TARIFFA ASSOCIAZIONI SENZA FINI DI LUCRO - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L.

27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 2 - DCB Roma

Nurtures the Filipino Culture in Faith, Service and Transformation of Society
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N. 1 - 2014

in copertina: 25° di fondazione della Missione nelle Filippine. “Far crescere la cultura filippina nella fede, nell’assistenza e nella trasformazione della Società”

SICUT ANGELI
RASSEGNA QUADRIMESTRALE DI VITA E DI APOSTOLATO

ANGELICHE DI S. PAOLO
ANNO LXI / N. 1 - 2014 1° QUADRIMESTRE Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 2 - DCB Roma CCP N. 31216005

Sommario
1 2 Editoriale Buon Anno 2014 con la benedizione di Maria SS.ma FELICI EVENTI: 32 25°di episcopato di mons. Andrea M. Erba Testimonianze varie 34 Alcuni Frammenti di ricordi... 37 Canonizzazione del Beato Giovanni XXIII e Beato Giovanni Paolo II 39 Il Prof. Enrico Medi verso gli altari 42 Amici di Gesù (Messaggio di papa Francesco ai ragazzi di A.C.) 44 Ricordando P. Anthony Bianco B. NOTIZIE DI CASA NOSTRA: 45 Prizren 48 Caseiros (Brasile) Filippine (in dossier) LA PAGINA DEGLI ALUNNI: 49 Concorso alunni : le tre parole di Papa Francesco….. 72 la speranza forza della vita 74 l ’importanza del silenzio nella vita 76 Il miracolo di san Francesco (recita natalizia) 78 il mercatino della solidarietà 80 PREGHIAMO PER I NOSTRI MORTI
AL CENTRO RIVISTA:

la VOCE DELLA CHIESA: 3 5 6 8 10 11 Giornata Mondiale della Pace Si è chiuso l’Anno della Fede “Dio ci chiede di essere fedeli ogni giorno” (Papa Francesco) Giornata Mariana: Omelia del Santo Padre Atto di affidamento a Maria SS.ma Una casa sulla roccia: pellegrinaggio delle famiglie in Piazza san Pietro Roma “Famiglia, senza amore…” Preghiera alla sacra Famiglia di Nazareth “LUMEN FIDEI” (quattro mani, due cuori) “EVANGELII GAUDIUM” e Vita Consacrata A Maria SS.ma Stella della nuova Evangelizzazione

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VARIE: 22 25 gennaio: Conversione di san Paolo L’incontro di Damasco 25 Portatori di speranza 26 La Lettera della Madre 28 Testimoni e annunciatori della fede

DOSSIER: 25° di fondazione nelle Filippine e… l’intervento di solidarietà delle nostre Consorelle alle popolazioni colpite dal tifone Haiyan.

Editoriale
Il presente numero della nostra rivista vuole essere un poco la risonanza di un anno trascorso in sintonia con la voce della Chiesa, raccogliendo da essa le note più significative sparse durante l’intero anno 2013. Anno ricco di grazie, ma anche di avvenimenti ecclesiali particolari importanti, che hanno saputo dare un tono elevato alla spiritualità dell’intera comunità cristiana. Pertanto, si è pensato di dedicare il primo numero del 2014 ad una visione dei momenti più significativi vissuti dalla Chiesa e da ciascuno di noi che la formiamo; appuntamenti vari, caratteristici, che hanno vivacizzato il clima ecclesiale rendendolo più efficace attraverso l’ascolto della calda e penetrante parola di Papa Francesco. Molti sono stati gli incontri ecclesiali formativi e tutti di forte stimolo per aiutare ciascuno a vivere in pienezza la propria vocazione; ne saranno ricordati velocemente alcuni, ma sarà dedicato maggiore spazio ad uno di essi, sia per l’attenzione particolare a cui la Chiesa dedica le sue premure, sia per la viva e massiccia partecipazione che l’intera comunità cristiana ha manifestato nella straordinaria Giornata Mondiale della Famiglia. Testimoni saranno anche i ragazzi della nostra Scuola Romana che hanno voluto presenziare in Piazza san Pietro con le loro famiglie nei giorni 26 e 27 ottobre u.sc. al grande incontro, rivelando la loro soddisfazione, la loro euforia in componimenti semplici, ma sinceri, che il lettore troverà raccolti in un inserto della rivista. Niente di speciale, se non la loro straordinaria semplicità nel rivelare come ancor oggi i ragazzi sappiano accogliere ed apprezzare gli inviti rivolti loro personalmente e fare tesoro di ciò che di bello e buono viene loro inculcato. Da queste pagine, a loro, il nostro apprezzamento. Non mancheranno inoltre riflessi di spiritualità insiti nella “Voce della Chiesa” e nelle direttive della nostra Congregazione. Sarà dato infine ampio spazio ad una nostra opera apostolica nelle Filippine che ha voluto solennemente ricordare il 25° di Fondazione. In tale occasione, ci ha fatto pervenire anche la sua testimonianza nella partecipazione al dolore della sua gente travolta dalla grande tragedia nel passaggio del tifone Haiyran che ha distrutto tutto, lasciando solo morte e desolazione. Dunque?! un numero molto ricco di spunti su cui riflettere per tradurre poi in realtà le numerose proposte che la Chiesa ci presenta, con l’auspicio di riuscire anche nella monotona quotidianità a migliorare il clima a volte tumultuoso della convivenza umana. a.m.a
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Buon Anno 2014
Che cosa possiamo augurare di meglio ai nostri affezionati lettori per il nuovo Anno 2014? Li vogliamo formulare con le parole di Papa Francesco pronunciate nel Messaggio rivolto a tutta l’umanità il giorno dell’Epifania 2014

Maria, Madre di Dio e nostra tenera Madre, ci sostenga sempre, perché rimaniamo fedeli alla vocazione cristiana e possiamo realizzare i desideri di giustizia e di pace che portiamo in noi all’inizio di questo nuovo anno”.

Dal discorso di Papa Francesco all’Angelus il giorno dell’Epifania 2014.

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Giornata mondiale della pace 1o Gennaio 2014: Fraternita', fondamento e via per la pace
Il 1° gennaio 2014, il mondo intero ha celebrato la Giornata mondiale della pace, ricorrenza istituita da papa Paolo VI nel 1967 allo scopo di dedicare il giorno di Capodanno alla riflessione ed alla preghiera per la pace. Queste le parole di papa Paolo VI in occasione delle celebrazioni della giornata della pace: «Sarebbe Nostro desiderio che poi, ogni anno, questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa – all’inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo – che sia la pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire.» (Paolo VI). Dal 1968, ogni anno, è quindi divenuta premura del Pontefice inviare ai capi delle nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà un messaggio per richiamare il valore essenziale della pace e la necessità di operare instancabilmente per conseguirla.

MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE D E L L A PA C E 2 0 1 4

"Fraternità, fondamento e via per la pace".
Questo è il tema della 47a Giornata Mondiale per la Pace, la prima di Papa Francesco. “In questo mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, desidero rivolgere a tutti, singoli e popoli, l'augurio di un'esistenza colma di gioia e di speranza. Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna alberga, infatti, il desiderio di una vita piena, alla quale appartiene un anelito insopprimibile alla fraternità, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma
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fratelli da accogliere ed abbracciare. Infatti, la fraternità è una dimensione essenziale dell'uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura. E occorre subito ricordare che la fraternità si comincia ad imparare solitamente in seno alla famiglia, soprattutto grazie ai ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre. La famiglia è la sorgente di ogni fraternità, e perciò è anche il fondamento e la via primaria della pace, poiché, per vocazione, dovrebbe contagiare il mondo con il suo amore." Queste le parole del Santo Padre. * * * NOTA: per la lettura completa del Messaggio di Papa Francesco, si suggerisce di scorrere le pagine dell’Osservatore Romano del 26 dicembre 2013.

* * * NELLA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE - papa Francesco si è recato in forma privata alla basilica romana di Santa Maria Maggiore, ha voluto pregare dinanzi all’immagine mariana della “Salus populi romani” affidando a Maria “il grido di pace delle popolazioni oppresse dalla guerra e dalla violenza", perché il coraggio del dialogo e della riconciliazione prevalga sulle tentazioni di vendetta, di prepotenza, di corruzione. "A Maria - ha detto il Papa, chiediamo che il Vangelo della fraternità, annunciato e testimoniato dalla Chiesa, possa parlare ad ogni coscienza e abbattere i muri che impediscono ai nemici di riconoscersi fratello”.
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Roma, 24 ottobre 2013

Si è chiuso l’Anno della fede
di Aldo Maria Valli
Ventiquattro novembre 2013. Questa la data di chiusura dell’Anno della fede, un anno che si è distinto per l’abbondanza di iniziative e la grande partecipazione di fedeli di tutto il mondo, ma anche per una particolarità che lo farà ricordare nella storia: è stato infatti aperto da un Papa e concluso da un altro, con il predecessore che è ancora in vita. Quando Benedetto XVI, l’11 ottobre 2012, aprì l’Anno della fede dedicato alla nuova evangelizzazione, erano passati esattamente cinquant’anni dall’avvio del Concilio Vaticano II. Papa Ratzinger mise bene in luce quel collegamento con il Concilio voluto da Giovanni XXIII, ricordo anche altre due iniziative: l’Anno della fede del 1967, proclamato da Paolo VI e il grande Giubileo del 2000, indetto da Giovanni Paolo II. Avvenimenti uniti dal desiderio di diffondere sempre di più e sempre meglio la fede, con «una profonda e piena convergenza proprio su Cristo, quale centro del cosmo e della storia, e sull’ansia apostolica di annunciarlo al mondo», perché «Gesù è il centro della fede cristiana» e «il cristiano crede in Dio mediante Gesù Cristo, che ne ha rivelato il volto» (omelia di Benedetto XVI, 11 ottobre 2012). La Messa di chiusura è stata celebrata da papa Francesco in piazza San Pietro nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo (nota come Cristo Re, introdotta da Pio XI nel 1925 con l’enciclica Quas primas) ed è stata preceduta da due speciali appuntamenti: il 17 novembre una celebrazione eucaristica a Nazareth, organizzata dalla Chiesa italiana, con la visita al Centro internazionale di Maria e al sito di Magdala, e il 22 novembre il congresso nazionale sulla misericordia, dal titolo «Dio è amore», che si è tenuto alla Domus Pacis di Roma con la partecipazione, tra gli altri, del cardinale Ennio Antonelli, di monsignor Rino Fisichella, del vescovo emerito di Viterbo Lorenzo Chiarinelli e del vescovo di Città di Castello Domenico Cancian. dal Messaggero di sant’Antonio, novembre 2013

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Roma, 13 ottobre 2013

Raccolta di notizie realitive alla "Giornata Mariana"
cronaca della mattinata trascorsa in Piazza san Pietro descritta da Mimmo Muolo

Papa Francesco: “Dio ci chiede di essere fedeli ogni giorno”
In piazza San Pietro l’invito a guardare alla Vergine in cui tanti "sì" sono culminati in quello sotto la Croce. «Sempre con il Signore anche nelle nostre debolezze, anche nei nostri peccati. La fede è fedeltà definitiva come quella di Maria». In centomila a piazza San Pietro e lungo via della Conciliazione. A testimoniare la fede, vista attraverso gli occhi di Maria. Quegli occhi sempre contemporaneamente rivolti al Figlio e ai figli, come ha fatto notare il Papa. «Occhi che ci insegnano, ha aggiunto Francesco, a lasciarci sorprendere da Dio senza resistenze, ad essergli fedeli ogni giorno, a lodarlo e ringraziarlo perché è Lui la nostra forza». L’atto conclusivo della Giornata Mariana dell’Anno della fede è stato anche e soprattutto un Atto di affidamento alla Vergine. Pronunciato sì dal Papa con la sua voce piena di emozione filiale, ma ripetuto nel cuore di ogni uomo, donna e bambino presenti domenica alla Messa presieduta dal Pontefice. Una folla davvero impressionante, giunta da tutta Italia e da varie Nazioni europee ed extra, come a dimostrare che la devozione alla Vergine è una delle vie privilegiate per arrivare a Gesù, anche in questo ipertecnologico inizio del terzo millennio. Il Papa, infatti, quasi a sottolineare questo aspetto, ha voluto ripetere un gesto «l’affidamento a Maria», che con varie modalità e denominazioni era stato effettuato anche dai suoi predecessori. È’ stato il culmine della celebrazione domenicale e anche degli appuntamenti che l’avevano preceduta nel pomeriggio di sabato e nella notte tra sabato e domenica. Guardando, infatti, alla statua della Madonna di Fatima (che reca con sé il proiettile dell’attentato a Giovanni Paolo II, donatole da papa Wojtyla), Francesco ha voluto rimarcare tre aspetti della devozione mariana che sono anche momenti fondamentali della vita cristiana. Prima di tutto il Dio che ci sorprende. «Dio ci sorprende sempre - ha detto -, rompe i nostri schemi, mette in crisi i nostri progetti, e ci dice: fidati di me, non avere paura, lasciati sorprendere, esci da te stesso e seguimi». Quindi il Papa ha chiesto: «Mi lascio sorprendere da Dio, come ha fatto Maria, o mi chiudo nelle mie sicurezze, sicurezze materiali, sicurezze intellettuali, sicurezze ideologiche, sicurezze dei miei progetti? Lascio veramente entrare Dio nella mia vita? Come gli rispondo?».
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Seconda tappa. La sorpresa di Dio chiede fedeltà. In sostanza quella che san Paolo chiama «perseverare nella fede». Invece la realtà umana talvolta è diversa. «Quante volte - ha fatto notare il Pontefice - ci siamo entusiasmati per qualche iniziativa, per qualche impegno, ma poi, di fronte ai primi problemi, abbiamo gettato la spugna». «E questo purtroppo, avviene anche nelle scelte fondamentali, come quella del matrimonio. La difficoltà di essere costanti, di essere fedeli alle decisioni prese, agli impegni assunti. Spesso è facile dire “sì”, ma poi non si riesce a ripetere questo “sì” ogni giorno. Non sì riesce ad essere fedeli». La Madonna al contrario ha detto a Dio tanti “sì”. E lo ha fatto «nei momenti gioiosi come pure in quelli di dolore». Tanti “ sì” culminati sotto la Croce. Per questo il Papa ha chiesto «Sono un cristiano “a singhiozzo”, o sono un cristiano sempre?». Un’immagine che ricorda da vicino altre metafore simili come ad esempio quella dei «cristiani da pasticceria», usata durante la visita ad Assisi e quella dei «cristiani da vetrina» adoperata proprio sabato sera nel videomessaggio inviato ai fedeli raccolti nel santuario del Divino Amore, a Roma, per la veglia serale e notturna. Per il Papa infatti ciò che conta è la sostanza, non l’apparenza. E perciò anche in quell’incontro ha puntato l’indice contro «la cultura del provvisorio, la cultura del relativo» che, ha detto, a volte «entra anche nel vivere la fede». Dio invece «ci chiede di essergli fedeli, ogni giorno, nelle azioni quotidiane e aggiunge che, anche se a volte non gli siamo fedeli, Lui è sempre fedele e con la sua misericordia non si stanca di tenderci la mano per risollevarci, di incoraggiarci a riprendere il cammino, di ritornare a Lui e dirgli la nostra debolezza, perché ci doni la sua forza». Dunque, più della caduta conta il rialzarsi. E così Francesco ha indicato anche il cammino definitivo di ogni fedele:«Sempre col Signore - ha sottolineato -, anche nelle nostre debolezze, anche nei nostri peccati. Mai andare sulla strada del provvisorio. Questo, sì, uccide! La fede è fedeltà definitiva come quella di Maria». Infine il rendimento di grazie a Dio che è la nostra forza: papa Bergoglio, dopo aver ricordato la pagina del Vangelo in cui dieci lebbrosi chiedono a Gesù di ottenere la guarigione e solo uno torna indietro a lodare Dio e ringraziarlo, ha notato: «E’ facile andare dal Signore a chiedere qualcosa, ma andare a ringraziarlo: mah, non mi viene». Maria, invece, dopo l’Annunciazione, ha parole di lode e di ringraziamento a Dio. E questo deve spingerci a fare altrettanto. Con il Signore e anche tra noi. Ad es. ha domandato il Pontefice: «Quante volte ci diciamo grazie in famiglia? Quante volte diciamo grazie a chi ci aiuta, ci è vicino, ci accompagna nella vita? Spesso diamo tutto per scontato. E questo avviene anche con Dio”. È’ una delle parole chiave della convivenza. “Permesso” “scusa”, “grazie”: se in una famiglia si dicono queste tre parole, la famiglia va avanti. Spesso diamo tutto per scontato. Avviene anche con Dio.” Roma 13 ottobre 2013 dalle pagg. di Avvenire
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Roma, 13 Ottobre 2013

Testo integrale della Omelia di Papa Francesco nella Santa Messa in occasione della

Giornata Mariana

Nel Salmo abbiamo recitato: “Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie” (Sal 97,1). Oggi siamo di fronte ad una delle meraviglie del Signore: Maria! Una creatura umile e debole come noi, scelta per essere Madre di Dio, Madre del suo Creatore. Proprio guardando a Maria, alla luce delle Letture che abbiamo ascoltato, vorrei riflettere con voi su tre realtà: prima, Dio ci sorprende; seconda, Dio ci chiede fedeltà; terza, Dio è la nostra forza. 1.La prima: Dio ci sorprende. La vicenda di Naaman, capo dell’esercito del re di Aram, è singolare: per guarire dalla lebbra si rivolge al profeta di Dio, Eliseo, che non compie riti magici, né gli chiede cose straordinarie, ma solo fidarsi di Dio e di immergersi nell’acqua del fiume; non però dei grandi fiumi di Damasco, ma del piccolo fiume Giordano. E’ una richiesta che lascia Naaman perplesso, anche sorpreso: che Dio può essere quello che chiede qualcosa di così semplice? Vuole tornare indietro, ma poi fa il passo, si immerge nel Giordano e subito guarisce (cfr 2 Re 5,114). Ecco, Dio ci sorprende; è proprio nella povertà, nella debolezza, nell’umiltà che si manifesta e ci dona il suo amore che ci salva, ci guarisce, ci dà forza. Chiede solo che seguiamo la sua parola e ci fidiamo di Lui. Questa è l’esperienza della Vergine Maria: davanti all’annuncio dell’Angelo, non nasconde la sua meraviglia. E’ lo stupore di vedere che Dio, per farsi uomo, ha scelto proprio lei, una semplice ragazza di Nazaret, che non vive nei palazzi del potere e della ricchezza, che non ha compiuto imprese straordinarie, ma che è aperta a Dio, sa fidarsi di Lui, anche se non comprende tutto: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). E’ la sua risposta. Dio ci sorprende sempre, rompe i nostri schemi, mette in crisi i nostri progetti, e ci dice: fidati di me, non avere paura, lasciati sorprendere, esci da te stesso e seguimi! Oggi chiediamoci tutti se abbiamo paura di quello che Dio potrebbe chiederci o di quello che ci chiede. Mi lascio sorprendere da Dio, come ha fatto Maria, o mi chiudo nelle mie sicurezze, sicurezze materiali, sicurezze intellettuali, sicurezze ideologiche, sicurezze dei miei progetti? Lascio veramente entrare Dio nella mia vita? Come gli rispondo? 2. Nel brano di san Paolo che abbiamo ascoltato, l’Apostolo si rivolge al discepolo Timoteo dicendogli: ricordati di Gesù Cristo, se con Lui perseveriamo, con Lui
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anche regneremo (cfr 2 Tm 2,8-13). Ecco il secondo punto: ricordarsi sempre di Cristo, la memoria di Gesù Cristo, e questo è perseverare nella fede; Dio ci sorprende con il suo amore, ma chiede fedeltà nel seguirlo. Noi possiamo diventare “non fedeli”, ma Lui non può, Lui è “il fedele” e chiede da noi la stessa fedeltà. Pensiamo a quante volte ci siamo entusiasmati per qualcosa, per qualche iniziativa, per qualche impegno, ma poi, di fronte ai primi problemi, abbiamo gettato la spugna. E questo purtroppo, avviene anche nelle scelte fondamentali, come quella del matrimonio. La difficoltà di essere costanti, di essere fedeli alle decisioni prese, agli impegni assunti. Spesso è facile dire “sì”, ma poi non si riesce a ripetere questo “sì” ogni giorno. Non si riesce ad essere fedeli. Maria ha detto il suo “sì” a Dio, un “sì” che ha sconvolto la sua umile esistenza di Nazaret, ma non è stato l’unico, anzi è stato da "Famiglia Cristiana" n.1 - 2014 solo il primo di tanti “sì” pronunciati nel suo cuore nei suoi momenti gioiosi, come pure in quelli di dolore, tanti “sì” culminati in quello sotto la Croce. Oggi, qui ci sono tante mamme; pensate fino a che punto è arrivata la fedeltà di Maria a Dio: vedere il suo unico Figlio sulla Croce. La donna fedele, in piedi, distrutta dentro, ma fedele e forte. E io mi domando: sono un cristiano “a singhiozzo”, o sono un cristiano sempre? La cultura del provvisorio, del relativo entra anche nel vivere la fede. Dio ci chiede di essergli fedeli, ogni giorno, nelle azioni quotidiane e aggiunge che, anche se a volte non gli siamo fedeli, Lui è sempre fedele e con la sua misericordia non si stanca di tenderci la mano per risollevarci, di incoraggiarci a riprendere il cammino, di ritornare a Lui e dirgli la nostra debolezza perché ci doni la sua forza. E questo è il cammino definitivo: sempre col Signore, anche nelle nostre debolezze, anche nei nostri peccati. Mai andare sulla strada del provvisorio. Questo ci uccide. La fede è fedeltà definitiva, come quella di Maria. 3. L’ultimo punto: Dio è la nostra forza. Penso ai dieci lebbrosi del Vangelo guariti da Gesù: gli vanno incontro, si fermano a distanza e gridano: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!” (Lc 17,13). Sono malati, bisognosi di essere amati, di avere forza e cercano qualcuno che li guarisca. E Gesù risponde liberandoli tutti dalla loro malattia. Fa impressione, però, vedere che uno solo torna indietro per lodare Dio a gran voce e ringraziarlo. Gesù stesso lo nota: dieci hanno gridato per ottenere la guarigione e solo uno è ritornato per gridare a voce alta il suo grazie a Dio e riconoscere che Lui è la nostra forza. Saper ringraziare, saper lodare per quanto il Signore fa per noi.
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Roma, 13 ottobre 2013

ATTO DI AFFIDAMENTO A MARIA SS.ma VERGINE DI FATIMA
compiuto da Papa Francesco al termine della Santa Messa celebrata per la Giornata Mariana davanti alla statua della Madonna di Fatima giunta apposta dal Portogallo.
Beata Maria Vergine di Fatima, con rinnovata gratitudine per la tua presenza materna uniamo la nostra voce a quella di tutte le generazioni che ti dicono beata. Celebriamo in te le grandi opere di Dio, che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla. Accogli con benevolenza di Madre l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia, dinanzi a questa tua immagine a noi tanto cara. Siamo certi che ognuno di noi è prezioso ai tuoi occhi e che nulla ti è estraneo di tutto ciò che abita nei nostri cuori. Ci lasciamo raggiungere dal tuo dolcissimo sguardo e riceviamo la consolante carezza del tuo sorriso. Custodisci la nostra vita fra le tue braccia: benedici e rafforza ogni desiderio di bene; ravviva e alimenta la fede; sostieni e illumina la speranza; suscita e anima la carità; guida tutti noi nel cammino della santità. Insegnaci il tuo stesso amore di predilezione per i piccoli e i poveri, per gli esclusi e i sofferenti, per i peccatori e gli smarriti di cuore: raduna tutti sotto la tua protezione e tutti consegna al tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù. Amen.
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Il Pellegrinaggio delle Famiglie Roma 26-27 ottobre 2013

Una casa sulla roccia
Famiglie di tutto il mondo pellegrine a Roma il 26-27 ottobre u.s. per una solenne Professione di fede con Papa Francesco sulla tomba di Pietro. Due giorni di preghiera e di festa promossi dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, per riscoprire quest’ultima come luogo privilegiato della trasmissione della fede.

Per testimoniare con gioia la propria fede. Per un momento di forte condivisione e di preghiera. Per riflettere sul valore della famiglia. Per riscoprirla come luogo privilegiato della trasmissione della fede. Per tutte queste ragioni, le famiglie di tutto il mondo si sono ritrovate a Roma, sulla tomba di San Pietro, il 26 e 27 ottobre, per il pellegrinaggio promosso dal Pontificio Consiglio per la famiglia in occasione dell’Anno della Fede. Lo stesso titolo dell’evento, “Famiglia vivi la gioia della fede”, fa comprendere come questo pellegrinaggio sia stato un’occasione di condivisione gioiosa per le famiglie del mondo. Così, accompagnati anche dai figli e dai nonni, gli sposi sono stati invitati a testimoniare la loro fede con gioia e fiducia appunto sulla tomba di San Pietro, primo confessore di Cristo. «L’importanza della famiglia come luogo privilegiato di trasmissione della fede – hanno spiegato al Pontificio Consiglio per la famiglia - ci spinge a pregare e riflettere sul valore stesso della famiglia e ad essere testimoni in tutto il mondo della nostra fede”.
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Il programma prevedeva il ritrovo in piazza San Pietro, aperta da sabato 26 ottobre alle 14. Inizialmente, il ritrovo era previsto a Piazza del Popolo, da dove le famiglie avrebbero dovuto raggiungere piazza San Pietro. Per l’elevato numero di iscrizioni all’evento, non è stato però possibile confermare il cammino e, pertanto, l’unico punto di riferimento è stato quello di Piazza san Pietro, dove alle 17, c’è stato l’incontro con Papa Francesco per la solenne Professione di fede.

Domenica mattina, 27 ottobre, dopo la recita del Rosario, alle 10.30 la Messa presieduta dal Papa, cui è seguita la tradizionale recita dell’Angelus. Per coinvolgere tutti i componenti, anche i più piccoli, in occasione del pellegrinaggio mondiale, è stato lanciato un concorso di disegni riservato ai bambini tra i 3 e gli 11 anni. Tema: “Presenta la tua famiglia a Papa Francesco”. Ai bimbi è stato chiesto di inviare al Pontificio Consiglio un disegno della propria famiglia da regalare al Pontefice. I più belli sono stati proiettati durante il pellegrinaggio e pubblicati sulle riviste “II Giornalino” e “G-Baby”. Per i giovani tra i 18 e i 32 anni, è stato invece pensato il progetto “Talenti di famiglia”. Si tratta di una selezione internazionale musicale e artistica, sul tema “La gioia di essere famiglia”, riservata ad artisti non professionisti. I partecipanti, opportunamente selezionati, sono stati invitati a presentare una breve perfomance per animare il pomeriggio del sabato dedicato alla “Festa di musica e testimonianza cristiane”. (P. Ferr.)
Cfr. NOI Genitori e figli (Avvenire 27 ottobre 2013).
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Famiglia, senza amore, la fatica e' piu' pesante
Alle famiglie che, da tutto il mondo, erano convenute in piazza San Pietro per il loro pellegrinaggio, promosso dal Pontificio Consìglio per la famiglia conclusosi con la grande Messa celebrata nella stessa piazza, Papa Francesco si rivolse come un padre consapevole delle fatiche che i suoi figli avevano di fronte. E li esortò, li incoraggiò, li sostenne. Suggeriva e confortava: «La vita aveva detto - spesso è faticosa. Lavorare è fatica; cercare lavoro è fatica. Trovare lavoro oggi richiede tanta fatica. Ma quello che pesa dì più nella vita è la mancanza di amore». «Pesa - aveva aggiunto - non ricevere un sorriso, non essere accolti. Pesano certi silenzi, a volte anche in famiglia, tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli», e così «senza amore la fatica diventa più pesante». Con un richiamo esplicito a quanto da lui stesso detto lo scorso 4 ottobre ad Assisi, ha ricordato a quel riguardo le «tre parole» che non devono mai mancare in una famiglia: «Sono, queste parole, “permesso”, “grazie”, “scusa”. Chiediamo “permesso*, per non essere invadenti; diciamo “grazie” per l’amore. Quante jl volte al giorno dici grazie a tua moglie, e a tuo marito? Quanti giorni passano senza dire questa parola”? E poi “ scusa”. Alcune volte, io dico, volano i piatti, si dicono parole forti, ma sentite questo consiglio: “Non finite la giornata senza fare pace, non finite la giornata senza chiedere scusa. La pace si fa ogni giorno in famiglia”. Davanti al Papa centomila persone, padri, madri, figli, nonni, nipoti. Hanno accolto il Papa, al suo arrivo in piazza, facendo volare migliaia di palloncini (e in un fuori onda s’è sentito papa Francesco, non ancora sul sagrato, ma davanti al colpo d’occhio della piazza, chiedere scherzando al reggente della Casa Pontificia, padre Leonardo Sapienza: «E lei non ha portato nessun palloncino?»). E gli hanno presentato le loro storie, quelle di famiglie in difficoltà, quella di un cinquantenne separato, di una famiglia che ha scelto la missione, di giovani fidanzati che vogliono sposarsi “nonostante tutto”, quella di una famiglia di lampedusani che nel 2011 ha partecipato al salvataggio di profughi eritrei, e di un nigeriano naufragato a Lampedusa (nel 2011) e ora stabilitosi in Italia… quella di una famiglia siriana costretta ad emigrare dalla guerra. «Avete voluto chiamare questo momento – ha detto papa Francesco prendendo la parola – “FAMIGLIA, VIVI LA GIOIA DELLA FEDE”. Mi piace questo titolo. Ho ascoltato le vostre esperienze, le storie che avete raccontato. Ho visto tanit bambini, tanti nonni. Ho sentito il dolore delle famiglie che vivono in situazione di povertà. Ho ascoltato giovani che vogliono sposarsi seppure tra mille difficoltà». Ha avuto parole per tutti, il Papa. In particolare per gli anziani, pensando specialmente a quelli «soli, alle famiglie che fanno fatica, perché non sono aiutate a sostenere chi in casa ha bisogno di attenzioni speciali e di cure».
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E tornando poi a sottolineare, come aveva fatto a Rio, nella G.M.G., il ruolo dei nonni,, perché «i nonni sono la saggezza della famiglia, e un popolo che non ascolta i nonni è un popolo che muore». «Care famiglie, il Signore conosce le nostre fatiche e i pesi della nostra vita. Ma conosce anche il nostro profondo desiderio di trovare la gioia del ristoro! Gesù ha detto “La vostra gioia sia piena”. Lo ha detto agli Apostoli e lo ripete oggi a noi. Allora questa è la prima cosa che stasera voglio condividere con voi ed è una parola di Gesù: “Venite a me, famiglie di tutto il mondo, e io vi darò ristoro, affinché la vostra gioia sia piena”. cfr, Avvenire, 27 ottobre 2013

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parole del Papa alle famiglie presenti…..
“Sentite questo consiglio: non finire la giornata senza fare la pace. La pace si rifà ogni giorno in famiglia! Senza chiedersi scusa: ‘scusatemi’ ecco e si rincomincia di nuovo. Permesso, grazie, scusa! Lo diciamo insieme? Permesso, grazie e scusa! Facciamo queste tre parole in famiglia! Perdonarsi ogni giorno!”. Vivere insieme, con amore, passare tempo con i figli, pregare restando sempre uniti a Cristo: “E portatelo a tutti con la vostra testimonianza”. Se Giovanni XXIII chiedeva di portare una carezza ai bambini, Francesco chiede alle famiglie di portare la fede. Che non gioca in difesa”. Continuando l’Eucaristia invochiamo l’intercessione di Maria, perché ci aiuti a lasciarci sorprendere da Dio senza resistenze, ad essergli fedeli ogni giorno, a lodarlo e ringraziarlo perché è Lui la nostra forza. Amen

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In appendice al materiale relativo alla Giornata Mondiale della Famiglia, pubblichiamo il testo della preghiera per la famiglia composta da Papa Francesco e recitata al termine dell’Angelus in piazza San Pietro il 29 dicembre, giorno dedicato alla santa Famiglia di Nazareth.

La preghiera alla Santa Famiglia
Gesu', Maria e Giuseppe, in voi contempliamo lo splendore dell'amore vero, a voi con fiducia ci rivolgiamo. Santa Famiglia di Nazareth, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche. Santa Famiglia di Nazareth, mai piu' nelle famiglie si faccia esperienza di violenza, chiusura e divisione: chiunque e' stato ferito o scandalizzato conosca presto consolazione e guarigione. Siffredi - Scuola Verista Lombarda (1890-1910) Santa Famiglia di Nazareth, 11 prossimo Sinodo dei Vescovi possa ridestare in tutti la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, la sua bellezza nel progetto di Dio. Gesu', Maria e Giuseppe, ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen.
''dall'Osserv. Romano, 3 gennaio 2014''
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Lumen Fidei:
quattro mani, due cuori
da “Presenza Cristiana” novembre 2013

E’ la prima Enciclica firmata da Papa Francesco. Completa il prezioso lavoro compiuto dal Papa emerito, che aveva già quasi completato l’enciclica sulla fede. La fede che oltre ad illuminare la vita dell’uomo, fa distinguere il bene dal male, con la presenza di Cristo nella storia, apre gli orizzonti del futuro.

ABBIAMO CREDUTO ALL'AMORE. La fede parte dalla consapevolezza dell’amore di Dio; con l’ascolto della Parola di Dio, fa percepire la chiamata ad uscire dal proprio io, sostenuti dalla promessa di un futuro sostenuto e guidato dalla paternità e dalla misericordia del Dio fedele. La fede è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi a lui per vedere il luminoso cammino dell’incontro fra Dio e gli uomini, che è la storia della salvezza. GESU’ E’ IL CENTRO DELLA NOSTRA FEDE egli ci manifesta l’amore del Padre. Nella passione e morte noi scopriamo l’amore senza limiti ed incrollabile di Gesù e del Padre; nella risurrezione abbiamo la testimonianza della fedeltà di Dio. Gesù che conosce il Padre, ci spiega Dio nella sua parola e nella sua vita. La sua incarnazione, infatti, fa sì che la fede non ci separi dalla realtà, ma ci aiuti a coglierne il significato più profondo.
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Col dono dello Spirito Santo Egli mette nei nostri cuori i suoi stessi sentimenti, per trasformare la nostra vita, per inserirci come membra vive nel Corpo mistico, conservando totalmente la propria individualità, che trova una maggiore espressione nel servizio degli altri. La fede offre una maggiore comprensione alla realtà. Fede e verità hanno uno stretto legame. La fede, senza la verità è una bella favola e non salva. In realtà bisogna coniugare fede, verità e amore. Messi insieme, tutto quello che forma la nostra persona, viene fuori dal rischio del relativismo, del soggettivismo, dell’imposizione.

LA FEDE E’ VIVA. La storia della Chiesa è il racconto della trasmissione della fede, partendo dall’amore del Padre e dal cuore trafitto del Salvatore. Oggi, come dice il Concilio, la fiamma della fede è posta nelle nostre mani, perché la consegniamo alla generazioni future. La fede quindi, non si riduce ad un fatto personale, intimo, ma deve estendersi alle persone che il Signore pone sul nostro cammino e deve essere vivificata dalla comunione con la Chiesa. La comunione della comunità ecclesiale è segno della presenza di Gesù Cristo. C’è però “un mezzo speciale” con cui la fede si trasmette, trasmettendosi: sono i Sacramenti, in cui si comunica “una memoria incarnata”, ricevuta, in comunione ecclesiale, sostenuta dalla comunità e dalla famiglia. DlO PREPARA LA POSSIBILITÀ DELLA COMUNIONE. Il legame tra la fede e il bene comune, porta alla formazione della convivenza umana. La fede, che nasce dall’amore di Dio, rende saldi i vincoli fra gli uomini e si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace. Senza l’amore affidabile di Dio, l’unità tra gli uomini sarebbe fondata solo sull’utilità, sull’interesse o sulla paura. La fede è un bene per tutti. Tra i beni illuminati dalla fede, oggi bisogna mettere in evidenza la famiglia, fondata sul matrimonio, inteso come unione stabile tra uomo e donna. Essa nasce dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale e, fondata sull’amore in Cristo, promette “un amore che sia per sempre” e riconosce l’amore creatore che porta a generare figli. Senza la fede, vacillano i fondamenti del vivere: la fiducia tra noi e saremo uniti solo dalla paura. La fede illumina il vivere sociale. Illumina il senso della vita, della sofferenza e della morte. Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre.

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Evangelii gaudium e vita consacrata
In riassunto il contenuto dell’ esortazione apostolica
(da “Testimoni” dicembre 2013 di Lorenzo Prezzi)

Entrare nei 288 numeri in cui è divisa l’esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco, presentata il 26 novembre, è come superare il portale delle antiche chiese romaniche. Non c’è un pilastro uguale agli altri, né una rigorosa simmetria fra gli spazi, né omogeneità di materiali. Eppure l’impressione è di grande armonia. Così è per l’esortazione che raccoglie materiali disparati, distinzioni non sempre chiare, digressioni che appaiono illogiche. Eppure l’impressione complessiva è quella dell’esplosione di materiali evangelici incandescenti e di una grande coerenza spirituale. I cinque capitoli sono così titolati: la trasformazione missionaria della Chiesa; nella crisi dell’impegno comunitario; l’annuncio del Vangelo; la dimensione sociale dell’evangelizzazione; evangelizzatori con Spirito. I temi maggiori sono: la missione, la riforma della Chiesa, la priorità del Vangelo e la scelta dei poveri. lnvitando i lettori e le lettrici a un approccio diretto al testo (cf. Documenti ecclesiali n. 17, EDB; Regno-doc. 21,2013,641) mi limito a tre sottolineature: le sfide e le tentazioni degli evangelizzatori, il patrimonio carismatico e il ruolo della donna. La richiesta di profezia è oggi molto alta e le pagine dedicate all’economia
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dell’esclusione, all’idolatria del denaro e all’iniquità sociale costituiscono il negativo di una fotografia che enfatizza, in positivo, le dimensioni della radicalità consacrata: povertà, obbedienza e castità. Tuttavia le difficoltà e le tentazioni spengono nel cuore dei credenti e di quanti si espongono più direttamente alla missione, il coraggio e la fantasia creativa. II Papa ricorda in particolare l’accidia egoistica («attività vissute male, senza le motivazioni adeguate, senza una spiritualità che permei l’azione e la rende desiderabile» n. 82), il pessimismo sterile («il cattivo spirito della sconfitta è fratello della tentazione di separare prima del tempo il grano dalla zizzania, prodotto di una sfiducia ansiosa ed egocentrica» n. 85), la mondanità spirituale («consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana e il benessere personale» n. 93) e le liti fra di noi: «Mi fa tanto male riscontrare come in alcune comunità cristiane, e persine tra persone consacrate, si dia spazio a diverse forme di odio, divisione, calunnia, diffamazione, vendetta, gelosia, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?» (n. 100). In positivo abbiamo bisogno di una spiritualità missionaria e di relazioni

nuove generate da Gesù Cristo: «il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro» (n. 88). La forza propulsiva del carisma è un potente aiuto al dinamismo evangelizzatore a patto che non diventi escludente verso doni spirituali diversi e mostri «la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del popolo santo di Dio» (n. 130). Ne è un esempio il modo con cui il carisma di Ignazio alimenta la stessa esortazione apostolica. Anzitutto, l’insistenza sul discernimento: «non solo riconoscere e interpretare le mozioni dello spirito buono e dello spirito cattivo, ma... scegliere quelle dello spirito buono e respingere quelle dello spirito cattivo» (n. 51). In secondo luogo, l’interpretazione della vita spirituale come una battaglia dietro allo stendardo di Cristo. Invece di fare gli strateghi di un esercito inesistente siamo chiamati ad affrontare le lotte quotidiane di una vita consumata nel servizio (n. 96). E ancora, l’insistenza sull’accompagnamento spirituale, che «deve condurre sempre più verso Dio, in cui possiamo raggiungere la vera libertà» (n. 170). Infine, la centralità della gloria di Dio a motivazione di tutto il nostro operare: «quello che cerchiamo è la gloria del Padre... oltre ogni altra motivazione» (n. 267). «Vedo con piacere come molte donne condividono responsabilità pastorali insieme con i sacerdoti, danno il loro contributo per l’accompagnamento di persone, di famiglie o di gruppi ed offrono nuovi apporti alla riflessione teologica. Ma c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa» e per il «possibile ruolo della donna lì dove si prendono decisioni importanti, nei diversi ambiti della Chiesa» (n. 103-104). L’esclusione femminile da una funzione come quella presbiterale non significa una diminuzione di dignità e di santità. Le diverse funzioni ecclesiali sono infatti ordinate al servizio, non al potere e tantomeno alla dignità. Ma siamo ancora lontani da una reale comprensione del genio femminile nella pratica ecclesiale. Il Papa termina alcuni paragrafi con alcune esortazioni come: Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario! Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione! Non lasciamoci rubare la speranza! Non lasciamoci rubare il Vangelo! Si può direttamente riferire alla vita consacrata l’imperativo con cui papa Francesco motiva la cura della fraternità riferendosi alla testimonianza di santa Teresa di Lisieux (n. 92): «Non lasciamoci rubare la comunità!». Lorenzo Prezzi (da Testimoni dicembre 2013)

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A Maria Stella della nuova evangelizzazione
Vergine e Madre Maria, Tu che, mossa dallo Spirito, hai accolto il Verbo della vita nella profondità della tua umile fede, totalmente donata all’Eterno, aiutaci a dire il «sì» nell'urgenza, più imperiosa che mai, di far rìsuonare la Buona Notizia di Gesù. Tu, ricolma della presenza di Cristo, hai portato la gioia a Giovanni il Battista, facendolo esultare nel seno di sua madre. Tu, trasalendo di giubilo, hai cantato le meraviglie del Signore. Tu, che rimanesti ferma davanti alla Croce con una fede incrollabile, e ricevesti la gioiosa consolazione della risurrezione , hai radunato i discepoli nell'attesa dello Spirito perché nascesse la Chiesa evangelizzatrice. Ottienici ora un nuovo ardore di risorti per portare a tutti il Vangelo della vita che vince la morte. Dacci la santa audacia di cercare nuove strade perché giunga a tutti il dono della bellezza che non si spegne.
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Tu, Vergine dell'ascolto e della contemplazione, madre dell'amore, sposa delle nozze eterne, intercedi per la Chiesa, della quale sei l'icona purissima, perché mai si rinchiuda e mai si fermi nella sua passione per instaurare i I Regno. Stella della nuova evangelizzazione, aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione del servizio, della fede ardente e generosa, della giustizia e dell'amore verso i poveri, perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce. Madre del Vangelo vivente, sorgente di gioia per i piccoli, prega per noi. Amen. Alleluia.

Dato a Roma, presso San Pietro alla chiusura dell’Anno della fede, il 24 novembre Solennità di Gesù Cristo Re dell’'Universo dell’anno 2013, primo del mio Pontificato.
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25 gennaio

Festa liturgica della Conversione di san Paolo Apostolo particolare Protettore delle Angeliche

In occasione del giorno commemorativo della conversione di san Paolo Apostolo, particolare protettore della nostra Congregazione, ci è gradito riportare un capitolo del libretto “Un anno con San Paolo” composto per la Diocesi da Mons. Carlo Ghidelli, Arcivescovo Emerito di Lanciano-Ortona nell’anno dedicato a san Paolo 2008-2009, fermando l’attenzione del lettore su

l’incontro di Damasco
Mons. Carlo Ghidelli Una delle prime cose che, nel corso dei miei studi biblici, ho imparato su san Paolo è l’importanza fondamentale dell’evento di Damasco, l’incontro sconvolgente di Saulo con Gesù di Nazaret, per entrare nel segreto di Paolo, per comprendere tutta la sua riflessione teologica e per cogliere il mistero di grazia che in lui si manifesta, cioè per fare anche noi il cammino di fede che ha fatto lui. E’ lui stesso che ce ne parla, in termini ancora così caldi e commoventi, nella Lettera ai cristiani della Galazia. La sua testimonianza personale ci aiuta a farci un’idea chiara e distinta di quell’incontro: essenzialmente è stata una rivelazione (apokalupsis: Gal 1,16), un confronto che ha cambiato i connotati spirituali di Saulo. Da allora Saulo non è più Saulo; Saulo è diventato un uomo nuovo, una nuova creatura, amico di Gesù, missionario del Vangelo, fratello universale. Un noto studioso contemporaneo ha potuto scrivere che, per comprendere la teologia di Paolo, non è sufficiente partire da Tarso, città nella quale egli è nato e ha ricevuto la sua prima formazione; non basta partire da Gerusalemme, città nella quale Saulo è stato educato e ha potuto confrontarsi con gli apostoli,
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con Pietro in modo speciale; non è sufficiente partire da Antiochia, città che è stata punto di riferimento di tutti i suoi viaggi missionari. Certo, queste città hanno avuto tutte la loro importanza nella formazione di Paolo e tutte in qualche modo hanno contribuito alla sua crescita morale e spirituale. Ma per entrare nel pensiero di Paolo e per comprendere il suo approccio a Cristo e al mistero della salvezza è assolutamente necessario partire da Damasco, perché Damasco costituisce il momento della sua prima illuminazione e il cambiamento di rotta che ha determinato tutto il resto della sua vita. Una semplice rilettura di quell’evento (cfr. At 9,1-19; 22,1-21; 26,1-23) ci mette in diretto contatto con la parola di Dio o, meglio, con colui che, mediante la Bibbia, ci rivolge personalmente la sua Parola. Comprenderemo allora l’importanza dell’incontro di Damasco nella vita di Paolo: un fulmine a ciel sereno, si direbbe, o meglio una meravigliosa e imprevedibile irruzione della grazia di Dio nella sua vita burrascosa e disordinata. A Damasco Paolo ha compreso che tra Gesù e i cristiani vi era, e vi è tuttora, una identità spirituale, sacramentale, nella quale sta il segreto e il fondamento del nostro essere Chiesa, del nostro amore alla Chiesa: «Io sono quel Gesù che tu perseguiti» (At 9,5). Dunque: nella persona dei suoi discepoli è il Signore a essere perseguitato. La Chiesa è il corpo di Cristo, è il prolungamento della sua umanità, è la sposa amata di Cristo. Non si può separare la Chiesa da Cristo, come non si può separare una persona dal suo corpo, come non si può dividere la sposa dallo sposo: sarebbe una violenza assurda. Qui sta il segreto di tutta la spiritualità paolina. A Damasco Paolo ha compreso che Gesù di Nazaret è il vero Messia, quello indicato dai profeti dell’Antico Testamento e destinato a diventare il Salvatore dell’intera umanità, perché tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi sono peccatori e attendono la liberazione dalla schiavitù del peccato. Avendo identificato Gesù nella sua dignità messianica e nella sua divinità, Paolo non potè non legarsi a lui con tutte le sue forze, con tutta la sua capacità di amare, per una convinzione in lui profondamente radicata: « So a chi ho creduto e sono certo che egli è capace di conservare fino a quel giorno il deposito che mi è stato affidato » (2Tm 1,12). A Damasco Paolo ha compreso che fino a quel momento egli aveva camminato su una strada sbagliata, una strada che non doveva più battere. Quello è stato il momento della sua conversione, cioè del suo distacco da una vita contrassegnata dalla paura e dall’odio per volgersi a una vita improntata alla fiducia e all’amore. « Quello che poteva essere per me un guadagno l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore» (Fil 3,7-8). La conversione di Paolo ha davvero qualcosa di straordinario, che raramente si è verificato nella storia bimillenaria del cristianesimo. A Damasco Paolo ha compreso di dover cambiare vita e di dover aderire in pieno, mediante la fede, alla persona di Gesù: lui solo doveva diventare l’oggetto del suo
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amore, il centro della sua predicazione. In effetti tutte le Lettere di Paolo, che sono il riflesso letterario della sua viva voce, hanno una impostazione cristocentrica evidentissima: «Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso» scrive ai cristiani di Corinto (ICor 2,2). Quello cui Paolo tende con tutte le sue forze non è un Cristo evanescente, ma proprio quel Gesù che porta in sé le stimmate della crocifissione. Ogni ipotesi alternativa a questa, Paolo la respinge fortemente. Lo afferma, sia pure in tono ironico, nella sua Seconda lettera ai cristiani di Corinto: « Se infatti il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi o se si tratta di ricevere uno Spirito diverso da quello che avete ricevuto o un altro Vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo» (2Cor 11,4). A Damasco Paolo ha avuto il dono di comprendere che nella vita quello che vale di più non è l’affermazione di se stessi a scapito degli altri, bensì il dono di sé a colui per amore del quale possiamo amare il prossimo, chiunque esso sia. L’amore del prossimo allora diventa inseparabile dall’amore di Gesù, così come l’amore di Gesù porta necessariamente all’amore verso il prossimo. Su questo tema Paolo ha composto un “inno alla carità” che raggiunge le vette della poesia e della mistica: « La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità; tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine» (!Cor l3,4-7). A Damasco Paolo ha compreso che c’è Qualcuno al di sopra di tutti che merita di essere servito e amato sopra ogni altra cosa o persona: Gesù di Nazaret. Il suo nome, cioè la sua persona, è «al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,9). Egli, Paolo, doveva farlo conoscere a tutti: «perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Signore è Gesù Cristo a gloria di Dio Padre » (Fil 2,10-11). Qui possiamo intravedere la coscienza missionaria di Paolo che tende a portare Gesù agli altri e gli altri a Gesù. A Damasco Paolo si è visto costretto a cambiare l’orientamento della sua vita e lo ha fatto in modo così netto e forte da lasciare intravedere che in quel preciso momento in lui ha trionfato solo la grazia di Dio. Tutto sta rinchiuso in quel “ma” con il quale egli imprime una svolta al racconto della sua conversione: «Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi... Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare in me suo Figlio perché lo annunziassi ai pagani... » (Gal 1,13-16). Ognuno di noi può fare tutti i progetti che vuole, può anche illudersi di poter fare tutto da solo, ma quando Dio decide di entrare nella sua vita, allora tutto cambia e cambia in meglio. Mons. Carlo Ghidelli Arciv. Emerito di Lanciano-Ortona
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Portatori di speranza
da “Figlioli e piante di Paolo” dei laici di san Paolo n. 116 (settembre 2013)
Siamo giunti a un punto avanzato dell’Anno della Fede, proclamato da papa Benedetto XVI, perché tutti i cristiani riscoprano la forza della fede, che li distingue e li sostiene nel cammino dell’esistenza. Gli avvenimenti di questo 2013 sono stati davvero tanti per confermarci e aiutarci a proseguire, primo fra tutti l’elezione di papa Francesco, grazie al coraggio del papa emerito di lasciare, per età e salute, il timone della navicella della Chiesa. Siamo convinti che la barca di Pietro, pur sballottata da tempeste interne ed esterne, non affonderà mai, poiché il suo timoniere è Gesù stesso. Il Signore conosce la nostra debolezza e al momento opportuno ci viene incontro attraverso persone ed eventi, che dobbiamo imparare a riconoscere e a ringraziarlo per essi. Naturalmente non può fare tutto il Signore, ma vuole che noi “vinciamo”, soprattutto su noi stessi. La “vittoria di se stessi”, titolo dell’opera principale di fra Battista da Crema, era (e dovrebbe continuare ad essere) il cuore del nostro impegno ascetico personale. “Vincere gli altri e non vincere se stesso è poca gloria; imprigionare gli altri e restare prigioniero è poca libertà” (A.P.A. A Michele Contarini, 11 ottobre 1546.) Ciascuno di noi nella propria realtà ecclesiale è chiamato a scoprire le perle preziose, così come nella realtà più ampia della società è invitato a mettersi a disposizione e a cogliere tutto il bene che c’è. Per me, che sono “ambrosiano”, è stato l’insegnamento del Card. Carlo Maria Martini, del quale proprio il 31 agosto u.s. è stato ricordato il primo anniversario della morte. “Un uomo, un pastore, un maestro dallo sguardo appassionato per tutti gli uomini, che continua ad accendere la grande luce e la speranza che non delude.” (Omelia del card. Scola, 31 agosto 2013). Fu indomito portatore della speranza che non delude, della speranza affidabile che deriva dalla fede nella Resurrezione. Nella sua prima lettera pastorale “La dimensione contemplativa della vita, egli così definì l’uomo: “Aperto al mistero, paradossale promontorio sporgente sull’Assoluto, essere eccentrico e insoddisfatto.” In tale definizione troviamo la tensione positiva alla vita e alla vita per sempre, che inquieta il cuore dell’uomo, nessuno escluso. Ecco perché, nonostante sembrino emergere di più i segni della disperazione e del fallimento, noi possiamo e dobbiamo essere portatori di speranza: lo richiede la nostra fede nel Signore della vita, che ci chiama ad operare per mezzo della carità. Andrea Spinelli Diacono
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la Lettera della Madre
J+C Circolare n.25 "Cristo non può essere diviso" (1 Cor 1,1-17) Carissime Consorelle, è giunta la nostra festa "La conversione di San Paolo", è sempre bello pensare che il nostro Fondatore ha voluto metterci sotto la protezione di questo grande Apostolo e darcelo come modello. Ancor più perché le Angeliche devono vedere in San Paolo il grande convertito e quindi vivere ogni giorno la loro vita in modo nuovo senza lasciarsi prendere dalla sfiducia, ma, come Paolo, pensando e scoprendo modi sempre nuovi per conoscere e far conoscere Cristo. Vedendo il tema di quest'anno per l'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani "Cristo non può essere diviso" e, meditando su di esso, ho compreso ancora di più quale deve essere per noi la conversione più vera: lavorare per l'unità, in noi stesse, nelle nostre comunità, nelle nostre attività e nella nostra Congregazione per poi pensare alla cristianità tutta e al mondo intero; anche Papa Francesco ultimamente ha detto "preghiamo per la pace e, costruiamola, incominciando da casa." Ogni giorno di questa Settimana è caratterizzato da una chiamata specifica ad ascoltare insieme quanto il Signore ha da dirci, a pregare insieme e a rispondere insieme ad alcune domande importanti, per stimolarci a vivere insieme da cristiani che intendono crescere come testimoni di unità Prendo spunto da un articolo di Padre Enrico Sironi scritto sull'Eco dei Barnabiti n. 4, di dicembre 2013, anche per rivedere il tema dell'unità nelle "parole" del nostro Fondatore: Insieme siamo chiamate alla santità (cfr. 1 Cor 1,2) SMZ dice "Desidero e voi ne siete capaci, se volete, che diventiate gran santi" (L 11) La chiamata alla santità è anche una chiamata a vivere insieme il Vangelo e tutti quei valori che sono comuni all'umanità. Si cresce insieme perché si ama insieme, perché ci si dona insieme. Come si farebbe a "crescere di virtù in virtù" da soli senza che gli altri ci aiutassero nel bene? Insieme rendiamo grazie a Dio per la grazia che ha diffuso in tutti noi (cfr. Fil 1,3-11) e a quanto dice S. Paolo fa eco il nostro Fondatore: "L'uomo è depositario della grazia di Dio e luogo della sua benedizione... Sia diritta l'intenzione, per il puro onore di Dio". La grazia di Dio è in ciascuno di noi, siamo veramente convinti che ognuno ha i nostri stessi doni di grazia? Godiamo se essi vengono sviluppati, cerchiamo di cogliere sempre e solo il bello e il buono attorno a noi? Insieme non siamo privi di alcun dono di grazia (cfr. Ef 4,7-13) Abbiamo forse dimenticato l'abbondanza dei doni che Dio ci ha affidato e continua a concederci?
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Come possiamo metterli a disposizione degli altri? "In tutto la carità ti muova... la carità è la sola che vale ...Il mezzo dell'amore di Dio è l'amore del prossimo" (S 3 e 4) Ecco come il Fondatore dice di mettere in pratica i nostro doni di grazia. Insieme dunque nel gareggiare a vicenda nel bene. Insieme affermiamo che Dio è fedele (cfr. 10,19-25) Siamo chiamati ad incontrarci per incoraggiarci gli uni gli altri a volerci più bene e riaffermare così la fedeltà di Dio. Dio che è sempre il primo ad essere fedele e vivendo insieme noi dobbiamo celebrare la Sua fedeltà. "Dio è stabile ...Il gustare Dio, il sapere i suoi segreti non li vuol dare se non ai suoi amici e fedeli discepoli" (SAMZ L 1, S 3) Insieme siamo chiamati alla comunione con Dio (cfr. lGv 1,3-7). Nella misura in cui ci avviciniamo con umiltà al Signore, siamo sicuri di avvicinarci anche tra noi. Come viviamo la comunione con Dio? Come la aumentiamo con la preghiera personale e comunitaria? "Senza l'amore di Dio non si fa nulla; da questo amore tutto dipende" (SAMZ S 4) Insieme cerchiamo di andare d'accordo (cfr. I Cor 1,10-15). Riconoscere i disaccordi è il primo passo verso l'unità. Possiamo chiederci: Abbiamo nostalgia dell'unità? Cosa facciamo per essa nelle nostre comunità, nella Congregazione, nella Chiesa e per il mondo intero? Offriamo noi stesse per la causa dell'unità? Sappiamo rinunciare a noi stesse, alle nostre idee e progetti pur di mantenere l'unità? Il Fondatore ci indica la via: "Ti è bisogno di separarti dalla tiepidezza e dalla negligenza nella via di Dio" (S. 6) Insieme apparteniamo a Cristo (cfr. I Cor 12, 12-26). I doni delle diverse tradizioni ecclesiali, delle diverse culture, delle diverse età sono benedizioni per noi. L'unico battesimo ci riunisce in un solo corpo di Cristo, ogni membro della Chiesa, della nostra comunità è prezioso e necessario. Come viviamo queste diversità? Come dono o come "peso da sopportare"? "Se ciascuno si deve amare perché è uomo come te, tanto più si deve amare quelli che sono cristiani" (SAMZ S 4) Insieme proclamiamo il Vangelo (cfr 1 Cor 15,1-8) Tutte siamo chiamate ad annunciare il Vangelo con la vita "non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo". Saremo unite solo guardando la croce e all'amore gratuito che il Signore ha per noi. Ricordiamo a questo proposito ciò che scrive Sant' Antonio Maria Zaccaria nella Letta V: "Il Crocifisso vi manderà ad annunziare la vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto" Facendo memoria, dunque, della conversione di S. Paolo, teniamo fisso nel cuore ciò che Papa Francesco dice: la vera ricchezza è ciò che ci unisce, non ciò che ci divide. Questo è il mio augurio e la mia preghiera per tutte noi, affidandoci a Maria, Madre della Chiesa e dell'unità. Il mio abbraccio a tutte. Roma, 25 gennaio 2014 Conversione di San Paolo
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''Testimoni e annunciatori della fede''
I Vescovi italiani ai Consacrati (2 febbraio 2013)
In occasione della 17.ma Giornata mondiale della Vita Consacrata del 2 febbraio scorso, i vescovi italiani hanno rivolto ai consacrati un “Messaggio”, intitolato “Testimoni e annunciatori della fede”, di sostegno e incoraggiamento, sottolineando la bellezza e l’importanza della loro vocazione e testimonianza davanti al mondo e nella Chiesa, soprattutto in ordine alla nuova evangelizzazione.

“Vi incoraggiamo a proseguire il vostro cammino con gioia. Siate sempre più veri discepoli di Cristo; alimentate la consapevolezza della vostra missione. Il mondo ha bisogno della vostra testimonianza fedele e gioiosa”. (da "Testimoni" 2° 2013)
«La celebrazione della Presentazione di Gesù al tempio ci orienta a Cristo, vera luce di tutte le genti, principio e fondamento della fede e della vita cristiana. Tale orientamento è sostenuto anche dall’Anno della fede che, come ci dice Benedetto XVI, «è un invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo» (Motu proprio Porta Fidei, n. 6). In Cristo, ci riscopriamo amati da Dio, già consacrati a Lui mediante il battesimo, chiamati all’offerta di noi stessi nell’amore, sostenuti dalla grazia dello Spirito. In Lui ritroviamo ogni giorno il senso della nostra vocazione e la gioia di essere discepoli e testimoni. Ora, se la celebrazione della Presentazione di Gesù parla a tutti, essa parla in modo del tutto particolare a coloro che sono chiamati a una speciale consacrazione, nelle diverse forme ed espressioni, siano essi dediti principalmente alla contemplazione o all’apostolato, alla vita comunitaria o eremitica, siano essi appartenenti a Ordini o Istituti religiosi, Istituti secolari o Società di vita apostolica, a comunità antiche o nuove... La Chiesa sente forte, in questo tempo, l’impegno di «una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede» (Benedetto XVI, Motu proprio Porta Fidei, n. 7); impegno che il recente Sinodo dei Vescovi su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana ha richiamato con forza, esortandoci alla responsabilità di testimoniare e annunciare la fede, con coraggio, serenità e fiducia, a tutti e in particolare alle nuove generazioni: «Ovunque infatti si sente il bisogno di ravvivare una fede che rischia di oscurarsi in contesti culturali che ne ostacolano il radicamento personale e la presenza sociale, la chiarezza dei contenuti e i frutti coerenti» (XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Messaggio al popolo di Dio, n. 2). In questo contesto ecclesiale e culturale e in questo tempo peculiare si inserisce la testimonianza dei consacrati. Il Messaggio finale del Sinodo interpreta tale testimonianza in rapporto al senso profondo della vita, ponendola in relazione, con
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“AVANTI CON GIOIA”

felice intuizione, con la testimonianza della famiglia, come a dire: mentre la famiglia è custode della sacralità della vita nella sua origine, la vita consacrata, in quanto chiamata alla conformazione a Cristo, è custode del senso ultimo, pieno e radicale della vita. La testimonianza dei consacrati, come il Sinodo riconosce, ha un intrinseco significato escatologico. Voi consacrati siete testimoni dell’«orizzonte ultraterreno del senso dell’esistenza umana», e la vostra vita, in quanto «totalmente consacrata a lui [al Signore], nell’esercizio di povertà, castità e obbedienza, è il segno di un mondo futuro che relativizza ogni bene di questo mondo» (XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Messaggio al popolo di Dio, n. 7).

I carismi e la nuova evangelizzazione
La vostra missione apostolica dà un apporto importante e insostituibile alla nuova evangelizzazione, in conformità ai vostri specifici carismi. Voi operate in vari modi perché gli uomini e le donne del nostro tempo aprano la porta del loro cuore al dono della fede. Molti di voi siete impegnati nella catechesi e nella formazione cristiana; molti operate in vari ambiti educativi (a servizio delle famiglie, nella scuola, in centri giovanili, in centri di formazione professionale, a favore dell’integrazione degli emigrati, in luoghi di emarginazione, ecc.); molti siete impegnati principalmente nel servizio della carità nei confronti di chi è solo, escluso, povero, malato; molti lavorate sul piano sociale e della cultura, con iniziative che promuovono la giustizia, la pace, l’integrazione degli immigrati, il senso della solidarietà e della ricerca di Dio. Sapete mostrare, col vostro impegno, come la fede abbia un significato culturale ed educativo, di promozione e di garanzia di vera umanità. Il mondo ha bisogno della vostra testimonianza fedele e gioiosa. La richiedono tante situazioni di smarrimento, che pure sono attraversate anche dal desiderio di cose autentiche e vere e, ancor più, da una domanda su Dio, per quanto possa sembrare tacitata o rimossa.

La radicalità della consacrazione
E tuttavia, prima che per ciò che fate, è per il vostro stesso essere, per la generosità e radicalità della vostra consacrazione, che voi parlate all’uomo di oggi. Vivendo con fedeltà la vostra vocazione tenete vivo, nella Chiesa, il senso della fedeltà al vangelo. Con la vostra vita ci ricordate anche che la nuova evangelizzazione comincia da noi stessi e che c’è un intimo legame tra «autoevangelizzazione e testimonianza, rinnovamento interiore e ardore apostolico, tra essere e agire, evidenziando che il dinamismo promana sempre dal primo elemento del binomio» (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Vita consecrata, n. 81). Quest’idea è stata ripresa dai Padri sinodali quando affermano: «Guai... a pensare che la nuova evangelizzazione non ci riguardi in prima persona. In questi giorni - aggiungono riferendosi all’esperienza vissuta nel Sinodo - più volte tra noi Vescovi si sono levate voci a ricordare che, per poter evangelizzare il mondo, la Chiesa deve anzitutto porsi in ascolto della Parola. L’invito ad evangelizzare si
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traduce in un appello alla conversione» (XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Messaggio al popolo di Dio, n. 5).

Proseguire con gioia
Vi incoraggiamo dunque a proseguire il vostro cammino con gioia. Siete tutti impegnati, personalmente, comunitariamente e come Istituti, in sintonia con quanto la Chiesa intera sta vivendo, in percorsi di rinnovamento per essere sempre di più all’altezza della chiamata di Dio e delle sfide del nostro tempo, nella fedeltà al carisma che il Signore vi ha donato. Siate sempre più veri discepoli di Cristo; alimentate la consapevolezza della vostra missione. Vivete le situazioni umane, sociali, culturali, nelle quali operate, facendovi segno dell’agire di Dio e siate sempre presenza profetica di vera umanità anche quando ciò esige di andare controcorrente. Siate fedeli alla vostra tradizione carismatica e allo stesso tempo siate capaci di interpretare in modo attuale il carisma, mostrandone la fecondità. Siate testimoni e annunciatori della fede con la qualità della vostra vita spirituale, della vostra vita comunitaria e del vostro servizio al prossimo. La vita spirituale è docilità allo Spirito di Cristo e si nutre della Parola di Dio, che deve essere, specialmente per voi consacrati, cibo quotidiano, da accogliere, gustare, assimilare, così da conformarvi al «pensiero di Cristo» (1 Cor 2,16) e al sentire di Cristo (cfr FU2,5). E’ per questo che vanno curati i tempi dell’incontro personale con Cristo, della preghiera, dell’adorazione eucaristica; ed è per questo che l’Eucaristia dovrà essere al centro della vostra vita personale e della vostra comunità. Anche i consigli evangelici, che voi professate, esprimeranno la vostra comunione con Cristo e saranno segno, allo stesso tempo, di vera umanità: professando la castità, testimoniate il vero amore che è dedizione e gratuità; vivendo nella povertà e nella comunione dei beni, aiutate tutti a vivere con sobrietà senza perdere di vista l’essenziale; praticando l’obbe-dienza, siete profeti della verità della libertà, che è disponibilità all’accoglienza della vocazione di Dio. I consigli evangelici testimoniano così che la vita trova senso nell’affidamento a Dio e che la fede apre l’umano ad orizzonti di senso e di verità.

La testimonianza della vita comunitaria
La vostra testimonianza di vita comunitaria è un segno importante e da coltivare con coraggio, umiltà e pazienza. La comunione - lo sappiamo - si mitre del rapporto con Dio, è riflesso della comunione delle Persone divine, si costruisce nell’Eucaristia, è condizione, secondo la parola di Gesù, «perché il mondo creda» (Gv 17,21). Essa è dono di Dio ed esige allo stesso tempo una pratica quotidiana. Può essere facile, oggi, scoraggiarsi di fronte alle difficoltà relazionali che sembrano così insormontabili da fuggirle, rifugiandosi in attivismi esasperati che, al di là delle apparenze, trasmettono chiusure e unilateralità. In realtà, i segni di comunione sono ciò che più esige il nostro tempo e diventano via privilegiata per mostrare la novità del Vangelo ed essere segno di una Chiesa che è esperta in umanità. I contesti che viviamo sono segnati spesso da problemi relazio30

nali, solitudini, divisioni, lacerazioni, sul piano familiare e sociale; essi attendono presenze amorevoli, segni di fiducia nei rapporti umani, inviti concreti alla speranza che la comunione è possibile. Una proposta credibile del Vangelo esige una particolare cura dei processi relazionali e ha bisogno di appoggiarsi a segni di vera comunione. La vostra carità apostolica sia animata da vero spirito di servizio dal desiderio di suscitare la fede. Il vostro apostolato ha una sua specificità nella missione della Chiesa: sa partire dalla persona, dal malato, dal povero, dal più debole, tante volte dal più lontano dall’esperienza ecclesiale. Siete chiamati a essere segno dell’amore e della grazia di Dio sin dal primo contatto con le persone che incontrate. Siete chiamati – soprattutto coloro che operano coi giovani e nell’educazione– a integrare profondamente e dinamicamente la preoccupazione evangelizzatrice e la preoccupazione educativa. Il servizio all’uomo ha sostegno e garanzia nella fedeltà a Dio e nel tener sempre vivo lo sguardo e il cuore sul Regno di Dio. Lo Spirito di Dio sostenga la vostra testimonianza di fede e il vostro annuncio, rendendovi sempre più credibili e gioiosi. Susciti nel cuore di tanti giovani il desiderio di seguire Cristo con generosità e radicalità, intraprendendo il cammino di speciale consacrazione. Egli renda tutti noi dei veri credenti, sempre più sensibili e responsabili nella testimonianza e nell’annuncio. Ci sostenga nella comunione ecclesiale, ci faccia crescere in unità, nel riconoscimento dei diversi carismi e nella fedeltà a Dio. Maria e Giuseppe, che presentarono al tempio Gesù, nella disponibilità piena ai disegni di Dio, presentino al Signore anche noi, perché cresca nella nostra vita la fede e la capacità di trasmetterla. da Testimoni 2° 2013

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Felici Eventi
Roma, 6 gennaio 2014 Curia Generalizia - Padri Barnabiti

Mons. Andrea Maria Erba
In silenzio, nell’intimità della sua comunità romana, Mons. Andrea M. Erba, Vesovo Emerito di Velletri-Segni, ha voluto ricordare il 25° del suo Episcopato. Nessun apparato esteriore, come del resto è nel suo stile, nessuna straordinaria partecipazione!

del Vescovo Emerito di Velletri – Segni

25°di Episcopato

Sua Ecc.za Mons. Andrea M.Erba eletto Vescovo di Velletri-Segni il 6 gennaio 1989 da papa Giovanni Paolo II

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Anche alle consorelle Angeliche, a lui molto vicine per riconoscenza e fraterna partecipazione attiva, è mancata l’opportunità di essere presenti almeno alla sua particolare celebrazione eucaristica al Gianicolo. Solo a… cosa fatta… attraverso un biglietto cortesemente inviato alla sottoscritta da fratel Gianfranco, siamo venute a conoscenza dell’ormai celebrato evento. 25 anni non sono pochi! E’ vero, il tempo passa, arrivano gli acciacchi, le dimissioni per avvenuto limite d’età, ma rimane vivo il ricordo della persona conosciuta nella sua pienezza giovanile e sacerdotale. E quanti ricordi! Basterebbe ricordare ciò che insegna il Concilio Vaticano II: «Con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell’Ordine, quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata sommo sacerdozio, vertice [“summa”] del sacro ministero ». 173. Secondo la bella espressione di sant’Ignazio di Antiochia, il Vescovo è come l’immagine vivente di Dio Padre. (dal Catechismo della Chiesa Cattolica 1549). E ancora: “L’ Eucaristia celebrata dal Vescovo ha un significato tutto speciale come espressione della Chiesa attorno all’altare sotto la presidenza di colui che rappresenta visibilmente Cristo, Buon Pastore e Capo della Chiesa” (1561: 179). Questa è stata la figura del nostro carissimo Vescovo Emerito nella sua missione sacerdotale ed episcopale! Testimoni primi i suoi confratelli Barnabiti, le consorelle Angeliche, la popolazione di Velletri-Segni e tutti quelli che l’hanno conosciuto da vicino in forma anche familiare nell’ esplicazione del suo ministero apostolico. Pertanto da una pagina della nostra rivista, a lui sempre gradita, vogliamo porgere al carissimo Mons. Andrea M. Erba i nostri –se pur ritardati- affettuosi e fraterni Auguri per la radiosa meta raggiunta. Gli siamo vicine soprattutto nella preghiera, perché comprendendo la sofferenza dell’attuale malferma salute, possa sentire il conforto della nostra vicinanza nel Signore e il senso vivo della riconoscenza che nutriamo nei suoi confronti. AUGURI, Eccellenza! a.m.a.
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Alcuni frammenti di ricordi e testimonianze
in occasione del 25° anniversario di Episcopato di S.E. Mons, Andrea M. Erba “Carissimo Padre Andrea, il 6 gennaio hai compiuto 25 anni di episcopato: è un traguardo ragguardevole, ma è soprattutto una grazia importante donata dal Signore ed è ancora più importante perché tutti questi 25 anni sono stati dedicati alla nostra Chiesa di VelletriSegni Se il vescovo è, ad immagine di Cristo, lo sposo della sua Chiesa, tu hai avuto una sola sposa a cui rimani legato per sempre: i vescovi passano, ma Cristo resta e resta il legame che, attraverso Lui, ci unisce ai fratelli Per questo, anche se l’età e le gambe non ti consentono più di camminare con noi, ti resta il compito più importante, quello di pregare per noi. Ci contiamo... e ancora per molto. AUGURI! Mons. Vincenzo Apicella attuale Vescovo di Velletri-Segni

* * * * * “Nel 25° anniversario della sua consacrazione episcopale, mi è gradito rivolgere a S. E. Mons. Andrea Maria Erba un caro augurio. Nel lungo periodo del suo episcopato, durato più di 17 anni (dal 19 dicembre 1988 al 28 gennaio 2006), tanti sono i ricordi che potrebbero essere qui menzionati. Mi fa piacere richiamare la sua sensibilità per il «Monastero Invisibile», una iniziativa del Centro Diocesano Vocazioni della nostra Diocesi per invitare alla preghiera per le vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata. (…) Questa bella iniziativa continua ancora oggi. (…). L’ingresso in seminario di qualche giovane della nostra Diocesi, era collegato dal Vescovo alla preghiera del Monastero invisibile. Gesù stesso nel Vangelo ci ha invitato a pregare “il padrone della messe che mandi operai nella sua messe”. Di questo, Mons. Erba, ne era profondamente convinto!
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Grazie, Eccellenza, per questo esempio di fedeltà alla preghiera per le vocazioni. Le chiediamo, sapendo di trovare disponibilità da parte sua, di continuare a pregare per i nostri giovani, perché si lascino interpellare dal Signore che vuole il loro bene e li chiama anche al ministero sacerdotale. Anche noi, in modo particolare in questa felice ricorrenza, continuiamo ad accompagnarla con la nostra preghiera. Il Signore la benedica e le doni ogni grazia”. Con affetto Mons. Leonardo D’Ascenso (da Ecclesia in c@mmino gennaio 2014)

* * * * * (…) “Il Vescovo è colui che garantisce al suo popolo il nutrimento del Vangelo e dell’Eucarestia: a lui spetta spezzare il pane della Parola e provvedere a quanti possono farlo per il Popolo di Dio; a lui spetta di celebrare e far celebrare l’Eucaristia per la santificazione del Popolo di Dio. Questa funzione appartiene attualmente al vescovo Vincenzo Apicella; ma il fatto che per diciassette anni il vescovo Andrea Maria sia stato il sommo sacerdote, pastore e maestro di questa nostra Chiesa particolare deve farci innalzare a Dio il più generoso rendimento di grazie per il suo ministero in mezzo a noi. Grazie, Eccellenza, e auguri!” Don Dario Vitali (da “Ecclesia in c@mmino gennaio 2014)

* * * * * “Il 6 gennaio 2014 si è ricordato il 25° anniversario della consacrazione episcopale di Mons. Andrea M. Erba. Nominato dal Beato Giovanni Paolo II° Vescovo della nostra Diocesi, venne consacrato dallo stesso Sommo Pontefice proprio il giorno dell'Epifania, giorno della manifestazione del Signore, segno della sua dedizione ad essere luce in VelletriSegni. E lo è stato per i valori della povertà, della semplicità di vita, per la disponibilità piena, per l'obbedienza alla Santa Sede. Molti di noi, allora giovani sacerdoti, ricordano quell'evento che ha segnato i successivi 17 anni della vita della nostra Diocesi. Sono passati sette anni da quel 28 gennaio del 2006, quando Mons. Erba ha dato le dimissioni per raggiunti limiti di età. Ci fa piacere il fatto che abbia conservato un caro ricordo del tempo passato presso noi, tanto che la sua presenza si è protratta negli anni, scegliendo Segni come luogo di riposo durante il periodo estivo. (…)
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Grati per l'opera svolta in mezzo a noi e memori dell'evento che ha segnato la sua e la nostra vita, la Diocesi, unita all'attuale vescovo, Mons. Vincenzo Apicella, formula i migliori auguri per il lieto evento della consacrazione episcopale e auspica ancora molti anni di vita serena, circondato dall'affetto di quelle che sono state le pecore del suo ovile. Don Luciano Lepore parroco di Santa Barbara in Colleferro (da “Ecclesia in c@mmino” gennaio 2014) * * * * * “Auguri Vescovo Andrea per i 25 anni di consacrazione episcopale. Il Signore accompagni e sostenga sempre il suo cammino e il suo essere pastore... il mio ricordo sono le sue parole il giorno della mia ordinazione presbiterale: «Carissimo Roberto, il sacerdozio è un dono e un prodigio che si realizza in te, ma non è per te. È per la Chiesa, per le anime, perii mondo che deve essere salvato; ha una dimensione essenzialmente apostolica, ordinata al servizio del prossimo, alla missionari età. Tu sei un inviato, un apostolo: come Mosè, il Signore ti dice: «Ora va. lo ti mando ...io sarò con te». Porto con me le sue parole, sforzandomi di vivere sempre il mio ministero come un dono ricevuto da donare a tutti quelli che incontro; certo di non essere mai solo perché, Lui il nostro Pastore e Signore, è sempre con me. Ancora grazie e auguri per il suo anniversario”. Mons. Roberto Mariani (da “Ecclesia in c@mmino” gennaio 2014)

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Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII saranno proclamati santi
lo stesso giorno di primavera, 27 aprile p.v.
lo ha annunciato papa Francesco nel corso del Concistoro per la canonizzazione dei due Beati
Giacomo Galeazzi Città del Vaticano (1° 10 2013) Santi insieme i due pontefici ai quali papa Bergoglio maggiormente si ispira nella sua azione riformatrice e di apostolato nelle “periferie” esistenziali e geografiche. Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII saranno canonizzati il 27 aprile. Papa Francesco ha comunicato la sua decisione nel corso di un Concistoro ordinario pubblico, ha annunciato la data parlando come di consueto in latino durante un concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione dei beati Roncalli e Wojtyla, che si è svolto alle 10 nella sala del Concistoro del palazzo apostolico vaticano. Il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione dei santi, ha dapprima ricordato, parlando in italiano, la figura dei due pontefici sottolineando i tempi di profonde trasformazioni nei quali hanno vissuto, la “mite fermezza” con cui hanno annunciato la “autentica dignità dell’uomo”, il “dialogo” che hanno instaurato all’interno e all’esterno della Chiesa e, infine, il servizio alla “pace tra le nazioni” che hanno assicurato entrambi. Il porporato salesiano ha poi rammentato a grandi linee le biografie dei due futuri santi prima che Papa Bergoglio annunciasse la canonizzazione. , Il Papa argentino ha decretato che Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II siano inscritti nell’albo dei santi il 27 aprile 2014, seconda domenica di Pasqua o domenica “della divina misericordia”. La scelta di Francesco è caduta sulla domenica in albis, che è la Festa della Misericordia, solennità istituita da Wojtyla che nel 2005 morì alle 21.37 del 2 aprile, cioè ai primi vespri di domenica 3, data in cui quell’anno ricorreva proprio la Festa della Misericordia. Come è noto, in giugno il Pontefice ha approvato il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Giovanni Paolo II e ha dispensato Giovanni XXIII dal processo relativo a un secondo miracolo dopo quello che ha portato alla beatificazione del 2000:
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la grazia concessa a suor Caterina Capitani guarita inspiegabilmente il 25 maggio 1966 dalle conseguenze di una grave emorragia dopo che, oltre un anno prima, era stata sottoposta ad una resezione gastrica quasi totale. Papa Francesco ha deciso questa dispensa essendo così radicata e diffusa la fama della santità di Roncalli: a Sotto il Monte, ad esempio, nella casa natale, una stanza intera è colma di fiocchi rosa e azzurri inviati da coppie ritenute sterili che hanno avuto la gioia di un figlio dopo aver invocato il Papa Buono. Secondo il postulatore della causa, il francescano fra Giovangiuseppe Califano, la decisione «è il segno che il ricordo di Giovanni XXIII - il Papa che 50 anni fa ha convocato il Concilio Vaticano II - è sempre vivo in tutto il mondo. Anche se non viaggiò mai Oltreoceano, sappiamo che spesso inviò radiomessaggi ai Paesi dell’America Latina, si interessò dei problemi di quelle genti, grazie anche ai missionari e alle nunziature. E poi sicuramente ci furono contatti con la presidenza degli Stati Uniti, testimoniata anche dal fatto che Giovanni ricevette fra gli altri la moglie di Kennedy, Jacqueline, e il presidente Lyndon Johnson». Per quanto riguarda la canonizzazione di Papa Wojtyla, essa avviene a meno di dieci anni dalla sua morte, quasi un record, perché solo Sant’Antonio da Padova, morto il 13 giugno 1231, ha fatto più in fretta: la solenne cerimonia si tenne nella cattedrale di Spoleto il giorno di Pentecoste del 1232 alla presenza di Papa Gregorio IX. In questo caso, l’istruttoria sul miracolo è stata accuratissima. Si tratta della guarigione di una signora del Costa Rica, Floribhet Mora, inspiegabilmente risanata da una paralisi cerebrale il primo maggio 2011, giorno della beatificazione di Wojtyla, una circostanza che è all’origine di numerose conversioni tra i testimoni del fatto. Anche su questo importante evento, infatti, la linea di Francesco è la stessa di Benedetto XVI che aveva concesso la dispensa papale, evitando un’attesa di cinque anni per l’inizio della causa, aperta dal cardinal Camillo Ruini, allora vicario di Roma, già nel giugno del 2005. Sei anni dopo è arrivata la beatificazione e presto sarà fissata la canonizzazione che, è evidente, non è stata dunque decisa «a furor di popolo», come era stato richiesto dalla folla fin dal giorno delle esequie del Papa polacco, quando l’allora cardinale Joseph Ratzinger invitò il mondo intero a rivolgere il suo sguardo alla «finestra del Cielo» da cui Giovanni Paolo II avrebbe continuato a parlarci, come per 27 anni ha fatto ogni domenica all’Angelus, affacciandosi su piazza San Pietro. «Santo subito» era infatti uno slogan affascinate ma anche rischioso. Il rigido iter fissato per le canonizzazioni proprio da Karol Wojtyla e aggiornato senza stravolgimenti da Benedetto XVI è stato dunque scrupolosamente rispettato.
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Il Prof. Enrico Medi
verso gli altari

Il Prof. Enrico Medi verso gli altari Esempio vivente dell'armonia tra scienza e fede, testimone di carità e di servizio, politico competente e onseto, presenza significativa nella comunità civile ed ecclesiale, offrì le sue energie per un'umanità migliore.
Si è chiusa il 26 ottobre 2013 in Cattedrale a Senigallia la fase diocesana della Causa di beatificazione del Servo di Dio, Enrico Medi, una delle più significative figure di scienziato di intellettuale e politico cattolico del XX secolo. Con la fede e la ragione, «ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità» il prof. Enrico Medi ha saputo costruire un esemplare itinerario umano, familiare, professionale, politico e ancora oggi è un esempio di vita e un testimone credibile del Vangelo.

* * *
Con piacere accogliamo sulle pagine della nostra rivista alcune notizie relative alla figura del carissimo Prof. Enrico Medi, che per anni ci è stato amico e consigliere, durante la frequenza scolastica delle sue sei figliole nel nostro Istituto San Paolo di Torre Gaia (Roma). Era una gioia vederlo tra noi, soprattutto nella partecipazione viva alla santa Messa domenicale nella nostra chiesa, seguito dall'intera famiglia. Era così familiare la sua presenza nel nostro convento che a volte non disdegnava prestarsi come chierichetto nel servizio della celebrazione eucaristica. È stato un modello singolare di padre che nonostante le molte responsabilità a cui era sottoposto per i vari impegni politico-sociali-scientifici, metteva sempre al primo posto la preghiera. Basti ricordare che aveva chiesto ed ottenuto il permesso di avere nella sua abitazione una piccola Cappella, dove potersi raccogliere nei momenti di pausa durante le stressanti fatiche di una vita donata ormai all'intera società nei vari ruoli che copriva e di nutrirsi quotidianamente del Pane eucaristico, cibo dei forti.
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In essa ha voluto condividere l'intima gioia familiare in occasione della Prima Comunione delle due ultime figlie, Maria Stella e Maria Emanuela, così come ricorda quel giorno una novizia delle Angeliche di san Paolo in Torre Gaia che le aveva preparate al grande atto e che era rimasta stupita dall'atmosfera intima di preghiera che avvolgeva l'intera abitazione. Che dire poi della sua devozione filiale verso la SS.ma Vergine? Si può dire che sia stato un apostolo di tale devozione; basterebbe ascoltare qualche suo intervento a Radio Maria, come pure la partecipazione a vari incontri giovanili nei quali sapeva suscitare un'ondata di entusiasmo fra i numerosi giovani presenti. Nessuna meraviglia quindi che dopo una vita donata al Signore e offerta a beneficio dell'intera società, la Chiesa, con la prossima beatificazione, voglia dare omaggio a questo suo figlio e proporlo come esempio alla stessa comunità ecclesiale. a.m.a.

* * * (Grate alla rivista "Testimoni" (dicembre 2013) riportiamo qui sotto volentieri alcuni articoli comprovanti la santità di vita del Servo di Dio Enrico Medi)

Fede e scienza in dialogo
Enrico Medi è fermamente convinto che scienza e fede siano in continuo dialogo e superino ogni ostacolo grazie all'intervento della filosofia che offre alla scienza stessa gli strumenti per operare e soprattutto la possibilità di sintetizzare e raccogliere il materiale via via accumulato. La scienza, per essere compresa, e utilizzata al servizio degli altri, quindi nell'unico scopo per il quale è stata creata, deve essere sempre e comunque accompagnata dall'umiltà. E qui trova il collegamento della fede: solo chi vive nella luce di Cristo può conoscere la vera umiltà. «L'uomo fa della vera scienza quando dimentica se stesso e si affida interamente alla luce che dalla natura promana; egli sa di non essere creatore di nulla e che la sua grandezza è solo nella fedeltà con cui accetta il vero». Costante dell'insegnamento del prof. Medi è dimostrare come tra scienza e fede non solo non vi è antitesi, ma che l'una non può prescindere dall'altra. Gli atomi, la sismologia, l'energia, il magnetismo terrestre, tutti i misteri delle grandi leggi universali, sono da lui esplorati con l'umiltà del laico che sente tutta la responsabilità del rigore scientifico, del servizio per l'uomo, sempre pronto ad accettare i limiti del proprio intelletto e a ricominciare pazientemente tutto daccapo. «Non gli strumenti e il progresso - dice - operano il male. È l'odio dell'uomo verso il suo simile che porta alle degenerazioni della scienza e ad un uso errato della conoscenza scientifica». La prospettiva religiosa si rileva, nella sua riflessione, l'unica in grado di conciliare il progresso scientifico e tecnologico con un orizzonte etico, che da tale progresso deve essere servito, in vista di un continuo miglioramento del mondo e delle stesse condizioni umane. «Contemplare, ammirare, meditare, stupirsi e riflettere, ascoltare il sussulto della natura, abbracciare le melodie, intendere la voce di un cuore che ama, effondersi nel-

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Introduzione

Un Messaggio speciale da Manila 25 anni di storia angelica nelle Filippine
E’ stata una partecipazione vivace ed attiva quella del 25° di Fondazione di un’opera delle Angeliche di san Paolo nel Continente Asiatico, precisamente a Manila nelle Filippine. Ricordiamo ancora con quanta trepidazione, ma anche con quanto slancio apostolico le prime due Angeliche partirono da Milano per la nuova Missione, tra viaggi stressanti ed incognite varie non indifferenti, soprattutto per la provvisorietà e la precarietà del luogo. Ed è bene ricordare, dopo 25 anni, la figura di queste due apostole che generosamente e coscientemente hanno lasciato gli agi delle comunità italiane per portare un messaggio di amore e di solidarietà a popolazioni bisognose di tutto. Possiamo dire che la Fondatrice di quell’opera che in 25 anni ha fatto un salto di qualità non indifferente, è stata la carissima Madre Alessandra Sala, entusiasta ed altrettanto generosa nella dedizione più piena in questo nuovo campo apostolico, sigillandola con il dono della propria vita. Al presente, le sue spoglie sono là nel giardino della fiorente Scuola, a testimoniare a tutti che al mondo niente vi è di più grande e più prezioso dell’amore. Con lei, ricordiamo M. Teresa Bianco, rimasta più a lungo in quella terra, soprattutto come formatrice e maestra delle numerose vocazioni che il Signore ha suscitato nella gioventù locale. A loro il più vivo ringraziamento anche a nome di tanti amici, italiani e non, che hanno sostenuto il loro lavoro apostolico. Uno speciale ringraziamento a M. Flor Lomibao che inviando alla nostra redazione le notizie raccolte in un libretto, ci ha dato la possibilità di comunicarle anche ai nostri lettori. a.m.a.

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La Scuola “Mother of Divine Providence” è una scuola cattolica gestita dalle Angeliche di san Paolo che fornisce l’educazione primaria a bambini e bambine provenienti da famiglie di medio reddito di Marikina e località vicine.

VISION
Immaginiamo i nostri studenti come persone di carattere, di competenza, di coscienza. di passione ed impegno, strumenti per costruire una comunità Cristocentrica.

MISSION
Ispirate dalla luce guida di Maria, Madre della Divina Provvidenza, è lo straordinario carisma di Sant’Antonio Maria Zaccaria, noi, come comunità scolastica, dedichiamo noi stesse a: • • • fornire un’educazione di qualità che porti all’eccellenza; coltivare un ambiente cristiano che contribuisca all’integrale sviluppo dell’intera persona; promuovere una vita al servizio di Dio e della Società, con preferenza alla comunità locale e alla Chiesa; • • favorire una relazione aperta e collaborativa tra casa e scuola; partecipare attivamente ai programmi che rafforzino la famiglia filippina.

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Diamo spazio ai vari MESSAGGI che sono giunti in occasione del 25° Anniversario

Messaggio
Congratulazione!!! 25anni sono tanti! Vale davvero la pena ricordare oggi tutte quelle persone che hanno dato gli inizi a quella che sarebbe stata la realtà scolastica come è al presente. Ricordiamo M. Armanda Ponsiglione, la defunta ex Madre Generale delle Angeliche che ha gettato il seme nelle Filippine negli anni 1986-87 durante il fatale EDSA Revolution, fatto storico, ma… era esatto quel momento?! Eppure che attività positiva si è sviluppata, senza dimenticare che molte ragazze del luogo sono entrate nella nostra Congregazione, proprio all’inizio duro e doloroso della scuola. Nonostante non sia stata la protagonista attiva della scuola, posso dire con convinzione che essa, da' piccolo seme, sia diventata un grande albero, proprio grazie a tutti coloro che hanno contribuito e lavorato sodo, come ho potuto vedere e constatare. Ho visitato la scuola quando ero Consigliera generale, apprezzando molto e da subito il caloroso e cordiale saluto di accoglienza che mi avevate dato. Spiacente, non ho potuto presenziare alla Graduation e nemmeno alla Professione delle consorelle per motivi di salute. Così ho delegato a supplire il mio compito la Consigliera generale, Sr. Flor Lomibao filippina, al presente vostra direttrice e responsabile per questo anno scolastico. Ho saputo, attraverso un articolo apparso sul Sicut Angeli che la Scuola è stata accreditata e devo confessare di essere orgogliosa per tutto quello che la scuola ha compiuto. Spero che essa continui a lavorare sodo e a restare salda nei suoi principi, nonostante la competizione di altre scuole come pure i numerosi problemi che può incontrare. Voglia il Signore, per intercessione della Madonna Madre della Divina Provvidenza continuare ad elargire benedizioni su tutte le vostre imprese.

M. Ivana Raitano
Superiora Generale delle Angeliche di san Paolo Roma, Italia (libera versione dall’inglese di M. Marcey Penote asp.)

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Messaggio
Congratulazioni alla Scuola “Madre della Divina Provvidenza” per il suo 25° anniversario di fondazione! Ha fatto davvero molta strada ed anch’io mi sento orgogliosa per aver fatto parte dell’ormai lontano tempo delle sue origini. Ho insegnato in questa scuola e ho fatto parte della sua amministrazione. Con orgoglio e ammirazione ho potuto constatare di persona e vedere la scuola come sia cresciuta in tutti i sensi. La comunità intera della “MDPS” ha lavorato davvero tanto per concretizzare una realtà così grande e bella che tutti ci invidiano.. Mi auguro che cerchiate ancora di lavorare insieme per realizzare i 4 Cs (punti programmatici). Competenza, Impegno, Coscienza, Compassione, sperando anche vivamente che la comunità scolastica continui a sforzarsi per diventare migliore in tutti i sensi, col passare degli anni. Le persone vanno e vengono, ma la cosa più importante è che dobbiamo sempre guardare in alto, senza scoraggiarci. I miei più vivi Auguri anche alla Scuola per essere stata accreditata da PAASCU. La nostra patrona, la Madre della Divina Provvidenza, continui a proteggere ciascuno di noi, mentre ringrazio il Signore che mi ha dato la possibilità di servirlo in questa Scuola.

M. Flor J. Lomibao, ASP
Preside/Direttrice Anno scolastico 2012 - 2013 (libera traduzione dall’inglese di M. Marcey Penote asp.)

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Messaggio

Il mio più caloroso saluto alla Scuola "Madre della Divina Provvidenza" per il suo 25° anniversario di fondazione. Ho fatto parte di essa fin dall’inizio, consorella della defunta M. Alessandra Sala (la Fondatrice), fin dal momento in cui le Angeliche di S. Paolo hanno messo piede nelle Filippine, precisamente 26 anni fa, marzo 1986. Sono lieta di sapere che la “MDPS” è finalmente al presente una scuola accreditata, dopo molte e varie peripezie. Purtroppo, non ho più la possibilità di essere presente di persona nelle Filippine, ma attraverso le notizie delle nostre consorelle posso conoscere la realtà della nostra Scuola. Sono molto orgogliosa del buon nome di cui essa gode, diventando anche forte e competitiva con le altre scuole della zona. Nutro la speranza che la scuola continuerà a volare alto al di sopra delle varie avversità immancabili nella vita. Eventualmente, potremo non essere la migliore realtà del luogo, ma non potremo mai dire di non aver fatto il possibile e l’impossibile per perseguire gli scopi principali che ci eravamo prefisse. Siamo sempre fiduciose in Dio e nella sua grazia con l’intercessione di Maria, Madre della Divina Provvidenza, sempre pronta ad aiutarci. Vi benedica tutti il Signore! Ancora…congratulazioni!!!

M. Teresa Bianco, AS
Pennsylvania, USA (Versione libera di M. Marcey Penote asp.)

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Cronistoria dell'Istituto
“Grazie, a tutti, per aver celebrato con noi una significativa tappa, pietra miliare nella storia della nostra Scuola. Esattamente, 25 anni fa, Madre Alessandra Sala e M. Teresa Bianco fondarono questa Istituzione con l’obiettivo di fornire un’educazione prescolastica di qualità ai bambini nei pressi di Marikina, specialmente a coloro che non potevano ricorrere ai servizi offerti da scuole esclusive. Inaugurammo le lezioni nel 1988 a giugno con 92 alunni. All’epoca il nome della Scuola era “Madre della Provvidenza Montessori – Centro di apprendimento Agazzi”. Poiché M. Alessandra e M. Teresa erano insegnanti italiane, adottarono in maniera combinata l’approccio educativo prescolastico Montessori-Agazzi e così per diverso tempo la nascente scuola mantenne il nome di Montessori-Agazzi, cambiato con quello di Madre della Divina Provvidenza quando si decise di aprire una scuola elementare e superiore. Fin dal suo sorgere, la missione della nostra Scuola divenne importante per tutta la zona, e più pressante nelle varie richieste: le attrezzature usate sono sempre state al passo con la nostra “vision” e “mission”. All’inizio le lezioni si tenevano al piano terra nel convento delle Angeliche il cui edificio al presente è diventato Scuola Superiore. Successivamente, nel 1991, si diede inizio alla costruzione dell’edificio per la scuola elementare con aggiunta di sempre nuove strutture. Si è cercato di aggiornare e migliorare il programma scolastico e i vari servizi offerti. I nostri standard si sono così alzati tanto che nel 2011 la MDPS è riuscita ad ottenere la certificazione di livello 1 da PAASCU. Come si può constatare, col passare degli anni, con l’opera di chi ha fondato l’Istituto, sostenuti dalla direzione, dai docenti e dai genitori che insieme hanno messo mente e cuore per seguire tenacemente la vision e la mission della Scuola, possiamo tutti essere orgogliosi per il ruolo che ciascuno ha avuto cercando di plasmare l’animo dei nostri studenti e renderli persone mature. di carattere. 25 anni, decisamente, non sono tanti: l’Opera ha bisogno di continue trasformazioni e sollecitazioni (stiamo ancora completando alcune strutture importanti) che comunque non ci impediscono di sentirci orgogliosi per il fatto che insieme abbiamo trasformato numerose sfide in positive opportunità, che hanno portato l’Istituto scolastico a livelli davvero confortevoli. Eco, perché questo anniversario è significativo per tutti: per la comunità scolastica, le Madri Angeliche, gli amministratori, la facoltà e lo staff, gli studenti, i genitori e tanti amici. Inoltre questa ricorrenza è anche un modo per riconoscere il contributo che ciascuno ha dato all’Istituzione ed è anche un momento per valutare ed osservare i nostri punti deboli e quelli di forza.

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Sì, dobbiamo riconoscere alcune nostre debolezze personali, ma sono certa che con buona volontà riusciremo a superarle rendendo migliore il futuro della MDPS. Ma la celebrazione attuale è soprattutto un rendimento di grazie al Signore per quanto ci ha beneficato e vuole essere espressione di lode per le grandi imprese che ci ha concesso di realizzare. Grazie a Lui, possiamo continuare a compiere il nostro dovere tipico nella “vision e mission” della Scuola, dando il meglio di noi stessi ai nostri studenti e alle famiglie, comunque sempre e tutto per la sua maggior gloria.

M. Ruby Diva as.
precedente Direttrice (Versione libera di Annalisa Galeone) Laurea in lingue

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Messaggio
Felicitazioni per il vostro anniversario d’argento. E’ stato solo un po’ di anni fa che il vostro istituto ha aperto i battenti come scuola cattolica alternativa per famiglie di lavoratrici delle comunità adiacenti, che hanno optato per una buona educazione cattolica per i loro bambini. Fedele alla propria missione di evangelizzazione, attraverso un’educazione prettamente cattolica, MDPS mai come al presente ha formato centinaia di giovani, ragazzi e ragazze nella fede. Per giungere alla ardita meta attuale, la scuola ha attraversato tempi difficili per costruire una sua specifica identità e un suo sviluppo istituzionale . Ho visto di persona come la Scuola abbia lottato in questi difficili ultimi tempi e oggi, grazie alla bontà del Signore, dopo 25 anni di sudore e anche di lacrime, il lavoro sta dando i suoi frutti, coronati soprattutto dalla certificazione PAASCU, recentemente ottenuta. Auguro a MDPS sempre maggior successo nel suo continuo viaggio educativo, a servizio di Dio e dell’intera comunità. Sinceramente vostro

Jesus C. Palma - PAASCU Project Consultant
(libera versione di Annalisa Galeone). Laurea in lingue

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BITS & PIECES

HISTORY

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OFFERTE CURRICULARI
La Scuola “Mother of Divine Providence” è un sistema scolastico che fornisce un’educazione base. Il curricolo consiste in 6 anni di scuola elementare e 4 anni di scuola superiore. Un programma per i bambini di secondo livello consiste in una Nusery e in un asilo nido che prepara i bambini agli standard della scuola elementare.

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ATTIVITÀ CURRICULARI PARALLELE
Per fornire un insegnamento correlato al curriculum e fare esperienze che costruiscono il carattere la Scuola MDPS promuove attività curriculari varie presso e fuori il campus. Tali attività sono svolte dai seguenti club scolastici:
ELEMENTARE Clubs • Bambini di Maria • Matematica • La società dei lettori • Arricchimento Musicale • Arte • Danza • Sports • GSP INTERMEDIO Clubs • Scienza • Sports • Danza • GSP Junior Scouts • Boy Scouts delle Filippine • Matematica • Arte • Arricchimento SUPERIORE Clubs • Missione • Matematica • Scienze • Discorso e Drama (Recitazione) • Lavori Domestici • Arricchimento Musicale • Sports (Ragazzi) • Danza

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ATTIVITÀ EXTRACURRICULARI
Per instillare un’interazione sociale attiva e importante qualità di leadership (attività ricreative salutari, autodisciplina e fiducia in se stessi) la Scuola MDPS impegna gli studenti in attività extracurriculari con del curriculum standard. Tali attività sono svolte dalle seguenti organizzazioni:

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ORGANIZZAZIONE DEL CORPO SCOLASTICO

SQUADRE SPORTIVE SCOLASTICHE

ATTIVITÀ ESTERNE

VITTIME DI HABAGAT 19 Agosto 2012, Brgy. Nanka & Brgy. Banaba VITTIME DEL TIFONE PABLO IN MINDANAO Raccolta fondi: P45,247.00 3 Gennaio 2013, Associazione Davao e Collegio e Scuola di Davo City

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ATTIVITÀ RELIGIOSE

MESSA DEL MATTINO (dell'alba) 20 Dicembre 2012 ore 5,00 - 6,00 Messa al coperto

SANTA COMUNIONE - STUDENTI DEL SECONDO ANNO 1 Dicembre 2012, Chiesa San Gabriele della Madonna Addolorata

INCONTRO DEI GENITORI VENERDÌ DELLE CENERI

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CONFERMAZIONE (Cresima) 2 Marzo 2013, Chiesa San Garbiele della Madonna Addolorata, con Monsignor Riguberto de Guzman, Diocesi di Antipolo

INCONTRO STUDENTI 4° ANNO

INCONTRI SPIRITUALI PER INSEGNANTI

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COMUNITÀ ADOTTATE Duque's Ville, Silangan, San Mateo Rizal FESTA DI NATALE CON COMUNITÀ ADOTTATE 21 Dicembre 2012, MDPS Cortile Coperto

ORATORIO DOMENICALE ASP 23 Dicembre 2012 MDPS Cortile Coperto

MISSIONE MEDICA

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COMPETIZIONE INTERSCOLASTICA Festa di San Gabriele della Madonna Addolorata, 13 Febbraio 2013, al HS Dance Club Secondi Classificati

GIORNO DELL'AMMISSIONE (Diploma) 18 Marzo 2013, Tanghalang Zaccaria

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GIORNO DEL DIPLOMA 19° Scuola Elementare e 14° Liceo Inizio Esercizi - 22 Marzo 2013

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GIORNO DI FESTA PER I 25 ANNI DALLA FONDAZIONE
MPDS @ 25
Fare crescere la cultura Filippina nella fede, nell'assistenza e trasformazione della società

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LEYTE

(Filippine)

una delle isole devastate dal tifone Haiyan lo scorso ottobre 2013
Alle gloriose pagine di storia riguardanti la bella realtà formatasi a Marikina, purtroppo ne seguono alcune tristi: un fatto straordinario, doloroso ha colpito l’intera popolazione filippina, quasi a cancellare l’abituale serenità di quella gente; molte isole sono state travolte dall’impetuoso tifone Haiyan che ha lasciato dietro di sé solo distruzione e morte. Ne hanno dato notizia le nostre consorelle di Manila due delle quali sono andate a portare i primi soccorsi alle popolazioni colpite dal tifone. Poche le parole, ma chiare e significative le drammatiche immagini giunte in redazione. Così scrive M. Alma Tirol asp. Superiora di Marikina che si è recata su uno dei luoghi colpiti, con M. Adelina da poco ritornata nella sua patria dopo un lungo soggiorno milanese. Ecco il contenuto: “Carissimi Amici, le foto che vi inviamo le abbiamo potuto prendere a Leyte, un’Isola devastata dal Tifone Haiyan. Ci siamo recate sul posto il 1° Dicembre u.sc., fermandoci alcuni giorni, precisamente fino al 4 non solo per renderci conto della disastrosa situazione che ha colpito molti abitanti, ma soprattutto per portare sollievo ed aiuto concreto a quanti hanno perduto tutto in quel frangente. E’ grazie alla comunità di Milano che abbiamo potuto svolgere in breve tempo un’opera caritativa preziosa. Le nostre consorelle italiane non si sono fermate a semplici commiserazioni, ma con il contributo di tutti coloro che frequentano l’Istituto San Paolo e degli affezionati frequentatori la chiesa Sacra Famiglia, tramite M. Adelina in partenza per Manila, hanno fatto pervenire un forte contributo in denaro che è servito a sollevare un poco la sofferenza della nostra popolazione. Ringrazio vivamente la sensibilità degli alunni del nostro Istituto di Milano e delle loro famiglie e alla generosità dei fedeli che frequentano la Messa domenicale nella nostra Chiesa “Sacra Famiglia”. Il buon Dio renda a tutti centuplicata ricompensa. I nostri beneficati sono rimasti molto soddisfatti e riconoscenti del vostro contributo che li ha aiutati a guardare con una certa serenità il loro prossimo futuro, sicuri di non essere abbandonati a loro stessi. Grazie anche dalla comunità di Marikina (Manila) che ha condiviso con noi le sofferenze e le privazioni di tante famiglie rimaste prive di tutto, nonché la gioia di sentirsi parte viva della Congregazione delle Angeliche a cui appartiene. M. Alma Tirol asp. Superiora di Marikina - Filippine
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M. Adelina, da Milano, è ritornata nella sua patria proprio dopo la tragedia del tifone Haiyan ed è corsa subito a portare sollievo e… provvidenza agli abitanti dell’Isola Leyte gravemente danneggiata. Ringrazia tutti coloro che hanno sostenuto il suo gesto con generosità e sacrificio.

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La fede dei Filippini vince sulle rovine
Intervista al Cardinale Tagle, Arcivescovo di Manila (cfr. Avvenire 22 novembre 2013)
Vogliamo chiudere queste pagine di dolore con un’intervista al cardinale Tagle, Arcivescovo di Manila che ha portato in Italia la voce di gente che dal 7 novembre scorso vive sul Calvario, da quando le Filippine sono state colpite dal tifone Haiyan, il più potente registrato nella storia.
Eminenza, qual è la reale situazione nell’isola di Leyte, la più colpita, e le altre isole nelle vicinanze? Dirò subito che le linee di comunicazione sono state interrotte dal tifone e solo dopo cinque giorni abbiamo iniziato ad avere maggiori dettagli. Il danno è molto più esteso di quanto pensassimo. Le grandi città di Tecloban e Palo sono state pesantemente danneggiate. Ora sappiamo che la città di Guiuan e la provincia di Samar orientale sono state distrutte, così come parte delle province di Cebu e Iloilo, e poi quelle di Capiz, Aklan, Masbate e le isole a nord della provincia di Palawan. Ma il quadro preciso delle conseguenze di questa calamità è ancora in via di definizione. Quali sono i bisogno più urgenti della popolazione? Per salvare vite abbiamo bisogno di generi di prima necessità: cibo, acqua, medicine, ripari per i senzatetto. Abbiamo anche bisogno di rimettere in sesto aeroporti e strade, così da poter inviare i soccorsi nei villaggi più sperduti. Servono poi ospedali da campo per i malati e i feriti. Dobbiamo quindi finire di seppellire i morti. Abbiamo bisogno di persone che consolino gli orfani, le vedove e tutti quelli che hanno perso la famiglia o le proprietà. Abbiamo bisogno di molta speranza e molto amore. Cosa vorrebbe chiedere alla comunità internazionale e in particolare all’Italia? La comunità internazionale con le Chiese di tutto il mondo ci sta offrendo un aiuto economico, ma ci vengono inviate anche derrate alimentari e medicine, insieme alle preghiere e a parole consolanti di solidarietà. Apprezziamo davvero ogni atto di bontà. Facciamo appello a tutti a considerare anche il problema che si aprirà tra poco, quello della ricostruzione materiale e della riabilitazione di tante esistenze. Quello che mi sento di chiedere alla comunità internazionale è di non dimenticarsi di questo ulteriore passaggio.
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Appunto, come evitare che finita l'emergenza cali l'oblio su quanto è avvenuto? Spero che i media seguano anche la fase della ricostruzione. So che questo non avrà il carico di dramma che ha avuto l'arrivo del tifone. E' una sfida per i mezzi di comunicazione: riportare non solo ciò che è sensazionale ma anche ciò che è nascosto, silenzioso, ma altrettanto importante come appunto la ricostruzione. Si dice che la notiziabilità di un fatto è di sole due settimane e poi scivola dall'attenzione. La ricostruzione durerà ben più a lungo, lo prego tutti i responsabili dei media di non dimenticarsene. Come sta reagendo la Chiesa nelle Filippine? La Chiesa è stata tra i primi a correre in aiuto dei sopravvissuti e a prendersi cura delle vittime. Sfruttando il nostro network diocesano ci siamo messi in contatto subito con le parrocchie, con le scuole, con le organizzazioni di laici sul territorio e soprattutto con le Caritas locali per far arrivare beni, soldi e mettere a disposizione di chi aveva bisogno la presenza fisica di qualcuno. La mobilitazione è stata impressionante, tenendo presente che anche i vescovi, i sacerdoti, i religiosi hanno subìto danni ingenti, nelle loro chiese e nelle loro scuole. Si tratta di guaritori anche loro feriti, ma che nonostante tutto cercano di sanare le situazioni che incontrano. Conosco anche molte parrocchie che hanno cancellato festività e celebrazioni per loro importanti, come segno di vicinanza ai colpiti dal tifone. Molte hanno messo a disposizione i propri fondi e il tempo di molti volontari per allestire i rifugi temporanei. E’ la fede che si staglia sulle rovine. E’ l’amore che è più forte del terremoto o del tifone.

Il Cardinale Tagle con Papa Francesco

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Qual è il compito di un pastore di fronte a una tragedia simile? Dalla mia esperienza, nelle tragedie un pastore deve trasmettere la presenza rassicurante della Chiesa, del Vangelo e del Signore. Una presenza che non pretenda di dare risposte facili al mistero della morte, della perdita e della distruzione. Silenzio, lacrime, preghiera e presenza - questo è l’approccio pastorale di cui c’è bisogno di fronte ad avvenimenti così sconvolgenti. Nell’arcidiocesi di Manila abbiamo organizzato un momento di preghiera chiamandolo “Lamento e speranza”. E’ stata una liturgia che ha dato alle persone la possibilità di elevare a Dio le proprie domande e il proprio dolore. Abbiamo letto Giobbe, i Salmi e il grido di dolore di Gesù in croce “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Una liturgia per cercare Dio, il vero volto di Dio nell’oscurità. Cercare Dio è già un atto di speranza. Un pastore deve incoraggiare l’amore e la compassione. Nel caos e nell’incertezza le persone tendono a prendersela l’una con l’altra. Un pastore fa alzare gli occhi verso le cose che realmente contano, per evitare che si smarriscano fra quelle piccole e affinchè si trovi la capacità di agire insieme. Infine, un pastore deve pregare intensamente, con le sofferenze e le speranze della gente nel suo cuore. da “Avvenire” del 22 Novembre 2013 a cura di Anna Felicita Milani

A tutti, anche ai nostri affezionati lettori, la richiesta di un ininterrotto aiuto solidale per le popolazioni colpite, mettendosi in contatto con le varie organizzazioni.

Madre Alma Tirol, Superiora di Marikina, è sul luogo del disastro per dare il suo aiuto di solidarietà alle famiglie colpite.

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M. Adelina distribuisce sacchetti contenenti ciascuno una tenda, lenzuola, latte, caffè, alimentari e una torcia alle persone colpite dal tifone.

Quello che è rimasto dopo il tifone.

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Il convento delle Suore, anch’esso semidistrutto, dove le nostre consorelle sono state accolte per dare aiuto alla popolazione.

Ancora il convento delle Suore a Leyte colpito dal tifone.

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Foto scattata da M. Alma e M. Adelina durante la loro permanenza a Leyte.

Le nostre consorelle con l’aiuto di altre suore stanno confezionando pacchi e sacchetti da distribuire alla popolazione colpita.

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Marikina (Manila) Filippine 25 gennaio 2014

Professione Perpetua di quattro Angeliche indonesiane
Nuove speranze per la nostra Congregazione in terra asiatica, in Indonesia. Quattro giovani indonesiane, dopo seria preparazione, hanno accolto l’invito di Gesù mettendosi alla sua sequela nel servizio umile ai fratelli e nel proclamare ovunque il suo Vangelo. Un inno di ringraziamento si innalza oggi al Signore per le meraviglie che sa creare in ogni angolo della terra.

“Ad multos annos carissime Sorelle!”
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Le Neo Professe Indonesiane

SR. SR. SR. SR.

IMELDA M. KALAMIDI OLE MARIA GERGONIA STEFANIA M. SERAN MARIA HINGI KAPUKA

nella gioia immensa della loro totale consacrazione al Signore hanno voluto rendere partecipi quanti hanno collaborato per la realizzazione del loro ideale innalzando a Dio un inno di ringraziamento per l’immenso bene che hanno ricevuto.

Carissime, in questo santo giorno, vogliamo fare nostro l’invito augurale che il Santo Fondatore Antonio M. Zaccaria rivolse alle prime Angeliche: “Figliole care, spiegate le vostre bandiere che presto il Crocifisso vi manderà a portare la vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto”.
(Cremona, 27 maggio 1535).

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Il tragitto compiuto di M. Alma e M. Adelina per portare gli aiuti a Leyte, la più devastata isola dal tifone Haiyan. I Luoghi segnalati in rosso indicano il loro passaggio.
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la preghiera e nello sguardo di Dio: questo è l'uomo. A riguardo della vita "nel disegno di Dio", essa non è «sovrapposizione, aggregazione, non sommatoria, come si direbbe in termini algebrici e fisici, ma unità sostanziale, interiorità e armonia di rapporti».

Il Magnificat e l'Eucaristia
Medi chiama la Madonna, "Bella Signora", a lei fa continuamente riferimento. «Il Signore ha creato Maria, e in lei ha raccolto tutto ciò che di bello e di grande, di meraviglioso, di stupendo e di armonico, può essere nel disegno di una creatura umana». Il rapporto con la Madonna è una delle chiavi di volta della spiritualità complessa di quest'uomo straordinario. Adora il Magnificat che considera il canto più bello e non si stanca mai di ascoltarlo e intonarlo per Lei. Tanto è grande questa devozione mariana, condivisa fedelmente con la moglie, che il nome dato alle figlie è preceduto sempre da Maria (Maria Beatrice, Maria Chiara, Maria Pia, Maria Grazie, Maria Stella, Maria Emanuela). Medi è anche apostolo dell'Eucaristia. Ottiene di custodire il Santissimo Sacramento nella sua casa, in una cappella dedicata alla Sacra Famiglia. Lì inizia e termina la giornata, soffermandosi in preghiera e in lunghe meditazioni. La prodondità spirituale di Enrico gli è di aiuto anche durante la malattia, gli dona serenità e forza di affidamento. Ogni mattino il sacerdote gli porta l'Eucaristia, fino al giorno della morte. In quel giorno la moglie canta il "Magnificat" e con le figlie recita il "Te Deum".

Amore alla Chiesa e ai giovani
L'amore che Medi manifesta per la Chiesa emerge nei suoi numerosi discorsi indirizzati ai sacerdoti. In loro riconosce una grande potenza: quella di "obbligare Dio a scendere in terra" e li esorta con fervore ad essere santi. Forte è il suo legame con i Papi, legame nato con Pio CI che gli conferisce il diploma di cultura religiosa superiore ottenuto alla Gregoriana. Nel 1955 Pio XII lo vuole alla Conferenza Internazionale sugli usi pacifici dell'energia atomica come capo della Delegazione Pontificia. Successivamente nel 1966 Paolo VI lo nomina membro della Consulta dei Laici dello Stato della Città del Vaticano. Dal 1943, quando Enrico inizia ad insegnare a Palermo alla Facoltà di Fisica, la sua aula è sempre piena di giovani, spesso ci sono studenti che restano in piedi pur di non perdere lezioni di quel prof che sa parlare con semplicità e chiarezza delle leggi della scienza e con grande umanità sa stare con i giovani. Da professore, scienziato e politico, Enrico ha una predilezione particolare per loro. In loro desidera far maturare la competenza: quanto forte il suo grido contro la superficialità intellettuale! È un vero e proprio educatore, che con grande intelligenza e coraggio sa vedere in loro non solo delle matricole universitarie o dei militanti politici, bensì i costruttori di questo mondo, che devono essere messi, dagli adulti, nelle migliori condizioni per poter operare nella saggezza e nell'amore, nella gioia e nella festa con entusiasmo e con speranza. Anna Maria Gollini (da "Testimoni" dicembre 2013
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Amici di Gesu'
Messaggio ai ragazzi dell'A.C. di Papa Francesco
(dall’Osserv. Romano,3 gennaio 2013)
Essere sempre amici di Gesù. È l’invito rivolto da Papa Francesco ai ragazzi all’Azione Cattolica ricevuti in udienza la mattina di venerdì 20 dicembre 2013, nella Sala del Concistoro. Cari ragazzi, buongiorno! Vi ringrazio di essere venuti a portarmi gli auguri di Natale a nome dell’A.C.R. e di tutta l’Azione Cattolica Italiana, che qui è rappresentata dai responsabili adulti che vi hanno accompagnato. Anch’io faccio tanti auguri a voi, ai vostri cari, ai vostri amici e all’intera Associazione.

L’Azione Cattolica Ragazzi è un bella realtà, diffusa e operante in quasi tutte le diocesi d’Italia. Vi incoraggio ad essere sempre nella Chiesa “pietre vive”, per edificare la Chiesa, unite a Gesù. L’Azione Cattolica senza Gesù non serve, diventa una ONG, ce ne sono tante, non va.
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È’ un’altra cosa: essere pietre vive unite a Gesù! Ho sentito che il vostro cammino di quest’anno vuole farvi scoprire Gesù come presenza amica nella VOstra vita. Lo slogan lo dice ben “Non c’è gioco senza Te”. Ecco,il Natale è proprio la festa della presenza di Dio che viene in mezzo a noi per salvarci. La nascita di Gesù non è una favola! E’ una storia realmente accaduta, a Betlemme, duemila anni fa. La fede ci fa riconoscere in quel Bambino, nato da Maria Vergine, il vero Figlio di Dio, che per amore nostro si è fatto uomo. Nel volto del piccolo Gesù contempliamo il volto di Dio, che non si rivela nella forza, nella potenza, ma nella debolezza e nella fragilità di un neonato. Così è il nostro Dio, si avvicina tanto, in un bambino. Questo Bambino mostra la fedeltà e la tenerezza dell’amore sconfinato con cui Dio circonda ciascuno di noi. Per questo facciamo festa a Natale, rivivendo la stessa esperienza dei pastori di Betlemme e insieme a tanti papà e mamme che si affaticano ogni giorno affrontando parecchi sacrifici; insieme ai piccoli, ai malati, ai poveri facciamo festa, perché è la festa dell’incontro di Dio con noi in Gesù. Cari ragazzi, Gesù vi vuole bene, vuole essere vostro amico; vuole essere amico di tutti i ragazzi. Siete convinti di questo?... è così? Sembra che non siete tanto convinti, no? Siete convinti o no? [/ ragazzi rispondono: Sì!] Bene! Se ne siete convinti, sicuramente saprete trasmettere la gioia di questa amicizia dappertutto: a casa, in parrocchia, a scuola, con gli amici... E una domanda, ai ragazzi: ho detto “a casa, in parrocchia, a scuola, con gli amici”. E con i nemici, con quelli che non ci vogliono bene? Cosa si deve fare? Chi me lo sa dire? Cosa si deve fare? Fare la guerra? [Ragazzo: pregare per loro!] Ecco: pregare per loro! Perché sia vicino a Gesù; essere buono con loro. Si deve fare questo: la vicinanza, fare la vicinanza. E saprete testimoniarlo comportandovi da veri cristiani: pronti a dare una mano a chi ha bisogno. E se quello che non ti vuole bene ha bisogno di qualcosa, tu gli darai una mano? Non siete sicuri, no? Sì! Sì! Senza giudicare gli altri, senza parlare male. È brutta la gente che parla male degli altri. Le chiacchiere sono cristiane o no? No! Chiacchierare è una preghiera? Chiacchierare è come pregare o no? No! Chiacchierare è una cosa cattiva. Mai si deve fare. E dobbiamo cominciare da adesso: mai chiacchierare; senza parlare male. Avanti così! Allora buon cammino, sempre uniti a Gesù. Vi affido alla Madonna. Vi benedico insieme con i vostri familiari, gli educatori, gli assistenti e tutti gli amici dell’Azione Cattolica Ragazzi. Buon Natale, e pregate per me! E adesso prima di ricevere la benedizione preghiamo alla Madonna un’Ave Maria.

Papa Francesco

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Orivigsburg (PA), gennaio 2014

Un ricordo a distanza… per non dimenticare

Padre Anthony Bianco Barnabita Orivigsburg, PA 24 marzo 2011 Celebrazione privata del 60° anniversario di Sacerdozio.

Il 10 gennaio 2012 è mancato il Padre Anthony Bianco barnabita, fratello di M. Teresa Bianco. E’ deceduto a Bethlehem, Pensylvania (U.S.A.) ed è stato sepolto nel cimitero che i Padri Barnabiti hanno presso la Basilica della Madonna di Fatima per tutti i confratelli della della Provincia del Nord America. Padre Bianco ha speso i suoi 60 anni di Sacerdozio principalmente negli Stati Uniti, Canada e per un breve tempo nelle Filippine. Con il suo zelo, la sua intelligenza e vivacità di carattere, ha saputo svolgere copiose opere di bene nei vari campi di ministero apostolico a lui assegnati, facendosi benvolere ovunque sia dagli alunni in gioventù, poi dai Confratelli, dai parrocchiani, dalle sorelle Angeliche e da tutti quelli che avvicinava. La malattia degli ultimi anni ha messo ad una prova non indifferente la sua forte tempra, ma non ha spento l’entusiasmo caratteristica dei suoi anni giovanili e la voglia di vivere. Il Signore, nella sua amorevole provvidenza, ha permesso che la sorella, M. Teresa (Angelica di san Paolo), dopo un lungo periodo di vita apostolica nelle Filippine (precisamente 15 anni), ritornasse nella Comunità di Easton (PA) e gli fosse vicino nell’ultimo periodo della sua malattia e della sua morte. Il desiderio di quanti l’hanno conosciuto è che il venerato Padre e fratello possa godere in Cielo la ricompensa del “servo fedele”. M. Tersa Bianco asp.
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Notizie di Casa Nostra
Da Prizren (Kosovo)

Quei bimbi musulmani in fila per l’asilo cattolico
di Daniela Lombardi (Avvenire 19 gennaio 2014) A Prizren la struttura delle Angeliche di san Paolo è diventata volano di integrazione. Anche gli islamici aiutano a restaurare il duomo.
Lui è un anziano signore e, per lei e le sue consorelle, scolpisce I bassorilievi raffiguranti angeli e Madonne. Non ci sarebbe nulla di particolare, se non fosse che “lui” è di fede musulmana, “lei” una suora cattolica e, soprattutto, che entrambi vivono a Prizren, località kosovara in cui i musulmani sono in netta maggioranza, mentre i cattolici solo 1.500 sul totale dei 150 mila abitanti. Il “miracolo” che spinge questo artista a superare i divieti della sua religione in merito alla rappresentazione di immagini divine, lo fanno le Angeliche di san Paolo che collaborano presso la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, chiesa nella quale fu battezzato il papà di Madre

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Teresa di Calcutta, originario proprio di Prizren. Le umili servitrici di Dio sono talmente apprezzate che nessuno si tira indietro, ora che c’è da ristrutturare l’unica cattedrale cattolica in un Paese in cui le moschee abbondano, mentre i simboli di altre religioni sono quasi inesistenti o sono stati distrutti, come le chiese ortodosse. Le divisioni religiose non hanno peso, quando le sette suore che assicurano l’apertura quotidiana della cattedrale invitano gli abitanti del posto a partecipare al restauro dell’edificio. L’anziano musulmano ha deciso di mettere la sua arte a disposizione del convento per un motivo precisò. Conosce l’opera che le religiose svolgono con i bambini del posto e la apprezza, come molti abitanti di Prizren. Tanto che anche suo figlio frequenta l’asilo di suor Amanda.

Prizren: un gruppo di ragazzi volontari che collaborano con le suore.

Così si chiama l’esile donna che, insieme alle consorelle appartenenti alla Congregazione delle Angeliche di San Paolo, tiene vivo il culto tra i pochi cattolici rimasti, cercando al contempo di superare le barriere erette dalla diversità di fede. Le suore accolgono bambini di tutte le appartenenze religiose. Li istruiscono, li educano e trasmettono loro i valori cristiani attraverso l’esempio. Ma, per una scelta precisa, non insegnano religione nell’asilo adiacente la cattedrale costruito nel 2002. Solo a quelli, tra i 120 bambini tra i tre e i sei anni accolti nella struttura, i cui genitori ne facciano richiesta, vengono tenute lezioni di catechismo. Proprio di fronte all’edificio che comprende chiesa e asilo, sorge una delle numerose moschee del paese, ma ciò non impedisce alle famiglie cattoliche e musulmane di riunirsi in cattedrale durante le feste cattoliche come il Natale. Il duomo, risalente al IV secolo, come si diceva, ha bisogno di essere ristrutturato.
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Non ha riscaldamento ed è dunque freddissimo. Ma suor Amanda e le consorelle hanno saputo riscaldarlo accorciando sempre di più le distanze tra esseri umani che cercano solo amore. Questa vicinanza ha portato molti giovani di fede diversa a desiderare di unirsi in nozze. I matrimoni misti sono infatti sempre più diffusi nella zona. A fare in modo che nulla turbi questo perfetto equilibrio e a dare una mano nella ristrutturazione, pensano i militari italiani della missione Nato Kfor che, di stanza a Belo Polje per garantire la stabilità del Kosovo, gettano, pur con molta discrezione, un occhio vigile sull’attività. Il timore è che nuove scintille di odio possano riaccendere gli incendi del passato. «Se tutti arrivassero ad integrarsi in questo modo nell’intero Paese, potremmo dire che la stabilità è raggiunta. Invece le criticità ci sono ancora, specie tra albanesi e serbi», affermano fonti militari. Tali frizioni richiedono «un’attenzione alta rispetto ai simboli della fede ortodossa, come il monastero dì Decani, più volte messo sotto assedio dagli albanesi di fede islamica». I bambini dell’asilo di suor Amanda rappresentano invece l’esempio di quello che è l’obiettivo da raggiungere in tutto il territorio, perciò «finché saremo qui, veglieremo su questa opera meritoria», dicono i militari della Kfor. (da Avvenire, 19 gennaio 2014)

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Caseiros (RS) Brasile Novembre 2013
Anche la comunità di Caseiros in Brasile (RS) nello scorso mese di novembre è stata colpita da un improvviso temporale, durato sì poco tempo, ma ha lasciato segni disastrosi un po’ ovunque. Eccone il contenuto in portoghese:

Forte Temporal a Caseiros (Brasile)
Encerramos o mês com urna triste noticia, Caseiros experimentou as consequências de um forte temporal. Segundo os mais ántigos ha 29 anos passou um tornado por aqui, mas não com està violência. Questào de 5 minutos destruiu parte da praça Pe. Paulo Corali arrancando pinheiros e quebrando outros, até a gruta do presépio voou. Detalhe o Presèpio ficou intacto diante de tanta destruição. Encontramos um jovem sacudindo a cabeça dìzendo «eu me converti, fui lá peguei nas imagens para ter a certeza que não estavam coladas Deus nos ama mesmo». A área mais atingida foi a área industriai, acabando com urna fábrìca de móveis recém instalada ali. O vento foi tão forte que torceu as torres do silo, onde armazenam os grãos. Segundo a prefeitura mais de 60 casas foram atingidas. Na nossa casa urna follia de brasilite foi parar na rua, o galpão mexeu um pouco, no anexo urna janela caiu e telhas sairam do lugar. Quem mais sofreu foi o parreiral com a chuva de granizo. Ficamos 24hs sem luz. A primeira Eucaristia foi transferida para o domingo. Agradecemos a Deus que so foram danos materiais. Aos poucos tudo está sendo normalizado. Confira algumas fotos:
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PERDONO - SCUSA - GRAZIE

Famiglia?!

Permesso Scusa Grazie
Semplice Concorso Scolastico 2013 in relazione alle tre parole ripetute spesso da Papa Francesco
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PERDONO - SCUSA - GRAZIE

L'importanza di tre parole nella vita: scusa - permesso - grazie
L’occasione della santa Messa celebrata in Piazza san Pietro a Roma il 13 ottobre ha visto ancora una volta papa Francesco soffermarsi con i giovani e con le numerose famiglie presenti. Oltre alle pillole di saggezza sulla convivenza, questa lunga giornata nell’ambito dell’Anno della Fede che ha visto troneggiare la statua originale della Madonna giunta da Fatima, è stata caratterizzata soprattutto da uno speciale dibattito aperto dal Pontefice sull’importanza nella vita quotidiana di tre semplici parole: scusa - permesso - grazie. Insomma, come ha detto il Papa, se in una famiglia si usano queste parole, la famiglia va avanti, si ricompatta sempre. Bastano esse per vivere bene; meriterebbero quasi di diventare un “tormentone”, in modo simile a quello di una canzone estiva di alcuni anni fa in riferimento a “sole, cuore, amore”. Oltre a “permesso”, spesso e volentieri nelle nostre case scarseggia il “grazie”. Forse lo pronunciano maggiormente gli “stranieri”, come forma di cortesia, ma tra genitori e figli, tra marito e moglie, purtroppo non è così. Non parlo del “grazie” che ci si aspetta per un regalo fatto o ricevuto o per una concessione eccezionale, ma quello per le cose normali e abitudinarie. GRAZIE, perché mi hai rassettato il letto anche oggi; GRAZIE per avermi comperato il quaderno e il libro che mi mancava. GRAZIE, perché sei uscito in fretta dal lavoro per venirmi a prendere a scuola; GRAZIE, perché mi fai compagnia quando sono giù di corda. Così la parola “SCUSA” vuol dire che ovunque, ma soprattutto nelle case, ci si deve rispettare, avere considerazione l’uno dell’altro; mai dare per scontato un sacrificio, ma tenere in conto i sentimenti e i pensieri di chi ci vive accanto. Che sia il segreto di una famiglia che va avanti è indubbio, perché dietro a tre semplici parole c’è un modo di vivere insieme. E non solo è buona educazione, anche se fondamentale, ma esprimono tenerezza, affetto, riconoscenza, consapevolezza di un cammino condiviso che si sta percorrendo insieme. Semplici parole di vita quotidiana, basate sul reciproco rispetto, ma quasi dimenticate in questa nostra fluida società dalle relazioni sempre più complicate. Dovremmo ricominciare ad usarle nel nostro linguaggio per cacciare l’arroganza, per sconfiggere l’egoismo e l’indifferenza e per ammettere i nostri errori. Tre parole indispensabili con cui l’umanità di papa Bergoglio ci ha illuminato, tre parole semplici, dirette e immediate come un “TI VOGLIO BENE!”. Francesco Benacquista Scuola Secondaria di 1° Grado - 3^ A Roma
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Famiglia, vivi la gioia della Fede!
Sabato 27/10/2013, sono andato con la mia famiglia a S. Pietro, dove con il Papa si celebrava “La giornata mondiale della famiglia”. Ero già stato in San Pietro, in occasione di altre cerimonie, presiedute da Papa Francesco, ma questa mi è sembrata una giornata bellissima e molto emozionante. Tante sono state le testimonianze e nel sentirle, mi sono commosso. La gente che arrivava da ogni dove, rendeva la piazza gremitissima. Improvvisamente un mare di palloncini ha invaso il cielo della piazza, che si alzavano sempre pìù in alto. Che spettacolo meraviglioso! Spettacolo di gioia, di pace e libertà. C’erano musica e canti nell’aria: tutti noi acclamavamo a gran voce: “PAPA FRANCESCO! PAPA FRANCESCO!” Battendo le mani, guardavo la gente intorno a me. L’atmosfera era emozionante, il viso dei miei genitori era commosso. Guardavo gli occhi di mio fratello: erano lucidi, brillavano di commozione. Mi sembrava di vivere momenti magici. Era bello essere lì. Avevamo tutti lo sguardo rivolto verso il maxischermo per seguire Papa Francesco, che ha parlato alle persone con parole talmente semplici che anche io sono riuscito a capire e comprenderne la profondità. Rivolgendosi a tutti i presenti ha detto di vivere la FEDE sempre, in ogni nostro comportamento e momento della giornata, in famiglia e con gli altri. Il messaggio che mi è arrivato è quello di vivere la famiglia in modo pieno e cristiano, come Gesù ci ha insegnato. Le emozioni più forti le ho provate al momento in cui il Papa ha detto di lanciare i palloncini in aria. Tutto si è dipinto di tanti colori bellissimi! Poi Papa Francesco è avanzato con la papamobile verso di noi, ci è passato talmente vicino da poterlo quasi toccare, l’emozione è stata foltissima. Mentre ci salutava, ho pensato immediatamente che era stata una giornata indimenticabile. Quelle immagini, le musiche e la stupenda sensazione di gioia resteranno per sempre nel mio cuore. “GRAZIE, PAPA FRANCESCO!” Valerio D’Alessandro Scuola Primaria di 2° Grado"S. Paolo" V^ A Roma
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Permesso – Scusa – Grazie tre parole speciali
Il mio primo grazie lo devo a Papa Francesco che mi ha spiegato come siano importanti alcune parole che dovremmo spesso ripetere: permesso – scusa – grazie! E’ vero, spesso dimentichiamo di usarle nella nostra vita quotidiana, ma riflettendoci, penso che se le ripetessimo più di sovente, saremmo tutti un poco più felici. Dico “Grazie” ai miei genitori quando mi comperano dei regali, mentre non lo dico mai quando la mamma mi prepara ogni giorno i miei piatti preferiti, oppure quando di corsa viene a prelevarmi da scuola, portandosi sulle spalle il mio pesante zaino. Come pure quando ritorna stanca dal lavoro e nonostante tutto, mi aiuta nell’eseguire i miei compiti. Sono triste quando vedo il mio papà solo di sera, ma forse dovrei dirgli sempre grazie, perché so che lui lavora per me, perché non mi manchi nulla. In questo momento mi viene spontaneo di chiedere “Scusa” ai miei genitori per tutte le volte che non ho saputo comprendere i loro sacrifici mostrandomi a volte egoista nel pensare solo a me stessa. Davvero, dovremmo tutti ripetere più spesso queste parole così in tutte le famiglie regnerebbe maggiore serenità, concordia e pace. “Grazie, Papa Francesco, che ce l’hai ricordato!”. Gaia Proietta Scuola Primaria di 2° grado- V^ A Roma

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Fra le tre parole che il Papa ci ha ricordato, la meno in uso nelle famiglie è “Permesso”: quale ragazzo lo dice, alzandosi da tavola per allontanarsi, oppure lo chiede per il cambio di canale alla televisione o per altri giusti motivi? Anche la parola “Grazie” scarseggia nelle nostre famiglie: non il grazie di circostanza o formale, né quello che chi si aspetta per un regalo ricevuto. Manca il grazie per le cose normali e semplici di ogni giorno: grazie, per avermi rifatto il letto, grazie per il dolce che mi hai confezionato, grazie per essere venuti a scuola a prendermi! E poi… “Scusa”: spesso si fa fatica a dirlo, soprattutto dopo un giusto rimprovero. Ma il Papa ci ha insegnato che chiedere “scusa” è una forma di rispetto, si ha giusta considerazione dell’altro, è un modo migliore di stare insieme. Se in ogni casa si usassero queste tre parole, mostreremmo tutti non solo buona educazione, ma anche affetto, tenerezza e riconoscenza in un clima di grande serenità. Di conseguenza, anche la società migliorerebbe: tante famiglie educate… tanti mattoni che tutti insieme costruiscono il nostro mondo! Devo essere sincera: a me non pesano affatto queste parole, le ripeto spesso ed è bello osservare che quando le uso, la gente a volte rimane sorpresa e mi sorride, pensando che anche i ragazzi di oggi sanno essere educati. Beatrice Gueli Scuola Primaria - V^ B Roma
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“Famiglia?!... Permesso – grazie – scusa!

Palermo Cicilia e Monti Benedetta V^ Classe A Scuola Primaria di Secondo Grado - Roma
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Il giorno 27 ottobre u.s. Papa Francesco, ha voluto presenziare e partecipare alla festa della Famiglia. "La Famiglia", come centro di fede e piccola chiesa domestica dove, per conservare la pace, ogni membro deve saper spesso dire: "permesso, grazie e scusa." Saper anche pregare l'uno per l'altro rende forte la famiglia e la vera gioia viene da un'armonia profonda tra le persone. Secondo Papa Francesco il segreto per una famiglia unita è quello di perdonarsi ogni giorno a vicenda e non finire la giornata senza fare la pace. Dire "grazie" è importante perchè tutto quello che riceviamo in famiglia è un dono quotidiano. Diciamo grazie per l'amore, per la salute e per l'armonia in cui i nostri genitori ci fanno crescere. Grazie per il cibo quotidiano che abbiamo in tavola, grazie per avere la possibilità di frequentare una scuola in cui insegnano valori cristiani. Ma quante volte diciamo grazie in famiglia? Mai, perchè per noi tutto ciò che abbiamo è normalità e non ci rendiamo conto che intorno a noi ci sono realtà diverse. Con il suggerimento di Papa Francesco, cercheremo di apprezzare di più ciò che abbiamo e ringraziando il Signore ogni giorno.

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Roma – Piazza san Pietro- 26 ottobre 2013
Il giorno 27 ottobre 2013, a Roma in Piazza San Pietra, il Santo Padre Papa Francesco incontrò migliaia di famiglie. La piazza era gremita di gente gioiosa ed ansiosa di incontrare in Vicario di Cristo. e di ascoltate le sue parole sempre tanto profonde. Finalmente ii gran momento: il Santo Padre accolse i presenti e quasi commosso per tanta affluenza, si rivolse a tutti, salutando i numerosi gruppi presenti. Nel bellissimo discorso sulla “famiglia” rivolse il seguente invito: “Famiglia, vivi la gioia della fede! ed esordì dicendo: “Tante famiglie vivono in situazioni di povertà, tante persone vivono nei dolore, tante altre hanno il desiderio di formare una famiglia nonostante le numerose difficoltà. Voglio ricordare a tutti i fedeli che Gesù conosce queste difficoltà e questi dolori, ma Egli ci dice di andare a Lui che ci darà ristoro affinché la nostra gioia sia piena. Voglio ricordarvi l’importanza del matrimonio come “Sacramente” e non come festa e cerimonia. Quando due persone si uniscono col Sacramento del matrimonio, si uniscono nella gioia e nell’amore, nella salute e nella malattia per compiere la missione che è stata loro affidata. Perché in ogni famiglia ci sia armonia, concordia e serenità, vi voglio suggerire tre parole che non dovreste mai dimenticare: permesso - grazie - scusa. Chiedere permesso per non essere invadenti nel campo degli altri; saper dire grazie per l’amore e le cure che si ricevono, saper chiedere scusa quando si sbaglia per vivere nella pace". Faccio mie le riflessioni del Santo Padre e mi esprimo così:

La “Festa della famiglia”

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PERMESSO: Nella vita, in tutte le situazioni di comunità, in modo particolare nell’ambito familiare, è importante non essere invadenti, ma mostrare discrezione, rispettando chi ci è vicino senza invadere i loro spazi. GRAZIE: E’ importante imparare a dire grazie a tutti coloro che ci fanno del bene; ringraziare per l’amore che riceviamo, specialmente dai genitori, dai nonni e dai fratelli. Ringraziarli anche quando essi meno se lo aspettano e li facciamo sentire importanti. SCUSA: Quando sbagliamo, è bene riconoscere i propri errori ed ammettere i propri torti, presentando sempre le nostre scuse. Facendo in questo modo, dimostriamo agli altri non solo la nostra buona educazione, ma anche che sappiamo ammettere con umiltà il nostro sbaglio. Solo così siamo sicuri di essere perdonati. Asia Pochi classe V^ A – Roma Torre Gaia
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“GRAZIE”… un’esperienza a buon fine
Luigi era un ragazzo di 14 anni e come tanti ragazzi della sua età, non era abituato ad usare un linguaggio educato: non si scusava mai con gli amici anche dopo un litigio, né sapeva ringraziare ogni volta che riceveva una gentilezza. Era uno di quei ragazzi che si credeva grande, forte, migliore degli altri, sempre pronto ad umiliare i più deboli. In realtà non era… nessuno, in povere parole era …un bullo! Purtroppo, la vita non sempre è dalla parte dei più forti e un brutto giorno, mentre viaggiava in macchina con i suoi genitori e la nonna, un forte incidente colpì la vettura, causato da un giovane ubriaco che attraversava la strada a semaforo rosso. I genitori non si fecero alcun male, il ragazzo ebbe un braccio rotto, ma la povera nonna non ce la fece, perché l’impatto con l’altra macchina fu davvero forte. Solo in quel momento Luigi comprese quanto fosse importante, ma anche fragile la vita, in cui tutti possiamo avere bisogno degli altri e da quel giorno imparò il linguaggio della riconoscenza e dell’umiltà che ci rende consapevoli dei propri limiti e dei doveri che abbiamo gli uni verso gli altri. Soprattutto rivolse il suo GRAZIE al Signore che lo aveva salvato da un mortale pericolo e che gli aveva ridato la possibilità di godere delle bellezze della vita, chiedendogli scusa per la poca corrispondenza dimostrata in passato verso i suoi innumerevoli doni. Elisa Pillanca 1^ classe secondaria di 1° grado - Sez. B Roma

Alessandro Vicari V^ B Roma Scuola Primaria 2° Grado
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Sono un ragazzo di dieci anni e ho un fratello più grande di me di pochi mesi, con cui fin da piccolo mi trovo a discutere e a contendere oggetti o giocattoli, o semplicemente un posto in macchina. La nostra mamma ci ha insegnato a non arrivare alle mani e a terminare presto un litigio. Come?! Con le semplici parole che ci sono state inculcate: scusa, grazie! Un esempio: un giorno incominciammo a bisticciare per un orologio che nessuno dei due poteva indossare, perché con prepotenza tutti e due lo volevamo. In noi c’era tanta rabbia e malumore tanto da rimanere lontani l’uno dall’altro. Non poteva continuare così e dopo alcun tempo, ricordando gli insegnamenti ricevuti, ci rappacificammo, chiedendoci reciprocamente scusa. Come per magia quella brutta sensazione sparì e… ci credereste?! Nessuno dei due volle più indossare quell’orologio. Secondo me… “chiedere permesso”, “dire grazie” e “scusarsi” ingentilisce il cuore. Sarebbe un sogno, per me, se tutti gli abitanti di questa Terra, con naturalezza, le pronunciassero! Il mondo sarebbe completamente diverso.

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Festa della Famiglia 2013
i consigli di papa Francesco
Il giorno 27 ottobre, papa Francesco ha incontrato le famiglie di tutto il mondo in occasione della grande Festa della Famiglia 2013. Nel suo discorso, ha voluto dare alcuni saggi consigli, come quello di non andare mai a letto senza fare la pace, di saper dialogare e riportare nell’uso del nostro linguaggio le parole “permesso – scusa – grazie”. Oggi, purtroppo queste parole sono andate in disuso, perché la gente pensa sempre di avere ragione e di non aver bisogno degli altri. Io mi chiamo Luca e ho dieci anni: sono un bambino educato e spesso uso queste parole. Quando le ho sentite pronunciare dal Papa, sono riuscito a comprendere il loro pieno significato, molto più bello delle parole usuali che diciamo per educazione verso persone adulte, ma non in famiglia. Ringraziare i genitori è un dovere, non solo perché provvedono al nostro necessario, ma per ogni gesto d’amore che compiono per noi: lasciare di corsa l’ufficio per essere in orario a prelevarci a scuola; tralasciare i loro hobby per portarci in palestra o ad una festa; ringraziarli per il tempo che dedicano ad ascoltarci. Dal giorno in cui ho ascoltato il santo Padre, mi sono impegnato a ripetere queste parole con maggior ponderazione; ad es. chiedere scusa alla mamma per il disordine lasciato nella mia camera, chiedere permesso di poter andare dagli amici o di poter cambiare programma alla televisione ecc. Tutto ciò per poter vivere meglio insieme e non essere invadenti. Grazie, papa Francesco, per le tue sagge parole!. Luca Quattrini Scuola Primaria di Secondo Grado - V^ B ROMA

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PERMESSO - SCUSA – GRAZIE
Sono tre parole che servono per farci vivere meglio la nostra vita quotidiana, per mantenere buoni rapporti con tutti. Queste parole meravigliose sono state citate spesso dal nostro papa Francesco nei suoi discorsi e ci suggeriscono che se davvero vogliamo vivere in pace con noi e con gli altri, dobbiamo saperle usare spesso. Parola di…amici! Un gruppo di alunni della 1^ Media B di Roma Scuola Secondaria di 1° Grado
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Gemma Romano 3^ Media A - Milano Scuola Secondaria 1° Grado "S. Paolo"
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Insieme a “scusa” e “grazie”, il Papa ha indicato anche una parola toccasana della casa, “permesso”. In verità non è poi così vero che si faccia fatica a pronunciare queste tre parole. Ad es. ai figli viene quasi spontaneo, dopo un ritardo o un rimprovero ripetere con facilità “Scusa!” e gli adolescenti la recitano tutto d’un fiato: “scusascusascusa”, salvo poi a comportarsi esattamente come prima. La parola “scusa” suggerito dal Papa - insieme a “permesso” e “grazie” – vuoi dire qualcos’altro. Vuol dire che in casa ci si rispetta, si ha considerazione l’uno dell’altro, si valutano preziosi i gesti e il tempo reciprocamente donati, non si dà per scontata una fatica, si tengono in conto i pensieri e i sentimenti di chi ci sta accanto. Che sia il segreto di una famiglia che “compie ogni giorno il suo cammino di fede”, come afferma il Papa, è indubbio, perché, per l’appunto, dietro a tre semplici parole c’è un modo di stare insieme. Non una forma, ma una sostanza. Non buona educazione (e sarebbe già qualcosa di significativo), ma tenerezza, affetto, riconoscenza, consapevolezza che si sta percorrendo un cammino impervio, la vita, ma insieme su un sentiero condiviso. E per chi crede, è supportato anche da un modello, come lo stesso Papa ha indicato domenica: Maria, che subito dopo lo sconvolgente annuncio dell’Angelo, trova parole di gratitudine: «L’anima mia magnifica il Signore!».

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“Il Papa ha invitato le coppie di sposi a camminare “mano nella mano, sempre e per tutta la vita.” Con questa fiducia nella fedeltà di Dio si affronta tutto, senza paura, con responsabilità. “Sentite questo consiglio - ha detto il Papa - : non finire la giornata senza fare la pace. La pace deve essere rifatta ogni giorno in famiglia!” E suggerisce anche il modo, la forma più appropriata. Ad es. basterebbe usare un linguaggio che sappia di comprensione, ma anche di educazione. Permesso, grazie, scusa! Ecco le parole essenziali per mantenere l’armonia in famiglia! Le diciamo queste parole? Permesso, grazie e scusa! Sappiamo usare queste tre parole nel linguaggio familiare? Perdonarsi ogni giorno! Vivere insieme, con amore, passare tempo con i figli, pregare restando sempre uniti a Cristo. “Portate a tutti questo messaggio con la vostra testimonianza”, ha sottolineato il Papa. Se Giovanni XXIII chiedeva di portare una carezza ai bambini, Papa Francesco chiede alle famiglie di portare la fede e con essa la pace e la concordia.

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Il 27 ottobre u.sc. abbiamo assistito alla celebrazione eucaristica del Santo Padre in piazza San Pietro a Roma, in occasione della giornata della famiglia. Con la mia famiglia, arrivati molto presto sul luogo, abbiamo preso i primi posti che tuttavia erano già quasi tutti occupati da gruppi di persone che venivano da tutto il mondo. Mi sono detto: il nostro non è stato poi un grande sacrificio in confronto dei lunghi viaggi intrapresi da chi proveniva dalla Cina, dal Giappone, dal Perù, dalla Germania…. Nell’attendere il Santo Padre, verso le 8.00, è iniziata la recita del santo Rosario in latino. E’ stata la preghiera che mi è rimasta più impressa, dopo averla recitata per ben cinquanta volte. L’Ave Maria in latino era così composta: “Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui, Jesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus nunc et in hora mortis nostrae. Amen. Dopo la lunga attesa, apparve sull’altare il Santo Padre, con alcuni sacerdoti ed iniziò a spargere l’incenso intorno all’altare. Con grande emozione abbiamo accolto le sue prime parole di invito rivolte a tutti i fedeli: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. La pace sia con voi….. E con questo invito ebbe inizio il sacrificio eucaristico trasmesso in tutte le lingue del mondo. Ero molto emozionata, ma pienamente soddisfatta nell’animo, perché assistendo a quella santa Messa ho ricevuto in dono l’acquisto dell’indulgenza plenaria che non sto qui a spiegarne il significato: ci vorrebbe troppo tempo e spazio. Ho vissuto quella mattinata in modo meraviglioso che non dimenticherò mai, provando nel mio cuore una serenità indescrivibile. Martina con Ariele d’Amici Scuola Primaria di 2° grado V^ A Roma

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Anche gli animali sanno convivere in pace
Fiaba di Federico Alcamo e Matteo Giancotti - 1^ Media A Roma
Una volta un lupo divenne il capo di un branco di animali ed emanò la seguente legge: chiunque fosse riuscito a guadagnarsi da mangiare, avrebbe dovuto condividere la preda con gli altri componenti il branco. Tutto ciò per evitare le liti che avrebbero sterminato nel tempo il branco. Un giorno un topo andò a trovare il lupo e gli chiese: “Con permesso potrei entrare nella tua tana?” Il capo gli rispose di sì. Il topo entrò ma, guardandosi attorno, vide la tana piena di prede uccise che non erano mai state condivise con alcun componente. Si impaurì fortemente e pensò che presto avrebbe fatto parte di quella collezione. In fretta e furia, abbandonò la tana e fuggì via. Nel correre senza guardare dove andasse, si scontrò in un leone che, sdraiato, placido dormìva. Per la gran fretta il topo gli passò sopra senza preoccuparsi delle possibili conseguenze. Quest’ultimo, disturbato, si svegliò e si meravigliò del coraggio del topo. Un asino che si trovava nelle vicinanze e aveva visto la scena, ragliò forte di soddisfazione e lo prese in giro dicendo: «Hai avuto paura eh! di un piccolo topo!” Il leone scocciato, gli rispose: "Io non ho paura di nessuno, ma sono rimasto stupito dell’audacia di quel piccolo animale!” Allora l’asino, vergognandosi della beffa che aveva rivolto al leone disse: “Scusa, non avevo capito la situazione”, lasciando che se ne andasse a trovare un altro posto tranquillo per poter riposare. Qualche tempo dopo, il leone incontrò l’asino che se la contendeva infastidito da un moscone e ricordandosi come l’animale si fosse umilmente scusato per l’insolenza rivoltagli, volle aiutarlo. Con uno scatto felino cacciò il moscone lontano dall’asino. L’animale allora ragliando, ringraziò il leone del favore ricevuto e da quel momento in poi i due animali diventarono amici. Impariamo tutti dagli animali la lezione! Federico Alcamo e Matteo Giancotti 1^ Media A Roma Scuola Secondaria 1° Grado "S. Paolo"
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PERMESSO SCUSA, GRAZIE

di Ariele, Mattia, Valerio, Alessandro (classe V^A Roma)

Lupi Alessandro - Valerio D’Alessandro - Mattia Bardelli - Ariele D’Amici

Scuola Primaria Secondo Grado (V^A) Roma

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Roma, 18 novembre 2013

Lettera a papa Francesco

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Caro papa Francesco, ti scrivo questa lettera per dirti GRAZIE. GRAZIE, perché con il tuo esempio ho capito cosa vuol dire amare tutti incondizionatamente. Quando la folla ti acclama e ti chiede di avvicinarti, Tu non ti rifiuti mai ed hai sempre un sorriso e una parola per tutti. Vedo nei tuoi occhi la bontà di un uomo giusto e nel tuo sorriso, la carità, la gioia e la speranza. Ti poni semplicemente al servizio degli uomini come uno strumento di Dio, pronto a dare conforto e testimonianza della sua presenza in ognuno di noi, senza alcuna distinzione. Il tuo messaggio più bello è quello di sentirti parlare di Dio che ci ama e che ci dà il diritto di diventare suoi figli, se lo sappiamo accogliere nella nostra vita. Ho imparato, leggendo il Vangelo, le belle parole che Gesù rivolgeva ai suoi discepoli: “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”. Io, da piccolo, ho accolto Gesù nel mio cuore ed ancora riesco a sentire il suo abbraccio e il suo amore, mentre ho la certezza che sempre mi proteggerà dal male e dal peccato. Allora, caro papa Francesco, a Te, che puoi arrivare con le tue parole fino ai confini del mondo, chiedo di diffondere questo messaggio a tutti gli uomini: “Siate come i bambini e riceverete il dono meraviglioso della presenza di Dio nella vostra vita passando dalle tenebre alla luce vera”. Con tanto affetto Dennis Caponi Scuola Primaria 1° grado - 1^ Media B - Roma

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Lettera a Gesù
“Scusa, Gesù, ti posso disturbare un momento? Vorrei chiederti perché esiste il male, un male generico che si trova in ogni circostanza, in ogni luogo e soprattutto nel cuore di molti uomini. E’ stato forse il progresso a spingerci a tanto male? O forse ci siamo dimenticati delle tue parole? Permettimi di chiederti, se puoi, di aiutare tante persone che soffrono a causa della cattiveria altrui. Lo so, io sarò solo una goccia nel mare, ma tante gocce come me possono fare molto… forse anche formare un piccolo mare. Grazie ti dico per avermi permesso di conoscerti meglio, grazie soprattutto, perché col Sacramento dell’Eucaristia, sei entrato nel mio cuore e mi hai fatto comprendere quanto mi ami e quanto desideri di essere da me riamato. Il cammino spirituale dura tutta la vita, ma a volte si incontrano grandi difficoltà nel proseguire per la strada del bene, si provano momenti di sconforto, ma se Tu resterai sempre al mio fianco, io non temerò alcun male, non avrò paura. Ti prego, Gesù, ascoltami!” Gaia Venditti Scuola Secondaria 1° grado - 1^ Media B - Roma
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Roberta Ranieri e Shamuel Colucci 1^ Media A Roma Scuola Secondaria 1° Grado "S. Paolo"

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Queste tre parole mi fanno ricordare spesso alcuni avvenimenti giornalieri; ad es. quando arrivo a scuola qualche minuto in ritardo, chiedo il “permesso” di potere entrare in classe che benevolmente mi viene concesso, facendo poi attenzione a non abusare dell’indulgenza concessa. Senza volerlo, ho offeso un giorno un mio amico: gli ho chiesto scusa e ci siamo rappacificati. La parola “grazie” la ripeto spesso durante il giorno e per vari motivi. Quello principale è rivolto al Signore, perché mi ha dato la possibilità di crescere in una bella famiglia, dove tutti ci vogliamo bene e cerchiamo anche di aiutare chi si trova in difficoltà. Se tutti le ripetessimo sovente, il mondo diventerebbe più buono. Luca Malaspina 3^ Media A Roma Scuola Secondaria 1° Grado "S. Paolo"

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Ragionando sulle tre parole poste in questione, mi viene spontaneo dire che, nel loro insieme, assumono il significato di “rispetto”. Senza di esse verrebbe meno fra la gente l’elemento principale che è quello di rispettarsi a vicenda; dunque senza di esso, al mondo ci sarebbe solo odio. Oggigiorno, la società non gode un clima di serenità e di concordia, perché manca il rispetto reciproco: tutti vogliono predominare sugli altri e così si perde quell’armonia
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Si sono ripetute a non finire in questi giorni le magiche parole – PERMESSO – SCUSA – GRAZIE - ma in quale occasione pronunciarle e soprattutto quale è il loro significato? La spiegazione pratica che ci ha dato Papa Francesco è la seguente: - Si dice PERMESSO per non esser invadenti - Si dice GRAZIE per l’amore che riceviamo - Si dice SCUSA perché tutti possiamo sbagliare. Egli le ha ripetute più volte in Piazza san Pietro, in occasione della festa mondiale per la famiglia, il 26 ottobre u. sc. dove ha fatto rilevare soprattutto l’importanza della famiglia come luogo privilegiato di trasmissione della fede e ad essere di essa validi testimoni. Nella sua esortazione ci ha spinto a pregare e a riflettere sul valore della famiglia, la cellula della società che, se è ben salda nella fede può cambiare il mondo. Sono tanti i momenti intimi e belli che si passano in famiglia: il pranzo con la presenza di tutti, genitori e figli, l’uscita al parco o in campagna, la visita ai nonni, ma se manca l’amore, manca la gioia, manca la festa. Gesù stesso ce lo ha insegnato: chissà che clima di serenità, di pace e di gioia sarà regnato nella sua famiglia con Maria, sua madre e Giuseppe! Non vivevano fra gli agi di una corte, ma in santa povertà che tuttavia non escludeva la gioia di un incontro, la gentilezza di un gesto, la dolcezza di un sorriso, l’umiltà che copriva agli occhi degli uomini la vera grandezza di un Dio fatto uomo. GRAZIE, Gesù che ti sei fatto uno di noi per amore nostro!.

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e pace che dovrebbe invece regnare ovunque. Io penso che Papa Francesco abbia scelto le parole più giuste per invitarci a vivere con maggior rispetto gli uni verso gli altri, ad ingentilire i nostri atti, ma soprattutto il cuore se vogliamo migliorare il convivere quotidiano e cambiare la faccia alla nostra odierna società. Leonardo Ferretti 1^ Media A Roma Scuola Secondaria 1° Grado "S. Paolo"

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Secondo me, quello che ci vuole insegnare Papa Francesco è che non solo sappiamo ripetere abitualmente le famose tre parole, ma che le pronunciamo con amore, con il cuore, perché solo così possiamo cambiare stile di vita, diventare migliori nel rispetto di tutti, nella condivisione e nell’umiltà che ci fa riconoscere i nostri sbagli. Rebecca Alessandrini 1^ Media A Roma Scuola Secondaria 1° Grado "S. Paolo"

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Oggi, sfortunatamente, si vive in una società in cui regna soprattutto l’arroganza, la disunione, soprattutto nelle famiglie in cui vi sono tanti problemi che sembrano irrimediabili. Ma se vogliamo cambiare qualche cosa, siamo ancora in tempo per farlo. Il nostro caro Papa, Vescovo della mia città, ci ha insegnato che per vivere bene in famiglia con gioia ed armonia, non dobbiamo fare grandi cose; basterebbe che usassimo spesso tre parole che sono PERMESSO… perché nessun familiare deve essere invadente nei confronti dell’altro; GRAZIE…perché in famiglia, qualunque cosa si riceve o viene fatta, tutto ha il sigillo dell’amore. SCUSA… perché col nostro modo di fare a volte, possiamo offendere chi ci è accanto. Solo così la casa, la famiglia sarà colma di affetto, amore, gioia, felicità ed armonia e se più famiglie calassero nella realtà di ogni giorno il significato di queste parole, diffonderebbero nel nostro mondo tanta gioia di vivere in pace e in santa fraternità. Beatrice Buongiorno 1^ Media A Roma Scuola Secondaria 1° Grado "S. Paolo"

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In questa nostra attuale società esistono alcuni nemici della pace dell’armonia e sono l’arroganza e l’antipatia. Ciascuno di noi deve combattere questi nemici, prima che essi distruggano con litigi, gelosie e dispetti i buoni rapporti che si sono intrecciati con altri. L’unico modo per vincere questa battaglia e vivere in pace con tutti è saper pronunciare al momento giusto le parole ripetute più volte dal santo Padre: scusa, permesso, grazie e renderle veramente efficaci nella nostra condotta. Basterebbero piccoli gesti suggeriti da esse, per rendere il mondo migliore. Alice d’Ippolito 1^ Media A Roma Scuola Secondaria 1° Grado "S. Paolo"
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a coloro che mi aspettano, a coloro che mi aprono la loro porta, a coloro che amano senza metterti alla prova, a coloro che mi vogliono bene al di là di tutto, a coloro che mi riprendono e mi emozionano, a coloro che non mi hanno mai fatto sentire solo, a tutti coloro che rendono più colorata la mia vita. (da Anonimo)
alunno 3^ Media A Milano Scuola Secondaria 1° Grado Milano

Ludovico Rossi 3^ Media A Scuola Secondaria 1° Grado Milano
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“GRAZIE…

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Raccolta di versi e poesie composte dagli alunni sulle tre parole

scusa, grazie, permesso
La festa della famiglia è un’ occasione, per vivere con tutti un’emozione. La piazza è gremita e tutti pensano che questa festa sia riuscita . Colorata dai palloncini che emozionano tutti i bambini. L’allegria, la gioia e la felicità sono sui volti delle persone come il volto di un bimbo felice di avere un aquilone. Si fanno canti, balli ed acclamazioni sono venuti da varie Nazioni. Il Papa afferma che dire grazie non costa niente ma riempie il cuore di tutta la gente . Chiedere permesso è buona educazione, dire scusa non costa certo un milione. Grazie Santo Padre di averci ricordato che le buone maniere abbiamo spesso dimenticato. Zago Biagio Davide – Mattia Baldelli V^ A Roma Scuola Primaria 2° Grado

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Dire “Scusa” alla gente non costa niente, basta dirlo con amore, soprattutto con il cuore. Il Papa ha detto: per vivere bene ci vuole amore e rispetto. e degli altri lenire le pene. E’ semplice guadagnarsi il paradiso, basta donare a tutti un sorriso. Impariamo tutti a convivere con amore ed avremo sempre la pace nel cuore.

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Martina Fioletti e Ariele D’Amici V^ A Roma Scuola Primaria 2° Grado

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"Rosso - Verde - Azzurro"
Se una giornata serena vuoi trovare, PERMESSO, SCUSA E GRAZIE sempre devi usare Sia in una reggia che in una semplice dimora: con queste tre parole la vita si colora. Saran colori accesi e pieni di armonia: usandoli, la vita si riempie di allegria. Se dico GRAZIE di ROSSO lo vorrei colorare e dentro un grande cuore mi ci vorrei tuffare. Un' àncora colorata di speranza mette il VERDE PERMESSO e toglie l’arroganza. Se voglio essere umile e non fare il saputello devo saper chiedere SCUSA sempre al mio fratello. Solo così potrò essere perdonato e sentirmi con gli altri riconciliato. Questo è il perdono di Dio, come un cielo AZZURRO e quando sono triste mi consola col suo sussurro. Ecco qua: il mio disegno è finito! con i colori che Papa Francesco mi ha suggerito. Così la vita sarà un successo ripetendo SCUSA - GRAZIE - PERMESSO. Caterina Di Chio Scuola Sec. 1° grado - 1 Media A Roma

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PERMESSO, SCUSA, GRAZIE
La festa della famiglia è un’occasione per stare insieme e vivere un’emozione. In questa festa l’amore deve regnare e a tutto il mondo lo vogliamo dimostrare. Il cielo è azzurro e soleggiato sembra che un ANGELO Dio abbia mandato. Brillano su in alto i palloncini colorati simili all’arcobaleno che brilla sui prati. Balli, canti e acclamazioni riecheggiano nell’aria come tromboni. Ed ecco, lontano vestito di bianco, appare una luce che sembra un incanto. È il PAPA: a tutti vuol ricordare che nella vita sempre dobbiamo ringraziare. Se anche PERMESSO E SCUSA impariamo a dire tutta la comunità sarà felice a non finire. Mattia Baldelli Scuola Primaria 1° Grado - V^ A Roma

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Festa della famiglia a Roma
MISCUGLIO DI COLORI E MERAVIGLIA! IL CIELO AZZURRO E’ SOLEGGIATO ILLUMINA L’IMMENSO SAGRATO... LA PIAZZA DI GENTE GREMITA APPLAUDE AL PAPA E ALLA VITA... TANTA GIOIA, BALLI E CANTI COLMANO IL CUORE DI TUTTI QUANTI! IL PAPA BIANCO E LUMINOSO ANNUNCIA UN MESSAGGIO FAVOLOSO: OGNI COSA FATE COL CUORE, NON SCORDATE “GRAZIE” E “PER FAVORE”, CON AMORE CHIEDETE “PERMESSO”. E CON “SCUSA” OGNI PERDONO E’ CONCESSO... TUTTO QUESTO E’ PACE PER L’UMANITÀ’ E CI RENDERÀ’ FELICI PER L’ETERNITÀ’!
Lorena Di Censi e Tommaso Dionisi V A Scuola Primaria di 2° Grado - Roma
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di Gabriele Morlupi Ilary Sinibaldi e Francesco Placidi Scuola Primaria 2° grado - V^ A Roma

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In Piazza san Pietro abbiamo festeggiato il grande evento che era stato organizzato per le famiglie di tutto il mondo come in un grande girotondo. Anche noi alunni in tanti siamo andati e con i nostri genitori ci siamo là accomodati. In cielo i palloncini abbiam voluto lanciare, perché questa festa fosse tutta da colorare. Con canti, balli e slogan Papa Francesco abbiam chiamato così, alla fine, in lontananza, come il sole è spuntato. E’ arrivato in mezzo a noi per partecipare alla grande festa a carattere familiare e per ricordare a ciascuno tre magiche parole da usare per meglio vivere in armonia e saper con tutti dialogare . SCUSA - PERMESSO – GRAZIE. Grandi e piccoli dobbiamo spesso pronunciare così di gentilezza e garbo il mondo potremo inondare.

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“In Piazza san Pietro - Roma”

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* * * Mi presento! Sono Shana, frequento la III Media A a Milano. Bene! Prima di esprimere il mio pensiero sull’argomento, vorrei specificare che le immagini qui sotto riportate rappresentano alla perfezione il tema che abbiamo voluto svolgere sulle tre ormai famose parole: PERMESSO – GRAZIE – SCUSA. Molto spesso si pronunciano, ma altrettanto spesso lo si fa per abitudine, senza ponderarne il valore. Personalmente, devo dire che le uso con una certa frequenza sia in famiglia che fuori casa, quando ad es. sono sui mezzi pubblici, chiedo permesso per poter passare e ringrazio successivamente le persone che mi hanno fatto spazio. A casa, la parola SCUSA serve in quasi tutte le circostanze in cui si fa qualcosa di poco gradito o dopo una parola detta con poco garbo. Ed è bello avere questa abitudine, perché si porta facilmente la pace in tutta la famiglia. Al giorno d’oggi, sembrano dimenticate le buone regole di educazione, specialmente fra i giovani che si credono un poco i padroni del mondo, ma se ci si sforzasse minimamente di ripetere all’occasione giusta queste parole, la società diventerebbe senz’altro migliore, ingentilirebbe non solo il suo vocabolario, ma anche i rapporti tra persona e persona. Questo è il mio semplice parere.
P.S. Le immagini e le vignette sono state composte dalla sottoscritta che spera siano di gradimento ai nostri lettori. Shana Dedò - 3^ Media A Scuola Secondaria 1° Grado Milano

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Permesso, posso passare?

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la Pagina degli Alunni
La speranza: forza della vita
(dalla scheda programmatica della Scuola) anno scolastico 2013-2014
(pensieri di un alunno della 3^Media A ScuIstituto San Paolo – Torre Gaia Roma)

Dopo tre mesi di “meritate” vacanze, rieccoci ad affrontare una nuova avventura, un nuovo anno scolastico, quello 2013-2014. Quest’anno, per noi di terza, è l’anno della verità, quello degli esami: facciamo un passo importante, e gli insegnanti devono aspettarsi da noi un pizzico in più di maturità, anche se i due anni precedenti si sono rivelati assai duri e impegnativi.

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Francesco Benacquista Scuola Secondaria 1° Grado - 3^ Media A Roma
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Ma per fortuna non siamo mai soli, perché ogni anno ad accompagnarci e a sostenerci c’è sempre un nuovo motto, pronto a far valere il principio del “Tutti per uno, ed uno per rutti”. Mentre per il primo anno lo slogan era “Avanti insieme”, per il secondo è stato “La bellezza, una porta verso l’infinito”, quest’anno lo slogan è: “La speranza, forza della vita”. Sembra una frase banale, semplice e scontata come tante altre, ma non bisogna leggerla superficialmente: basta riflettere un attimo, e ci si aprirà un mondo sconfinato, con mille significati da scoprire.. Spesso, ad accompagnare questa caratteristica frase, c’è anche un’illustrazione, che ce la fa comprendere in modo più semplice e diretto. E’ accaduto nei due anni passati, ed è stato così anche per questo: la nostra professoressa di arte Anna Maria Mastrangelo, ci ha di nuovo stupiti tutti, credo che non la smetterà mai di deliziarci con i suoi capolavori artistici.. Il disegno riproduce un tipico paesaggio di montagna. Protagonista indiscusso della scena è un fiume, stretto e lungo, dalle acque fresche e azzurre, limpide e cristalline, che simboleggiano la purezza della vita. Non è forse vero che dove c’è vita c’è anche speranza? Dalla superficie delle acque, lievemente increspate, affiorano numerose pietre, sparse un po’ dappertutto, di dimensioni differenti, che rappresentano gli ostacoli della vita, le difficoltà, che grandi o piccole che siano, vanno superate con impegno e determinazione. Sulle sponde del corso d’acqua spiccano numerose piante: pini, abeti, cespugli, tutti di una tonalità che definirei “verde speranza”. Alcune si intravedono attraverso fenditure nella roccia. Il fiume diretto al mare simboleggia da una parte anche il nostro scopo nella vita: correre, correre, senza mai fermarci né voltarci, per raggiungere la vera felicità. Sullo sfondo si stagliano alcune montagne innevate, illuminate dai raggi del sole. Le montagne sono ghiacciate, un po’ come i nostri cuori, che dobbiamo cominciare a sciogliere per godere delle emozioni che la vita ci offre. La spiegazione del motto è evidente: bisogna lottare sempre e perseverare, se non vogliamo che le tenebre vincano sulla Luce, sulla bontà di Dio. Possiamo riscontrare un briciolo di speranza praticamente dovunque: in un malato che prega affinchè un giorno possa guarire; in una candela, che anche nell’oscurità cerca di espandere un po’ di luce; in un bambino affamato, che spera di vedere il suo piatto riempirsi di cibo; in ognuno di noi, che aspira ad un futuro migliore. Certo, può capitare di cadere, ma l’importante è sapersi sempre rialzare. Si dice che la speranza sia l’ultima a morire: guai il giorno in cui si perde la speranza! sarebbe la fine. Per concludere in bellezza, voglio riportare le parole di Papa Francesco, che ha parlato della speranza alla vigilia della “giornata mondiale dei giovani” a Rio. Così ha detto: “Giovani, non vi scoraggiate, il Diavolo è sempre in agguato. Il segreto di una vita felice... è non farsi rubare la speranza”.

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L’importanza del silenzio nella vita
Composizione di Francesco Benacquista
Il silenzio, la lingua comune ed eterna dell’universo, è la più adatta a comunicare i sentimenti più profondi che si esprimono attraverso di esso. Posso affermare che l’incontro con il silenzio mi ha cambiato la vita e ha trasformato profondamente il mio modo di comunicare. E’ nel silenzio che ho imparato ad ascoltare, a comprendere, a leggere oltre le parole. Dopo gli anno della comunicazione verbale e quelli della comunicazione non verbale, oggi di silenzio ne ho bisogno, è il mio compagno, è il piacere di stare con me stesso, il luogo dove il mio spirito trova ristoro, dove recupero le energie, è un amico fidato al quale faccio ricorso ogni volta che una svolta, una scelta, una prova o una nuova sfida attraversano la mia vita, sicuro che nel raccoglimento e nel silenzio troverò le risposte, la giusta via, l’armonia, le parole per comunicare ciò che sento e penso. Il silenzio è diventato uno strumento fondamentale anche nel mio lavoro: sto scrivendo in compagnia del silenzio. Molti credono che comunicare sia parlare bene, ma comunicare è essenzialmente sapere ascoltare, è l’ascolto che permette di costruire relazioni di qualità. Senza il silenzio non può esserci vera comunicazione: il silenzio è sempre presente anche... tra le parole. Il silenzio è l’ascolto della propria anima, è la condizione per ogni tipo di comunicazione. La disponibilità all’ascolto degli altri nasce proprio dalla capacità di ascoltare se stessi, i propri bisogni, e ci da l’opportunità di crescere. Saper ascoltare significa comprendere le esigenze di chi ci sta di fronte, rispettando i sentimenti e le opinioni altrui e considerando la realtà individuale di ciascuno. Possiamo imparare ad utilizzare il silenzio come strumento di benessere. E’ solo nell’assenza di tensione, con un po’ di quiete, che comunicare è un movimento semplice come il respiro, che si articola in una fase di espansione, la parola, e in una di assorbimento, l’ascolto. Nell’essenzialità la comunicazione ritrova la propria magia ed esprime il nostro essere e là parola, senza sforzo, viene fuori con le giuste pause, la giusta intonazione, come il fiore della consapevolezza. In un mondo di rumore e caos parlare del silenzio può sembrare anacronistico. Per la maggior parte delle persone il piacere e la vita risiedono nelle attività frenetiche e il rumore costituisce un modo di fuggire da se stessi, specialmente da quelle realtà che sono traumatiche e frustranti, o anche dal confronto con il proprio essere. Eppure, in mezzo a questa realtà, il silenzio può costituire un prezioso cammino, nel senso che offre la possibilità di comprendere meglio gli avvenimenti che ci circondano e che toccano la nostra vita. Il silenzio spesso spaventa proprio perché viene equiparato ad una pausa investigativa della coscienza. Una coscienza che nell’attuale epoca post-moderna, non riesce più a dare senso alla propria esistenza e preferisce conformarsi alle mode del momento, rinunciando alla propria elusività per diventare anonima in una massa indifferenziata di uomini. Gli esseri umani cercano in ogni modo di non rendere, di non sentire, attraverso il distrarsi da se stessi, per non guardarsi dentro e scoprirsi tanto vuoti e infelici. Il silenzio è essenzialmente un’espressione di uno stato interiore. Ma
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Francesco Benacquista Scuola Secondaria 1° Grado - 3^ Media A Roma
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pensare che il silenzio si risolva nel semplice silenzio delle labbra, è un banalizzare il reale spessore spirituale, è un coglierne solo l’aspetto esteriore. Il vero silenzio deve essere all’interno di noi, deve penetrare nel profondo. Ma a cosa serve il silenzio? Il silenzio è necessario per ritrovare e ascoltare se stessi. Il vero saggio si esprime in poche parole, e nello stesso tempo la sua parola è silenzio, ciò che egli dice viene dal cuore e non soltanto dalla punta della lingua. Le sue parole scaturiscono da una profonda meditazione, un po’ come per la preghiera. Ognuno di noi ha bisogno del silenzio per equilibrare la mente. Il silenzio non ha mai fatto male a nessuno, è la tregua necessaria dal tumulto dei pensieri che a volte ci travolge come un mare in tempesta, che ci fa sentire ansiosi e incapaci di calmarci. Solo lo stato del silenzio e quindi il suo valore, ci permettono di visitare pensieri ed emozioni con una diversa predisposizione, riportando la mente ad uno stato di quiete. Il silenzio serve anche come relazione: oltre a favorire la riconciliazione con se stessi, è utile nei rapporti con gli altri. Anche un discorso, non sarebbe tale senza le pause di silenzio, ma solo un monologo di frastuono. Il silenzio è il momento di incontro tra due persone, per questo non deve essere inteso come strumento dietro cui barricarsi e nascondersi, ma dovrebbe assicurare ali’ “altro” la possibilità dell’ascolto. A volte purtroppo il silenzio separa e divide, e la distanza da esso causata può difficilmente essere ricolmata: è l’unico esempio di silenzio distruttivo anziché costruttivo. Il silenzio è un prezioso strumento che l’uomo può utilizzare, per attribuire un giusto ed autentico valore alle parole a volte logore e superficiali, è la possibilità di avere qualcosa da esprimere e scegliere di non farlo. Il silenzio è utile per recuperare le nostre energie. Le parole consumano un certo quantitativo di energia; il respiro, che dovrebbe portare nuova vitalità al corpo, viene ostacolato nel suo ritmo normale, se si parla costantemente. Da sempre l’uomo ha ricercato il valore del silenzio; nelle tradizioni di tutto il mondo, veniva insegnato alla gente, durante i festeggiamenti, di tacere, per un po’ di tempo. I veggenti, i saggi e i profeti hanno udito la voce che viene dall’interno, diventando silenziosi. Non deve sorprenderci che alcune persone hanno cercato i silenzi delle foreste o delle montagne, preferendo le regioni impervie alla vita mondana: hanno cercato qualcosa di prezioso. Ma l’arte del silenzio si può imparare dovunque: per quanto impegnati, in ogni attimo della nostra vita possiamo mantenere il silenzio. Questo è qualcosa che, consciamente o inconsciamente, cerchiamo in ogni momento della nostra esistenza. Non vi dobbiamo fuggire: una volta raggiunto ci darà la possibilità di entrare in contatto con le nostre emozioni più profonde. Il rumore invece è come l’acqua agitata della sorgente che ci impedisce di vedere la nostra immagine riflessa. Vorrei concludere con le parole di Charlie Chaplin: “II silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca”.

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Il Miracolo di San Francesco
La recita di Natale dei ragazzi della Quinta A dell’Istituto San Paolo di Roma
Una cosa è raccontare la storia del poverello di Assisi, le gesta, la conversione, il donarsi ai bisognosi e ai sofferenti. Un’altra è portare in scena tutta la sua vicenda e farla recitare ai bambini e alla bambine di una quinta elementare in occasione del Natale. E per di più al tempo di un Papa che per la prima volta ha scelto di chiamarsi proprio Francesco e di ispirarsi alla vocazione di Giovanni di Pietro Bernardone. Ma, si sa, dove c’è Francesco c’è santità, devozione, costanza e c’è soprattutto miracolo. Ed è proprio un miracolo quello accaduto nel teatro dell’Istituto San Paolo in occasione della performance di fine anno, arrangiata e musicata dalla maestra Anna Maria Tennenini. Una scenografia essenziale ha descritto i luoghi della memoria del Patrono d’Italia in un’atmosfera mistica, ma pur sempre ritmata e animata da suoni e canti che hanno rievocato i passi più importanti della santità di Francesco. I costumi hanno immediatamente proiettato lo spettatore all’inizio del Duecento e il saio del protagonista e dei suoi adepti hanno fatto capire che si stava facendo sul serio. Parole e musica, preghiera e quotidianità: uno spaccato di vecchia Italia dove la povertà e la miseria, prima di allora opportunamente evitate e condannate, diventano come d’incanto quinto vangelo per un ex ricco che decide di spogliarsi e farsi

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Davide Dionisi (Papà di Tommaso)

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misero tra i miseri. Una ricetta vincente che ha lasciato posto alla commozione e ha rinverdito ricordi sbiaditi di una storia (autentica!) raccontataci quando indossavamo pantaloni corti da un catechista, da un sacerdote o dalla tv. Scontato il giudizio dei genitori e dei parenti accorsi numerosi allo spettacolo, per non perdere neanche una battuta dei francescani in erba. “Parlano addirittura il latino!?” ha commentato qualcuno, colpito da tanta cultura assorbita in così poco tempo. Ma poco importa se nel futuro a venire il Cantico delle Creature sarebbe divenuto uno dei più importanti documenti scritti in volgare e che avrebbe fatto da apripista all’idioma italico. L’importante era comprendere il senso di un Natale diverso, dell’ultimo Natale trascorso nella scuola elementare, di un Natale più composto e meno esagerato. Insomma di un Natale all’insegna di Francesco e del messaggio che ci ha lasciato. “E tutto questo è belo, no?” Avrebbe sicuramente esclamato il suo primo successore (in termine di nome, si intende) alzandosi al termine dello spettacolo con la sua tonaca bianca un po’ logora, recandosi con il suo tipico passo flemmatico dietro le quinte ad abbracciare regista e protagonisti. Lo stesso gesto che, ne siamo certi, avrebbe fatto lui, il vero protagonista, intonando ad alta voce “Laudato si’, mi’ Signore… “ et cetera, et cetera.

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Torre Gaia – Roma Istituto “San Paolo” Dicembre 2013

IL MERCATINO DELLA “SOLIDARIETà”
Come ogni anno, in occasione del S. Natale, alcune mamme dei nostri alunni si sono prodigate nell’allestire un mercatino al fine di raccogliere fondi da inviare ai bambini che vivono sotto le cure amorevoli delle nostre eroiche suore missionarie. Con un largo anticipo sul calendario, le signore Carmela, Sandra e Antonella si sono messe in moto, bussando alla porta di alcuni commercianti della zona che, con grande generosità e gentilezza, hanno donato tutto ciò che potevano, nonostante il grave periodo di crisi in cui stiamo vivendo. Con frenesia ed entusiasmo, si è riusciti ad allestire nell’antisalone dell’Istituto un piacevole mercatino, che ha allietato soprattutto i nostri alunni. E’ iniziato così un via vai di acquisti: per la mamma, per il papà per i nonni …. Ognuno, come per magia, è riuscito a trovare tra i diversi oggetti esposti, il regalo giusto per la persona cara poiché, in questo periodo dell’anno, aleggia nell’aria una particolare atmosfera di generosità ed amore. Tutti sono felici: i commercianti nel donare, le mamme e le suore nell’allestire nel modo migliore gli oggetti ricevuti, i bambini e le loro mamme, compreso tutto il personale dell’Istituto, nell’acquistare regali per i loro cari. Ma i più felici di tutti saranno quei bambini che, anche quest’anno, per Natale, avranno, oltre a un bel pasto abbondante, anche tanti dolci di alta qualità, che la signora Dorita, come al solito, invierà da Trani. Grazie a questa gara di solidarietà, con quanto raccolto durante questi anni, si sono potuti inviare aiuti in molte parti disagiate del mondo. In Congo, si sono comprati alimenti, vaccini e ogni tipo di generi necessari a soddisfare le esigenze
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la maestra Anna Maria Tennenini “San Paolo” Roma
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di più di 300 persone, tra bambini ed anziani, che le nostre suore assistono sistematicamente. Inoltre, si è contribuito a terminare una scuola, che offre un’assistenza scolastica addirittura fino al Liceo. In Ruanda, si sono inviati regolarmente alimenti e generi di prima necessità (compreso i medicinali) per 150 bambini orfani, che sono stati affidati alle amorevoli cure delle nostre suore. Anche nelle Filippine, tanto si è potuto fare per portare sollievo alle popolazioni colpite dalla furia dello tsunami. Tutto ciò è stato possibile grazie all’infinita generosità dei responsabili delle ditte che ci hanno aiutato tutti gli anni, dedicandoci tempo e oggetti di vario tipo: il sig. LIONELLO della Ditta EUROMONDO; il sig. MARCELLO della Ditta ALMA; il sig. ERMES della Ditta VENDOLA; il sig. MAX della Ditta BIRBA; il sig. STEFANO e la sig.ra DANIELA della Ditta IGLAMOUR; e la Sig.ra DORITA MASSARO della CASA DEL CAFFE’ di Trani (Bari). Ognuno sembra abbia fatto propria la frase di madre Teresa di Calcutta: “Fate che, chiunque venga a voi, se ne vada sentendosi meglio e più felice”. A tutti loro va un “GRAZIE” grande, come grande sarà il sorriso che faranno tutti i bambini che, anche quest’anno, potranno festeggiare il Natale in un modo diverso. Tutti si sentiranno amati e legati nell’amicizia e nelle preghiera in questa “catena dell’amore” che, grazie alle Suore Angeliche di San Paolo e a coloro che seguono il carisma di Sant’Antonio Maria Zaccaria, ci collega da un confine all’altro della terra.

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Preghiamo per i nostri morti
Murhesa (Congo): Lwali papà di M. Ivette Lwali asp. Roma: P. Giovanni Zoia Barnabita Prizren (Kosovo): Pjeter Oroshi (affiliato alla nostra Congregazione) Napoli: P. Antonio Miedico (collegio "Densa")
Mentre la rivista va in stampa, riceviamo la notizia che il carissimo Padre Giuseppe Cagni Barnabita ci ha lasciato ed è ritornato alla Casa del Padre. In unione di preghiere, le consorelle Angeliche porgono le più sentite condoglianze ai Rev.di Padri Barnabiti per la perdita di così valido Confratello, splendido esempio di figlio di Antonio M. Zaccaria. Se ne parlerà in modo più esteso nel prossimo numero del Sicut Angeli. (a.m.a.)

"Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio"
(dalla Lettera di san Paolo Apostolo ai Romani 8. 18,20)

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Amici del Sicut Angeli e delle Missioni
Guardamiglio (Lodi): Magnago (Milano): Milano: Napoli: Roma: Sant’Angelo Lodigiano: San Giuliano Milanese: Trani (Bari) Vizzolo Predabisssi (MI): Wiesbaden- Biebrich (Germania) Giovanna Perotti - Maria Modomutti Mina Guerrini Rocco Benedetta Guzzi Triulzi Liliana Laganà Anna Maria Guaschino Tarcisio Cerri Graziella Bellomi - Piergiorgio Morelli Esterina Castoldi - Gabriella Sala Nicola Covelli Rosalba Busso Gilbert J. Schoenen

IL NOSTRO “GRAZIE”
Ringraziamo i carissimi lettori che vorranno far pervenire la loro offerta a sostegno della nostra rivista. È, fra l’altro, un segno di buon gradimento, mostra anche il desiderio di conoscere da vicino l’impegno della nostra Congregazione che, senza azioni eclatanti, si pone in semplicità al servizio della Chiesa nelle più svariate mansioni. La nostra preghiera, densa di gratitudine e fatta di amicizia, raggiunga ciascuno di voi e vi ricolmi di ogni consolazione divina.

AMICI DELLE MISSIONI:
Le Angeliche Missionarie, dai luoghi di missione, porgono vivissimi ringraziamenti per gli aiuti generosi che, in diverse forme, ricevono dai carissimi benefattori (famiglie, Istituti, alunni delle varie Scuole, Oratori, gruppi missionari e simpatizzanti).
L’abbonamento e le offerte per le varie iniziative missionarie e vocazionali possono essere inviate tramite il cc. postale n° 31216005

Direzione e Amministrazione: Via Casilina , 1606 - Torre Gaia - 00133 Roma - Tel. 06.20.50.221 Direttore Responsabile: L. Alghisi Proprietà letteraria riservata con approvazione ecclesiastica e dei Superiori Scritto al N. 3096 del Registro della Stampa - Addì 30 Gennaio 1953 CINELLI Stampa - Via Casilina, 1747 - Borghesiana (Roma) - Tel. 06.20.71.120

“Vorrei vedere tutti i bimbi felici”

Vorrei vedere tutti i bimbi felici, ovunque nel mondo; vorrei vedere i loro occhi sorridere; vorrei vederli giocare e saltare pieni di gioia, vorrei vederli sognare e realizzare i loro sogni. Vorrei vederli inseguire un aquilone, vorrei sentire il canto festoso delle loro risate. Non vorrei vedere i loro volti tristi e spenti, né le loro braccia stanche. Vorrei vederli bambini, bambini soltanto.
(Alessia S. Lorenzi da “Come il Canto del Mare”) Ottobre 2013