Storia di Bruno da Ron

Paolo Geronazzo

Storia di Bruno da Ron

I nonni raccontano

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Paolo Geronazzo

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I nonni raccontano

Storia di Bruno da Ron

Una testimonianza di vita dal secolo “breve”

I nonni raccontano

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Paolo Geronazzo 4 I nonni raccontano .

Internato Militare Italiano. successivamente la sofferta esperienza vissuta come “IMI”. I nonni raccontano 5 . non ci possiamo rendere conto di dove stiamo andando. ritenendole di generale e elevato interesse storico ed umano per tutti i dettagli che lo zio ha saputo ricordare. Sono esperienze di vita che non devono essere disperse e Endimione Nuovo ha già pubblicato nel 1997 il diario di Carlo Giardini “Dal taccuino delle mie memorie” nel 2007 “Ricordi e pensieri di Elvira Vanzin”. di tanto in tanto. orientando il nostro futuro. per ricordare a tutti e insegnare alle nuove generazioni. da dove veniamo e “come eravamo”. per rivedere il nostro passato. il particolare e duro trattamento riservato ai soldati italiani fatti prigionieri di guerra dai tedeschi dopo l’8 Settembre 1943 a cui non veniva applicata la Convenzione di Ginevra. chiedendo a “Endimione Nuovo” di pubblicarle. che poco o nulla sanno del ‘900.Storia di Bruno da Ron Prefazione Nadia Palazzani e Paolo Geronazzo hanno raccolto le memorie dello zio Bruno Geronazzo. Senza voltarsi alle spalle. nel periodo tra le due guerre mondiali e. I suoi ricordi riguardano la sua vita trascorsa prima nella povera famiglia di contadini di Ron. quasi mai in ambiente idilliaci. classe 1924 e originario della frazione di Ron e ora residente in provincia di Varese. sperando di evitare gli errori e le tragedie sofferte dai nostri padri. adibiti in campi di lavoro nel Nord della Germania. il “secolo breve”.

Paolo Geronazzo 6 I nonni raccontano .

Bertilla (193?). Gli animali posseduti dalla famiglia erano soltanto duetre capre. Bruno (1924).Storia di Bruno da Ron Storia di Bruno da Ron Bruno Geronazzo nacque il 18 agosto 1924. fornita dallo Stato italiano quale risarcimento danni per la distruzione della casa di famiglia in muratura durante la Grande Guerra del 1915-’18. prima di emigrare in Nuova Zelanda. la lasciò al fratello Luigi (padre di Bruno). Come calzature si usavano le “dalmede”. Giuseppe (1931). niente pigiama. Quindi anche di notte si dormiva con i vestiti. frazione di Valdobbiadene. È il quarto di otto fatelli: Attilio (1920). non c’erano mutande a casa di Bruno e i pantaloni si cambiavano ogni 6 mesi. Aldo (1921). ma soltanto la vigna alla base della quale venivano I nonni raccontano 7 . Non c’era orto. possedeva della terra data da uno zio di nome Antonio che. da Maria Spader e Luigi Geronazzo. una soletta di legno con una tomaia ricavata da un vecchio paio di scarpe la cui suola era ormai usurata. Gina (1923). a Ron. Margherita (1927). Si stava scalzi d’estate e si portavano le pezze da piedi d’inverno. La famiglia era molto povera. Nacque in una baracca. morta all’età due anni a causa del morbillo). Elsa (1926). perchè facevano tanto latte e alcuni conigli. non si potevano lavare perchè non c’era il cambio. Sotto la soletta di legno venivano piantati dei chiodi con la testa larga (“broche”). I vestiti scarseggiavano.

L’orto era limitato alla terra intorno alle viti che il nonno Luigi voleva tenere al meglio per poter fare il vino che gradiva bere.Paolo Geronazzo MAMMA MARIA SPADER Figlia di Giovanni Spader. chiedeva la proprietà della terra (la riva) appartenente ai genitori e regalata dallo zio Antonio. Essendo la famiglia molto povera e non essendoci possibilità di lavoro. Soffriva di emorroidi e si indeboliva quando perdeva molto sangue. I nonni materni morirono deportati durante la Grande Guerra: dovettero abbandonare la propria casa che fu distrutta dai cannoneggiamenti dell’artiglieria austriaca attestata sul monte Grappa. i figli furono costretti ad emigrare o comunque ad allontanarsi. Il vino lo faceva tutti gli anni da solo. la Gina in Argentina e Giuseppe in Canada. sposati nel ‘51. L’unico figlio rimasto a Valdobbiadene era Aldo. Il primo a partire fu Attillio. originario di Fonzaso (BL). In seguito anche Aldo e la moglie Angelina lo raggiunsero in Belgio. Aveva grande spirito di sacrificio e riusciva a farsi fare credito presso i negozi del paese per comprare la farina da polenta. Allevava sempre delle capre per avere il latte e con i figli metteva degli archetti per catturare piccoli uccelli da mangiare insieme all’onnipresente polenta. il maggiore. andarono a Milano per lavoro nel ‘54. Margherita andò in Francia. che partì per il Belgio per lavorare nelle miniere di carbone. 8 I nonni raccontano . PAPA’ LUIGI GERONAZZO Non era particolarmente dedito alla famiglia. il quale fece firmare a Bruno un documento dove in cambio delle cure che prometteva di prestare ai genitori. La nonna Maria è vissuta fino a 77 anni ed è morta purtroppo in casa di ricovero. Bruno e Cleofe. Spesso andava a trascorrere lunghe parti della giornata all’osteria con gli amici. la pasta e gli altri alimenti necessari alla famiglia. Maria Spader fece grandi sacrifici per crescere i sette figli. Si occupava della vigna e di qualche verdura seminata nella terra attorno alle piante di vite (un’usanza molto comune allora). un po’ abbandonata dai figli che erano tutti lontano. la nonna non sappiamo come si chiamasse.

Le patate venivano coltivate fra un filare e l’altro delle viti. Sudò tantissimo e forse questo lo salvò. durante il regime fascista. con marce attorno alla scuola e esercizi di inquadramento militare (Balilla). erano molto diverse da quelle a cui siamo abituati oggi. Al risveglio si sentì ancora debole ma probabilmente con meno febbre (allora i termometri erano molto rari). soprannominati “sauri”. Un colpo al tallone causò un infezione (sabatù in dialetto) che dopo qualche giorno costrinse la mamma a portarlo all’ospedale di Valdobbiadene. Arrivato a casa la madre lo mise a letto sotto delle pesanti coperte e con della lana grezza attorno al collo. fagioli e fagiolini. Durante il giorno andava a scuola e le lezioni. piselli. con una carriola. ed avevano un nipote che si occupava dell’azienda agricola. mentre stava giocando a saltare da un muraglione. Bruno si ricorda di una polmonite presa a causa di un sonnellino sotto il sole primaverile. Probabilmente già febbricitante. Sempre intorno a quel periodo. Erano due persone anziane. non sposati. si addormentò e al risveglio tremava tutto. si ricorda che fece la pipì sul tavolaccio dell’ambulatorio (allora non usavano ancora i lettini imbottiti). ma che male! Dal dolore. all’età di circa 10 anni. anche loro di cognome Geronazzo. Uno dei suoi primi ricordi è un incidente avvenuto all’età di 7-8 anni.Storia di Bruno da Ron coltivati ortaggi vari: pomodori. nel prato fra due filari di vite. Questa I nonni raccontano 9 . Qui il dottore praticò un’incisione (senza anestesia) che fece uscire il pus e risolse il problema. Bruno dovette andare a lavorare per mezza giornata da dei contatini benestanti. per contribuire al sostentamento della famiglia. Ancora oggi nelle radiografie si vede la macchia lasciata nei polmoni da questa polmonite. Verso la fine delle elementari.

Stava bene con questa famiglia. Un giorno andò a curiosare nelle camere al primo piano e aprendo un cassetto trovò un rotolo di banconote da 500 10 I nonni raccontano .Paolo Geronazzo foto famiglia abitava a circa 3-4 chilometri in una località chiamata Castella. Il mangiare era sufficiente e spesso riusciva anche a procurarsi qualche “extra” quando i vecchietti si allontanavano. Faceva un po’ quello che voleva in questa famiglia. doveva lavare i piatti e occuparsi delle bestie e degli altri lavori della campagna. per arrivare ad aspirare il vino dalla damigiana. Bruno era di aiuto in cucina. Alcune volte andava in cantina e beveva un po’ di “vin santo” (fatto per la chiesa) usando il gambo delle foglie di zucca inserito una dentro l’altro. il vecchietto giocava con lui e ogni tanto lo portava in cantina dove gli offriva un po’ di vino.

Decise di prenderne una da 500 (saranno stati circa 2-3 mila euro attuali) e spese quasi tutti i soldi ai baracconi. in seguito venne varata una legge che obbligava l’assunzione delle persone lavoranti presso le aziende agricole. I “sauri” non si accorsero del furto. Il Comune metteva all’asta il taglio dell’erI nonni raccontano 11 . Dopo questo periodo presso i “sauri”. i “sauri” non vollero più dare lavoro a Bruno. partendo alla sera per non essere visti. oppure le roncole per i rami e le piante più piccole. Alla sera nascose i soldi avanzati in un buco nel muro vicino casa. In estate Bruno e Attilio spesso andavano sulle “prese”. una per parte) per tagliare i tronchi grossi. con solo uno straccio al di sopra. Tagliava con il “segon” (la sega lunga usata in due persone.Storia di Bruno da Ron e 1000 lire. Bruno aveva libero solo il pomeriggio della domenica e poteva andare a casa. In autunno raccoglieva lo strame. che veniva poi rivenduta. ritornò in famiglia con mamma e papà e dovette fare vari lavori per guadagnare qualche soldo. nei boschi degli altri. Sempre in autunno raccoglieva le castagne. convinto che fossero al sicuro. Lo strame veniva poi rivenduto agli allevatori della pianura. Andava nei boschi a tagliare la legna. Rimase presso questa famiglia fino a circa sedici anni. per tutto l’inverno. Dormiva presso questa famiglia in un solaio senza luce con un materasso fatto con le foglie delle pannocchie del granoturco. Avendo paura di essere multati. Il giorno dopo invece la mamma Maria li trovò e gli chiese da dove provenissero: disse di non sapere nulla per evitare la punizione e la mamma Maria li tenette. giocando al tiro a segno e pagando anche per i sui amici. dei grandi prati comunali posti in montagna vicino alla provincia di Belluno. che venivano conservate in una botte senza coperchio.

in seguito gli allevatori della pianura. che poteva portare anche 3-4 quintali alla volta. I ragazzi a quei tempi si riunivano alla domenica nella piazza di Ron. Il mangiare era sempre asciutto per praticità di trasporto: polenta e formaggio. dove giocavano con 12 I nonni raccontano . il quale assegnava un lotto di prato. chi accettava doveva versare una quota del ricavato della vendita del fieno al Comune. Bisognava però portarle a piedi (scalzi) fino oltre il Piave. passando per il ponte di Vidor fino ad arrivare nella zona di Montebelluna (circa 7-8 Km). verdura e qualche volta carne. che in una piccola casa (“casera” di montagna) dotata di un camino cucinava i pasti per Bruno e Attilio. dove il foraggio non bastava per tutti i capi di bestiame. Avevano una tenda dove trascorrevano la notte e che mettevano in cima al cumulo di fieno che via via diventava sempre più grande. invece. polenta e fichi. Il mangiare veniva portato dalla sorella Rita. venivano con i carri e i buoi a comprarlo. sui gradini della chiesa. Con questi mezzi il fieno veniva portato fino a casa. La mussa aveva i pattini chiamati “musai” che venivano sfregati con del sego per farla scorrere sull’erba e la terra. Le castagne. Sotto il cumulo di fieno venivano messe alcune frasche per evitare che il fieno toccasse terra e che consentivano di trascinare l’intero cumulo. venivano barattate per l’equivalente in peso di farina di granoturco.Paolo Geronazzo ba. Molte volte durante il tragitto vi erano dei pezzi pianeggianti dove bisognava tirarla a forza di braccia. Occorre tener presente che ai quei tempi le strade erano sterrate e che il Comune si limitava a riempire le buche più grosse con della ghiaia. Il fieno veniva portato a valle con una grande slitta chamata “mussa”. Non mancava mai un buon bicchiere di Prosecco prodotto dal papà Luigi.

dei funghi molto pregiati che venivano cucinati con olio (di semi). approfittando della scarsa illuminazione. Quando era la stagione. si trovavano gli Ovuli (Amanita Cesarea). viceversa chi ne aveva di più alla fine era il vincitore. catturò un gatto. bisognava colpire con il bastone una delle due punte del pezzo corto a terra con lo scopo di mandarlo il più lontano possibile. dopo averli lasciati in acqua corrente per almeno 24 ore. chi perdeva tutte le palline era eliminato. con un gruppo di amici. insieme a pezzi di coniglio e di lardo per insaporirli. le palline colpite erano catturate dal giocatore che tirava la pallina di acciaio. Bruno liberò Il gatto e lo buttò giù dal campanile per vedere cosa sarebbe successo: una volta atterrato di sotto il gatto corse via apparentemente senza danni. Venivano cucinati allo spiedo. aglio e prezzemolo e che accompagnavano la polenta che non mancava mai nè a pranzo nè a cena. Una volta Bruno. Alcuni ragazzi prestavano le palline di terracotta a chi ne restava senza. un’aringa affumicata. all’età di 12-13 anni. Un altro gioco era “el pit”: si giocava con un pezzo di legno corto con due punte e un bastone. Nei giorni di festa. lo mise in un sacco e lo portò su un campanile. e la polenta abbrustolita sulla brace. Bruno e altri amici rubavano qualche “buholà”. Alla mattina a volte si faceva colazione con lo “scopeton”. I pochi gatti che c’erano venivano catturati per essere mangiati. dei biscotti a forma di ciambella venduti in un negozietto tipo bazar chiamato “le porhelete”.Storia di Bruno da Ron le palline di terracotta: con una pallina di acciaio (el “balin”) bisognava colpire le palline di terracotta degli avversari. alla sera. Il latte di capra non mancava mai a casa Geronazzo perchè I nonni raccontano 13 .

Un’altro divertimento di quei tempi erano i botti fatti con il carburo di calcio: si scavava una piccolo buco nel terreno dove si metteva dell’acqua. Il carburo a contatto con l’acqua sviluppava acetilene. La carriola restava appoggiata ai rami e la corda veniva recuperata (visto che costava e serviva spesso). tirava una carriola di un contadino su una pianta.Paolo Geronazzo papà Luigi teneva le capre tutti gli anni. così i ragazzi si inventavano semplici scherzi: per esempio Bruno. A quei tempi non c’erano giochi o divertimenti. legandosi una corda in vita. quindi con un pezzo di giornale si incendiava il gas all’interno del barattolo sfruttando il forellino: il barattolo veniva sparato verso l’alto con un botto. si copriva con un dito per qualche secondo il forellino sul fondo del barattolo. Poi si aggiungeva un pezzetto di Carburo di calcio e si copriva con un barattolo rovesciato con un forellino sul fondo. Ovviamente non diceva a nessuno dello scherzo per evitare la punizione. Il contadino cercava a lungo la carriola prima di accorgersi dove era stata portata. Foto 14 I nonni raccontano .

ma conoscendo la famiglia e sapendo le loro condizioni economiche chiudeva un occhio. A Natale si mettevano in tavola delle arance (provenivano dal Lago di Garda) e dell’uva appassita che papà Luigi conservava appesa in cantina. Bruno. che aveva la caratteristica di avere le foglie rosse. Il guardiacaccia. fatti con rami di nocciolo piegati e spago. avvicinandosi cautamente da sotto il nido per non farsi vedere dai piccoli. che già a quei tempi erano vietati. Con quest’uva i contadini a quei tempi facevano il “vin santo”. I nonni raccontano 15 . Si costruivano anche le fionde. probabilmente parente della mamma Maria. sapeva che papà Luigi e i figli mettevano gli archetti. il rametto piegato imprigionava le zampe. così chiamato perchè veniva in genere fatto durante la settimana di Pasqua. Quando l’uccello si posava sullo spago. perchè non c’erano soldi. Per catturare gli uccelli si mettevano anche gli archetti (achonei). con il papà.Storia di Bruno da Ron In primavera Bruno a volte andava a caccia di nidi di merlo: teneva d’occhio la crescita dei piccoli e al momento giusto. catturava gli uccellini che diventavano un succulento companatico da abbinare alla solita polenta. con legni duri come il corniolo o la “sanguinella”. Ai bambini non si facevano regali se non qualche pallina di terracotta. un certo Spader. Con le fionde però Bruno e suoi fratelli non riuscirono a catturare mai uccelli più grandi dei “rigush” (lo scricciolo). Come esca si usavano delle bacche selvatiche di colore scuro di cui erano molto ghiotti gli uccelli. spesso gli uccelli catturati erano pettirossi. il quale si lasciava avvicinare ma certo non costituiva un pasto abbondante. piccoli e con poca carne da mangiare. andava a mettere gli archetti ai bordi della “riva” (il vigneto) o del bosco.

Entrambe vennero inviati in Jugoslavia con il corpo degli Alpini. scoppiò la seconda Guerra Mondiale. Bruno partì il 23 agosto del 1943.Paolo Geronazzo In guerra Nel 1939. probabilmente non combatterono in prima linea ma furono assegnati ai reparti della sussistenza o della logistica. seguito a distanza di un anno da Aldo. Non avendo le calze ma le pezze da piedi (dei pezzi di tessuto di tela quadrati circa 40x40 cm). Il fratello Attilio. con l’addestramento ben presto gli vennero delle fiacche ai piedi. pochi giorni dopo il suo 19° compleanno e venne inviato alla caserma dei Bersaglieri a Scandiano (Reggio Emilia). essendo il maggiore. quando Bruno aveva 15 anni. fra il 1940-’41. venne richiamato per primo. soprattutto ai 16 I nonni raccontano . ne scelse un paio troppo piccole. Arrivato alla caserma gli venne detto di scegliersi le scarpe e i vestiti da mucchi presenti nella stanza della vestizione: non sapendo che numero di scarpe portava.

) ma venne scoperto e subito fucilato. Al mattino successivo arrivò un camioncino carico di michette di pane che vennero distribuite una a testa. Dopo qualche giorno decise di marcare visita perchè gli dolevano i piedi. Dopo qualche giorno. era imbevibile a causa della reazione con il metallo. alla fine di una giornata di addestramento. gli disse di provare a rifarlo finchè non avesse fatto un buco per terra. con i carri armati pronti a farle saltare se non si fossero arresi. Bruno riuscì camuffandosi a prenderne due. reso noto l’8 Settembre. Vennero radunati tutti nel piazzale. Alcuni giorni Bruno andava in un prato vicino alla caserma adibito I nonni raccontano 17 . Qualcuno cercò di nascondere delle armi (pistole ecc. vennero fatti spostare a piedi verso la stazione e quindi con un treno merci a fino a Mantova. Il vino veniva distribuito nel gavettino di alluminio ma. a rischio della vita. dopo pochi minuti dalla mescita. dove venne intimato di consegnare tutte le armi.Storia di Bruno da Ron talloni. ma il dottore che lo visitò giudicò banale il problema e lo fece mettere in prigione durante l’orario di libera uscita. Qui Bruno restò venti giorni e patì molta fame. ci fu l’armistizio di Cassibile (SR). Quella sera Bruno e le altre reclute dormirono in alcuni capannoni della cavalleria italiana che c’erano nei dintorni. La razione quotidiana di cibo era di circa 250g di pane. sorvegliati dalle guardie tedesche. il 3 settembre del 1943. La mattina del 9 settembre Bruno e le altre reclute trovarono la caserma circondata dai soldati tedeschi. Dopo pochi giorni. Durante l’addestramento non riusciva a fare il dietrofront: il caporale istruttore. vennero incolonnati e. con solo un po’ di paglia per terra.

mentre tutti dormivano. Dopo poco però i tedeschi lo scoprirono e piazzarono una mitragliatrice dove sboccava il tunnel uccidendo vari prigionieri. Un commilitone più anziano era solito mettere sul bordo della branda un pezzo di pane. Bruno vedendo quel cibo non riusciva a dormire. di notte. ed alcuni vi riuscirono. ma non riuscì mai a mangiarla. Nel vagone merci dove erano stati rinchiusi non c’erano servizi igenici e furono costretti a fare i bisogni in una valigia che venne poi buttata fuori da finestrino del vagone 18 I nonni raccontano .Paolo Geronazzo a latrina e pensava seriamente di mangiare degli escrementi. Bruno riuscì a mangiare dell’uva. decise di andare a prendere quel pezzo di pane e mangiarlo. ma i tedeschi lo impedivano. Restò alcune volte per un’ora a scegliere la cacca migliore. finchè un bel giorno. conservandolo per il mattino successivo. Dopo circa venti giorni Bruno e gli altri prigionieri attraversarono a piedi la città. essendo l’intestino vuoto. I civili volevano aiutarli dando loro del cibo e dei vestiti. In particolare Bruno si ricorda un episodio dove c’era un tunnel nei pressi di un ponte sul fiume Mincio: i civili dissero a alcuni prigionieri che potevano tentare la fuga attraversando questo tunnel. diretti verso la stazione. che però. Il viaggio durò tre giorni e tre notti e Bruno insieme ad altri commilitoni aveva la dissenteria a causa della frutta mangiata prima della partenza durante lo spostamento alla stazione di Mantova. gli provocò nei giorni seguenti una forte diarrea. Durante l’attraversamento della città alcuni prigionieri tentarono la fuga ma vennero uccisi dai tedeschi. Le luci nella camerata erano accese anche di notte per sicurezza (le guardie compivano periodiche ispezioni). sempre scortati dalle guardie tedesche.

Storia di Bruno da Ron merci e ritrovata da un soldato tedesco. il quale aprendola insospettito vide il contenitore e esclamò: “scheise” ! (merda in tedesco). Le brande avevano pagliericci come materassi e il cuscino era formato da una struttura tondeggiante in legno solidale al fondo della branda. Due volte ogni notte una guardia tedesca passava a controllare che tutti i prigionieri fossero presenti. che era una semplice tavola di legno. La baracca di legno dove Bruno era rinchiuso con i compagni era formata da due sezioni con circa 24 letti a castello e aveva una stufa a carbone nel mezzo. la terra era sabbiosa e tutto intorno c’erano prati e macchie di pini. Molte guardie avevano il cane da pastore tedesco come ulteriore deterrente verso i prigionieri. (nel paese di Boech). sfruttando un temperino che un commilitone era riuscito a conservare nelle proprie tasche. Una volta al giorno il treno faceva una sosta e i tedeschi davano un po’ di pane e della minestra nella gavetta ai prigionieri. Partiti da Mantova senza nessuna indicazione sulla destinazione. dopo tre giorni di viaggio Bruno scoprì di essere arrivato nei pressi di Hammerstein. I nonni raccontano 19 . era stato predisposto il campo di prigionia nel quale era stato destinato Bruno. I reticolati elettrificati con doppia palizzata correvano lungo tutto il perimetro dell’area del campo. dove le temperature erano già rigide pur essendo solo i primi di Ottobre. Il giorno dopo non avendo altri contenitori per i bisogni. in Germania del Nord. in mezzo alle due file di reticolati erano stati stesi rotoli di filo spinato. Hammerstein era una cittadina della Germania del Nord nelle cui vicinanze. decisero di fare un buco sul fondo del vagone. C’erano varie baracche di legno.

Altre volte si trattava di lavori in campagna dove raccoglieva le radici delle barbabietole da zucchero che spuntavano in superfice dal terreno arato. La guardia tracciò una linea sulle macerie dividendo le quantità. ma accettava sempre perché c’era la possibilità di rimediare qualcosa da mangiare. e Bruno riuscì a raccogliere molte briciole. Bruno e il compagno cominciarono a lavorare. ma egli rimase indietro poichè quel giorno non si sentiva bene. La guardia cominciò a colpirlo sulla schiena con un bastone per farlo lavorare più velocemente. Per esempio alcune volte capitò di dover scaricare il pane destinato all’esercito. Altre volte si trattava invece di scaricare dei vagoni di macerie provenienti da Berlino e non era possibile trovare nulla da mangiare. Quasi tutti i giorni venivano al campo di concentramento dei contadini per richiedere manodopera per lavori in campagna. le radici si spezzavano quando si cercava di prenderle. metà per uno. poichè il terreno era gelato. Bruno si ricorda che in un’occasione la guardia gli comandò di scaricare un vagone insieme ad un compagno. Probabilmente l’odio verso gli italiani derivava dalla alleanza del governo italiano con quello tedesco all’inizio della guerra. Bruno non sapeva che tipo di lavoro lo aspettasse. Per questo motivo Bruno non ha mai amato i francesi anche dopo la fine della guerra. Poichè era una giornata fredda. dopo che le barbabietole erano già state raccolte. ma si rifiutavano di dare qualsiasi pezzo di pane agli italiani. Questi erano vestiti e nutriti di tutto punto dai tedeschi. insultandoli con “coscion” (porco).Paolo Geronazzo Una sezione del campo di concentramento era occupata da prigionieri francesi. probabilmente ufficiali. per fortuna aveva una coperta sotto il pastrano e le 20 I nonni raccontano .

Una notte Bruno e altri 4-5 compagni decisero di uscire dalla baracca per andare a rubare delle patate nelle vicine fattorie. Inoltre i proprieteri delle patate protestarono con gli ufficiali del campo di prigionia perchè grossi quantitativi di patate erano stati rovinati dal gelo. Cominciò a spintonarlo e una volta a terra a dargli calci. non avendo alcuno zaino o conI nonni raccontano 21 . Il giorno dopo venne ordinata una perquisizione in tutte le baracche e le guardie trovarono nelle brande di alcuni prigionieri le patate rubate durante la notte. Bruno non aveva conservato nessuna patata. Un altro episodio fu quando. dopo aver lavorato alla costruzione di un “silos” per la conservazione delle patate (le patate erano infatti conservate in cumuli a terra ricoperti di paglia e sabbia). dopo che il gruppetto di prigionieri aveva lasciato i “silos” di conservazione aperti dopo il furto. A tutti i prigionieri che avevano le patate nascoste nelle brande le guardie ritirarono la piastrina di riconoscimento. Bruno comunque fingeva di accusare i colpi emettendo un ohh! ogni volta che la guardia lo colpiva. La guardia lo perquisì prima del rientro al campo di concentramento e scoprì le patate. Quella sera nevicava e Bruno e gli altri contavano sul fatto che le loro impronte venissero presto cancellate dalla neve. Qualcuno aveva recuperato delle cesoie per aprire un varco nei reticolati. Purtroppo invece smise di nevicare e i tedeschi il giorno dopo si accorsero dell’accaduto. Bruno nascose delle patate nella mantellina arrotolata e la mise in spalla. finchè Bruno pensò di rimanere a terra perché continuando a rialzarsi la guardia insisteva nel colpirlo. in un punto non elettrificato.Storia di Bruno da Ron bastonate erano assorbite senza gran dolore.

Dopo qualche giorno Bruno lo vide rientrare nella baracca senza più la parola in uno stato vegetativo. scortato naturalmente dalle guardie armate. Chi rimaneva al campo riceveva una volta al giorno una gavetta di minestra con verdure (patate. Alcuni giorni dopo i tedeschi chiesero durante un’adunata a tutti i prigionieri senza piastrina di fare un passo avanti. Questa persona cadde a terra priva di sensi. Una persona non riuscendo sopportare il dolore tentò di rialzarsi ma la guardia lo colpì alla nuca. Bruno. poi chi voleva andare a lavorare (senza sapere che lavoro lo aspettasse). A volte nella minestra c’erano poche patate perché i 22 I nonni raccontano . mentre chi usciva a lavorare doveva arrangiarsi perchè non era previsto alcun pasto.) e un po’ di margharina. senza materasso e cuscino. ma aveva dimenticato la piastrina con il numero di riconoscimento alcuni giorni prima in un campo di lavoro. Dopo qualche giorno venne inflitta la prima punizione ai prigionieri che avevano rubato le patate: venti bastonate nel fondo schiena. si fece avanti. e solo pane (circa 250g) ed acqua come cibo. Bruno ricorda che qualche prigioniero in preda alla disperazione si gettò contro i reticolati e restò fulminato dalla corrente. non avendo la piastrina e non capendo il tedesco. La vita al campo prevedeva l’appello al mattino. ecc. verze. Successivamente i tedeschi lo portarono via e non lo rivide più. barbabietole. Quando uscì dopo un mese Bruno era così indebolito che faceva fatica a superare persino dei picccoli gradini.Paolo Geronazzo tenitore dove metterla. Scoprì dopo che a tutti questi prigionieri era riservata la seconda punizione per il furto delle patate: un mese in una cella con una tavola come letto. poteva uscire dal campo.

La guardia. lasciandoli morire di fame. I tedeschi non davano nulla da mangiare a questi prigionieri. essendo il clima piuttosto caldo.Storia di Bruno da Ron prigionieri che erano stati reclutati per andare in cucina a sbucciarle le avevano mangiate crude. e i due campi erano separati da un fossato con alti reticolati. In un momento in cui la guardia non lo vedeva. I giorni precedenti Bruno si accorse che la guardia conservava la merenda in una tasca del cappotto. Mussolini fece degli accordi con Hitler sul trattamento dei prigionieri nei campi di concentramento e le condizioni nei campi di I nonni raccontano 23 . magari sui 50 anni. Durante il mese di maggio successe che Bruno era come di consueto uscito a lavorare. Quasi sempre non lo vedeva più ritornare nella baracca. La guardia non si accorse di nulla e dopo un po’ frugò nella tasca cercando le fette di pane: non trovandola non disse niente. Chi si ammalava veniva eliminato dai tedeschi. ma per Bruno e gli altri prigionieri era impossibile darglielo perchè ne avevano poco anche per loro. Dopo circa un’anno dalla cattura di Bruno. ma la mattina successiva Bruno non cercò più di prendergli la merenda ! Bruno vedeva ogni tanto un compagno. le guardie dicevano che quello era il quantitativo e non ne aggiungevano nella minestra. Vicino al campo di Bruno c’era un campo di concentramento con russi e polacchi. Bruno decise di correre il rischio e prese la merenda dalla tasca (due fette di pane nero con la margherina e del salume). pane in russo. Queste persone chiedevano “klieb”. si tolse il cappotto e lo appese ad un gancio della grondaia all’esterno di un capannone. marcare visita perché non si sentiva bene.

a Bydgoshci (in tedesco Bromberg). dove Bruno era stato prigioniero il primo anno: stessa baracca di legno con la stufa a carbone al centro e le brande a castello. era più facile procurarsi qualcosa da mangiare. Anche la baracca. Bruno ricorda che dopo il primo anno poté uscire dal campo senza la scorta della guardia militare. Il campo di prigionia polacco assomigliava molto a quello tedesco di Hammerstein. mentre durante il giorno faceva delle lunghe soste. 24 I nonni raccontano . C’era un unico pasto al giorno consumato nel vagone bestiame e le guardie facevano scendere i prigionieri a gruppi per andare a fare i bisogni. Bruno ricorda che il treno viaggiava soprattutto di notte. ma solo un civile armato.Paolo Geronazzo prigionia migliorarono un po’ per gli italiani. Bruno venne trasferito in un campo di prigionia in Polonia. venne lasciata aperta e i prigionieri potevano uscire. I contadini lo accompagnavano dove avevano bisogno aiuto e non essendoci più la guardia militare. con camere da 24 posti. I prigionieri vennero caricati in un vagone bestiame e viaggiarono per tre giorni e tre notti. che il primo anno veniva chiusa durante la notte. Bruno di notte andava spesso in un bosco dietro la baracca a passeggiare. Dopo circa un anno dall’arrivo ad Hammerstain.

verso Ovest. Aveva con se solo I nonni raccontano 25 . Cambiè.Storia di Bruno da Ron Ritorno a casa In qualche modo arrivavano sempre notizie sull’andamento della guerra. il gruppo decise di rimanere nel campo per poter sfruttare le cucine e la baracca nella quale dormivano. perchè avevano paura dei russi. Bruno non si interessò dei gioielli ma soltanto del cibo che si trovava nelle cantine. dandone una fettina a ciascuno per pranzo e una fettina per cena. amministrava in modo molto rigido. Inoltre fuori dal campo avevano paura di finire in mano a delle truppe tedesche. Un giorno in una fattoria vicino al campo trovò una vacca e la uccise. cibo e addirittura gioielli nelle case abbandonate che durante il giorno venivano visitate in cerca di cibo e vestiario. Bruno insieme a sei compagni di prigionia abbandonò il campo finalmente libero. Non sapendo bene cosa fare e in che direzione spostarsi. Trovarono diversi prosciutti che il cuoco del gruppo. Un bel giorno. Bruno era il più giovane del gruppo e veniva mandato in esplorazione per trovare cibo. che pensavano li avrebbero portati nei campi di lavoro in Siberia. forse nel mese di maggio 1945. anche se a migliaia di chilometri da casa. tutti i tedeschi abbandonarono il campo di prigionia e si diedero alla fuga. Nei giorni seguenti il gruppo trovò abbigliamento. e Bruno sapeva che ogni settimana che passava la situazione sull’esito della guerra migliorava in quanto i tedeschi erano stretti dall’avanzata degli americani a Ovest e dei russi a Est.

probabilmente a causa di qualche torcia abbandonata dai russi. La villa era molto bella e come quasi tutte le case nei dintorni era stata abbandonata dai proprietari per paura di essere catturati dai russi. nella baracca. lo portarono via. Il gruppo vedendo le truppe russe decise di rientrare nella baracca dove si sentiva più sicuro. Passò circa una settimana da quando il campo venne abbandonato dai tedeschi a quando arrivarono le truppe russe.Paolo Geronazzo un piccolo coltellino e un martello che gli servì per stordire l’animale. Il gruppo decise di tagliarla a pezzi e nasconderla nel sottotetto della baracca. Dopo qualche giorno Bruno vide che la villa era bruciata. Bruno e gli altri decisero di andare a visitare la villa del padrone dove in genere andavano a lavorare durante la prigionia. Cambiè. Bruno la coprì con dei rami che trovò nelle vicinanze. con l’aiuto dei compagni. notò un asino abbandonato nei recinti del campo e decise di prenderlo per portarlo con il gruppo durante il 26 I nonni raccontano . arrivarono dei soldati russi in cerca di donne. forse ubriachi. dopo anni di patimenti. Un compagno di Bruno di origine romana. che era il cuoco del gruppo. preparò vari pasti con la carne bollita che ristorarono il fisico e il morale di tutti. forse tedeschi sbandati in cerca di cibo. un certo Onofri. e così tutti i bellissimi mobili e suppellettili di quella villa andarono perduti. ma l’animale probabilmente si scoprì a causa dei sussulti dell’agonia e altre persone. facendosi luce con dei giornali arrotolati. Durante una delle notti seguenti. Il gruppo decise di dormire nella villa per qualche notte. Una volta uccisa la vacca. In seguito Bruno uccise un’altra vacca trovata nei recinti di una fattoria e la portò.

.Storia di Bruno da Ron lungo viaggio verso casa. e Bruno ci restò molto male. altri di andare alla stazione di Bromberg. Bruno e il gruppo andavano a dormire nei sotterranei delle stazioni.”. perchè da Treviso qualcuno aveva telefonato che stava arrivando un gruppo di reduci di Valdobbiadene. Ad attenderlo c’era la sorella Rita. Mamma Maria lo accolse dicendo: “un’altra bocca da sfamare. che arrivò tre giorni dopo. Questo treno. diretto in Italia. Alcuni dicevano di andare al porto di Odessa. A Katoviza c’era un campo di smistamento e dopo qualche giorno finalmente riuscirono a salire su un treno. dopo 2-3 giorni di viaggio. perchè la famiglia era stremata dai patimenti della guerra. partito da Bromberg. Dopo varie discussioni decisero di andare alla stazione e aspettare il treno diretto in Cecoslovacchia. Il treno era strapieno. I russi ridevano dell’asino perchè non ne avevano mai visto uno. sempre pienissimo di reduci. Sentendosi finalmente a I nonni raccontano 27 . Finalmente arrivò a casa. Arrivato a casa l’accoglienza non fu molto calda. Il gruppo non sapeva bene come organizzarsi per il rientro un Italia. a Valdobbiadene. Successivamente Onofri attaccò un carretto trovato nelle case dei tedeschi abbandonate in tutta fretta per l’arrivo dei russi. perchè erano più sicuri. dove il gruppo si sciolse e Bruno ripartì su un treno diretto a Treviso. arrivò a Katoviza. e Bruno si dovette sedere sul predellino di una carrozza.. Questo treno arrivò in una stazione dalle parti di Verona dopo alcuni giorni di viaggio. Da qui prese una corriera e dovette salire sul tetto e viaggiare aggrappato alla scala del portapacchi da tanto era piena di persone.

quella che dopo un fidanzamento di circa 5 anni sarebbe diventata la sua futura moglie (e mia madre). Nel volgere di 2-3 anni restarono a Valdobbiadene soltanto Aldo e Bruno. Bruno ricominciò a lavorare per guadagnare qualcosa e contribuire al sostentamento della famiglia. rispondendo a richieste di lavoro inoltrate dal Governo italiano. In quegli anni alcuni fratelli decisero di cercare la fortuna altrove ed emigrarono. I fratelli di Bruno che erano stati assegnati ai reparti degli alpini in Iugoslavia erano già rientrati. Giuseppe ed Elsa andarono in Canada. dopo aver ripreso le forze. Il padre di Cleofe. consigliò a Bruno di frequentare una scuola per diventare casaro ed avere così maggiori possibilità di trovare lavoro. La filanda produceva filati di seta. Giuseppe non partì in quanto era il quarto fratello e tre erano già sotto le armi. rispettivamente a Calgari e Vancouver.Paolo Geronazzo casa. Rita andò in Francia con il suo fidanzato e Gina emigrò in Argentina. alzandosi solo per mangiare una volta al giorno. Tagliarono in un bosco comunale molte piante di un tipo di pino (la “buga”) che brucia anche da verde. Egli stesso era diventato casaro dopo essere tornato dagli Stati Uniti ed aver dilapi28 I nonni raccontano . Bruno ricorda per esempio che per qualche tempo una filanda costruita da poco a Valdobbiadene restò senza carbone e lui e i suoi fratelli procurarono la legna necessaria ad alimentare la grande caldaia di questo stabilimento. allora c’erano alcuni contadini che avevano i gelsi e allevavano bachi da seta. grazie alla resina. Bruno dormì per ben tre giorni e tre notti. Luigi Mares. Nei giorni seguenti. Dopo circa un anno dalla fine della guerra Bruno conobbe Cleofe Mares.

mio padre. circa 20 I nonni raccontano 29 . Era una piccola cooperativa di soci che davano il latte e avevano diritto ad una quota del formaggio prodotto. sostituendo mio nonno Luigi Mares che finalmente potè fare un periodo di ferie. Bruno lavorò nel piccolo caseificio della latteria sociale di Cellarda.Storia di Bruno da Ron dato gli ingenti guadagni ricavati laggiù a causa di prestiti maldestri accordati ad “amici” e conoscenti. Per fortuna la scuola era statale e le lezioni erano gratuite. (un mese a Lignano Sabbiadoro). di fronte a dei testimoni. La famiglia di mia madre Cleofe era stata costretta a trasferirsi da Cellarda a Valdobbiadene. In seguito Bruno lavorò per 4 o 5 anni alla latteria sociale di Valmareno (TV). in una piccola casa in affitto dopo che suo padre. mio nonno Luigi Mares. Bruno doveva andare tutti i giorni a prendere il latte affrontando salite e strade sterrate con una bicicletta a tre ruote che aveva un piccolo pianale posteriore dove appoggiare il bidone del latte. gli iscritti dovevano provvedere soltanto all’attrezzatura necessaria alla parte pratica. pretendendo di ricevere la corrispondente quota di formaggio. della durata di un anno. aveva dilapidato tutti gli ingenti guadagni accumulati durante gli anni di lavoro in America. in provincia di Belluno. Bruno frequentò la scuola didattica di Mas di Sedico. alcuni dei quali allungavano con acqua il latte ceduto alla cooperativa. per scoprire i soci disonesti. In quegli anni si verificarono liti furibonde fra i soci. Data la distanza fra Valdobbiadene e Valmareno. Dopo aver conseguito il diploma (con lode). forse nel 1948. dove conobbe Bruno. con lezioni pratiche al mattino e teoria il pomeriggio. Bruno frequentò il corso. Bruno dovette prendere i campioni del latte di tutti i soci e farli analizzare.

Nel 1935. Negli anni successivi nacquero le figlie: Dina nata nel 1921. In questo locale c’era una delle prime televisioni e la gente si ammucchiava di fronte allo schermo in bianco e nero per assistere ai primi programmi. Bruno doveva dare alla famiglia tutti i soldi che guadagnava con il suo lavoro alla latteria di Valmareno. dopo che il nonno aveva esaurito i soldi a causa dei prestiti maldestri. Papà e mamma si sono conosciuti probabilmente nel 1947. a 11 anni. Bruno e Cleofe tramite Alfonsina ottennero di andare a lavorare in un bar in Viale Espinasse. Si sono sposati il 29 settembre del 1951. dove lavorava quando si è sposato. perchè la madre di Bruno doveva pagare i debiti contratti negli anni precedenti con i negozi che le avevano fatto credito. Il nonno Luigi Mares. che era nato nel probabilmente nel1897. Probabilmente nel 1951. Cleofe ha dovuto andare a lavorare in via Unione a Milano. Cleofe nel 1924 e Luciana nel 1926. a 27 anni. Rientrò quindi in Italia subito dopo la fine della 1a guerra mondiale. Con i soldi guadagnati in America comprò una casa a S. solo alla domenica. Bruno non rientrava a casa la sera. Gregorio nelle Alpi (BL). di proprietà della stessa Alfonsina.Paolo Geronazzo km. ma dormiva in una grande stanza che serviva per le riunioni dei soci.ra Alfonsina (dove aveva lavorato la mamma a Milano). come per esempio “Lascia o 30 I nonni raccontano . Viaggio di nozze a Miazzina (una settimana) nella casa messa a disposizione dalla sig. intorno al 1913 partì per l’america dove lavorò fino al 1919-20. a Milano. Il nonno Luigi ha sostituito il papà alla latteria di Valmareno. rientrando a casa (non sempre).

Probabilmente era il 1951. denominato quartiere Grigioni (28 palazzi. Bruno e Cleofe abitavano nelle stesse stanze adibite a tavola calda. Bruno e Cleofe decisero di correre il rischio e pagare le 50 cambiali necessarie per acquistare la licenza con il lavoro che si prospettava fiorente. Dopo alcune trattative. Bruno e Cleofe appresero dal giornale che a Milano stavano sorgendo nuovi quartieri e successivamente trovarono un annuncio di vendita di una latteria-generi alimentari. alcuni. c’era un cucinino e una stanza da letto ma i locali ricorda Bruno erano molto freddi.zza Frattini). Bruno e Cleofe lavoravano dietro il banco e servivano i clienti. Lo stipendio era di 40 mila lire al mese. e Bruno con la neo acquistata Vespa decise di andare a parlare con la signora titolare della licenza. Cleofe insistè perchè mio padre andasse a vederlo. venendo fatti accomodare nel retro perchè il locale non aveva la licenza per la tavola calda. che era già ben avviato. i quali consumavano caffè e paste e.Storia di Bruno da Ron raddoppia” di Mike Bongiorno. ci fu accordo sul prezzo di vendita (8 milioni di lire). Dopo due-tre anni dall’inizio del lavoro in viale Espinasse.ra Baccalini. in Via Luigi Scrosati (zona P. una certa sig. Dopo circa un mese. fu Bruno a cominciare l’attività. Con l’acquisto del negozio. grazie ai nuovi palazzi che stavano sorgendo nel quartiere. mentre Cleofe continuò a lavorare in V. di cui una decina di 8 piani vicino al negozio). Dopo l’acquisto del negozio.le Espinasse. consumavano il pranzo. Bruno e Cleofe decisero di chiedere alla signora Alfonsina di poter andare I nonni raccontano 31 . vi era abbinato un appartamento al primo piano dello stesso palazzo. Non avevano automobili ne motocicli perchè troppo costosi. Fin dai primi giorni Bruno si rese conto che il lavoro era tantissimo.

Alla sera dopo cena spesso c’era ancora da sistemare la merce arrivata durante la giornata e Bruno e Cleofe rimanevano a lavorare nel negozio fino a tardi. Come previsto. Cleofe d’estate faceva i ghiaccioli e il gelato. a circa 30 chilometri da Via Luigi Scrosati. dove bisognava dichiarare la merce in ingresso e pagare una tassa. Bruno e Cleofe fecero la scelta di tenere solo prodotti di prima qualità a prezzi circa il 20% più alti degli altri negozi. il lavoro era senza sosta e i primi anni. Nelle vicinanze del negozio in quegli anni sorsero delle scuole e molti bambini venivano nel negozio a comprare ghiaccioli. Allora all’ingresso della città c’erano i posti di controllo del Dazio. quando ancora c’erano le cambiali da pagare.Paolo Geronazzo ad abitare nell’appartamento in affitto abbinato al negozio. con l’arrivo delle nuove famiglie nel quartiere appena costruito gli affari per Bruno e Cleofe andarono subito bene. gelati e le “sorprese”. Bruno era in contatto con il compagno di prigionia Cambiè che gli disse della possibilità di rifornirsi di formaggio per il negozio presso un caseificio di Pandino. delle buste con all’interno dei piccoli giochi. Io d’estate prendevo i ghiaccioli dal freezer del negozio e li regalavo agli amichetti che erano molto contenti di rinfrescarsi gratis. Il negozio era sempre pieno di gente e fu necessario assumere un garzone che si occupasse delle consegne a domicilio e del rifornimento della merce nel banco e negli scaffali. decisero di lavorare anche la domenica e i festivi (allora la chiusura festiva era facoltativa). il “dazio” 32 I nonni raccontano . Cleofe teneva il negozio sempre pulitissimo e in ordine e Bruno serviva la clientela in giacca bianca (da negozio) e cravatta.

Fischer li avvertiva quando dei clienti che avevano prenotato non potevano assistere allo spettacolo. sia a privati che industrie. chiese di poter pagare la spesa a scadenze posticipate in cambio della possibilità per Bruno e Cleofe di assistere agli spettacoli della Scala. dall’altra parte della strada. Cleofe in questo periodo decise di farsi operare al naso. In seguito Bruno e Cleofe valutarono che era meglio abbandonare la consegna a domicilio del latte. Papà a mamma grazie a questo cliente assistettero così a molte opere liriche senza pagare il biglietto. Sapendo della passione di Bruno e Cleofe per le opere liriche. quando lo scuola-bus si fermava in corrispondenza del negozio. poichè i clienti così serviti non scendevano a fare la spesa. Nei primi anni si faceva la consegna a domicilio del latte. poichè soffriva da anni di ozena. aspettavo la mamma che mi venisse a prendere. L’intervento fu molto pesante e dovette rimanere in ospedale per oltre un mese. Dopo un po’ di tempo Bruno si accordò con gli altri negozi che vendevano latte per fare le consegne soltanto nella propria zona. In quegli anni fra i clienti del negozio c’era anche un manager del Teatro alla Scala. Paolo Geronazzo.Storia di Bruno da Ron appunto. Il 15 febbraio 1965 nacqui io. Al ritorno. il sig. un certo signor Fischer. una scuola privata. Bruno e Cleofe diedero in gestione il negozio per un anno. mentre Graziano era a Cellarda con i nonni materni. Celso. Durante questo periodo io stetti con il papà nell’appartamento di Milano. Spesso I nonni raccontano 33 . senza “invadere” i quartieri dove c’erano negozi concorrenti. C’era uno scuola-bus che mi portava all’asilo e che si fermava proprio fuori dal negozio. Dopo questa decisione videro le vendite del negozio aumentare. Andando a prendere il formaggio a Pandino c’era la possibilità di evadere questa tassa. Io andavo all’asilo S.

Bruno su richiesta di Isidoro fece da rappresentante del prodotto. In quel periodo Isidoro. ci vollero parecchi anni perchè Bruno e Cleofe rientrassero dei soldi prestati. Dopo un po’ di tempo Bruno e Isidoro entrarono in disaccordo per via della difficoltà nel vendere la nuova macchina da cucire. 34 I nonni raccontano . Graziano venne lasciato presso la nonna Augusta e il nonno Luigi a Cellarda. inventò una macchina da cucire particolare e chiese un prestito a Bruno e Celofe per poterla produrre. perchè volevo che venisse la mamma. non considerando gli interessi che non vennero pagati da Isidoro.Paolo Geronazzo però Cleofe era impegnata a servire i clienti e mandava il garzone Mimmo. A causa del tanto lavoro. Allora io mi arrabbiavo e lo colpivo in testa con il cestino dell’asilo. Intraprese molti viaggi nel Nord e Centro Italia ma senza alcun vero interesse da parte dei clienti. Bruno e Cleofe andavano all’incirca una volta al mese a trovarlo. che era un sarto. il marito di Dina. dove frequentò le scuole elementari e medie. sempre di corsa perchè il lavoro al negozio era sempre tanto.

Il lavoro era sempre tantissimo e negli anni seguenti Bruno potè acquistare un’automobile. Era un’auto comoda per il trasporto di cose grazie al pianale regolare e ampio. assemblando dei portacravatte prodotti dalla sua azienda. dopo qualche tempo Bruno decise di acquistare una Opel. a ridosso di una massicciata ferroviaria e il sabato o la domenica andavamo per portare avanti il lavoro. La Rinascente però cominciò a dilazionare molto i pagamenti e i margini si ridussero fino al punto che Bruno e Cleofe decisero di abbandonare il lavoro. aveva i freni inefficaci per un’auto di quel peso. ricevettero la proposta di lavorare per la Rinascente. per allora un’auto molto grande. il signor Vignatti. di lusso. Mio fratello Graziano nacque nel 1953 a Valdobbiadene (Bruno e Cleofe erano in vacanza lassù ? Chiedere a Graziano). cilindrata 1700cc. I nonni raccontano 35 .Storia di Bruno da Ron Attività in via Porretta Da un cliente. consigliata da un piazzista (Berni). nella periferia di Milano. Fare scansione foto della famiglia (è nella camera di Bruno) e inserirla in questo documento. ma aveva i freni poco sicuri. nonostante le dimensioni e la cura costruttiva (per allora). Anche quest’auto però. una Austin A40. Dopo due anni dall’acquisto del negozio Bruno e Cleofe saldarono tutte le cambiali alla signora Baccalini. Affittarono una casa in via Porretta.

Paolo Geronazzo 36 I nonni raccontano .

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