LA RICERCA DEL PRINCIPIO

I presofisti (presocratici) erano i filosofi che si occupavano principalmente del
problema della natura e della realtà, essi identificano l’archè come principio di essa
tramite tre concezioni:
 Monismo, poiché dietro il divenire del mondo riconoscono un principio unico.
 Ilozoismo (materia vivente), poiché ritengono che la materia primordiale sia
spinta da un’energia che la fa muovere.
 Panteismo (tutto-Dio), poiché identificano il principio con la divinità.
Fioriscono dal VI secolo a.C. in poi e si distinguono in:
 Ionici di Mileto (Talete, Anassimandro e Anassimene)
 Pitagorici (Pitagora)
 Eraclitei (Eraclito)
 Eleati (Parmenide)
 Fisici posteriori (Empedocle, Anassagora e Democrito)

Talete di Mileto (VI a.C.) è il fondatore della scuola ionica, primo autore della
filosofia. Di lui non sono pervenuti scritti filosofici, conosciamo la sua dottrina grazie
ad Aristotele. Secondo lui l’archè è l’acqua.
Anassimandro, concittadino e contemporaneo di Talete, sosteneva che l’archè fosse
l’ápeiron, ovvero un principio infinito e indeterminato dal quale le cose derivano
per mezzo della separazione dei contrari. Secondo lui la nascita è la separazione
degli esseri dalla sostanza infinita e quindi la rottura dell’unità originale, di
conseguenza gli esseri sconteranno la loro nascita con la morte, ritornando cosi alla
materia infinita.
Egli ammette inoltre che: esistono infiniti mondi, la terra è un cilindro che si libra nel
mezzo del mondo e che gli uomini hanno avuto origine da altri animali.
Anassimandro cercava di dare una spiegazione puramente naturalistica al mondo.
Anassimene di Mileto, più giovane di Anassimandro e forse suo discepolo,
sosteneva che l’archè fosse l’aria, da cui le cose derivano per mezzo della
rarefazione e della condensazione. Attribuì a tale materia di essere infinita, in
movimento costante e di essere la forza che anima il mondo.

Pitagora (Samo, ca. 570 a.C.) era un grande matematico, filosofo e uomo religioso.
Apparteneva alla dottrina della metempsicosi che si riallacciava quella dell’orfismo.
A Crotone fondo una scuola che fu anche un’associazione religioso-politica dove si
praticavano regole ascetiche e comunione dei beni.
Ai pitagorici si deve l’elaborazione della matematica come vera e propria scienza.
Essi credevano che il numero fosse l’archè in quanto insieme di unità corrispondenti
ad altrettanti punti geometrici. Secondo Pitagora dunque, l’intera natura consiste in
un ordinamento geometrico esprimibile in numeri e, quindi, misurabile.
Il pitagorismo è una forma di dualismo rappresentata dalla contrapposizione di due
principi: il limite (rappresentato dai numeri dispari) e l’illimitato (rappresentato dai
numeri pari). Secondo i greci la perfezione coincideva con la finitezza mentre
l’infinito era visto come imperfezione, per questo motivo i pitagorici vedevano
l’illimitato (ossia i numeri pari) come qualcosa di difettoso.
Con la scoperta delle grandezze incommensurabili e dell’infinito matematico pero,
le teorie dei pitagorici entrarono in crisi.
I pitagorici in astronomia:
 Sostennero per primi la sfericità dei corpi celesti, condotti dal fatto che,
secondo loro, la sfera è la più perfetta delle figure solide, avendo tutti i suoi
punti equidistanti dal centro.
 Ammisero che i corpi celesti si muovevano intorno a un fuoco centrale,
abbandonando l’ipotesi della terra come centro dell’universo.
 Ipotizzarono il movimento della terra intorno al suo asse obliquamente
rispetto all’equatore celeste.
A Pitagora si attestano due teorie antropologiche diverse:
 L’anima come risultato armonico dell’insieme degli elementi che
costituiscono il corpo.
 L’anima come prigioniera del corpo, nel quale dovrà espiare la sua colpa
(orfismo).
Anche per quanto riguarda l’etica si ricorse al concetto di armonia-misura.



Eraclito (Efeso, VI-V a.C.) distingue la filosofia, per lui fonte di verità, dall’opinione
comune degli uomini, ritenuta fonte di errore. Distingue dunque gli uomini in due
categorie: i dormienti (la maggioranza), ovvero quelli che vivono la vita in maniera
superficiale senza porsi domande come se vivessero in un sogno illusorio, e gli
svegli, cioè quelli che vanno al di là delle apparenze cogliendo il nocciolo segreto
delle cose.
Egli è noto per la sua teoria del divenire, poiché concepisce il mondo come un flusso
perenne in cui tutto scorre (panta rei). Identifica il fuoco come archè della physis e il
logos come legge universale della physis. Secondo lui la legge segreta del mondo
risiede nella lotta e opposizione dei contrari, poiché uno non può esistere senza
l’altro.
Eraclito ha una visione dell’universo:
 Panteistica, mette quindi Dio alla base di tutto.
 Ciclica, vede cioè l’universo come un’alternanza tra fasi distruttive e fasi
produttive.