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VENERDÌ 6_NOVEMBRE_2009

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DIETROFRONT IL GOVERNO CONGELA I FONDI DESTINATI A PORTARE LA BANDA LARGA AGLI ITALIANI GLI ESPERTI SOTTOLINEANO: COSÌ SI RINUNCIA A INVESTIRE SU UN SETTORE TRAINO PER L’ECONOMIA

Internet veloce? Attendere prego
A giorni dovevano essere stanziati 800 milioni per colmare il divario digitale. Ma l’esecutivo «ha cambiato l’ordine delle priorità».
>> Angelo Di Mambro Milano

Le reazioni

Il garante Calabrò: «Me lo aspettavo» e guarda alla Cdp
«L’unica speranza resta la Cassa depositi e prestiti»
«Lo stop agli 800 milioni è solo momentaneo - dice a DNews il capo di Gabinetto del ministero della Gioventù Luigi Bobbio - lo sviluppo di internet resta un obiettivo primario per il governo». Il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò ha commentato la notizia con un laconico «purtroppo me lo aspettavo». Poi ha aggiunto: «Resta prezioso l’intervento della Cassa depositi e prestiti». Franco Bassanini, presidente della Cassa, ha infatti dichiarato nelle scorse settimane che la Cdp è pronta a mettere le sue risorse a disposizione di un grande progetto di investimento nelle reti di nuova generazione. Col benestare del Ministero del Tesoro e un progetto finanziario credibile, che preveda un ritorno nel lungo periodo. Anche il sottosegretario allo sviluppo economico Paolo Romani, uno dei padri del fondo “congelato”, cerca soluzioni alternative. Una potrebbe essere percorrere una strada analoga a quella seguita con il digitale terrestre, firmando protocolli regionali. Oppure coinvolgere, a vario titolo, investitori privati.ADM

L’annuncio è del sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta: lo stanziamento di 800 milioni del piano Romani-Brunetta per portare la banda larga agli italiani resteranno congelati fino alla fine della crisi. Ove per banda larga si intende un servizio di rete internet veloce quel tanto che basta da poter entrare in rete e starci comodi. «Il governo ha cambiato l’ordine delle priorità - ha spiegato Letta -, abbiamo dovuto riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali», perché «l’occupazione è la nostra principale preoccupazione». C’è la crisi, la banda larga è un lusso. Rete ed economia È opinione comune invece, che proprio lo sviluppo delle reti e del digitale sia una delle strade per uscire dalla crisi, creare mercato e occupazione. Il conto, secondo lo Iab Italia, che riunisce le imprese del mercato della comunicazione digitale e interattiva, è presto fatto: «Oltre 23 milioni di italiani e 2.300 aziende sono sul web dice Layla Pavone, presidente dell’associazione - lo utilizzano come mezzo di comunicazione, di servizio e di business. Secondo Confindustria gli 800 milioni di investimento in banda larga avrebbero stimolato di un +2% il Pil italiano». Sarebbero questi i benefici, anche in Italia, dove l’alfabetizzazione digitale e l’uso di internet sono parecchio indietro? «Internet è un volano per il sistema economico», spiega Davide Bennato, che si occupa di media digitali e insegna all’università di Catania. «È un’infrastruttura grazie alla quale ormai fanno affari imprese e comparti che non hanno nulla a che vedere col digitale o con l’Ict in senso stretto. Il mercato vede nella rete uno spazio nuovo dove espandersi. I consumatori la usano sempre di più sia per comprare prodotti, sia per informarsi attraverso

45%
Senza rete Secondo un’indagine Eurostat il 45% della popolazione italiana con più di 14 anni

non usa mai internet. Siamo agli ultimi posti in Europa: l’Olanda è all’88%, la Germania al 76%, Uk al 71%, la Francia al 62%.

13%
Vorrei, non posso Tra il 12 e il 13% della popolazione, ovvero 7 milioni e 800 mila italiani, non

hanno attualmente accesso alla banda larga. Un numero che sale a 22 milioni se si usa come parametro la connessione veloce da 20 Mega.

to «portare a un incremento del Pil di 2 miliardi di euro». Due settimane fa il ministro Brunetta annunciava che la prima tranche da 800 milioni era pronta e aspettava solo il via libera del Cipe, e che entro il 2010 il 96% degli italiani avrebbe avuto internet veloce a 2 Mega. Appena due giorni fa allo Iab Forum a chi domandaGli annunci Q u e s t o s e m b r a v a a n c h e va degli 800 milioni i (pochi) l’orientamento del governo. rappresentanti istituzionali L’estate scorsa, il sottosegreta- garantivano che era solo querio allo Sviluppo economico stione di tempo. Ora le priorità sono cambiaPaolo Romani, nel corso di una audizione alla Commissione te. Per via della crisi. «Una moTrasporti della Camera, di- tivazione che fa sorridere - racchiarava che l’esecutivo avreb- conta Guido Scorza, presidenbe stanziato quasi 1,5 miliardi te dell’Istituto politiche per su banda larga e divario digi- l’innovazione - perché l’occutale, fondi che avrebbero potu- pazione si crea anche con infonti proprie sui prodotti che compreranno. Anche se sulla carta potrebbe apparire inutile investire in internet in un Paese che è molto indietro nel suo utilizzo, di fatto significa puntare su qualcosa che aumenta le prestazioni del sistema economico in generale».

ternet. Così stanno facendo in Usa e Francia». L’Unione europea stima che la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015. «Il governo italiano invece ha dato un messaggio chiaro: la rete non è un’opportunità per uscire dalla crisi, è un lusso». E l’intervento pubblico sul tema è demandato alla buona volontà degli enti locali. «In fondo 800 milioni sono anche pochi - riprende Scorza - ma avrebbero

dato un segnale: scommetto sulla rete con un’ottica di sistema, non lascio aree a connessione ad alta velocità e le altre poi si vedrà. Mi si deve spiegare però perché altri settori della comunicazione come l’editoria tradizionale godono di finanziamenti diretti e indiretti e internet, beh che faccia da sola». Domani I fondi, ha comunque sottolineato Letta, «stanno lì, non sono stati spesi nè sciupati: una volta usciti dalla crisi si potrà riprendere l’ordine della priorità, e la prima sarà la banda larga». Non prima del 2011. Internet veloce? Attendere prego. <<

Il messaggio «Niente innovazione perché c’è la crisi? Evidentemente è considerata un lusso»