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S i chiamava Nuvola, forse perché era tenera e paffuta come una nuvola.
Nacque all’alba, battezzata dai primi raggi di sole.
Era una bambina curiosa e vivace, con una particolarità: non parlava ancora, ma fumettava.
Sì, proprio come i personaggi dei fumetti, che si esprimono attraverso delle nuvolette
bianche.
Capitava, così, che quando la sera suo papà fumava leggendo un libro, lei stesse ore a fissare
i cerchietti grigi di fumo che uscivano dalla sua pipa. E rideva. Rideva perché riusciva a
leggere ciò che c’era scritto all’interno di essi, proprio come se stesse leggendo un
giornalino.
“Oddio, fuggiamo, presto! Senti che alito ha stasera!” – disse il primo cerchiolino di fumo
che uscì veloce dalla sua pipa.
“Aspettami, aspettami! Il suo respiro così amaro mi sta dissolvendo!” – disse il secondo, tutto
scomposto.
“Ma cosa ha mangiato stasera tuo papà?” – chiese isterico a Nuvola.
Lei, ridendo, rispose con un fumetto candido, candido: “La mia mamma gli ha cucinato
qualcosa di particolare perché oggi è il suo compleanno…ma forse ha sbagliato qualche
ingrediente.”
“Forse, eh!...E poi siamo noi a farne le spese!” – si lamentò un terzo cerchiolino.
“Dagli una caramella, per favore e aprici la finestra. Cercheremo un po’ di sollievo
rifugiandoci da qualche buon vecchio camino!”
Lei ubbidì. Diede la caramella al papà che ringraziò mettendosela in tasca, nonostante le
insistenze della figlia. Poi aprì la finestra, sotto gli occhi stupiti della madre.
- Che fai, piccola mia, non senti che freddo! – In quel momento si sentì un borbottio
provenire dalla cucina.
“Che freddo? Che freddo un accidente! Mattina e sera la stessa storia, mi abbandonano sul
fuoco per alcuni minuti e il mio sangue comincia a ribollirmi per il nervoso”, fumettò la
vecchia caffettiera, sicura di essere capita solo da Nuvola.
“Bambina, dì a tua madre di spegnere il fuoco, o tra pochi secondi mi vedrà decollare fuori
dalla finestra!”
Nuvola, spaventata, tirò la gonna della madre, indicando la caffettiera.
- No, sei ancora troppo piccola perché tu lo beva, amore – le disse allontanandosi.

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Fu in quel momento che si sentì il rombo terribile di un decollo, seguito dal rumore di vetri
rotti, e si vide e uno strano oggetto volare verso il chiaro di luna. Era la vecchia e permalosa
caffettiera, diventata così burbera da quando il pentolino da latte l’aveva abbandonata, per
fidanzarsi con la nuova e più tranquilla teiera inglese.
Nuvola, come si sarà capito, era in grado di leggere il pensiero di tutti, perché tutti, oggetti
compresi, avevano qualcosa da dire.
C’era quella vecchia Vespa che, ansimando, emetteva una densa scia di fumo nero, non
perché fosse guasta, ma perché si lamentava del fatto che il suo proprietario non la portasse
mai al mare, ma sempre in mezzo al traffico cittadino. E questo Nuvola lo capiva.
C’era quel caminetto nella casa della nonna che scoppiettava e fumettava felice ogni volta
che la vecchietta ascoltava un disco di musica latino-americana; e poi c’erano le candele del
ristorante sotto casa, sempre stanche e pigre. Non parlavano quasi mai, ma russavano e si
svegliavano di soprassalto appena un soffio d’aria agitava la loro quieta fiammella. Dopo,
però, riprendevano tranquille a russare e nei loro fumetti Nuvola leggeva sempre e
solamente “Ronf, ronf! “
Ma anche gli uomini, oltre a parlare e ascoltare, sapevano fumettare. E fumettavano i loro
pensieri, ciò che non riuscivano o non volevano dire, i loro sogni, le loro preoccupazioni, i
loro sentimenti.
E Nuvola era in grado di comprenderli.
Quando la sua mamma era allegra, creava intorno alla sua testa una polverina di emozioni
argentate, pareva una corona. Nuvola era felice in quei momenti e rideva assieme a lei.
Quando, invece, era preoccupata o triste, dalla testa uscivano delle nuvole grigie e pesanti
come mattoni, allora la bambina le andava vicino e l’abbracciava.
I pensieri del papà erano spesso legati al lavoro. Era per questo che i suoi fumetti erano tutti
precisi, puliti, forme geometriche perfette. A volte portavano anche la cravatta. Nuvola non
riusciva a capirli, allora si avvicinava alla testa del papà e soffiava forte per mandarli via e,
dopo che c’era riuscita, il papà giocava sereno con lei.
Ma con l’andare dei giorni, Nuvola cresceva e la sua curiosità con lei.
Un episodio, tanto imprevisto quanto magico trasformò la sua vita. Una mattina la mamma
l’accompagnò al parco. Lì vide dei bambini divertirsi giocando a palla che gridavano e
ridevano.

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Anche lei, coinvolta dalla loro allegria, volle unirsi. Dichiarò, quindi, il suo desiderio tramite
un fumetto. Una, due, cento volte, ma i bambini non la sentivano, perché lei, come
sappiamo, non si esprimeva con la voce.
Andò dalla mamma, piangendo e strillando.
- Ti sei fatta male, tesoro? – ma anche a lei non riusciva a dire quello che voleva. Per la
prima volta si sentiva sconfitta e delusa. Lei poteva capire tutto e tutti, ma nessuno capiva
lei. E la cosa la rese molto triste.
“Voglio parlare, come tutti!” pensava, piangendo.
Fu allora che un raggio di sole attirò la sua attenzione e si accorse di una nuvola bellissima,
densa come la panna, che sorrideva e la guardava benevola.
“Perché piangi, Nuvola? “
Nuvola la guardava stupita e incuriosita. “ E tu chi sei? “
“Diciamo che sono una specie di angelo custode, il tuo angelo custode, ed è per questo che
non voglio vederti piangere. Non ne hai motivo, Tu hai un grandissimo dono: sai capire il
mondo. “
“ Ma io vorrei tanto che anche gli altri mi potessero capire, vorrei poter parlare. Mi sento così
sola.”
“Ma non dovresti”, disse la nuvola in cielo. Questa fece una capriola in cielo e poi riprese.
“Lo vedi quell’aereo?”
Un jumbo sorvolava sopra la loro testa. Aveva un’espressione molto concentrata e attenta.
“Sì, è bellissimo! Ma cosa c’entra con me?”
“C’entra, c’entra. Anche lui una volta si lamentava come te, perché non riusciva ad alzarsi
neanche di pochi cm. Stava sempre fermo sulla pista di decollo, mogio a guardare gli altri
aerei volare in modo altero. E sai perché adesso vola? Perché è quello che vuole. E’ tutto lì il
segreto. Durante il decollo si concentra intensamente, pensa ai gabbiani che fanno il tifo per
lui e a i palloncini colorati che vede in mano ai bimbi e il gioco è fatto. Dal suo pensiero
nasce un fumetto grande, grande, leggero, leggero che si va a posare sotto di lui e lo aiuta a
volare.”
Nuvola ascoltava a bocca aperta.
“Quindi anch’io se voglio posso parlare e volare?”
La nuvola scoppiò in una risata felice. “Direi che prima è meglio iniziare col parlare; per il
volare ci penseremo più avanti!”
“Va bene”, disse Nuvola. “Cosa devo fare?”

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“Per prima cosa devi credere in te stessa. Esprimi il tuo desiderio e intanto pensa a uno
strumento musicale che ti piace. Le parole del tuo fumetto avranno il suono delle strumento
che hai scelto.”
“Voglio subito provarci”, esclamò Nuvola entusiasta. Si concentrò e strizzò gli occhi per lo
sforzo. Fu allora che si sentì solfeggiare, dolce come un’arpa, –Mamma! –
Sua madre, che nel mentre si era fermata a parlare con un’amica, corse verso di lei e
l’abbracciò.
- Hai parlato, piccolina! –
- Sì, me l’ha insegnato quella nuvola in cielo come fare. E’ semplicissimo, basta volerlo. E io
volevo tanto che tu, il papà e anche gli altri bambini mi sentiste… -
La mamma, sempre più commossa, non voleva credere alle proprie orecchie.
- A proposito, mamma. Tu a che strumento pensi quando parli? –
- Cosa?- chiese sbalordita, ma contenta, la mamma.
- Sai, secondo me il nonno dovrebbe fare aggiustare lo strumento cui pensa. Da come parla,
il suo mi sembra un poco stonato… -
Non riuscì a terminare la frase, perché affogò nell’abbraccio della madre.

Da allora non la smise più di parlare, non perdendo, però la capacità di capire persone e
oggetti.
Inoltre, il suo particolare angelo custode, la bellissima nuvola di quella mattina, le insegnò
infinite cose e le svelò magici segreti che la aiutarono a crescere e sognare.

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