Corso di formazione

ASSISTENZA DOMICILIARE
COMPETENTE A PERSONE
IN STATO VEGETATIVO, DI MINIMA
COSCIENZA E DISABILITA’ GRAVE
Fondazione I.P.S.S.E.R. - Via Riva di Reno, 57 - Bologna
06 - 13 - 20 - 27 Marzo 2014
Ore 14.00 - 18.00

In collaborazione con:
Con il contributo
Indice delle slides proiettate
Presentazione dell’Associazione “Insieme per Cristina” - dott. Gianluigi Poggi pag. 3
Servizio Comaiuto - dott.ssa Maria Vaccari pag. 23
L’esperienza del Nucleo Dedicato Gravissime Disabilità Acquisite - dott.ssa Raffaella Ansaloni pag. 44
Assistere, ascoltare, relazionarsi con i familiari: la relazione di aiuto - dott.ssa Laura Trevisani pag. 57
C.C.N.L. sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico - dott. Gianluigi Poggi pag. 82
Cura dell’igiene dell’ambiente e assistenza alla cura della persona - dott.ssa Cristina Valisella e pag. 93
dott.ssa Patrizia Scipione
Gestione dispositivi sanitari - dott. Giuseppe Loizzi pag. 112
Gestione postura e movimentazione - dott.ssa Giuseppina Salvati e dott.ssa Silvia Faenza pag. 138
Gestione dell’alimentazione, gestione dell’incontinenza pag. 226
Disordini neuropsicologici e della comunicazione pag. 251


Fondazione I.P.S.S.E.R

Associazione
‘’INSIEME PER CRISTINA
ONLUS’’


ASSISTENZA
DOMICILIARE
COMPETENTE
A PERSONE
IN STATO VEGETATIVO
DI MINIMA
COSCIENZA
E DISABILITA’ GRAVE

06-13-20-27 Marzo 2014
Fondazione IPSSER
Via Riva di Reno, 57


Gianluigi Poggi
(Presidente Associazione)

www.insiemepercristina.it – facebook: insiemepercristina
Presentazione dell’Associazione
Insieme per Cristina Onlus

- L’Associazione è molto giovane e nasce ufficialmente il 31
maggio 2012, quindi 2 anni fa, ma ha iniziato a operare sul
territorio come gruppo di lavoro nel 2010 in occasione della
pubblicazione del libro “Se mi risvegliassi domani?”-
Cristina Magrini 30 anni di vita in coma -
PRINCIPI (sintesi)

L'associazione ”INSIEME PER CRISTINA ONLUS”, riconoscendo in
ogni essere umano, senza distinzione di età, di sesso o di condizioni di
salute, un valore originario in quanto persona, recante l'immagine di
Dio e vedendo nelle persone più provate dalla sofferenza un richiamo
alla croce di Cristo, intende promuovere nella società civile e nella
comunità cristiana una mentalità di accoglienza e impegni concreti a
favore delle persone in stato vegetativo o di minima coscienza e delle
loro famiglie.
In particolare l'Associazione si propone un'opera di sensibilizzazione e
di educazione all'accoglienza delle persone in stato vegetativo o di
minima coscienza nei vari ambiti educativi e di socializzazione.
L'Associazione "INSIEME PER CRISTINA ONLUS" si rifà ai principi
sanciti dalla Carta dei Diritti del Malato o Carta di Oviedo, approvata
dall'Unione Europea e ratificata dalla Repubblica Italiana.

SCOPI (sintesi)

L'associazione "INSIEME PER CRISTINA ONLUS" ha quale scopo
la diffusione e la promozione della conoscenza del coma e dello
stato vegetativo. E’ volta altresì a sensibilizzare la coscienza
sociale verso aiuti concreti alle famiglie delle persone in tale
stato.
L'Associazione può realizzare tutte quelle iniziative che nell'ambito
della cultura della solidarietà e della utilità sociale consentano la
concretizzazione dell'oggetto sociale, per l'unico obiettivo di offrire
sollievo a soggetti affetti dalle patologie di cui sopra.
Alcuni eventi importanti dell’Associazione

Pubblicazione di 3 libri, su Cristina Magrini, Moira Quaresmini e
Barbara Ferrari, tutte e tre in SV. Il ricavato è stato devoluto alle
famiglie.
Il 4° libro, il cui titolo è «L’amore basta?» – Famiglia e persone in
stato vegetativo – verrà presentato nella ricorrenza del 2° anno dalla
fondazione dell’Associazione, il 31 maggio 2014. Il libro racconta la
storia di 3 mogli che assistono con amore e dedizione i rispettivi
mariti.
L’associazione si è battuta per
la Cittadinanza Onoraria a
favore di Cristina Magrini,
ottenuta il 5 dicembre 2011,
grazie al grande sostegno del
Resto del Carlino, presupposto
per il rientro a Bologna di
Cristina.
Con l’aiuto della Chiesa è stata
inaugurata a Villa Pallavicini
il 4 ottobre 2012 una casa
accoglienza per Cristina, alla
presenza del sindaco Merola e
del presidente della Provincia
Draghetti. E’ stato risolto il
problema del “dopo di noi” che
angosciava papà Romano.
a
Premio Marco Biagi 2013
Assegnato ex-equo all’Associazione

L’associazione segue e tutela i diritti
di altre persone in SV o MC e delle
loro famiglie.

Organizza corsi per assistenza alle
persone in SV o MC.

E’ in fase avanzata il progetto di un
centro di “case accoglienza” o “case
protette” per SV a Villa Pallavicini
grazie alla comprensione della
Chiesa, nella persona di Mons. Allori
Presidente della fondazione “Gesù
Divino Operaio” e Vicario della
Caritas. Tale centro corrisponde a
quanto previsto nell’accordo stato-
regioni del 5 maggio 2011 e non
ancora messo in atto dalla Regione.


Qualche informazione sulla rassegna stampa



Alcuni esempi di normative Istituzionali sugli
SV o MC in parte disattese
1. Il libro bianco sugli SV, pag. 39 e 44

2. DGR E-R 2068, pag. 9 – Paragrafo 1.4 “Sostegno
alle famiglie”

3. Accordo Stato-Regioni del 5 maggio 2011, inerente
all’assistenza alle persone in Sv o MC
1. Libro bianco (Settembre 2010)
……I primi mesi dopo l’evento scavano nel profondo di
ogni familiare che accanto al suo congiunto affronta il
percorso ospedaliero e riabilitativo…….
……Frastornati da richieste e moduli burocratici da
compilare che diventano una ulteriore fonte di
tensione……..contribuendo a determinare nel familiare
una reazione di sovraccarico emotivo con gravissime
ricadute e reazioni ansiose-depressive…..
……Quando la malattia, la sofferenza, la disabilità
entrano in famiglia la cambiano profondamente,
sempre……
….Le Istituzioni debbono dare a tutti, gli aiuti più
tangibili: ausili, sostegno economico, facilitazioni,
leggi…..non possono venire meno il supporto psicologico
e sociale……

2. DGR E-R 2068 pag. 9

…..Il ruolo della famiglia ……è fondamentale per
garantire un’adeguata assistenza e un idoneo
reinserimento alla vita sociale…….
….In questo quadro è necessario diffondere tra gli
operatori la coscienza di un profondo mutamento nelle
modalità di gestione delle relazioni con i familiari…….
…..In tale situazione non va dimenticato che ai
familiari viene richiesto un impegno assistenziale
particolarmente elevato e carico di tensioni emotive ed
è quindi necessario sostenere questo impegno da
parte dell’equipe assistenziale……
…….Il supporto dato alla famiglia deve essere
costante nel tempo…..



3. Accordo Stato-Regioni del 5 maggio 2011
inerenti all’”Assistenza alle persone in
SV o MC”

Il documento prevedeva “…..gli Assessorati alla sanità
regionale, comunale e la rappresentanza delle Associazioni, in
sinergia operativa, avvii un programma di interventi
progressivi….”..
Ad oggi, dopo 2 anni e 10 mesi, dalla firma dell’accordo, la
Regione ha convocato le Associazioni due volte, il 5 giugno
2012 e il 28 novembre dello stesso anno senza addivenire a
nessun accordo, anche se la Regione con delibera 1497/12 ha
recepito la normativa senza apporre alcuna modifica. Non ci
sono state altre convocazioni. Questo silenzio è un segnale
sicuramente negativo che sottolinea la mancanza di volontà di
mettere in atto tale normativa da parte delle Istituzioni.



Dobbiamo fare una considerazione:
tutte queste norme, principi e obbligazioni vengono
sempre ottemperate nel rispetto dell’etica professionale?

La nostra giovane associazione, nel suo
peregrinare e nell’esaminare le recenti esperienze
acquisite sul territorio, ha dovuto prendere atto di
incomprensioni e smagliature nelle fasi organizzative
indirizzate alle famiglie, che le penalizzano in quanto chè
non vengono ottemperate le procedure che abbiamo
visto nello stralcio dei documenti appena presentati,
oppure la mancata messa in atto dell’accordo Stato-
Regioni del 5 maggio 2011.


Ecco alcuni esempi raccolti sul campo:

- Durante la fase di dismissione dall’ospedale, le
famiglie non si sentono protette o accompagnate sia
psicologicamente che in termini pratici e le
testimonianze unanimi e categoriche dicono:
“ci sentiamo abbandonati”.
- I familiari non conoscono le direttive delle DGR e
non conoscono i loro diritti perché impegnati 24 ore su
24 ad assistere il loro congiunto. Ma ci chiediamo, nei
punti che abbiamo esposto sopra (DGR) non si
prevedeva l’accompagnamento e l’assistenza anche
nel tempo ai familiari?

- Famiglia che vive nei dintorni di Imola con figlia in
stato vegetativo da 20 anni, priva di ausili. Siamo
intervenuti e abbiamo risolto il problema,
- Un comune nei dintorni di Bologna è da anni che fa
pagare il 50% alla famiglia con figlia in SV da 14 anni,
per l’alzata e messa a letto. Abbiamo richiesto
ufficialmente che tale costo non sia più addebitato alla
famiglia.
- Durante il terremoto una persona in SV ha dovuto
dormire per 2 notti nella vettura perché le Istituzioni non
avevano trovato una sistemazione consona. Orbene
tramite un articolo da noi redatto e pubblicato dal Resto
del Carlino, la collocazione è stata subito trovata.
CONCLUSIONE
La grande importanza che l’Associazione “Insieme
per Cristina Onlus” attribuisce al corso che state
iniziando

Riporto qui di seguito uno stralcio del discorso che Fulvio De Nigris
ha tenuto il 5 dicembre 2011 di fronte al Consiglio Comunale durante
l’assegnazione della Cittadinanza Onoraria a Cristina Magrini:

“La persona in SV può comunicare?
La persona in SV può sviluppare un suo protocollo di comunicazione
non verbale, elementare ed essenziale e affinarlo nel tempo. Non
possiamo sapere se questa è una comunicazione intenzionale, ma
sta di fatto che sono tante le persone in SV che spesso riescono a
far capire il loro stato di serenità, di disagio, o di sofferenza con
l’espressione degli occhi, della bocca, del viso, con la postura, il
respiro, l’aumento dei battiti del cuore.

Io sono testimone di quel “Sento che ci sei” che è una affermazione, una
convinzione dei familiari che convivono con una persona in SV o di
minima coscienza.
La persona in SV è quindi potenzialmente in grado di manifestare
emozioni semplici e può accadere che, nell’arco della giornata, apra
alcune “finestre” e riesca a stabilire, seppur in forma minima e quasi
impercettibile, un contatto con l’ambiente e/o le persone che la
circondano.
Una cosa è certa: occorre che ci sia la presenza di qualcuno disponibile
ad andare loro incontro imparando il loro linguaggio”.

Partendo da queste considerazioni che esprimono la base fondamentale
dell’assistenza, non solo pratica ma anche umana, in questo corso avrete
pertanto la possibilità di apprendere, attraverso Docenti di alto profilo, una
professione difficile e delicata che non va fatta con la solo professionalità,
ma con tanta dedizione e soprattutto con amore.

Auguro quindi a tutti un buon lavoro e grazie della vostra
partecipazione.




SERVIZIO COMAIUTO

Maria Vaccari
Presidente ass.ne “Gli amici di Luca”

Per uscire dal coma e rientrare
nella vita
Non un passaggio repentino, non un evento
miracoloso, un processo lento, ma
inarrestabile dal buio verso il bagliore della
vita, attraverso l’accendersi di tante
potenzialità che sembrerebbero perdute.
Ho deciso:
voglio continuare a vivere con lui.

Ho bisogno di….
 Ho bisogno di fisioterapia
 Ho bisogno di personale medico
specializzato
 Ho bisogno di personale infermieristico
 Ho bisogno dei suoi amici
 Ho bisogno di aiuto psicologico
Consapevolezza

Lentamente, ma sicuramente, lui può uscire
dal coma, ma io soprattutto entro nella
consapevolezza delle migliaia di
potenzialità che ha l’essere umano
SILENZIO

Il silenzio che si affianca a questa esperienza
porta a tanta più attenzione verso
piccolissimi segni di comunicazione che
vanno colti, si affinano i sensi e si scopre
una valenza più alta da dare alla persona
umana

“Si può vedere una stessa persona come
irrimediabilmente menomata o ricca di
promesse e potenzialità”
Oliver Sacks

I TRAUMATISMI CRANIO-ENCEFALICI
 sono una causa sempre più frequente di
disabilità di ordine neurologica nei paesi
industrializzati. Le indagini
epidemiologiche hanno evidenziato, già da
alcuni decenni, il preoccupante aumento di
incidenza e prevalenza dei pazienti con esiti
invalidanti di questa patologia e riguardanti
giovani e adulti

•Memoria e attenzione
•Linguaggio
•Elaborare informazioni, giudizi astratti,
concentrazione, flessibilità, decisione
•Orientamento spazio temporale
•Vista, udito, tatto
•Aumento della
sensibilità al
dolore
•Deficit o perdita del
cammino
•Incoordinazione,
Paralisi, Spasticità
•Tremori, Epilessia
•Disordini del sonno,
Cefalea
•Affaticabilità mentale e
fisica
•Alterazioni della parola
•Irritabilità e impazienza
•Ridotta tolleranza allo stress
•Mancanza di iniziativa,
apatia
•Dipendenza da altri
•Negazione, disinibizione,
aggressività
•Appiattimento delle risposte
emotive
•Difficoltà nel relazionarsi
con altri
Conseguenze
possibili del TCE
QUALE SOPRAVVIVENZA?
 La qualità della sopravvivenza, dopo una
grave sofferenza cerebrale e il coma, è
spesso pesantemente segnata da disabilità
più o meno gravi e condizioni di marcata
non autosufficienza
RIABILITAZIONE
 Si caratterizza come un processo di
sviluppo di una persona colpita da danno
cranio-encefalico, finalizzato al recupero
del potenziale fisico, psicologico, sociale,
professionale,occupazionale, compatibile
con le menomazioni relative alle varie
funzioni.

La famiglia nella riabilitazione
 Gli obiettivi del processo riabilitativo devono
essere centrati sulla persona.
 Perciò questo processo coinvolge anche la
famiglia, le figure significative del suo contesto
affettivo e in generale il suo ambiente di vita.
 In tale processo entrano in gioco tutte le risorse a
disposizione della persona, di tipo biologico,
culturali, esperienziali, familiari, ambientali,
sociali
Destinatario del “processo”
riabilitativo

PERSONA CON GCLA
NUCLEO FAMILIARE
RELAZIONI AMICALI
“SISTEMA” PERSONA
La famiglia
Rete di relazioni e affettività
 Alleata per la funzione terapeutica
 Alleata per condividere il dolore
 Alleata per condividere la gioia
Interventi nell’alleanza
terapeutica
 Interventi sanitari, tesi a modificare le
menomazioni e il livello di disabilità conseguente
al danno;
 interventi assistenziali, tesi a promuovere le
migliori condizioni concesse dalla disabilità;
 interventi educativi, tesi ad affidare alla persona
con disabilità e alle persone a lei vicine strumenti
conoscitivi utili alla gestione della situazione.

In questi 16 anni l’associazione “GLI
AMICI DI LUCA” ha portato avanti una
serie di progetti per realizzare una rete
integrata di servizi alla persona con esiti di
coma e alla sua famiglia, nell’ottica di
un’alleanza terapeutica con la componente
sanitaria e assistenziale del territorio.
Gli amici di Luca
SERVIZIO COMAIUTO - 1
PROGETTO”CASA DEI RISVEGLI LUCA DE
NIGRIS”:
- Progetto famiglie
- Musicoterapia
- Stimolazione cognitiva attraverso l’espressività
teatrale
- Progetti di ricerca
- Formazione e affiancamento di volontari
- Laboratori Riabilitativi Insieme

Gli amici di Luca
SERVIZIO COMAIUTO - 2

PROGETTI RIVOLTI A PERSONE CON
ESITI DI COMA:
- Laboratorio teatrale “Gli amici di Luca”
- Progetto del Dopo
- Progetto di supporto psicologico
- Laboratorio teatrale “Dopo…di nuovo”
Gli amici di Luca
SERVIZIO COMAIUTO - 3
- Servizio telefonico nazionale
Comaiuto – numero verde
gratuito
- Magazine
- Organizzazione convegni,
seminari, eventi
- Percorsi educativi con le scuole:
Oltre le barriere
In tutta l’Italia
un servizio telefonico gratuito
Per essere aiutati
Per ricevere gratuitamente la pubblicazione
“Il coma: per affrontarlo con coraggio e serenità”
Alberto Perdisa Editore
La rivista “Gli amici di Luca Magazine”
800 998067
Noi ci stiamo provando
Casa Residenza per Anziani
Centro Polifunzionale “Cardinale Giacomo Lercaro”
ASP Città di Bologna
Azienda pubblica di Servizi alla Persona

Casa
Residenza
Anziani
68 posti
Residenza Protetta
36 appartamenti
Centro Diurno
Specializzato
Demenze
18 posti
Nucleo Dedicato
Demenze – 14 posti
Nucleo Dedicato
Gravissime Disabilità
Acquisite – 6 posti
PERCHE’
OGNI PERSONA E’ ACCOLTA E VALORIZZATA
COME UNICA
SI INSTAURANO NUOVE RELAZIONI ED AFFETTI
E SI POSSONO CONDIVIDERE VISSUTI ED
ESPERIENZE
LE ATTIVITA’ QUOTIDIANE CERCANO DI
ADATTARSI IL PIU’ POSSIBILE AI RITMI E ALLE
ESIGENZE INDIVIDUALI
I FAMILIARI POSSONO STARE ACCANTO AL
LORO CARO IN QUALSIASI MOMENTO ED
USUSFRUIRE DI SPAZI IN CUI POTER VIVERE IN
INTIMITA’
LA STANZA PUO’ ESSERE ARREDATA CON
OGGETTI E MOBILI PERSONALI

ESISTONO SPAZI ANCHE PER ACCOGLIERE I
BIMBI , FIGLI O NIPOTINI
UNA CASA
PERCHE’
UN EQUIPE PROFESSIONALE
MULTIDISCIPLINARE SI OCCUPA
DI SODDISFARE BISOGNI
SANITARI, RIABILITATIVI,
ASSISTENZIALI,RELAZIONALI
ED EFFETTUA UN
MONITORAGGIO CONTINUO
DELLE CONDIZIONI PSICO–
FISICHE DELL’OSPITE,
MODIFICANDO
COSTANTEMENTE OBIETTIVI ED
INTERVENTI

UN LUOGO
PROTETTO
• metodologia di
lavoro basata su
approccio
olistico alla
persona

• presa in carico
del nucleo
familiare

Casa
Residenza
Anziani –
ex RSA
Equipe formata
Infermiere dedicato
 maggiori standard di
personale che
garantiscono un lavoro
riabilitativo e di cura
più intensivo (DGR.
840/2008 e DGR 514/2009)
 sostegno psicologico
ai familiari
 ricerca-adattamento
ausili tecnologici
Nucleo
GDA
4
3 3
1 1
0
1
2
3
4
5
esiti trauma
cerebrale
SLA esiti
emorragia
cerebrale
Sindrome
Guillain Barrè
Sclerosi
multipla
patologie
ospite
Operatori
socio sanitari
coordinati da
RAA
MEDICO
Infermieri
coordinati da
Resp.Inf.
psicologo fisioterapistI
musicoterapeuta
animatore
PIANO
ASSISTENZIALE
INDIVIDUALIZZATO
Diari
personalizzat
i quotidiani
condivisi
Incontri al bisogno medico
infermieri
Fisioterapisti
RAA per valutazione
andamento condizioni

Monitoraggi
Test
Schede raccolta
dati
Incontro settimanale
intera equipe per
redazione/
aggiornamento PAI
IL METODO DI LAVORO
INTEGRAZIONE MULTIDISCIPLINARE
PAI
d’ingresso
ACCOGLIENZA E
RACCOLTA DATI
(visita domiciliare
pre – ingresso per
ventilati)
ricerca dei canali
comunicativi per
entrare in relazione
con l'ospite
PRIMO PAI
ad un mese
valutazione delle
competenze residue e
delle possibilità di
recupero
obiettivi ed interventi
individualizzati per
aree
AGGIORNAMENTO PAI
ad variazione significativa
delle condizioni comunque
SEMESTRALE
verifica del
raggiungimento degli
obiettivi e loro
rimodulazione
ospite
AREA
SANITARIA
AREA
RIABILITAZIONE
AREA
ASSISTENZIALE
AREA
STIMOLAZIONE
SENSORIALE
COGNITIVA
AREA VITA DI
RELAZIONE
FAMILIARE
ASCOLTO E SOSTEGNO
NEL PERCORSO DI
ELABORAZIONE ED
ACCETTAZIONE DEL
TRAUMA E DEL
CAMBIAMENTO
COLLOQUI
INDIVIDUALI E
PERCORSI DI GRUPPO
CONDOTTI DA
PSICOLOGA
CONDIVIDERE
PROGETTO
E SCELTE
INCONTRI COSTANTI
CON L’EQUIPE
FORMAZIONE E
TRAINING
OPERATIVI
USCIRE DA UNA
CONDIZIONE DI
ISOLAMENTO
TROVARE POSTO
ACCANTO AL
PROPRIO CARO
COME PARTNER DEL
PROCESSO DI CURA
SPAZI E TEMPI
DEDICATI ALLA
VITA IN COMUNE E
ALLE RELAZIONI

www.perluca.it
“Assistenza domiciliare competente a persone in
stato vegetativo, di minima coscienza e disabilità grave”
ASSISTERE, ASCOLTARE, RELAZIONARSI
CON I FAMILIARI:
LA RELAZIONE DI AIUTO
6 marzo2014 Bologna
Laura Trevisani
Educatrice e Pedagogista Clinica
Sequenza
Sequenza
Menomazione Menomazione
Malattia Malattia
o o
disturbo disturbo
Disabilit Disabilità à
Handicap Handicap
Concetti
Concetti
ICIDH 1980
ICIDH 1980
di
di
Condizioni
Condizioni
di
di
salute
salute
( (
disturbo/malattia
disturbo/malattia) )
Concetti
Concetti
ICF 2001
ICF 2001
Fattori Fattori Ambientali Ambientali Fattori Fattori
Personali Personali
Funzioni Funzioni e e strutture strutture
corporee corporee
( (Menomazione Menomazione) )
Attivit Attività à
( (Limitazione Limitazione) )
Partecipazione Partecipazione
( (Restrizione Restrizione) )
Interazione
Interazione di
ICF
(International Classification of Functioning, 2001):
"... il funzionamento o la disabilità di una persona sono
concepiti come un’ interazione dinamica tra condizioni di
salute (malattie, lesioni, traumi,ecc.)
e i fattori contestuali (ambientali e personali)”;
“I fattori ambientali - mondo fisico, sociale, atteggiamenti -
in cui le persone vivono e conducono la loro esistenza
possono facilitare o viceversa ostacolare
la perfomance (funzionamento) "
Persona
Ambiente /
Setting
Fare
Attività
(Canadian Model of Occupational Performance 1997 e
CMOP Engagment 2007)
Persona
.
La persona comprende una componente:
- emotiva
- cognitiva
- fisica
Ambiente/Setting
L'AMBIENTE influenza il fare e può avere un effetto
facilitante o ostacolante.
L'ambiente è il contesto nel quale viene svolta la
PERFORMANCE OCCUPAZIONALE (M.L. Egan – E.Townsed, 2005).
Il SETTING è uno strumento terapeutico importante;
è la cornice all'interno della quale avviene l'attività.
Il setting può essere modificato in base alle capacità
del paziente o alle necessità del paziente.
Fare/Attività
È l'insieme delle attività e degli impegni della vita di
ogni giorno che hanno valore e significato per le
persone e per le culture.
Il fare è tutto quello che le persone fanno per
occuparsi di se stessi, la cura personale, godersi la
vita e contribuire alla vita economica e sociale della
società.
Persona
Ambiente /
Setting
Fare
Attività
PERFORMANCE OCCUPAZIONALE
(Canadian Model of Occupational Performance 1997 e
CMOP Engagment 2007)
PERFORMANCE
OCCUPAZIONALE
È il risultato dell'interazione tra
AMBIENTE, PERSONA E OCCUPAZIONE
E' l'abilità di scegliere, organizzare e compiere in
modo soddisfacente delle attività significative,
adeguate all'età, per la cura di sé, il piacere della
vita, per il proprio contesto culturale
REGOLAZIONE SENSORIALE
(R. L. Wood 1993)
Costruire attorno alla persona un “ambiente regolato”:
caldo e familiare in cui sentirsi al sicuro;
silenzioso in cui gli stimoli sono proposti introducendo
pausa, rispettando momenti di riposo,
evitando “bombardamenti” che inducono assuefazione allo stimolo
Costruire un’assistenza che, nella quotidiana gestione della
persona, tenga conto delle possibilità emergenti e dei
possibili livelli di risposta (rieducazione nelle 24 ore)
Ricercare l’integrazione tra le varie figure professionali
affinchè la proposta dell’attività sia diretta alla persona e non al
suo deficit
• NESSUNO È ESCLUSO DALL’AVERE UNO
SGUARDO ATTENTO AI CAMBIAMENTI
• OGNUNO DI VOI CONTRIBUISCE A CREARE LA
DIMENSIONE ASSISTENZIALE-RIABILITATIVA-
EDUCATIVA ATTORNO ALLA PERSONA
• IN QUALUNQUE CONDIZIONE CLINICA SI PUÒ
INCIDERE SUL BENESSERE DELLA PERSONA
“…SGUARDO ATTENTO AI CAMBIAMENTI”
OSSERVARE
= guardare attentamente qualcosa o qualcuno per
conoscerla meglio;
non è
Guardare = volgere lo sguardo su qualcosa o qualcuno

Vedere = percepire con gli occhi
Cosa osservare:
• apertura – chiusura degli occhi,
sguardo nel vuoto o aggancio
visivo, inseguimento visivo;
• movimenti motori delle mani,
braccia, gambe;
• espressioni del viso (riso, pianto,
aggrotta sopracciglia);
• movimenti della bocca,
deglutizione, sbadigli, sospironi,
vocalizzi, verbalizzazioni;
• sudorazioni e rigidità muscolare;
• risposta a comando (“stringi la
mano”, “guardami”…);
• risposta intenzionale gestuale o
verbale decisa in team
(Sì –No con la mano alzata o il dito
alzato…; sì-no con voce).
Come osservare:
attentamente,
con consapevolezza;
in silenzio;
stando in relazione.
Dove osservare:
nei diversi contesti
"CONTESTO" =
spazio dove si sta
insieme, dove si vive
insieme e si impara a
vivere insieme.
Dentro il "contesto" si
trova anche ciò che le
persone che ci vivono
fanno al suo interno e
con esso.
…anche con la famiglia …
vista come risorsa in quanto:
• considera la persona nella sua globalità
• può partecipare alla costruzione dell’ambiente regolato
• è uno sguardo in più sui microcambiamenti della persona
• può imparare ad ottimizzare le capacità verso il BENESSERE della persona per
“guadagnare salute”
Se il processo assistenziale riabilitativo è delegato solo ai professionisti,
il rischio è che ci sia un’ accettazione passiva e
demotivazione della famiglia con influssi negativi sulla qualità della vita,
con un possibile rischio di involuzione della persona.
La FAMIGLIA deve essere stimolata a reagire ai problemi in modo ottimistico,
a crescere con consapevolezza,
a trovare non solo la forza per affrontare le sfide della vita,
ma anche quella per diventare
agente di crescita all’interno del contesto socio-culturale-assistenziale.
“…OGNUNO DI VOI CONTRIBUISCE A CREARE LA
DIMENSIONE
ASSISTENZIALE-RIABILITATIVA-EDUCATIVA
ATTORNO ALLA PERSONA”
FAMIGLIA e CRISI
Modello ABCX – McCubbin & Patterson, 1982
b b + B
a X a + A COPING ADATTAMENTO
c c + C
pre crisi crisi post crisi
______TEMPO__________________________________________________________
• TUTTE LE FAMIGLIE SONO DIVERSE
• TUTTE LE FAMIGLIE HANNO BISOGNI DIVERSI CHE CAMBIANO NEL
TEMPO
• UN DANNO CEREBRALE CONDIZIONA OGNI PERSONA DELLA FAMIGLIA
• TUTTE LE FAMIGLIE POSSONO ELABORARE COSTRUTTIVAMENTE LE
PROPRIE RISORSE
• NON ESISTONO RISPOSTE PRECONFEZIONATE
UNICITA’ DI OGNI NUCLEO FAMILIARE
Si deve osservare, apprendere e agire nel contesto
per rendere il contesto di vita diverso da prima,
più funzionale alla crescita e all’autonomia della persona
Un trauma interrompe, riduce, comprime…
…e quando uno é schiacciato deve
ritrovare lo spazio (fisico, mentale...) per ritrovare la propria forma.
Questa dinamica ha un nome: RESILIENZA una sorta di organizzazione.
É educarsi ed educare alla resilienza
attraverso l’EMPOWERMENT:
•ciascuno deve poter trovare dentro di sè delle soluzioni,
divenendo responsabile del suo processo di cambiamento;
•non ridurre la persona ai suoi problemi, ma dichiarare anche le sue
potenzialità
Entrare in un rapporto biunivoco di
SCAMBIO RECIPROCO
• sviluppare i significati soggettivi in SIGNIFICATI CONDIVISI
DARE Sapere
• aprirsi ad AZIONI in SITUAZIONI PARTECIPATE
FARE Saper fare
• tradurre la relazione io-altro, i sentimenti e le emozioni collegate ai SEGNI
VERBALI, SUONI, TONI DELLA VOCE, POSTURE, DISTANZE,
VICINANZE per muoversi nel pieno RISPETTO DELLA PERSONA
ESSERE Saper essere
DARE NEL FARE
mettendosi IN ASCOLTO
Il buon educatore
è colui che
sa modificare il contesto nel quale opera e
nel quale si ha una relazione:
L’educatore è colui che ridisegna il “formativo”:
sancisce delle nuove norme, delle nuove modalità relazionali,
delle alternative all’esistente,
rendendo il contesto di vita diverso da prima,
più funzionale alla crescita e all’autonomia dell’individuo.
“L’uomo cambia nel medesimo tempo
in cui cambia il mondo attorno a lui”
Paulo Freire “La pedagogia degli oppressi”
PROGETTO EDUCATIVO
• sostenendo
• comprendendo l’altro
• “con-sentendo”
per
ATTIVARE RECUPERARE
le sue le sue
POTENZIALITA’ INTENZIONALITA’
INTERAZIONE CONTINUA e DINAMICA
favorendo anche lo SVILUPPO CREATIVO delle capacità potenziali
per far raggiungere un
rapporto significativo con sè e gli altri
Uscire dal rapporto univoco:
“Io insegno Tu apprendi”
“Io do Tu ricevi”
per entrare nell’universo dove:
INTUIZIONE
IMMAGINAZIONE
CREATIVITA’
INTELLETTO convivono in ARMONIA
INFORMAZIONE e si
FORMAZIONE STIMOLANO RECIPROCAMENTE
ESPERIENZA
TEMPO
= caratterizza il soggetto nel suo succedersi di
momenti vissuti e nelle sue attività
Ognuno ha il suo tempo
ritmo
(respirare, battito cardiaco, dormire, camminare, rispondere, muoversi)
Nella interazione con l’altro si deve avere
rispetto del tempo dell’altro
per creare uno SCAMBIO e un CAMBIAMENTO
“L’aiuto è utile quando viene rispettato il tempo dell’aiuto”
Quando le persone hanno aspettative positive nei confronti dei loro interlocutori
sembrano creare un clima socio-emotivo più caldo intorno a loro.
LE ASPETTATIVE POSSONO CONDIZIONARE LA QUALITÀ
DELLE RELAZIONI INTERPERSONALI
E IL RENDIMENTO DELLE PERSONE
EFFETTO PIGMALIONE: profezie che si autorealizzano !
Grazie
Grazie
l laura.trevisani@perluca.it
CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE
DI LAVORO
SULLA DISCIPLINA
DEL RAPPORTO DI LAVORO DOMESTICO
sottoscritto il 16 luglio 2013

ratificato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
il 20 febbraio 2014
Art. 14 - Riposo settimanale
• 1. Il riposo settimanale, per i lavoratori conviventi, è
di 36 ore e deve essere goduto per 24 ore la
domenica, mentre le residue 12 ore possono essere
godute in qualsiasi altro giorno della settimana,
concordato tra le parti. In tale giorno il lavoratore
presterà la propria attività per un numero di ore non
superiore alla metà di quelle che costituiscono la
durata normale dell'orario di lavoro giornaliero.
Qualora vengano effettuate prestazioni nelle 12 ore
di riposo non domenicale, esse saranno retribuite
con la retribuzione globale di fatto maggiorata del
40%, a meno che tale riposo non sia goduto in altro
giorno della stessa settimana diverso da quello
concordato ai sensi del precedente comma.
• 2. Il riposo settimanale, per i lavoratori non
conviventi, è di 24 ore e deve essere goduto la
domenica.
Art. 15 - Orario di lavoro
• 4. Il lavoratore convivente ha diritto ad un riposo di
almeno 11 ore consecutive nell'arco della stessa
giornata e, qualora il suo orario giornaliero non sia
interamente collocato tra le ore 6.00 e le ore 14.00,
oppure tra le ore 14.00 e le ore 22.00, ad un riposo
intermedio non retribuito, normalmente nelle ore
pomeridiane, non inferiore alle 2 ore giornaliere di
effettivo riposo. Durante tale riposo il lavoratore
potrà uscire dall’abitazione del datore di lavoro, fatta
salva in ogni caso la destinazione di tale intervallo
all’effettivo recupero delle energie psicofisiche. È’
consentito il recupero consensuale e a regime
normale di eventuali ore non lavorate, in ragione di
non più di 2 ore giornaliere.
Art. 15 - Orario di lavoro
• 9. Il datore di lavoro che abbia in servizio uno
o più lavoratori a tempo pieno addetti
all’assistenza di persone non autosufficienti
inquadrati nei livelli CS o DS, potrà assumere
in servizio uno o più lavoratori, conviventi o
meno, da inquadrare nei livelli CS o DS, con
prestazioni limitate alla copertura dei giorni
di riposo dei lavoratori titolari
dell’assistenza. Tali prestazioni saranno
retribuite sulla base della tabella “G”
comprensiva delle maggiorazioni previste.
Art. 16 – Lavoro straordinario
• 1. Al lavoratore può essere richiesta
una prestazione lavorativa oltre l'orario
stabilito, sia di giorno che di notte,
salvo suo giustificato motivo di
impedimento. In nessun caso il lavoro
straordinario dovrà pregiudicare il
diritto al riposo giornaliero.
Art. 18 – Ferie
• 1. Indipendentemente dalla durata e dalla
distribuzione dell'orario di lavoro, per ogni
anno di servizio presso lo stesso datore di
lavoro, il lavoratore ha diritto ad un periodo
di ferie di 26 giorni lavorativi.
• 2. I lavoratori con retribuzione mensile
percepiranno la normale retribuzione, senza
alcuna decurtazione; quelli con retribuzione
ragguagliata alle ore lavorate percepiranno
una retribuzione ragguagliata ad 1/6
dell’orario settimanale per ogni giorno di
ferie godute.
Art. 18 – Ferie
• 11. Il godimento delle ferie non interrompe la
maturazione di tutti gli istituti contrattuali.
• Chiarimento a verbale.
• I lavoratori hanno diritto a un periodo di ferie
annuali nella misura di 26 giorni lavorativi,
fermo restando che la settimana lavorativa –
quale che sia la distribuzione dell’orario di
lavoro settimanale – è comunque
considerata di sei giorni lavorativi dal lunedì
al sabato agli effetti del computo delle ferie.
Art. 23 – Matrimonio
• 4. Il lavoratore potrà scegliere di fruire del
congedo matrimoniale anche non in
coincidenza con la data del matrimonio,
purché entro il termine di un anno dalla
stessa e sempreché il matrimonio sia
contratto in costanza dello stesso rapporto
di lavoro. La mancata fruizione del congedo
a causa di dimissioni del lavoratore non
determinerà alcun diritto alla relativa
indennità sostitutiva.
Art. 27 – Tutela delle condizioni di lavoro
• 1. Ogni lavoratore ha diritto ad un ambiente di lavoro
sicuro e salubre, sulla base di quanto previsto dalla
legislazione vigente, relativamente agli ambienti
domestici. A tal fine il datore di lavoro sarà tenuto a
garantire la presenza sull’impianto elettrico di un
adeguato interruttore differenziale, cosiddetto
salvavita.
• 2. Il datore di lavoro provvede ad informare il
lavoratore circa eventuali rischi esistenti
nell’ambiente di lavoro relativi anche all’uso delle
attrezzature e all’esposizione a particolari agenti
chimici, fisici e biologici.
• 3. L’informativa si realizzerà all’atto
dell’individuazione delle mansioni o del successivo
mutamento delle stesse, mediante la consegna
dell’apposito documento che verrà elaborato
dall’Ente bilaterale di settore – Ebincolf.
Art. 33 - Retribuzione e prospetto paga
• 4. Il datore di lavoro è tenuto a
rilasciare un’attestazione dalla quale
risulti l'ammontare complessivo delle
somme erogate nell'anno; l’attestazione
deve essere rilasciata almeno 30 giorni
prima della scadenza dei termini di
presentazione della dichiarazione dei
redditi, ovvero in occasione della
cessazione del rapporto di lavoro.
Art. 39 - Risoluzione del rapporto di
lavoro e preavviso
• 2. I termini di preavviso saranno raddoppiati
nell’eventualità in cui il datore di lavoro intimi il
licenziamento prima del trentunesimo giorno
successivo al termine del congedo per maternità.

• 10. Le dimissioni del lavoratore devono essere
convalidate, a norma dell’art. 4, comma 17 e seguenti
della Legge n. 92/2012, in sede sindacale, ovvero
presso la Direzione territoriale del lavoro o presso il
Centro per l’impiego o anche sottoscrivendo copia
della denuncia di cessazione del rapporto inoltrata
dal datore di lavoro alle competenti sedi.

CORSO DI FORMAZIONE

ASSISTENZA DOMICILIARE COMPETENTE A PERSONE IN STATO
VEGETATIVO, DI MINIMA COSCIENZA E DISABIITA’ GRAVE


cura dell’ igiene dell’ ambiente e
assistenza alla cura della persona


BOLOGNA 13/03/2014 CRISTINA VALISELLA PATRIZIA SCIPIONE



L’ambiente terapeutico contribuisce al benessere
della persona favorendo il massimo utilizzo
delle risorse e potenzialità residue.

 LUCE
 UMIDITÀ
 TEMPERATURA
 VENTILAZIONE
 PULIZIA
 TRANQUILLITÀ
 SICUREZZA
 PERSONALIZZAZIONE DEL CONTESTO
 APERTURA ALLA RETE AMICALE E FAMIGLIARE

Atmosfera cordiale, rispetto e fiducia tra operatori
persona e famiglia

AMBIENTE TERAPEUTICO
IGIENE

Dell’ ambiente

PULIZIA =
rimozione meccanica dello sporco da ambienti e superfici



SANIFICAZIONE =
detersione delle superfici con prodotti detergenti (saponi) che favoriscono la rimozione
dello sporco dalle superfici.
Questa procedura deve sempre essere preceduta dalla pulizia.
Detergente = sostanza che, diminuendo adesività che esiste tra sporco e superfici,
facilita la rimozione dello sporco in generale.



SANITIZZAZIONE =
si ottiene con l’uso di disinfettanti, dopo la sanificazione.

E’ importante eseguire sempre un’accurata pulizia e detersione delle superfici e degli
strumenti prima della disinfezione, poiché lo sporco ed il materiale organico rendono
inefficiente il disinfettante, inoltre non si devono usare disinfettanti che possono
danneggiare il materiale da trattare.

PULIZIA DETERSIONE DISINFEZIONE


IGIENE
della persona, dell’ ambiente e
delle attrezzature
L’IGIENE DEL CORPO

La pulizia della cute assolve a diversi compiti:

 mantenere le funzioni di difesa e di termoregolazione

 rimozione del sebo, sudore e altri residui

 eliminare dalla superficie i microrganismi con i quali può
venire a contatto

 Benessere e rilassamento (sensazione di freschezza e rilasciamento
della tensione muscolare)

 Miglioramento della autoimmagine (odore, aspetto)

 Stimolazione della circolazione (massaggio e frizione,calore dell’ acqua)

 Trattamento e valutazione della cute ( prevenzione della secchezza)
L’IGIENE DEL CORPO
• L’igiene della persona è costituita da un insieme di pratiche di
pulizia che hanno lo scopo di preservare la salute e di garantire
il comfort fisico e psicologico.


• Utilizzare per l’igiene del corpo prodotti della persona, secondo le
sue abitudini (bagnoschiuma o sapone, shampoo…) e usare gli
ausili idonei che permettono di facilitare le attività di cura in
sicurezza per la persona e per chi l’assiste:

• barella doccia, corrimani per sorreggersi,sedia doccia con o
senza schienale

• Quando è possibile, stimolare la persona ad esecuzioni autonome,
sviluppando l’attività riabilitativa.

IGIENE della persona

Quotidiana:
viso
occhi
denti,cavo orale
tronco
ascelle
intima
mani





Periodica:
bagno, doccia,
capelli,
toilette unghie
piedi
PULIZIA DEL CORPO
La pulizia del corpo va effettuata in base ad una regola che è valida
per qualsiasi pratica igienica:

Iniziare sempre dalla parte più pulita e terminare con
la parte più sporca

Le parti del corpo da lavare per prima sono:
 Viso
 Arti superiori
 Tronco
 Arti inferiori
 genitali
L’IGIENE DEL CORPO
• IGIENE DEGLI OCCHI

• Solitamente il liquido lacrimale li deterge costantemente, quindi necessita
di una minima cura quotidiana, ma occorre ricordare che:
• Durante la pulizia, le mani devono essere accuratamente pulite
• Utilizzare garze a partire dal lato interno (angolo nasale) verso l’ esterno,
• Cambiare garza da un occhio all’ altro
• IGIENE DEL NASO

• Solitamente le narici vengono pulite soffiando il naso, quando non è
possibile, occorre intervenire, inumidendo le narici con acqua o prodotti
appositi, e utilizzando un cotton fioc rimuovere delicatamente le secrezioni
L’IGIENE DEL CORPO
• IGIENE DELLE ORECCHIE

• non necessitano particolari cure, se non una pulizia quotidiana del
padiglione auricolare
• ma occorre ricordare che i bastoncin cotonati non vanno utilizzati
perché spingono il cerume nel condotto uditivo e possono formare
un tappo
• IGIENE DELLE MANI

• la pulizia delle mani è fondamentale poiché è parte del corpo che
va più incontro a contaminazioni con i germi
• Vanno lavate più volte al giorno, prima dei pasti, dopo le cure
igieniche delle persone collaboranti
• Cura delle unghie accurate
L’IGIENE DEL CORPO
• IGIENE DEI PIEDI

• Solitamente ci si lava i piedi quando si fa il bagno o la doccia
necessita
• Cura delle unghie
• Idratazione della cute (screpolature)
• Attenzione a calli, unghie incarnite
L’IGIENE DEL CORPO
• IGIENE DEL PERINEO

• È la parte che richiede maggiore attenzione
• Va frequentemente lavata per evitare infiammazioni, arrossamenti e cattivi
odori
• Quotidianamente e dopo eliminazione di urine e feci

LA PULIZIA VA SEMPRE FATTA PARTENDO DALLA PARTE ANTERIORE
A QUELLA POSTERIORE
L’IGIENE DEL CORPO
• BAGNO - DOCCIA

La quefuenza del bagno o della doccia qualcuno la fa tutti i giorni,
altri una volta la settimana

IMPORTANTE

Agire in sicurezza (evitare cadute e/o scivolamenti)
Controllare la temperatura dell’ acqua
L’IGIENE DEL CAVO ORALE
Una quotidiana e accurata
igiene della bocca e dei denti è necessaria per:

• prevenire problemi di alitosi,

• rimuovere eventuali residui di cibo,

• migliorare la percezione del gusto del cibo

IGIENE DEL CAVO ORALE
Una quotidiana ed accurata igiene della bocca e dei denti è
necessaria per:
 Rimuovere secrezioni ed eventuali residui di cibo
 Migliorare la respirazione
 Migliorare la percezione del gusto
 Prevenire problemi di alitosi


Le posizioni consigliate sono:
seduta, semiseduta a letto, o sdraiata sul fianco
e comunque in modo confortevole
Lavarsi accuratamente le mani
per evitare di contaminare la bocca
Informare la persona rassicurandola e
cercando dove possibile la collaborazione
IGIENE DEL CAVO ORALE
Preparare il materiale:
• guanti, garze, bicarbonato, telino
• Indossare guanti monouso e
ricoprire le dita con le garze
• Utilizzare un telino sotto al mento
della persona per proteggerla da
eventuali schizzi
• Utilizzare bicarbonato o limone
diluito con acqua
• Pulire delicatamente la parte
esterna dei denti cambiando di
frequente le garze, poi la parte
interna
• Pulire il palato e poi la lingua sempre cambiando
frequentemente le garze


• Pulire delicatamente la parte esterna dei denti
cambiando di frequente le garze, poi la parte interna


• Sollecitare la deglutizione della saliva

• E’ consigliabile applicare sulle labbra un prodotto
emolliente per evitare lacerazioni.


• Proteggere le dita dal “morso”



IGIENE DEL CAVO ORALE
COME PUÒ AGIRE IL CARE-GIVER

Intervento del care-giver è diverso a seconda del livello di autosufficienza
raggiunto la persona

1. Non deve aiutare
2. Deve supervisionare l’attività
3. Deve aiutare in modo minimo
4. Deve aiutare in modo importante
5. Deve sostituirsi in alcuni passaggi

Il care-giver deve anche fornire eventualmente delle istruzioni
che possono essere:

• generali, come esortazioni e incoraggiamenti
(“vai avanti, guardati intorno, fai attenzione”)

• specifiche (“lavati le mani, chiudi l’acqua”)


GRAZIE DELL’ATTENZIONE
Patrizia Scipione
Cristina Valisella


CORSO DI FORMAZIONE


ASSISTENZA DOMICILIARE COMPETENTE A PERSONE IN STATO
VEGETATIVO, DI MINIMA COSCIENZA E DISABILITA’ GRAVE


Gestione dispositivi sanitari
(cannula tracheale, PEG)

BOLOGNA 13/03/2014 LOIZZI GIUSEPPE

COS’E’ LA CANNULA TRACHEALE ?
TRACHEOSTOMIA:

Apertura temporanea o permanente
delle vie respiratorie che consente una
comunicazione diretta con l’ esterno,
ciò permette alla persona di respirare
in condizioni patologiche per le quali
questa funzione viene preclusa

Cannula = parte curva del tubo fissata al collo per mezzo
di fettucce che la tengono ben salda al collo
Controcannula = inserita dentro la cannula per mantenerla
pulita da secrezioni: è l’unico elemento
che può essere rimosso per la pulizia.
Le cannule tracheali possono essere:

- non cuffiata
- cuffiata
- fenestrata


GESTIONE DELLA CANNULA TRACHEALE




PULIZIA DELLO STOMA: igiene quotidiana con batuffoli sterili imbevuti
di soluzione fisiologica, poi disinfettare e
posizionare una garza sterile ad Y e/o materiale
che abbraccia la cannula.






FASCIA DI FISSAGGIO:
sostituire quando bagnata o sporca.

PULIZIA DELLA CONTROCANNULA :



- detersa anche più volte al giorno, a seconda delle necessità

- pulita con lo scovolino e acqua fisiologica

- se non utilizzata conservare in contenitore pulito
GESTIONE DELLA CANNULA TRACHEALE

E’ importante l’umidificazione dell’aria inspirata,

garantita con l’utilizzo di “nasi artificiali” che impediscono

la formazione di tappi di muco

Importante utilizzare un umidificatore ambientale
In presenza di abbondanti secrezioni evitare l’uso del
naso artificiale, pulire spesso la controcannula ed
eventualmente ricorrere
all’ ASPIRAZIONE TRACHEALE


con il seguente materiale:

aspiratore
tubo di raccordo
sondino sterile monouso
guanti sterili
garze sterili
acqua sterile

L’aspirazione si esegue inserendo
delicatamente il sondino per la lunghezza
massima della cannula e aspirando solo in
fase di estrazione
GESTIONE DELLA CANNULA TRACHEALE
QUANDO ASPIRARE
• Sensazione di tappo o soffocamento

• Evidente difficoltà al respiro e alterato colorito
della pelle

• Presenza di secrezioni in assenza di tosse
efficace
QUANDO NON ASPIRARE
• Le secrezioni vengono espulse con la tosse
• Assenza di secrezioni
• Assenza di difficoltà del respiro
• Durante l’ alimentazione


Poiché l’ aspirazione impropria, può:

- Danneggiare la mucosa della trachea, provocando ulcerazioni e piccoli
sanguinamenti
- Provocare difficoltà respiratoria per iperstimolazione
- Restringimento dei bronchi


COSA RIFERIRE AL MEDICO
O ALL' INFERMIERE
L' insorgenza di febbre e/o segni di
infezione dello stoma (medicazione
sporca, cute arrossata..)

Aumento di quantità e modifica
dell'aspetto delle secrezioni ( colore,
odore, densità..)



COSA FARE SE LA CANNULA
TRACHEALE NON è POSIZIONATA
CORRETTAMENTE?
Cercare di mantenere lo stoma aperto
reintroducendo delicatamente la
cannula o nel caso di decannulamento
introdurre un sondino per aspirazione e
contattare il 118
Consigli per la vita quotidiana
Ambiente
Idratazione
Igiene personale
Abbigliamento
Malattia
Fuori casa
PEG ( Gastrostomia Endoscopica Percutanea)
• Sonda inserita nello stomaco e abboccata all’esterno, in anestesia locale.

• Ridotto rischio di infezione

• Consente la somministrazione di alimenti, di acqua e farmaci senza rischio di
inalazione

• Può restare in sede per lungo tempo

• Di semplice gestione anche al di fuori dell’ ambiente sanitario dopo adeguato
addestramento

• Vantaggiosa per la persona e per il care giver
PEG
( Gastrostomia Endoscopica Percutanea)
stomaco
Sacca dei nutrienti
Pompa per l’alimentazione
NET

Nutrizione Enterale Totale = nutrizione che viene somministrata
tramite SNG , PEG , Digiunostomia
Sono utilizzate:

• soluzioni pronte disponibili
in commercio

• alimenti frullati finemente

• cibi omogeneizzati

Gestione della PEG

Ad ogni utilizzo lavare la sonda con acqua minerale utilizzando una siringa
da 60 ml con estremità a cono, questo eviterà occlusioni da deposito di
materiali.


I farmaci sono somministrati triturati FINEMENTE
e diluiti in acqua con la siringa a cono






Alimenti e acqua sono introdotti con siringa tramite boli ,
con sacche a caduta oppure utilizzando l’apposita pompa
che regola quantità e velocità di
somministrazione.


L’introduzione dei liquidi deve essere eseguita lentamente:


• Chiudere il morsetto,

• Rimuovere il tappo alla sonda

• Inserire la siringa o il beccuccio del set d’infusione

• Riaprire il morsetto

• Infondere l’alimento o il farmaco, lavare con acqua

• Richiudere il morsetto al termine e rimettere il tappo alla sonda










Ogni somministrazione di alimenti e/o liquidi deve essere eseguita
con la persona seduta o semiseduta;


Durante spostamenti o cambi di posizione interrompere l’infusione
per evitare rigurgiti e/o inalazioni


Evitare trazionamenti durante le manovre di vestizione e cambi
posturali


Utilizzare indumenti comodi, aperti preferibilmente di cotone e non
di stoffa

Se la persona non è collaborante e tenta di sfilarsi la sonda, confezionare
una medicazione contenitiva


Medicazione dello stoma
• Durante il bagno e/o doccia a zona d’inserimento può essere lavata
con acqua e sapone neutro




La medicazione del punto d’inserimento viene eseguita, di norma,
giornalmente secondo le seguenti modalità:

- Lavarsi accuratamente le mani e indossare i guanti

- Rimuovere la medicazione precedente e togliere i guanti

- Preparare alcuni batuffoli bagnati con soluzione fisiologica sterile,

- Indossare guanto sterile

- Passare, con movimento circolare verso l'esterno, il batuffolo con sol. fisiologica
sulla zona d’inserimento e pulire la cute attorno alla sonda, ripetere se necessario
cambiando batuffolo

- Seguire la stessa procedura col disinfettante se prescritto dal medico;

- Accertarsi della giusta mobilizzazione della sonda ruotandola di 360 ed effettuando
lievi trazioni e pressioni, la distanza ottimale tra cute e sistema di bloccaggio esterno
deve essere di circa 3/4 mm.;

- Proteggere la pelle con garze sterili tagliate a Y e coprire con cerotto qualora la persona
non collabori tentando di rimuovere la PEG.

- Fissare attentamente la sonda per evitare che si sfili o si sposizioni



Cosa fare se…………
Ostruzione della sonda Eseguire micropulsazioni e aspirazioni con la siringa a cono
contenente acqua ripetute fino alla disostruzione
Sposizionamento parziale
della sonda
Non utilizzare la PEG
e contattare il servizio di assistenza domiciliare
Sposizionamento TOTALE
della sonda
Inserire una sonda foley per mantenere aperto lo stoma
e contattare il servizio di assistenza domiciliare
presenta vomito: sospendere immediatamente la somministrazione della
Alimentazione, posizionare un sacchetto a caduta
pulizia e aspirazione del cavo orale,
se presente, aspirazione della sonda tracheostomica
Monitoraggio saturimetria
e contattare il servizio di assistenza domiciliare
Diarrea Diminuire la velocità di infusione
Utilizzare sempre alimenti a temperatura ambiente
e contattare il servizio di assistenza domiciliare
Deterioramento e/o
danneggiamento della sonda
Non utilizzare la PEG
e contattare il servizio di assistenza domiciliare
Segni di infezione
Arrossamento, gonfiore,
indurimento addome
Non utilizzare la PEG
e contattare il servizio di assistenza domiciliare
Gestione dell’incontinenza
CATETERE VESCICALE


UROCONTROL

PANNOLONE
In silicone per lunghi periodi


Solo nelle ore notturne o
per tutta la giornata

A mutandina o in striscia
Grazie per l’ attenzione

Gestione postura e
movimentazione
Conoscere gli ausili per
l’assistenza
Fisioterapiste
G.Salvati
S.Faenza
La grave cerebrolesione
Stato vegetativo Stato vegetativo
Stato Stato
minimamente cosciente minimamente cosciente
Grave Grave disabilità disabilità
Stato vegetativo
Il paziente non presenta:
-coscienza di sé, consapevolezza dell’ambiente ed incapacità
ad interagire con gli altri;
-comportamenti finalizzati o volontari in risposta alle
stimolazioni;
-produzione o comprensione verbale
Stato vegetativo
Il paziente:
- è ad occhi aperti
- è conservato il ritmo sonno-veglia
- sono conservate le funzioni vitali autonome: funzioni
cardiocircolatorie e respiratorie, termoregolazione, funzioni
renali e gastrointestinali
- presenta schemi e posture patologiche
- presenta quadri di rigidità-spasticità
- presenta incontinenza vescicale e intestinale
SCHEMI PATOLOGICI
SCHEMI PATOLOGICI
Stato di Coscienza Minima
Condizione clinica caratterizzata da grave compromissione
della coscienza nella quale, tuttavia possono essere
individuati comportamenti finalizzati, volontari, incostanti
ma riproducibili.
Può presentarsi dopo il coma o essere l’evoluzione di un
precedente stato vegetativo.
La durata è estremamente variabile.
Stato di Coscienza Minima
Il paziente:
-è ad occhi aperti
-ha conservato il ritmo sonno-veglia
-localizza e insegue con lo sguardo
-presenta abilità comunicative riproducibili: codice SI/NO
incostante che può essere gestuale o verbale
-presenta attività motoria finalistica, riproducibile ma
inconsistente
-presenta schemi e posture patologiche
-presenta quadri di rigidità-spasticità
-presenta incontinenza vescicale e intestinale
GRAVE DISABILITA’
MOTORI
PERCETTIVI
COGNITIVI
Es:memoria,attenzione…
COMPORTAMENTALI
Sulla base della sede
della lesione cerebrale
DEFICIT MOTORI
• Movimenti assenti e non selettivi che possono riguardare
un lato del corpo o tutte e 4 gli arti
• Alterazione del tono muscolare (distonia e spasticità)
• Alterazione della percezione e della sensibilità
• Atassia e tremore
• Limitazione della mobilità articolare (fratture, POA…)
• Accorciamenti e contratture muscolo tendinee
• Edemi
• Piaghe da decubito
• Deficit respiratori
• Disfagia
-memoria
-attenzione
-orientamento nel tempo e nello spazio
-linguaggio
-pianificazione delle azioni
-disinibizione
-inerzia
-agitazione
ESITI COGNITIVI
COMPORTAMENTALI
LE POSTURE
MOBILITA’
In seguito malattia il nostro corpo può:
-perdere la motricità e l’organizzazione del movimento
-immobilità cioè un’incapacità di compiere movimenti
Le conseguenze della immobilità prolungata
riguardano più apparati: MULTISISTEMICA
Punto di partenza: riconoscere che in seguito cerebrolesione si
istaurano danni a livello sensoriale-motorio per una situazione di
allettamento prolungato
Come si può prevenire la sindrome da immobilità?
1. Modificando la postura della persona nel letto nell’arco della
giornata
2. Eseguendo la mobilizzazione corretta
3. Raggiungendo la postura seduta appena possibile e
aumentando gradualmente i tempi di seduta
4. Stimolando la persona a partecipare a ciò che succede
nell’ambiente
5. Mantenendo un adeguato apporto nutrizionale e di liquidi
6. Mantenendo una buona detersione della cute
Obiettivi generali dei posizionamenti
1. Prevenire e contenere le alterazioni muscolo-scheletriche
2. Contenere gli schemi patologici
3. Favorire l’interazione con l’ambiente esterno e l’arousal
4. Favorire la dinamica respiratoria
5. Ripristino dei ritmi circadiani
1. Facilitare il funzionamento dell’apparato gastro- enterico
2. Prevenzione LDD
-è possibile immaginare una corretta attività posturale
che abbia azione sia sulla prevenzione dei danni legati
all’allettamento che sui danni direttamente correlati alla
lesione
Il fine è quello di aiutare e incoraggiare la persona a mantenere
posizioni corrette a letto e in carrozzina
ALLEANZA TRA
GLI OPERATORI
E CARE GIVERS
RELAZIONE
INDIVIDUO
AMBIENTE
-deafferentazione motoria
-alterazione percettiva e sensitiva
-alterazioni muscolo-tendinee e articolari
Paura di cadere
Dolore
IMMOBILITA’
Non muovere in fretta
Entrare in relazione
Creare nicchie
POSTURE AL LETTO
Come si postura la persona a letto?
-cuscini: anche di forme diverse in relazione alla dimensione della
persona e a seconda delle posture
-traverse: per correggere posizione degli arti o di supporto
-archetti alla pediera del letto perché il peso delle lenzuola
favorisce l’equinismo dei piedi
- letti a snodo polifunzionali con materassi ad aria e non appena
la persona diventa autonoma negli spostamenti, con materassi
in lattice
COLLABORAZIONE DI DUE OPERATORI
POSTURA SUPINA
1) capo allineato con il corpo (tronco-pelvi-arti) e in leggera
flessione
2) spalle e bacino allineati tra di loro
3) arti superiori in appoggio al materasso, spalle sostenute con
cuscino evitando l’intrarotazione dell’omero (attenzione agli
edemi)
4) arti inferiori: attenzione all’extrarotazione dell’anca con piccoli
spessori (es. con traversine) sotto ai glutei, all’adduzione degli
arti inferiori con cuscino posturale fra le gambe,
all’iperestensione delle ginocchia e mettere l’archetto alla
pediera del letto
-allineamento capo con il tronco,
non troppo flesso o esteso
-l’arto superiore deve essere
posturato sul materasso o su un
cuscinio con gomito steso
mano aperta
-allineare spalle-bacino
-allineare i tre fulcri articolari dell’AAII
(anca,ginocchio,caviglia)
-l’anca non deve essere extra ruotata,
-gli AAII non devono essere addotti,
-le ginocchia non devono iperestendersi
-si consiglia l’archetto
Postura seduta al letto
Favorisce la deglutizione e la respirazione.
E’ importante evitare l’eccessiva flessione ed estensione del capo
perché:
• rinforza l’ipertono dei muscoli flessori ed estensori
• riduce la capacità ventilatoria
• rende difficoltosa la deglutizione
• se la persona vomita aumenta il rischio di ab ingestis
NO
SI
POSIZIONE SUL FIANCO
1. capo sorretto da un cuscino e mantenuto in asse rispetto al tronco
2. tra la schiena e la spondina del letto si devono utilizzare due o
più cuscini per contenere e stabilizzare la persona, favorendo una
maggior sensazione di sicurezza.
Il decubito laterale:
-favorisce una riduzione del tono muscolare
-stimolare il canale sensoriale e dare una maggiore percezione del
proprio corpo e della posizione dei vari segmenti
-agevola il drenaggio delle secrezioni polmonari
-previene le lesioni cutanee (piaghe da decubito)
-favorire lo svuotamento intestinale
. .
-capo: appoggiato sul cuscino
allineato lungo l'asse testa-tronco
-arto superiore sopra posizionato su uno
o più cuscini con mano in appoggio
-arto superiore sotto con protrazione
della spalla
-arto inferiore sopra anca e ginocchio
leggermente flessi,gamba e piede
appoggiati su un cuscino
-gamba in appoggio sul letto: anca
estesa e ginocchio in leggera flessione
-tronco: sostenuto da 1 o più
cuscini posti tra il tronco e la
spondina del letto
POSTURA PRONA
Posizione importante per:
-mantenere le lunghezze muscolari
-favorire drenaggio bronchiale
-lavoro specifico per i muscoli erettori del collo
-La posizione prona può presentare difficoltà legate alla
larghezza del letto (troppo stretto) e alla tipologia del
materasso ad aria.
Da proporre lontano dai pasti
POSTURA A PONTE
Si deve chiedere alla persona di sollevare il bacino
attivamente e/o aiutandolo con apposite facilitazioni. E’
possibile richiedere questa attività quando si fa l’igiene
intima e vestizione a letto.
E’ importante perché:
•favorisce l’estensione dell’anca
•ridà afferenza sensoriale del carico a livello dei talloni.
VERTICALIZZAZIONE
La verticalizzazione è importante perchè:
• riduce il rischio di accorciamenti e retrazioni muscolo-
tendinei;
• riduce il tono muscolare;
• permette di percepire il proprio corpo in diverse posizioni
(= afferenze percettive) e di percepire l’ambiente
circostante (arousal)
può facilitare il
recupero motorio e
cognitivo
e
stimolare il benessere
psicologico
AUSILI PER LA VERTICALIZZAZIONE
LETTO DI STATICA
FILMATO
-in fase iniziale
-non controllo capo-tronco
-importanti deformità muscolo
scheletriche
STANDING
FILMATO
-postura più attiva
-iniziale attività di controllo capo-tronco
TRASFERIMENTI
Come può avvenire il trasferimento?
Letto carrozzina / Carrozzina letto
SOLLEVATORE
MANUALE: CON 1 O 2 OPERATORI, CON AUSILI
Telo di scorrimento
E’ importante raggiungere i seguenti obiettivi per la
deambulazione:
• adeguate reazioni di equilibrio
• movimenti selettivi agli arti inferiori
• attività selettive del tronco
• capacità di camminare svolgendo un compito.
DEAMBULAZIONE
CAMMINO
interazione di processi percettivi e motori
interazione fra l’individuo, il compito e l’ambiente
DEAMBULATORE ASCELLARE
prima fase riabilitativa quando non è
presente ancora un buon controllo del tronco
oppure non sono presenti ancora buoni
movimenti alle gambe
DEAMBULATORE CON APPOGGIO DI
AVAMBRACCIO
quando il recupero del controllo del capo e
del tronco è migliorato, ma la persona
necessita ancora di un importante
facilitazione nell’avanzamento degli arti
inferiori
ROLLATOR
girello e può essere di diverse
tipologie (per es. due ruote e due
puntali, 4 ruote,…). Viene utilizzato
quando la persona ha raggiunto un
buon controllo del tronco e viene
minimamente facilitato durante il
cammino
BASTONE
proposto quando la persona ha
raggiunto un buon recupero motorio
del tronco e degli arti, ma necessita
ancora di un aiuto per un cammino
più corretto e sicuro
TUTORI PER ARTO SUPERIORE
LA CARROZZINA
STARE SEDUTI IN CARROZZINA
Molti dei problemi che rendono il recupero motorio
complesso nel tempo sono dovuti al fatto che la persona è
stato troppo a lungo a letto in posizione supina
La posizione seduta in carrozzina deve avvenire da subito
anche se nei pz a bassa responsività ed aumentata per tempi
crescenti
Carrozzina e sistema di postura adatti alla persona
Carrozzina: strumento di confort ed agente terapeutico
Con una buona posizione in carrozzina si può:
•dare comodità
•ridurre i rischi da lesioni da decubito
•creare le condizioni per utilizzare al massimo le potenzialità della
persona
•facilitare le manovre di cura e di assistenza da parte dei famigliari
•facilitare la comunicazione e l’interazione con l’ambiente
circostante.
Allineamento
dei segmenti corporei
POSTURA SEDUTA
NO
SI
Componenti del sistema di postura
• Telaio : rigido – pieghevole

Tipologie di carrozzina
Carrozzine con sistema di basculamento: telaio rigido
Leggera : telaio pieghevole
Super leggera: telaio rigido
Pz a bassa responsività
Pz con grave disabilità
Pz con grande bisogno
Di autonomia
COMPONENTI PRINCIPALI DEL SISTEMA DI POSTURA
1. MISURE devono essere conformi alle dimensioni
dell’utente:
A. larghezza del sedile = larghezza del
bacino o poco più
B. profondità del sedile = inferiore una
o due dita alla lunghezza della coscia
C. altezza delle pedane
D. altezza dello schienale attivo
E. altezza dello schienale “di tenuta”
Altre compenti del sistema di postura sono:
-cuscini
-schienale
-l’appoggiatesta: diverse tipologie
-i braccioli: regolabili in altezza, estraibili o a ribaltamento
-il tavolino
-le cinture pelviche e bratellaggi
CUSCINO
SCHIENALE
APPOGGIA TESTA
COME SI OTTIENE IL BASCULAMENTO
Posteriormente allo schienale ci sono 2 leve
reclinazione dello
schienale: utile per
facilitare il
posizionamento
-successivamente
l’angolo tra
schienale e sedile
deve essere circa
90°
basculamento della
carrozzina:
-pochi gradi di basculamento
rendono la seduta più comoda
e/o facilitano il
posizionamento
- un eccessivo basculamento è
adatto a momenti di riposo ma
non favorisce un
atteggiamento attivo verso
l’ambiente
ATTIVITA’ DELLA VITA QUOTIDIANA
attività della vita quotidiana che
si riferiscono alla cura di sé
■ alimentarsi;
■ lavarsi;
■ vestirsi;
■ usare i servizi igienici;
■ spostarsi;
■ controllare completamente
la minzione e la defecazione.
attività domestiche, sociali o del
tempo libero. Riguardano, ad
esempio, la capacità di:
■ usare il telefono;
■ fare acquisti;
■ usare i mezzi di trasporto;
■ assumere farmaci;
■ gestire il denaro;
■ cucinare;
■ accudire la casa;
■ fare il bucato.
ADL primarie o “di base” ADL secondarie o “complesse”
ATTIVITA’ DELLA VITA QUOTIDIANA
DI BASE
Assistenza
Funzione/
autosufficienza
DICOTOMIA RIDUTTIVA….
LE ATTIVITA’ DELLA VITA QUOTIDIANA NEI PZ A BASSA
RESPONSIVITA’ SONO UNO STRUMENTO CHE CI CONSENTE
DI:
• METTERCI IN RELAZIONE CON IL PZ
• STIMOLARE IL PZ ATTRAVERSO I CANALI PERCETTIVI
VISIVO,UDITIVO, GUSTATIVO,TATTILE /CINESTESICO
• STIMOLARE GESTI AUTOMATICI
NELLA GRAVE DISABILITA’ LE ATTIVITA’ DELLA VITA
QUOTIDIANA CI CONSENTONO DI SVILUPPARE ABILITA’
MOTORIE, COGNITIVE/COMPORTAMENTALI DEL PZ
MODELLO CANADESE DI TERAPIA OCCUPAZIONALE (COPM)
OGNI ATTIVITA’ DELLA VITA QUOTIDIANA PREVEDE COMPETENZE:
MOTIVAZIONALI
PERCETTIVE
MOTORIE
COGNITIVE
COMPORTAMENTALI
IL COMPORTAMENTO FINALE DELLA PERSONA DERIVA
DALL’INTERAZIONE TRA:
PERSONA
ATTIVITA’
AMBIENTE
ESISTONO ATTIVITA’ PIU’ O MENO COMPLESSI IN BASE A:
- NUMERO DI PASSAGGI DA EFFETTUARE
- NUMERO e TIPOLOGIA DI OGGETTI DA UTILIZZARE
- TIPO DI MANUALITA’ E ABILITA’ POSTURALI RICHIESTE
- NUMERO DI VERIFICHE DA EFFETTUARE
L’AMBIENTE O SETTING È LA CORNICE ALL'INTERNO DELLA QUALE
AVVIENE L'ATTIVITÀ.
IN BASE ALLE POTENZIALITA’ DELLA PERSONA L’AMBIENTE E
L’ATTIVITA’ POSSONO ESSERE STRUTTURATI E GRADUATI A
SECONDA DELLE LORO CARATTERISTUCHE E COMPLESSITA’ IN MODO
DA DIVENTARE VERI E PROPRI STRUMENTI TERAPEUTICI
ES: LE ATTIVITA’ POSSONO ESSERE SEMPLIFICATE IN SOTTOCOMPITI,
DISPOSIZIONE, QUANTITA’ E CARATTERISICHE DEGLI OGGETTI, ATTIVITA’
SVOLTE DA SEDUTO IN CARROZZINA, SU UNA SEDIA O DA IN PIEDI , -
PREPARARE UN THE’ O UNA TORTA
IL RUOLO DEL CARE GIVER E’ IMPORTANTE PER:
- FACILITARE IL PAZIENTE NEL TRASFERIRE LE
COMPETENZE ACQUISITE NELLA PROPRIA QUOTIDIANITA’
- SPERIMENTARE NUOVE ABILITA’
AMBIENTE TERAPEUTICO :I MOMENTI TERAPEUTICI
DEVONO ESSERE DISTRIBUITI NELL’ARCO DELLE 24 H E
COINVOLGERE TUTTE LE PERSONE CHE RUOTANO
INTORNO AL PZ
Vestirsi
POSTURA SEDUTA:
postura privilegiata appena le condizioni dell’utente lo consentono.
Inizialmente l’attività non deve essere eseguita con la persona seduta sul bordo del
letto, perché il materasso è instabile e comporterebbe alla persona stessa un grosso
sforzo per mantenere l’equilibrio.
Appena possibile, la persona dovrebbe sedere su una sedia, anche con i braccioli,
con i piedi correttamente appoggiati a terra.
Es:Compito più semplice vestiti disposti davanti alla persona, nel suo campo
visivo.
Compito complesso vestiti disposti dal lato in cui la persona ha maggiori difficoltà
per stimolare l’esplorazione visiva dal lato deficitario.
L’operatore o il famigliare devono posizionarsi dal lato in cui il soggetto ha
maggiori difficoltà.
POSIZIONE SUPINA (pancia in su):
utilizzata quando la persona deve essere assistita da terzi.
ADL primarie
Rassettarsi
Mani, viso, denti, pettinarsi, lavare le ascelle, radersi o truccarsi.
POSTURA il pz è seduto davanti al lavandino in carrozzina o su una sedia.
Appena è possibile l’attività può essere eseguita in stazione eretta
Se la persona non ha ancora un buon controllo della posizione seduta si utilizza una
sedia con i braccioli. Un cuscino da mettere dietro la schiena potrà aiutare il pz a
mantenere il tronco in avanti
I piedi sono appoggiati a terra, la schiena staccata dallo schienale e il più possibile
allineata.
Le braccia sono appoggiate al lavandino
L’operatore o il familiare che guidano l’attività devono posizionarsi dal lato in cui
l’utente ha maggiori difficoltà.
L’attività può essere divisa in sottocompiti, e può essere più o meno difficile a seconda
del numero e disposizione degli oggetti che l’utente deve usare.
Alimentarsi
POSTURA seduto sulla sedia
piedi appoggiati a terra
braccia appoggiate sul tavolo
L’utente spesso trascura di appoggiare sul tavolo l’arto maggiormente deficitario.
.
Inizialmente l’utente esegue l’attività con l’arto superiore che ha maggiori
potenzialità motorie l’arto maggiormente deficitario verrà inserito
nell’attività appena emergono quote motorie sufficienti.
Le cose più semplici da mangiare utilizzando questo arto sono:
frutta, pane e biscotti.
Anche bere da un bicchiere richiede un minimo movimento attivo e la persona può
aiutarsi nell’attività utilizzando l’arto non deficitario come supporto all’altro arto.
Quando emergono sufficienti quote motorie l’arto deficitario verrà inserito nelle
attività bimanuali come tagliare la carne, sbucciare la frutta, imburrare il pane.
IGIENE DEL CORPO
L’igiene della persona è costituita da un insieme di pratiche di pulizia che
hanno lo scopo di preservare la salute e di garantire il confort fisico e
psicologico.
Si procede in relazione allo stato in cui si trova la persona
lavaggio a letto bagno/doccia da sdraiati seduti in piedi
Utilizzare per l’igiene del corpo prodotti della persona, secondo le sue abitudini
(bagnoschiuma o sapone, shampoo…) e usare gli ausili idonei per permettere di
facilitare le attività di cura in sicurezza per la persona e per chi l’assiste
Quando è possibile, stimolare la persona ad esecuzioni autonome,
sviluppando l’attività riabilitativa (ADL).
Cucinare
POSTURA da seduto o da in piedi, se la persona ha ancora difficoltà a mantenere la
stazione eretta, può stabilizzarsi sfruttando l’appoggio anteriore al piano di lavoro.
L’attività può essere più o meno complessa in base alle abilità motorie richieste:
• tipo di manualità (fine o grossolana)
• numero e tipo di attività bimanuali (impastare, mescolare, tagliare)
• tipo di prese necessarie (prendere un bicchiere, utilizzare una posata)
Le ricette possono essere più o meno complesse, per :
• numero di passaggi richiesti
• numero di operazioni che l’utente deve tenere sotto controllo contemporaneamente
• numero di ingredienti e strumenti di lavoro da utilizzare
Il compito può essere più o meno complesso in base alla disposizione degli strumenti di
lavoro e degli ingredienti predisposti sul piano di lavoro gli ingredienti e gli
strumenti
gli oggetti e gli ingredienti vengono predisposti sul piano di
lavoro insieme ad altri strumenti ed ingredienti che non
servono per l’attività
l’utente deve procurarsi gli ingredienti e gli strumenti
cercandoli nella cucina e nei cassetti.
ADL secondarie
COME PUÒ AGIRE CHI ASSISTE IL PZ?
1. Non deve aiutare
2. Deve supervisionare l’attività
3. Deve aiutare in modo minimo
4. Deve aiutare in modo importante
5. Deve sostituirsi in alcuni passaggi
L’assistente può anche fornire eventualmente delle istruzioni che possono essere:
• generali, come esortazioni e incoraggiamenti (“vai avanti, guardati intorno, fai attenzione”)
• specifiche (“lavati le mani, chiudi l’acqua”)
AUSILI della vita quotidiana
=
accorgimenti, dispositivi e idee che servono per
compensare la perdita di una o più funzioni,
permettendo di compiere specifiche attività
in minor tempo e con maggior sicurezza ed efficacia,
favorendo lo sviluppo delle capacità motorie o prevenendone il
peggioramento
Inoltre l’ausilio si rivolge anche a chi assiste la persona per permettere
o facilitare le manovre di assistenza
L’ausilio è efficace ed accettabile se ha caratteristiche ben precise:
facilità d’uso, lavabilità, facile reperibilità, estetica, economicità, leggerezza
Gli ausili sono reperibili in commercio presso sanitarie e ortopedie specializzate,
quasi sempre però vanno adattati o costruiti su misura per ogni utente.
NON ESISTE L’AUSILIO OTTIMALE IN ASSOLUTO,
MA OGNI VOLTA VA RICERCATO IN BASE ALL’UTENTE E AL PROGRAMMA
DI ASSISTENZA ELABORATO:
È L’AUSILIO CHE DEVE ESSERE ADATTATO ALLA PERSONA
E NON VICEVERSA.
IGIENE E STIMOLAZIONE
DEL CAVO ORALE
IL VOLTO E LA BOCCA
-svolgono un ruolo importante nella vita di tutti noi, sia giovani che
anziani
-sono i mezzi attraverso cui noi esprimiamo i nostri sentimenti, i
nostri desideri verbalmente e non
-ci mettono in grado di condividere i nostri pensieri con gli altri
In seguito a lesione cerebrale il volto e la bocca possono subire una
perdita considerevole dal punto di vista senso-motorio
Spesso questi aspetti vengono dimenticati o trascurati
Possono essere un importante e “ricco” canale
d’ingresso nella ripresa di coscienza
Tratto
oro-facciale
COMUNICAZIONE
NON VERBALE
ALIMENTAZIONE
LINGUAGGIO IGIENE ORALE
Key Koombs
POSTURA
• In quale postura: seduta,al letto (sul fianco,
semiseduta)
• Quando: più volte al giorno, non durante i
pasti
• Postura del corpo: allineamento del tronco
• Postura della testa: contenimento e
allineamento
Facilitazione manuale laterale
Facilitazione manuale anteriore
Da valutare
PRESENZA DI RIFLESSI ARCAICI
-Riflesso del morso (-)
-Riflesso di suzione (-)
-Riflesso di masticazione (+)
-Riflesso del vomito (-/+)
-Riflesso della tosse (+)
-Riflesso dello sbadiglio
-Riflesso della deglutizione (+)
La presenza di questi riflessi può essere molto
disturbante per una corretta igiene orale e la ripresa
della deglutizione
COSA TROVIAMO
-difficoltà ad aprire la bocca : presenza del riflesso del morso
-la bocca rimanere aperta: mandibola abbassata
-movimenti della lingua sono ridotti : con perdita di saliva
movimenti incompleti e incoordinati, spesso tremore
-scialorrea: ridotta sensibilità, ridotto n. di atti deglutitori
-presenza di cannula tracheostomica : può provocare disagio o
dolore durante i movimenti di deglutizione
TUTTO QUESTO
Non accurata igiene orale
denti sporchi con tartaro (irritante), gengive sanguinanti,
lingua con patina e maleodorante, secrezioni su lingua e
palato
Questi aspetti sono importanti per il paziente, i familiari e
amici, modificano il modo in cui la gente si relaziona
con lui
Importante fin dall’inizio effettuare una corretta igiene del
cavo orale
ELEMENTI GUIDA E MISURE DI SICUREZZA
• corretta posizione da seduto
• condizione dei denti e delle gengive
• deglutire la saliva
• presenza del riflesso della tosse
• presenza del riflesso del vomito
• movimenti attivi della lingua
SETTING
Cosa serve
• Garze
• Scovolini
• Garze
• Abbassalingua
• Pulisci lingua
• Acqua con bicarbonato
• Limone/Collutorio
• Guanti
• Mascherina
CORSO DI FORMAZIONE


ASSISTENZA DOMICILIARE COMPETENTE A PERSONE IN STATO VEGETATIVO, DI MINIMA
COSCIENZA E DISABIITA’ GRAVE

Gestione dell’ Alimentazione
Gestione dell’ Incontinenza



BOLOGNA 27/03/2014 CRISTINA VALISELLA
La nostra giornata è scandita da un orologio interno, il rispetto dei
tempi migliora il funzionamento dell’intero organismo
La nostra giornata è scandita da un orologio interno, il rispetto
dei tempi migliora la saluta
Siamo tutti composti da ………………….
Alimentazione per sonda
( PEG - DIGIUNOSTOMIE - SNG )
con soluzioni e miscele alimentari
Nutrizione Artificiale Totale










Mangiare sdraiati non è funzionale per lo
svuotamento gastrico e la digestione
Seduti a tavola si mangia meglio
La persona con danno cerebrale deve alimentarsi seduta, in
carrozzina , se ciò non è possibile, semiseduta a letto o in
posizione laterale destra
Postura e dinamica respiratoria: svuotamento gastrico
Fundus
Decubito supino:

I rapporti anatomici col rachide
dividono lo stomaco in due
porzioni ed il fondo (parte non
contrattile dello stomaco) tende
a riempirsi senza effetto
“cascata” verso l’antro ed il
transito pilorico
Decubito destro:

Sposta l’antro in basso,
distribuisce la NET e facilita lo
svuotamento gastrico per
effetto “cascata”
Corretta posizione semiseduta per il pasto
a letto
- Cuscini a lisca di pesce
-Collo e capo allineati
- Addome disteso
Rispetto degli orari del pasto :
colazione – pranzo – cena
Acqua : almeno 1,5 litri al giorno
Comprensiva di quella per la somministrazione della terapia e per
il lavaggio della sonda
Alimentazione per via naturale
Cibo di consistenza adeguata
Posizione corretta della testa
Dedicare il tempo necessario
Posizione corretta per l’alimentazione e
l’idratazione per bocca
Eliminazione delle scorie
URINA E FECI
sono il risultato di
quanto, cosa e come
mangiamo
DANNO CEREBRALE

STATO DI COSCIENZA ALTERATO ALLETTAMENTO
PROLUNGATO





ALTERAZIONE DELLA
CAPACITÀ DI CONTROLLO DELLE FUNZIONI CORPOREE



ELIMINAZIONE DI URINE CATETERISMO VESCICALE

ELIMINAZIONE DI FECI PANNOLONI PER INCONTINENZA
Controllo degli sfinteri

livello di coscienza
E’ vincolato da consapevolezza

collaborazione della persona


ASCOLTO DEL PROPRIO CORPO:

1. percezione del BAGNATO/ SPORCO con sollecitazioni e richieste
costanti e regolari
2. percezione dello stimolo



RICHIESTA DEL PAPPAGALLO/PADELLA o PASSAGGIO SUL WC
( quando è possibile)
Problematiche sfinteriche


INCONTINENZA = assenza di controllo ell’emissione
delle feci e/o delle urine per disturbi cognitivi



STIPSI = emissione difficoltosa di feci disidratate e
con intervalli di 2/3 giorni tra una evacuazione e l’altra.

FECALOMI = feci dure e disidratate che limitano il
transito provocando meteorismo e scariche acquose

DIARREA = emissione di almeno 4 evacuazioni di
feci liquide



FACILITIAMO IL TRANSITO INTESTINALE
UTILIZZARE FIBRE ALIMENTARI, BUONA IDRATAZIONE, MOBILIZZAZIONE
COSTANTE E MASSAGGIO COLICO QUOTIDIANO PRIMA DI PASSARE A
LASSATIVI O CLISTERI
Cibi che, per alcune persone,
funzionano come lassativi naturali

•Prugne/succo di prugne

•Fichi, succo di fichi

•Melassa

•Liquerizia, Tamarindo

•Cioccolato

•Caffè, Latte, Orzo

•Kiwi , pere e succo di frutta

•Cibi piccanti/curry

Il pannolone
A letto tenere il pannolone
aperto per fare respira la pelle.
In persone fortemente stitiche
metterlo solo quando si prevede
l’evacuazione dell’alvo


Ad ogni cambio lavare bene la
pelle ed asciugare accuratamente ,
applicare crema idratante
all’inguine e massaggiare la zona
sacrale
Osservare accuratamente
eventuali arrossamenti o lesioni
cutanei

Quando c’è il catetere vescicale :
- Buona e accurata igiene intima quotidiana e ad ogni cambio pannolone
- Mantenere pulito il catetere
- Mantenere la pelle asciutta e idratata
- Controllare arrossamenti e secrezioni
- Controllare che sia ben fissato e funzionante
Quando c’è la guaina esterna ( urocontrol)
- Sostituzione quotidiana della guaina
- Rimozione della guaina con acqua e sapone, non strappare
- Igiene accurata del pene e osservazione dei eventuali secrezioni
- Asciugare bene la pelle prima di riposizionare la guaina
- Non tagliare peli e non mettere cerotti esterni
- Controllo della pelle per arrossamenti, vesche, disidratazione

Cosa controllare :
- Le sacche di raccolta non devono poggiare a terra
- Non tirare o piegare il tubo e il catetere (vescicale o esterno)
- Agganciare la sacca al letto o alla carrozzina più in basso del bacino
- Svuotare la sacca 2 volte al giorno e chiuderla bene
- Osservare sempre il colore, l’odore, la quantità e la presenza di sedimenti


GRAZIE DELL’ATTENZIONE

Cristina Valisella
DISORDINI NEUROPSICOLOGICI e della COMUNICAZIONE
Quali possono essere i disordini neuropsicologici e della comunicazione
conseguenti all’esperienza del coma?
Come si possono affrontare e come possono evolvere?
Logopedista
Loredana Simoncini
LCF - Levels of Cognitive Functioning


MINIMA RESPONSIVITA’ Livelli 1-Nessuna risposta
2-Risposta generalizzata
3-Risposta localizzata

DISFUNZIONE COGNITIVA Livelli 4-Confuso agitato
GLOBALE 5-Confuso-inappropriato
6-Confuso-appropriato

DEFICIT NPS SELETTIVI Livelli 7-Automatico-appropriato
8-Finalizzato-appropriato
MINIMA RESPONSIVITA'
Risposte osservabili più frequentemente :
-Modificazione di parametri fisiologici;
-movimenti grossolani degli arti, non costanti, non specifici;
-movimenti degli occhi senza focalizzazione su oggetti o persone;
-fissazione di uno stimolo che cattura l’attenzione (es: guarda brevemente una
persona);
-mantenimento del contatto visivo per alcuni secondi;
-inseguimento dello stimolo (es: gli occhi seguono la persona che si muove lungo la
linea mediana o nel campo visivo) inizialmente non costante poi più costante;
-inseguimento di una fonte sonora;
-direzionamento di capo o occhi per guardare qualcuno che sta parlando;
-vocalizzazione meccanica;
-vocalizzazione volontaria per esprimere qualcosa (bisogni, stati d’animo ,...);
-capacità di riconoscere degli stimoli (es, risposte di evitamento);
-esecuzione saltuaria di ordini semplici; differenziazione nelle risposte con le varie
persone.
MINIMA RESPONSIVITA
Dobbiamo sempre considerare che le
risposte:
• Non sono costanti
• Possono essere ritardate

Cosa vuol dire comunicare

con la persona in

MINIMA RESPONSIVITÀ
DIVERSE INFORMAZIONI E SEMPRE DIVERSE
Generalmente:
-con ogni ospite della Casa dei Risvegli Luca De Nigris otteniamo un numero
molto elevato di informazioni, anche con soggetti in condizioni cliniche
gravi;

-ogni ospite ci dà informazioni specifiche e "personali" differenti da quelle di
chiunque altro, per cui riteniamo che

CI SIA SEMPRE UNA MODALITÀ SPECIFICA
PER TENTARE DI ENTRARE
IN QUELLA SPECIFICA RELAZIONE

pur tenendo conto:
- che le risposte osservate sono condizionate dal quadro neurologico;
- del rischio di incorrere in facili psicologismi.


MINIMA RESPONSIVITA'
Diviene cruciale capire se:
proposte, stimoli, contesti, modalità di comunicazione,
persone, posture, momenti della giornata, ...,
favoriscono o ostacolano il recupero della coscienza.

Importante sviluppare:
- la capacità di osservazione delle risposte minime della persona,
nei vari contesti di vita;
- la capacità di individuare strategie che facilitino livelli più elevati di risposta.

OBIETTIVI degli INTERVENTI

- il benessere del paziente, ricercato con un rilassamento per permettere un suo
“stare al gioco”;

- le prime risposte (motorie);

-le prime forme di comunicazione intenzionale: codice SI/NO tramite le modalità
motorie possibili in quel momento (movimenti degli arti, emissione della voce,
indicazione di codice scritto, uso di semplici comunicatori ...).

LA REGOLAZIONE SENSORIALE
Per raggiungere tali obiettivi occorre:

- Costruire attorno alla persona un “ambiente regolato”:
*caldo e familiare in cui sentirsi al sicuro;
*silenzioso, in cui gli stimoli sono proposti introducendo pause, rispettando momenti di
riposo, evitando “bombardamenti” che inducono assuefazione/saturazione allo
stimolo;
- costruire un’assistenza e l' integrazione tra le varie figure professionali che, nella
quotidiana gestione della persona, tenga conto delle possibilità emergenti e dei possibili
livelli di risposta (riabilitazione nelle 24 ore);
- costruire una proposta riabilitativa diretta alla persona e non solo al suo deficit.

AMBIENTE E COMUNICAZIONE con la Minima Responsività
- Portare oggetti personali e foto di familiari e amici;
- parlare con un tono di voce normale;
- presentarsi, comunicare al paziente dove si trova, che giorno è, che momento della
giornata è, perché si trova in ospedale;
- spiegare sempre cosa si sta per fare (per es. “ti metto un cuscino sotto la testa”),
verbalizzare;
- essere brevi e semplici nelle frasi e nelle domande (per es. invece di dire “gira la testa
verso di me” è meglio dire “guardami”);
- avere pazienza nell’aspettare la risposta e non perdersi d’animo se non c’è risposta;
- rispettare i suoi periodi di riposo senza essere troppo incalzanti, perché si affatica
rapidamente e facilmente;
- limitare il numero dei visitatori (1 o 2 alla volta).
Il Paradigma dell'emozione narrativa:
ELEMENTI GENERALI DEL SETTING

che condizionano costantemente l’agire terapeutico:

 elemento emozionale;

 elemento funzionale ed ecologico;

 elemento biografico.

Come indagare la biografia del soggetto

ed ottenere informazioni

per costruire interventi

di maggior valore emozionale?
Nostro questionario e/o temi principali da indagare.
Possono essere intervistati vari famigliari e/o amici. Sul paziente si possono indagare:
- scolarità;
- preferenza manuale;
- professione (descrizione di mansioni, gradimento del proprio lavoro, orari,
motivi di disagio, ...);
- che “tipo è”, eventuali eventi stressanti, come li ha superati, ...;
- figure di riferimento e sostegno;
- tempo libero: musica , letture, tv, cinema, teatro, .... Sport, animali, viaggi,
altri interessi, hobbies, ...;
- oggetti significativi;
- progetti per il futuro;
- giornata , settimana tipo;
- sapori, odori, colori, materiali, ..., preferiti o sgraditi,
- ...
DISFUNZIONE COGNITIVA GLOBALE

Dopo la ripresa di contatto con l’ambiente la persona è confusa:
• disorientata nel tempo, nello spazio;
• non è consapevole della condizione in cui si trova;
• non ricorda dati della propria vita;
• non è in grado di apprendere nuove informazioni;
• perde continuamente il ricordo di ciò che ha appena fatto;
• mescola fatti accaduti in passato con fatti del presente oppure mescola la realtà
al sogno;
• ha difficoltà a mantenere l’attenzione sugli stimoli, a eseguire dei compiti in
modo completo e ordinato;
• è estremamente distraibile e affaticabile;
• è incapace di accudire se stesso.



In questa fase, la confusione può accompagnarsi a


INERZIA AGITAZIONE

DISFUNZIONE COGNITIVA GLOBALE



INERZIA = passività nei confronti degli stimoli esterni è necessario proporre
più volte le richieste che spesso vengono ignorate;
= fornisce risposte casuali, spesso con atteggiamento infastidito


AGITAZIONE = agitazione, irrequietezza, disinibizione, aggressività. Se
motoriamente autonomo il pz vaga da un luogo all’altro
senza scopo, si stende e alza dal letto continuamente,
si agita e ha reazioni aggressive se si cerca di contenerlo;
rifiuta di collaborare o di concentrarsi su quanto gli viene
richiesto, oppure fornisce risposte impulsive o assurde.


DISFUNZIONE COGNITIVA GLOBALE



AMNESIA POST-TRAUMATICA = deficit di memoria che riguarda soprattutto
l’apprendimento di nuove informazioni e
disorientamento spazio-temporale.


Quando termina,
la persona riacquista una memorizzazione continua e stabile degli eventi
COMUNICAZIONE, AMBIENTE, INTERVENTO RIABILITATIVO

Guidare la persona a:
1. RIORIENTARSI, inizialmente in modo passivo, poi attivo
 nel tempo nello spazio
 ai propri dati personali
 al contesto
• Si utilizzeranno i vari momenti della giornata per dare la scansione temporale
quotidiana e settimanale;
• si utilizzeranno gli spostamenti all’interno e all’esterno del centro per favorire
l’orientamento spaziale e l’apprendimento di semplici percorsi.

2. ACQUISIRE LIVELLI PIÙ ELEVATI DI CONSAPEVOLEZZA DI SÉ E DEL
PROPRIO STATO: la persona che non è consapevole spesso non collabora

3. DIRIGERE L’ATTENZIONE: indirizzare il proprio comportamento in modo
intenzionale.
Si utilizzeranno tutte le attività della vita quotidiana (igiene personale,
alimentazione, uso di comuni strumenti come telefono) in cui la persona deve
essere coinvolta per partecipare più attivamente possibile, richiamando
costantemente l’attenzione al compito ed evitando il più possibile elementi di
disturbo nell’ambiente (in questa fase infatti la persona manifesta un’estrema distraibilità)

MUTISMO POST-TRAUMATICO


A volte si osserva una condizione in cui la persona è ormai
capace di un rapporto con l’ambiente,
è in grado di comprendere richieste e svolgere compiti,
ma non si esprime verbalmente
BASI DELLA COMUNICAZIONE


1. AVER QUALCOSA DA COMUNICARE: - bisogni
- idee
- sensazioni

2. REALIZZARE CHE SI PUO’ COMUNICARE

3. AVERE LO STRUMENTO PER COMUNICARE

4. CAPIRE CIO’ CHE GLI ALTRI CERCANO DI DIRE
SVILUPPO DELLA COMUNICAZIONE

• NECESSITA’ DI “ESPERIENZE”

• UN AMBIENTE NON RECETTIVO E CHE NON GRATIFICA GLI SFORZI
COMUNICATIVI PORTA A UN DETERIORAMENTO DELLA COMUNICAZIONE



• CODICE SI’ / NO

• Sviluppare l’INTENZIONE COMUNICATIVA  AUSILI: TABELLE
COMUNICATORI

Grazie dell’attenzione !