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Libro secondo

Come la figlia del mattin, la bellaDalle dita di rose Aurora surse,Surse di letto anche il figliuol d'Ulisse,I suoi panni vest, sospese il brandoPer lo pendaglio all'omero, i leggiadriCalzari strinse sotto i molli piedi della stanza usc rapidamente,Simile ad un degli Immortali in volto!"osto agli araldi dall'arguta voceChiamare impose i capelluti Achivi# $uesti, al gridar loro accorsi in fretta,Si ragunaro, s'affollaro! i pure Al parlamento s'avvi%& tra manoStavagli un'asta di polito rame due bianchi il seguan cani fedeli!Stupa ciascun, mentr'ei mutava il passo, il paterno sedil, che dai vecchioni'li fu ceduto, ad occupar sen ga&"anta in $uel punto e s divina grazia Sparse d'intorno a lui Pallade amica! Chi ragion% primiero( gizio illustre,Che il dorso avea per l'et) grande in arco, di vario saver ricca la mente!Sulle navi d'Ulisse alla fecondaDi nobili destrier ventosa "roiaAnd% il pi* caro de' figliuoli, Antfo# a lui di+ morte nel cavato specoIl Ciclope crudel, che la cruentaS'imband del suo corpo ultima cena!"re figli al vecchio rimanean& l'un, detto urnomo, co' proci erasi unito, alla coltura de' paterni campi Presedean gli altri due! ,a in $uello, in $uello,Che pi* non ha, sempre s'affisa il padre,Che nel pianto i d passa, e che s fatteParole allor, pur lagrimando, sciolse&-. Itacesi, uditemi! /essuna,Dacch0 Ulisse lev% nel mar le vele,1ui si tenne assemblea! Chi adun% $uesta('iovane, o veglio( a che( Primo ud forseDi estrania gente che s'appressi armata(. d'altro, da cui penda il ben comune,Ci viene a favellar( 'iusto ed umanoCostui, penso, esser dee! Che che s'aggiriPer la sua mente, il favorisca 'iove2 "elemaco gioa di tali accenti,1uasi d'ottimo augurio, e, sorto in piedi,Ch0 il pungea d'arringar giovane brama,"rasse nel mezzo, dalla man del saggio"ra gli araldi Pis+nore lo scettroPrese, e ad gizio indi rivolto& -.-, disse,-3uon vecchio, non + assai $uinci lontano4'uom che il popol raccolse& a te dinanzi,,a $ual, cui punge acuta doglia, il vedi!/on di gente che a noi s'appressi armata,/0 d'altro, da cui penda il ben comune,Io vegno a favellarvi! A far parole5egno di me, d'un male, anzi di duo,Che aspramente m'investono ad un'ora!Il mio padre io perdei2 Che dico il mio(Popol d'Itaca, il nostro& a tutti padre,Pi* assai che re, si dimostrava Ulisse! a $uesta piaga, ohim+ l'altra s'arroge,Che ogni sostanza mi si sperde, e tuttaSpiantasi dal suo fondo a me la casa!/oioso assedio alla ritrosa madrePoser de' primi tra gli Achivi i figli!Perch0 di farsi a Icario, e di proporgli"repidan tanto, che la figlia ei doti a consorte la dia cui pi* vuol bene(4'intero d nel mio palagio in vece3anchettan lautamente, e il fior del greggeStruggendo e dell'armento, e le ricolmeDella miglior vendemmia urne votando,5ivon di me& n0 v'ha un secondo Ulisse,Che sgombrar d'infra noi vaglia tal peste!Io da tanto non son, n0 uguale all'opraIn me si trova esper6enza e forza!.h cos le avess'io, com'io le bramo2Poscia che il lor peccar varca ogni segno! , che pi* m'ange, con infamia io pero!Deh s'accenda in voi pur nobil dispetto#"emete il biasmo delle genti intorno#Degl'immortali d+i, non forse cada Delle colpe de' proci in voi la pena,4'ira temete! Per l'.limpio 'iove,Per "emi, che i consigli assembra e scioglie,Costoro, amici, d'aizzarmi contro7estate, e me lasciate a $uello in predaCordoglio sol, che il genitor mi reca!Se non che forse Ulisse alcuni offeseDe' prodi Achivi, ed or s'intende i torti5endicarne sul figlio! ben, voi stessi Stendete ai beni la rapace destra&,eglio f8ra per me, $uando consuntiSuppellettil da voi f9ssemi e censo,Da voi, dond'io sperar potrei restauro!5i assalirei per la citt) con blandeParole ad uno ad un, n0 cesserei,Che tutto in poter mio pria non tornasse, di

nuovo s'ergesse in pi+ il mio stato!,a or dolori entro del petto, a cui/on so rimedio alcun, voi mi versate! Detto cos, gitt% lo scettro a terra,7uppe in lagrime d'ira e viva corseDi core in cor nel popolo pietade!,a taciturni, immoti, e non osando"elemaco ferir d'una risposta,"utti stavano i proci! Antnoo soloSorse e arring%& -"elemaco, a cui bolle/el petto rabbia che il tuo dir sublma,1uai parole parlasti ad onta nostra(Improntar sovra noi macchia s nera(/on i migliori degli Achei& la cara"ua madre e l'arti, ond'+ maestra, incolpa!'i) il terzo anno si volse, e or gira il $uarto,Che degli amanti suoi prendesi gioco#"utti di speme e d'impromesse allatta,,anda messaggi a tutti, ed altro ha in core!"ela sottile, tela grande, immensa,1uesto ancor non pens% novello inganno(A oprar si mise, e a s0 chiamonne, e disse&-'iovani, amanti miei, tanto vi piaccia, Poich0 gi) Ulisse tra i defunti scese,4e mie nozze indugiar, ch'io $uesto possa 4ugubre ammanto per l'eroe 4aerte,Acci% le fila inutili io non perda,Prima fornir, che l'inclemente Parca,Di lunghi sonni apportatrice, il colga!/on vo' che alcuna delle Achee mi morda,Se ad uom, che tanto avea d'arredi vivo,:allisse un drappo in cui giacersi estinto-!Con simil fola leggermente vinse'li animi nostri generosi! Intanto, :inch0 il giorno splendea, tessea la telaSuperba, e poi la distessea la notteAl complice chiaror di mute faci!Cos un triennio la sua frode ascose, deluse gli Achei! ,a come il $uartoCon le volubili ore anno sorvenne,/oi da un'ancella non ignara instrutti,Penelope trovammo, che la bellaDisciogliea tela ingannatrice& $uindi Compierla dov0 al fin, bench0 a dispetto!.r, perch0 a te sia noto e ai 'reci il tutto, cco risposta che ti fanno i proci!Accommiata la madre, e $uel di loro,Che non dispiace a Icario e a lei talenta,A disposar costringila! ,a dove,4e doti usando, onde la orn% ,inerva,Che man formolle cos dotta e ingegno"anto sagace, e accorgimenti dielle,1uali non s'udir mai n0 dell'anticheDi 'recia donne dalle belle trecce,"iro, Alcmena, ,icene, a cui le mentiDi s fini pensier mai non fioriro#Dove credesse lungo tempo a bada"enerci ancor, la sua prudenza usata1ui l'abbandonera! /oi tanto il figlioConsumerem, $uanto la madre in coreSerber) $uesto suo, che un dio le infuse, Strano proposto! terna gloria forseA s0 procaccer), ma gran difettoDi vettovaglia a te# mentre noi certoDa te pensiam non istaccarci, s'ella1uel che le aggrada pi* pria non impalma-! -Io-, rispose "elemaco, -di casaColei sbandir, donde la vita io tengo(Dal cui lattante sen pendei bambino('rave inoltre mi f8ra, ov'io la madreDipartissi da me, s ricca dote"ornare a Icario! Cruccierasi un giorno4'amato genitor che forse vive,3ench0 lontano, e punrianmi i numi,Perch'ella, slontanandosi, le odiateImplorera vendicatrici rinni!Che le genti diran( /o# tal congedo/on sar) mai ch'io liberi dal labbro!4'avete voi per mal( Da me sgombrate#'ozzovigliate altrove# alternamente 4'un l'altro inviti, e il suo retaggio scemi!Che se disfare impunemente un solo5i par meglio, segute! Io dell'.limpo'li abitatori invocher%, n0 senzaSpeme che il Saturnde a tai misfatti4a debita merc0 renda, e che inultoScorra nel mio palagio il vostro sangue-! S favell% "elemaco, e dall'altoDel monte due volanti a$uile a lui,and% l'eterno onniveggente 'iove!"ra lor vicine, distendendo i vanni,:endean la vana reg6on de' venti!/0 prima fur dell'assemblea sul mezzo,Che si volsero in giro, e, l'ali folte Starnazzando, e mirando tutti in faccia,,orte auguraro& al fin, poich0 a vicendaCon l'unghie il capo insanguinato e il colloS'ebber, volaro a destra, e dilegu;rsiDella citt) su per gli eccelsi tetti!,aravigli% ciascuno, e ruminava:ra s0 $uai mali promettesse il

fato! 1uivi era un uom di molto tempo e senno,Di ,astore figliuol, detto Aliterse,Che nell'arte di trar dagli osservati5olanti augelli le future cose,"utti vinceva i pi* canuti crini!-Itacesi, ascoltatemi, e pi* ancora,'ascoltin-, disse, -i proci, a cui davante S'apre un gran precipizio! Ulisse lungiDa' cari suoi non rimarr) molt'anni!Che parlo( i spunta, e non ai soli prociStrage prepara e morte& altri, e non pochiChe abitiam la serena Itaca, troppoCi accorgerem di lui! Consultiam dun$ueCome gli amanti, che pel meglio loroCessar dovran per s0, noi raffreniamo!Uom vi ragiona de' presagi espertoPer lunghissima prova! cco maturoCi% ch'io vaticinai, $uando per "roia Scioglieano i 'reci, e Ulisse anch'ei salpava!-,olti-, io gridai, -patir) duoli, e tutti Perder) i suoi& ma nel ventesim'anno,Solo e ignoto a ciascun, far) ritorno-!'i) si compie l'oracolo& tremate2-:olle vecchiardo, in tua magion ricovra-, urmaco di P%libo rispose,-oracoleggia ai figli tuoi, non forse'l'incolga un d $ualche infortunio! AssaiPi* l) di te ne' vaticin< io veggio!5olan, rivolan mille augelli e millePer l'aere immenso, e non dibatton tutti Sotto i raggi del sol penne fatali!1uinci lontano per Ulisse! .h fossi"u perito con lui2 Ch0 non t'udremmoProfetare in tal guisa, e il furor ciecoSecondar di "elemaco, da cui1ualche don, credo, alle tue porte attendi!,a oracol pi* verace odi! Se $uanto D'esper6enza il bianco pel t'addusse,A sedurre il fanciullo e a pi* infiammarlo 4'adopri, tu gli nuoci, a' tuoi disegni/on giovi, e noi tale imporremti multa,Che morte fati il sostenerla! Io poi"al consiglio al fanciul porgo& la madre7imandi a Icario, che i sponsali e ricca,1ual dee seguir una diletta figlia,Dote apparecchier)! Prima io non pensoChe da $uesta di nozze ardua tenzoneI figli degli Achei vorran gi* t8rsi!Di nessuno temiam# non, bench0 tanto4o$uace, di "elemaco# n0 puntoDel vaticinio ci curiam, che indarno"'usc, vecchio, di bocca, e che fruttarti,aggiore odio sol pu%! :ine i conviti/on avran dun$ue, e non sar) mai calma,:inch0 d'oggi in doman costei ci mandi!/oi ciascun d contenderem per lei,/0 ad altre donne andrem, $uali ha l'AcaiaDegne di noi, perch0 cagion primieraDell'illustre contesa + la virtude-! - urmaco e voi tutti-, il giovinettoSoggiunse allor, -competitori alteri,/on pi*& gi) il tutto sanno uomini e d+i!.r non vi chiedo che veloce naveCon dieci e dieci poderosi remi,Che sul mar mi trasporti! All'arenosaPilo ed a Sparta valicare io bramo,Del padre assente per ritrar s'io mai"rovar potessi chi men parli chiaro,. $uella udir voce fortuita in cuiSpesso il cercato ver 'iove nasconde!5ivr)( ritorner)( 3ench0 dolente,Sosterr% un anno! ,a se morto e fattoCenere il risapessi, al patrio nido 7ieder% senza indugio# e $ui un sepolcro'li alzer%, renderogli i pi* solenni,1ual si convien, f*nebri onori, e un altroSposo da me ricever) la madre-! "ac$ue, e s'assise# e ,entore levossiDel padre il buon compagno, a cui su tutto 5egghiar, guardare il tutto, ed i comandiSeguitar di 4aerte, Ulisse ingiunse,1uando per l'alto sal mise la nave!-. Itacesi-, tal parlava il saggio5ecchio, -alle voci mie l'orecchio date!/0 giusto pi*, n0 liberal, n0 mite,,a ini$uo, ma inflessibile, ma crudo D'ora innanzi un re sia, poich0 tra genteSu cui stendea scettro paterno Ulisse,Pi* non s'incontra un sol, cui viva in core!Che arroganti rivali ad opre ingiuste"rascorran ciechi della mente, io taccio!Svelgono, + ver, sin dalle sue radici,4a casa di $uel 'rande, a cui disdettoSperano il ritornar, ma in rischio almenoPorgon la vita! 3en con voi m'adiro,Con voi, che muti ed infingardi e vili5i state l, n0 d'un sol moto il vostroSignore nclito aitate! .him02 dai pochi7estano i molti soverchiati e vinti-!

-,entor, non so $ual pi*, se audace, o stolto-,4e%crito d' v+nore rispose,-Che mai dicestu( Contra noi tu ardisciIl popol eccitar( /on lieve impresaUna gente assalir, che per la mensa3randisca l'armi, e i piacer suoi difenda!Se lo stesso re d'Itaca tornatoScacciar tentasse i banchettanti proci,Scarso del suo ritorno avra diletto 1uesta sua donna, che il sospira tanto, morire il vedra morte crudele,3ench0 tra molti ei combattesse& $uindiDel tuo parlar la vanit) si scorge!,a, su via, dividetevi, e alle vostre:accende usate vi rendete tutti!,entore ed Aliterse, che fedeliA "elemaco son paterni amici,'li metteran $uesto viaggio in punto&3ench'ei del padre le novelle, in veceDi cercarle sul mar, senza fatica4e aspetter) nel suo palagio, io credo-! Disse, e ruppe il concilio! I cittadiniScioglieansi l'un dall'altro, e alle lor case1ua e l) s'avv6avano& d'UlisseSi ritiraro alla magione i proci! ,a, dalla turba solitario e scevro,"elemaco rivolse al mare i passi,4e mani asterse nel canuto mare, supplic% a ,inerva& -. diva amica,Che degnasti a me ier scender dal cielo, fender l'onde m'imponesti, un padrePer rintracciar, che non ritorna mai,Il tuo solo favor puommi davante'l'inciampi t8r, che m'opporranno i 'reci, pi* che altr'uomo in Itaca, i malvagiProci, la cui superbia ognor pi* monta-! Cos pregava# e se gli pose allatoCon la faccia di ,entore e la voce,Palla, e a nome chiamollo, e feo tai detti&-"elemaco, n0 ardir giammai, n0 senno"i verr) men, se la virt* col sangue"rasfuse in te veracemente Ulisse,Che $uanto impreso avea, $uanto avea detto,Compiea mai sempre! Il tuo v6aggio a v8to/on andr), $ual temer, dove tu figlio/on gli fossi, io dovrei! 5ero + che spessoDal padre il figlio non ritrae& rimane Spesso da lui lungo intervallo indietro, raro + assai che aggiungalo od il passi!,a senno a te non verr) men, n0 ardire, d io vivere Ulisse in te gi) veggo!4ieto dun$ue degli atti il fine spera#/0 t'anga il vano macchinar de' proci,Che non sentono, incauti e ingiusti al paro,4a nera Parca che gli assal da tergo, d in un giorno sol tutti gli abbranca!Io d'Ulisse il compagno, un tale aiuto"i porger%, che partirai di cortoSu parata da me celere nave, con me stesso al fianco, in su la poppa!.rs*, r6entra nel palagio, ai proci/uovamente ti mostra, ed apparecchia1uanto al v6aggio si richiede, e il tutto7iponi& il bianco nelle dense pelli'ran macinato, ch'+ dell'uom la vita, nell'urne il licor che la rallegra!Compagni a radunarti in fretta io movo,Che ti seguano allegri! =a sull'arena,olte l'ondicerchiata Itaca navi/ovelle e antiche& ne' salati flutti /oi lancerem senza ritardo armata1ual miglior mi parr) veleggiatrice-! Cos di 'iove la celeste figlia&/0 pi*, gli accenti della diva uditi,S'indugiava "elemaco! Al palagio,"urbato della mente, ire affrettossi, trov% i proci, che a scoiar capretti, pingui ad abbronzar corpi di verri,/el cortile intendeano! Il vide appena, Che gli fu incontro sogghignando, e il presePer mano Antinoo, e gli parl% in tal guisa& -. molto in arringar, ma forte poco/el dominar te stesso, ogni rancoreScaccia dal petto, e, $ual solevi, adopraDa prode il dente, e i colmi nappi asciuga!"utto gli Achei t'allestiran di botto&/ave e r+migi eletti, acci% tu possa,7atto varcando alla divina Pilo,Correr del padre tuo dietro alla fama-! "elemaco allor& -Sedermi a mensaCon voi, superbi, e una tran$uilla gioiaProvarvi, a me non lice! Ah non vi bastaCio che de' miei pi* prez6osi beni/ella prima et) mia voi mi rapiste(,a or ch'io posso dell'altrui saggezza'iovarmi, e sento con le membra in pettoCresciutami anco l'alma, io disertarvi"enter% pure, o ch'io $ui resti, o parta!,a parto, e non invan, spero, e su naveParto non mia, $uando al figliuol d'Ulisse,/0 ci% s0mbravi sconcio, un legno manca-!"al rispose crucciato, e

destramenteDalla man d'Antin%o la sua disvelse! 'i) il convito apprestavano, ed acerbi,otti scoccavan dalle labbra i proci!-Certo-, dicea di $ue' protervi alcuno,-"elemaco un gran danno a noi disegna!Da Pilo aiuti validi o da Sparta,ener) seco, per% ch'ei non viveChe di s fatta speme# o al suol fecondoD' fira condurrassi e ritrarranne:iero velen, che getter) nell'urneCon man furtiva# e noi berrem la morte-, un altro ancor de' pretendenti audaci&-Chi sa ch'egli non men, sul mar vagando,Dagli amici lontano, un d non muoia,Come il suo genitor( Carco pi* graveSu le spalle ne avremmo& il suo retaggioPartirci tutto, ma la casta madre, $uel di noi, ch'ella scegliesse a sposo,/el palagio lasciar sola con solo-! "elemaco frattanto in $uella sceseDi largo giro e di sublime voltaPaterna sala, ove rai biondi e rossi4'oro mandava e l'ammassato rame#.ve nitide vesti, e di fragrante .lio gran copia chiudean l'arche in grembo# presso al muro vano intorno molteDi vino antico, saporoso, degnoDi presentarsi a un dio, gravide botti,Che del ramingo travagliato UlisseIl ritorno aspettavano! ,uniteD'opportuni serrami eranvi, e doppie Con lungo studio accomodate imposte# d uricl+a, la vigilante figliaD'.pi di Pisenorre, il d e la notte1uesti tesori custoda col senno!Chiamolla nella sala, e a lei tai voci"elemaco drizz%& -/utrice, vino,Su via, m'attigni delicato, e solo,inor di $uel che a un infelice serbi,Se mai scampato dal destin di morte,Comparisse tra noi! Dodici n'empiAnfore, e tutte le suggella! 5entiDi macinato gran giuste misure5ersami ancor ne' fedeli otri, e il tuttoColloca in un& ma sappilo tu sola!Come la notte alle superne stanze4a madre inviti e al solitario letto,Per tai cose io verr%& ch0 l'arenosa Pilo visitar voglio, e la feraceSparta, e ad entrambe domandar del padre-! Di0 un grido, scoppi% in lagrime, e dal petto uricl+a volar feo $ueste parole&-Donde a te, caro figlio, in mente caddePensiero tal( "u l'unico rampolloDi Penelope, tu, la nostra gioia,Per tanto mondo raggirarti( 4ungeDal suo nido per l'inclito Ulisse,:ra estranie genti& e perirai tu ancora!Sciolta la fune non avrai, che i proci"i tenderanno agguati, uccideranti, tutte partirannosi tra loro4e spoglie tue! Deh $ui con noi rimani,Con noi $ui siedi, e su i marini campi,Che fecondi non son che di sventure, 4ascia che altri a sua posta errando vada-! -:a cor, /utrice-, ei le risponde tosto&-Senza un nume non + $uesto consiglio!,a giura che alla madre, ov'aura altronde/on le ne giunga prima e ten richiegga,/ulla dirai, che non appaia in cielo4a dodicesim'aurora# onde col piantoAl suo bel corpo ella non rechi oltraggio-! 4'ottima vecchia il giuramento grande'iur% de' numi& e a lui vers% ne' cavi.tri, vers% nell'anfore capaci4e candide farine e il rosso vino! i, nella sala un'altra volta entrato, "ra i proci s'avvolgea& n0 in $uesto mezzoStavasi indarno la "ritonia Palla!5estite di "elemaco le forme,Per tutto si mostrava ed appressava"utti, e loro ingiungea che al mare in rivaSi raccogliesser nottetempo, e il ratto4egno chiedea di :ronio al figlio illustre,A /oem%n, cui non chiedealo indarno!S'ascose il Sole, e in Itaca omai tutte S'inombravan le vie! ,inerva il ratto4egno nel mar tir%, l'arm% di $uantoSoffre d'arnesi un'impalcata nave, al porto in bocca l'arrest%! :re$uentiSi raccoglieano i remator forzutiSul lido, e inanimavali la deaDallo sguardo azzurrin, che altro disegno Concep in mente! 4a magion d'Ulisse7itrova, e sparge su i beventi proci"al di sonno un vapor, che lor si turba4'intelletto e confondesi, e di manoCasca sul desco, la sonante coppa!Sorse, e mosse ciascuno al proprio albergo,/0 fu pi* nulla del

sedere a mensa&"al pondo stava sulle lor palp+bre!,a l'occhiglauca dea, ripreso il voltoDi ,entore e la voce, e richiamato:uor del palagio il giovinetto, disse&"elemaco, ciascun de' tuoi compagni,Che d'egregi schinier veston le gambe,'i) siede al remo, e, se tu arrivi, guarda-! Ci% detto, la via prese, ed il garzoneSeguitavane l'orme! Al mar calati,"rov)r sul lido i capelluti Achivi#Cui di tal guisa favell% la sacraDi "elemaco possa& -Amici, in casa 1uanto al cammin bisogna, unito giace&"rasportarlo + mestieri! /0 la madreSa, n0, fuor che una, il mio pensier le ancelle-! "ac$ue, e loro entr% innanzi# e $uelli dietro"eneangli! Indi con l'anfore e con gli otri, Come d'Ulisse il caro figlio ingiunse,"orn;ro, e il carco nella salda naveDeposero! Il garzon sopra vi salse,Preceduto da Pallade, che in poppaS'assise# accanto ei le sedea& la funeI remiganti sciolsero, e mont)ro4a negra nave anch'essi, e i banchi empiero!"osto la dea dalle cerulee luciChiam% di verso l'occidente un ventoDestro, gagliardo, che battendo venneSu pel tremulo mar l'ale sonanti!-,ano, mano agli attrezzi-, allor gridava"elemaco# -ov'+ l'albero-( I compagni4'udiro, e il grosso e lungo abete in altoDrizzaro, e l'impiantaro entro la cava3ase, e di corda l'annodaro al piede&Poi tiravano in su le bianche vele,Con bene attorti cuoi! 'onfi% nel mezzo4e vele il vento# e forte alla carena4'azzurro mar romoreggiava intorno,,entre la nave sino al fin del corsoSu l'elemento li$uido volava!4egati i remi del naviglio ai fianchi, Incoronaro di vin maschio l'urne, a ciascun degli d+i sempre viventi4ibaro, ma pi* a te, figlia di 'iove,Che le pupille di cilestro tingi!Il naviglio correa la notte intera, del suo corso al fin giungea con l'alba!