Antico e Primitivo Rito Orientale di Misraï Misra m e Memphis Sovrano Gran Santuario Adriatico

Il Risveglio Iniziatico
Anno XXVI N.3 Marzo 2014

La presente pubblicazione non è in vendita ed è riservata ai soli membri del Rito. Stampato in proprio Viene riportata anche in Internet, sul sito dell'Antico e Primitivo Rito Orientale di Misraïm e Memphis: www.misraimmemphis.org

I L RISVEGLIO
INIZIATICO
intuizioni della conoscenza e conoscenza delle intuizioni

SOMMARIO
LA SQUADRA S. . . G. . . H. . . G. . . - pag. 3

Saggi, dissertazioni, racconti, poesie fantastiche ed anche esoteriche

LA SCIENZA ERMETICA E LA MENTALITA’ TRADIZIONLE – LO STUDIO - Andrea SIMBOLI E METODO DI LAVORO - Giancarla

- pag.6 - pag.11

Redazione Direttore Responsabile: Renato Salvadeo - via Bacchiglione 20 - 48121 Ravenna
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A SQUADRA
Il S. . .G. . .H. . .G. . .

ra i tanti simboli che s'incontrano sul percor-

so della Grande Opera di trasformazione della Pietra Grezza in Pietra cubica ed infine in Pietra cubica a punta, certamente il simbolo della Squadra è quello di maggior rilievo. Su di esso si è scritto e si è detto tanto, soprattutto sui suoi significati analogici in rapporto all'Arte della Libera Muratorìa e sulla imprescindibile necessità del suo utilizzo nel dare forme squadrate alle pietre da costruzione. Tali pietre, sgrossate, squadrate e levigate, pur assomigliandosi tantissimo tra di loro, conserveranno sempre l'unicità e l'identità propria, quindi potremo al massimo definirle simili, mai e poi mai uguali l'una all'altra! Ciò detto per sottolineare un principio di natura tradi-

zionale che impedisce, per la Legge della diversità voluta da Dio nel piano della manifestazione, che due cose possano tra loro essere perfettamente uguali. Se così fosse si eliderebbero tra loro ritornando all'unità, come ognuno può ben intuire riflettendo con attenzione sull'argomento. Il nostro concetto di “Uguaglianza”, traendo forza da queste considerazioni, ci porterà ad affermare che tutti gli uomini (femmine e maschi nei loro generi) sono uguali davanti a Dio, ma differenti tra loro nelle infinite variabili di origine spirituale ed umana, intendendo con quest'ultima parola tutto ciò che si sedimenta nel corso della nostra vita attraverso la famiglia, la scuola, il lavoro etc....etc.... Parallelamente anche il nostro concetto di Libertà differisce da quanto s'intende nel mondo profano, ovvero la nostra Libertà è solo ed esclusivamente di carattere spirituale. Esulando perciò dal contesto sociale, politico ed altre amenità dello stesso genere essa, una volta acquisita, ha valore totalizzante e trascendente: essa è “liberazione” dalle sovrastrutture e dai condizionamenti umani. Anche in questo caso si può facilmente intuire come, questo valore, la Libertà perfetta, non possa essere di questo mondo, poiché sino a quando lo Spirito sarà rinchiuso e vincolato alle Leggi della Materia, alle Leggi biologiche della necessità, quali il bere, il mangiare, il dormire, il nascere, il morire ed ancora tanto altro...... essa rimarrà pura utopia. Ma, anche se apparentemente contraddittorio, il nostro dovere di Iniziati è, dopo avere intrapreso il cammino verso il nostro Grande Sogno, quello di avvicinarci il più possibile, attraverso la rettificazione delle nostre storture e delle nostre sovrastrutture umane, alla Libertà dello Spirito!
Libertà Zenos Frudakis 2009

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La Fratellanza, nascendo dalla comunione d'intenti e di ideali di più persone che formano una organizzazione (piano umano) o un Organismo (piano spirituale), è concetto di natura universale ed è il “CEMENTO” che fortifica nel tempo le stesse. Tornando alla Squadra noi diciamo che la nostra è “egiziana”, perché formata da due cateti visibili, uno di misura lineare 3 e l'altro di misura lineare 4, uniti dall'ipotenusa invisibile di misura lineare 5. Essi formano un triangolo rettangolo sul quale nasce, cresce e si sviluppa il famoso Teorema di Pitagora, fonte inesauribile e sempre provvida e gravida di spunti e riflessioni iniziatiche. Esso ci dice che l'area del quadrato formatasi sul lato del cateto 3 (3 alla seconda = 9) sommata all'area del quadrato formatasi sul lato del cateto 4 (4 alla

seconda = 16) è uguale all'area del quadrato formatasi sul lato dell'ipotenusa 5 (5 alla seconda = 25). Come prima osservazione potremo dire che il lato invisibile (ipotenusa 5) sintetizza e raccoglie in sé i due lati (cateti 3 e 4) visibili. 3 alla seconda + 4 alla seconda = 5 alla seconda e cioè 9+16=25. Sappiamo anche che il numero 3 rappresenta lo Spirito ed il numero 4 la Materia e che la loro unione per addizione genera il 7. Ed ancora che il 7 addizionato al 5 genera il 12 e che su questo schema 3,7,12 hanno origine, crescono e si sviluppano in Massoneria, nell'ordine, il Triangolo, la Loggia Giusta e la Loggia Giusta e Perfetta. Il numero 5, nella fattispecie esaminata, è il legame invisibile che sostiene il numero 7 (come risultante di 3+4). Senza di esso i due lati procederebbero all'infinito e quindi non avrebbero modo di conoscersi e sintetizzarsi. Il numero 5 è il numero dell'Uomo e della sua Iniziazione. E' il Pentacolo, il Pentalfa pitagorico, il Pentagramma divino, la Stella Fiammeggiante, l'Emmanuel (Dio in noi), simbolo della realizzazione che permette all'umano di trascendere nel divino, sintesi tra gli opposti, forza equilibrata ed equilibratrice nel contempo. Attraverso questa conoscenza interiore l'Uomo si fa mediatore, “Pontifex”, tra il Cielo e la Terra. Notiamo ancora una volta come, partendo dalla osservazione della Squadra, si possa giungere tanto in profondità! Un altro suggerimento che ci viene dalla Squadra egiziana è che la moltiplicazione del valore del cateto 3 al quadrato con il valore del cateto 4 al quadrato ci porta al numero 144 (3 alla seconda moltiplicato per 4 alla seconda = 144) il numero che nella Tradizione cabalistica vela e rivela l'archetipo misterioso della Verità: Emet. Ed ancora, il valore angolare tra i due cateti 3 e 4 è di 90° gradi e noi sappiamo che il Rito di Misraim, antichissimo tra gli antichi, sviluppa il suo percorso iniziatico che conduce alla realizzazione della Grande Opera esattamente in 90 gradi. Pitagora (particolare della Scuola di Atene) - Raffaello Sanzio, 1509/10

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La Squadra è, in ultima analisi, un “fuoco” necessario che, una volta acceso, deve sempre sostenerci nel superamento degli ostacoli e delle prove che ci attendono. E' quel “desiderio” che non deve mai spegnersi, che ci conserva sempre “umili apprendisti” di fronte a Dio ed al Suo Grande Mistero, mai schiavi degli orpelli e delle inutili vanità. E' Dio stesso che assume, per amore nei confronti dell'uomo, una forma per renderci vittoriosi ed invincibili nel regno astrale delle ombre, nei boschi incantati, in tutti quei luoghi ove spesso gli Iniziati tendono a perdersi.... e così, ebbri di illusorio potere, essi si accorgono troppo tardi di non avere più tra le mani la Squadra! Fatale dimenticanza! Se potesse parlare il nostro linguaggio essa ci

direbbe : “la mia Via è la Via della Giustizia che, sola, potrà condurti alla Verità!” Meditiamo la Squadra, carissimi Fratelli e carissime Sorelle, sempre. Essa ci indicherà una via d'uscita in ogni situazione di pericolo e di dubbio. Accendiamola nel tabernacolo dei nostri Cuori, risvegliamola dentro noi stessi, facciamola vibrare e comprenderemo che il vero Tempio è quello interiore, l'unico che non ha confini! Quando la Squadra interiore si spegne e smette di vibrare, rimangono solo le scorie del nostro agire, ed esse sono il cibo preferito di quegli spiriti ebbri e malvagi che nutrono e si nutrono di Volontà di potenza, spiriti che si aggirano inquieti e distruttivi intorno a noi e dentro di noi, figli di quelle che il Grande Fratello Artephius chiamava “Iniziazioni incomplete”, avendo confuso, oramai irreparabilmente ed irreversibilmente, la Luce del Nord, chiara e vivificante, con la Luce del Sud.

Il S. . .G. . .H. . .G. . .

Allegoria della giustizia - Gaetano Gandolfi,1760

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a Scienza Ermetica e la

Mentalita’ Tradizionle Lo Studio
Andrea arduo scoglio iniziale, al fine di un corretto

inquadramento dei concetti di Tradizione e di Mentalità Tradizionale, è senza alcun dubbio il contesto culturale, sociologico, politico ed etico che ci ritroviamo a vivere. Questo è il tempo in cui tutto è relativo, dove tutte le voci hanno pari dignità (quindi, anche la menzogna e l’errore, se non anche l’aberrazione e la perversione ) dove non esiste più un “alto” e nemmeno un “basso”. Tutto è asservito al denaro quale simbolo sintetico della realizzazione di ogni potenziale cupidigia che possa illusoriamente appagare le bramosie e gli appetiti di ogni particolare io-profano, di ogni specifica, piccola, meschina, insignificante personalità. Personalità, trae la sua radice dall’etrusco phersu, passato nel latino persona, ed ha l’iniziale accezione di “maschera”. Maschera del teatro del mondo, formatasi, come avviene ad alcune rocce, per sedimentazione plurisecolare se non plurimillenaria, dei pregiudizi, degli errori e dei vizi della propria stirpe e della propria razza. Maschera che inevitabilmente vela il vero volto di ognuno. Mentre fino a qualche secolo fa, nonostante la notevole degradazione di tutto ciò che è tradizionale, il sistema sociale, la religione e la cultura continuavano comunque ad avere un riferimento, seppur vago e spesso solo di facciata, verso l’Alto e conseguentemente reprimevano le istanze più basse ed irrazionali del popolo delle maschere, al giorno d’oggi ogni barriera, ogni baluardo è crollato. Ogni follia ha ottenuto pari dignità con la ragione, l’incivile è divenuto civile per decreto, ogni valore è stato livellato e parificato con gli pseudo-valori, con i valori effime-

ri e con quelli negativi ( ossia che tendono al basso). Qui vince chi urla la propria ragione relativa con più vigore, chi sovrasta la voce degli altri con la propria, chi è numeroso. E’ questo quel che conta, la quantità, non se sia nel giusto o meno, non la qualità. Di qui la cerimonia collettiva dell’alzata delle manine che tanta parte ha assunto nelle nostre vite, a tutti i livelli. Consegue, necessariamente, che un uomo giusto valga meno di 100 stolti o peggio, malvagi; è una cosa normale, viene sentito come giusto il fatto che la loro esigenza prevalga. I numeri sono numeri ! L’alto è divenuto il denaro (in virtù della sua mutaforme potenzialità pura, capace di assecondare e saziare tutti gli istinti più biechi in atto). Il Dio degli antichi era puro Atto, quello dei moderni è pura potenzialità. Eterno ed infinito, indistruttibile, un tempo erano attributi divini, sono diventati aggettivi propri della materia (sic!).

La maschera del “buonismo” vela il volto del predatore

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Eletti, secondo una deriva delle dottrine calviniste e poi di quelle socio-economiche utilitaristiche e positiviste, sono i ricchi, perché nella ricchezza si palesa il favore divino o quantomeno una certa a-morale abilità, degna dell’invidia del volgo (Plutos, ricchezza, ha la stessa radice di Plutone, re dei morti, signore dell’inferno e delle tenebre senza speranza). Terminiamo qui la nostra pars destruens , pensiamo di aver sintetizzato, necessariamente per sommi capi, quanta difficoltà incontri, nella nostra fase storica, il concetto di Tradizione e quello correlato di mentalità tradizionale. Vediamo di imbastire una pars construens. I nostri Padri ci hanno insegnato che la Tradizione è un lascito di natura spirituale che rimonta all’inizio dei tempi. Il S.A.D.M., nella sua infinita saggezza e compassione, affidò all’uomo caduto uno strumento di redenzione e di reintegrazione. Arduo ma possibile. Tradizione, dal verbo latino tradere , è appunto la trasmissione, all’interno dello spazio e del tempo, di questo dono salvifico originario, primordiale. Siccome però l’uomo tende a precipitare sempre più in basso e a dimenticare, l’infinita carità del Supremo Artefice ci fa visita, all’interno del tempo storico, rammentan-

doci la possibilità del ritorno all’origine e all’equilibrio, attraverso cicliche manifestazioni della Sua parola. Portiamo ad esempio Cristo, Buddha, Khrishna, gli Imam dormienti dello scitismo. i Superiori Incogniti che sono all’origine di ogni Scuola seria. La Tradizione è data, non è suscettibile di miglioramenti. L’uomo, con la sua deliberata e colpevole imperfezione, può solo appannarne la luce, attenuarne il ricordo. “La Tradizione non cambia mai; la Tradizione non accetta compromessi, non si adatta ai tempi e ai luoghi” ci ha insegnato il Pt.:mo Fr.: Gastone Ventura. In ambiente tradizionale nessun numero di sedicenti “saggi secondo il mondo” può apportare alcunché se non degenerazione e mistificazione. Il vero Saggio, il vero Iniziato, è umile e pertanto anonimo, Incognito. Tanto più il retaggio tradizionale rimane intatto, tanto più è puro ed efficace. E’ la “scienza del mondo” che è suscettibile di migliorie, di approfondimenti e di sviluppi. Per questo motivo la scienza, storicamente, ha affermato tutto ed il contrario di tutto, continua a farlo. Pensiamo che, fino ad uno/due secoli fa, veniva tenuto per matto chi affermava di aver visto cadere pietre meteoriche sulla terra così come colui che affermava che il sangue circolasse anziché stagnare nelle vene. Va beh, tanto la scienza assolve sempre la scienza (così come il denaro giustifica ed assolve sempre il denaro). In ambito tradizionale, quindi, specialmente se viviamo in un ciclo discendente come il nostro, dovremo necessariamente avere uno sguardo di riguardo ed attenzione per il sapere degli antichi. Dovremo sforzarci di apprenderne il linguaggio e la vita, in modo da saper decrittare i loro modi di dire, le loro allegorie, i loro simboli. Simbolo, dalla radice del verbo greco sumballw - sumballo, letteralmente : mettere, gettare insieme - era in origine un pegno di riconoscimento e di amicizia tra persone o tra città e città. E’ Pitagora ad attribuirgli il senso di “precetto allegorico”, di pegno Plutone (La Divina Commedia- Inferno) - Gustave Dorè, 1861-68

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tra l’uomo e Dio. Il Simbolo, infatti, lega ed unisce il Macrocosmo ed il Microcosmo, costituisce una cerniera tra il fisico ed il metafisico Si, perché l’insegnamento tradizionale è essenzialmente simbolico. Il simbolo attribuisce una veste sensibile e concreta, seppur enigmatica, ad un concetto metafisico. E’ questo il suo grande potere; sintetizza in una maniera assimilabile per le nostre facoltà intellettive un concetto che rimarrebbe altrimenti inconcepibile, incomprensibile, semplicemente “altro”. Da qui la prima necessità (ricordata da G. Ventura nello scritto “mentalità tradizionale e tradizione ermetica”) dello STUDIO . Questo tipo di studio non è mai erudizione, non lo si apprende a scuola o all’università. L’erudizione è una forma di amore sterile per la carta, lo lasciamo alla congrega degli scribi e dei farisei ipocriti. L’amore per l’edizione magica e rara, molto costosa, solo per pochi, la lasciamo invece agli stregoni. E’ lo stesso Ventura a guidarci nella scelta del tipo di studio che fa per noi; una profonda interiorizzazione della Storia dei popoli, delle arti simboleggiate dalle muse e dal rituale del II grado, delle lingue antiche che consentono di accedere di prima mano alla parola degli antichi, alla stessa Parola Divina. Si, perché epitomi e riassunti, commenti, risentono spesso delle

deviazioni dei moderni che avvertono sempre ed insopprimibilmente la necessità fisiologica di apportare modifiche, di interpretare secondo il tempo e la moda che si ritrovano a vivere. Fanno come i cani che “marcano” per coprire l’odore di altri cani (solo che i cani, sono creature innocenti). Ed il bello è che gli pare anche di compiere cosa ben fatta ! Altro campo privilegiato del nostro studio e della nostra ispirazione dovrà essere necessariamente la NATURA . Natura che non conosce caduta ed imperfezione se non per mano dell’uomo caduto che ne violò la consegna e la custodia amorevole. Natura che, se non toccata, segue appunto, per via naturale , le leggi eterne e perfette in lei impresse dal S.A.D.M. fin dall’origine. Natura quindi come fonte di infinito ammaestramento attraverso l’analogia dei suoi accadimenti con gli eventi interiori dell’uomo. La fisica e la matematica, l’astronomia, non sono null’altro che un nostro parziale tentativo di decodificarne le leggi eterne e perfette. Di qui l’utilità dell’apprendimento dei rudimenti essenziali di queste discipline. Ci consente di poter ammirare la macroscopica Armonia delle sfere e ritrovarne, per analogia, la bellezza nella microscopica bellezza della vita che impercettibilmente anima un prato fiorito. Nessun Maestro ci indicherà ciò che dobbiamo studiare o meno, ed è bene così. E’ la stessa nostra Mentalità Tradizionale a farci da guida.

Madre Natura e lo spirito del volo Josephine Wall 1998

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Tutto ciò che porta verso il S.A.D.M., verso all’amore per quel dono magnifico che ci fece, la l’Alto metafisico va bene, ciò che conduce al Tradizione, amore giustificato dal fatto che a Lui basso, no. E’ quindi necessario che il nostro perci conduce. Assumere una mentalità tradizionale è corso assuma una direzione ben precisa. Questa un radicale cambiamento del nostro punto di vista. direzione, se realmente aspiriamo con tutto il Un radicale cambio di prospettiva su tutto e su nostro essere alla reintegrazione dello stato origitutti. Solo un vero e proprio “capitombolo” può nario dell’uomo, è necessariamente l’Alto, il risistemare ciò che è sotto-sopra. Se questa prima Bene, Il Vero, il Bello, Dio. Questa via respinge “inversione” è realmente ed effettivamente riuscila nostra passionalità, la nostra umoralità, la ta, ci accorgiamo subito che le cose vanno viste in nostra personalità-maschera-profana. Si, dobbiaun modo per noi nuovo, diverso. E così cominciamo realizzare che nel mondo non è tutto relativo mo a vederle. Per l’iniziato che sia realmente tale come ci insegna il nostro contesto socio-politico“cambia la scena di questo mondo” ( 1 Cor. 7,31 ). scientifico degenerato. Viviamo infatti, nell’epoAndrea ca più nera dell’epoca nera, negli anfratti più sordidi del Kali-Yuga. Tutto ha invece un senso, una direzione fondamentale e originaria, una armoniosa bellezza che canta le lodi eterne del S.A.D.M. Sono i nostri sensi ad essere diventati sordi e grossolani, assordati dalle numerose sirene, non siamo più in grado di ascoltare la “musica siderale”, le “campane del silenzio”. Troppi e rutilanti, illusori stimoli equivalgono a non avere stimoli. Per questo la nostra società, in perenne fermento e mutazione, ne ha una nuova ogni giorno, che in più contraddice quella del giorno prima! Per questo, questa stessa società, crea per lo più sonnambuli che si trascinano tra moda (quelli fortunati) e necessità (quelli meno fortunati), indifferenti ad ogni tipo di stimolo se non a quelli provenienti dallo stomaco (o da centri ancor più infimi). Qui, a mio dire, vi è una artificiosa malizia, voluta, perseguita con demoniaco impegno. Si, perché accecare gli occhi degli uomini con mille artificiose meraviglie, vuol solo ottenere la loro avvilita, assuefatta indifferenza alla vera Meraviglia. Secondo il pensiero di quegli augusti e saggi antichi che dovremmo avere per compagni di viaggio, la Meraviglia è appunto lo spunto iniziale del pensiero filosofico (exoterico così come esoterico). Un pensiero che muove i suoi primi passi dall’osservazione e dal rispetto della Natura per poi volare, sulle ali del metodo analogico, fino alla lettura dell’Harmonia Mundi che è preambolo necessario alla percezione del S.A.D.M. e Fase del Kali-Yuga dove si inzia a distruggere la tenebra, l’odio, l’ignoranza, il male

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imboli ed accenni per un metodo di lavoro
Giancarla

uando riflettiamo sui simboli che il nostro

Rito ci propone, tentando un lavoro di introspezione, credo non sia saggio soffermarci troppo sugli aspetti culturali che potremmo trovare nei molti testi riguardanti argomenti massonici, ma dovremmo ricercare prevalentemente dentro noi stessi. Il percorso, caratterizzato dagli insegnamenti del nostro Rito, fornisce (similmente ad altri Tradizionali) strumenti da utilizzare nel lavoro interiore. Se dopo la prima iniziazione, siamo ancora paragonabili ad una pietra grezza, l’opera che ci viene suggerita, anche tramite l’acronimo del V.I.T.R.I.O.L., consiste nel levigarla, utilizzando correttamente gli strumenti appropriati. E’ bene tenere presente che l’aspetto di pietra grezza, incrostata, è anche derivato dall’educazione ricevuta; quindi dalle influenze esterne con cui abbiamo interagito. Questa nostra proiezione della personalità rivolta prioritariamente verso l’esterno, unitamente al programma genetico, ha consentito la formazione di quell’IO (egocentrico), straordinariamente importante per sopravvivere fisicamente. Quindi, siamo tutti simili (di solito, come una sorta di predatori vincenti), ma anche diversi, unici. Per tale motivo, diviene importante cominciare a conoscerci, magari partendo dal riconoscimento delle caratteristiche che ci provengono dalla nostra eredità genetica con cui dovremo fare i conti, nel bene e nel male, fino a quando saremo presenti nella materia. Nelle diverse camere, se lo desideriamo veramente, possiamo approfondire il simbolismo suggerito dal V.I.T.R.I.O.L.; così, forse, nel tempo, potremo anche scoprire cosa fare se riusciremo a trovare in noi la pietra nascosta. E’ possibile che da quel momento ci aspetti un

nuovo e più importante lavoro. Probabilmente, utilizzando martello e scalpello correttamente, con consapevolezza, potremo scegliere quale nuova forma dare a noi stessi. Non dobbiamo dimenticare che per riuscire a compiere tutto questo, è necessario che avvenga progressivamente la morte della vecchia personalità; in tal modo cambierà la consapevolezza di cosa stiamo facendo e conseguentemente cambierà la posizione tra compasso e squadra. E’ naturale che per un’Apprendista Egiziana tutto appaia abbastanza confuso; ad ogni modo, è bene cominciare a prendere in considerazione che a partire da quanto possono suggerirle anche le due colonne, l’applicazione della metodologia di lavoro, altalena tra momenti attivi dissolventi e quelli ricettivi, concretizzanti.

Sacerdotessa con ibis - XIX sc.

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Secondo un linguaggio alchemico, è possibile che giusto, togliendo soltanto le parti che incrostano la nel tempo, applicando il metodo di lavoro, possanostra vera natura, senza ledere il nostro “nucleo no essere conseguiti i tre passaggi di stato. d’oro”. Quindi, considerando un inizio della lavorazione Infatti, secondo la simbologia alchemica, il nostro in ambito Nigredo, sono necessari il rigore, la nucleo d’oro potrebbe essere nascosto sotto strati forza, la precisione per chiuderci nel vaso ermetidi materia grezza che nel corso del lento e assiduo co e per avere il coraggio di far macerare tutto. lavoro, dovremmo riuscire a scrostare. Ciò avverCome ci viene continuamente insegnato, quando rebbe prendendo coscienza di quelli che simbolicatentiamo di interpretare i suggerimenti simbolici, mente venivano chiamati “draghi” e “belve”, cioè è importante osservare i diversi punti di vista, non le nostre pulsioni ed i nostri istinti incontrollati. La assumendo mai alcuna conclusione come assoluvita, in tal modo, ci metterebbe davanti gli ostacota. Infatti la comprensione a cui possiamo perveli e le prove che il destino, tramite le nostre fraginire è direttamente dipendente da come lavoriamo lità, ci riserva. Quindi, secondo queste ipotesi, e dalle corrispondenze coerenti con il nostro sarebbe proprio di fronte alle prove quotidiane che modo di vivere, di essere, di tutti i giorni (l’insieavremmo le occasioni di utilizzare lo scalpello ben me di pensieri, azioni e parole). posizionato e di imprimere col martello il colpo Ad esempio, osservando il nostro ambito di lavoadeguato al lavoro di crescita personale. ro, possiamo notare, in funzione di un’applicazioPotremmo così osservare che (sempre secondo le ne del metodo, che nel Tempio, lo scalpello, il consuetudini) mentre il Martello va tenuto con la martello sono posizionati sull’Ara, a lato del mano destra, e va usato attivamente, lo Scalpello è Libro Sacro; la squadra e il compasso sono uno strumento ricettivo che va tenuto ben saldo per appoggiati su quel Libro aperto. Se consideriamo poter scavare sempre più a fondo nella nostra perche il Libro Sacro possa rappresentare l’emanasonalità. zione scritta del Verbo e quindi anche delle leggi che governano tutta l’esistenza della creazione, la presenza e la posizione di questi due simboli possono suggerirci una priorità metodologica nella comprensione e nell’applicazione del metodo operativo, in funzione di tali leggi. Quindi, prima di utilizzare il martello e lo scalpello è bene comprendere come usare squadra e compasso. Proseguendo l’osservazione, secondo alcuni riferimenti consueti, il martello potrebbe essere considerato simbolo di forza, di volontà, e potrebbe rappresentare la nostra capacità di colpire con forza (misurata) le asperità del nostro carattere. Lo scalpello potrebbe essere considerato simbolo di discernimento e rappresenterebbe la capacità di mirare nel punto Il drago a tre teste, rappresentate i tre principi della trasformazione

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La mano sinistra dovrà puntare lo scalpello esattamente nel luogo della nostra interiorità dove viene individuato il “vizio” da rettificare, e dovrà saper reggere saldamente, mentre il colpo del martello, con forza e decisione misurata, andrà a smussare le asperità del nostro carattere. Ampliando l’osservazione, possiamo osservare altri strumenti che concorrono direttamente a quest’attività. Ad esempio, la Squadra. Questa serve generalmente, in una lavorazione, per misurare le cose con grande precisione, soprattutto riguardo alla perfezione dei piani. Per riuscirci, è bene imparare a mettere in campo un ritmo di osservazione, rigoroso e preciso. Come immediata conseguente applicazione, è necessario tenere presente che ciò che esprimiamo nel Tempio deve avere sempre riscontro anche fuori. La Squadra potrebbe rappresentare anche la rettitudine; lo strumento di misura rigorosa con cui dobbiamo procedere per predisporre le giuste rettifiche e, fattore di notevole importanza, per comprendere anche le ragioni dell’altro, in modo che ci si comporti con umiltà e giustizia. Se poi il compasso venisse identificato come il simbolo di intuizione spirituale, potrebbe rappresentare l’irraggiamento che emana dalla coscienza per consentirci momenti di “lucida elevazione”; siccome questo strumento serve a tracciare cerchi (possibili simboli di armonia, di completezza, di perfezione, di pienezza ma anche di continuità e ciclicità della Creazione Divina), ci ricorderebbe la nostra possibilità di puntare al centro (quindi, contemporaneamente, anche al principio dell'emanazione) per fare ordine e trovare il raccoglimento necessario per sintonizzarci con la piccola Scintilla Divina che è in noi. Quindi, anche nei lavori di Apprendista Egiziana (come è normale consuetudine generale) si posiziona la squadra sopra al compasso per rappresentare, in particolare, la necessità prioritaria di procedere con una giusta misura da prendere, su ciò che caratterizza la materia, ovvero sull’IO (egocentrico), che in questa fase appare ancora dominante sulla spiritualità e sul SE’. Nei gradi successivi, il compasso che come ho già accennato rappresenterebbe la spiritualità, creerà il cerchio, più aperto o più chiuso in funzione della luminosità del nostro

stato dell’essere. E’ interessante notare che il cerchio eseguito col compasso, ci ricorda anche il Sole, il cui simbolo astrologico è una circonferenza con al centro un punto; in alchimia ed in chimica troviamo lo stesso simbolo per rappresentare l’Oro, ed in Psicologia analitica il simbolo del Sé viene rappresentato nello stesso modo. Il simbolo del compasso può quindi indicare fino a dove si riesce ad espandere la personale essenza spirituale, ma (è necessario puntualizzarlo) prima occorrono metodo e rigore per averne consapevole coscienza. Le asperità della nostra pietra grezza sono numerose, spesso ci pensa la vita, con le difficoltà che ci presenta, a mettere in luce ciò che per pigrizia vorremmo che restasse nell’ombra.

Il Sole della Giustizia - A. Durer (1499

Informazioni e storia sui Riti uniti di Mizraim e Memphis possono essere letti sui siti: www.misraimmemphis.org http://www.misraimmemphis.com/; www.misraimmemphis.com/fr; http://www.misraimmemphis.gr; http://www.gltsm.org/; www.misraimmemphis.com/pt; www.misraimmemphis.com/ci

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IL RISVEGLIO INIZIATICO

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Marzo 2014

Quelli che ci sembrano ostacoli, a volte potremmo riuscire a leggerli come opportunità di levigare la nostra pietra, che come tale, va lavorata con gli strumenti adeguati affinché si trasformi in pietra levigata. Di solito, quando ciò avviene, il risultato viene chiamato pietra cubica; dovrà avere quindi facce equilibrate, e saper brillare con discrezione, senza offuscare le altre pietre. Potremmo così dedurre che se non avviene prima il lavoro di introspezione, tramite i suggerimenti del V.I.T.R.I.O.L. e non impariamo di conseguenza a conoscerci ed a rettificarci, non comprenderemo la nostra natura, che dovrà essere accuratamente lavorata e poi messa a disposizione dell’Umanità e della Spiritualità. Tramite l’acronimo ci viene descritta l’esistenza di una pietra nascosta che dovremmo riuscire a trovare. Nel Tempio possiamo notare che quando ci si inginocchia di fronte all’ara, osserviamo, tra i vari oggetti disposti sopra ed attorno, la presenza di due pietre: una grezza ed una lavorata (ovviamente è necessario approfondire che cosa possano descrivere questi simboli, in rapporto al nostro stato dell’essere). Da questa indicazione, si potrebbe dedurre che partiamo da un sasso informe per arrivare alla pietra levigata che si unirà ad altre pietre per formare simbolicamente il Tempio ottenuto dall’unione di tanti esseri diversi ma fatti di un’unica materia spirituale. Noi metaforicamente, possiamo sentirci un Tempio, ma questo (il Tempio) è anche il simbolo della presenza del collegamento Egregorico, e della “Dimora del Divino”. Come ci ricorda sovente la Regina di Saba del nostro Rito: “ Solo con l’evoluzione del nostro stato dell’essere abbiamo la possibilità di vedere che c’è anche qualcos’altro. La nostra esistenza è un viaggio. Possiamo domandarci perché veniamo al mondo e tentare di scoprire se è

solo per sopravvivere. La conoscenza ed il rispetto della materia sono importanti per vivere in essa (mangiare, riprodursi, ecc.), ma se desideriamo andare oltre, dobbiamo trovare la nostra parte luminosa. Tramite le scuole Tradizionali, vecchie di secoli, vengono insegnati i metodi per aprire le porte verso la possibile percezione di altri livelli esistenziali; se ci riusciamo, noi cambiamo il nostro livello di consapevolezza in collegamento con la coscienza e contestualmente mutano anche i rapporti con gli altri, dal momento che a causa di ciò, li vediamo in maniera diversa”. A tutto ciò, si possono aggiungere le indicazioni di un nostro Potentissimo Fratello, Rappresentante del Rito, il quale ci ricorda: “Nell’approcciare gli insegnamenti di un percorso tradizionale come il nostro, possiamo notare che, come metodo, ci viene indicato solo dove guardare ma mai quando e cosa vedere. Non ci sono risposte a cosa dovremo scoprire, perché dobbiamo sperimentarlo da soli senza nessun condizionamento.

La famiglia dello scalpellino, Vincenzo Empireo, 2004

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IL RISVEGLIO INIZIATICO

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Marzo 2014

Gli strumenti simbolici che ci vengono evidenziati, servono per spiegare come un’azione sia da rendere operativa contemporaneamente a livello interiore ed esteriore. Quindi, è necessario saper gestire con prudenza il sapere preso a prestito. Infatti, la conoscenza di cui abbiamo desiderio, si conquista solo attraverso l’esperienza; per questo motivo si può camminare solo se si ha il coraggio di osare, di fare e poi la saggezza di tacere”. Concludendo, per ora, vorrei rilevare ancora una volta, come sia affascinante l’aspetto culturale dei nostri studi, ma poichè è solo un mezzo, non dobbiamo confonderlo con il fine individuato, più o meno chiaramente dal nostro desiderio di Conoscenza. E’ questo un obiettivo che potremo conquistare

solo mettendo in pratica quanto ci viene suggerito ed indicato, avendone continuamente chiaro riscontro, sperimentando dentro e fuori da noi stesse, evitando di adagiarsi nel sogno, nelle fantasie, che si constatano come inevitabili per chi si lasciasse sedurre dagli inganni di quell’IO che ovviamente ama così tanto il sapere altrui con cui “adornarsi” e, non di rado, il deleterio, conseguente “buonismo” con cui “mascherarsi”. Giancarla

Melissa (Circe) Dosso Dossi 1520

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I L RISVEGLIO
INIZIATICO
intuizioni della conoscenza e conoscenza delle intuizioni

Tutti i racconti, i saggi, le poesie, i disegni che le Sorelle ed i Fratelli vorranno proporre, potranno essere inviati a: Renato Salvadeo - via Bacchiglione 20 - 48121 Ravenna e-mail : renato.salvadeo@tin.it Chi desidera ricevere questa pubblicazione per posta elettronica, può richiederlo, inviando un semplice messaggio all'indirizzo e-mail: renato.salvadeo@tin.it specificando: l'indirizzo o gli indirizzi a cui dovremo inviare il tutto. (se sino ad oggi, nonostante le richieste, non vi è arrivato nulla, è possibile che gli indirizzi in nostro possesso non siano esatti; è quindi opportuno che ci trasmettiate nuovamente quelli corretti).

E’ importante ricordare, comunque, che si può “scaricare” la copia della nostra pubblicazione, a colori, in formato PDF, direttamente dal Sito (www.misraimmemphis.org ).

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