E sempre almaleg re, fab s ricco ea cardinale e Scambi ineguali l al i male alo n al s a divener i g tr ...

che il nostro piangere fa Dewey su Truman (ma allora non
tan tristi se noi piangiam. Tanto c’è sempre qualcuno che deve ridere, noi ricchi e cardinali non vogliamo intristirci. Duecentosettanta persone affondano con la loro imbarcazione al largo di Porto Palo nel 1996, era Natale, e oltre a Bebo Storti se lo ricordano in pochi. C’è sempre qualcun altro che sta male, che è povero, noi no, possiamo dormire dei sonni tranquilli. Ma siamo proprio sicuri? Con milleduecento euro si paga l’affitto, del cibo e poco altro appena, e non è solo colpa del governo o dell’euro: Tremonti o Ciampi forse non c’entrano per nulla. E i ricercatori, quella che era l’anticamera del paradiso, delle alte vette accademiche, delle baronie feudali, sono finiti come dei poveri CoCoCo. Un contrattino di qualche anno e poi via, o interviene la mano della provvidenza e il braccio di sorella morte o si rimane in mezzo alla strada. Gli studenti e i ricercatori, il futuro della nazione che una mattina si sveglia e scopre che il baratro che lo separa dal passato di povertà (eravamo un paese di analfabeti e indigenti, emigravamo su carrette del mare, la terza classe di dolore e spavento e puzza di sudore nel boccaporto e odore di mare morto) è quasi colmato e gli si aprono orizzonti di pura sopravvivenza se non mera indigenza. Stiamo arrivando anche noi, giovani, ben vestiti, quasi obesi alla povertà. Gli ultimi sono sempre più vicini. Non va bene. L’abitazione non è una merce. L’istruzione non è una merce. Noi non siamo una merce. Viviamo nei paesi del Capitalismo Reale. Il telefonino Nokia, la macchina Audi, la pasta Barilla, le scarpe Adidas, la birra Moretti (tutte democratiche multinazionali europee, non confondiamo gli amici e i nemici) sono la misura della nostra vita. Se non spendiamo siamo sfigati, ci suggeriscono, siamo dei consumatori flessibili non dei produttori consapevoli, vuol dire. Ma forse siamo più poveri se non possiamo leggere, se dobbiamo dormire in due in una stanza, se costa troppo mangiare, se non abbiamo il tempo per non fare nulla, pensare o, al limite, finire a letto con chi ci piace. E questo è quello che ci sta capitando. Ricercatori di tutto il mondo unitevi, o almeno pensateci. Emanuele Quinto Nota della redazione Pubblichiamo volentieri quest’articolo che Carlo Oliva, collaboratore di Radio Popolare, ha letto integralmente durante la puntata della trasmissione radiofonica La Caccia di domenica 7 novembre 2004, alle ore 12.30. Abbiamo deciso di riproporvelo primo perché è un esempio di grande giornalismo, secondo evidentemente è scritto molto bene, terzo fa riflettere su che valore dare alla parola democrazia e sul come collegare il giusto significato al giusto significante. Ringraziamo Carlo Oliva che ci ha concesso questa possibilità. http://www.radiopopolare.it/ Dovremmo essere tutti grati, ne converrete, ai compagni del “Manifesto”, che, mercoledì mattina, quando siamo usciti da casa un po’ rintronati per aver atteso fino a tardi i risultati delle presidenziali americane e abbastanza incazzati per i medesimi, ci hanno fatto trovare in edicola un giornale che annunciava a piena pagina la vittoria di Kerry. Non era vero, naturalmente, ma, se non altro, all’alba di quello che, a occhio e croce, si annuncia come un quadriennio piuttosto difficilino, ci hanno strappato un sorriso. Sarà per questo, probabilmente, che nessuno ha infierito su questi avventati colleghi. Il loro giornale “chiude” presto e di infortuni del genere, si sa, ne sono sempre capitati, da quando, nel 1948, non ricordo quale importante organo di stampa statunitense annunciò col dovuto rilievo la vittoria di

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La Gaia Scienza: C’eravamo tanto amati Santiasco Espana en al corazon (parte seconda)

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ovvero: Luna Park poesia: Di Getto Come si scrive un articolo per Kronstadt: Gentlemen shake Polaroid Le colonne dell’accesso: Legambiente inchiesta: l’affitto impossibile La bacheca

si sciupavano tante energie in exit polls e sondaggi ). E poi, nella notte di martedì, nelle prime ore dopo la chiusura dei seggi, l’univocità degli esiti parziali pro Kerry annunciati via via era tale da convincere persino i peggio disposti. Lo stesso Bruno Vespa, fino a una certa ora, aveva l’espressione un po’ preoccupata, come se temesse che ci fosse qualcosa di vero nei vaneggiamenti dell’onorevole Rutelli, un altro che non solo aveva dato per vincente in diretta il candidato democratico, ma aveva anche spiegato che la sua vittoria era dovuta alla sagacia con cui egli aveva inseguito i voti del centro. Figurarsi noialtri. In realtà, nell’infortunio del “Manifesto” siamo caduti tutti, dagli inviati e corrispondenti di Radio Popolare fino a noi, ascoltatori e telespettatori semplici, che nell’auto-realizzazione di un wishful thinking tanto ovvio siamo stati da subito pronti a giurare. Insomma, è andata così. Ma adesso che l’orrido Bush ha incassato il più sostanzioso successo della storia elettorale americana, e resta libero di fare la guerra (preventiva) a chi vuole, di tagliare le tasse ai ricchi e l’assistenza ai bisognosi, di negare i diritti delle minoranze, di spalleggiare gli Sharon del mondo, di imporre i precetti del puritanesimo fondamentalista, di fare - insomma - tutte le orribili cose che sicuramente farà, sarà forse il caso di mettersi a ragionare. E di ragionare di cose serie. Di non perdere tempo, per esempio, a discettare sull’inadeguatezza dello strumento degli exit polls, che in fondo chi se ne frega, perché quello degli

La ricerca del tempo perduto
exit polls è un falso bisogno indotto dalle necessità interne del sistema dei media e se ne potrebbe fare a meno senza danno. Di non scoprire l’acqua calda facendo notare che gli elettori hanno votato, sì, contro i propri interessi, ma in nome dei valori (“forti” o “caldi” che siano), come se interessi e valori fossero qualcosa di intrinsecamente diverso. E, soprattutto, di smettere di ripetere a pappagallo che sì, l’esito non è forse quello che avremmo auspicato, ma una simile partecipazione di massa alla prova elettorale, un così straordinario incremento degli elettori in cifre assolute e punti percentuali dimostra che gli Stati Uniti di America, vivaddio, sono e restano una grande democrazia, per le cui decisioni bisogna avere tutta la deferenza e il rispetto del caso. Ecco. Io, con il vostro permesso, per la decisione di rieleggere Bush non provo rispetto alcuno, né lo proverei - vi assicuro - nemmeno se l’avessero presa all’unanimità. La ritengo, più che una prova di democrazia, un esempio di crisi della democrazia: una decisione sbagliata, nociva persino per la maggior parte di coloro che la hanno presa, e anche se mi rendo conto che questo contrapporre un mio punto di vista a quello della maggioranza dei diretti interessati può suonare arrogante e antidemocratico e chissà cosa ne direbbero Giuliano Ferrara ed Ernesto Galli della Loggia, non vedo cosa d’altro potrei dire io. Ma visto che nella contraddizione ci troviamo, più o meno, noi tutti di questa sponda, l’obbligo di dipanarla in continua in seconda pagina

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© Massimo Ghimmy

periodico bimensile Numero 8 Lunedì 15 Novembre 2004

Umberto Provenzani/A.F.A.

Espana en el Corazon Parte Seconda
Per comprendere perché le tensioni tra reazione e rivoluzione abbiano avuto il loro sanguinoso sbocco proprio in Spagna è necessario analizzare il contesto storico di quel paese. Ad inizio ‘900 le condizioni economiche e sociali della Spagna erano contraddistinte da una forte arretratezza, dall’enorme influenza della chiesa cattolica, e dallo strapotere, nelle aree rurali, dei caciques (signorotti locali) e dei grandi latifondisti. Nel 1923 ci fu il cinquantesimo colpo di stato in poco più di cento anni. Il generale Miguel Primo de Rivera, con l’appoggio del re Alfonso XIII e del clero, instaurò una dittatura che durò fino al 1930, quando, dopo aver coagulato su di se le ire di quasi tutta la popolazione, in particolare di industriali, agrari ed esercito, con le sue riforme, il generale fu costretto a rassegnare le dimissioni. Le nuove elezioni furono vinte dalla sinistra (repubblicani e socialisti), con il determinante appoggio degli anarchici e dei radicali borghesi. Venne eletto presidente il repubblicano Zamora, che affidò la guida del governo ad Azana. Il nuovo governo attuò una serie di riforme tendenti a modernizzare il paese, ma queste riforme gli alienarono l’appoggio dei radicali, che

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il nuovo inchiostro di Kronstadt è fosforescente al buio, ma tossico se combusto

strumenti

periodico bimensile Numero 8 Lunedì 15 Novembre 2004

La Gaia Scienza C’eravamo tanto amati
Nel marzo del 1992 in Italia entra in vigore la Legge n. 257, che sancisce il divorzio tra l’uomo e l’amianto. La legge alla lettera recita: “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”. E cessazione significa interruzione immediata! Sembra quasi che due persone che andavano d’amore e d’accordo smettano improvvisamente di vedersi. In effetti, fino a qualche anno prima l’amianto, per le sue caratteristiche di fonoassorbenza, di resistenza al fuoco e di termoisolamento, vantava svariate applicazioni industriali, edilizie e nei prodotti d’uso quotidiano. Nel Monferrato e nel Siracusano, una società realizzava lastre piane ed ondulate da utilizzare nella copertura degli edifici. L’aggiunta di amianto al cemento per la fabbricazione delle lastre consentiva alla struttura di resistere agli sbalzi termici e ai cicli gelo-disgelo (effetti che normalmente accelerano i processi d’invecchiamento), rendendola quasi eterna! Come gli spinaci per Braccio di Ferro, l’amianto è in grado di conferire alle strutture su cui viene spruzzato (con vernici vinil-amianto) la capacità di resistere al fuoco, in questo modo si proteggono le travature metalliche degli edifici, che in caso d’incendio sono le prime a cedere per l’eccessivo riscaldamento. E perché allora non utilizzarlo per fare le tute dei pompieri? Ottima idea! Anzi sa cosa Le dico, io ne faccio dei guanti, così le casalinghe non si scottano le mani per tirare fuori il pollo dal forno! Io invece faccio dei pannelli fonoassorbenti che sistemo nelle sale cinematografiche,nelle mense, negli ospedali, così dove c’è casino porto la calma! Ovviamente le ragioni di un’accoglienza così clamorosa sono anche di natura economica: l’amianto costa poco! Allora perché il divorzio, la cessazione dell’uso? Dice che hanno scoperto che fa male! Ah sì? Sì, ricorda la fabbrica? Sembra che i lavoratori abbiano difficoltà a respirare, forse dev’essere stato l’amianto! In effetti l’asbestosi (formazione di cicatrici nel tessuto polmonare che ne provocano l’ispessimento e l’indurimento, con riduzione delle funzionalità) è la prima patologia a essere correlata all’inalazione d’amianto. Dunque, il pericolo legato alla presenza di amianto in un ambiente è quello di respirarne le fibre! Probabilità che aumenta se queste non sono confinate in una matrice stabile e solida, ma legate ad una matrice friabile. L’inquinamento d’amianto, difatti, si verifica per conteggio delle fibre libere presenti in volumi standard di campionamento. Del totale si valuta la frazione cosiddetta biodisponibile, cioè, con caratteristiche aerodinamiche tali da consentire la penetrazioni dei polmoni fino al raggiungimento degli alveoli (in cui si instaurano i meccanismi patogenetici di natura irritativa, degenerativa e cancerogena). Sa Lei che di amianto ce n’è ancora in giro? Anche nelle scuole! (Legambiente, Ecosistema scuola 2003). In un recente rapporto sembra che gli edifici scolastici mostrano le maggiori situazioni a rischio. Con la pubblicazione del Decreto n. 248 nell’ottobre 2004 (a dodici anni dalla pubblicazione della prima legge in materia), che disciplina le attività di recupero dei prodotti e beni di amianto, speriamo che la situazione possa migliorare decisamente! Sa che in internet ho trovato un po’ di notizie utili, Le do gli indirizzi, prenda carta e penna. www.qec.it ww.assoamianto.it www.legambiente.com Gilberto, lamierone@yahoo.it

le consideravano troppo “rivoluzionarie”, e degli anarchici, per i quali erano invece troppo moderate. Il governo cadde nel 1933 e alle elezioni del 19 novembre vinse la destra moderata di Lerroux, che fu a capo di un governo di centrodestra. Nel 1935 anche il governo di centrodestra entrò in crisi, per le fratture createsi tra la destra moderata e quella estremista, rappresentata dalla Falange, un gruppo di tendenza “sansepolcriste” guidato da José Antonio de Rivera, figlio di Miguel Primo. Le elezioni del 16 febbraio 1936 videro la vittoria del Fronte Popolare, costituito, su modello francese, dall’alleanza tra repubblicani, socialisti, comunisti, anarchici, radicali e alcuni cattolici progressisti. Azana divenne Presidente della Repubblica, e il governo formato da Quiroga attuò una serie di riforme radicali ed incisive. Le alte gerarchie dell’esercito ritenevano che la sinistra avrebbe portato alla disgregazione della Spagna ad opera dei separatisti, e corroso la struttura tradizionale della società. Tra il 17 e il 18 luglio i generali congiurati proclamarono l’alzamiento. Cominciava la guerra civile. Continua... Danilo

continua dalla prima qualche modo è uno di quelli da cui non si può prescindere. Il tema, naturalmente, è spinoso. Ma forse non è del tutto irreale l’ipotesi che, oggi come oggi, l’identificazione tra democrazia ed esercizio del voto non sia più univoca come era stata concepita dalla fine del ‘700 in poi. Non nel senso che possa darsi una democrazia senza elezioni, ovviamente, ma in quello che le elezioni, ahimè, forse non bastano più a garantire la democrazia. In fondo, come dicevamo prima, è tutta una questione di valori. E di interessi, che sono la stessa cosa, perché è interesse di ognuno affermare i propri valori ed è un valore vedere i propri interessi realizzati.  in scambi di questo tipo, del resto, che si realizza il nostro insopprimibile bisogno di ideologia e il momento del voto non è altro che uno dei (rari) momenti di scambio pubblico di valori, come a dire di espressione ideologica, che, allo stato, ci sono concessi. Ma lo scambio dei valori, si sa, non è mai alla pari. I valori non sono tutti uguali, ma la loro differenza di peso - diciamo così - dipende più dalla forza di chi li propone che dalla loro natura intrinseca. Non è che, tanto per dire, patria, famiglia, sicurezza e niente matrimoni gay siano valori più “forti” di pace, assistenza sanitaria per tutti e risanamento del deficit commerciale: il fatto è che sono più forti, concretamente, i gruppi che li propongono. Hanno più soldi, più armi, più visibilità e più capacità di comunicazione. Il sistema elettorale classico, specialmente in quella sua variante caratteristica in uso negli Stati Uniti d’America, nasce nell’orizzonte ideologico di una società egualitaria, in cui eguale per tutti non è solo il voto, ma anche la possibilità di proporlo e indirizzarlo, nella prospettiva, abbastanza utopistica, di una comunità di liberi e uguali in cui ciascuno deve essere in grado di sottoporre agli altri le sue proposte e i suoi obiettivi. Ahimè. La società di massa è andata in tutt’altra direzione e le possibilità di manipolazione mediatica delle coscienze sono cresciute a tal punto da togliere molta credibilità a quell’ideale. Dal voto di una società sempre più lontana dalle ipotesi di libertà e di uguaglianza, può nascere il frutto avvelenato della presidenza Bush. È l’esito, pur legittimo, di un sistema elettorale che ha perso per strada i suoi stessi fondamenti. Come prova di democrazia, francamente, non mi sembra un granché. E, sì, gran parte di quello che abbiamo detto varrebbe anche se al “Manifesto” l’avessero azzeccata e avesse vinto Kerry. Ma questo è tutto un altro discorso. Carlo Oliva

La pizza più buona del 1° PIZZAIOLO EUROPEO

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Nel cuore del “paese sottile”, tra un pavimento di ghiaccio e un soffitto desertico, galleggia Santiasco. Ordinata nel recinto dei cerros, sotto una cappa nera, vive un terzo della popolazione cilena. Salendo fin su alla Vergine del Cerro S.Cristobal, lo sguardo non incontra i confini di questa spropositata concentrazione umana. A Nord-Est Vitacura è puro Occidente, con ospedali ed università che nulla hanno da invidiare alle principali città europee e nordamericane. Per le strade, alla guida degli ultimi modelli delle principali case automobilistiche, sfreccia la Santiago bene. Le signore, vestite Armani, parlano dell’ultimo safari in Africa o del figlio che se ne va un paio d’anni a Barcellona. Quando mi sveglio e son finite le arance, devo farmi venti minuti a piedi per le strade deserte fino al Mall dei formaggi francesi e degli gnocchi italiani. Andando verso Sud-Ovest, passata Providencia, si arriva in centro. Gli scheletri dei palazzi antichi di Brazil raccontano lo splendore passato e la fuga della plata verso l’aria più respirabile della pre-Cordillera. Lungo l’Alameda per 100 pesos c’è chi lustra scarpe tutto il giorno o chi, chiamando l’attenzione dei passeggeri delle micro, prova a vendere cociufrì, gelati o storie strappalagrime. Se a Bellavista son finite le arance passeggio dieci minuti per le strade colorate di gente, attraverso i caffè di Pio IX, fino al mercato della Vega, dove la notte provano a dormire i fantasmi

Santiasco

dell’alcool, non più in grado neanche di mangiare. Lo sguardo si perde tra la frutta e la verdura di stagione, tra la cirimoya e la palta hass di cui corpulente signorone mi invitano a verificare la perfetta ed impeccabile maturazione. Si ride e si scherza, tra i commenti dell’ultimo match tra ColoColo e la “U”, fumando paraguayo coi ragazzi che sistemano sui carretti le casse di marmellata da scambiare con vestiti alla Persa Bio-Bio. Quando invece ci si sveglia stanchi, magari perché la notte prima si è esagerato con la piscola, e non si ha voglia di fare neanche due passi, è pieno di minuscole tiendas dove Zacaria, immigrato palestino, vende disordinatamente ammassato, tutto ciò che possa ragionevolmente servire, dalla maraquetta fino ai cd vergini. Sui giornali si legge che c’è da stappare il vino migliore, perché il senato degli ex-generali di Pinocho non ha approvato le royalties sull’estrazione del rame. Non tassando le multinazionali straniere, che continuano a succhiare il sangue del paese facendo miliardi e continuando a dichiararsi in perdita, secondo i geni della finanza locale al soldo dei potenti, si difende l’occupazione. Santiago del Chile, emblema dei nostri tempi, è una città spaccata in cui non esiste il grigio, perché bianco e nero non si mischiano mai. Mentre attraverso l’altopiano boliviano, mi chiedo come si comincia una rivoluzione a cui non serva la violenza. Adriano Marzi

periodico bimensile Numero 8 Lunedì 15 Novembre 2004
In fondo abbiamo un sacco di cose. Abbiamo un rettore dal cognome evocativo dei tempi nazionalsocialisti. Abbiamo un fervore culturale così tanto underground che non si capisce dove sia. Abbiamo manifestazioni artistiche alternative che, nel pieno rispetto della legalità e dei coglioni dei pavesi, aprono alle ventidue e chiudono a mezzanotte. Abbiamo una molteplice scelta di schieramenti politici con annesse sezioni, alcuni così tanto efficienti da chiamarti anche trenta volte alla settimana per informarti che “Sabato alle 23.00 si terrà un’interessantissima conferenza sull’inflazione del cavolo verza e di come questa sia sintomatica del crollo del sistema capitalista moderno” Abbiamo un’università che stanzia migliaia di euro per iniziative universitarie, che piacciano gli universitari, che coinvolgano l’università e che non perdano di vista l’obbiettivo dell’università. Quale sia l’obbiettivo, purtroppo, non è dato sapere; l’unica cosa che è certa è che ha la forma di un assegno. O di una rata. Abbiamo tutto questo ma ancora non basta. Abbiamo strade prive di prostitute e spacciatori sbarbati

un’adeguata manutenzione del calcio balilla evita scpiacevoli inconvenienti

terza pagina

ovv ero

Luna Park è una minaccia ovvero: la ricerca non è una promessa,

e ben vestiti che “noi solo fumo o roba scelta”. Abbiamo gruppi musicali giovanili che suonano e abbiamo Spaziomusica che li fa suonare. -Altri locali non rinvenutiAbbiamo aperitivi che costano come un pasto completo e abbiamo chi li prende ogni giorno. Abbiamo Annabella con le sue pellicce, abbiamo gli assistenti con il loro pelo sullo stomaco e alcuni studenti (con le loro lingue). Abbiamo un giornale al nero di seppia svizzero (il colore, a quanto pare, non è casuale). Abbiamo tutto questo ma ancora non basta. Abbiamo docenti straordinari in doppiopetto e doppio mento. Abbiamo tutto questo ma ancora non basta. Perché abbiamo molto di più. Abbiamo le palle in giostra e, credetemi, fra un poco andranno in ottovolante. Nella città di Pavia dove il buon gusto si è suicidato tanto tempo fa, sembra che ora anche gli ultimi neuroni rimasti abbiano chiesto l’aspettativa. E nell’aria si sentono riecheggiare i rintocchi delle campane che accompagnano la marcia funebre del buon senso… Il Piccolo Esteta

Di Getto

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violentato

Foglio bianco liscio ferito da spina dorsale di vertebre metalliche pungenti,

da roteante rotondità su canna di plastica in corpo di plastica blu

qui dietro c’è un confuso che ti sporca di sperma verde gocciolante da orecchie attente e da occhi stanchi

[…]

“Kur te Jesh Merzitur Shume” (“E quando tu sarai abbastanza triste”) Dritero Agolli

qui dietro c’è un sognatore che vive di getto e forse così non ha la forza di scrivere non ancora di getto

Qui non sarò, me ne sarò già andato, dentro la terra, puro ossame, tra gli altri; dentro il caffè che io ho sempre amato i camerieri non mi vedranno più. Per i sentieri dove ho camminato più non udranno la mia tosse continua muto starà vicino alla mia tomba questo cipresso come un monaco indifeso. Ed è il momento che tu sarai triste tra gli scaffali, dentro ai libri cercami e lì mi troverai, lì nascosto dentro una frase, magari in una lettera. Altro non serve che tu smuova un libro io da lì scenderò, e dietro di te verrò e, come un tempo, ti verrà da ridere come la natura dopo la tempesta. Ollga Thoma e Simone Mattoli

riccioli dalle punte bionde impigliati in pungenti setole di barba scura giovane t’ accarezzano o tavola dove butto giù i miei castelli dove in fondo mi racconto questo fumetto che ho intorno di genti sempre nuove e sempre così chiare con le loro storie fatte d’ occhi e d´energia Adriano Marzi

Volete pubblicare dei racconti? Avete poesie nel cassetto? La trama di un corto o di un film? kronstadt@upartaid.net

Gentlemen shake Polaroid

Come si scrive un articolo per Kronstadt

da “Apparizioni promozionali” di Joey Division

Istantanea, 1974 Il solito viale, i soliti volti senza meta, le solite considerazioni senza né capo né coda. Dovevi essere qui almeno un’ora fa; arriverai tra mezz’ora e scenderai dalle nuvole, dicendo che la colpa è mia, che arrivo in anticipo perché tanto non ho niente da fare. Mi terrai il broncio per qualche minuto, poi ti volterai di spalle e mi mostrerai il retro di quella tua testolina adorabile…hai già vinto, per cui non mi resta che aspettare. Istantanea, 1980 Vicini. Tu ed io, come non lo siamo mai stati. Ieri notte, lontani dalle nostre pene quotidiane, per un istante breve. Le tue pupille scure in attesa di qualcosa: di accendersi e ruotare vorticosamente. Sulle pareti soltanto volti, cadaveri dipinti in attesa di essere sepolti. Un brivido mi attraversa, qualche conato…che sia amore? Nessuna voglia di alzarsi, magari una sigaretta…se riesco a trovare i pantaloni…

Istantanea, 1981 Sul finire di Settembre diventavo sempre malinconico. L’accorciarsi impercettibile dei giorni, il loro sbiadire, sfumarsi alle prime avvisaglie autunnali, mi ingrigiva ancor prima che Ottobre si facesse vivo. Ogni mattina imboccavo il vialetto di casa guardandomi i piedi, contando ogni singolo passo. Era il mio modo di affrontare la giornata, la luce gelida dell’ingresso, il volto butterato e sadico della maestra. C’erano circa 6000 passi tra casa mia e la scuola: se non ho mai ceduto all’impulso di piangere e tornarmene a casa, lo devo in parte a loro; al fatto che ogni mattina mi accompagnassero, e tenessero alla larga le mie angosce. Una porzione di beatitudine, di astrazione totale dal quotidiano. Poi, il suono secco della campanella, mi richiamava senza possibilità di appello alla valle di lacrime di una qualsiasi terza elementare.

Dalla finestra una luce fioca sembra voler dire che è giorno: detesto i mesi autunnali. In realtà detesto tutti i mesi. Non ricordo cosa ci siamo detti, forse perché non ci siamo detti niente. Non andartene, in silenzio…ma vaffanculo… La solita canzone mi ronza tra le orecchie: non andartene… Non sono la persona più adatta ad un risveglio simile. Non riesco a sopportare il silenzio; dovrei sdraiarmi, andare via. Chiudo gli occhi. Sullo sfondo immagini confuse. Ian Curtis che gioca all’impiccato, il suo cadavere che esce dalla stanza. Per poco non urlo. Dicono che sul suo giradischi ci fosse The Idiot. Mi alzo, frugo tra i tuoi vinili. Comincio a ricordare cosa mi dicesti ieri.

pcmb

Reg. Trib. PV - Stampa: Cooperativa Sociale “Il Giovane Artigiano”, Pavia - Chiuso in Redazione 12-11-2004 - Tiratura 2000 copie - 2004, Alcuni diritti riservati (Attribuzione–NonCommerciale–Condividi allo stesso modo )

Le colonne dell’accesso La 15bacheca Legambiente lunedì novembre
Legambiente è un’associazione di persone accomunate dalla passione per la cura del territorio e per la tutela delle risorse ambientali, culturali e paesistiche. Nata nel 1980 con le prime mobilitazioni antinucleari per diffondere una cultura basata sull’ambientalismo scientifico, si è quindi subito diffusa in tutta Italia attraverso la rete dei Circoli (circa 1000 gruppi locali), che scelgono liberamente a quali campagne nazionali aderire e quali altre locali promuovere. A Pavia il circolo Legambiente esiste da vent’anni e da qualche anno si è costituito in Onlus con il nome “Il Barcé ”. La sede è in via cardano 84 ( tel./ fax 0382 33320) ed è aperta ogni giovedì pomeriggio e sabato mattina. I tesserati pavesi nel 2004 sono stati 90 ( 300 in tutta la provincia). Il modo più rapido ed economico per tenere informati loro e tanti altri simpatizzanti è una mailing list ( per iscriversi: legambiente-pavia-subscrive@yahoogro ups.com). Come decidiamo di muoverci e di organizzare le attività? Basandoci poco sulla ritualità dei “direttivi” e simili e cercando di coinvolgere le persone interessate. Da una parte ci attiviamo per promuovere localmente le campagne nazionali come Puliamo il mondo ( fine settembre) o Cento strade per giocare ( aprile), dall’altra abbiamo aperto un canale di costante scambio con altre esperienze associative. Qualche esempio: l’adesione alla Rete Lilliput, luogo di incontro di persone che cercano di tradurre in scelte concrete l’impegno per un mondo meno squilibrato e più vivibile; il rapporto con il Centro Servizi del Volontariato e Casa del Giovane, per non fossilizzarci in un’ottica di pura tutela ambientale e per essere attenti ai problemi del sociale; su tutti il progetto Chernobyl: il Comitato omonimo, nel quale ambientalisti e volontariato cattolico hanno costruito un importante tratto di percorso insieme, organizza ogni anno il mese di ospitalità pavese di bambini bielorussi, ancora oggi vittime delle conseguenze dell’incidente nucleare di Chernobyl ( 1986). Rapporti con le istituzioni? Se da una parte ci impegniamo ad essere credibili come interlocutori, dall’altra non è facile incidere su grandi scelte di fondo. Non siamo un’associazione dei “ no” ma ci interessa dare dimensione reale alle nostre idee per una città a misura di persona: le elezioni saranno davvero l’occasione per farlo? In passato è accaduto,come va anche riconosciuto all’amministrazione Albergati. non siamo sicuri che nel 2005 ciò possa succedere ancora: noi attendiamo il confronto. Massimo Depaoli

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Attenzione! Kronstadt non è una forma di energia rinnovabile

cronache
Spazio Regione - Via Cesare Battisti, 15 - “Storia di carte” Esposizione di documenti provenienti dall’archivio storico del Genio civile di Pavia - fino al 30 novembre martedì 16 novembre Musei Civici - “ImmaginAfrica” Selezione di fotografie originali scelte tra le molte scattate da Luigi Robecchi Bricchetti in Africa (Pavia 1855-1926) - fino al 26 novembre mercoledì 17 novembre Oasi Lipu Bosco Negri - ore 21-22 L’ABC dei funghi Corso di micologia - ‘’Raccoglierli e consumarli’’ venerdì 19 novembre CSA Barattolo - Folkpower Festival 2004 - “Canto sociale” e “Lorenzo Riccardi” concerto, dalla canzone popolare ed antifascista ad oggi (info: 339 3184379) sabato 20 novembre San Salvatore - ore 15.30 - “I pittori raccontano storie” - Visita guidata con i giovani ciceroni dell’istituto Casorati di Pavia CSA Barattolo - Folkpower Festival 2004 - “Riserva Moac”, “Chare Mula”, “Maria Costanza Pipolo e Nadir”, “ Gian-Ti-Ma dj set” musica etnica (info: 339 3184379) Santa Giuletta, Palestra Comunale - “Festa di San Colombano e presentazione del vino nuovo” Esposizione e degustazione vini, spettacoli - fino al 21 (info: 0383 899141) Vigevano, Piazza martiri della Libertà - ore 8-20 - Mercatino dell’antiquariato (info: 0381 690269) domenica 21 novembre Sommo, via Roma 169 - ore 8.3018.00 - Il mercatino del libero scambio mercato e scambio di vecchio oggetti (info 0382 402127)

periodico bimensile Numero 8 Lunedì 15 Novembre 2004

Voghera, Palatexas, via Morato, 18 - “A.C.C.P. show” Mostra cinofila aperta alle razze da presa (info: 0161 478283)

- eu 16,00 piu’ prevendita (info: www.thunderoad.net 0383 373064)

sabato 27 novembre CSA Barattolo - Folkpower Festival 2004 - “Rua Port’Alba” canti e balli da Napoli e dintorni. Special guest gli Streuza e sound system fino a notte (info: 339 3184379) Teatro dei Salesiani - Via S. Giovannino Bosco 2 - “Pulenta e graton” Commedia musicale a cura della Nuova Compagnia dialettale pavese (info: 339 1398552) domenica 28 novembre Casteggio, Quartiere Fiera - ore 8-19 - “Fiera del tartufo” Mostra mercato di tartufi, prodotti enogastronomici e articoli da regalo (info: Oltreventi, 0383 82476) Voghera, Piazza del Duomo - ore 8-19 - “Mercatino dell’antiquariato” (info: Comune, 0383 336407) San Genesio, P.zza Giovanni Repossi - ore 8,30 - “Strass, oss e ferr rutt” mercato e scambio di vecchio oggetti (info: Comune, 0382 586023)

Questo non è un messaggio subliminale: quando finite di leggere queste righe mandateci i vostri scritti, link preferiti, immagini, eventi:, kronstadt@upartaid.net Questo non è un messaggio subliminale: quando finite di leggere queste righe mandateci i vostri scritti, link preferiti, immagini, eventi:, kronstadt@upartaid.net

giovedì 25 novembre Locanda del Carmine, Piazza del Carmine 7/a - “Cene al Buio” Iniziativa promossa dall’Unione Italiana Ciechi. (info: UIC Pavia 0382 29647) venerdì 26 novembre Aula Foscolo, Palazzo centrale dell’Università - ore 10 - “La stagione delle autonomie in Italia” Conferenza - Organizzazione a cura della Fondazione Romagnosi Palazzo Esposizioni - “Vetrina di Natale” Mostra mercato di articoli da regalo - fino al 29 novembre (info: Paviamostre, 0382 24786 393269) CSA Barattolo - Folkpower Festival 2004 - “Blues Power” documentario di Martin Scorsese sulle origini del blues (info: 339 3184379) Codevilla - Thunder Road - dalle ore 20.30 - “Stadio” Concerto

Vuole una casa in affitto? Prego si accomodi, se ha un reddito di almeno 30.000 euro all’anno. Altrimenti si prepari a dormire sotto i ponti. Secondo la seconda indagine Sunia-Cgil sul mercato delle locazioni le fasce di reddito basse e intermedie sono ormai completamente escluse dalla possibilità di affittare un appartamento, dopo anni di boom del mercato immobiliare e dopo la definitiva liberalizzazione dei canoni d’affitto. Quella della CGIL è una ricerca che incrocia i dati sui canoni di affitto con quelli dei redditi: operazione unica nel suo genere, se si pensa che l’Istat gli affitti neanche li registra nel carovita. L’aumento medio degli affitti dal 2002 al 2003 è stato del 17%, rivela l’indagine che è stata compiuta si un campione di 11.000 offerte di locazione, così come risultanti dalle riviste specializzate del settore immobiliare per le aree metropolitane di 11 grandi città italiane. I canoni variano a seconda dell’ubicazione e della tipologia: si va dai 1.342 euro al mese del centro ai 798 della periferia, dai 683 del monolocale ai 1.574 dell’alloggio con più di quattro stanze. Dentro questi canoni poi, le variazioni geografiche sono le più rilevanti, e non è che per un appartamento piccolo si scenda di molto: per un monolocale si spende sui 750 al mese a Roma e a Milano, oltre 1.100 a Venezia, 860 a Bologna, 791 a Firenze. Valutando il peso dei canoni sul bilancio familiare il risultato è netto: «possono accedere al mercato attuale sopportando incidenze compatibili con i propri redditi solo le famiglie con redditi medi e alti, dai 30.000 euro annui circa». Come ha sostenuto il segretario del Sunia, Luigi Pallotta, la conclusione è semplice: «i pensionati sono esclusi dal mercato degli affitti, gli operai di fatto anche, se al canone si sommano tutte le altre spese per la casa». Paola Modica, segreteria confederale della Cgil, nel presentare la ricerca la connette con gli altri dati sull’impoverimento degli italiani (contenuti, per esempio, in un recente studio effettuato dalla Banca d’Italia) e con quelli sull’inflazione, concludendo: «Le persone normali non ce la fanno a tirare a fine mese». E naturalmente anche per gli studenti la situazione non è affatto rosea. Proposte conseguenti: «Modifica della legge sugli affitti, rilancio dell’edilizia pubblica e aumento del fondo sociale per il sostegno agli affitti». La parola equo canone non viene neanche pronunciata, ma qualcosa di simile sì: si chiuda la libera contrattazione, si preveda solo il «canone concordato», è la proposta Sunia-Cgil. Infatti si deve sapere che la legge che ha abolito l’equo canone (la 431 del 1998) ha stabilito 2 canali: il canale libero (affidato alla legge della jungla del mercato) e il canale agevolato. Esistono infatti agevolazioni fiscali per coloro che stipulano un contratto rimanendo nei canoni fissati dalle associazioni di categoria degli inquilini e dei proprietari di case, con il vantaggio di far oscillare i canoni d’affitto all’interno di fasce minime e massime fissate dalle parti sociali.

L’affitto impossibile

Anche a Pavia gli affitti stanno crescendo da tempo oltre le normali capacità di spesa degli studenti. Nell’ottica di promozione e salvaguardia dei diritti degli inquilini i sindacati (SUNIA, SICET ED UNIAT) e con essi il “Coordinamento per il diritto allo studio – UDU” hanno recentemente rinnovato, insieme alle associazioni dei proprietari, un accordo locale per la città di Pavia che consente di usufruire dei contratti agevolati istituiti dalla legge 431 del ‘98 con un notevole risparmio sia per l’inquilino che per il proprietario (canone ridotto ed abbattimento ICI, imposta di registro e detraibilità IRPEF). Il problema della scarsa diffusione dei contratti agevolati è però costituito proprio dalla assoluta sproporzione che esiste tra il canoni stabiliti dalle parti sociali e gli affitti del mercato. Gli affitti liberi crescono così impetuosamente da rendere in poco tempo scarsamente appetibili per i proprietari i contratti agevolati: la leva fiscale non funziona tanto bene. Sia dal punto di vista dei lavoratori che da quello degli studenti sarebbe dunque fondamentale il rilancio degli interventi di edilizia pubblica. Sono necessari nuovi investimenti: le case popolari (perché il comune non può pensare che l’impatto degli studenti sia sostenuto solo dall’università) e i collegi (perché l’ISU non può riposare sugli allori che ci ha portato ad essere la città in Italia con il miglior rapporto tra posti letto per studenti e numero di iscritti). In una prospettiva più generale, è il momento di ripensare profondamente il sistema di regole che governano il mercato dell’affitto. Questa convinzione ha spinto le Organizzazioni Sindacali e i Sindacati degli inquilini SUNIA, SICET e UNIAT a lanciare una petizione popolare per una raccolta di firme contro l’indifferenza e la mancata politica del Governo sulla casa e le politiche abitative, che ha ridotto al lumicino il fondo sociale e ha affossato l’edilizia sociale: cioè gli unici strumenti capaci di fornire un alloggio alternativo a chi non può ricorrere ai canoni d’affitto stratosferici del cosiddetto libero mercato. Non sono evidentemente le fasce deboli a essere colpite dal problema del caro affitti, ma ormai un’ampia strato composto di lavoratori in mobilità, giovani coppie, famiglie monoreddito, singoli e, ancora più chiaramente, studenti. Il momento è certamente dei più critici. Il 30 giugno scorso sono scaduti i termini di legge che bloccavano l’esecutività degli sfratti. Nonostante gli impegni dichiarati dal Governo di rinviare al 30 ottobre il provvedimento, è stata emanata una legge insufficiente e contraddittoria che offre una tutela assai precaria agli inquilini. Una proroga seria degli sfratti è necessaria e inevitabile se si vuole scongiurare il rischio che le fasce più indifese e disagiate della popolazione continuino a finire per strada (in alcune città sono già stati eseguiti sfratti che hanno coinvolto famiglie di anziani o di disabili). E i nuovi interventi sono altrettanto necessari per proteggere chi così debole non si percepisce ancora.

Vigevano, vie del centro storico - “Vigevano è…” animazione e giochi (info: 0381 312624) Santa Maria Gualtieri - “Linguaggi e silenzi” Parte della rassegna “Le mostre in Santa Maria Gualtieri” - fino al 1 dicembre (info: Comune di Pavia - settore cultura, 0382 399372)

martedì 30 novembre Teatro Fraschini - ore 20,30: Lirica - “L’elisir d’amore” di Felice Romani - Musiche di Gaetano Donizetti Orchesra I Pomeriggi Musicali di Milano - replica il 01 dicembre (info: 0382 371202)

www.inventati.org/hackeralbum i disegni di questo numero sono di Angelo Rindone / Hacker Art ronstadt periodico bimensile Numero 8 www.upartaid.net/kronstadt kronstadt@upartaid.net

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