SPECIALE FESTIVAL DEL GIORNALISMO CULTURALE 2014

IL PROGRAMMA
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il Ducato

Mensile - 22 aprile - Anno 24 - Numero 5 Ducato online: ifg.uniurb.it

Periodico dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino

Anteprima il 24 poi tre giorni ricchi di eventi
a pagina 2 e 3

L’INTERVISTA

“Gli intellettuali parlino alla classe dirigente”
a pagina 2

LA TENDENZA

Quelle lacrime di coccodrillo che reggono tutto
a pagina 3

QUELLI CHE LEGGONO

La cultura oggi
L’EDITORIALE

I giovani e le news tra (molto) amore e (poco) odio
a pagina 4

P

erché un festival del giornalismo culturale? E perché proprio a Urbino? Innanzitutto perché Urbino è sinonimo di cultura: per la sua storia, per i suoi tesori d’arte, per la prestigiosa Università che da oltre 500 anni “coltiva” il sapere e la conoscenza. Poi perché all’interno dell’ateneo ci sono realtà come il dipartimento di Scienze della comunicazione e discipline umanistiche (che da anni lavora e svolge ricerche nell’ambito dei media) e una Scuola di giornalismo fra le migliori d’Italia (come dimostrano dati e riconoscimenti, ultimo quello della Condè Nast). Discutere di cultura e giornalismo non è pura accademia, ma significa ragionare sulla conoscenza come possibile investimento per il futuro. Vediamo alcuni dati: siamo il Paese con il maggior numero di siti Unesco; nel 1979 eravamo i primi al mondo per presenze straniere e incassi turistici; oggi nella classifica della competitività turistica siamo sprofondati al 28° posto. Siamo il fanalino di coda in Europa per spesa statale in cultura: solo lo 0,19% del bilancio (la Francia è all’1%, l’In-

g h i l t e r r a all’1,20%). Anche il dato della spesa in cultura delle famiglie è penalizzante: siamo sotto la media europea (8,9%), fra gli ultimi in classifica. Il nostro orgoglio culturale crolla insieme alle mura di Pompei. Spendiamo appena l’1,1% delle risorse pubbliche per mantenere e promuovere un patrimonio ineguagliabile. Ci sorpassa, seppur di poco, anche la Grecia, con l’1,2% Gli altri sono lontanissimi. Nonostante tutto, l’indotto del nostro disastrato settore culturale è di 68 miliardi l’anno e dà lavoro, in tempi difficili, a un milione e mezzo di persone. Il marketing del sapere rappresenta una leva in grado di risollevare, se non il mondo, perlomeno le sorti di una città o di un Paese. Cosa c’entra tutto questo con il Festival? C’entra perché il patrimonio che ci viene dal passato non

Il nutrimento di una comunità

è qualcosa di immutabile fissato dal tempo. La cultura è una cosa viva che va alimentata. O non è cultura. E la cultura italiana è viva non solo perché è visitata da milioni di turisti, ma perché dialoga con il mondo. Sembra paradossale, ma anche nell’industria c’è il riverbero della nostra gloriosa storia. Nel made in Italy lo straniero vede la grandezza dell’antica Roma e del nostro Rinascimento. Tutto questo è esaltato dalla fama dei nostri poeti, dei musicisti (inventori dell’opera lirica), dei fondatori della scienza galileiana, ovvero di quel metodo che è alla base dello straordinario progresso tecnico e scientifico degli ultimi quattro secoli. Ciò dimostra quando sia sbagliato sostenere che “con la cultura non si mangia”: è invece proprio il nutrimento economico e civile di un paese, la linfa per la crescita di una Comunità e di ogni singolo cittadino, veicolo di inclusione e di sviluppo.

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il Ducato

L’editore Giuseppe Laterza parla del ruolo degli intellettuali nell’Europa di oggi

“C’è ancora bisogno di idee”
Il duro lavoro di chi orienta l’opinione pubblica tra falsi laicismi, toni esasperati e visioni di breve termine
GIUSEPPINA AVOLA
ome tutte le epoche anche la nostra è u n’ e p o c a ideologica. E miope. Nel senso che siamo imbevuti di ideologia ma non ce ne accorgiamo, ci illudiamo di non esserlo. Ci professiamo laici. Dobbiamo stare attenti a riconoscere le ideologie e a smascherarle. E questo è il tipico compito degli intellettuali”. Giuseppe Laterza, uno dei più grandi editori italiani, ospite a Urbino per il Festival del giornalismo culturale, non ha dubbi: di intellettuali la società contemporanea ha bisogno. Il perché è presto detto: sono loro che aprono a visioni del mondo più approfondite e inconsuete e ci traghettano verso una percezione della realtà meno limitata. E poi perché, citando Keynes, non ci si può orientare nel mondo senza idee e l’elaborazione di queste è compito degli intellettuali. Proprio per spiegare costruzioni complesse come quella europea, Laterza ha avviato il progetto di Eutopia, una rivista multilingue nata dalla collaborazione con le case editrici S. Fischer Verlag (Germania), Editorial Debate (Spagna), Édition du Seuil (Francia) all’interno della quale si confrontano i maggiori intellettuali europei. A quale scopo? “Eutopia vuole rimettere al centro il dibattito sull’Europa. Per molti anni è sembrato che questa fosse stata pensata solo per necessità economica. Ma non è quello che in realtà volevano i padri fondatori, tra cui Altiero Spinelli. Loro desideravano un’Europa nella quale si realizzassero ideali di giustizia, libertà e socialità. Invece durante questi anni di crisi economica l’Europa è stata usata maldestramente dalle classi dirigenti per giustificare politiche di tagli e sacrifici, con il risultato della disaffezione di una larga parte dell’opinione pubblica. La rivista parte dal presupposto che tutto vada discusso ciclicamente, anche la politica europea. Le limitazioni nell’autodeterminazione dei paesi che l’adesione alla comunità europea comporta possono giustificarsi solo in nome di un grande progetto intellettuale, culturale e quindi anche politico ed economico”. Ritiene che queste idee non circolino all’interno dei 28 paesi dell’Unione? “Sì, ma la loro elaborazione non si può fare solo attraverso dibattiti nazionali, come avviene oggi, i tedeschi discutono tra tedeschi, gli italiani tra italiani, alimentando peraltro pregiudizi reciproci e diffidenza. Attraverso Eutopia, invece, il dibattito diventa intraeuropeo e accessibile a tutti non solo a circuiti accademici e specialistici”. Quindi, secondo lei, gli intellettuali sono mediatori tra grandi tematiche e problemi della società contemporanea e opinione pubblica. “Non proprio in questi termini. Gli intellettuali non parlano a tutti. A me basta che siano in grado di svolgere un ruolo nei confronti della classe dirigente, per come la intendeva Piero Calamandrei, ovvero una classe che comprende politici, imprenditori e insegnanti. Gli intellettuali devono convertire le proprie competenze specialistiche in un’analisi critica della società che consenta, poi, a politici, imprenditori e insegnanti di tradurre a loro volta questa in contenuti attivi”. E pensa che ci sia qualcuno in Italia in questo momento a svolgere questo tipo di lavoro? “Certo. Abbiamo tantissimi intellettuali che si spendono nel dibattito pubblico in Italia. Stefano Rodotà, Tullio De Mauro, Gustavo Zagrebelsky, Sergio Romano, Ernesto Galli della Loggia, solo per dirne alcuni. Che ne dice di Tito Boeri? È un grande intellettuale: interviene su La Repubblica, ha fatto festival di economia, ha creato un sito Lavoce.info. È un economi-

“C

sta, sì, ma che fa un lavoro pubblico. Ma sono solo alcuni. Ho citato finora solo uomini di penna ma ci sono intellettuali anche tra musicisti, registi o altro. Fiorella Mannoia, per esempio, o ancora Gino Strada sono intellettuali ma non nell’accezione stretta del termine. Nel momento in cui ciascun specialista svolge un’attività che non è costretta entro i confini del suo lavoro tecnico e fa un servizio per la collettività attraverso l’analisi e il dibattito, fa lavoro intellettuale. Ed è un bene che ce ne siano tanti perché la società ha bisogno di visioni del mondo e non possia-

mo relegarle ai politici, che perseguono spesso una logica di breve periodo”. E gli intellettuali che sposano determinate cause politiche? Penso ai casi di Barbara Spinelli e Moni Ovadia candidati nella lista Tsipras per le prossime elezioni europee. “Credo che gli intellettuali possano scegliere di entrare nell’arena politica, di diventare essi stessi politici. Però questo significa che cambiano mestiere. In questi casi l’intellettuale smette il suo habitus perché egli per definizione non ha partiti presi, anzi ha una geografia mobile dal punto di vista del suo impegno

pubblico. L’intellettuale deve essere una persona libera, deve dare fastidio a tutti, non può costringersi in logiche di efficacia politica”. Per quanto riguarda il linguaggio del dibattito culturale invece? Non crede che ci si sia spostati dalla critica all’invettiva? “Sì, direi che c’è stato un condizionamento dei mezzi di comunicazione che ci ha spinto tutti al grido, all’urlo, come nei talk show in cui non si può ragionare perché tutto va buttato in caciara”. Colpa dei social network? Hanno condizionato il modo di esprimersi di chi fa lavoro intel-

il fe sti val
programma
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Giovedì 24 aprile
ASPETTANDO IL FESTIVAL Montefeltro Libri ore 18 Presentazione del volume I cento libri di Piero Dorfles

direttori del Festival. La cultura “consumata” con Stefano Pivato, Rettore dell’Università di Urbino Simone Zanchini eseguirà musiche di Bach, Piazzola e Zanchini a cura dell’ente concerti Pesaro ore 17.45 Lectio di apertura del giornalista Beppe Severgnini La vita è un sogno (e gli italiani viaggiano soli)

Palazzo Ducale Grandi cucine ore 19.00 Il buono, il gustoso e il sano Stefano Ciotti (Urbino dei Laghi) e Davide Paolini (Gastronauta, Radio 24, Il Sole 24 Ore)

Il pulviscolo e la cornice. Come fare cultura nel prossimo futuro ore 10.15 Dialogo tra Christian Raimo (scrittore) e Enzo Golino (giornalista e saggista) ore 11.30 Tavola rotonda con Giovanni Boccia Artieri (Università degli Studi di Urbino Carlo Bo), Raffaella De Santis (La Repubblica), Piero Dorfles (giornalista e critico letterario), Anna Longo (Giornale Radio Rai), Luigi Mascheroni (Il Giornale) e Marco Pivato (giornalista scientifico)

Venerdì 25 aprile
Palazzo Ducale Salone del trono ore 16.30 Apertura dei lavori e presentazione dei dati di ricerca sull’informazione culturale degli italiani a cura di Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini,

Sabato 26 aprile
PRIMA SESSIONE Legato Albani - Sala Raffaello Di cosa dovrebbe occuparsi il giornalismo culturale? ore 9.30 Lectio di Marco Belpoliti (scrittore e critico letterario)

SPECIALE FESTIVAL DEL GIORNALISMO CULTURALE 2014

Italo Moscati è regista, scrittore e giornalista

“La nostra cultura si fonda sui morti”
Dura critica dell’autore contro l’abuso di ‘coccodrilli’ nei media
MARTA MANZO
Stiamo riempiendo il vuoto che abbiamo con riferimenti che provengono da una cultura che ha sicuramente cose da raccontare, ma stiamo dimenticando la nostra, la forza delle nostre radici, delle nostre tradizioni”. Il motivo? Per lui siamo sostanzialmente impreparati. E forse lo siamo sempre di più. “Basta guardare – prosegue - a quanto spazio viene dedicato a questo modo di costruire, che tiene forse in piedi la fortuna del mercato, ma che somiglia più a consigli per gli acquisti”. Il riferimento è in particolare per gli scrittori. A quelli che c’erano, al centro di quegli articoli dedicati al defunto e al compianto, e a quelli che dovrebbero esserci e non ci sono. “Gli editori – dice - promuovono i giovani autori, ma non sempre li cercano. Affidano loro un compito, una formula di consumo. E così abbiamo tantissime collane letterarie e concorsi che fioccano come mai successo prima. Ma i premi Strega muoiono uno dopo l’altro, la loro gloria è effimera”. E il risultato è una intellettualità che non sta in piedi da sola. “Come direbbe Gillo Dorfles, un fattoide, qualcosa che non esiste ma si costruisce nelle intenzioni. I risultati non confortano: confermano, piuttosto, la solitudine e la chiusura della cultura”. Digerita la suggestione iniziale, insomma, attorno a sé Moscati non vede che fallimenti clamorosi: “Non vedo scrittori – spiega – di qualità risoluta e indiscussa. Qualche libro, in fondo, si potrebbe anche saltare”. Moscati, però, si dice ottimista. E per salvare la cultura da una copia a carbone è convinto che sia necessaria una maggiore ricerca. “Tutto sommato – dice - i giornali passano un buon momento. Le maggiori denunce della condizione del nostro Stato vengono dai giornalisti. A smascherare la cattiva politica, la gestione degli enti, la burocrazia, sono stati i giornali. Sia quelli di sinistra, sia quelli più moderati, hanno capito il nostro senso di smarrimento. Hanno mostrato la gracilità di questo Paese e l’uso che se n’è fatto”. Un barlume di speranza potrebbe quindi esserci. “Stiamo invertendo la rotta, ma ci vuole tempo”. Perché leggere una pagina culturale può ancora avere il suo senso, ma solo se è ben fatta. “Quando è reale scoperta - conclude ma succede raramente”.

“ A

bbiamo una cultura atroce, pesan-

lettuale? “Penso che i social network siano un mezzo molto interessante ma sappiamo ancora poco come utilizzarli. Presto però troveremo un equilibrio. Dobbiamo stare attenti a non perdere la qualità in nome della velocità. Io uso Twitter, per esempio, ma se pensassi che il mio universo mentale si concentri solo in un tweet limiterei le mie modalità espressive. È come mangiare al McDonald’s. Certo ha dei vantaggi, costa poco e mangio un prodotto di sicuro gusto. Però se mangio sempre e solo quello divento come quegli americani obesi che passano tutto il loro

Qui sopra una foto dell’edizione 2013 del festival del giornalismo culturale (credits: Donatello Trisolino) Sopra, Giuseppe Laterza

te e nefasta. Che frequenta un po’ troppo i cimiteri”. Italo Moscati è regista, scrittore, giornalista. Ha alle spalle molte pubblicazioni, ha lanciato alcuni tra i maggiori registi italiani, ha dato vita a programmi televisivi sperimentali. La cultura la conosce bene, l’ha sempre fatta e la fa ancora. E quando dice che la nostra è una informazione di commemorazione, non lascia spazio a equivoci. Per lui il nostro Paese è formato sui caduti della prima guerra mondiale e sugli eroi del Risorgimento. “Come direbbe Gentile – chiosa – i nostri fondamenti sono mortuari”. L’autore terrà al Festival del giornalismo culturale una lectio dal titolo “impressionistico” – così l’ha commentata - che parlerà di coccodrilli, di persone che leggono il futuro nelle sfere di cristallo e di nuovismo. Il coccodrillo, in gergo giornalistico, è quell’articolo che si scrive con largo anticipo e che si pubblicherà alla morte di un personaggio, di norma ben conosciuto. Il suo uso è un abuso che Moscati denuncia per tutta la cultura che passa nei media italiani. “Se si sfogliano – spiega - le pagine culturali dei quotidiani, dei settimanali, se si guardano i programmi tv si nota un’abbondanza di commemorazione per chi se ne va. Sono pagine riempite con i ricordi, di un rimpianto molto spesso giusto e articolato. Ma quel che si nota davvero è una ripetizione, negli anni, che sa di nostalgia e attaccamento al passato”. E che denota, in tutte quelle parole dedicate all’scomparsa, la necessità di assolverci dalla nostra realtà. “I giornali ne sono pieni – continua - forse perché oggi mancano i giusti riferimenti”. È proprio qui, nella mancanza di punti solidi, che subentra il nuovismo. “Ovunque – spiega ancora Moscati – troviamo cose che sanno di novità. Provengono soprattutto dagli Stati Uniti e finiscono per diventare per noi un focus obbligatorio. I media, ma anche il cinema italiano, da molti anni guardano laggiù come a una guida.

SECONDA SESSIONE Teatro Raffaello Sanzio Gli intellettuali e il pubblico, la qualità, i mass media, dialoghi difficili ore 15.00 Lectio di Italo Moscati (scrittore, regista, sceneggiatore) Coccodrilli e sfere di cristallo. Il giornalismo culturale affascianto dalle commemorazioni e dal nuovismo anche senza futuro ore 15.45 Dialogo tra Luca Mastrantonio (Corriere della Sera) e Alberto Saibene (Doppiozero) ore 16.45 Tavola rotonda con Michele

De Mieri (giornalista e critico letterario), Mariarosa Mancuso (Il Foglio), Massimiliano Panarari (La Stampa), Alessio Torino (scrittore, Università degli studi di Urbino Carlo Bo), Wu Ming 2 (scrittore) ore 18.00 Speciale Unione Europea Tavola rotonda sul rapporto tra cultura italiana e cultura europea con Lucio Battistotti (direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea), Raffaele Brancati (economista, Met-

economia e Donzelli editore), Pietro Marcolini (assessore alla Cultura regione Marche), Eric Jozef (Libération) ore 19.15 Tra Boccaccio e il Dottor Djembé David Riondino (attore, cantautore e scrittore) ore 21.00 Premiazione dei vincitori del concorso ore 21.45 Concerto lirico con Anna Maria Chiuri (mezzosoprano a cura dell’ente Concerti Pesaro

Domenica 27 aprile
TERZA SESSIONE Legato Albani - Sala Raffaello La cultura come motore di sviluppo. Dopo il Manifesto de Il Sole 24 ore ore 9.30 Lectio di Armando Massarenti (Il Sole 24 Ore) Il ruolo degli intellettuali ore 10.15 Dialogo tra Giuseppe Laterza (editore) e Elena Stancanelli (scrittrice e giornalista)

ore 11.15 Le istituzioni e la cultura Giorgio Zanchini incontra Isabella Donfrancesco (Rai Edu) e Renata Giannella (direttrice biblioteca del Senato della Repubblica ore 12.00 Intervista sulla cultura Marino Sinibaldi (Rai Radio 3) incontra Flavio Soriga (scrittore), Alessandra Tarquini (storica), Alessandro Zaccuri (Avvenire)
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il Ducato

SPECIALE FESTIVAL DEL GIORNALISMO CULTURALE 2014

Il rapporto di studenti e urbinati con la cultura. Tra (molto) amore e (poco) odio

Mi attira, mi piace, lo leggo
Raramente giornali, tanto web e la convinzione che ogni argomento abbia un aspetto culturale, basta trovarlo
STEFANO CIARDI

B

asta mostrare un articolo che racconta dell’ultimo film di Woody Allen o un pezzo sulla sociologia che gli studenti di Urbino s’illuminano: “Lo leggerei, m’incuriosisce” dicono un gruppetto di ragazze mentre osservano un articolo dal titolo ‘Perché siamo diventati tutti transindividuali’. Peccato che questi giovani non comprino i giornali: “Usiamo internet per informarci - dicono Laura e Geralda, due studentesse di scienze motorie – non possiamo spendere soldi per i giornali. Inoltre con il computer o il cellulare puoi avere accesso direttamente all’informazione che ti interessa”. I gusti in fatto d’informazione, si sa, sono molto soggettivi. Su una cosa però quasi tutti gli studenti intervistati sono d’accordo: la cultura è una categoria in cui può entrare qualsiasi argomento, tutto dipende dal punto di vista con cui è trattato. Per Lucia, nata ad Urbino ma residente ad Amsterdam, “l’informazione culturale dovrebbe avere l’obbiettivo di rendere accessibile la conoscenza dei più svariati ambiti ad un pubblico non specializzato”. Ciò che arricchisce la conoscenza del mondo e di se stessi è cultura: dalla letteratura al cinema, dalla musica alle scienze naturali. “Io studio scienze della nutrizione – dice Ilaria, una ragazza di Rimini che sfoglia un giornale e sorseggia un caffè in piazza della Repubblica - e penso che un articolo sullo sti-

le di vita nell’alimentazione possa avere un aspetto culturale”. Secondo Ilaria però, non bisogna fare l’errore di banalizzare la conoscenza pur di rendere accattivante un argomento. “Su un giornale generalista – sostiene Ilaria - bisogna rendere qualsiasi tipo di informazione accessibile anche ad un pubblico non specializzato senza toglierne gli aspetti che arricchiscono il lettore. Forse una rivista specializzata dà notizie più complete e mi soddisfa di più, ma anche un articolo che tratta di scienza su un quotidiano nazionale può essere utile”. E continua: “ Poi è ovvio, se un articolo parla di cibo riferendosi alla prova costume per l’estate non ha nessun valore culturale. Bisogna saper distinguere i contenuti che hanno qualità da quelli che non ne hanno”. L’aspetto qualitativo dell’informazione sembra essere la caratteristica più cercata dai giovani, anche sulla rete. Margo, amica olandese di Lucia, dice che nel suo Paese è da poco nata su internet una testata giornalistica basata sull’approfondimento che piace molto ai giovani: “Il sito si chiama the Corrispondent – dice Margo – non è incentrato sulla cronaca, ma racconta storie di qualità che vanno a fondo negli argomenti che trattano”. The Corrispondent non piace solo per il modo in cui sono scritti i suoi pezzi, ma anche per i contenuti che veicola: “Questo sito ha preso piede perché parla di temi culturali non legati al flusso mainstream – racconta Margo – lì puoi trovare informazioni su

gruppi musicali emergenti, romanzi poco conosciuti, registi all’avanguardia e reportage su luoghi sconosciuti”. Su questo tema anche Lucia vuole dire la sua: “In Italia si dà poca importanza alla cultura – dice la ragazza - però è anche vero che in altri Paesi c’è più offerta ed è meglio comunicata: in Olanda i teatri e i cinema fanno di più per attrarre le persone normali, non solo gli intellettuali”. Non tutti però sono appassio-

nati alla cultura: “Io non leggo un libro da 5 o 6 anni” ammette Lorenzo, un giovane cameriere di Urbino. Neanche i reportage di quello che succede nel mondo sembrano interessarlo: “Ho già i miei problemi – dice Lorenzo – figuriamoci se penso a quello che succede in altri Stati”. Per Ilaria, invece, “è importante avere coscienza di quello che succede nel resto d’Europa e nel mondo”. Per la giovane “anche le vicende di per-

sone in Paesi come l’Ucraina hanno un aspetto culturale”. In aiuto della diffusione dell’informazione tra i più giovani ci sono anche i social network. “Se qualcuno pubblica un articolo che trovo interessante sulla sua bacheca Facebook, magari gli do un’occhiata” dicono ancora Laura e Geralda. Poi però le ragazze ammettono: “Leggiamo poco, al massimo la sera prima di andare a dormire. Siamo troppo impegnate con lo studio”.

ASSOCIAZIONE PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO, fondata da Carlo Bo. Presidente: STEFANO PIVATO, Rettore dell'Università di Urbino "Carlo Bo". Consiglieri: per l'Università: BRUNO BRUSCIOTTI, LELLA MAZZOLI; per l'Ordine: NICOLA DI FRANCESCO, STEFANO FABRIZI, SIMONETTA MARFOGLIA; per la Regione Marche: JACOPO FRATTINI, PIETRO TABANELLI; per la Fnsi: GIOVANNI ROSSI, GIANCARLO TARTAGLIA. ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO: Direttore: LELLA MAZZOLI, Direttore emerito: ENRICO MASCILLI MIGLIORINI. SCUOLA DI GIORNALISMO: Direttore GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI IL DUCATO Periodico dell'Ifg di Urbino Via della Stazione, 61029 - Urbino - 0722350581 - fax 0722328336 http://ifg.uniurb.it/giornalismo; e-mail: redazioneifgurbino@gmail.com Direttore responsabile: GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI Stampa: Arti Grafiche Editoriali Srl - Urbino - 0722328733 Registrazione Tribunale Urbino n. 154 del 31 gennaio 1991
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