You are on page 1of 6

PRIMO Che magnifico consiglio: parlare dei comandamenti! Grazie ancora una volta, Nicoletta. Mi ci metto subito.

Ma avverto tutti i lettori: nel testo autentico dei dieci comandamenti non c’è niente di quel che solitamente si crede, e scoprirli porta a cambiare idea (e se tutto va bene, anche a cambiare rapidamente vita). A cominciare dal PRIMO COMANDAMENTO, che di solito viene tradotto «Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me». Ovverosia: «io comando, io escludo, tu obbedisci e basta e non guardarti attorno, sii sordo a ogni altra cultura e religione!» Ed è quello che tante grandi religioni pretendono dai loro fedeli. In realtà, il testo originale (Esodo 20,1) è: «Io sono YHWH ’Elohyim che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla casa degli schiavi. Non avrai altro Dio davanti a me». E significa: «Io sono l’Energia di ciò che è reale (YHWH) e l’Energia del futuro (’Elohiym): questa energia ti libera SEMPRE dalle dipendenze che tanti nel mondo ti vogliono imporre. Se riesci ad accorgertene, non darai più ascolto a religioni che ti asserviscono». Insomma, è proprio il contrario di quello che gli esperti ci hanno insegnato. Importantissimo è il doppio nome di questo Dio che parla ai singoli individui (infatti dice: «tu»). Non è un «Signore», un dominatore che desidera sudditi. È semplicemente l’energia – potentissima! – di tutto ciò che c’è davvero, di tutto ciò che non è illusione, truffa, abbaglio, superstizione, credenze, ignoranze. Ed è l’energia di ciò che ciascuno può diventare, se non rimane attaccato al passato. Non può non odiare le schiavitù. Peccato che invece le religioni siano, spesso, soltanto quello che dice il loro nome: modi di religare, di tenere legati a tanti doveri (giusti o sbagliati) che fanno comodo a qualcun altro, invece di aiutarti a scoprire chi sei e chi puoi essere tu. SECONDO Il SECONDO COMANDAMENTO è, per noi, straniero. Viene insegnato come «Non nominare il nome di Dio invano», ma nel testo è anche: «Non ti farai immagine di ciò che è in cielo, né di ciò che c’è in terra» (Esodo 20,4). Qualunque occidentale si chiederebbe giustamente: ma allora la pittura, la scultura? Sono vietate? E tutte le volte che si nomina Dio fuori da un rituale, si va contro il comandamento? Si direbbe un tabù arcaico, superato, e ciò dà l’idea che anche nella Bibbia ci sia molto di arcaico, di superato, e che dunque non valga la pena di prenderla sul serio. In realtà, nel secondo comandamento c’è un’indicazione utilissima e della quale abbiamo anche già parlato. Vuol dire: «è meglio che impari a non farti un’idea precisa di nessuna cosa: a non bloccarti su uno schema, su una convinzione, pensando che sia tutto lì e non ci sia altro da scoprire. Sia in cielo sia in terra scopri continuamente elementi nuovi, in ogni cosa, se riesci a guardare le cose e non le immagini che te ne sei fatto». Così, per esempio, si sa che il pittore mediocre è quello che dipinge ciò che sa già di qualcosa, invece di dipingere ciò che sta vedendo in quel qualcosa. Vale per ogni oggetto, per ogni persona, e anche per Dio: anche ciò che chiami «Dio», se pensi di sapere cos’è (o se dai retta a chi sostiene di sapere cos’è) diventa per te un «invano», un’occasione perduta, una fissazione e, spesso, un fanatismo. Ma

QUINTO . Solo se si comincia a capirlo – invece di «onorarlo» e basta – si diventa padroni del proprio presente. con capi e obblighi che non ti piacciono. il terzo comandamento significa: «Impara che il mondo che conosci non è tutto. oppure un lavoro creativo. è solo il limite a cui ci si ferma di solito. In realtà il testo dice: «Ricordati che c’è il giorno di sabato . sia più in generale per il passato. E in questo senso. e che di domenica bisogna evitare lo stress ed è bene dare a Dio quel che è di Dio (cioè un rituale festivo) mentre negli altri sei giorni bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. il settimo giorno è il momento in cui Noè si accorge del cosiddetto Diluvio e comincia a scoprire un mondo nuovo. nel racconto della Creazione. e guarda i tuoi giorni da quel punto di vista Qadosh. perché darebbe torto a se stessa.ovviamente una religione non può spiegare così il secondo comandamento. precisamente? Perché secondo alcune religioni la famiglia è più importante dell’individuo? Sicuramente non è così per la religione da cui viene questo comandamento. altrimenti i tuoi giorni non saranno mai veramente tuoi». ma «sommo». Il che vale sia per i genitori. per i sentimenti complicati che provavano verso i genitori. e che è Qadosh». ricordati che in te c’è qualcosa che è molto più in alto. È il punto più in alto di tutti. Ed è come dire: quale che sia il tuo lavoro. considera attentamente l’influsso che hanno avuto su di te. trovate alcune critiche potentissime all’istituzione della famiglia: dai quarant’anni nel deserto (che servirono a eliminare i genitori) fino a frasi di Gesù come «Se uno viene da me e non odia suo padre e sua madre… non può essere mio discepolo» (Luca 14. Qadosh non vuol dire «santo». È bene che quel mondo sia superato spesso. è «Dà peso a tuo padre e tua madre. Può essere un lavoro servile. Ma in ogni caso tu sei più in alto: ricordatene. e l’universo cresce insieme a te». per santificarlo». perché siano lunghi i TUOI giorni sulla terra». di solito. Viene spiegato che per i cristiani lo shabat è la domenica.26). in continuo progresso esistenziale. Che ne pensate? TERZO Il TERZO COMANDAMENTO. invidiabilissimo. ricordatene! E qualunque orizzonte tu scopra più in là. l’Esodo e anche i Vangeli. che tante persone dimenticano di essere. Se sfogliate la Genesi. E nel corso dei millenni è servito a far sentire in colpa miliardi di adolescenti.In più. E infatti il quarto comandamento. Cioè: «Comprendi bene chi sono i tuoi genitori. andrà superato presto anche quello: perché tu cresci continuamente. nella sua forma autentica. QUARTO Il QUARTO COMANDAMENTO viene insegnato solitamente in forma abbreviata: «Onora il padre e la madre». E se papà e mamma sono due mafiosi e tu no? Se si sono arricchiti sfruttando la miseria altrui? Li si deve «onorare» lo stesso? Perché. sembra il più innocuo: «Ricordati del giorno di sabato. ha un senso diverso da quello a cui siamo abituati.

E se considerate che. fa’ l’amore. Il lettore può infatti pensare: «Be’. oggi lo si traduce (sia tra cristiani sia tra ebrei) «Non commettere adulterio». Infatti è facile obiettare: . se fa l’amore. deve essere soltanto in nome della procreazione. angoscia. già che ci siamo. In pratica. è abbastanza tranquillizzante. agricoltori o soldati. SESTO Intanto. In ciò è lontanissimo dal testo ebraico antico. Ma torna utilissimo anche ai nostri giorni: non ne conoscete anche voi. Il SESTO COMANDAMENTO è quello che qualche tempo fa veniva tradotto «Non commettere atti impuri». «non userai la sessualità come un oggetto». È «non ammazzerai» e basta: nemmeno animali. Insomma: quando fai l’amore.In realtà. in nessun modo. il comandamento sarebbe entrato in conflitto con tutta una serie di tecniche di dominio di se stessi. SETTIMO Chi si innervosisce quando sente parla di Bibbia ha buon gioco con il SETTIMO COMANDAMENTO. a cominciare dal modo in cui onori il tuo vigore sessuale. questo comandamento risulta essere un divieto di provare sentimenti (anche la curiosità verso certi «atti» sessuali è un sentimento) e contribuisce perciò ad aggravare nella gente il senso di colpa. io non ho ammazzato nessuno e non ne ho intenzione. Che tremenda quantità di amarezza è derivata da questa idea! Eppure il testo era tanto chiaro: un’esortazione a non prostituirti mai. come uno strumento per raggiungere qualche obiettivo. e viene quasi a coincidere con il decimo. e di dominio della donna – alla quale varie religioni amano insegnare che. insetti. cioè «Non ti prostituirai» o. In entrambi i casi. uova. Cioè lasciarsi attirare da cose come sconforto. Ma proviamo a guardarlo meglio. accorgiti che il sesso è importante di per sé. più letteralmente. solitamente tradotto «Non rubare». ai tempi di Mosè. e suonava perciò molto intimo. il Quinto Comandamento era l’invito a non ammazzarsi. di persone che invece di vivere si inaridiscono? E magari non se ne accorgono nemmeno – anche perché nessuna religione attuale comanda loro di non farlo. la chiave è nel verbo usato qui. pressoché tutti i destinatari dei comandamenti erano pastori. Almeno in questo. Ma in questa forma. proseguo con il mio piccolo discorso sui comandamenti. piante. i migliori desideri degli individui. geroglifica) RaZaKH voleva dire all’incirca: «deviare-verso-l’aridità». sperando di non irritare troppo qualcuno. servitù. vi accorgete che nell’interpretazione tradizionale di questo comandamento c’è qualcosa che non va – a meno di non pensare che fosse scritto apposta per far sentire in colpa chiunque. gli impulsi autentici. Dio non ha motivo di criticarmi». conformismo. che tradizionalmente vieta di desidere coniugi altrui. Non è «non ammazzerai uomini». pesci. che certamente «ammazzano» i talenti. Ma in ebraico antico (che è una lingua molto speciale.Di solito è tradotto: «Non uccidere» e. In ebraico è RaZaKH. Nel testo ebraico è scritto: «Non ammazzerai» e non precisa chi. inerzia e altre desertificazioni. che è: Lo TiNe’aF. a prima vista. che oggi vuol dire «assassinare».

«Non desiderare la donna di un tuo compagno» (Deuteronomio 5. Perciò è normale che tu menta. avrebbe detto soltanto «non testimoniare il falso»). guardandovi intorno: le strade. dà l’idea che nei luoghi in cui si deve prestare testimonianza – i tribunali – la sincerità non sia indispensabile. e tutti sape vano perfettamente come si fa a non rubare. in pratica: «Non fatevi illusioni: non è lì. chi sapeva leggere era abituato a far caso non soltanto alle parole. come fanno le persone in tribunale. è dappertutto. ma anche alle lettere che le compongono: GaN in ebraico antico era «recinto». non vieta di usare la menzogna contro un nemico. degli scienziati o di chiunque senta che quel che si conosce già è un GaN troppo stretto. E ogni volta che scopri qualche cosa di falso in te. lasciala perdere: non impuntarti. Racchiusa nella formula «Non ruberai» vi era dunque anche l’esortazione a non porre ostacoli al talento – né al tuo. Dice. nell’antica lingua in cui è scritto. «luogo chiuso». e non voglio sapere altro!» Buon per loro. l’ottavo comandamento diventa: «Tu non hai la verità in tasca. È troppo libero. Tuttavia. E qui l’ottavo comandamento esce dalle aule dei tribunali e riguarda chiunque. Dove? Voi che ne pensate? Secondo me.«Certo che non bisogna rubare! Ma c’era bisogno che lo dicesse un Dio?» Ed è vero: non c’era nessun bisogno. a cui pochissimi prestano attenzione. Intanto. GaNaB. quel comandamento mette in guardia anche da un altro delitto. che va cercata la verità. Non-verità può essere soltanto ciò che noi diciamo o pensiamo del mondo – magari con le migliori intenzioni (quante volte ci è già capitato di accorgerci che qualche nostra convinzione che credevamo verissima era solo uno sbaglio?) In questa prospettiva.. troppo anarchico agli occhi dell’Occidente. A quei tempi. Il termine usato per «rubare» è. in qualsiasi occasione. Esorta infatti a non usare la menzogna per danneggiare un amico.18): tradotto così.che di solito replicano: «Non me ne importa! A me hanno insegnato i comandamenti in un un altro modo. dei filosofi. come augurio di capodanno. sembrerebbe un ’esortazione a . È altrove!». per esempio dei figli. «non mettere limiti alle novità che senti nascere in te!». In tal modo. In tal modo. Se no. e la lettera B simboleggiava la capacità di creare. e nemmeno di mentire per aiutare un amico (se no. il furto era un tabù già prima di Mosè. OTTAVO Suona strano l’OTTAVO COMANDAMENTO in ebraico: «Non farai falsa testimonianza contro chi è tuo compagno». NONO Il PENULTIMO COMANDAMENTO è intensissimo. gli alberi. né a quello di altri. e che nelle traduzioni non compare mai. quella tua falsità andrà sicuramente a danno di qualcuno a cui vuoi bene». qui. il cielo?. Dunque. Impara a cercare la verità giorno dopo giorno. vorrei usare proprio queste parole: Lo’ Ti-GhNaB (si scrive così). il settimo comandamento sembra proprio fatto apposta per innervosire i religiosi più tradizionalisti . Provate a trovare qualcosa di non vero.

viene dalla parola sidera. «fervore». Questo accorgersi non è mai volontario: è un impulso come la fame o il sonno o la creatività. Ma a guardar bene. Se ci caschi. ’eSheT significa: «la capacità (’) di conoscere (Sh) il fine. a questo livello ulteriore. limitazioni… Sta’ alla larga dai cosiddetti amori infelici. Abbi il coraggio di usarlo pienamente! In amore. Decisamente qui qualcosa non torna.8).non provocare guai di gelosia tra la tua gente. È come dire: «fa’ violenza a te stesso. quando vuoi capire il senso di qualcosa». Oggi diremmo: l’intuizione. nella passione e in ogni altro ambito adeguato . Ma nel testo ebraico c’è molto altro: tanto che converrà suddividere l’argomento in due o tre puntate. Corrisponde pienamente a quel che si legge nei Vangeli: «Non chiamate nessuno maestro» (Matteo 23. il senso delle cose (T)». e significa letteralmente: accorgersi che nel tuo cuore c’è qualcosa di più di quel che. Impara ad adoperare sempre la tua intuizione. Va contro un paio di grandi religioni. Occorre adottare un altro livello di comprensione. DECIMO . Il che è tanto più problematico. agli uomini coniugati la Torah non vieterebbe di innamorarsi di donne non sposate. «NON DESIDERARE…» Innanzitutto. «stelle». un pochino più profondo: la parola ebraica tradotta con «donna» è ’eSheT. Viene da KhaM: «passione». Di conseguenza. e vuoi tenerlo in qualche modo in gabbia. e perciò temono i cuori della gente. in italiano. e in tal senso. a prenderlo proprio alla lettera. il verbo usato nel penultimo comandamento non è l’equivalente del nostro «desiderare». Forse perché ti preoccupa l’idea di quanto il tuo KhaM potrebbe cambiarti la vita?» SECONDA PUNTATA. non fidarti del tuo cuore. è altissima la probabilità che sia soltanto perché hai paura del tuo KhaM. non suona strano anche a voi? «Non desiderare la donna di un tuo compagno». le vede soltanto come oggetti – e non come soggetti – di desiderio. se con «donna» si vogliono intendere semplicemente le donne. evita le situazioni in cui occorrano menzogne. nell’amore. È bene che tu usi questo KhaM. Possibile? E perché questo comandamento è così maschilista? Non prende in considerazione i sentimenti delle donne. in quanto nella cultura ebraica e in quella egizia era molto forte la componente matriarcale. per ora. ma a me pare un pensiero magnifico. è un atto bellissimo. furbizie. E in ebraico geroglifico. farai meglio a non innamorarti di una donna sposata. «Desiderare». Il verbo ebraico invece è KhaMaD. nel testo antico il comandamento diventa il contrario di una frustrazione. dominalo!» Torna utile a quelle religioni che si alleano volentieri a qualche potere politico oppressivo. reprimerlo (cioè sforzarsi di non accorgersi) non può che essere dannoso. E il comandamento. cautele. intende infatti: «In te c’èKhaM. «slancio». In pratica dice: tu. Così. «non desiderare la donna di un tuo compagno» suona davvero come un comando frustrante. diventa: «Non voler copiare l’intuizione di qualcun altro. È la forma più elevata di libertà interiore: è la chiave della purezza e del genio. non importa se coniugato o celibe. le stelle stanno concedendo all’umanità.

Insomma: non farti influenzare dai modi altrui. perché ognuno lo è. o la tua paura di essere diverso. Dunque in pratica il comandamento significa: «Impara a non desiderare quello che hanno realizzato e quel che desiderano gli altri». È talmente semplice! Per quanti vostri conoscenti è stato invece impossibile? E perchè? . E poi il testo (Esodo 20. Impara a esserlo anche nei tuoi desideri. E ancora: «né il suo bue. né nella scelta del lavoro.IL DECIMO COMANDAMENTO è semplice: «Non desiderare la casa del tuo prossimo». né nella tua ricerca della verità. il secondo produttore di ogni utile ostacolo.17) prosegue: «Non desiderare il suo schiavo e la sua serva» – e «schiavo» in ebraico si scrive come «lavorare» (‘BD). e «serva» come «verità» (’MT). e nemmeno nelle tappe della tua crescita spirituale. Proprio il contrario di ciò che ti insegna la pubblicità. Hathor e Sheth. Sei sicuramente diverso da tutti. a leggerlo come un geroglifico significa: «il produrre (B) modi di vedere (Y) e prospettive (T)». «Casa» in ebraico è BeYT. né il suo asino» – e vengono in mente il bue e l’asino del presepe. la prima donatrice di fortuna. E di ciò a cui ti spinge il tuo senso di inferiorità. che rappresentavano i numi tutelari dell’iniziazione egizia. Impara a desiderare quello che desideri tu.