La dottrina del Purgatorio

a confronto con la Bibbia











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0 Indice
0 INDICE ...................................................................................................................... 2
1 INTRODUZIONE........................................................................................................ 3
2 CONCLUSIONE .......................................................................................................... 4
2.1 NOTE ..................................................................................................................................................... 4
3 LA DOTTRINA DEL PURGATORIO PROVIENE DALLA BIBBIA? ............................. 5
3.1 SPIEGAZIONE DELLE PAROLE DI PAOLO AI CORINZI................................................................................ 5
3.2 RIFLESSIONI SU ALTRI ESEMPI USATI PER GIUSTIFICARE L’IDEA DEL PURGATORIO ................................. 5
4 QUAL È OGGI, NEL NOSTRO PAESE TRADIZIONALMENTE CATTOLICO,
L’OPINIONE COMUNE SULL’ALDILÀ IN GENERALE E SUL PURGATORIO IN
PARTICOLARE? ............................................................................................................... 7
4.1 MA, ALLORA, PERCHÉ IL PURGATORIO? .................................................................................................. 7
4.2 NESSUNA VIA DI MEZZO NELL’ALDILÀ .................................................................................................... 8
4.3 CONCLUSIONI ........................................................................................................................................ 8

















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1 Introduzione
La chiesa cattolica insegna che, dopo la morte, alcune persone vanno in un luogo
chiamato purgatorio, affinché siano ulteriormente “purificate” prima di andare in cielo.
Questa dottrina fondamentale viene da Dio, oppure è un’altra tradizione inventata dagli uomini? La
risposta la troviamo proprio in un verso del catechismo cattolico:
“La Chiesa [Cattolica] ha formulato la propria dottrina di fede sul Purgatorio in modo particolare ai
Concili di Firenze e di Trento” (catechismo cattolico, pagg. 268-269, #1031).
Non è irragionevole chiedersi da dove un gruppo di uomini abbia preso simili informazioni sulla vita
dopo la morte per poter formulare una tale dottrina.
Amici Cattolici, se state pregando per i vostri amati defunti, credendo che essi siano in purgatorio,
sappiate che non è stato Dio a dire che essi sono in purgatorio, ma un gruppo di leader religiosi:
“Ma al momento presente alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini in terra. Altri sono morti e si stanno
purificando, mentre altri ancora sono in gloria...” (catechismo cattolico, pag. 249, #954).
Ciò che turba maggiormente in questa dottrina, è che la Bibbia non ha mai parlato dell’esistenza di
un luogo simile. E la Bibbia non insegna neppure che dopo la morte è necessaria un’ulteriore
purificazione per guadagnare l’ingresso nei cieli. Al contrario, la Parola di Dio dichiara che la salvezza
è un dono gratuito per chiunque la accetta:
“Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro
Signore.” (Romani 6:23)
“...con un solo atto di giustizia (quello di Gesù) la grazia si è estesa a tutti gli uomini in giustificazione
di vita.” (Romani 5:18)
Potrebbe un Dio amorevole e veritiero, offrirti la vita eterna come dono gratuito - e poi farti soffrire
per guadagnarla - e quindi mentire nella Sua Parola?
“Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di
Dio.” (Efesini 2:8)
Se credi a ciò che dice la Bibbia, allora non serve alcun’altra purificazione per quelli che muoiono in
Cristo. Essi sono già stati purificati da Gesù:
“Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati
dall’ira.” (Romani 5:9)
“...sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo
Gesù.” (Romani 3:24)
“Non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità” (Ebrei 10:17)
L’apostolo Paolo sottolinea questo stesso punto:
“E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome
del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.” (1 Corinzi 6:11)

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I veri Cristiani sono già stati purificati perché Gesù ha portato tutti i loro peccati sulla croce:
“...una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo
sacrificio.” (Ebrei 9:26)
Ai figli di Dio non viene chiesto di soffrire per essere salvati, perché sono già stati acquistati e pagati a
caro prezzo:
“Infatti siete stati comprati a caro prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito,
che appartengono a Dio.” (1 Corinzi 6:20)
Il prezzo pagato fu il sangue di Gesù Cristo:
“...la chiesa di Dio, che egli (Gesù) ha acquistata con il proprio sangue.” (Atti 20:28)
2 Conclusione
Se la Bibbia è così chiara su questo argomento, perché la chiesa cattolica ha istituito una dottrina che
ha persuaso membri fedeli a dare soldi a questa chiesa, in cambio di preghiere e messe in favore dei
cari defunti? A questo rispondete voi stessi.
Ora almeno sapete che la dottrina del purgatorio è una dottrina nata dalle menti degli uomini e non è
provenuta da Dio:
“Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano
secondo la carne ma secondo lo Spirito.” (Romani 8:1)
2.1 Note
Il libro dei Maccabei, che la chiesa cattolica usa per giustificare la dottrina del purgatorio, è un libro
apocrifo, cioè non è parte delle Sacre Scritture ispirate da Dio. Sulla storia del libro dei Maccabei
(che, come dimostrato qui, contraddice la Bibbia) c’è da dire quanto segue: durante una battaglia,
furono scoperti degli idoli sotto gli abiti di alcuni soldati ebrei. Il loro generale, Giuda il Maccabeo,
fece inviare del denaro a Gerusalemme per offrire dei sacrifici per essi. In questo, Giuda Maccabeo
non stava seguendo l’insegnamento delle Scritture. Tra i tanti precetti della legge mosaica, non ve ne
era nessuno che raccomandava il sacrificio per i defunti, ma solo per i vivi. Nelle Sacre Scritture non
vi sono esempi di ebrei o cristiani che hanno offerto sacrifici per i morti, né Gesù ha mai introdotto
una dottrina simile. La chiesa cattolica non accetta questi fatti perché ciò vorrebbe dire riconoscere
di essere colpevole di stare insegnando e praticando il peccato d’idolatria.
Il libro dei Maccabei non fa parte del canone ispirato da Dio dell’Antico Testamento e neanche della
comunità Ebrea che li produsse. Gesù e gli Apostoli non citarono mai dai Maccabei. Sono stati
rigettati dal canone ispirato anche da molti “padri della chiesa”, primo fra tutti Girolamo, il
traduttore che produsse la versione latina della Bibbia detta “Vulgata”, sulla quale si basano tutte le
Bibbie cattoliche.
Oltretutto i Maccabei vennero aggiunti alla Bibbia cattolica solo dopo la Riforma (dopo il 1546, da
qui il nome di “deuterocanonici” ovvero “divenuti canonici dopo”), in quanto serviva un “alibi” per
mantenere indulgenze e quant’altro, dopo che la conoscenza biblica si stava espandendo ad opera dei
riformatori protestanti, che cominciarono a tradurre la Bibbia nella lingua del popolo.
Si tenga presente che ai tempi di Lutero il clero cattolico aveva imposto a chi volesse leggere la Bibbia,
naturalmente in latino (quindi solo per i colti, i ricchi o il clero) di avere una particolare
autorizzazione ecclesiastica che non era concessa a tutti; basti pensare che la Bibbia era uno dei libri
“messi all’indice” dalla chiesa cattolica.
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3 La dottrina del purgatorio proviene dalla Bibbia?
Il Nuovo Testamento conosce solo due classi di persone: i salvati e i non salvati. Esso parla
dell’immediata felicità dei morti in Cristo (Luca 16:22; Luca 23:43; 2 Corinzi 5:6,8), e inoltre, riconosce
un’efficacia senza limiti al sangue di Cristo, che ci purifica “da ogni peccato”. Il destino di ognuno viene
determinato in questa vita, che è il solo periodo di opportunità menzionato. La morte chiude il periodo
delle opportunità, poi segue il giudizio secondo le opere fatte nel corpo (Ebrei 9:27; 2 Corinzi 5:10).
L’idea del purgatorio proviene dal paganesimo. Virgilio collocava le anime dei defunti in tre luoghi
diversi: Tartaro per i dannati; Campi elisi per i buoni e un luogo di espiazione per i meno cattivi (Eneide
6, 1100-1105).
3.1 Spiegazione delle parole di Paolo ai Corinzi
Paolo disse ai Corinzi: “Io, secondo la grazia di Dio che m’è stata data, come savio architetto, ho posto
il fondamento; altri vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com’egli vi edifica sopra; poiché nessuno può
porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno edifica su questo
fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l’opera d’ognuno sarà manifestata,
perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà
quale sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, egli ne riceverà
ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come
attraverso il fuoco” (1 Corinzi 3:10-15).
Secondo i teologi cattolici, la frase “sarà salvo però come attraverso il fuoco” significa che il giusto dopo
avere penato nel purgatorio per un certo tempo, sarà salvato in paradiso, perché il fuoco lo avrà
purificato da ogni residuo di peccato. A sostegno di questa interpretazione essi citano le idee di Agostino
di Ippona e Gregorio Magno (quest’ultimo credeva che il purgatorio si trovasse sulla terra). Queste
parole di Paolo non si riferiscono affatto ad un fuoco purificatore esistente in qualche luogo visibile o
invisibile dove le anime degli uomini vanno per essere purificate dai loro peccati, ma al “fuoco” del
giorno di Cristo, il che è un’altra cosa.
Diamo la spiegazione delle parole di Paolo. L’apostolo aveva predicato Cristo a Corinto e molti in
seguito alla sua predicazione credettero nel Signore, dopodiché furono battezzati. Fu lui quindi a porre
il fondamento (Cristo Gesù) di quella casa spirituale (la chiesa) di Corinto. Ma dopo di lui a Corinto
erano giunti altri che avevano edificato dell’altro “materiale” sul fondamento da lui posto. E lui a questo
proposito dice a ciascuno di badare a come edifica sopra il fondamento, perché nessuno può togliere il
fondamento che è Cristo Gesù per metterne un altro; e perché nel giorno di Cristo sarà ricompensata
solo la fatica impiegata per edificare “oro, argento e pietre di valore” (cioè, cose che hanno valore)
perché alla prova del fuoco rimarranno; mentre la fatica impiegata per edificare “legno, fieno, e paglia”
non sarà premiata, e colui che ha edificato questo “materiale” sarà salvato, però, come uno che è passato
attraverso il fuoco (cioè, come una persona scampata a un incendio perdendo nelle fiamme i propri
averi e le cose per cui ha faticato); dunque senza alcun premio, perché le sue opere erano vane.
3.2 Riflessioni su altri esempi usati per giustificare l’idea del purgatorio
Un esempio extrabiblico citato da alcuni è il diario di Perpetua. In questo diario, una donna di nome
Perpetua parla di una sua visione e infine scrive: “Mi svegliai e compresi che la pena gli era stata
rimessa...”. Queste parole non possono in alcun modo giustificare la dottrina del purgatorio; inoltre è
evidente che non è ammissibile basarsi su delle visioni per avvalorare una dottrina che non ha nessun
fondamento scritturale, e che nella chiesa del primo secolo non era né insegnata né creduta da alcuno.
Diversi cattolici per giustificare il purgatorio citano Agostino, il quale era convinto che “non si può
negare che le anime dei defunti possono essere aiutate dalla pietà dei loro cari”. Ancora una volta si
tratta di una dottrina senza fondamento biblico. E soprattutto, i cattolici dovrebbero ricordare che
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proprio Agostino disse: “Che cosa vogliono dire le parole ‘Io edificherò la mia chiesa su questa pietra?’
Su questa fede, su quello che è detto: Tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivente”; e anche: “Sopra questa
pietra che tu hai confessato, io edificherò la mia chiesa, imperocchè Cristo era la pietra”. La chiesa
cattolica invece dice che Pietro è la “pietra”, e sulla loro interpretazione basano l’idea che la chiesa
cattolica appartiene a Pietro ed è la sola vera Chiesa Cristiana.
Vediamo ora i passi biblici che i cattolici citano per giustificare l’idea del purgatorio. Uno di questi è 2
Samuele 12,1-19. Essi vi “vedono” il purgatorio in quanto “qui è evidente una colpa rimessa e tuttavia una
pena da estinguere”. In realtà è chiaro che nel brano si parla di una punizione IN VITA, non dopo morti.
Un altro brano spesso citato dai cattolici è Matteo 5:25-26. Ma qui le parole di Gesù si riferiscono alle
liti fra fratelli, perché prima di dire quelle parole egli disse: “Se dunque tu stai per offrire la tua offerta
sull’altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia quivi la tua offerta dinanzi
all’altare, e và prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrire la tua offerta” (Matteo 5:23,24).
Se un fratello ha qualcosa contro di noi perché gli abbiamo fatto un torto, prima di offrire i nostri
sacrifici spirituali a Dio dobbiamo andare dal fratello offeso e chiedergli perdono per riconciliarci con
lui. Se non facciamo così, Dio ci punirà per il torto commesso contro di lui (Gesù lo sottolineò ancora
in Matteo 6:14,15) e ci farà pagare fino all’ultimo il debito che abbiamo commesso con il fratello, in
terra e non in qualche luogo immaginario chiamato purgatorio.
Altri ancora citano il fatto che Gesù andò ad annunciare la salvezza agli spiriti (1 Pietro 3,19). Queste
“anime prigioniere” sarebbero, secondo i cattolici, anime nel purgatorio.
In realtà, Gesù dopo la sua risurrezione andò in quella parte del soggiorno dei morti che l’Antico
Testamento chiama figurativamente “il seno d’Abramo”, dove prima della venuta di Cristo si trovavano
anche i credenti morti in fede (come Abrahamo).
Prima di salire al Padre (Giov. 20,17), Gesù andò ad annunciare a quelle anime la salvezza per grazia
che era ora possibile mediante il sacrificio espiatorio che Gesù aveva appena compiuto sulla croce: “È
per questo che è detto: Salito in alto, egli ha menato in cattività un gran numero di prigionieri ed ha
fatto dei doni agli uomini. Or questo “è salito” che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle
parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al disopra di tutti i cieli, affinché
riempisse ogni cosa” (Efesini 4:8-10).
Un altro passo è quello della parabola del padrone della messe e degli operai ad ore. Questa parabola
parla semplicemente di quelli che hanno faticato di più per il Padrone della messe (i primi apostoli,
martiri, ecc. che hanno avuto l’incarico di diffondere il Vangelo nel mondo) e via via fino a noi, i
lavoratori dell’ultima ora. Il Signore dà un diverso e giusto premio a ciascuno, ci sono ultimi che sono
primi e viceversa, ma la paga, la vita eterna, è la stessa per tutti: “Amico, non ti faccio alcun torto; non
ti sei accordato con me per un denaro?”
Infine, l’ultimo passo che vogliamo considerare è quello in cui Paolo menziona gli spiriti dei giusti
“portati a perfezione”. Questo passo non sottintende affatto un presunto purgatorio. La spiegazione è
semplice, se si intende il brano nel contesto delle altre dottrine cristiane.
Anzitutto, va ricordato che persino il più giusto tra gli uomini, con la sola eccezione del Figlio di Dio, è
peccatore e “cade sette volte” (Proverbi 24:16).
“Non c’è sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai” (Ecclesiaste 7:20).
“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua
grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Romani 3:23,24).
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I credenti sono resi perfetti mediante l’imputazione immeritata della giustizia perfetta di Cristo, la
giustizia perfetta di Colui che ha adempiuto TUTTA la santa legge di Dio, e che ci viene messa in conto
mediante la fede. “Ma anche per noi, ai quali sarà pure messo in conto; per noi che crediamo in colui
che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è
stato risuscitato per la nostra giustificazione.” (Romani 4:24,25)
Siamo stati santificati “mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre.” (Ebrei 10:10)
Ed è sempre e solo grazie a Lui che siamo purificati da ogni peccato, se dimoriamo in Lui: “Ma se
camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù,
suo Figlio, ci purifica da OGNI peccato.” (1 Giovanni 1:7).
Come cristiani riconosciamo dunque che è Cristo Gesù è l’unico che per noi è “sapienza, giustizia,
santificazione e redenzione” (1 Corinzi 1:30), e non un ipotetico purgatorio.
4 Qual è oggi, nel nostro Paese tradizionalmente cattolico, l’opinione
comune sull’Aldilà in generale e sul purgatorio in particolare?
Purtroppo moltissimi italiani cattolici non solo non sanno quasi più spiegare cosa sia il purgatorio ma,
addirittura, hanno scarsissima fede nella vita futura, post-mortem, della quale - dicono - nulla si sa.

Questo vuol dire, in pratica, che quegli italiani sono atei, fedeli solo per tradizione o compiacenza
famigliare e nazionale alla religione cattolica. È chiaro che nella massa della gente non vi è fede in Dio
(quella vera, basata sulla Parola di Dio) e che la situazione odierna al riguardo si rivela drammatica
perché quasi sempre ci si affida a tradizioni umane.
Il vero Cristianesimo, però, rifugge da ogni tipo di tradizione umana, atea o cattolica o protestante che
sia; e non vi è vero Cristianesimo senza pratica e perseveranza dei comandamenti di Gesù, e senza fede
e speranza nella vita eterna.
Il Nuovo Testamento insegna che, in Dio e mediante Cristo, l’uomo può ricevere la salvezza ma, si badi
bene, solo durante la sua esistenza terrena. Dopo la morte l’anima non può più operare ai fini
della propria salvezza, né i viventi nulla possono per essa.
4.1 Ma, allora, perché il purgatorio?
Il purgatorio non esisterebbe senza il concetto cattolico di peccato veniale e mortale (di cui la Bibbia
non parla affatto, dato che il peccato è uno soltanto: è “la violazione della Legge di Dio”, come insegna
la prima Lettera di Giovanni 3,4).
Come per altre formulazioni, anche nel caso del purgatorio i teologi fanno ricorso alla Sacra Scrittura,
alla Tradizione e al Magistero della chiesa cattolica romana. Non di meno, poiché nella Bibbia nulla si
dice riguardo al purgatorio (e infatti è una dottrina falsa che fu inventata per primo dal filosofo Platone,
400 anni prima di Cristo), la sua esistenza fu messa in dubbio da molti.
Ebbene, il purgatorio, al pari di altre dottrine cattoliche, nasce soltanto tra il 1100 e il 1250 d.C., vale a
dire in quel sec. XII in cui il cattolicesimo latino esplode (rinnovamento monastico, la scolastica)
insieme con il sistema feudale; e la concezione cattolica dell’Aldilà si realizza a pieno con Dante
Alighieri il quale, nella sua celebre opera letteraria “La Divina Commedia”, descrive la triplice
ripartizione Inferno, Purgatorio (luogo di pena) e Paradiso (luogo di premio). In tale opera, redatta
poco più di 100 anni dalla nascita del purgatorio (ossia tra il 1302 e il 1321 d.C.), l’immaginazione
dantesca contribuisce a diffondere l’idea del tutto infondata della triplice divisione.
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La speranza, dunque, che il peccato non decida tragicamente il destino dell’anima spinge a vivificare la
fede nel “secondo regno, dove l’umano spirito si purga e di salir al cielo diventa degno”. Parlare, però,
del purgatorio quale luogo necessario all’ascesa celeste secondo i versi di Dante appena citati, equivale
a credere alla parola umana invece che alla Parola di Dio!
4.2 Nessuna via di mezzo nell’Aldilà
Concludendo, il purgatorio non esiste. Esiste, invece, l’Aldilà (come chiaramente insegna il Vangelo di
Luca 16,19-31), dove tutti dovremo comparire davanti al tribunale di Dio per rendere conto di come
abbiamo operato nella nostra vita terrena: taluni andranno a vita eterna, ma “a coloro invece che
contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all’ingiustizia, spetta indignazione ed ira”
(Lettera ai Romani 2,7-8).
Nell’Aldilà, dunque, non ci saranno vie di mezzo: o paradiso o inferno. E il purgatorio è una via di mezzo.
4.3 Conclusioni
Jacques Le Goff, noto medievalista francese, nel 1982 ha pubblicato in Francia il libro “La Naissance
Du Purgatoire” (La Nascita Del Purgatorio). Esso spiega come agli albori del XIII secolo la chiesa
cattolica si “impadronì” di un “luogo” che pareva al di là delle influenze di ogni struttura umana, di uno
“spazio” che si era sempre pensato proprio di essenze trascendenti l’umanità: la Divinità, il Fato, la
Morte. Una conquista di tale importanza avvenne grazie a una invenzione, quella del Purgatorio. Quella
cioè di un “terzo luogo” dove si “ripara”, un luogo dove c’è ancora speranza vivendo tra i patimenti.

Quanti sono stati allevati nel cattolicesimo sono a considerare il Purgatorio come un “posto” al di là del
tempo, alla pari di Paradiso e Inferno. Ma a sostenere queste affermazioni, non è uno qualsiasi ma
nientemeno che Jacques Le Goff, il grande medievalista francese, erede di Marc Bloch, “signore” della
Nouvelle Histoire, condirettore di quegli “Annali” che hanno rivoluzionato il modo di fare la ricerca
storica.

Le Goff spiega: prima del XIII secolo né la parola Purgatorio né la sua rappresentazione esistevano.
Come ha dichiarato al settimanale parigino “L’Express”, l’invenzione del Purgatorio ebbe un ruolo nella
grande mutazione dell’Occidente del XII-XIII secolo. Per arrivare all’invenzione del Purgatorio, infatti,
ci è voluto del tempo: la Bibbia non ne parla affatto (come ribadiranno, in epoca della Riforma, i
Protestanti) ma il concetto andò sviluppandosi adagio in seno alla chiesa cattolica. Il concetto di un
terzo luogo intermedio tra Inferno e Paradiso dove non ci fosse né salvezza né dannazione era anche
un’idea estranea all’uomo medievale.
Con il Purgatorio - immaginazione potente che godé di un pubblicitario di eccezione, Dante Alighieri -
la chiesa cattolica “prende possesso” dell’Aldilà e, attraverso di esso, anche dell’Aldiqua. Con esso, la
morte finiva di essere il momento cruciale in cui tutto è giocato, momento di frontiera tra vita e eternità.
“Si può parlare - afferma Le Goff - di una vera e propria dilatazione delle occasioni di salvezza”.
Da quel momento tra vivi e morti inizia uno scambio attivo. Di qua le messe per aiutare l’anima del
penitente a liberarsi più in fretta dal Purgatorio, di là il rapporto individuale con l’Oltretomba. E in
questa situazione grottesca e anti-biblica è la chiesa cattolica, osserva Le Goff, che gestisce la “politica”
del Purgatorio. Così la giurisdizione ecclesiastica si estende all’Aldilà che era di Dio. La folla di anime
in attesa del Purgatorio si trova legata al mondo dei vivi. E i fedeli vengono gradualmente abituati (quasi
legati) a un nuovo repertorio di gesti, preghiere, offerte.
“Le indulgenze - dice Le Goff - queste chiavi del Paradiso, ne sono l’esempio celebre e remunerativo”.
La chiesa cattolica stabilisce in terra un potere spirituale, ma anche economico, vastissimo.
L’operazione, sostiene il libro, è teologica, ma l’operazione teologica non fa che sanzionare un’idea che
già si era profondamente radicata nell’inconscio collettivo, nell’immaginazione popolare. In un’epoca
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confusa come il Medioevo, in cui gli spiriti viaggiavano in “strani universi” e tornavano a preoccupare
i viventi, la chiesa cattolica seppe far buon viso a cattivo gioco: appropriandosi del Purgatorio seppe
incanalare un’offensiva che non poteva contenere. “Se si vuole - dice lo storico - è il grande
rinserramento dei morti. Per fare questo, per portare Immaginazione e Potere a coincidere, la chiesa
cattolica ebbe bisogno di rendere “visibile” il Purgatorio, di descriverlo, di dargli un’immagine reale. E
il trionfo visuale del Purgatorio avviene grazie all’Opera di un grandissimo propagandista, Dante
Alighieri e la sua seconda Cantica. In fondo, prima di Le Goff che porta dimostrazioni e prove, due poeti
avevano percepito lo sforzo geniale dantesco: sia Chateaubriand (“le purgatoire surpasse en poesie le
ciel et l’enfer”), che Ezra Pound avevano per il Purgatorio una predilezione assoluta.”
Con tutto questo (forse proprio per questo carattere, misterioso sognante e nuovo) l’idea del Purgatorio
non si affermò poi tanto facilmente. La stessa invenzione teologica fu, seppure mal avversa, abbastanza
cauta: il Purgatorio diviene dogma solo nel XVI secolo.
Ci rendiamo conto della tragedia?