LA DIVISIONE GIUDIZIALE Comunione - comunione come situazione giuridica complessa che consiste nell’imputazione o riferibilità (spettanza in comune) a più

persone del diritto di proprietà su una cosa o di altro diritto reale (art. 1100 c.c.) - connaturata alla comunione è l’idea di quota (art. 1101, 1° comma, c.c.) - la quota determina: a) la misura del concorso dei partecipanti tanto nei vantaggi quanto nei pesi della comunione (art. 1101, 2° comma, c.c.); b) la misura nell’uso della cosa comune (art. 1102 c.c.); c) la situazione giuridica di cui il partecipante può disporre (art. 1103, 1° comma, c.c.); d) la misura in cui si concorre alla formazione delle maggioranze richieste per gli atti di amministrazione della cosa comune (artt. 1105, 2° comma, e 1108, 1° e 2° comma, c.c.); e) la misura del diritto del condividente nella divisione (artt. 726, 727 e 763 c.c.); f) la misura dei prelevamenti se vi è collazione per imputazione o esistono debiti di un coerede verso il defunto (art. 727, 1° comma, c.c.); g) la misura del riparto dei debiti ereditari nei rapporti interni ed esterni (artt. 752 e 754 c.c.) - nella comunione il diritto imputato alla pluralità di soggetti si tramuta in un intreccio di rapporti giuridici, i quali propongono una dialettica tra poteri individuali di godimento e di disposizione pro quota e poteri collettivi di gestione pro indiviso della cosa comune - questa situazione dà luogo a rilevanti problematiche sul piano ricostruttivo incentrate sulla difficoltà di mettere in relazione il diritto proprietario con la pluralità di titolari - secondo una tendenza di derivazione romanistica, la pluralità di titolari non potrebbe che riflettersi sulla struttura del diritto determinandone, alternativamente, il frazionamento o la moltiplicazione: sicché la comunione è descritta come una situazione di proprietà plurima frazionata o di proprietà plurima integrale (concezioni atomistiche della comunione) - secondo le teorie, invece, di derivazione germanica, il diritto rimarrebbe unico, dovendo però considerarsi imputato ad un soggetto collettivo (concezione collettivistica)
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la comunione ereditaria è qualificata. nei limiti della compatibilità . c. c. una mera species del genus regolato dagli artt.non si dubita.c. distinti in diritti reali e diritti di credito.va da sé che questa impostazione si riflette anche sul modo di intendere la struttura e l’ oggetto della comunione ereditaria : a) sui singoli beni caduti in successione si costituirebbe una comunione per quote individuali di appartenenza.parte della dottrina. quale che sia la fonte della delazione o il modo di acquisto della quota ereditaria . come una forma di comunione incidentale . comprendendo i diritti 2 . in quanto comunione incidentale. anzitutto. non potendo formare oggetto – come si ritiene – di comunione.per il legittimario preterito . si dividerebbero automaticamente tra gli eredi . b) invece i rapporti obbligatori. dovendo considerarsi sottoposta. 1100 ss.la coeredità non comporta comunione ogniqualvolta non vi siano beni caduti in successione .coeredità come chiamata di più successori a titolo universale. mentre la successione si estende ben oltre questi confini. 1100 ss. che la comunione stessa sia assoggettata alla disciplina prevista per la comunione ordinaria dagli artt.la comunione tra collegatari è comunione ordinaria.in definitiva. occorrerà che questi consegua la quota che gli è riservata per legge mediante l’azione di riduzione .si osserva. che essa è legata ad una visione bipolare dei rapporti giuridici. poiché si forma a prescindere dalla volontà dei partecipanti e come mera conseguenza del fatto che esiste un concorso di chiamati all’eredità . la comunione ereditaria altro non sarebbe che una comunione qualificata dalla sua fonte: e perciò. secondo l’opinione comune.c. conseguentemente.c.. considera insufficiente questa prospettiva . alla medesima disciplina normativa . peraltro. 1100 ss. usualmente. disciplinata dagli artt. c.. .***** Comunione ereditaria .

soprattutto. costituendolo in comunione ordinaria tra l’acquirente e i restanti coeredi: sicché sarebbero poi necessarie due divisioni . dunque. sui singoli beni dell’asse . in sede divisoria. ammissibile quando si tratti di una mera comunione di massa.c.a) dal primo punto di vista è facile osservare che l’art.) (Cass.ma la fondatezza della tesi che ricostruisce la comunione ereditaria in senso atomistico. 757 c.c. possa trovare applicazione in riferimento: a) agli atti dispositivi della quota relativa all’intera massa .per ritenere il contrario bisognerebbe ammettere che l’alienazione pro quota valga ad estromettere il bene dalla comunione ereditaria . beninteso. 1103 c. i diritti potestativi (come le impugnative negoziali). in dottrina e giurisprudenza. pro quota .anche in questo caso. 757 c. il problema se il coerede abbia un diritto attuale e disponibile. infatti.ci si deve chiedere.ma non solo: poiché si ritiene che a eguale risultato debba giungersi nel caso in cui l’atto di disposizione sia stato compiuto dal coerede soltanto pro quota .b) va risolto negativamente. le soggezioni .c. la prelazione dei coeredi) .c.a questo proposito deve osservarsi che. a quel medesimo coerede (art. cioè.) . passa attraverso la verifica relativa all’applicabilità dell’ art. avente ad oggetto più beni e per le 3 .questo esito. il quale divisionario dovrebbe dunque considerarsi come il solo e immediato acquirente dal de cuius (art. 732 c. riflette l’idea che la quota ereditaria possa formare oggetto di disposizione da parte del coerede: il principio di cui all’art. b) agli atti dispositivi della quota di comunione sui singoli beni .. 1103 c.c. potrebbe accadere che il bene alienato (pro quota ) sia assegnato ad un divisionario diverso dall’alienante. se il principio dettato dall’art.c. al contrario.su beni immateriali. più in particolare. n. 4593/2002) . si applica anche alla comunione ereditaria relativamente alla quota sull’intero (fatta salva. . è salda l’opinione che l’ atto di disposizione compiuto da un coerede con riguardo ad un bene ereditario abbia un’efficacia traslativa subordinata all’assegnazione del bene. di una comunione. 1103 c.

come un rinvio che consente.una problema che. 1116 c.c. allora. tuttavia.c. quale si ricava dagli artt.il rinvio dell’art. (non estensibili alla divisione delle comunioni in genere): principio che richiede che tutti i beni costituenti la massa originaria siano assoggettati ad un’ unica divisione (compiuta tra tutti i coeredi e salvo l’intervento ex art. dal principio di universalità oggettiva della divisione. bisognerebbe concludere diversamente qualora il bene di cui sia stata alienata la quota costituisca l’intera massa da dividere): con il che è dimostrato non solo o non tanto che la quota sui singoli beni non è disponibile. affatica la dottrina è quello della sorte dei rapporti obbligatori già appartenenti al de cuius . Cass.la tesi proposta da chi ragiona in questi termini è dunque nel senso che tutti i rapporti caduti in successione facciano parte di un patrimonio che solo nel suo complesso è oggetto di comunione tra gli eredi .c. secondo questa impostazione. quanto che la comunione ereditaria non si struttura come una comunione per quote di appartenenza individuale sui singoli beni dell’asse . entro i limiti della compatibilità.a) da un lato v’è la tesi che risolve le obbligazioni plurisoggettive. c. alla comunione ereditaria dovrebbe intendersi consentita solo in base al procedimento analogico ***** Crediti e debiti ereditari . secondo cui. ma di fonte non ereditaria. 726 e 727 c.il tema risente anche delle incertezze che si addensano sulla ricostruzione dogmatica delle obbligazioni plurisoggettive . 1 luglio 2002. tradizionalmente.c.la comunione ereditaria. nella comunione ereditaria. di applicare tali norme alla divisione delle cose comuni .all’atto dispositivo compiuto pro quota da uno dei coeredi deve dunque negarsi efficacia traslativa immediata (in giurisprudenza.per altro verso l’applicazione degli artt.medesime quote. tanto se solidali quanto se parziarie. alle nome sulla divisione ereditaria è da intendere. n. dell’acquirente pro quota del singolo bene) . è invece impedito. 1100 ss. 9543. in una molteplicità o fascio di 4 . è un fenomeno anche qualitativamente diverso dalla comunione ordinaria . 1113 c.

727 c. 1295. 1315. non sembra. che l’art. la loro appartenenza all’oggetto della comunione .. 727 c. nei suoi svolgimenti più lineari.c.c.c. almeno. deve subito ricordarsi che il principio tradizionalmente ricevuto. 760 c.c. è nel senso della loro automatica divisione . 727 c. riguarderebbe l’ipotesi in cui i coeredi decidano di utilizzare i crediti in guisa di conguagli per una più comoda formazione delle porzioni.c. 1318 c. che l’art.in questo senso sembra chiaro il dettato dell’ art.c. salvo il caso che si tratti di rapporti che hanno per oggetto una prestazione indivisibile (nomina et debita hereditaria ipso iure dividuntur) (artt.così dipinto lo scenario generale. infatti. si 5 . mentre l’art. 1295 c. 760 c. per a ltro verso. ma l’appartenenza dei crediti alla comunione è pure testimoniata dall’ art. laddove l’appartenenza alla comunione dei crediti ereditari sarebbe smentita. della solidarietà – in ragione dell’identità della prestazione dovuta .rapporti strutturalmente distinti. da taluno. solidarietà e parziarietà non costituirebbe due qualificazioni strutturali dell’obbligazione . entrano a far parte delle porzioni attribuite agli eredi con la divisione.tuttavia. ciò. invece.c. 1100 c. dal dettato dell’ art. 754.. almeno per quanto riguarda i crediti ereditari . evidentemente.a questa tesi. possa intendersi riferito (e così anche l’art.in contrario si osserva.) ad una situazione del tutto marginale e occasionale. in particolare. si riconduce l’idea per cui la riferibilità di un rapporto a più persone potrebbe tradursi in una situazione di comunione solo se quel rapporto sia di natura reale. 1295 c.b) secondo un’altra tesi. comunque.c.) . . oggi.in realtà si tende a dire.i crediti ereditari. laddove al di fuori del campo dei diritti reali non vi sarebbe spazio per la configurabilità della comunione (art. per un verso. come è possibile evincere da una serie di indici normativi sufficientemente sicuri: il che presuppone. a proposito dei crediti e debiti caduti in successione. . ma collegati funzionalmente – nel caso.c.) . che le cose stiano diversamente. ma semplici modalità esecutive di un rapporto unico imputato ad una collettività di titolari ..

640/2000). il quale risponde.i) i debiti.c. una procedura di liquidazione dei debiti quale fase propedeutica alla divisione. 726 c.c. ancora. oggi..il riconoscimento che i crediti rientrano nell’oggetto della comunione – si osservi – implica la necessità di assoggettarli al principio dell’ inefficacia degli atti di disposizione compiuti dal singolo erede. . n.la tesi della divisibilità. il che non necessariamente significa frazionamento del credito . oltre all’ art.nemmeno pare corretto riferire l’art.ii) manca poi una disciplina che accolli alla collettività la quota dell’insolvente . 727 c. è condivisibile (Cass.la giurisprudenza afferma. n.iii) manca. si è ritenuto che nei giudizi relativi ai crediti ereditari i coeredi assumerebbero la veste di litisconsorti necessari (Cass. 1295 c.u. a meno che il bene non gli sia assegnato in sede divisionale . come si ricava a contrario dall’art. senza di che la contitolarità del rapporto non sembra poter essere affermata .limita a disporre il venir meno della solidarietà. nemmeno pro quota ***** Il regime dei debiti 6 . 24657/2007) . anzitutto. piuttosto.. Un. n. non entrano a far parte delle porzioni ereditarie . anche considerato che possono esservi coeredi privi di mezzi per provvedere al pagamento. qui. s. 754 c. tradizionalmente invoca l’ art.c. 719 c. non potendo dirsi che ciò sia previsto dell’art. 13953/2005) . laddove ai coeredi non spetta il potere di disposizione con efficacia reale sui beni ereditari.. successivamente le Sez. la dottrina tradizionale. hanno invece affermato che ciascuno dei coeredi può agire singolarmente per richiedere il pagamento della parte proporzionale alla propria quota o anche dell’intero senza necessità di integrazione del contraddittorio (Cass. ad un’esigenza contingente. l’inclusione dei crediti nella comunione ereditaria: se in una prima fase. ai soli crediti aventi ad oggetto una prestazione indivisibile .quanto ai debiti ereditari.c.c. tuttavia. che sancisce la responsabilità pro quota nei rapporti esterni con il creditore .

c.c. 1318 c. come per le prestazioni indivisibili (art.c. è qualcosa di occasionale. 754 c. 7 aprile 2005.c. ma anche i pesi ereditari sono assoggettati alla disciplina dell’art.il principio della responsabilità pro quota non opera: a) nel caso di obbligazione con prestazione indivisibile (art.le norme giuridiche dedicate al pagamento dei debiti ereditari sono inserite nel titolo IV del Libro II.c.c. 7281.. n. .è discusso se il debitore possa disporre nel senso che il debito gravi sui propri eredi in solido tra loro: la giurisprudenza ritiene legittimo il patto con cui il de cuius abbia stipulato la solidarietà a carico dei propri eredi (Cass. 753 c. come operazione gestita collettivamente (e che presuppone una deroga al principio di cui all’art. spese funerarie .c.) . 1318 c. 719 c. allora. indipendentemente dalla divisione . c) se il debito è assistito da ipoteca su bene ereditario. n.l’ art. 662 c.talvolta vi si fanno rientrare anche i legati obbligatori.c. spese dell’esecutore testamentario..: imposta di successione.). 718 c. dispone la divisione nei rapporti esterni. la quota del coerede insolvente) oppure nel caso in cui il principio della divis ibilità del debito non operi. spese d’inventario e di divisione. b) nel caso in cui un coerede sia stato incaricato di eseguire la prestazione o sia in possesso della cosa dovuta (art. il titolo che ospita la disciplina della divisione.la liquidazione dei debiti ex art.) .il pagamento dei debiti ereditari non costituisce una fase del procedimento divisorio: piuttosto la disciplina degli artt. ha riguardo al riparto del debito nei rapporti interni: esso assume significato pratico nel caso in cui uno o più coeredi abbiano pagato il debito oltre la misura della propria quota (dovendosi però accollare.c.). . sebbene con la divisione esse non abbiano propriamente a che fare (a parte il dettato dell’art. Cass.c. introducendo una deroga al principio dell’art. come abbiamo detto . potendo il creditore far valere per intero il suo credito contro l’assegnatario del bene ipotecato (art. 752 c.non solo i debiti.) . che però sono soggetti all’autonoma disciplina di cui all’art. 1315 c. 14063) 7 .c.l’ art. riguarda il modo dell’imputazione dei debiti ai coeredi come tali. 752 ss.c.c. 1294 c. 25 ottobre 2000.c.). 754 c. 752 c.

il cui effetto consiste nel “far cessare” la comunione . 9659) .si pensi alla rinunzia alla quota da parte di tutti i partecipanti tranne uno. 24 luglio 2000. è fattispecie strettamente divisoria. cioè. 718 e 727 c. come si ricava dall’art. essendo possibile che i beni siano assegnati per intero ad uno dei condividenti .c. è atto. n. ma non l’unico atto.. 764 c. si realizza attraverso la attribuzione delle singole porzioni materiali ai condividenti: la divisione sembra caratterizzata.l’attribuzione del bene per intero ad un condividente. cioè regolato dal legislatore attraverso una disciplina articolata.***** Il concetto giuridico di divisione .c. nella divisione. 720 c. di estinzione della comunione ereditaria .la divisione.: anche se il bene è assegnato ad uno dei condividenti mediante incanto .la divisione costituisce strumento tipico.) . alla alienazione del bene ad un terzo. l’acquisto avviene comunque causa divisionis e il denaro versato avrà natura non già di corrispettivo. può essere prodotto anche da vari altri atti o fatti che non svolgono alcuna funzione divisoria . Cass.peraltro. peraltro.) non è un dato essenziale alla divisione. 757 e 2646 c. da una funzione distributiva . anzi. occorre considerare che l’ omogeneità qualitativa delle porzioni (artt. ma di conguaglio divisionale (artt. ma sono assegnati per intero alla porzione di un condividente 8 . all’usucapione attuata da uno dei partecipanti. anche se i beni non vengono materialmente divisi.si ha dunque divisione.l’effetto estintivo della comunione. dunque.c. alla distruzione della cosa.è ciò che tipicamente accade nell’ipotesi regolata dall’ art.c. senza che possa affermarsi per la parte assegnata ultra quotam che l’attribuzione realizzi una funzione di scambio (sul punto. in senso giuridico. alla successione di uno dei due compartecipi che si svolga a vantaggio dell’altro .l’ effetto estintivo .

infine. la diversità di procedimento a seconda che il conguaglio segua in denaro o attraverso beni diversi: nel primo caso si dovrà compiere la stima della massa da dividere e determinare il valore frazionario. che spetta a ciascun condividente. mobile o immobile: il trasferimento. infatti. ponendosi come corrispettivo della cessione della sua quota .il conguaglio. relativa al valore del bene attribuito in conguaglio. il quale bene dovrà presentarsi equivalente rispetto al contenuto economico della quota dell’assegnatario . realizza l’apporzionamento dell’altrui quota e dunque partecipa della funzione divisoria . nel secondo caso. anche se ha per oggetto beni non in comune .si ritengono caratterizzate.a questo proposito importa sottolineare. da parte sua. dalla causa divisionis fattispecie (di divisione c.c.a maggior ragione rientra nel tipo della divisione l’ipotesi prevista dall’ art. 764 c. il ricorso alla figura della mistione contrattuale . nella categoria degli atti equiparati alla divisione. qui. invece. anche l’ipotesi di accordo per assegnare ad un condividente tutti i beni comuni con pagamento.è considerata come una divisione. per spiegare queste ipotesi. giusta l’art..d.tanto nel caso di attribuzione per intero del bene ad un condividente quanto nel caso di divisione in natura con riequilibrio delle porzioni mediante conguaglio. . dunque. ma da altro bene . dei conguagli agli altri condividenti .queste conclusioni – secondo alcuni – non mutano neanche qualora il conguaglio non sia costituito da denaro. peraltro. in altre parole. sicché il conguaglio in denaro si presenterà come precisa attribuzione di quel valore.: ma sempre che si possa escludere che l’attribuzione del bene estraneo alla massa ad uno dei condividenti valga a realizzare una funzione di scambio. occorrerà procedere ad una seconda stima . il titolo i n forza del quale questo è versato è la qualità di condividente del beneficiario: deve escludersi perciò.queste particolarità convincono che si rientri. civile ) che man mano si allontanano dall’ipotesi tipica (divisione in natura ) consistente nella distribuzione dei beni comuni tra i condividenti in misura proporzionata alla quota di 9 . dovrebbe dirsi comunque funzionale all’apporzionamento divisorio .c. 728 c. corrispondente alla quota.

25 ottobre 2005. senza che si realizzi alcuna vicenda traslativa all’interno del gruppo dei condividenti (art. al principio secondo cui la divisione deve estendersi a tutti i beni compresi nella massa comune ***** Natura della divisione .su queste basi è ovvio concludere che. 784 c. n.c. quale consiste nello scioglimento dello stato di comunione mediante attribuzione a ciascun condividente – come detto – di una porzione di beni proporzionale alla quota (nullità per difetto di causa) . 2° comma. c) attribuzione di tutti i beni ad un condividente con conguagli in denaro. per la sua validità ed efficacia .la divisione.ciascuno: a) divisione con conguagli in denaro ex art. non dà luogo a nullità. in prima approssimazione..) 10 . secondo l’opinione tradizionale. d) conguagli in natura . come il complesso di operazioni attraverso le quali si scioglie la comunione mediante attribuzione a ciascuno dei compartecipi di beni il cui valore sia proporzionato alle rispettive quote . ma solo rende necessario procedere ad un supplemento della divisione (art.): il che non contraddice.c. ha natura dichiarativa ..la divisione può essere perciò descritta.la giurisprudenza afferma la nullità per difetto di causa anche nel caso in cui uno dei condividenti non sia titolare del diritto sui beni comuni (si pensi al caso dell’ erede apparente ): Cass.c. 1108. servendo ad accertare o specificare l’oggetto materiale del diritto del singolo partecipante.c.c. 757 c. comunque. c.p. 20645 . inteso come diritto frazionato o limitato dalla presenza di altri diritti qualitativamente identici. 720 c. b) attribuzione del bene indivisibile ad un condividente con addebito dell’eccedenza ex art.la parzialità oggettiva. invece.c. 762 c. 728 c. che sancisce il litisconsorzio necessario nella divisione giudiziale e dall’art.d. che richiede il consenso di tutti i partecipanti per gli atti di disposizione della cosa comune . alla divisione debbono necessariamente partecipare tutti i condividenti (c.conferme della invalidità della divisione soggettivamente parziale derivano dall’art. universalità soggettiva ): non potrebbe altrimenti realizzarsene la funzione .

è il titolo successorio . perciò. è un dire cui non può ricollegarsi alcun effetto traslativo capace di svolgersi tra i condividenti . riconoscere che l’art. nel senso che essa produrrebbe un effetto di accertamento (consentendo di superare una situazione di incertezza circa il contenuto del diritto di proprietà) o attuerebbe una surrogazione reale (comportando la sostituzione del diritto quotale con la proprietà solitaria sui beni assegnati) . quale contenuto dell’atto divisorio. nel sancire la diretta successione dal de cuius fin dall’aperta successione.in ogni caso. peraltro.anche le tesi che affermano la natura dichiarativa della divisione. ricollegandone l’effetto ad un meccanismo di trasferimento di diritti quotali o di rinunzie incrociate. non la divisione (né. l’ effetto estintivo desumibile dall’art. l’acquisto sui beni assegnati in proprietà solitaria è un acquisto da considerarsi prodotto mediante una successione recta via dal de cuius al singolo divisionario : il titolo dell’acquisto. senza dubbio si realizza. semplicemente ne accerti o chiarisca il contenuto 11 . invero. il quale. tradizionalmente. al contrario.in questo modo ci si pone in contrasto con l’ art. impedisce di costruire la divisione come atto traslativo tra i condividenti: il dire “a te va questo”. esse faticando a spiegare. 764 c. almeno.c. . è un dire irrilevante di fronte alla disposizione normativa che vuole il divisionario avente causa dal defunto: o meglio. 757 c. appaiono meritevoli di ripensamento.la natura dichiarativa della divisione.c. mediante effetti a contenuto traslativo: sicché occorrerà.. riconosce alla divisione una tipica natura traslativa. peraltro. . sembrerebbe compatibile soltanto con una vicenda che. 757 c. può essere ipotizzata – si ripete – alcuna vicenda traslativa tra i condividenti) .l’ apporzionamento . con conseguente liberazione di ciascuna porzione dal concorso dei diritti altrui . quando compiuto con utilità non appartenenti alla massa . lasciando il rapporto non modificato o inalterato.esiste tuttavia un indirizzo interpretativo che.c. dunque.la natura dichiarativa della divisione si specifica. esprime un principio da circoscrivere all’apporzionamento realizzato con beni pervenuti dalla successione . segnatamente.

quantitativamente proporzionate alla quota (la giurisprudenza parla della trasformazione del diritto ad una quota ideale in diritto di proprietà esclusiva sulla porzione: Cass. c. l’effetto della divisione consiste nel sostituire al rapporto di comunione .la divisione del testatore. (divisione tra coeredi sine partibus scriptos) . 2° comma.al contrario. una molteplicità di proprietà solitarie.. genera un effetto estintivo-costitutivo che si traduce nella sostituzione del diritto quotale sulla massa con il diritto esclusivo sui beni assegnati.. secondo la comune interpretazione. 2483) . che si estingue. 11293/1998) . sempre che tali assegnazioni siano compiute in funzione di quota secondo il modello dell’art. n. infatti. l’acquisto immediato e diretto del bene da parte dell’erede 12 . 10 febbraio 2004. quali beni il titolo dell’acquisto dei quali è da rinvenire nella successione mortis causa . e cioè all’apertura della successione ***** Divisione del testatore .il tutto senza dimenticare il principio di retroattività di cui all’art. n. l’uno estintivo.b) ma può accadere anche che le singole assegnazioni prescindano da una contestuale predeterminazione delle quote attribuite ai successibili. 588. può attuarsi secondo una duplice modalità . l’altro costitutivo (per la natura costitutiva del giudizio di divisione. Cass.in ogni caso. ma previene il formarsi della comunione ereditaria : essa comporta. la divisione del testatore non scioglie una situazione di contitolarità. 757 c.c.l’effetto divisorio è dunque l’unione di due effetti.a) può anzitutto accadere che il testatore predetermini le quote astratte attribuite ai successibili e provveda poi alle assegnazioni concrete (assegni divisionali qualificati) in funzione di apporzionamento divisorio (divisione tra coeredi ex partibus scriptos) .la divisione.c. in altre parole. il quale fa sì che la modifica della situazione giuridica prodotta dalla divisione sia riportata ad un momento anteriore.

c. 588 cpv. 588 cpv. tanto che in passato vi era chi ipotizzava. sostiene nondimeno che la fattispecie dell’art. rendendo possibile una loro caratterizzazione funzionale unitaria: la distribuzione per quote di una massa patrimoniale . prefissata. come nell’ipotesi di divisio inter coheredes ex partibus scriptos . sorretto da un unitario scopo distributivo e attuato attraverso un complesso di assegnazioni funzionalmente collegate .in questa prospettiva il fine distributivo è visto come l’elemento capace di creare una sintesi tra le singole assegnazioni..c. ciò significa che le quote attribuite ai successibili saranno determinabili soltanto a posteriori. quale emerge avuto riguardo al risultato distributivo voluto dal disponente . c. secondo quel che è tipico della chiamata che si svolge ai sensi dell’art.la divisione. in dottrina. e la istituzione in cosa determinata ex art.questa caratteristica rende problematico l’inquadramento della divisione del testatore nello schema tipico del negozio divisorio. pur respingendo questa finzione. 13 . non si attua mediante il concretamente di una quota preesistente e neanche attraverso l’apporzionamento di una quota.qualche osservazione supplementare merita la particolare ipotesi della divisione del testatore senza predeterminazione di quote .si giunge così a ricostruire la divisione del testatore nei termini di un regolamento negoziale organico .c. c.la dottrina più avvertita.: nel senso che la divisione testamentaria – come detto – può attuarsi mediante il mezzo tecnico della istituzione ex re certa . qui.questa figura mette in evidenza un preciso legame sistematico tra la divisione del testatore ex art. integri un fenomeno sostanzialmente divisorio : il che implica la necessità – si afferma – di spostare l’attenzione dal dato strutturale al momento funzionale.se lo strumento attuativo dell’intento divisorio è la istituzione ex re certa . comunque. l’esistenza di un istante ideale in cui la massa dei beni divisi si sarebbe venuta a trovare in comunione ereditaria . 734 c. 734 c.c.

in esso sono suscettibili di rientrare le ipotesi in cui la comunione è sciolta senza che i beni comuni vengano materialmente divisi.c.la nullità per preterizione ai sensi dell’ art. quale fenomeno realizzato mediante attribuzioni avvinte da una causa unica (e cioè da un nesso di reciproca 14 .. il quale viene descritto.essendovi coincidenza strutturale tra apporzionamento e disposizione istitutiva . se non nel caso di esclusione dal riparto di un legittimario. con funzione divisoria . come un contratto tipico che genera una successione anticipata rispetto alla massa dei beni produttivi. ***** Divisione e patto di famiglia . con il concetto più scontato della divisione quale fattispecie che determina lo scioglimento di uno stato di comunione mediante il mezzo tecnico degli apporzionamenti proporzionali alle quote .il concetto di divisione è talmente ampio che. mentre la proporzionalità in re ipsa tra quota e porzione rende inapplicabile il rimedio rescissorio ex art. i) per un verso. la misura del diritto di ciascun beneficiario sarà data proprio ed esclusivamente dalla porzione di beni materiali attribuitagli . ii) per altro verso. divisione è anche quella che non già sciolga. dai più. evidentemente. 763 c. appunto.. non sarà possibile. mentre della divisione in generale si nega l’efficacia traslativa. dall’istituto della divisione testamentaria.sennonché – si argomenta – la non essenzialità dell’esistenza di una comunione è dimostrata. 735 c. perciò.su questi presupposti la dottrina maggioritaria ha trovato facile individuare un fenomeno divisorio anche nel patto di famiglia. perlomeno in relazione ai beni derivanti dalla successione .il patto di famiglia niente ha a che vedere. come accade per la divisione fatta dal testatore .c. ma prevenga il formarsi dello stato di comunione. come allorché questi siano attribuiti per intero ad un condividente che soddisfi in denaro o addirittura con beni diversi il diritto degli altri.ma non solo: iii) la divisione del testatore si regge su atti ad efficacia traslativa.

la divisione – secondo questa prospettiva – come categoria funzionale : l’interesse alla distribuzione proporzionale qualifica casualmente il procedimento divisorio.si ridefinisce.a me sembra. il presupposto della divisione ereditaria è stato individuato non nella sussistenza di una comunione o contitolarità. il quale è capace di designare sia l’oggetto della vocazione ereditaria sia la misura della titolarità da riconoscersi al partecipante alla comunione .l’attitudine del patto di famiglia a determinare la soddisfazione di un interesse liberale del disponente è un dato normativamente recepito . invero. accettate dai destinatari . intesa come l’esito della coesistenza di più vocazioni a titolo universale. comunque. 768-quater c. ma nella coeredità.proprio tenendo conto della divisione del testatore e delle particolarità ad essa inerenti.appartiene questo interesse all’area della causa negoziale ? . il patto si caratterizzerebbe per la sua idoneità a consentire la realizzazione di un interesse distributivo del disponente . che sia difficile negare che il patto di famiglia trovi posto entro l’ambito degli atti di liberalità . che sottrae gli acquisti dei contraenti a collazione e riduzione .la tesi che individua nel patto di famiglia un negozio divisorio finisce per negarlo: sotto il profilo funzionale. anzi. sta la quota: nella duplice valenza del termine.subordinazione funzionale in vista dello scopo distributivo perseguito dal testatore) .questa conclusione – come accennato – si regge su un ripensamento del concetto di divisione. quale categoria funzionalmente caratterizzata dall’interesse alla distribuzione proporzionale di una massa patrimoniale 15 . in realtà. co.c. solo in questa luce potendosi giustificare l’ult.al centro del discorso. dell’art. così. giustificando l’attribuzione in proprietà esclusiva dei beni oggetto delle singole assegnazioni ***** Il profilo funzionale del patto di famiglia .

.ciò è vero anche per la divisione del testatore senza predeterminazione di quote. si sia disposti a giungere a tanto . nella riflessione comune. che dipende da una valutazione a posteriori (compiuta mettendo in rapporto tra loro il valore del bene assegnato con quello dell’intera massa tenuta presente dal testatore).non mi sembra che. la spettanza di un diritto di quota ai divisionari apporzionati.anche in esito a questo ripensamento. la divisione non cessa di presentarsi come un atto fortemente caratterizzato in senso strutturale (oltre che funzionale): essa presuppone. infatti. bisognerà anche ammettere che il patto di famiglia non integra un negozio divisorio in senso stretto 16 . non già meramente descrittivo.taluno riconduce la vicenda originata dal patto ad una successione anticipata . però. quale momento logicamente antecedente all’apporzionamento .non bisogna confondere.ora.se a questa espressione si attribuisce un preciso significato tecnico. per tornare al patto di famiglia. la quale – come detto – si realizza mediante un insieme di istituzioni in rebus certis . si dovrebbe pensare che la stipulazione del patto importi l’acquisto in capo ai beneficiari di quote sul bene d’impresa pari alla disponibile più l’eventuale legittima per l’assegnatario e alla sola legittima per i non assegnatari: quote contestualmente concretate mediante l’apporzionamento in natura ed un insieme di conguagli . con l’istituzione in quota implicitamente voluta dal testatore stesso. quale mai sarebbe il diritto di quota rispetto a cui funziona l’apporzionamento? .ma se dunque si deve riconoscere che manca una cornice di diritti di quota capaci di definire la struttura al cui interno gli apporzionamenti dovrebbero trovare posto. si intenda poi la quota come misura di una contitolarità su un bene determinato o come titolo e misura della vocazione all’eredità . nella heredis institutio in re certa la determinazione quantitativa della quota. infatti.