UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA

“LA SAPIENZA”
SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN BENI ARCHEOLOGICI

Tesi di Diploma di Specializzazione
in Archeologia Cristiana



I battisteri paleocristiani di Roma: analisi architettonica e topografica



Relatore: Diplomando:
Chiar.ma Prof.ssa Dott. Giacomo Cirsone
Francesca Romana Stasolla






Anno Accademico
2011/2012
2








A Serena














3
Ringraziamenti
Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza il sostegno delle persone a
me più vicine; un particolare e speciale ringraziamento va all’amore della mia
vita, Serena David, che mi ha sempre spronato, sostenuto ed incoraggiato anche
nei momenti più difficili; anche e soprattutto a lei è dedicato questo lavoro.
Un enorme grazie va ad Armando David ed a Stefania Taraddei, al primo per
l’aiuto nella realizzazione dei rilievi sul campo e alla seconda per avermi sempre
preparato il pranzo da consumare nelle lunghe giornate fuori casa.
Un grazie anche ai miei genitori, Luigi Cirsone e Mattea Seccia, rassegnati
ormai ad avere un figlio perennemente fuori casa e soprattutto lontano da casa.
Un pensiero va anche al piccolo Nicola, che si è appena affacciato alla vita,
al quale insegnerò che suo zio Giacomo per mestiere non gioca con la terra nè va
a caccia di tesori…
Un grazie anche agli amici e colleghi della Scuola di Specializzazione in Beni
Archeologici, con i quali ho condiviso le fatiche dello scavo e scambiato opinioni e
consigli utili.
Infine, un vivo ringraziamento alla Prof.ssa Francesca Romana Stasolla, che
mi ha seguito nella realizzazione di questa tesi, fornendomi indirizzi e spunti di
ricerca interessanti.
Ad essi tutta la mia stima e la mia gratitudine.
Dott. Giacomo Cirsone
Roma, 31 gennaio 2013



4
I battisteri paleocristiani di Roma: analisi architettonica e topografica
1. Il rito del battesimo dalle origini al Medioevo
Parlare del sacramento del Battesimo a Roma per l’età precostantiniana è un’impresa non
facile, che può essere affrontata solo con la lettura delle fonti letterarie, peraltro lacunose,
mancando al momento qualunque testimonianza archeologica in tal senso; ciò è perfettamente
comprensibile se si pensa che la stessa liturgia battesimale era in fieri, una liturgia
“dell’improvvisazione”
1
.
Agli albori del Cristianesimo a Roma, si può riportare una testimonianza di Tertulliano, il
quale, nel De Baptismo (IV, 3), afferma che Petrus in Tiberi tinxit
2
; stando a questa
testimonianza, il rito praticato non era altro che la riproposizione del battesimo di Cristo
praticato da Giovanni il Battista nel Giordano
3
; quindi un battesimo molto semplice, praticato
per immersione con acqua corrente
4
. Tale situazione fu in uso per tutto il I e per buona parte del
II secolo, come attestano gli Atti degli Apostoli di Luca e la Didaché
5

Nel II secolo, Giustino riporta la prassi in uso nella comunità romana e mostra già una
prima evoluzione del rito, che prevedeva probabilmente una catechesi prebattesimale; scrive
Giustino: “Coloro che si sono convertiti e che credono alla verità delle nostre dottrine e del
nostro messaggio, e che si impegnano a sforzarsi di vivere coerentemente, vengono educati alla
preghiera e alla richiesta, nel digiuno al cospetto di Dio, della remissione di tutti i loro peccati
precedenti, mentre noi ci associamo alla loro preghiera e al digiuno”
6
; quella descritta è la fase
dell’adesione alla fede, cui fa seguito l’istruzione prebattesimale vera e propria durante la quale i
catecumeni apprendono la professione di fede per mezzo di digiuni e preghiere (compiuti
insieme con i catechisti nei giorni precedenti il Battesimo)
7
.
Conclusa questa fase, i candidati vengono “condotti da noi in un luogo in cui c’è l’acqua e
rinascono a vita nuova nello stesso modo in cui noi stessi siamo rinati
8
”; la testimonianza di
Giustino non fornisce alcuna informazione sul luogo fisico in cui tale rito avviene, se non quella
inerente la presenza dell’acqua: infatti l’autore nel testo utilizza l’espressione ἔv0o ὕooç ἐo+ί,

1
Cfr. COSENTINO 2002, p. 110.
2
Cfr. COSENTINO 2002, p. 110; IORIO 1993, pp. 84-85.
3
Matteo, III, 13-17; Marco, I, 9-11; Luca, III, 21-22; Giovanni, I, 32-34. Cfr. anche THAYER 2012a, p. 75.
4
Cfr. IORIO 1993, p. 10.
5
Cfr. gll eplsodl del dlacono llllppo che baLLezza l'eunuco (Atti degli Apostoli, VIII, 26-40) e di Pietro e del
centurione Cornelio (Atti degli Apostoli, X, 34-47). Sulla Didaché cfr. infra.
6
Giustino, Apologia, I, 61, 2 (cfr. GIRGENTI 1995, pp. 155-157; cfr. IORIO 1993, pp. 9, 13).
7
Cfr. IORIO 1993, pp. 62-63.
8
Giustino, Apologia, I, 65, 1-5 (cfr. GIRGENTI 1995, pp. 166-167).
5
“in un luogo in cui c’è l’acqua”
9
. Egli afferma ancora: “infatti, si sottopongono ad un bagno
lustrale nell’acqua, nel nome di Dio Padre e Signore dell’universo, di Gesù Cristo nostro
Salvatore e dello Spirito Santo”
10
; quest’ultimo passo evidenzia due elementi: il primo è
l’attestazione dell’immersione (parziale o totale che sia), come si evince dall’espressione +ὸ ἐv
+ῷ ὕoo+i +ό+. \ou+çὸv ¤oioῦv+oi (“si sottopongono ad un bagno lustrale nell’acqua”)
11
; il
secondo elemento, strettamente connesso al primo, è l’invocazione della Santissima Trinità
sull’acqua, probabilmente da mettere in relazione con la triplice immersione del battezzando
12
.
Giustino fornisce anche il nome di questo “bagno lustrale”, definendolo col termine greco
φo+ioµό,, “illuminazione”
13
. Egli stabilisce un parallelo tra ‘purificazione’ e ‘bagno lustrale’,
come si evince dalla lettura del passo relativo alla messa: “[…] dopo aver purificato chi si è
convertito e ha abbracciato la fede, lo portiamo da quelli che chiamiamo fratelli, nel luogo in
cui ci riuniamo per pregare in comune con fervore, sia per noi stessi, sia per colui che sta per
essere illuminato, sia per tutti gli altri, ovunque siano, al fine di essere resi degni di conoscere la
verità, di meritare di essere riconosciuti nei fatti buoni cittadini e custodi dei comandamenti, e di
essere ammessi all’eterna salvezza”
14
; l’uso del termine φo+io0ή,, “colui che sta per essere
illuminato”, in antitesi con l’espressione µ.+ὰ +ὸ oὕ+o, \oῦooi +ὸv ¤.¤.ioµέvov ioὶ
ouyio+o+.0.iµέvov, “dopo aver purificato chi si è convertito e ha abbracciato la fede”,
fornirebbe anche un’indicazione temporale sullo svolgimento dei battesimi, ipotizzando che
questi non si tenessero tutti in un’unica data, ma fossero scaglionati in più giorni; è anche
possibile che il passo si riferisca ai catecumeni
15
. Riassumendo, per la comunità di Roma della
metà del II secolo, Giustino descrive un rito articolato in più fasi:
1. Preparazione prebattesimale, di durata non specificata;
2. Catechesi prebattesimale, attuata con digiuni e preghiere, culminante con la professione
di fede, nei giorni precedenti il battesimo;
3. “Bagno lustrale” (\ou+çὸv) o “illuminazione” (φo+ioµό,) o “rigenerazione”
(ἀvoyέvvqoi,), praticato “in un luogo in cui c’è l’acqua”, con l’invocazione della
Santissima Trinità e la probabile triplice immersione (parziale o totale);

9
Cfr. COSENTINO 2002, p. 110.
10
Giustino, Apologia, I, 61, 3 (cfr. GIRGENTI 1995, pp. 156-157).
11
Giustino, Apologia, I, 61, 3. (cfr. GIRGENTI 1995, pp. 156-157; cfr. IORIO 1993, pp. 63-64).
12
Giustino, Apologia, I, 61, 3; 10-11; 13. (cfr. GIRGENTI 1995, pp. 156-159; cfr. IORIO 1993, pp. 11-12).
13
Giustino, Apologia, I, 61, 12. (cfr. GIRGENTI 1995, pp. 158-159).
14
Giustino, Apologia, I, 65, 1 (cfr. GIRGENTI 1995, pp. 166-167).
15
Giustino, Apologia, I, 65, 1 (cfr. GIRGENTI 1995, pp. 167-168).
6
4. Santa Messa, celebrata “nel luogo in cui ci riuniamo per pregare”, durante la quale si
prega per “noi stessi” (probabile riferimento ai presbiteri?), per i battezzandi
(φo+io0έv+.,) e per tutti gli altri (i fedeli ovunque siano).
Un’altra fonte, più o meno coeva alle opere di Giustino è la Δioo_ή +ῶv Δώo.io
A¤oo+o\ῶv (Insegnamento dei Dodici Apostoli, di seguito Didaché), opera datata al I secolo d.
C., nella quale vengono fornite istruzioni basilari per l’amministrazione del battesimo; in
particolare è interessante la lettura del capitolo VII, 1-3: (1) Riguardo il battesimo, battezzate
così: avendo prima pronunciate tutte queste cose, «Battezzo, nel Nome del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo», in acqua corrente
16
; (2) se non si ha acqua corrente, battezza in altra
acqua, e se non se ne ha di fredda, anche calda. (3) Ma se tu non hai ne l’una ne l’altra, (versa)
acqua pura tre volte sul capo «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»
17
. Viene
evidenziato in primo luogo l’uso della formula trinitaria, cui si accompagna la materia oggetto
del sacramento, l’acqua; questa è ritenuta talmente importante nel rito, che si danno istruzioni su
come comportarsi nei casi in cui non sia possibile utilizzare acqua corrente
18
.
Successivamente la stessa fonte continua menzionando il digiuno da osservare prima del
rito, quindi ancora nella fase del catecumenato: (4) E prima del battesimo colui che battezza ed il
battezzando digiuneranno insieme a tutti coloro che ne sono in grado. E digiuneranno per
almeno uno o due giorni prima del battesimo
19
. È chiaro che gli estensori della Didaché
dovevano fare riferimento ad una qualche forma di catecumenato, in via di definizione o già
parzialmente istituzionalizzato nel corso del II secolo
20
. Inoltre ipotizzando che il battesimo si
tenga di domenica, il digiuno avrebbe luogo il venerdì o il sabato, come attesterebbero le fonti
successive.

16
[…] µo¤+ίoo+. .ἰ, +ὸ ὄvoµo +oῦ Πo+çὸ, ioὶ +oῦ Υἱoῦ ioὶ +oῦ Ayίou Πv.ύµo+o, ἐv ὕoo+i (ῶv+i
(Didaché, VII, 1). Cfr. EHRMAN 2003, pp. 428-429; IORIO 1993, pp. 66-67; .
17
Didaché, VII, 1-3. Cfr. EHRMAN 2003, pp. 428-429; LAKE 1952, pp. 319-321 (traduzione G. Cirsone); IORIO 1993, pp.
66-67.
18
2. Ἐὰv oέ µὴ ἔ_¸, ὕooç (ῶv, .ἰ, o\o ὕooç µά¤+ioov· .i o’oὐ oύvoooi ἐv µu_çῷ, ἐv 0.çµῷ. 3. Ἐὰv
oέ ἀvφό+.ço µὴ ἔ_¸,, ἔi_.ov .ἰ, +ὴv i.φo\ὴv +çὶ, ὄvoµo Πo+çὸ, ioὶ Υἱoῦ ioὶ Ayίou Πv.ύµo+o,
(Didaché, VII, 2-3). Cfr. EHRMAN 2003, pp. 428-429; IORIO 1993, pp. 66-67.
19
Πçὸ oὲ +oῦ µo¤+ίoµo+o, ¤çovqo+.uoά+o ὁ µo¤+ί(ov ioὶ ὁ µo¤+i(όµ.vo, ioί .ἴ +iv., o\oi
oύvov+oi; i.\.ύ.i, oὲ vqo+.ῦooi +ὸv µo¤+i(όµ.vov ¤çὸ µiᾶ, ἢ oύo (Didaché, VII, 4). Cfr. EHRMAN 2003, pp.
428-429; LAKE 1952, pp. 320-321 (traduzione G. Cirsone); IORIO 1993, pp. 66-67.
20
Cfr. IORIO 1993, p. 24.
7
È evidente la totale genericità delle indicazioni sui luoghi in cui si svolgono sia il
battesimo sia la celebrazione eucaristica
21
; manca inoltre il rito della consacrazione con l’olio,
attestato nei secoli successivi
22
.
Un’importantissima fonte del III secolo è costituita dalle opere di Tertulliano (155-230); lo
scrittore africano, nel De Resurrectione Mortuorum, parlando della carne, definita “cardine della
salvezza”, ne descrive il percorso di redenzione, attraverso cinque tappe: il battesimo, l’unzione,
la signatio, l’imposizione delle mani, l’eucarestia
23
. Ma è nel De Baptismo che si ha la prima
completa esposizione sul sacramento del battesimo; in primo luogo Tertulliano insiste
sull’importanza dell’acqua, che può essere impiegata per il battesimo, in virtù delle sue qualità
primordiali e a condizione che su di essa sia stato invocato il nome di Dio
24
.
L’autore associa la fede alla formula trinitaria al fine di conseguire l’eliminazione dei
peccati
25
; usando come nesso logico la Trinità, Tertulliano menziona la presenza di persone
(arbitri fidei et sponsores salutis) che testimoniano sulla fede dei battezzandi, probabilmente
ancora nella fase del catecumenato
26
. Dopo l’uscita dal fonte battesimale, che presuppone il rito
dell’immersione, il battezzato viene unto con l’olio (unctio benedicta o chrisma), e di tale azione
Tertulliano fornisce una spiegazione affidandosi agli esempi biblici
27
. Viene descritta poi
l’imposizione delle mani, anch’essa spiegata con il ricorso a loca veterotestamentari
28
.

21
Cfr. IORIO 1993, p. 10, secondo l'auLore dal ll secolo l'ammlnlsLrazlone del baLLeslmo sl Llene ln case prlvaLe usaLe
come prime sedi di culto.
22
Cfr. infra. Cfr. anche ZAPPELLA 1998, p. 397.
23
(2) Caro salutis est cardo […]. (3) Sed et caro abluitur […], caro unguitur […], caro signatur […], caro manus
impositione adumbratur […], caro corpore et sanguine Christi vescitur […] (Tertulliano, De Resurrectione
Mortuorum, VIII, 2-3); cfr. IORIO 1993, pp. 82-83; OEHLER 1854, p. 934. Cfr. anche THAYER 2012a, pp. 77-78.
24
Igitur omnes aquae de pristina originis prerogativa sacramentum sanctificationis consecuntur invocato Deo:
supervenit enim statim Spiritus de caelis et aquis superest sanctificans eas de semetipso et ita sanctifi catae vim
sanctificandi condibunt (Tertulliano, De Baptismo, IV, 4). Cfr. IORIO 1993, pp. 84-85.
25
[…] ita et angelus baptismi arbiter superventuro Spiritui Sancto vias dirigit ablutione delictorum quam fides
impetrat obsignata in Patre et Filio et Spiritu Sancto (Tertulliano, De Baptismo, VI, 1); cfr. IORIO 1993, pp. 88-89;
OELHLER 1854, p. 343; ROBERTS et alii 1986, p. 668.
26
Nam si in tribus testibus stabit omne verbum Dei, quanto magis donum? Habebimus de benedictione eosdem
arbitros fidei quos et sponsores salutis, sufficit ad fiduciam spei nostrae etiam nominum divinorum. Cum autem sub
tribus et testatio fidei et sponsio salutis pigneretur necessario adicitur ecclesiae mentio, quoniam ubi tres, id est
Pater et Filius et Spiritus Sanctus, ibi ecclesia quae trium corpus est (Tertulliano, De Baptismo, VI, 2); cfr. IORIO 1993,
pp. 88-89; OELHLER 1854, p. 344; ROBERTS et alii 1986, p. 1168.
27
Exinde egressi de lavacro perungimur benedicta unctione […] (1erLulllano, De Baptismo, VII, 1); cfr. IORIO 1993,
pp. 90-91; OELHLER 1854, p. 344; ROBERTS et alii 1986, pp. 1168-1169. Cfr. Esodo, XXIX, 7-9, sul riferimento usato da
1erLulllano per splegare l'orlglne dell'unzlone. Cfr. ZAPPELLA 1998, pp. 403-404, sull'unzlone nella Lradlzlone
occidentale.
28
Dehinc manus imponitur per benedictionem advocans et invitans Spiritum Sanctum (Tertulliano, De Baptismo,
VII, 1); cfr. IORIO 1993, pp. 90-91; OELHLER 1854, p. 344; ROBERTS et alii 1986, p. 1169.
8
Tertulliano insiste sulla non reiterabilità del sacramento del battesimo
29
, – in
contrapposizione a quanto si faceva presso le altre sette cristiane eretiche ed al fine di
salvaguardare la pace nella chiesa –, posto però sullo stesso piano del martirio, definito
secundum lavacrum sanguinis
30
. Lo scrittore africano passa poi a spiegare la prassi seguita
nell’amministrazione del sacramento: questo compito è affidato in prima persona al Vescovo
(summus sacerdos
31
, episcopus), e solo su autorizzazione vescovile, anche ai presbyteri e a i
diaconi; in casi di necessità, anche i laici possono impartire il battesimo, ma ciò non è
assolutamente concesso invece alle donne
32
.
Tertulliano inoltre ammonisce coloro che sono deputati ad impartire il battesimo a non
elargirlo alla leggera; ciò presuppone un cammino catecumenale con uno o più esami al fine di
verificare la preparazione del candidato; questa idea investe direttamente anche le categorie cui il
battesimo era destinato, in primis i bambini (non in grado di comprendere e di essere istruiti nella
fede), ma anche coloro che non sono sposati (per i quali il battesimo dovrebbe seguire al
matrimonio) e i vedovi (per i quali invece è necessario che essi decidano di impegnarsi in una
vita casta). In generale, per Tertulliano, il battesimo va impartito quanto più possibile avanti con
l’età
33
.
Quanto alla data in cui tenere il rito, lo scrittore africano afferma che il dies sollemnior è
senza dubbio la Domenica di Pasqua (Pascha), in virtù del compimento della Passione di Cristo;
una seconda data è la Pentecoste (Pentecoste), giorno in cui il Signore si è manifestato ai

29
(1) […] Unus omnino baptismus est nobis tam ex domini evangelio quam et apostoli litteris, quoniam unus deus et
unum baptisma et una ecclesia in caelis […]. (3) Semel ergo lavacrum animus, semel delicta abluuntur, quia ea
iterari non oportet. Ceterum Israël [Iudeus] quotidie lavat, quia quotidie inquinatur. Quod ne in nobis quoque
factitaretur, propterea de uno lavacro definitum est (Tertulliano, De Baptismo, XV, 1; 3). Cfr. IORIO 1993, pp. 96-97;
OELHLER 1854, p. 350; ROBERTS et alii 1986, pp. 1177-1178.
30
Est quidem nobis etiam secundum lavacrum, unum et ipsum, sanguinis scilicet […] (1erLulllano, De Baptismo, XVI,
1), proseguendo poi nel paragrafo successivo: Hic est baptismus qui lavacrum et non acceptum repraesentat et
perditum reddit (Idem, XVI, 2); cfr. IORIO 1993, pp. 98-99; OELHLER 1854, p. 350; ROBERTS et alii 1986, p. 1178.
31
L'espresslone summus sacerdos potrebbe anche indicare il sacerdote più anziano di una comunità, magari di
plccole dlmenslonl, ll quale ln assenza del vescovo suppllsce all'ammlnlsLrazlone del sacramenLl, qualcosa dl slmlle
all'arclpreLe delle chlese nullius dioecesis del Tardo Medioevo.
32
Dandi quidem summum habet ius summus sacerdos, si qui est, episcopus; dehinc presbiteri et diaconi, non tamen
sine episcopi auctoritate […]. Alioquin etiam laicis ius est: quo denim ex aequo accipitur ex aequo dati potest […]
(Tertulliano, De Baptismo, XVII, 1-2). Sufficit scilicit et in necessitatibus ut utaris sicubi aut loci aut temporis aut
personae condicio compellit […] (Idem, XVII, 3). Cfr. IORIO 1993, pp. 98-99; OELHLER 1854, p. 350; ROBERTS et alii 1986,
p. 1178-1179. Sul divieto per le donne di insegnare e battezzare, cfr. CATTANEO 1997, pp. 483-484, 485 e cfr.
Tertulliano, De Baptismo, XVII, 4-5.
33
(1) Ceterum baptismum non temere credendum esse sciunt quorum officium est […]. (4) Itaque pro cuiusque
personae condicione ac dispositione, etiam aetate cunctatio baptismi utilior est, praecipue tamen circa parvulos
[…]. (6) Non minore de causa innupti quoque procrastinandi in quibus temptatio preparata est tam virginibus per
maturitatem quam viduis per vacationem, donec aut nubant aut continentiae corroborentur […]. (1erLulllano, De
Baptismo, XVIII, 1; 4; 6). Cfr. IORIO 1993, pp. 100-101; OELHLER 1854, pp. 351-352; ROBERTS et alii 1986, pp. 1180-
1181.
9
discepoli; entrambe le date vengono spiegate con riferimenti al Nuovo Testamento; aggiunge poi
che qualunque giorno dell’anno può andare bene, salvo riservare alcuni giorni per particolari
esigenze liturgiche, ciò perché de gratia nihil refert, “la grazia non ha alcun limite di
calendario”
34
.
Infine Tertulliano si sofferma sulla descrizione del rito; in realtà il De Baptismo è molto
parco di informazioni in merito allo svolgimento ed alla prassi del battesimo; per quanto riguarda
la fase prebattesimale, Tertulliano raccomanda che i petentes (definiti ingressuri baptismum,
“coloro che sono in procinto di accedere al battesimo”) si preparino pregando intensamente
(orationes crebrae), praticando digiuni (ieiunia), prostrandosi in ginocchio (geniculationes) e
con veglie (pervigiliae); si potrebbe ipotizzare che l’autore faccia riferimento a ciò che accade
nei giorni del Triduo Pasquale, culminando con la veglia del Sabato Santo
35
. Continua poi
menzionando la confessione dei peccati (confessio), fatta pubblicamente davanti al resto della
comunità, in ricordo della confessione pubblica resa da coloro che si facevano battezzare da
Giovanni nel Giordano
36
.
Origene (185-254), nelle Omiliae in Leviticum, menzionando il rito dell’aspersione, riporta
la raccomandazione secondo cui il battesimo va impartito rivolti verso l’oriente, luogo simbolico
e carico di significati scritturistici, dove nasce il Sol Iustitiae che è Cristo; la raccomandazione si
estende in generale anche alla preghiera. È interessante il fatto che si menzioni l’aspersione, già
affermata dunque accanto all’immersione (parziale o totale), più canonica nel corso del III
secolo
37
.
In un altro passo, lo scrittore alessandrino si rivolge ai catecumeni (qui sacrum baptisma
desideratis accipere et gratiam Spiritus promereri), raccomandando loro di purificarsi,
abbandonando i vizi e seguendo la Parola di Dio
38
. Ancora ai catecumeni egli si rivolge quando,

34
(1) Diem baptismo sollemniorem Pascha praestat cum et passio Domini in qua tinguimur adimpleta est […]. (2)
exinde pentecoste ordinandis lavacris laetissimum spatium est […]. (3) Ceterum omnis dies Domini est, omnis hora,
omne tempus habile baptismo: si de sollemnitate interest, de gratia nihil refert (Tertulliano, De Baptismo, XIX, 1-3).
Cfr. IORIO 1993, pp. 103-104; OELHLER 1854, p. 352; ROBERTS et alii 1986, pp. 1181-1182.
35
Ingressuros baptismum orationibus crebris, ieiuniis et geniculationibus et pervigiliis orare oportet […]
(Tertulliano, De Baptismo, XX, 1). Cfr. IORIO 1993, pp. 104-105; OELHLER 1854, p. 352; ROBERTS et alii 1986, p. 1182.
36
[…] et com coofesslooe omolom tetto Jellctotom, ot expoooot etlom boptlsmom Ioboools. ´1loqoebootot – inquit
– cooflteotes Jellcto soo´ (Tertulliano, De Baptismo, XX, 1). Cfr. IORIO 1993, pp. 104-105; OELHLER 1854, pp. 352-353;
ROBERTS et alii 1986, p. 1182.
37
Quod autem contra orientem respergit, non otiose accipias (Origene, Omiliae in Leviticum, IX, 10). Cfr. BORRET
1981, II, pp. 122-123; IORIO 1993, pp. 110-111.
38
Sed et vos, qui sacrum baptisma desideratis accipere et gratiam Spiritus promereri, prius debetis ex lege purgari,
prius debetis audito verbo Dei vitia genuina resecare et mores barbaros ferosque componere, ut mansuetudine et
humilitate suscepta possitis etiam gratiam sancti Spiritus capere (Origene, Homiliae in Leviticum, VI, 2). Cfr. BORRET
1981, I, pp. 274-275.
10
menzionando simbolicamente gli abiti del sacerdozio, parla di studia et vigiliae, mentre si
rivolge ai battezzati quando parla di unctio chrismatis et gratia baptismi (quest’ultima collegata
al verbo abluere, ‘lavare via’, e quindi ‘battezzare’)
39
.
Origene, contrariamente a Tertulliano, attesta la pratica del battesimo per i bambini,
giustificandola con una citazione veterotestamentaria
40
. Ma come lo scrittore africano, anche
Origene ribadisce la non reiterabilità del sacramento del battesimo
41
.
Alla prima metà del III secolo si data invece la testimonianza della Traditio Apostolica,
attribuita ad Ippolito (170-235)
42
, la quale offre una chiara documentazione del catecumenato e
della preparazione ai sacramenti iniziatici agli inizi del III secolo, relativamente all’ambiente
della comunità di Roma
43
; l’opera menziona un rito già abbastanza articolato:
1. esame (examen) d’ingresso nei confronti degli accepturi al catecumenato
44
;
2. durata standard della catechesi prebattesimale fissata a circa tre anni, ma variabile in
relazione alla conversione degli audientes
45
; tale fase non è però nota nelle sue
caratteristiche se non dalle informazioni delle fonti successive (Giovanni diacono);
3. scrutinio (testatio) in cui vengono vagliate le testimonianze di coloro che presentano gli
electi
46
;

39
[…] si studiis et vigiliis tuis huiuscemodi tibi praeparaveris indumenta, si te abluerit et mundum fecerit sermo legis
et unctio chrismatis et gratia in te baptismi incontaminata duraverit (Origene, Homiliae in Leviticum, VI, 5). Cfr.
BORRET 1981, I, pp. 288-289.
40
Addi his etiam illud potest, ut requiratur, quid causae sit, cum baptisma Ecclesiae pro remissione peccatorum
detur, secundum Ecclesiae observantiam etiam parvulis, quod ad remissionem deberet et indulgentiam pertinere,
gratia baptismi superflua videretur (Origene, Homiliae in Leviticum, VIII, 3). Cfr. BORRET 1981, II, pp. 20-21. Cfr.
Giobbe, XIV, 4-5, per il riferimento veterotestamentario.
41
[…] non quo per haec iterandam baptismi gratiam sentiamus, sed quod omnis purificatio peccatorum, etiam
haec, quae per paenitentiam quaeritur, illius ope indiget, de cuius latere aqua processit et sanguis (Origene,
Homiliae in Leviticum, VIII, 10). Cfr. BORRET 1981, II, pp. 50-51.
42
“ull'aLLrlbuzlone ad lppollLo, sulle orlglnl dell'opera e sulla cauLela da osservare nell'uLlllzzare la Traditio per la
ricostruzione della liturgia romana, cfr. NICOLOTTI 2005, pp. 219-237. Cfr. inoltre il commentario della traduzione
inglese, a cura di P. F. Bradshaw, M. E. Johnson e L. E. Phillips del 2002, nel quale si mettono a confronto in
maniera sinottica i testimonia delle varie versioni pervenute della Traditio (BRADSHAW et alii 2002). Essendo il testo
originale in greco pressoché perduto, in questa sede si riporta la traduzione latina di B. Botte.
43
Cfr. IORIO 1993, pp. 75-76. Cfr. anche THAYER 2012a, pp. 77-78.
44
Cum autem eliguntur qui accepturi sunt baptismum, examinatur vita eorum (Traditio Apostolica, XX, 1). Cfr.
BOTTE 1946, p. 47; BRADSHAW et alii 2002, pp. 104-105; IORIO 1993, p. 76. Tale esame consiste nella valutazione
dell'onesLa dl vlLa (an vixerint in honestate), nell'aver onoraLo le vedove (an honoraverint viduas), nell'aver vlslLaLo
gli infermi (an visitaverint infirmos) e nell'aver svolLo opere buone (an fecerint omnem rem bonam) [cfr. BOTTE
1946, pp. 48-49; BRADSHAW et alii 2002, pp. 104-105; IORIO 1993, pp. 104-105]; un confronto con le caratteristiche
del passo sl rlLrova nell'eplgrafe funeraria in greco di Ancothia Eirene, proveniente dalla necropoli della piazzola
della catacomba di S. Sebastiano; nel testo la defunta è nominata con tre aggettivi significativi: φi\o0ὲo, 'colel
che ama ulo', 'pla', φi\άvoço, 'colel che ama gll uomlnl', colel che sl prodlga per gll alLrl', φi\oiὲço, colei che
provvede alle vedove' (cfr. FIOCCHI NICOLAI 2007 n. p., I, p. 38).
45
[…] fecit hoc modo, audiant evangelium (Traditio Apostolica, XX, 2); cfr. BOTTE 1946, p. 48; cfr. IORIO 1993, p. 104.
11
4. ritiro spirituale (di 40 giorni?), durante il quale vengono praticati gli esorcismi quotidiani
affidati ai catechisti; in questo periodo gli electi vivono separati in una sorta di comunità
con un regime di vita quasi monastico
47
;
5. esorcismo praticato dal Vescovo il Giovedì Santo (?)
48
;
6. digiuno del Venerdì Santo per gli electi
49
;
7. ritiro spirituale con il Vescovo nel giorno di sabato, durante il quale i battezzandi pregano
in ginocchio; durante il ritiro, il Vescovo impone le mani sui battezzandi, praticando un
secondo esorcismo (dopo quello del Giovedì Santo) e in seguito soffia sul loro viso e ne
segna la fronte, le orecchie e le narici con l’olio (signatio)
50
;
8. veglia dedicata all’istruzione e alla lettura nella notte del Sabato
51
;
9. Battesimo all’alba della Domenica di Pasqua
52
.
In particolare il rito del battesimo, nella Domenica di Pasqua, è scandito in vari momenti:
anzitutto la preghiera sull’acqua, che deve essere fluens in fonte vel fluens de alto
53
; la

46
Et cum illi qui adduxerunt eos testantur super eum (Traditio Apostolica, XX, 2). Cfr. BOTTE 1946, p. 48; BRADSHAW
et alii 2002, pp. 104-105; IORIO 1993, p. 104.
47
A tempore quo separati sunt, imponatur manus super eos quotidie dum exorcizantur (Traditio Apostolica, XX, 3).
Cfr. BOTTE 1946, p. 48; BRADSHAW et alii 2002, pp. 104-105; IORIO 1993, p. 104.
48
Cum appropinquat dies quo baptizabuntur, episcopus exorcizet unumquemque eorum ut sciat an purus sit
(Traditio Apostolica, XX, 3); cfr. BOTTE 1946, p. 48; BRADSHAW et alii 2002, pp. 104-105; IORIO 1993, pp. 104, 106. Il
Vescovo ha la possibilità di scartare quis non est bonus aut non est purus (Traditio Apostolica, XX, 4). La Traditio
nello stesso passo prescrive anche che i baptizandi si lavino facendo un bagno die quinta hebdomadae (il giovedì o
il venerdì) e che si sposti la data del battesimo per quelle donne che abbiano le mestruazioni, in regulis mulierum
(cfr. Traditio Apostolica, XX, 5-6. Cfr. BOTTE 1946, p. 48; BRADSHAW et alii 2002, pp. 104-105; IORIO 1993, p. 106).
49
Ieiunent qui accipient baptismum, in parasceve sabbati (Traditio Apostolica, XX, 7). Cfr. BRADSHAW et alii 2002, pp.
106-107; IORIO 1993, p. 106; nella traduzione francese di B. Botte si legge invece: Que ceux qui doivent être baptisés
jeûnent le vendredi et le samedi (cfr. BOTTE 1946, p. 48). nel passo sl può vedere l'lnfluenza ebralca nella scanslone
della settimana, mediata attraverso la lettura evangelica (cfr. Matteo, XXVII, 62; Marco, XV, 42; Luca, XXIII, 54).
50
[…] et sabbato, qui accipient baptismum congregabuntur in locum unum in voluntate episcopi. Iubeatur illis
omnibus ut orent et flectent genua. Et imponens manum suam super eos, exorcizet omnes spiritus alienos ut
fugiant ex eis et non revertantur iam in eos. Et cum cessaverit exorcizare, exsufflet in faciem eorum et cum
signaverit frontem, aures et nares eorum, suscitabit eos (Traditio Apostolica, XX, 7). Cfr. BOTTE 1946, pp. 48-49;
BRADSHAW et alii 2002, pp. 106-107; IORIO 1993, p. 106.
51
Et agent totam noctem vigilantes, et legetur eis et instruentur (Traditio Apostolica, XX, 1). Cfr. BOTTE 1946, p. 49;
BRADSHAW et alii 2002, pp. 106-107; IORIO 1993, p. 106. La Traditio prescrive che il battezzando non porti con sé
nulla, Lranne l'offerLa (oblatio) per l'eucarlsLla (cfr. Traditio Apostolica, XX, 10; BOTTE 1946, p. 49, che traduce
invece: Ooe ceox pol Jolveot tecevolt le boptême o’oppotteot ovec eox J’ootte vose poe celol poe cbocoo Jolt
oppottet poot l’eocbotlstle, cot ll cooveooble poe celol pol eo est Jlqoe offte olots l’oblotloo. È evidente che
l'auLore Lraduce l'espresslone ullam rem, con il significato di vase, 'vaso', o megllo 'cesLo', forse sulla scorLa delle
fonti successive o pensando alla prassi liturgica in uso in Francia nella prima metà del '900, anLecedenLe le rlforme
del Concilio Vaticano II; cfr. anche BRADSHAW et alii 2002, pp. 106-107).
52
Tempore quo gallus cantat (Traditio Apostolica, XXI, 1). Cfr. BOTTE 1946, p. 49; BRADSHAW et alii 2002, pp. 112-
113; IORIO 1993, pp. 106-107.
53
Sit aqua fluens in fonte vel fluens de alto (Traditio Apostolica, XXI, 2). Cfr. BRADSHAW et alii 2002, pp. 112-113;
IORIO 1993, pp. 106-107. 8. 8oLLe lnvece non Lraduce ll passo: […] po’lls s’opptocbeot Jes eoox pol Jolveot êtte
courantes et pures (cfr. BOTTE 1946, p. 49 e nota 3). Come già nella Didaché (cfr. supra), la Traditio fornisce
indicazioni in merito ai casi che deviano dalla prassi, per motivi di necessità ed urgenza: Si autem necessitas est
12
benedizione degli oli sacri (l’oleum gratiarum actionis e l’oleum exorcismi) da parte del
Vescovo
54
; la rinuncia a Satana (renuntiatio o ἀ¤oo+άLi,) e la prima unzione prebattesimale
con l’oleum exorcismi
55
; a questo punto l’electus, spogliatosi delle vesti, scende nel fonte
battesimale insieme ad un ministro (diacono o presbitero), viene interrogato sul Symbolon e per
tre volte immerso nell’acqua
56
; segue poi la prima unzione postbattesimale con l’olio per
l’esorcismo da parte di un presbitero
57
; l’imposizione delle mani e la seconda unzione
postbattesimale sul capo col signum crucis da parte del Vescovo (che prevede lo scambio
dell’osculum, il ‘bacio di pace’)
58
; infine la celebrazione eucaristica insieme con gli altri fedeli
59
,
cui segue il secondo ‘bacio di Pace’
60
.

permanens et urgens, utere aquam quam invenis (Traditio Apostolica, XXI, 2); cfr. BRADSHAW et alii 2002, pp. 112-
113; IORIO 1993, pp. 106-107.
54
[…] episcopus reddat gratias super oleum quod ponit in vase et vocat illud oleum gratiarum actionis. Et sumit
quoque aliud oleum quod exorcizet et vocat illud oleum exorcismi (Traditio Apostolica, XXI, 6-7); cfr. BOTTE 1946, p.
49; BRADSHAW et alii 2002, pp. 112-113; CATTANEO 1997, p. 667; IORIO 1993, p. 108. Gli oli vengono poi affidati a due
diaconi, i quali si collocano rispettivamente uno ad dexteram presbyteri e l'alLro ad sinistram presbyteri (Traditio
Apostolica, XXI, 8); cfr. BOTTE 1946, pp. 49-50; BRADSHAW et alii 2002, pp. 114-115; CATTANEO 1997, p. 667; IORIO
1993, pp. 108-109. Cfr. anche ZAPPELLA 1998, p. 404.
55
Et cum presbyter sumpsit unumquemque recipientium baptismum, iubeat eum renuntiare dicens: «Renuntio tibi,
Satana, et omni servitio tuo et omnibus operibus tuis». Et cum renuntiavit unusquisque, ungat eum oleo exorcismi
dicens ei: «Omnis spiritus abscedat a te» (Traditio Apostolica, XXI, 9). Cfr. Botte 1946, p. 50; BRADSHAW et alii 2002,
pp. 114-115; IORIO 1993, p. 108; cfr. anche CATTANEO 1997, p. 667; ZAPPELLA 1998, pp. 404-405.
56
Et hoc modo tradat eum episcopo nudum vel presbitero qui stat ad aquam qui baptizat. Descendat autem quo eo
diaconus hoc modo. Cum ergo discendi qui baptizatur in aquam, dicat ei ille qui baptizat manum imponens super
eum sic: «Credis in Deum patrem omnipotentem?». Et qui baptizatur etiam dicat: «Credo». Et statim manum
habens in caput eius inpositam baptizet semel. Et postea dicat: «Credis in Christum Iesum filium Dei qui natus est
de Spiritu Sancto ex Maria virgine et crucifixus sub Pontio Pilato et mortuus est et sepultus et resurrexit die tertia
vivus a mortuis et ascendit in caelis et sedit ad dexteram patris venturus iudicare vivos et mortuos?». Et cum ille
dixerit: «Credo», iterum baptizetur. Et iterum dicat: «Credis in Spiritu Sancto et sanctam ecclesiam et carnis
resurrectionem?». Dicat ergo qui baptizatur: «Credo». Et sic tertia vice baptizetur (Traditio Apostolica, XXI, 12-18;
cfr. CATTANEO 1997, p. 667; IORIO 1993, pp. 108-111). È il passo in cui è riportata la professione di fede o Symbolon,
prlma dell'elaborazlone che dl quesLo verra faLLa dal Conclllo dl nlcea (323) e dal l Conclllo dl CosLanLlnopoll (381).
Cfr. BRADSHAW et alii 2002, pp. 114-116, dove si riportano sinotticamente le traduzioni inglesi delle versioni latina,
sahidica, boharica, araba ed etiope, insieme ai testi delle Constitutiones Apostolicae, dei Canones Hippolyti e del
Testamentum Domini (i vari testimonia si integrano a vicenda, tanto che la versione latina [e la conseguente
traduzione francese], del Botte sono state tratte integrando tra loro materiali di diversa provenienza, rimanendo a
lungo la versione di riferimento per gli studiosi; cfr. in merito NICOLOTTI 2002, pp. 227-229).
57
Et postea cum ascenderit ungeatur a praesbytero de illo oleo quod sanctificatum est dicente: «Ungeo te oleo
sancto in nomine Iesu Christi». Et ita singuli detergentes se iam induantur et postea in ecclesia ingrediantur
(Traditio Apostolica, XXI, 20). Cfr. BOTTE 1946, pp. 51-52; BRADSHAW et alii 2002, pp. 118-119; CATTANEO 1997, pp.
667-668. Si tratta della prima parte del rito della Confermazione o Cresima. Cfr. ZAPPELLA 1998, p. 405.
58
Episcopus vero manum illis inponens invocet dicens: «Domine Deus qui dignos fecisti eos remissionem mereri
peccatorum per lavacrum regenerationis Spiritu Sancti, inmitte in eos tuam gratiam, ut tibi serviant secundum
voluntatem tuam, quot iam tibi est gloria, Patri et Filio cum Spiritu Sancto in sancta ecclesia et nunc in saecula
saeculorum. Amen!». Postea oleum sanctificatum infundens de manu et inponens in capite dicat: «Ungeo te sancto
oleo in Domino Patre Omnipotente et Christo Iesu et Spiritu Sancto». Et consignans in frontem offerat osculum et
dicat: «Dominus tecum». Et ille qui signatus est dicat: «Et cum spiritu tuo». Ita singulis faciat (Traditio Apostolica,
XXI, 21-24); cfr. BOTTE 1946, pp. 52-53; BRADSHAW et alii 2002, pp. 120-121; CATTANEO 1997, p. 668; ZAPPELLA 1998, p.
405.
59
Et postea iam simul cum omni populo orent, non primum orantes cum fidelibus nisi omnia haec fuerint consecuti
(Traditio Apostolica, XXI, 25). Segue poi la descrizione della liturgia eucaristica, presieduta dal Vescovo ed alla
13
È interessante il fatto che già nella Traditio si faccia riferimento al battesimo dei bambini
61

e che sia ben evidenziato un ordine nell’amministrazione del battesimo, che prevede, dopo i
bambini, la somministrazione del sacramento prima agli uomini e in seguito alle donne
62
. Inoltre,
riguardo l’unzione, si deve notare che l’uso della doppia unzione post-battesimale è tipica solo
del rito romano
63
.
Per quanto riguarda i luoghi in cui tale rito si svolgeva, è ragionevole pensare ad una
domus ecclesiae, una casa privata adattata allo svolgimento sia delle assemblee liturgiche sia del
rito battesimale, sul modello della domus ecclesiae di Dura Europos, o per Roma la probabile
domus ecclesiae sotto la chiesa dei SS. Giovanni e Paolo al Celio
64
. È probabile che in questa
fase il rito battesimale si svolga non più genericamente “in un luogo in cui c’è l’acqua”
65
, quanto
piuttosto in un luogo più riservato e discreto, il cui requisito imprescindibile doveva essere la
presenza di acqua corrente.

quale prendono parte i neobattezzati insieme agli altri fedeli (Traditio Apostolica, XXI, 27-40). Cfr. BOTTE 1946, p.
53; BRADSHAW et alii 2002, pp. 120-121; CATTANEO 1997, p. 668; ZAPPELLA 1998, p. 403. uuranLe l'offerLorlo (oblatio),
i battezzati portano in dono una coppa di latte mlsLo a mlele, su cul ll vescovo pronuncla la benedlzlone: […] lac et
melle mlxto slmol oJ pleoltoJloem ptomlsslools pooe oJ pottes folt, poom Jlxlt ´1ettom floeotem loc et mel´, poom
et dedit carnem suam Christus, per quam sicut parvuli nutriuntur qui credunt, in suavitate verbi amara cordis dulcia
efficiens […] (Traditio Apostolica, XXI, 26). Cfr. BOTTE 1946, p. 54; BRADSHAW et alii 2002, pp. 120-121; CATTANEO
1997, p. 668. È evidente nel passo il riferimento simbolico su latte e miele ai loca veterotestamentari: Esodo, III, 8;
III, 17; XIII, 5; XXXIII, 3; Numeri, XIII, 27; XIV, 8; XVI, 13 e 14; Deuteronomio, XI, 9; XXVI, 9 e 15; XXVII, 3; XXXI, 20;
Giosuè, V, 6; Siracide, XLVI, 8; Geremia, XI, 5; XXXII, 22; Baruc, I, 20; Ezechiele, XX, 6 e 15.
60
Et cum oraverint de ore pacem offerant (Traditio Apostolica, XXI, 26); cfr. BOTTE 1946, p. 53; BRADSHAW et alii
2002, pp. 120-121; CATTANEO 1997, p. 668.
61
[…] et baptizate primum parvulos (Traditio Apostolica, XXI, 4); cfr. BOTTE 1946, p. 49; BRADSHAW et alii 2002, pp.
112-113; IORIO 1993, pp. 108-109; le promesse battesimali vengono recitate dai genitori o da qualcuno dei parenti:
Qui autem non possunt loqui pro se, parentes eorum loquantur pro eis, vel aliquis ex eorum genere (Traditio
Apostolica, XXI, 4); cfr. BOTTE 1946, p. 49; BRADSHAW et alii 2002, pp. 112-113; IORIO 1993, pp. 108-109. La prassi di
battezzare i bambini diverrà la regola nei secoli successivi (cfr. infra quanto si dirà a proposito degli Ordines
Romani).
62
Postea baptizate viros, tandem autem mulieres (Traditio Apostolica, XXI, 5). Alle donne viene prescritto di
sclogllere l capelll e dl deporre glolelll e monlll ln oro e argenLo: […] quae solverunt crines suos et deposuerunt
ornamenta auri et argenti quae habent super se (Traditio Apostolica, XXI, 5). In generale a nessuno è concesso
scendere nel fonte con indosso qualcosa di estraneo: et nemo sumat rem alienam deorsum in aqua (Traditio
Apostolica, XXI, 5); si tratta del secondo divieto di questo genere, dopo quello che prescriveva ai catecumeni di non
porLare nulla con se Lranne l'offerLa per l'eucaresLla (cfr. supra, Traditio Apostolica, XX, 10). Cfr. BOTTE 1946, p. 49;
BRADSHAW et alii 2002, pp. 112-113; IORIO 1993, pp. 106-107.
63
Cfr. ZAPPELLA 1998, p. 405.
64
Cfr. CECCHELLI 1985, p. 301, la quale menziona il titulus Byzantis, o titulus Pammachii, forse fondato sulle strutture
della domus e dell'insula accorpate alla fine del III secolo, e sulle quali fu edificata la basilica dei SS. Giovanni e
Paolo a partire dal 398. Cfr. anche BRANDT 2012b, p. 150; CECCHELLI 2003, p. 336.
65
Cfr. supra.
14
Le fonti sul battesimo si fanno molto più abbondanti a partire dal IV secolo, in
concomitanza con la tolleranza in materia religiosa accordata ai Cristiani, come agli altri cittadini
dell’Impero, dai due imperatori Costantino (306-337) e Licinio (308-324) a Milano nel 313
66
.
Qualche elemento indiretto sul rito del battesimo si può ricavare dalla lettura della Historia
Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea (265-340), biografo di Costantino; nella descrizione della
basilica di Tiro, dove l’autore parla dei vari corpi di fabbrica e degli elementi accessori
dell’edificio, si colgono vaghi riferimenti agli aspetti liturgici; nella descrizione dell’atrio
(¤\.ῖo+ov ὅoov +ὸ µ.+oLὺ +oῦ +. v.ὼ ioὶ +ῶv ¤çῶ+ov .ἱoooῶv, “uno spazio il più
grande possibile tra il tempio ed i suoi primi ingressi”), si dice che qui sostavano i catecumeni
(+oῖ, +. +ῶv ¤çό+ov .ἰooyoyῶv ἔ+i o.oµέvoi, io+ά\q\ov +ὴv µovὴv
¤oç._oµήvqv, “la sosta adeguata a coloro che hanno ancora bisogno delle prime
iniziazioni”)
67
; in un altro passo si parla degli ambienti annessi all’edificio, nei quali sostavano o
ioὶ oὐ+ὰ +oῖ, ἔ+i io0ά¤o.o, ioὶ ¤.çiççov+qçίov +ῶv oiὰ ὕoo+o, ioὶ ἀyίou
¤v.ύµo+o, ἐy_ç¸ (oύoiv (“coloro che ancora avevano bisogno di purificazione e di
abluzioni per mezzo dell’acqua, e dello Spirito Santo”): da ciò si può ipotizzare che i riti
dell’iniziazione cristiana, cioè il battesimo e la cresima, avessero luogo in ambienti separati e che
da questi poi, attraverso un percorso liturgico-sacrale, si andasse in processione nella basilica per
la celebrazione eucaristica
68
.
Lo storico fa esplicita menzione dei catecumeni (io+qiouµ.voὶ), che assistono solo ad
una parte della celebrazione eucaristica, stando separati in un edificio annesso al lato della
basilica (che si deve dedurre corrisponda con il io+q_ouµ.v.ὶov)
69
. Immediatamente dopo si
citano invece i battezzati, definiti come “le anime pure, purificate come l’oro con un bagno
divino (0.ίov \ou+çὸv)”
70
. Eusebio invece non fa alcuna menzione della presenza di un

66
Cfr. IORIO 1993, p. 113.
67
Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, X, 39; 40. Cfr. IORIO 1993, pp. 124-125; OULTON, LAWLOR 1953, II, pp.
422-423.
68
Cfr. IORIO 1993, pp. 128-129; OULTON, LAWLOR 1953, II, pp. 426-427.
69
[…] +oὺ, o’ἤoq ἀµφὶ +ὸv µooί\.iov oἶiov ἑio+έçoo. ¤oço(.ύyvuoiv, ἔ+i µὲv io+qiouµέvou, ioὶ ἐv
oὔL¸ ioὶ ¤çoio¤¸ io0.o+ῶoo,, oὐ µὴv ¤όçço ¤ou ioὶ µoiçὰv +q, +ῶv ἐvoo+ά+o 0.o¤+ίo, +ῶv
¤io+ῶv oi.(.uyµέvou, (Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, X, 63). Cfr. IORIO 1993, pp. 130-131; OULTON,
LAWLOR 1953, II, pp. 438-439.
70
Ἐi oὴ +oύ+ov +ὰ, ἀiqçά+ou, µu_ὰ, 0.ίῳ \ou+çῷ _çuooῦ oίiqv ἀ¤ooµq_0.ίoo, ¤oço\oµώv […]
(Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, X, 64). Cfr. IORIO 1993, pp. 130-131; OULTON, LAWLOR 1953, II, pp. 438-
439.
15
battistero, a meno che non si vogliano vedere nelle fontane collocate nell’atrio davanti alla
basilica, delle installazioni deputate all’amministrazione del sacramento
71
.
La presenza di un luogo specificamente destinato al rito della cresima (consignatorium),
che segue quello del battesimo, è testimoniata dalla menzione delle “anime su cui si posano i
doni dello Spirito Santo”
72
; sia il katekoumeneion che il consignatorium potrebbero far parte
delle “esedre ed edifici molto vasti”, collegati tra loro e costruiti “sui fianchi della basilica”
73
; la
loro posizione ed il fatto di essere collegati tra loro e con l’edificio principale, rafforzerebbe
l’ipotesi di un percorso liturgico-sacrale, seguito durante i riti dell’iniziazione cristiana.
Ambrogio (339/40-397), vescovo di Milano, ci parla del rito battesimale seguito nella
Chiesa da lui presieduta; nel De Sacramentis descrive il rito battesimale cominciando dall’arrivo
al fonte del battezzando: Venimus ad fontem, ingressus es; il candidato viene accolto da un levita
e da un presbyter, i quali coadiuvano il vescovo nel rito
74
. L’unzione prebattesimale viene messa
sullo stesso piano dell’unzione che compie l’atleta prima della lotta, così che il battezzato è
definito athleta Christi; segue poi la rinuncia a Satana (abrenuntiatio)
75
.
Il vescovo, non appena entrato nel battistero (quello di San Giovanni alle Fonti a Milano
76
,
ma tale uso potrebbe essere esteso alle chiese della diocesi ed a quelle delle quali il vescovo di
Milano era anche il metropolita), benedice l’acqua battesimale invocando la Trinità
77
(Patris

71
Cfr. IORIO 1993, pp. 124- 125; OULTON, LAWLOR 1953, pp. 422-423.
72
[…] ἐv ὅooi, µu_oῖ, +ὰ +oῦ 0.ίou ¤v.ύµo+o, ἐφi(άv.i ooçήµo+o […] (Luseblo dl Cesarea, Historia
Ecclesiastica, X, 66). Cfr. IORIO 1993, pp. 130-131; OULTON, LAWLOR 1953, II, pp. 440-441.
73
[…] ἤoq \oi¤ὸv ioὶ ἐ¤ὶ +ὰ ἐi+ὸ, +oῦ v.ὼ µ.+¸.i, ἐLέoço, ioὶ oἴiou, +oὺ, ¤oç’ἑiά+.ço µ.yίo+ou,
ἐ¤ioi.uά(ov ἐv+έ_vo, ἐ¤ὶ +oὐ+ὸv .ἰ, ¤\.uçὰ +ῷ µooi\.ίῳ ouv.(.uyµέvou, ioὶ +oῖ, ἐ¤ὶ +ὸv µέoov
oἶiov .ἰoµo\oῖ, ἡvoµέvou, (Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, X, 45). Cfr. IORIO 1993, pp. 128-129;
OULTON, LAWLOR 1953, II, pp. 426-427.
74
Venimus ad fontem, ingressus es, unctus es […]. Occurrit tibi levita, occurrit presbyter (Ambrogio, De
Sacramentis, I, II, 4). Cfr. IORIO 1993, pp. 158-159; cfr. Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, I, col. 419, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu. Essendo il trattato scritto in prima persona, è Ambrogio stesso in
qualità di vescovo a descrivere il rito. Sul signiflcaLo dell'acqua, cfr. THAYER 2012a, p. 79. Sulla pratica del
catecumenato e sul rito del battesimo in Ambrogio, cfr. THAYER 2012a, pp. 89-92, dove l'auLore pone ll parallelo con
il rito descritto da Giovanni Diacono.
75
“ul parallelo Lra ll baLLezzaLo e l'atleta: Unctus es quasi athleta Christi (Ambrogio, De Sacramentis, I, II, 4). Cfr.
IORIO 1993, pp. 158-159; ZAPPELLA 1998, p. 405. Sulla rinuncia a Satana: Quando te interrogavit: «Abrenuntias
diabolo et operibus eius?», quid respondisti? «Abrenuntio». «Abrenuntias saeculo et voluptatibus eius?», quid
respondisti? «Abrenuntio» (Ambrogio, De Sacramentis, I, II, 5). Cfr. Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, I, col. 419,
in http://www.documentacatholicaomnia.eu.
76
“Lando all'lscrlzlone posLa sulle pareLl lnLerne e coplaLa da un lgnoLo pellegrlno nell'vlll secolo, ll baLLlsLero
aveva una pianta ottagonale (octachorus), con otto nicchie; ottagonale era anche il fonte battesimale; la stessa
iscrizione accenna al rito menzionando la confessione (confessosque reso maculoso crimine); il battistero era
provvlsLo dl un slsLema dl adduzlone per l'acqua (rlsconLraLo archeologlcamenLe), come lndlca l'espresslone
solvens fontis puriflui diluit inriguo (cfr. IORIO 1993, pp. 170-171).
77
Nam ubi primum ingreditur sacerdos, exorcismum facit secundum creaturam aquae, invocationem postea et
precem defert ut sanctificetur fons et adsit praesentia trinitatis aeternae (Ambrogio, De Sacramentis, I, V, 17). Cfr.
16
nomen, praesentiam Filii et Spiritus Sancti
78
). Segue la confessione pubblica dei peccati,
necessario requisito per colui che si accosta al battesimo
79
.
Al momento dell’immersione, il battezzando viene interrogato sulla formula trinitaria e
immerso per tre volte: Interrogatus es: «Credis in Deum Patrem Omnipotentem?». Dixisti:
«Credo», et mersisti, hoc est, sepultus es. Iterum interrogatus es: «Credis in Dominum nostrum
Iesum Christum et in Crucem eius?». Dixisti: «Credo», et mersisti. Ideo et Christo es
consepultus. Qui enim Christo consepelitur cum Christo resurgit. Tertio interrogatus es: «Credis
et in Spiritum Sanctum?». Dixisti: «Credo», tertio mersisti ut multiplicem lapsus superioris
aetatis absolveret trina confessio
80
. In questa accezione il fonte battesimale è assimilato alla
tomba: ideo fons quasi sepultura est
81
.
Ambrogio riporta anche la preghiera di benedizione impartita sul battezzato, subito dopo la
triplice immersione e dopo che l’illuminato si è rivestito: «Deus – inquit – Pater omnipotens qui
te regeneravit ex aqua et Spiritu Sancto, concessitque tibi peccata tua, ipse te ungat in vitam
aeternam»
82
. Questo passo denota anche il momento dell’unzione post-battesimale sul capo, per
il quale si usa il µύçov, hoc est, unguentum
83
, e subito dopo si tiene il rito della “lavanda dei
piedi”, che rappresenta una novità nel rito battesimale: Succinctus summus sacerdos, licet enim
et presbyter fecerint, tamen exordium ministerii a summo est sacerdote. Succinctus, inquam,
summus sacerdos pedes tibi lavat
84
. Ambrogio stesso commenta questo rito post-battesimale
dicendo che non è in uso nella Chiesa di Roma, forse perché abbandonato a causa del gran

IORIO 1993, pp. 160-161; Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, I, coll. 422-423, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu.
78
Venit sacerdos, precem dicit ad fontem, invocat Patris nomen, praesentiam Filii et Spiritus Sancti (Ambrogio, De
Sacramentis, II, V, 14). Cfr. Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, II, col. 427, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu.
79
Ut peccatum tuum fatereris, ut conscentiam tuam recognosceres, ut poenitentiam ageres delictorum, hoc est,
sortem humanae generationis agnosceres. Nam etiamsi non confiteatur peccatum, qui venit ad baptismum, tamen
hoc ipso implet confessionem omnium peccatorum, quod baptizari petit, ut iustificetur, hoc est, ut a culpa ad
gratiam transeat (Ambrogio, De Sacramentis, III, II, 12). Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, III, col. 435, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu.
80
Ambrogio, De Sacramentis, II, VII, 20. Cfr. IORIO 1993, pp. 164-165; Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, II, col.
429, in http://www.documentacatholicaomnia.eu. Cfr. THAYER 2012a, p. 81.
81
Ambrogio, De Sacramentis, II, VI, 19. Cfr. IORIO 1993, pp. 164-165; Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, II, col.
429, in http://www.documentacatholicaomnia.eu.
82
Ambrogio, De Sacramentis, II, VII, 24. Cfr. Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, II, col. 430, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu.
83
Accipis autem µύçov, hoc est, unguentum (Ambrogio, De Sacramentis, III, I, 1). Cfr. IORIO 1993, pp. 164-165;
ZAPPELLA 1998, pp. 405-406; Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, III, col. 431, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu.
84
Ambrogio, De Sacramentis, III, I, 4. Cfr. IORIO 1993, pp. 166-167; Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, III, col. 432,
in http://www.documentacatholicaomnia.eu.
17
numero di fedeli
85
; aggiunge poi che presso la Chiesa di Milano si pratica tale rito in nome della
libertà di pensiero che è tipica di ogni uomo, pur nella comunione con Roma
86
; questa
affermazione di Ambrogio è indicativa dell’importanza raggiunta dall’episcopato milanese, a
seguito dello spostamento della capitale dell’Impero d’Occidente da Roma a Milano tra il 286 ed
il 293 ad opera di Diocleziano (284-305).
Dopo la “lavanda dei piedi”, seguono poi la consignatio (connessa con l’unzione post-
battesimale e con l’invocazione dello Spirito Santo sul battezzato)
87
e in ultimo la partecipazione
alla celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo, nella basilica episcopale (la Basilica Vetus
[Santa Maria Maggiore] o la successiva Basilica Maior [Santa Tecla])
88
.
Ambrogio, come già Tertulliano e in seguito Giovanni Crisostomo, rimarca l’unicità del
battesimo e di conseguenza la sua non reiterabilità: Multa sunt genera baptismatum, sed unum
baptismum […]
89
, ed ancora, dopo aver parlato dei vari tipi di battesimo, il battesimo impartito
nella Chiesa (in ecclesia) è definito come quartum genus
90
.
Giovanni Crisostomo (344/354-404), nelle Catechesi Prebattesimali, descrive in modo
chiaro le varie fasi del rito, in particolare per quanto accade tra il Sabato Santo e la Domenica di
Pasqua. I catecumeni vengono riuniti in un solo luogo, nel quale pregano inginocchiati
91
;
successivamente avviene l’esorcismo: alzando le mani al cielo, i φo+i(όµ.voi pronunciano la

85
La LesLlmonlanza dl Ambroglo poLrebbe Lrovare un fondamenLo archeologlco nell'eccezlonallLa del rlnvenlmenLo
di una vasca rettangolare, rinvenuta presso il fonte battesimale di S. Lorenzo in Lucina a Roma, per il quale si
ipotizza la connessione con il rito della lavanda dei piedi (cfr. infra).
86
Non ignoramus quod ecclesia Romana hanc consuetudinem non habeat, cuius typum in omnibus sequimur et
formam. Hanc tamen consuetudinem non habet ut pedes lavet. Vide ergo forte propter multitudinem declinavit.
Sunt tamen qui dicant et excusare conentur quia hoc non in mysterio facendum est, non in baptismate, non in
regeneratione, sed quasi hospiti pedes lavandi sint. Sed alius est humilitatis, aliud sanctificationis. Denique audi
quia mysterium est et sanctificatio: «Nisi lavero tibi pedes non habes mecum partem». Hoc ideo dico non quo ego
alios reprehendam, sed mea officia ipse commendem. In omnibus cupio sequi ecclesiam Romanam, sed tamen et
nos hominis sensum habemus. Ideo quod alibi rectius servatur et nos rectius custodimus (Ambrogio, De
Sacramentis, III, I, 5). Cfr. IORIO 1993, pp. 168-169; Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, III, coll. 432-433, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu. Cfr. anche THAYER 2012a, pp. 89-90.
87
Ambrogio, De Sacramentis, III, II, 8-10. Cfr. Zappella 1998, p. 406; Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, III, coll.
433-434, in http://www.documentacatholicaomnia.eu.
88
Post haec quid sequitur? Venire habes ad altare. Quoniam venisti, videre habes quae ante non videbas, hoc est,
mysterium quod legisti in Evangelio; si tamen non legisti, certe audisti (Ambrogio, De Sacramentis, III, II, 11).
Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, III, col. 434, in http://www.documentacatholicaomnia.eu.
89
Ambrogio, De Sacramentis, II, I, 2. Cfr. IORIO 1993, pp. 162-163; Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, II, coll. 423-
424, in http://www.documentacatholicaomnia.eu.
90
Ergo habes unum baptisma, aliud in diluvio, habes tertium genus, quando in mare Rubro baptizati sunt patres,
habes quartum genus in piscina, quando movetur aqua. Nunc te consulo utrum credere debeas quia habes
praesentiam Trinitatis in hoc baptismate, quo baptizatur in ecclesia (Ambrogio, De Sacramentis, II, III, 9). Cfr.
Ambrosius, De Sacramentis Libri Sex, III, col. 426, in http://www.documentacatholicaomnia.eu.
91
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, A, III, 4. Cfr. ZAPPELLA 1998, pp. 201-202; 272.
18
rinuncia a Satana
92
, cui segue la professione di fede con l’adesione a Cristo, secondo una formula
molto vicina a quella elaborata dal I Concilio di Costantinopoli del 381
93
. Dopo l’esorcismo,
nella notte del Sabato Santo, si ha una doppia unzione prebattesimale del catecumeno, sul capo e
sul corpo da parte del ministro, col signum crucis (non si ha distinzione in Giovanni Crisostomo
tra ἔ\oiov, l’olio per l’esorcismo, e µύççov, l’olio per la consacrazione), cui segue
l’imposizione delle mani con la benedizione secondo la formula trinitaria
94
. Una volta deposte le
vesti, gli illuminandi vengono condotti al fonte battesimale (Giovanni parla esplicitamente di
vasca battesimale
95
, pur non dando informazioni topografiche su dove essa si collochi in
relazione all’edificio di culto) e qui battezzati con la triplice immersione “nel nome del Padre e
del Figlio e dello Spirito Santo”, assistiti da un ministro
96
. Compiuto il rito, il vescovo recita la
‘preghiera dei fedeli’, di cui però Giovanni da due versioni: nella prima si prega per la chiesa (la
comune madre di tutti), per il vescovo, per i presbiteri e per i laici (intesi nel senso di genere
umano)
97
; nella seconda invece, Giovanni invita a pregare per la pace fra le Chiese, per coloro
che sono in errore (gli eretici?) e per i peccatori
98
. A conclusione del rito battesimale ci si
scambia il “bacio santo di riconciliazione” o “bacio di pace”
99
ed infine i battezzati possono
prendere parte alla celebrazione eucaristica
100
.
Rispetto ad altre fonti letterarie, in Giovanni Crisostomo è assente l’unzione post-
battesimale, il cui significato di conferimento dello Spirito è assegnato alla duplice unzione
prebattesimale, probabilmente per influenza della letteratura cristiana d’ambiente siriaco, e
contrariamente all’uso gerosolimitano che prevede invece un’unzione prebattesimale ed una
postbattesimale. La tradizione del Crisostomo si colloca in una fase intermedia tra l’antica
tradizione siriaca ed i nuovi sviluppi teologici che quest’ultima elaborava; pur conoscendo il rito
dell’unzione post-battesimale, l’autore è rimasto semplicemente fedele alla sua sensibilità

92
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, A, III, 4; B, II, 12-14; 18; 20-21. Cfr. ZAPPELLA 1998, pp. 202, 269,
272-273, 274.
93
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, A, III, 4; 6; B, II, 12-14; 18; 20-21. Cfr. ZAPPELLA 1998, pp. 203-204,
268-269, 272-273; 274. Per quanto riguarda la professione di fede si tratta di una versione del Credo Niceno-
Costantinopolitano. Curiosamente, come segno del sincretismo tra cristianesimo ed usanze pagane, Giovanni
rlporLa la noLlzla secondo cul la croce funge da amuleLo e l'lnvocazlone del nome dl Cesu quasl da 'formula maglca'
cristiana (è lo stesso motivo per cui sui templi pagani venivano apposte delle croci per esaugurarli).
94
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, A, III, 7; B, II, 10; 22; 24. Cfr. IORIO 1997, pp. 144-145; ZAPPELLA
1998, pp. 205-206, 267, 275.
95
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, B, II, 10. Cfr. IORIO 1997, pp. 144-145; ZAPPELLA 1998, p. 267.
96
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, A, III, 8; B, II, 10; 25-26. Cfr. IORIO 1997, pp. 144-147; ZAPPELLA
1998, pp. 206-207; 276-277.
97
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, A, III, 9. Cfr. ZAPPELLA 1998, pp. 208-209.
98
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, B, II, 29. Cfr. ZAPPELLA 1998, p. 278.
99
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, A, III, 10; B, II, 27. Cfr. ZAPPELLA 1998, pp. 209-210, 277. Si tratta
dell'equlvalenLe del 'segno dl pace' della llLurgla caLLollca odlerna.
100
Giovanni Crisostomo, Catechesi Prebattesimali, A, III, 10; B, II, 29. Cfr. ZAPPELLA 1998, pp. 209-210, 277.
19
teologica, secondo la quale il momento centrale del rito è l’immersione che da luogo al
rinnovamento interiore del battezzato, tramite la discesa dello Spirito Santo
101
.
Tra il 375 ed il 380 si datano invece le Constitutiones Apostolicae, un’opera compilativa
pervenuta in una versione in greco, che raccoglie materiali e tradizioni precedenti
102
. Il rito
battesimale riportato in quest’opera, già abbastanza maturo, si può articolare come segue:
1. la catechesi prebattesimale, la quale verte principalmente sulla conoscenza del mistero
della Trinità e sulle opere di Dio nella storia dell’uomo
103
;
2. durante la catechesi viene praticata l’imposizione delle mani da parte di un catechista
(_.iço0.+ῶv, “colui che impone le mani”) sul candidato (¤çooiώv);
3. una seconda fase catechetica, in cui si istruisce il candidato sull’incarnazione, la passione,
la morte, la resurrezione e l’ascensione di Cristo
104
;
4. nella fase del “catecumenato immediato”, cioè gli ultimi giorni di catechesi prima del
Battesimo (quelli della Settimana Santa?), al candidato viene insegnato a rinunciare a
Satana e ad astenersi dalle tentazioni del peccato, al fine di purificare il proprio cuore ed
aver parte ai misteri divini
105
;
5. digiuno
106
;
6. rinuncia a Satana, “à ses oeuvres, à ses pompes, à ses cultes, à ses anges, à ses inventions
et à tout ce qui relève de lui”
107
;
7. adesione a Cristo e professione di fede, secondo un’articolata formula trinitaria
108
;
8. benedizione dell’olio (ἔ\oiov) e unzione prebattesimale del candidato (_çiόµ.vo,,
“beneficiario dell’unzione”)
109
;
9. benedizione (.ὐ\oyὶo) dell’acqua battesimale (ὒooç), sulla quale si invoca la Trinità
110
;
10. battesimo, per immersione (parziale o totale), impartito comunque in forma triplice ἐv +ῷ
ὁvόµo+i +oῦ Πo+çὸ, ioὶ +oῦ Υἱoῦ ioὶ +oῦ ἀyίou Πv.ύµo+o,, “nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo”
111
;

101
Cfr. ZAPPELLA 1998, pp. 397-410.
102
Cfr. METZGER 1985, I, p. 14.
103
Constitutiones Apostolicae, VII, 39, 1-3. Cfr. METZGER 1985, III, pp. 92-95.
104
Constitutiones Apostolicae, VII, 39, 4-1. Cfr. METZGER 1985, III, pp. 94-97.
105
Constitutiones Apoatolicae, VII, 40, 1. Cfr. METZGER 1985, III, pp. 96-97.
106
Constitutiones Apostolicae, VII, 22, 4. Cfr. IORIO 1993, pp. 148-149.
107
Constitutione Apostolicae, VII, 41, 1-2. Cfr. METZGER 1985, III, pp. 96-97 (traduzione francese a fronte, p. 97).
108
Constitutiones Apostolicae, VII, 41, 3-8. Cfr. METZGER 1985, III, pp. 98-101.
109
Constitutiones Apostolicae, VII, 42, 1-3. Cfr. IORIO 1993, pp. 148-149; METZGER 1985, III, pp. 100-101; ZAPPELLA
1998, pp. 398-399.
110
Constitutiones Apostolicae, VII, 43, 1-5. Cfr. METZGER 1985, III, pp. 102-105.
20
11. unzione postbattesimale, con l’olio crismale (µύçov)
112
.
Il fatto che si dica espressamente che il battezzato (µo¤+i(όµ.vo,) discende nell’acqua
(.ἰ, ὒooç io+oµoίv.i) farebbe ipotizzare la presenza di un fonte battesimale ricavato sul
pavimento dell’ambiente in cui si svolge il rito; dalla lettura del testo non si ricavano altre
informazioni sui luoghi di svolgimento della catechesi e della prassi battesimale, ma è
ipotizzabile che in questa fase cronologica tali ambienti non fossero molto distanti dalla basilica
ed avessero una loro fisionomia già ben delineata architettonicamente e topograficamente
113
.
Alla fine del IV secolo, la pellegrina spagnola Egeria, nel suo resoconto di viaggio, la
Peregrinatio Egeriae (opera scritta tra il 381 ed il 384 d. C.), ci descrive la prassi battesimale in
uso a Gerusalemme; il catecumenato inizia con l’iscrizione dei competentes in una lista tenuta da
un presbitero (presbyter), nel giorno precedente l’inizio della Quaresima (quest’ultima della
durata di otto settimane secondo l’uso di Gerusalemme, octo septimanas, quibus dixi hic attendit
quadragesimas)
114
.
Il primo giorno di Quaresima (postmodum alia die de quadragesimis, id est qua inchoantur
octo ebdomadae), il Vescovo sottopone ad esame la vita dei candidati, chiedendo ai padrini e alle
madrine di testimoniare sulla condotta di vita di coloro che accompagnano («Si bonae vitae est
hic, si parentibus deferet, si ebiacus non est aut vanus?»); è anche prevista la possibilità che un
candidato venga ritenuto inidoneo e respinto
115
. Nel caso in cui il candidato è giudicato
irreprensibile, è lo stesso vescovo a scrivere il suo nome sulla lista
116
.

111
Constitutiones Apostolicae, VII, 44, 1. Cfr. IORIO 1993, pp. 148-149; METZGER 1985, III, pp. 104-105. Su questo
passo, cfr. Constitutiones Apostolicae, VII, 44, 3. Cfr. METZGER 1985, III, pp. 104-105.
112
Constitutiones Apostolicae, VII, 44, 2. Cfr. IORIO 1993, pp. 148-149; METZGER 1985, III, pp. 104-105. Si avverte in
quesLo passo una prlma dlsLlnzlone Lra gll oll consacraLl, con l'uso del Lermlne µύçov, per l'unzlone
postbattesimale, in contrapposizione al termine ἔ\oiov, che lnvece deflnlsce l'ollo usaLo per l'unzlone che
precede il battesimo. Cfr. ZAPPELLA 1998, p. 399, ln cul l'auLore afferma che e ºoll’oozlooe ptebotteslmole cbe sl
collega il conferimento dello Spirito e non a quella postbattesimale, al cui myron è attribuita la «confermazione
Jello coofesslooe botteslmole» e ll slqlllo Jell’olleoozo botteslmole".
113
Cfr. supra la descrlzlone della baslllca eplscopale dl 1lro, nell'Historia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea.
114
Egeria, Peregrinatio, XLV, 1 (cfr. IORIO 1993, pp. 136-137; RÖWEKAMP, THÖNNES 1995, pp. 294- 295; SINISCALCO,
SCARAMPI 2008, pp. 148; Egeria, Itinerarium Peregrinatio, p. 67, in http://www.documentacatholicaomnia.eu;).
115
Egeria, Peregrinatio, XLV, 2-4 (cfr. IORIO 1993, pp. 138-139; RÖWEKAMP, THÖNNES 1995, pp. 294-297; SINISCALCO,
SCARAMPI 2008, p. 185; Egeria, Itinerarium Peregrinatio, pp. 67-68, in http://www.documentacatholicaomnia.eu).
La pellegrina parla anche battesimo degli stranieri, per i quali non è facile accedere al catecumenato immediato e
di conseguenza al battesimo senza testimoni validi: Si quis autem peregrinus est, nisi testimonia habuerit, qui eum
noverint, non tam facile accedet ad baptismum (Egeria, Peregrinatio, XLV, 4; cfr. IORIO 1993, pp. 138-139;
RÖWEKAMP, THÖNNES 1995, pp. 296-297; SINISCALCO, SCARAMPI 2008, pp. 185-186).
116
Egeria, Peregrinatio, XLV, 4 (cfr. IORIO 1993, pp. 138-139; RÖWEKAMP, THÖNNES 1995, pp. 294-295; SINISCALCO,
SCARAMPI 2008, p. 185; Egeria, Itinerarium Peregrinatio, p. 68, in http://www.documentacatholicaomnia.eu).
21
Durante la Quaresima (per ipsos dies quadraginta) si svolgono esorcismi quotidiani sui
candidati ad opera dei chierici; tale pratica si associa al digiuno (ieiunum) e viene fatta al mattino
presto (primum matutum a clericis exorcizentur), dopo la celebrazione eucaristica; in seguito, il
vescovo tiene le catechesi ad Martyrium in ecclesia maiore, alla quale prendono parte sia i
competentes (ma non i cathecumini), che i loro padrini e madrine, oltre ai fedeli che volessero
ascoltare
117
. Ai cathecumini è preclusa la catechesi immediata (cathecisis) della Quaresima,
incentrata sulle Scritture, sulla Resurrezione e sulla fede in generale, affinché i contenuti della
fede stessa non vengano travisati da coloro che non sono ancora pronti per comprenderli,
tutelando così una sorta di “disciplina dell’arcano”
118
. Dopo cinque settimane (Et iam quando
completae fuerint septimane quinque), i competentes ricevono il Simbolum, la preghiera di
professione di fede (secondo la versione del Concilio di Nicea del 325) e nelle due settimane
successive il vescovo ne spiega loro il significato letterale e spirituale (primum carnaliter et sic
spiritualiter)
119
.
L’ultima settimana di catechesi era la septimana paschalis o septimana maior, durante la
quale si aveva la Redditio Symboli, momento in cui ogni competens, ciascuno con il proprio
padrino o madrina, recitava solennemente davanti al Vescovo il Simbolo, nella chiesa maggiore
al Martyrium; in questa occasione il Vescovo annunciava che nella settimana dell’Ottava di
Pasqua, i battezzati avrebbero preso parte alle catechesi mistagogiche affinché potessero
comprendere il significato del rito del Battesimo che avevano ricevuto
120
.
Le catechesi mistagogiche, tenute dal Vescovo, sono riservate esclusivamente ai neofiti ed
ai fedeli, si svolgono nella basilica dell’Anastasis, la quale per l’occasione viene chiusa affinché
nessun catecumeno possa entrarvi e ascoltare ciò che non gli è ancora consentito conoscere
121
.
La prassi battesimale gerosolimitana è ben spiegata nelle Catechesi di Cirillo (313/315-
387), vescovo di Gerusalemme
122
. Il catecumenato ‘immediato’ ha inizio con l’iscrizione dei

117
Egeria, Peregrinatio, XLVI, 1 (cfr. IORIO 1993, pp. 138-139; RÖWEKAMP, THÖNNES 1995, pp. 296-297; SINISCALCO,
SCARAMPI 2008, p. 187; Egeria, Itinerarium Peregrinatio, p. 68, in http://www.documentacatholicaomnia.eu).
118
Egeria, Peregrinatio, XLVI, 2 (cfr. IORIO 1993, pp. 138-141; RÖWEKAMP, THÖNNES 1995, pp. 296-297; SINISCALCO,
SCARAMPI 2008, p. 187, nota 240 a p. 189; Egeria, Itinerarium Peregrinatio, p. 68, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu).
119
Egeria, Peregrinatio, XLVI, 3 (cfr. IORIO 1993, pp. 140-141; RÖWEKAMP, THÖNNES 1995, pp. 296-299; SINISCALCO,
SCARAMPI 2008, p. 187; Egeria, Itinerarium Peregrinatio, pp. 67-69, in http://www.documentacatholicaomnia.eu).
La catechesi, nelle due settimane di spiegazione del Simbolo, aveva la durata di tre ore giornaliere.
120
Egeria, Peregrinatio, XLVI, 5-6 (cfr. IORIO 1993, pp. 140-143; RÖWEKAMP, THÖNNES 1995, pp. 298-301; SINISCALCO,
SCARAMPI 2008, p. 190; Egeria, Itinerarium Peregrinatio, p. 69, in http://www.documentacatholicaomnia.eu).
121
Egeria, Peregrinatio, XLVI, 6; XLVII, 1-2 (cfr. IORIO 1993, pp. 142-145; RÖWEKAMP, THÖNNES 1995, pp. 300-303;
SINISCALCO, SCARAMPI 2008, pp. 190, 192; Egeria, Itinerarium Peregrinatio, pp. 69-70, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu;).
122
“ull'aLLrlbuzlone delle Catechesi a Giovanni di Gerusalemme, cfr. RIGGI 1993, p. 16.
22
candidati in una lista e con l’esame della vita del catecumeno
123
. Nel periodo del catecumenato ai
candidati non è consentito partecipare dei divini misteri; Cirillo dice infatti di loro che finché
portavano il nome di catecumeni, in loro il messaggio della Parola riecheggiava “come dal di
fuori”
124
.
Anche Cirillo, come già altre fonti letterarie, insiste sulla non reiterabilità del battesimo,
“in quanto «il battesimo è uno come uno è il Signore e una è la fede»”
125
. Durante il
catecumenato i candidati vengono sottoposti ad esorcismi ed insufflazioni quotidiane
126
. La
catechesi durante il “catecumenato immediato” verteva sull’apprendimento dei contenuti della
dottrina della fede, con le spiegazioni sulla formula trinitaria e sull’anima, cui sono associate
delle prescrizioni alimentari e sul vestiario, sulla condotta morale (matrimonio e vedovanza) e
sulla condizione monastica
127
.
Nella Prima Catechesi Mistagogica, impartita la sera stessa del battesimo, quindi nella sera
della Domenica di Pasqua, si legge che i catecumeni sono venuti “nella parte esterna dove si
amministra il battesimo”, cioè nel battistero tripartito annesso, collocato a S della rotonda
dell’Anastasis
128
. Qui i catecumeni, rivolti verso occidente (la direzione delle tenebre e della
notte), pronunciano la rinuncia a Satana dopo aver steso la mano
129
; segue poi la professione di

123
Cirillo di Gerusalemme, Procatechesi, I, 3; IV, 9; cfr. RIGGI 1993, pp. 23-24, 26, la chlamaLa per l'lscrlzlone al
catecumenato è posta sullo stesso piano della chiamata alle armi (cfr. infra a proposito di Girolamo).
124
Cirillo di Gerusalemme, Procatechesi, VI, 11; cfr. RIGGI 1993, p. 27.
125
Cirillo di Gerusalemme, Procatechesi, VII, 15; cfr. RIGGI 1993, p. 29.
126
Cirillo di Gerusalemme, Procatechesi, IX, 18; cfr. RIGGI 1993, pp. 29-30.
127
Cirillo di Gerusalemme, Quarta Catechesi Battesimale, II, 7; cfr. RIGGI 1993, p. 82. Sulla formula trinitaria, Cirillo
di Gerusalemme, Quarta Catechesi Battesimale, III e ss.; cfr. RIGGI 1993, pp. 83-102.
128
Cirillo di Gerusalemme, Prima Catechesi Mistagogica, II, 4 (cfr. RIGGI 1993, p. 436; Cirillo di Gerusalemme, Prima
Catechesi Mistagogica, 2, p. 1; 11, p. 2, in http://www.documentacatholicaomnia.eu). La struttura tripartita del
baLLlsLero dell'Anastasis ha fatto da modello al battistero di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, per il quale cfr.
infra. Cfr. anche CIRSONE 2006, p. 20 (in http://uniroma1.academia.edu/GiacomoCirsone); cfr. SINISCALCO, SCARAMPI
2008, p. 200, tav. IV.
129
Cirillo di Gerusalemme, Prima Catechesi Mistagogica, II, 5; IV, 6-8 (cfr. RIGGI 1993, pp. 436, 437-438; Cirillo di
Gerusalemme, Prima Catechesi Mistagogica, 2 e 4, p. 1, in http://www.documentacatholicaomnia.eu). Nel
paragrafo VII, Cirillo spiega, ricorrendo a luoghi biblici, il significato del volgersi ad occidente nel pronunciare la
rinuncia a Satana. Nei successivi paragrafi prosegue la spiegazione della formula di rinuncia, ed in particolare il
paragrafo vl assume l'aspeLLo dl un'lnveLLlva conLro le aLLlvlLa dl speLLacolo (ll LeaLro, la caccla, le corse del cavalll,
cul sl assocla la smodaLezza nel manglare), lncluse nella ºpompa del dlavolo", alla quale si è chiesto al battezzando
di rinunciare (cfr. RIGGI 1993, pp. 438-439; Cirillo di Gerusalemme, Prima Catechesi Mistagogica, 6, p. 2, in
hLLp://www.documenLacaLhollcaomnla.eu). nel paragrafo successlvo sl chlede lnvece dl asLenersl dall'ldolaLria e
dal fare sacrifici alle divinità pagane nei templi (cfr. RIGGI 1993, pp. 439-441; Cirillo di Gerusalemme, Prima
Catechesi Mistagogica, 7-8, p. 2, in http://www.documentacatholicaomnia.eu).
23
fede, con l’adesione a Cristo, che i battezzandi recitano rivolti questa volta verso oriente, usando
la formula trinitaria
130
.
Nella Seconda Catechesi Mistagogica, Cirillo spiega invece i vari momenti del rito che
precedono l’immersione nel fonte; egli pone subito dopo l’ingresso nel battistero (“nell’interno
dell’edificio”), la deposizione delle vesti (la struttura tripartita del battistero dell’Anastasis lascia
supporre che ciò avvenisse nel primo dei due ambienti laterali), cui segue l’unzione
prebattesimale su tutto il corpo (la quale sembra essere accompagnata dalle “insufflazioni dei
Santi e l’invocazione del nome di Dio e la preghiera”), con l’”olio esorcizzato”
131
.
Culmine del rito è il “sacro lavacro della rigenerazione”, la triplice immersione nel fonte
battesimale (“la santa piscina del divino battesimo”); quest’ultima è preceduta dalla confessione
pubblica dei peccati
132
. La triplice immersione è accompagnata dall’interrogazione del
battezzando sulla formula trinitaria
133
. Segue poi l’unzione postbattesimale, con il chrisma, alla
spiegazione della quale è dedicata la Terza Catechesi Mistagogica; il battezzato viene unto prima
sulla fronte, poi sulle orecchie, sul naso ed infine sul petto
134
. Conclude il rito, la celebrazione
eucaristica, cui invece sono dedicate la Quarta e la Quinta Catechesi Mistagogica
135
.
Girolamo (347-420) affronta il tema del battesimo nelle sue Epistulae; in particolare nella
lettera scritta a Paolo, del 374, il Padre della Chiesa mette in relazione il battesimo con la brevità
e la fugacità della vita
136
. Nella lettera al monaco Eliodoro, si mette invece in relazione il

130
Cirillo di Gerusalemme, Prima Catechesi Mistagogica, IX, 18-21 (cfr. RIGGI 1993, p. 441; Cirillo di Gerusalemme,
Prima Catechesi Mistagogica, 9, p. 2, ln hLLp://www.documenLacaLhollcaomnla.eu). “ul slgnlflcaLo dell'essere
rlvolLl verso orlenLe, che per Clrlllo e ºregione della luce", cfr. supra quanto detto a proposito di Origene.
131
Cirillo di Gerusalemme, Seconda Catechesi Mistagogica, I-III (cfr. RIGGI 1993, pp. 443-445; Cirillo di
Gerusalemme, Seconda Catechesi Mistagogica, 1-3, p. 1, in http://www.documentacatholicaomnia.eu).
“ull'unzlone, cfr. ZAPPELLA 1998, p. 400.
132
Alla confesslone e dedlcaLa l'lnLera Seconda Catechesi Battesimale (cfr. RIGGI 1993, pp. 443-448; Cirillo di
Gerusalemme, Seconda Catechesi Battesimale; RIGGI 1993, pp. 47-64).
133
Cirillo di Gerusalemme, Prima Catechesi Mistagogica, X, 23-25 (Cirillo di Gerusalemme, Prima Catechesi
Mistagogica, 10, p. 2, in http://www.documentacatholicaomnia.eu). Idem, Seconda Catechesi Mistagogica, IV, 10-
14 (cfr. RIGGI 1993, pp 445-446; Cirillo di Gerusalemme, Seconda Catechesi Mistagogica, 4, p. 1, in
http://www.documenLacaLhollcaomnla.eu). “ul rlLo dell'lmmerslone, Clrlllo dl Cerusalemme, Terza Catechesi
Battesimale, IV, 24; cfr. IORIO 1993, pp. 134-135; RIGGI 1993, p. 68; Cirillo di Gerusalemme, Terza Catechesi
Mistagogica, IV, 10-24 (cfr. RIGGI 1993, pp 445-446).
134
Cirillo di Gerusalemme, Terza Catechesi Mistagogica, IV, 16-25 (cfr. RIGGI 1993, pp. 451-452). Cfr. ZAPPELLA 1998,
p. 400.
135
Cirillo di Gerusalemme, Quarta Catechesi Mistagogica e Quinta Catechesi Mistagogica (cfr. RIGGI 1993, pp. 455-
460, 461-473).
136
Post illud, ut ita dixerim, purgati baptismum mundi in breve tempus hominum vita contracta est (Girolamo,
Epistula X ad Paulum senem Concordiae, 1.2); cfr. Sanctus Hieronymus, Epistulae, p. 12, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu; cfr. anche SCHAFF 2006, p. 63 (in traduzione inglese), in
http://www.documentacatholicaomnia.eu.
24
battesimo con l’arruolamento militare, per cui il cristiano entra nei ranghi della chiesa,
diventando un miles Christi
137
.
Agostino (354-430), vescovo di Ippona, nelle Confessiones, parlando del battesimo del
vecchio retore Vittorino, accenna alle fasi del rito: secondo l’autore, il retore, precedentemente
pagano convinto, iniziò a seguire le catechesi che lo introdussero ai sacri misteri, per poi dare il
proprio nome nelle liste dei battezzandi, accedendo così al catecumenato immediato; segue poi il
momento della professione di fede, resa pubblicamente davanti alla folla, nonostante a Vittorino
fosse stata offerta la possibilità di recitarla “a porte chiuse”. L’episodio si svolge a Roma ed è
quindi logico pensare che la prassi descritta da Agostino sia quella in uso a Roma nella prima
metà del V secolo
138
.
Nel Libro IX, Agostino parla invece del proprio battesimo; il futuro vescovo di Ippona
trascorre un periodo in cui si applica, su invito dello stesso vescovo Ambrogio di Milano
139
, nella
lettura autonoma di Isaia, senza però comprenderne a pieno il senso; sembra che questa
preparazione in qualche modo anomala e da “autodidatta” di Agostino, seppure consigliata da
Ambrogio, ricada nel periodo del catecumenato “remoto”
140
. Tornato a Milano, Agostino da il
proprio nome per iscriversi al “catecumenato immediato”, che però non descrive, continuando
con la menzione del suo battesimo, avvenuto nel battistero di San Giovanni alle Fonti
141
.

137
Remember the day on which you enlisted, when, buried with Christ in baptism, you swore fealty to Him,
declaring that for His sake you would spare neither father nor mother (Girolamo, Epistula XIV ad Heliodorum
monachum, 2.5); cfr. SCHAFF 2006, p. 69 (in traduzione inglese), in http://www.documentacatholicaomnia.eu. Sulla
relazione con il gergo militare, cfr. supra riguardo Cirillo di Gerusalemme).
138
2.4. […] Ubi autem imbutus est primis instructionis sacramentis, non multo post etiam nomen dedit ut per
baptismum regeneraretur, mirante Roma, gaudente ecclesia. Superbi videbant et irascebantur, dentibus suis
stridebant et tabescebant. servo autem tuo dominus deus erat spes eius, et non respiciebat in vanitates et insanias
mendaces. 2.5. Denique ut ventum est ad horam profitendae fidei, quae verbis certis conceptis retentisque
memoriter de loco eminentiore in conspectu populi fidelis Romae reddi solet ab eis qui accessuri sunt ad gratiam
tuam, oblatum esse dicebat Victorino a presbyteris ut secretius redderet, sicut nonnullis qui verecundia trepidaturi
videbantur offerri mos erat; illum autem maluisse salutem suam in conspectu sanctae multitudinis profiteri. Non
enim erat salus quam docebat in rhetorica, et tamen eam publice professus erat […]. (Agostino, Confessiones, VIII,
2.4.; 2.5). Cfr. SANASI 2011, pp. 53-54, in http://www.documentacatholicaomnia.eu; Augustine, Confessions, VIII,
8.2.4-8.2.5, in http://www.thelatinlibrary.com/. L'eplsodlo può essere avvenuLo ln uno degll amblenLl annessl alla
8aslllca LaLeranense, desLlnaLo all'lsLruzlone del caLecumenl.
139
Cfr. supra.
140
Et insinuavi per litteras antistiti tuo, viro sancto Ambrosio, pristinos errores meos et praesens votum meum, ut
moneret quid mihi potissimum de libris tuis legendum esset, quo percipiendae tantae gratiae paratior aptiorque
fierem. At ille iussit Esaiam prophetam, credo, quod prae ceteris evangelii vocationisque gentium sit praenuntiator
apertior. Verum tamen ego primam huius lectionem non intellegens totumque talem arbitrans distuli repetendum
exercitatior in dominico eloquio (Agostino, Confessiones, IX, 5.13). Cfr. SANASI 2011, pp. 63-64, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu; Augustine, Confessions, IX, 9.5.13, in http://www.thelatinlibrary.com/.
141
Inde ubi tempus advenit quo me nomen dare oporteret, relicto rure Mediolanium remeavimus. […] Et baptizati
sumus et fugit a nobis sollicitudo vitae praeteritae. Nec satiabar illis diebus dulcedine mirabili considerare
altitudinem consilii tui super salutem generis humani. Quantum flevi in hymnis et canticis tuis, suave sonantis
ecclesiae tuae vocibus commotus acriter! Voces illae influebant auribus meis, et eliquabatur veritas in cor meum, et
25
Agostino fornisce anche informazioni sull’aspetto liturgico della celebrazione eucaristica,
caratterizzata da hymnis et canticis, dicendo che Non longe coeperat Mediolanensis ecclesia
genus hoc consolationis et exhortationis celebrare magno studio fratrum concinentium vocibus
et cordibus (“Non era molto che la chiesa di Milano aveva introdotto questo rito carico di
suggestione e conforto, con l’intensa partecipazione dei fratelli che cantavano in armonia di
voci e sentimenti”), secondo l’uso delle chiese orientali
142
.
È ancora lo stesso Agostino che mette in relazione il battesimo con la remissione dei
peccati, con l’immersione del fedele nel sacer fons Baptismatis, secondo quanto scritto nel Libro
XIII del De Civitate Dei
143
. Nel passo viene associato il battesimo alla confessione dei peccati,
lavati poi nella vasca battesimale
144
. L’esposizione del sacramento del battesimo che Agostino fa
nel De Baptismo è invece incentrata, più che sull’esposizione del rito, così come era in uso nella
chiesa di Cartagine ed in generale in Occidente, sul difficile rapporto tra la Chiesa Cattolica e le
sette cristiane eretiche, in particolare i Donatisti (questi ultimi particolarmente diffusi in Africa),
sulla validità del battesimo impartito da questi gruppi scismatici e sulla riammissione nella
comunione della Chiesa di coloro che avessero ripudiato l’errore dello scisma
145
.
Nel Liber Sacramentorum Romanae Ecclesiae, attribuito a papa Leone I Magno (440-461),
è presente l’incipit della benedizione dell’acqua nel fonte battesimale, tra le orazioni da recitare e
le festività da osservare nel mese di dicembe
146
. Nella lettera a Neone, vescovo di Ravenna, il

exaestuabat inde affectus pietatis, et currebant lacrimae, et bene mihi erat cum eis (Agostino, Confessiones, IX,
6.14; cfr. SANASI 2011, p. 64, in http://www.documentacatholicaomnia.eu; Augustine, Confessions, IX, 9.6.14, in
http://www.thelatinlibrary.com/).
142
Agostino, Confessiones, IX, 7.15 (cfr. SANASI 2011, p. 64, in http://www.documentacatholicaomnia.eu;
Augustine, Confessions, lx, 9.7.13, ln hLLp://www.LhelaLlnllbrary.com/). Þer la menzlone dell'lmporLazlone dell'uso
liturgico orientale: Tunc hymni et psalmi ut canerentur secundum morem orientalium partium, ne populus maeroris
taedio contabesceret, institutum est, ex illo in hodiernum retentum multis iam ac paene omnibus gregibus tuis et
per cetera orbis imitantibus (Agostino, IX, 7.15; cfr. SANASI 2011, p. 64, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu; Augustine, Confessions, IX, 9.7.15, in http://www.thelatinlibrary.com/).
143
Nam quicumque etiam non percepto regenerationis lavacro pro Christi confessione moriuntur, tantum eis valet
ad dimittenda peccata, quantum si abluerentur sacro fonte Baptismatis (Agostino, De Civitate Dei, XIII, 7); cfr.
Augustinus, De Civitate Dei, XIII, VII, col, 381, in http://www.documentacatholicaomnia.eu.
144
Quid enim pretiosius quam mors, per quam fit ut et delicta omnia dimittantur et merita cumulatius augeantur?
Neque enim tanti sunt meriti, qui, cum mortem differre non possent, baptizati sunt deletisque omnibus peccatis ex
hac vita emigrarunt, quanti sunt hi, qui mortem, cum possent, ideo non distulerunt, quia maluerunt Christum
confitendo finire vitam quam eum negando ad eius baptismum pervenire (Agostino, De Civitate Dei, XIII, 7); cfr.
Augustinus, De Civitate Dei, XIII, VII, col. 381, in http://www.documentacatholicaomnia.eu; Augustine, De Civitate
Dei, XIII, VII, in http://www.thelatinlibrary.com/.
145
Cfr. Agostino, De Baptismo contra Donatistas, in http://www.documentacatholicaomnia.eu.
146
Precem tibi fundimur, Domine rerum, genitor aeterne, omnipotens Deus, cuius Spiritus ferebatur super aquas,
cuius oculi excelsi aspexerunt super Iordanem fluvium, dum tingeret Ioannes in poenitentiam confitentes peccata
sua. Ideoque petimus sanctam gloriam tuam ut sit absconsa manus in hanc aquam, ut emende et purifices
deteriorem nomine, qui baptizatur ex ea, et mortiferis delictis renascatur ac reviviscat per nomine novum, renatum
in Christo Iesu, cum quo vivis et regnas in unitate Spiritus sancti in saecula saeculorum (Leone Magno, Liber
Sacramentorum Romanae Ecclesiae, col. 156, in http://www.documentacatholicaomnia.eu).
26
pontefice si esprime a proposito di un quesito, posto dal medesimo vescovo, in cui si chiedeva se
fosse lecito somministrare il battesimo ad alcuni soldati reduci di guerra, i quali non ricordando
di averlo ricevuto durante l’infanzia, erano desiderosi di riceverlo nuovamente per lavare i loro
peccati
147
.
Papa Gelasio I (492-496), nella sua veste di sommo pontefice della chiesa di Roma, si
preoccupa di fornire indicazioni ed istruzioni precise nelle sue lettere rivolte ai vescovi delle
varie regioni dell’Impero; tra queste merita attenzione l’Epistula ad Episcopos Lucaniae, volta
probabilmente a sanare situazioni irregolari o a dare risposte ai questiti posti dai vescovi locali;
la lettera che assume la forma di una decretalis, in particolare tratta del battesimo nei capitula V-
VII (che rappresentano altrettanti decreta); ma più che sul rito il pontefice insiste su ciò che è
lecito fare e su cosa invece è tassativamente vietato ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi riguardo
l’amministrazione del sacramento. Il capitolo V vietava ai sacerdotes di somministrare il
battesimo esigendo dai baptizandi o dai consignandi la corresponsione di un pagamento
(praetia), sotto pena di perdita del loro status (periculum subituri propri sint honoris), nel caso
non avessero potuto porre rimedio all’errore
148
. Il capitolo VI vieta ai presbiteri di arrogarsi
prerogative vescovili (episcopale fastigium), tra le quali la somministrazione dell’olio crismale
durante il rito della confermazione (conficere chrisma o consignatio pontificalis)
149
. Il capitolo
VII infine vieta, parlando del comportamento e del tenore di vita cui sono tenuti i diaconi, a
chiunque di somministrare il battesimo absque episcopo vel presbytero, consentendolo però ai
laici qualora la necessità lo richieda
150
. Torna poi a menzionare il battesimo nel capitolo X,
stabilendo che il battesimo può essere conferito solo nei giorni di Pasqua e della Pentecoste
151
. Il

147
Leone Magno, Epistula 166.1 (cfr. THAYER 2012a, p. 80, e nota 87).
148
Baptizandis vel consignandisque fidelibus sacerdotes pretia nulla praesigant, nec illationibus quibuslibet
impositis exagitare cupiant renascentes: quoniam quod gratis accepimur, gratis dare mandamur. Et ideo a
praedictis prorsus exigere moliantur, quo vel paupertate cogente deterriti, vel indignatione revocati, redemptionis
suae causas adire despiciant; certum habentes, quod qui prohibita deprehensi fuerint admisisse, vel commissa non
potius sua sponte correxerint, periculum subituri propri sint honoris (Gelasio, Epistula ad Episcopos Lucaniae, V;
MANSI 1960, VIII, coll. 38-39).
149
Nec minus etiam presbyteros ultra modum suum tendere prohibemus; nec episcopali fastigio debita sibimet
audacter assumere: non conficiendi chrismatis, non consignationis pontificalis adhibendae sibimet arripere
facultatem […] (Celaslo, Epistula ad Episcopos Lucaniae, VI; cfr. MANSI 1960, VIII, col. 39). La pena per tale abuso
(prevaricatio) è la riduzione allo stato laicale (presbyterii dignitate et sacra communione privati).
150
[…] Absque episcopo vel presbitero baptizare non audeant, nisi, praedictis fortasse officiis longius constitutis,
necessitas extrema compellat. Quod et laicis Christianis facere plerumque conceditur (Gelasio, Epistula ad
Episcopos Lucaniae, VII; MANSI 1960, VIII, col. 39).
151
Baptizandi sibi quisquam passim quocumque tempore nullam credat inesse fiduciam, praeter paschale festum et
pentecostes venerabile sacramentum, excepto dumtaxat gravissimi languoris incursu: in quo verendum est, ne
morbi crescente periculo, sine remedio salutari fortassis aegrotans exitio praeventus abscedat (Gelasio, Epistula ad
Episcopos Lucaniae, X; cfr. MANSI 1960, VIII, col. 40).
27
Mansi riporta anche i dicta di Papa Gelasio, riguardanti il battesimo
152
. Nella lettera al vescovo
Fabiano, Gelasio raccomanda invece di rimuovere la norma desueta che stabiliva un limite al
numero dei battezzandi
153
.
Allo stesso modo, anche papa Anastasio II (496-498) fa menzione indiretta del rito del
battesimo, in una lettera indirizzata a Clodoveo, re dei Franchi (466-511); nella lettera, il
pontefice si congratula con il sovrano per aver ricevuto il battesimo a Reims, nel primo anno del
suo pontificato (496): Tuum, gloriose fili, in Christiana fide cum exordio nostro in pontificatu
contigisse gratulamur
154
. La testimonianza è interessante perché attesta la pratica del battesimo
di un adulto proveniente dal paganesimo germanico.
In Gallia, Avito, vescovo di Vienne (450-523), invia una lettera allo stesso re Clodoveo,
invitandolo a ricevere il battesimo, cosa che avvenne nel giorno di Natale del 496, ad opera del
vescovo Sigerico: Cuius spendorem congrue redemptoris nostri nativitas inchoavit: ut
consequenter eo die ad salutem regenerari ex unda vos pareat, quo natum redemptioni suae
coeli dominum mundus accepit
155
.
Papa Ormisda (514-523), nei Decreta a lui attribuiti dal Mansi, scrive a proposito del
battesimo amministrato per paura (per temeritatem) da un ministro: Si quis baptizat, aut aliquod
Divinum officium exercuerit per temeritatem non ordinatur, abiiciatur ab ecclesia, et numquam
ordinetur
156
.
Raccomandazioni, norme o in alcuni casi esplicite sanzioni si ritrovano spesso negli acta
dei vari concili provinciali dell’Occidente cristiano. Sul battesimo si esprimono i vescovi
spagnoli riuniti nel Concilio di Girona (Concilium Gerundense) dell’anno 517, riguardo sia la
data in cui tenere il rito, sia sul battesimo amministrato agli infanti il giorno stesso della loro

152
Cathecumeni, latine dicti instructi, vel audientes, ii sunt qui fidem Christi instructi, audiunt Christi praecepta, et
recte credunt, et etiam a sacerdote consegnati sunt, et per exorcisma purgati, et resipiscunt. Sed necdum sacro
baptismate abluti sunt (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 124). Di loro si dice che non gli è concesso, così come ai
poenitentes, pregare, cantare salmi ed assistere alla celebrazione eucaristica insieme con gli altri fedeli (cfr. Idem,
VIII, col. 124).
153
Nec numerus baptizandis iuste creditur imponendus, cum quanti petierint, vel ad regenerationem festinaverint,
non fint pro alterius voluntate repellendi. Et ideo, frater carissime, huiusmodi superfluam constitutionem modis
omnibus removebis, ut unus quisque aut in vicina sibi ecclesia, aut in electa pro suae mentis baptizetur arbitrio […]
(Gelasio, Epistula ad Fabianum Episcopum; cfr. MANSI 1960, VIII, col. 138; cfr anche MIGNE 2006, col. 152, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu).
154
Anastasio, Epistula ad Clodoveum regem Francorum Christianissimum; cfr. MANSI 1960, VIII, col. 193.
155
Avito di Vienne, Epistula ad Clodoveum Regem Francorum, A; cfr. MANSI 1960, VIII, col. 176; cfr. a proposito del
battesimo di Clodoveo, avvenuto nella chiesa di San Martino a Reims, gli atti del Conventus Remensis, in MANSI
1960, VIII, coll. 197-198.
156
Ormisda, Decreta Ormisdae Papae, IV (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 531).
28
nascita, qualora rischino la morte
157
. Ancora sul battesimo si esprimono invece i vescovi riuniti
nel I Concilio di Lione (Concilium Lugdunense I), dello stesso anno del precedente, riguardo la
non reiterazione del battesimo per i vescovi e i presbiteri che l’abbiano già ricevuto anche se
fuori dalla Chiesa, e per coloro che, pur battezzati, si siano macchiati di empietà cadendo
nell’errore dell’eresia
158
. Lo stesso tenore hanno i Canoni del Concilium Ilerdense, tenutosi a
Lerida in Spagna nell’anno 520, in cui si tratta dei cattolici che hanno dato un battesimo eretico
ai propri figli, e della non liceità della reiterazione del battesimo per i cattolici stessi
159
. Sulla
questione ritorna il Concilium Aurelianense II, tenuto ad Orléans nel 533, nel Canone XVI, dove
si prescrive che non vengano ordinati presbiteri o diaconi coloro che non hanno istruzione o che
non conoscano sufficientemente la liturgia del rito del battesimo (ordo baptizandi)
160
. Il
successivo Concilium Aurelianense III, del 536, nel Canone XXXI prescrive allo iudex civitatis
vel loci di trarre in arresto e di condurre dinanzi al re haereticum, aut Bonosiacum, vel cuiuslibet
alterius haeresis sacerdotem, qualora sia venuto a conoscenza che questi abbiano somministrato
nuovamente il battesimo a dei cattolici, sotto pena di un anno di scomunica
161
. Nel 539, il

157
IV. De cathecumenis baptizandis id statutum est, ut in Paschae solennitate, vel Pentecostes, quanto maioris
celebritatis maior celebritas est, tanto magis ad baptizandum veniant; ceteris solennitatibus infirmi tantum modo
debeant baptizari: quibus quocumque tempore convenit baptismum non negari. V. De parvulis vero qui nuper
materno utero editi sunt, placuit constitui, ut si infirmi, ut astolet, fuerint, et lac maternum non appetunt, etiam
eadem diem qua nati sunt (si oblati fuerint) baptizentur (Concilium Gerundense, Canones IV-V; cfr. MANSI 1960, VIII,
col. 549).
158
Episcopum autem vel presbyter si eum, qui secundum veritatem habuerit baptisma denuo baptizaverit, aut si
pollutum ab impiis, et non recte baptizatum non baptizaverit, deponatur, tanquam deridens crucem, et mortem
Domini, nec sacerdotes veros a falsis sacerdotibus vere discernens (Concilium Lugdunense I, Canon a Burchardo
addito; cfr. MANSI 1960, VIII, col. 572). In un altro Canone dello stesso concilio si legge invece a proposito del
baLLeslmo dl coloro che passano da un'eresla ad un'alLra: Si quis ab alio schismate, quam de illo novo, quod propri
episcopi largitione, vel contessione accepit baptizare non preoccupante morte tentaverit pro temeritatis autem,
ipse in se suae damnationis protulisse sententiam manifestatum (Concilium Lugdunense I, Canon a Burchardo
addito; cfr. MANSI 1960, VIII, col. 572; cfr. supra, i decreta di Ormisda a proposito del battesimo impartito per
temeritatem).
159
IX. De his qui in praevaricatione rebaptizati, sine aliqua necessitate vel tormento delapsi sunt, placuit ut circa eos
illa Nicaenae synodi statuta serventur, quae de praevaricatoribus censita esse noscuntur, id est, ut septem annis
inter cathecumenos orent, et duobus inter catholicos, et postea moderatione et clementia episcopi, fidelibus in
oblatione et eucharistia communicent. […] xlll. Catholicus qui filios suos in haeresi baptizandos obtulerint, oblatio
illius in ecclesia nullatenus recipiatur. XIV. Cum rebaptizatis fideles religiosi, nec in cibo, participent (Concilium
Ilerdense, Canones IX, XIII-XIV; cfr. MANSI 1960, VIII, coll. 613-614). Un altro frammento degli Acta del concilio,
riportato dal Mansi, parla invece del fonte battesimale e del vaso da usare in sua sostituzione: Omnis Presbyter qui
fontem lapideum haberet nequiverit, vas conveniens solummodo ad baptizandi officium habeat, quod extra
ecclesiam non deportentur […] (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 617). È interessante il fatto che nel frammento si faccia
menzione di un fonte battesimale lapideum, in pietra, e che in mancanza di questo si debba usare un vas
conveniens, cioè di dimensioni adeguate; la prima indicazione farebbe riferimento ad un fonte battesimale interno
all'edlflclo dl culLo, menLre nel secondo caso sl farebbe rlferlmenLo espllclLo ad un dlsposlLlvo moblle.
160
XVI. Presbyter, vel diaconus, sine litteris, vel si baptizandi ordinem nesciat, nullatenus ordinetur (Concilium
Aurelianense II, Canon XVI; cfr. MANSI 1960, VIII, col. 837).
161
XXXI. Iudex civitatis vel loci, si haereticum, aut Bonosiacum, vel cuiuslibet alterius haeresis sacerdotem,
quamcumque de catholicis rebaptizasse personam cognoverit, quia reges nos constat habere catholicos, non statim
rebaptizantes adstrinxerit, et ad regis fidem atque iustitiam propterea distringendos adduxerit, annuali
excommunicationi subdatur (Concilium Aurelianense III, Canon XXXI; cfr. MANSI 1960, IX, col. 19).
29
Concilium Aurelianense IV affida alla potestà del vescovo coloro che dopo aver ricevuto il
battesimo (evidentemente in età adulta), si sono lasciati persuadere dall’eresia, per poi ritornare
alla fede cattolica dopo un’adeguata penitenza
162
; gli stessi vescovi riuniti sanciscono
l’allontanamento dalla comunione ecclesiastica per coloro che, dopo aver ricevuto il battesimo
(in età adulta e provenienti probabilmente dal paganesimo), hanno continuato a sacrificare
vittime alle divinità pagane (daemones), mangiandone le carni
163
.
Papa Vigilio (537-555) affronta il tema del battesimo in una lettera indirizzata al vescovo
Euterio; in essa, che assume la forma di una decretalis, il pontefice pone l’attenzione
sull’adempimento solenne del battesimo, che va celebrato invocando correttamente il nome della
SS. Trinità
164
; tale prescrizione viene ribadita e rafforzata nel capitolo VI, dove il pontefice
impone ai vescovi ed ai presbiteri l’uso della corretta formula trinitaria nel battesimo
165
. Vigilio
si sofferma poi sull’accoglienza da riservare a coloro che hanno ricevuto nuovamente il
battesimo presso gli Ariani; a tal proposito il papa consiglia al vescovo di valutare caso per caso,
concedendo l’indulgenza qualora ci sia stata penitenza da parte del fedele
166
.

162
VIII. De his qui post baptismi sacramentum ad haeresis lapsus carne suadente descendunt, et agnoscentes
restum, ad unitatem fidei catholicae venire desiderant, in episcoporum potestate consistat, cum eos viderunt
dignam poenitentiam agere, quando vel qualiter comunioni pristinae reformentur (Concilium Aurelianense IV,
Canon VIII; cfr. MANSI 1960, IX, col. 114)
163
XV. Si quis post acceptum baptismi sacramentum ad immolata daemonibus sumenda tanquam ad vomitum
revertitur, si commonitus a sacerdotibus ex hac prevaricatione se noluerit revocare, a comunione catholica pro
emendatione sacrilegi suspendatur (Concilium Aurelianense IV, Canon XV; cfr. MANSI 1960, IX, col. 115). Si tratta di
un provvedimento preso per arginare le conversioni di comodo tra gli individui di stirpe germanica ancora
fortemente pagani o blandamente cristianizzati.
164
De baptismo quoque sollenniter adimplendo, similiter quid apostolica vel sanxerit vel observet auctoritas, in
subiectis tua caritas evidenter agnoscet. Illud autem novelli esse iudicamus erroris, quod cum in fine psalmorum ab
omolbos cotbollcls ex mote Jlcotot. ´Clotlo lottl, et llllo, et “pltltol “oocto´, ollpol, slcot loJlcos, sobJocto ooo
syllobo coolooctlvo, petfectom cooootot mlooete vocobolom 1tloltotls, JlceoJo. ´Clotlo lottl, et llllo, “pltltoi
“oocto´. Ooomvls etqo lpso oos totlo evlJeotet eJoceot, polo sobJocto ooo syllobo, petsooom lllll et “pltltos “ooctl
unam quodammodo eese designent; tamen ad errorem talium convincendum sufficit, quod dominus Iesus Christus
designans in invocatione Trinitatis credentium baptisma celebrari, dixit: «Ite, docete omnes gentes, baptizantes eos
in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti». Ergo cum non dixerit: «In nomine Patri et Filii, Spiritus Sancti», sed
aequalibus distinctionibus Patrem, et Filium, et Spiritum Sanctum iusserit nominari, constat illos omnino a doctrina
dominica deviare, qui aliquid huic voluerint confessoni derogare. Qui si in errore permanserit, socii nobis esse non
possunt (Vigilio, Epistula II adhuc pseudopapae ad Eutherium, II; cfr. MANSI 1960, IX, col. 31).
165
Si quis episcopus aut presbyter iuxta praeceptum domini non baptizaverit in nomine Patris et Filii et Spiritus
Sancti, sed in una persona Trinitatis, aut in duabus, aut in tribus patribus, aut in tribus filiis, aut in tribus paracletis,
projiciatur de ecclesia Dei (Vigilio, Epistula II adhuc pseudopapae ad Eutherium, VI; cfr. MANSI 1960, IX, col. 32). Cfr.
anche MANSI 1960, IX, col. 34.
166
De his etiam qui baptismatis gratia salutaris accepta apud Arianos iterum baptizati, profundae voraginis sunt
morte demersi, quid per singulos ordines, vel aetates antecessorum nostro rum decreta consuerunt, quae multiplici
digesta sunt ratione, e nostro scrinio revelata capitula his subiecta direximus. In quibus tamen illud speciali caritate
etiam convenit observari, ut quia pro peccatis plurimis in gentibus iniquitas illa subrexit, in aestimatione fratenitatis
tuae aliorumque pontificum per suas dioeceses relinquatur, ut si qualitas et poenitentis devotio fuerit approbata,
indulgentiae quoque remedio sit vicina. Quorum tamen reconciliatio non per illam impositionem manus, quae per
invocationem Sancti Spiritus sit, operatur, sed per illam qua poenitentiae fructus acquiritur, et sanctae
30
Martino (562-579), vescovo di Braga, fu autore di una raccolta di canoni di concili e sinodi
occidentali ed orientali; in particolare sono interessanti il Canon LIII, che vieta al presbitero di
entrare nel battistero prima del vescovo, ed il Canon LIV che invece da la possibilità ad una
donna incinta di ricevere il battesimo quando avesse voluto
167
. Un altro concilio ispanico,
convocato dallo stesso Martino, il Concilium Bracarense III, che ebbe luogo nella stessa città
all’epoca compresa nel territorio dominato dagli Svevi, nel 572, si esprime sul divieto di
richiedere un prezzo in cambio del battesimo
168
; in un frammento riportato dal Mansi e relativo
allo stesso concilio, si fa invece menzione, se non del catecumenato “immediato”, almeno di un
catecumenato “corto” rispetto a quello descritto dalle fonti precedenti, della durata di almeno 20
giorni
169
.
Nel 589 si tiene a Toledo un concilio di vescovi ispanici e gallici (Concilium Toletanum
III), convocato in occasione della conversione al cattolicesimo dei re visigoti, la quale portò alla
riunificazione ed alla fine delle controversie con gli ariani; il Canon XV degli atti conciliari
sancisce la condanna per coloro che credono sia un bene ribattezzare nuovamente coloro che
abbiano già ricevuto il sacramento
170
.
I vescovi riuniti nella Synodus Autissiodorensis, tenutasi ad Auxerre tra il 561 ed il 605, si
esprimono più volte sul battesimo: oltre al ben noto divieto di seppellire all’interno dei
battisteri
171
, i padri sinodali stabiliscono l’obbligo di battezzare solo nella solennità della

communionis restituito perficitur (Vigilio, Epistula II adhuc pseudopapae ad Eutherium, III; cfr. MANSI 1960, IX, col.
31).
167
LIII. Non liceat presbytero prius ab episcopo in baptisterium introire, sed cum episcopo; nisi forte aut absens
fuerit, aut aegrotus. LIV. Si qua mulier pregnans desideraverit gratiam baptismi percipere, quando voluerit, habeat
potestatem: nam nihil in hoc participas mater infanti qui nascitur, propterea quod unicuique propria posse voluntas
in confessione monstretur (Martino di Braga, Canones LIII-LIV; MANSI 1960, IX, col. 856). È interessante che nel
Canone LIII si dica esplicitamente che si entra in un battistero (in baptisterium introire), e ciò implica che si sta
parlando o dl un baLLlsLero auLonomo o dl un vano annesso accesslblle dlreLLamenLe dall'edlflclo dl culLo, un alLro
elemento e la menzlone dell'ordlne dl lmporLanza, che vede ll vescovo precedere ll presblLero, quesLo accenno dl
ordo troverà una più completa espressione negli Ordines Romani, per i quali cfr. infra.
168
VII. Placeat, ut unusquisque episcopus per ecclesias suas hoc praecipiat, ut hi qui infantes suos ad baptismum
offerunt, si quid volontarie pro suo offerunt voto, suscipiatur ab eis; si vero per necessitatem paupertatis aliquid
non debent quod offerant, nullum illis pignus violenter tollatur a clericis. Nam multi pauperes hoc timentes, filios
suos a baptismo retrahunt. Quod si forte dum differunt, sine gratia baptismi de hac vita recesserint; necesse est, ut
ab illis eorum perditio requiratur, quorum expolia pertimescentes, a baptismi se gratia retraxerunt (Concilium
Bracarense III, Canon VII; cfr. MANSI 1960, IX, col. 840).
169
Hoc omnimodis praecimus, et antiqui canones praecipiunt, ut ante baptismum, viginti dies ad purgationem
exorcismi catecumeni veniant, et in illis viginti diebus iuxta canonicum praeceptum et erudiantur et consecrentur
(Ex Concilio Bracarensi Caput III; cfr. MANSI 1960, IX, col. 844).
170
XV. Quicumque rebaptizandi sacrilegum opus bonum esse credit aut crediderit, agit aut egerit, anathema sit
(Concilium Toletanum III, Canon XV; cfr. MANSI 1960, IX, col. 986).
171
XIV. Non licet in baptisterio corpora sepelire (Synodus Autissiodorensis, Canon XIV, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu; cfr. MANSI 1960, IX, col. 913). Cfr. anche infra.
31
Pasqua
172
e le sanzioni per coloro che in alio pago contravvengono all’obbligo
173
; stabiliscono
inoltre il divieto per gli abati di avere dei ‘figliocci’
174
.
Gregorio Magno (590-604), in una lettera inviata ai vescovi d’Italia, si esprime sulla
necessità di riconciliare alla fede cattolica i figli dei Longorbardi battezzati con il rito ariano,
ugualmente valido, sebbene impartito fuori dalla comunione della Chiesa
175
.
Isidoro di Siviglia (560-636), vescovo e santo spagnolo vissuto sotto il dominio visigotico,
oltre che uomo di cultura eccezionale, fu autore delle Etymologiae, opera enciclopedica in cui
sistematizzava tutto il sapere ereditato dalla cultura classica greco-romana; in un passo, il
vescovo espone la definizione della ‘messa’, dicendo che è quel momento in cui i catecumeni
sono tenuti ad uscire perché non ancora rigenerati; in relazione quindi a quello che è il fulcro
della liturgia cristiana, cioè la celebrazione eucaristica, vengono nominati il sacramento del
battesimo (regeneratio) ed il periodo di preparazione a quest’ultimo (catecumenatus)
176
. Sembra
interessante il fatto che Isidoro tenga conto di quello che era l’uso dei secoli precedenti, attestato
in una pluralità di fonti letterarie, in qualche modo “cristallizzandolo”, in un momento in cui il
battesimo veniva impartito molto più frequentemente agli infanti, piuttosto che agli adulti, e di
conseguenza il periodo del catecumenato perdeva gran parte del suo valore di preparazione,
semplificandosi sempre più col passare del tempo
177
. In un altro passo, Isidoro fornisce la
definizione di battesimo, spiegando poi il senso del rito, sintetizzando ciò che nei secoli
precedenti era stato detto e scritto in proposito
178
. Seguono poi, in linea con le fonti precedenti la

172
XVIII. Non licet absque Paschae sollemnitatem ullo tempore baptizare, nisi illos, quibus mors vicina est, quos
gravattarios dicunt (Synodus Autissiodorensis, Canon XVIII, in http://www.documentacatholicaomnia.eu; cfr. MANSI
1960, IX, col. 913).
173
XIX. Quod si quis in alio pago contumacia facientem post interdictum hunc infantes suos ad baptismum detulerit,
in ecclesias nostras non recipiantur; et quicumque presbyter ipsos extra nostro permisso recipere praesumpserit,
tribus mensibus a communione ecclesiae sequestratus sit (Synodus Autissiodorensis, Canon XIX, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu; cfr. MANSI 1960, IX, coll. 913-914, dove però tale canone non risulta
autonomo ma viene aggregato al precedente, per cui tutti i canoni successivi sono sfasati di uno).
174
XXVI. Non licet abbati filios de baptismo habere nec monachis commatres habere (Synodus Autissiodorensis,
Canon XXVI, in http://www.documentacatholicaomnia.eu; cfr. MANSI 1960, IX, col. 914).
175
Gregorio Magno, Epistola ad universos episcopos Italiae (cfr. Mansi 1960, IX, col. 1038).
176
[4] Missa tempore sacrificii est, quando catecumeni foris mittuntur, clamante levita: «Si quis cathecumenus
remansit, exeat foras»; et inde missa, quia sacramentis altaris interesse non possunt qui non dum regenerati
noscuntur (Isidoro di Siviglia, Etymologiae, VI, XIX, 4, in http://www.documentacatholicaomnia.eu; cfr. anche
http://www.thelatinlibrary.com/).
177
Cfr. infra a proposito del catecumenato negli Ordines Romani.
178
[43] Baptismum Graece, Latine tinctio interpretatur; quae idcirco tinctio dicitur, quia ibi homo spiritu gratiae in
melius inmutatur, et longe aliud quam erat efficitur. [44] Prius enim foedi eramus deformitate peccatorum, in ipsa
tloctlooe teJJlmot polcbtl Jeolbotlooe vlttotom, ooJe et lo cootlcls sctlbltot cootlcotom (8,5). ´Oooe est lsto pooe
ascendit deolboto?´ j45] colos mystetlom ooo olltet olsl sob 1tloltotls Jeslqootlooe, lJ est lottls et lllll et “pltltos
sooctl, coqoomlootlooe coopletot, Jlceote uomloo oJ Apostolos (Mottb. 28,19). ´lte Jocete omoes qeotes,
baptizantes eos in nomine Patris et Filii et “pltltos sooctl.´ [46] Sicut enim in tribus testibus stat omne verbum, ita
hoc sacramentum confirmat ternarius numerus nominum divinorum. [47] Quod autem per aquam baptismum
32
menzione dell’unzione crismale post-battesimale
179
e l’imposizione delle mani
180
; l’esorcismo
181

e la professione di fede
182
, che dovrebbero precedere l’immersione nel fonte battesimale secondo
l’uso occidentale, curiosamente sono trattati dopo, forse per una scelta sull’impaginazione del
testo da parte dell’autore, oppure perché poteva essere quello l’uso della chiesa spagnola tra il VI
ed il VII secolo.
Dato il carattere enciclopedico delle Etymologiae, Isidoro fornisce anche una descrizione
degli edifici di culto cristiani, tra questi anche l’edificio in cui si tiene il battesimo, con
particolare attenzione al fonte battesimale; di questo viene fornita la spiegazione del numero 7
che ricorre nel numero dei gradus ascensionis et descensionis
183
.
Il punto di arrivo dell’evoluzione del rito battesimale lo si ritrova negli Ordines Romani,
un’opera compilativa che raccoglie materiali d’età precedente, composta tra l’VIII ed il IX

datur, haec ratio est. Voluit enim Dominus ut res illa invisibilis per congruentem, sed profecto contrectabilem et
visibilem inpenderetur elementum, super quem etiam in principio ferebatur Spiritus sanctus. [48] Nam sicut aqua
purgatur exterius corpus, ita latenter eius mysterio per Spiritum sanctum purificatur et animus. [49] Cuius
sanctificatio ita est. Invocato enim Deo descendit Spiritus sanctus de caelis, et medicatis aquis sanctificat eas de
semetipso; et accipiunt vim purgationis, ut in eis et caro et anima delictis inquinata mundetur (Isidoro di Siviglia, VI,
XIX, 43-49, in http://www.thelatinlibrary.com/).
179
[50] Chrisma Graece, Latine unctio nominatur; ex cuius nomine et Christus dicitur, et homo post lavacrum
sanctificatur. [51] Nam sicut in baptismo peccatorum remissio datur, ita per unctionem sanctificatio spiritus
adhibetur; et hoc de pristina disciplina, qua ungui in sacerdotium et in regnum solebant, ex quo et Aaron a Moyse
unctus est. [52] Quae dum carnaliter fit, spiritaliter proficit; quomodo et in ipsa baptismi gratia visibilis actus, quod
in aqua mergimur, sed spiritalis effectus, quod delictis mundamur. [53] Hoc significat illud unguentum, quod
peccatrix mulier super pedes, et ea quae dicitur non fuisse peccatrix, super caput Iesu fundisse scribuntur (Isidoro di
Siviglia, Etymologiae, VI, XIX, 50-53, in http://www.thelatinlibrary.com).
180
[54] Manus inpositio ideo fit, ut per benedictionem advocatus invitetur Spiritus sanctus. Tunc enim ille
Paracletus post mundata et benedicta corpora libens a Patre descendit, et quasi super baptismi aquam tamquam
super pristinam sedem recognoscens quiescit. Nam legitur quod in principio aquis superferebatur Spiritus sanctus
(Isidoro di Siviglia, Etymologiae, VI, XIX, 54, in http://www.thelatinlibrary.com).
181
[55] Exorcismus Graece, Latine coniuratio, sive sermo increpationis est adversus diabolum, ut discedat: sicut est
llloJ lo 2ocbotlo (J,1). ´ít osteoJlt mlbl lesom socetJotem moqoom stootem cotom ooqelo uel, et “otoo stobot o
dextris eius, ut adversaretur ei; et dixit Dominus ad Satan: «Increpet Dominus in te, Satan, et increpet in te
uomloos, pol eleqlt nletosolem».´ [56] Hoc est exorcismus increpare et coniurare adversus diabolum; unde
sciendum est quod non creatura Dei in infantibus exorcizatur aut exsufflatur, sed ille sub quo sunt omnes qui cum
peccato nascuntur. Est enim princeps peccatorum (Isidoro di Siviglia, Etymologiae, VI, XIX, 55-56, in
http://www.thelatinlibrary.com).
182
[57] Symbolum per linguam Graecam signum vel cognitio interpretatur. Discessuri enim Apostoli ad
evangelizandum in gentibus hoc sibi praedicationis signum vel indicium posuerunt. [58] Continet autem
confessionem Trinitatis et unitatem Ecclesiae et omne Christiani dogmatis sacramentum. Quod symbolum fidei et
spei nostrae non scribitur in carta et atramento, sed in tabulis cordis carnalibus (Isidoro di Siviglia, Etymologiae, VI,
XIX, 57-58, in http://www.thelatinlibrary.com).
183
[9] Delubra veteres dicebant templa fontes habentia, quibus ante ingressum diluebantur; et appellari delubra a
diluendo. Ipsa sunt nunc aedes cum sacris fontibus, in quibus fideles regenerati purificantur: et bene quodam
praesagio delubra sunt appellata; sunt enim in ablutionem peccatorum. [10] Fons autem in delubris locus
regeneratorum est, in quo septem gradus in Spiritus sancti mysterio formantur; tres in descensu et tres in ascensu:
septimus vero is est qui et quartus, id est similis Filio hominis, extinguens fornacem ignis, stabilimentum pedum
fundamentum aquae; in quo plenitudo divinitatis habitat corporaliter (Isidoro di Siviglia, Etymologiae, XV, IV, 9-10,
in http://www.thelatinlibrary.com).
33
secolo, nei territori sottoposti al dominio dei Franchi, nei quali era stata introdotta la liturgia
romana. In particolare l’Ordo Romanus XI descrive un rito del battesimo in cui sono prassi
consolidata sia l’aspersione che il battesimo dei bambini, pur essendo ancora prevista la
possibilità del sacramento impartito agli adulti
184
; dopo lo scrutinium dei candidati, che si tiene
in chiesa il mercoledì (quarta feria), hora tertia, della tertia ebdomada di Quaresima, un accolito
segna i nomi dei bambini e delle bambine che devono ricevere il sacramento in una lista,
dividendoli rispettivamente a destra e a sinistra
185
. Il presbitero poi segna la fronte ed impone le
mani sul capo
186
. Una novità rispetto alle fonti letterarie precedenti è il rito del sale, benedetto e
messo nella bocca dei bambini; dopo ciò i battezzandi (electi) escono dalla chiesa, per rientrarvi
quando saranno richiamati
187
.
Rientrati in chiesa, il diacono chiama i caticumini, uno ad uno per nome o secondo l’ordine
con cui sono stati segnati sulla lista; dopo l’orazione colletta, recitata in ginocchio, il diacono
invita i padrini e le madrine a segnare la croce sulla fronte dei bambini, gesto ripetuto poi
dall’accolito che impone anche le mani sul capo
188
; il segnare la croce sulla fronte viene ripetuto
per tre volte, sia dall’accolito che dai padrini o madrine, accompagnato dall’imposizione delle
mani; la terza imposizione delle mani corrisponde all’esorcismo delle fonti letterarie
precedenti
189
. A questi riti, che hanno luogo il mercoledì della terza settimana di Quaresima,

184
1. Scrutinium, dilectissimi fratres, quo electi nostri divinitus instruantur, imminere cognoscite; ibidemque sollicita
devotione, succedente sequenti quarta feria, circa horma tertiam, convenire dignemini, ut caeleste mysterium, quo
diabolus cum sua pompa destruitur et ianua regni celesti aperitur, incolpabile, domino iuvante, ministerio peragere
valeamus (Ordo XI, 1; Andrieu 1948, p. 418).
185
Ut autem ad ecclesiam venerint, sicut diximus, quarta feria, hora tertia, scribantur nomina infantum vel eorum
qui ipsos suscepturi sunt ab acolito et vocantur ipsi infantes ab acolito in ecclesia per nomina vel ordinem sicut
scripti sunt, ita dicendo «Ille puer», et sic per singulos statuuntur masculi seorsum ad dexteram partem; «Illa
virgo», et sic per singulas statuuntur feminae seorsum ad sinistram partem (Ordo XI, 2; cfr. ANDRIEU 1948, p. 418).
186
3. Et tunc inprimitus faciat presbiter in singulorum frontibus crucem cum police dicendo: «In nomine patris et filii
et spiritus sancti». 4. Et inponens manum super capita eorum dicit: «Omnipotens sempiterne Deus, pater domini
nostri Iesu Christi». Item super feminas facit similiter (Ordo XI, 3-4; cfr. ANDRIEU 1948, p. 418).
187
5. Et postea benedicit sal hoc modo: «Exorcizo te, creatura salis». 6. Et mittit in ore infantum de ipso sal per
singulos ita dicendo: «Accipe, Ille talis, salem sapientiae propitiatus in vitam aeternam». 7. Ipse vero exeant foras
ecclesiam, expectantes horam quando revocentur (Ordo XI, 5-7; Cfr. ANDRIEU 1948, p. 267).
188
10. Et postea sedit in sede sua et dicit diaconus: «Caticumini procedant». Et vocantur infantes ab acolito per
nomina vel ordinem ut scripti sunt et statuuntur ut prius. 11. Et postmodum admonetur a diacono ita: «Orate electi.
Flectite genua». Et postquam oraverint, dicit: «Levate. Complete orationem vestram in unum et dicite: Amen». Et
respondent omnes: «Amen». 12. Item dicit diaconus: «Signate illos. Accedite ad benedictionem». Et signent illos
infantes in frontibus eorum patrini vel matrinae de policis suis, dicendo: «In nomine patris et filii et spiritus sancti».
13. Tunc venit acolitus, iterum facies crucem in frontibus singulorum, dicendo: «In nomine patris et filii et spiritus
sancti». 14. Et imponit manum super eos, dans orationem super eos excelsa voce verbis: «Deus Abraham». 15. Et
vertit se ad feminas, facit crucem in frontibus singularum ut superius. 16. Et imponit manum super capita
singularum, dicendo: «Deus caeli, Deus terrae» (Ordo XI, 10-16; cfr. ANDRIEU 1948, pp. 420-421).
189
17. Et adnuntias diaconus dicens: «Orate electi. Flectite genua», et reliqua. Et signant patrini vel matrinae ut
prius. 18. Et sequitur alius acolitus, super maculo facit crucem sicut prius fecit et, inponens manum super eos, dicit:
«Audi, maledicte Satanas». 19. Item super feminas, similiter facies crucem et inponens manum super eas dicendo:
«Deus Abraham, Deus Isaac». 20. Item dicit diaconus ut orent electi et reliqua, ut prius. Et signant patrini vel
34
segue la liturgia della Parola: i catecumini vengono invitati ad uscire subito dopo la prima
lettura
190
; i nomi dei battezzandi vengono nominati durante la celebrazione poco prima della
comunione
191
.
Il rito prosegue die sabbato, il sabato della quarta ebdomada quadragesimae, con l’apertio
aurium, all’interno di una complessa liturgia della Parola
192
. Segue il momento della professione
di fede (symbolum): essendo il rito rivolto principalmente agli infanti, è l’accolito che pronuncia
la professione di fede per conto del battezzando, tenendolo in braccio; è singolare che si faccia
distinzione tra gli infanti di lingua greca e quelli di lingua latina, indizio che indica che l’origine
del testo va ricercata a Roma, città in cui ancora nell’VIII secolo persistevano gruppi di origine
greco-orientale
193
; dopo di che, al termine del rito, ma prima della liturgia eucaristica, i
catecumeni vengono invitati ad uscire
194
.

matrinae ut prius. 21. Inde tertius acolitus facit crucem in frontibus puerorum, sicut anterior fecit, et inponit
manum super capita eorum, dicendo: «Exorcizo te, inmunde spiritus». 22. Item super feminas, facies crucem ut
prius, et inponit manum super capita earum, dicendo: «Exorcizo te, inmunde spiritus». 23. Et adnuntias diaconus:
«Orate electi» et reliqua sicut antea. Et signent patrini sicut prius. 24. Et tunc presbiter accedit, facies crucem in
singulorum frontibus, sicut prius, et inponit manum super capita ipsorum, dicens orationem hanc: «Aeternam ac
iustissimam pietatem tuam». 25. Item ipse facit super feminas, similiter dicens ipsam orationem. 26. Ista omia
consumata, iterum ammonentur a diacono ita: «Orate, electi. Flectite genua». Et post paululum dicit: «Levate.
Complete orationem vestram in unum et dicite: Amen». Et respondent omnes: «Amen». 27. Iterum dicit: «Signate
illos. State cum disciplina et silentio». Et signent patrini ut prius (Ordo XI, 17-27; cfr. ANDRIEU 1948, pp. 421-424).
190
29. Postea ammonentur a diacono ita: «Caticumini recedant. Si quis caticuminus est, recedat. Omnes caticumini
exeant foras». 30. Et egrediuntur ipsi electi expectantes pro foribus usquedum completa fuerint missarum
sollemnia (Ordo XI, 29-30; cfr. ANDRIEU 1948, p. 425). Cfr. supra, il passo sulla messa di Isidoro di Siviglia.
191
34. Ubi dicit: «Memento, domine, famulorum famularumque tuarum», recitantur nomina virorum ac mulierum
qui ipsos infantes suscepturi sunt. 35. Item infra actionem hanc igitur: hac espleta, recitantur nomina electorum.
Postquam recitata fuerint, dicit: «Hos, domine, fonte baptismatis innovandos» (Ordo XI, 34-35; cfr. ANDRIEU 1948,
pp. 425-426).
192
37. Deinde adnuntiat presbiter ut ipsa ebdomada revertantur ad scrutinium, ita dicendo: «Die sabbato venite,
colligite vos temporius ad ecclesiam illam vel illam». 38. Venientes autem omnes ad ipsum diem, sicut eis
denuntiatum fuit, et faciunt ipsum scrutinium et missam per omnem ordinem, sicut superius scriptum est. 39.
Iterum adnuntiat presbiter qua die voluerit in sequenti ebdomada, quod ab initio quadragesimae est quarta, ita
dicendo: «Illa feria venite, colligite vos temporius ad ecclesiam illam», qualem eis denuntiaverit. 40. Et ut venerint
ad ecclesiam, die quo eis fuerit adnuntiatum, clamet diaconus dicens: «Caticumini procedant». 41. Et vocantur
infantes ab acolito per nomina vel ordinem sicut prius et faciunt scrutinium per omnia sicut illos duos dies priores
fecerunt, usque ad ubi dicit: «Signate illos. State cum disciplina et cum silentio». 42. Et tunc leguntur duae lectiones
in aurium apertione: […] (Ordo XI, 37-42; cfr. ANDRIEU 1948, pp. 426-427). I paragrafi successivi descrivono con
precisione la liturgia della Parola, con la menzione delle singole letture; questa articolazione lunga della liturgia
della Parola denota che si è in presenza di una missa sollemnis (Ordo XI, 42-60; cfr. ANDRIEU 1948, pp. 427-433).
193
62. Ipsa expleta, tenens acolitus unum ex infantibus masculum in sinistro brachio, et interrogat eum presbiter,
dicens: «Qua lingua confitentur dominum nostrum Iesum Christum?». Respondit: «Graece». «Adnuntia fidem
ipsorum qualiter credant». Et dicit acolitus symbolum graece, decantando in his verbis: «Pisteuo his ena theon». 63.
Hoc expleto, vertit se ad feminas et facit similiter. 64. Iterum acolitus alter accipiens ex latinis infantibus unum in
sinistro brachio, ponens manum dextram super caput ipsius, et interrogat eum presbiter: «Qua lingua
confitentur?», sicut prius. Et respondit: «Latina». Dicit ei presbiter: «Adnuntia fidem ipsorum qualiter credant». Et
ille cantat symbolum. 65. «Credo in unum Deum patrem omnipotentem factorem caeli et terrae visibilium». 66. Hoc
expleto, vertit se ad feminas et facit similiter (Ordo XI, 62-66; cfr. ANDRIEU 1948, pp. 434-435).
194
72. Ipsa expleta, adnuntiat diaconus: «Catecumini recedant. Si quis caticumimus est, recedat. Omnes caticumini
exeant foras». 73. Egressi vero parentes cum infantibus eorum, foris relinquunt ipsos infantes in custodia. 74. Et
35
Con modalità simili a quelle già esposte, il presbitero annuncia in quale giorno e luogo i
catecumeni si sarebbero dovuti recare per lo scrutinium quintum, in sequenti ebdomada, quod est
quinta ab initio quadragesimae
195
; in tutto, fino al Sabato Santo, avevano luogo sette scrutinii
196
.
Nell’ultimo scrutinius, i battezzandi vengono divisi i maschi a destra e le femmine a sinistra,
secondo l’ordine in cui compaiono nella lista; il sacerdote segna le fronti e impone le mani su
ciascuno; procede poi all’aperitio narium ed impone nuovamente le mani; segue poi la redditio
symboli con la recita del Credo
197
. Anche in questo caso i catecumeni vengono invitati ad
uscire
198
. Seguono poi la benedizione del cero e la liturgia della Parola, celebrata in modo
solenne, con numerose letture e cantici; questo momento si colloca nella veglia di Pasqua
199
.
L’Ordo XI si sofferma poi sulla benedizione e sull’unzione del fonte battesimale;
l’espressione procedit pontifex de ecclesia, lascia pensare che il compilatore pensasse ad un
battistero esterno all’edificio di culto (dato che il nucleo originario degli Ordines Romani
rimanda all’ambiente romano, è possibile che il rito descritto sia da mettere in relazione con il
Battistero Lateranense; l’uso che di tale opera è stato fatto in terra gallica, potrebbe mettere in
relazione il passo anche con gli edifici battesimali francesi, in particolare quelli della Francia
meridionale)
200
. Infine si procede al battesimo, cui segue l’unzione post-battesimale con il

iterum ingredientur in ecclesia tam parentes quam illi qui ipsos infantes suscepturi sunt, cum oblationibus eorum,
et offeruntur pro ipsis, ipsi vero infantes pro foribus expectantes donec consummentur missarum sollemnia. 75.
Expleta vero missa, communicent omnes, praeter ipsos infantes (Ordo XI, 72-76; cfr. ANDRIEU 1948, p. 441).
195
76. Iterum adnuntiat presbiter qualem diem voluerit in sequenti ebdomada, quod est quinta ab initio
quadragesimae, ut revertantur ad scrutinium. 77. Et ut venerint, celebraturi ipsum scrutinium, faciunt per omnem
ordinem, sicut illi duo priores ante aurium apertionem fuerunt (Ordo XI, 76-77; cfr. ANDRIEU 1948, p. 441).
196
81. Ita tamen agendum est, ut, a primo scrutinio, qui incipit tertia ebdomada in quadragesima, usque in sabbato
sancto vigilia paschae, septem scrutinii esse debeant […] (Ordo XI, 81; cfr. ANDRIEU 1948, p. 442).
197
82. Item adnuntiat presbiter ut in ipso sancto sabbato, hora tertia, revertantur ad ecclesiam et tunc catecizantur
et reddunt symbolum et baptizantur et complebuntur septem oblationes eorum. 83. Ordo vero qualiter catecizantur
ita est: post tertiam horam sabbati, procedunt ad ecclesiam et ordinentur per ordinem sicut scripti sunt, masculi in
dexteram partem, feminae in sinistram. 84. Et facies crucem sacerdos in frontibus singulorum, postea inposita sunt
manu super capita singulorum dicit: «Nec te latet, Satanas». 85. Ipsa expleta, tangit eos presbiter singulorum nares
et aures de sputo oris sui et dicit uniuscuiusque ad aurem: «Effeta, quod est adaperire, in odorem suavitatis», et
reliqua. 86. Hac expleta, ambulat in circuitu, inposita manu super capita eorum, decantando excelsa voce: «Credo
in unum Deum», et reliqua. Vertit se ad feminas et facit similiter (Ordo XI, 82-86; cfr. ANDRIEU 1948, p. 443).
198
88. Iterum ammonentur ab archidiacono his verbis: «Caticumini recedant. Si quis caticuminus est, recedat.
Omnes caticumini exeant foras, expectantes horam qua possit circa vos Dei gratia baptismum operari» (Ordo XI,
88; cfr. ANDRIEU 1948, p. 444).
199
89. Postea impletur cerei benedictio. Inde sequuntur lectiones per ordinem cum canticis ad ipsum diem
pertinentes (Ordo XI, 89; cfr. ANDRIEU 1948, p. 444).
200
90. Hoc explet, procedit pontifex de ecclesia cum omni ordine sacerdotum, laetania cantantes, hoc est
Kyrieleison, usquedum veniunt ad fontes, praecedentibus ante eum notariis cum duobus cereis ardentibus, statura
hominis habentes laetania quae subsequitur: «Christe audi nos», et reliqua. 91. Expleta autem laetania, adstante
omni clero vel populo in circuitu fontis, facto silentio, dicit pontifex: «Dominus vobiscum», respondentibus cunctis:
«Et cum spiritu tuo». 92. Et dicit: «Oremus», et dat benedictionem: «Omnipotens sempiterne Deus». 93. Item alia:
«deus, qui invisibili potentiae tuae», et reliqua. 94. Haec omnia expleta, fundit crisma de vasculo aureo intro in
fontes super ipsam aquam in modum crucis. Et cum manu sua mescita ipsum crisma cum aqua et aspergit super
omnem fontem vel populum circumstantem. 95. Hoc facto, omnis populus qui voluerit accipiet benedictionem
36
crisma
201
. La conclusione del rito si ha nella chiesa, dato che il pontifex (il vescovo) egreditur a
fonte; in ecclesia avviene la consegna ai battezzati della stola, della casula, del crismale e di
decem siclos
202
. Segue poi la confirmatio, anch’essa fatta in chiesa con l’olio crismale dal
vescovo
203
; in ultimo c’è la celebrazione eucaristica, per la quale si prescrive ai battezzati di non
mangiare (il divieto in questo caso si applica ai padrini, alle madrine e ai genitori), ne di essere
allattati (per i bambini) prima della comunione; si prescrive inoltre di andare a messa
quotidianamente per tutta la settimana dell’Ottava di Pasqua
204
. Infine l’Ordo XI indica le date in
cui tenere i battesimi, nel Sabato di Pasqua e in quello di Pentecoste
205
.








unusquisque in vase suo de ipsa aqua, antequam baptizentur parvuli, ad spargendum in domibus eorum vel in
vineis vel in campis vel fuctibus eorum (Ordo XI, 90-95; cfr. ANDRIEU 1948, pp. 444-445). Per quanto riguarda i
battisteri francesi, si ricordano in particolare quelli di Marsiglia, Aix-en-Provence, Riez e Nevers, per i quali cfr.
CIRSONE 2006, p. 23, noLa 34, con blbllografla dl rlferlmenLo. Þer la benedlzlone dell'acqua sul fonte battesimale,
cfr. supra riguardo Gelasio. Sul rapporto dei capita 90-91 con il Battistero Lateranense, cfr. THAYER 2012a, pp. 95-96
e infra rlguardo al rlLo all'epoca dl “lsLo lll.
201
96. Deinde pontifex baptizat unum aut duos vel quantos ei placuerit de ipsis infantibus, caeterique a diacono, cui
ipse usseri, baptizantur. 97. Levantes autem ipsos infantes in minibus suis offerunt eos uni presbitero. Ipse vero
presbiter facit de crisma crucem cum police in vertice eorum, ita dicendo: «Deus omnipotens, pater domini nostri
Iesu Christi», et reliqua. 98. Et sunt parati qui eos suscepturi sunt cum linteis in manibus eorum et accipiunt ipsos a
pontifice vel diaconibus qui eos baptizant (Ordo XI, 96-98; cfr. ANDRIEU 1948, pp. 445-446).
202
99. Pontifex vero egreditur a fonte, habens conpositam sedem in ecclesia, ubi voluerit, sedens in eam. Et
deportantur ipsi infantes ante eum et dat singulis stola, casula et crismale et decem siclos et vestiuntur (Ordo XI,
99; cfr. ANDRIEU 1948, p. 446).
203
100. Induti vero ordinantur per ordinem, sicut scripti sunt, in circuitu et dat orationem pontifex super eos,
confirmans eos cum invocatione septiformis gratiae spiritu sancti. 101. Oratione expleta, facit crucem cum police et
chrisma in singulorum frontibus, ita dicendo: «In nomine patris et filii et spiritus sancti. Pax tibi». Et respondent:
«Amen». 102. Et hoc omnino praecavendum est ut hoc non neglegatur, quia tunc omne baptismum legitimum
christianitatis nomine confirmatur (Ordo XI, 100-102; cfr. ANDRIEU 1948, p. 446).
204
103. Post hoc, ingrediuntur ad missas et communicant omnes ipsi infantes, nam hoc praevidendum est ne,
postquam baptizati fuerint, ullum cibum accipiant neque ablactentur antequam communicent. 104. Et postea per
totam ebdomadam paschae omnibus diebus ad missam veniant et parentes eorum pro ipsis offerant (Ordo XI, 103-
104; cfr. ANDRIEU 1948, pp. 446-447).
205
105. Hunc autem superscriptum ordinem baptismi, sicut in sabbato sancto paschae, sic et in sabbato
prentecosten omnimodis celebretur (Ordo XI, 105; cfr. ANDRIEU 1948, p. 447).
37
2. I battisteri romani
2.1. I battisteri urbani
2.1.1. Battistero Lateranense
Nel contesto territoriale della suddivisione in sette regiones ecclesiasticae, di cui si trovano
tracce nelle fonti letterarie sin dalla fine del I-inizi del II secolo d. C., nel cui ambito gli edifici di
culto cristiani non avevano ancora alcuna incidenza sul paesaggio né sulla topografia urbana,
l’imperatore Costantino edificò la Basilica Lateranense, costruita sullo spazio occupato da una
caserma di cavalleria (Castra Nova Equitum Singularium), demolita per l’occasione
206
[Fig. 1].

Figura 1. Area del Laterano prima degli interventi costantiniani. La A indica la caserma degli Equites Singulares, sulle
strutture della quale verrà edificata la basilica (da THAYER 2012a).
Inaugurata nel 318, la basilica, a cinque navate, con transetto e abside, sorge alle estreme
propaggini orientali del Celio, in un’area marginale rispetto al cuore monumentale della città,
scelta dettata probabilmente dal non voler urtare la sensibilità di una popolazione ancora

206
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 91; THAYER 2012a, p. 3. Cfr. anche CATTANI 2006, pp. 3-4; ZEPPEGNO,
MATTONELLI 1990, p. 28.
38
largamente pagana
207
e risulta essere il compimento di un voto fatto da Costantino a seguito della
Battaglia di Ponte Milvio del 312
208
. La basilica stessa divenne il centro religioso per eccellenza,
costituendo insieme a pochi altri edifici cristiani dell’Urbe, un esempio di impatto di un edificio
religioso sul paesaggio urbano circostante
209
.
La Basilica Lateranense fu edificata nel luogo in cui si trovavano, oltre alla caserma degli
Equites Singulares, anche la domus e il balneum della famiglia dei Plautii Laterani, ed i cui resti
sono stati rinvenuti al di sotto della basilica e del battistero
210
; le fonti letterarie attestano la
presenza nell’area di una domus Faustae, di proprietà quindi della moglie di Costantino; tutti gli
immobili dell’area sarebbero poi finiti nella disponibilità prima di papa Milziade (311-314) e
quindi di Silvestro I (314-335), che vi costruì la basilica, il battistero e una serie di edifici di
servizio del complesso
211
[Fig. 2].

Figura 2. Area del Laterano. A. Resti della cosiddetta Domus Faustae; B. Battistero Lateranense, impostato sulle strutture di
un impianto termale; C. domus d'età sever|ana a p|anta trapezo|da|e, L. |ngombro de||a 8as|||ca Lateranense sovrapposto
alle strutture dei castra degli Equites Singulares (da THAYER 2012a).

207
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, pp. 151-152; THAYER 2012a, p. 3, nota 8. Cfr. anche CATTANI 2006, pp.
2, 5, 14; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 29, 31.
208
Cfr. CATTANI 2006, p. 1; THAYER 2012a, p. 3.
209
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 94. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 28, 36.
210
Cfr. THAYER 2012a, p. 7. Cfr. anche CATTANI 2006, pp. 5-6; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 28.
211
Cfr. THAYER 2012a, pp. 8-9. Cfr. anche CATTANI 2006, p. 3; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36.
39
Danneggiata durante il sacco di Roma di Alarico del 410, la basilica fu ulteriormente
danneggiata dai Visigoti di Genserico nel 455
212
; si ebbero poi restauri ad opera di Leone Magno
(440-461) intorno al 460 e di Ilaro (461-468), al quale ultimo si deve la costruzione di tre
oratori
213
.
A partire dal VII secolo si ha l’attestazione dello stabilirsi della residenza papale presso il
Laterano, nei quartieri sorti intorno alla Basilica Lateranense; infatti la prima menzione del
patriarchium del Laterano si ha nella vita di Sergio I (687-701)
214
. Alla fine dell’VIII secolo la
basilica fu restaurata da Adriano I (772-795), e sotto il pontificato di quest’ultimo ebbe luogo il
battesimo di Carlo Magno, nella Pasqua del 774
215
. Al successore di Adriano, Leone III (795-
816), si deve la ricostruzione o il restauro del patriarchium
216
.
Sotto il pontificato di Sergio II (844-847), l’altare maggiore fu interessato dallo scavo di
una confessio, un dispositivo comune nell’altomedioevo destinato a focalizzare il culto per
reliquie venerate
217
. Verso la fine del IX secolo, sotto Stefano VI (896-897), nella basilica ebbe
luogo la cosiddetta “Sinodo del cadavere”, una sorta di processo farsa post mortem, inscenato ai
danni del defunto papa Formoso (891-896), riesumato per l’occasione; nello stesso anno 896, un
terremoto danneggiò gravemente il tetto della navata centrale, tanto che la chiesa ab altari usque
ad portas cecidit
218
.
I restauri durarono fino al X secolo, quando Sergio III (904-911) inaugurò la nuova
basilica, la cui pianta ripeteva sostanzialmente quella costantiniana. A questa fase si datano la
costruzione di un campanile e la stesura di mosaici sulla tribuna della chiesa.
Nel XII secolo, Pasquale II (1099-1118) riedifica nel 1115 il campanile altomedievale,
danneggiato da un fulmine; in seguito Lucio II (1144-1145) consacra il Palazzo Lateranense a S.
Giovanni Evangelista, insediandovi un monastero benedettino.

212
Cfr. CATTANI 2006, p. 7.
213
Cfr. infra.
214
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 155. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 28. Cfr. CATTANI 2006,
p. 6, il quale ipotizza che la primitiva residenza dei pontefici possa essere individuata nei resti ancora in elevato nel
IV secolo delle Aedes Laterani, prima di essere trasferita nel patriarchium sul lato N della basilica a partire dal
pontificato di Zaccaria (741-752).
215
Cfr. THAYER 2012a, p. 108, il quale menziona anche il battesimo di Pipino, figlio di Carlo Magno, avvenuto a
Roma.
216
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36.
217
Cfr. CATTANI 2006, p. 6.
218
Cfr. CATTANI 2006, p. 7.
40
Nel 1276, Arnolfo di Cambio costruì il “Monumento Annibaldi”, modello per le tombe
monumentali gotiche successive
219
. Nel 1292, Niccolò IV (1288-1292) restaura i mosaici del
catino absidale, affidando i lavori ai francescani Giacomo di Turrita (o Torriti) e Giacomo da
Camerino
220
. Al XIII secolo si datano anche l’adiacente chiostro medievale, opera cosmateca di
Pietro Vassalletto senior e iunior ed i due campanili ancora oggi visibili (questi ultimi
fortemente rimaneggiati nel corso dei secoli)
221
.
Al pontificato di Bonifacio VIII (1294-1303) si devono gli interventi di Giotto sul ciclo di
affreschi nella basilica, dalla quale nel 1300 fu proclamato il primo Giubileo
222
. Nel 1308, un
incendio distrusse la basilica, ricostruita con i fondi inviati da Avignone da Clemente V (1305-
1314) e Giovanni XXII (1316-1334); ad un terremoto nel 1349 ed un nuovo incendio scoppiato
nel 1360, seguirono i restauri di Urbano V (1362-1370), ad opera di Giovanni di Stefano, al
quale si devono la sostituzione parziale delle trabeazioni paleocristiane e delle colonne con una
serie di pilastri in muratura laterizia, oltre alla realizzazione del ciborio sull’altare maggiore, al di
sopra della confessione altomedievale. Al 1367 risale la posa in opera del tabernacolo, un’opera
in stile gotico, decorata con pitture più volte rimaneggiate
223
. Gregorio XI (1370-1378), nel 1377
rifece il portale e parte della facciata settentrionale, nella quale aprì un nuovo rosone.
Nel 1413, la basilica fu danneggiata dall’ingresso nella città delle truppe di Ladislao I di
Napoli (1386-1414); in seguito, Martino V (1417-1431) commissionò nuovi lavori nella
basilica
224
, protrattisi sino al pontificato di eugenio IV (1431-1447), tra i quali un ciclo di
affeschi nella navata destra, mai completato, opera di Gentile da Fabriano e del Pisanello, la
stesura di un nuovo pavimento cosmatesco e la riparazione del tetto
225
; alla basilica venne anche
annesso un nuovo convento, costruito addossandone le strutture alle Mura Aureliane.
Nel 1562 venne rifatto il soffitto della basilica
226
. Alla fine del XVI secolo, Sisto V (1585-
1590) fa demolire quanto restava ancora in uso del patriarchium del Laterano, facendo edificare

219
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 34.
220
Cfr. CATTANI 2006, p. 19; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 34-35. Sulla descrizione del mosaico del catino absidale,
cfr. CATTANI 2006, pp. 19-21.
221
Cfr. CATTANI 2006, p. 18; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 28-29, 34.
222
Un affresco attribuito alla mano di Giotto, raffigurante la promulgazione del primo Anno Santo, si trova sul
prlmo pllasLro della navaLa lnLermedla desLra, lncornlclaLo da un'edlcola barocca del 8orromlnl, secondo un'alLra
lpoLesl, l'affresco rafflgurerebbe la presa dl possesso della baslllca da parLe del cardlnale 8enedeLLo CaeLanl, eleLLo
papa Bonifacio VIII (cfr. CATTANI 2006, p. 8; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 32).
223
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 31.
224
Cfr. CATTANI 2006, p. 7.
225
Cfr. CATTANI 2006, p. 7; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 31.
226
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 29.
41
da Domenico Fontana il Palazzo Lateranense, l’attuale Palazzo del Vicariato di Roma
227
;
all’architetto del papa si deve anche il rifacimento della facciata del transetto, con la ‘Loggia
delle Benedizioni’, prospiciente il tracciato dell’antica Via Triumphalis verso la città
228
,
ulteriormente risistemato nella sua veste attuale, sotto Clemente VIII (1592-1605), ad opera di
Giacomo della Porta e Giuseppe Cesari; nel 1594 furono iniziati i lavori di scavo della nuova
confessione sotto l’altare papale, conclusi, insieme ai precedenti, in occasione del Giubileo del
1600
229
.
La fase barocca vede gli imponenti lavori di Francesco Borromini, commissionati da
Innocenzo X (1644-1655); l’architetto fu vincolato al rispetto di alcune preesistenze, ritenute
importanti, quali il pavimento cosmatesco quattrocentesco della navata centrale, le mura esterne
(da lui solo rinforzate con dei contrafforti) ed il soffitto in legno dorato del secolo precedente
230
;
non potè intervenire neanche sul transetto, mentre invece ebbe mano libera sulle navatelle
laterali, nelle quali usò l’accorgimento delle ‘camere di luce’ per ottenere maggiore
illuminazione e prospettiva; nella navata centrale invece, ricavò delle edicole nei pilastri in
muratura nelle quali alloggiò delle statue di apostoli e santi
231
. Al Borromini si devono anche le
quattro cappelle, due per lato, strette ed alte, aggiunte alle navatelle più esterne, il pavimento
delle quattro navatelle laterali (posto in opera in occasione del Giubileo del 1650) e l’inserimento
dei vari sepolcri medievali presenti in queste ultime, scomposti e ricomposti selezionandone i
pezzi migliori, entro movimentate cornici barocche
232
.
Nel XVIII secolo fu rifatta in stile neoclassico la facciata principale, ad opera di
Alessandro Galilei; contemporanea è anche la Cappella Corsini
233
; nel 1788 si ebbe un nuovo
restauro ad opera di Pio VI (1775-1799)
234
.
Nel secolo seguente, tra il 1875 ed il 1886, Leone XIII (1878-1903) ampliò il presbiterio
della basilica, portando a compimento i lavori già intrapresi da Pio IX (1846-1878), a scapito
però dell’abside tardoantica-altomedievale che venne totalmente rifatta ed arretrata
235
; in questa

227
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36. uell'anLlco patriarchium rimane oggi solo una monumentale esedra,
peraltro rifatta nel XVIII secolo, il cosiddetto Triclinio Leoniano, su Piazza San Giovanni (cfr. Idem, p. 36).
228
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 29, 31.
229
Cfr. CATTANI 2006, pp. 14-15.
230
Cfr. CATTANI 2006, p. 10; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 31.
231
Cfr. CATTANI 2006, pp. 11-12; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 29, 31.
232
Cfr. CATTANI 2006, pp. 9, 11; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 32.
233
Cfr. CATTANI 2006, pp. 1, 2; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 29, 34.
234
Cfr. CATTANI 2006, p. 11.
235
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 29. In tale occasione furono asportati i mosaici del catino absidale, i quali poi
furono ricollocati sulla nuova abside in maniera imperfetta (cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 29-30). Cfr. anche
CATTANI 2006, p. 19.
42
occasione viene rifatta anche la zona della cathedra papalis, ad eccezione del suppedaneo,
quest’ultimo risalente ad epoca medievale
236
[Fig. 3].

Figura 3. Basilica Lateranense. In primo piano la facciata in stile neoclassico del XVIII secolo, opera di Alessandro Galilei; sulla
destra invece la mole del Palazzo del Vicariato, risalente al tardo XVI secolo (foto G. CIRSONE).
Per quanto riguarda il Battistero Lateranense, impostato sulle strutture delle terme della
Domus Faustae, D. T. Thayer suggerisce che per il fonte battesimale sia stata riutilizzata la vasca
dell’impianto termale; alla fase costantiniana, lo studioso assegna l’inserzione di un’aula a pianta
ottagonale, citando il lavoro del 1973 di Pelliccioni
237
[Figg. 4-5].

236
Cfr. CATTANI 2006, p. 21.
237
Cfr. CATTANI 2006, p. II; THAYER 2012a, pp. 9-10. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36.
43

Figura 4. Area del Battistero Lateranense. Assonometr|a r|costrutt|va deg|| ed|f|c| prees|stent| |'|ntervento costant|n|ano: a
sinistra della domus severiana trapezoidale (la cosiddetta Domus Faustae), si trova l'|mp|anto terma|e sul quale si imposterà
il battistero; in basso a sinistra un altro impianto termale (da THAYER 2012a).

Figura 5. Battistero Lateranense. Pianta del battistero sovrapposta a quella del preesistente edificio termale di III secolo (da
THAYER 2012a).
44
Nella Vita Silvestri, il Battistero Lateranense, edificato sul Celio contestualmente alla
Basilica Lateranense e posto a NW dell’abside della basilica
238
, non viene descritto nei suoi
particolari costruttivi, ma in relazione soprattutto con la zona del fons
239
; il passo del Liber
Pontificalis fa riferimento soprattutto all’arredo liturgico che decorava il fonte battesimale; non
si fa invece menzione dell’aspetto architettonico dell’edificio che contiene il fonte, il
baptisterium vero e proprio [Fig. 6].

Figura 6. Battistero Lateranense. Assonometria ricostruttiva della fase costantiniana elaborata da O. Brandt (da THAYER
2012a).

238
Cfr. BRANDT 2012, pp. 34, 35; cfr. anche THAYER 2012a, pp. 1, 2, 7. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36.
239
Fontem sanctum, ubi baptizatus est Augustus Constantinus, ex lapide porfyretico, et ex omni parte coopertum
intrinsecus et foris et desuper et quantum aquam continet ex argento purissimo libras III VIII. In medio fontis
columna porfyretica qui portat fialam auream ubi candela est, pensantem auro purissimo libras LII, ubi ardet in
diebus Paschae balsamum libras CC, nixum vero ex stippa amianti. In labio fontis baptisterii agnum aureum
fundentem aquam, pensantem libras XXX; ad dexteram agni, Salvatorem ex argento purissimo, in pedibus V,
pensantem libras CLXX; in leva agni beatum Iohannem Baptistam ex argento purissimo, in pedibus V, tenentem
titulum scriptum qui hoc habet: ECCE AGNUS DEI, ECCE QUI TOLLIT PECCATA MUNDI, pensantem libras CXXV (Liber
Pontificalis, I, p. 174; cfr. anche BRANDT 2012, pp. 83-84; cfr. anche CATTANI 2006, p. II). Nelle pagine successive, per
ogni citazione del Liber Pontificalis, si intende il rimando a DUCHESNE 1886-1892.
45
Secondo O. Brandt, il battistero nella fase costantiniana avrebbe avuto la medesima pianta
ottagonale, ma con un’altezza più bassa e senza il sostegno centrale per la copertura
240
. A questa
fase si daterebbero sia la fondazione circolare, sulla quale poggia l’elevato ottagonale, sia la
parte inferiore delle murature
241
. L’edificio, compreso nel più vasto complesso del Laterano,
esemplificava bene la crescita del potere e dell’importanza del Vescovo di Roma
242

Sisto III (432-440) commissionò ulteriori lavori sul battistero, i quali interessarono il
colonnato attorno al fonte battesimale; infatti secondo il Liber Pontificalis: Hic constituit
columnas in baptisterium basilicae Constantinianae, quas a tempore Constantini Augusti fuerant
congregatas, ex metallo porphyretico numero VIII, quas erexit cum epistolis suis et versibus
exornavit […]
243
. Sisto III, riorganizzando lo spazio interno della vasca, rimnuove anche la
colonna di porfido che fungeva da portalampada monumentale, perché quel punto sarebbe stato
occupato dal vescovo e dal battezzando durante lo svolgimento del rito
244
.
Secondo D. T. Thayer invece, l’intervento di Sisto III sarebbe consistito nella collocazione
di spolia più antichi, nell’ambito di “a methaphysical Christian renewal of the memory of
Rome”, un progetto di rinnovamento che coinvolse numerosi edifici di culto di Roma
245
[Fig. 7].

240
Cfr. BRANDT 2012, p. 34. Gli scavi hanno portato alla luce una fondazione circolare continua, con un diametro di
circa 19-20 metri e con uno spessore di 1,70 metri, alla quale si legavano le otto protrusioni angolari per le colonne
dl porfldo, la fondazlone della vasca lnvece, anch'essa clrcolare, ha un dlametro di circa 8,50 metri ed uno spessore
di 0.80 metri (cfr. THAYER 2012a, p. 18).
241
Cfr. BRANDT 2012, pp. 42-43.
242
Cfr. THAYER 2012a, p. 2.
243
Liber Pontificalis, I, 234. Cfr. anche BRANDT 2012, p. 83. ll uuchesne rlporLa anche ll LesLo dell'lscrlzlone meLrlca
ln dlsLlcl reallzzaLa dal ponLeflce sull'eplsLlllo del colonnaLo (ancora oggl in situ): GENS SACRANDA POLIS HIC
SEMINE NASCITUR ALMO // QUAM FECUNDITAS SPIRITUS EDIT AQUIS // VIRGINEO FETU GENITRIX ECCLESIA
NATOS // QUOS SPIRANTE DEO CONCIPIT AMNE PARIT // COELORUM REGNUM SPERATE HOC FONTE RENATI //
NON RECIPIT FELIX VITA SEMEL GENITOS // FONS HIC EST VITAE QUI TOTUM DILUIT ORBEM // SUMENS DE XPI
VULNERE PRINCIPIUM // MERGERE PECCATOR SACRO PURGANDE FLUENTO // QUEM VETEREM ACCIPIET
PROFERET UNDA NOVUM // INSONS ESSE VOLENS ISTO MUNDARE LAVACRO // SEU PATRIO PREMERIS CRIMINE
SEU PROPRIO // NULLA RENASCENTUM EST DISTANTIA QUOS FACIT UNUM // UNUS FONS UNUS SPIRITUS UNA
FIDES // NEC NUMERUS QUEMQUAM SCELERUM NEC FORMA SUORUM // TERREAT HOC NATUS FLUMINE
SANCTUS ERIT (cfr. Idem, p. 236, nota 15; cfr. anche BRANDT 2012, pp. 80-82; THAYER 2012a, pp. 70-74). Cfr. anche
CATTANI 2006, p. II; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36. Cfr. anche BRANDT 1995, p. 149, sul rafforzamento del
rapporto tra il vescovo ed il battesimo nella Roma del V secolo; BERTOLDI 2008, p. 18.
244
Cfr. THAYER 2012a, pp. 107-108. Thayer riporta anche due esempi iconografici, il Lezionario del Vangelo di
Codescalco, dell'epoca di Carlo Magno, ed il Vangelo di Soissons, realizzato sotto Ludovico il Pio; in entrambi ci
sono rafflgurazlonl del ºlonLe della vlLa", lsplraLe al 8aLLlsLero LaLeranense, quesL'ulLlmo era dlvenLaLo una sorLa
di archetipo, un ideale di battistero da riprodurre sui manoscritti, tanto importante da comportare che i figli degli
imperatori, franchi prima e tedeschi poi, venissero battezzati a Roma e nel Battistero Lateranense (cfr. THAYER
2012a, p. 108).
245
Cfr. THAYER 2012a, p. 1.
46

Figura 7. Battistero Lateranense. Colonne di porfido rosso poste in opera o ricollocate da Sisto III (432-440) attorno al fonte
battes|ma|e, sormontate da||'ep|st|||o ottagona|e su| qua|e corre |'|scr|z|one ded|cator|a |n d|st|c| (foto G. CIRSONE).
Il baldacchino sostenuto dalle otto colonne di porfido poggia sul parapetto di una grande
vasca battesimale circolare, indagata durante gli scavi del 1924, del diametro di più di 8 metri
246

[Figg. 8-9].

Figura 8. Battistero Lateranense. Vasca battesimale circolare, sulla sommità della quale poggiano le basi delle colonne del
baldacchino, durante lo scavo del 1924 (da BRANDT 2012).

246
Cfr. BRANDT 2012, p. 36. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36.
47

Figura 9. Battistero Lateranense. La fondazione circolare ed i muri: A. fase costantiniana; B. fase sistino-ilariana (da THAYER
2012a).
Sulla sommità dell’architrave del baldacchino poggia un secondo ordine di colonnine, la
cui funzione è di reggere il peso di un tamburo sopraelevato rispetto al tetto del corridoio
anulare
247
[Fig. 10].

Figura 10. 8att|stero Lateranense. Interno de| ba|dacch|no, con |'arch|trave su||a qua|e s| |mpostano |e co|onn|ne che
sorreggono il tamburo (foto G. CIRSONE).

247
Cfr. BRANDT 2012, p. 36. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36.
48
Le pareti del tamburo sono in opera listata e presentano delle aperture ad arco, tamponate
alla fine del XVI secolo, sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585)
248
.
Il Martyrologium Hyeronimianum riporta la data della festa per la dedicatio baptisterii
antiqui Romae (III Kalendas Julii, 3 luglio), da riferire al Battistero Lateranense; la dedicatio è il
rito con cui si consacra un edificio di culto, per cui si potrebbe pensare al formale ingresso
dell’aspetto devozionale nel battistero episcopale di Roma; tale notizia potrebbe essere messa in
relazione con la costruzione di oraturia III in baptisterio basilicae Constantinianae, dedicati ai
Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista ed alla Santa Croce, all’epoca di Ilaro (461-
468)
249
. Lo stesso pontefice correda il battistero, intra sanctum fontem, di una serie di oggetti di
arredo in materiale prezioso
250
. Secondo O. Brandt, sia i lavori di Sisto III che quelli di Ilaro,
andrebbero inquadrati in un unico progetto costruttivo, protrattosi nel tempo tra i pontificati di
Sisto III, Leone I Magno e Ilaro, quindi nell’arco di poco meno di un quarantennio, tra il 432 ed
il 468; a questa fase costruttiva va assegnata la parte superiore delle murature dell’elevato; tali
interventi interessarono anche il rialzamento delle murature dell’oratorio di S. Croce
251
.
Secondo D. T. Thayer il sito sul quale sorge il battistero va inteso come un insieme di
elementi costanti e di variabili, in continua modificazione durante gli interventi del V secolo; tra
gli elementi costanti si hanno la Basilica Lateranense (con l’annesso Palazzo Papale), il
Battistero (con il nartece a forcipe), le terme d’età severiana e la cappella rettangolare di S.
Venanzio
252
. Tra gli elementi variabili invece, Thayer include gli oratori della S. Croce, di S.

248
Cfr. BRANDT 2012, p. 36.
249
Cfr. IWASZKIEWICZ-WRONIKOWSKA 2002, pp. 105, 106; Martyrologium Hyeronimianum, p. 342; Liber Pontificalis, I,
p. 242: Hic fecit oraturia III in baptisterio basilicae Constantinianae, sancti Iohannis Baptistae et sancti Iohannis
evangelistae et sanctae Crucis […]. “egue pol la descrlzlone del donaLlvl a clascuno del Lre oraLorl (Idem, pp. 242-
243). L'oraLorlo dl “. Clovannl LvangellsLa sl Lrova sul laLo nL dell'edlflclo, sopravvlssuLo alle rlcosLruzlonl del secoll
successlvl, l'oraLorlo dl “. Clovannl 8aLLlsLa lnvece, sul laLo opposLo al precedenLe, ha sublLo una rlcosLruzlone ln
forma ovale nel 1727, ln base ad un'lscrlzlone, l'oraLorlo della “. Croce lnflne, sul laLo nW, fu demollLo alla flne del
XVI secolo sotto Sisto V (1585-1590) [cfr. BRANDT 2012, pp. 36, 39]. Cfr. anche CATTANI 2006, p. II; ZEPPEGNO,
MATTONELLI 1990, pp. 36-37.
250
: Item ad sanctum Iohannem, intra sanctum fontem: lucernam auream cum nixus luminum X, pensantem libras
V; cervos argenteos III fundentes aquam, pensantes singulos libras XXX; turrem argenteam cum delfinis, pensantem
libras LX; columbam auream, pensantem libras II (Liber Pontificalis, I, p. 243); cfr. anche BRANDT 2012, pp. 82-83.
251
Cfr. BRANDT 2012, p. 42. Lo stesso Brandt rimarca il ruolo di primo piano avuto da Ilaro nel completamento del
baLLlsLero, rlporLando ll LesLo dl un'eplgrafe conLemporanea ma LrascrlLLa nel lx secolo nel luogo ln cui si trovava,
ad fontes Sancti Iohannis in Laterano: Hic locus olim sordentis cumuli squalore congestus sumptu et studio XPI
famuli Hilari epi(scopi) iuvante d(omi)no tanta ruderum mole sub alta quantum culminis nunc videtur ad
offerendum XPO de munus ornatus atq(ue) dedicatus est (cfr. BRANDT 2012, p. 82). Cfr. anche THAYER 2012a, p. 11.
252
Cfr. THAYER 2012a, p. 13. Sulla basilica ed il Palazzo Papale, cfr. supra; sulle terme severiane, cfr. THAYER 2012a,
con bibliografia di riferimento; sulla cappella di S. Venanzio, cfr. infra.
49
Giovanni Battista e di S. Giovanni Evangelista, oltre alla domus trapezoidale d’età severiana
253

[Fig. 11].

Figura 11. Area del Battistero Lateranense. Campiti in grigio scuro gli elementi costanti del sito (Basilica Lateranense, Palazzo
Þapa|e, 8att|stero Lateranense con |a Cappe||a d| “. Venanz|o, terme d'età severa|ana), |n ||nea sott||e |nvece sono |nd|cat| gli
elementi variabili (oratori della S. Croce, di S. Giovanni Battista e di S. Giovanni Evangelista, domus trapezoidale alle spalle
de||'abs|de de||a bas|||ca) [da THAYER 2012a].
Sul lato E dell’edificio battesimale fu costruita una grande cappella dalla pianta
rettangolare dedicata al martire dalmata Venanzio, secondo la testimonianza del Liber
Pontificalis, all’epoca di Giovanni IV (640-642), ancora oggi esistente
254
; essa fu poi decorata

253
Cfr. THAYER 2012a, p. 13.
254
Eodem tempore fecit ecclesiam beatis martyribus Venantio, Anastasio, Mauro et aliorum multorum martyrum,
quorum reliquias de Dalmatias et Histrias adduci praeceperat, et recondit eas in ecclesia suprascripta, iuxta fontem
50
con mosaici sull’arco trionfale e sulla calotta absidale da Teodoro I (642-649)
255
. Questa
cappella, come già i tre oratori costruiti da Sisto III, rafforzano la funzione devozionale accanto a
quella battesimale [Fig. 12].

Figura 12. 8att|stero Lateranense. Þ|anta compos|ta con |'|nd|caz|one de||e diverse fasi costruttive: in reticolato obliquo la
fase di V secolo relativa a Sisto III; in reticolato il nartece a forcipe anch'esso di V secolo; in retinato obliquo la cappella di S.
Venanzio della metà del VII secolo; in linea continua e tratteggio sono campite le strutture successive (da THAYER 2012a).
Lavori che possono aver interessato il Battistero Lateranense si ebbero sotto il pontificato
di Adriano I (772-795), il quale intraprese il restauro della forma quae Claudia vocatur; tale
acquedotto, ancora oggi visibile per lunghi tratti sul Celio e nei dintorni del Laterano, riforniva di
acqua il balneus Lateranensis, il baptisterium ecclesiae Salvatoris domini nostri Iesu Christi e
plures ecclesiae della città di Roma
256
[Fig. 13].

Lateranensem, iuxta oratorium beati Iohannis evangelistae […] (Liber Pontificalis, I, p. 330); cfr. BRANDT 2012, pp.
36-39; CATTANI 2006, p. II; cfr. THAYER 2012a, p. 13.
255
Cfr. CATTANI 2006, p. II.
256
Liber Pontificalis, I, p. 504: Dum vero forma quae Claudia vocatur per annorum spatia demilita esse videbatur,
unde et balneus Lateranensis de ipsa aqua lavari solebat et in baptisterio ecclesiae Salvatoris domini nostri Iesu
51

Figura 13. Complesso del Laterano. Sono visibili la basilica di San Giovanni, il battistero e i monasteri sorti nei dintorni della
bas|||ca ne| corso de||'a|tomed|oevo (da MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004).
La forma attuale dell’edificio, attribuibile agli interventi di Ilaro, si caratterizza per la
presenza di una serie di ambienti, disposti intorno ad una sala ottagonale; al centro di
quest’ultima si trova il baldacchino con doppio ordine di colonne sovrapposte, il quale scandisce
lo spazio interno dell’edificio in un ambiente centrale con copertura sopraelevata attorno al quale

Christi et in plures ecclesias in die sanctum Paschae decurri solebat […]. Cfr. anche MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI
2004, p. 68.
52
corre un deambulatorio anulare; corredano il complesso il nartece a forcipe e alcune cappelle
esterne
257
.
Le cortine laterizie delle pareti esterne sono libere da intonaco e mostrano una complessa
stratigrafia muraria, segno dei continui interventi di ricostruzione e rifacimento
258
. L’interno
invece, escludendo il baldacchino databile all’età tardoantica, si presenta nella veste data
dall’importante rifacimento del XVII secolo, all’epoca di Urbano VIII (1623-1644)
259
. In
sostanza, l’edificio tardoantico non ha subito grosse modificazioni almeno fino al XVI e XVII
secolo, con le ricostruzioni ed i rifacimenti rinascimentali e barocchi
260
[Figg. 14-15].

Figura 14. Battistero Lateranense. Pianta delle strutture: in linea marcata le murature visibili, in linea sottile quelle rinvenute
in corso di scavo e non più visibili, in tratteggio le murature ipotizzate (da BRANDT 2012).

257
Cfr. BRANDT 2012, pp. 33-34. Sulla disposizione degli ambienti intorno al deambulatorio anulare, cfr. la pianta del
Battistero di S. Giovanni a Canosa di Puglia (BT), risalente al VI secolo (cfr. CIRSONE 2006, pp. 35-79). Per quanto
rlguarda ll narLece, esso non e ln fase con l'edlflclo, ma successlvo, ln quanLo sl appoggla flno ad una cerLa quoLa
alla parte inferiore delle murature dell'oLLagono, nel narLece sl e conservaLo un lacerLo dl decorazlone ln opus
sectile, rlnvenuLo duranLe gll scavl degll annl '60 del xx secolo (cfr. BRANDT 2012, p. 41). Cfr. anche ZEPPEGNO,
MATTONELLI 1990, p. 36.
258
Cfr. BRANDT 2012, p. 35.
259
Cfr. BRANDT 2012, p. 36. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36.
260
Cfr. BRANDT 2012, p. 43.
53

Figura 15. 8att|stero Lateranense. Mode||o r|costrutt|vo de||a fase d| “|sto III, rea||zzato da||'arch|tetto amer|cano D. 1.
Thayer (da THAYER 2012b).
La grande vasca battesimale tardoantica, sulla quale poggia il colonnato del baldacchino, è
dotata di canalette di afflusso e deflusso dell’acqua, individuate nel corso degli scavi del 1924,
alla base del parapetto; oggi essa costituisce il basamento per la balaustra usata per separare il
luogo fisico in cui si tengono i battesimi dal deambulatorio aperto invece ai visitatori
261
. Il fonte
aveva una forma esterna a stella a otto punte, con le pareti curve rientranti e i cui vertici finivano
in corrispondenza delle colonne del baldacchino; l’interno invece era circolare, non era dotato di
descensus e presentava tracce di un rivestimento in lastre di marmo bianco. Il fondo della vasca
si trovava ad una quota di circa 50 cm al di sotto del pavimento antico. Le dimensioni del fonte
battesimale inducono a pensare che al suo interno potessero essere battezzati più individui
contemporaneamente
262
. La presenza della fondazione della vasca, destinata per le sue
caratteristiche ad avere funzione portante, contrasta con la testimonianza del Liber Pontificalis,
ponendo una serie di quesiti; in primo luogo, la struttura del fonte non corrisponde a quella fatta

261
Cfr. BRANDT 2012, p. 40. Al cenLro dell'anLlca vasca baLLeslmale sl colloca oggl ll nuovo fonLe baLLeslmale,
costituito da un sarcofago a \qvό, in marmo nero, posto su un podio in breccia a sua volta poggiante su un
basamento in marmo nero.
262
Cfr. THAYER 2012a, p. 26.
54
realizzare da Costantino (da ciò deriva che non si potesse avere una copertura con sostegno
centrale per il tamburo interno già nel IV secolo), per cui se la vasca è attribuibile al cantiere di
V secolo, allora vuol dire che non è rimasta alcuna traccia della vasca battesimale costantiniana
(quest’ultima di porfido e rivestita in argento)
263
[Fig. 16].

Figura 16. 8att|stero Lateranense. Area |nterna a| co|onnato: a| centro de||'area occupata da||a vasca d| “|sto III s| nota ||
basamento c|rco|are d| sostegno a| fonte battes|ma|e d'età moderna, cost|tu|to da un sarcofago a lenòs in basalto nero su un
podio in marmo nero e breccia (foto G. Cirsone).
Per quanto riguarda le coperture, queste ultime sono state rifatte più volte a partire dal
Rinascimento, ma si può comunque ipotizzare quale fosse il sistema di copertura in antico, in
particolare per la seconda fase di V secolo
264
; la copertura in opera nel V secolo poteva essere
resa con un sistema a capriate nel deambulatorio anulare, con volte decorate a mosaico, ed il
peso del tetto doveva scaricarsi sia sulla massiccia fondazione della vasca, sia sulle colonne
angolari, oppure con un sistema di volte a crociera in tubi fittili (come nell’adiacente oratorio di

263
Cfr. BRANDT 2012, pp. 75-76.
264
C. 8randL propone lnvece per la prlma fase una ºcopertura provvisoria", resa con un slsLema dl caprlaLe llgnee,
probabilmente a cupola (cfr. BRANDT 2012, pp. 40, 72).
55
S. Giovanni Evangelista); analoga doveva essere la situazione della copertura del tamburo
ottagonale interno
265
.
La costruzione da parte di Sisto III del monumentale nartece a forcipe, con la trifora
scandita da due colonne di porfido, in sostituzione probabilmente di un precedente ingresso,
dotava il battistero di una nuova facciata monumentale, stabilendo, rispetto alla situazione
dell’edificio del IV secolo, un maggiore e più stretto collegamento con la basilica, segno che il
rito del battesimo aveva assunto una maggiore sacralità e solennità liturgica, così come è
possibile vedere dalle fonti letterarie del periodo
266
[Figg. 17-19].

Figura 17. Comp|esso de| Laterano. ‘|costruz|one d| “. De 8|aauw de| percors| a||'|nterno e |ntorno a| 8att|stero Lateranense
e tra quest'u|t|mo e |a bas|||ca d| “. G|ovann| (da BRANDT 2012).

265
Cfr. BRANDT 2012, pp. 70-72.
266
Cfr. THAYER 2012a, pp. 21-22. Sulle fonti letterarie del V secolo, cfr. supra. Sulla descrizione del nartece anche
soLLo l'aspeLLo decoraLlvo, cfr. THAYER 2012a, pp. 23-25. Thayer, riprendendo le tesi di S. De Blaauw, descrive il
rituale del battesimo che aveva inizio con una processione dal transetto destro della basilica, passando per il
battistero nel quale avevano luogo il battesimo e la confermazione, e terminava nuovamente nella basilica, ancora
nel transetto destro, con la celebrazione eucaristica (cfr. THAYER 2012a, pp. 91-103).
56

Figura 18. Area del Battistero Lateranense. Ricostruzione dei percorsi seguiti dai neofiti e dal clero tra il battistero e la
bas|||ca a||'epoca d| “|sto III (da THAYER 2012a).
L’itinerario liturgico processionale, elaborato da S. de Blaauw e ripreso da D. T. Thayer,
inizia e si conclude nel transetto destro della basilica; si osserva che battezzandi e clero entrano
nel battistero da ingressi diversi, per motivi probabilmente logistici legati al rito (dal nartece i
primi, da un ingresso secondario il secondo); punti cruciali per il rito sono il già nominato
transetto destro, dove si tiene l’ultima catechesi prebattesimale, il deambulatorio ed il fonte
battesimale, la cappella di S. Venanzio, dove è probabile avesse luogo l’unzione crismale dei
neobattezzati; il rito si conclude poi nella basilica, dove i battezzati, divenuti membri della
57
comunità dei fedeli, prendono parte ad una liturgia eucaristica particolare, nella quale vengono
loro dati, insieme al pane ed al vino, anche latte e miele
267
.

Figura 19. 8att|stero Lateranense. D|spos|z|one a||'|nterno de||'ed|ficio dei battezzandi, del clero, del vescovo e del popolo
(da THAYER 2012a).
Riassumendo, sulla base di elementi di stratigrafia muraria e di tecnica costruttiva, si
propongono per il Battistero Lateranense due fasi: la prima databile all’età costantiniana,
contestuale all’edificazione della basilica
268
; nella seconda invece, databile tra i pontificati di
Sisto III e Ilaro, si ha la sopraelevazione delle murature perimetrali dell’edificio, la realizzazione

267
Cfr. supra riguardo la Traditio Apostolica.
268
Cfr. THAYER 2012a, pp. 14-15. Thayer insiste sul confronto tra la pianta centrale del Battistero e quella dei
mausolei imperiali, richiamando il concetto, espresso già da Ambrogio (cfr. supra), dell'asslmllazlone Lra ll fonLe
battesimale e la tomba (cfr. THAYER 2012a, pp. 30-33).
58
del baldacchino e probabilmente della grande vasca in muratura con funzione anche di sostegno,
e l’edificazione delle cappelle radiali (gli oraturia III del Liber Pontificalis) e del nartece a
forcipe
269
. Una terza fase, non meglio databile, prevede la sopraelevazione delle murature
perimetrali e la chiusura delle finestre che si aprivano sul tamburo ottagonale interno, con
probabili volte anulari in tubi fittili
270
.
L’edificio rimane pressoché invariato fino al XVI secolo, con la sola aggiunta della
cappella di S. Venanzio nel VII secolo; sotto Leone X (1513-1521) inizia una serie di interventi
che culmineranno con i lavori del secolo seguente, con la ricostruzione delle coperture del
deambulatorio e dell’ottagono centrale; Sisto V (1585-1590) demolisce l’oratorio della S. Croce,
affidandone i lavori a Domenico Fontana
271
; Urbano VIII (1623-1644) ricostruisce la cupola e
sostituisce le colonnine di sostegno del tamburo; Innocenzo X (1644-1655) fa realizzare gli
affreschi delle pareti interne, eliminando il rivestimento marmoreo paleocristiano; Alessandro
VII (1655-1667) realizza il fregio che corre sulla sommità dei muri perimetrali; infine Benedetto
XIII (1724-1730) ricostruisce la cappella di S. Giovanni Battista in forma ovale
272
.











269
Cfr. supra sulle tre cappelle. Cfr. anche BRANDT 2012, p. 78; cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 36. Cfr. anche
THAYER 2012a, pp. 16-18. Sul nartece a forcipe, cfr. THAYER 2012a, p. 20.
270
8randL lpoLlzza una daLazlone all'eLa paleocrlsLlana, la LamponaLura delle flnesLre del Lamburo oLLagonale
interno ha come sicuro terminus ante quem lo stemma di Gregorio XIII (1572-1585), nella parte interna dei muri di
chiusura (cfr. BRANDT 2012, pp. 78-79).
271
Cfr. CATTANI 2006, p. II.
272
Cfr. BRANDT 2012, p. 79. Dopo la fase dei rifacimenti tardorinascimentali e barocchi, non si registrano altri
interventi a carico del battistero almeno fino agli scavi del 1924.
59
2.1.2. Sant’Anastasia al Palatino
Sant’Anastasia sub Palatio è la prima chiesa sorta nell’ambito dei confini del Palatino, alle
falde occidentali del colle, tra il complesso delle residenze imperiali e gli edifici che sorgono sul
declivio nordorientale di questo e viene identificata con il titulus omonimo, esistente già prima
del 499, ma non attestato nel concilio del 595
273
; la chiesa si trova lungo l’attuale Via di S.
Teodoro ed è incassata nelle pendici del colle e fu anche una delle prime edificate nell’area
centrale della città
274
. L’edificio fu edificato su una preesistente insula abitativa, con fasi che
vanno dall’età repubblicana al III-IV secolo. La chiesa paleocristiana, condizionata dagli edifici
preesistenti e dalla viabilità, si sviluppa con un orientamento E-W e presenta una struttura a tre
navate, con l’interno vasto e luminoso
275
e tale pianta si mantiene sostanzialmente immutata nei
secoli seguenti [Fig. 20].

Figura 20. “ant'Anastas|a a| Þa|at|no. A sinistra la pianta del moenianum augusteo e de||'insula preesistenti; a destra la
pianta della chiesa che si imposta con |e navate su||'insula e con |'abs|de ed || transetto su| moenianum (da CERRITO 2011).

273
In tale anno sono infatti attestati i presbiteri di S. Anastasia tra i sottoscrittori della Sinodo Romana del 499:
Anastasius Presbyter tituli Anastasiae, […] Iulianus Presbyter tituli Anastasiae (cfr. MANSI 1960, VIII, coll. 236, 237).
Cfr. CERRITO 2011, pp. 345, 352, nota 26; cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 115. Nelle sottoscrizioni Anastasio
ricorre due volte, forse per un errore del copista, riportato poi anche dal Mansi. Per quanto non specificato in
questa sede, si rimanda al contributo di A. Cerrito, recante la bibliografia su S. Anastasia. Cfr. anche CECCHELLI 1985,
p. 300; CECCHELLI 2009, p. 34, nota 3. Sul Concilio Romano del 595, cfr. MANSI 1960, X, coll. 475-478, il quale però
non riporta né gli atti né le sottoscrizioni.
274
Cfr. CECCHELLI 2009, p. 35, che sottolinea la posizione preminente della chiesa, con funzione quasi dl 'proplleo
monumenLale' per l palazzl lmperlall del ÞalaLlno, ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 115.
275
Cfr. CERRITO 2011, p. 346; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 116.
60
La costruzione dell’edificio interessò il primo piano del preesistente moenianum augusteo,
il quale fu rasato fino alla quota voluta, interessando solo in un momento successivo alla
fondazione anche l’insula adiacente sul lato W, sulla quale si impostano le navate
276
.
In una prima fase, sulla base della descrizione di R. Krautheimer, ripresa da A. Cerrito,
l’edificio aveva una pianta cruciforme, con abside di larghezza pari a quella del transetto e
navata più corta, lunga quanto la metà del transetto. In un secondo momento furono aggiunte le
navatelle laterali, di larghezza diversa, all’epoca alte quanto la navata centrale preesistente e
dotate di sei finestre
277
.
Come in altri casi a Roma, il titulus si inserisce nel tessuto urbano sfruttando strutture
preesistenti, con un basso impatto sul contesto architettonico e urbanistico dell’area, andando ad
interessare edifici di carattere privato, come nel caso di S. Lorenzo in Lucina
278
. Secondo una
recente ipotesi, la pianta cruciforme della prima fase della chiesa, avrebbe avuto un significato
simbolico preciso, volto a spezzare l’unità del gruppo ‘circo-Lupercal-palazzo imperiale’,
sostituendolo con la memoria della nascita di Cristo nella grotta di Betlemme in connessione con
la chiesa, nell’ottica quindi dell’esaugurazione delle memorie pagane della zona
279
.
Due problemi strettamente connessi sono quelli della committenza dell’edificio e della data
di fondazione. Per quanto riguarda il primo punto, si è proposto di vedere la committente della
chiesa in Anastasia, sorella di Costantino, con una datazione posta entro il 326, anno dell’ultimo
soggiorno dell’imperatore a Roma; da questa proposta, si sviluppa, come corollario,
l’edificazione in una zona marginale e nell’ambito di proprietà imperiali, in analogia con quanto
fatto per S. Giovanni in Laterano e per S. Croce. Inoltre, se si accetta la fondazione ai primi anni
del IV secolo, allora S. Anastasia andrebbe inserita a pieno diritto tra le fondazioni cultuali di
carattere parrocchiale di Roma, al pari di S. Silvestro (nell’area di S. Martino ai Monti) e di S.
Marco a Piazza Venezia. Non è inoltre chiaro ancora lo status della chiesa nel periodo
intercorrente tra la fondazione e la menzione del titulus negli atti della Sinodo Romana del
499
280
.

276
Cfr. CERRITO 2011, pp. 346-347. Sul moenianum, cfr. CERRITO 2011, pp. 346-347, nota 4, con bibliografia di
riferimento.
277
Cfr. CECCHELLI 2009, p. 47; CERRITO 2011, pp. 347-348.
278
Cfr. CERRITO 2011, p. 348, nota 12. Su S. Lorenzo in Lucina, cfr. infra.
279
Cfr. CERRITO 2011, pp. 349-350.
280
Cfr. CECCHELLI 2009, p. 33; CERRITO 2011, pp. 350-331. Anche per “. AnasLasla, la cosLruzlone ln un'area marglnale
e sLaLa messa ln relazlone con l'lnLenLo dl non voler creare aLLrlLl con l'arlsLocrazla senaLorla ancora ln gran parLe
pagana (cfr. CERRITO 2011, p. 351). Cfr. anche CECCHELLI 2009, p. 45, che evidenzia come le due fondazioni di S.
AnasLasla sul ÞalaLlno e dl “. Marco al pledl del Campldogllo, segnlno l'lnlzlo dl una precoce ºaggresslone" della
61
Un’altra ipotesi vede invece la fondazione nella prima metà del IV secolo, quando sono
attestati lavori sull’edificio da parte di Damaso (366-384), suffragata dalla lettura di due
iscrizioni riportate nelle sillogi degli itinerari di Einsiedeln e di Lorsch: si ricordano la stesura di
mosaici compiuti sotto Ilaro (461-468), ad opera dei coniugi Severo e Cassia, in sostituzione di
pitture eseguite all’epoca di Damaso
281
.
Ad ogni modo i lavori compiuti da Damaso, a prescindere dal fatto che egli sia o meno il
fondatore dell’edificio, furono ritenuti talmente importanti da meritare di essere ricordati
nell’epigrafe di Ilaro
282
.
L’eventuale fondazione damasiana andrebbe inquadrata nel quadro della fondazione di
tituli in zone sguarnite, per le quali era necessario un raccordo con la gestione diretta da parte
della Chiesa; sarebbero sorti così il titulus Anastasiae ai piedi del Palatino ed il titulus Laurentii
nella zona del Campo Marzio, che si affiancarono ai quattro tituli già esistenti all’epoca
283
.
Una menzione del titulus per la seconda metà del V secolo potrebbe essere vista in
un’iscrizione dalla Catacomba di Callisto, anteriore al 461 o al 468, la quale menziona un lector
de Belabru; non essendo attestato nessun altro edificio di culto nell’area, l’iscrizione non può che
riferirsi a S. Anastasia
284
[Fig. 21].

Chlesa dl ‘oma nel confronLl delle aree nevralglche e cenLrall dell'urbe. “u S. Giovanni in Laterano, cfr. supra; su S.
Croce e su S. Marco, cfr. infra.
281
Cfr. CERRITO 2011, p. 351, con bibliografia di riferimento; MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 208. Cfr.
anche CECCHELLI 2009, pp. 33-35, sulla datazione ad epoca damasiana.
282
Cfr. CECCHELLI 2009, p. 47.
283
Cfr. CECCHELLI 2009, p. 36. Gli altri tituli citati dalla studiosa sono quelli di Equizio e Silvestro nella Suburra, di
Marco (per il quale cfr. infra) ai piedi del Campidoglio e di Giulio nel Trastevere. Sul titulus Laurentii e le
implicazioni ideologico-religiose connesse al culto di Lorenzo, cfr. CECCHELLI 2009, p. 37.
284
Cfr. CERRITO 2011, p. 352; cfr. anche Liber Pontificalis, I, p. 362, nota 13.
62

Figura 21. Area del Þa|at|no. Ne||'ango|o sud-occidentale, in posizione dominante sul Circo Massimo ed i quartieri gravitanti
sulla riva del Tevere, si colloca la chiesa di S. Anastasia (da MUNZI et alii 2004).
M. Cecchelli ipotizza che, persa la funzione titolare, la chiesa abbia mantenuto la cura
animarum per la popolazione greca e orientale residente nella zona, essendo legata all’Impero
d’Oriente ed assolvendo i compiti quasi di una cappella palatina
285
. A cavallo tra il V ed il VI
secolo, il re goto Teoderico (495-526) avrebbe compiuto lavori sulla chiesa, edificandovi le
navatelle, nell’ambito del programma di risistemazione e ristrutturazione dell’area del Palatino; a
quest’epoca, o subito dopo, si daterebbe anche l’introduzione del culto della martire titolare
Anastasia, giunto da Costantinopoli al seguito dei funzionari di corte bizantini
286
. Per circa due

285
Cfr. CECCHELLI 1983, p. 300, che glusLlflca con la nuova quallflca, l'assenza dei presbiteri di S. Anastasia tra i
sottoscrittori del concilio romano del 595. Il ruolo di cappella palatina è avvalorato dal fatto che le croci che
servivano da insegne per la popolazione delle regiones ecclesiastiche, in occasione delle processioni per le visite
degll lmperaLorl o degll esarchl blzanLlnl, ed ln segulLo degll lmperaLorl carollngl, erano deposlLaLe all'lnLerno della
chlesa dl “anL'AnasLasla al ÞalaLlno (cfr. Liber Pontificalis, II, p. 150, nota 24, a proposito delle cruces argenteae
citate nella vita di Benedetto III [855-858]; pp. 253-254, nota 7, a proposito delle stesse croci citate nella vita di
Giovanni XIII [965-972]). Cfr. CERRITO 2011, p. 353, nota 34. Cfr. CECCHELLI 2009, p. 44, che però riporta la funzione di
cappella palaLlna ad un momenLo successlvo alla fondazlone dell'edlflclo, che qulndl avrebbe avuLo sln dall'lnlzlo la
funzione titolare.
286
Cfr. CERRITO 2011, pp. 352-353, note 31-32. “ull'aLrlbuzlone delle navaLelle a 1eoderlco, cfr. Idem, p. 348, dove
l'auLrlce rlporLa l'oplnlone dl ‘. krauLhelmer, contra CECCHELLI 2009, p. 47, nota 29, che invece assegna le navatelle
63
secoli, fino al VI, S. Anastasia fu l’unica chiesa del Palatino, collocata in una posizione
marginale e defilata, rivolta verso i quartieri gravitanti sul Tevere; secondo M. Guarducci qui
sarebbe stata conservata l’icona della Vergine, poi trasferita nella vicina S. Maria Antiqua
287
. Al
VI secolo viene datata una mensola marmorea, recante sulla parte frontale una croce latina a
bracci patenti, ricondotta alle produzioni protobizantine di V-VI secolo
288
.
In un catalogo delle chiese di Roma del XIII secolo, citato dal Duchesne in relazione alla
vita di Sergio II (687-701), S. Anastasia è citata tra le chiese dell’angolo più vicino al Tevere,
insieme con le chiese di S. Cesario de Palatio, S. Severo de Ludo e S. Maria in Cosmedin
289
. La
chiesa sul Palatino è menzionata solo indirettamente nel Liber Pontificalis, nella vita di Giovanni
VII (705-707); nell’indicazione dei dati biometrici del pontefice, si legge che egli era natione
Grecus, de patre Platone; proprio il padre del pontefice, è collegato alla chiesa in quanto il suo
epitaffio tombale, secondo il Duchesne, era conservato in Sant’Anastasia almeno fino al XV
secolo
290
. La presenza di tale iscrizione denoterebbe la “fruizione élitaria” della chiesa
291
.
Restauri al titulus Anastasiae si ebbero all’epoca di Leone III (795-816), il quale
restauravit i sarta tecta, cioè le capriate, della chiesa, in avanzato stato di degrado a causa
dell’incuria
292
. Secondo A. Cerrito, che si basa sui resoconti di R. Krautheimer, all’epoca di
Leone III furono ribassate le navate laterali, tamponate le finestre originali e aperte undici nuove
aperture (caratterizzate dall’arco con doppia ghiera di mattoni) nella navata centrale; la fronte
della basilica fu dotata di un protiro, al quale si accedeva tramite una lunga scalinata
293
.

al lx secolo. “ulla dedlcazlone della chlesa, rapporLaLa però all'evenLuale fondazlone damaslana, ll cul nome evoca
sia il concetto della resurrezione sia il nome della martire eponima, cfr. CECCHELLI 2009, pp. 38-44.
287
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 208.
288
Cfr. CERRITO 2011, p. 354.
289
Cfr. Liber Pontificalis, I, pp. 377-378, nota 12.
290
Cfr. Liber Pontificalis, I, p. 385; il Duchesne rlporLa che ÞlaLone ºavait exercé les fonctions désignée par la
formule Cura Palatii urbis Romae", qulndl addeLLo alla manuLenzlone ed al resLauro degll amblenLl del palazzo
lmperlale sul ÞalaLlno, nel quale sl era lnsedlaLo ll luogoLenenLe dell'esarca dl Ravenna tra VII e VIII secolo (Idem, I,
p. 386, nota 1). Cfr. anche CERRITO 2011, p. 353.
291
Cfr. CERRITO 2011, p. 353, nota 34.
292
Sarta tecta vero tituli beate Anastasiae, quae a priscis temporibus per incuriam marcuerant, et pene casure
erant, suo almo studio noviter restauravit (Liber Pontificalis, II, p. 1). A Leone III sono attribuite le tamponature
degll archl della navaLa desLra con muraLure ln blocchl, osLruendo deflnlLlvamenLe l'accesso agll amblenLl romanl
sottostanti ancora praticabili (cfr. CECCHELLI 2009, p. 47, nota 28; MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 136).
Nella chiesa sono state riconosciute anche cortine murarie a filari ondulati di laterizi, tipiche del periodo compreso
tra Leone III e Sergio II (cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 166, nota 44). Cfr. anche CERRITO 2011, p. 355
e nota 42.
293
Cfr. CECCHELLI 2009, p. 47, noLa 29, sull'assegnazlone delle navaLelle al lx secolo, CERRITO 2011, p. 355.
64
Dopo i restauri di Leone III, la chiesa è citata solo per i donativi. Allo stesso pontefice
sono attribuiti anche una vestis de fundato e una corona ex argento
294
. La chiesa, indicata come
ecclesia, doveva essere ancora in buono stato sotto Gregorio IV (827-844), il quale si limita a
donare una nuova vestis de fundato, impreziosita da ricami figurati
295
. Un ulteriore donativo, di
carattere diverso, è quello di Stefano V (885-891), che dona Sermonum et Epistolarum librum
I
296
.
Intorno all’anno 1000, la chiesa, ancora indicata come titulus, viene nominata in un
catalogo di pontefici compreso tra Giovanni X (914-928) e Giovanni XV (985-996), allegato
all’itinerarium di Sigerico, abbate di Canterbury; la chiesa è messa in relazione con Stefano VII
(928-931), che ne fu cardinale titolare
297
.
Altri restauri, a carico dell’abside e del transetto, si ebbero nel XII secolo, epoca in cui fu
edificato anche il campanile romanico. A questa fase si data un’immagine della Vergine,
affrescata in una nicchia aperta nel transetto N
298
. Tra il 1130 ed il 1143, Azone, presbitero
titolare di S. Anastasia, commissionò dei lavori di ristrutturazione, attestati da un epigrafe letta
nel XVI secolo, tra i quali anche il ciborio sull’altare di S. Girolamo, nella navata sinistra. Nel
1210, Innocenzo III donò gli amboni, di cui oggi non resta nulla, mentre tra XIII e XIV secolo si
ebbe la stesura di un pavimento in stile cosmatesco, di cui rimane solo una rota porphyretica
299
.
Nel ‘400 fu aperta una pregevole finestra nelle murature del lato meridionale, prospiciente
il Circo Massimo; Sotto Sisto IV (1471-1484) furono intrapresi nuovi lavori, che comportarono
la chiusura delle finestre della navata centrale, sostituite da una serie di bifore, ed interventi sulla
parte superiore degli elevati
300
.
Nel 1598 fu abbattuto il campanile romanico, sostituito da due torri campanarie barocche
in facciata, commissionate tra il 1634 ed il 1644 da Urbano VIII (1623-1644), a Domenico
Castello, allievo del Bernini
301
. Grossi lavori sulla facciata si ebbero nel 1636, con l’intervento
operato da Luigi Arrigucci, anch’egli della scuola del Bernini; l’interno, in stile barocco e

294
Et in titulo sanctae Anastasiae fecit vestem de fundato (Liber Pontificalis, ll, p. 11). […] et in titulo beatae
Anastasiae fecit coronam ex argento, pensantem libras VII et uncias VIII (Idem, II, p. 21).
295
Praefatus vero pontifex fecit in ecclesia beate Anastasiae martyris vestem de fundato, habentem aquila set
periclisin de olovero (Liber Pontificalis, II, p. 77). Cfr. CERRITO 2011, p. 355.
296
[…] et in titulo beatae Anastasiae Sermonum et Epistolarum librum I (Liber Pontificalis, II, p. 195). Si noti che nel
passo la chiesa è ancora indicata come titulus. Cfr. anche CERRITO 2011, p. 355.
297
Cfr. Liber Pontificalis, III, p. XV.
298
Cfr. CERRITO 2011, pp. 355, 362.
299
Cfr. CERRITO 2011, pp. 362-363.
300
Cfr. CERRITO 2011, p. 355; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 116.
301
Cfr. CERRITO 2011, pp. 355-
65
realizzato con stucchi, risale invece al restauro rococò del 1722, opera di Carlo Gimach;
quest’ultimo conferì all’edificio l’aspetto attuale
302
[Fig. 22].

Figura 22. “ant'Anastas|a a| Þa|at|no. Veduta da sud-ovest de||a ch|esa d| “. Anastas|a |n un d|segno de| 1S3S de||'neemskerk,
conservato al Kupferstichkabinett di Berlino (da ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990).
Nell’incisione dell’Heemskerk, che rappresenta una fase di transizione tra la fase
medievale e quella barocca della chiesa, sono visibili le navate centrale e meridionale
(quest’ultima di lunghezza inferiore), il transetto, il campanile medievale sul lato N, la scalinata
d’accesso con il protiro d’ingresso ed una serie di corpi di fabbrica annessi alla chiesa (i quali
insistono sulle strutture preesistenti dell’insula e del moenianum augusteo)
303
.
Tra i battisteri del V secolo si segnala quello di Sant’Anastasia, datato intorno al 403 e
noto anch’esso dalle fonti, attribuito all’iniziativa di Longiniano, titolare della Praefectura Urbi
dal 400 al 402
304
. È probabile che Longiniano sia uno dei corrispondenti di Agostino, di tendenze
neo-platoniche; la sua conversione al cristianesimo deve essere avvenuta prima della costruzione

302
Cfr. CERRITO 2011, p. 355; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 116. “ugll elemenLl ancora vlslblll prlma dell'lnLervenLo
settecentesco, cfr. CERRITO 2011, pp. 356-361.
303
Cfr. supra.
304
Cfr. CECCHELLI 1985, p. 304, nota 54; CERRITO 2011, p. 24, che cita una terza iscrizione raccolta nella silloge
dell'Itinerarium Laureshamense.
66
del battistero
305
. Il battistero di S. Anastasia, collocato in una posizione strategica nel cuore
politico-amministrativo della città, si pone nell’ambito del fenomeno dell’incremento del numero
degli edifici battesimali nelle chiese titolari nel V secolo, e potrebbe essere il più antico impianto
battesimale finora noto in un titolo romano
306
.
Vista l’anomala lunghezza della navata meridionale rispetto a quella maggiore, è
ipotizzabile che in questo punto possa trovare collocazione l’ambiente del battistero, di cui non si
trova però traccia; se così fosse questo apparterrebbe al gruppo dei battisteri annessi all’edificio
di culto (un elemento a favore dell’ipotesi potrebbe essere proprio la figura di Longiniano,
personaggio che doveva avere la disponibilità economica necessaria per edificare un impianto
battesimale di una certa importanza, se pur non autonomo); caduto in disuso e non più restaurato,
forse per il passaggio alla pratica dell’aspersione o per il ridimensionamento dell’importanza
della chiesa, l’ambiente dovette essere dapprima dismesso e poi dimenticato, fino ad essere
obliterato dai corpi di fabbrica annessi alla chiesa nei secoli successivi.













305
Cfr. CECCHELLI 1985, p. 300. Su Longiniano, cfr. CERRITO 2011, pp. 351-352, nota 25; JOHNE 2012, in
http://referenceworks.brillonline.com.
306
Cfr. CERRITO 2011, p. 352. Sulla questione del potenziamento del ruolo del titulus con la creazione di un
battistero, cfr. CECCHELLI 2009, pp. 44-45, nota 24.
67
2.1.3. Santa Cecilia in Trastevere
La basilica di Santa Cecilia viene edificata nel V secolo sulle strutture preesistenti di
un’insula del II secolo d. C., in un contesto abitativo e commerciale, nel cuore della popolare
regione trasteverina, composto da isolati di abitazione
307
; l’insula, dotata di ambienti per lo
stoccaggio di derrate alimentari aride, comprendeva anche un balneum termale, legato
quest’ultimo, secondo la Passio Caeciliae, al martirio della santa
308
[Fig. 23].

Figura 23. Santa Cecilia in 1rastevere. Þ|anta de| rest| de||'insula traianea del II secolo (da PARMEGIANI, PRONTI 1997).

307
CuesL'ulLlma a sua volLa rluLlllzzava le sLruLLure dl una domus del II secolo a. C.. Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 2003, pp.
391-392; MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 192. Cfr. OLIVA 2004, pp. 3, 42-43. In un ambiente collocato tra il
lato destro della basilica e la cappella del Cardinal Rampolla, è venuto alla luce un tratto di strada basolata romana,
orientata in senso N-S, parallelamente alla Via Portuense (cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1069; PARMEGIANI, PRONTI
2003, p. 392).
308
Sul complesso degli horrea, compreso tra la Via Campana-Portuensis (odierne Via di S. Michele-Via di S. Cecilia)
e la strada parallela che correva a N (odierna Via Anicia), cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 192. Cecilia
sarebbe stata condannata ad essere soffocata dai vapori del balneum della propria casa; sopravvissuta
mlracolosamenLe per l'lnLervenLo dl un angelo, fu condannaLa alla decaplLazlone, a quesLo punLo l'auLore della
Passio introduce nella narrazione un periodo di tre giorni in cui la santa è in stato di coma; tale pausa serve per dar
modo al pontefice Urbano I (222-230) dl presLarle l'ulLlmo conforLo ed ln Lale occaslone, Cecllla, LornaLa
temporaneamente lucida, donò la sua casa e le sue proprietà alla Chiesa di Roma. Tale espediente serve solo a
glusLlflcare la proprleLa eccleslasLlca sull'area su cul sorse la baslllca del v secolo. Cfr. CECCHELLI 2003, p. 344;
PARMEGIANI, PRONTI 1997, pp. 1069-1070; OLIVA 2004, p. 3 e sulla Passio Caeciliae, Idem, pp. 4, 5, 48.
68
Nel corso del IV secolo, l’associazione tra un titulus ed un battistero non è così scontata e i
tituli più antichi spesso non comprendono affatto dei fonti battesimali; ad essi infatti erano
affidate l’assistenza spirituale e materiale dei fedeli, la loro preparazione dottrinale e catechetica
e la cura dei cimiteri di loro competenza, ma non l’amministrazione del sacramento
309
.
Passata in proprietà della chiesa di Roma, la prima testimonianza letteraria dell’esistenza
del titulus si trova nel Martyrologium Hieronymianum, della fine del V secolo, dove si legge
Romae transtibere Caecilii
310
; è ipotizzabile che l’edificio paleocristiano fosse una basilica a tre
navate con abside, nota come Titulus Caeciliae, in base alle sottoscrizioni dei suoi presbiteri alla
sinodo romana del 499 e al concilio del 595
311
; il Liber Pontificalis attesta che nella basilica fu
catturato il Papa Vigilio (537-555), per poi essere deportato in Oriente, nel 545
312
[Fig. 24].

309
Cfr. CECCHELLI 1985, p. 294.
310
Cfr. OLIVA 2004, p. 4.
311
Martianus Presbyter tituli sanctae Caeciliae (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 236). Bonifacius Presbyter tituli Caeciliae
(Idem, VIII, col. 237). Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 95. Sul Concilio Romano del 595, cfr. MANSI 1960, X,
coll. 475-478. Cfr. anche CECCHELLI 1985, p. 303; CECCHELLI 2003, p. 344; OLIVA 2004, pp. 3-4; PARMEGIANI, PRONTI 2003,
p. 393.
312
Quo audito, Augusta (Theodora) misit Anthemum scribonem cum iussiones suas cum virtutem maiorem ad
Romam dicens: «Excepto in basilica sancti Petri parce. Nam si in Lateranis aut in palatio, aut in qualibet ecclesia
inveneris Vigilium, mox inposito in navem perduc eum usque ad nos. Nam per viventem in saecula excoriari te
facio». Qui Anthemus scribon veniens Romae invenit eum in ecclesia sanctae Ceciliae X kalendas decembris: erat
enim die natalis eius. Et munera eum erognatem ad populum, tentus est et deposuerunt eum ad Tiberim; miserunt
eum in navem. Plebs et populus sequebatur eum, adclamantes ut orazione a beo acciperent. Data oratione
respondit omnis populus: «Amen»; et mota est navis. Videntes Romani quod movisset navis in qua sedebat Vigilius,
tunc coepit populus iactare post eum lapides, fustes, caccabos, et dicere: «Famis tua tecum! Mortalitas tua tecum!
Male fecisti Romanis, male invenias ubi vadis». Et quidem amatores eius secuti eum sunt de ecclesia (Liber
Pontificalis, I, p. 297); il racconto prosegue con la sosta in Sicilia, in civitate Catinense (Catania), e con il soggiorno
tormentato di Vigilio a Costantinopoli, con la morte del papa, avvenuta ancora una volta in Sicilia, a Siracusa (Idem,
I, pp. 297-299). Cfr. OLIVA 2004, p. 4.
69

Figura 24. Santa Cecilia in Trastevere. Pianta dello scavo al di sotto del pavimento della chiesa; il retinato obliquo indica la
pianta della chiesa pascaliana de| Ik seco|o, || punt|nato |nvece de||m|ta |a zona de||'insula traianea di II secolo, con il
battistero paleocristiano (da PARMEGIANI, PRONTI 2004).
70
Un’altra testimonianza epigrafica è data dall’iscrizione presente su una fistula plumbea,
recante la menzione della proprietà della condotta facente capo ai tituli di S. Cecilia e di S.
Crisogono
313
[Fig. 25].

Figura 25. Santa Cecilia in Trastevere. Fistula plumbea inscritta, recante la menzione della proprietà congiunta dei tituli di S.
Cecilia e di Crisogono al momento dello scavo (foto G. CIRSONE).
La denominazione del titulus è attestata anche in un’epigrafe funeraria, quella di Teodoro
di Bisanzio, sepolto nella basilica e datata al 638; nella lastra è menzionato Vittore,
archipresbyter tituli sanctae Caeciliae
314
.
Nella basilica fu ordinato presbitero il futuro Stefano III (768-772), da papa Zaccaria (749-
751)
315
e nella stesso luogo fu eletto papa
316
. Sotto Leone III (795-816) la basilica del V secolo,

313
ll LesLo dell'lscrlzlone reclLa: + Þ[R]E[SBY]T[ER] (…) “[An]C[1]C‘V[M] CHRYS[O]G[ONI] ET CEC[ILIAE] (cfr. OLIVA
2004, p. 44; PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1070; PARMEGIANI, PRONTI 2003, pp. 394-395).
314
Cfr. OLIVA 2004, p. 4.
315
Quem postmodum dominus Zaccharias papa ex ipso abstollens monasterio, in Lateranensi patriarchii cubicolo
esse praecepit, eumque postmodum presbite rum in titulo beatae Ceciliae consecravit (Liber Pontificalis, I, p. 468).
316
[…] pergentesque in titulo beate Ceciliae, in quo presbiter existens spiritalem degebat vitam, eum pontificem
elegerunt (Liber Pontificalis, I, p. 471).
71
indicata come titulus, doveva essere ancora in buono stato, se il pontefice si limitò a donare una
vestis de stauracio e una corona ex argento
317
.
La basilica del V secolo, dotata di un battistero annesso
318
, rimase in piedi fino al IX
secolo; infatti un intervento di ricostruzione si ebbe, stando al Liber Pontificalis, all’epoca di
Pasquale I (817-824), il quale cepit construere la basilica, mantenendo però inalterata la pianta
paleocristiana
319
; sotto il suo pontificato furono rinvenute e traslate le reliquie di Cecilia dalla
Catacomba di Callisto; le reliquie della martire, insieme a quelle dei suoi compagni di martirio
Tiburzio, Valeriano e Massimo, furono deposte provvisoriamente nella ‘cappella delle reliquie’
ricavata nel battistero, per poi essere collocate sotto l’altare maggiore
320
.
La chiesa pascaliana presenta molte affinità con le chiese di S. Maria in Domnica e di S.
Prassede, costruite dallo stesso Pasquale I, presentando una classica pianta basilicale trinave, con
le navate scandite da tredici arcate rette da colonne, ed altrettante finestre che si aprivano nei
muri di sopraelevazione della navata centrale; l’abside semicircolare, dotato di tre finestre, era
decorato con un mosaico, molto rimaneggiato ma visibile ancora oggi; sotto l’abside si trovava la
cripta semianulare, con la camera per le reliquie, in corrispondenza dell’altare maggiore
321
. Allo

317
Et in titulo sanctae Ceciliae fecit vestem de stauraci (Liber Pontificalis, ll, p. 11). […] immo et in titulo beatae
Ceciliae instar fecit coronam ex argento, pensantem libras X et unciam I (Idem, II, p. 21). Anche nella basilica di S.
Cecilia sono presenti murature in laterizio a filari ondulati tipiche del periodo compreso tra Leone III e Sergio II,
come già a S. Anastasia al Palatino (cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 166, nota 44; su S. Anastasia, cfr.
supra). Cfr. OLIVA 2004, p. 4.
318
Cfr. infra.
319
Christi namque omnipotentis domini famulus et praenominatus pontifex maximam Dei ecclesiarum curam et
sollicitudinem praevidendo indesinenter gerens, quadam dum die orationis studio ad sanctae Dei virginis Christique
martyris Ceciliae ecclesiam adveniret, nimio iam quassata senio eiusdem ecclesiae menia et iam a fundamentis
ruitura videns, quae per olitana tempora defectu vetustatis marcuerant et pene ruinis confracta, diu antiquitus
lacerata manebant, dato studio operis in loco eodem magnifico opere novam construere ecclesiam cepit et
perficere satis meliorem quam fuerat studuit (Liber Pontificalis, II, pp. 55-56). Cfr. anche CECCHELLI 2003, p. 344;
OLIVA 2004, p. 6; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 95.
320
Quod tribuente Deo, dum sollicite quereret, repperit in cimiterio Praetextati, situm foris portam Appiam, aureis
illud vestitum indumentis, cum corpore venerabilis sponsi Valeriani, pariterque et linteamina martirii illius sanguine
plena, quando ab impio percussa carnifice Christi domini martyr est regnantis in saecula consacrata. Quibus et
linteaminibus sanguis sanctae martyris abastersus, involuta ad pedes illius corporis sacratissimo cruore plena, de
trina carnificis percussione reperta sunt. Quae cuncta suis pertractans minibus collegit et cum magno honore infra
muros huius Romanae urbis in ecclesia nomine ipsius sanctae martyris dedicata, ad laudem et gloriam
omnipotentis Dei, eiusdem virginis corpus, cum carissimo Valeriano sponso atque Tyburtio et Maximo martyribus,
necnon Urbano et Lucio pontificibus, sub sacrosancto altare collocavit (Liber Pontificalis, II, 56). Questa descrizione
dell'inventio e della traslatio delle reliquie di Cecilia, dei suoi compagni di martirio e delle spoglie dei papi Urbano e
Lucio, è preceduta dal racconto della visione avuta da Pasquale II, nella quale la martire lo invita a cercare i suoi
resti mortali ed a portarli nella chiesa da lui costruita. È ipotizzabile che tale episodio serva al compilatore del Liber
Pontificalis per introdurre e in qualche modo glusLlflcare l'lnLervenLo radlcale dl Þasquale ll sulla baslllca dl v
secolo. Cfr. anche OLIVA 2004, p. 6.
321
Cfr. OLIVA 2004, p. 6.
72
stesso papa si devono il mosaico della conca absidale
322
e la costruzione o rifondazione del
monastero delle SS. Agata e Cecilia, iuxta ipsius ecclesiam, ai monaci del quale era affidato il
servizio liturgico nella basilica
323
. Gregorio IV (827-844) dota invece la basilica pascaliana di
una vestis de fundato, con aquilas et grifos ricamati
324
. Un ulteriore intervento di rifacimento si
ebbe intorno al 1110, con la costruzione del campanile e del portico all’epoca di Pasquale II
(1099-1118); un’intenza attività edilizia, ancora a carico del campanile, del portico e del lato
destro della basilica si ebbe tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, mentre nel 1283 fu posto
in opera il baldacchino o ciborio in stile gotico, opera di Arnolfo di Cambio
325
; pochi anni dopo
invece, Pietro Cavallini realizza il ciclo di affreschi nel coro sulla controfacciata della chiesa
326
.
La basilica è in seguito menzionata nel Liber Pontificalis solo attraverso i suoi cardinali
titolari
327
.
Precocemente è attestata una vasta necropoli che si estendeva nei dintorni e all’interno
della basilica, oltre che lungo il tracciato della Via Portuensis; da vecchie indagini di scavo si
rileva la presenza ad esempio di due sepolture a cassone, rinvenute una all’interno dell’atrio della

322
Qui sanctissimus praesul, amore venerandorum sanctorum fecit in ornamentis ipsius ecclesiae absidam musibo
opere decoratam […] (Liber Pontificalis, II, p. 57). Il compilatore del Liber Pontificalis continua enumerando i
donativi in metalli preziosi del pontefice alla basilica (Idem, II, pp. 57-58; p. 60, a proposito di una conca ex argento
in cui riporre il capo della martire; p. 62, riguardo una vestis de chrisoclabo, ricamata con storie della Resurrezione
di Cristo). ll mosalco rafflgura ll CrlsLo benedlcenLe 'alla laLlna', coronaLo dalla mano del Þadre e con lndosso vesLl
dorate bordate di porpora; a destra e a sinistra rispettivamente Pietro con le chiavi del cielo e Paolo con il libro
(simbolo della sapienza), entrambi con indosso vesti bianche bordate di porpora; sulla sinistra il gruppo costituito
da Pasquale I, che reca il modellino della basilica, ritratto col nimbo quadrato dei viventi, introdotto da Cecilia in
vesti dorate; sulla destra invece sono ritratti Valeriano, sposo di Cecilia, e Agata, titolare del monastero sorto
presso la basilica; due palme paradisiache (di cui quella di sinistra con una fenice) chiudono la composizione del
catino absidale; il registro inferiore raffigura due teorie di sei agnelli per lato, le quali escono dalle due città di
Cerusalemme e 8eLlemme (l'anLlca e la nuova alleanza), convergendo al cenLro verso l'Agnus Dei nimbato, che
poggla le zampe sul monLe del Þaradlso 1erresLre, dal quale sgorgano l quaLLro fluml dell'Lden (cfr. OLIVA 2004, p.
30; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 96-97).
323
Pro quorum sanctorum honore videlicet et optulatione construxit monasterium in honore sanctarum virginum
seu martyrum Agathae et Ceciliae iuxta ipsius ecclesiam, in loco qui dicitur Colles iacentes, in quo et monachorum
Deo serventium congregationem pro cotidianis ludibus in praefato titulo sanctae Ceciliae die noctuque omnipotenti
Domino decantandis constituit (Liber Pontificalis, II, p. 57). Un monastero femminile presso S. Cecilia doveva già
eslsLere però sln dal vll secolo, ln base ad un'eplgrafe sepolcrale che menzlona una abbatissa. Cfr. sul monastero,
MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 95, nota 189; OLIVA 2004, p. 6.
324
Verum etiam fecit in ecclesia beate Ceciliae martyris vestem de fundato, habentem aquilas et grifos, cum
periclisin de olovero (Liber Pontificalis, II, p. 77).
325
Cfr. OLIVA 2004, pp. 8, 32-33; PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1071; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 395; ZEPPEGNO,
MATTONELLI 1990, pp. 95, 96.
326
Sugli affreschi, cfr. OLIVA 2004, pp. 33-41.
327
nell'Index nominum personarum et locorum del terzo volume del Liber Ponticalis, il Duchesne ha inserito nella
voce Caeciliae S. titulus, i rimandi ai cardinali titolari (cfr. Liber Pontificalis, III, p. 259).
73
chiesa e l’altra in una cantina adiacente, dotate entrambe di tituli funerari e databili tra la seconda
metà del VI e il VII secolo
328
.
La chiesa altomedievale, presso la quale già dal VI secolo si era stabilita una comunità
monastica, rimase in uso fino al XVI secolo; nel convento adiacente, vengono effettuati grossi
lavori ad opera della badessa Maria Magalotti, i quali comportano anche la costruzione o il
rifacimento del lato sinistro dell’atrio; nel 1599, il Cardinale Titolare Paolo Emilio Sfondrati
(1591-1618) effettuò lavori di rifacimento sull’edificio nelle forme barocche visibili ancora oggi;
in occasione di questi lavori furono ribassato il tetto e riprogettata la zona dell’altare, con
l’inventio del sarcofago di Cecilia e la collocazione della statua della santa, opera di Stefano
Maderno
329
.
Altri lavori furono compiuti dal Cardinale Francesco Acquaviva d’Aragona (1709-1724),
che costruì una cappella, oltre a sostituire il pavimento cosmatesco della navata centrale con uno
in cotto e porre in opera il soffitto ligneo
330
; allo stesso cardinale si devono la modifica della
forma delle finestre delle navate e della facciata ed il rifacimento barocco di quest’ultima, la
costruzione di una volta a botte nel portico e i ‘matronei’ o ‘coretti’ che permettevano alle
monache di assistere alle celebrazioni
331
. Negli anni 1741-1742, Ferdinando Fuga ebbe l’incarico
di risistemare l’atrio, costruendovi la facciata esterna che si vede ancora oggi
332
.
In seguito nel 1830, il cardinale Giorgio Doria Pamphilj Landi (1818-1837) incassò le
colonne delle navate entro pilastri a croce, la staticità delle quali era stata minata
dall’abbassamento del tetto nel secolo precedente
333
. Al Cardinale Mariano Rampolla del
Tindaro (1887-1913), si deve la costruzione della cripta a sala in stile medievale sotto il
presbiterio, oltre alla sistemazione della cripta semianulare ed al rifacimento della
pavimentazione della basilica; con lui iniziano le indagini archeologiche, affidate a Pietro
Crostarosa, mirate all’individuazione della primitiva basilica di V secolo, della quale però non si
trovò traccia
334
.

328
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 120. Le indagini di scavo hanno portato al rinvenimento di un
LracclaLo sLradale lungo l'aLLuale vla Anlcla, parallelo alla Via Portuensis (cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1069).
329
Cfr. OLIVA 2004, pp. 8, 28-29; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 96.
330
Cfr. OLIVA 2004, p. 8; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 96.
331
Cfr. OLIVA 2004, pp. 8-9; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 96.
332
Cfr. OLIVA 2004, p. 9. “ulla facclaLa esLerna e sull'aLrlo, cfr. OLIVA 2004, pp 10-11; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p.
96.
333
Cfr. OLIVA 2004, p. 9; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 96.
334
Cfr. OLIVA 2004, p. 9; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 391; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 98. Sulla cripta, cfr. OLIVA
2004, pp. 45-47.
74
Sullo stesso lato N della basilica furono costruite, sfruttando gli ambienti del balneum, la
Cappella Ponziani (cappella funeraria della famiglia cui apparteneva S. Francesca Romana,
affrescata dal Pinturicchio nel periodo 1485-1490), la quale insiste sul tepidarium
335
; la Cappella
di Santa Cecilia, che interessa l’area del calidarium dell’impianto termale e che ricalca il luogo
di una precedente memoria della martire, costruita nel 1599 dallo Sfondrati
336
; la Cappella del
Crocifisso, costruita nel XVII secolo per accogliere l’immagine di un crocifisso scoperto su una
casa del rione
337
; e la Cappella Rampolla, ultima in ordine di tempo
338
.
L’area a N della basilica, sulla quale insistevano le strutture dell’impianto termale di II
secolo d. C., vide il riutilizzo del frigidarium per la realizzazione del battistero; si tratta di una
grande aula absidata, caratterizzata da una parete meridionale più stretta, la quale dava a N su
una zona più ampia, e da una parete meridionale con due porte ai lati di un’esedra (quest’ultima
sormontata da una finestra) [Fig. 26].

Figura 26. Santa Cecilia in Trastevere. Pianta del battistero con le fasi principali: in linea obliqua le preesistenze riutilizzate; in
linea verticale la fase di cantiere di IV secolo, |n ret|co|ato |e strutture pert|nent| a||a fase d'uso de| batt|stero di V secolo; in
linea ondulata le strutture altomedievali del IX secolo (da PARMEGIANI, PRONTI 1997).
Dopo una prima fase di cantiere, databile al IV secolo, di cui si rinvengono poche tracce, si
ha il cambio di destinazione d’uso dell’ambiente, con l’obliterazione della vasca rettangolare e

335
Cfr. OLIVA 2004, pp. 8, 21; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 97.
336
Probabilmente già dal V secolo esisteva una memoria, ambiente in cui veniva ricordato il martirio della santa; al
momento della costruzione della cappella nel XVII secolo, si decise di rispettare e sacralizzare il luogo in cui si
trovava lo strumento del martirio di Cecilia: infatti le indagini archeologiche hanno portato al rinvenimento di un
samovar, un bacile in bronzo, incassato nel pavimento ed in comunicazione con il piano del praefurnium delle
Lerme, che servlva per scaldare l'acqua producendo vapore. Cfr. anche CECCHELLI 2003, p. 344, nota 38; OLIVA 2004,
pp. 18-20; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 394; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 97.
337
Cfr. OLIVA 2004, p. 17.
338
Cfr. OLIVA 2004, p. 23.
75
della vaschetta semicircolare dell’ambiente M, la chiusura di una delle due porte, la realizzazione
di una parete in laterizi, che andava a separare l’ambiente in due vani
339
; in quello più grande si
ha la realizzazione di un fonte battesimale a profilo mistilineo a sei punte all’esterno e circolare
all’interno, poggiante su una platea di fondazione circolare, con un rivestimento in lastre di
marmo, tra il V ed il VI secolo; il fonte è dotato di canali di adduzione e di scolo e di un
descensus
340
[Fig. 27].

Figura 27. “anta Cec|||a |n 1rastevere. Ionte battes|ma|e: a||'|nterno de||a vasca sono v|s|b||| |a fase d| V seco|o, |nd|cata da||e
tracce in negativo delle lastre di rivestimento, ed il rialzamento del XII in opera laterizia (foto G. CIRSONE).
L’ingresso del battistero, costituito da un triforio, si trovava sul lato E dell’ambiente e
conduceva verso il balneum, distante appena 8 m ed è ancora parzialmente visibile
341
. Il vano
rettangolare, in cui si trovava la vasca obliterata nel IV secolo, viene adattato ad ospitare il
consignatorium, ambiente deputato all’unzione post-battesimale, la confirmatio.

339
Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1069; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 392.
340
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 344; OLIVA 2004, pp. 43-44; PARMEGIANI, PRONTI 1997, pp. 1069, 1070; PARMEGIANI, PRONTI
2003, pp. 392-393. La vasca ha un diametro interno di 2,90 metri, un diametro esterno di 3,90 metri, la sommità
del fonLe e 0,30 m al dl sopra del pavlmenLo ed ha un'alLezza dl 1 meLro dal plano del fonLe (cfr. BRANDT 2012b, pp.
141, 142; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 392). Il descensus, composto di due scalini sembrerebbe non essere
contemporaneo alla costruzione del fonte, ma assegnabile ad una ristrutturazione successiva (cfr. PARMEGIANI,
PRONTI 1997, p. 1070).
341
Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, pp. 1069-1070; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 392.
76
Contestualmente allo scavo del battistero, per il quale N. Parmegiani e A. Pronti
propongono una datazione al V secolo, è stata rinvenuta anche un’architrave romana di
reimpiego, frammentata in tre parti, sulla quale è incisa un’iscrizione pertinente al sacramento
del battesimo
342
; al V-VI secolo, periodo al quale è stata datata l’epigrafe, si assegnano anche
frammenti di arredo liturgico e ed elementi architettonici in marmo
343
[Fig. 28].

Figura 28. Santa Cecilia in Trastevere. Architrave romana di reimpiego, frammentata in tre pezzi, sulla quale si trova
|'|scr|z|one pert|nente a| sacramento de| battes|mo (foto G. CIRSONE).
Nel VI secolo la piccola esedra del lato settentrionale del battistero viene tamponata con
una muratura, al fine di rettificare il profilo dell’ambiente; l’area esterna viene sistemata
interrando l’esedra fino alla quota della finestra che si apriva in quest’ultima; sugli interri viene
infine posta in opera una pavimentazione in lastre marmoree di reimpiego
344
. In un momento

342
FONS SACER EST FIDEI QUI CULPAS ABLUIT OMNES // TINGUIMUR HOC QUISQUIS INCIPIT ESSE NOVUS (cfr.
OLIVA 2004, p. 44; PARMEGIANI, PRONTI 1997, pp. 1070-1071; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 393). Iscrizioni simili non
sono rare nel baLLlsLerl, basLl pensare al versl lnclsl sull'archlLrave del colonnaLo lnLerno del 8aLLlsLero LaLeranense
da “lsLo lll, o all'lscrlzlone meLrlca che correva sulle pareLl lnLerne del 8aLLlsLero dl “. Clovanni alle Fonti a Milano,
opera di Ambrogio (cfr. supra).
343
Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1071.
344
Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1070; PARMEGIANI, PRONTI 2003, pp. 393-394.
77
successivo a questi interventi, l’interno della parete settentrionale viene decorato con affreschi
recanti un motivo a velaria
345
[Fig. 29].

Figura 29. Santa Cecilia in Trastevere. Battistero paleocristiano: resti degli affreschi con motivo a velaria del VI secolo sulla
facc|ata |nterna de| muro settentr|ona|e de||'amb|ente (foto G. CIRSONE).
Nel IX secolo nel battistero vennero depositate provvisoriamente le spoglie di Cecilia e dei
suoi compagni di martirio, ed è questo il primo cambiamento d’uso del battistero con l’inizio
della funzione devozionale accanto a quella battesimale; la parete meridionale dell’ambiente fu
ricostruita con un muro a filari ondulati di mattoni, dotato di tre fenestellae confessionis, le quali
permettevano di venerare le reliquie dall’interno del battistero
346
. Il piccolo ambiente che si
veniva a creare, per il quale si è proposta l’interpretazione come ‘camera per reliquie’, era isolato
ed accessibile solo dalla parete E, per mezzo di una porta non conservatasi
347
. È probabile che in
questo periodo il battesimo fosse già amministrato per aspersione e quasi esclusivamente agli

345
Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1070; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 394. Cfr. infra anche i resti di affreschi con lo
stesso motivo rinvenuti a San Marcello al Corso.
346
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 166, nota 44; PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1070; PARMEGIANI, PRONTI
2003, p. 394.
347
Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 394.
78
infanti, secondo quanto riportato negli Ordines Romani
348
. Una nuova decorazione, sempre con
motivo a velaria si sovrappone a quella più antica di VI secolo e si inserisce perfettamente nei
lavori di ristrutturazione della fase pascaliana
349
[Fig. 30].

Figura 30. Santa Cecilia in Trastevere. Battistero paleocristiano: affreschi con motivo a velaria, realizzati contestualmente
alle ristrutturazioni del IX secolo (foto G. CIRSONE).
L’uso del battistero, senza modifiche sostanziali nella pianta, salvo il muro di IX secolo,
permane almeno fino al XII-XIII secolo, momento in cui si ebbe un rialzamento del piano
pavimentale, portato alla quota del pavimento della basilica pascaliana
350
; conseguentemente
anche il fonte battesimale fu rialzato, spogliando le lastre del rivestimento interno e
ricollocandole sulle murature di XIII secolo; ciò comportò anche il rialzamento del piano d’uso
del fonte, rifatto in cocciopesto, e l’adattamento dei canali di scolo
351
; anche nella fase

348
Cfr. supra.
349
Cll affreschl dl lx secolo sl conservano per un'alLezza dl 1,33 meLrl (cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1070;
PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 394).
350
La datazione del rialzamento del fonte al XII secolo o ai primi anni del XIII secolo è confermata anche dalla
ceramlca rlnvenuLa nell'lnLerro Lra ll plano dl v secolo ed ll plano medlevale ln cocclopesLo (cfr. PARMEGIANI, PRONTI
1997, pp. 1071, 1072; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 395).
351
Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, pp. 1070, 1071; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 395. Sotto il piano medievale in
cocciopesto sono state rinvenute alcune deposizioni in connessione anatomica (Idem, p. 396).
79
tardomedievale, il fonte mantenne comunque la stessa pianta, ma è possibile che sia stato
progressivamente dismesso, ricadendo non più nell’area della basilica, aperta ed accessibile al
pubblico, ma nel complesso del monastero di clausura
352
; l’ambiente invece fu ripavimentato con
un piano in cocciopesto lisciato in superficie, rinvenuto a contatto con la vasca battesimale
353

[Fig. 31].

Figura 31. “anta Cec|||a |n 1rastevere. 8att|stero pa|eocr|st|ano: ne||'|mmag|ne sono v|s|b||| |e fas| p|ù tarde de||'amb|ente,
tardomedievali e moderne, sovrapposte a quelle precedenti (foto G. CIRSONE).
La dismissione definitiva del fonte battesimale, e quindi del battistero stesso, si ebbe nel
1528, con il taglio del piano del fonte per l’alloggiamento di una sepoltura femminile
354
[vedi
Fig. 27]; la trasformazione del battistero in cappella delle reliquie, con la sostituzione definitiva
della funzione battesimale con quella devozionale, si ebbe con i lavori del 1599-1600 del
Cardinale Sfondrati; a questa fase si datano le sepolture che vanno a tagliare la pavimentazione

352
È infatti poco probabile che si potesse amministrare il battesimo, elemento che fa parte della cura animarum di
una chiesa aperta al territorio circostante, in un monastero di clausura, per sua natura chiuso al mondo esterno.
Cfr. anche CECCHELLI 2003, p. 344.
353
Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 396.
354
L posslblle che la Lomba fosse sLaLa collocaLa ll ln rlcordo dell'lmporLanza che l'amblenLe aveva rlvesLlLo ln
passato; la memoria della funzione battesimale, ininterrotta dal V al XVI secolo, doveva essere ancora ben
presente nel 1528. Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1071; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 395.
80
medievale in cocciopesto
355
; crollata con il terremoto del 1703, la cappella fu parzialmente
ricostruita nelle forme attuali dal Cardinale d’Acquaviva
356
.





















355
Cfr. PARMEGIANI, PRONTI 1997, p. 1071; PARMEGIANI, PRONTI 2003, p. 396.
356
Cfr. OLIVA 2004, p. 22; PARMEGIANI, PRONTI 2003, pp. 394, 395; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 98.
81
2.1.4. San Clemente
La basilica di San Clemente viene edificata nel primo quarto del V secolo
357
, obliterando
un edificio a destinazione produttiva d’età imperiale
358
; l’edificio ecclesiastico si inserisce, in
maniera rappresentativa, all’interno del tessuto urbano preesistente senza stravolgere la
topografia dei luoghi
359
.
Nel pieno IV secolo, in un preesistente edificio ad aula
360
, si installa una chiesa cristiana
dedicata a Clemente, la quale, verso la fine del secolo o agli inizi di quello successivo, assunse
una pianta basilicale a tre navate con la costruzione di un’abside (quest’ultima provocò la
dismissione e la parziale obliterazione del mitreo che si trovava nell’edificio adiacente), un
nartece ed un atrio
361
[Figg. 32-33].

Figura 32. San Clemente. Area ad E del Colosseo: nella zona orientale, compreso tra le attuali Via Labicana e Via di S.
Giovanni in Laterano si colloca il complesso di S. Clemente; nella pianta sono riportate le preesistenze sulle quali insiste la
basilica (da GUIDOBALDI et alii 2004).

357
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 151.
358
“ulle preeslsLenze e sull'asseLLo Lopograflco della zona prlma della cosLruzlone della baslllca, cfr. GUIDOBALDI et
alii 2004, pp. 390-392. Cfr anche BOYLE 1989, pp. 9, 65-79; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 60.
359
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 92.
360
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 392. Cfr. anche BOYLE 1989, p. 10; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 60.
361
Sul mitreo, cfr. BOYLE 1989, pp. 9; GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 391-392; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 62; sulla
nascita del titulus, cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 392. Cfr. anche BOYLE 1989, pp. 10, 39, che riporta la data della
consacrazione della basilica al pontificato di Siricio (384-399); CECCHELLI 2003, p. 343; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990,
pp. 60, 61. Sul nartece ed il suo utilizzo da parte dei catecumeni, cfr. BOYLE 1989, p. 40.
82

Figura 33. San Clemente. Pianta della basilica paleocristiana (da GUIDOBALDI 2003).
Nel passaggio lastricato a N della basilica fu operato un rialzamento del piano d’uso, con la
stesura di una pavimentazione in opus sectile, la realizzazione di una vasca semicircolare e di un
bancale, e la stesura di pitture policrome sulle pareti
362
.
La vasca semicircolare, secondo una cauta ipotesi di F. Guidobaldi, potrebbe essere
interpretata come la prima installazione battesimale del titulus, precedente quindi il battistero del
VI secolo
363
[Fig. 34].

362
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 392-396.
363
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 410. Sul battistero, cfr. infra.
83

Figura 34. “an C|emente. Iase 4 de| s|to: ne||'area a N de||a bas|||ca sono v|s|b||| |a vasca sem|c|rco|are r|cavata ne| pav|mento
de| 'corr|do|o', rea||zzato su||'|nterro de||a fase precedente (da da GUIDOBALDI et alii 2004).
L’atrio della chiesa viene utilizzato a scopo funerario nell’altomedioevo, essendo attestato
un ‘corridoio’ con 16 formae in muratura sui lati, dotate di una copertura a cappuccina e disposte
su due file di 8 tombe per lato
364
.
Negli atti della Sinodo Romana del 499, sono presenti le sottoscrizioni di tre presbiteri di
S. Clemente
365
; nel VI secolo la basilica era affidata alla cura del presbitero Mercurio, il futuro
papa Giovanni II (533-535), al quale sono attribuiti il recinto della schola cantorum ed il ciborio

364
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 120.
365
Petrus Presbyter tituli sancti Clementis […], Urbicus Presbyter tituli sancti Clementis […], Servus Dei Presbyter
tituli sancti Clementis (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 236).
84
dell’altare, arredi liturgici oggi ricollocati nella basilica del XII secolo
366
; tali arredi vanno
inseriti nella fase decorativa del VI secolo, che vide oltre agli arredi anche la stesura della
pavimentazione in opus sectile tessellato marmoreo nella basilica
367
.
Nel VI secolo si ebbero altri importanti interventi, che portarono all’ingrandimento della
basilica, a spese del terrapieno e del muro di terrazzamento del Colle Oppio; nella parte E del
terrapieno, sterrato per oltre 1 metro, fu realizzato, all’altezza del nartece, un altro ambiente
quadrangolare con un vano annesso, il secretarium, collegato al nartece stesso tramite una
scalinata; la pavimentazione di questo ambiente era resa con stesure musive in opus sectile, che
disegnava un motivo a croce, su un fondo a grandi tasselli policromi di marmo
368
.
Subito ad W di quest’ultimo e con esso comunicante era stato ricavato il lavacrum, una
sorta di servizio igienico, dotato di canalette funzionali al deflusso dell’acqua e almeno in origine
di un pavimento ligneo sopraelevato rispetto al piano dell’ambiente
369
[Fig. 35].

366
Cfr. BOYLE 1989, pp. 20, 24.
367
Cfr. Liber Pontificalis, I, p. 285, nota 1. Cfr. anche BOYLE 1989, p. 55; GUIDOBALDI et alii 2004, p. 398; ZEPPEGNO,
MATTONELLI 1990, p. 63.
368
Si tratterebbe del primo esempio di secretarium rinvenuto a Roma (cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 398). Sulle
preesistenze nella zona del secretarium, datato in base ai reperti ceramici al VI secolo, cfr. GUIDOBALDI et alii 2004,
pp. 400-401.
369
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 403.
85

Figura 35. “an C|emente. Iase S de| s|to: ne||'area a N de||a bas|||ca sono v|s|b||| || batt|stero pa|eocr|st|ano d| VI seco|o, ||
consignatorium, il sacretarium e |'att|guo lavacrum; questi ambienti sono collegati alla basilica tramite la porta che da sul
'corr|do|o' pavimentato in opus tessellatum (da da GUIDOBALDI et alii 2004).
Il passaggio basolato K, trasformato in cortile con fontana, vide il rialzamento del piano
d’uso con la stesura di una pavimentazione in opus tessellatum, e l’obliterazione della vasca
semicircolare, portando tutto l’ambiente alla quota del pavimento in sectile
370
[Fig. 36].

370
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 392-396.
86

Figura 36. “an C|emente. Area a N de||a bas|||ca: 'corr|do|o' |astr|cato, ne| cu| p|ano fu ricavata la vasca semicircolare (da
GUIDOBALDI et alii 2004).
87
Nella parte W del terrapieno, alla quota della nuova pavimentazione, fu realizzato un
battistero annesso, a pianta quadrangolare absidata (nelle piante delle relazioni di scavo indicato
come G1-G2)
371
; la grande vasca battesimale circolare all’interno e a forma di stella a sei punte
esternamente, è attestata anche in altri casi a Roma; essa aveva un rivestimento in fasce di
marmo bianco alternato a cipollino, così come il fondo; l’esterno era invece rivestito in maniera
omogenea con lastrine di marmo bianco; è probabile che le punte dell’esagono accogliessero le
basi delle colonne di un ciborio, ed il bordo della vasca tra le colonne fosse anch’esso rivestito di
marmo [Fig. 37].

Figura 37. San Clemente. Battistero paleocristiano: in pr|mo p|ano || fonte battes|ma|e, su||o sfondo a s|n|stra |'abs|de
de||'amb|ente e su||a destra |a n|cch|a rettango|are (da GUIDOBALDI et alii 2004).
L’abside dell’ambiente era in asse con il fonte secondo la direzione E-W
372
. L’ingresso,
anch’esso in asse con la vasca (ma nella direzione N-S) e che dava sul corridoio K, era costituito
da un’apertura trifora ad arco, o più probabilmente, secondo F. Guidobaldi, ad architrave o a
serliana
373
. Le pareti dell’ambiente erano invece rivestite di crustae marmoree ordinate secondo

371
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 396-398, 408. Le dlmenslonl dell'amblenLe sono: 7,10 x 9,30 m. Cfr. anche
BRANDT 2012b, p. 141.
372
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 408. F. Guidobaldi fornisce anche le dimensioni del fonte: diametro esterno 3,50
m; diametro interno 2,10 m; altezza dal pavimento 0,85 m; profondità della vasca 1,15 m (cfr. anche BRANDT 2012b,
p. 141). Per quanto riguarda i confronti si vedano i fonti battesimali di S. Cecilia (cfr. supra), S. Lorenzo in Lucina
(cfr. infra) e S. Marcello (cfr. infra), oltre alla vasca battesimale di Portus (cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 408).
373
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 408.
88
motivi geometrici; la pavimentazione era divisa in due settori: in lastre marmoree irregolari nella
zona della vasca, e a mosaico marmoreo a grandi tessere presso il muro N dell’ambiente
374
.
L’ambiente viene datato con certezza al VI secolo da F. Guidobaldi, ed inserito tra gli interventi
attribuibili al periodo in cui Mercurio ebbe modo di occcuparsi della basilica, anche come
papa
375
. Il battistero mantenne la sua funzione a lungo, come dimostrano i rattoppi nella
pavimentazione dell’ambiente, uno dei quali eseguito in relazione alla manutenzione del
condotto di deflusso della vasca
376
.
Ad E del battistero, si trovava un piccolo vano rettangolare, interpretato come
consignatorium, comunicante con il corridoio K; l’ambiente presenta una nicchia a calotta,
rivestita di intonaco, realizzata nel muro settentrionale del vano; la pavimentazione è in lastre
irregolari di marmo, simile a quello del battistero
377
[Fig. 38].

Figura 38. San Clemente. Consignatorium: nella foto è visibile la nicchia con copertura a calotta, tamponata da una muratura
altomedievale (da GUIDOBALDI et alii 2004).
Alla fine del VII o gli inizi dell’VIII secolo, furono eseguiti lavori sul lavacrum, al fine di
porre rimedio all’umidità dell’ambiente, interrando e poi ripavimentando con frammenti

374
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 396, 398, 409.
375
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 409.
376
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 410.
377
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 407.
89
irregolari di marmo, il piano originario, ma causando la dismissione della funzione primaria del
vano; nella parte N dell’ambiente furono inoltre ricavati un pozzetto per scarti alimentari ed una
vaschetta atta a contenere un contenitore rimovibile, datati all’VIII secolo in base ai reperti
ceramici
378
. Il consignatorium subisce una prima fase di abbandono, testimoniata da uno strato di
origine colluviale; su questo interro viene tagliata la vera di un pozzo circolare, coperto da due
lastre semicircolari di reimpiego; gli strati di scarico all’interno del pozzo hanno restituito
materiale di IX-X secolo
379
.
La basilica è citata direttamente nel Liber Pontificalis, sotto il pontificato di Adriano I
(772-795), sia per i restauri sul tetto in capriate lignee commissionati dal pontefice, sia perché
destinataria di un donativo di vela de stauracim seu tyrea, e di vela sirica, insieme a diverse altre
chiese titolari (per diversa titula) dell’Urbe (purtroppo non specificate)
380
. Leone III (795-816)
dona alla basilica una vestis de stauraci, una corona ex argento ed una vestis alba
381
. Gregorio
IV (827-844) dona invece una vestis de fundato
382
. Leone IV (847-855) invece dona una serie di
oggetti di arredo liturgico in metalli preziosi
383
.
La grande quantità di donativi indica che la basilica aveva una certa importanza
nell’altomedioevo e che non aveva bisogno di grossi lavori di restauro o rifacimento, i quali
sarebbero stati comunque menzionati nel Liber Pontificalis, ma solo della manutenzione

378
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 403.
379
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 407.
380
Item isdem sanctissimus pontifex fecit per diversa titula vela de stauracim seu tyrea, per unumquemque titulus
numero XX et linea XX; quae fiunt simul vela sirica numero CCCCXL (Liber Pontificalis, l, p. 304). […] Tectum vero
tituli beati Clementis, quae iam casurum erat et in ruinis positum, regionis tertiae, a noviter restauravit (Idem, I, p.
505). Cfr. sui restauri attribuiti a questo pontefice sulla basilica, MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 155.
381
Sed et in basilica beati Clementis veste de stauraci I, habente periclisi de chrisoclabo (Liber Pontificalis, II, p. 3).
[…] et in titulo beati Clementi martyris atque pontificis fecit coronam ex argento, pensantem libras XV (Idem, II, p.
20). Pariter et in ecclesia beati Clementi martyris atque pontificis veste alba cum chrisoclabo, habentem storiam
dominicae Resurrectionis seu Ascensionis, necnon et Pentecosten (Idem, II, p. 32).
382
Fecit etiam sanctissimum papa in ecclesia beati Clementis confessoris vestem de fundato cum leonibus et
periclisin de optabulo (Liber Pontificalis, II, p. 76).
383
Fecit etiam isdem beatissimus et clementissimus praesul in ecclesia beati Clementis martyris atque pontifici s
gabatas de argento purissimo numero VI, tres quidem filopares signochriste et duas etiam similitudinem palmarum
et unam interassi lem, quae est saxisca, pensantes simul laibras IIII (Liber Pontificalis, II, p. 122). In un altro passo
della biografia di Leone IV invece si legge: Item fecit praedictus praesul in ecclesia beati Clementis, martyris atque
pontificis, regnum qui pendet super altare maiore, ex auro purissimo scultile, sine gemmis, habentem in medio
crucem de auro cum gemmis fixis in eadem crucem, vitreas, V, et quae pendent, item vitrea, numero III, pensantes
exagia L (Idem, II, p. 125). Ed ancora: Fecit etiam beati Clementis martyris atque pontificis aquammanile de
argento, parium I, habentem in se sclaptum similitudo caput hominis cum vite, et alia historia, pensantem libras III
(Idem, II, p. 131). Cfr. sui restauri attribuiti a questo pontefice sulla basilica, MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004,
p. 155. Il riferimento alla donazione di un aquammanile de argento da parte di Leone IV potrebbe essere
lnLerpreLaLo come un segno evenLuale dell'avvenuLo camblamenLo del rlLo del baLLeslmo, dall'lmmerslone
all'asperslone, a meno dl non conslderare Lale oggeLLo connesso con ll lavagglo delle manl da parLe del sacerdoLe
prima di toccare le specie sacre.
90
ordinaria. Nel IX secolo, nel lavacrum fu posto in opera un nuovo pavimento, sostenuto da
muretti a secco, poi successivamente obliterato
384
.
Tra VII e IX secolo, fu più volte rifatto il paramento del muro meridionale del corridoio K,
corrispondente alla navata settentrionale della basilica, a causa dei continui cedimenti seguiti ai
lavori effettuati nel VI secolo
385
; nel X secolo, a seguito di una fase di abbandono dell’ambiente,
la pavimentazione fu tagliata da una serie di sepolture sia terragne che entro loculi murari; ciò
provoca il rialzamento del piano d’uso, fino alla dismissione dell’ambiente nell’XI secolo, in
base alla ceramica rinvenuta
386
.
All’altomedioevo si datano invece le pitture stese sulla preparazione in opus sectile dello
stipite W della trifora del battistero, rifatte e restaurate almeno fino all’XI secolo, momento in
cui è stato datato l’affresco della Madonna con Bambino in trono
387
; si potrebbe ipotizzare che la
decorazione pittorica sia un segno del lento mutamento di funzione dell’ambiente, nel quale,
come in altri battisteri romani, accanto alla funzione battesimale si era inserita anche quella
devozionale [Fig. 39].

384
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 403.
385
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 405.
386
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 405-406. Essendo il corridio K, un vano di collegamento diretto con il battistero,
anche in questo caso come a S. Croce, risulta rispettato il divieto della Sinodo di Auxerre (cfr. supra). Cfr. anche
CECCHELLI 2003, pp. 342, 356.
387
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 410. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 62. Cfr. invece BOYLE 1989, p. 42,
che lnvece lnLende l'affresco come un rlLraLLo dell'lmperaLrlce 1eodora (327-548), moglie di Giustiniano, opera di
un artista del VI secolo; secondo l'auLore, l'affresco sarebbe sLaLo rlLoccaLo per rappresenLare una Madonna con
Bambino nel corso del IX secolo.
91

Figura 39. “an C|emente. Affresco de||a Madonna con 8amb|no |n trono, rea||zzato su||o st|p|te d'|ngresso a| batt|stero, a|
momento della scoperta (da GUIDOBALDI et alii 2004).
Altomedievali, risalenti al IX secolo, sono anche le pitture realizzate sulle superfici
murarie venutesi a creare con il tamponamento delle aperture del nartece per motivi statici, dopo
il terremoto dell’847, quali il Giudizio particolare, la traslazione delle reliquie di Clemente dal
92
Vaticano alla basilica e l’affresco con il Miracolo del Mare d’Azov che reca nel registro inferiore
le figure dei committenti delle pitture, Beno de Rapiza e Maria Macellaria
388
[Fig. 40].

Figura 40. San Clemente. Affresco del Miracolo del Mar d’Azov: nel registro inferiore, ai lati del clipeo con il Cristo
bened|cente, s| trovano |e f|gure de| comm|ttent| de||'opera, 8eno de ‘ap|za e Mar|a Mace||ar|a, con | f|g|| e sulla destra la
tabula picta con la dedica (da BOYLE 1989).

388
Cfr. BOYLE 1989, pp. 47-50; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 61-62.
93
Si ricordano anche gli affreschi della navata destra della basilica paleocristiana, pertinenti
anch’essi all’altomedioevo, tra i quali il Martirio di S. Caterina d’Alessandria, quello della
Madonna con bambino in trono e quello del Giudizio Universale
389
. Un ciclo decorativo fu
realizzato, sempre nel IX secolo anche nella navata centrale, con gli affreschi dell’Ascensione o
Assunzione, che reca il ritratto di Leone IV con il nimbo quadrato, le Storie di Cristo, S.
Prospero d’Aquitania e le Storie di S. Alessio e l’affresco con Clemente e Sisinnio
390
; infine
nella navata sinistra troviamo l’affresco della Discesa al Limbo, con la figura del donatore con il
nimbo quadrato
391
.
Nel 1084, a seguito del saccheggio operato dalle truppe normanne di Roberto il Guiscardo,
sotto il pontificato di Gregorio VII (1076-1085)
392
, la basilica del IV secolo, ancora in piedi
sebbene con interventi di IX e X secolo, subì moltissimi danni, tanto che si decise di ricostruirla
integralmente; si giunge così all’attuale basilica medievale, anch’essa a tre navate con abside, la
quale sorge ad una quota più alta, obliterando completamente quella precedente; non si tratta di
un fenomeno isolato, ma va inserito in un contesto storico più ampio che vide i papi attivarsi per
il recupero, il risanamento e la ricostruzione integrale di edifici più antichi
393
. Prima di
obliterarlo, l’edificio paleocristiano fu spogliato di quanto poteva essere riutilizzato; fu così che
il recinto della schola cantorum fu asportato per poi essere ricollocato nella navata centrale
dell’edificio medievale
394
.
Le dimensioni della basilica medievale non sono identiche a quelle dell’edificio tardo
antico, dato che la parete destra dell’attuale basilica riutilizza le parete e gli archi della navata
centrale paleocristiana; ne consegue che l’edificio medievale è più piccolo di quello precedente,
quanto all’abside ed alla larghezza delle navate
395
. Al XII si datano il protiro d’ingresso che da
su Piazza di San Clemente e le mura in laterizi dell’atrio
396
; della fase medievale sono invece la
decorazione musiva dell’abside e la cathedra episcopalis
397
.
Alla fine dell’XI secolo nella basilica si riunì un’assemblea di cardinali, vecovi, diaconi,
maggiorenti della città (primores Urbis) e membri dell’amministrazione pontificia (primiscrinii

389
Cfr. BOYLE 1989, pp. 42-47.
390
Cfr. BOYLE 1989, pp. 50-58.
391
Cfr. BOYLE 1989, pp. 58-59.
392
Cfr. ll racconLo edulcoraLo dell'evenLo che sl Lrova ln Liber Pontificalis, II, p. 368. Cfr. BOYLE 1989, p. 11; ZEPPEGNO,
MATTONELLI 1990, p. 61.
393
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 398-399. Cfr. anche BOYLE 1989, pp. 11, 15; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 61.
394
Cfr. BOYLE 1989, pp. 20-24.
395
Cfr. BOYLE 1989, p. 16.
396
Cfr. BOYLE 1989, p. 15; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 61.
397
Cfr. BOYLE 1989, pp. 27-28. La cathedra, probabllmenLe gla ln uso nella chlesa paleocrlsLlana, reca l'lscrlzlone
dedicatoria del presbitero Anastasio, committente dei lavori della nuova basilica.
94
et scribae regionarii), nella quale fu eletto papa Pasquale II (1099-1118)
398
. Anche San
Clemente, come già S. Cecilia, viene in seguito citata in relazione ai suoi cardinali titolari
399
. A
questa fase sembrano riconducibili alcuni lacerti di muratura, visibili lungo il muro perimetrale
orientale della Biblioteca del convento
400
.
Nell’XI secolo, l’area sepolcrale del corridoio K fu obliterata da uno scarico di materiale
edilizio ed isolata dal vano K1 dalla costruzione di un muro con fondazione in blocchi di
riutilizzo ed elevato in opera laterizia
401
. Le ristrutturazioni dell’area di S. Clemente di XII-XIII
secolo sono testimoniate archeologicamente da murature in opera mista con ricorsi abbastanza
regolari di laterizi alternati a blocchi di tufo o peperino, rinvenute in più punti del complesso
monastico, a quote più alte rispetto a quelle tardoantiche e altomedievali, che vengono rasate
402
;
gli ambienti K e K1 vengono interessati da un cospicuo scarico di macerie, dello spessore di
circa 3 m
403
.
Dopo il X secolo, il consignatorium fu interessato dall’utilizzo funerario, con tombe
terragne, che tagliano sia lo strato colluviale che il pavimento in marmo, loculi ricavati in uno
dei muri e ossari nella nicchia; contestualmente viene edificato un muro che chiude il passaggio
tra il consignatorium e l’ambiente del battistero, datato in base alla ceramica rinvenuta negli
strati di accumulo sui quali si appoggia al XII secolo
404
. Una seconda fase d’uso sepolcrale, si
imposta su uno strato d’interro che oblitera le sepolture precedenti; il pozzo viene lasciato ancora
a vista; un ulteriore interro sigilla poi anche la seconda fase di sepolture
405
.
Prima della completa obliterazione del complesso paleocristiano, il battistero, che fino
all’XI secolo era rimasto agibile e continuamente restaurato e ridecorato e con una copertura
ancora efficiente in base a quanto si ricava dalle relazioni di scavo, viene sottoposto ad uno
spoglio sistematico, soprattutto a carico del rivestimento marmoreo delle pareti
406
; lo spoglio
comportò lo scavo di una trincea di spoliazione lungo le pareti, al fine di staccare anche le lastre

398
Sollempnis memoriae domno Urbano papa magnanimo defuncto, ecclesia quae erat in Urbe pastorem sibi dari
expetiit. Ob hoc patres cardinale set episcopi, diaconi primoresque Urbis, primiscrinii et scribae regionarii in ecclesia
sancti Clementis conveniunt (Liber Pontificalis, II, p. 296). Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 61.
399
Cfr. Liber Pontificalis, III, p. 268, con il rimando alle diverse voci.
400
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 402.
401
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 406.
402
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 402.
403
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 406.
404
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 407.
405
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 408.
406
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 410.
95
della zoccolatura, parzialmente incassate nel pavimento e fissate alla parete con grappe
metalliche
407
.
Tra lo spoglio e l’abbandono, si ha una breve utilizzazione a scopo sepolcrale
dell’ambiente, con la realizzazione di tre sepolture, due delle quali bisome ed una probabilmente
mai utilizzata; è probabile che lo spoglio abbia segnato la dismissione dell’ambiente, dando
luogo all’alloggiamento delle sepolture, per una delle quali F. Guidobaldi ha ipotizzato trattarsi
di una sepoltura privilegiata
408
. Sempre a questo momento si assegna l’accantonamento di uno
strato di laterizi bessali sulla superficie del riempimento della trincea
409
[Fig. 41].

Figura 41. San Clemente. Battistero paleocristiano: a sinistra sepoltura terragna ricavata nel piano pavimentale dopo lo
spoglio delle lastre marmoree; a destra ossari ricavati nella n|cch|a de||a parete N de||'amb|ente (da GUIDOBALDI et alii 2004).

407
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 411.
408
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 411. La sepolLura, collocaLa nell'angolo n del vano, e sLaLa rlcavaLa nel muro
perlmeLrale W ed ln parLe ln una nlcchla, quesL'ulLlma oLLenuLa Lamponando un'aperLura dl collegamenLo con un
vano posto a N (sotto il refettorio del convento); la parte inferiore della nicchia fu chiusa da un muretto in laterizi,
sulla cul sommlLa fu posLa una lasLra dl marmo pol asporLaLa prlma dell'obllLerazlone del vano (cfr. Idem, pp. 411-
412).
409
F. Guidobaldi propone che si tratti o di materiale utilizzato per un tardo rattoppo del danno provocato dalla
trincea, o di laterizi destinati ad essere impiegati per qualche sepoltura (cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 412)
96
A seguito dei lavori di costruzione della basilica e del convento, il secretarium e il
lavacrum, unificati, diventano parte del nuovo complesso monastico, per essere poi utilizzati
come stalla e ricovero per animali; il piano di entrambi gli ambienti risultava costituito da un
battuto datato al XIII-XIV secolo in base alla ceramica rinvenuta
410
. Nel XIII-XIV secolo
vengono posti in opera il pavimento in stile cosmatesco nella navata centrale e le decorazioni
musiva e pittorica dell’abside del XII secolo, oltre al tabernacolo a muro in stile gotico, attribuito
ad Arnolfo di Cambio
411
. Nel tardo ‘200 viene realizzato l’affresco dell’abside, collocato al di
sotto del mosaico del catino
412
.
Il consignatorium, come il secretarium, mantengono la loro funzione fino al XII secolo,
quando vengono dismessi a seguito di un crollo e di un successivo interro, collegabili con la
costruzione del convento
413
. L’obliterazione del battistero, compiuta con il deposito di cospicui
strati di interro costituiti da materiale edilizio e ceramica romana e altomedievale, porta alla
realizzazione di un nuovo piano di calpestio, sul quale viene edificato un vasto ambiente,
interpretabile come sala capitolare del nuovo convento; il piano di cantiere, individuato in più
punti, era costituito da un tenace piano in malta; tale piano era tagliato al centro dalla
fondazione, anch’essa in malta, della colonna di sostegno del vano
414
[Fig. 42].

410
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 403.
411
Cfr. BOYLE 1989, pp. 25-26; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 63; cfr. anche BOYLE 1989, pp. 30-32, sul mosaico
dell'arco Lrlonfale.
412
Cfr. BOYLE 1989, p. 28.
413
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 407, 408.
414
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 412-413.
97

Figura 42. San Clemente. Pianta attuale del complesso: in retinato obliquo sono indicate le aree sottoposte ad indagine di
scavo (da GUIDOBALDI et alii 2004).
Tra il XIV ed il XV secolo si hanno ulteriori lavori sul complesso, con la realizzazione
delle strutture che delimitano la biblioteca, con murature in blocchi di peperino e tufo; questi
interventi sono stati messi in relazione con l’insediamento nel convento dei padri Ambrosiani nel
1403
415
. All’inizio del ‘400 si datano la cappella di S. Caterina, in stile tardogotico, con affreschi
attribuiti a Masaccio o al suo maestro Masolino da Panicale
416
, e la cappella di S. Giovanni, a
destra dell’abside; nel corso del Rinascimento invece, nelle navate laterali della basilica del XII
secolo vengono poste in opera alcune tombe monumentali
417
.
Intorno al 1600 fu costruito il campanile barocco nell’angolo sinistro dell’atrio
medievale
418
; nel 1617 fu invece costruita a sinistra dell’abside la cappella del Rosario, già
dedicata alla Natività di Maria
419
. I Padri Ambrosiani rimasero custodi della basilica fino al
1643, quando la congregazione fu soppressa da Urbano VIII (1623-1644). Nel 1645, il cardinale
titolare Camillo Pamphilj affidò la basilica ed il convento ai Domenicani della chiesa di S. Sisto;
l’Ordine dei Predicatori ottenne poi la proprietà perpetua del complesso nel 1667, dal cardinale
Francesco Maidalchini, sotto Alessandro VII (1655-1667), diritto che poi passò ai Padri

415
Cfr. BOYLE 1989, p. 12; GUIDOBALDI et alii 2004, p. 402.
416
Cfr. BOYLE 1989, pp. 34-37.
417
Cfr. BOYLE 1989, pp. 32-33; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 64.
418
Cfr. BOYLE 1989, p. 15.
419
Cfr. BOYLE 1989, p. 32.
98
Domenicani Irlandesi a partire dal 1677, sotto Innocenzo XI (1676-1689)
420
. Nel corso del XVII
secolo le finestre di forma ellittica che si aprivano sui muri di sopraelevazione della navata
centrale furono tamponate e sostituite da tre grandi finestre rettangolari
421
.
Nel XVIII secolo, a seguito dell’interessamento di Clemente XI (1700-1721), nuovi lavori
vengono compiuti nel complesso medievale; tra questi la probabile asportazione della
pavimentazione della sala capitolare, che provoca la sua completa dismissione, l’inglobamento
della colonna centrale in un pilastro in laterizi e l’erezione di un muro che divide l’ambiente
422
.
La chiesa medievale viene rifatta in forme barocche, rivestendo gli interni con stucchi e
decorazioni ad affresco
423
. Nel 1726 viene rifatto l’altare maggiore, nella veste che si osserva
ancora oggi
424
. All’estremità della navata destra, in prossità dell’ingresso viene realizzata la
cappella di S. Domenico, originariamente dedicata a S. Cirillo, affrescata da Sebastiano Conca
425

[Fig. 43].

420
Cfr. BOYLE 1989, p. 12.
421
Cfr. BOYLE 1989, p. 16.
422
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 412.
423
Cfr. BOYLE 1989, pp. 16-18; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 63.
424
Cfr. BOYLE 1989, p. 24.
425
Cfr. BOYLE 1989, p. 33.
99

Figura 43. San Clemente. Navata centrale della basiulica medievale: sono visibili la schola cantorum di VI secolo, il mosaico
de| cat|no abs|da|e de| kII e |'affresco sottostante della fine del XIII, il pavimento cosmatesco di XIV e gli stucchi dei secoli
XVII-XVIII (da BOYLE 1989).
Nel complesso edilizio sul lato N della basilica, la realizzazione di una vasca semicircolare
in conglomerato e cocciopesto e di una cisterna rettangolare voltata collegata ad una canaletta,
indicano l’avvenuto cambiamento della destinazione d’uso dell’ambiente, trasformato
probabilmente in una lavanderia
426
. Nel vano G1 invece, a S del muro settecentesco, fu ricavato
un vano con volte a botte pavimentato in lastre di peperino, collegato con la sacrestia; in questo

426
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, p. 412.
100
ambiente fu ricavato l’accesso al tunnel che conduce alla cisterna romana usata dai padri come
cantina
427
.
Il XIX secolo vede, sul versante N, l’interro della vasca e della cisterna, con riempimenti
poveri di frammenti ceramici, per lo più di XVIII secolo, insieme però ad un certo quantitativo di
maioliche rinascimentali di fine XV-XVI secolo (rinvenute nel riempimento della cisterna), di
produzione locale; la basilica paleocristiana, i cui scavi iniziano in questo secolo ad opera del
priore Padre J. Mulloly a partire dal 1857, viene interessata dalla posa in opera di pilastri in
muratura per il sostegno delle soprastanti strutture medievali negli anni 1862-1870; nella basilica
invece si hanno la realizzazione della confessione sotto l’altare maggiore nel 1868 e della
cappella di S. Cirillo negli anni 1882-1886. La situazione odierna vede l’ambiente G1 utilizzato
come retrosacrestia e il G2 come vano per le caldaie
428
.















427
Cfr. GUIDOBALDI et alii 2004, pp. 413-414.
428
Cfr. BOYLE 1989, pp. 24, 33; GUIDOBALDI et alii 2004, p. 414.
101
2.1.5. San Crisogono
La basilica di San Crisogono sorge nel quartiere Trastevere, su Via della Lungaretta; il
titulus è attestato dal V secolo, con le sottoscrizioni dei suoi presbiteri alla Sinodo Romana del
499
429
. La chiesa titolare si installa negli ambienti di una ricca domus tardoantica, datata tra la
fine del III e gli inizi del IV secolo, e di una fullonica adiacente
430
; recenti studi hanno inoltre
dimostrato l’inesistenza di un’aula di culto di IV secolo, preesistente la basilica paleocristiana
mononave, sottostante le strutture medievali
431
; la fondazione dell’edificio andrebbe collocata
secondo M. Cecchelli o all’epoca di Damaso o nel periodo compreso tra quest’ultimo ed il
pontificato di Celestino I (422-432) o di Sisto III (432-440)
432
; in seguito esso fu oggetto di
lavori tra il V ed il VII secolo
433
.
Nella prima metà del V secolo, il Martyrologium Hieronymianum, al 24 novembre, dies
natalis di Crisogono, attesta due celebrazioni, una per Aquileia (luogo del martirio) e l’altra a
Roma (città d’origine del martire); la celebrazione romana non poteva che essere officiata nel
luogo di culto dedicato al martire, quindi nel titulus del Trastevere; studi recenti hanno appurato
la presenza delle strutture pertinenti ad una confessio paleocristiana, inglobate nella cripta di
Gregorio III
434
. Connessa con la presenza di una reliquia importante doveva essere la solea della
navata centrale, circoscritta da bassi muretti paralleli che proseguono anche nella zona absidale,
delimitando uno spazio chiuso o comunque ad accesso riservato
435
. Nel 472 inoltre, la chiesa
compare nelle fonti in relazione agli eventi che videro la morte dell’imperatore Antemio (467-
472), il quale rifugiatosi a S. Crisogono, fu catturato qui dalle truppe di Ricimero
436
. Nel VI

429
Petrus Presbyter tituli Chrisogoni […], Redemptus Presbyter tituli Chrisogoni (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 236). Cfr.
anche CECCHELLI 2003, p. 340; DI RENZO 2012, p. I; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 98.
430
Cfr. CECCHELLI 2003, pp. 339-340, che pone il confronto con la situazione di S. Marco; PAVIA 1996, pp. 4-5.
431
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 339; contra PAVIA 1996, p. 10, che lnvece afferma che ºLa trasformazione del Titulus
Crisogoni in chiesa pubblica avvenne intorno alla metà del IV secolo", adducendo come elemenLo dl prova la
tecnica costruttiva. Sulla colocazione topografica della basilica, a sinistra della Via Aurelia Vetus, cfr. CECCHELLI 1980,
pp. 87-88.
432
Cfr. però CECCHELLI 2003, p. 341, dove la studiosa propone una datazione al pontificato di Innocenzo I (401-417),
o agli anni immediatamente successivi, sulla base di considerazioni di carattere storico.
433
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 192. Sulla fondazione, cfr. CECCHELLI 2003, p. 339; CECCHELLI 2009, p.
44, nota 24.
434
Cfr. CECCHELLI 2003, pp. 340-341, note 24-25. La notizia del Martyrologium, dove sl legge l'espresslone Natale s.
Crisogoni, presuppone l'arrlvo a ‘oma dl una rellqula del marLlre, oggeLLo dl venerazlone (Idem, p. 341). La cripta
risulta essere simile a quella sistemata nella chiesa di S. Stefano sulla Via Latina, intorno alla metà del V secolo (cfr.
CECCHELLI 2003, pp. 341-342; su S. Stefano, cfr. infra).
435
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 342.
436
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 340.
102
secolo, l’edificio assunse una pianta trinave absidata, con un nartece in facciata e due ambienti ai
lati dell’abside (rispettivamente un battistero ed una sacrestia)
437
[Fig. 44].

Figura 44. San Crisogono. Pianta della basilica paleocristiana di fine IV-V secolo (da GUIDOBALDI 2003).
Nel Liber Pontificalis si fa menzione del restauro del tetto e delle pitture parietali della
camera (il braccio trasversale della cripta?), oltre agli oggetti di arredo liturgico, ad opera di
Gregorio III (731-741)
438
; in questo caso la donazione è contestuale ad un intervento di
rifacimento importante; le pitture raffigurano i SS. Crisogono, Rufino e Anastasia; allo stesso
pontefice sono attribuibili gli affreschi che decorano la parte superiore del deambulatorio
absidale, con un motivo a dischi e losanghe a finto marmo
439
[Figg. 45-46].

437
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 339. Sul battistero cfr. infra.
438
Hic renovavit tectum sancti Chrysogoni martyris et cameram sive parietum picturas; cyburium etiam de argento
seu arcos V, pensantes in unum libras CCX; ubi obtulit: coronas argenteas IIII; farocantara II; patenam argenteam I;
calicem argenteum I; seu etiam et vestes altaris necnon et vela sirica alba, ornata blattio, circumquaque pendentia
(Liber Pontificalis, I, p. 418). Cfr. CECCHELLI 2003, p. 341; DI RENZO 2012, p. I; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 99. Il
deambulatorio della cripta è dotato di una fenestella confessionis, che permetteva ai fedeli di vedere le reliquie di
Crisogono; è ipotizzabile quindi che il braccio trasversale non fosse accessibile a tutti, ma probabilmente chiuso da
un qualche diaframma (cancello?, pluteo?, transenna?). C fr. PAVIA 1996, p. 14.
439
Cfr. DI RENZO 2012, p. I; PAVIA 1996, pp. 14-15.
103

Figura 45. “an Cr|sogono. 8as|||ca pa|eocr|st|ana: veduta da||'a|to de| d|spos|t|vo de||a cr|pta sem|anu|are, con |a camera per
|e re||qu|e ne||a parte s|n|stra de||'|mmag|ne, parzialmente obliterata dal pilastro della basilica medievale (foto G. CIRSONE).
104

Figura 46. San Crisogono. Basilica paleocristiana: braccio trasversale della cripta decorato con pitture della prima metà
de||'VIII seco|o (foto G. C|rsone).
Allo stesso pontefice si deve la costruzione di un monastero adiacente alla basilica,
dedicato ai SS. Stefano, Lorenzo e Crisogono, anch’esso fatto oggetto di donativi preziosi e di
105
beni fondiari per il proprio sostentamento
440
. In questo monastero entrò ancora parvulus, il futuro
Stefano III, dopo il suo arrivo a Roma dalla Sicilia
441
. La costruzione del monastero poteva
essere stata motivata dalla volontà di sostenere la vita del titulus, quando questo mostrava
qualche carenza, alleggerendone così i compiti
442
.
Leone III (795-816) donò alla basilica una vestem de stauraci cum periclisin de blati ed
una coronam ex argento
443
, mentre al monastero un canistrum ex argento
444
; un dono simile fece
anche Gregorio IV
445
, mentre Benedetto IV (855-858) donò cinque calices in argento
446
. Un
ulteriore rifacimento delle pitture della basilica si ebbe nel X secolo, con la realizzazione del
ciclo delle Storie di San Benedetto
447
. Anche per S. Crisogono si ha menzione del titulus in
relazione con i cardinali titolari
448
[Fig. 47].

440
Construxitque monasterium erga eundem titulus, sanctorum martyrum Stephani, Laurenti atque Chrysogoni,
constituens ibidem abbatem et monachorum congregationem, ad persolvendas Deo laudes in eundem titulum,
diurnis atque nocturnis temporibus ordinatam, secundum instar officio rum ecclesie beati Petri apostoli,
segregatum a iure potestatis presbiteri praedicti tituli (Liber Pontificalis, I, p. 418). Gregorio III dona pro
sustentatione all'abbaLe praedia et dona atque familiam, cioè beni immobili, mobili e un certo numero di servi; a
questi si aggiungono le donazioni di praedia et dona dei fedeli (Idem, I, pp. 418-419). Cfr. sul monastero,
MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 95, nota 189.
441
Hic dum a Siciliense insula parvulus in hanc advenisset Romanam urbem, tradidit eum dominus Gregorius
sanctae recordationis tertius papa in monasterio sancti Chrysogoni quod tunc norite fundabat, illicque clericus
atque monachus est effectus (Liber Pontificalis, I, p. 468).
442
Cfr. CECCHELLI 1985, p. 305, nota 58.
443
Simili modo et in titulo beati Grisogoni fecit vestem de stauraci cum periclisin de blatin (Liber Pontificalis, II, p.
12). […] atque in titulo beati Grisogoni martyris fecit coronam ex argento, pensantem libras V (Idem, II, p. 21.
444
[…] et in monasterio sancti Grysogoni similiter fecit canistrum ex argento, pensantem libras II (Liber Pontificalis,
II, p. 23).
445
Sanctissimus denique pontifex fecit in titulo beati Grisogoni martyris vestem de tireo, habentem storia Danielis
cum periclisin de stauraci (Liber Pontificalis, II, p. 77).
446
Fecit vero egregius praesul in titulo beati Grisogoni martyris calices ex argento purissimo numero V, qui
pensantes simul libras II et uncias semis (Liber Pontificalis, II, p. 145).
447
Cfr. DI RENZO 2012, p. I; MAZZOCCHI 2001, p. 41, che rlporLa una daLazlone a poco dopo la meLa dell'xl secolo,
ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 99. Sugli affreschi della basilica, cfr. MAZZOCCHI 2001, pp. 41-59.
448
Cfr. Liber Pontificalis, III, p. 267.
106

Figura 47. San Crisogono. Pianta della basilica nella fase altomedievale (da DI RENZO 2012).
Un importante rifacimento della basilica, con l’obliterazione delle strutture tardoantiche ed
altomedievali, si ha tra il 1127 ed il 1129, ad opera del cardinale Giovanni da Crema, pur nel
rispetto della pianta delle fasi precedenti; i pilastri della nuova basilica si appoggiano e in alcuni
casi tagliano le strutture ed i piani di calpestio più antichi
449
. Secondo una recente ipotesi
formulata da E. Mazzocchi, sulla base di una fonte letteraria del XV secolo, la basilica
paleocristiana e altomedievale non sarebbe stata del tutto abbandonata, dopo la costruzione del
dell’edificio medievale, quanto piuttosto parzialmente riconvertita ad uso funerario
450
. Medievale
è anche il campanile, del tipo a dadi sovrapposti, una tipologia diffusa in ambiente romano, come
si vede nella vicina chiesa di S. Cecilia
451
[Fig. 48].

449
Cfr. infra sul battistero. Cfr. DI RENZO 2012, p. I; MAZZOCCHI 2001, pp. 39-40.
450
Cfr. MAZZOCCHI 2001, pp. 39-40, nota 2. La fonte citata dalla studiosa lascia intendere che la cripta fosse ancora
praLlcablle ed accesslblle. un caso slmlle sl avrebbe nella ““. 1rlnlLa dl venosa (ÞZ), dove l'unlco elemenLo della
fase paleocristiana continuamente mantenuLo ln vlLa e la crlpLa a corrldolo, quesL'ulLlma vlene compleLamenLe
dismessa e obliterata solo nel XV secolo; nulla vieta di pensare che anche a S. Crisogono la cripta altomedievale
abbia seguito la stessa sorte, tanto da non lasciare alcuna traccia fino alla scoperta nel 1907 (cfr. sulla SS. Trinità di
Venosa, CIRSONE 2012, p. 140).
451
Cfr. supra su S. Cecilia.
107

Figura 48. San Crisogono. Campanile medievale del tipo a dadi sovrapposti (foto G. Cirsone).
108
Tra la fine del XIII ed il XIV secolo, Pietro Cavallini realizza il mosaico del catino
absidale
452
. Genericamente alla fase medievale si datano invece alcuni ambienti rinvenuti davanti
alla basilica ed al disotto del portico attuale
453
.
Nel XVII secolo si ha il rifacimento della facciata in stile barocco, ad opera di Giovanni
Battista Soria, con l’antistante portico. Lo stesso Soria pone in opera il baldacchino su quattro
colonne di alabastro, collocato sopra l’altare maggiore. Nel 1626 si hanno pesanti rifacimenti a
carico della basilica medievale, che vedono la realizzazione di capitelli in stucco, di un fregio
con gli emblemi della famiglia Borghese ed il soffitto a lacunari con il Trionfo di San Crisogono
del Guercino. A destra dell’abside fu costruita, ad opera del Bernini, la Cappella del SS.
Sacramento
454
.
Nel 1907, l’allora Ministero della Pubblica Istruzione, competente sulle Belle Arti, iniziò
una serie di indagini sotto il pavimento della basilica medievale, riportando alla luce la schola
cantorum, il recinto presbiteriale, la confessio e la cripta semianulare, con i resti delle pitture di
VIII secolo; gli sterri proseguirono poi nella basilica paleocristiana e negli ambienti laterali
all’abside
455
.
Un’area sepolcrale, come presso gli altri tituli, sorgeva presso la basilica, come dimostra il
rinvenimento, durante indagini compiute alla fine del XIX secolo, su Viale Trastevere all’altezza
di S. Crisogono, di 2 sarcofagi di reimpiego e 4 sepolture a cassone di lastre di marmo presso la
chiesa ad una profondità di circa 6 m sotto il piano stradale moderno; un altro sarcofago di
travertino è stato rinvenuto nella stessa zona ad una quota più alta
456
. Al termine
dell’utilizzazione sepolcrale, l’area fu abbandonata, mentre la funzione sepolcrale continuava
solo all’interno delle chiese di S. Crisogono e di S. Cecilia
457
.
Ai lati dell’abside paleocristiana si collocano due ambienti; quello a N, più piccolo e di
forma quadrangolare, è il secretarium della basilica, e conserva ancora resti della
pavimentazione originaria in opus tessellatum in tessere marmoree
458
[Fig. 49].

452
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 98.
453
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 353.
454
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 98.
455
Cfr. DI RENZO 2012, p. I; PAVIA 1996, pp. 13-14.
456
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 120. Recentemente, nel mese di novembre 2012, chi scrive ha
assistito al ritrovamento, durante lavori di posizionamento di condotte per conto ACEA sul lato opposto di Viale
Trastevere, di fronte alla basilica di S. Crisogono, di un frammento di sarcofago in marmo scolpito, rinvenuto in
sLraLl daLablll al xvlll secolo (noLa dell'auLore).
457
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 193, nota 22.
458
Cfr. DI RENZO 2012, p. I; PAVIA 1996, p. 16.
109

Figura 49. San Crisogono. Basilica paleocristiana: ambiente del secretarium, con in primo piano il pavimento in opus
tessellatum a grandi tessere marmoree (foto G. Cirsone).
Il secondo ambiente, a N dell’abside paleocristiana, è il battistero, appartenente al gruppo
dei battisteri annessi, occupando una grande aula quadrata a sinistra della conca absidale,
probabilmente sfruttando le strutture di una fullonica
459
; la presenza di questo impianto
metterebbe in relazione S. Crisogono con il titulus fullonices noto da un’iscrizione proveniente
dalla catacomba di Callisto sulla Via Appia
460
. L’ambiente è di forma quadrangolare con
murature in laterizio e non era possibile accedervi direttamente dalla chiesa ma dall’attuale Via
di San Gallicano
461
[Fig. 50].

459
Cfr. CECCHELLI 1985, p. 304, nota 54; CECCHELLI 2003, pp. 342-343, nota 31; DI RENZO 2012, p. I. La studiosa da per
cerLa la preeslsLenza dl un slsLema dl vasche nell'amblenLe, sulla base dl alcunl schlzzl auLografl dl C. Cecchelll del
1949; con la dismissione della fullonica, una delle vasche venne monumentalizzata per assolvere alla funzione
battesimale mentre le altre furono isolate e obliterate. Cfr. anche PAVIA 1996, pp. 17, 18.
460
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 342.
461
L'lngresso aLLuale dalla baslllca paleocristiana è stato ricavato nel corso degli scavi ottocenteschi, mentre è
vlslblle l'arco dell'aperLura dell'lngresso LamponaLa gla ln anLlco. Cfr. DI RENZO 2012, p. I; PAVIA 1996, p. 17.
110

Figura 50. San Crisogono. Battistero paleocristiano: in primo piano si vede la vasca battesimale, al cui interno si trova il
success|vo p||astro med|eva|e, su||o sfondo |a porta or|g|nar|a de||'amb|ente, tamponata da una muratura p|ù tarda (foto G.
Cirsone).
L’isolamento del battistero rispetto alla basilica probabilmente comportò una liturgia
battesimale più complessa ed articolata, che doveva prevedere anche un qualche percorso sul
modello di quelli ipotizzati da S. de Blaauw per il Battistero Lateranense
462
.
Il fonte battesimale, realizzato in opus listatum contestualmente o poco dopo le strutture
della basilica, è di forma circolare ed era rivestito di lastre di marmo, così come tutta l’aula
battesimale
463
; al suo interno è possibile rilevare la presenza di due scalini (gradus
descensionis?) [Fig. 51]
464
.

462
Cfr. supra.
463
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 343. Cfr. PAVIA 1996, p. 20, ll quale non rlLlene posslblle l'ldenLlflcazlone della vasca con
un fonte battesimale.
464
Cfr. BRANDT 2012a, p. 66.
111

Figura 51. San Crisogono. Ricostruzione del fonte battesimale (da REA et alii 2009).
Data la presistenza della fullonica e del sistema di vasche ad essa connesso, è possibile che
il canale di scolo che si vede all’interno del fonte possa essere attribuito a tale sitema di condotte,
e che quindi sia stato mantenuto in funzione e riutilizzato nella fase paleocristiana [Fig. 52].
112

Figura 52. “an Cr|sogono. 8att|stero pa|eocr|st|ano: condotta d| def|usso per |'acqua (?) a||'|nterno de| fonte battes|ma|e
(foto G. Cirsone).
La sua definitiva dismissione si ebbe nel momento in cui vi fu impostato sopra uno dei
pilastri della basilica medievale
465
; ciò però deve essere avvenuto in un momento in cui la
memoria della funzione battesimale dell’ambiente doveva già essersi persa, magari già da tempo
sostituita da quella devozionale, come in altri casi a Roma; tale cambiamento di funzione
potrebbe essersi verificato, a livello di ipotesi, intorno alla metà dell’XI secolo, quando vengono
realizzati sulle pareti delle navate dell’edificio nuovi affreschi che raffigurano santi in qualche
modo legati alla basilica
466
.





465
Cfr. DI RENZO 2012, p. I; PAVIA 1996, p. 17.
466
Cfr. MAZZOCCHI 2001, pp. 59-60.
113
2.1.6. Santa Croce in Gerusalemme
La basilica di Santa Croce in Gerusalemme, sorta sulle propaggini E del Celio
467
ad opera
di Elena (248-329), madre di Costantino, fu costruita con l’intento di dotare la città di Roma di
un luogo in cui poter venerare le reliquie più importanti della Cristianità; essa rappresenta la più
antica chiesa devozionale di Roma, volta a rafforzare la valenza memoriale dell’Urbe
468
.
L’Augusta realizzò l’edificio, col nome di Hierusalem, adattando al culto cristiano un’aula
del Palatium Sessorianum, nei primi decenni del IV secolo
469
. La basilica divenne sede di alcuni
riti quaresimali, come quelli della IV Domenica di Quaresima e l’Adoratio Crucis del Venerdì
Santo
470
. Secondo M. Cecchelli, S. Croce rientra nel gruppo dei quattro edifici a carattere
devozionale, fondati nel corso del IV secolo, i quali si andavano ad affiancare alle chiese titolari;
inoltre era una delle fondazioni imperiali di cui gli imperatori continuarono ad occuparsi anche
molto tempo dopo la loro fondazione
471
. Sotto il pontificato di Celestino I (422-432), la basilica
fu decorata per iniziativa di Galla Placidia, Valentiniano III e Onoria, ad votum solvendum
472
.
Tra il 590 ed il 614, S. Croce fu elevata a titolo cardinalizio da Gregorio Magno
473
.
L’aula basilicale fu ricavata in un grande ambiente rettangolare del Sessorium, dotato
originariamente di un doppio ordine di aperture su tutti i lati, con cinque finestre cui
corrispondevano cinque porte; il lato W fu sfondato per costruirvi l’abside, mentre il lato E

467
Cfr. STOLFI 2012, p. 3.
468
Cfr. CECCHELLI 2003, pp. 346, 347; STOLFI 2012, p. 4, e sulle reliquie pp. 12-14.
469
La basilica continuò ad essere denominata Hierusalem flno all'lnlzlo dell'xl secolo, quando un documenLo del
Regesto Sublacense menziona un monastero sancte Crucis qui dicitur Hierusalem (cfr. CECCHELLI 2003, p. 347;
CECCHELLI 2004, p. 344). Una denominazione alternativa ma meno frequente è quella di Basilica Heleniana,
riportata dal Mansi agli inizi del VI secolo (cfr. MANSI 1960, V, col. 1067). Cfr. anche CECCHELLI 1985, p. 295; CECCHELLI
2003, p. 346; CECCHELLI 2009, p. 46, nota 28; STOLFI 2012, pp. 3, 4; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 49. Nonostante la
chiesa sia sorta in un ambiente del Sessorium, il palazzo imperiale scelto da Elena come residenza non doveva
rientrare nei possedimenti ecclesiastici (cfr. CECCHELLI 2003, p. 346).
470
L'edlflclo cusLodlva le rellqule dl Cerusalemme, ma probabllmenLe non ancora quelle della vera Croce
contrariamente alla testimonianza del Liber Pontificalis, I, p. 179: Eodem tempore fecit Constantinus Augustus
basilicam in palatio Sessoriano, ubi etiam de ligno sanctae Crucis domini nostri Iesu Christi in auro et gemmis
conclusit, ubi et nomen ecclesiae dedicavit, quae cognominatur usque in hodiernum diem Hierusalem […]. Cfr.
CECCHELLI 2004, p. 344. Cfr. sull'lnserlmenLo dl “. Croce all'lnLerno della dlsLrlbuzlone delle funzlonl eplscopall
durante la Settimana Santa, CECCHELLI 2003, pp. 347-348, dove la studiosa cita il Capitulare Lectionum di Wurzburg.
Cfr. anche STOLFI 2012, pp. 14-15.
471
Cfr. CECCHELLI 1985, pp. 295-296. Gli altri tre edifici furono le due basiliche iuxta Forum Traianum e iuxta
Macellum Liviae, fondate rispettivamente da Giulio (337-352) e da Liberio (352-366), e la basilica di Teodora, nella
quale ebbero luogo l faLLl legaLl all'elezlone nel 418 di Bonifacio I (418-422). Secondo la studiosa, per queste tre
fondazioni, più che di chiese devozionali (prerogativa tipica dei martyia extraurbani), si dovrebbe parlare di tituli la
cui funzionalità non ebbe poi seguito (cfr. Idem, p. 296). Cfr. CECCHELLI 2003, p. 347. Cfr. anche STOLFI 2012, pp. 12.
472
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 347. Tale intervento coinvolse anche il battistero, per il quale cfr. infra.
473
Cfr. STOLFI 2012, p. 13.
114
divenne la facciata dell’edificio. L’interno era scandito in tre settori da due grandi arcate, sorrette
da colonne binate
474
[Fig. 53].

Figura 53. “anta Croce |n Gerusa|emme. Þ|anta de||a bas|||ca: sono v|s|b||| |e strutture de||'au|a de| Sessorium, in cui fu
r|cavata |a bas|||ca, cu| fu agg|unta |'abs|de |n età costant|n|ana, ad L de||'abs|de, s| nota || gruppo de||a cappe||a de||e re||qu|e
o "d| “ant'L|ena" cu| segue |'amb|ente de| batt|stero (da CECCHELLI 2003a).
All’esterno, sul lato N, una serie di mensoline incassate nella muratura sono la
testimonianza di un probabile portico che proteggeva le aperture di questo lato, mentre lungo il
lato S correva una sorta di “retronavata”, chiusa da un lungo muro ed interpretabile più come una
sorta di passaggio scoperto lungo il lato destro dell’edificio
475
[Fig. 54].

474
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 348; STOLFI 2012, p. 3.
475
Cfr. CECCHELLI 2003, pp. 348, 350; CECCHELLI 2004b, pp. 344-345. Sulla retronavata, cfr. Eadem 2004b, p. 347. Sulle
mensoline ed il loro rapporto con un portico, cfr. CECCHELLI 2003, pp. 350-331. L'lmpaLLo sul LessuLo urbano dl “.
Croce non fu di grande rilievo, a differenza di quanto avvenuto al Laterano, in quanto la basilica fu adattata
all'lnLerno dl un'aula del palazzo del Sessorium (cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 91). Cfr. anche CATTANI
2006, p. 3; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 49.
115

Figura 54. Santa Croce in Gerusalemme. Lato N della basilica: sono visibili le mensoline lapidee sporgenti dalla muratura, per
le quali si ipotizza la funzione di sostegno per un portico (da CECCHELLI 2003a).
S. Croce rientrava, secondo un’ipotesi formulata da Krautheimer, in una sorta di rete di
cattedrali “sussidiarie”, il cui scopo era delimitare un quartiere sotto il diretto controllo del Papa,
nell’ambito di un progetto di contrasto allo spopolamento dei quartieri attorno al Laterano
476
. La
presenza di un importante centro di culto favoriva il mantenimento della frequentazione del
territorio circostante oltre alla manutenzione degli assi viari principali
477
.
La divisione in navate dell’edificio di culto deve essere avvenuta tra la fondazione eleniana
ed il pontificato di Gregorio II (715-731), il quale Hierusalem Ecclesiam […] circumquaque
porticus vetustate quassatos travibus deductis cooperuit ac reparavit
478
. Adriano I (772-795)

476
Di questa supposta reLe dl caLLedrall ºsussldlarle" facevano parLe anche “. “Lefano ‘oLondo e “. Marla Magglore
(cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 154). Su S. Maria Maggiore, cfr. infra. Cfr. anche STOLFI 2012, p. 3.
477
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 215.
478
Hic Hierusalem ecclesiam sanctam quae multo fuerat distecta tempore et circumquaque porticos vetustate
squassato, travi bus deductis cooperuit ac reparavit; ammonem etiam marmoreum in eadem ecclesia fecit, eamque
diversis ditavit linteis atque ministeriis (Liber Pontificalis, I, p. 401). Cfr. CECCHELLI 2004, p. 347. Cfr. anche STOLFI
2012, p. 4; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 49.
116
restaura la basilica e sostistuisce le travi del tetto
479
. Leone III (795-816) invece, stabilendo la
celebrazione delle litanie, cum hymnis et canticis spiritales, per mezzo di processioni, pone a S.
Croce il punto di partenza della processione della feria IIII (mercoledì) prima della domenica
dell’Ascensione, verso la basilica di S. Lorenzo fuori le Mura
480
; lo stesso pontefice dona alla
basilica un corona ex argento
481
. Leone IV dona, come già in altri casi, una vestem de fundato e
dei vela de fundato
482
. Stefano V (885-891) invece dota la basilica di libri liturgici
483
.
Nella seconda metà del X secolo, sotto Benedetto VII (974-983), è attestato un monastero
o comunque una presenza monastica presso Santa Croce, in base alla lettura di un’epigrafe, nel
cui testo si legge monasterium statuit monachosque locavit
484
.
A Lucio II (1144-1145), che fu anche cardinale titolare di S. Croce, si deve invece un
intervento di rifacimento dell’edificio, con la costruzione ex novo o ricostruzione di un
claustrum, probabilmente quello del monastero annesso all’edificio
485
. Al XII secolo si datano
gli affreschi medievali del sottotetto con il Ciclo dei Patriarchi, ora staccati ed esposti nel Museo
della Basilica, e la posa in opera del pavimento cosmatesco
486
.
Seguono poi i rifacimenti rinascimentali
487
e quelli barocchi; al XVII secolo si data il
soffitto ligneo a finta volta, con l’Apoteosi di Sant’Elena, opera di Corrado Giaquinto
488
; nel

479
Verum etiam et basilicam Hierusalem, quae in Suxorio sita est, et olitanas eius marcuerant trabes, mirificae
ipsas mutans ex omni restauravit parte (Liber Pontificalis, I, p. 508). Cfr STOLFI 2012, p. 4.
480
Ipse vero a Deo protectus et praeclarus pontifex constituit ut ante tres dies Ascensionis dominicae letanias
celebrarentur, scilicet […] feria IIII exeuntes ab ecclesia Hierusalem pergentes ad ecclesiam beati Laurentii martyris
foris muros (Liber Pontificalis, II, p. 12).
481
[…] necnon et in ecclesia Ierusalem quae ponitur in Susurrio fecit coronam ex argento, pensantem libras V (Liber
Pontificalis, II, p. 20).
482
Fecit et in ecclesia Ierusalem vestem de fundato I et vela siniliter de fundato IIII (Liber Pontificalis, II, p. 121).
483
[…] et in ecclesia quae vocatur Hierusalem in Susurrio obtulit librum Regum et Salomonis I (Liber Pontificalis, II,
p. 195).
484
Cfr. CECCHELLI 2004, p. 347. Cfr. anche Liber Pontificalis, II, p. 258, nota 4, dove il Duchesne riporta il testo
dell'eplLafflo Lombale dl 8enedeLLo vll. Come quesL'ulLlmo, anche “llvesLro ll (999-1003) fu sepolto a S. Croce
(Liber Pontificalis, II, p. 263). Nel monastero si sono avvicendate nei secoli varie congregazioni religiose: i
Benedettini di Cassino, i Canonici di S. Frediano di Lucca, i Certosini e i Cistercensi della Congregazione di S.
Bernardo di Chiaravalle; dal 1910, eretta in parrocchia, la basilica è amministrata dal clero diocesano (cfr. STOLFI
2012, p. 14).
485
Quam nimirum ecclesiam sicut bonus pastor tam in edificiis quam in possessionibus plurimum augmentavit et
divitem de pauperrima fecit. Fabrica namque ipsius ecclesie a summo usque deorsum in melius reformata et
claustro cum omnibus officinis de novo edificato, canonicorum regularium conventum ibidem auctore Domino
constituit (Liber Pontificalis, II, p. 385). Cfr. anche Idem, II, p. 449: Hic ante presbiter cardinalis Sancte Crucis, totam
illam ecclesiam et claustrum a fundamento renovavit. Cfr. anche STOLFI 2012, p. 4, che lnvece rlporLa all'lnLervenLo
di Lucio II la costruzione di un portico antistante la facciata del IV secolo, e del campanile; ZEPPEGNO, MATTONELLI
1990, p. 49.
486
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 739; STOLFI 2012, pp. 4, 15.
487
Cll lnLervenLl rlnasclmenLall lnLeressano sopraLLuLLo la decorazlone plLLorlca dell'edlflclo, con le “Lorle della
Vera Croce di Antoniazzo Romano sul catino absidale (XV secolo), e la posa in opera di un tabernacolo, al tempo
117
secolo successivo si ebbero il poderoso intervento di rifacimento in stile barocco sotto il
pontificato di Benedetto XIV (1740-1758), con il rifacimento della facciata e dell’atrio in forma
ellittica e la costruzione dell’attuale monastero
489
. La ristrutturazione barocca della basilica va di
pari passo con il riordino urbanistico della zona, che vede lo spianamento del tratto tra S. Croce e
S. Giovanni (cosiddetto Monte Cipollaro) ed il completamento della viabilità di collegamento fra
le tre basiliche che ricordavano gli eventi della vita di Cristo
490
. Gli ultimi lavori riguardano le
decorazioni pittoriche delle pareti realizzate nel XIX secolo
491
.
Alle spalle dell’abside si trova una serie di tre cappelle, accessibili da una scala a destra
dell’abside stessa; il primo ambiente è la moderna Cappella di Sant’Elena, a pianta quadrata,
decorata con un mosaico sulla volta tra il XV ed il XVI secolo
492
; nel 1570, le reliquie
cristologiche, fino ad allora custodite nell’antica cappella delle reliquie, adiacente il battistero,
furono trasferite a causa dell’umidità, dapprima in un vano sopra la cordonata di destra della
basilica, accessibile solo dalla clausura del monastero
493
. Il secondo ambiente è la Cappella
Gregoriana a pianta rettangolare, recante la volta affrescata nel XVI secolo
494
; il terzo ambiente è
costituito da un corridoio rettangolare, con una scalinata, in cima alla quale si colloca la moderna
Cappella delle Reliquie, costruita riadattando l’antica sacrestia in occasione del Giubileo del
1925
495
(quest’ultima è scandita in due ambienti minori da una sorta di iconostasi; in essa sono
state collocate le reliquie un tempo conservate nell’antica cappella attigua al battistero
496
).
Le fonti letterarie attestano la presenza della cripta, probabilmente medievale, visibile
almeno fino alla metà del XVIII secolo, mentre sono attestati da disegni precedenti il rifacimento
barocco, l’atrio e il nartece (a quest’ultimo si raccordava il portico del lato N dell’edificio). Si

stesso anche monumento funerario del cardinale Quinones, opera di Jacopo Tatti detto il Sansovino (XVI secolo).
Cfr. STOLFI 2012, pp. 4-5.
488
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 49.
489
Cfr. CECCHELLI 2004, p. 347. Cfr. anche STOLFI 2012, pp. 4, 14; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 49.
490
Il progetto, già iniziato da Sisto V con la realizzazione della Via Felice, comprendeva S. Maria Maggiore (la
Natività), S. Croce in Gerusalemme (la Passione) e S. Giovanni in Laterano (la quale richiamava la Resurrezione, in
quanto Basilica Salvatoris). Cfr. STOLFI 2012, p. 4. Su S. Maria Maggiore, cfr. infra; su S. Giovanni in Laterano, cfr.
supra.
491
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 50.
492
La moderna Cappella di S. Elena corrisponde esattamente alla cappella delle reliquie paleocristiana, attigua al
battistero, per la quale cfr. infra. Cfr. anche STOLFI 2012, pp. 5-6.
493
Cfr. STOLFI 2012, p. 10.
494
Cfr. STOLFI 2012, p. 5.
495
Cfr. STOLFI 2012, p. 10; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 50-51.
496
Cfr. infra.
118
segnala infine la presenza di un’area funeraria, localizzata sul lato S della basilica, in relazione
con la ‘retronavata’ ed a ridosso della porta principale della cappella di S. Elena
497
.
In relazione alla cappella di S. Elena, vecchie indagini di scavo hanno portato al
rinvenimento di una sepoltura polisoma a cappuccina, inserita in un manufatto funerario
addossato ad una parete della cappella e dotato di fenestella
498
.
Ad E dell’abside, un ambiente di forma rettangolare fu trasformato nella ‘cappella delle
reliquie’ o ‘di Sant’Elena, collegato alla chiesa da una porta e da un ambiente di forma
irregolare, un lato del quale era costituito dalla muratura curva dell’abside della basilica; questo
ambiente, che accolse le reliquie gerosolimitane, fu ridecorato sotto il pontificato di Celestino I
(422-432), ad opera di Galla Placidia, Valentiniano III e Onoria
499
. Gli interventi rinascimentali,
ancora oggi visibili, interesseranno la decorazione della cappella, andando ad obliterare quella
del V secolo
500
. Sia l’ambiente delle reliquie che il battistero sono da assegnare ad una medesima
fase costruttiva d’età costantiniana, unitamente alla basilica
501
.
Legato a quest’ultima a livello di stratigrafia muraria, è il battistero, un ambiente
rettangolare con il lato N absidato; al centro del rettangolo si trova il fonte battesimale a pianta
circolare, rivestito di lastre di marmo
502
.
A causa dei lavori di sistemazione compiuti dal Genio Civile agli inizi del XX secolo e poi
negli anni ’30, il battistero è stato tagliato longitudinalmente da un lungo muro, realizzando una
camera d’aerazione ed un poderoso interro rispettivamente a W e ad E del muro; tale intervento
ha lasciato a vista solo una limitata porzione del fonte
503
. Dall’esame autoptico di ciò che è
visibile, sembra possibile intravedere lo sbocco di un canale di scolo, obliterato di terra, nella

497
Cfr. CECCHELLI 2004, p. 347-348. La presenza di tombe nel pressl o all'lnLerno dl un baLLlsLero può essere messa
ln relazlone con l'aLLrazlone eserclLaLa dalle rellqule lvl deposLe, nel caso dl “. Croce, le rellqule sono quelle
gerosolimitane, tra le più venerate della Cristianità; la presenza di tombe non direttamente nel battistero ma
all'esLerno ed ln un amblenLe annesso come la cappella dl “. Llena e ln accordo con ll Canone xlv della “lnodo dl
Auxerre (561-605), il quale afferma che Non licet in baptisterio corpora sepelire (cfr. Synodus Autissiodorensis
Documenta, p. 1, in http://www.documentacatholicaomnia.eu), inteso in senso restrittivo al solo vano in cui si
Lrovava ll fonLe baLLeslmale. “l avrebbe ll rlspeLLo della prescrlzlone per l'lnLerno del baLLlsLero, ma una cerLa
tolleranza per gli spazi circostanti. Sulla Sinodo di Auxerre, cfr. supra. “ull'area sepolcrale dl “. Croce, cfr. TOMMASI
2004, p. 349. Cfr. anche STOLFI 2012, p. 8.
498
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, pp. 108, 122-123. Cfr. anche STOLFI 2012, p. 8.
499
Cfr. supra; CECCHELLI 2003, p. 348; CECCHELLI 2004, p. 345.
500
Cfr. CECCHELLI 2004, p. 345. Cfr. anche STOLFI 2012, p. 8.
501
Cfr. CECCHELLI 2004, pp. 346-347. “ul rapporLo archlLeLLonlco Lra gll amblenLl dleLro l'abslde e la baslllca, cfr.
CECCHELLI 2003, p. 351.
502
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 349. La vasca ha un diametro di oltre 4 m.
503
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 349.
119
fondazione circolare della vasca, al di sotto della traccia della pavimentazione marmorea [Figg.
55-56].

Figura 55. “anta Croce |n Gerusa|emme. 8att|stero pa|eocr|st|ano: abs|de de||'amb|ente, s| notano a destra || muro
longitudinale di inizio XX secolo che si appoggia ad esso, e a sinistra le sostruzioni ad arco della retrostante Cappella di S.
Elena (foto G. Cirsone).
120

Figura 56. Santa Croce in Gerusalemme. Assonometria ricostruttiva dei resti del battistero paleocristiano: sono visibili il
battistero absidato con al centro il fonte battesimale; alle spalle del battistero si trova la Cappella di S. Elena, mentre al di
sopra le strutture de| ch|ostro med|eva|e, quest'u|t|mo sostenuto da| muro |ong|tud|na|e de||'|n|z|o de| kk seco|o (da CECCHELLI
2004b).
I recenti lavori di scavo all’interno del battistero hanno portato alla luce anche un lacerto di
pavimentazione in marmo rosso, che si appoggia al rivestimento della vasca, pertinente ad un
momento successivo alla costruzione
504
[Fig. 57].

504
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 349. ÞoLrebbe essere lpoLlzzablle assegnare la nuova pavlmenLazlone all'lnLervenLo
dell'epoca dl CelesLlno l. Þer l'esecuzlone del rlllevl foLograflcl nell'amblenLe del baLLlsLero sl rlngrazlano ln quesLa
sede Armando David per il grandissimo contributo logistico ed il parroco di S. Croce, Don Gino Amicarelli per la
disponibilità e la cortesia dimostrate.
121

Figura 57. Santa Croce in Gerusalemme. Battistero paleocristiano: nella foto è visibile la porzione del fonte battesimale,
r|vest|to d| |astre d| marmo, ob||terato da| muro d| conten|mento de||'|n|z|o de| kk seco|o; nella parte sinistra della foto è
visibile un lacerto di pavimentazione marmorea, pertinente ad un restauro del battistero successivo alla costruzione (foto G.
Cirsone).
Le indagini di scavo compiute negli ultimi anni, hanno portato alla luce, oltre alle strutture
del battistero, anche le tracce di un preesistente impianto termale; quest’ultimo, testimoniato da
un piano in bipedali su cui poggiavano le suspensurae, e da tubuli fittili, è stato completamente
obliterato da uno strato di malta e materiale lapideo e sigillato con una pavimentazione in marmo
policromo; lo stesso battistero era rivestito di lastre marmoree. La porta principale dell’ambiente
si apriva sul prolungamento in direzione E del muro S della basilica
505
[Fig. 58].

505
Cfr. CECCHELLI 2004, pp. 345-346.
122

Figura 58. “anta Croce |n Gerusa|emme. 8att|stero pa|eocr|st|ano: parete “ de||'amb|ente, ne||a qua|e s| apr|va |'|ngresso, a
sinistra si nota il muro d| sostegno de||'|n|z|o de| kk seco|o che s| appogg|a a||a parete de||'|ngresso, cos| come || muro di
sostruzione della moderna cappella di S. Elena sulla destra; il taglio nella cortina muraria, così come il riempimento dello
stesso nella parte superiore della parete, sono anch'essi recenti, realizzati per |'a||ogg|amento d| serv|z| e|ettr|c| (foto G.
Cirsone).
123
La costruzione del battistero si inserisce nella tendenza, attestata anche in Oriente, di
dotare i luoghi delle memorie di martiri di impianti per il battesimo nerl corso del IV secolo,
come accade a Roma nei casi di S. Pietro e S. Agnese e probabilmente anche a S. Paolo fuori le
Mura e a S. Lorenzo
506
. La basilica di Hierusalem, secondo M. Cecchelli, accogliendo le reliquie
cristologiche, “avrebbe dovuto essere espressione della situazione memoriale gerosolimitana e
rappresentarla nella formulazione più completa essendo quindi anche corredata di
battistero”
507
.
Il battistero potrebbe essere stato dismesso e obliterato alla metà del X secolo, sotto il
pontificato di Benedetto VII (974-983), oppure molto più tardi alla fine del XIV secolo con
l’arrivo dei Certosini
508
. Una traccia in negativo del fonte battesimale e quindi dell’ambiente del
battistero si ha grazie all’umidità di risalita, la quale disegna un’area più scura sui mattoni che
rivestono il pavimento del chiostro trecentesco [Fig. 59].

Figura 59. Santa Croce in Gerusalemme. Chiostro trecentesco: la chiazza di umidità visibile quasi a ridosso del muretto di
sostegno del colonnato indica la posizione esatta del fonte battesimale e del battistero; il muro del portico è sostenuto dal
muro de||'|n|z|o de| kk seco|o, che corre sub|to a| d| sotto; il N è indicato dalla posizione della trowel (foto G. Cirsone).

506
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 350. Sui siti citati, cfr. infra.
507
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 350.
508
Cfr. CECCHELLI 2004, p. 347.
124
2.1.8. San Lorenzo in Lucina
La basilica di San Lorenzo in Lucina è collocata lungo un probabile diverticolo della Via
Lata (odierna Via del Corso), affacciandosi oggi sull’omonima piazza, nella parte settentrionale
del Campo Marzio
509
. Gli edifici preesistenti d’età romana, costituiti da un’insula, sono stati
reimpiegati nelle fondazioni della basilica e sono riconoscibili in particolare nelle fondazioni
della facciata della basilica paleocristiana; l’abbandono delle preesistenti strutture dell’insula,
sulla base della ceramica rinvenuta si data al più tardi alla seconda metà del IV secolo
510
.
O. Brandt esclude comunque la presenza di un titulus o centro della comunità cristiana, che
dovrebbe aver avuto sede negli ambienti dell’insula, precedentemente alla costruzione della
basilica paleocristiana; aggiunge inoltre che “S. Lorenzo in Lucina is a case which exhibits a
complete lack of continuity with earlier phases of the site”
511
. Si può comunque pensare che il
terreno sul quale fu edificata la basilica appartenesse ad un personaggio di fede cristiana dalle
cospicue possibilità economiche, in analogia con quanto accade a S. Vitale
512
; inoltre in base alla
cronologia offerta dalla ceramica, lo studioso ipotizza che l’insula preesistente la basica si
trovasse già allo stato di rudere nel corso de IV secolo
513
.
Gli scavi degli ultimi decenni, condotti dalla Soprintendenza Speciale per i Beni
Archeologici di Roma e dall’Istituto Svedese di Roma, hanno contribuito a chiarire che la
basilica aveva una pianta a tre navate, scandite da colonne che sostenevano dieci arcate, con
abside profonda rivolta a S, secondo quanto già aveva affermato R. Krautheimer; in
corrispondenza delle arcate si aprivano dieci finestre nei muri di sopraelevazione della navata
centrale
514
. L’ingresso all’edificio era costituito da un triforio, di cui si sono rinvenute tracce
nella fondazione della facciata, alla quota del pavimento paleocristiano ed era probabilmente
preceduto da un portico, così come a S. Vitale; nella facciata invece sembra che non fossero
presenti finestre
515
. Le murature superstiti dell’età paleocristiana, già ricognite e pubblicate dal
Krautheimer, sono state recentemente revisionate da O. Brandt, pur non essendo più tutte
ispezionabili perché obliterate dagli intonaci moderni; si tratta in più punti di lacerti di murature

509
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 3, 7. Sulla basilica, cfr. anche SIGNANI 1998.
510
Cfr. BERTOLDI 2003, p. 388; BERTOLDI 2008, pp. 3, 12-15, 20; BRANDT 2004, pp. 1, 2-3; BRANDT 2012a, p. 49; BRANDT
2012b, pp. 131-137, 142, 143, 150. Sulla storia e la topografia della zona di S. Lorenzo in Lucina in età romana, cfr.
BERTOLDI 2008, pp. 7-11.
511
Cfr. BRANDT 2012b, p. 150. Cfr. contra BERTOLDI 2008, p. 6, che lnvece sosLlene la conLlnulLa d'uso.
512
Cfr. BRANDT 2012b, p. 150; lo studioso però aggiunge che il possesso da parte di un cristiano, non implica
necessariamente che il terreno fosse usato dalla comunità. Su S. Vitale, cfr. infra.
513
Cfr. Brandt 2004, p. 3
514
Cfr. BERTOLDI 2003, p. 388; BERTOLDI 2008, pp. 15, 19; BRANDT 2012a, p. 49; BRANDT 2012b, pp. 138, 140.
515
Cfr. BRANDT 2012b, pp. 140, 141.
125
rese in opus vittatum, con l’alternanza di uno o tre corsi di mattoni, alternati ad un corso di
tufelli
516
[Fig. 60].

Figura 60. San Lorenzo in Lucina. Rilievo della facciata della chiesa durante i lavori di restauro deg|| ann| '20 de| kk seco|o;
sono visibili i lacerti di muratura in opus vittatum e | restaur| |n |ater|z| d'età med|eva|e (da BRANDT 2012b).
Le murature in opus vittatum sono ben riconoscibili in più punti della chiesa, non solo sulla
facciata ma anche nei muri perimetrali, nell’abside e negli archi delle finestre
517
. Sulla base del
confronto delle tecniche murarie impiegate nelle strutture superstiti della basilica paleocristiana,
l’opus vittatum e l’opus testaceum, è stato proposto il confronto con le strutture murarie di S.
Vitale, datate all’epoca di Innocenzo I (401-417) e con le fondazioni di S. Maria Maggiore, del
periodo di Sisto III (432-440); per questi elementi, la basilica si potrebbe datare alla prima metà
del V secolo. In ogni caso, la basilica non sembra essere più antica del V secolo, nonostante i
problemi posti dal rapporto della basilica con un più antico titolo in Lucinis
518
[Figg. 61-62].

516
Cfr. BRANDT 2012b, pp. 123-126.
517
Cfr. BERTOLDI 2003, p. 388; BRANDT 2012b, pp. 126-130.
518
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 3; BERTOLDI 2003, p. 388; BRANDT 2012b, pp. 143, 150; CECCHELLI 2003, p. 344.
126

Figura 61. “an Lorenzo |n Luc|na. Þ|anta de||a bas|||ca: |n nero sono camp|t| | rest| de||e murature d'età tardoant|ca (da BRANDT
2012b)
127

Figura 62. San Lorenzo in Lucina. Assonometria ricostruttiva della fase di V secolo della basilica e del battistero (da BRANDT
2004).
Nella chiesa fu probabilmente eletto papa Damaso (366-384), come si legge nei Quae
gesta sunt inter Liberium et Formosum episcopos
519
. Un’altra testimonianza relativa alla chiesa è
l’epigrafe funeraria del presbiter Theodorus, datata su base paleografica al tardo IV secolo,
rinvenuta riutilizzata nel XV secolo nella Cappella di S. Giovanni Battista, l’attuale sacrestia
520
.
Sebbene la chiesa sia spesso attribuita all’iniziativa di Sisto III (432-440) in base ad un passo del

519
Cfr. Liber Pontificalis, I, p. 214, nota 7; Idem, I, p. 364, nota 7. Cfr. anche BERTOLDI 2008, p. 17; BRANDT 1995, p.
145, nota 2; BRANDT 2004, p. 3; BRANDT 2012b, pp. 123, 148-149, 149-150; CECCHELLI 1985, p. 297.
520
Cfr. BRANDT 2012b, p. 149, l'lscrlzlone, ln leLLere coslddeLLe fllocallane, reca nella seconda rlga la parola
[f]ontem, che potrebbe fare riferimento a dei lavori compiuti sul battistero di S. Lorenzo in Lucina alla fine del IV
secolo, nonosLanLe ll faLLo che cl slano dubbl sull'effeLLlva provenlenza dell'eplgrafe dalla chlesa (cfr. BRANDT
2012b, p. 149).
128
Liber Pontificalis
521
, il titulus è attestato nella Sinodo Romana del 499, con la sottoscrizione del
presbitero Marco
522
. Al V secolo si data inoltre un’iscrizione funeraria di un presbitero del titulus
Lucinae, rinvenuta nella basilica di S. Valentino alla fine dell’800 da G. Gatti
523
. La prima
comparsa dell’espressione qui appellatur Lucinae si ha in una lettera di Gregorio Magno (590-
603), datata intorno all’anno 600, nella quale si fa menzione di una processione a titulo beati
Laurentii martyris qui appellatur Lucinae verso la basilica di S. Pietro
524
.
La denominazione della chiesa può essere rintracciata nelle fonti scritte almeno fino al VII
secolo; la chiesa si trova menzionata nel De locis sanctis martyrum quae sunt foris civitatis
Romae, opera datata tra il 630 ed il 640, in relazione alla graticula del martirio di Lorenzo
525
. Un
primo restauro si ebbe con Benedetto II (684-685), il quale fece anche dei donativi alla
basilica
526
. In seguito la chiesa è attestata per la donazione di arcos argenteos IIII, da parte di
Sergio II (687-701)
527
. Un restauro di una certa importanza si può ipotizzare sia avvenuto
all’epoca di papa Adriano I (772-795), come lascerebbe suppore il passo della Vita Hadriani
528
.
Sotto Adriano I doveva già essere presente un’area a destinazione funeraria, attestata sul lato N
della basilica da ritrovamenti ottocenteschi sotto l’attiguo Fiano-Almagià, sede del cardinale

521
Fecit basilicam sancto Laurentio, quod Valentiniano Augusto concessit (Liber Pontificalis, I, p. 234). Il passo ha
daLo luogo a molLe dlscusslonl clrca l'ldenLlflcazlone della baslllca menzlonaLa dal compllaLore del Liber Pontificalis,
per le quali si rimanda a BRANDT 2012b, pp. 145-147. Cfr. anche BERTOLDI 2008, p. 18, dove la studiosa attribuisce il
passo del Liber Pontificalis alla chiesa del Campo Marzio, piuttosto che al santuario del Verano, al quale
slcuramenLe sl rlferlsce l'espresslone ministerium ad baptismum (su S. Lorenzo fuori le Mura, cfr. infra).
522
Marcus Presbyter tituli Lucinae (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 237). Si ha qui la prima attestazione della
denominazione del titulus, la quale muLa nel ll Conclllo ‘omano del 393, con l'agglunLa della dedlcazlone a “.
Lorenzo (cfr. MANSI 1960, X, coll. 475-478). Cfr. BRANDT 2012b, pp. 123, 145. Nel 595 non è possibile determinare
con certezza se la menzione di Crescens presbiter tituli Laurentii, appartenga o meno alla chiesa di S. Lorenzo in
Lucina; quindi si prospettano due ipotesi, la prima è che il titulus avesse un'alLra denomlnazlone, la seconda che
invece non avesse propri rappresentanti in sede conciliare (cfr. BERTOLDI 2008, p. 21; BRANDT 2012b, p. 144).
523
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 18; BRANDT 2012b, p. 149.
524
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 18, 21, 22; BRANDT 2012b, p. 144.
525
Cfr. BRANDT 2012b, p. 144.
526
Hic ecclesiam […] beati Laurentii martyris qui appellatur Lucinae restauravit (Liber Pontificalis, l, p. 363). […]
necnon et in titulo suprascripto Lucine alium coopertorium ornatum de olosiricum. Fecit autem et calices aureos
ministeriales II, pensantes singuli libras singulas (Idem, I, p. 363). Cfr. BERTOLDI 2008, p. 21; BRANDT 2012b, pp. 123,
144.
527
Hic fecit in basilicam sancti Laurentii martyris, qui appellatur titulus Lucinae, arcos argenteos IIII (Liber
Pontificalis, I, p. 376).
528
lotltet et tltolos beotl looteotll mottytls pol oppellotot locloe j…] pooe ptoefotoe ecclesloe o ptlscls tempotlbos
marcuentes in ruinis mole evenerunt; quae praecipuus antistes fervens in amore Spiritus sancti, in Omnibus una
cum portici bus earum norite nimio decore renovavit (Liber Pontificalis, I, p. 507). Cfr. CECCHELLI 1985, p. 300. La
menzione del titulus viene subito dopo la descrizione dei lavori di ricostruzione della basilica di S. Maria in
Cosmedin; il termine pariter ('slmllmenLe', 'ugualmenLe') con ll quale sl apre ll passo relaLlvo a “. Lorenzo ln Luclna
potrebbe lasciare intendere che anche in questo caso si sia avuta una ricostruzione pressocché integrale
dell'edlflclo ad opera dl Adrlano, lnfaLLl cosl sl legge nel passo: Pariter et titulum beati Laurentii martyris qui
appellatur Lucine […] (Liber Pontificalis, I, p. 507). Cfr. anche BERTOLDI 2008, p. 22, che attribuisce a questi lavori la
fodera dl rlnforzo dell'abslde paleocrlsLlana, che rluLlllzzava maLerlall lapldel d'eLa romana; BRANDT 2012b, p. 140,
che assocla la rlcosLruzlone del Lrlforlo d'lngresso, con un rlalzamenLo dl clrca 10 cm, all'lnLervenLo dell'vlll secolo
sulla base dei lacerti di muratura in filari di mattoni irregolari.
129
titolare
529
. Nell’VIII secolo la chiesa è indicata con il nome di S. Laurentii in Lucina
nell’Itinerarium Einsiedlense
530
.
A cavallo tra VIII e IX secolo, sotto il pontificato di Leone III (795-816), S. Lorenzo in
Lucina è sede di una celebrazione liturgica, che prevedeva una processione con partenza dalla
chiesa sulla Via Lata, subito dopo aver celebrato le litanie (festa che cadeva il 25 aprile) a S.
Giorgio al Velabro attraverso più tappe
531
; lo stesso pontefice, come consuetudine, dona una
vestem de stauraci e una corona ex argento
532
. Anche Gregorio IV dona una vestem de
stauraci
533
. Sotto il pontificato di Sergio II (844-847), la basilica fu interessata dallo
straripamento del Tevere, le cui acque invasero la zona del Campo Marzio e della Via Lata
534
;
una nuova inondazione si ebbe sotto Niccolò I (858-867), con le medesime modalità della
precedente
535
.
Nella seconda metà dell’XI secolo, sotto il pontificato di Gregorio VII (1073-1085), anche
S. Lorenzo in Lucina subì le devastazioni provocate totam regionem dalle truppe normanne di
Roberto il Guiscardo
536
.
Nel XII secolo vengono costruiti il portico ed il campanile medievali che dominano la
piazza antistante la chiesa
537
; il portico viene costruito alla quota del piano stradale del XII
secolo, sostanzialmente corrispondente a quello odierno e ciò implica la probabile presenza di
gradini che permettevano il salto di quota tra la strada e il piano della chiesa
538
. L’edificio

529
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 22-23. Sul palazzo, aLLrlbulLo all'opera del cardlnale ugo dl Lvesham (1281-1287), cfr.
Idem, p. 23, dove la studiosa ipotizza la presenza della sede dei precedenti cardinali titolari o del clero incardinato
nella chlesa, lnsedlaLa sulle rovlne dell'lnsula romana, adducendola come prova della continuità di vita delle
strutture romane attraverso i secoli.
530
Cfr. BRANDT 2012b, p. 144.
531
[…] et sicut olitanam traditionem a notario sanctae Romanae ecclesiae in ecclesia beati Georgii Christi martyris
in eius natale ipsa letania predicata fuisset, omnes tam viri quamque femine devota mente catervatim in ecclesia
beati Christi martyris Laurenti quae appellatur Lucinae, ubi et collecta predicata inherat occurrerent […] (Liber
Pontificalis, II, p. 4).
532
Et in titulo beati Laurentii in Lucina fecit vestem de stauraci cum periclisin de blati (Liber Pontificalis, II, p. 12).
[…] adque in titulo beati Laurenti martyris qui appellatur Lucinae par modo fecit coronam ex argento, pensantem
libras IIII, uncias X (Idem, II, p. 20).
533
Pari modo et in basilica beati Laurentii in Lucinae fecit vestem de stauraci (Liber Pontificalis, II, p. 78).
534
Trascendit interea in aliquibus locis et muros urbis, et egressus est in ecclesiam beati Laurentii quae appellatur
Lucinae (Liber Pontificalis, II, p. 92).
535
Trascendit interea aliquibus locis et ingressus est in ecclesiam beati Lurentii qui appellatur Lucine […] (Liber
Pontificalis, II, p. 153).
536
Immo ipse cum suis totam regionem illam in qua aecclesiae santi Silvestri et sancti Laurentii in Lucina site sunt
penitus destruxit et fere ad nichilum redegit (Liber Pontificalis, II, p. 290). Cfr. anche BRANDT 2012b, p. 140. Il
compilatore del Liber Pontificalis usa l'lndlcazlone S. Laurentii in Lucina solo dal tardo XI secolo (cfr. BERTOLDI 2008,
p. 24; BRANDT 2012b, p. 144).
537
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 3; BRANDT 2012b, p. 123.
538
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 3; BRANDT 2004, p. 1, che menziona le tre soglie della fase paleocristiana già viste da R.
Krautheimer; BRANDT 2012b, p. 140.
130
medievale, succeduto a quello paleocristiano, presentava murature in filari di laterizi; la navata,
precedentemente scandita da colonne sormontate da arcate, è ora resa con pilastri in muratura; a
seguito probabilmente di un’ennesima alluvione del Tevere, il pavimento fu rialzato
539
; in base
ad alcune iscrizioni conservate nel portico medievale della basilica, le quali menzionano la
traslazione di reliquie, si può ipotizzare che ci siano state sistemazioni dell’interno,
probabilmente a carico del presbiterio
540
.
Le strutture della fase medievale possono essere messe in relazione con i lavori promossi
da Pasquale II (1099-1118), proseguiti dall’antipapa Anacleto II (1130-1138); nel 1139, il
Concilio Lateranense II dichiarò nulli tutti gli atti di Anacleto II, per cui la consacrazione, che
sanciva la definitiva conclusione dei lavori, si ebbe nel 1196, ad opera di Celestino III (1191-
1198)
541
.
Con gli interventi di ricostruzione seguiti al saccheggio normanno, probabilmente furono
anche rifatte la decorazione musiva del catino absidale, rimasta in situ fino al XVII secolo
542
, e
parte dell’antica confessio; furono inoltre posti in opera la cathedra papale, l’altare maggiore
(inglobato nel coro medievale) del 1130 dotato di fenestella confessionis
543
, i due leoni ai lati
della porta d’ingresso ed il pavimento cosmatesco (di cui rimangono pochi resti)
544
.
Alla fine del XII secolo, S. Lorenzo in Lucina è menzionata in relazione a papa Gregorio
VIII (1187), il quale prima di assurgere al soglio di Pietro fu cancellarius et cardinalis tituli
sancti Laurentii in Lucina
545
. Nel 1205, la basilica è menzionata in un privilegio di Innocenzo III
(1198-1216), dove si stabilivano i confini giurisdizionali della parrocchia, oggetto di disputa con
le vicine S. Marcello e S. Lorenzo in Damaso
546
[Fig. 63].

539
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 27; BERTOLDI 2003, p. 387; BRANDT 2012b, p. 139.
540
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 24.
541
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 24, 26-27.
542
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 25-26, 27, dove la sLuslosa rlporLa la descrlzlone del mosalco dell'abslde faLLa da Þompeo
Ugonio nel XVII secolo. Del mosaico rimane un disegno acquerellato realizzato da Antonio Eclissi nel 1640.
543
un'lscrlzlone del porLlco menzlona la deposlzlone dl rellqule LraslaLe dal presblLero 8enedeLLo su ordlne dl
Þasquale ll, ln un'alLra lscrlzlone del porLlco, e menzlonaLa la dedlcazlone della chlesa con la deposlzlone dl rellqule
laurenziane, tra cui due ampolle del sangue del marLlre e la graLlcola, ad opera dell'anLlpapa AnacleLo ll nel 1130
(cfr. BERTOLDI 2008, p. 26).
544
Cfr. BRANDT 2012b, pp. 147-148. Sul mosaico compariva il nome di un pontefice di nome Sisto, del quale però
non è indicato il numero; in passato si è pensato di identificare il papa con Sisto III, adducendo il mosaico come
prova della committenza sistiana sulla chiesa. Cfr. anche BERTOLDI 2008, p. 25.
545
Successus est a Gregorio octavo papa, qui fuit cancellarius et cardinalis tituli sancti Laurentii in Lucina, vir
summe religionis et magne castitatis (Liber Pontificalis, II, p. 349).
546
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 27.
131

Figura 63. San Lorenzo in Lucina. Il portico ed il campanile del XII secolo, visti da Piazza S. Lorenzo in Lucina (da BRANDT
2012b).
Nel 1287, S. Lorenzo in Lucina accolse le spoglie del cardinale titolare Ugo di Evesham, il
cui sepolcro monumentale si trovava presso la sacrestia
547
.
All’inizio del XV secolo, sono attestati restauri alla chiesa in base ad un’iscrizione del
1427, proveniente dall’attiguo Palazzo Fiano-Almagià, oggi perduta ma il cui testo è noto da

547
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 24.
132
copie, nella quale si legge della ristrutturazione delle chiese di Roma, tra cui S. Lorenzo in
Lucina, dopo la “Cattività Avignonese”; i lavori furono promossi dal cardinale Jean de la Roche-
Taislée, detto il Rotomagense. Un secondo restauro fu dovuto al cardinale Jean Le Jeun,
soprannominato il Morinense, al quale si attribuiscono il restauro del palazzo e della chiesa
548
.
Un terzo restauro, a carico del tetto, si deve invece al cardinale Filippo Calandrini, come attesta
un’iscrizione conservata nel portico
549
. Agli ultimi due prelati si deve la costruzione delle
rispettive cappelle funerarie, la Sala dei Canonici (nota nelle fonti del XVII secolo come
Cappella di S. Giovanni Battista) e la Sacrestia (Cappella dei SS. Filippo e Giacomo)
550
[Fig.
64].

Figura 64. “an Lorenzo |n Luc|na. Þ|anta de||a ch|esa e de| convento annesso, con |'|nd|caz|one de||a Sacrestia o Cappella dei
SS. Filippo e Giacomo (in giallo) e la Sala dei Canonici o Cappella di S. Giovanni Battista (in rosa), datata al periodo 1631-1641
(da BERTOLDI 2008).
Nel 1551, Leonardo Bufalini, nella sua pianta di Roma, riporta l’isolato di S. Lorenzo in
Lucina, compreso tra Via del Corso, Piazza S. Lorenzo in Lucina, Via di Campo Marzio e Via in

548
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 28-29.
549
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 29.
550
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 30-34.
133
Lucina; nella sua rappresentazione è possibile leggere la topografia dell’area, ereditata dall’età
romana, che almeno in parte condiziona l’assetto urbanistico cinquecentesco
551
[Fig. 65].

Figura 65. “an Lorenzo |n Luc|na. Þ|anta d| ‘oma d| L. 8ufa||n| de| 1SS1, con |'|nd|caz|one de||'|so|ato de||a bas|||ca (da
BERTOLDI 2008).
Nel 1588 la chiesa fu interessata dall’inondazione del Tevere di quell’anno; l’acqua ebbe
facile accesso all’interno della basilica, dato che il pavimento era ad una quota più bassa rispetto
al piano stradale; perciò nel 1598 si provvide a rialzare il pavimento della chiesa, obliterando gli
scalini di accesso della fase medievale ad opera del cardinale spagnolo Pedro de Deza Manuel, il
quale rinnovò anche l’altare mggiore, inglobando parte del precedente altare medievale
552
. Nel

551
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 7.
552
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 33-34.
134
1606, la chiesa passò ai Chierici Regolari Minori, che la tennero fino al 1870
553
; con l’arrivo di
questo ordine religioso ha inizio la grande fase decorativa d’età barocca, conclusasi nel 1675
554
.
Nel XVIII secolo furono portati a compimento i lavori iniziati nel secolo precedente; nel
1721 in particolare fu completata la Cappella del Battistero, alla quale passò la funzione
battesimale, fino a quel momento assolta dalla dismessa Cappella di San Giovanni Battista,
trasformata in Sala dei Canonici
555
; quest’ultima non venne completamente dismessa, in quanto
in essa fu sepolto il cardinale titolare Giovanni da Via nel 1740; ulteriori lavori a carico della
chiesa ed in particolare della sacrestia e della cappella di S. Giovanni Battista si ebbero intorno al
1770
556
.
L’interno della basilica invece è giunto fino ad oggi nella veste che gli è stata data con i
lavori di restauro del XIX secolo, a seguito dell’ultima bonifica effettuata nel 1858; i lavori
ottocenteschi si sovrappongono a quelli della fase barocca
557
. Nel 1870 la basilica fu interessata
per l’ennesima volta da un’inondazione del Tevere, l’ultima prima della costruzione dei
muraglioni sugli argini
558
; nello stesso anno, con la proclamazione di Roma a capitale del Regno
d’Italia, la chiesa passò in proprietà del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, che la
detiene ancora; seguirono poi i reatauri degli anni 1918-19 nell’interno della chiesa e del 1927
sul portico, riportato alle sue forme medievali
559
. Alla fine del XX secolo è partito l’iter
burocratico, ancora in corso, per il passaggio di proprietà dell’edificio dal Ministero dell’Interno
alla Parrocchia
560
.
Il battistero di San Lorenzo in Lucina, assegnabile al gruppo dei battisteri annessi
all’edificio di culto, non offre la possibilità di dedurne la pianta esterna, a causa delle costruzioni
dei secoli successivi
561
; un dato comunque certo è che esso non insiste sulle strutture
dell’insula
562
; è stato invece possibile indagare archeologicamente il fonte battesimale, di forma
circolare, con un rivestimento di lastre marmoree all’interno
563
, le fondazioni del quale, non note

553
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 35.
554
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 35-39.
555
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 41
556
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 41.
557
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 3, 41-42; BRANDT 2012b, p. 123.
558
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 42; BERTOLDI 2008, p. 7.
559
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 42.
560
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 44.
561
Cfr. BRANDT 1993, p. 148, dove sl lpoLlzza che ll llmlLe n dl una massa dl conglomeraLo, geLLaLa nell'angolo Lra ll
fonLe ed ll baclno reLLangolare, poLesse segnare ll llmlLe dell'amblenLe del baLLlsLero.
562
Cfr. BERTOLDI 2003, p. 389; BRANDT 1995, pp. 145, 146; BRANDT 2012a, pp. 56-63, sulle sLraLlgrafle d'eLa romana e
tardoantica sigillate dalla costruzione della basilica e del battistero; BRANDT 2012b, p. 143; CECCHELLI 2003, p. 343.
563
1ra le lasLre dl rlvesLlmenLo della vasca, e sLaLa relmplegaLa un'eplgrafe funeraria, quella di Flavia Hilarina, la
quale fornisce un termine di datazione non solo per il battistero ma anche per la costruzione della basilica, a dopo
135
al Krautheimer, sono state rinvenute in più campagne di scavo a partire dagli anni ’80 del XX
secolo, nella cripta al di sotto della Sala dei Canonici
564
; questo ambiente, collocato fuori dalla
chiesa a metà della navata laterale W, fu costruito nel XV secolo ad W della chiesa e a N della
sacrestia moderna; nella cripta si trovano i resti del battistero paleocristiano
565
.
Durante gli scavi condotti dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma, tra il 1983 ed il
1998, fu aperto un passaggio tra la cripta rinvenuta sotto la navata W e la cripta sotto la Sala dei
Canonici; un altro passaggio fu aperto verso la cripta sotto la sacrestia. Queste aperture diedero
modo di indagare parzialmente l’ambiente del battistero paleocristiano, riportando alla luce due
bacini, uno piccolo rettangolare ed uno più grande a pianta circolare
566
[Fig. 66].

Figura 66. San Lorenzo in Lucina. Pianta del battistero paleocristiano: sono visibili i passaggi praticati durante gli scavi per
collegare tra loro le cripte sotto la navata W della chiesa, sotto la Sala dei canonici e sotto la Sacrestia moderna; nella cripta
sotto la Sala dei Canonici sono visibili il fonte battesimale circolare ed il bacino rettangolare (da BRANDT 2012a).
La pianta del battistero e quella del fonte battesimale non sono comunque ancora del tutto
chiare; è possibile, ma non certo, che il battistero potesse essere un ambiente dalla pianta
rettangolare, con un ingresso a triforio sorretto da colonne, come a S. Clemente, con il fonte
collocato al centro dell’ambiente ed un’abside sul lato meridionale (demolito nel

il 338, su base paleografica (cfr. BRANDT 1995, pp. 145, 146; BRANDT 2004, pp. 1, 2; BRANDT 2012a, p. 52; BRANDT
2012b, pp. 143-144).
564
Cfr. BRANDT 2004, p. 1; BRANDT 2012b, pp. 123, 141; CECCHELLI 2003, p. 343. I resti del rivestimento sono anche
l'unlco elemenLo rlmasLo dell'alzaLo del fonLe al dl sopra della fondazlone clrcolare (cfr. BRANDT 2012b, p. 141). Il
fonte ha un diametro interno di circa 3,4 m ed esterno di 4,6 m, con uno spessore di circa 60 cm. Cfr. BRANDT
2012a, p. 49.
565
Cfr. BRANDT 1995, p. 145; BRANDT 2004, p. 2; BRANDT 2012a, p. 49.
566
Cfr. BRANDT 1995, p. 145; BRANDT 2004, pp. 1, 2; BRANDT 2012a, p. 51.
136
Rinascimento)
567
. Tra la chiesa ed il battistero è ipotizzabile la presenza di un ambiente
intermedio, distrutto anch’esso dalle ristrutturazioni del XV secolo
568
.
I resti scoperti del fonte consitono solo nel muro di fondazione della vasca, la quale
presenta una forma irregolare, a causa del bacino rettangolare adiacente
569
. La vasca, con il
fondo in cocciopesto, era dotata di un canale per il deflusso dell’acqua (posto in opera in un
momento successivo alla costruzione dell’impianto battesimale), ma non è chiaro invece in che
modo avvenisse l’approvvigionamento del fonte; O. Brandt ipotizza, data la preesistenza del
bacino rettangolare alla vasca, che questa fosse in qualche modo collegata ad un sistema di
condotte idriche
570
. Sulla base dei confronti con gli altri battisteri romani, lo studioso ipotizza
che il fonte avesse una pianta a stella a sei punte, con i lati concavi, sormontata da un ciborium
sorretto da colonnine
571
[Fig. 67].

Figura 67. San Lorenzo in Lucina. Pianta del fonte battesimale rivenuto durante gli scavi degli ultimi decenni (da BRANDT
2012b).
Adiacente a questo, si trova una vaschetta più piccola, di forma rettangolare, la quale
secondo le ricostruzioni, originariamente doveva essere coperta da una sorta di nicchia in elevato

567
Cfr. BRANDT 1995, p. 146.
568
Cfr. BRANDT 2012b, pp. 141, 142.
569
Cfr. BRANDT 1995, p. 146; BRANDT 2005, p. 2; BRANDT 2012b, p. 141.
570
Cfr. BRANDT 1995, p. 146, nota 7; BRANDT 2005, p. 2; BRANDT 2012b, p. 141. Il condotto di scarico del fonte
baLLeslmale Laglla ll plano della vasca reLLangolare, forse sosLlLuendo ll canale orlglnarlo dl quesL'ulLlma (cfr.
BRANDT 2012a, pp. 63, 65).
571
Cfr. BRANDT 2005, p. 2; BRANDT 2012b, p. 141, dove propone come alternativa una pianta stellare ad otto punte,
ritenuta però meno probabile.
137
coronata da un timpano, da Brandt definita aedicula, la quale originariamente doveva essere
rivestita anch’essa da lastre di marmo
572
; la fondazione della vasca rettangolare, che O. Brandt
ritiene preesistente, datandola al momento dell’obliterazione dell’insula, viene parzialmente
tagliata dalla trincea di fondazione del fonte e gli si appoggia il muro circolare in mattoni di
quest’ultimo
573
; questo particolare, finora unico a Roma, ma attestato in Sardegna ed in Spagna,
potrebbe far supporre che si sia in presenza di una vasca funzionale al rito della ‘lavanda dei
piedi’, del quale le fonti letterarie attestano l’associazione con il rito del battesimo
574
[Fig. 68].

Figura 68. San Lorenzo in Lucina. Battistero paleocristiano: sulla sinistra si nota la vasca rettangolare preesistente alla
costruzione del battistero (foto G. Cirsone).

572
Cfr. BRANDT 1995, p. 146; BRANDT 2005, p. 2; BRANDT 2012a, pp. 59-62.
573
Cfr. BRANDT 2012a, pp. 51, 55, 59 65; BRANDT 2012b, p. 141. Il bacino rettangolare internamente è largo 1,35 m
(in senso E-W) e lungo 2,30 m (in senso N-S). Contra cfr. BRANDT 1995, p. 146, dove lo studioso pone la
contemporaneità tra il bacino rettangolare ed il fonte battesimale.
574
Cfr. supra quanto detto a proposito di Ambrogio. Tali vaschette, sono attestate raramente in Occidente (ad
eccezione della penisola iberica, dove certo dovevano rispecchiare un uso liturgico locale), con il solo caso di
Cornus, mentre in Oriente si ritrovano nei battisteri di S. Giovanni di Efeso e Shivta nel Neghev (cfr. CIRSONE 2006,
p. 25, nota 60, con bibliografia di riferimento). Cfr. anche BRANDT 1993, p. dove l'auLore propone che la vasca
reLLangolare poLesse servlre o per la benedlzlone dell'acqua prlma del baLLesimo vero e proprio, oppure, ma meno
probabilmente in quanto essa ha la stessa profondità del fonte, per il battesimo degli infanti; BRANDT 2005, p. 2;
CECCHELLI 2003, p. 343. un conLrlbuLo plu punLuale sull'argomenLo e ln BRANDT 2003, pp. 137-144 in bibliografia.
138
Quanto ai confronti, per la vasca, Brandt propone gli impianti battesimali di S. Clemente e
S. Cecilia, che però presentano dimensioni inferiori; pur non essendo stato possibile ottenere
informazioni sulla forma del vano battesimale, lo stesso studioso propone ancora una volta i due
casi già citati, ipotizzando che questo si collocasse all’esterno della navata destra, a metà circa di
questa
575
. Quanto al problema della datazione, O. Brandt propone la contemporaneità del
battistero con la basilica, datando il complesso al V secolo relazionandolo in particolare con
Sisto III
576
.
Entro la seconda metà dell’VIII secolo, nella parte NW della fondazione del fonte, viene
posto in opera uno scalino, forse un descensus, il quale segue il profilo curvo interno della
struttura, appoggiandosi alla lastra marmorea di reimpiego recante l’iscrizione funeraria di
Flavia Hilarina
577
; i confronti per un tale dispositivo si ritrovano altrove a Roma e nel battistero
carolingio della basilica di Portus
578
. L’VIII secolo vede l’inizio dell’uso funerario
dell’ambiente, con l’impianto di alcune tombe infantili, di cui una di orientamento E-W
all’interno, e l’altra, molto simile, poco a S del lato meridionale della vasca rettangolare ormai da
tempo dismessa
579
.
Il rivestimento di lastre marmoree dell’interno della vasca viene asportato, ad eccezione
delle lastre con l’epigrafe di Flavia Hilarina, coperte dal gradino. All’interno della vasca viene
posto in opera un nuovo piano in cocciopesto, simile a quello della fase medievale del fonte di S.
Cecilia e nello stesso momento, rifacendo la condotta di scolo del fonte o forse realizzandola per
la prima volta ex novo, viene tagliato il piano della vasca rettangolare, quest’ultima dismessa e
non più visibile; al suo interno viene infatti steso un nuovo piano anch’esso in cocciopesto, alla
quota corrispondente al pavimento medievale della basilica
580
. Tale intervento viene messo in
relazione da O. Brandt con le distruzioni seguite al saccheggio normanno del 1084, datandolo
quindi al XII-XIII secolo, anche in base al confronto con il restauro medievale del battistero di S.
Cecilia
581
.
Nel XV secolo, la trincea di fondazione praticata per erigere la cappella di S. Giovanni
Battista, distrusse completamente i muri perimetrali del battistero, lasciando in situ solo la

575
Cfr. BRANDT 2012b, p. 141. Su S. Cecilia e S. Clemente, cfr. supra.
576
Cfr. BRANDT 1995, p. 146, dove lo studioso epone lo sviluppo delle fasi 2 e 3 del battistero.
577
Cfr. BRANDT 2012a, pp. 52, 65, 66.
578
Tra i confronti romani Brandt cita S. Crisogono (cfr. supra) e S. Stefano sulla Via Latina (cfr. infra), e la chiesa
rurale di S. Cornelia a N di Roma; in questi casi però si hanno due scalini invece di uno (cfr. BRANDT 1995, p. 148;
BRANDT 2012a, p. 66).
579
Cfr. BRANDT 2012a, p. 66.
580
Cfr. BRANDT 1995, p. 148.
581
Cfr. BRANDT 1995, p. 148.
139
fondazione del fonte battesimale
582
; in questo momento fu praticato il taglio per l’alloggiamento
della sepoltura del cardinale Jean le Jeune de Contay (di cui si è rinvenuto un frammento della
lastra di copertura), che andò a tagliare sia la fondazione circolare del fonte battesimale, sia il
bacino rettangolare adiacente, nella parte occidentale della cripta
583
. Della cappella si conservano
parzialmente solo i muri N e S, mentre gli altri sono difficilemte individuabili a causa della
presenza della volta moderna
584
. Il fondo della vasca viene rotto e riempito con un conglomerato
di malta tenace e la forma del taglio, semicircolare all’estremità E e ovale ad W, indicherebbe,
secondo O. Brandt, la presenza di un ipotetico fonte battesimale pertinente alla fase
rinascimentale
585
[Fig. 69].

Figura 69. San Lorenzo in Lucina. Battistero paleocristiano: tomba del XV secolo del cardinale Jean le Jeun de Contay (foto G.
Cirsone).

582
Cfr. BRANDT 2005, p. 2; BRANDT 2012a, p. 65.
583
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 32; BRANDT 1995, p. 145; BRANDT 2012a, pp. 51, 63. La cappella fu costruita proprio per
iniziativa dello stesso prelato (cfr. BRANDT 2012a, p. 33). L probablle che a segulLo dell'lmplanLo della Lomba sla
stato distrutto anche il secondo descensus all'lnLerno del fonLe (cfr. BRANDT 2012a, p. 66).
584
Cfr. BRANDT 1995, pp. 148-149.
585
Cfr. BRANDT 1993, p. 149. L'lpoLeLlco fonLe rlnasclmenLale vlene posLo ln opera rlspeLLando ll Lagllo della Lomba
del cardinale de Conday e rimase in uso fino alla dismissione nel 1721 (cfr. BERTOLDI 2008, p. 32).
140
Nel 1598, un muro divise l’ambiente in due parti, sostenendo l’imposta di due volte che
sostituirono quella precedente paleocristiana; la trincea di fondazione di questa struttura tagliò a
sua volta la fondazione del fonte
586
. Il piano pavimentale viene rialzato ulteriormente fino al
livello del pavimento tardorinascimentale della basilica
587
. Nel XVIII secolo, la Cappella di S.
Giovanni fu obliterata dalla costruzione della Sala dei Canonici; quest’ultima ebbe la funzione di
battistero, con un fonte battesimale ormai destinato all’aspersione, rimasto in uso fino a quando
la funzione battesimale non passò ad una cappella vicina anch’essa dedicata a S. Giovanni
Battista
588
.
Il pavimento dell’ambiente fu ulteriormente rialzato, ma senza che venisse rialzato
contemporaneamente anche quello della basilica. Lo scavo della cripta sotto la Sala dei Canonici,
condotto nel 1983, ha evidenziato una stratigrafia relativamente moderna, risalente alla fine del
XIX secolo, con un riempimento in terra (appoggiato al muro divisorio del 1598), uno strato
sottile di ossa umane e terra ed un sottile strato di argilla alluvionale, quest’ultimo attribuito
all’alluvione del Tevere del 1870
589
.
Le due volte tardorinascimentali sono state rimosse nel 1908, secondo un’iscrizione trovata
negli armadi dei paramenti della Sala dei Canonici; il muro divisorio del XV secolo invece
rimase in opera, facendo da sostegno alla volta a botte moderna che sostiene il pavimento della
Sala dei Canonici
590
[Fig. 70].

586
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 31-32; BRANDT 1995, p. 145; BRANDT 2012a, p. 51.
587
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 31; BRANDT 1995, p. 149.
588
Cfr. BERTOLDI 2003, p. 389; BERTOLDI 2008, p. 31.
589
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 30; BRANDT 1995, p. 149 BRANDT 2012a, pp. 51-32. Þer ll LesLo dell'eplgrafe, cfr. BRANDT
1995, p. 149, nota 18.
590
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 30; BRANDT 1995, p. 149 BRANDT 2012a, pp. 51-32. Þer ll LesLo dell'eplgrafe, cfr. BRANDT
1995, p. 149, nota 18.
141

Figura 70. San Lorenzo in Lucina. Battistero paleocristiano: sono visibili il pavimento moderno, la traccia del muro
longitudinale e delle due volte tardorinascimentali e la volta a botte moderna (da BRANDT 1995).
Il battistero di S. Lorenzo in Lucina si inserisce nell’opera di Sisto III, volta al
rafforzamento del ruolo del vescovo di Roma in connessione col battesimo, in un momento in
cui l’amministrazione del sacramento avveniva non più solo nel battistero della cattedrale e ad
opera del vescovo, ma anche nelle chiese titolari ad opera dei presbiteri; in questo senso il
battistero di S. Lorenzo in Lucina è importante in quanto costruito nella zona del Campo Marzio,
un’area in cui non esistevano alttri battisteri
591
.
È inoltre degno di nota il fatto che si sia mantenuto il ricordo della collocazione
topografica del battistero paleocristiano, sul quale fu edificata la Cappella di S. Giovanni
Battista, destinata all’amministrazione del battesimo, prima che venisse trasformata in Sala dei
Canonici nel 1721 (la funzione battesimale passò da quel momento ad una vicina cappella,
anch’essa dedicata a S. Giovanni Battista). La continuità topografica della funzione battesimale è
quindi un indizio significativo per l’individuazione del battistero paleocristiano
592
[Fig. 71].

591
Cfr. BRANDT 1995, p. 149.
592
Cfr. BERTOLDI 2008, p. 30; CECCHELLI 2003, pp. 343-344.
142

Figura 71. San Lorenzo in Lucina. Sezione che mostra la successione e la continuità topografica tra il battistero paleocristiano,
la Cappella di S. Giovanni Battista e la Sala dei Canonici (da BERTOLDI 2008).









143
2.1.9. San Marcello al Corso
La chiesa di San Marcello al Corso sorge lungo l’attuale Via del Corso, antico tracciato
della Via Lata. Il Liber Pontificalis riporta la fondazione del titulus all’epoca di papa Marcello
(308-309), grazie alla donazione della propria casa fatta dalla matrona cristiana Lucina
593
. Gli
stessi Acta Passionis di Marcello mettono in relazione la morte del pontefice con il titulus
594
.
Il primo cenno storico della presenza a Roma di una chiesa detta “di Marcello” si ha nella
lettera del 29 dicembre 418, nella quale il Praefectus Urbi Simmaco informava l’imperatore
Onorio della contemporanea elezione, il giorno precedente, di papa Bonifacio I (418-422) nella
chiesa di Marcello, e dell’antipapa Eulalio (418-423) nella Basilica Lateranense
595
. Della basilica
pertinente a questa fase, sono state rinvenute tracce della conca absidale, del muro longitudinale
meridionale e lacerti di pavimentazione
596
; sulla base di queste informazioni, il titulus, con un
orientamento invertito di 180° rispetto all’attuale, può essere datato tra la seconda metà del IV e
gli inizi del V secolo
597
.
In seguito la chiesa è annoverata tra i tituli e nota come titulus Marcelli, poi come Chiesa
di San Marcello Papa e Martire. Il titulus Marcelli può essere identificato con il titulus Romani,
noto dalla sottoscrizione dei firmatari della Sinodo Romana del 499 e poi ancora del II Concilio
Romano del 595
598
. Nelle lettere di Gregorio Magno, la chiesa è menzionata in relazione alla
celebrazione delle letaniae septiformes, ordinate nel 603 per invocare la fine di un’epidemia;
dalla basilica sancti martyris Marcelli, parte la processione dei laici (viri), mentre altre sei
processioni di altrettanti gruppi sociali partono da altri edifici di culto
599
.
Secondo S. Episcopo, sulla scorta delle proposte di R. Krautheimer, dell’edificio
paleocristiano rimangono pochi resti, tra cui un muro in laterizi (oggi non più verificabile), che
sarebbe pertinente alla parete N della chiesa antica
600
[Fig. 72].

593
Matrona quaedam, nomine Lucina, vidua, quae fecerat cum viro suo Marco annos XV et in viduitate sua habuit
annos XVIIII, suscepit beatum virum; quae domum suam nomine beati Marcelli titulus dedicavit, ubi die noctuque
hymnis et orationibus domino Iesu Christo confitebatur (Liber Pontificalis, I, p. 164).
594
Cfr. EPISCOPO 1997, pp. 734-735; GIGLI 1996, pp. 13-15. Cfr. anche San Marcello 1980, p. 1.
595
Cfr. sulla lettera, EPISCOPO 1997, p. 734; GIGLI 1996, p. 16. Erroneamente il compilatore del Liber Pontificalis
rlporLa l'lndlcazlone Bonifatius autem in basilica Iulia (Liber Pontificalis, l, p. 227). “ull'aLLendlblllLa della noLlzla del
Liber Pontificalis, cfr. EPISCOPO 1997, p. 734, nota 3. Cfr. anche San Marcello 1980, p. 1.
596
Cfr. infra.
597
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 338; GIGLI 1996, p. 18.
598
Marcellus Presbyter tituli Romani [..]; Severus Presbyter tituli Marcelli (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 236); Venantius
Presbyter tituli Marcelli […], Dominicus Presbyter tituli Marcelli […], Timotheus Presbyter tituli Marcelli (cfr. Idem,
VIII, col. 237). Cfr. CECCHELLI 1985, p. 300; EPISCOPO 1997, p. 734, nota 4; GIGLI 1996, p. 17.
599
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 734, nota 5; GIGLI 1996, p. 17. Cfr. anche San Marcello 1980, p. 1.
600
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 735; GIGLI 1996, pp. 16-17.
144

Figura 72. San Marcello al Corso. Strutture rinvenute sotto le cappelle del lato S della basilica e sotto il convento (da EPISCOPO
1997).
A seguito dei lavori di bonifica dell’edificio, dopo lo sterro delle cappelle del lato S, sotto
il convento è stato individuato un lungo muro in laterizi, orientato E-W, databile per la tecnica
costruttiva tra la fine del IV e l’inizio del V secolo. Sulla cortina N del muro si sono conservati
due strati sovrapposti di intonaco dipinto, pertinenti alla zoccolatura della parete, recanti un
motivo decorativo a vela con le linee scure che si congiungono formando anche dei drappeggi
orizzontali
601
.
Secondo S. Episcopo si tratta di un tipo di decorazione che differisce dagli esempi di VI
secolo, per la maldestra ricerca di naturalismo e per l’assenza dell’ornato floreale, zoomorfo o
astratto, spesso associato ai vela; la studiosa ritiene che tale primo strato pittorico possa essere
datato su base stilistica tra il VI e non prima dell’VIII secolo
602
; si potrebbe pensare che le pitture
della prima fase decorativa siano precedenti agli interventi di restauro promossi da Adriano I
[Fig. 73].

601
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 736; GIGLI 1996, p. 18.
602
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 736; GIGLI 1996, p. 18.
145

Figura 73. San Marcello al Corso. Affresco con motivo a vela della prima fase decorativa (da EPISCOPO 1997).
Le indagini di scavo nelle cappelle del lato S e nel convento, oltre che nella cantina, hanno
portato alla luce anche alcuni lacerti di pavimentazione musiva, resa con grandi tessere di marmo
bianco miste a sectilia di porfido rosso, riquadrate in pannelli da lastre marmoree bianche, per la
datazione della quale si è pensato al V-VI secolo; un frammento di questa pavimentazione era
già stato visto in un ambiente contiguo al battistero durante gli sterri del 1912
603
[Fig. 74].

Figura 74. San Marcello al Corso. Lacerti di pavimentazione musiva: a sinistra il frammento rinvenuto nel 1912, a destra un
altro frammento rinvenuto negli scavi recenti (da EPISCOPO 1997).

603
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 739; GIGLI 1996, p. 18.
146
Presso la facciata barocca sono stati inoltre individuati la cresta e pochi centimetri
dell’elevato della conca absidale paleocristiana, con una cortina esterna in laterizi e l’interno in
opera listata; sulla facciata interna si sono rinvenuti anche i resti dello strato di preparazione in
malta e frammenti di anfore africane per l’allettamento delle crustae marmoree del
rivestimento
604
. Un’altra piccola absidiola è stata invece rinvenuta presso il lungo muro E-W del
lato meridionale
605
.
Dai dati esposti si deduce che la pianta dell’edificio paleocristiano dovesse essere a tre
navate con abside, di ampie proporzioni, la quale si impostava sulle murature di edifici
preesistenti, come si evincerebbe dalle differenze nella tecnica costruttiva
606
.
Un primo restauro alla basilica paleocristiana si ebbe sotto Adriano I (772-795)
607
. Leone
III (795-816) dona una vestis de stauraci ed una corona ex argento
608
. Anche Gregorio IV (827-
844) dona nuovamente i medesimi oggetti
609
. La basilica è menzionata nella biografia di Leone
IV (847-855), in relazione alla deposizione di Anastasio, presbiter cardinalis tituli beati
Marcelli
610
e in quella di Stefano V (885-891) per i donativi in metalli preziosi e in codici
miniati
611
. Il fatto che, dopo gli interventi di Adriano I, la chiesa sia destinataria solo di donativi,
potrebbe indicare che l’edificio non aveva bisogno di grossi restauri, quanto piuttosto della
manutenzione ordinaria.

604
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 739; GIGLI 1996, p. 18.
605
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 739.
606
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 739; GIGLI 1996, p. 18.
607
Simili modo et titulus sancti Marcelli via Lata situm noviter restauravit (Liber Pontificalis, I, p. 509). Il termine
noviter ('nuovamenLe', 'dl nuovo') poLrebbe lndlcare un secondo resLauro dopo un prlmo dl cul non sl e conservaLa
traccia. Cfr. EPISCOPO 1997, p. 735; GIGLI 1996, pp. 18-19.
608
Et in titulo sancti Marcelli fecit vestem de stauraci (Liber Pontificalis, ll, p. 11). […] simulque in titulo beati
Marcelli martyris atque pontificis fecit coronam ex argento, pensantem libras VIII (Idem, II, p. 21). Cfr. GIGLI 1996, p.
19.
609
Item in ecclesia beati Marcelli confessoris atque pontificis fecit vestem de fundato (Liber Pontificalis, II, p. 78).
Similiter autem fecit in basilica beati Marcelli confessoris atque pontificis coronam ex argento purissimo III,
pensantem libras (?) (Idem, II, p. 83). Cfr. GIGLI 1996, p. 19.
610
In hac denique post caetera synodo Anastasius, presbiter cardinalis tituli beati Marcelli, ab omnibus canonice est
depositus, eo quod parochiam suam per annos V contra canonum instituta deserti, et in alienas usque hodie
demoratur (Liber Pontificalis, II, p. 129). Cfr. GIGLI 1996, p. 19.
611
Fecit autem idem almificus papa in titulo sancti Marcelli martyris atque pontificis canistrum argenteum I,
pensantem libras III; crucem de auro I; vela linea XXVI; cortinam lineam I; simulque et Istoriarum librum I, omelias
sancti Gregorii numero XX (Liber Pontificalis, II, p. 195). Cfr. GIGLI 1996, p. 19.
147
All’inizio del XII secolo, la basilica è teatro dell’elezione dell’antipapa Alberto (febbraio-
giugno 1101), in contrapposizione col pontefice legittimo Pasquale II (1099-1118)
612
. In seguito,
come per altre basiliche titolari, la chiesa è menzionata in relazione ai suoi cardinali
613
.
A questo momento si daterebbero i resti di un transetto, un muro di orientamento E-W,
visibile nelle strutture di una cantina (allineato con il muro precedentemente descritto
614
), e le
poche murature superstiti di un campanile
615
. Secondo S. Episcopo, si data tra la fine dell’XI ed
il XII secolo anche lo strato pittorico della seconda fase decorativa del muro E-W già descritto; il
secondo strato pittorico reca “una fascia superiore a fondo rosso, inquadrata da due greche
chiare, che racchiude viticci gialli a mandorla terminanti in volute e con rosetta centrale su
fondo giallo”, mentre nella fascia inferiore si notano tracce di elementi vegetali e di animali,
inquadrati entro cerchi di colore rosso e arancio campiti di bianco, oltre ai resti di un personaggio
a cavallo
616
[Fig. 75].

Figura 75. San Marcello al Corso. Affreschi della seconda fase decorativa: a sinistra motivo a viticci intrecciati a mandorla; a
destra (da EPISCOPO 2003).
Su un tratto più ad E dello stesso muro, si sono trovati i resti dell’epigrafe funeraria tardo-
medievale di Antonius Foresta, realizzata anch’essa sull’intonaco e resa con lettere capitali

612
Alter vero, scilicet episcopus Savinensis, elegerunt in basilica Apostolorum. […] Illi vero qui adversari erant
pontifici, metu perculsi, cum helectum eorum perrexerunt ad basilicam sancti Marcelli, apud Iohannem Ocdoline
filium […] (Liber Pontificalis, II, p. 345). Cfr. GIGLI 1996, p. 23.
613
Cfr. Liber Pontificalis, III, p. 325.
614
Cfr. supra.
615
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 735; GIGLI 1996, pp. 20-21 sulle strutture supersiti della fase di XII secolo.
616
Cfr. EPISCOPO 1997, pp. 736, 739, dove la studiosa pone come confronti gli affreschi di S. Clemente (post 1085,
cfr. supra), dei SS. Quattro Coronati (XII secolo, cfr. infra) e di S. Croce in Gerusalemme (cfr. supra); GIGLI 1996, p.
18.
148
romane, e le righe della quale sono composte metricamente in distici elegiaci; l’iscrizione è
inquadrata tra pannelli in finto marmo
617
.
La costruzione del transetto medievale tra XI e XII secolo, testimoniata dalla seconda fase
decorativa, va ad obliterare l’absidiola individuata nel lato S, oltre a determinare il rifacimento
della zona presbiteriale; resta comunque ancora poco chiaro il rapporto tra la parte medievale ed
il restante edificio paleocristiano
618
.
L’edificio paleocristiano, con orientamento opposto rispetto a quello della chiesa
rinascimentale e barocca, con l’ingresso ad E sull’attuale Via di San Marcello e l’abside ad W,
era ancora sostanzialmente intatto, quando davanti alla facciata antica della chiesa fu appeso,
dalla fazione dei Colonna, il cadavere di Cola di Rienzo nel 1354; continuamente abbellita dai
pontefici nel corso dei secoli, nel 1369 divenne Rettoria dell’Ordine dei Servi di Maria (o
Serviti), che vi hanno la loro casa generalizia
619
.
Nel 1519, la chiesa a pianta basilicale di impianto paleocristiano fu quasi completamente
distrutta da un incendio; fu ricostruita nelle forme attuali, seppur con fasi alterne di avanzamento
dei lavori, dovute al sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi nel 1527 e all’inondazione del
Tevere del 1530, su progetto del Sansovino, cui successe negli anni Antonio da Sangallo; la
ricostruzione diede luogo al ribaltamento dell’orientamento, per cui oggi l’edificio presenta
l’ingresso sull’attuale Via del Corso; i lavori furono poi ultimati nel 1592
620
[Fig. 76].

617
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 739; GIGLI 1996, p. 18.
618
Cfr. EPISCOPO 1997, pp. 739-740, sulle lpoLesl dl daLazlone dell'lnLervenLo.
619
Cfr. GIGLI 1996, pp. 23, 25; San Marcello 1980, p. 1; San Marcello 2012, p. l. “ull'affldamenLo della chlesa al
Serviti, cfr. GIGLI 1996, pp. 26-28.
620
Cfr. EPISCOPO 1997, p. 733, noLa 11. “ull'lncendlo e sugll lnLervenLl successlvl dl rlcosLruzlone, cfr. GIGLI 1996, pp.
29-33.
149

Figura 76. “an Marce||o a| Corso. Þ|anta de||a bas|||ca r|nasc|menta|e, con |'|nd|caz|one de| t|p| e de||a dataz|one de| poch|
lacerti di muratura antichi individuati, e le sezioni del battistero paleocristiano (da EPISCOPO 2003).
La facciata attuale, opera di Carlo Fontana, così come gran parte della decorazione
pittorica degli interni, sono d’età barocca, cui seguono gli interventi del XVIII e del XIX
secolo
621
. Nel XX secolo, oltre all’inizio delle indagini archeologiche intorno e all’interno
dell’edificio, viene costruita nel 1952 la Cappella Pucci, nel luogo in cui si trovava il battistero
rinascimentale
622
.
Il battistero paleocristiano, rinvenuto nel 1912, si localizza a N dell’edificio di culto
attuale, sotto i locali precedentemente occupati da un istituto bancario
623
; vista la distanza che
separa il fonte battesimale dalla chiesa, non è chiaro se questo si trovasse in un edificio
autonomo (battistero-edificio autonomo, come nel caso del Battistero Lateranense
624
) oppure in
un ambiente annesso (battistero-vano, come nel caso di Santa Cecilia
625
).

621
Cfr. sui restauri del XIX e XX secolo, cfr. GIGLI 1996, pp. 36-37; San Marcello 1980, pp. 2-5; San Marcello 2012,
pp. I-VI. Sulla facciata, cfr. GIGLI 1996, pp. 40-40. “ull'lnLerno della chlesa, cfr. GIGLI 1996, pp. 49-63. Sul soffitto e
sulle cappele laterali, cfr. GIGLI 1996, pp. 64-154.
622
Cfr. GIGLI 1996, pp. 155-158; San Marcello 1980, p. 4; San Marcello 2012, p. VII.
623
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 338; CECCHELLI 1985, p. 304, nota 54; EPISCOPO 1997, p. 735, nota 13; GIGLI 1996, pp. 165-
167. Per l'esecuzlone del rlllevl sul campo sl rlngrazlano ll uoLL. uanlele u'Aprlle per la collaborazione, ed il Rettore
di S. Marcello, Padre Luciano Maria Masetti O.S.M. per la grande disponibilità e cortesia. Sulle preesistenze
nell'area del baLLlsLero, cfr. GIGLI 1996, pp. 166-167.
624
Cfr. supra.
625
Cfr. infra.
150
Nel fonte battesimale si riconoscono almeno due fasi distinte: nella prima fase si ha un
fonte a pianta esagonale con gli angoli smussati all’esterno, cui corrisponde una vasca di forma
romboidale ad angoli smussati, recante tre nicchie sui lati lunghi, e provvista di un descensus di
tre gradini sul lato N-E; in questa prima fase l’acqua, oltre che da una canaletta incassata nella
muratura sul lato N-W, doveva essere fornita da una vena intercettata durante la costruzione del
fonte medesimo
626
[Fig. 77].

Figura 77. San Marcello al Corso. Battistero paleocristiano: a sinistra è visibile il descensus di tre gradini; al centro una
condotta f|tt||e re|mp|egata per |'a||mentaz|one de||a vasca, |ncassata ne||a muratura, a destra || fondo de||a vasca, da| quale
sono state staccate |e |astre d| r|vest|mento, come s| vede da||'|mpronta |n negat|vo |asciata da una lastra evidentemente
|nscr|tta, s| nota anche |'acqua d| fa|da d| r|sa||ta, che doveva contr|bu|re ad a||mentare || fonte (foto G. C|rsone).
Data la differenza di quota tra il piano pavimentale originario dell’ambiente (individuabile
dalla risega di fondazione) ed il fondo della vasca, è ipotizzabile la presenza di uno o più gradus
ascensionis forse rimovibili, all’esterno del fonte, per superare il dislivello. Gli elevati, liberi da
rivestimenti, sono realizzati in opera laterizia a filari regolari di mattoni [Fig. 78].

626
Ancora oggi sul fondo della vasca si ha la risalita di acqua dal sottosuolo, anche se non in maniera cospicua. Cfr.
GIGLI 1996, pp. 165, 167.
151

Figura 78. San Marcello al Corso. Battistero paleocristiano. Muratura in filari regolari di laterizi, libera da rivestimento; la
risega di fondazione, visibile in basso, indica il piano del pavimento originario, oltre che la quota del fondo della vasca della
prima fase (foto G. Cirsone).
Nella seconda fase, la muratura esterna del fonte viene rialzata, mantenendo la stessa
forma esagonale ad angoli smussati; conseguentemente viene rialzato anche il piano di calpestio
dell’ambiente. All’interno, la vasca precedente viene completamente obliterata, rialzandone il
piano d’uso; il nuovo piano interno viene rivestito in marmo ed al centro viene posta una base
quadrata, probabilmente come sostegno di una colonna o di un candelabro; la forma interna della
vasca viene però mantenuta e in un certo senso monumentalizzata, con la realizzazione di un
descensus di due gradini e di tre nicchie semicircolari sul lato E, assumendo così una forma
esagonale con gli angoli interessati da nicchie o absidiole; tutto l’interno viene rivestito di
marmo, utilizzando lastre di reimpiego; viene realizzato anche un nuovo sistema di deflusso per
l’acqua, che va a collegarsi con il sistema del fonte precedente, evidentemente ancora non
dismesso
627
[Fig. 79].

627
Cfr. GIGLI 1996, p. 167.
152

Figura 79. San Marcello al Corso. Battistero paleocristiano: fonte battesimale della seconda fase; sono visibili le nicchie
r|cavate neg|| ango|| de||'esagono, |a base |n marmo a| centro de||a vasca, probab||e sostegno per una co|onn|na o per un
candelabro; i due gradini del descensus (foto G. Cirsone).
Il sistema di scarico del fonte nella seconda fase doveva essere piuttosto complesso ed
articolato, come farebbero pensare i fori presenti nel piano in marmo; non tutti corrispondono ad
una condotta visibile sulla parete esterna, per cui è ipotizzabile che l’acqua attraverso i fori
passasse entro canalette minori incassate nel corpo della muratura e non visibili, prima di
arrivare alle condotte fittili più grandi [Figg. 80-81].

Figura 80. “an Marce||o a| Corso. 8att|stero pa|eocr|st|ano: for| d| sco|o per |'acqua rea||zzat| ne||e abs|d|o|e o n|cch|e de|
piano del fonte, durante la seconda fase (foto G. Cirsone).
153

Figura 81. San Marcello al Corso. Battistero paleocr|st|ano: sbocco de||a condotta d| def|usso per |'acqua, pert|nente a||a
seconda fase del fonte battesimale (foto G. Cirsone).
L’esterno del fonte viene rivestito con uno spesso strato di intonaco, il quale presenta
tracce di pitture, forse figurate, nell’angolo smussato N-E
628
[Fig. 82].

Figura 82. San Marcello al Corso. Battistero paleocristiano: tracce di pittura sullo strato di intonaco del rivestimento (foto G.
Cirsone)
Per quanto riguarda la base quadrata in marmo al centro della vasca, il confronto più
immediato è con la columna porphyretica presente al centro della vasca battesimale nel battistero

628
Su uno dei lacerti di intonaco dipinto, peraltro molto deteriorato e danneggiato dai colpi di attrezzi da scavo,
sembrerebbe possibile riconoscere una testa umana.
154
Lateranense, rimasta in situ dalla fondazione in età costantiniana fino ai lavori di sistemazione
dell’edificio da parte di Sisto III
629
; sulla base di questo confronto, si potrebbe pensare che la
base fungesse da sostegno per una colonnina o per un pilastrino (ipotesi avvolarata dalla
presenza di un foro di alloggiamento al centro della base), sulla cui sommità si trovavano il cero
pasquale o una lampada, forse un farum cantharum come al Laterano [Fig. 83].

Figura 83. San Marcello al Corso. Battistero paleocristiano: base marmorea di forma quadrata, con al centro un foro per
|'a||ogg|amento d| un e|emento soprastante (foto G. C|rsone).
Si segnala inoltre lungo tutto il perimetro interno e in più punti dello strato di intonaco
esterno della vasca di seconda fase, la presenza di numerosissime grappe in ferro, per le quali
non è sempre possibile dire se siano pertinenti alla posa in opera del rivestimento durante la
costruzione del fonte e pertanto ancora in situ, o se invece siano state apposte dopo lo scavo
dell’ambiente a fini di restauro; se per quelle all’interno del fonte la funzione di ancoraggio delle
lastre marmoree del rivestimento è chiara, non si può dire la stessa cosa per quelle dell’esterno, a
meno di non pensare che queste servissero in qualche modo a reggere lo spesso strato
d’intonaco, il quale però è piuttosto tenace e non necessiterebbe di un simile sistema per aderire
alla muratura [Fig. 84].

629
Cfr. supra. Cfr. anche GIGLI 1996, p. 165.
155

Figura 84. San Marcello al Corso. Battistero paleocristiano: grappa in ferro infissa nel rivestimento in intonaco del fonte
battesimale (foto G. Cirsone).
Anche per questa seconda fase si deve ipotizzare la presenza di alcuni gradus ascensionis,
ipoteticamente da collocare ad E, in corrispondenza del descensus, ma non è possibile dire se si
debba pensare ad una struttura stabile in muratura, come farebbero pensare i lacerti di muratura
che finiscono sotto la muratura dell’ambiente moderno e che nella parte a vista sembrano legarsi
al fonte, o a dispositivi mobili [Fig. 85].
156

Figura 85. San Marcello al Corso. Battistero paleocristiano: strutture di fondazione del fonte che obliterano o alle quali si
appogg|ano |e murature de||'amb|ente moderno (foto G. C|rsone).
Pre quanto riguarda la datazione, la critica non è concorde, oscillando su proposte che
vanno dal IV al IX secolo; R. Krautheimer proponeva due fasi, una di V e la seconda di XII-XIII
secolo
630
; in base invece alle ricerche di A. Nestori, la prima fase della vasca andrebbe ascritta
alla fine del IV-inizi V seolo, mentre la seconda sarebbe di XI-XII secolo; per cui sarebbe
ragionevole pensare ad un’intervento di monumentalizzazione della vasca battesimale (e forse
del battistero?) intorno al V-VI secolo.
Peraltro la presenza di uno spesso strato di intonaco, se da una parte può contribuire ad
impermeabilizzare la vasca dalla possibilità di infiltrazioni e danni dovuti all’umidità
631
,
dall’altra male si accorda con l’uso che del manufatto si faceva, un uso che necessariamente
comportava lo scivolamento di acqua sulle superfici, le quali a lungo andare avrebbero dovuto
risentirne. La presenza di tracce di pittura sull’angolo smussato NE del fonte potrebbe essere
messa in relazione con i lavori commissionati da Adriano I alla fine dell’VIII secolo e come in
altri casi a Roma, potrebbe aver significato l’ingresso dell’aspetto devozionale accanto, ed in
seguito in luogo, di quello battesimale. Il passaggio all’aspersione e la riduzione del numero dei
battezzandi, ormai tutti infanti, potrebbe aver favorito tale evento. Senza altre prove in merito,
non è possibile dire quando il battistero ed il fonte siano stati dismessi, ma sarebbe plausibile che
ciò sia avvenuto tra l’XI ed il XII secolo con la costruzione del transetto medievale; secondo L.
Gigli invece, il fonte battesimale medievale potrebbe essere rimasto in uso, seppur

630
Esempi di ristrutturazioni di vasche battesimale e di battisteri sono frequenti a Roma; si ricordano i tre casi del
Battistero Lateranense (fase di V secolo), di S. Clemente (ricostruzione di VI secolo) e di S. Cecilia (ristrutturazione
di XII-xlll secolo), quesL'ulLlmo sarebbe ll confronLo plu sLrlngente con S. Marcello; su questi battisteri, cfr. supra.
Cfr. GIGLI 1996, p. 166.
631
Cfr. ma per un conLesLo cronologlco e spazlale dlverso, l'opera dl lmpermeablllzzazlone dl uno degll amblenLl
sotterranei della Chiesa Madre S. Maria Assunta di Laurenzana (PZ), dove la stesura sulle pareti di un sottile strato
di intonaco di calce ha consentito la conservazione di deposizioni infantili e subadulte in uno stato di
mummlflcazlone naLurale, per clrca 300 annl flno al momenLo dello scavo nell'oLLobre del 2008 (cfr. CIRSONE 2010,
pp. 48-49).
157
progressivamente dismesso, almeno fino al XIV secolo, quando fu sostituito da un fonte
battesimale per aspersione; l’incendio del 1519 potrebbe aver sancito il definitivo abbandono,
con la conseguente obliterazione dell’impianto
632
.




















632
Cfr. GIGLI 1996, p. 167.
158
2.1.9. San Marco a Piazza Venezia
La basilica di S. Marco si trova presso l’attuale Piazza Venezia, nell’area dell’antico
Campo Marzio, nella zona detta del Calcarario, in prossimità del percorso della Via Lata
(odierna Via del Corso). La denominazione della basilica è legata a quella del pontefice
omonimo
633
. Alla basilica di S. Marco erano annessi i monasteri di S. Stefano in Vagauda e di S.
Lorenzo in Pallacinis, i cui monaci assicuravano il canto durante il servizio liturgico
634
.
Preesistenze murarie, datate al III secolo, sono state viste nel corso di vecchi sterri operati
negli anni ’40-’50 del XX secolo; tali indagini misero in evidenza una serie di cinque muri di
orientamento N-S, interpretati come pertinenti forse ad un edificio abitativo e messi in relazione
con le strutture della domus dei Turci Asterii
635
. Nel saggio di scavo effettuato nel 1993 di fronte
alla basilica, sono stati inoltre rinvenuti resti di pavimentazioni marmoree, anch’esse attribuite ad
una domus
636
.
Nel IV secolo, su queste preesistenze viene edificata un’aula mononave, con abside a S ed
una serie di ambienti laterali riadattati dalle strutture preesistenti; di questa fase sono stati
riconosciuti brevi tratti di muri in opus listatum di tufelli e laterizi, pertinenti al perimetro esterno
ed alla facciata, ed un pavimento in opus sectile
637
. Questo primo impianto del titulus, che le
fonti pongono iuxta Pallacinis, viene messo in relazione con l’opera di papa Marco (336),
assegnabile quindi all’ultimo periodo dell’attività edilizia costantiniana
638
[Fig. 86].

633
Hic fecit duas basilicas, unam via Ardeatina ubi requiescit et aliam in urbe Roma iuxta Pallacinis (Liber
Pontificalis, I, 202); poco oltre viene riportata la lista dei donativi al titulus. Cfr. CECCHELLI 1997, p. 644; CECCHELLI
2003a, p. 336; CECCHELLI 2009, pp. 46-47, nota 28.
634
Item hic idem almificus praesul monasterium sancti Laurenti qui appellatur Palatinis in desertis repperiens, a
norite eum restaurans atque in omnibus ditans, coniungens ei alium monasterium iuxta ipsum positum, scilicet
sancti Stephani qui cognominatur Vagauda, ordinavit monachos et constituit ut in titulo beati Marci pontificis
atque confessoris officium fungeret, id est matutino, hora prima, tertia et sexta atque nona seu vespera psallerent
pro requiem anime sue (Liber Pontificalis, I, p. 507). Cfr. CECCHELLI 1997, p. 643, nota 8; MENEGHINI, SANTANGELI
VALENZANI 2004, p. 95, nota 189.
635
Cfr. CECCHELLI 1997, p. 640; CECCHELLI 2004a, p. 312, con bibliografia di riferimento, e dove si fa menzione della
presenza di murature di II secolo. Cfr. anche CECCHELLI 2003, pp. 336-337.
636
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 337; CECCHELLI 2004a, p. 312, dove la studiosa riporta il parere di R. Krautheimer.
637
Cfr. CECCHELLI 1997, pp. 640, 642; CECCHELLI 2003, p. 336; CECCHELLI 2004a, p. 312.
638
Cfr. CECCHELLI 1997, pp. 642-643; CECCHELLI 2003, p. 336; CECCHELLI 2004a, p. 312.
159

Figura 86. San Marco a Piazza Venezia. Pianta della basilica paleocristiana nella seconda fase (da GUIDOBALDI 2003).
Il titulus è attestato tramite i suoi firmatari alla Sinodo Romana del 499
639
. Tra la fine del V
ed il VI secolo, la primitiva aula viene completamente ristrutturata, ribaltandone l’orientamento e
costruendo una nuova abside a N; l’aula viene ampliata con due navate laterali, assumendo una
pianta trinave; assegnabili a questo momento sono il rialzamento del piano di calpestio della
basilica di circa 1 m rispetto alla quota del IV secolo ed una solea in muratura, estesa su gran
parte della navata centrale e nelle navate laterali in prossimità del presbiterio
640
[Fig. 87].

Figura 87. San Marco a Piazza Venezia. Pianta delle strutture dopo gli scavi della fine del XX secolo (da CECCHELLI 1997).

639
Cyprianus Presbyter tituli Marci, […] Abundantius Presbyter tituli Marci (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 237).
640
Cfr. CECCHELLI 1997, pp. 640, 641.
160
L’abside della basilica di VI secolo, in opera listata, insiste nell’area del portico
quattrocentesco, appoggiandosi ad un lungo muro di orientamento E-W ed è stato indagato
archeologicamente tra il 1988 ed il 1990; essa oblitera parzialmente una strada di orientamento
E-W (probabilmente un diverticolo della Via Lata, per il quale M. Cecchelli propone
l’identificazione con il vicus Pallacinus)
641
. Ad W della curva absidale è stato rinvenuto un piano
in mattoni bipedali, sul quale si appoggia la fondazione del muro absidale in scaglie di marmo e
malta; all’esterno dell’abside si addossano due pilastri in opera listata, impostati anch’essi sulla
sede stradale dismessa
642
[Figg. 88-89].

Figura 88. “an Marco a Þ|azza Venez|a. Þ|anta de||e strutture r|nvenute ne||'area de| port|co quattrocentesco, con |'abs|de
paleocristiana e la vasca battesimale (da CECCHELLI 2003).

641
Cfr. CECCHELLI 1997, p. 642; CECCHELLI 2003, p. 337; CECCHELLI 2004a, pp. 312-313. Il vicus individuato presenta due
fasi di pavimentazione stradale in basoli, prima di essere stato invaso dalla cosLruzlone dell'abslde (cfr. CECCHELLI
1997, p. 641).
642
Cfr. CECCHELLI 1997, p. 642; CECCHELLI 2004a, pp. 312-313. Sulla strada, abbandonata non oltre la metà del V
secolo, cfr. CECCHELLI 2004a, p. 314.
161

Figura 89. San Marco a Piazza Venezia. Assonometria delle strutture rinvenute nella zona del portico quattrocentesco (da
CECCHELLI 2004a).
In un momento successivo alla costruzione della chiesa di VI secolo, all’interno dell’abside
vengono tagliate alcune sepolture, delimitate da muretti contro terra perpendicolari alla curva
absidale; secondo M. Cecchelli, esse sarebbero da mettere in relazione con la collocazione di
reliquie
643
.
Giovanni VI (701-705) realizza un ciborio sopra l’altare maggiore
644
. Sotto il pontificato di
Gregorio II (715-731), la basilica fu probabilmente danneggiata dallo straripamento del
Tevere
645
. Alla fine dell’VIII secolo, la basilica è menzionata nella biografia di Adriano I (772-
795), nella quale si dice che da ragazzo il futuro pontefice fu educato a S. Marco, chiesa che era
prossima alla sua abitazione
646
; lo stesso pontefice commissionò, dopo la sua elezione, una serie

643
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 356; CECCHELLI 2004a, p. 313.
644
Hic super altare ecclesiae sancti Marci coopertorium fecit (Liber Pontificalis, I, p. 383).
645
Trascendit interea aliquibus loci set muros atque ultra basilicam sancti Marci per plateis se estendi ita ut in Via
Lata ad unam et semis staturam aqua eiusdem fluminis excrevisset, atque a porta beati Petri usque ad pontem
Molvium aquae se distenderent, et iuxta remissam vi ipsius fluminis se dedit (Liber Pontificalis, I, p. 399). Il
Duchesne riporta anche una seconda versione del passo, che non aggiunge alcuna informazione alla precedente; si
LraLLa della prlma menzlone nel Llber ponLlflcalls dl un'lnondadazlone del 1evere (Idem, I, p. 411, nota 14).
646
Nam a primaeva aetatis suae pueritia, dum adhuc laicus existeret, spiritalibus studdis et castitatis modestiae
vehementius insistebat, seduel perseverans in ecclesia sancti Marci quae vicina domus suae esse videtur […] (Liber
Pontificalis, I, 486).
162
di lavori di restauro sull’edificio, cui seguirono i consueti donativi
647
. Nel dicembre del 792,
secondo il Liber Pontificalis, S. Marco fu interessata da una delle tante alluvioni del Tevere, le
cui acque dilagarono nella zona del Campo Marzio e della Via Lata
648
. A cavallo tra VIII e IX
secolo, Leone III (795-816) dona alla chiesa, nota con l’indicazione topografica qui appellatur in
Via Lata, una serie di donativi
649
.
L’impianto della chiesa di VI secolo rimane pressoché invariato fino al pontificato di
Gregorio IV (827-844); il papa ristruttura la chiesa ribaltandone nuovamente l’orientamento di
180°, con l’abside collocata a N, così come appare oggi
650
[Fig. 90].

647
Ecclesia vero beati Marci, cuius tectum iam vetustate positum vicina ruinae existebat, depositis vetustissimis
travi bus et aliis fortissimis inpositis, a noviter ipsum tectum atque portican in circuitu fecit, eandemque ecllesiam
restauravit. Arcora vero tria quae vetustissima erant, addens isdem beatissimus pontifex argenti libras XI, norite
fecit. Fecit etiam in eadem aecclesia super altare maiore et vestem de stauracim. Sed et diversos arcos eiusdem
aecclesiae ex palleis quadrapolis fecit vela numero XXVII, similque et cortinam ex eisdem palleis quadrapolis quae
pendet sub trabe fecit (Idem, I, p. 500). Sed in titulo beati Marci nutritori suo fecit patenam et calicem sanctum ex
auro purissimo, pensantes simul libras XI; immo et argenteos calices IIII, pensantes inibi libras XII (Idem, I, p. 514).
648
Interea et muros in aliquibus transcendit locis atque ultra basilica sancti Marci, regammans per porticum
Pallacinis, per plateas se extendens usque ad pontem Antonini, ipsum evertens murum, egressus, in suo se iterum
univit alveo […] (Liber Pontificalis, I, p. 513). Cfr. CECCHELLI 1997, p. 643.
649
Et in titulo beati Marci fecit vestem de stauraci cum periclisi de blati (Liber Pontificalis, ll, p. 12). […] pari modo et
in titulo beati Marci martyris atque pontificis, qui appellatur in Via Lata, fecit coronam ex argento, pensantem
libras X (Idem, II, p. 21).
650
His igitur perfectis operibus, ad alia repente venerabilis pontifex animum et mentem convertit. Nam ecclesiam
tunc beati Marci confessoris atque pontificis, quam tempore sacerdotii sui regendam susceperat et usquequo ad
pontificatus pervenit gratiam in suo iure ac ditione permansit, quae ob nimiam vetustatem crebro casura esse
videbatur, cum omnipotentis Domini opitulatione a fundamentis prius dieci et postmodum novis fabricis totam ad
meliorem cultum atque decorem perduxit, absidamque ipsius praenominatae basilicae musibo aureis superinducto
colori bus cum summa gratulatione depinxit. Fecit vero sarta tecta eius omnia nova et quicquid in ea ante vile
cognoverat, pretiosum postea esse maluit (Liber Pontificalis, II, p. 74; il passo continua con la lunga lista dei
donativi, tra i quali un rivestimento in argento per il ciborio, forse quello recuperato di Giovanni VI; sulla lista cfr.
Idem, II, pp. 74-75). Cfr. CECCHELLI 1997, pp. 640, 641; CECCHELLI 2003, p. 336; CECCHELLI 2004a, p. 312. La costruzione
delle navaLe laLerall vlene daLaLa da M. Cecchelll forse all'vlll secolo, ln un momenLo precedenLe l'lnLervenLo dl
Gregorio IV (cfr. CECCHELLI 2003, p. 337).
163

Figura 90. San Marco a Piazza Venezia. Pianta riassuntiva delle strutture secondo la ricostruzione di R. Krautheimer (da
CECCHELLI 1997).
164
Un’ennesima inondazione colpisce la basilica sotto il breve pontificato di Benedetto III
(855-858), coinvolgendo anche i due monasteri posti in dipendenza del titulus da Adriano I
651
; lo
stesso evento con le stesse modalità si ripete sotto Nicola I (858-867)
652
. Il titulus è poi nominato
nella vita di Adriano II (867-872), che ne era stato nominato presbitero
653
.
Nel XII secolo S. Marco, che ricadeva nei territori della famiglia Pierleoni, fu al centro dei
disordini che portarono all’elezione dell’antipapa Anacleto II (1130-1138), al secolo Pietro
Pierleoni, contrapposto al partito che sosteneva invece il pontefice legittimo Innocenzo II (1130-
1143)
654
.
Nel 1422, durante il pontificato di Martino V (1417-1431), il Tevere ruppe nuovamente gli
argini, dilagando nella zona del Campo Marzio e investendo i quartieri di Campo de’ Fiori e di
Parione
655
. Alla metà del XV secolo, la chiesa fu inglobata nel complesso di Palazzo Venezia, ad
opera di papa Paolo II (1464-1470); a questo momento si data la costruzione dell’atrio, che taglia
la stratigrafia precedente; le fondazioni della facciata e del portico si appoggiano alle murature
tardoantiche dell’abside; questa fase è documentata anche dalla ceramica proveniente dal
riempimento della fossa di fondazione del muro E del portico e da alcune fosse terragne senza
corredo
656
.
Tra il XVIII ed il XIX secolo, la zona dell’abside di VI secolo viene interessata da una
serie di tagli, che disturbano ulteriormente la stratigrafia tardoantica, come si evince dai dati del
portico rinascimentale; all’interno dell’abside viene scavata una fossa-ossario di forma
quadrangolare, datata alla seconda metà del XIX secolo, la quale taglia i tre muretti postantichi e
le sepolture che essi delimitavano; altre tre fosse d’età post-medievale sono state individuate

651
Exinde regammans ingressus est per porticum qui est positus ante ecclesiam sancti Marci, in mense supradicto,
die VI, Apparitio domini nostri Iesu Christi secundum carnem, id est Theophania. Inde impetum faciens caepit
decurrere in cloaca quae est iuxta monasterium sancti Silvestri et sancti Laurentii martyris qui vocatur Pallacini
(Liber Pontificalis, II, p. 145).
652
[…] exinde regammans ingressus est per porticum quae est posita ante aecclesiam sancti Marci. Inde impetum
faciens cepit decurrere in cloaca quae est iuxta monasterium sancti Laurentii martyris, qui vocatur Pallacini (Liber
Pontificalis, II, pp. 153-154).
653
Deinde vero in Lateranense patriarchium familiariter assumptus, laudabiliter conversatus, ad regendum titulus
sancti Marci confessoris Christi atque pontificis presbiter ordinatus, tam inculpabiliter deguit, tam viriliter
ministravit, ut non tantum sicut factus presbiter sed sicut futurus pontifex reverenter ab omnibus coleretur (Liber
Pontificalis, II, p. 173). Il Duchesne osserva che Adriano compare anche nelle sottoscrizioni degli atti del concilio
dell'853, come Adrianus presbyter tituli sancti Marci (cfr. Idem, II, p. 186).
654
Cfr. Liber Pontificalis, II, p. 380, nota 1, nella quale il Duchesne riporta il testo di una lettera inviata dai cardinali
favorevoli a Innocenzo II al re di Germania Lotario II, in cul sl fa menzlone dell'elezlone dl AnacleLo ll ln “. Marco.
655
De mense vero novembris anni sequentis, in vigilia beati Andree, flumen Tyberis extra alveum suum egressus, a
Campo Flore per viam pape et Parionis, per portam Flamineam ingrediens et usque ad sancti Marci ecclesiam se
extendens Urbem inundavit (Liber Pontificalis, II, p. 520).
656
Cfr. CECCHELLI 1997, p. 640; CECCHELLI 2003, p. 336; CECCHELLI 2004a, p. 314. Dalla fossa di fondazione provengono
frammenti di maiolica di XV secolo e alcune monete di Alessandro VI (1492-1503).
165
nella zona ad E dell’abside ed una di queste tagliava la cortina W di uno dei cinque muri di
orientamento N-S preesistenti le strutture di IV secolo
657
.
Nel XIX secolo viene anche aperta la cripta semianulare nella zona del presbiterio della
chiesa gregoriana; sempre a questo secolo o al principio del successivo si data la realizzazione al
di sotto del piano pavimentale del portico quattrocentesco di una serie di 18 pozzetti
658
.
Gli ultimi interventi sono quelli effettuati nelle navate della chiesa gregoriana tra gli anni
’40 e ’50 del XX secolo, i quali hanno portato allo sterro, a scopo di bonifica, del sottosuolo
della basilica, ad opera del Genio Civile
659
.
Le indagni di scavo del 1988-1990 hanno portato all’individuazione di un ambiente a
destra dell’abside, i limiti del quale finiscono sotto la sezione di scavo verso W, interpretato
come battistero
660
; un pilastro in opera listata si appoggia al muro W di orientamento N-S
661
,
tagliato in seguito da un piano di lastre marmoree. Tale piano costituisce il fondo di una vasca
rettangolare, con una sorta di “capocroce con corti bracci laterali”
662
, con tre absidiole sui lati
N, E ed W; l’ambiente era dotato di un’absidiola in laterizio, tagliata dalla fondazione del portico
di Paolo II
663
[Fig. 91].

657
Cfr. CECCHELLI 2004a, pp. 313, 315.
658
Cfr. CECCHELLI 1997, p. 642.
659
Cfr. CECCHELLI 1997, p. 640; CECCHELLI 2003, p. 337; CECCHELLI 2004a, p. 312.
660
Cfr. CECCHELLI 1997, pp. 640, 644. L'amblenLe, che prosegue al dl soLLo della sezlone dello scavo, negll amblenLl
della canonica attigui alla basilica, sembra appartenere al gruppo dei battisteri annessi agli edifici di culto.
661
Tale muro è uno di quelli pertinenti alla fase di III secolo, visti da R. Krautheimer e da A. Ferrua, per i quali cfr.
supra e CECCHELLI 2004a, p. 312. Cfr. CECCHELLI 2003, p. 337, nota 8.
662
Cfr. CECCHELLI 2004a, p. 314.
663
Cfr. CECCHELLI 1997, p. 644.
166

Figura 91. San Marco a Piazza Venezia. Battistero paleocristiano: particolare della vasca battesimale di VI secolo, con il foro
di scolo quadrato al centro e le tracce in negativo del rivestimento marmoreo del fondo e delle pareti della vasca (da
CECCHELLI 2003).
Il fonte battesimale si conserva solo per il lato N, in laterizi, inglobato nella fondazione del
portico quattrocentesco e rivestito in cocciopesto (funzionale sia all’isolamento della muratura
sia all’allettamento delle lastre marmoree); la vasca è provvista di un foro e di una canaletta per
il deflusso dell’acqua, quest’ultima riutilizzata per alloggiarvi una sepoltura
664
. A livello di
ipotesi, un indizio sulla probabile dismissione del battistero a seguito dei poderosi lavori
commissionati dal pontefice, si ha nella lista di donativi di Gregorio IV, riportata nel Liber
Pontificalis; si legge infatti che il papa donò anche un aquaemanule de argento I, che potrebbe
essere rapportato al mutamento del rito battesimale, ormai praticato per aspersione, magari
utilizzando anche i canistra de argento XII, nominati anch’essi nella lista
665
.
Quanto alla datazione, secondo M. Cecchelli non è possibile formulare ipotesi, a causa
della stratigrafia sconvolta dagli interventi successivi; la studiosa nota però che il battistero non
può essere assegnato alla prima chiesa, perché la spalletta della vasca si appoggia alla parete
dell’abside, quest’ultima intonacata e quindi pertinente ad un ambiente precedente l’impianto del

664
Cfr. CECCHELLI 1997, p. 644; CECCHELLI 2004a, p. 314.
665
Igitur consummatis omnibus his, pro remdio et futura retribuzione animae suae obtulit in iam sepe nominata
ecclesia futuris temporibus permanenda haec: […] canistra de argento XII; […]. Hic divina inspiratione protectus
obtulit in iamdictae basilicae aquaemanule de argento I (Liber Pontificalis, II, pp. 74, 75).
167
battistero; la studiosa continua poi dicendo che non si può ritenere il battistero pertinente
neanche alla seconda chiesa a causa della differenza di quota
666
, peraltro non eccessiva ed in
ragione di ciò propone due fasi cronologiche non troppoo distanti tra loro, collocabili tra V e VI
secolo
667
.




















666
Cfr. CECCHELLI 1997, pp. 643-644.
667
Cfr. CECCHELLI 1997, p. 644.
168
2.1.10. Santa Maria Maggiore
La basilica di Santa Maria Maggiore rappresenta, insieme al complesso del Laterano, un
esempio di preminenza di un edificio religioso sul paesaggio urbano circostante
668
. La sua
costruzione da parte di Sisto III (432-440)
669
sul colle Esquilino, duplicò l’associazione tra un
edificio di culto e la rinascenza classicheggiante, già in essere al Laterano; la basilica infatti
riprende nelle proporzioni e nel linguaggio architettonico lo stile delle basiliche del IV secolo,
instaurando un forte collegamento con l’architettura romano-imperiale e assumendo nel
contempo un carattere celebrativo e devozionale
670
. L’edificio doveva essere stato concepito per
rafforzare la presenza ecclesiastica, in un’area come quella dell’Esquilino, in cui non si aveva
una forte presenza di fondazioni titolari, con l’intento però di esautorare la precedente
fondazione di Liberio (352-356), legata ad eventi spiacevoli per la vita della chiesa di Roma
671

[Fig. 92].

Figura 92. Santa Maria Maggiore. Localizzazione della basilica nel contesto topografico odierno de||'Lsqu|||no, s| nota
|'|ngombro de| due pa|azz| pont|f|c| che hanno inglobato la basilica nel corso dei secoli XVII e XVIII (da MENEGHINI, SANTANGELI
VALENZANI 2004).

668
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 94. Þer un esame plu approfondlLo della baslllca soLLo l'aspeLLo
storico, artistico, documentale, archivistico e liturgico, si rimanda a SAXER 2001.
669
Hic fecit basilicam sanctae Mariae, quae ab antiquis Liberii cognominabatur, iuxta macellum Libiae […] (Liber
Pontificalis, I, p. 208). Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 37.
670
Cfr. CECCHELLI 1985, p. 294; RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 6; THAYER 2012a, pp. 4, 47. Cfr. sulla fondazlone dell'edlflclo
sul luogo della preesistente Basilica Liberiana, CECCHELLI 2009, p. 46-47, nota 28. La scelta della sommità del Cispio
da parte di Sisto III per la costruzione del più grande santuario mariano di Roma, può essere stata dettata anche
dalla volontà del pontefice di cancellare definitivamente il ricordo della strage perpetrata dai partigiani di Damaso
sul sosLenlLorl dell'anLlpapa urslno alla flne del secolo precedenLe (cfr. CECCHELLI 1985, p. 298).
671
La basilica è sorta probabilmente in sostituzione di un precedente edificio noto come Basilica Liberiana, come si
legge nel Liber Pontificalis: Hic fecit basilicam nomini suo iuxta macellum Libiae (Liber Pontificalis, I, p. 232). Cfr.
CECCHELLI 1985, pp. 296-297, 298; RICCITELLI, LIMARDI 2005, pp. 3, 6; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 37.
169
Le preesistenti strutture d’età romana, databili al II-III secolo, rinvenute duranti gli scavi
effettuati esclusivamente nelle navate laterali tra il 1961 ed il 1977, non hanno offerto
informazioni utili circa la primitiva fondazione liberiana
672
[Fig. 93].

Figura 93. Santa Maria Maggiore. Pianta degli scavi degli anni 1961-1977, presente nei sotterranei della basilica accessibili al
pubblico.
S. Maria Maggiore presenta, rispetto alle altre grandi basiliche romane, la peculiarità di
aver mantenuto la pianta e le strutture originarie, pur con numerose aggiunte ed interventi nel
corso dei secoli; presenta infatti una pianta trinave absidata, con le navate scandite da due file di
colonne che sostengono architravi in luogo di archi, secondo il “ritmo elegante” della tradizione
architettonica vitruviana; In origine nei muri di sopraelevazione della navata centrale si aprivano
una serie di ampie finestrature, delle quali oggi si conserva solo la metà, essendo state tamponate
le altre
673
[Fig. 94].

672
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 6.
673
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 8.
170

Figura 94. Santa Maria Maggiore. Pianta della basilica paleocristiana (da GUIDOBALDI 2003).
Al V secolo, al pontificato di Sisto III si datano anche i mosaici dell’arco trionfale e della
navata centrale
674
; i mosaici della navata centrale narrano le Storie dei patriarchi Abramo,
Giacobbe, Mosè e Giosuè; l’ultimo dei pannelli della parete sinistra, raffigurante il Sacrificio di
Melchisedek, serve da raccordo tematico con le Storie della vita di Cristo raffigurate sull’arco
trionfale
675
[Fig. 95].

Figura 95. Santa Maria Maggiore. Mosaici della navata centrale: a sinistra il Sacrificio di Melchisedek e a destra il Tempio di
Gerusalemme (da RICCITELLI, LIMARDI 2005).

674
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, pp. 3, 6, 8; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 37-38.
675
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, pp. 9-11; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 39.
171
Nella seconda metà del V secolo, la basilica è attestata come luogo di emanazione di un
constitutum, una costituzione apostolica, da parte di Ilaro (461-468), nell’anno 465
676
. Davanti
all’edificio, sotto il pontificato di Gelasio I (492-496), furono bruciati pubblicamente i libri dei
Manichei trovati a Roma
677
. Allo scorcio del V secolo, S. Maria Maggiore fu teatro dell’elezione
dell’antipapa Lorenzo, in contrapposizione al pontefice legittimo Simmaco (498-514), evento
che diede origine allo scisma laurenziano
678
.
Giovanni I (523-526) girò alla basilica di S. Maria Maggiore, insieme a quelle di S. Pietro
e di S. Paolo e del martire Lorenzo, gli oggetti perziosi donatigli dall’imperatore Giustino (518-
527)
679
.
Nel VII secolo, all’inizio del pontificato di Teodoro (642-649), nella basilica, indicata
come ad Praesepe, si rifugiò il cartularius Maurizio, reo di essersi ribellato all’autorità bizantina
in Italia, inseguito da omnes iudices seu exercitus romanus
680
. Pochi anni dopo, sotto Martino
(649-655), nella chiesa si tenne una messa solenne di riconciliazione, al fine di risolvere le
controversie che opponevano il pontefice all’esarca di Ravenna Olimpio
681
, e poi ancora a
proposito dei contrasti tra Eugenio (654-657) e il patriaca Pietro di Costantinopoli
682
. Nella vita
di Vitaliano (657-672), la basilica è ricordata in relazione alla visita dell’imperatore Costante II
(641-668)
683
. Papa Agato (678-681) pone tra i destinatari di un lascito anche la basilica di S.
Maria Maggiore ad luminaria
684
. A cavallo tra VII e VIII secolo, Sergio I (687-701) istituì la

676
Hic fecit constitutum de ecclesia in basilica ad sancta Maria, consulatu Basilisco Hermenerico, XVI kalendas
decembris (Liber Pontificalis, I, p. 242). Lo stesso Ilaro raccolse tutti i constituta emessi dalla Basilica costantiniana
e da S. Maria Maggiore: Hic omnia in basilica Constantiniana vel ad sanctam Mariam constituta recondit (Idem, I,
p. 245).
677
Huius temporibus inventi sunt Manichei in urbe Roma quos exilio deportari praecepit, quorum codices ante fores
basilicae sanctae Mariae incendio concremavit (Liber Pontificalis, I, p. 255).
678
Hic sub intentione ordinatus est uno die cum Laurentio, Symmachus in basilica Constantiniana, Laurentius in
basilica beatae Mariae (Liber Pontificalis, I, p. 260).
679
[…] quod ipse Iohannes detulit ad beatos Petrum et Paulum et ad sanctam Mariam et ad sanctum Lurentium
(Liber Pontificalis, I, p. 276).
680
Et ingressus Romam, fugit Mauricius ad beata Maria ad Praesepe (Liber Pontificalis, I, p. 331). Si tratta dlla
prima menzione della denominazione ad Presepe (cfr. Idem, I, p. 333, nota 3).
681
Videns ergo se a sancta Dei catholica et apostolica ecclesia superatum, necesse habuit de sua quasi mala
intentione declinare, ut quod non potuit per manum armatam, facere subreticio modo: per missarum solemnia in
ecclesia Dei genetricis semperque virginis Mariae ad Praesepe, ad communionem, dum ei porrigeret sanctissimus
papa, voluit eum interire, ut demandaverat suo spatario (Liber Pontificalis, I, p. 338).
682
[…] ut etiam nec eundem papam demitteret populus vel clerus missas celebrare in basilica Dei genetricis
semperque virginis Mariae quae appellatur ad Praesepe, nisi promississet his ipse pontifex minime eam aliquando
suscipere (Liber Pontificalis, I, p. 341).
683
[…] die sabbato ad sanctam Mariam, itemque donum obtulit (Liber Pontificalis, I, p. 343).
684
Hic demisit omni clero rogam unam et ad luminaria Apostolorum et sanctae Mariae ad Praesepe solidos II milia
CLX (Liber Pontificalis, I, p. 355).
172
processione della letania dalla chiesa di S. Adriano a S. Maria Maggiore
685
. Stefano II (752-757)
decora invece l’altare maggiore della basilica con rugas in argento
686
. Un restauro alla basilica
viene fatto da Adriano I (772-795), a carico del tetto in capriate molto malandato
687
.
A partire dalla fine dell’VIII secolo, si apre la stagione dei donativi alla basilica; il primo a
donare è Leone III (795-816), che dona drappi in tessuti preziosi ricamati da porre presso l’altare
e nella cappella del presepe
688
. Nella vita di Pasquale I (817-824), si fa menzione di un cospicuo
lavoro di sistemazione dell’interno della basilica, cui segue una lunga lista di donativi, sia in
drappi ricamati sia in decorazioni e oggetti in metalli preziosi
689
; donativi in oggetti preziosi fece
anche Nicola I (858-867)
690
. La basilica è poi nominata nella vita di Adriano II (867-872), in
relazione ai fatti della sua elezione
691
. Stefano V (885-891) donò lampadas e vela quattuor
692
.
Nel 1076, Gregorio VII (1073-1085) fu catturato nella basilica durante la celebrazione
della veglia di Natale da Cencio Stefani, che lo condusse prigioniero nella sua casa
693
.
Un’attività ingente di spoliazione delle ricchezze della basilica, come di altre chiese si ebbe
all’epo ca di Innocenzo II (1130-1143)
694
. Niccolò IV (1288-1292) concentrò il suo programma
decorativo sulla Patriarcale Arcibasilica Liberiana, oltre che su S. Giovanni in Laterano,
promuovendo il totale rifacimento delle decorazioni musive dell’abside, affidate a Giacomo da
Torrita, a spese dei cardinali Giacomo e Pietro Colonna
695
; fu questo pontefice a demolire

685
Constituit autem ut diebus Adnuntiationis Domini, Dormitionis et Nativitatis sanctae Dei genetricis semperque
virginis Mariae ac sancti Symeonis, quod Ypapanti Greci appellant, letania exeat a sancto Hadriano et ad sanctam
Mariam populus occurrat (Liber Pontificalis, I, p. 376).
686
Hic fecit rugas ante altare sanctae Mariae semper virginis quae appellatur ad Praesepe, quae et argento
investivit, qui pensantes libras XL (Liber Pontificalis, I, p. 443).
687
Item praecipuus praesul basilicae sanctae Dei genetricis ad praesepe quae a priscis temporibus tota marcuerat,
ultro citroque restauravit, et in sarta tecta eiusdem ecclesiae posuit trabes maiores XX (Liber Pontificalis, I, p. 508).
688
Itemque fecit in basilica sanctae Dei gentricis ad Praesepe cortinam alexandrinam cum periclisin de stauraci, et
aliam albam cum periclisin de blathin, pendentem super altare, seu et ante Praesepe fecit vela alba cum periclisin
de blathin. Necnon et intro regias maiores atque ante secretario numero XII. Et intus Praesepe fecit veste de alitino
cum chrisoclabo (Liber Pontificalis, I, p. 10). Hic vero sanctissimus et preclarus pontifex fecit in basilica sanctae Dei
gentricis semperque virginis Mariae domnae nostrae ad Praesepem tetravila alba olosirica rosata mirifice decorata.
Fecit vero ubi supra, intro Praesepio, veste alba olosirica, rosata, ornata in cicuitu de chrisoclabo et in medio
habentem crucem et orbicclos de chrisoclabo, vela alba olosirica rosata, numero IIII, ornata in circuitu de tyreo
(Idem, II, p. 30).
689
Liber Pontificalis, II, pp. 60-62.
690
Item in basilica quoque semper virginis Mariae dominae nostrae, quae vocatur ad Praesepe, fecit cantharum
sessilem de argento purissimo I, pensantem libras numero VIII et uncias IIII (Liber Pontificalis, II, p. 153). Ed ancora:
In aecclesia sanctae Dei gentricis ad Presepe pari modo aeternae pro retributionis premiis egit (Idem, II, p. 166).
691
Liber Pontificalis, II, p. 174. Nella stessa biografia del papa è menzionato il secretarium sanctae Mariae, presso il
quale furono ricevuti gli inviati da Bisanzio (Idem, II, p. 178).
692
Liber Pontificalis, II, p. 194.
693
Liber Pontificalis, II, p. 282.
694
Liber Pontificalis, II, p. 449.
695
Cfr. CATTANI 2006, p. 19; RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 3; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 39, dove il mosaico del
catino viene datato al 1295. Su S. Giovanni in Laterano, cfr. supra.
173
l’abside paleocristiana, ricostruita arretrata di qualche metro, così da ottenere lo spazio
sufficiente tra l’arco trionfale e la nuova abside per la costruzione di un transetto e di un coro
696

[Fig. 96].

Figura 96. Santa maria Maggiore. Mosaicio del catino absidale con la Coronatio Mariae nel clipeo centrale ed episodi delle
Storie di Maria nel registro inferiore (da RICCITELLI, LIMARDI 2005).
Sempre al XIII secolo si data il pavimento cosmatesco del 1288, donato dal cavaliere Scoto
Paparone e da suo figlio a papa Eugenio III (1145-1153). Nello stesso secolo, Arnolfo di Cambio
realizza le statue del Presepe
697
[Fig. 97].

696
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, pp. 11-12. Il mosaico rappresenta entro il tondo centrale del catino absidale la
Coronatio Mariae, mentre nel registro sottostante ci sono scene tratte dalle Storie di Maria e ai lati del tondo
teorie di santi in adorazione. La parte superiore invece è occupata da un motivo a racemi vegetali su fondo dorato,
che trova riscontro nel mosaico del catino absidale di S. Clemente (cfr. supra).
697
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, pp. 3, 9, 15. Sul presepe più approfonditamente, cfr. Idem, pp. 31-32. Cfr. anche
ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 39-40.
174

Figura 97. Santa Maria Maggiore. Presepe di Arnolfo di Cambio (RICCITELLI, LIMARDI 2005).
A Filippo Rusuti si deve la stesura dei mosaici della facciata, che riportano scene relative
alla nascita ed alla costruzione della basilica, con l’episodio del Miracolo della neve, grazie alla
quale papa Sisto III tracciò il perimetro del nuovo edificio, finanziato dal patrizio Giovanni
698

[Fig. 98].

Figura 98. Santa Maria Maggiore. Mosaici della facciata, opera di Filippo Rusuti (RICCITELLI, LIMARDI 2005).

698
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, pp. 4-5, 6; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 38.
175
Al ritorno di Gregorio XI (1370-1378) a Roma da Avignone, fu costruito il campanile
tardoromanico, il più alto di Roma con i suoi 75 metri d’altezza
699
. Trecentesca doveva essere la
prima fase della Cappella di S. Michele, restaurata e decorata nel XV secolo dal cardinale
Guillaume d’Estouteville
700

Nel 1450, Giuliano da Sangallo disegna il soffitto a cassettoni in legno dorato, insieme al
fregio decorato con tori e amorini che sorre subito al di sotto, opere completate poi da Antonio
da Sangallo, e commissionate da Callisto III (1455-1458) e Alessandro VI (1492-1503)
701
[Fig.
99].

Figura 99. “anta Mar|a Magg|ore. Navata centra|e: sono v|s|b||| da||'a|to |n basso, || soff|tto a cassetton| |n |egno dorato; la
serie di finestre con al di sotto la serie di pannelli musivi di V secolo; il colonnato che sostiene le trabeazioni; il pavimento
cosmatesco, su||o sfondo |'arco tr|onfa|e, || cat|no abs|da|e ed || ba|dacch|no sopra |'a|tare magg|ore (da RICCITELLI, LIMARDI
2005).

699
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 7; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 38.
700
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 27.
701
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 3; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 39.
176
Tra il XVI ed il XVII secolo furono costruite ed affrescate le cappelle laterali, quali la
Cappella Cesi (1560), la Cappella Sforza (ante 1573), la Cappella Sistina (ante 1589) e la
Cappella Borghese (o Paolina o della Madonna, 1613)
702
. Nel 1605, Flaminio Ponzio costruisce
sul lato destro della basilica il primo dei due palazzi che oggi compongono il complesso di S.
Maria Maggiore, ed all’interno la Cappella del Battistero
703
. Alla seconda metà del ‘600 si data
invece il prospetto absidale monumentale su Piazza dell’Esquilino, opera di Carlo Rainaldi
704

[Fig. 100].

Figura 100. Santa Maria Maggiore. Veduta della facciata della basilica posteriore al 1605: sono visibili i mosaici della facciata
prima dei rifacimenti del XVIII secolo (da ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990).
Tra il 1741 ed il 1750, Ferdinando Fuga realizza la facciata, esposta a S, con un portico a
cinque aperture nella parte inferiore e a tre nella loggia superiore; la loggia incastona e in
qualche modo protegge i mosaici medievali
705
; lo stesso architetto progetta e realizza il palazzo a
sinistra della basilica, uniformando così il prospetto meridionale del complesso
706
; l’interno
viene arricchito con bassorilievi e statue e con la posa in opera del baldacchino sopra l’altare
maggiore
707
; inoltre l’architetto agiunge alle preesistenti, anche la Cappella del Crocifisso
708

[Fig. 101].

702
Sulle cappelle, cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, pp. 15-21, 22-25; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 39-40, 43.
703
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 6; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 38, 39.
704
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 39.
705
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, pp. 4-6; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 38.
706
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 6; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 38.
707
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 14; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 39.
708
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 25.
177

Figura 101. Santa Maria Maggiore: a sinistra il prospetto meridionale della basilica così come appare oggi, dopo gli interventi
settecentesch|, v|sta da Þ|azza d| “. Mar|a Magg|ore, a destra || ba|dacch|no sopra |'a|tare magg|ore, opera d| Ierd|nando
Fuga (da RICCITELLI, LIMARDI 2005).
Leone XII (1823-1829) commissionò numerose opere di abbellimento all’interno della
basiulica, della quale era stato arciprete, e tra queste l’abbellimento ed il rifacimento della
Cappella del Battistero, di origine rinascimentale, facendovi lavorare Giuseppe Valadier, che
scandì l’ambiente con due colonne di porfido; al centro della sala collocò un monumentale fonte
battesimale in porfido, costituito da un bacile su alto piede scanalato; sul coronamento a tronco
di cono si trovano le statue di due amorini e quella del Battista; il fonte risulta incassato nel
pavimento, con un salto di quota accentuato da tre gradini circolari e concentrici
709
.
Nel 1864, Pio IX (1846-1878) inaugura la nuova confessione sotto l’altare maggiore, i cui
lavori, come già a S. Paolo fuori le Mura, furono affidati a Virginio Vespignani, per ospitare le
reliquie della Sacra Culla; nell’Ipogeo così creato Leone XIII (1878-1903) fece collocare la
statua del suo predecessore
710
[Fig. 102].

709
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, pp. 25-27.
710
Cfr. RICCITELLI, LIMARDI 2005, p. 14; ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 40. “ull'lpogeo cfr. Idem, p. 28. Su S. Paolo fuori
le Mura, cfr. infra.
178

Figura 102. Santa Maria Maggiore. A sinistra la Cappella del Battistero del XVII secolo, a destra la Confessione o Ipogeo,
realizzato da Virginio Vespignani sotto Pio IX (da RICCITELLI, LIMARDI 2005).
Nel V secolo si assiste all’incremento progressivo del numero di battisteri e fonti
battesimali a Roma, al fine di meglio distribuire sul territorio della città l’amministrazione del
battesimo. Il pontificato di Sisto III (432-440), che segna anche la cessazione dell’istituzione dei
tituli, vede la costruzione di un grande battistero, non ancora rinvenuto archeologicamente,
presso la Basilica di Santa Maria Maggiore (il più grande luogo di culto mariano della città,
costruito proprio da questo pontefice)
711
.
Un indizio sulla monumentalità del battistero è la posa in opera di colonne di porfido
(porphyreticis columnis), ad opera del pontefice, le quali fanno pensare ad un deambulatorio che
scandisce lo spazio interno dell’edificio, sul modello del battistero episcopale
712
. S. Maria
Maggiore segna un punto di svolta, motivato e supportato anche dalle conclusioni del Concilio di
Efeso del 431, nella politica di fondazione di tituli da parte dei pontefici, che così vengono dotati
anche di impianti per l’amministrazione del battesimo
713
.
L’Ordo Romanus I, datato tra la fine del VII e l’VIII secolo, attesta il rito del battesimo
celebrato in sancta Dei genetrice Maria; il passo dice che un notarius regionarius, nel giorno di
Pasqua, salutato il pontefice presso la Via Merulana, gli comunicava il numero di bambini
(maschi e femmine) battezzati la notte precedente nel battistero di S. Maria Maggiore
714
.

711
[…] ubi et obtulit hoc: […] cervum argenteum fundentem aquam, pensantem libras XX; omnia vasa sacrata
argentea, pensantes libras XV (Liber Pontificalis, I, pp. 232, 233). Cfr. CECCHELLI 1985, pp. 293-294, 304, nota 54.
ÞoLrebbe rlferlrsl all'edlflcazlone dell'edlflclo baLLeslmale il passo della Vita Xysti del Liber Pontificalis: fecit et
fontem baptisterii ad sanctam Mariam et columnis porphyreticis exornavit (Liber Pontificalis, I, p. 234).
712
Liber Pontificalis, I, p. 234; Cfr. supra. Cfr. anche CECCHELLI 1985, p. 294, nota 7.
713
Cfr. CECCHELLI 1985, p. 294. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 37.
714
Die autem resurrectionis dominicae, procedente eo ad Sanctam Mariam, notarius regionarius stat in loco qui
dicitur Merolanas et, salutato pontifice, dicit: «In nomine domini nostri Iesu Christ, baptizati sunt hesterna nocte in
sancta Dei genetrice Maria infantes masculi numero tanti, feminae tantae». Respondit pontifex: «Deo gratias». Et
accepit a sacellario solidum unum; pontifex autem pergit ad stationem (Ordo I, 15; cfr. ANDRIEU 1948, p. 72). Sulla
daLazlone dell'Ordo I, cfr. ANDRIEU 1948, pp. 38-51.
179
Sulla localizzazione del battistero, che potrebbe essere stato del tipo del vano annesso
(seppure di dimensioni monumentali), similmente a quello del Laterano, si possono fare solo
ipotesi; tenendo conto che la basilica di S. Maria Maggiore è stata nel corso dei secoli inglobata
nel complesso del palazzo pontificio, risalente al XVII e XVIII secolo e visibile ancora oggi, il
battistero potrebbe collocarsi proprio nell’ingombro di questo edificio; inoltre sul lato E della
chiesa esistono oggi una serie di cappelle, di diversa datazione, le dimensioni delle quali
sarebbero comparabili con quelle di un annesso battesimale.
In base alla notizia dell’Ordo Romanus, il battistero doveva essere ancora in uso tra VIII e
IX secolo
715
, e solo successivamente deve essere stato dismesso, ma non è possibile dire quando
ciò sia avvenuto. Anche questo battistero, come quello del Laterano, va inserito nel programma
di Sisto III volto a rafforzare il ruolo episcopale nell’amministrazione del battesimo; avendo
constatato la perifericità del Laterano, con la costruzione di S. Maria Maggiore e del suo
battistero, il pontefice mirava a porre un nodo per l’amministrazione del sacramento in una zona
dove già esistevano dei tituli dotati di impianti battesimali; tale progetto non ebbe però fortuna,
in quanto qualche secolo dopo la sua costruzione, il tetto del battistero necessitava di riparazioni
e in seguito se ne perdono le tracce
716
. Nè sarebbe possibile vedere nell’attuale Cappella del
Battesimo, un ricordo della collocazione topografica dell’impianto battesimale come nel caso di
S. Lorenzo in Lucina
717
.
Sulla scorta dei confronti già visti per gli altri battisteri romani, in questa sede si propone
come ipotesi di lavoro, la collocazione del battistero lungo il lato destro dell’edificio a partire
dalla metà circa della navata in direzione del presbiterio, così che i fedeli potessero vedere o
quanto meno immaginare ciò che avveniva nel battistero senza per questo dare le spalle all’altare
durante la preghiera e le celebrazioni liturgiche.






715
Cfr. supra.
716
“e sl vuole assoclare l'espresslone ultro citroque ad un'lndlcazlone Lopograflca relaLlva ad un qualche corpo dl
fabbrica esterno alla basilica (Liber Pontificalis, I, p. 508). Cfr. BRANDT 1995, p. 150.
717
Su S. Lorenzo in Lucina, cfr. supra.
180
2.1.11. Santi Quattro Coronati
Il complesso della basilica dei SS. Quattro Coronati sorge su una propaggine del Celio,
detta in antico Coeliolus; preesistenze d’età romana sono state rinvenute nei sotterranei del
complesso
718
; nel IV secolo, viene apprestata una vasta aula absidata, probabilmente pertinente
ad una ricca domus, obliterando un percorso stradale e strutture murarie più antiche
719
[Fig. 106].

Figura 103. “ant| Çuattro Coronat|. Þ|anta de| comp|esso con |'au|a de||a domus del IV secolo evidenziata in grigio (da BARELLI
2009).
Nel Martyrologium Hieronymianum è registrata la notizia della custodia delle reliquie di
quattro martiri pannonici nella basilica dei SS. Quattro Coronati. La notizia indicherebbe
l’esistenza del titulus almeno intorno alla metà del V secolo
720
. La basilica corrisponde all’antico
titulus Emilianae, attestato nelle sottoscrizioni della Sinodo Romana del 499, con i nomi di

718
“ulle preeslsLenze e l'asseLLo Lopograflco dell'area ln eLa romana, cfr. BARBERINI 1997, p. 8; BARELLI 2009, pp. 11-
13. Cfr. anche BARELLI, PUGLIESE 1994, pp. 19-24.
719
Cfr. BARBERINI 1997, p. 8; BARELLI 2009, p. 13.
720
Romae ad Caelio monte Simproniani, Claudii, Castoris, Nicostrati (Martyrologium Hieronymianum, in Acta
Sanctorum Novembris, t. III, pp. 748-784; cfr. anche BARBERINI 1997, p. 13; BARELLI 2009, p. 14; CECCHELLI 2009, pp.
43-44, nota 22).
181
quattro presbiteri
721
. Nel secolo successivo, al Concilio Romano del 595, si può notare la
sostituzione dell’antica denominazione con quella di Fortunato, presbyter tituli sanctorum
quattuor Coronatorum
722
. È quindi chiaro che nell’aula absidata di IV secolo si era insediato un
titulus
723
.
Onorio I (625-638) operò dei lavori di ristrutturazione sull’edificio; stando al Liber
Pontificalis infatti, egli fecit ecclesiam beatorum martyrum Quattuor Coronatorum quem et
dedicavit, et donum obtulit; di questo intervento sono state rinvenute però scarsissime tracce,
relative principalemente ad elementi marmorei di arredo liturgico
724
. Restauri vengono compiuti
sulla basilica all’epoca di Adriano I (772-795)
725
.
Leone III (795-816) dona invece delle vesti al titulo Quattuor Coronatorum ed una corona
d’argento: in titulo Emiliane fecit coronam de argento pensantem libras IIII semis
726
. Con il IX
secolo è possibile agganciare il dato documentale con quello archeologico. A Gregorio IV (827-
844) si deve un reliquiario, con iscrizione dedicatoria, destinato a conservare il capo del martire
Sebastiano
727
. Leone IV (847-855), già presbitero cardinale dei SS. Quattro Coronati,
ricostruisce integralmente il complesso, realizzando il portico a tre ingressi, la torre di
facciata
728
, l’atrio quadriportico, ed una serie di ambienti annessi, tra i quali quelli identificati
come residenza del clero sul lato N
729
ed una sacrestia, di cui si sono individuate labili tracce
nell’angolo SW della basilica
730
; quest’ultima, che misurava 30 metri di larghezza per 55 di
lunghezza, era a pianta trinave absidata, con una cripta semianulare sotto l’abside
731
[Figg. 107-
108].

721
Iohannes Presbyter tituli Aemiliane […], Dionysius Presbyter tituli Aemiliane (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 236);
Eutyches Presbyter tituli Aemiliane […], Laurentius Presbyter tituli Aemiliane (cfr. Idem, VIII, col. 237). Cfr. BARBERINI
1997, pp. 14-15; BARELLI 2009, p. 14.
722
Cfr. MANSI 1960, X, coll. 475-478. Cfr. BARBERINI 1997, p. 15; BARELLI 2009, p. 14.
723
Cfr. BARBERINI 1997, p. 15; BARELLI 2009, p. 14.
724
Eodem tempore fecit ecclesiam beatorum martyrum Quattuor Coronatorum quam et dedicavit et donum optulit
(Liber Pontificalis, I, 324). Cfr. BARELLI 2009, p. 14. La sLudlosa lpoLlzza che l'lnLervenLo del ponLeflce possa essere
conslsLlLo nella slsLemazlone dl sLruLLure precedenLl, probabllmenLe quelle dell'aula dl lv secolo (Idem, pp. 14-15).
725
Sed et sarta tecta tituli sanctorum Quattuor Coronatorum quae in ruinis existebant, trabes ibidem plures
imponens, omnia norite restauravit (Liber Pontificalis, I, p. 512). Adriano sostituì le travi del tetto, in stato di forte
degrado (cfr. BARBERINI 1997, p. 15; BARELLI 2009, p. 15).
726
Liber Pontificalis, II, pp. 2, 11, 21, 43. Cfr. BARBERINI 1997, pp. 15-16.
727
Cfr. BARBERINI 1997, p. 16.
728
Cfr. contra MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, pp. 154-155, i quali attribuiscono la torre a Pasquale I.
729
Cfr. BARBERINI 1997, p. 17; BARELLI 2009, p. 16.
730
Cfr. BARELLI 2009, p. 16. Secondo L. Barelli, la sacrestia, orientata diversamente rispetto agli altri corpi di fabbrica
del complesso, potrebbe aver riutilizzato gli ambienti di un insula risalente al I-II secolo, localizzata ad W della
baslllca, un angolo dell'amblenLe fu lnglobaLo nell'abslde.
731
Cfr. BARBERINI 1997, p. 16; BARELLI 2009, pp. 15-16. Nella cripta, Leone IV fece traslare le reliquie dei martiri
eponimi: sacratissima corpora cum Claudio, Nicostrato, Simploriano atque Castorio et Simplicio necnon Severo,
182

Figura 104. Santi Quattro Coronati. Pianta delle strutture del IX secolo: in grigio chiaro la basilica con gli oratori di S. Giacinto
e S. Caterina da Siena; in grigio scuro il battistero circolare; ad E e a N || port|co d'|ngresso con |a torre d| facc|ata, |'atr|o
quadriportico e la residenza del clero (da BARELLI 2009).

Figura 105. Santi Quattro Coronati. Pianta della cripta semianulare (da BARBERINI 1997).

Severiano, Carpoforo et Victorino, IIII fratribus […] pariter sub sacro altare recondens locavit (Liber Pontificalis, II,
pp. 115-116).
183
Il fatto che l’intervento di restauro abbia interessato un edificio preesistente viene dalla
lettura di un altro passo del Liber Pontificalis, in cui il compilatore afferma che Leone IV […]
pene ruinis confracta diu antiquitus videbatur, supernae virtutis annuente clementia, in
splendidiorem pulchrioeremque statum perduxit a fundamentis […]
732
.
Le fondazioni della basilica erano in blocchi di tufo di reimpiego, sulle quali si
impostavano elevati in mattoni, posti in opera in filari irregolari, secondo il tipo di tecnica
costruttiva in uso nel IX secolo ed attestata ad esempio nelle Mura Leonine; inoltre le superfici
murarie erano intonacate e gli interni presentavano decorazioni ad affresco e spolia romani
affissi
733
. Le navate laterali erano poco o nulla illuminate mentre la navata centrale presentava
finestre sulla facciata, sull’abside e in corrispondenza degli intercolunni; in questa fase le
strutture dell’aula, opportunamente rasate, furono reimpiegate per le fondazioni della navata
centrale
734
.
Tali interventi hanno lo scopo di mentenere e rafforzare il controllo papale nel settore della
città incentrato sul Celio, nel quale passavano vie di comunicazione importanti che collegavano i
vari centri religiosi e di potere dell’area con il Laterano
735
[Fig. 109].

Figura 106. Santi Quattro Coronati. Pianta della viabilità del Celio in età medievale (da MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004).

732
Cfr. BARBERINI 1997, pp. 16-17.
733
Cfr. BARELLI 2009, p. 17.
734
Cfr. BARELLI 2009, p. 16.
735
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, pp. 154-155.
184
Alla morte di Leone IV, nell’855 nella basilica si riunì il conclave che elesse papa
Benedetto III (855-858), cardinale di S. Cecilia, eletto in contrapposizione all’antipapa
Anastasio, che godeva del favore dell’imperatore Ludovico II
736
.
Presso la basilica doveva essersi insediato almeno dalla metà del IX secolo, se non prima,
anche un monastero, noto dalle fonti come cella; una presenza monastica è comunque con
sicurezza attestata all’epoca di Benedetto VII (974-983), il quale assegnò la cella dei SS. Quattro
Coronati, con tutti i suoi beni e pertinenze, a Teoderico, arcivescovo di Treviri, nel 975
737
.
Nel 1084, i Normanni di Roberto il Guiscardo, giunto in soccorso di Gregorio VII si danno
al saccheggio di Roma, provocando devastazioni e danni; anche SS. Quattro Coronati fu
interessata dall’evento, probabilmente perché dato il suo apetto fortificato, costituiva una
piazzaforte da prendere e di cui mantenere il controllo, essendo vicinissima la Laterano; i danni
provocati da un incendio appiccato dai Normanni provocarono il crollo della navata centrale e di
parte dell’abside
738
; il primo restauro fu promosso da Pasquale II (1099-1118), nel tentativo di
lasciare inalterate le dimensioni e la pianta dell’edificio; il pontefice sostituì le architravi del
colonnato con degli archi e inserì al centro dei due colonnati due pilastri cruciformi, che
potevano avere la duplice funzione statica per il sostegno del tetto e di scansione della navata
centrale in quello che potrebbe essere un presbiterio avanzato, separato dall’antistante
quadratum populi
739
.
Una battuta d’arresto nei lavori, con le varie parti della basilica giunte a diversi livelli di
avanzamento, fu seguita da un secondo lotto, più radicale del primo; Pasquale II, per evidenti
ragioni economiche ma anche pratiche, come lo spopolamento della zona del Celio dopo il sacco
del 1084, decise di ridurre l’area occupata dall’edificio ecclesiastico, limitandola alla basilica
attuale
740
; furono abbattute le navate laterali, mentre la navata centrale, limitata alla sola parte W,
divenne l’aula della nuova basilica romanica
741
, ripartita in tre navate dalla posa in opera di due
colonnati, e dotata di un transetto, impostato quest’ultimo a ridosso dell’abside preesistente. Le
navate laterali altomedievali furono inglobate progressivamente, quella N nel corpo di fabbrica
della residenza del clero, quella S nel monastero fatto costruire da proprio da Pasquale II; il
pontefice procede anche all’apertura e all’ispezione della cripta, per controllare che i corpi santi

736
Cfr. BARBERINI 1997, p. 17.
737
Cfr. BARBERINI 1997, p. 17; BARELLI 2009, p. 17.
738
Cfr. BARBERINI 1997, p. 17.
739
Cfr. BARBERINI 1997, p. 18; BARELLI 2009, p. 18.
740
ll ponLeflce […] a fundamentis refecit atque consecravit anno pontificatus sui XVII, mense ianuario, die XX la
basilica, quae tempore Roberti Guiscardi Salernitani principis destructa erat (cfr. Liber Ponficalis, II, p. 305).
741
La basilica romanica misurava 28 metri di larghezza, di cui 14 spettanti alla sola navata centrale, per 42 metri di
lunghezza (cfr. BARBERINI 1997, p. 18).
185
fossero ancora la loro posto e fa costruire sopra le navatelle romaniche i matronei; la parte E
della navata centrale fu trasformata in un secondo atrio, il lato W del quale divenne il nuovo
portico della basilica; l’abside, concluso il restauro, fu decorato con affreschi dipinti da Gregorio
e Petrolino a spese della nobildonna Justadonna, rimasti in situ fino al 1623
742
. La consacrazione
della nuova chiesa avvenne il 20 gennaio del 1116, e nello stesso anno la basilica fu affidata alle
cure dei Canonici Regolari di S. Agostino, che la officiarono fino al 1138
743
[Fig. 110].

Figura 107. Santi Quattro Coronati. Pianta del complesso nel XIII secolo: in verde la basilica romanica, in giallo il monastero,
in celeste il palazzo cardinalizio (da http://www.santiquattrocoronati.org).
A partire dal XII secolo, i canonici insediati da Pasquale II, riutilizzarono le strutture della
navata altomedievale S, obliterandole con la costruzione di un chiostro quadrangolare
744
. Nel
1138, il monastero dei SS. Quattro Coronati divenne un priorato dell’abbazia di S. Croce di
Sassovivo, presso Foligno; da questo momento il cenobio diviene sede degli abati in visita a
Roma e funge da ospitium per i Folignati legati a vario titolo al monastero, tanto da essere
attestato con il nome di castrum Folignatum
745
.

742
Cfr. BARBERINI 1997, p. 18.
743
Cfr. BARBERINI 1997, pp. 18-19; BARELLI 2009, pp. 18-20.
744
Cfr. BARELLI 2009, p. 20.
745
Cfr. BARELLI 2009, p. 20.
186
Nella prima metà del XIII secolo, nel monastero fu realizzato un palatium dormitorii,
l’edificio contenente le celle dei monaci. Sul lato N del complesso invece, la residenza del clero
titolare si era trasformata in un grande palazzo fortificato con torri
746
. In questo secolo viene
realizzato il ciclo di affreschi ispirato alla Donazione di Costantino
747
. Nel 1246, Stefano,
cardinale di S. Cecilia, fa costruire capellam et domos, come si può leggere nell’epigrafe apposta
all’interno della cappella di S. Silvestro; le domus sono abitazioni inglobate nei torrioni che
cingono il lato N del monastero; in tal modo il complesso, ritenuto sicuro e facilmente
difendibile, diventa spesso residenza papale, per la sua prossimità al Laterano, oltre che luogo di
sosta per personaggi illustri di passaggio a Roma, come Carlo d’Angiò
748
.
Per buona parte del XIV secolo, il complesso dei SS. Quattro Coronati attraversò un
periodo di declino e di abbandono, i cui primi segni di ripresa si ebbero sotto il pontificato di
Martino V (1417-1431), con i lavori di restauro promossi non solo nella chiesa del Celio, ma
anche sul quadriportico di S. Pietro e a S. Lorenzo in Lucina
749
. Con il XV secolo, inizia la serie
di passaggi di proprietà e di cessioni del monastero e poi della commenda, tra vari personaggi
della curia romana, con l’avvicendamento di diversi ordini religiosi, fino all’arrivo delle Suore
Agostiniane sotto Pio IV (1559-1565)
750
.
Nel 1570 la cappella di S. Silvestro passa in proprietà all’Università dei Marmorari e dieci
anni più tardi viene posto in opera il soffitto a cassettoni in legno intagliato, ad opera del
cardinale Enrico d’Aviz, divenuto poi re del Portogallo. Nel 1588 furono realizzati gli affreschi
del portico
751
.
Nel 1607, il cardinale Odoardo Farnese restaura l’interno del monastero, mentre lavori di
maggiore entità si hanno nel 1623 con il cardinale Giovanni Garzia Millini, il quale sostituisce le
pitture dell’abside di Pasquale II con gli affreschi del pittore Giovanni di San Giovanni; a
quest’ultimo si deve anche l’inventio nella cripta delle reliquie collocate da Leone IV e del
reliquiario del capo di S. Sebastiano deposto da Gregorio IV; nel 1625 viene restaurato il
campanile. Questi lavori vengono poi completati dal cardinale Girolamo Vidoni, il quale nel
1632 abbassa la copertura del portico
752
.

746
Cfr. BARELLI 2009, p. 20.
747
Cfr. BARBERINI 1997, pp. 8, 10.
748
Cfr. BARBERINI 1997, p. 19.
749
Cfr. BARBERINI 1997, p. 20.
750
Cfr. BARBERINI 1997, pp. 20-21.
751
Cfr. BARBERINI 1997, p. 21.
752
Cfr. BARBERINI 1997, p. 21.
187
In seguito si registrano interventi di lieve entità ma tali da alterare le strutture antiche; si
giunge così al restauro effettuato da Antonio Muñoz, su indicazione del cardinale Pietro
Respighi, che compie il ripristino delle strutture medievali, “liberandole” dalle superfetazioni più
recenti; vengono messe in evidenza le colonne e scavata la cripta. Nel 1957 si ebbe un nuovo
intervento di restauro, diretto da Carlo Ceschi per conto della Soprintendenza ai Monumenti, che
portò alla luce le strutture della chiesa del IV secolo e i resti della navata meridionale di IX
secolo, inglobate nel convento medievale
753
.
Scavi effettuati nel chiostro cosmatesco tra il 2002 ed il 2004, hanno portato alla luce i
resti di un battistero dalla pianta circolare, del tipo ad “edificio autonomo”, con un diametro di
12 metri, al cui interno si trovava un fonte battesimale circolare, del diametro di 6 metri; il
deambulatorio aveva una larghezza di 3 metri circa
754
[Fig. 111].

Figura 108. Santi Quattro Coronati. Chiostro medievale: a sinistra ne||'ango|o “L de| quadr|port|co g|| scav| hanno r|nvenuto |
resti del battistero; il cerchio rosso indica la posizione della vasca battesimale; a destra particolare della vasca battesimale,
con i descensus e due delle otto basi in travertino (da BARELLI 2009).
Il fonte battesimale, dotato di due gradini circolari non continui all’interno, presenta
incassate nella muratura otto basi in travertino, le quali dovevano essere funzionali al sostegno
oer mezzo di colonne o pilastri, o di un ciborio al di sopra della vasca, oppure del tamburo
centrale in muratura dell’edificio, per analogia con il Battistero Lateranense.
L’edificio si data alla metà del V secolo e, date le dimensioni, che lo pongono al secondo
posto a Roma dopo il battistero Lateranense, esso testimonia l’importanza del titulus ed il suo
ruolo all’interno della città. Nella fase leonina il battistero del V secolo, era ancora in uso, come

753
Cfr. BARBERINI 1997, p. 21.
754
Cfr. BARELLI 2009, p. 14.
188
dimostra una porta che si apre nella navata meridionale, posta in asse con l’ingresso dell’edificio
battesimale
755
.
All’inizio del XII secolo, la costruzione del chiostro del monastero comportò anche la
completa demolizione di quanto rimaneva in elevato del battistero del V secolo, quest’ultimo
reso inutile dal diminuito numero di fedeli e dalla pressoché totale soppressione della funzione
parrocchiale
756
.


















755
Cfr. BARELLI 2009, p. 16.
756
Cfr. BARELLI 2009, p. 20.
189
2.1.12. Santa Sabina
La basilica di Santa Sabina sorge sull’Aventino per iniziativa del presbitero Pietro d’Illiria,
sotto il pontificato di Sisto III (432-440), come riportano sia il Liber Pontificalis che l’iscrizione
dedicatoria della controfacciata
757
; la dedica cita Celestino I (422-432), predecessore di Sisto III,
per cui si potrebbe pensare che la basilica sia stata iniziata dal primo ma portata a compimento
dal secondo pontefice
758
. Il titulus è l’ultimo in ordine di tempo ad essere stato fondato, secondo
una prassi ormai consolidata, con la presenza di un benefattore (Pietro d’Illiria) e l’avallo papale
(in questo caso di Celestino I e di Sisto III)
759
[Fig. 103].

Figura 109. Santa Sabina. Pianta della basilica (da http://architetturapaleocristiana.blogspot.it).
La basilica segue il modello classico, con una pianta a tre navate scandite da colonne, con
abside e nartece. Le pareti esterne, libere da intonaco a seguito dei restauri della prima metà del
XX secolo, sono in laterizi e in esse si aprono finestre chiuse da transenne traforate in selenite
760
.
Essa rappresenta ormai il modello classico delle basiliche romane del V secolo, sia per quanto

757
Et huius temporibus fecit Petrus episcopus basilicam in urbe Roma sanctae Savinae, ubi et fontem construxit
(Liber Pontificalis, l, p. 233). ll LesLo dell'lscrlzlone e ugualemLne rlporLaLo dal uuchesne: CvLMLn AÞC“1CLlCvM
CVM CAELESTINVS HABERET // PRIMVS ET IN TOTO FVLGERET EPISCOPVS ORBE //HAEC QUAE MIRARIS FUNDAVIT
PRESBYTER VRBIS // ILLYRICA DE GENTE PETRVS VIR NOMINE TANTO // DIGNVS AB EXORTU CHRISTI NVTRITVS IN
AVLA // PAVPERIBVS LOCVPLES SIBI PAVPER QVI BONA VITAE // PRAESENTIS FVGIENS MERVIT SPERARE FVTVRAM
(cfr. Idem, I, p. 236, nota 17). Le due fonti non concordano sul rango di Pietro, nel primo caso indicato come
episcopus, mentre nel secondo come presbyter. Per quanto riguarda le preesistenze, cfr. CECCHELLI 1985, p. 293,
nota 4, con rimando bibliografico. Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 76. Cfr. anche
http://architetturapaleocristiana.blogspot.it; http://www.interno.gov.it. Sulla basilica ed il suo contesto
archeologico e topografico, cfr. ASTOLFI 1998.
758
Cfr. Liber Pontificalis, p. 236, nota 17.
759
Cfr. CECCHELLI 1985, pp. 293, 303.
760
Cfr. http://architetturapaleocristiana.blogspot.it; http://www.interno.gov.it. Le finestre, in corrispondenza degli
lnLercolunnl, sono alLe 146 pledl romanl e larghe 8, con una dlsLanza Lra una flnesLra e l'alLra dl 4 pledl.
190
riguarda la pianta, che per le proporzioni, e si differenzia da altre varianti del modello, come ad
esempio S. Clemente, inserendosi perfettamente nella ‘rinascenza classica’ posta in essere da
Sisto III nel Battistero Lateranense e a S. Maria Maggiore
761
. La navata centrale, decorata un
tempo da mosaici nei muri di sopraelevazione, risulta essere alta, stretta e lunga, la percezione
della quale è accentuata dalla strettezza delle navate laterali e dalla luce proveniente dalle
finestre
762
. Dalle navate, buie e poco illuminate, si accedeva tramite le due rispettive porte al
nartece ed all’atrio antistante
763
. La basilica non presenta una vera e propria facciata, in quanto
essa è inglobata nel nartece. Nel 1936, fu ricomposta nel presbiterio la schola cantorum,
riutilizzando elementi dei plutei originari del V secolo. L’arco trionfale, i muri di
sopraelevazione delle navate ed il catino absidale erano decorati con mosaici; di questa
decorazione rimangono solo le decorazioni in opus sectile dei pennacchi tra le arcate della navata
centrale. Originali sono anche i battenti in legno di cipresso della porta principale, recanti scene
del Vecchio e del Nuovo Testamento
764
[Fig. 104].

Figura 110. Santa Sabina. Interno della basilica: sono visibili i colonnati che sostengono le arcate con i pqnnacchi decorati in
opus sect||e, |'affresco de| cat|no abs|da|e e || soff|tto a cassetton| (da http:]]www.|nterno.gov.|t).
La basilica fu oggetto di restauri cui seguirono i consueti donativi da parte di Leone III
(795-816)
765
. Allo stesso pontefice si deve l’inserimento di S. Sabina nelle processioni che si

761
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 76. Cfr. http://architetturapaleocristiana.blogspot.it. Sul Battistero
lateranense, su S. Clemente e su S. Maria Maggiore, cfr. supra.
762
Cfr. http://architetturapaleocristiana.blogspot.it.
763
Cfr. http://architetturapaleocristiana.blogspot.it.
764
Cfr. http://www.interno.gov.it. Nel 1836, il pannello raffigurante la loqo Joll’íqltto fu restaurato rilavorando la
testa del faraone in procinto di annegare con le sembianze di Napoleone I morto nel 1821.
765
Similiter et in titulo sanctae Sabine studiose renovavit. In quo vero titulo isdem egregius praesul fecit ex argento
coronas V, pensantes libras XIIII, canistra II exafoti, pensantia libras III semis; gabathas interassiles VIIII, pensantia
libras XI (Liber Pontificalis, II, p. 2). Et in titulo sanctae Savinae, ut supra (il compilatore omette di ripetere la
191
tenevano per la festività delle litanie
766
. Negli anni successivi, la chiesa viene decorata con
pitture da Eugenio II (824-827), che ne era stato presbitero
767
. Nel X secolo viene costruito,
presso la basilica, un fortilizio della famiglia Crescenzi.
Al 1200 circa risale la costruzione del campanile
768
. Nel 1219, Onorio III affidò la basilica
a Domenico di Guzmàn e da quel momento li ebbe sede la casa generalizia dell’Ordine dei Frati
Predicatori o Domenicani. Nel 1287, nella basilica morì papa Onorio IV (1285-1287), come si
legge nel testo della Continuatio Martini Poloni del Liber Pontificalis
769
. Con l’arrivo dei
Domenicani, il nartece fu inglobato nel quadriportico del monastero medievale; l’ingresso sulla
facciata meridionale fu monumentalizzato con un piccolo portichetto con tre arcate. L’area della
basilica, era centro degli interessi della famiglia Savelli, cui il pontefice apparteneva, sin
dall’epoca di Eugenio II; nei pressi di S. Sabina infatti sorse proprio sotto Onorio IV la rocca
fortificata della famiglia, sfruttando le fortificazioni dei Crescenzi del X secolo. Alla morte di
Onorio IV, S. Sabina fu sede del conclave che elesse papa Niccolò IV (1288-1292).
Nel 1560 fu realizzato l’affresco del catino absidale ad opera di Taddeo Zuccari. Durante i
lavori di ristrutturazione voluti da Sisto V (1585-1590), vennero distrutti i mosaici del catino
absidale, pertinenti al ciclo decorativo commissionato da Eugenio II, noti solo da descrizioni del
XVII secolo; i lavori furono affidati a Domenico Fontana
770
. Nel secolo successivo invece si
ebbero nuovi restauri, condotti da Francesco Borromini. All’età barocca si datano un nuovo
campanile a vela, che sostituì quello precedente medievale, e le due cappelle laterali di S.

menzione del donativo, consistente in una vestis tyrea, perché già descritto a proposito delle basiliche di S.
Pancrazio e di S. Maria ad Martyres; Idem, II, p. 9). Simulque et in ecclesia sanctae martiris Savine fecit vestem de
fundato cum periclisin de blathin, habentem in medio crucem de chrisoclabo (Idem, II, p. 11). Et in titulo sanctae
martyris Savinae tetravila de stauraci cum periclisi de blati (Idem, II, p. 12). Simulque et in titulo beatae Savinae
martyris instar fecit coronam ex argento, pensantem libras VIII (Idem, II, p. 20). Fecit autem in basilica beatae
Savinae martyris in gremio basilicae cortinam maiorem olosiricam de quadrapulo et fundato pulceherrima (Idem, II,
p. 27). Idem vero egregius praesul fecit in titulo sanctae Sabine martiris super altare maiore veste alba olosirica
rosata, habentem in medio tabula de stauraci cum storia dominicae Resurrectionis, et in circuitu lista de chrisoclavo
(Idem, II, p. 31). Cfr. anche http://www.interno.gov.it.
766
[…] feria III exeuntes ab ecclesia beatae Savinae martyris, pergentes ad beatum Paulum apostolum (Liber
Pontificalis, II, p. 12).
767
Tenuit autem presbiteratus sui tempore ecclesiam beatae Savinae martyris, positam in Adventino monte, quam,
Deo dispensante, post pontificalem sibi adtributam gratiam ad meliorem cultum perduxit et picturis undique
decoravit (Liber Pontificalis, II, p. 69). Oltre alla committenza delle pitture, Eugenio II dona alla chiesa un cyburium
ex argento purissimo, del quale il compilatore del Liber Pontificalis non riporta però il peso, a causa
dell'lnLerruzlone lmprovvlsa della blografla del ponLeflce (Idem, II, p. 69). Duchesne menziona anche altri donativi
attribuibili a questo papa, riportati nelle descrizioni di Pompeo Ugonio, riferendosi in particolare ad una grata in
bronzo del reclnLo del coro, recanLe l'lscrlzlone dedlcaLorla col nome del papa, lo sLudloso francese conLlnua
menzlonando un'alLra eplgrafe, ln versl leonlnl, che rlcorda la Lraslazlone dl corpl sanLl ln “. “ablna ad opera
proprio di Eugenio II (Idem, II, p. 70, nota 5). Cfr. http://www.interno.gov.it.
768
Cfr. http://www.interno.gov.it.
769
Liber Pontificalis, II, p. 466.
770
Cfr. Liber Pontificalis, II, p. 69, nota 3. Cfr. http://www.interno.gov.it.
192
Giacinto e S. Caterina da Siena
771
. Tra il 1724 ed il 1730 furono distrutti i mosaici dell’arco
trionfale, noti da una tavola di Giovanni Giustino Ciampini.
Con l’incameramento dei beni ecclesiastici da parte del Regno d’Italia, nel 1870 la basilica
fu trasformata in lazzaretto. Negli anni 1919-1920, Eugenio Cisterna rifece i clipei con figure di
santi dell’arco trionfale, noti dalla tavola del Ciampini del XVII secolo. Nella prima metà del XX
secolo furono compiuti due restauri sull’edificio, uno nel 1919 e il secondo nel 1938. Con
l’ultimo restauro fu posto in opera anche il soffitto a cassettoni
772
.
La notizia del Liber Pontificalis ci dice che sin dall’inizio la chiesa fu dotata di un fonte
battesimale, ad oggi non noto archeologicamente. L’inaugurazione del fonte di S. Sabina,
iniziato da Celestino I, da parte di Sisto III, va letta nell’ambito del piano del rafforzamento del
ruolo vescovile in relazione al battesimo pasquale, in un momento in cui quest’ultimo non era
più appannaggio esclusivo del vescovo di Roma
773
. Il battistero doveva trovarsi nel piazzale
d’ingresso antistante la basilica sull’attuale Piazza Pietro d’Illiria
774
[Fig. 105].

Figura 111. Santa Sabina. Fotografia satellitare che mostra || comp|esso de||a bas|||ca, con |'annesso monastero domen|cano,
su| |ato destro de||a bas|||ca, ne||'attua|e Þ|azza Þ|etro d'I|||r|a ò |pot|zzab||e che s| trovasse || batt|stero (da Goog|e Earth).


771
Cfr. http://www.interno.gov.it.
772
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 76. Cfr. http://www.interno.gov.it.
773
Cfr. BRANDT 1995, p. 149.
774
Cfr. http://www.interno.gov.it.
193
2.1.13. San Vitale e Compagni Martiri in fovea
La basilica di San Vitale (già dedicata ai SS. Gervasio e Protasio, cui in seguito si aggiunse
la dedica ai martiri Vitale e Valeria), ubicata oggi lungo Via Nazionale, viene costruita nel primo
quarto del V secolo, sotto il pontificato di Innocenzo I, tra il 401 ed il 417, con la canonica pianta
basilicale, trinave, con abside e polifora d’ingresso
775
. La figura della donatrice eponima, Vestina
è presente nella Vita Innocentii del Liber Pontificalis
776
[Fig. 112].

Figura 112. San Vitale e Compagni Martiri in fovea. Immagine satellitare che mostra la bsilica di S. Vitale, a navata unica
abs|data, "|ncastonata" tra |a mo|e de| Þa|azzo de||e Lspos|z|on| ed un ed|f|c|o res|denz|a|e moderno, ad una quota più bassa
rispetto al piano stradale di Via Nazionale (da Google Earth).
Alla Sinodo Romana del 499, sono presenti tre presbiteri in rappresentanza del titulus,
mentre negli atti del II Concilio Romano del 595, è già avvenuto il cambiamento della

775
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 92. Cfr. anche GEERTMAN, ANNIS 2004, p. 529. Cfr. anche CECCHELLI
1985, p. 293; CECCHELLI 2003, p. 341; CECCHELLI 2009, pp. 44-45, nota 24. Cfr. anche http://www.medioevo.roma.it.
Si rimanda, pur essendo molto datata, al volumetto sulla basilica pubblicato nel 1938, da L. Huetter e V. Golzio in
bibliografia.
776
Eodem tempore dedicavit basilicam sanctorum Gervasi et Protasi ex devotione cuiusdam inlustris feminae
Vestinae, laborantibus presbiteris Ursicino et Leopardo et diacono Liviano. Quae femina suprascripta testamenti
paginam sic ornavit ut basilica sanctorum martyrum ex ornamentis et margaritis construeretur, venditis iustis
extimationibus. Et constructam usque ad perfectum basilicam, in quo loco beatissimus Innocentius ex delegazione
inlustris feminae Vestinae titulus Romanum costituit et in eodem dominico optulit (segue la lista degli oggetti
d'arredo llLurglco ln argenLo donaLl alla baslllca con ll rlcavaLo della vendlLa del glolelll della donaLrlce [Liber
Pontificalis, I, p. 220]). La llsLa relaLlva alle doLazlonl per l'ornatum baptismi (cfr. infra), prosegue con il numero di
lampadari in bronzo destinati alla basilica e con il novero delle proprietà immobiliari che passano nella disponibilità
del titulus (Idem, I, pp. 221-222; cfr. anche CECCHELLI 1985, pp. 301-302, sulla localizzazione di S. Vitale presso una
Via Mamurtina; cfr. anche BRANDT 2012b, p. 150). Cfr. anche http://www.medioevo.roma.it.
194
denominazione ufficiale dell’istituzione ecclesiastica, da titulus Vestinae a titulus sancti
Vitalis
777
. Secondo M. Cecchelli, S. Vitale si trovava in una zona in cui erano già presenti altre
due istituzioni titolari, il titulus Crescentianae ed il titulus Gaii
778
. Essa, insieme alle basiliche
titolari di S. Clemente
779
, SS. Giovanni e Paolo al Celio e S. Pietro in Vincoli, fa parte di un
gruppo di edifici costruiti ex novo o quasi, durante i pontificati di Siricio, Anastasio e Innocenzo
I, tra il 384 ed il 417; il carattere che accomuna queste fondazioni è la facciata aperta, resa con
una polifora scandita da colonne al di sopra della quale si aprono grandi finestre
780
.
Leone III (795-816) restaura il tetto a capriate lignee di S. Vitale, insieme a quelli di altre
chiese, sia urbane che del suburbio
781
; lo stesso pontefice, come in altri casi, donò una vestis de
stauraci ed una corona ex argento, insieme ad una vestis alba ricamata con le storie della
Resurrezione
782
. La lista dei donativi continua con la vestis de fundato ricamata con motivi
zoomorfi, donata da Gregorio IV (827-844)
783
. Un’icona raffigurante S. Vitale fu invece donata
da Nicolò I (858-867)
784
.
Un secondo restauro si ebbe in età romanica, insieme alla costruzione di un campanile,
noto dalle incisioni dei secoli XVI e XVII
785
. Nel 1475, Sisto IV (1471-1484) riduce in
minoribus spatiis la basilica, abbattendone le navate laterali palocristiane e tamponando le arcate
degli intercolunni della navata centrale con murature in laterizi. Nel 1595, Clemente VIII (1592-
1605) concede la chiesa ai Gesuiti, i quali la restaurano e la decorano, chiamando per tale scopo
illustri artisti
786


777
Caelius Ianuarius Presbyter tituli Vestinae, […], Soranus Presbyter tituli Vestinae […], Opilio Presbyter tituli
Vestinae (cfr. MANSI 1960, VIII, col. 236). Cfr. CECCHELLI 1985, p. 300.
778
Cfr. CECCHELLI 1985, p. 301.
779
Cfr. supra.
780
Cfr. BRANDT 2012b, pp. 140-141. Al V secolo sembrano databili alcuni capitelli presenti nel portico della basilica
(cfr. http://www.medioevo.roma.it).
781
Itemque renovavit sarta tecta […], atque tituli beati Vitalis Christi martyris (Liber Pontificalis, II, p. 2). Cfr.
http://www.medioevo.roma.it
782
Et in titulo sancti Vitalis fecit vestem de stauraci cum cruce de chrisoclabo (Liber Pontificalis, II, p. 11). Enimvero
et in titulo beati Vitalis martitris similiter fecit coronam ex argento, pensantem libras VIIII, uncias III (Liber
Pontificalis, II, p. 21). Fecit autem et in titulo sancti Vitalis vestem albam olosiricam, habentem periclisin de fundato
et in medio storiam Resurrectionis (Liber Pontificalis, II, p. 32).
783
Obtulit beato Vitali martyri vestem de fundato, habentem aquilas et periclisin de quadrapulo (Liber Pontificalis,
II, p. 77).
784
Necnon et in tituli Vestine expressae figure beato Vitali martyris fecit iconam, habentem IIII libras et semis (Liber
Pontificalis, II, p. 158).
785
Cfr. http://www.medioevo.roma.it.
786
Cfr. http://www.medioevo.roma.it.
195

Figura 113. San Vitale e Compagni Martiri in fovea. Portico della basilica, visto dal piano stradale di Via Nazionale: è evidente
il salto di quota (da http://commons.wikimedia.org).
L’interno della chiesa rinascimentale, ad aula unica absidata con portico antistante, è stato
restaurato nel 1859, anno in cui Pio IX (1846-1878) fa costruire la scalinata di accesso per
superare il salto di quota con il piano del futuro tracciato di Via Nazionale; nel 1884 la chiesa fu
nuovamente eretta in parrocchia, dopo la soppressione del 1595, divenendo operativa solo nel
1887, a causa dei problemi posti da un quartiere in continua espansione edilizia come quello
gravitante su Via Nazionale. Nel 1934 vengono posti in opera il pavimento che si vede ancora
oggi ed il soffitto a lacunari; pochi anni dopo, negli anni 1937-1938, viene ripristinata la facciata
a capanna, preceduta da un portichetto a cinque arcate a tutto sesto, sostenute da quattro colonne
e due pilastri laterali
787
.
Un impianto battesimale doveva essere presente sin dalla fondazione del titulus ad opera di
Innocenzo I, stando alla lista di oggetti che vengono donati alla basilica sotto l’indicazione
ornatum baptismi
788
. Stando alla lista è possibile immaginare, che possa trattarsi di un impianto

787
Cfr. http://www.medioevo.roma.it.
788
Ornatum baptismi: cervum argenteum fundentem aquam, pensantem libras XXV; vasum ad oleum chrismae
argenteum, pensantem libras V; vas alium ad oleum exorcidiatum, pensantem libras V; patenas II ad chrismam,
196
che si configura come un battistero collocato in un ambiente annesso all’ecclesia; un elemento
forse a favore di questa ipotesi potrebbe essere la presenza del cervum fundentem aquam, che
ricorda i cervi simili della fase costantiniana del Battistero Lateranense
789
, il quale
presupporrebbe un minimo di spazio per poter articolare con maggiore solennità il rito; non
essendo possibile svolgere indagini archeologiche negli edifici oggi adiacenti la chiesa, lungo
Via Nazionale, quanto esposto in questa sede rimane solo al livello di ipotesi di lavoro.


















pensantes singulas libras III; scyphum argenteum anaglifum, pensantem libras X; scyphum argenteum, pensantem
libras X; calices argenteos ad baptismum III, pensantes singulos libras II; aquamanilis argenteus, pensantem libras
XVI […] (Liber Pontificalis, I, pp. 220-221).
789
Cfr. supra.
197
2.2. I battisteri del suburbium
2.2.1. Catacomba di Ponziano
Il cimitero di Ponziano è noto dalla Depositio Martyrum inserita dal Duchesne nel Liber
Pontificalis
790
, ed è stato identificato con la catacomba rinvenuta da A. Bosio nel 1618 lungo la
Via Portuensis, situata oggi in Via Alessandro Poerio, n. 57, a Monte Verde
791
; all’interno di una
corta e larga galleria (A) del cimitero, è stata rinvenuta una vasca di forma quadrangolare in
muratura (c)
792
[Fig. 114].

Figura 114. Catacomba di Ponziano. Pianta della zona de| batt|stero (A) e de| santuar|o de||a "ga||er|a sbarrata" (Þ) de|
martire Pollione (da FIOCCHI NICOLAI 1999).

790
III kalendas augusti: Abdos et Sennes in Pontiani, quod est ad Ursum Piliatum (Depositio Martyrum, in Liber
Pontificalis, I, p. 11).
791
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, pp. 323, 327.
792
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 323. Le dimensioni della galleria sono le seguenti: 4,60 metri di altezza per 1,69-2,10
metri di larghezza.
198
La struttura della vasca si inserì nella galleria, le cui pareti erano interessate dalla presenza
di loculi cavati nella roccia, in un momento successivo alla sua costruzione; a tale scopo, la sala,
raggiungibile tramite una scala dal sopraterra (S1), fu rinforzata e approfondita con la posa in
opera sui lati N e S di due murature di rinforzo in opus listatum, in filari di laterizi e tufelli, il
primo dei quali fu interessato dall’alloggiamento di due pile di loculi
793
.

Figura 115. Catacomba di Ponziano. A sinistra la scala di accesso (S2) a||a ga||er|a de| 'batt|stero' (A); a destra la parete di
rinforzo N con i loculi (da FIOCCHI NICOLAI 1999).
La vasca, oggi piena d’acqua a causa della risalita della falda freatica, ha una forma
rettangolare e presenta 0,75 metri di larghezza per 1,34 metri di lunghezza, con una profondità di
70 cm dal piano della sala, nel quale è ricavata; essa è delimitata sul lato N dal muro di rinforzo
settentrionale dell’ambiente, e sui lati S ed W da muri in laterizi, in cui si aprono nicchie con
archivolto
794
. L’accesso all’ambiente A è oggi assicurato da una scala di dieci gradini (S2),
costruita su un interro, che a sua volta avrebbe obliterato il tratto finale della scala S1. Ai piedi
della scala S2, un pianerottolo (p2), il cui piano è costituito da una lastra di marmo, dava accesso
al bordo della vasca
795
.
Sui muri di delimitazione della vasca si aprivano tre nicchie ad arco; nella nicchia del lato
E fu dipinta una grande croce patente e gemmata, sui bracci orizzontali della quale si trovano due

793
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 323.
794
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 324.
795
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 324.
199
ceri accesi e sono appese al di sotto le lettere apocalittiche Α e Ω, legate alla croce da catenelle;
la croce poggia su una prominenza rocciosa, il mons paradisiacus, dalla quale si dipartono fiori
ed elementi vegetali
796
[Fig. 116].

Figura 116. Catacomba di Ponziano. A sinistra il vano del battistero, con la vasca; a destra la croce patente e gemmata
dipinta nella nicchia occidentale; la fotografia, scattata sotto || pe|o de||'acqua, essendo v|s|b||| |e |ettere apoca||tt|che e |
motivi vegetali, in questa sede è stata ruotata di 180° (da FIOCCHI NICOLAI 1999; elaborazione G. Cirsone).
L’intradosso della nicchia invece è decorato con un motivo a cassettoni molto stilizzato,
con riquadri recanti rosette puntiformi a otto petali con punto centrale. Il prospetto superiore
della nicchia reca invece l’affresco con il Battesimo di Cristo nel Giordano; vi sono raffigurati
Gesù che riceve il battesimo dalle mani del Battista, con un angelo sulla sinistra che regge le
vesti del Cristo; in alto dalle nubi, la colomba scende sul capo di Gesù, mentre sulla riva sinistra
si vede una cerva che si abbevera alle acque del Giordano
797
[Fig. 117].

Figura 117. Catacomba d| Þonz|ano. A s|n|stra part|co|are de||'|ntradosso de||a n|cch|a W con decoraz|one a cassetton| dipinti;
a destra || prospetto de||a stessa n|cch|a con |'affresco de| 8attes|mo d| Cr|sto ne| G|ordano (da FIOCCHI NICOLAI 1999).
Il prospetto della nicchia meridionale riporta la Coronatio dei martiri eponimi della
catacomba, Abdon e Sennen da parte di Cristo; ai lati del gruppo centrale si trovano le figure
degli altri due martiri presenti nel cimitero, Milix e Bicentius; tutte le figure sono identificate con

796
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 324.
797
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 323. La presenza del cervo nell'affresco può essere messa ln relazlone con un passo
biblico (cfr. Salmi, XLI, 2), oltre che con i cervos fundentes aquam presenti nella fase costantiniana del Battistero
Lateranense e ne battisteri di S. Maria Maggiore e di S. Vitale (cfr. supra).
200
didascalie accanto alle teste; nella cornice superiore dell’affresco si legge in un titulus pictus il
nome del committente Gaudiosus, che fece eseguire le pitture come ex voto
798
.

Figura 118. Catacomba di Ponziano. Affresco della Coronatio dei martiri Abdon e Sennen sul prospetto della nicchia
mer|d|ona|e de||'amb|ente de| batt|stero (da FIOCCHI NICOLAI 1999).
Un’altra croce gemmata si trova invece sul lato orientale della struttura che delimita la
vasca su questo versante. Gaudiosus fa realizzare anche un’immagine di Cristo sulla lunetta della
volta della scala S1
799
[Fig. 119].

798
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 326.
799
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 326.
201

Figura 119. Catacomba di Ponziano. A sinistra resti della croce gemmata dipinta sul lato meridionale della struttura di
delimitazione della vasca; a destra invece, busto di Cristo dipinto sulla lunetta della volta della scala S1 (da Fiocchi Nicolai
1999).
Il programma decorativo commissionato da Gaudiosus, comprendente gli affreschi fin qui
descritti, è stato datato alla seconda metà del VII secolo in base allo stile e all’iconografia; ciò
indica che il luogo era ancora frequentato ed utilizzato
800
. La decorazione inoltre testimonia il
fatto che in antico il livello della falda freatica doveva essere più basso dell’attuale, attestandosi
poco al di sotto del bordo della vasca; a questa quota si collocano infatti, oltre all’inizio della
decorazione pittorica, anche la prima fila di loculi del muro settentrionale ed un sistema di canali
(di deflusso?) visibile sotto il pianerottolo p2, sotto la nicchia meridionale e sotto la fila di loculi
del muro N
801
.
Nell’XI secolo, viene realizzato un altro affresco, anch’esso un ex voto, con il busto di
Cristo nimbato, sulla volta della rampa della scala S2, facendo da raccordo tematico con il busto
di Cristo commissionato da Gaudiosus
802
[Fig. 120].

800
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 326.
801
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p.
802
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 326. “ull'affresco slmlle dl Gaudiosus, cfr. supra.
202

Figura 120. Catacomba di Ponziano. Affresco con il busto di Cristo di XI secolo, dipinto sulla volta della rampa della scala S2
(da FIOCCHI NICOLAI 1999).
L’identificazione con un battistero, sostenuta dalla critica, si fonda sostanzialmente sulla
presenza dell’affresco del Battesimo di Cristo, “enfaticamente posta – quasi come un emblema –
sul lato frontale del manufatto”
803
, sulla presenza della vasca con acqua sorgiva e sulla scalinata
di accesso; questi elementi evidenziati da A. Bosio (il quale peraltro non azzarda
l’interpretazione con un fonte battesimale, pensando invece alla monumentalizzazione del
sepolcro di Abdon e Sennen che doveva trovarsi nel cubicolo), hanno indotto i critici a ritenere
valida la possibilità che si trattasse di un luogo deputato all’amministrazione del battesimo
804
.
Alla presenza dell’acqua nella catacomba, V. Fiocchi Nicolai imputa la traslazione delle
reliquie del martire Pollione, anch’esse deposte nella catacomba, dalla galleria P ad una basilica
martiriale nel sopraterra; contestualemente alla traslazione la galleria venne chiusa da una
muratura, dotata di fenestella confessionis, sulla quale è visibile una raffigurazione del martire,

803
“econdo v. llocchl nlcolal, la vasca all'lnLerno dl una caLacomba dl per se non rlchlama la funzlone baLLeslmale,
l'assoclazlone della vasca con l'lconografla del 8aLLeslmo dl CrlsLo lnvece Lrova un confronLo con ll fonLe
baLLeslmale reallzzaLo nella caLacomba dl “. Cennaro a napoll nella seconda meLa dell'vlll secolo (cfr. FIOCCHI
NICOLAI 1999, p. 328).
804
Cfr. sulla storia degli studi sul monumento, FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 327.
203
ad indicare l’originario luogo della deposizione
805
. All’acqua sarebbe da ascrivere anche la
traslazione delle reliquie di Abdon e Sennen dall’ambiente A del battistero alla basilica del
sopraterra, nella prima metà del VII secolo; la realizzazione degli affreschi, in particolare della
Coronatio, avrebbe avuto poi lo scopo di legare la memoria dei due martiri eponimi
all’originario luogo di sepoltura
806

Un altro elemento a favore della funzione battesimale sono le due croci gemmate dipinte
nell’ambiente, la cui iconografia è frequente nella decorazione dei battisteri paleocristiani,
rimandando al concetto della croce trionfante sulla morte, e di conseguenza al concetto di
salvezza legato al battesimo
807
; inoltre sui bracci della croce della nicchia occidentale sono
presenti due ceri accesi, i quali rimandano al concetto di illuminazione dell’anima dopo il
battesimo
808
; da questi elementi, V. Fiocchi Nicolai ipotizza che la vasca avesse un uso ad
intermittenza, che fosse cioè destinata alla finzione battesimale solo in determinate occasioni,
mentre per il restante periodo dell’anno poteva servire per le necessità dei visitatori della
catacomba
809
.
È ragionevole che il piccolo impianto battesimale potesse servire per l’amministrazione del
sacramento del battesimo per i membri di una piccola comunità dei dintorni, la quale
probabilmente viveva in un vicus o in un pagus; la scelta di una catacomba, la quale all’epoca
doveva essere ancora frequentata ma non più utilizzata a scopo funerario, ha un carattere
simbolico, che rimanda al rapporto tra la tomba ed il fonte battesimale, già espresso nelle fonti
letterarie da Giovanni Crisostomo e Ambrogio, oltre ad essere pienamente in linea con la prassi
di impartire il battesimo presso santuari martiriali, in primis quelli dell’Oriente e di
Gerusalemme in particolare, e poi in Occidente presso i santuari di pellegrinaggio di Roma
810
.

805
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 327. Cfr. Liber Pontificalis, I, p. 219, nota 5, dove il Duchesne riporta il passo
dell'Itinerarium Salisburgense, opera del VII secolo: Deinde descendis ad aquilonem et invenies ecclesiam s.
Candidae […]. Descendis in antrum et invenies ibi innumerabilem multitudinem martyrum […]. Tunc ascendis et
pervenies ad s. Anastasium papam et martyrem et in alio Polion martyr quiescit. Deinde intrabis in ecclesiam
magnam: ibi sancti martyres Abdon et Sennes quiescunt. Deinde exeas et intrabis ubi s. Innocentius papa et martyr
quiescit.
806
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 327.
807
Cfr. supra riguardo il rapporto tra la morte al peccato e la rinascita alla vita nuova, nel capitolo dedicato alle
fonti letterarie. Cfr. anche FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 328.
808
Cfr. supra il capitolo sulle fonti letterarie, in particolare per il periodo tra III e IV secolo. Cfr. anche FIOCCHI NICOLAI
1999, p. 328.
809
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, p. 328.
810
Cfr. FIOCCHI NICOLAI 1999, pp. 328-329. Cfr. supra sui luoghi e sulla liturgia battesimale di Gerusalemme, quanto
detto a proposito di Egeria e di Cirillo di Gerusalemme; cfr. supra anche Ambrogio e Giovanni Crisostomo. Cfr. infra
sui santuari martiriali romani di S. Pietro in Vaticano, di S. Paolo fuori le Mura e di S. Lorenzo fuori le Mura.
204
A livelo di ipotesi di lavoro, diversamente dalle posizioni di Fiocchi Nicolai, in questa sede
può essere fatta una proposta ancora in merito agli affreschi; la realizzazione della decorazione
pittorica della nicchia occidentale con la croce gemmata potrebbe essere anticipata al VI secolo,
per la sua iconografia
811
, così come l’affresco del Battesimo di Cristo, per la sua ambientazione
naturalistica (che sembra richiamare gli esempi pittorici e musivi del V-VI secolo, come il
mosaico absidale dei SS. Cosma e Damiano), in concomitanza con i lavori di rinforzo del vano
con le murature sopra descritte; il programma decorativo di Gaudiosus, datato giustamente alla
metà del VII secolo, potrebbe indicare l’ingresso, anche nel caso del battistero di Ponziano, della
funzione devozionale (peraltro già presente, essendo la catacomba frequentata anche per la
venerazione delle spoglie dei martiri in essa deposti), accanto a quella battesimale, così come è
possibile riscontrare anche in altri casi di battisteri di Roma
812
.















811
Cfr. ad esempio la croce-rellqularlo dell'lmperaLore ClusLlno ll (363-578), conservata in Vaticano, donata alla
popolo dl ‘oma, come dlce l'lscrlzlone dedlcaLorla.
812
Cfr. supra.
205
2.2.2. Sant’Agata in Fundo Lardario
La basilica di Sant’Agata in fundo Lardario viene menzionata per la prima volta, insieme
al fonte battesimale di cui era dotata, nella biografia di Simmaco (498-514) del Liber
Pontificalis
813
. Una seconda menzione della basilica si ha nella vita di Leone IV (847-855), in
relazione ai doni fatti dal pontefice in cimiterio beatae Agathae martyris, quae ponitur foris
porta beati Pancratii martyris
814
, quindi presso il tracciato della Via Aurelia Vetus
815
.
Secondo M. Cecchelli, l’edificio acquisì una funzione funeraria, in relazione alla vicina
catacomba dei SS. Processo e Martiniano e solo dopo che la chiesa ad essi dedicata cadde in
disuso o non fu più officiata. La creazione della chiesa si inserisce nel programma edilizio di
Simmaco, volto a potenziare l’organizzazione e la presenza della chiesa di Roma nel suburbium,
in un momento in cui, a causa dello scisma laurenziano, il pontefice, risiedendo in Vaticano, non
poteva avere mano libera sulla città
816
.
M. Cecchelli arriva a sostenere che “Simmaco con S. Agata in fundo Lardario costuì in un
certo senso anche la prima diaconia romana”, a causa dello stato di necessità in cui il pontefice
era costretto dalla residenza forzata in Vaticano; quello che è certo è che la località scelta,
prossima secondo la studiosa al Vaticano, ebbe un potenziamento del suo ruolo insediativo, con
la costruzione di una chiesa cui era affidata la cura animarum e l’amministrazione dei
sacramenti, tra cui anche il battesimo
817
.
Sulla base della revisione dei documenti e delle testimonianze archeologiche del settore
compreso tra le due Aureliae, la Via Cornelia e la Via Triumphalis, M. Cecchelli identifica da un
lato il cimitero dei SS. Processo e Martiniano con quello di S. Agata
818
, dall’altro colloca la
basilica dedicata alla martire sulla Via Aurelia Nova, invece che sulla Vetus, come invece
lascerebbe intendere la notizia del Liber Pontificalis
819
[Fig. 121].

813
Hic fecit basilicam sanctae martyris Agathae, via Aurelia, in fundum Lardarium: a fundamento cum fonte
construxit, ubi posuit arcus argenteos II (Liber Pontificalis, I, p. 262). Cfr. CECCHELLI 1980, p. 95.
814
Ipse a Deo protectus et venerabilis pontifex, propter retributionem et mercedem animae auae, fecit in cimiterio
beatae Agathae martyris, quae ponitur foris porta beati Pancratii martyris, vestem de fundato I et vela VIII (Liber
Pontificalis, II, p. 114). Cfr. CECCHELLI 1980, p. 95.
815
Cfr. CECCHELLI 1980, p. 87.
816
Cfr. CECCHELLI 1980, p. 96.
817
Cfr. CECCHELLI 1980, pp. 96-97.
818
Sulle vicende del cimitero dei SS. Processo e Martiniano, cfr. CECCHELLI 1980, pp. 98-99.
819
Cfr. CECCHELLI 1980, p. 97. Da questa ipotesi deriva di conseguenza anche la colocazione della catacomba dei due
santi presso il tracciato della Via Aurelia Nova. Sulla discussione in merito alle quattro viae consolari citate, cfr.
CECCHELLI 1980, pp. 85-97.
206

Figura 121. Percorso della Via Aurelia Nova, della Via Cornelia e della Via Triumphalis nella zona tra il Vaticano ed il
Gianicolo, nelle tavole della Forma Urbis di R. Lanciani (da CECCHELLI 1980).
Nel “Catalogo dei Cimiteri di Roma”, allegato ai Mirabilia Urbis Romae, la
denominazione del cimitero dei SS. Processo e Martiniano è scomparsa, sostiuita da quella del
cimitero di S. Agata ad girulum
820
; dato che il testo di questo catalogo, censito per la prima volta
nel Politicus di Benedetto Canonico prima del 1142, risalirebbe ad un originale del X, se non
dell’VIII secolo, è probabile che verso gli ultimi secoli dell’altomedioevo sia avvenuto il
passaggio di funzioni dalla basilica subdiale dei due santi a quella di Agata
821
. Questo passaggio
di funzioni può essere avvenuto sotto il pontificato di Pasquale I (817-824), il quale, traslando le
spoglie dei due santi in Vaticano, di fatto sancisce la dismissione definitiva della basilica ad essi
dedicata sull’Aurelia Nova, ponendo fine ad un periodo di degrado che non si era arrestato
neanche con i restauri di Gregorio III (731-741) nel secolo precedente
822
.

820
Cfr. sul toponimo ad girulum o ad girolum, originato dalla prossimità del complesso SS. Processo e Martiniano-
S. Agata al circo di Nerone in Vaticano, CECCHELLI 1980, pp. 105-106.
821
Cfr. CECCHELLI 1980, pp. 99-100. La storia della basilica si può seguire fino al pontificato di Gregorio III (731-741),
nella cui biografia si legge che il pontefice tectum basilicae sanctorum Processi et Martiniani a novo construxit,
subposita pila fabricis fortissimis post eorundem sanctorum veneranda corpora ad firmamentum murorum
basilicae sanctae (Liber Pontificalis, I, p. 419). In seguito, i corpi dei due santi vengono traslati in Vaticano da
Pasquale I (817-824), il quale dedica loro anche un oratorio (Idem, II, p. 53).
822
Cfr. CECCHELLI 1980, p. 100.
207
La seconda menzione di S. Agata, associata ad un cymiterium, nella biografia di Leone IV,
testimonia ormai l’avvenuto cambiamento della denominazione della chiesa, conseguente
all’assunzione della cura del cimitero di Processo e Martiniano
823
.
Le fonti documentarie, costuite essenzialmente da bolle pontificie e da un falso diploma
attribuito a Carlo Magno ma redatto nell XI secolo, oltre che da un contratto di locazione del 999
per una terra sementaricia, attestano la collocazione della chiesa di S. Agata fuori dalla Porta S.
Pietro delle Mura Aureliane, tra la Via Aurelia Nova e la Via Cornelia, sulle propaggini N del
Gianicolo
824
. Sullo stesso tenore sono anche le fonti itinerarie di VII-IX, le quali anch’esse
pongono il complesso di SS. Processo e Martiniano (e quindi di S. Agata) sulla Via Aurelia
Nova
825
[Fig. 122].

Figura 122. Percorso della Via Aurelia Vetus fuori da Porta S. Pancrazio: i punti indicano la presenza di aree cimiteriali
cristiane (da CECCHELLI 1980).

823
Cfr. CECCHELLI 1980, pp. 100-101.
824
Cfr. CECCHELLI 1980, pp. 101-106.
825
Cfr. CECCHELLI 1980, pp. 106-108.
208
In ragione di quanto detto, M. Cecchelli propone di identificare il complesso SS. Processo
e Martiniano-S. Agata, con una catacomba individuata e indagata due volte nel 1899 e nel 1903,
presso il monastero delle suore Dorotee al Gianicolo
826
.

Figura 123. Pianta delle gallerie catacombali scoperte sul Gianicolo negli anni 1899 e 1903, sotto il monastero delle Dorotee
(da CECCHELLI 1980).

826
Cfr. CECCHELLI 1980, p. 109.
209
La studiosa conclude così che anche la basilica di S. Agata doveva trovarsi a non grande
distanza dal cimitero dei SS. Processo e Martiniano, sul colle qui dicitur Pino alle falde N del
Gianicolo, presso il tracciato della Via Aurelia Nova e ad girulum, cioè non molto lontano dal
circo di Nerone in Vaticano
827
.
Un’ultima notazione può essere fatta a proposito della seconda menzione della basilica nel
Liber Pontificalis la quale induce induce a credere che si tratti di un edificio di piccole
dimensioni, se i vela VIII corrispondono ad altrettanti intercolunni della navata centrale. Allo
stato attuale delle ricerche, non sussistono elementi per avanzare alcuna ipotesi riguardo
l’impianto battesimale associato alla chiesa.

















827
Cfr. CECCHELLI 1980, p. 110.
210
2.2.3. Sant’Agnese sulla Via Nomentana
Il complesso di Sant’Agnese, sorto sul luogo del sepolcro della martire, lungo la Via
Nomentana, comprendeva una grande basilica circiforme, il mausoleo di Costantina (oggi Santa
Costanza) e un battistero, del quale ultimo non resta purtroppo alcuna traccia. Nel sottosuolo si
sviluppano invece le gallerie della catacomba omonima, incentrate sul sepolcro di Agnese e
proprio all’epoca della costruzione della circiforme fu sistemato l’accesso a quest’ultimo
828
[Fig.
124].

Figura 124. Comp|esso monumenta|e d| “ant'Agnese su||a V|a Nomentana. “ono v|s|b||| |e ga||er|e de||a catacomba, |a bas|||ca
circiforme del IV secolo, cui è annesso il mausoleo di Costantina (odierna chiesa di Santa Costanza) e la basilica ad corpus
costruita durante il pontificato di Onorio I (625-638) (da CECCHELLI TRINCI 1984).

828
Sulla pertinenza del complesso al periodo costantiniano, cfr. CECCHELLI 2009, pp. 46, nota 28. Cfr. CECCHELLI TRINCI
1984, p. 188, noLa 18. All'lnlzlaLlva dl Þapa Llberlo (332-366) si deve la realizzazione di recinzioni a protezione della
tomba di Agnese: Hic Liberius ornavit de platomis marmoreis sepulchrum sanctae Agnae martyris, (Liber
Pontificalis, I, p. 208). Cfr. anche ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 104. Per una maggiore approfondimento sul
complesso, cfr. MAGNANI CIANETTI, PAVOLINI 2004, indicato in bibliografia. Su S. Costanza, cfr.
http://architetturapaleocristiana.blogspot.it.
211
Costantina sembra aver voluto corredare il complesso della Nomentana con una serie di
edifici annessi, al fine di costituire un’entità architettonica dotata di autonomia ed
autosufficiente, in stretta relazione con la figura del pontefice, che poteva risiedervi in tutta
sicurezza e tranquillità in caso di necessità
829
. Restauri al complesso si sono avuti all’epoca di
Innocenzo I (401-417)
830
e di Simmaco (498-514)
831
.
Nel sopraterra dell’area del sepolcro, Onorio I (625-638) edificò una basilica ad corpus di
piccole dimensioni, trinave e absidata, dotata di un nartece e di una serie di tre ambienti quadrati
disposti su entrambi i lati
832
; l’edificio è stato forse preceduto da uno simile costruito sotto il
pontificato di Simmaco (498-514); un corridoio o portico collegava la basilichetta all’atrio della
basilica circiforme di IV secolo
833
. La costruzione della basilica onoriana determina la
formazione di un complesso a chiesa doppia, secondo un modello diffuso in Puglia e sulla costa
orientale dell’Adriatico
834
; questo situazione rimase in essere fino a quando la basilica circiforme
non fu completamente dismessa ed abbandonata [Fig. 125].

829
Si ricorda oltre a Bonifacio, anche il soggiorno forzato di Liberio (352-366) a “. Agnese, al suo rlLorno dall'eslllo
da Boerea di Tracia. Liber Pontificalis, I, p. 207: Rediens autem Liberius de exilio, habitavit in Cymiterio sanctae
Agnae apud germanam Constantii Augusti, ut quasi per eius interventionem aut rogatu rediret Liberius in
civitatem. Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, pp. 198-199.
830
Liber Pontificalis, I, p. 222: Hic constituit ut basilicam beatae Agnae martiris a presbiteris Leopardo et Paulino
sollecitudini gubernari et tegi et ornari; eorum dispositione tituli suprascripti Vestinae presbiteris concessa
potestas. Da questo passo sembra che la basilica circiforme del IV secolo fosse già in stato di degrado, seppur non
eccessivo, e che per questo fosse stata affidata alle cure dei presbiteri del Titulus Vestinae; nella stessa Vita
Innocentii però, a proposito dei donativi fatti alla chiesa del Vicus Longus, sl Lrovano anche l donl per l'ornatum
baptismi (Idem, pp. 220-221). Non è chiaro quindi se si debba arguire la presenza di un battistero presso il titulus
oppure se Lall dono slano desLlnaLl al baLLlsLero presso “. Agnese, anch'esso passaLo soLLo la potestas dei due
presbiteri.
831
Liber Pontificalis, I, p. 263: Hic absidam beatae Agnae quae in ruinam inminebat et omnem basilicam renovavit.
Questo passo ha indotto molti a ritenere che esistesse una basilica ad corpus, probabilmente da collocare sul sito
della baslllca onorlana anch'essa ad corpus. Pur non escludendo tale ipotesi, è anche possibile pensare ad un
rlprlsLlno dell'abslde della clrclforme, accompagnaLo dalla renovatio dl LuLLo l'edlflclo del lv secolo, ln un momenLo
in cui questa non doveva più essere utilizzata come luogo di sepoltura (probabilmente perché satura di tombe).
Cfr. ad esempio la dismissione del deambulatorio della basilica della SS. Trinità di Venosa (post 578 d. C.), operata
a segulLo dell'lmplanLo dl Lombe agll lnlzl del vll secolo, ln concomlLanza con l'arrlvo del Longobardl, ln quesLo
caso, a differenza di quanto sembra accadere a S. Agnese, il deambulatorio non viene più ripristinato e lentamente
spogliato (cfr. CIRSONE 2011, p. 176).
832
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 104. L'abslde presenLa un rlvesLlmenLo ln lasLre dl clpolllno e porfldo dl vll
secolo.
833
Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 188, noLa 18. A lungo e lnvalso l'errore dl aLLrlbulre la funzlone baLLeslmale al
mausoleo di Costantina, odierna chiesa di Santa Costanza (Idem, p. 190).
834
Cfr. ad esemplo per l'area apulo-lucana, i casi del complesso episcopale rurale di S. Giusto presso Lucera (FG),
della cattedrale paleocristiana di S. Maria e della chiesa altomedievale del Salvatore presso il battistero di S.
Clovannl a Canosa dl Þuglla (8A), la Chlesa vecchla e la ºchlesa esLerna" a venosa (ÞZ), ed ln area dalmata il
complesso episcopale di Salona.
212

Figura 125. “ant'Agnese. Comp|esso a mart|r|a|e a ch|esa doppia: 1. Basilica costantiniana a pianta circiforme; 2. Mausoleo di
Costantina (odierna chiesa di S. Costanza); 3. Basilica onoriana (da PENSABENE 2003).
Secondo M. Cecchelli, la costruzione del complesso sulla Via Nomentana va inserita nel
contesto politico-religioso della prima metà del IV secolo, che vedeva contrapporsi le opposte
tesi dei cattolici e degli ariani, intrecciate con le faide dinastiche in seno alla famiglia dei
Costantinidi, di cui Costantina faceva parte. In tale periodo, coincidente con la vedovanza
dell’Augusta, Atanasio giunse a Roma, esule da Alessandria; durante il suo soggiorno in città
sotto la protezione di Giulio I (337-352), vi diffuse le idee di ascetismo del monachesimo
alessandrino
835
.
Del XV secolo è il campanile, prospiciente, come l’abside della basilica onoriana, sulla Via
Nomentana; quattrocenteschi sono anche una finestra ed un portale, al quale ultimo si accede da
un piccolo protiro
836
. Nel 1590 fu realizzata una lunga scalinata che metteva in comunicazione la
basilica onoriana con il piano stradale della Via Nomentana, alla quota dell’epoca
837
. Nel corso
del ‘600 furono posti in opera il soffitto ligneo, in stile barocco, ed il ciborio commissionato da

835
Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 192.
836
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 104.
837
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, pp. 104-105.
213
Paolo V Borghese (1605-1621); seguono poi i restauri del XIX secolo al soffitto barocco e le
decorazioni pittoriche delle pareti
838
[Fig. 126].

Figura 126. “ant'Agnese. Inc|s|one d| n. Catenacc| de| kIk seco|o: sono v|s|b||| |l piano della Via Nomentana, |'abs|de de||a
basilica onoriana ed il campanile del XV secolo (da ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990).
Il battistero di Sant’Agnese, sorto presso la basilica circiforme dedicata alla martire sulla
Via Nomentana
839
, si inserisce nell’attività edificatoria della prima metà del IV secolo, per
iniziativa di Costanza o Costantina, figlia di Costantino il Grande, e va datato a prima del 351
840
.
Il battistero, sicuramente presente nell’ambito del complesso, non è oggi più identificabile
in quanto probabilmente azzerato dai lavori che nel 1600 portarono allo sbancamento del piano
di campagna al fine di riportare completamente alla vista la facciata della basilica onoriana
841
.
Testimonianza della presenza di un edificio battesimale si ha nel Liber Pontificalis, nella Vita
Bonifaci; si legge infatti che Papa Bonifacio (418-422) sicut consuetudo erat, celebravit
baptismum Paschae in basilica beatae martyris Agnae, in contrapposizione all’antipapa Eulalio
(418-423), che invece amministrava il battesimo in basilica Constantiniana
842
. Nella stessa fonte

838
Cfr. ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990, p. 105.
839
Cfr. in proposito CIRSONE 2011, p. 160, nota 120, con riferimenti bibliografici specifici.
840
In tale anno Costanzo II diede in sposa la sorella, rimasta vedova, al Cesare Gallo, mandandola ad Antiochia. Cfr.
CECCHELLI TRINCI 1984, p. 187. Il Liber Pontificalis attribuisce la fondazione della basilica circiforme e del battistero al
pontificato di Papa Silvestro I (314-335): Eodem tempore fecit basilicam sanctae martyris Agnae ex rogatu filiae
suae et baptisterium in eodem loco ubi et baptizata est soror eius Constantia cum filia Augusti a Silvestrio episcopo
[…]. “egue pol la llsLa del donaLlvl faLLl alla baslllca (Liber Pontificalis, I, p. 180-181).
841
Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 188.
842
Liber Pontificalis, I, p. 227. Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 190. Bonifacio celebra il battesimo nella basilica
clrclforme dl lv secolo, l'espresslone sicut erat consuetudo implica da un lato la preesistenza del battistero, che va
faLLo rlsallre all'lmplanLo della baslllca sLessa, e dall'alLro aLLesLa l'uso anche a ‘oma dl farsl baLLezzare presso un
santuario martiriale (come peraltro avveniva a Gerusalemme).
214
si legge che il pontefice, eletto in basilica Iulia, risiedeva in cymiterio sanctae Felicitatis
martyris, esercitando invece le funzioni battesimali a Sant’Agnese; ciò implica la presenza nel
complesso della basilica anche di un palatium, adibito ad accogliere il pontefice durante i periodi
di permanenza presso il santuario
843
. Alla chiesa, ormai quella di VII secolo, era collegato un
monastero dedicato alla martire
844
.
Non si hanno quindi ad oggi elementi archeologici che possano fornire informazioni sulla
eventuale collocazione del battistero e se questo fosse un edificio autonomo o un vano annesso
ad un corpo di fabbrica più importante (la basilica circiforme di IV secolo?), oppure se esso fosse
un semplice fonte battesimale interno all’edificio di culto (quest’ultima ipotesi sembra da
scartare se si da per certa la committenza di Costantina sull’intero complesso nomentano). Allo
stesso modo non è possibile avanzare ipotesi sulla forma del fonte battesimale. Essendo, secondo
M. Cecchelli Trinci, il terzo battistero per dimensioni costruito nella prima metà del IV secolo
dopo quello Lateranense e quello di San Pietro
845
, è improbabile che esso non abbia avuto
dimensioni degne di un edificio di committenza elevata.













843
Liber Pontificalis, I, p. 227. Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 190.
844
Cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 95, nota 189.
845
Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 190.
215
2.2.3. San Lorenzo fuori le Mura
La basilica di San Lorenzo fuori le Mura, edificata sul luogo in cui la tradizione collocava
la tomba del diacono e martire romano Lorenzo
846
, era in origine una delle sei basiliche
circiformi sorte a Roma per iniziativa di Costantino o di membri della sua famiglia.
Il Liber Pontificalis fa esplicita menzione della committenza costantiniana, nella Vita di
papa Silvestro (314-335): Eodem tempore fecit basilicam beato Laurentio martyri via Tiburtina
in agrum Veranum supra arenario cryptae et usque ad corpus sancti Laurenti martyris fecit
grados ascensionis et descensionis. In quo loco construxit absidam et exornavit marmoribus
purphyreticis et desuper loci de argento et cancellos de argento purissimo ornavit, qui pensantes
libram I
847
.
Il più antico documento che menziona la festa liturgica in onore di Lorenzo, si trova nella
Depositio Martyrum (ante 336), la quale indica il giorno e il luogo primitivo della celebrazione,
alla data del 10 agosto nel cimitero sulla Via Tiburtina, cioè nella circiforme costantiniana presso
il Verano
848
. Damaso (366-384) provvide alla composizione di un carme funerario sulla tomba di
Lorenzo, dove si esaltava la forma del martirio con le fiamme e varie torture; Sisto III (432-440)
invece ricostruì e adornò la confessio del martire con colonne di porfido e l’altare con
decorazioni in argento. A partire da questi interventi, il santuario martiriale del Verano divenne
un centro di pellegrinaggio importante, al pari delle basiliche di S. Pietro e di S. Paolo;
l’importanza data al santuario del Verano, dedicato ad un martire romano, aveva un significato
ideologico, in contrapoosizione con il culto di Stefano, promosso invece dalla corte imperiale e
dal patriarcato di Costantinopoli
849
[Fig. 127].

846
La sepoltura viene posta in una catacomba che si trovava in un terreno di proprietà della vedova cristiana
Ciriaca, presso la Via Tibutina (cfr. SERRA 2006, p. 95). Testimonianza del fatto si trova nel Cronografo del 354, il più
antico calendario della Chiesa di Roma.
847
Liber Pontificalis, I, p. 181.
848
III idus augusti Laurenti in Tiburtina (Depositio Martyrum, in Liber Pontificalis, I, p. 11). Sulla tradizione relativa
al martirio di Lorenzo, cfr. BERTOLDI 2008, p. 21.
849
Cfr. BERTOLDI 2008, pp. 20-21.
216

Figura 127. San Lorenzo fuori le Mura. Pianta de| comp|esso mart|r|a|e: sono v|s|b||| |a bas|||ca c|rc|forme d'età costant|n|ana
e la basilica pelagiana di VI secolo (da CIRSONE 2010).
Tale edificio, dalla marcata funzione funeraria e identificato dagli scavi condotti dal
Krautheimer nel 1950, è noto con il nome di basilica maior, ed è stato il primo ad essere
riconosciuto come basilica circiforme da questo autore
850
. L’edificio, come è noto, presentava le
navate avvolgenti attorno all’abside, formando un deambulatorio praticabile e funzionale alla
venerazione da parte dei fedeli; il muro di fondo del deambulatorio si apriva con sette aperture su
una strada che collegava la Via Tiburtina alla zona di Porta Maggiore
851
. Sisto III fece donativi
alla basilica, la quale era ancora in funzione ed in perfetto stato di conservazione, se ad essa
vengono destinati solo donativi e non interventi di rifacimento
852
.
Sulla tomba di Lorenzo, papa Pelagio II (579-590) fece erigere, tagliando parzialmente la
collina nella quale si trovava la catacomba, una basilica ad corpus, collegata alla circiforme,
creando così una sorta di complesso a chiesa doppia
853
. L’edificio pelagiano era incassato nella
collina del Pincetto sui lati E, N e S, con un unico ingresso a doppia arcata nella navata
meridionale; l’abside, che si trovava ad W, dava su un’area martiriale più antica, dove

850
Sulla circiforme di San Lorenzo, cfr. CIRSONE 2011, p. 161, nota 121, con bibliografia di riferimento. Cfr. anche su
San Lorenzo, SERRA 2000, pp. 101-112; SERRA 2006, p. 95.
851
Cfr. SERRA 2006, p. 95.
852
Fecit autem basilicam sancto Laurentio, quod Valentinianus Augustus concessit (Liber Pontificalis, I, p. 234).
Sulla discussione del passo e le relazioni che questo avrebbe avuto con la chiesa di S. Lorenzo in Lucina, piuttosto
che col santuario del Verano, cfr. BRANDT 2012b, pp. 145-147.
853
Cfr. SERRA 2006, p. 95. La stessa situazione si ripropone nel complesso di S. Agnese sulla Via Nomentana, con la
dupllcazlone dell'edlflclo dl culLo (cfr. supra).
217
probabilmente si trovava originariamente la tomba di Lorenzo, mentre sul lato E si trovava il
nartece
854
. Un matroneo correva al di sopra delle navate laterali, sviluppandosi anche sul
nartece
855
. Sull’abside Pelagio fece realizzare il mosaico, molto rimaneggiato nel corso dei secoli
successivi
856
.
Almeno per un certo periodo, i due edifici coesistettero fino a quando la basilica maior
costantiniana non fu abbandonata, non prima però di essere stata ridedicata alla Vergine alla fine
dell’VIII secolo da Adriano I (772-795)
857
, cui segue l’ultima menzione nel IX secolo, con i
restauri di Leone IV (847-855)
858
; i restauri denotano lo stato di degrado in cui doveva versare la
basilica maior ed è probabile che neanche gli interventi del pontefice siano riusciti ad arrestarne
la rovina; l’ampliamento della basilica pelagiana (che comportò il ribaltamento
dell’orientamento dell’edificio e l’abbattimento dell’abside), potrebbe aver implicato il definitivo
spoglio della circiforme, o di quanto ancora di essa si trovava in elevato, tra il XII ed il XIII
secolo, con la costruzione della basilica di Onorio III (1216-1227), attualmente esistente
859
[Fig.
128].

Figura 128. San Lorenzo fuori le Mura. Pianta del complesso martiriale, che mostra sinotticamente tutte le strutture
rinvenute durante gli scavi del secondo dopoguerra, con le strutture della circiforme costantiniana, la pelagiana di VI secolo e
|'amp||amento d| kIII seco|o con |'onor|ana (da LA ROCCA 2000).

854
Cfr. SERRA 2006, p. 93. nella zona marLlrlale presso l'abslde, gll scavl hanno rlnvenuLo una seconda abslde plu
avanzata di quella pelagiana, per la quale non sono chiare la funzione e la datazione.
855
Cfr. SERRA 2006, p. 95.
856
Cfr. SERRA 2006, p. 96.
857
All'vlll secolo, secondo S. Serra, si datano anche degli affreschi realizzati nelle nicchie del nartece e in una
nlcchla a laLo dell'abslde (gll affreschl dl quesL'ulLlma, sLaccaLl per moLlvl dl conservazlone ed aLLualmenLe esposLl
nella navata destra, sono datati tra l'vlll e l'xl secolo) [cfr. SERRA 2006, p. 96].
858
Cfr. SERRA 2000, p. 104. La ridedicazione alla Vergine poteva essere un tentativo del pontefice di rilanciare il
ruolo della circiforme, la quale doveva avere già perso la sua funzione cimiteriale, in maniera analoga a quanto era
accaduLo a “anL'Agnese (cfr. supra).
859
Cfr. SERRA 2000, p. 104; SERRA 2006, p. 95.
218
A metà dell’XI secolo, nel 1148, viene posto in opera sulla tomaba del martire un ciborio
monumentale, il quale poi fu rimosso e ricollocato sul nuovo altare costruito sopra la confessione
medievale. Tra il 1216 ed il 1227, con la basilica maior in rovina e lo spazio limitato all’interno
della basilica pelagiana, Onorio III costruì la nuova basilica, abbattendo l’abside del VI secolo e
trasformando la pelagiana (parzialmente colmata e rialzata di quota) nel presbiterio dell’edificio
medievale; il progetto comportò anche lo sbancamento della collina fino alla quota della
Tiburtina
860
. Al XIII si datava anche un ciclo pittorico con le Storie di Stefano e Lorenzo,
realizzato sulla controfacciata, distrutto da una bomba nel 1943; un simile ciclo, realizzato
invece sulle pareti del nartece nel XIV secolo, si conserva pur se molto rimaneggiato
861
.
Cospicui lavori sulla basilica si ebbero nel XIX secolo, ad opera di Pio IX (1846-1878); il
pontefice, che si fece seppellire nel nartece, assegnò la direzione dei lavori a Virginio
Vespignani; nel corso di questi interventi, si sterrarono i riempimenti della basilica pelagiana e si
sbancarono i lati N e S della basilica, ancora incassati nella collina; furono poi realizzate la
decorazione in stile neobizantino, ad opera di Raffaele Cattaneo, mentre quella pittorica fu
aaffidata a Ludwig Stein. L’ultimo atto della storia della basilica è il bombardamento del 1943,
cui seguirono negli anni successivi le indagini archeologiche ed i restauri
862
.
Il complesso di S. Lorenzo comprendeva anche una serie di edifici annessi: un
monasterium
863
, due balnea ed un praetorium costruiti sotto Ilaro (461-468); una basilica
dedicata a Stefano sulla collina del Pincetto, ad opera di Simplicio (468-483); una basilica
dedicata ad Agapito, edificata da Felice III (483-492); gli habitacula pauperibus per
l’accoglienza di poveri e pellegrini, fatti realizzare da Simmaco (498-514)
864
.
Dal Liber Pontificalis, apprendiamo che Sisto III destinò libras V ex argento per il
ministerium ad baptismum vel poenitentiae; ciò attesta che anche presso il santuario laurenziano
sulla Via Tiburtina si amministrava il battesimo nella prima metà del V secolo
865
. Un ulteriore
stanziamento per lo stesso scopo, dell’ammontare di libras X, viene destinato alla basilica di San

860
Cfr. SERRA 2006, p. 96.
861
Cfr. SERRA 2006, p. 96.
862
Cfr. SERRA 2006, p. 96.
863
Presso la basilica sorgevano due monasteri dedicati rispettivamente a S. Stefano e a S. Cassiano, poi unificati in
uno solo ed affidati alla cura di monaci greci da Leone IV (cfr. MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004, p. 95, nota
189). Cfr. anche SERRA 2006, p. 95.
864
Cfr. SERRA 2000, pp. 104-105.
865
Fecit autem basilicam sancto Laurentio, quod Valentinianus Augustus concessit, ubi et optulit […] ministerium ad
baptismum vel paenitentiae ex argento, pensantem libras V […] (Liber Pontificalis, I, p. 234). Cfr. anche SERRA 2006,
p. 95.
219
Lorenzo da Ilaro
866
. Il fatto che in entrambe le biografie papali si parli della basilica e di
interventi o donativi da assegnare alla basilica, lascia pensare che il santuario della Tiburtina non
fosse dotato di un edificio battesimale autonomo (come a San Giovanni, a Santa Croce e ai SS.
Quattro Coronati
867
) o di un impianto collocato in un vano annesso all’edificio circiforme del IV
secolo (come a San Crisogono
868
), quanto piuttosto di un semplice fonte battesimale, forse
collocato all’interno della basilica (in maniera simile a San Pietro
869
), ma di tale impianto non
sembra essere rimasta traccia archeologica visibile; d’altro canto, il compilatore del Liber
Pontificalis utilizza una terminologia in qualche modo simile a quella usata per la basilica di S.
Vitale
870
; in particolare si potrebbero mettere sullo stesso piano le espressioni ministerium ad
baptismum e ornatum baptismi: se nessuna delle due ci da informazioni precise, ad entrambe
segue la lista di donativi, costituiti da oggetti d’arredo liturgico e funzionali all’amministrazione
del battesimo; ma nel caso di S. Vitale, un semplice titulus, il compilatore del Liber Pontificalis
usa il termine ornatum, che potrebbe indicare la volontà di voler decorare o dotare il luogo fisico
o l’ambiente nel quale si teneva il battesimo; la stessa cosa invece non si può dire
immediatamente nel caso di S. Lorenzo, in quanto il termine ministerium indicherebbe più che
altro la funzione da svolgere, senza alcun riferimento spaziale o topografico.










866
Liber Pontificalis, I, p. 244: In basilico beotl looteotl mottytls. j…] mlolstetlo oJ boptlsmom slve oJ poeolteotem
argentea, pensantia libras X.
867
Cfr. supra.
868
Cfr. supra.
869
Cfr. infra.
870
Cfr. supra.
220
2.2.4. San Paolo fuori le Mura
Situata lungo la Via Ostiense, la Patriarcale Basilica di San Paolo sorge nel luogo dove la
tradizione colloca la tomba dell’Apostolo Paolo, morto nel 67 d. C.; il sepolcro dell’Apostolo
delle Genti si trovava, in maniera simile alla tomba di Pietro, in una necropoli mista lungo la
strada che costeggiava il Tevere e che conduceva ad Ostia, e come il sepolcro del Vaticano fu
precocemente oggetto di venerazione, se il presbitero Gaio vede il +çό¤oiov eretto sulla tomba
tra la fine del II e gli inizi del III secolo d. C.
871
[Fig. 129].

Figura 129. San Paolo fuori le Mura. Pianta del sepolcreto Ostiense di G. Gatti del 1918, con |'|nd|caz|one de||e tecn|che
murarie utilizzate (da FIOCCHI NICOLAI 2007 n. p.; elaborazione grafica G. Cirsone).
Nel IV secolo, Costantino (314-335) fece costruire una basilica
872
, di dimensioni inferiori
rispetto a quella del colle Vaticano, con l’abside ad W, che dava le spalle ad un iter vetus, un
diverticolo della Via Ostiense
873
. Alla fine dello stesso secolo, i tre imperatori Teodosio (379-

871
Cfr. infra.
872
Eodem tempore fecit Augustus Constantinus basilicam beato Paulo apostolo ex suggestione Silvestri episcopi,
cuius corpus ita recondit in aere et conclusit sicut beati Petri, cui basilicae hoc donum obtulit: […] (Liber Pontificalis,
I, XXXIIII Silvester, 21, in http://www.thelatinlibrary.com).
873
Le minori dimensioni avevano un preciso significato ideologico e politico: alla metà del III secolo il culto di Pietro
e Þaolo rlsulLa essere bllanclaLo daLo che gll AposLoll erano veneraLl lnsleme sulla vla Appla, ma con l'eLa
costantiniana e per tutta la prima metà del IV secolo le cose cambiano con un prevalere del culto petrino; ciò in
221
395), Valentiniano II (375-392) e Arcadio (383-408), promossero la costruzione di una grande
basilica, con orientamento ribaltato rispetto al precedente edificio costantiniano, a cinque navate,
con transetto ed abside rivolto ad E; la fabbrica di Costantino fu obliterata completamente dalla
costruzione del transetto, così come fu dismesso completamente l’iter vetus
874
. S. Paolo rientrava
tra le più importanti chiese dell’Urbe, siglate dall’intervento imperiale e per le quali gli
imperatori mostrarono vivo interesse
875
[Fig. 130].

Figura 130. San Paolo fuori le Mura. Area della basilica: sono riportate la pianta della basilica costantiniana, obliterata dal
transetto della basilica dei Tre Imperatori; sono inoltre visibili il tracciata della Via Ostiensis e que||o de||'iter vetus che
correva alle spalle della basilica costantiniana (da MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004).

conseguenza dell'affermazlone del prlmaLo della Chlesa dl ‘oma sulle alLre Chlese dell'lmpero (cfr. FIOCCHI NICOLAI
2007 n. p., II, p 12). Cfr. CECCHELLI 2009, p. 46, nota 28, sulla pertinenza della fondazione alla committenza
costantiniana.
874
L'edlflcazlone dl una grande baslllca ln onore dl Þaolo aveva anch'essa un slgnlflcaLo ldeologlco preclso, nella
seconda metà del IV secolo, molti passi di autori cristiani, quali Ambrogio, Prudenzio e Giovanni Crisostomo,
esaltano Paolo, definito come Doctor Gentium, scrlLLore, pensaLore, elaboraLore della doLLrlna crlsLlana, l'lnLenLo
dl quesLl passl e la converslone degll ulLlml paganl, al quall venlva presenLaLa la flgura del ºfllosofo" Þaolo, ln un
momento in cui il paganesimo viveva una sorta di revival, del quale la dlspuLa sull'AlLare della vlLLorla cosLlLulva un
esempio. La basilica dei Tre Imperatori diventa il segno della manifesta adesione degli imperatori alla nuova fede,
ed è Paolo ad essere valorizzato perché proposto ai pagani come intellettuale (cfr. FIOCCHI NICOLAI 2007 n. p., II, pp.
13, 14). Cfr. http://architetturapaleocristiana.blogspot.it.
875
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 347.
222
Nuovi lavori di rifacimento furono effettuati da Galla Placidia (421-450), figlia di
Teodosio, e da Leone I Magno (440-461), interessando la navata centrale della basilica, l’arco
trionfale ed il presbiterio nella zona del sarcofago di Paolo. Lavori furono compiuti sulla basilica
anche da Simmaco (498-514)
876
. Come a San Pietro, non era ancora possibile celebrare al di
sopra della tomba venerata ed esisteva confusione tra l’attività liturgica e la venerazione del
sepolcro; tale situazione fu sanata da Gregorio Magno (590-604), che fece rialzare il presbiterio e
costruire una cripta anulare al di sotto di esso, rendendo nuovamente visibile il sarcofago,
occultato dal primo rialzamento leoniano [Fig. 131].

Figura 131. “an Þao|o fuor| |e Mura. “|tuaz|one de| presb|ter|o de||a bas|||ca a||'epoca d| Gregor|o Magno (da DOCCI 2006).
La zona della tomba rimane sostanzialmente in uso fino al pontificato di Sisto V (1585-
1590), quando la cripta viene completamente dismessa e viene realizzata una prima confessione
aperta; in questo lasso di tempo si ha la costruzione del baldacchino di Arnolfo di Cambio, in
stile gotico, nel 1285, durante i pontificati di Martino IV (1281-1285) e Onorio IV (1285-1287)
[Fig. 132].

876
Item aput beatum Paulum apostolum: in basilicam renovavit absidam, quae in ruina inminebat, et post
confessionem picturam ornauit et cameram fecit et matroneum; et super confessionem imaginem argenteam cum
Saluatorem et XII apostolos posuit, qui pens. lib. CXX; et ante fores basilicae grados fecit in atrium et cantarum; et
post absidam aquam introduxit, ubi et balneum a fundamento fecit (Liber Pontificalis, I, LIII Symmacus, 8, in
http://www.thelatinlibrary.com).
223

Figura 132. San Paolo fuori le Mura. Sezione del presbiterio con la zona della tomba di Paolo, sulla quale si imposta il
baldacchino di Arnolfo di Cambio (da DOCCI 2006)
Nel 1823, nell’ultimo anno di pontificato di Pio VII (1800-1823), un disastroso incendio
danneggiò gravemente la basilica dei Tre Imperatori, della quale si salvarono però il transetto,
l’abside, il presbiterio col baldacchino di Arnolfo di Cambio, una parte delle murature
perimetrali e la torre di facciata del XII secolo dell’angolo nord-occidentale [Fig. 133].
224

Figura 133. “an Þao|o fuor| |e Mura. Inc|s|one che raff|gura | dann| a||a bas|||ca dopo |'|ncend|o de| 1823, |a zona de|
presbiterio risulta essere ancora sostanzialmente integro (da DOCCI 2006).
I lavori di ricostruzione e di restauro iniziarono nel 1825; Pio IX (1846-1878) promosse la
costruzione di un nuovo baldacchino sopra la tomba dell’Apostolo, che avrebbe dovuto sostituire
completamente quello arnolfiano e del quale furono scavate le fosse di fondazione per i quattro
plinti angolari di sostegno; i lavori, seguiti da V. Vespignani, intercettarono le strutture romane e
tardoantiche; contestuale al baldacchino furono l’obliterazione della confessione
tardorinascimentale e la realizzazione di una nuova confessione aperta. I lavori di restauro della
basilica si sono conclusi nel 1934 con il completamento del quadriportico
877
[Fig. 134].

877
“ulla sLorla della baslllca soLLo l'aspeLLo archlLeLLonlco e archeologlco, cfr. DOCCI 2006, in particolare pp. 9-86.
225

Figura 134. San Paolo fuori le Mura. Quadriportico ricostruito nel 1934 con la facciata così come appaiono oggi (da
http://www.vatican.va).
Anche San Paolo, sin dall’età tardoantica, ebbe funzione attrattiva per una serie di edifici
ed infrastrutture, tra le quali una via tecta che conduceva alla basilica
878
, probabilmente un
battistero o un luogo deputato alla somministrazione del battesimo, degli habitacula
pauperibus
879
, dei cubicula per il clero ed il personale del santuario, un palatium (residenza per il
pontefice o per il rector del santuario), dei balnea con un accquedotto ed almeno tre monasteria;
tutte queste strutture, o ciò che ancora di esse si trovava in elevato, nel IX secolo furono
racchiuse entro una cinta muraria ad opera di Giovanni VIII (872-882), dotata di torri e di una
porta che dava sull’Ostiense; il burgus fortificato prese il nome di Urbs Iohannipolis, dal nome
del pontefice, in maniera del tutto simile a quanto aveva fatto Leone IV sul Vaticano; la nuova
entità insediativa, alternativa a Roma, era definita con due termini sinonimi tra loro, quello latino
urbs e quello greco polis, quest’ultimo desunto dalla tradizione bizantina
880
, ma entrambi

878
Coincidente con il primo tratto della Via Ostiense che dalla Porta Ostiensis, poi Porta Sancti Pauli, delle Mura
Aurellane conduceva alla baslllca, lungo la sLrada, appena fuorl le mura sl Lrovava la chlesa dl “anL'Luplo, e a clrca
1 km dalla porta, la chiesa di San Menna, luogo di culto della comunità alessandrina ancora nel VI secolo, secondo
la testimonianza di Gregorio Magno (Omiliae ad Evangelium, II, 35), il quale dichiara di dovervisi recare (cfr. FIOCCHI
NICOLAI 2007 n. p., II, p. 29).
879
Item aput beatum Paulum apostolum: in basilicam renouauit absidam, quae in ruina inminebat, et post
confessionem picturam ornauit et cameram fecit et matroneum; et super confessionem imaginem argenteam cum
Saluatorem et XII apostolos posuit, qui pens. lib. CXX; et ante fores basilicae grados fecit in atrium et cantarum; et
post absidam aquam introduxit, ubi et balneum a fundamento fecit (Liber Pontificalis, I, LIII Symmacus, 8, in
http://www.thelatinlibrary.com).
880
A parLlre dall'xl secolo, nell'lLalla merldlonale, ln particolare in Puglia, i catapani bizantini, funzionari
plenipotenziari degli imperatori di Bisanzio, fonderanno numerosi centri fortificati sui rilievi del Subappennino
Daunio, sulla linea di confine tra il Catepanato di Puglia e il principato longobardo di Benevento; tra le nuove
226
designanti un’entità amministrativa autonoma ben definita
881
; l’uso di due termini sinonimi tra
loro rafforza ulteriormente il concetto di alterità e di autonomia rispetto a Roma, l’Urbs per
antonomasia. L’esperimento di Giovanni VIII non portò comunque alla formazione di nuovo
tessuto urbano nell’area intorno alla basilica, tanto che della Iohannipolis e delle strutture che la
componevano col tempo si perse ogni traccia; ancora nel 1823, San Paolo si trovava in aperta
campagna e l’urbanizzazione attorno alla basilica non sarebbe iniziata prima del 1870; oggi
compongono il complesso, che gode dell’extraterritorialità, la basilica, il monastero benedettino
annesso e le strutture assistenziali sorte negli anni ’60 del XX secolo
882
.

Figura 135. San Paolo fuori le Mura. Immagine satellitare che raffigura il complesso di S. Paolo così come appare oggi (da
Google Earth).
Nonostante la menzione che ne fanno le fonti letterarie, non è possibile avanzare ipotesi
sull’impianto battesimale presente a S. Paolo; qualche indizio sulla sua collocazione, senza
peraltro che si possa determinare la tipologia cui appartiene, è il fatto che Simmaco portò l’acqua
post absidam, costruendo contestualmente anche un balneum; la presenza di condotte idriche
potrebbe essere messa in relazione con un eventuale impianto battesimale, analogamente ad altri

fondazioni (i+ίo.i,), si ricordano i centri di Troia, Fiorentino, Motta del Lupo e Montecorvino (FG), tutte elevate al
rango di civitates o iάo+ço, cinte da mura e dotate di una sede episcopale; tutti questi centri furono concepiti in
funzione antilongobarda prima, antinormanna in seguito. Con questa operazione i Bizantini si riappropriavano così
del diritto di fondare città, usurpato dai Papi qualche secolo prima, riaffermando nel contempo il diritto al
possesso da parte di Costantinopoli delle terre meridionali.
881
Sul borgo di San Paolo e sulla sua evoluzione, cfr. FIOCCHI NICOLAI 2007 n. p., II, pp. 23-30, 38-45.
882
Cfr. DOCCI 2006, p. 235.
227
casi di battisteri romani
883
; quello che risulta certo è il fatto che in S. Paolo, analogamente a S.
Pietro, per il suo carattere di santuario di pellegrinaggio, si rivolgeva principalmente ai non
romani, stranieri o pellegrini che fossero, che spesso desideravano ricevere il battesimo presso la
tomba dell’Apostolo delle Genti.




















883
Cfr. supra, i casi di S. Croce in Gerusalemme e di S. Lorenzo in Lucina e nel suburbio quello della catacomba di
Ponziano.
228
2.2.5. San Pietro in Vaticano
Nel 326 d. C., l’imperatore Costantino (306-337), di concerto con papa Silvestro (314-
335), consacra la primitiva Basilica di San Pietro, dopo aver obliterato la necropoli sorta sul colle
tra la Via Aurelia e la Via Cornelia, utilizzando le sue prerogative di Pontifex Maximus
884
.
L’intero progetto era stato concepito per isolare e valorizzare la tomba ritenuta dalla tradizione
come quella di Pietro
885
. La sua costruzione comportò anche la dismissione di un tratto della Via
Cornelia
886
[Fig. 136].

Figura 136. San Pietro. Pianta della necropoli vaticana obliterata da Costantino (da LIVERANI 1989).

884
La dismissione della necropoli è datata grazie ad una moneta in bronzo di Costantino (306-337), rinvenuta
all'lnLerno dell'urna clnerarla dl 1rebellena llaccllla, nel Mausoleo 1 (quesL'ulLlmo collocaLo nella parLe occidentale
dello scavo); la moneta appartiene alla serie Soli Invicto Comiti, con D/ recante il busto a destra di Costantino e la
legenda IMP(erator) CONSTANTINVS P(ius) F(elix) AVG(ustus), e sul R/ la figura del Sole radiato col globo in mano,
ai lati della quale le leLLere C “ e ln esergo l'lndlcazlone della zecca C(uarLa Cfflclna) A‘(e)L(aLensls), la moneLa sl
data a non prima del 317 d. C. e costituisce il terminus ante quem per la dismissione della necropoli (cfr. GUARDUCCI
1967, pp. 135-145). Cfr. anche CECCHELLI 1989, p. 39; CECCHELLI 2009, p. 46, nota 28. Sulla necropoli, cfr. LIVERANI
1989, pp. 19-38.
885
Eodem tempore Augustus Constantinus fecit basilicam beato Petro apostolo in templum Apollinis, cuius loculum
cum corpus sancti Petri ita recondit: ipsum loculum undique ex aere cypro conclusit, quod est inmobile: ad caput,
pedes V ; ad pedes, pedes V ; ad latus dextrum, pedes V ; ad latus sinistrum, pedes V ; subter, pedes V ; supra, pedes
V ; sic inclusit corpus beati Petri apostoli et recondit. Et exornauit supra columnis purphyreticis et alias columnas
uitineas, quas de Grecias perduxit (Liber Pontificalis, I, XXXIIII Silvester, 16, in http://www.thelatinlibrary.com). Cfr.
CECCHELLI 1989, p. 39. Sulle caratteristiche della basilica vaticana, cfr. CECCHELLI 1989, p. 40-41.
886
Cfr. CECCHELLI 1989, p. 39.
229
La basilica, di proporzioni monumentali, era a cinque navate, concluse da un transetto con
due esedre laterali aggettanti, nel quale si apriva l’abside; colonnati che sostenevano una
trabeazione, separavano la navata centrale dalle laterali, mentre le navate laterali erano separate
da arcate; delle finestre si aprivano sui muri di sopraelevazione della navata centrale, nelle parti
delle navatelle esterne e probabilmente nell’abside e sulla facciata, quest’ultima scandita anche
da cinque porte; la facciata, nella quale si aprivano cinque porte, era dotata di un nartece e
preceduta da un atrio quadriportico
887
[Fig. 137].

Figura 137. San Pietro. Pianta della basilica paleocristiana e degli edifici e corpi di fabbrica annessi; in tratteggio è indicata la
pianta della basilica tardorinascimentale (da MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004).
All’epoca della costruzione, non era ancora possibile celebrare direttamente sulla tomba
dell’Apostolo, cosa che poté essere fatta solo dal pontificato di Gregorio Magno (590-604), il
quale rialzò il presbiterio della basilica creando una cripta “a corridoio” e permettendo così la
venerazione del sepolcro attraverso un braccio trasversale
888
[Fig. 138].

887
Cfr. CECCHELLI 1989, pp. 42-43.
888
Tale braccio trasversale, che permetteva di poter venerare il monumento costantiniano, fu trasformato nella
cosiddetta Cappella dei Pallii, luogo in cui venivano conservati i pallia, le strisce di lana bianca ornate da sei croci
nere donate dal Pontefice ai metropoliti, ai patriarchi e agli arcivescovi più importanti, ad indicare la fraternità
nell'eplscopaLo (sulla Cappella del Þallll, cfr. APOLLONJ GHETTI et alii 1951, I, pp. 195-203). Sulla cripta semianulare,
cfr. APOLLONJ GHETTI et alii 1951, I, pp. 173-193. Cfr. anche CECCHELLI 1989, p. 45.
230

Figura 138. San Pietro. Sistemazione della zona del presbiterio, con il sepolcro di Pietro e la cripta semianulare, collocate
sotto |'a|tare magg|ore, a||'epoca d| Gregor|o Magno (da CECCHELLI 1989).
La basilica viene continuamente abbellita e decorata, fino a quando nel 1452, Niccolò V
(1447-1455) ne decise il rifacimento; i lavori della nuova basilica iniziarono solo nel 1506 sotto
Giulio II (1503-1513) e terminarono con la consacrazione nel 1626 con Urbano VIII (1623-
1644)
889
[Fig. 139].

Figura 139. San Pietro. Incisioni della fine del XVI-inizi XVII secolo: a sinistra, la basilica in fase di costruzione; a destra la
piazza antistante prima della costruzione del colonnato del Bernini (da ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990).

889
Cfr. DEU, K-Z, p. 1535, s. v. San Pietro in Vaticano o basilica vaticana. Cfr. ARSLAN 2008, p. 377; CECCHELLI 1989, p.
42.
231
Costruita inizialmente extra muros, San Pietro assunse ben presto una funzione
poleogenetica, favorendo la formazione di un burgus, costituito principalmente da monasteri,
chiese, mausolei monumentali, e dalle scholae dei maggiori popoli cristiani dell’epoca
890
, ed
edifici funzionali alla vita della basilica
891
; tale situazione fu ulteriormente accelerata e
cristallizzata all’epoca di Leone IV (847-855), il quale promosse la costruzione delle Mura
Leonine per proteggere il quartiere creatosi attorno a San Pietro dal pericolo di nuove scorrerie
saracene; la nuova entità insediativa, che si distingue dalla campagna per la presenza delle mura
e di una sede episcopale (in questo caso quella pontificia), prese il nome di Civitas Leonina dal
nome del pontefice, definita come civitas in contrapposizione ed allo stesso tempo in relazione
con l’Urbs
892
[Fig. 140].

Figura 140. San Pietro. Pianta della Civitas Leonina (da MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004; elaborazione grafica G. Cirsone).

890
La Schola Langobardorum, la Schola Francorum, la Schola Frisonum e la Schola Saxonum, luoghi di accoglienza
per i pellegrini, oltre che luoghi di riferimento per le nazionalità presenti nella Roma altomedievale. Esse sorgevano
ln punLl chlave nel dlnLornl della baslllca, all'lnLerno del clrculLo delle Mura Leonlne: rlspeLLlvamenLe a desLra e a
sinistra del quadriportico di San Pietro la Langobardorum e la Francorum, ad E della basilica la Frisonum e presso
l'aLLuale vla della Lungara la Saxonum (presso l'aLLuale complesso dl “anLo “plrlLo in Saxia).
891
Sugli edifici annessi alla basilica e su quelli compresi entro le Mura Leonine, cfr. CECCHELLI 1989, pp. 46-48.
892
Leone IV usurpò un diritto che per antica consuetudine spettava alla massima autorità civile, fosse quella
imperiale o regia (cfr. ad esempio Costantinopoli fondata da Costantino, Iustiniana Prima nei Balcani fondata nel VI
secolo da Giustiniano e Recopolis, fondata nel 578 dal re visigoto Leovigildo in Spagna in onore del figlio Recaredo
I).
232
Il sepolcro di Pietro è stato oggetto di venerazione sin dall’età apostolica (I secolo d. C.),
mentre nel II secolo è menzionato il trophaeum Gaii, un monumento o un’edicola edificati sulla
fossa terragna ritenuta essere quella dell’Apostolo, nel cosiddetto ‘Campo P’ della necropoli
vaticana. Nel IV secolo, Costantino ‘incassa’ il sepolcro entro una fodera in mattoni, poi rivestita
in marmo, costruendovi attorno la basilica
893
. Quando iniziarono i lavori della nuova basilica si
rialzò ulteriormente il piano pavimentale, con la conseguente obliterazione delle strutture
superstiti e delle fondazioni della basilica costantiniana; quando poi si manifestò la necessità di
ricollocare le tombe dei Papi, si effettuò uno scavo intercettando gli ambienti della chiesa
costantiniana che da allora furono chiamati “Grotte Vaticane”, abbassandone il piano di calpestio
e realizzando delle volte di sostegno. A partire dal 1940, in piena Seconda Guerra Mondiale, Pio
XII (1939-1958) fece effettuare indagini archeologiche nella Basilica Vaticana, portate a
compimento nel 1949
894
[Fig. 141].

Figura 141. Þ|anta de||'ant|ca bas|||ca d| “an Þ|etro. Ne||'ala N del transetto andrebbe collocato il fonte battesimale (da
DUCHESNE 1886).
Il battistero di San Pietro doveva essere parte del programma edificatorio di Costantino,
analogamente a quanto l’imperatore aveva fatto per le chiese e le basiliche da lui costruite o
promosse in Palestina, dotate di annessi battesimali
895
; un battistero presso la Basilica Vaticana è
attestato in tre epigrafi damasiane della seconda metà del IV secolo
896
. In base ad una pianta

893
Cfr. CECCHELLI 1989, pp. 43-45.
894
Cfr. APOLLONI GHETTI et alii 1951.
895
Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 186; CECCHELLI 1989, p. 46.
896
Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 182, con bibliografia di riferimento alla nota 4; CECCHELLI 2004, p. 347.
233
della basilica redatta nella seconda metà del XVI secolo da T. Alfarano, il battistero era collocato
nell’esedra del transetto destro, ma non possibile sapere se questa fosse la sua collocazione
originaria, attestata comunque sin dall’epoca di Damaso
897
[Fig. 142].

Figura 142. San Pietro. Epigrafe che ricorda i lavori di drenaggio delle acque superficiali del colle Vaticano ad opra di
Datrebbe riferirsi al battistero (da CECCHELLI 1989).
I lavori di Damaso permisero di drenare le acque del colle Vaticano verso l’area destinata
al fonte battesimale, che si deve presumere preesistente, forse già costantiniano secondo M.
Cecchelli, e che con l’occasione fu oggetto di lavori di sistemazione
898
.
Restauri al battistero, si ebbero all’epoca di Simmaco, il quale nell’oratorium dedicato alla
Santa Croce ad fontem, in basilica beati Petri apostoli, pone una confessio ex argento e una crux
ex auro cum gemmis; in tal modo il pontefice adeguava l’impianto di S. Pietro al Battistero
Lateranense, dotando il primo di tre oratori con la medesima dedicazione di quelli presenti nel
secondo
899
; la costruzione degli oratori in prossimità del battistero di San Pietro segna anche per
l’impianto vaticano, come già in altri battisteri romani, l’ingresso della funzione devozionale,
prima accanto e poi in sostituzione di quella battesimale; inoltre l’intervento di Simmaco va
messo in relazione con la sua residenza forzata in Vaticano durante lo scisma laurenziano, che lo

897
Cfr. CECCHELLI 1989, p. 46.
898
Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, pp. 184-185; la studiosa prende in esame anche le Gesta Liberii, documento del VI
secolo, ln cul a proposlLo del drenagglo delle acque del vaLlcano, sl dlce che ll baLLlsLero eslsLeva gla all'epoca dl
Papa Liberio (366-372), ma non sufficiebat, non era sufflclenLe a sosLenere l'aumenLo del numero del battesimi da
amministrare. La studiosa, sulla base della stessa fonte, aggiunge che il battistero potrebbe essere stato distrutto
da Damaso e poi immediatamente ricostruito e reso funzionale, a seguito delle opere di canalizzazione (cfr. Idem,
pp. 185-186). Cfr. anche CECCHELLI 1989, pp. 41, 46, che pone il confronto con il battistero del martyrium
dell'Anastasis di Gerusalemme.
899
Cfr. Liber Pontificalis, I, p. 261-262: (Hic fecit) oratorium sanctae Crucis […]; fecit autem oratoria II, sancti
Iohannis Evangelistae et sancti Iohannis Baptistae […]. Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 182; CECCHELLI 1989, p. 46.
234
indusse ad adeguare il complesso di S. Pietro a quello Lateranense e al tempo stesso a riservare
un’attenzione nuova sul suburbium di Roma
900
.
Dalle informazioni desumibili dal Liber Pontificalis, il battistero risulterebbe essere stato
ricavato nell’ala destra del transetto e quindi essere ‘interno all’edificio di culto’, sebbene di
proporzioni monumentali; la Cecchelli però osserva che tale collocazione potrebbe non
corrispondere a quella originaria
901
.
La costruzione di un fonte battesimale a S. Pietro va vista nel contesto dei pellegrinaggi
verso i luoghi santi dell’età tardoantica; come già in Palestina, anche Roma doveva essere metà
di pellegrini, che desideravano farsi battezzare presso la tomba del Principe degli Apostoli; si
trattava di un impianto destinato non alla comunità romana, come il Battistero Lateranense, ma
agli stranieri che giungevano a Roma
902
.
Con il passaggio alla pratica dell’aspersione, il fonte battesimale restaurato da Damaso
cadde in disuso anche se non si può precisare quando; per amministrare il sacramento, ormai
impartito agli infanti, venne riutilizzato il sarcofago bisomo di Sesto Anicio Petronio Probo, un
sarcofago del tipo “a colonnette”, con cinque nicchie entro le quali si trovano coppie di
personaggi maschili, interpretabili come gli Apostoli e abbigliati alla maniera dei filosofi, mentre
nella nicchia centrale, lievemente più grande delle altre, si trovano Cristo al centro su un podio,
con in mano una croce astile a bracci patenti, e ai lati due figure maschili, presumibilmente
Pietro e Paolo; il sarcofago fu utilizzato per il battesimo dal XV fino al 1695. Nel 1725,
Benedetto XIII (1724-1730) ordinò di porre all’interno di una vasca cavata nel piano della
basilica (originariamente provvista di tre scalini), il fonte battesimale realizzato da Carlo Fontana
pochi anni prima, riutilizzando un sarcofago di porfido rosso; quest’ultimo era servito in origine
per accogliervi le spoglie dell’imperatore Adriano e alla fine dell’altomedioevo fu impiegato per
la sepoltura di Ottone II; il fonte di Carlo Fontana, un tempo collocato nella cappella dove si
trova la Pietà di Michelangelo, nella nuova sistemazione datagli da Benedetto XIII, è visibile
ancora oggi nella odierna Cappella del Battistero
903
.



900
Cfr. supra.
901
Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, p. 182.
902
Cfr. CECCHELLI TRINCI 1984, pp. 186-187. Cfr. supra quanto detto a proposito della liturgia di Gerusalemme nella
Peregrinatio Egeriae.
903
Cfr. KEERAN 2009, pp. 1-2.
235
2.2.5. Santo Stefano sulla Via Latina
S. Stefano, al III miglio sulla Via Latina, fu una basilica suburbana, probabilmente dotata
di un monastero, edificata per iniziativa di Demetriade, esponente della potente famiglia degli
Anicii, all’epoca di Leone Magno (440-461)
904
. L’edificio, che si inserisce in un contesto molto
interessante dal punto di vista archeologico, è stato rinvenuto e sterrato alla metà del XIX
secolo
905
ed è oggetto di un progetto congiunto di indagine da parte della Soprintendenza
Speciale per i Beni Archeologici di Roma e dell’Università “La Sapienza”
906
; esso si colloca
all’interno di un’articolata villa tardoantica, di proprietà degli Anicii dalla fine del III secolo alla
fine del IV
907
[Fig. 143].

Figura 143. Santo Stefano sulla Via Latina. Planimetria generale della basilica dopo gli scavi del 1999 (da BARTOLOZZI CASTI
2009).
La dedicazione dell’edificio si deve al rinvenimento delle reliquie del martire presso
Gerusalemme nel 415, ad opera del presbitero Luciano; dopo questo evento il culto di Stefano
ebbe una grandissima diffusione, con una particolare fortuna a Roma
908
. La notizia della
dedicazione da parte di Demetriade è attestata anche da un’iscrizione in caratteri
pseudofilocaliani, nella quale si legge che la basilica sarebbe stata il frutto dello scioglimento di

904
Huius temporibus fecit Demetria ancilla Dei basilicam sancto Stephano via Latina, miliario III, in praedio suo
(Liber Pontificalis, I, p. 238). Cfr. sulla figura della donatrice Annia Demetrias, BARTOLOZZI CASTI 2009, pp. 229-230.
905
Subito dopo la scoperta, ad opera di Lorenzo Fortunati, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, costruì
dei muri di recinzione sfruttando come fondazioni quelli della basilica, tranne il muro della facciata che fu lasciato
aperto. I muri N e S poggiano sui rispettivi muri della basilica, il muro E è lontano dalla facciata, mentre il muro di
reclnzlone W passa dleLro l'abslde pogglando sulle muraLure ln opus reticulatum della villa degli Anicii (cfr.
BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 232)
906
Cfr. REA 2009, pp. 224-227.
907
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 229.
908
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 230.
236
un voto della matrona in punto di morte, portato a compimento da papa Leone ed eseguito dal
presbitero Tigrinus
909
[Fig. 144].


Figura 144. Santo Stefano sulla Via Latina. Epigrafe metrica in caratteri pseudofilocaliani: in alto ricomposizione ed
integrazione dei frammenti rinvenuti nel 1857; in basso restituzione grafica (da BARTOLOZZI CASTI 2009).
L’edificazione della basilica va vista nell’otica del rafforzamento della presenza della
chiesa di Roma nel suburbium
910
.

909
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, pp. 230-231. “ul caraLLere eccesslvamenLe auLoreferenzlale del LesLo dell'eplgrafe nel
confronti di Tigrinus, cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 232.
910
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 231.
237
La basilica ha una pianta a tre navate, con abside ad W e ampio nartece ad E; nella facciata
dovevano aprirsi tre porte, una per ciascuna navata. La navata centrale era scandita da otto
colonne per lato, poggianti su uno stilobate in opus coementicium. Al centro della conca absidale
si colloca l’altare a blocco, nel quale sarebbe stato visto un foro, interpretato come fenestella
confessionis
911
. Sotto la navata centrale, è stato individuato un manufatto preesistente, definito
nelle vecchie relazioni di scavo “edicola”, costiuito da una piccola costruzione, scandita in tre
vani, l’ultimo dei quali a E termina con un’abside; si è pensato che tale dispositivo possa essere
stato reimpiegato come cripta, ma se ciò fosse vero sarebbe in assoluto la cripta più antica finora
nota; secondo un’opinione di R. Krautheimer invece l’”edicola” sarebbe stata interrata al
momento della costruzione della basilica; in corrispondenza di essa fu posta in opera una
recinzione liturgica
912
La sistemazione della memoria e della solea sono analoghe
nell’impostazione a quelle di S. Crisogono
913
. La cripta fu oggetto di uno scavo nel 1988
914
[Fig.
145].

Figura 145. Santo Stefano sulla Via Latina. Pianta della basilica, con evidenziata la ricostruzione della recinzione liturgica (da
GUIDOBALDI 2003).
Una seconda menzione della basilica, priva dell’associazione con una qualche presenza
monastica, si ha nella biografia di Leone III (795-816), che ripara i sarta tecta dell’edificio
915
.

911
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, pp. 232, 234.
912
I casi citati come confronti da G. Bartolozzi Casti sono quelli di S. Pietro e di S. Paolo, per i quali cfr. supra; cfr.
anche BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 234.
913
Cfr. CECCHELLI 2003, p. 342, nota 29.
914
Cfr. REA 2009, p. 227.
915
Pari modo et sarta tecta basilicae beati Stephani primi martyris, constituta via Latina, miliario tertio, quae per
multa iam annorum curricula vetustate erant confecta et ruinis proxima, noviter reparavit (Liber Pontificalis, II, p.
29).
238
Il battistero, appartenente al gruppo dei battisteri annessi all’edificio di culto, si trova alla
destra dell’abside, comunicando direttamente con la navata destra della basilica
916
; dei battisteri
del suburbio, noti dalle fonti letterarie, quello di S. Stefano è l’unico di cui siano state rinvenute
testimonianze archeologiche
917
.
Il battistero è costituito da una sala quadrangolare, che si sviluppa in lunghezza in
dierzione E-W, collocandosi a destra dell’abside; i muri N, E (nel quale si apriva una porta che
collegava l’ambiente alla navata destra della basilica) ed W sono disturbati dalle murature del
restauro effettuato dalla PCAS, mentre il lato S a ridosso dell’abside ha confermato la
costruzione dell’ambiente in fase con l’edificio di culto
918
.

Figura 146. Santo Stefano sulla Via Latina. Pianta del battistero paleocristiano (da BARTOLOZZI CASTI 2009).

916
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 234; CECCHELLI 2003, p. 342, nota 29.
917
Cfr. supra i quattro battisteri martiriali maggiori di S. Agnese, S. Lorenzo fuori le Mura, S. Pietro e S. Paolo, cui si
aggiunge il battistero minore di S. Agata in fundo Lardario (noti solo dalle fonti letterarie); un caso particolare
invece sembra essere quello della catacomba di Ponziano, per la quale cfr. supra. Cfr. anche BARTOLOZZI CASTI 2009,
pp. 234, 236, nota 34, dove però non si fa menzione della vasca del cimitero di Ponziano.
918
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 236.
239
Per la realizzazione del vano, furono rasati due muri preesistenti AB e CD fino alla quota
del piano di campagna, ed il secondo fu completamente spogliato fino alla fondazione nel tratto
C1D1, per fare posto alla fossa di fondazione circolare del fonte; successivamente, nella fossa fu
posta in opera una platea di fondazione in cementizio, sulla quale fu poi edificato l’elevato del
fonte
919
.
La vasca, rinvenuta priva del suo rivestimento in marmo, aveva una forma ottagonale
all’esterno e circolare all’interno, con lati curvi e rettilinei alternati
920
. La parte E del fonte è
realizzata in tufelli, in antico rivestiti di lastre di marmo strappate nell’800, mentre sul versante
opposto sono visibili due coppie di scalini per la discesa, dalla forma curvilinea e semilunata; tra
i due descensus, si trova un piccolo ripiano, funzionale o a facilitare il riempimento della vasca o
per un qualche uso liturgico. L’impianto è dotato di condotto di deflusso per l’acqua
921
[Fig.
147].

Figura 147. Santo Stefano sulla Via Latina. Fonte battesimale: è visibile la trincea praticata lungo la platea di fondazione della
vasca (da BARTOLOZZI CASTI 2009).
Un piccolo ambiente di forma pressoché triangolare, delimitato dalla parte esterna
dell’abside e dai muri E ed F, poteva essere deputato alla custodia degli oggetti utilizzati durante

919
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, pp. 236-237. Il battistero misura 8,50 m in senso N-S e 9,50 m in senso E-W.
920
Le dlmenslonl del fonLe rllevablll dall'arLlcolo dl C. 8arLolozzl CasLl sono ll dlameLro dl 2,20 m e la profondlLa dl
0,70 m.
921
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, pp. 237, 239, 241; BRANDT 1995, p. 148. Su S. Crisogono e S. Lorenzo in Lucina, cfr.
supra.
240
il rito, mentre una base di colonna incassata nella muratura dell’abside ha indotto a pensare alla
presenza di un ingresso monumentale nell’ambiente a S del battistero, subito alle spalle
dell’abside; il confronto per questo tipo di soluzione planimetrica si ha nel battistero di S.
Crisogono, il quale però non aveva un accesso diretto dalla basilica
922
[Figg. 148-149].

Figura 148. Santo Stefano sulla Via Latina. Pianta ricostruttiva del battistero paleocristiano (da BARTOLOZZI CASTI 2009).

922
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 246.
241

Figura 149. Santo Stefano sulla Via Latina. Assonometria ricostruttiva del battistero paleocristiano (da BARTOLOZZI CASTI 2009).
Il fonte battesimale mostra i segni di un restauro a carico della parte E, dove il paramento
in tufelli è stato rifatto, e del fondo, dove è stato posto in opera un nuovo piano in cocciopesto ad
una quota di poco superiore; questo rifacimento viene messo in relazione da G. Bartolozzi Casti
con i restauri alla chiesa dell’epoca di Leone III, il quale oltre ad aver riparato il tetto a rischio di
crollo, potrebbe eesersi occupato anche del ripristino della funzionalità del battistero. Per quanto
riguarda la forma della vasca, essa trova confronti nei fonti battesimali di S. Crisogono e di S.
Lorenzo in Lucina
923
.






923
Cfr. BARTOLOZZI CASTI 2009, p. 239.
242
3. Catalogo – schede
Il presente catalogo è incentrato sulla scheda elaborata per ogni singolo battistero, a
prescindere che sia attestato archeologicamente o noto solo dalle fonti letterarie.
Ogni scheda è numerata progressivamente e nel caso, in cui si abbiano due fonti
battesimali diversi, si è fatto ricorso alle lettere dell’alfabeto.
Le prime due righe riguardano la collocazione topografica dell’edificio di culto, con le voci
Comune, Provincia, Regione. Seguono poi le indicazioni generali sull’edificio di culto di
riferimento, con la Denominazione (quando attestata) e la dedicazione (se nota).
Si passa poi nello specifico alla voce Rango dell’edificio di culto, con la differenziazione
in colonne per gli edifici urbani e rurali (rapportati al momento della fondazione, non a quello
attuale, due eventualità che non necessariamente coincidono); le due colonne non riportano le
stesse voci, essendo adatttate ai casi che maggiormente possono presentarsi in contesti urbani e
rurali.
La parte riguardante i battisteri inizia con la voce Tipologia architettonica del battistero, la
quale introduce alle voci sottostanti, ripartite in colonne; la voce “Interno all’aula di culto”
corrisponde ad un campo bianco che va compilato con le indicazioni topografiche del caso; la
voce “Battistero-vano annesso”, prevede la compilazione dei campi “Localizzazione”, “Pianta
esterna” e “Pianta interna” dell’ambiente, segnando in questo campi le variazioni della paianta
nelle diverse fasi; la voce “Battistero-edificio autonomo” prevede invece la compilazione dei
campi “Posizione rispetto all’edificio di culto”, “Dedicazione” (quando presente”, oltre ai due
campi sulla pianta già menzionati.
La voce “Fonte battesimale” richiede la compilazione dei campi “Pianta esterna”, “Pianta
interna” ed “Elementi accessori” (in quest’ultimo campo vanno segnati tutti gli elementi
riscontrabili associati al fonte battesimale, quali canali di afflusso e deflusso, rivestimenti, cibori,
ecc.).
Segue poi la voce “Presistenze”, nel cui campo vanno segnate in sintesi le preesistenze di
maggiore interesse distinte per fasi.
La penultima parte della scheda è riservata alle attestazioni; alla voce “Tipo di
attestazione”, corrispondono i campi “Letteraria” e “Archeologica”, cui corrispondono i
sottocampi relativi; per il primo, si compilano i sottocampi “Prima attestazione” e “Ultima
243
attestazione”, relative alla menzioni più antica e più recente del battistero (o in mancanza,
dell’edificio di culto); alla seconda corrispondono i sottocampi “Prima attestazione o fase” e
“Ultima attestazione o abbandono”, relative all’inizio dell’uso del monumento con la costruzione
e alla fine della vita del sito, con l’abbandono o la dismissione, indicati in sintesi al o ai secoli.
L’ultima voce della scheda riguarda la “Bibliografia”; nel campo corrispondente andranno
segnate solo la o le pubblicazioni più recenti, senza l’indicazione delle pagine, già indicate in
precedenza nel testo.
La scheda, redatta in formato .doc, con il programma Microsoft Word, è adattabile a
qualunque tipo di battistero ed è suscettibile di ulteriori modifiche, implementazioni e modifiche,
essendo presentata in questa sede come una proposta.
















244
Scheda n. 1 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Patriarcale Basilica dei SS.
Giovanni Battista e Giovanni Evangelista;
Basilica di San Giovanni in Laterano; Basilica
Lateranense
Dedicazione: San Giovanni Battista e San
Giovanni Evangelista
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale: Sacrosancta Papalis
Archibasilica Maior Sanctissimi Salvatoris et
Sanctorum Iohannis Baptistae et Evangelistae
apud Lateranum, omnium Urbis et orbis
ecclesiarum Mater et Caput
Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano annesso
Localizzazione:
Pianta esterna:
Pianta interna
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: a nL rlspeLLo all'abslde
dalla basilica
Dedicazione: San Giovanni Battista
Pianta esterna: IV-V secolo d. C. circolare; V-XXI secolo
ottagonale
Pianta interna: IV-V secolo d. C. circolare; V-XXI secolo
ottagonale
Fonte battesimale
Pianta esterna: IV-V secolo d. C. circolare; V-XV secolo
ottagonale; XV-XXI secolo d. C. interrato e sostituito da un
sarcofago a lenòs in marmo nero
Pianta interna: IV-V secolo d. C. circolare; V-XV secolo
ottagonale; XV-XXI secolo d. C. interrato e sostituito da un
sarcofago a lenòs in marmo nero
Elementi accessori: presenza di canalette di afflusso e
deflusso; ciborio; colonna-candelabro attestata dalle fonti;
resti di pavimentazioni musive, resti di rivestimento
marmoreo all'esLerno e all'lnLerno del fonLe baLLeslmale,
gradus descensionis all'lnLerno della vasca.
Preesistenze Impianto termale, forse pertinente ad un palazzo imperiale o alla Domus Faustae
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 124.
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 504 (?)
Archeologica Prima attestazione o fase: V secolo d. C.
245
Ultima attestazione o abbandono: ancora in uso
Bibliografia BRANDT 2012; THAYER 2012.































246
Scheda n. 2 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: 8aslllca dl “anL'AnasLasla al
Palatino
Dedicazione: “anL'AnasLasla Martire (?)
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Anastasiae sub
Palatio
Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano annesso
Localizzazione: presso la navata laterale destra?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: /
Dedicazione: /
Pianta esterna: /
Pianta interna: /
Fonte battesimale
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Elementi accessori: /
Preesistenze Età repubblicana-III-IV secolo d. C., insula e Moenianum Augusti.
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: JOHNE 2012, in
http://referenceworks.brillonline.com.
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, III, p. XV.
Archeologica Prima attestazione o fase: V secolo d. C.
Ultima attestazione o abbandono: seconda metà XV secolo
d. C.
Bibliografia CECCHELLI 2009; CERRITO 2011.








247
Scheda n. 3 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di Santa Cecilia in
Trastevere
Dedicazione: Santa Cecilia Vergine e Martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Sanctae Ceciliae
in Transtiberim
Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano annesso
Localizzazione: presso la navata laterale sinistra
Pianta esterna: V-IX secolo d. C. rettangolare; XI-XII secolo d.
C. rettangolare; XI-XV secolo d. C. rettangolare
Pianta interna: V-IX secolo d. C. rettangolare; XI-XII secolo d.
C. rettangolare; XI-XV secolo d. C. rettangolare
Battistero-edificio autonomo
Posizione rispetto a||'ed|f|c|o d| cu|to:
Dedicazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Fonte battesimale
Pianta esterna: V-IX secolo d. C. esagonale absidata; XI-XII
secolo d. C. circolare; XI-XV secolo d. C. circolare
Pianta interna: V-IX secolo d. C. esagonale absidata; XI-XII
secolo d. C. circolare; XI-XV secolo d. C. circolare
Elementi accessori: presenza di canalette di deflusso; ciborio
ipotizzato; resti di pavimentazioni musive, resti di rivestimento
marmoreo all'esLerno e all'lnLerno del fonLe battesimale;
gradus descensionis all'lnLerno della vasca.
Preesistenze
I secolo a. C.-II secolo d. C., domus; II secolo d. C., insula; III-IV secolo d. C, domus
tardoantica con balneum termale?
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Martyrologium Hieronymianum (cfr.
OLIVA 2004, p. 4).
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 77.
Archeologica Prima attestazione o fase: V secolo d. C.
Ultima attestazione o abbandono: seconda metà XV secolo
d. C.
Bibliografia PARMEGIANI, PRONTI 1997; PARMEGIANI, PRONTI 2003; OLIVA 2004.


248
Scheda n. 4a Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di San Clemente Dedicazione: San Clemente Papa e Martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Clementis Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano annesso
Localizzazione: lungo la navata destra
Pianta esterna: fase di V-VI secolo, rettangolare.
Pianta interna: fase di V-VI secolo, rettangolare.
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to:
Dedicazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Fonte battesimale
Pianta esterna: semicircolare
Pianta interna: semicircolare
Elementi accessori:
Preesistenze
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: MANSI 1960, VIII, col. 236.
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 296.
Archeologica Prima attestazione o fase: V secolo
Ultima attestazione o abbandono: inizio VI secolo
Bibliografia GUIDOBALDI et alii 2004.








249
Scheda n. 4b Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di San Clemente Dedicazione: San Clemente Papa e Martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| culto
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Clementis Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano annesso
Localizzazione: lungo la navata destra
Pianta esterna: prima fase (VI-IX secolo), rettangolare
absidata; seconda fase (IX-XII secolo), rettangolare.
Pianta interna: prima fase (VI-IX secolo), rettangolare
absidata; seconda fase (IX-XII secolo), rettangolare.
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to:
Dedicazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Fonte battesimale
Pianta esterna: a stella a sei punte
Pianta interna: circolare
Elementi accessori: ciborio?; descensus; canaletta di deflusso
Preesistenze
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: MANSI 1960, VIII, col. 236.
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 296.
Archeologica Prima attestazione o fase: VI secolo
Ultima attestazione o abbandono: inizio XII secolo
Bibliografia GUIDOBALDI et alii 2004.







250
Scheda n. 5 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denominazione e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di Santa Crisogono Dedicazione: San Crisogono Martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Chrisogoni Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano annesso
Localizzazione: all'esLremlLa della navaLa laterale sinistra, a
slnlsLra dell'abslde paleocristiana.
Pianta esterna: V-IX secolo d. C. rettangolare; IX-XII secolo d.
C. rettangolare.
Pianta interna: V-IX secolo d. C. rettangolare; IX-XII secolo d.
C. rettangolare.
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to:
Dedicazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Fonte battesimale
Pianta esterna: V-XI secolo d. C. circolare
Pianta interna: V-IX secolo d. C. esagonale absidata; XI-XII
secolo d. C. circolare; XI-XV secolo d. C. circolare
Elementi accessori: presenza di canalette di deflusso; resti di
rlvesLlmenLo marmoreo all'esLerno e all'lnLerno del fonLe
battesimale; due gradus descensionis all'lnLerno della vasca.
Preesistenze I-IV secolo d. C., domus e fullonica.
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Martyrologium Hieronymianum
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 145
Archeologica Prima attestazione o fase: V secolo d. C.
Ultima attestazione o abbandono: seconda metà XI-inizi XII
secolo.
Bibliografia CECCHELLI 2003; PAVIA 1996.




251
Scheda n. 6 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di Santa Croce in
Gerusalemme
Dedicazione: Santa Croce di Cristo
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare Pievana
Devozionale: Basilica Sanctae Crucis; Basilica
Hierusalem; Hierusalem; Basilica Heleniana
Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Battistero-edificio autonomo
Posizione r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: alle spalle dell'abslde
paleocristiana
Dedicazione: /
Pianta esterna: rettangolare absidata, con due vani
rettangolari laterali.
Pianta interna: rettangolare absidata, con due vani
rettangolari laterali.
Fonte battesimale
Pianta esterna: circolare.
Pianta interna: circolare.
Elementi accessori: presenza di canalette di deflusso?; resti di
rlvesLlmenLo marmoreo all'esLerno e all'lnLerno del fonLe
battesimale; resti di pavimentazione marmorea non
contemporanea al fonte.
Preesistenze III-IV secolo, aula del Palatium Sessorianum con balneum.
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione:
Ultima attestazione:
Archeologica Prima attestazione o fase: IV secolo d. C.
Ultima attestazione o abbandono: seconda metà XV secolo
d. C.
Bibliografia CECCHELLI 2004b; TOMMASI 2004; STOLFI 2007.




252
Scheda n. 7 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Chiesa di San Lorenzo in
Lucina
Dedicazione: San Lorenzo Diacono e Martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Lucinae; Titulus
Laurentii qui appellatur Lucinae; Ecclesia beati
Laurenti in Lucinis
Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione:
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: a destra della basilica
Dedicazione: ?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Fonte battesimale
Pianta esterna: esagonale con angoli smussati (dodici lati,
alternativamente lunghi e brevi)
Pianta interna: circolare
Elementi accessori: presenza di canalette di deflusso; resti di
rlvesLlmenLo marmoreo all'esLerno, gradus descensionis
all'lnLerno della vasca; vasca rettangolare presistente
riutilizzata.
Preesistenze I secolo a. C.-IV secolo d. C, insula
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione:
Ultima attestazione:
Archeologica Prima attestazione o fase: V secolo
Ultima attestazione o abbandono:XV secolo
Bibliografia BRANDT 2012a; BRANDT 2012b




253
Scheda n. 8 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Chiesa di San Marcello al
Corso
Dedicazione: San Marcello Papa e Martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Marcelli Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione:
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: nella fase
paleocristiana a N della navata laterale destra o del nartece
(?); localizzazione attuale a N della navata laterale sinistra.
Dedicazione: ?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Fonte battesimale
Pianta esterna: esagonale con angoli smussati (dodici lati,
alternativamente lunghi e brevi)
Pianta interna: a stella a sei punte
Elementi accessori: presenza di canalette di deflusso; base di
colonnina o di candelabro al centro della vasca; resti di
rlvesLlmenLo marmoreo e dl lnLonaco dlplnLo (?) all'esLerno e
marmoreo all'lnLerno del fonLe baLLeslmale, gradus
descensionis all'lnLerno della vasca.
Preesistenze I-IV secolo, domus?
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 164; 418 d. C.,
lettera del Praefectus Urbi “lmmaco all'lmperaLore Cnorlo
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 345
Archeologica Prima attestazione o fase: V secolo
Ultima attestazione o abbandono: XII-XIII secolo?
Bibliografia GIGLI 1996; EPISCOPO 1997




254
Scheda n. 9 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di San Marco a Piazza
Venezia
Dedicazione: Marco Papa
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Marci Pievana
Devozionale: Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione: nella fase dl v secolo a desLra dell'abslde, oggl
localizzato sotto il portico quattrocentesco
Pianta esterna: quadrangolare?
Pianta interna: quadrangolare
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to:
Dedicazione: /
Pianta esterna:
Pianta interna:
Fonte battesimale
Pianta esterna:
Pianta interna:
Elementi accessori: foro di scolo; rivestimenti marmorei
all'lnLerno del fonLe, pavlmenLazlone ln marmo
Preesistenze Strutture di III secolo
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, 202
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 520
Archeologica Prima attestazione o fase: V secolo?
Ultima attestazione o abbandono: IX secolo?
Bibliografia CECCHELLI 2004a






255
Scheda n. 10 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Arcipapale Basilica Liberiana;
Basilica di Santa Maria Maggiore
Dedicazione: Maria Madre di Dio
‘ango de||'ed|f|c|o d| culto
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare Pievana
Devozionale: Sanctae Dei genetricis ecclesia;
sanctae Dei Genetricis basilica; Basilica Sanctae
Mariae Maioris; Basilica Liberiana
Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario:
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: ?
Dedicazione: ?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Fonte battesimale
Pianta esterna:
Pianta interna:
Elementi accessori:
Preesistenze Strutture di II-III secolo
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 208
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 449; Ordo I, 15
Archeologica Prima attestazione o fase: 432-440?
Ultima attestazione o abbandono: ?
Bibliografia RICCITELLI, LIMARDI 2005






256
Scheda n. 11 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica dei Santi Quattro
Coronati
Dedicazione: Santi Quattro Coronati Martiri
pannonici
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Aemilianae;
Titulus Sanctorum Quattuor Coronatorum
Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: a sinistra della basilica
Dedicazione: ?
Pianta esterna: circolare
Pianta interna: circolare
Fonte battesimale
Pianta esterna: circolare
Pianta interna: circolare
Elementi accessori: ciborio su otto colonne; canali di deflusso.
Preesistenze Aula di domus, IV secolo.
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Martyrologium Hieronymianum, in Acta
Sanctorum Novembris, t. III, pp. 748-784
Ultima attestazione:
Archeologica Prima attestazione o fase: V secolo
Ultima attestazione o abbandono: XII secolo
Bibliografia BARELLI 2009






257
Scheda n. 12 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di Santa Sabina Dedicazione: Sabina vergine e martire
‘ango de||'ed|f|c|o di culto
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione: ?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to:
Dedicazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Fonte battesimale
Pianta esterna:
Pianta interna:
Elementi accessori:
Preesistenze Domus d'eLa lmperlale
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 235
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 466
Archeologica Prima attestazione o fase:432-440
Ultima attestazione o abbandono: /
Bibliografia ASTOLFI 1998








258
Scheda n. 13 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di San Vitale e
Compagni Martiri in fovea
Dedicazione: Agnese vergine e martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Titulus Vestinae; Titulus
Vitalis
Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione: lato destro della chiesa?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to
Dedicazione
Pianta esterna
Pianta interna
Fonte battesimale
Pianta esterna
Pianta interna
Elementi accessori: cervum fundentem aquam
Preesistenze
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 227
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 466
Archeologica Prima attestazione o fase: 401-417
Ultima attestazione o abbandono: ?
Bibliografia www.medioevo.roma.it







259
Scheda n. 14 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Catacomba di Ponziano Dedicazione: Santi Abdon, Sennen, Milix,
Bicentius e Polion
Rango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario:
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale: Cymiterium Pontiani
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione: LocallzzaLo all'esLremlLa dl una gallerla
Pianta esterna: /
Pianta interna: quadrangolare
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o di culto: ?
Dedicazione
Pianta esterna
Pianta interna
Fonte battesimale
Pianta esterna: /
Pianta interna: rettangolare
Elementi accessori: due nicchie decorate ad affresco; affreschi
dei santi eponimi
Preesistenze Catacomba di Ponziano
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Depositio Martyrum, in Liber Pontificalis,
I, p. 11.
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 219, nota 5
Archeologica Prima attestazione o fase: VI secolo?
Ultima attestazione o abbandono: XI secolo
Bibliografia FIOCCHI NICOLAI 1999






260
Scheda n. 15 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: baslllca dl “anL'AgaLa ln lundo
Lardario
Dedicazione: Agata martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare Pievana
Devozionale Devozionale: Basilica Sanctae Agathae in fundo
Lardario
Monastico Monastico
Funerario Funerario: Cymiterium beatae martyris
Agathae
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione: ?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Battistero-edificio autonomo
Posizione r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: ?
Dedicazione: ?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Fonte battesimale
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Elementi accessori: ?
Preesistenze ?
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 262
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 114
Archeologica Prima attestazione o fase: 498-514
Ultima attestazione o abbandono: 847-855
Bibliografia CECCHELLI 1980.






261
Scheda n. 16 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: 8aslllca dl “anL'Agnese fuorl le
Mura
Dedicazione: Agnese vergine e martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario: Basilica beatae martyris Agnae
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: ?
Dedicazione: ?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Fonte battesimale
Pianta esterna:
Pianta interna:
Elementi accessori:
Preesistenze CaLacomba dl “anL'Agnese
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 227
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 263
Archeologica Prima attestazione o fase: 336-351?
Ultima attestazione o abbandono: ?
Bibliografia CECCHELLI TRINCI 1984







262
Scheda n. 17 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di San Lorenzo fuori le
Mura
Dedicazione: San Lorenzo diacono e martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario: Basilica beati Laurenti martyris
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to ?
Battistero-vano
Localizzazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Battistero-edificio autonomo
Posizione r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to:
Dedicazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Fonte battesimale
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Elementi accessori: ?
Preesistenze
Sepolcreto in uso dal I al V secolo d. C. (di cui restano pochissimi resti); catacomba
sviluppatasi dalla seconda metà del III secolo intorno alla tomba di Lorenzo.
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 234
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 244
Archeologica Prima attestazione o fase: /
Ultima attestazione o abbandono: /
Bibliografia SERRA 2000, pp. 101-112







263
Scheda n. 18 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di San Paolo fuori le
Mura
Dedicazione: San Paolo Apostolo e Martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario: Papalis Arcibasilica Patriarcalis
Maior Arcipresbyteralis Abbatialis Sancti Pauli
foris Muros
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: alle spalle dell'abslde
della basilica teodosiana?
Dedicazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Fonte battesimale
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Elementi accessori: ?
Preesistenze Sepolcreto ostiense
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, XXXIIII Silvester, 21, in
http://www.thelatinlibrary.com.
Ultima attestazione:
Archeologica Prima attestazione o fase: 306-337
Ultima attestazione o abbandono: in uso
Bibliografia DOCCI 2006





264
Scheda n. 19 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di San Pietro in
Vaticano; Papale Arcibasilica Maggiore di San
Pietro in Vaticano; Basilica Vaticana
Dedicazione: San Pietro Papa e Martire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare: Pievana
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario: Basilica Sancti Petri in Vaticano;
Papalis Arcibasilica Maior Sancti Petri in
Vaticano; Basilica Vaticana
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to Nel transetto destro della basilica
Battistero-vano
Localizzazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to:
Dedicazione:
Pianta esterna:
Pianta interna:
Fonte battesimale
Pianta esterna: circolare
Pianta interna: circolare
Elementi accessori: ?
Preesistenze Necropoli vaticana
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, XXXIIII Silvester, 21, in
http://www.thelatinlibrary.com
Ultima attestazione: pianta della basilica di T. Alfarano
Archeologica Prima attestazione o fase: epigrafe damasiana menzionante i
lavori di drenaggio delle acque sul colle Vaticano
Ultima attestazione o abbandono: XVI secolo?
Bibliografia CECCHELLI 1989.





265
Scheda n. 20 Localizzazione
Comune: Roma Provincia: RM Regione: Lazio
Denom|naz|one e ded|caz|one de||'ed|f|c|o d| cu|to
Denominazione: Basilica di Santo Stefano sulla
Via Latina
Dedicazione: Santo Stefano Protomartire
‘ango de||'ed|f|c|o d| cu|to
Urbano Rurale
Cattedrale/episcopale Cattedrale/episcopale
Parrocchiale/titolare Pievana: Basilica beati Stephani via Latina?
Devozionale Devozionale
Monastico Monastico
Funerario Funerario:
Domus ecclesia Rupestre
Stazionale Catacombale
Tipologia architettonica del battistero
Interno a||'au|a d| cu|to
Battistero-vano
Localizzazione: a desLra dell'abslde della baslllca
Pianta esterna: quadrangolare
Pianta interna: quadrangolare
Battistero-edificio autonomo
Þos|z|one r|spetto a||'ed|f|c|o d| cu|to: ?
Dedicazione: ?
Pianta esterna: ?
Pianta interna: ?
Fonte battesimale
Pianta esterna: a stella a otto punte con lati alternati retti e
curvi
Pianta interna: circolare
Elementi accessori: due gradus descensionis; condotta di
deflusso per l'acqua, Lracce ln negaLlvo del rlvesLlmenLo
marmoreo, planeLLo per faclllLare l'afflusso dl acqua o per
particolare esigenza liturgica.
Preesistenze
Tipo di
attestazione
Letteraria Prima attestazione: Liber Pontificalis, I, p. 238
Ultima attestazione: Liber Pontificalis, II, p. 29
Archeologica Prima attestazione o fase: 440-461
Ultima attestazione o abbandono: 795-816
Bibliografia BARTOLOZZI CASTI 2009.





266
4. Conclusioni
Da quanto sin qui esposto si cercherà ora di trarre delle riflessioni utili per trarne nuovi
spunti di ricerca futuri. Anzittuto va notato come la maggioranza dei battisteri noti
archeologicamente e dalle fonti letterarie, su un totale di 20, si situino all’interno delle Mura
Aureliane, e ciò non dovrebbe sorprendere, se si pensa alla redistribuzione dell’amministrazione
dei sacramenti dalla cattedrale alle chiese titolari nel corso del V secolo; su 13 battisteri urbani
censiti, 9 sono quelli noti archeologicamente, i restanti 4 sono noti esclusivamente da fonti
letterarie.
La situazione si rovescia se invece si prendono in considerazione i battisteri del suburbio di
Roma: su 7 casi di studio, solo 2 hanno restituito testimonianze archeologiche, ovvero il
battistero della catacomba di Ponziano ed il battistero di S. Stefano sulla Via Latina; tra gli altri 5
casi noti solo dalle fonti, spiccano i tre santuari martiriali più importanti della Cristianità
occidentale, S. Pietro in Vaticano, S. Paolo sulla Via Ostiense e S. Lorenzo fuori le Mura;
nonostante si tratti di centri di pellegrinaggio importanti che attraggono pellegrini anche da
media e lunga distanza, in essi non si ritrova traccia di impianti battesimali; se ciò desta
meraviglia, è ancora più sorprendente il fatto che S. Pietro - e in certa misura probabilmente
anche S. Lorenzo - abbiano dotazioni battesimali di tono per così dire “minore”, cioè della
tipologia del fonte battesimale interno all’aula di culto, la soluzione più facile da realizzare
quando si hanno pochi mezzi economici e poco spazio a disposizione (e di certo le due basiliche
non avevano problemi di disponibilità economica, essendo oggetto delle attenzioni imperiali
prima e papali poi).
Tornando invece nell’ambito urbano è degno di nota il numero di battisteri autonomi
dall’edificio di culto (3), a cominciare dal Battistero Lateranense, passando per i due battisteri
topograficamente più vicini, quello di S. Croce in Gerusalemme (che però risente di una
situazione preesistente) e quello dei SS. Quattro Coronati; a questi potrebbe essere affiancato il
battistero, noto solo dalle fonti letterarie, di S. Maria Maggiore, legata strettamente al Laterano
grazie all’azione del fondatore Sisto III.
Un altro aspetto che può essere messo in rilievo è l’ingresso dell’aspetto devozionale negli
impianti battesimali; fatti salvi i casi di anticipazione del Battistero Lateranense con gli oraturia
III di Sisto III e gli altrettanti oratori con le medesime dedicazioni presiso il battistero in
Vaticano ad opera di Simmaco, il processo di lento mutamento della destinazione d’uso si attesta
grosso modo tra l’VIII ed il IX secolo, con attardamenti fino all’XI secolo, ma non oltre; il sacco
267
di Roma del 1084 ed i conflitti politici e sociali nella società romana dei secoli XI e XII segnano
un vero e proprio confine; a questa data molti impianti battesimali urbani, in conseguenza della
diminuita importanza dell’edificio di culto, della decadenza o della soppressione della funzione
parrocchiale, o delle ridotte disponibilità economiche del clero parrocchiale, vengono, quando
non sono ormai in rovina da tempo, completamente spogliati ed obliterati dalle strutture murarie
successive e di essi se ne perde la memoria, come nel caso dei SS. Quattro Coronati, di S.
Marcello al Corso, di S. Clemente, di S. Marco e di S. Croce; è spesso la presenza di affreschi a
denunciare l’avvenuto cambiamento di funzione, così a S. Cecilia, S. Clemente, S. Crisogono, S.
Marcello al Corso e nella catacomba di Ponziano, in concomitanza con una nuova fase
decorativa o di ristrutturazione.
L’uso funerario, in accordo o meno con il canone della Sinodo di Auxerre, è attestato a S.
Cecilia, S. Clemente, S. Croce in Gerusalemme (dove le sepolture sono state rinvenute fuori dal
battistero), S. Lorenzo in Lucina (dove l’uso funerario è tardo), e nella catacomba di Ponziano.
Si può ragionare sul fatto se sia stata la funzione battesimale ad attrarre le sepolture, oppure se il
merito spetti alla funzione devozionale, o ancora se sia la semplice dismissione e
defunzionalizzazione dell’ambiente a determinare l’uso funerario.
In 5 casi su 20, si ha la coincidenza o la prossimità, dell’impianto battesimale, con strutture
preesistenti legate alla distribuzione ed all’ulizzo dell’acqua; è il caso di S. Cecilia (balneum), S.
Crisogono (fullonica), S. Croce (ambiente termale del Sessorium), S. Paolo fuori le Mura (il
riferimento all’acqua portata dietro l’abside della basilica teodosiana) e S. Pietro in Vaticano (il
riferimento ai lavori di drenaggio dell’acqua dal colle).
In qualche modo collegata è al presenza di canali di afflusso e deflusso nei fonti
battesimali attestati archeologicamente; canali di deflusso o di scolo sono presenti a S.
Crisogono, S. Cecilia, S. Croce in Gerusalemme, S. Lorenzo in Lucina, S. Marcello al Corso, S.
Marco, SS. Quattro Coronati e S. Stefano sulla Via Latina; in base alle informazioni del Liber
Pontificalis, nonostante non siua stato rinvenuto archeologicamente, si potrebbe pensare alla
presenza di un canale di adduzione anche nel fonte di S. Pietro; un pianetto in laterizio tra i due
descensus del fonte di S. Stefano sulla Via Latina è stato messo in relazione con la funzione di
facilitare l’afflusso manuale dell’acqua, effettuato evidentemente a mano.
In soli due casi sembra potersi riscontrare una certa continuità topografica, nel corso dei
secoli, tra la sala del battistero e le cappelle successive e ciò accade a S. Croce in Gerusalemme e
268
a S. Lorenzo in Lucina; a queste si affianca la lieve dislocazione del fonte battesimale tra il V ed
il VI secolo a S. Clemente.
La presenza di strutture abitative, di livello sociale diverso, è attestata in 7 casi, dei quali 6
urbani (S. Anastasia al Palatino [associata ad un monumento d’età augustea, il Moenianum], S.
Lorenzo in Lucina, S. Croce in Gerusalemme [Sessorium], S. Marcello al Corso, S. Maria
Maggiore, S. Sabina) e solo 1 suburbano (S. Stefano sulla Via Latina, con la villa degli Anicii).
Si riscontra inoltre quale elemento prevalente la collocazione del battistero sul lato destro
dell’edificio di culto, prescindendo dall’orintamento con i punti cardinal; ciò avviene con il
Battistero Lateranense, a S. Clemente, a S. Croce in Gerusalemme, S. Lorenzo in Lucina, S.
Marcello al Corso, S. Marco, S. Stefano sulla Via Latina e per ipotesi anche a S. Maria
Maggiore, S. Sabina e S. Vitale. Il battistero si localizza invece sul lato sinistro solo a S.
Crisogono e ai SS. Quattro Coronati.
Per quanto riguarda invece le vasche battesimali, si riscontra, tra casi urbani e del suburbio
attestati archeologicamente, in tutto 12, una netta prevalenza della pianta stellare a sei o a otto
punte (6 casi: Battistero Lateranense, S. Cecilia, S. Clemente, S. Crisogono, S. Lorenzo in
Lucina, S. Stefano sulla Via Latina), con la variante poligonale (1 caso: S. Marcello al Corso),
cui seguono la pianta circolare (2 casi: S. Croce in Gerusalemme, probabilmente S. Pietro in
Vaticano), la pianta quadrangolare (S. Marco e Ponziano), e la pianta semilunata o semicircolare
(prima vasca di S. Clemente).
Legato al discorso della pianta del fonte è quello della presenza di ciboria, attestati o
ipotizzati nel Battistero Lateranense, a S. Clemente e ai SS. Quattro Coronati.
Restano incerti i casi di S. Agata in Fundo Lardario, S. Agnese sulla Via Nomentana, S.
Lorenzo fuori le Mura e S. Pietro in Vaticano, sui quali al di la di quanto già esposto non si può
dire molto di più.





269
Bibliografia
ANDRIEU 1948 – M. ANDRIEU, Les Ordines Romani du Haut Moyen Age. II. Les textes (Ordines
I-XIII), Louvain, Specilegium Sacrum Lovaniense, 1948.
APOLLONJ GHETTI et alii 1951 – B. M. APOLLONJ GHETTI et alii, Esplorazioni sotto la
Confessione di San Pietro in Vaticano eseguite negli anni 1940-1949, 2 voll., Città del Vaticano,
Tipografia Poliglotta Vaticana, 1951.
ARSLAN 2008 – E. A. ARSLAN, Il dono di re Carlo all’Apostolo Pietro: un tremisse d’oro, in
«Quaderni Ticinesi di Numismatica e Antichità Classiche», XXXVII, 2008, Lugano, Amici dei
Quaderni di Numismatica e Antichità Classiche, 2008, pp. 377-406.
ASTOLFI 1998 – F. ASTOLFI, S. Sabina, in «Forma Urbis. Itinerari nascosti di Roma antica», N. 5,
maggio 1998, Roma, Sydaco Editrice, 1998.
BARELLI 2009 – L. BARELLI, Il complesso monumentale dei SS. Quattro Coronati a Roma,
Roma, Viella, 2009.
BARBERINI 1997 – M. G. BARBERINI, I Santi Quattro Coronati a Roma, Roma, Fratelli Palombi
Editori, 1997.
BARTOLOZZI CASTI 2009 – G. BARTOLOZZI CASTI, Nuove indagini sul battistero e ipotesi
ricostruttive, in R. REA et alii, Scoperte e restauri nella Basilica di Santo Stefano sulla Via
Latina, in «Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia», 81, 2009, pp. 229-246.
BERTOLDI 2003 – M. E. BERTOLDI, Roma – S. Lorenzo in Lucina: gli scavi 1982-85 e le ultime
ricerche, in E. RUSSO (a cura di), 1983-1993: dieci anni di archeologia cristiana in Italia, Atti
del VII Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Cassino, 20-24 settembre 1993), t. I,
Cassino, Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, 2003, pp. 387-389 (Tavv. CLXXV-
CLXXIX sul t. III).
BERTOLDI 2008 – M. E. BERTOLDI, San Lorenzo in Lucina. Tracce di una storia, Genova, B. N.
Marconi, 2008.
BORRET 1981 – M. BORRET, Homélies sur le Lévitique, 2 voll., Paris, Les Éditions du Cerf, 1981
(= Sources Chretiennes, 286-287).
BOTTE 1946 – B. BOTTE, La Tradition Apostolique, Paris, Les Éditions du Cerf, 1946 (= Sources
Chretiennes, 11).
270
BOYLE 1989 – L. BOYLE, Piccola guida di San Clemente. Roma, Roma, Collegio di San
Clemente, 1989.
BRADSHAW et alii 2002 – P. F. BRADSHAW et alii, The Apostolic Tradition. A Commentary,
Minneapolis, Fortress Press, 2002.
BRANDT 1995 – O. BRANDT, Sul battistero paleocristiano di San Lorenzo in Lucina, in
Archeologia Laziale. XII Incontro di Studio del Comitato per l’Archeologia Laziale, Roma,
Consiglio Nazionale delle Ricerche, 1995, pp. 145-150 (= «Quaderni del Centro Studi per
l’Archeologia Etrusco-Italica», 23-24, 1995).
BRANDT 2003 – O. BRANDT, Strutture del IV secolo per la lavanda dei piedi in due battisteri
romani, in «Arte Medievale», Nuova Serie, N. 1, Gennaio 2003, pp. 137-144.
BRANDT 2012a – O. BRANDT, Battisteri oltre la pianta. Gli alzati di nove battisteri paleocristiani
in Italia, in «Studi di Antichità», 64, 2012, Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana,
2012.
BRANDT 2012b – O. BRANDT, The excavations in the baptistery 1993, 1995 and 1998, in O.
BRANDT (a cura di), San Lorenzo in Lucina. The transformations of a Roman Quarter (=
«Skrifter utgivna av Svenska Institutet i Rom», Serie IV, N. 61), Stockholm, Swedish Institut in
Rome, 2012, pp. 49-77.
BRANDT 2012c – O. BRANDT, The Early Christian basilica of San Lorenzo in Lucina, in O.
BRANDT (a cura di), San Lorenzo in Lucina. The transformations of a Roman Quarter (=
«Skrifter utgivna av Svenska Institutet i Rom», Serie IV, N. 61), Stockholm, Swedish Institut in
Rome, 2012, pp. 123-174.
CABROL 1910 – F. CABROL (a cura di), Dictionnaire d’Archéologie Chretienne et de Liturgie,
tome II, 1
er
partie, s. v. baptême, cc. 251-346.
CATTANEO 1997 – E. CATTANEO (a cura di), I ministeri nella Chiesa Antica: testi patristici dei
primi tre secoli, Milano, Edizioni Paoline, 1997.
CATTANI 2006 – R. CATTANI, S. Giovanni in Laterano. La Scala Santa, il Battistero, il Chiostro,
Colleverde di Guidonia, Macart, 2006.
CECCHELLI 1985 – M. CECCHELLI, Note sui “titoli” romani, in «Archeologia Classica»,
XXXVII, 1985, Roma, L’Erma di Bretschneider, 1985, pp. 293-305.
271
CECCHELLI 1989 – M. CECCHELLI, Il complesso cultuale Vaticano, dalla fondazione
costantiniana ai lavori eseguiti fino al pontificato di Gregorio Magno (anno 604), in C.
PIETRANGELI (a cura di), La Basilica di San Pietro, Firenze, Nardini Editore, 1989, pp. 38-55
(Collana «Chiese Monumentali d’Italia»).
CECCHELLI 1997 – M. CECCHELLI, La basilica di S. Marco a Piazza Venezia (Roma). Nuove
scoperte e indagini, in Akten des XII Internationalen Kongresses für Christliche Archäologie
(Bonn, 22-28 september 1991), Città del Vaticano, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana,
1997, pp. 640-644.
CECCHELLI 2003 – M. CECCHELLI, Scavi e scoperte di archeologia cristiana a Roma dal 1983 al
1993, in E. RUSSO (a cura di), 1983-1993: dieci anni di archeologia cristiana in Italia, Atti del
VII Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Cassino, 20-24 settembre 1993), t. I,
Cassino, Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, 2003, pp. 335-357 (Tavv. CLI-CLXIV
sul t. III).
CECCHELLI 2004a – M. CECCHELLI, San Marco, in L. PAROLI, L. VENDITTELLI (a cura di), Roma
dall’antichità al medioevo. II. Contesti tardo antichi e altomedievali, Roma-Milano,
Soprintendenza Archeologica di Roma-Electa, 2004, pp. 312-316.
CECCHELLI 2004b – M. CECCHELLI, Santa Croce in Gerusalemme, in L. PAROLI, L. VENDITTELLI
(a cura di), Roma dall’antichità al medioevo. II. Contesti tardo antichi e altomedievali, Roma-
Milano, Soprintendenza Archeologica di Roma-Electa, 2004, pp. 344-348.
CECCHELLI 2009 – M. CECCHELLI, “Divagazioni” sulla chiesa di S. Anastasia al Palatino, in E.
PLEBANI (a cura di), Società e cultura in età tardo antica e altomedievale. Studi in onore di
Ludovico Gatto, Roma, Herder Editrice e Libreria, 2009, pp. 33-49 (= «Romanobarbarica.
Contributi allo studio dei rapporti culturali tra mondo romano e mondo barbarico», 19, 2006-
2009).
CECCHELLI TRINCI 1980 – M. CECCHELLI TRINCI, La chiesa di S. Agata in Fundo Lardario e il
cimitero dei SS. Processo e Martiniano. Note sulla topografia delle due Aurelie, in «Quaderni
dell’Istituto di Archeologia e Storia Antica», n. 1, 1980, Chieti-Roma, Libera Università
Abruzzese degli Studi “G. D’Annunzio”-Viella s.r.l., 1980, pp. 85-112 (Tavv. I-III fuori testo).
CECCHELLI TRINCI 1984 – M. CECCHELLI TRINCI, Intorno ai complessi battesimali di San Pietro
in Vaticano e di S. Agnese sulla Via Nomentana, in «Quaderni dell’Istituto di Archeologia e
272
Storia Antica», n. 3, 1982-1983, Chieti-Roma, Università di Chieti-Viella Editrice, 1984, pp.
181-199.
CERRITO 2011 – A. CERRITO, Contributo allo studio del titulus Anastasiae, in F. GUIDOBALDI et
alii (a cura di), Marmoribus vestita. Miscellanea in onore di Federico Guidobaldi, 1, Città del
Vaticano, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, 2011, pp. 345-371 (= «Studi di Antichità»,
63, 1, 2011).
CIRSONE 2006 – G. CIRSONE, Gli edifici battesimali nell’Apulia tardoantica: tipologie
architettoniche, ruoli e funzioni, Tesi di Laurea di I Livello in Archeologia Cristiana, discussa
presso l’Università degli Studi di Foggia, A. A. 2004/2005, Lucera, 2006 (on line su
http://uniroma1.academia.edu/GiacomoCirsone).
CIRSONE 2010 – G. CIRSONE, Indagini archeologiche nella Chiesa Madre “Santa Maria
Assunta” in Laurenzana (PZ). Relazione di Scavo, Roma, 2010 (on line su
www.archeologiamedievale.it).
CIRSONE 2011 – G. CIRSONE, La Basilica della SS. Trinità di Venosa dalla Tarda Antichità al
Medioevo, in «La Capitanata. Rivista semestrale della Biblioteca Provinciale di Foggia», Anno
XLVIII, N. 25, Giugno 2011, Foggia, Biblioteca Provinciale, 2011, pp. 125-180 (on line su
http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it).
CIRSONE 2012 – G. CIRSONE, La Basilica della SS. Trinità di Venosa dalla Tarda Antichità
all’Età Moderna, in «La Capitanata. Rivista semestrale della Biblioteca Provinciale di Foggia»,
Anno L, N. 27, Giugno 2012, Foggia, Biblioteca Provinciale, 2012, pp. 99-141 (on line su
http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it).
COSENTINO 2002 – A. COSENTINO, Il battesimo a Roma: edifici e liturgia, in F. GUIDOBALDI, A.
GUIGLIA GUIDOBALDI (a cura di), Ecclesiae Urbis (vedi), pp. 109-142.
DEU 1995 – Dizionario Enciclopedico Universale, K-Z, Milano, Corriere della Sera-Sansoni
Editore, 1995.
DELEHAYE 1931 – H. DELEHAYE (edidit), Acta Santorum Novembris, 2.2, 3-4 Pars posterior,
Wetteren, J. Meester et filii, 1931 (riproduzione facsimile, Bruxellis, 1931), pp. 748-784.
DI RENZO 2012 – F. DI RENZO (a cura di), La basilica sotterranea di San Crisogono in
Trastevere, Roma, Basilica di San Crisogono, 2012.
273
DOCCI 2006 – M. DOCCI, San Paolo fuori le mura. Dalle origini alla basilica delle origini,
Roma, Gangemi Editore, 2006.
DUCHESNE 1886 – L. DUCHESNE, Le Liber Pontificalis, 3 tomes, Paris, Ernest Thorin Editeur,
1886.
EHRMAN 2003 – B. D. EHRMAN, The Apostolic Fathers. I. I Clement, II Clement, Ignatius,
Polycarp, Didache, London-Cambridge, Harvard University Press, 2003, pp. 416-443.
FIOCCHI NICOLAI 1999 – V. FIOCCHI NICOLAI, Cosiderazioni sulla funzione del cosiddetto
battistero di Ponziano sulla Via Portuense, in Z. MARI et alii, Il Lazio tra Antichità e medioevo.
Studi in memoria di Jean Coste, Roma, Quasar, 1999, pp. 323-332.
FIOCCHI NICOLAI 2007 – V. FIOCCHI NICOLAI, Appunti per il Corso di Archeologia Cristiana,
A.A. 2006/2007, 2 voll., Roma, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, 2007 (non
pubblicato).
GEERTMAN, ANNIS 2004 – H. GEERTMAN, M. B. ANNIS, San Sisto Vecchio: indagini
topografiche e archeologiche, in L. PAROLI, L. VENDITTELLI (a cura di), Roma dall’antichità al
medioevo. II. Contesti tardo antichi e altomedievali, Roma-Milano, Soprintendenza
Archeologica di Roma-Electa, 2004, pp. 517-541.
GIRGENTI 1995 – G. GIRGENTI (a cura di), Giustino. Apologie, Milano, Rusconi Libri, 1995.
GIGLI 1996 – L. GIGLI, San marcello al Corso, Roma, Istituto Nazionale di Studi Romani-
Fratelli Palombi Editori, 1996 (= Le chiese di Roma illustrate, Nuova Serie, 29).
GUARDUCCI 1967 – M. GUARDUCCI, Una moneta nella necropoli vaticana, in «Atti della
Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Rendiconti», XXXIX, 1966-67, Roma,
Tipografia Poliglotta Vaticana, 1967, pp. 135-145.
GUIDOBALDI 2003 – F. GUIDOBALDI, Le recinzioni liturgiche nelle chiese di Roma nell’età
paleocristiana e altomedievale. Inquadramento cronologico preliminare e classificazione, in E.
RUSSO (a cura di), 1983-1993: dieci anni di archeologia cristiana in Italia, Atti del VII
Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Cassino, 20-24 settembre 1993), t. I, Cassino,
Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, 2003, pp. 399-405 (Tavv. CLXXXII-CLXXXIX
sul t. III).
GUIDOBALDI, GUIGLIA GUIDOBALDI 2002 – F. GUIDOBALDI, A. GUIGLIA GUIDOBALDI (a cura di),
Ecclesiae Urbis, Atti del Congresso Internazionale di Studi sulle chiese di Roma (IV-X secolo)
274
(Roma, 4-10 settembre 2000), Città del Vaticano, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana,
2002, pp. 109-142 (= «Studi di Antichità Cristiane», LIX, Città del Vaticano, Pontificio Istituto
di Archeologia Cristiana, 2002).
GUIDOBALDI et alii 2004 – F. GUIDOBALDI ET ALII, San Clemente. Gli scavi più recenti (1992-
2000), in L. PAROLI, L. VENDITTELLI (a cura di), Roma dall’antichità al medioevo. II. Contesti
tardo antichi e altomedievali, Roma-Milano, Soprintendenza Archeologica di Roma-Electa,
2004, pp. 390-415.
HUETTER, GOLZIO 1938 – L. HUETTER, V. GOLZIO, San Vitale, Roma, Stabilimento Tipografico
Armani di M. Courrier, 1938 (= Collana «Le Chiese di Roma illustrate»).
IORIO 1993 – R. IORIO (a cura di), Battesimo e Battisteri, Firenze, Nardini Editore, 1993 (=
Collana Biblioteca Patristica).
IWASZKIEWICZ-WRONIKOWSKA 2002 – B. IWASZKIEWICZ-WRONIKOWSKA, Le prime dedicazioni
delle chiese di Roma, in F. GUIDOBALDI, A. GUIGLIA GUIDOBALDI (a cura di), Ecclesiae Urbis
(vedi), pp. 97-107.
JOHNE 2012 – K.-P. JOHNE, Longinianus, in http://referenceworks.brillonline.com, ultimo
aggiornamento 2012.
KEERAN 2009 – D. KEERAN, Baptismal Fonts of Saint Peter’s Basilica, 2009, in
http://collegemhc.academia.edu/DanielKeeran.
LA ROCCA 2000 – E. LA ROCCA, Le basiliche cristiane “a deambulatorio” e la sopravvivenza
del culto eroico, in S. ENSOLI, E. LA ROCCA, Aurea Roma. Dalla città pagana alla città
cristiana, Roma, L’Erma di Bretschneider, 2000, pp. 204-220.
LAKE 1952 – K. LAKE (a cura di), The Apostolic Fathers. I. I Clement, II Clement, Ignatius,
Polycarp, Didache, Barnabas, London-Cambridge, William Heinemann Ltd-Harvard University
Press, 1952, pp. 318-321.
Liber Pontificalis - DUCHESNE 1886 (vedi).
LIVERANI 1989 – P. LIVERANI, Preesistenze archeologiche: la necropoli vaticana e la tomba
dell’apostolo. Il circo di Caligola. L’obelisco, in C. PIETRANGELI (a cura di), La Basilica di San
Pietro, Firenze, Nardini Editore, 1989, pp. 18-37 (Collana «Chiese Monumentali d’Italia»).
275
MAGNANI CIANETTI, PAVOLINI 2004 – M. MAGNANI CIANETTI, C. PAVOLINI (a cura di), La
basilica costantiniana di Sant’Agnese. Lavori archeologici e di restauro, Roma-Milano,
Soprintendenza Archeologica di Roma-Mondadori Electa S.p.a., 2004.
MANSI 1960 – J. D. MANSI, Sacrorum Conciliorum Nova et Amplissima Collectio, t. V, Graz,
Akademische Druck und Verlagsanstalt, 1960.
MANSI 1960 – J. D. MANSI, Sacrorum Conciliorum Nova et Amplissima Collectio, t. VIII, Graz,
Akademische Druck und Verlagsanstalt, 1960.
MANSI 1960 – J. D. MANSI, Sacrorum Conciliorum Nova et Amplissima Collectio, t. IX, Graz,
Akademische Druck und Verlagsanstalt, 1960.
MANSI 1960 – J. D. MANSI, Sacrorum Conciliorum Nova et Amplissima Collectio, t. X, Graz,
Akademische Druck und Verlagsanstalt, 1960.
MAZZOCCHI 2001 – E. MAZZOCCHI, Una parete dai molti misteri: alcune precisazioni sugli
affreschi della basilica inferiore di San Crisogono a Roma, in «Annali della Scuola Normale
Superiore di Pisa», Serie IV, Vol. VI, 1, Pisa, Classe di Lettere e Filosofia, 2001, pp. 39-60.
MENEGHINI, SANTANGELI VALENZANI 2004 – R. MENEGHINI, R. SANTANGELI VALENZANI, Roma
nell’Altomedioevo. Topografia e urbanistica della città dal V al X secolo, Roma, Istituto
Poligrafico e Zecca dello Stato, 2004.
METZGER 1985 – M. METZGER, Les Constitutions Apostoliques, 3 voll., Paris, Les Éditions du
Cerf, 1985 (= Sources Chretiennes, 320, 329, 336).
MIGNE 2006 – J.-P. MIGNE, Patrologia Latina, in http://www.documentacatholicaomnia.eu,
ultimo aggiornamento 2006, col. 152.
MUNZI et alii 2004 – M. MUNZI et alii, Domus Tiberiana: contesti tardoantichi dal settore nord-
orientale, in L. PAROLI, L. VENDITTELLI (a cura di), Roma dall’antichità al medioevo. II.
Contesti tardo antichi e altomedievali, Roma-Milano, Soprintendenza Archeologica di Roma-
Electa, 2004, pp. 91-128.
NICOLOTTI 2005 – A. NICOLOTTI, Che cos’è la Traditio Apostolica di Ippolito? In margine ad
una recente pubblicazione, in «Rivista di Storia del Cristianesimo», II, 1, 2005, pp. 219-237.
OEHLER 1854 – F. OEHELR (recensuit), Quinti Septimii Florentis Tertulliani Opera Omnia,
Lipsiae, T. O. Weigel, 1854.
276
OLIVA 2004 – V. OLIVA, La Basilica di Santa Cecilia in Roma, Roma, Edizioni d’Arte Marconi,
2004.
OULTON, LAWLOR 1953 – J. E. L. OULTON, H. J. LAWLOR, Eusebius. The Ecclesiastical History,
II, London-Cambridge, William Heinemann Ltd-Harvard University Press, 1953.
QUACQUARELLI 1994 – A. QUACQUARELLI (a cura di), I padri apostolici, Roma, Città Nuova,
1994.
PARMIGIANI, PRONTI 1997 – N. PARMEGIANI, A. PRONTI, Recenti scavi a S. Cecilia in Trastevere
a Roma, in Akten des XII Internationalen Kongresses für Christliche Archäologie (Bonn, 22-28
september 1991), Città del Vaticano, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, 1997, pp. 1069-
1075.
PARMIGIANI, PRONTI 2003 – N. PARMEGIANI, A. PRONTI, Il battistero di S. Cecilia in Trastevere
a Roma, in E. RUSSO (a cura di), 1983-1993: dieci anni di archeologia cristiana in Italia, Atti
del VII Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Cassino, 20-24 settembre 1993), t. I,
Cassino, Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, 2003, pp. 391-398 (tavv. CLXXX-
CLXXXI sul t. III).
PAVIA 1996 – C. PAVIA, S. Crisogono, in «Forma Urbis. Itinerari nascosti di Roma antica», N. 2,
febbraio 1996, Roma, Sydaco Editrice, 1996.
PENSABENE 2003 – P. PENSABENE, Cause e significati del reimpiego a Roma: dall’arco di
Costantino alla basilica di S. Agnese f. l. m., in E. RUSSO (a cura di), 1983-1993: dieci anni di
archeologia cristiana in Italia, Atti del VII Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana
(Cassino, 20-24 settembre 1993), t. I, Cassino, Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino,
2003, pp. 407-424 (tavv. CXC-CC sul t. III).
REA 2009 – R. REA, Parco Archeologico della Via Latina. Interventi a tutela della Basilica di S.
Stefano, in R. REA et alii, Scoperte e restauri nella Basilica di Santo Stefano sulla Via Latina, in
«Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia», 81, 2009, pp. 223-228.
RICCITELLI, LIMARDI 2005 – P. RICCITELLI, G. LIMARDI, Guida alla Basilica di Santa Maria
Maggiore, Città del Vaticano, Di.Edit. s.r.l., 2005.
RIGGI 1993 – C. RIGGI (a cura di), Cirillo di Gerusalemme. Le catechesi, Roma, Città Nuova,
1985.
277
ROBERTS et alii 1986 – A. ROBERTS et alii (a cura di), The Ante-Nicene Fathers: translation of
the fathers down the 325 A. D.. 3. Latin Christianity: its founder, Tertullian, Grand Rapids,
Eerdsman Publishing Company, 1986, pp. 1162-1183.
RÖWEKAMP, THÖNNES 1995 – G. RÖWEKAMP, D. THÖNNES, Egeria Itinerarium Reisebericht mit
auszügen aus Petrus Diaconus De Locis Sanctis Die Heiligen Stätten, Freiburg-Basel-Wien-
Barcelona-Rom-New York, Herder, 1995.
San Marcello 1980 – Chiesa di San Marcello. Storia, Arte, Fede, Roma, Tipolitografia Bella,
1980.
San Marcello 2012 – Chiesa di San Marcello al Corso. Roma, Genova, B. N. Marconi, 2012.
SAXER 2001 – V. SAXER, Sainte-Marie majeure. Une basilique de Rome dans l’histoire de la
ville et de son église (V
e
-XIII
e
siècle), Rome, École Française de Rome, 2001 (= Collection de
l’École Française de Rome, 283).
SERRA 2000 – S. SERRA, S. Lorenzo fuori le Mura, in L. PANI ERMINI (a cura di), La visita alle
Sette Chiese, Roma, Società Romana di Storia Patria – Istituto Nazionale di Studi Romani, 2000,
pp. 101-112.
SERRA 2006 – S. SERRA, L’area di San Lorenzo presso la Via Tiburtina e le vicende costruttive
della basilica, in «30 Giorni nella chiesa e nel mondo», 24, 3, 2006, pp. 93-94.
SIGNANI 1998 – L. SIGNANI, S. Lorenzo in Lucina, in «Forma Urbis. Itinerari nascosti di Roma
antica», N. 2, febbraio 1998, Roma, Sydaco Editrice, 1998.
SCHAFF 2006 – Ph. SCHAFF, The letters of St. Jerome, in
http://www.documentacatholicaomnia.eu, aggiornamento 2006.
SINISCALCO, SCARAMPI 2008 – P. SINISCALCO, L. SCARAMPI (a cura di), Egeria. Pellegrinaggio
in Terra Santa, Roma, Città Nuova, 2008.
STOLFI 2007 – E. STOLFI (a cura di), La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, Roma, Lozzi
Roma s.a.s., 2007.
TOMMASI 2004 – F. TOMMASI, Santa Croce in Gerusalemme: materiali dall’area sepolcrale, in
L. PAROLI, L. VENDITTELLI (a cura di), Roma dall’antichità al medioevo. II. Contesti tardo
antichi e altomedievali, Roma-Milano, Soprintendenza Archeologica di Roma-Electa, 2004, p.
349.
278
THAYER 2012a – D. T. THAYER, The Lateran Baptistery: Memory, Space and Baptism, Master’s
Thesis, University of Tennesse, Knoxville, 2012, in
http://trace.tennessee.edu/utk_gradthes/1213.
THAYER 2012b – D. T. THAYER, Lateran Baptistery Model, in http://www.academia.edu,
aggiornamento 2012.
ZAPPELLA 1998 – L. ZAPPELLA (a cura di), Giovanni Crisostomo. Le catechesi battesimali,
Milano, Edizioni Paoline, 1998, pp. 191-211, 230-279, 397-410.
ZEPPEGNO, MATTONELLI 1990 – L. ZEPPEGNO, R. MATTONELLI, Le chiese di Roma. Viaggio
amoroso attraverso Roma sacra, dalle Quattro Basiliche «maggiori» alle chiese quasi
dimenticate, alle catacombe, ai luoghi tradizionali delle feste religiose, Roma, Newton
Comptonp Editori, 1990.















279
Indice
Dedica 2
Ringraziamenti 3
1. Il rito del battesimo dalle origini al Medioevo 4
2. I battisteri romani 37
2.1. I battisteri urbani 37
2.1.1. Battistero Lateranense 37
2.1.2. Sant’Anastasia al Palatino 59
2.1.3. Santa Cecilia in Trastevere 67
2.1.4. San Clemente 81
2.1.5. San Crisogono 101
2.1.6. Santa Croce in Gerusalemme 113
2.1.7. San Lorenzo in Lucina 124
2.1.8. San Marcello al Corso 143
2.1.9. San Marco a Piazza Venezia 158
2.1.10. Santa Maria Maggiore 168
2.1.11. Santi Quattro Coronati 180
2.1.12. Santa Sabina 189
2.1.13. San Vitale e Compagni Martiri in fovea 193
2.2. I battisteri del suburbium 197
2.2.1. Catacomba di Ponziano 197
2.2.2. Sant’Agata in Fundo Lardario 205
2.2.3. Sant’Agnese sulla Via Nomentana 210
2.2.4. San Lorenzo fuori le Mura 215
2.2.5. San Paolo fuori le Mura 220
2.2.6. San Pietro in Vaticano 228
2.2.7. Santo Stefano sulla Via Latina 235
3. Catalogo – Schede 242
4. Conclusioni 266
Bibliografia 269
Indice 279