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Napoli 20/2008 del 28/02/2008
FATTO di CRONACA

Domenica 23 marzo 2014
PROSTITUZIONE MINORILE
PROSTITUZIONE MINORILE
PROSTITUZIONE MINORILE
Prostituzione minorile, la nuova variante del mestiere più vecchio del mondo. Ormai molto diffusa,
maggiormente tra extracomunitari, i ragazzi si prostituiscono anche solo per un pacchetto di sigarette. Ogni
anno circa un milione di bambini è introdotto nel mondo della prostituzione. Ed è per questo che esiste un ricco
turismo sessuale anche per i bambini, specialmente in tutti quegli Stati vicini all'America, pieni di spiagge che
sono talmente tanti da non meritare di essere elencati. In alternativa, la prostituzione minorile ha subito un
picco grazie all'era di internet e l'introduzione delle webcam. Grazie alla magia della tecnologia non serve più un
trafficante, basta che una ragazza sia una “pornobimba” e può tranquillamente prestarsi ad immagini
impudiche sul web. Nonostante siamo bombardati da servizi sulle organizzazioni criminali che controllano la
prostituzione minorile, solo il 10% dei bambini ha dietro di sé un individuo che lo controlla. Generalmente la
prostituzione minorile è gestita da singoli individui che fanno praticare questa attività in hotel, bar, chiese e tanti
altri posti comuni. Al di fuori delle organizzazioni, l'essere umano è libero di fare ciò che vuole fin tanto che
agisce con giudizio, ovviamente i bambini sono ingenui e non ne hanno per cui spesso si crea "prostituzione
minorile amatoriale", dove le bambine decidono di comportarsi da “prostitute”.
FRANCESCA CASCONE

MAGGIO 2014






















“Dovremmo avere un supporto psicologico, per quello che facciamo, che vediamo, ma di fatto…”. Così
Patrizia Sarcinelli, ispettore capo della Polizia di Napoli, sezione Minori, racconta il disagio delle forze
dell’ordine maggiormente esposte alla possibilità di imbattersi in scene forti. “Quando abbiamo arrestato il
pedofilo D’Angiolella, ci siamo recati nella casa dove consumava i suoi reati ed abbiamo visto uno
spettacolo orribile: cartoni di pizze impilati fino al soffitto, una cucina sporchissima, disegni di bambini che
aspettavano il proprio turno, un letto con coperte sudicie”.

Di fronte a spettacoli del genere anche il più duro degli agenti può avere attimi di smarrimento e per questo
lo Stato dovrebbe garantire supporto psicologico adeguato, il condizionale utilizzato dall’Ispettore ha
confermato la sua scarsa soddisfazione in merito. “Non solo la mia sezione, ma anche la stradale ed in
generale tutti gli agenti che si muovono nelle volanti avrebbero bisogno di un punto di riferimento, quello
che vedono è molto brutto, da aggressioni a tossici ridotti a zombie e dobbiamo ricordarci che un agente di
polizia, come posso essere io, oltre ad un poliziotto è anche una moglie e una madre che, una volta tornata
a casa, deve avere la forze di dividere il lavoro dalla famiglia. E’ difficile e non sempre si può riuscire da
soli”.

In questi anni tutte le forze dell’ordine si stanno attrezzando per tutelare i propri uomini attraverso
convenzioni o iniziative, specialmente al Nord Italia, dove dal 2000 è disponibile un gruppo di “debriefer”,
due agenti della Cantonale e due delle Comunali, per ricostruire e rielaborare gli eventi traumatici che è
a disposizione anche degli agenti delle Comunali stesse; la convenzione stipulata nel 2013 tra il S.I.A.P.
(Sindacato della Polizia di Stato) di Milano, e il servizio psicologico e di psicoterapia offerto da due psicologi
di Milano, molto particolare perché avviata arbitrariamente dal Sindacato che, attraverso le parole del
Segretario Generale Ciro Dellisanti l’ha così motivata:” Abbiamo deciso di fornire questo servizio perché,
come spesso accade, il sindacato si deve sostituire alle lacune della nostra amministrazione”. Infine
ricordiamo il cosiddetto supporto tra pari dove il pari è un operatore di polizia disponibile ad offrire il proprio
supporto psicologico ad un altro collega che durante il servizio ha vissuto situazioni di forte impatto emotivo,
tali da considerarsi fonti di stress e a cui possono seguire stati di disagio nell’operatore.

DARIO CIARDIELLO

QUANDO LE PROPRIE FORZE NON BASTANO
UNO PSICOLOGO PER LA POLIZIA
Patrizia Sarcinelli
Ispettore capo Polizia di Stato
Domenica 23 marzo 2014


.
“Si faceva chiamare Niko, ci diceva di aspettare fuori la scuola e di far finta di chiedere un passaggio.
Arrivava e ci faceva salire sulla sua auto, poi ad un certo punto del percorso spegneva i fari, ci faceva
scendere e ci chiudeva nel cofano. Non dovevamo vedere dove ci stava portando. Arrivati a casa sua
c’era chi andava subito nella camera da letto con lui e chi invece aspettava. C’erano delle sedie e un
tavolo, sul quale lui aveva messo dei fogli bianchi e dei pennarelli, dei pastelli, degli acquerelli, tutto
per farci disegnare ”. […]

“La prima volta che entrai nella camera da letto lui mi fece sdraiare sul materasso, mi spogliò nudo e
cominciò a baciarmi tutto il corpo, anche il pene. Avemmo dei rapporti orali e anche dei rapporti
sessuali completi”. […]

“A volte gli piaceva aprire il cassetto del comodino, indossare una parrucca e un gonnellino e fare uno
spettacolino per noi. Quando alla fine era soddisfatto ci rimetteva nel cofano, poi ad un certo punto ci
faceva salire in auto e ci riportava fuori la scuola”.

“Una volta ci chiamò e venne a prendere me e mio fratello fuori la scuola. Arrivati alla casa, ci chiese
di entrare entrambi nella stanza con lui e di avere dei rapporti sessuali a tre. Rifiutai. Mi faceva troppo
schifo. Da allora non ci sono più andato”.

“Ci diceva che dovevamo fargli conoscere i nostri amici. Una volta gli portai un mio amico e lo chiamai,
lo aspettavamo fuori la scuola. Lui mi disse che se gli fosse piaciuto si sarebbe fermato, altrimenti no.
Non si fermò e allora lo chiamai per chiedergli il perché. Mi disse che era troppo grande e io gli risposi
che però aveva il pene piccolo. Tornò indietro ”.

SABRINA AUTIERO





BULGARI ASCOLTATI IN QUESTURA

Domenica 23 marzo 2014
Mario D’Angiolella, pedofilo del casertano, dopo una lunga e
tortuosa indagine, sconta ora la sua pena agli arresti
domiciliari. Chi è D’Angiolella? Potremmo definirlo una
contemporanea versione di “dott. Jekyll e mr Hyde”. Patrizia
Sarcinelli, Ispettore Superiore Polizia di Stato, occupatasi del
caso, lo definisce invece “ Il pedofilo perfetto”. Il suo identikit?
Un uomo di sessantadue anni, molto rispettato dai concittadini,
incensurato, sposato, padre di due figli.
Preside del Libero Istituto Accademico di Scienze Sociali di
Casaluce. Proprietario di un’agenzia assicurativa di Aversa. Era
inoltre un benefattore: proprietario di un centro caritas. Ma
dietro questa eterea figura si nascondeva la parte perversa,
malata, la parte marcia della sua personalità.

Ogni sabato pomeriggio, rigorosamente dalle 17.00 alle 20.00,
“Mr Hyde” prendeva il sopravvento.

Aveva creato intorno a sé una rete di contatti con un gruppo di
giovanissimi bulgari che, arrivati in Italia, si prostituivano in
cambio di poco, un panino, un pacchetto di sigarette.
D’Angiolella aveva studiato nei minimi dettagli le sue mosse:
contattava i giovanissimi tramite una sim, intestata ad un
extracomunitario, che utilizzava solo ed esclusivamente per
rintracciarli. Prestando attenzione a camuffare la voce, fissava
l’appuntamento, stabilendo puntualmente di fingere un
autostop, in modo che l’incontro sembrasse fortuito. Una volta
prelevati i giovanissimi si dirigeva verso una villetta, di sua
proprietà, nella zona di Varcaturo. La CASA DEGLI ORRORI, il
luogo dove si consumavano gli abusi. Le testimonianze dirette
dei bambini coinvolti hanno permesso di individuarlo. Grazie al
lavoro di Patrizia Sarcinelli e della sua squadra il pedofilo è
stato fermato. Quella casa, il regno della sua perversione, non
ospiterà mai più degli innocenti bambini che in una sala
d’attesa improvvisata, aspettano il proprio turno, disegnando su
cartoncini colorati tutto il loro terrore .
STEFANIA PAONE


MARIO D’ANGIOLELLA:
IDENTIKIT DI UN PEDOFILO
Arresto D’Angiolella
Domenica 23 marzo 2014


La parola pedofilia deriva dal tema greco παις, παιδός
(bambino) e φιλία (amicizia, affetto). In ambito psichiatrico la
pedofilia è catalogata nel gruppo delle parafilie, ovvero tra i
disturbi del desiderio sessuale, e consiste nella preferenza
erotica

da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale per
soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età pre-puberale.
La psichiatria e la criminologia distinguono i pedofili dai child
molester (molestatori o persone che abusano di bambini); le due
categorie non sono sempre coincidenti. La pedofilia è una
preferenza sessuale dell'individuo o un disturbo psichico,
definisce l'orientamento della libido del soggetto, non un
comportamento oggettivo. Vi sono soggetti pedofili che non
attuano condotte illecite, come si hanno casi di abusi su bambini
compiuti da individui non affetti da pedofilia. Un pedofilo può
essere considerato un pedofilo perfetto, quando la sua vita e i
suoi comportamenti al di fuori dell’atto sessuale non
corrispondono minimamente a quello che poi in realtà è. Il
pedofilo perfetto, spesse volte, è una persona molto distinta, e i
suoi comportamenti non danno segnali preoccupanti rispetto a
quelli che potrebbero essere apprezzamenti particolari nei
confronti di un minore. Un pedofilo perfetto tende a mostrarsi
caritatevole, impegnato nel sociale, ed è proprio questa sua
maschera esteriore a donargli apprezzamento sociale. Il pedofilo
perfetto vive una vita impeccabile, e nulla può far pensare alla
società che quest’uomo, possa commettere tali azioni; proprio
per questo prendere Mario D’Angiolella in flagranza di reato, per
il corpo della polizia è stato difficile, in quanto il D’Angiolella
essendo una persona distinta, e dotato di grande ingegno, aveva
studiato tutto nei minimi dettagli,in più avendo una vita
impegnata per il sociale era solito per lui stare fuori casa.
D’Angiolella ha tutte le caratteristiche di un pedofilo perfetto, ed
è proprio per questo che ci si domanda: “Di chi possiamo
fidarci, e da chi stare alla larga?”
IDA DE STASIO


IL PEDOFILO PERFETTO
IL PEDOFILO E LA SUA CASA























Vite spezzate sono quelle di bambini come tanti, ma con un segreto in
più da portare dentro, quello di un abuso sessuale da parte di un
pedofilo.
Bambini che avrebbero voglia di giocare e guardare la tv, d'un tratto si
ritrovano lanciati in una realtà del tutto diversa e sopranaturale, come
se il loro mondo finisse all'istante e ne iniziasse uno nuovo fatto di
dolore e vergogna. Perchè è così che un bambino vittima d'abuso si
sente, violato, senza dignità e molto spesso non reagisce perchè non
ne ha la forza. Vite spezzate, in quanto le loro vite vengono mozzate
sul nascere, dalla voglia di un uomo malato che vede in loro l'oggetto
del proprio desiderio. I pedofili spesso sono persone insospettabili,
maestri, professori, allenatori, preti, persone che godono della stima e
del rispetto di tutti e che sono forti di questa loro posizione e si
sentono autorizzati a poter far divenire un inferno la vita di qualcun
altro. Di fatti un abuso prolungato può comportare nel bambino delle
conseguenze assurde,che possono manifestarsi nel breve, medio e
lungo termine, soprattutto sotto il profilo psicosessuale. L'abusato
Inizia ad avere disturbi del sonno,scarsa attenzione,ribellione
incontrollabile, depressione, attacchi di panico o ansia e problemi nel
relazionarsi con gli altri sotto il profilo sociale e sessuale.
Bambini marchiati a vita,come se portassero con sè un numero,un
tatuaggio. Il pedofilo essendo una persona istruita,colta ed
intelligente, gioca d'astuzia. Prima di tutto gli abusi iniziano con parole
dolci che tendono ad elogiare il bambino, poi si continua con piccole
attenzioni e carezze apparentemente innocenti, percepite dal
bambino come attenzioni sane. Successivamente il pedofilo punta al
piacere del minore, dandogli «carezze» ed infondendogli una cultura
di giusto in ciò che fanno, ma il vero abuso si realizza in realtà dopo
questa fase quando il bambino conosce l'atto sessuale vero e sente
dolore e capisce che quello che sta vivendo è sbagliato, ma non ha la
forza di ribellarsi perchè ha paura di non essere creduto e perchè si
sente svuotato, violato...diventa un bambino a metà.
GIOVANNA FIORENTINO

BAMBINI A METÀ

















La pedofilia è uno dei mali più insediati nella nostra
società ed è catalogata come disturbo mentale e
sessuale. Secondo i dati del telefono azzurro quasi il
60% degli abusi sui minori avviene in casa, in Italia il
dato preoccupante è che non vengono denunciati.
Molte sono le questioni e i dibattiti aperti
soprattutto per quanto riguarda la pena da
infliggere a chi si macchia di tale reato. Nel nostro
ordinamento quello di pedofilia è estinguibile e non
più perseguibile dopo dieci anni dal fatto, inoltre
molto spesso si ricorre alle perizie psichiatriche e
molti di questi rischiano di non essere puniti. Nel
2006 le norme si sono inasprite comprendendo
anche una modifica dell’articolo 600 bis del codice
penale (prostituzione minorile) e l’interdizione
perpetua da qualsiasi posto di lavoro, incarico
pubblico o privato che sia frequentato dai minori.
Nel momento in cui l’accusato sia stato condannato
ai tre gradi giudizio dovrà scontare in carcere dai 2
ai 15 anni, troppo pochi secondo molti cittadini che
in massa creano petizioni affinchè nel nostro paese
si torni a parlare di castrazione chimica, di cui già nel
2005 l’allora ministro Calderoli era un aperto
sostenitore.
Troppo pochi, ancora, per i cittadini che cercano di
farsi giustizia da soli. Emblematico fu il caso della
folla accanita e pronta al linciaggio di Pasquale
Modestino, condannato a 18 anni e venti mila euro
di danni per aver abusato e malmenato un
dodicenne, che in seguito aveva avuto la forza di
denunciare questo “orco”.
Perché, alla fine, la parola chiave per combattere
questi mostri è una sola :“denuncia”.
LAURA BENEDETTO


UNA PENA ESEMPLARE PER I
PEDOFILI
Dopo la rinnovazione del 2006, s'amplia la nozione di
pornografia infantile e l'estensione della protezione ai
minori dai 14 anni fino al diciottesimo anno di età.
Previste anche pene più severe per una serie di reati:
come la reclusione da tre a cinque anni per i pedofili, di
pornografia minorile e detenzione di materiale
pedopornografico, di violenza sessuale nei confronti di
bambini e di corruzione di minore. Si sono create anche
pene contro la diffusione e la commercializzazione dei
prodotti pedopornografici via Internet.
Ma non finisce qua. In questo anno, per tutti gli insegnanti
e collaboratori scolastici, è obbligatorio il certificato
antipedofilia. Norma che implica la presentazione di
questo documento per poter lavorare in qualsiasi scuola
dell'Italia. Questa decisione ha fatto discutere molti
professionali a causa dei costi legati per avere questo
certificato.
Comunque, ci troviamo davanti una legge più severa che
vuole lottare contro lo sfruttamento sessuale dei bambini
e contro la diffusione della pornografia infantile su
Internet. Perche tutti i bambini hanno il diritto di vivere, di
essere giovani e d'avere una vita più dignitosa.
JUDIT GÓMEZ MARTÍN

CON L'ITALIA, SONO 10 GLI STATI EUROPEI AD
AVERLA RATIFICATA.

















IL RUOLO DELLA FAMIGLIA DEI
PEDOFILI
Una pena esemplare per i pedofili
Quello della pedofilia è un reato particolare che genera,
anche inconsciamente, forti sensazioni di disgusto e disprezzo
nei confronti di chi lo compie. Tant'è vero che perfino nelle
carceri, i detenuti accusati di pedofilia vengono ghettizzati e
spesso resi vittime di episodi di violenza ad opera degli altri
carcerati. Quasi come a sottolineare che i pedofili sono più
che semplici delinquenti; si sono macchiati di una colpa
talmente disgustosa da essere inammissibile e imperdonabile
perfino per le persone altrettanto "non per bene". Date
queste premesse, viene automatico chiedersi quale sia il
ruolo o comunque la reazione dei familiari dei pedofili, nel
momento in cui certe verità vengono a galla. Mario
D'angiolella, preside del Libero Istituto Accademico di Scienze
Sociali di Casaluce, è stato arrestato nel 2009 con l'accusa di
aver adescato ragazzini stranieri e di aver abusato di questi
ultimi nella propria abitazione di S. Maria del Pontano. Gli
abusi avvenivano sistematicamente nel fine settimana e
l'uomo si prodigava per organizzare tutto alla perfezione: un
telefono cellulare usato unicamente per contattare i
ragazzini; gli appuntamenti con le piccole vittime fuori scuola,
per non destare sospetti; una sorta di sala d'attesa nella
"casa degli orrori" attrezzata di tempere e colori così che i
bambini potessero giocare e rilassarsi in attesa del "proprio
turno".
Dopo l'arresto, la moglie di D'angiolella è stata interrogata
più volte e, in ogni occasione, non ha proferito parola,
mantenendo un atteggiamento gelido e distaccato. Per
quanto il silenzio possa essere funzionale a non alimentare
lo scandalo (D'angiolella era un uomo noto e occupava
diversi ruoli di prestigio), ci si aspetterebbe sconcerto o
quantomeno stupore, negli occhi di una donna che ha
appena scoperto l'altra (orribile) faccia del proprio marito.
Insomma, risulta difficile credere che una parte della vita di
un uomo, così meticolosamente organizzata e
predominante, possa venire facilmente nascosta alla
propria famiglia, a coloro che, almeno teoricamente,
dovrebbero conoscere più di chiunque altro il soggetto in
questione, anche nei suoi aspetti più "intimi". Non tutti i
casi comunque, sono uguali. Nel 2007, a Palermo, un
giovane ventitreenne è stato arrestato presso una casa di
cura per aver abusato delle sue quattro nipotine. L'arresto
è stato possibile grazie all'aiuto dello psichiatra del giovane,
al quale quest'ultimo aveva scritto delle lettere
confessando l'accaduto e chiedendo aiuto. Questa vicenda,
diversamente da quella di D'angiolella, ha sconvolto i
familiari del ragazzo, poichè, seppur consapevoli dei suoi
problemi psichici, nessuno aveva mai sospettato che
potesse aver abusato delle bambine. Addirittura, nelle
lettere indirizzate allo psichiatra, il ragazzo affermava di
essere terrorizzato da una possibile reazione della famiglia,
se mai fosse stato scoperto. Sono quindi molteplici le
dinamiche che generano questo tipo di reato; così come
sono diversi i contesti familiari dai quali un pedofilo
proviene. Lo sconcerto o l'apparente indifferenza, nel
momento in cui si scopre una verità così devastante su un
membro della propria famiglia, dipendono da innumerevoli
fattori e circostanze che andrebbero profondamente
analizzate di caso in caso.
SABRINA LANZA
Direttore: Cristiana Barone
Editore: Antonella Castaldo
Capo Redattore: Luigi Liguori
Coordinatore di Redazione: Ferruccio Montesarchio
Editing Grafica e Webmaster: Domenico Fredella
Coordinatore Pagina di Facebook: Karina O. Palomba
FDC e FDS by Bigol News - Testata Registr. Trib. Napoli 20/2008
del 28/02/2008
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