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Medicina
frequenziale
ANDREA PARISI ASARO
CLASSIFICAZIONE DELLE MALATTIE AUTOIMMUNI
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Il gruppo delle malattie cosiddet-
te autoimmuni, pur se molto di-
verse fra loro per frequenza, gra-
vit estensione e coinvolgimento
clinico, hanno un unico denomi-
natore comune che la perdita
di tolleranza, da parte del sistema
immunitario, verso i costituenti es-
senziali dell'organismo.
L'organismo stesso diventa, attra-
verso meccanismi immunologici,
l'oggetto dell'attivit propria del
sistema immunitario con effetti ta-
lora estremamente severi ed irre-
versibili.
Per tolleranza immunitaria si in-
tende la capacit degli anticorpi di
riconoscere gli antigeni propri del-
l'organismo e di non produrre al-
cuna ris pos ta contro di es s i.
Mentre per autoimmunit si realiz-
za la perdita della tolleranza a cau-
sa della formazione di autoanti-
geni, dovuta a cause che ancora
la scienza non stata in grado di
scoprire. Essa provoca una rea-
zione di aggressione da parte de-
gli anticorpi, dis truggendo cos
l'organo o gli organi in cui gli au-
toantigeni si sono formati.
Le malattie autoimmuni vengono
suddivise in tre grandi gruppi:
Il primo gruppo comprende le ma-
lattie che colpiscono un singolo
organo od apparato in cui si rea-
lizza una attivit distruttiva;
Il s econdo gruppo comprende
malattie sistemiche in cui si realiz-
zano lesioni estese a tutto l'orga-
nismo;
Al terzo gruppo appartengono
quelle malattie che hanno caratte-
ristiche intermedie e cio che col-
piscono un organo bersaglio ben
preciso ma che al contempo pos-
sono colpire contemporaneamen-
te qualunque organo.
Si potrebbe aggiungere un quar-
to gruppo che comprende quelle
patologie border line in cui non
si ravvisa presenza dei markers
anticorpali ma che tuttavia pre-
sentano segni e sintomi assoluta-
mente riconducibili ad una causa
autoimmune.
Le malattie pi diffuse che appar-
tengono al primo gruppo s ono
rappres entate ins ieme ad altre
meno diffus e, dalla Tiroidite di
Hashimoto che insieme al Morbo
di Basedow colpisce circa il 12%
della popolazione femminile e cir-
ca il 3% della popolazione ma-
schile.
Il diabete mellito di tipo 1 che ap-
partiene a questo gruppo, merita
un discorso a parte essendo tale
patologia fra le pi diffuse al mon-
do raggiungendo il 3% della po-
polazione mondiale con un indice
di crescita esponenziale impres-
sionante: da 30 milioni nel 1985 si
prevede che nel 2030 i malati di
diabete nel mondo raggiungeran-
no la cifra di 370 milioni.
Fra le altre patologie comprese in
questo gruppo, vengono incluse
il Morbo di Addis on, la
Cardiomiopatia dilatativa, la
Miastenia gravis, l'Anemia emoli-
tica autoimmune, la Vitiligine,
l'Alopecia areata, il Pemfigo,la
Celiachia ed altre meno diffuse.
Al secondo gruppo appartengono
le malattie sistemiche di origine
autoimmunitaria quali il Lupus
Eritematoso Sistemico (LES), la
Sclerodermia, l'Artrite reumatoi-
de, la Spondilite anchilosante, le
vasculiti ed altre.
Al terzo gruppo appartengono la
cirros i biliare primitiva, la
Sindrome di Sjogren, la
Rettocolite ulcerosa, il Morbo di
Crhron, la Dermatomios ite, la
Polimiosite ed altre.
Infine es is tono, come abbiamo
precedentemente accennato, del-
le patologie border line in cui non
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si ravvisano i markers anticorpali
ma che presentano segni e sinto-
mi di malattie autoimmuni.
Queste ultime rappresentano, per
i medici, il lato oscuro della medi-
cina. Mancando riscontri emato-
chimici chiari, essi affrontano il
malato aggirando l'os tacolo e
somministrano farmaci basando-
s i unicamente s ul s intomo.
Ovviamente non risolvono il pro-
blema.
In questo gruppo potrebbero es-
sere inserite quelle malattie co-
siddette genetiche in cui ad una
alterazione genica corris ponde
una alterazione del sistema im-
munitario. Anche In questo caso
la medicina si rivela assolutamen-
te impotente in quanto le malattie
genetiche rappresentano un cam-
po minato e le malattie autoim-
muni vengono trattate con farma-
ci soppressivi.
Le malattie autoimmuni rappre-
sentano, nel teorema delle malat-
tie croniche, un problema ancora
insoluto per quanto riguarda i mo-
menti patogenetici, il momento in
cui, cio, il s is tema anticorpale
inizia ad aggredire organi del sog-
getto che lo ospita.I lavori effettua-
ti dai medici Bruce Beutler, Jules
Hoffmann e Ralph Steinmann, per
cui s tato conferito il Premio
Nobel per la medicina, hanno
chiarito i meccanismi attraverso
cui le cellule dendritiche danno
inizio a quel processo di auto di-
struzione che viene denominato
autoimmunit , ed hanno dimo-
strato che questo tipo di cellule,
anzich dirigersi verso gli agenti
esterni che penetrano nell'orga-
nismo, sbagliando , aggredisco-
no il self, cio organi propri.
Ci che occorrerebbe chiederci e
comprendere, dato da una sem-
plice domanda: come e perch
sbagliano? Perch queste cellule
che, in condizioni normali rappre-
sentano l'espressione di un perfet-
to sistema difensivo e grazie alle
quali lumanit riuscita a soprav-
vivere nei millenni, perch improv-
visamente impazziscono e si ri-
volgono contro lospite stesso ini-
ziando un processo di autodistru-
zione , e quale meccanismo si in-
nesca affinch ci sia una alterazio-
ne cos imponente?
Per rispondere ai quesiti che fi-
nora sono senza risposta, occor-
re, s econdo ques ta ipotes i che
avanziamo, rivolgerci a due fatto-
ri, secondo noi determinanti:
il primo, interno, rappresentato
dal sistema vegetativo con in cima
l ipotalamo;
il secondo, esterno, rappresenta-
to dalla presenza, pi o meno im-
por tante, di metalli pesanti nell'or-
ganismo, ed in par ticolare del mer-
curio.
Cercheremo di comprendere,
analizzando i due percorsi, come
da un sistema difensivo perfetto,
si giunga ad una autoaggressio-
ne, anzi ad un tradimento
da parte di organismi predisposti
alla difesa.
Abbiamo detto del sistema vege-
tativo: esso fa capo allipotalamo
che svolge una funzione primaria
sul controllo di questo sistema.
Lipotalamo una struttura limite
tra il vegetativo ed il razionale, tra
il somatico e lo psichico e si tro-
va quindi nelle condizioni di rice-
vere tutte le sensazioni, positive e
negative, che provengono dal-
lesterno e di trasformarle in mes-
saggi elettrochimici per organi e
distretti innervati dalle due vie ve-
getative: il simpatico ed il para-
simpatico.
In relazione al tipo di messaggio,
le fibre simpatiche e parasimpati-
che s timolano la s ecrezione di
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adrenalina e di acetilcolina o Ach,
con effetti diversi sugli organi a
cui sono collegati. Per compren-
dere appieno le funzioni di questo
complesso sistema, occorre se-
guire brevemente il percorso filo-
genetico attraverso il quale, nel
corso dei millenni, esso si for-
mato.
L'ipotalamo si formato dopo il
primo cervello, il cervello rettiliano,
e dopo quello pi antico, il paleo-
cervello, ma prima del neocervel-
lo, quello in cui ha s ede la co-
scienza. Ci significa che tutte le
operazioni che fanno capo all'ipo-
talamo, sono svincolate dal con-
trollo della coscienza.
Quest'organo del peso di 4 gram-
mi e della grandezza di pochi mil-
limetri cubici, riceve, tramite le fi-
bre afferenti, informazioni conti-
nue da tutti gli organi cerebrali,
le elabora, le coordina e le invia,
tramite le fibre efferenti, in tutti i di-
stretti dell'organismo.
Tutte queste operazioni, di impor-
tanza vitale per lorganismo, ven-
gono effettuate senza passare dal-
la corteccia cerebrale, ma in ma-
niera autonoma. Se cos non fos-
se, essa verrebbe continuamente
invasa da infinite informazioni la
cui elaborazione e risposta impli-
cherebbe il suo coinvolgimento
totale senza avere pi la possibi-
lit di elaborare pensieri od azio-
ni. Lo s vincolo della cos cienza
comporta, per, che essa non in
grado di esercitare un controllo
diretto sul funzionamento del si-
stema nervoso autonomo, nel ca-
so esso cominci ad agire in ma-
niera dannosa. Immaginiamo co-
sa accade nel caso in cui un orga-
nismo venga sottoposto ad uno
sforzo improvviso:
la muscolatura liscia delle ar terio-
le si contrae producendo un aumen-
to della pressione sanguigna, le cel-
lule epatiche liberano nel sangue una
maggiore quantit di zucchero co-
me combustibile, il sangue defluisce
dall'intestino in modo da irrorare i
muscoli ecc..
Questi effetti, insieme a molti altri
che si verificano quando l'organi-
smo viene temporaneamente im-
pegnato, servono al momento, ma
non possono essere mantenuti a
lungo s enza che varie parti del
corpo soffrano e diano origine a
forme patologiche.
Immaginiamo ancora un indivi-
duo, sottoposto quotidianamen-
te ad ansie derivanti dalla norma-
le vita di relazione (lavoro, fami-
glia, affetti): le emozioni trasmes-
se attraverso i sensi all'ipotalamo,
vengono da es s o recepite, tra-
smutate in messaggi elettrochi-
mici ed inviate, per mezzo dei me-
diatori adrenergici e colinergici
agli organi-bersaglio le cui cellu-
le pos s ono es s ere epigenetica-
mente pi vulnerabili.
Abbiamo cos introdotto il concet-
to di epigenetica, per cui bisogna
fare un piccolo inciso:
essa una branca della biologia
che cerca di dimostrare che non so-
lo i geni non hanno una capacit di
autocontrol l o, ma anzi sono essi
stessi controllati dall'ambiente.
Il prof. Bruce Lipton, osservando
alcuni es perimenti s ulla cellula,
ha notato che essa pu vivere e
funzionare molto bene anche do-
po che stato asportato il nucleo.
La cellula enucleata, cio, conti-
nua in tutte le sue funzioni vitali,
esclusa la riproduzione, per lungo
tempo, a dimostrazione che il ve-
ro cervello della cellula, dunque,
non il nucleo ma la sua membra-
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na che reagisce e risponde alle in-
fluenze esterne adattandosi dina-
micamente ad un ambiente in per-
petuo cambiamento. Ci signifi-
ca che man mano che incrociamo
le diverse variazioni ambientali,
siamo noi, attraverso stimoli che
riceviamo, a s uggerire ai nos tri
geni cosa fare.
Il prof. Lipton ritiene che gli sti-
moli che riceviamo, le percezioni,
s i trovano nel s ubcons cio che
controlla in 95% delle nostre fun-
zioni vitali, senza che ce ne ren-
diamo conto. I programmi si rea-
lizzano in maniera automatica,
perch la parte cosciente occu-
pata: quest'ultima opera con un
processore da 40 bit, cio pu in-
terpretare ed elaborare 40 bit di
s timoli nervos i al s econdo; in
quello stesso secondo la mente
subconscia sta elaborando 40 mi-
lioni di bit!
Tornando al nostro sistema vege-
tativo, possiamo affermare che le
attivit simpatiche e quelle para-
simpatiche sono, dal punto di vi-
sta della funzione, identiche: il lo-
ro fondamento leccitabilit au-
tonoma. Leggiamo da W. Reich
(sessualit e angoscia): il sistema
vegetativo ha la capacit di con-
trarsi e di espandersi. Dalla posi-
zione intermedia dell'equilibrio ve-
getativo,esso pu muoversi verso
il mondo, cio allungarsi o con-
trarsi. Pu anche invertire direzio-
ne o restare fisso in uno dei due
strati estremi. In altre parole, nel-
lo stato dell'equilibrio vegetativo
non abbiamo posizioni fisse n di
es pans ione n di contrazione.
Unaltra caratteristica del sistema
nervoso vegetativo quella che
esso non solo in grado di oscil-
lare ritmicamente tra le modalit
simpatica e parasimpatica, ma i ri-
spettivi estremi possono fondersi
luno nellaltro. Un estremo simpa-
ticotonico pu tramutars i in un
estremo parasimpaticotono e vi-
ceversa.
Ecco perch in situazione di estre-
ma attivit simpatica, come lagi-
tazione prima degli es ami, pu
verificarsi una diarrea provocata
dallo stress che, di norma, un in-
dice di forte s timolazione para-
simpatica.
Di conseguenza una costante pre-
parazione alla lotta che non si rea-
lizza, o, la mancanza del segnale
di mancato pericolo, pu
trasformarsi in rassegnazione.
Questo ci pu dare la spiegazio-
ne del perch una malattia pu
essere provocata non solo dalla
persistenza di uno stato cronico,
ma anche da una oscillazione ir-
regolare, caotica e non coordina-
ta tra condizioni simpaticotoniche
e parasimpaticotoniche.
Il secondo fattore, esterno, da-
to dalla presenza, nell'organismo,
di metalli pesanti ed in particola-
re di mercurio.
Linquinamento da metalli pesan-
ti un fatto ben noto a tutti, ma
sfugge alla comprensione pato-
genetica, fino a che punto cio
esso possa provocare patologie
importanti. Finora si riteneva che
linquinamento da metalli pesan-
ti potesse provocare soltanto fe-
nomeni di reazioni allergiche, ma
laumento delle malattie autoim-
muni in concomitanza con lau-
mento dellinquinamento degli
stessi, comincia ad orientare la ri-
cerca verso un accostamento fra
malattie autoimmuni ed inquina-
mento che in certi casi davvero
clamoroso. Mentre la presenza in
eccesso, nellorganismo, di cad-
mio, alluminio, rame, zinco e
piombo provocano patologie co-
me lAlzheimer o il Parkinson, il
mercurio, in ecces s o, s i ritiene
pos s a es s ere res pons abile del-
linsorgenza delle malattie autoim-
muni. Se dobbiamo tenere conto
di ricerche di autorevoli scienzia-
ti, lautoimmunit dovrebbe di-
scendere da una predisposizione
genica che, una volta attivata da
sostanze quali il mercurio, innesca
un meccanismo di formazione di
autoanticorpi che attaccano il self.
La predisposizione genica costi-
tuita dal complesso MHC o fatto-
re di maggiore istocompatibilit
che, presente su tutte le membra-
ne delle cellule rappresentano i
recettori di membrana coinvolti
nella maggior parte delle comuni-
cazioni tra le componenti del si-
stema immunitario ed implicati nel
controllo dell'autoimmunit trami-
te il riconoscimento fra self e non
self. Sarebbe troppo articolata la
spiegazione del perch vi siano
divers i meccanis mi nellautoim-
munit indotta da metalli, n tan-
tomeno potremmo accontentarci
di una s piegazione puramente
meccanicistica dellinstaurarsi di
una patologia autoimmune.
Pur ritenendo che es is tano dei
meccanis mi autoimmuni indotti
dai metalli, dobbiamo, tuttavia, in
considerazione delle nostre espe-
rienze, tenere conto che esiste la
possibilit di modificare lassetto
autoimmune a pres cindere dal-
lespressione genica. Se infatti ri-
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tenessimo che le malattie autoim-
muni siano la conseguenza solo
di una predisposizione, dovrem-
mo abbandonare lidea e la spe-
ranza di poter intervenire s ulla
causa in quanto sarebbe impro-
ponibile un intervento s ui geni.
Dovremmo accettare fatalistica-
mente levoluzione della patolo-
gia e cercare di arrestare, con i
mezzi farmacologici, di cui lindu-
stria farmaceutica va fiera, la sin-
tomatologia propria della malattie
autoimmuni.
Del resto le industrie farmaceuti-
che, con lapprovazione del siste-
ma medico, danno solo lillusione
della guarigione, rappresentando
il malato cronico una fonte peren-
ne di introiti assicurati.
Abbiamo s opra accennato alla
teoria epigenetica che ci conduce
alla considerazione che, essendo
la membrana cellulare il vero cer-
vello della cellula, avendo la pos-
sibilit di modificare il terreno cir-
costante le cellule, anche la mem-
brana possa essere positivamen-
te modificata, innescando cos un
processo che lentamente ed irre-
versibilmente ci porter alla gua-
rigione.
Ma la ttie e frequenze
La malattia, alla luce delle nuove
acquisizioni sperimentali, pu es-
sere considerata come un blocco
energetico, grande o piccolo, al-
l'interno dellorganismo, la cui rea-
lizzazione pu dipendere da nu-
merosi fattori. Tale blocco determi-
na un arresto o una carenza ener-
getica nei vari dis tretti organici
che si possono manifestare in un
quadro clinico.
Il tipo di approccio che consegue
alla nostra sperimentazione e che
pos s iamo chiamare di tipo fre-
quenziale discende dallimpiego
di sostanze che chiameremo altre-
s frequenziali e che sfruttano il
principio dell immagine della
elemento che inizialmente stato
preso in considerazione.
Per chiarire meglio questo con-
cetto, diremo che s fruttando il
principio delle diluizioni e delle
succussioni catturiamo ci che
la sostanza potenzialmente espri-
me e che entrando in risonanza
con le frequenze caratteristiche
del blocco causano uno scio-
glimento dellingorgo energetico
consentendo alle forze tenute pri-
gioniere di riprendere il loro nor-
male percorso.
Les empio che ci fornis ce F. A.
Popp chiarisce sia il concetto del-
le frequenze, sia il concetto di ri-
sonanza: immaginiamo di dover
fermare unaltalena s enza freni
(cio senza produzione di entro-
pia). Ci possibile mediante ac-
coppiamento debole della prima
ad una seconda altalena che si
trova in uno stato di quiete. La pri-
ma altalena cede parte della sua
energia alla seconda. Nella media
statistica, il sistema oscillante (la
prima altalena) trasmette al siste-
ma in quiete (la seconda altalena)
tanta pi energia quanto pi le
frequenze specifiche dei sistemi
sono accordate. In caso di riso-
nanza viene ceduta, ogni volta, la
met dellenergia oscillatoria.
La prova sperimentale ci ha di-
mostrato che non soltanto sostan-
ze dannose, o tossiche, sono in
grado di disattivare le forti con-
centrazione energetiche (la ma-
lattia) con cui queste sostanze en-
trano in risonanza, ma anche so-
stanze innocue possiedono, a li-
vello frequenziale, una attivit al-
trettanto importante nella risolu-
zione di un problema clinico.
Questo nuovo profilo ideologico ci
consente da un lato di sfruttare il
principio dei simili e contempora-
neamente di estrapolare da so-
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stanze innocue principi attivi estre-
mamente efficaci e in grado di ri-
solvere situazioni patologiche che
con il vecchio approccio risultava-
no di impossibile soluzione.
Da quanto detto sopra si eviden-
zia in maniera chiara che i nuovi
preparati non possono pi esse-
re considerati riconducibili al con-
cetto omeopatico classico ma as-
s umono una ves te che ben s i
adatta alla definizione di medicina
frequenziale. Abbiamo seguito per
anni limpostazione dellomeopa-
tia classica con risultati importan-
ti ma ci rendevamo conto che, no-
nostante i rimedi fossero corretti,
i miglioramenti erano molto lenti
anche se costanti; ma la cosa pi
importante stata che di fronte
alle patologie dei nos tri tempi,
questa impostazione risultava im-
potente.
Nuove diluizioni omeopa ti-
c he: 1: 500 X 5/20/81
Lidea di dare una spinta all'azio-
ne dei preparati si realizzata mo-
dificando le diluizioni: si passa-
ti, cos, ad una diluizione 1:500 x
5, 20 o 81volte con dei risultati
clamorosi: i miglioramenti veniva-
no evidenziati in maniera sensibi-
le, si potevano affrontare sia pato-
logie superficiali che profonde, e,
soprattutto, si potevano affronta-
re quelle patologie autoimmuni,
per le quali, come abbiamo detto
precedentemente, non esiste, a
tuttoggi ,nella medicina tradizio-
nale, una terapia ris olutiva.
Occorreva elaborare un prepara-
to che riuscisse a riequilibrare il si-
stema immunitario.
Per raggiungere questo risultato
abbiamo tenuto conto di tre fatto-
ri:
il sistema vegetativo compreso il la-
to emozionale;
i metalli pesanti;
gli autoanticorpi.
Il sistema vegetativo rappresen-
ta, come detto precedentemente,
il punto dincontro fra le relazioni
esterne ed il nostro organismo:
caricandosi di tensioni dovute al-
la normale vita di relazione e non
rius cendo ad eliminarle in altro
modo, esso si difende immetten-
do i mediatori chimici - adrenali-
na ed acetilcolina - in circolo, pro-
vocando delle reazioni soprattut-
to negli organi epigeneticamen-
te pi deboli. Nel tentativo di mo-
dulare lattivit dellipotalamo, ab-
biamo s celto e tes tato i rimedi
classici dellomeopatia che agi-
scono sullansia, con la nuova di-
luizione, ed abbiamo sperimenta-
to nuovi rimedi basati sul sangue
omeopatizzato di animali che van-
no in letargo: in questi, infatti, il si-
stema vegetativo particolare, nel
senso che quando vanno in letar-
go, esso compie tutta una seri di
interventi tendendo a rallentare
soprattutto lattivit vagale e sim-
patica. Per la disintossicazione da
metalli pesanti, abbiamo messo
a punto un rimedio che contiene
i metalli pesanti pi comuni omeo-
patizzati con la nuova diluzione.
Il rimedio stato provato su dei
terreni inquinati con il risultato di
avere ottenuto una mobilizzazio-
ne dei metalli, soprattutto del mer-
curio che risultava diminuito.
Per quanto riguarda gli autoanti-
corpi, la procedura intellettuale
che stata effettuata, riguardava
il terreno in cui gli anticorpi alte-
rati s i muovono. Le citochine
omeopatizzate s i s ono rivelate
preziose, anche perch abbiamo
s eguito una impos tazione s ullo
Yang e sullo Jin.
Abbiamo inserito infatti citochine
infiammatorie insieme ad altre pro
infiammatorie; abbiamo inserito
rimedi che nella nuova diluizione
hanno dimostrato di avere la ca-
pacit di equilibrare il sistema im-
munitario. Da queste premesse,
abbiamo sperimentato, tenendo
presente il principio fondamenta-
le del primum non nocere , su
di una serie di patologie autoim-
muni, i cui risultati sono conforta-
ti sia dagli esami emato-chimici
sia dai reperti diagnostici.
Ca s i Clinic i
Prima di proporre i singoli casi cli-
nici, riteniamo doveroso esporre
brevemente alcune patologie au-
toimmuni che sono giunte alla no-
stra osservazione il cui numero
approssimativo si aggirerebbe in-
torno a 174 tipologie conosciute
anche se, secondo noi, tale nume-
ro destinato ad essere supera-
to. Tutte le tipologie, pur nella lo-
ro diversit, hanno un tratto comu-
ne: non se conosce la causa! Gli
aspetti patogenetici che proporre-
mo, sono tratti della medicina tra-
dizionale, che ha portato a cono-
scere esattamente sia le altera-
zioni patologiche che tutto il per-
corso sintomatologico. Il limite di
questa impostazione rappresen-
tato da una antiquata concezione
cartesiana e newtoniana, per cui
ogni patologia considerata co-
me un ingranaggio di un mecca-
nismo ingrippato che conduce
ad una serie di sintomi la cui sop-
pressione vorrebbe significare ri-
soluzione del problema. Ma un al-
tro aspetto occorre prendere in
considerazione e che limita la ri-
cerca delle cause non visibili: la
predis pos izione genetica, che
conduce allineluttabilit delleven-
to patologico la cui espressione
ed evoluzione pos s ono es s ere
soltanto tenute sotto controllo
dal sistema farmacologico oggi a
dis pos izione. La metodica ado-
perata, a scopo diagnostico e te-
rapeutico, quella del
Vega test, una apparec-
chiatura bioelettronica
che si basa sul percor-
so energetico dei meri-
diani e che in grado di
rilevare i blocchi ener-
getici a monte della pa-
tologia.
Questa metodica, la cui
attendibilit s cientifi-
ca messa in dubbio
dalla scienza ufficiale a causa del-
la non ripetibilit dellesame cos
come lo richiedono i rigidi proto-
colli scientifici, tuttavia nelle con-
dizioni, non solo di rilevare i bloc-
chi attuali, ma anche di prevenire
un eventuale disordine che anco-
ra non si realizzato.
Ci si realizza in quanto lorgano
o il s is tema di organi, prima di
manifestare il problema, denun-
cia una alterazione di tipo energe-
tico che il Vega test in grado di
rilevare. Cos, ad es., se viene ri-
levata una carenza energetica sul-
la vescica senza che ci sia alcun
sintomo, molto probabile ce una
cistite possa realizzarsi a breve
termine.
Rettoc olite ulc eros a
La rettocolite ulcerosa una ma-
lattia cronica, ad eziologia scono-
sciuta, caratterizzata da una in-
fiammazione della mucosa e del-
la sottomucosa del colon. E una
malattia ad ampia diffusione in tut-
to il mondo e s i s tima che in
Europa vi s iano 60/70 cas i per
100.000 abitanti e 5/6 casi nuovi
allanno. Nonos tante numeros i
studi effettuati, attualmente non
stato ancora identificato lagente
eziologico (perch non esiste un
agente eziologico - nda). Esistono
alcuni dati a favore di una possi-
bile eziologia infettiva e di un per-
corso patogenetico legato ad un
meccanismo di ordine immuno-
logico. Le manifestazioni cliniche
sono: retto ragie, diarrea, dolore
addominale, perdita di peso, feb-
bre. La diagnos i s i bas a s ugli
aspetti clinici e la rettosigmoido-
scopia.
La prognosi dipende dal grado di
severit e di attivit della malattia,
dalla presenza e dall'entit delle
manifestazioni extra intestinali, ma
soprattutto dalla possibile trasfor-
mazione neoplastica. La terapia
si basa sull'uso di antinfiammato-
ri e la sulfasalazina. Nel caso di in-
successo della terapia farmaco-
logica si rende necessario il ricor-
so alla terapia chirurgica.
Morbo di Crohn
Il morbo di Crohn un processo
infiammatorio, subacuto o croni-
co, ad eziologia sconosciuta, che
pu coinvolgere tutto lintestino,
con particolare predilezione del
tratto distale dellileo, la regione
ano-rettale e, pi raramente, il co-
lon. La diffusione della malattia
dis tribuita in tuto il mondo con
una prevalenza di 60/70 casi per
100.000 abitanti mentre in Italia
di 54 casi per 100.000 abitanti con
una incidenza di 5/6 casi nuovi al-
l'anno. Per leziopatogenesi vale
quanto scritto sopra per la retto-
colite ulcerosa.
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15
La diagnosi viene spesso formu-
lata in ritardo, in quanto i sintomi
possono essere sfumati e consi-
stere solo in una febbricola scar-
samente indicativa. Molto impor-
tante dal punto di vista clinico
leventuale presenza di fistole ana-
li e perianali e di dolore nella re-
gione iliaca destra. La diagnosi si
basa sugli aspetti clinici e sui re-
perti radiologici caratteristici.
La prognosi in genere migliore
della rettocolite ulceros a per la
minore incidenza di complicanze
neoplastiche e per la minore seve-
rit della malattia a livello intesti-
nale. La terapia si basa sull'uso
di acido - 5 - aminosalicilico, di
antinfiammatori, azatioprina che
possiede anche un'azione immu-
nosoppressiva.
Ma la ttia di Gra ves - Ba s e -
Dow - Fla via ni o ipotiridi-
s mo
E una sindrome caratterizzata da
ipermetabolismo, aumento di vo-
lume della tiroide, esoftalmo. E
una patologia di chiara derivazio-
ne immunitaria, in cui il recettore
per lormone tireotropo costitui-
sce lautoantigene verso cui sono
rivolti gli anticorpi tireostimolanti.
Essi sarebbero responsabili della
Malattia di GBF in quanto, miman-
do le funzioni del TSH, determina-
no la stimolazione dei tireociti e la
conseguente produzione di ormo-
ni tiroidei. E una malattia molto
diffusa e si stima che 2,5/3% del-
la popolazione mondiale ne sia
afflitta con una prevalenza per il
sesso femminile. I sintomi sono
costituiti da gozzo diffuso ed i se-
gni clinici s on rappres entati da
esami di laboratorio di ipertiroidi-
smo e da esoftalmo. Inoltre sono
presenti, non necessariamente in-
sieme, dispnea da sforzo, palpita-
zioni, astenia, aumento o diminu-
zione dellappetito, aumento o di-
minuzione del peso corporeo, fi-
ne tremore delle dita.
La diagnosi si basa essenzialmen-
te sugli aspetti clinici, sugli esami
ematochimici di ordine endocri-
nologico, sugli esami strumenta-
li e sulla ricerca degli autoanticor-
pi antitiroidei. La prognosi lega-
ta alla terapia farmacologica; infat-
ti, in caso di sospensione, fre-
quente una recidiva.
La terapia si basa su: terapia far-
macologica con metimazolo; tera-
pia chirurgica; terapia con radio-
iodio.
Derma tomios ite
Appartiene al gruppo di malattie
del connettivo, ad eziologia sco-
nosciuta, caratterizzata da un pro-
cesso infiammatorio sia a carico
della muscolatura scheletrica che
a quella della cute.
16
Abbiamo detto ad eziologia sco-
nosciuta e lipotesi pi accredita-
ta quella che prevede, in un sog-
getto geneticamente predisposto,
lintervento di un fattore esterno in
grado di scatenare una reazione
autoimmune con danno ai mu-
scoli ed ai vasi. In Italia si reputa
vi siano 70.000 ammalati di der-
matomiosite, ma ogni anno vi so-
no circa 300 nuovi casi.
I sintomi sono rappresentati da
manifestazioni muscolari con de-
bolezza dei mus coli pros s imali
degli arti e dei cingoli scapolare e
pelvico e da manifestazioni cuta-
nee - vasculiti - con presenza di
eritemi soprattutto al volto ed al
collo. La diagnosi viene effettua-
ta oltre che con la presenza dei
sintomi, con esami emato-chimi-
ci in cui si riscontrano aumenti di
CPK o creatinfosfochinasi, di LDH
o latticodeidrogenasi, di GOT, di
GPT e di aldolasi. Sono stati rin-
venuti anticorpi antinucleo - ANA.
La prognosi qoad valetitudinem
migliorata dopo lintroduzione
dei cortis onici e degli immuno-
s oppres s ori, mentre quella
quoad vitam aumenta con lau-
mentare dellet. La terapia si ba-
sa su farmaci antinfiammatori cor-
tisonici, a cui si aggiongono gli
immunosoppressori quali lazatio-
prima, il ciclofosfamide, la ciclo-
sporina e, pi recentemente, il mi-
cofenolato mofetile.
Sc eros i multipla
E caratterizzata dalla comparsa di
aree disseminate di demielinizza-
zione, le placche, a livello della
sostanza bianca dellencefalo e
del midollo spinale.
Questa patologia si fa discende-
re da una predisposizione gene-
tica anche s e altri fattori, quali
quelli ambientali, possono favori-
re linsorgenza della SM. Alcuni
virus, infatti, quali lEpstein - Barr
o il virus dellHIV, sono ritenuti re-
sponsabili della risposta anticor-
pale anomale che conduce alla
sclerosi multipla. Ma le vera cau-
sa risulta, come per la maggior
parte delle malattie autoimmuni,
non perfettamente conosciuta.
E una malattia estremamente pre-
sente in tutto il mondo: 1-300.000
casi di cui 400.000 in Europa e
57.000 - 60.000 in Italia.
Presupposti essenziali sono rap-
pres entati da un danno della
Barriera Emato Encefalica, dalla
presenza di un infiltrato infiamma-
torio in sede di lesione e da de-
mielinizzazione. La lesione tipica
la placca che fa seguito all'infil-
trato infiammatorio, costituito da
cellule mononucleate e macrofa-
gi, i quali ultimi sono responsabi-
li della demielinizzazione. La sin-
tomatologia iniziale caratteriz-
zata da ipostenia, perdita del vi-
s us , incoordinazione motoria e
parestesie. questi sintomi posso-
no es s ere accompagnati da in-
continenza o ritenzione vescicale,
vertigini. I disturbi pi caratteristi-
ci sono il nistagmo, il tremore in-
tenzionale e la s pas ticit.
Frequente la neurite ottica retro-
bulbare. La diagnosi viene effet-
tuata soprattutto attraverso le in-
dagini con RMN che pu fornire
informazioni sullo stato di attivit
delle placche. E importante lo
studio del Liquido cefalo-rachidia-
no in cui si possono evidenziare
l'aumento delle cellule mononu-
cleate e laumento delle gamma-
globuline. Inoltre hanno notevole
importanza diagnostiche le inda-
gini neurofisiologiche attraverso
le quali, si pu misisurare il tem-
po di comparsa di un potenziale
evocato. La prognosi in genere
molto severa soprattutto quoad
valetitudinem, mentre laspettati-
va di di vita molto variabile in
rapporto alla grande eterogenei-
t individuale del decorso clinico.
La terapia attuale, a fronte di nu-
merose ricerche, raramente ef-
17
ficace. Es s a s i bas a s ullus o di
corticos teroidi, di immunos op-
pressori e plasmaferesi. I cortico-
steroidi sono sicuramente effica-
ci in caso di acuzie, mentre sem-
bra non abbiano alcun effetto sul
decorso a lungo termine della ma-
lattia.
Linterferone alfa e beta riduce la
proliferazione dei linfociti T e la
loro produzione di interferone
gamma che, al contrario, attiva la
proliferazione dei linfociti T, ed
il farmaco pi utilizzato nella tera-
pia della sclerosi multipla. Il nata-
lizumab, ultima generazione di far-
maci per la SM, un anticorpo
monoclonale che dovrebbe impe-
dire lattivazione del s itema au-
toimmune.
Tutti questi farmaci, ed altri, sono
in grado di ridurre lattivit della
malattia e influenzarne positiva-
mente il decorso, ma sono ben
lungi dal costituire una soluzione
del problema.
Ps oria s i
La psoriasi una malattia cuta-
nea cronica non contagiosa, ca-
ratterizzata da zone di pelle ar-
ros s ata, is pes s ita, ricoperta da
squame argentee che pu varia-
re da aree localizzate di modeste
dimensioni fino al coinvolgimento
di tutta la s uperficie corporea.
Possono essere colpite anche le
articolazioni e le mucose. I sinto-
mi sono rappresentate da lesioni
cutanee che iniziando dai gomiti
e dalle ginocchia, pu estendersi
in tutte le parti del corpo. Le lesio-
ni presentano una cute arrossa-
ta e desquamante, estremamen-
te pruriginose con una superficie
biancastra e, spesso con lesioni
da grattamento. Leziologia sco-
nosciuta, mentre viene riconosciu-
ta una predisposizione genetica in
cui sono coinvolti numerosi geni.
La componente autoimmune ini-
zia ad essere considerata come
causa importante. Vi possono es-
sere numerosi fattori scatenanti
quali traumatismi meccanici o chi-
mici, infezioni da piogeni, farma-
ci quali il litio, i beta-bloccanti, ste-
roidi, fattori emotivi, fattori am-
bientali ecc. Le indagini patogene-
tiche hanno chiarito che nella
chiazza psoriasica il numero del-
le mitosi cellulari di 3 volte o pi
della norma con un tempo di tran-
sito cellulare dallo strato basale a
quello corneo di circa 5 volte in-
feriore alla norma. Questo signifi-
ca che, mentre normalmente il ci-
clo di maturazione nella cute nor-
male avviene in 28 giorni, nella
chiazza psoriasica, il ciclo di che-
ratinizzazione si completa in soli
5 giorni. Per quanto riguarda la
terapia, non esiste, allo stato at-
tuale un farmaco che riesca a de-
bellarla. Esistono per molti far-
maci che possono tenere la malat-
tia sotto controllo. Tra i farmaci
pi adoperati, i corticosteroidi so-
no i pi comuni. Vengono inoltre
adoperate preparazioni emollien-
ti a base di vasellina. Le terapie si-
stemiche comprendono fototera-
pia con UVB oppure con UVA e
Psoraleni.
Ultimamente si sta sperimentando
una nuova famiglia di farmaci, gli
anticorpi monoclonali quali
l'Efelizumab, l'Alefacept,
l'Adalimumab.
Ce lia c hia - Intolle ra nza a l
glutine
E' una condizione morbosa carat-
terizzata, sul piano istologico, da
atrofia della mucosa intestinale,
e dal punto di vista clinico, da se-
gni e sintomi di malassorbimento.
Essa rappresenta un' intolleranza
permanente alla gliadina che la
componente alcool-s olubile del
glutine contenuto nel frumento,
nellorzo, nella segale, nel kamut.
Tra le cause sella malattia celiaca,
rientrano sia fattori ambientali sia
fattori genetici che provocano rea-
zioni autoimmuni. La patogenesi
della celiachia incentrata sul ruo-
lo dei linfociti T che, dopo essere
stati attivati dalla gliadina, migra-
no in sede subepiteliale e iniziano
a produrre diverse citochine qua-
li INF gamma, interleuchina 2 e 4,
TNF alfa che a loro volta provoca-
no distruzione delle cellule con
conseguente appiattimento della
mucosa intestinale.
I s intomi correlati alla celiachia
sono variegati e possono essere
espressi sia da una semplice ce-
falea che da sintomi pi impor-
tanti quali diarrea,dolori addomi-
nali, anoressia, vomito, dispepsia
e calo ponderale. La diagnosi su
basa sulla dimostrazione di una
permanente intolleranza al glutine
e sulla valutazione bioptica della
mucosa intestinale del tenue pri-
ma e dopo dieta priva di glutine
per la costatazione dellatrofia o
dellaccorciamento dei villi inte-
stinali.
La prognosi non severa qualo-
ra la diagnosi venga fatta preco-
cemente. Infatti la malattia rispon-
de alla dieta priva di glutine.
Nel cas o in cui la malattia non
venga diagnosticata precocemen-
te, si assiste ad un progressivo
peggioramento delle condizioni
generali. La terapia consiste nel-
l'attuazione di una dieta priva di
glutine.
1 Ca s o:
O.T., maschio, di anni 39, affetto
da Morbo di Crohn, giunge alla
nostra osservazione nel 2001.
18
La diagnos i era s tata effettuata
nel 1990 in seguito ad imponenti
algie addominali. La colonscopia
aveva evidenziato lesioni ulcero-
se a carico del tratto ileo-cecale.
Era stata prescritta una terapia a
base di cortisone e di mesalazina
che il pz ha regolarmene assunta.
Clinicamente pres entava un
aspetto emaciato, cute pallida, at-
teggiamento ps icologico forte-
mente negativo. Il pz riferiva di es-
sere soggetto a numerose eva-
cuazioni con rare ma abbondanti
perdite ematiche. La diagnostica,
eseguita con il Vega test, metteva
in evidenza un carico autoimmu-
nitario importante, seguito da for-
ti squilibri di natura vegetativa e
psicologica. Anche il quadro ali-
mentare era scorretto con eviden-
ti aggravamenti sull'apparato dige-
rente. In quel tempo non avevamo
messo a punto ancora il rimedio
specifico delle autoimmunit, ma
si comunque proceduto ad un
generale riequilibrio dellassetto
psico-fisico invitando il pz a so-
spendere alcuni alimenti ed inter-
venendo sia con i fiori di Bach sia
con miscele di rimedi unitari alla
200 CH ed al contempo si inizia-
va una diminuzione s calare del
cortisone lasciando inalterata la
mesalazina. Il pz iniziava ad au-
mentare il peso corporeo, le al-
gie addominali diminuivano in in-
tensit e frequenza con diminu-
zioni delle evacuazioni. Nel frat-
tempo si andava perfezionando il
rimedio specifico, allassunzione
del quale, i sintomi si riducevano
in maniera importante. Nel 2005,
dopo avere s os pes o completa-
mente il cortisone e, dopo che i
s intomi erano completamente
scomparsi, si iniziava una terapia
scalare della mesalazina portan-
dola fino alla completa elimina-
zione. Attualmente il pz non assu-
me alcun farmaco n alcun rime-
dio. Conduce una vita di relazio-
ne perfettamente normale.
2 Ca s o:
C.F., femmina, di anni 41. Affetta
da Morbo di Basedow.
La sindrome si era manifestata a
Gennaio 2008 con tachicardia, su-
dorazioni, dimagrimento e forte
stato di astenia. I parametri ema-
tochimici denotavano un abbassa-
mento dei valori tiroidei.
Veniva effettuata una terapia a ba-
se di Tiamazolo nella fase inizia-
le, ma in seguito a reazioni al far-
maco, esso veniva sostituito con
propilitiouracile.
Data le persistenza della sintoma-
tologia, la pz giungeva alla nostra
osservazione a giugno dello stes-
so anno.
La pz presentava, al Vega test un
carico autoimmune di media in-
tens it, tiroide ipoenergetica e
squilibri di tipo vegetativo ed ali-
mentare. Effettuato lallineamento
alimentare, si procedeva con la
somministrazione del rimedio per
il sistema vegetativo ed a quello
specifico delle autoimmunit.
Al controllo di Agosto, si notava
un deciso miglioramento dei sin-
tomi, mentre il carico autoimmu-
ne si andava riducendo. A dicem-
bre il sistema immunitario risulta-
va completamente in equilibrio
con completa scomparsa di tutti i
sintomi. Gli esami ematochimici
riguardante la tiroide, erano rien-
trati nella normalit. Attualmente la
pz gode di ottima salute e conti-
nua ad assumere, in via cautela-
tiva, il rimedio per le autoimmuni-
t.
3 Ca s o
C.L., femmina, di anni 40, affetta
da Morbo di Basedow dal 1996.
La pz, giunta alla nostra attenzio-
ne nel Gennaio del 2008, riferiva
tachicardia, sudorazione e dima-
grimento nononstante una tera-
pia a base di Tiamazolo. La pz si
presentava molto nervosa e riferi-
va di fare molta fatica ad addor-
mentarsi. Il quadro energetico, al
Vega test, si presentava alquanto
disordinato e, oltre ad un carico
autoimmnune notevole, laspetto
neurovegetativo era molto com-
promesso. Lallineamento alimen-
tare stato il primo passo, segui-
19
to da una impostazione terapeu-
tica a base del rimedio specifico
per lautoimmunit ed a quello
per ridimensionare lassetto ve-
getativo. Nel procedere con que-
sta impostazione, si notava, du-
rante i successivi controlli, un len-
to ma costante aumento del TSH
finch, nel Luglio dello stesso an-
no, su consiglio dell'endocrinolo-
go ed alla luce dei nuovi valori, la
pz ha iniziato a diminuire, in ma-
niera s calare, il Tiamazolo. Nei
mesi successivi questo farmaco
stato sospeso del tutto, mentre i
valori del TSH, si sono del tutto
normalizzati. Attualmente la pz
leggermente aumentata di peso,
non presenta pi n episodi di ta-
chicardia n sudorazioni. La sua
vita di relazione si svolge in ma-
niera normale.
4 Ca s o
S.M., femmina, di anni 22, affetta
da Sclerosi multipla dal 2001.
La pz, giunta da noi il 1Ottobre
del 2008, riferiva problemi vesci-
cali, una diminuita sensibilit alle
dita dei piedi con s pas mi alla
gamba sinistra che periodicamen-
te - circa ogni tre mesi - la costrin-
gevano a recarsi in ospedale per
la terapia cortisonica. La pz ave-
va rifiutato le terapie convenziona-
li a base di interferone, con cui
aveva tentato un approccio, o co-
polimero, per cui si sottoposta
ad una visita con il Vega test. Il ri-
scontro di metalli pesanti, un ca-
rico autoimmune molto forte non-
ch una compromissione del si-
stema vegetativo, ci hanno por-
tato alla decisione di iniziare una
terapia detossicante per i metalli
pesanti accompagnata dal rime-
dio specifico per le autoimmunit
e dal rimedio per il riequilibrio del
sistema vegetativo. Dopo una cri-
si iniziale subito dopo la prima te-
rapia, la pz ha iniziato un periodo
di benessere e le crisi, che come
abbiamo detto si ripetevano con
cadenza trimestrale, sono cessa-
te. Anche la sensibilit delle dita
dei piedi s i normalizzata.
Nell'anno successivo abbiamo ri-
scontrato numerosi episodi lega-
ti alla vescica che si sono rivelati
forme di cistite risolte in maniera
naturale, senza intervento di far-
maci. Attualmente la pz, che con-
tinua la nostra terapia regolarmen-
te, non presenta alcun sintomo
legato alla patologia.
5Ca s o
R.S., femmina, di anni 32, si pre-
senta alla nostra osservazione con
una sintomatologia che compren-
deva cefalea intensa con vomito
da circa 15 anni, gonfiore e dolo-
ri addominali, dimagrimento, stip-
si.
Allesame funzionale con il Vega
test, veniva evidenziato un carico
autoimmune di media gravit, con
alterazioni generali del quadro psi-
cofisico e sul piano alimentare do-
ve si rilevava una importante intol-
leranza al glutine.
Limpostazione terapeutica con-
sisteva nelleliminazione del gluti-
ne dalla dieta e nella sospensio-
ne temporanea di altri alimenti.
In contemporanea, s i s ommini-
s trava il rimedio s pecifico delle
autoimmunit accompagnato dal
rimedio per laspetto vago- simpa-
ticotonico, nonch un rimedio per
lapparato gastroenterico. Dopo
circa due mesi il quadro autoim-
mune si era normalizzato; le crisi
di cefalee diminuite di intensit e
di frequenza, laspetto generale
notevolmente migliorato.
Miglioramento che si mantenu-
to nel corso dei controlli succes-
sivi finch, dopo avere accertato
che vi erano le condizioni corret-
te, abbiamo iniziato a reintrodur-
re gradualmente il glutine. La pz
ha reagito in maniera eccellente
non presentando pi alcun sinto-
mo legato allintolleranza al gluti-
ne. Tuttora la pz gode di ottima
salute e la sua dieta non prevede
pi l'allontanamento del glutine.
Tutte le terapie sono state interrot-
te.
6 Ca s o
V.B., femmina, di anni 43.
La pz si presenta alla nostra os-
servazione il 6/11/2008 lamen-
tando vertigini quotidiane, formi-
colii nella zona interscapolare a
cui, contemporaneamente, si ac-
compagnava perdita di forza nel-
le gambe. Inoltre presentava un ri-
gonfiamento e dolenzia alla falan-
ge distale del 1 dito mano sini-
stra. Anche al polso dx lamenta-
va gonfiore e dolore. Lamentava
inoltre appannamento della vista
e poliuria. Durante lesecuzione
del Vega test veniva riscontrato
un carico autoimmune di notevo-
le entit seguito da accumulo di
tensioni e di preoccupazioni le-
gate al s is tema vegetativo ed
emozionale (la pz era molto pre-
occupata perch nonostante nu-
merose visite neurologiche, non
aveva avuto una diagnos i).
Abbiamo iniziato con l'allineamen-
to alimentare seguito dalla sommi-
nistrazione del rimedio specifico
delle autoimmunit accompagna-
to dal rimedio tendente a scari-
care il sistema vegetativo ed infi-
ne abbiamo richiesto una RM cra-
nio per un nostro sospetto di scle-
rosi multipla. Dopo avere effettua-
to la RM, nonostante le resisten-
ze del medico curante, veniva po-
sta una diagnosi di sclerosi mul-
21
tipla. Nel Gennaio del 2009, la pz
riferiva una diminuzione sintoma-
tologica, anche se alcuni sintomi
persistevano.
A febbraio con un cambiamento di
impos tazione, venivano rilevati
metalli pesanti, i cui effetti sono
stati affrontati con laggiunta del ri-
medio per i metalli.
Da quel momento la pz ha inizia-
to il miglioramento che prose-
guito fino alla completa scompar-
s a della s intomatologia.
Attualmente la pz gode di ottima
salute, non assume pi alcun ri-
medio ed periodicamente con-
trollata.
7 Ca s o
C.G., maschio, di anni 42, affetto
da sclerosi multipla, giunge alla
nostra osservazione il 28 Agosto
2004.
Nellaprile dello stesso anno era
s tata diagnos tica, attravers o la
RM, la patologia demielinizzante.
Il pz lamentava mancanza di equi-
librio mattutino, gambe legnose
con parestesie, astenia, poliuria,
forte preoccupazione essendo for-
temente ansioso. Non disponen-
do ancora del rimedio specifico,
abbiamo iniziato con un allinea-
mento alimentare e con una tera-
pia a base del nosode SM e di ri-
medi unitari alla 200 CH, che do-
po un iniziale aggravamento, nei
due mesi successivi hanno porta-
to ad un riequilibrio generale.
Dopo avere introdotto il rimedio
specifico alla nuova diluizione, il
carico autoimmune iniziava a di-
minuire ed il quadro generale no-
tevolmente migliorato. In base a
ques ti ris ultati, il pz acquis tava
tranquillit e fiducia sullesito del-
la malattia. Nel corso degli anni
successivi, si sono verificate del-
le piccole crisi di breve durata e ri-
s olte con terapia cortis onica.
Attualmente il pz gode di buona
salute e soprattutto affronta con
maggiore consapevolezza il suo
problema. Periodicamente vengo-
no effettuati dei controlli che ci
confermano la tendenza
alla guarigione.
8 Ca s o
C.D., maschio, di anni 42 affetto
da Psoriasi.
Giunge alla nostra osservazione a
Gennaio del 2010. Presentava nu-
merose lesioni psoriasiche ai go-
miti, braccia, ginocchia, gambe.
Aveva rifiutato terapie cortisoni-
che dopo avere sperimentato che
ad una apparente diminuzione,
s eguiva un peggioramento alla
sospensione del medicamento.
Veniva rilevato un carico autoim-
mune di media entit con altera-
zioni sia sul piano alimentare che
s u quello emozionale.
Allallineamento alimentare veniva
aggiunta la terapia con il rimedio
specifico dell'autoimmunit non-
ch una terapia emozionale con i
fiori Bach.
Dopo un inziale aggravamento le-
gato all'azione del rimedio, le le-
sioni sono visibilmente diminuite
ed, allo stato attuale, esse sono in
fase di guarigione.
9Ca s o
O.M., maschio, di anni 50, affetto
da Morbo di Crohn.
Ricoverato in ospedale in seguito
ad occlusione intestinale, veniva
in seguito diagnosticato il Morbo
di Crohn. Giunto alla nostra atten-
zione il 22 Ottobre 2010, il pz la-
mentava dolenzia addominale,
frequenti evacuazioni, dimagri-
mento ed un atteggiamento psico-
logico fortemente ansioso-depres-
sivo.
Veniva effettuato il test da cui risul-
tava una carica autoimmune di
media entit, con parametri ali-
mentari e vegetativi fortemente
compromessi. Si riscontrava al-
tres una lieve intolleranza al glu-
tine.
Dopo limpostazione alimentare, si
procedeva alla somministrazione
del rimedio per riequilibrare il si-
stema neuro-psicologico e del ri-
medio specifico per le autoimmu-
nit.
A gennaio, dopo aver verificato
che la sintomatologia era in netto
regresso, che l'atteggiamento psi-
cologico era notevolmente miglio-
rato, che le evacuazioni si erano
perfettamente normalizzate, veni-
va ridotta la terapia sul sistema
vegetativo, mentre veniva lascia-
ta inalterata la terapia sullautoim-
munit.
Il pz al momento attuale, pur se-
guendo una dieta senza glutine,
ha raggiunto un assetto ottimale
e, ad oggi, viene periodicamente
controllato.
10Ca s o
G.C., femmina, di anni 41, affetta
da Sclerosi multipla.
Giunge alla nostra osservazione il
3 Settembre 2006. Riferisce che
l'esordi della patologia si realiz-
zato nel febbraio 2004, quando
ha iniziato disturbi di diplopia agli
occhi, tenesmo vescicale, dolen-
zia agli arti inferiore. Ha iniziato la
terapia con interferone che conti-
nuato fino al 2009. I riscontri effet-
tuati con il Vega test, mettevano in
evidenza una carico autoimmune
di notevole entit, accompagnato
da un carico tensivo vegetativo
Importante. Dopo avere procedu-
to all'allineamento alimentare, ve-
nivano somministrati i rimedi sia
per il sistema vegetativo che per
quello autoimmune.
Dopo un iniziale aggravamento
della sintomatologia dolorosa che
si era estesa alle dita della mano
destra ed alle articolazioni delle
braccia con leggera compromis-
sione della visione, la pz ha inizia-
to una fase di miglioramento che
si concretizzata nella scompar-
sa di tutti i sintomi, tant' che nel
2009 veniva s os pes a la terapia
con interferone. Ad oggi la pz go-
de di ottima salute e non presen-
ta alcun sintomo legato alla pato-
logia.
11 Ca s o
G.G., maschio, di anni 30, affetto
da Psoriasi.
Il pz, giunto alla nostra osservazio-
ne il 9 marzo 2009, riferiva che la
patologia era stata diagnosticata
15 anni prima e che per un po' di
tempo aveva seguito una terapia
a base di cortisonici, al momento
sospesa. Il pz mostrava una serie
di lesioni psoriasiche diffuse sia
nella parte anteriore, sul torace,
sulle gambe e sulle braccia, sia
nel regione dorsale che gli provo-
cava un atteggiamento di vergo-
gna che una limitazione delle at-
tivit relazionali. All'esame funzio-
nale, veniva rilevata una forte ca-
rica autoimmune, una notevole
pres enza di metalli pes anti, un
quadro vegetativo ed emozionale
fortemente alterato. Dopo aver
proceduto all'allineamento alimen-
tare, venivano somministrati i ri-
medi sia per il sistema vegetativo
sia per le autoimmunit e sia per
i metalli pesanti.
Dopo avere iniziato la terapia, si
manifestava un importante peg-
22
23
Andrea Parisi Asaro compie gli studi universitari a Palermo dove , nel 1971
consegue la laurea in Giurisprudenza e, nel 1983 quella in Medicina e Chi-
rurgia.
Inizia la sua attivit di odontoiatra e nel 1990 comincia ad interessarsi di
omeopatia frequentando numerosi corsi. Si avvicina quindi alla Medicina
frequenziale o bioenergetica con lausilio di apparecchiature quali il Vega -
test con il quale affronta problematiche impor tanti che lo spingeranno ad
approfondire i meccanismi che stanno alla base del funzionamento dei ri-
medi omeopatici. Attualmente la sua principale attivit dedicata alla cura
di pazienti con par ticolari problemi.
Curriculum vitae Dott. Andrea Parisi Asaro
Referenc es
1 .W. Reich: Sessualit e angoscia:
un'indagine bioelettrica 1935- 1936
2. B. Lipton: La biologia delle cre-
denze :come il pensiero influenza il
DNA e ogni cellula - Macro Edizioni
2007
3.S.Romagnani, L. Emmi, F.
Almerigogna: Malattie del sistema
immunitario. Ed. Mc Graw Hill
4. F.A. Popp: Nuovi Orizzonti in
Medicina
gioramento a cui, per, seguiva
una regressione iniziale che non
ha pi avuto termine. Le lesioni
s ono s compars e nella maggior
parte del corpo, mentre quelle ri-
maste, si sono notevolmente al-
leggerite nel colore e nella am-
piezza. Da un punto di vista psico-
logico, il pz ha acquistato grande
fiducia in s stesso ed ha incre-
mentato le relazioni interpersona-
li. Al momento il pz viene seguito
periodicamente e si riscontrano
sempre ulteriori miglioramenti. Il
pz assume soltanto il rimedio per
le autoimmunit.
Conc lus ione
In base a quanto esposto con la
pres entazioni di alcuni dei cas i
trattati, possiamo dedurre sia del-
le considerazioni di carattere ge-
nerale, sia delle indicazioni che
possano servire ad una diversa
impostazione diagnostica e tera-
peutica. Le considerazione di ca-
rattere generale consistono nel-
l'affermazione, prudente ma con-
sapevole, che le malattie cosid-
dette genetiche o con predisposi-
zione genetica, possono, se op-
portunamente affrontate con nuo-
va impostazione intellettuale, su-
bire un viraggio verso il positivo
senza che si debba sperare di po-
tere modificare l'assetto genetico.
Il fatalismo di cui al titolo, deve
essere valutato non come una ine-
luttabilit newtoniana di origine
ed evoluzione della malattia, ma
come una capacit straordinaria
dell'organismo di raggiungere da
solo il suo equilibrio che se lo con-
sideriamo in una dimensione uni-
versale, un equilibrio cosmico di
cui l'uomo parte integrante. La
guarigione per alcune patologie
non una chimera!
Le patologie autoimmuni, come
le altre patologie, vanno affronta-
te con la massima umilt, in pun-
ta di piedi e con la consapevolez-
za di entrare in un sistema, l'orga-
nismo umano, cos perfetto, ma
cos delicato da imporci di "sus-
surrare" la terapia, di indicargli la
strada , quella strada la cui cono-
scenza baster per trovare, da se,
le soluzioni pi giuste.L'omeopatia
non la soluzione di tutti i proble-
mi patologici, ma integrata effica-
cemente con il potenziale gigan-
tesco dei moderni apparati, con il
sano spirito di concorrenza, con la
tolleranza e con una solida etica
professionale, si potrebbe davve-
ro dare esecuzione a quel giura-
mento di Ippocrate a cui, neolau-
reati, abbiamo appena dato un'oc-
chiata di s fuggita ed il cui alto
contenuto, invece, dovrebbe es-
sere sempre tenuto presente per
raggiungere l'obiettivo della no-
stra professione/missione: allevia-
re le sofferenze del malato ed aiu-
tarlo a guarire.
Terminia mo c on F.A.
Popp:
"L'obiettivit scientifica esige non
solo la fede in quanto inconfuta-
bilmente dimostrato o dimostrabi-
le, ma la valutazione senza pre-
concetti di tutto quanto si sottrae
ad una dimostrazione, insieme ad
una valutazione critica dei propri
sistemi investigativi. A questo pro-
posito sono necessari non le mi-
sure inquisitorie di qualsiasi ge-
nere nate dalla paura e diffonden-
ti la paura, ma sforzi comuni posi-
tivi tendenti a positive soluzioni".
Dott. Andrea Parisi Asaro
Gruppo di Ricerca Collegio IPASVI
di Vicenza (Italia).