CASISTICA E PUNIBILITÀ NEI REATI D’INCENDIO

di Giuseppe Paolella *

Reato spesso annoverato tra quelli contro la proprietà e successivamente considerato più in generale di natura sociale, l'incendio ha sempre ricevuto da parte dell'ordinamento giuridico un atteggiamento di grande severità che contemplava, addirittura e in alcuni casi, la pena capitale, raffigurata, in una sorta di legge del contrappasso, con il rogo. Il rigore di legislatori e giudici nei confronti di questo tipo di reato era, ed è, da mettere in relazione alle caratteristiche tutte particolari del delitto per la facilità della sua esecuzione ed anche per i possibili effetti devastanti. La materia è oggi disciplinata in Italia dalla legge n. 353 del 2000, che ha molto innovato rispetto alla legislazione precedente.

Arson, one of those crimes which was usually included among those against property and which later has been considered as one of social nature, has always received from the legal system an approach of great severity that in many cases has touched capital pain to be executed through the stake as a form of fitting response. The rigour of the judges and legislators towards this type of crime was, and is to be put in relation with the characteristics all peculiar of the crime in itself, for its easy execution and for its devastating effects. The matter is today disciplined in Italy by law n. 353 of 2000 that has renewed many articles of the previous norms.

* Primo Dirigente del Corpo Forestale dello Stato

SILVÆ 271

Anno I - n. 3

utti gli ordinamenti giuridici del passato punivano l’incendio in maniera estremamente grave e, in molti casi, con la morte. Nel diritto romano, in base al principio di carattere generale che imponeva di stabilire, per quanto possibile, una sostanziale uguaglianza tra gli effetti dei singoli reati e le pene da comminare (sistema __________________

T

è da ricordare che l’art. Peraltro. quindi. va riferita non soltanto alla vita ed all’incolumità fisica 272 SILVÆ Anno I . tale divieto incide anche sull’esercizio delle potestà relative alla cooperazione internazionale ai fini della mutua assistenza giudiziaria.Casistica e punibilità nei reati d’incendio mitigato dalla possibilità che i responsabili di alcune azioni delittuose si riscattassero mediante il pagamento di somme di denaro). pur non essendo stata inizialmente elaborata una vera teoria della colpa – intesa come elemento psicologico diverso dal dolo – era previsto che l’incendio non voluto dovesse comportare soltanto il risarcimento del danno (lex Aquilia). In tale epoca e. Secondo principi enunciati dalla Corte Costituzionale (sentenze n.n. ma che poi è stato sempre più generalmente considerato di natura sociale. Per quanto riguarda l’ordinamento giuridico italiano. 223/1996). 27 della Costituzione ha espressamente sancito l’inammissibilità della pena di cui trattasi (salvo casi particolari successivamente superati) e che l’effettiva abrogazione di essa è avvenuta con il D. alla provocazione. 3 . più incisivamente. in molti Paesi si è pervenuti all’abrogazione della pena di morte. in quanto l’eventuale concorso – mediante estradizione – all’esecuzione di pene non ammesse in Italia sarebbe di per sé lesivo della Costituzione. alla recidiva.L. In tempi più recenti è prevalso il principio che la condanna non debba avere connotazione di vendetta o. peggio. Tale situazione rimase immutata fino agli ultimi anni del periodo repubblicano. n. Altra rilevante mutazione determinata dall’evolversi dei tempi è quella relativa alla classificazione del reato di incendio. 224/1944 (per quanto concerne il codice penale) e con la legge n. i responsabili degli incendi erano condannati al rogo. precedentemente preclusa. dell’elemento intenzionale. 54/1979 e n. reato che è stato spesso annoverato tra quelli contro la proprietà. espressione che. consentendo così la valutazione. secondo la giurisprudenza e la dottrina dominante. 589/1994 (per quanto concerne il codice penale militare di guerra). negli anni successivi la giurisprudenza (oggi definita classica) dette rilevanza giuridica alla preterintenzionalità.L. di crudeltà e. Nel codice vigente il delitto in esame è compreso tra quelli contro l’incolumità pubblica. nel divieto della pena di morte è ravvisabile una proiezione della garanzia accordata al bene fondamentale della vita e. quindi.

avente tendenza ad espandersi. d’altra parte. In relazione all’art. mancanza di ossigeno. ma l’incolumità pubblica. costruzioni. Il fatto che oggetto della tutela sia essenzialmente non il patrimonio. Le particolari caratteristiche delle cose consentivano di dare una specifica connotazione ad un’azione criminosa che. ma anche alle situazioni di pericolo.Casistica e punibilità nei reati d’incendio SILVÆ 273 Anno I . calore. 423 è da notare che la corrispondente norma del codice del 1889 (art. In base al citato articolo «chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni». prodotti della terra non ancora staccati. in quanto può essere di facile esecuzione e. cioè alla probabilità di danno per gli individui. 310. La Cassazione ha più volte affermato che l’ipotesi concettuale di incendio è da riferire ad un fuoco di vaste proporzioni. comporta che. Il 2° comma della stessa norma stabilisce poi che la disposizione si applica «anche nel caso di incendio della cosa propria. ai sensi del successivo art. Attualmente la materia è disciplinata dagli articoli 423 e seguenti del codice penale. 300) ravvisava l’incendio nel fatto di appiccare il fuoco a materiali facilmente infiammabili (edifici.n. si debba avere riguardo non solo all’entità del danno materiale prodotto ma anche alla situazione di pericolo determinata. depositi di materiali infiammabili). È stato anche affermato che la situazione di pericolo può essere determinata non solo dal diffondersi delle fiamme ma anche dalle conseguenze dirette del fuoco (fumo. nel caso di incendio. se commessa su cose di lieve entità. veniva ricondotta. difficilmente contrastabile con una efficace opera di spegnimento e comportante. 423 codice vigente) è stato fatto diretto riferimento all’incendio. Nella nuova normativa (art. pericolo per l’incolumità pubblica. cioè all’evento causato con uno specifico com- . 3 delle persone. Il particolare rigore sempre dimostrato dai legislatori nei confronti del reato di incendio trova giustificazione nella considerazione che tale delitto ha caratteristiche del tutto peculiari. quindi. ecc.). se dal fatto deriva pericolo per l’incolumità pubblica». avere effetti devastanti. Il 2° comma della norma in esame è volto a contemperare il diritto del proprietario di disporre liberamente dei propri beni con l’esigenza di tutelare la pubblica incolumità. alla meno grave ipotesi del danneggiamento.

sedi ferroviarie. sia doloso o colposo.p.p. sia la particolare destinazione del bene (art.edifici pubblici. elemento da considerare sussistente quando le comuni conoscenze inducono a ritenere che un determinato comportamento sia idoneo a produrre un certo effetto. 61 c. tra la condotta e l’evento deve sussistere un rapporto di causalità materiale indipendentemente dal fatto che il reato si configuri come delitto o come contravvenzione o che. possono costituire circostanze aggravanti sia particolari qualifiche del reo (art. il rapporto di causalità deve essere caratterizzato da “adeguatezza”. In base alla norma surriportata il reato deve essere correlabile ad una deliberata volontà dell’agente di produrre l’effetto antigiuridico o. equivale a cagionarlo». In concreto. anche. 425 . . come – ad esempio – nella fattispecie prevista dall’art. L’art. che si ha l’obbligo giuridico di impedire. ecc. non è conseguenza della sua azione od omissione. Il rapporto di causalità materiale.pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che agisca con abuso di potere o in violazione di doveri inerenti ad un pubblico servizio). 310.). navi. in quanto all’elemento materiale deve unirsi quello psicologico. 40 c. non è da solo sufficiente a far configurare una responsabilità punibile. L’azione criminosa può essere compiuta da “chiunque” e su qualunque cosa. elemento quest’ultimo certamente mancante in particolari casi. 3 . però. come già accennato. Particolare attenzione merita il capoverso secondo il quale non impedire un evento che si ha il dovere di impedire equivale a cagionar- 274 SILVÆ Anno I . Non impedire un evento. Conseguentemente non è stata riprodotta la disposizione di cui al precitato art. però. Ovviamente. testualmente recita: «Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato se l’evento dannoso o pericoloso. 46 (fatto commesso perché costretti da altri mediante violenza fisica alla quale sia impossibile resistere o sottrarsi). da cui dipende l’esistenza del reato. Secondo quanto si evince dai lavori preparatori. ad un qualsiasi elemento che – come ad esempio l’imprudenza – sia atto a configurare l’ipotesi della colpa.Casistica e punibilità nei reati d’incendio portamento delittuoso e non è stato dato alcun rilievo al valore del bene dato alle fiamme. Di particolare rilievo appare anche la considerazione che l’evento può consistere sia in un danno materiale sia in una situazione di pericolo.n.

emesse rispettivamente nel 1974 (n. l’obbligo di impedire l’evento deve essere “giuridico”. Secondo la dottrina dominante. 423). è del tutto superflua ogni indagine volta ad accertare la sussistenza di un effettivo pericolo. nel caso di incendio di cosa altrui (1° comma dell’art. è da ricordare che la Corte Costituzionale. in questo caso. la responsabilità penale è personale. In proposito. Nel caso invece di incendio di cosa propria (art.Casistica e punibilità nei reati d’incendio SILVÆ 275 Anno I . deve cioè derivare o da leggi o da altri atti normativi o da contratti o anche. 286) e nel 1977 (n. 2° comma) ricorre la diversa ipotesi del pericolo concreto. l’espressione . in presenza di un determinato presupposto di fatto. in quanto. che le cause sopravvenute possono escludere il rapporto di causalità se da sole sufficienti a determinare l’evento. 423. con due sentenze. proprio per l’effetto prodotto. e 449. potrebbe non essere giuridicamente rilevante. da consuetudini. 1° comma nelle parti concernenti la mancata subordinazione della punibilità al verificarsi dell’evento. Il successivo art. secondo la dottrina dominante. 41 detta specifiche norme in materia di concorso di cause. assume il carattere di reato. quindi. la causalità materiale è sostituita da una causalità giuridica. a seconda che sia direttamente collegato alla consumazione del reato o che risulti indicato dal legislatore come possibile conseguenza di un’azione che. Per espressa statuizione legislativa. è da rilevare che il pericolo può essere presunto (astratto) o effettivo (concreto). 1° comma. in base al principio enunciato dall’art. è da ricordare che. 523) ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli art. Conseguentemente. In relazione a quanto accennato circa la pericolosità come elemento caratterizzante dei reati contro l’incolumità pubblica e. 3 lo. Infatti. 423. il pericolo è sempre presunto in quanto il reato è idoneo ad avere incidenze negative sulla incolumità pubblica. di per sé. la legge stabilisce una equivalenza tra inerzia e causalità materiale. in particolare. stabilendo. anche dell’incendio. In concreto. ma che. 27. Ad integrazione delle suesposte considerazioni.n. 1° comma della Costituzione.

Prima che si giungesse alla stesura della norma vigente. volontariamente impedisce l’evento. In base alla stessa norma. La distinzione era di particolare rilievo perché la fase di preparazione era esclusa dall’iter criminis. che volontariamente desista dall’azione. Premesso che esula dalla presente trattazione ogni considerazione relativa alle perplessità ed ai dibattiti relativi alla distinzione tra reati materiali e reati formali. diretti in modo non equivoco a commettere un delitto. Sotto il profilo storico. correlate. soggiace alla pena stabilita per il delitto che ha formato oggetto del tentativo.Casistica e punibilità nei reati d’incendio «…se dal fatto deriva…». in assenza di criteri oggettivi. dalla giurisprudenza classica. è chiaramente riferibile ad una eventualità idonea a dare rilevanza giuridica ad un particolare comportamento. è da ricordare che nel diritto romano la figura giuridica del tentativo risulta elaborata. diminuito da un terzo alla metà. D’altra parte. rispettivamente. per la prima volta. Detto articolo sancisce che «chiunque compie atti idonei. tale fase risultava difficilmente delimitabile. si rileva che per il delitto di incendio – reato certamente appartenente alla prima categoria in quanto volto a conseguire un evento materiale – è configurabile l’ipotesi del tentativo di cui all’art. risponde di delitto tentato se l’azione non si compie o l’evento non si verifica».n. ma tenendo conto della sua oggettiva potenzialità. non con riguardo a sensazioni soggettive. 56 c. cioè tra due specifiche figure giuridiche. il colpevole. il problema del tentativo aveva dato luogo a perplessità e dibattiti. però.p. al compimento (nell’ambito di un unico disegno criminoso) di atti preparatori e di atti esecutivi. invece. usata dal legislatore. Per il colpevole di delitto tentato sono previste condanne commisurate all’entità delle pene stabilite per i singoli reati. in particolare. Nasceva così l’esigenza di sopprimere una distinzione che dava 276 SILVÆ Anno I . dal fatto che nel codice del 1889 era stata operata una distinzione tra delitto mancato e delitto tentato. la situazione di pericolo deve essere accertata. Ovviamente. 3 . generati. soggiace soltanto alle pene previste per gli atti compiuti se configurabili come reati e se.

con la reclusione da sei mesi a due anni».p. in alcune parti. prescindendo dal graduarle e ancorarle a fasi di difficile delimitazione. al solo scopo di danneggiare la cosa altrui. 220/2000 convertito in legge n. nell’ambito della . In linea generale. La stessa norma prevede un inasprimento della pena e stabilisce che si applichino le pene previste dall’art. Dopo lunghe elaborazioni dottrinali si è così giunti a stabilire che. bisogna soltanto accertare l’idoneità e univocità delle azioni compiute. modificato dal decreto legge n. è stato poi. selve e foreste o a vivai forestali destinati al rimboschimento segua l’incendio. si ritiene che il delitto tentato sia una figura giuridica autonoma e non un’attenuante del reato consumato. se dal fatto sorge il pericolo di incendio. infatti. cioè alla volontà di provocare un incendio. 401/2001. La citata legge n. 3 luogo a continue discussioni ed incertezze e di ricercare un criterio che consentisse di delineare il tentativo in maniera chiara ed univoca. perché si possa ipotizzare l’esistenza di un reato tentato. 424 dispone che «chiunque. 423 bis qualora al fuoco appiccato a boschi. Le due ipotesi sono. a sua volta.n. 353/2000. 275/2000 e. Nella sua attuale stesura. 423 bis (articolo cui saranno fatti specifici riferimenti in seguito). l’art. al di fuori dell’ipotesi prevista dall’art. appicca il fuoco a una cosa propria o altrui è punito. Del tutto diversa da quella precedentemente esaminata è la fattispecie prevista dall’art. Altra notazione di rilievo è che. 423. A tale norma sono state apportate sostanziali innovazioni dalla legge n. la quale ha anche inserito nel codice l’art. 424 c. 353 ha riprodotto o modificato alcune delle disposizioni di cui al decreto legge n. l’azione di appiccare il fuoco (azione che può essere esercitata su cosa propria o altrui) è da considerare compiuta quando il bene su cui è svolta comincia effettivamente a bruciare. riconducibili a due diversi moventi. Secondo una tesi generalmente accolta. La locuzione «al solo scopo di…» consente di differenziare la fattispecie in esame da quella prevista dall’art. 343/2001 convertito in legge n. per la prima volta. ed a quella di causare un danno nel caso di cui all’articolo successivo. nel caso di cui alla norma per ultimo citata. 423 bis.Casistica e punibilità nei reati d’incendio SILVÆ 277 Anno I .

perché tale ipotesi delittuosa.p. l’art. oltre ad apportare le innovazioni già accennate. 353/2000. secondo una recente sentenza della Cassazione (sez. già semplice aggravante del generico delitto di incendio. IV 4/7/2003 n. «chiunque cagiona per colpa un incendio…è punito con la reclusione da uno a cinque anni». acquedotti. è punito con la reclusione da 4 a 10 anni». il quale testualmente recita: «chiunque cagioni un incendio su boschi. 1238). foreste o vivai forestali. ha. 423 bis. In relazione alla norma precitata. edifici abitati. impianti industriali. 278 SILVÆ Anno I . (danneggiamento). cave. ha ora assunto la configurazione di reato autonomo.p. alla trattazione delle circostanze aggravanti di cui all’art. In base all’art. rispetto a tutte le possibili ipotesi di attività colpose. 425. Nella fattispecie. ha abolito il riferimento che nel citato art. il sorvegliante di una discarica di rifiuti è stato ritenuto colpevole di incendio per non aver adottato tutte le misure atte a prevenire il pericolo. è da ricordare che. 3 . miniere. 423 bis c. selve e foreste ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento. propri o altrui. 425 prima veniva fatto all’ipotesi di incendi a boschi. ricorre la diversa ipotesi di cui all’art. ma l’azione o l’omissione che ha «consentito al fuoco di divampare in incendio». quelle riconducibili al più volte citato art. selve e foreste. 423 bis.n. 635 c. aeromobili. natanti. Per comodità di esposizione. si è provveduto a dare una particolare connotazione ed uno specifico valore giuridico alla circostanza che il fuoco venga appiccato a boschi. 449 si è provveduto a diversificare. per la sussistenza del reato è rilevante non la mera accensione del fuoco. infatti. selve.Casistica e punibilità nei reati d’incendio disposizione in esame. È interessante notare che anche nella fattispecie prevista dall’art. 449. Detta legge. inserito nel codice penale. Ovviamente. monumenti. La legge n. prevede un inasprimento delle pene previste dagli articoli 423 e 424 qualora il fatto venga commesso su edifici pubblici. cimiteri. al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell’art. 425 c. nel caso di danneggiamenti causati con modalità diverse da quelle previste dall’art. si antepone quella dell’incendio colposo. L’art.p. come già accennato. 424 o comunque senza che il fuoco cominci a manifestarsi.

specificando che «per incendio boschivo si intende un fuoco con suscettività ad espandersi su aree boscate. con la legge n. però. che nel nuovo codice del 1930 la previsione è stata estesa ai boschi ed alle selve perché ritenute (vedi lavori preparatori e. esteso e persistente all’ambiente».Casistica e punibilità nei reati d’incendio SILVÆ 279 Anno I . la pena è della reclusione da uno a cinque anni. comprese eventuali strutture o infrastrutture antropizzate poste all’interno delle predette aree. I suindicati progressivi ampliamenti e l’inasprimento delle pene sono indicativi del crescente interesse del legislatore per il patrimonio boschivo e della conseguente volontà di assicurare una sempre maggiore protezione di tale bene. per espressa statuizione legislativa (art. . oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree». «Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate della metà se dall’incendio deriva un danno grave. 1). Ciò premesso non sembra. che possa omettersi di fare specifici riferimenti ad alcune enunciazioni e disposizioni di carattere generale e ad alcune norme che più direttamente interessano il settore operativo. come aggravante. È innanzitutto da ricordare che le disposizioni contenute nella legge n. 3 «Se l’incendio di cui al primo comma è cagionato per colpa. Una completa disamina dell’intera legge n. 353/2000 è quella di aver dato una chiara definizione del reato in esame. 353 richiederebbe tempi e spazi non conciliabili con le finalità del presente scritto. È interessante notare che nel codice del 1889 era previsto. 353 sono. relazione del Guardasigilli) «meritevoli della maggiore attenzione nell’interesse della Nazione». cespugliate o arborate. «…finalizzate alla conservazione e alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo quale bene insostituibile per la qualità della vita e costituiscono principi fondamentali dell’ordinamento ai sensi dell’art. oltre a configurare lo specifico reato di incendio boschivo. 117 della Costituzione». si è provveduto ad una ulteriore estensione delle zone assoggettate a particolare tutela. soltanto l’incendio delle foreste.n. e che infine. Altra rilevante innovazione apportata dalla legge n. Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate se dall’incendio deriva pericolo per edifici o danno su aree protette». in particolare. 353.

n. 353/2000. 353 stabilisce i principi generali cui gli Enti interessati debbono attenersi per svolgere in maniera coordinata le loro attività di previsione. la legge n. ad esempio. è inquadrabile in un ampio disegno politico volto a dare. 394/1991.sez. III C. I principi suesposti hanno trovato pratica e puntuale conferma nella sentenza della Corte di Cassazione . quali. della citata legge n. rilevato che per incendio boschivo. la realizzazione su dette superfici di edifici. prevenzione e lotta attiva contro gli incendi. n. avvistamento e spegni- 280 SILVÆ Anno I . 3 . infatti. ai sensi dell’art. cespugliate o arborate. alla tutela del paesaggio e della salute degli individui.C. 10) in base alla quale le zone boscate e i pascoli. 23201 del 27/5/2003. Varie disposizioni della legge in esame prevedono che il C. strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive configura il delitto di cui all’art. 2 della legge n. sul piano legislativo. 10. Inoltre la surrichiamata normativa detta disposizioni in materia di attività formative e informative e. Conseguentemente. lgs. concreta attuazione al suindicato precetto costituzionale. non possono avere – salvo eccezioni espressamente previste – una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni.Casistica e punibilità nei reati d’incendio La surrichiamata enunciazione appare correlabile agli articoli 9 e 32 della Costituzione relativi. i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. «…si intende un fuoco con suscettività a espandersi su aree boscate. In detta pronuncia è stato. … oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree». In proposito sono da ricordare i molti interventi nel settore della tutela ambientale (vedi ad esempio la legge n. inoltre. rispettivamente.n. commi 1 e 4. Di particolare rilievo è la norma (art. 308/2004) e in quello della protezione paesaggistica (vedi ad esempio il D. la legge n. partecipi alle attività di ricognizione. per contrastare in maniera concreta gli incendi. Con tale norma si è inteso neutralizzare la possibilità di incendi provocati per il conseguimento di particolari interessi. sorveglianza.S.F. 42/2004). dispone tutta una lunga serie di prescrizioni e divieti. la speculazione edilizia e l’ampliamento di zone coltivate. Dopo aver fatto specifici riferimenti alle finalità che intende perseguire. 353. La normativa in esame.

3 mento degli incendi boschivi. nella materia in esame. con quelle relative ai compiti di polizia giudiziaria. vengono esercitate dal Corpo. ecc. nonché i dati relativi alle caratteristiche delle singole zone (altitudine. A. concernente l’ordinamento del Corpo e. ecc. anche per mancanza di uomini e mezzi. sono svolte dal Nucleo antincendi boschivi del C. la prima raccolta di dati forestali risulta effettuata nel 1870. premesso che le rilevanti funzioni previste dalla legge n. è rimasta immutata per lungo tempo. di pubblico soccorso. di attività di studio nelle materie di competenza.) risultano esattamente censiti e che tale risultato è stato raggiunto in un arco di tempo relativamente breve. in particolare. eruzioni vulcaniche. che hanno cadenza periodica. Per quanto in particolare concerne gli incendi. è da notare che le prime rilevazioni sistematiche del loro numero e della loro gravità risalgono (sia in Italia che all’estero) ad epoche relativamente recenti. capacità produttive. .) sono nume- . deve osservarsi che la lotta agli incendi viene condotta con modalità più ampie e più articolate di quelle desumibili dalle norme surricordate. Tali disposizioni vanno integrate con le statuizioni della successiva legge n. Tali indagini. sono da ricordare le indagini conoscitive volte ad accertare il numero e le cause degli incendi. di vigilanza sul rispetto delle normative nazionali e internazionali. In relazione a quanto precede. 36/2004. è stato accertato che le cause naturali degli incendi (fulmini.n. Nel corso delle precitate indagini conoscitive. che i dati all’epoca elaborati avevano un alto grado di approssimazione e che tale situazione. è da notare che oggi la superficie totale del patrimonio boschivo. Pur omettendo di riportare dati numerici. forestali e paesaggistiche. l’intervento di particolari strutture operative. 353 richiedono un costante controllo del territorio e.F.Casistica e punibilità nei reati d’incendio SILVÆ 281 Anno I . secondo quanto affermato da alcuni autori (vedi ad esempio. ecc. Mura: “Ordinamento forestale” Giuffrè.) e quelle accidentali (scintille prodotte dalle ruote dei treni. Tra le varie attività che. Al riguardo sembra utile ricordare che.Milano 1973). di concorso nel monitoraggio e controllo del territorio.S. in molti casi.. d’intesa con gli Uffici Territoriali ed i Servizi antincendi delle Regioni e delle Province autonome. di salvaguardia delle risorse agroambientali. anche al fine di predisporre le misure necessarie per prevederli e contrastarli.

F. come viene affermato in psichiatria. vendetta. ecc. spesso associato ad insicurezza. il ricorso a sperimentazione di sempre nuovi e più efficienti mezzi di rilevazione e di interventi.S. negligenza. Ad integrazione di quanto esposto circa le cause degli incendi. Per quanto concerne le funzioni del C. cioè a cause non chiaramente inquadrabili in una delle categorie suindicate e che. frustrazione e altri fattori caratteriali). cioè senza distinguerli a seconda che siano dolosi o colposi) costituiscono la causa di gran lunga più rilevante degli incendi. anche per le zone protette) vengono in genere commessi per ricerca di profitti.Casistica e punibilità nei reati d’incendio ricamente di scarsa entità. ritorsioni. se del caso. I precitati reati (reati che. quindi. una parte di esse va certamente correlata ad azioni delittuose. oltre a creare situazioni di emergenza e pericoli per l’incolumità pubblica.) sono più numerose e che quelle dolose (cioè riferibili a concreta volontà di produrre eventi antigiuridici) hanno una consistenza quantitativa più rilevante. possono avere effetti devastanti per l’ambiente e. in alcuni casi. che quelle colpose (cioè dovute ad imprudenza. consiste in un disturbo del controllo degli impulsi. protesta verso la Pubblica Amministrazione e piromania (malattia che. reprimere i reati ambientali 282 SILVÆ Anno I . 3 . la predisposizione e il miglioramento di mezzi e strutture per prevenire e..n. Deve inoltre notarsi che i comportamenti umani (considerati nel loro complesso. è da rilevare che molti dei citati eventi sono dovuti a cause dubbie. imperizia. vanno anche ricordate le attività di informazione e sensibilizzazione volte a valorizzare il patrimonio boschivo e a diffondere la conoscenza dei problemi ambientali.