europei. Webb, Proença e
Rizzoli hanno raggiunto un
livello d’eccellenza; Cakir,
Kuipers, Velasco e Brych si
giocano la finale di Champions
2014; Mazic è l’astro nascente.
Ribaltando la tradizione
dell’alternanza – nel 2014 tocca
a un non europeo –, Busacca
potrebbe dare la finale
all’Europa. Se il 13 luglio
lo meriterà...
SVEZIA
ERIKSSON IL MILIONARBITRO
L’INCORRUTTIBILE IN BRASILE
Uno dei migliori fischietti
e fra i 25 del Mondiale, è
pure uomo d’affari a 8 cifre:
«Dirigo e mi godo la vita,
i soldi non mi cambiano»
GIULIANO ADAGLIO
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«H
o avuto una vita fanta-
stica come uomo d’af-
fari, ma dal 2011 a oggi ho
pensato solo alla carriera arbi-
trale e mi sono goduto la vita».
E ci ha pensato eccome alla sua
seconda carriera, Jonas Eriks-
son, dal momento che la Fifa lo
ha inserito nella lista dei ma-
gnifici 25 «titolari» per la pros-
sima Coppa del Mondo. Il
39enne di Luleå, capoluogo
della provincia settentrionale
di Norrbotten, sarà l’unico rap-
presentante della Svezia nella
kermesse mondiale (affianca-
to dagli assistenti Mathias
Klasénius e Daniel Wärn-
mark), con buona pace di Ibra
JONAS ERIKSSON, 39 ANNI,
DAL 2002 È INTERNAZIONALE (PLPRESS)
nel 2001, il riacquisto e quindi
la cessione definitiva del pac-
chetto azionario al colosso
francese Lagardère. Un affare
da oltre 75 milioni di euro, una
bella fetta dei quali è finita nel-
le tasche di Eriksson, che pos-
sedeva il 15% della società. «I
soldi non mi hanno cambiato –
giura il fischietto scandinavo
–, la cosa che amo di più nella
vita è arbitrare. Era così prima
ed è così anche adesso». E in
più con quel che ha in tasca è
davvero un incorruttibile.
Il rito
Una passione, l’arbitrare, qua-
si maniacale, come ben sanno
la sua compagna e le due figlie
che vivono con lui a Sigtuna,
città-gioiello alle porte di Stoc-
colma. Ogni settimana la fami-
glia deve sottostare a un rigido
rito pre-partita: Eriksson si
chiude in camera, non rispon-
de al telefono e non legge la
posta. «Non voglio farmi con-
dizionare, in passato alcuni
colleghi hanno ricevuto mi-
nacce e intimidazioni. Il me-
stiere di arbitro non è facile,
devi esserci tagliato. È un po’
come fare l’alpinista: è rischio-
so, ma l’emozione che si prova
a dirigere un incontro davanti
a 80mila persone è unica».
questione è la IEC in Sports e si
occupa di distribuzione di di-
ritti televisivi legati agli eventi
sportivi. Quando Eriksson e i
suoi colleghi hanno avviato
l’attività, il mercato era agli al-
bori ma il business è cresciuto
in fretta: una prima vendita
e soci. Il viaggio in Brasile se l’è
guadagnato in anni di profes-
sionismo in patria e in Europa:
professionista dal 1994, è fi-
schietto di Allsvenskan (la se-
rie A svedese) dal 2000, inter-
nazionale dal 2002 e l’estate
scorsa ha diretto la Supercop-
pa europea tra Bayern e Chel-
sea. Di recente era in campo in
Juve-Copenaghen di Cham-
pions League.
Compra e vendi
Non sa ancora quanto gli frut-
terà la trasferta sudamericana,
ma poco importa: Eriksson
può vivere di rendita, grazie a
un oculato investimento fatto
nel lontano 1998. «È tutta col-
pa – racconta sorridendo – del
mio ex collega Peter Jihde, ex
giocatore di floorball e volto
noto della televisione svedese:
mi ha chiamato e mi ha chiesto
se volevo aderire a un progetto
di alcuni suoi amici. All’inizio
eravamo in quattro, oggi
l’azienda impiega 40 persone e
ha un fatturato annuo di 20
milioni di euro». La società in
IN ARGENTINA
E PITANA
HA RECITATO
IN FILM DEL ’97
(s.s.) Nestor Pitana ha
battuto la concorrenza del
collega Abal e sarà l’arbitro
argentino che fischierà ai
Mondiali in Brasile. Il
38enne direttore di gara,
insegnante di educazione
fisica, ha trascorsi da
calciatore nelle serie
inferiori, ma è anche un
appassionato di cinema,
tanto da aver provato la
carriera da attore: nel 1997,
infatti, appare in La Furia, un
film d’azione argentino nel
quale interpreta il ruolo di
una guardia carceraria.
NESTOR PITANA, 38 ANNI
GERMANIA
«HA VINTO LA POLITICA»
Ribery si sfoga dopo aver perso il Pallone d’oro: «Ho vinto tutto nel 2013,
Ronaldo niente. L’avrei meritato io, ma posso andare in giro a testa alta»
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17 1O 3 / 35 1?
17 1O 2 5 38 2O
17 ? 3 5 28 1?
17 8 / 5 27 2O
17 8 / 5 32 28
17 7 3 7 21 25
17 7 3 7 25 31
1ó 5 / 7 2? 31
17 5 / 8 22 37
17 / ó 7 3ó 38
17 5 3 ? 23 31
17 / / ? 33 38
17 3 ó 8 2O 2?
17 3 5 ? 1ó 31
17 O 11 ó 17 33
17 3 2 12 1O 32
Pzoss¡mo tuzno 2ó gennaic: Do:ussi~ MD~ye:: 25 gen-
naic: \o¦¦sLu:q¦~::ove:, Do:ussi~ D/uqsLu:q, Slocc~:
o~M~i:., Ño:i:Le:q~¦o¦¦e:¦ei:, F:iLu:qoLeve:¦use:,
Ei:l:~c¦l F¦e:l¦~ 2ó gennaic: \e:oe:E D:~u:sc¦weiq,
/:Lu:qoSc¦~¦¦e
CLASSIFICA
«Quando i voti sono
stati posticipati ho
detto a mia moglie:
non vincerò io»
ELEZIONI FIFA
CHAMPAGNE
IL CANDIDATO
DI BLATTER?
Blatter svelerà le sue
intenzioni prima del
Mondiale, Platini dopo,
ma intanto c’è già il primo
candidato alla presidenza
Fifa 2015. Che fretta. È
Jerome Champagne,
francese, ex advisor dello
stesso Blatter, licenziato
dalla Fifa ma stipendiato fino
al 2017: un anno fa aveva
presentato il suo progetto,
per la verità un po’ vago,
sul futuro del calcio. Ieri a
Londra ha annunciato che
correrà nel 2015, che
difenderà la tecnologia, che
vuole le espulsioni a tempo,
ma ha precisato: «Non posso
battere Blatter, se si
presenta». Strano, no?
Ecco il punto. Quella di
Champagne (sostenuto da
Pelé) sembra proprio una
candidatura «civetta», messa
apposta per spaccare il voto
nel caso in cui Platini si
presentasse. Il francese non
ha ancora deciso: sa che,
oggi, perderebbe perché
Blatter controlla ancora
molti voti. E Blatter, giorno
dopo giorno, pare sempre più
convinto di ricandidarsi.
Non aveva detto «basta»
Blatter? Oh, l’ha detto tante
volte. Sarà sufficiente
aggiungere che «la famiglia
del calcio lo rivuole» e il
gioco è fatto. Magari con
Champagne, ex advisor poi
ex rivale, nuovo segretario.
Perché pare che anche la
stella di Valcke sia un po’ in
caduta. O meglio: che Valcke
stia diventando un po’ troppo
famoso. Ma nella novela Fifa
l’ultima puntata non sarà mai
scritta.
F.LI.
PIERFRANCESCO ARCHETTI
©RIPRODUZIONE RISERVATA
U
na settimana non è ba-
stata. Quella che aveva
definito irritazione è
invece tuttora umore nerissi-
mo. Franck Ribery pensava
troppo alla francese: è cresciu-
to leggendo France Football, ha
imparato che il premio per il
migliore era conseguenza di
vittorie, trofei, esaltazioni nel-
l’anno solare. Il Pallone d’oro
gestito dalla Fifa è un’altra sto-
ria, radicalmente diversa: Ri-
bery lo ha compreso quando i
termini per la votazione sono
stati posticipati. «Allora ho det-
to a mia moglie: andiamo a Zu-
rigo, fa parte dello spettacolo.
Ma io non vincerò». Una setti-
mana dopo la consacrazione di
Ronaldo, il numero 7 del
Bayern si è sfogato e ha parlato
con l’Abendzeitung. È stato pre-
miato dai lettori del quotidiano
come miglior giocatore di Mo-
naco del 2013. Considerato
che la capitale bavarese è la cit-
tà regina del calcio tedesco,
non è un titolo senza concor-
renza. E allora Kaiser Franck ha
espresso la sua amarezza. Ti-
po: «Perché non ho vinto il Pal-
lone d’oro? Non lo so. Forse
perché Ronaldo ha segnato di
più? Allora dovevano dargli la
Scarpa d’oro. Non è il titolo per
il capocannoniere? Non è stata
una decisione calcistica, ma
politica». Il problema per lui è
che tutti cercano di consolarlo,
aumentando il dispiacere: «Io
ho vinto tutto nel 2013, a livel-
lo di club e di singoli. Ronaldo
niente. Sono orgoglioso di es-
sere stato scelto nel trio che si è
giocato il trofeo. Ma lo avrei
meritato e posso andare in giro
a testa alta».
Il caminetto
Forse all’inizio dell’autunno si
era sbilanciato troppo, forse la
storia del caminetto pronto a
brillare con il Pallone d’oro so-
pra è stata interpretata male.
«Ma quella era una battuta in-
gigantita ad arte: ci tenevo, ma
non è che diventassi matto per
vincere. Quando hanno aperto
la busta, non ho provato niente
di frustrante: sapevo già tutto.
Mi è spiaciuto di più per mia
moglie, per i miei figli, per i
miei parenti. Volevo dedicare a
loro il trofeo. E anche al
Bayern. Adesso giuro, non ci
penso più. Però sono successe
cose pazzesche e non mi riferi-
sco solo al mio caso». Ribery
sostiene che la sottovalutazio-
ne della Bundesliga sia lam-
pante: «Solo 3 del Bayern nella
formazione dell’anno? Io,
Neuer e Lahm e basta? Incredi-
bile! E Müller resta fuori? E
Alaba, Schweinsteiger, Rob-
ben? Abbiamo vinto cinque
trofei, abbiamo scritto la sto-
ria. E ci trattano così. E poi non
voglio fare un discorso soltanto
bavarese. Nessuno del Borus-
sia in questa fantomatica for-
mazione?Niente Götze, niente
Lewandowski? Non si può. Se
Real Madrid e Barcellona si
fossero giocate la Cham-
pions in finale, la forma-
zione dell’anno per la Fifa
sarebbe stata composta
soltanto da giocatori di
quelle 2 squadre».
Il processo
La tempistica dello sfo-
go resta comunque so-
spetta, quasi per sviare
l’attenzione sul «processo
Zahia» che ieri si è aperto a
Parigi. Ribery e Benzema,
assenti al dibattito, sono ac-
cusati di aver avuto rapporti
sessuali a pagamento con
una escort minorenne. I fatti
risalgono al 2008 e 2009, la
ragazza è diventata una cele-
brità in Francia. I due calciatori
rischiano una pena che va da
tre anni di carcere a 45 mila eu-
ro di multa, i loro avvocati pun-
tano sul proscioglimento e l’ex
baby prostituta non si è nem-
meno costituita parte civile.
COSÌ FRANCE FOOTBALL CI HA SORRISO SU

MONDO
11
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
DAL PARMA
MADE IN ITALY
A BOYACÀ:
C’É BRUNI
C’è anche un pizzico di Italia
nel torneo colombiano,
grazie a Simone Bruni,
difensore del 1993 di Borgo
Val di Taro, Parma, da poco
ingaggiato dal Boyacà Chico.
Per Bruni è un ritorno alle
origini, visto che la madre è
colombiana e lui è cresciuto
nel Deportivo Cali, prima di
tentare l’avventura in
Europa. «Asprilla mi fece
ottenere un provino con il
Newcastle, poi però firmai
con l’Inter». Nel 2011 va a
Pechino per il derby di
Supercoppa (vinto dal Milan),
poi passa al Parma. «Mi sono
allenato con Giovinco, il più
grande talento col quale
abbia mai giocato. Come
difensore ho imparato tanto
da Zaccardo». Svincolatosi
dal Martina Franca a luglio,
Bruni ha scelto di tornare in
Colombia «per giocare con
continuità. So di aver fatto un
passo indietro, ma devo fare
esperienza. E tutto ciò che
tatticamente ho imparato in
Italia mi aiuterà molto».
Bruni ha scelto un club da
emozioni forti, stando a
quanto raccontato dal
portiere olandese Krul. «Ci
allenavamo in un prato tra
mucche e cavalli, lo stadio
era senza acqua, vedevo
svuotare i sanitari con dei
pentolini. Un giorno mi
ritrovai come preparatore dei
portieri l’autista del bus...
Avevamo il coprifuoco alle 10
e guai a chi sgarrava; il club
aveva i suoi informatori in
città, tifosi che venivano
pagati se ci fotografavano al
bar». Il Boyacà è gestito da
Eduardo Pimentel, anche
allenatore, «un’ex nazionale
che vanta il primato di
cartellini rossi in Colombia»,
prosegue Krul. «Con lui una
volta ho avuto un alterco,
quasi finiva in rissa. Se
perdevamo non ci pagava lo
stipendio, a lui interessa
lucrare sui giocatori. Per
questo ogni anno ne cambia
tanti». Krul, senza squadra, è
tra questi. «Ma la Colombia è
meravigliosa».
A.CORD.
GG (mar.maz.) A 3 settimane
dell’inizio del campionato
argentino, Boca e River si
preparano con 3 superclasici
per niente amichevoli. Il primo
è finito 1-1 (Sanchez Miño e
Maidana) a Mar del Plata:
espulsi Cata Diaz al 46’ e
Cavenaghi al 93’ e 8 ammoniti.
Buon esordio del 19enne
Acosta, trequartista del Boca.
Sabato prossimo si giocherà a
Cordoba e il 2 febbraio a
Mendoza. E i risultati
potrebbero già mettere a rischio
gli allenatori Bianchi e Diaz.
ARGENTINA
TRE BOCA-RIVER,
TUTT’ALTRO
CHE AMICHEVOLI
GG (m.can.) Già nel 2013 Pato
era spesso riserva, e anche
col nuovo allenatore del
Corinthians Menezes l’ex
milanista comincia il paulista
così: è entrato al 33’ del s.t. del
2-1 sulla Portuguesa. A Rio,
il Flamengo è l’unica delle 4 big
a debuttare con un successo
negli statali: 1-0 sull’Audax.
Il Fluminense, con il ritorno
dell’argentino Conca, perde 2-3
col Madureira. Il Vasco
pareggia 1-1 col Boavista, come
il Botafogo, alla prima senza
Seedorf, col Resende (1-1).
BRASILE
TORNEI STATALI:
PATO IN PANCA
FLAMENGO OK
GG La polizia è stata
costretta a usare lo spray al
pepe per tentare di sedare gli
scontri tra tifosi di Botafogo
Paraíba e Sport Recife (gara
di coppa del Nord-Est). Dopo
12’ le tifoserie, nello stesso
settore e divise solo da un
cordone di agenti, sono
venute a contatto. E la mossa
della polizia è servita a poco:
il vento ha portato lo spray
in campo, i calciatori sono
scappati e l’arbitro ha
interrotto l’incontro.
BRASILE
SPRAY AL PEPE
SUI FAN: GARA
INTERROTTA
GG (cord) Licenziato da
primo in classifica: è
accaduto al belga Adrie
Koster, sollevato dalla guida
del Club Africain, capolista in
Tunisia, a causa della scarsa
prolificità della squadra: 13
reti segnate (ma solo 3
subite) in altrettante gare
sono state valutate
«insoddisfacenti» dalla
dirigenza, che ha sostituito
l’ex tecnico di Ajax e Bruges,
messo sotto contratto lo
scorso giugno, con il
francese Landry Chauvin.
TUNISIA
È PRIMO MA
LO LICENZIANO:
POCHI GOL
GG La Universidad de Chile
cambia tecnico. Via Marco
Antonio Figueroa, 51 anni, e
dentro Cristián Romero, ex
tecnico delle giovanili del club
che fra il 2010 e il 2012 ha
dominato in patria con 4 titoli.
Ma con Figueroa la U ha finito
l’ Apertura al quarto posto e
iniziato il Clausura con un pari
e 2 k.o.: in totale 10 sconfitte
su 34 gare. Romero in campo
con la U ha vinto i titoli ’94 e
’95, da tecnico ha guidato
il Provincial Osorno in B.
CILE
LA U DE CHILE
CAMBIA TECNICO
DOPO 3 TURNI
COLOMBIA
PROVACI ANCORA LILLO
IL MAESTRO DI PEP AL MILLO
Ha inventato il 4-2-3-1 ed è stato il più giovane tecnico in Liga. Il basco
ora ricomincia dai Millonarios di Bogotà. Dopo 3 anni senza panchine
IACOPO IANDIORIO
©RIPRODUZIONE RISERVATA
V
enti novembre 2010, Al-
meria. Il Barcellona di
Guardiola travolge i pa-
droni di casa per 8-0. L’Almeria
è penultimo in classifica e al
presidente García non resta che
cacciare il tecnico Lillo. Dome-
nica prossima l’ex enfant prodi-
ge della Tolosa basca farà il ri-
torno in panchina, dopo oltre 3
anni, su quella albiazul dei Mil-
lonarios di Bogotà, al via del-
l’Apertura ’14. «Tu quoque Pep,
fili mi», avrebbe potuto dire Lil-
lo in quel di Almeria. Perché
«Pep per me è un figlio», ha det-
to anni fa il basco. «E Juanma
un maestro», ha ribadito Pep.
Che ha confermato l’amicizia,
che data metà anni 90, quando
Lillo guidava l’Oviedo in Liga, a
31 anni, e Pep era il cervello dei
blaugrana: nonostante il 4-2 in
casa degli asturiani alla prima
di Liga, Guardiola era andato a
complimentarsi con Lillo per il
gioco mostrato. Juanma, che a
29 anni aveva debuttato col Sa-
lamanca in Liga (il più giovane
tecnico di sempre), si era poi
portato Pep in Messico ai Dora-
dos nel 2005 per l’ultima espe-
rienza in campo di Guardiola.
Cacciato 4 volte
«Non mi posso ritirare senza
aver giocato in un team guidato
da lui», disse Pep, che rimase in
Messico 6 mesi. E che nel ’03
voleva portare Lillo al Barça,
nella cordata che vedeva Bassat
candidato presidente e lui, Pep,
d.t. Ma vinse Laporta: Pep andò
in Qatar e Lillo ripartì dalla B
spagnola. Ora Juanma ci ripro-
va all’estero. E non in un club
qualsiasi: 14 titoli e 4 coppe na-
zionali, leader del calcio cafete-
ro, sempre in A dall’inizio del-
l’era pro (1948), un passato con
Di Stefano, Nestor Rossi e Pe-
dernera in campo e Maturana al
timone. Era dal ’66 che uno spa-
gnolo non allenava in Colombia
e Lillo è il terzo, dopo Castillo
del ’50 e Herrerias, l’ultimo fi-
nora. Ma dopo il successo nel
Clausura 2012 il Millonarios ha
dato il benservito a tecnico e
presidente. Scegliendo la «spa-
gnolizzazione»: il nuovo boss
Saldarriaga ha voluto, oltre a
Lillo, José Portolés (ex Real Ma-
drid e Valencia) come d.t. e uno
staff tutto ispanico dall’assi-
stente al preparatore fisico. Ma
a Bogotà l’arrivo di Lillo non ha
destato l’unanimità di consensi.
Se alcuni hanno ricordato che
al basco si deve l’invenzione del
4-2-3-1 in Spagna, che a 23 an-
ni era già tecnico di serie C, le
due promozioni col Salamanca,
altri hanno sottolineato che co-
me risultati Lillo è stato spesso
una frana. Cacciato dallo stesso
Salamanca in Liga e poi da
Oviedo, Tenerife, Saragozza,
conta 2 retrocessioni (col Ter-
rassa e coi Dorados messicani).
Tanto che in patria gli avevano
anagrammato nome e cogno-
me in «Juan Malillo», da malo
cattivo. «Ho visto tanto calcio in
questi 3 anni», ha detto Lillo «e
non sono all’asciutto di quello
colombiano: ho parlato col c.t
Pekerman, conosco Maturana
da quando allenava il Vallado-
lid nel 1991, e con lui ho cono-
sciuto Valderrama, Higuita e
Leo Álvarez (oggi rivale al Dep.
Cali, finalista 2013, ndr). Mi
hanno offerto questo posto,
perché rifiutarlo?». Già perché
non provarci ancora, Juanma?
ECUADOR
MUSHUC, L’ORGOGLIO INDIGENO FA GOL
Sabato si parte, tutti gli occhi sono sui neopromossi.
Vengono dalle Ande, usano il poncho e il quechua,
sono diventati un esempio di gestione finanziaria
ADRIANO SEU
©RIPRODUZIONE RISERVATA
D
al prossimo fine settima-
na, tutti a caccia del trono
conquistato dall’Emelec, domi-
natore incontrastato dell’ulti-
mo campionato, ma in Ecuador
non si parla d’altro che della ce-
nerentola riuscita a rivoluzio-
nare il calcio nazionale: il Mu-
shuc Runa, primo club indigeno
ad approdare nella massima di-
visione. La matricola di Amba-
to, capoluogo della provincia
montana di Tungurahua, sulle
Ande, è pronta a colorare gli
stadi con il suo piccolo esercito
di tifosi in completo bianco e
poncho rosso. A partire proprio
dalla tana degli attuali campio-
ni in carica dell’Emelec, che do-
menica ospiteranno lo storico
debutto della squadra fondata
appena 10 anni fa dalla comuni-
tà Quechua di Chibuleo. Più che
un club di calcio, il Mushuc Ru-
na (in quechua «uomo nuovo»)
rappresenta un fenomeno so-
ciale che trascende lo sport.
Non solo terra e bestie
Dietro al «Ponchito», nomigno-
lo del club che fino al 2006 di-
sputava ancora il campionato
amatoriale, c’è la cooperativa di
risparmio e microcredito che ha
dato il nome alla squadra fon-
data dall’imprenditore indige-
no Luis Alfonso Chango, presi-
dente a vita. La storia nasce nel
1997, «quando tutti pensavano
che gli indigeni fossero capaci
solo di coltivare e allevare be-
stiame», ha spiegato Chango.
«All’epoca per le tradizionali
istituzioni finanziarie eravamo
soggetti ad alto rischio d’insol-
venza, poco affidabili e per nul-
la redditizi». Fu allora che
Chango decise di fondare la co-
operativa Mushuc Runa per sti-
molare l’attività imprenditoria-
le della comunità indigena con
prestiti e finanziamenti. Sedici
anni dopo, con 8 succursali che
gestiscono un portafoglio di 40
milioni di euro e un patrimonio
di 11, quella cooperativa è il
simbolo dell’inserimento socia-
le per tutte le comunità locali.
Modello economico
Nel 2003, poi, l’idea di fondare
anche una squadra di calcio
«per farne l’orgoglio dell’identi-
tà indigena», ha spiegato Chan-
go dopo la storica promozione,
anche se di giocatori indigeni
ne restano ben pochi. Partito
con un budget di 370 mila euro
all’anno cresciuto fino a meno
di 2 milioni, il Mushuc Runa si è
rinforzato con 14 nuovi arrivi. Il
più famoso è l’attaccante argen-
tino Almerares, che nel 2010 ve-
stì la maglia del Basilea toglien-
dosi la soddisfazione di segnare
il gol vittoria in Champions con-
tro il Cluj. Ma il Mushuc Runa è
soprattutto un modello di ge-
stione, uno dei 3 club coi conti a
posto e che paga regolarmente
gli stipendi. «Quand’ero bambi-
no tutti ci deridevano per il pon-
cho e il nostro gergo. Oggi – di-
ce Chango – tutti hanno impa-
rato a rispettarci».
JUANMA LILLO,
48 ANNI, SULLA
PANCHINA DEI
MILLONARIOS
DI BOGOTÀ.
NEL RIQUADRO,
INSIEME A
GUARDIOLA,
43 ANNI, IL 20
NOVEMBRE 2010
DOPO LO 0-8 SUBITO
DAL SUO ALMERIA
BRASILE
PURE IN PARÀ UN CLUB DI NATIVI
(a. seu) Si chiama Gaviao Kyikateje ed è il primo club indigeno a
disputare una competizione ufficiale nel calcio brasiliano. Fondato nel
2009, con sede a Bom Jesus do Tocantins, 500 km da Belém, la
capitale dello Stato del Parà, il Gaviao Kyikateje ha esordito nel
campionato paraense (dopo aver superato un girone preliminare) con
una sconfitta per 2-1 contro il Paysandù, che ha vinto grazie a un gol al
90’. La stella della squadra è Paulo Aritana Sempre, punta di 27 anni
(nella foto con la cresta), autore dell’unica rete messa a segno dai suoi.
Anche nelle serie minori d’Argentina, nel nord della quale sopravvive
una comunità di 60.000 pueblos originarios, ci sono club di nativi: il
Recreativo Toba, fondato nel 1937, e soprattutto il Deportivo Guarani,
nato nel 2006 e composto interamente da aborigeni: «Sappiamo
difenderci bene: sono secoli che ci alleniamo...».
12
EXTRATIME - 21 GENNAIO 2014
EXTRA FUN
WALTER PANDIANI
DETTO «EL RIFLE», PUNTA
DEL MIRAMAR, EX ESPANYOL
Mondovisione LE PARTITE DA NON PERDERE NEI PROSSIMI GIORNI IN TV
VENERDÌ 24
BUNDESLIGA
BORUSSIA M.
BAYERN
FA CUP
ARSENAL
COVENTRY
Fox Sports 20.45
Sky Calcio 1 HD 20.30
SABATO 25 GENNAIO
BUNDESLIGA
FRIBURGO
BAYER LEV.
LIGA
REAL MADRID
GRANADA
Fox Sports 16.00
Sky Calcio 2 HD 15.30
LIGUE 1
GUINGAMP
PARIS ST. GERMAIN
FA CUP
STEVENAGE
EVERTON
Fox Sports 18.30
Fox Sports Plus 17.00
LIGA
VALENCIA
ESPANYOL
EREDIVISIE
PSV
AZ ALKMAAR
Fox Sports 20.45
Fox Sports Plus 20.00
DOMENICA 26 GENNAIO
LIGUE 1
LIONE
EVIAN
FA CUP
CHELSEA
STOKE
Fox Sports 16.30
Fox Sports Plus 14.00
BUNDESLIGA
AMBURGO
SCHALKE 04
LIGA
RAYO VALLECANO
ATLETICO MADRID
Fox Sports 19.00
Supercalcio HD 17.30
LIGUE 1
MONACO
MARSIGLIA
LIGA
BARCELLONA
MALAGA
Fox Sports 21.00
Fox Sports Plus 21.00
kE5P0N5AßILE
Luea CurIno
Pk06ETT0 6kAFIC0
DomenIeo CoppoIa
TWITTEk
®ETGazzerra
EHAIL
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DELLA SETTIMANA
NEYMAR, LA PAURA
E POI IL DIVANO
GG Passata la paura, resta la tv.
La stessa tv che aveva amplificato il
suo infortunio la scorsa settimana,
mostrando un’orribile torsione della
caviglia. Neymar invece se l’è cavata
con un mese di stop e il ritorno
previsto in Champions a febbraio col
City. Però, da instagrammatore
seriale qual è, ha voluto comunque
testimoniare la vicinanza al Barça:
dal divano, col piedone sul cuscino.
La frase
l
Ronaldo, tanto hai
pianto che il Pallone
d’oro te l’hanno dato.
Congratulazioni.
Ma sei il migliore
del momento,
non del 2013
GG (a.seu) Il Pallone d’oro è
andato a Ronaldo, ma il giorno
dopo Ronaldinho, beato fra le
donne durante un party in
piscina, ha esibito su internet i
suoi cinque, nuovi «trofei». E il
fratello-agente Roberto de
Assis, ai microfoni di UOL
Esporte, ha voluto spegnere i
bollori generati dallo scatto:
«Non vedo il motivo del
clamore. Dinho è single, è in
vacanza e si gode la vita come
chiunque farebbe al posto suo».
Difficile dargli torto, anche
perché solo un fuoriclasse
come lui può permettersi una
simile batteria di «trofei».
BRASILE
DINHO E I SUOI CINQUE NUOVI «TROFEI»
D
i
a
n
a
GG Se un giorno decideranno di
istituire anche il Pallone d’oro al
fascino delle donne del calcio,
Diana Morales di sicuro
rimedierebbe una nomination.
E non per qualche flirt, come
capita di solito, ma per uno
strano conflitto tra cuore e
lavoro: è una delle modelle di
intimo e costumi da bagno più
ricercata del globo ma anche una
valenciana purosangue e
tifosissima dei «Che», il club di
Valencia, eppure da circa tre anni
presta il suo corpo alla linea
ufficiale di lingerie del Real
Madrid (nella foto in basso
indossa un reggiseno dei
Blancos). I giornali di gossip
spagnoli ironizzano: ma come,
Perez non ha offerto il posto alla
signora Ronaldo, che pure lavora
con risultati eccellenti nello
stesso settore? Ci starebbe bene.
Ma siamo lì: Diana, come Irina
Shayk, è una delle testimonial
di punta di Intimissimi...
MISS MORALES
VESTE BLANCO
MA AMA I «CHE»
ARGENTINA
AL SAN LORENZO
SPUNTA L’AUREOLA
GG (m.maz.) Il San Lorenzo, team di Papa
Francesco, sempre più legato ai suoi soprannomi:
i santi di Boedo e i corvi. L’ultima maglietta dei
campioni d’Argentina ha un’aureola sullo stemma (in
foto, l’ultimo acquisto Blandi). E sulla spalla un piccolo
corvo appoggiato sui nomi dei calciatori. E per
vendere di più all’estero, c’è anche la bandiera
argentina. A febbraio il San Lorenzo inizia la
Libertadores, mai vinta. «Francesco ce l’ha chiesta,
speriamo di regalargliela», ha dichiarato il ds Romeo.
SPAGNA
LA FERRARI NERA 1987
DI MARADONA ALL’ASTA
GG (n.s.) Un collezionista spagnolo ha messo in
vendita una Ferrari Testarossa F40 del 1987. La
particolarità? L’auto è nera e fu fatta apposta per
Diego Maradona quando giocava a Napoli. Il
colore lo scelse il Pibe de Oro, dopo averne vista
una simile (la prima in assoluto nera) di Sylvester
Stallone. In seguito la volle nera anche Michael
Jackson, che però la prese decappottabile.
Utilizzata poco, appena 20.200 km percorsi, l’auto
è stata messa all’asta per 250 mila euro.
PORTOGALLO
IL GRAND’UFFICIALE CR7
DONA AUTO ALLO STAFF
GG (n.s.) Cristiano Ronaldo è stato decorato ieri
dal presidente del Portogallo Anibal Cavaco Silva,
per il contributo dato al prestigio del suo Paese
nel mondo. Il fuoriclasse del Real Madrid e
capitano della nazionale portoghese è ora
Grand-Ufficiale dell’Ordem do Infante Dom
Henrique, detto anche Ordine del Principe Enrico il
Navigatore. Per la vittoria del suo secondo Pallone
d’oro CR7 ha promesso di regalare un’auto ai 5
membri dello staff dei preparatori atletici del Real.
S
CIAO PRESI
Dopo 26 stagioni
lascia Augusto
Cesar Lendoiro, 68
anni, il presidente
del Deportivo La
Coruña: ha vinto 1
Liga, 2 coppe e 3
supercoppe
spagnole. Nel ’04
il Depor arrivò in
semifinale di
Champions dopo
aver eliminato il
Milan (1-4 a San
Siro e 4-0 al
ritorno).
S
KROL Dopo aver
lasciato la guida
della Tunisia (non
qualificata per i
Mondiali), Ruud
Krol resta nel
Paese e diventa
allenatore
dell’Esperance.
S
TERRY Scoperto
il misterioso
acquirente della
mega villa da 16
milioni venduta la
settimana scorsa
da John Terry del
Chelsea: si tratta
del sultano
dell’Oman.
S
WEAH RITENTA
Dopo la sconfitta
alle presidenziali
della Liberia
nel 2005, l’ex
milanista George
Weah ha deciso di
riprovarci. Lo ha
detto lui stesso
durante un evento
a Parigi: «Bisogna
credere in se
stessi, mi
presenterò alle
elezioni del 2017 e
c’è la possibilità
che possa
diventare un
grande presidente
del mio Paese».
S
SOTTO TIRO
Ferley Reyes,
22enne attaccante
dell’Union
Magdalena, è stato
ucciso mercoledì
in un salone di
bellezza di Santa
Marta in Colombia
da 3 sicari che
hanno ferito altri 3
compagni di club.
In Mozambico
Chule e Bud, del
Ferroviário de
Quelimane, club di
A, sono stati feriti
da una attacco di
un gruppo ribelle
a un convoglio
scortato dalle
forze armate.
S
TELENOVELA
Continua il caos
retrocessioni in
Brasile. Dopo
la vittoria di
Flamengo e
Portuguesa in
sede civile contro
le penalizzazioni
della giustizia
sportiva,2 tifosi del
Fluminense hanno
vinto i ricorsi
presentati a Rio
de Janeiro. La
sentenza obbliga
la Cbf a rispettare
le decisioni del
tribunale sportivo,
sancendo la
retrocessione
della Portuguesa e
la salvezza del Flu.
Appello il 12
febbraio.
s
m
s
GG La panchina di Moyes
traballa? Il bookmaker
Paddy Power ha piazzato un
Ferguson di cera fuori da Old
Trafford con il cartello «In
caso di emergenza rompere
il vetro». Il tweet con
l’immagine è stato poi
ripreso migliaia di volte.
Un successone, come Paddy
Power voleva. Accadde lo
stesso con Bendtner, che
a Euro 2012 mostrò i boxer
con lo sponsor biancoverde.
INGHILTERRA
MOYES VIA?
SOTTOVETRO
C’È FERGUSON
GG (d.f.) Uno spritz all’Old
Trafford. La Campari ha
appena siglato un accordo
commerciale con il
Manchester United: Aperol
sarà partner del club fino al
2017 e sarà distribuito nello
stadio inglese. Il brand
italiano sarà inoltre
pubblicizzato sul sito e sulla
tv ufficiale dei Diavoli Rossi,
e inoltre i giocatori di Moyes
saranno utilizzati per gli
spot. Per la Campari si tratta
di una grande occasione
di visibilità: il Manchester
United vanta più di 650
milioni di tifosi sparsi nel
mondo.
INGHILTERRA
CAMPARI- UNITED
UNO SPRITZ
A OLD TRAFFORD
GG (a.seu) Danno e beffa per
il Formosa nella trasferta a
Brasilia valida per la prima
del campionato brasiliense:
ko a tavolino prima del calcio
d’inizio. Motivo? Ai giocatori
del Formosa mancavano gli
scarpini, rimasti sul bus che
avrebbe dovuto portare
la squadra allo stadio e
che, invece, è scomparso,
costringendo giocatori e staff
a raggiungere il campo con
mezzi alternativi. La dirigenza
ha cercato di rimediare
chiedendo le scarpe in
prestito agli avversari, ma
non c’è stato verso e l’arbitro
ha decretato la sconfitta.
BRASILE
FURTO DI BUS
CON SCARPE:
K.O. A TAVOLINO
BRASILE
INFERNO PORTO ALEGRE
SI GIOCA PURE A 60 GRADI
GG L’inferno si è materializzato domenica
all’Estadio do Passo d’Areia di Porto Alegre. Per
Sao Jose-Gremio, prima giornata del torneo
gaucho, il termometro ha fatto segnare 60°, con
punte di 67°. «Merito» anche del campo sintetico,
che si riscalda più facilmente dell’erba naturale.
Hanno vinto i locali, più abituati, per 1-0 (il Gremio,
rimaneggiato, è concentrato sulla Libertadores),
per combattere la temperatura a bordo campo
secchi di ghiaccio in cui immergere i piedi.