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trano gli astanti e mozzano sulle loro labbra la parola: un uomo che entra solo e inerme nel consiglio

di guerra dei nmici ad arringarli, se non un matto, un ero e. Il generale francese, scosso lo stupore, trov alla fine queste parole: - Ammiro il vostro ardire e lo perdono alla vostra et e al vostro amor di patria; ma voi siete troppo giovane e troppo bollente per giudicare dei gravi avvenimen ti che ci portano a Roma. cortesemente lo invit a ritirarsi. (Nuova Antologia, 1874). 1499. Il 3 giugno 1849, vi fu un momento che il Bixio, combattendo nella difesa di Roma contro i Francesi, parve uscito di senno. Galopp contro i Francesi, fece portavoce delle mani frementi come fosse sul mare a imprecar la tempesta, e grid alla Francia di quelle ingiurie plebee che non si possono riferire. Due cavalli morirono sotto di lui e finalmente cadde anch'egli ferito di colpo quasi mortale . Fu portato all'ospedale insieme col suo amico Goffredo Mameli. (CASTELLINI, Er oi garibaldini). 1500. Nella difesa di Roma rest ferito gravemente. Perci egli non pot seguire i gar ibaldini e dovette restare in Roma all'arrivo dei Francesi. Questi, quando fu gu arito,, lo trasportarono su una loro nave a Genova; ma qui le -autorit ne vietaro no lo sbarco. Allora Bixio si mise a passeggiare sul ponte con un passeggero (ch e era Emilio Broglio): adocchi una corda, e sempre discorrendo col suo compagno, cominci a farci dei nodi, come per ingannare il tempo, e attacc la corda al parape tto di poppa. Poi continu .a passeggiare, e appena il suo compagno volse la testa altrove, egli raggiunta la corda, con quella si cal di sotto, dove aveva visto f ermo un canotto. Quando il Broglio si volt per continuare la conversazione, Bixio era sparito. (Nuova Antologia, 1874). 1501. A Marsiglia, un Francese che aveva osato dir male dell'Italia si ebbe da N ino Bixio una tale guardacaccia, che, spaventato, fugg prima che Bixio potesse pr onunciare una sola parola. A Rio de Janeiro, dove esul dopo la difesa di Roma, av endo letto in un giornale parole di sprezzo contro le donne liguri, si fece indi care l'autore dello scritto, e poi lo fece schiaffeggiare da una donna romana, d icendo allo schiaffeggiato: - Sono stato io che vi ho fatto punire per maggior vergogna da una donna; ma, se volete levarvi dal viso l'onta di quello schiaffo, sono qua per servirvi. Il vi gliacco prefer tenersela. (CASTELLINI, Eroi garibaldini). 1502. Nella disciplina era rigido e talvolta violento. E ci, tra volontari indisc iplinati, era un pericolo continuo. Una volta, volendo obbligare i suoi volontar i a una marcia forzata, dieci di questi si ribellarono e gli misero dieci spade a poche dita dal petto. Egli non si turb e disse: - Mi ammazzerete domani; oggi camminate, perch dobbiamo andare insieme ad ammazza re i nemici. I ribelli furono disarmati da quella pacatezza. (Nuova Antologia, 1874). O 1503. Il 10 maggio 1860, a bordo della nave Lombardo, di cui Garibaldi aveva a ffidato il comando a Bixio, un giovane garibaldino os commettere un atto d'indisc iplina. Bixio scatt e, dopo aver coperto d'improperi l'audace, url: - Io sono giovane, ma sono qui e comando io. Qui io sono tutto, lo zar, il sulta no, il papa: sono Nino Bixio. Dovete obbedirmi tutti. Guai a chi osasse un'alzat a di spalle! Giunti in Sicilia, m'impiccherete, ma fin che non siamo l, sar io che vi ammazzer come cani, se non mi rispettate! (CASTELLINI, Eroi garibaldini). . 1504. Nino Bixio era irruente e talvolta addirittura feroce nel parlare,, non mi surando i termini con nessuno. A Calatafimi il capitano garibaldino Elia aveva ricevuto una pallottola in bocca . Siccome Elia era molto amico di Bixio, un garibaldino credette bene di avverti rne subito Bixio. - Generale, - gli disse - Elia ha ricevuto una pallottola in bocca. E Bixio: - La sputi fuori! (L'Adriatico, 2 novembre 1931). 1505. A Fiera Vecchia una palla di rimbalzo lo colp al petto. Un soldato os dirgli che era ferito: Bixio se lo voleva mangiar vivo! Poi si sbotton la tunica, trov l a palla, se l'estrasse dalle carni e continu a combattere. Preso dal dubbio che l a vittoria gli sfuggisse, raccolse venti uomini tra i pi audaci e si slanci avanti gridando:

- Al Palazzo Reale! Tanto tra due ore saremo tutti morti! Dovette frenarlo Garibaldi. (CASTELLINI, Eroi garibaldini). 1506. Durante la campagna dei Mille, il garibaldino Agnetta, che non lo conoscev a, non voleva seguirlo. Bixio lo prese a schiaffi. due dovevano battersi, se non che Garibaldi s'intromise e ottenne che il duello fosse rinviato a dopo la camp agna. E cos avvenne. I due si batterono in Svizzera, il 17 novembre 1861. L'Agnet ta storpi una mano al Bixio, che volle tuttavia riconciliarsi con lui. .- Sono stato punito - gli disse - nella mano che ha errato! Tenne poi sempre l' Agnetta tra i suoi amici pi cari. - Appartiene - diceva - alla trib dei violenti buoni, a cui io stesso appartengo. (CASTELLINI, Eroi garibaldini). O 1507. L'esercito italiano era ormai battuto a Custoza, e lentamente si ritirav a. Solo Nino Bixio, che durante la battaglia aveva compiuto prodezze incredibili , continuava a combattere. Un ufficiale degli ulani, ammirato di quell'eroica qu anto inutile resistenza, mand a dire al coraggioso generale che ormai si arrendes se. Nino Bixio s'indign e rispose: - Vi do tre minuti di tempo per tornare dal vostro comandante e mettervi al ripa ro dai nostri cannoni. Direte poi a chi vi ha mandato che qui comanda Nino Bixio e non altri! Tre minuti dopo infatti, i cannoni riprendevano l'offensiva e costringevano gli ulani a ritirarsi. (Rivista di Roma, febbraio 1910). o O 1508. Bixio chiamava stupida la battaglia di Custoza. Se egli fosse stato. pi a scoltato, o se tutti si fossero comportati come si era comportato lui, l'esito s arebbe stato infatti molto differente. Quella sconfitta e la sconfitta successiv a di Lissa lo avevano molto amareggiato. - Ormai - diceva - tutto e tutti mi fanno piet e schifo insieme, a cominciare da me stesso. Sento il bisogno di lasciare l'esercito e di ritirarmi a vita privata , con la mia famiglia. E ad altri, che cercavano dissuaderlo, disse: - No, no! Credete a me, l'onore della nostra nazione ha fatto naufragio per colp a di uomini incapaci. La nazione ha fatto il suo dovere, ma il governo no. E poco dopo infatti si ritir, per ritornare alla navigazione e ai traffici come n ella sua prima giovent. Sella a questo proposito gli scriveva: Ti si paragoner a qu ei grandi uomini d'America che, dopo aver vinto guerre gigantesche, finirono per dirigere una fabbrica. (ABBA, La vita di Nino Bixio). 1509. Quando le truppe straniere dell'esercito papalino sgombrarono Roma, sfilar ono (avendo avuto gli onori militari) dinanzi agli ufficiali italiani. Ma uno di questi uesti corpi di soldatesche sfil sguaiatamente, col sigaro in bocca, col c appotto sbottonato, avvinazzati, gettando frizzi e villanie contro l'esercito it aliano. Il generale Bixio fece notare al Kanzler, comandante in capo delle forze papaline, quel villano contegno. Il Kanzler volle provare di rispondere al Bixi o; ma fu come provocare la folgore. - Se i suoi soldati - gli rispose - volevano passare a. fronte alta davanti a no i, dovevano battersi. Perch non si sono battuti? Il generale papalino non rispose. (Nuova Antologia;- 1870). 1510. Nell'ottobre 1871 in via Farini a Bologna, durante l'ora della passeggiata , il generale Nino Bixio, comandante la Divisione Militare, tornava da una passe ggiata a cavallo. Il suo cane prediletto lo precedeva a poca distanza, formidabi le, minaccioso... e senza museruola. Passa il carrettone dei cani, e due vigili tentano di fare apprezzare al cane e al generale la saviezza dei regolamenti mun icipali, accalappiando la .bestia. Bixio vede e poich, in quel momento in una del le sue ore tempestose, con voce tonante, ordina alle guardie di lasciar libero i l cane. Le guardie, che avevano riconosciuto il generale, si affrettarono, impau rite e confuse, a riconsegnargli il cane. Appena Camillo Casarini, nobile figura bolognese, allora sindaco della citt, riseppe l'accaduto, se ne adont, e l'atto d el Bixio gli parve tanto pi intollerabile quanto era pi alto il grado di colui che l'aveva commesso. Ma delle due strane proposte ch'egli fece a Bixio: o un proce sso in pretura per violazione di regolamenti municipali (con relativo intervento del Senato per l'autorizzazione) o un duello, non se ne fece nulla. Soltanto la

faccenda fin... con la punizione delle due guardie municipali. (CENACCHI, Vecchi a Bologna). BIZET Giorgio Alessandro nato a Parigi il 25 ottobre 1838 - morto il 3 giugno 1875; grande musicista fran cese, autore di parecchie opere, tra cui la celebre Carmen. 1511. Nel suo soggiorno a Roma, Bizet ascolt molta musica italiana, e ai suoi int imi confidava: La mia natura sensuale si lascia vincere da questa musica facile, pigra, amorosa , lasciva, appassionata. Io amo la musica italiana, come si pu amare una cortigia na: me ne vergogno quasi, ve lo confesso a bassa voce; ma vi assicuro che mi d un infinito piacere. (LANDORMY, Bizet). * 1512. Mentre Giorgio Bizet era a Roma, ospite di Villa Medici, come premiato d all'Accademia di Francia, entr un giorno dal primo fabbricante d'organi di questa citt e gli domand di poter vedere qualche organo di sua fabbricazione. , Gran mar aviglia del fabbricante. Il quale alla fine risponde: - Signore, io non ho organi e neanche il materiale per farne. Tuttavia, se propr io voi ne volete uno, dovete lasciarmene commissione, pagandomelo anticipato, e io andr coi vostri denari a comprare il materiale che occorre. E spieg che da dieci anni che aveva ereditato dal padre il commercio degli organi , non ne aveva ancora dovuto fabbricare nessuno. Per vivere, il povero uomo sona va d'inverno il flauto al teatro Argentina e vendeva tabacco. D'estate dava a no lo le carrozze. (LANDORMY, Bizet). 1513. Prima di lasciar Roma, Bizet voleva andar a Napoli per fare visita al cele bre Mercadante, per il quale Carafa, professore del Conservatorio di Parigi, gli aveva dato una lettera di raccomandazione. Tuttavia, prima di portare questa le ttera, Bizet ebbe curiosit di leggerla e l'apr. Vi trov scritto: Il giovane che ti d ar questa mia lettera ha fatto buoni studi; ma, a mio umile avviso, non sar mai un compositore che valga, perch non ha un soldo d'entusiasmo. Naturalmente Bizet si guard bene dal presentare questa strana commendatizia. (LAN DORMY, Bizet). 1514. Il grande pianista Liszt, nel 1861, aveva eseguito privatamente, in casa d i Halvy, una delle sue ultime composizioni irta di virtuosismi e di difficolt. Qua ndo ebbe finito di sonare, ai molti che gli si erano affollati attorno per compl imentarsi con lui, disse: - Infatti questo pezzo cos difficile che io conosco due soli pianisti capaci di e seguirlo: Hans Blow ed io. Tra i presenti era il giovane Bizet, che senza dir nulla, si mise al piano ed es egu l per l a memoria il pezzo terribile. Allora Liszt esclam: - Mio giovane amico, avevo creduto davvero che fossimo soltanto in due a poter s onare questa musica; ora mi accorgo che siamo in tre, e forse forse voi siete qu ello che lo suona in maniera pi audace e brillante. (LANDORMY, Bizet). 1515: Nella conversazione era brioso e qualche volta simpaticamente paradossale. Aveva una estesa cultura anche letteraria e filosofica. - un errore credere - diceva - che il musicista possa esser impunemente ignorant e. Una volta sostenne con alcuni amici che la civilt e il progresso avrebbero forse migliorato i costumi, ma certamente ucciso l'arte, la quale, per fiorire, ha bis ogno delle superstizioni. - Il fantastico, l'inferno e il paradiso, i fantasmi, le Peri, le Fate, ecco il vero dominio dell'arte. Provatemi che sia possibile un'arte della ragione e dell 'esattezza! Come musicista, io vi dichiaro che, se voi sopprimete l'adulterio, i l fanatismo, il delitto, l'errore, il soprannaturale, non ci sar pi modo di scrive re una sola nota! (LANDROMY, Bizet). 1516. Durante la guerra del 1870, Bizet, ricordando il tempo che aveva passato i n Italia, a Villa Medici, sent per il nostro paese una gran nostalgia e ad un ami co scrisse questa deliziosa pagina: Ho sognato questa notte che eravamo tutti a Napoli, installati in una villa deliz iosa. Col vivevamo sotto un governo puramente artistico. Il Senato era composto d a Beethoven, Michelangelo, Shakespeare, Giorgione e tutti quanti. La guardia naz ionale era rimpiazzata da un'immensa orchestra, di cui Listolff era il generale

in capo. Il suffragio universale era chiuso agli idioti, agli scrocconi, agli in triganti, agli ignoranti: e non occorre dirti che cotesto era il suffragio pi ris tretto che sia dato immaginare. Mia moglie Genoveffa si mostrava, in verit, tropp o amabile con Goethe, e ci m'infastidiva; ma, non ostante questo inconveniente, i l risveglio mi sembrato crudelmente amaro. (Nuova Antologia, 1888). 1517. La Carmen and in scena il 3 marzo 1875, e lasci il pubblico molto indifferen te. La prima rappresentazione fu un fiasco; le successive anda- rono un po' migl iorando, come curiosit di pubblico, s che si arriv alla cinquantesima rappresentazi one. Ma, dopo, fu tolta dal repertorio e per molti anni non si rappresent pi, fin che cio non ebbe fatto il giro trionfale fuori di Francia e fu, per cos dire, impo sta a Parigi dal rimanente d'Europa. Del resto lo stesso impresario che l'aveva messa in scena all'Opera Comique non ne era affatto persuaso; e diceva: - - una musica cocincinese; non ci si capisce niente! Come pu piacere al pubblico ? (LANDORMY, Bizet). 1518. Si molto discusso sulle cause della morte di Bizet, e c' chi sostiene che e ssa fu una conseguenza del gran dolore e del grande scoraggiamento provato dal m usicista per l'insuccesso della sua Carmen. La sera, dopo la rappresentazione di sgraziata, Bizet and peregrinando tutta la notte per Parigi, solo, esalando in so spiri e in lamenti la sua gran delusione. A un certo momento, l'infelice maestro incontr alcuni giovani, tra i quali era Vincenzo d'Indy, allora, si capisce, anc ora sconosciuto. Costoro si felicitarono vivamente con lui delle tante bellezze dell'opera. Ma Bizet, poco persuaso, crollando il capo con mestizia, rispose dol cemente: - Voi siete i primi a dirmelo, e temo molto che sarete gli ultimi. (LANDORMY, Bi zet). 1519. Quello che certo che la fibra di Bizet fu logorata assai dal lavoro eccess ivo a cui si sottoponeva per mantenere se e la famiglia, sia pur modestamente. L avorava quindici e pi ore al giorno a dar lezioni, a scrivere romanze anonime per editori di musica che gliele compensavano male, e per orchestrare le opere altr ui, sempre per incarico di editori. Nella sua corrispondenza si leggono, non sen za piet, righe come queste: Sono abbrutito dal lavoro! Che lavoro bestiale! Credo di aver -fatto nella mia vi ta soltanto cose mediocri per difetto di tempo. Ma come fare? Bisogna vivere, e mi occorre del denaro, sempre del denaro! Al diavolo ogni cosa! (LANDORMY, Bizet). 1520. Quando Federico Nietzsche conobbe la Carmen salut in Bizet il liberatore ch e lo emancipava definitivamente dal wagnerismo. - Bravo! - esclam. - Bisogna mediterranizzare la musica. A sentire il capolavoro di Bizet, si diventa capolavori noi stessi. Non si sono mai intesi sulla scena a ccenti pi tragici e dolorosi! e come sono ottenuti? Senza smorfie, senza falsimon etari! Invidio Bizet per aver avuto il coraggio di questa sensibilit, che finora non aveva trovato espressione nella musica dell'Europa civilizzata. (LANDORMY, B izet) BLANC Alfonso famoso ex cameriere, che fond a Montecarlo la celebre bisca, divenne ricco a mili oni e s'imparent persino coi Bonaparte. 1521. Il fondatore della bisca di Montecarlo si chiamava Blanc. Si dice che agli amici confidasse: - Esca il nero o il rosso, sempre Blanc che vince. (LEON VALLE, La Sarabande). 1522. Quando un giuocatone vinceva molto, a Montecarlo, gli impiegati andavano m ortificati da Blanc ad avvertirlo della sua perdita. - Non importa - diceva Blanc; - purch il vincitore sia seduto ancora al tavolo ve rde. (LEON VALLE, La Sarabande). 1523. Egli diceva che le sue figlie non dovevano sposare un giocatore. - Come? - rispondevano gli amici. - Non devono giocare affatto? - Se giocano a t renta e quaranta, passi; ma alla roulette, no, mai! La ragione di questa distinz ione restata sempre un mistero. (Nineteenth Century, settembre 1928). 1524. S'era formata a Montecarlo una - societ per far saltare . il banco. Un tale

, che fungeva da segretario di tale associazione, aveva trovato un sistema sicur o per vincere. Quale fosse questo sistema non sappiamo; ma certo, per la prima s ettimana, le vincite si aggiravano sulla media di mille sterline il giorno. Fatto cos un gruzzoletto, i soci acquistarono una cassaforte e vi racchiusero qua rantacinquemila sterline, tutto il loro patrimonio: i soci erano tutti presenti. La cassaforte aveva tre chiavi, che furono divise tra i tre soci pi autorevoli e d onesti. Uno di essi poi rest tutta la notte a guardia della cassaforte con la r ivoltella spianata. La mattina dopo, i tre possessori della chiave si trovarono per aprirla; ma quale non fu la loro maraviglia quando, apertala, la trovarono v uota. Si seppe pi tardi che il segretario era fuggito. Egli aveva potuto, con mol ta abilit, portar via i denari sotto gli occhi dei soci, prima che la cassaforte fosse chiusa. Ma il bello che aveva poi giuocato e perduto tutta la somma alla r oulette. - Cos - diceva Blanc - io ci ho guadagnato anche la cassaforte. (Nineteenth Centu ry, settembre 1928). 1525. Blanc raccontava che una sola donna gli aveva messo paura. Era costei una novizia al giuoco; e un suo amico le aveva insegnato un sistema per vincere a tr enta e quaranta. La donna era talmente ingenua e inesperta, che si ferm davanti a un tavolo della roulette, credendo di trovarsi davanti a un tav olo di trenta e quaranta. Ricordando poco il sistema spiegato dal suo amico, cre dette che trenta e quaranta fossero i numeri su cui dovesse giocare e pertanto p unt su gli ultimi sei numeri della roulette. Manco a farlo apposta, la signora gi oc per ore consecutive senza perdere mai un colpo, e cos spogli il banco per somme ingenti, che impressionarono vivamente il Blanc, specie quando seppe che la mist eriosa signora il giorno dopo era partita. (Ninetenth Century, settembre 1928). o 1526. Il Blanc, antico cameriere, quando cominci ad arricchire con la bisca di Montecarlo, mise su superbia. Aveva due figlie, per le quali aveva grandi ambizi oni. La gente che lo sapeva chiamava la maggiore, Luisa, Sua Altezza la principe ssa della Roulette. Aveva chiesto la sua mano un visconte francese, ma al padre parve non abbastanza altolocato, non abbastanza nobile. Il nobiluomo rimase stup efatto che Blanc stimasse un visconte non degno di sua figlia e and dicendo a Par igi che Blanc era impazzito. La figlia spos poi il principe Radzwill. (Nineteenth Century, settembre 1928). O 1527. L'altra figlia di Blanc, Maria, spos il principe Rolando Bonaparte. La co sa mise a rumore, in Francia, il partito repubblicano, che vedeva in questo matr imonio una specie di cospirazione bonapartista, in quanto il partito dei Bonapar te non aveva Potuto tentar nulla contro la Repubblica solamente per mancanza di fondi, mentre ora le rendite del Casino avrebbero potuto provvedere. Anzi una co mmissione di buoni repubblicani and dal Presidente della Repubblica, che era allo ra Grvy, e lo preg che facesse togliere la concessione del banco di Montecarlo al Blanc, altrimenti la Repubblica sarebbe stata rovinata. Il Grvy rispose: - Le sorti della Francia non possono dipendere dalla ruota della roulette. Il Grvy aveva capito che quel matrimonio avrebbe nociuto pi che non giovato alla c ausa dei Bonaparte; e infatti il principe Rolando venne messo in ridicolo dai gi ornali umoristici e chiamato il principe Rosso e Nero. La ex imperatrice Eugenia d iceva che il matrimonio di Rolando era stato un gesto da traditore. (Nineteenth Century, settembre 1928). O 1528. Una volta capit a Blanc di giocare contro s stesso. Ricorrendo il complean no di sua moglie e volendo farle un regalo, vide esposto in una vetrina di Monte carlo un ombrellino che gli piacque molto. Entr e chiese il prezzo. L'ombrellino costava venti marchi. A Blanc, che era piuttosto avaro, il prezzo sembr esorbitan te; ad ogni modo preg il mercante di tenergli da parte l'ombrellino, che ci avreb be ripensato e sarebbe ripassato a prenderlo. Mentre camminava verso il Casino, di cui egli era il proprietario, gli venne l'i dea che sarebbe stata una bella cosa guadagnare al giuoco i venti marchi per l'o mbrellino. Entr, si avvicin a un tavolo di trenta e quaranta e, rimanendo confuso tr a la folla, gioc... e perdette ventiquattromila lire. Fu riconosciuto, e tutti cr edevano che fosse impazzito. - Come? Il signor Blanc punta contro il suo stesso banco? Questa fu l'unica volta che Blanc giocasse in tutta la sua vita. E per molto tem

po ripet con rammarico che quello era stato l'ombrellino pi caro che egli avesse c omprato. (Chamber's Journal, agosto 1910). BLANC Luigi nato a Madrid nel 1811 - morto a Parigi nel 1882; uomo politico fran cese. 1529. Gli amici affidarono a Luigi Blanc la direzione dell'Uomo libero, che fu f orse il primo giornale socialista. Ma Luigi Blanc, troppo idealista, non sapeva concepire tanti compromessi della vita pratica, e specie di un giornale. - Ragazzi miei, - diceva ai suoi collaboratori - ricordatevi che noi siamo socia listi: noi non dovremmo pubblicare il listino di Borsa. - Ma il listino di Borsa - rispondevano - fa aumentare la tiratura. - La tiratura? - esclamava, scandalizzato, il povero Blanc. - E che c'importa de lla tiratura? I principii, i principii. I redattori ridevano, e il listino di Borsa continuava a figurare nel giornale. (Revue de Paris, 15 agosto 1895). 1530. Ma la . preoccupazione pi forte del Blanc era la pubblicit. Chiamava il segr etario di redazione e gli diceva, con le bozze del giornale in mano: - Vedo qui la pubblicit di questa banca, di questa specialit farmaceutica... Ebben e? Vi siete informato se la banca veramente solida, se la specialit veramente eff icace? - Io? - esclamava stupefatto il segretario. - Me ne sono guardato bene. La pubbl icit stata pagata, e capirete che non m'importa altro. - Come! Come! E noi dobbiamo cos raccomandare cose che non conosciamo? Via, fate togliere questi annunzi dal giornale. - Toglierli? Fossi matto! Tra le altre cose, l'impaginazione ormai chiusa e non si pu rifarla da capo. Gli annunzi restavano. Ma il povero Blanc scoteva malinconicamente la testa e si sentiva sempre pi compromesso. - Io ero nato per vivere in un'Accademia - diceva - e vivo invece in una bottega ! Ci dur poco. Un bel giorno non si fece veder pi. (Revue de Paris, 15 agosto 1895). BLANCHE Giacomo scrittore e pittore francese contemporaneo; nato a Parigi nei 1861; morto nel 19 42. 1531. Era pittore e scrittore, ma soprattutto era un uomo di spirito i cui motti ironici pungevano senza misericordia. Perci non fu mai apprezzato dai colleghi. Gli scrittori dicevano: - Ma perch si ostina a scrivere, poi che dipinge cos bene? i pittori: - Ma perch vuol dipingere, dal momento che scrive tanto bene? (VOLLARD, Souvenirs d'un marchand de tableaux). 1532. Quando venne nominato membro dell'Accademia, i suoi nuovi colleghi trasser o un sospiro di soddisfazione: - Ora che dei nostri - dissero - siamo al riparo dai suoi sarcasmi. Averlo nomin ato per noi come aver comprato un ombrello. (VOLLARD, Souvenirs d'un marchand de tableaux). BLESSINGTON (Lady Powell Gardener) m. 1789, - m. 1849; scrittrice inglese. ' 1533. Lady Blessington fu la migliore amica di Napoleone III, durante il suo es ilio a Londra. Quando essa and alla corte di Parigi, l'imperatore finse di non co noscerla. La dama ne fu indignata e, in una sera di grande ricevimento, mosse in contro a Napoleone III, che fu costretto a salutarla. - Ah, milady Blessington! - disse l'imperatore, seccato. - Restate molto a Parig i? E la dama di rimando: - E voi, sire? (AUBRY, Napoleone III). BLOY Leone nato a Prigueux 1'11 luglio 1846 - morto a Parigi il 3 novembre 1917; scrittore c attolico francese. 1534. Leone Bloy era famoso per le sue gaffes, non tutte del resto involontarie. Un giorno un pittore ricchissimo, sebbene non molto quotato come artista, l'avev a invitato a visitare il suo studio.

- Oltre ai miei quadri, vi far vedere - gli disse - una buona collezione di quadr i di vari pittori di merito. Infatti lo studio era pieno di ottime tele, dei migliori pittori contemporanei. - Belli, belli! - esclam Bloy - tutti belli questi quadri. Peccato che ci siano quei due sgorbi l che guastano tutto! Il pittore, visibilmente umiliato, rispose, con accento di sincera disperazione: - Povero me! Quei due sgorbi, come voi dite, sono tuttavia i miei unici quadri c he sono qui dentro! (Les nouvelles littraires, 10 novembre 1928). 1535. Era andato a visitare lo studio di un pittore a Montmatre: le varie tele c he gli mostr erano in verit molto ben fatte: esse rappresentavano tutte la stessa donna, ora seminuda, ora vestita, ora a piedi, ora a cavallo. - Trovo ogni cosa perfetta - disse Bloy - solo vorrei farvi un rilievo, se perme ttete. - Perbacco! Fatelo pure; anzi mi farete piacere: voi sapete che io non sono un p ittore pieno di me, e so apprezzare una critica anche severa, quando fatta con b uon animo. - Ecco, allora: perch vi servite sempre dello stesso modello, che oltre tutto un brutto modello? Non vedete che caviglie, che gambe ha questa donna? Si vede subi to che una donna volgare. In quel mentre s'apre la porta dello studio ed entra una donna, nella quale Bloy riconosce subito l'originale del modello. - Permettete che vi presenti mia moglie - disse il povero pittore, arrossendo lu i per Leone Bloy. (Les nouvelles littraires, 10 novembre 1928). 1536. Leone Bloy, che chiedeva dei prestiti (non mai restituiti) a tutti, volle un giorno chiedere un sussidio a Rothschild. Ottenne un appuntamento col famoso finanziere, e mentre si recava a casa di lui facendo dei castelli in aria, aveva fissato tra se e s a duemila franchi la somma che avrebbe dovuto avere da Rothsc hild. Se non che, non ostante tutti i suoi piagnistei, non ottenne pi di cinquece nto franchi. Tornato alla redazione del Mercure de France ai colleghi che gli do mandarono come era andata la questua, rispose: - Quel porco mi deve ancora millecinquecento franchi! (Les nouvelles littraires, 4 maggio 1929). 1537. Il terribile Leon Bloy, il mendicante ingrato (come era stato giustamente soprannominato), aveva telegrafato a un suo benefattore abituale. Mandatemi del denaro o io crepo. Il benefattore gli rispose: Crepate pure. (REGISMANSET, Contradictions). 1538. Leone Bloy, in una conversazione, disse: Nel 2000 vi sar una grande rivoluzi one a Parigi, e i rivoltosi si impadroniranno di una donna. - Una donna? - dir il capo dei rivoltosi. Risparmiamola. - Un momento - dir allora uno dei presenti; io la conosco, una scrittrice. - Una scrittrice? - riprender il capo dei rivoltosi.Ammazzatela, squartatela, imp iccatela a pezzi... essa continuer a scrivere! (REGISMANSET, Contradictions). BLUCHER (Gerardo Lebrecht di) nato a Rostock nel 1742 - morto a Kriblowitz nel 1819; feldmaresciallo prussiano , decise col suo intervento, a Waterloo, dell'esito della battaglia. 1539. Il maresciallo Blcher, dopo Waterloo, era entrato da trionfatore a Parigi e aveva messo il suo quartiere generale a Saint-Cloud. I suoi ussari fumavano spa valdamente dove l'imperatore Napoleone riceveva gi gli ambasciatori. I musicanti di un reggimento pescavano alla lenza i bei pesci dorati nella vasca che era sot to le finestre del castello. Guardando il magnifico panorama, il giardinoGSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchiv io GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm

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