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Chi non grida la verita` quando sa la verita,` si fa complice dei falsari e degli imbroglioni

Charles P´eguy

Reportage documentatissimo sui meccanismi oscuri che stanno dietro il palcoscenico della ricerca sul cancro. I motivi del fal- limento, le persecuzioni ai ricercatori “deviati”, il giro d’affari, le coperture politiche e l’asfisiante propaganda di terapie pesante- mente nocive. Uno strumento di notevole utilita` per capire, o affrontare con co- scienza, uno dei fenomeni oggi pi`u preoccupanti per la salute umana.

La ricerca di metodi di cura che possano far fronte a quella che ormai

e` diventata una vera e propria epidemia e` stata repressa, sin dall’ini-

zio, dalle esigenze economiche delle case farmaceutiche che, come tutti

sistemi basati sul profitto, mirano ad aumentare la quantita` di merci vendute. E in tutti i modi possibili.

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E

questo il panorama del mondo della ricerca sul cancro che l’autore

traccia, basandosi su molte fonti autorevoli, ricostruendo le dinamiche

di

boicottaggio, repressione e irrisione che da decenni vengono utilizza-

te

negli ambienti scientifici per distruggere qualsiasi tentativo concreto

di

dare una soluzione razionale ed efficace al problema.

Oltre alle persecuzioni nei confronti di ricercatori onesti e al documen-

tato giro di affari intorno al cancro, attraverso le pagine del libro, ci

si potr`a accertare anche dell’illogicit`a scientifica dei ritrovati odierni di

cui si avvale la medicina ufficiale per far fronte a questa malattia. Basti pensare alla chemioterapia, da varie fonti della stessa medicina ufficia-

le dichiarata inefficace e, ciononostante, impiegata per qualsiasi tipo di

processo tumorale. Una raccolta di testimonianze sconvolgenti sulle coperture politiche di un business favoloso, la repressione delle cure efficaci e la propagan- da falsamente umanitaria che mira a spillare denaro a cittadini in buona fede.

La dichiarazione di guerra contro il cancro fu sancita il 23 dicembre 1971 con la

La dichiarazione di guerra contro il cancro fu sancita il 23 dicembre 1971 con la firma, da parte del Presidente Richard M. Nixon, del National Can- cer Act. Cio` diede inizio a un programma per la lotta al cancro, per il quale sono stati spesi finora $ 25 miliardi (equivalenti a 50.000 miliardi di Lire).

Le Scienze n. 307, marzo 1994, p.73

PREFAZIONE

La malattia dello scorbuto, dovuta semplicemente a una carenza di vitamina C, e l’anemia perniciosa, derivata da una carenza di vitamina B 3 , erano un tempo fatali per coloro che ne venivano colpiti.

Se una epidemia di scorbuto scoppiasse oggi, invece di quattro secoli fa, do- po quanto tempo la vitamina C diverrebbe un rimedio approvato dalla medicina ufficiale per questa malattia fatale? Oppure, dopo quanto tempo si riuscirebbe a

provare scientificamente che il rimedio e` una cura a base di arance? Approvare un rimedio e` una procedura che oggi costa centinaia e centinaia di milioni di dollari. Solo le multinazionali possono permetterselo. La vitamina C non e` brevettabile, per cui non possiamo prevedere che qualcuno si faccia carico delle enormi spese del processo della sua approvazione come terapia. Chi scegliesse di consiglia-

re

un’arancia per curare una malattia cos`ı seria, anzi fatale, dovrebbe aspettarsi

di

essere accusato di ciarlataneria. Non c’`e spazio per queste cose nella ricerca,

nell’industria farmaceutica, nella medicina ufficiale.

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E totalmente non scientifico sostenere che un corpo ben alimentato sia piu`

capace di resistere alla malattia di un corpo alimentato meno bene. Dott. Elmer Nelson, direttore del Dipartimento di Nutrizione dell’FDA, USA 1989

La trappola in cui oggi potrebbe cadere anche lo scorbuto e` un sistema di cura monopolizzato, dove le soluzioni che giungono al malato sono filtrate invi- sibilmente da un meccanismo di comuni interessi economici, un sistema in cui

diventa ufficiale solo ci`o che genera profitto e dipendenza. Un monopolio capace

di sfornare per noi solo farmaci chemioterapici che vanno da altamente tossici a

cancerogeni.

Cio` che fa venire il cancro lo guarisce! Guardi a quale paradosso siamo arrivati. Vals´e Pantellini, 1997

Le arance rappresenterebbero un terribile nemico per i farmaci antiscorbuto eventualmente brevettati e venduti dalle multinazionali, un pericolo mortale per la

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loro fetta di mercato. L’industria riuscirebbe a trovare il farmaco miracoloso bre- vettabile? Oppure in breve tempo lo scorbuto diventerebbe sinonimo di “medicina senza speranza” o di “male del secolo”?

Questo e` ci`o che e` avvenuto e continua a essere perpetrato per il cancro. La tanto pubblicizzata lotta al cancro e` un tentativo di far guarire il malato usando co- me soli strumenti chemio, radioterapia e chirurgia. Ecco il paradosso: si tratta il cancro, una malattia causata da gravi situazioni biologiche deficitarie e da disfun- zioni del sistema immunitario, con rimedi chemioterapici che sono notoriamente devastanti per il sistema immunitario, tossici e anti-vitaminici. Ma ormai questo

va avanti da 50 anni.

Abbiamo provato a usare chemioterapia, chirurgia e irradiazioni in tutte le forme e in tutte le combinazioni. Siamo arrivati al punto in cui dobbiamo

far fronte direttamente a un problema davvero grave. E se non fossero

possibili ulteriori progressi significativi con la chemioterapia?

E da molti

anni che ci diamo da fare, ma non e` cos`ı che si risolvera` il problema del

cancro: serve invece un notevole passo in avanti. John Bailar, Scientific American, aprile 1994

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Ma la lotta al cancro e` veramente un insuccesso? Date le premesse, non potrebbe essere diversamente, poich´e le tecniche ufficial- mente consentite consistono nel trattare uno squilibrio generale dell’organismo e una situazione carenziale di alcuni elementi con una guerriglia al sintomo locale.

Mi e` stato chiesto come io possa sconfiggere il cancro mentre 600.000 dot-

tori e ricercatori negli USA non ci riescono. Se una persona, avendo perso una moneta nella notte buia, va a cercarla a due isolati di distanza perche´ solo la` c’e` un lampione sulla strada, allora io non mi meraviglio che non la trovi. Hanno la chemio e vogliono imporre solo quella. Ma allora non possono pretendere di trovare la soluzione. Harvey Bigelsen, 1999

0.1 Cosa e` il cancro e cosa dovrebbe essere una terapia anticancro?

Di certo la chemioterapia ufficiale non si basa sul principio di ristabilire le condi-

zioni fisiologiche, che se alterate favoriscono la crescita del tumore, n´e sul prin- cipio di non colpire il resto dell’organismo, cio`e agire selettivamente sulle cellule tumorali e non su quelle sane.

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non sulle cellule sane” non

rientra assolutamente nell’approccio dell’oncologia ufficiale. Le terapie che si basano su questi due principi sono definite complementari e sono osteggiate dalle istituzioni ufficiali.

Quanti pazienti vengono salvati con la chemioterapia? Quante persone sono oggi vive perch´e hanno adottato un approccio nutrizionale e “complementare”?

Proponiamo a voi e ai vostri amici un quadro semplice e ricco di notizie, dove ogni pagina e` una porta per uscire dalla trappola, dove ogni rimedio comple- mentare ha due caratteristiche: e` a portata di mano ed e` straordinariamente efficace.

Migliorare le condizioni

” e

Capitolo 1

Chemioterapia: breve cronologia

1953: L’eminente oncologo Cornelius Rhoads annuncia: Sono convinto che nel prossimo decennio avremo un chemioterapico attivo contro il cancro, come la penicillina lo e` per le infezioni batteriche . Denver Post, 3 ottobre 1953

1955: La chemioterapia entra in uso nella medicina convenzionale. Chirurgia e radioterapia hanno dato risultati deludenti sui pazienti di cancro e questo fatto ha favorito l’avvento dell’era della chemio. Dai farmaci chemioterapi- ci ci si aspetta che arrestino la veloce riproduzione delle cellule tumorali e, perci`o, vincano il cancro.

Un intervento chirurgico radicale non costituisce una risposta ade- guata al problema del cancro, poiche´ il bisturi non elimina tutte le possibili vie di propagazione. Dott. O. Theron Clagett, famoso chirurgo della clinica Mayo, 1 marzo 1955

Il radio non cura il cancro. Distrugge una parte dei tessuti con un certo raggio, ma non il resto del tumori, ne´ ferma la proapagazione del cancro attraverso il sangue. Dott. Francis Carter Wood, vice- presidente della American Cancer Society

Il 14 dicembre 1955: un altro eminente chirurgo, Sir Stanford Cade, ribadisce davanti al Collegio Reale dei Chirurghi di Manchester l’auspicio di Cor- nelius Rhoads: Quelli chiamati cancri inoperabili chirurgicamente ces- seranno di essere considerati inoperabili grazie alle recenti scoperte del- la chemioterapia . Egli sostiene di non credere pi`u nella convenienza di amputare il seno a una donna sofferente di cancro alla mammella. Ho visto fino a 25.000 casi di amputazioni della mammella e in tutti i casi

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il cancro e` riapparso prima o poi in una zona meno facilmente operabile

dell’organismo .

Gli agenti attivi per la chemio che furono usati nel primo decennio erano ba- sati sull’iprite, gas velenoso di cui si disponeva di buone scorte avanzate dall’armamentario bellico dopo la seconda guerra mondiale. Queste so- stanze si rivelarono essere troppo tossiche e nel migliore dei casi ottenevano una risposta solo temporaneamente, e cos`ı entrano in gioco le multinazionali produttrici di chemioterapia, la Bristol-Myers in prima fila.

1970: Nei casi di tumori al seno, chirurgia radicale o chirurgia parziale? All’i- nizio l’asportazione chirurgica radicale era solitamente raccomandata alla maggior parte delle donne con tumore al seno (qualsiasi fosse lo stadio), poich´e la vita delle pazienti era a rischio e la terapia “pi`u forte” era vista come la pi`u sicura. Solo dopo 25 anni di polemiche verr`a definitivamente stabilito da una serie di studi epidemiologici (1988-1995) che i due metodi danno gli stessi risultati in termini di incidenza di metastasi e periodo di sopravvivenza.

1975: Il Prof. Jones, dell’Universit`a del Colorado, dimostra per la prima vol- ta, in uno studio su ampia scala durato 23 anni, che per gli ammalati di cancro che si sono rifiutati di sottoporsi a qualsiasi terapia tradizionale la sopravvivenza media e` stata di 12 anni e mezzo, mentre quelli che si sono sottoposti alla terapia tradizionale (chirurgia, radiazione e che- mioterapia) sono morti in media entro 3 anni. Tale constatazione e` stata confermata, da allora, pi`u volte nella letteratura medica.

1980: Gli analisti Robert Houston e Gary Null, dopo aver studiato le linee di condotta, attivit`a e propriet`a delle maggiori associazioni di ricerca per il cancro, giungono alla conclusione che queste si sono trasformate in orga- nizzazioni, la cui attivita` e` in funzione della propria sopravvivenza e la cui sopravvivenza dipende dallo stato di non-guarigione delle vittime di cancro. Essi scrivono: “Una soluzione al cancro significherebbe la conclu- sione dei programmi di ricerca, l’obsolescenza dell’esperienza accumula- ta, la fine dei sogni di gloria personale; il trionfo sul cancro azzererebbe

a monte i rifornimenti di fondi destinati alle associazioni non profit per il

cancro, minaccerebbe a morte le attuali istituzioni cliniche rendendo obso- leti la costosa chirurgia, la radiologia e le terapie chemioterapiche nelle quali cos`ı tanto denaro, training e apparecchiature e` stato investito. Tale paura, anche se inconscia, puo` causare resistenza ed ostilita` ad approcci alternativi proporzionatamente al fatto che essi sembrino terapeuticamente promettenti. La nuova terapia deve essere ridicolizzata, negata, scoraggia- ta e non riconosciuta a tutti i costi, indipendentemente dai risultati dei test

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e preferibilmente senza neanche un test.

verificato ripetutamente e quasi sistematicamente”.

Come ora mostreremo, cio` si e`

1° gennaio 1982: Chemioterapici tossici per infermiere e farmacisti”, secondo recenti studi presentati dalla eminente rivista Journal of the American Medi- cal Association e` stato dimostrato che il personale ospedaliero che prepara

e somministra alcuni chemioterapici e` esposto al loro effetto cancerogeno.

1985: Il prof. John Cairns dell’Universit`a di Harvard pubblica una critica deva- stante su Scientific American: A parte rari tipi di leucemia, non e` possibile rilevare alcun significativo cambiamento dell’incidenza di morti per cancro

a seguito dell’uso su ampia scala di chemioterapia. Non ci sono evidenze

che la chemioterapia possa curare i vari tipi di cancro che oggi affliggono la societa` .

1986: Il McGill Cancer Center invia un questionario a 118 dottori che hanno se-

 

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guito casi di cancro ai polmoni trattati con chemioterapia.

E chiesto loro

di immaginare che essi stessi siano stati colpiti da cancro e viene loro do-

mandato quale dei 6 farmaci chemioterapici sceglierebbero. L’81% degli oncologi intervistati afferma che non acconsentirebbe a essere sottopo- sto a chemioterapia con Cispatin, latin, un farmaco chemioterapico ora largamente in uso. Il 74% di essi sostiene che rifiuterebbe qualsiasi tipo di chemioterapia. Perch´e? L’inefficacia del trattamento chemioterapico

e` evidente e gli effetti distruttivi sull’organismo sono inaccettabili.

Settembre 1986: Erik Eckhom riporta sul New York Times che il National Can- cer Institute sta per cambiare i suoi metodi di valutazione dei farmaci che- mioterapici: il vecchio metodo che si basava su leucemia indotta in topi di laboratorio, viene sostituito con quello su cellule umane cancerose coltivate

in laboratorio: “Finora i ricercatori avevano selezionato le sostanze chi-

miche per la chemioterapia osservando gli effetti prodotti su topi con una

particolare forma di leucemia animale. Questo metodo, che ha portato ad alcuni chemioterapici ampiamente usati, in generale non riesce a far ar- rivare a farmaci che funzionino contro le forme di cancro maggiormente minacciose per la popolazione mondiale”.

Il cancro e` una malattia dai molti volti, racchiude – diremo – cento malattie

distinte. Ci`o che funziona per un tipo di cancro non funziona necessaria-

Eppure in tutti

questi anni, l’NCI ha usato questi studi su leucemia P338 nei topi come se fossero decisivi nello stabilire se un trattamento funziona o meno su tumori solidi. Il test di valutazione in vivo su topi semplicemente non sta pro- ducendo frutti contro le forme di tumori piu` rilevanti afferma il dott John

mente per un altro.

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E un concetto abbastanza semplice.

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A.R. Mead, responsabile al National Cancer Institute per lo sviluppo dei chemioterapici. Nel sistema che sta per essere adottato, tutti i composti verranno testati in provetta su diversi ceppi di cancro umano coltivati in vitro . Potrebbero essere fatte due considerazioni importanti. In primo luogo, co- loro che avevano usato la sperimentazione su topi ammettono che bisogna trovare qualcosa di meglio e che i risultati sono insoddisfacenti. In secondo luogo ci chiediamo quanti farmaci di limitata utilit`a siano stati messi in giro e quanti ancora ce ne siano, che si basano su trent’anni di ricerca minata alle fondamenta da un metodo sbagliato.

1987: Molte terapie complementari per il cancro, cosiddette “non tossiche”, bus- sano alle porte della medicina convenzionale. C’`e molta resistenza da parte del mondo farmaceutico, ma soprattutto il processo di approvazione dell’en- te per la salute americano FDA richiede un investimento di svariate centi- naia di milioni di dollari. Ci`o costituisce un ostacolo insormontabile per terapie che pure danno luogo a impensabili remissioni di cancro a piog- gia. 42 parlamentari del Congresso USA chiedono che si faccia chiarezza sulle terapie alternative che potrebbero essere usate per il cancro. Tra le altre cose, viene fatto notare che neanche la chirurgia e` approvata come trattamento per il cancro, anzi NEANCHE UNO STUDIO con il tradi- zionale gruppo di controllo e` stato effettuato per valutarne i risultati a lungo termine. Neanche la chemioterapia e` approvata, ma e` solo in fase sperimentale (dura ormai da 40 anni).

1990: Lo studioso di biostatistica del cancro, professor dott. Ulrich Abel, dell’U- niversit`a di Heidelberg, pubblica un articolo scientifico (Healing Journal, No. 1-2, Vol. 7) nel quale afferma: Sebbene i chemioterapici portino

a una risposta – diminuzione di massa del tumore – questa riduzione non

produce un prolungamento della sopravvivenza del paziente. A volte, anzi,

il cancro ritorna piu` aggressivo di prima, poiche´ la chemio favorisce la cre-

scita di ceppi tumorali resistenti. Inoltre la chemio danneggia gravemen- te le difese dell’organismo, tra cui il sistema immunitario, spesso i reni e il fegato . Secondo i dati presentati dal dott. Abel, i pazienti trattati con chemioterapia ottengono risultati significativamente minori in termini di so- pravvivenza, rispetto a pazienti non trattati con la medicina convenzionale, raggruppati e confrontati per tipo e stadio di tumore.

Dopo anni di ricerca in oncologia Abel arriva a questa conclusione: Un’a- nalisi bilanciata e imparziale della letteratura medica mostra un indice di successi terapeutici quasi nullo dei trattamenti impiegati convenzionalmen- te nel trattare forme avanzate di tumori solidi . Abel conclude inoltre,

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dopo aver intervistato centinaia a di oncologi: Quello che pensano real- mente non sembra essere quello o che consigliano alla gente . Abel cita studi che hanno mostrato che molti oncologi non accetterebbero la chemioterapia se avessero il cancro loro stessi . The Cancer Chronicles, dicembre 1990

1991: L’oncologo Albert Braverman scrive: Nessun tipo di tumore solido che era considerato incurabile nel 1975 e` curabile oggi. Molti oncologi racco- mandano la chemioterapia praticamente per qualsiasi tumore, con aspetta- tive che il sistematico fallimento non scoraggia .

Qual e` il “perch´e” della crescita della chemioterapia nonostante tali falli- menti? Uno sguardo alle relazioni reciproche finanziarie tra il piu` grande centro di ricerca al mondo, lo Sloan-Kettering Cancer Center (MSKCC) e le aziende che guadagnano miliardi di dollari vendendo chemioterapici e` molto significativa: James Robinson III, presidente della Commissione dei Supervisori e Manager del MSKCC, e` il direttore della Bristol-Myers Squibb, la maggiore produttrice mondiale di farmaci chemioterapici. Il vi- cepresidente del MSKCC, Richard Gelb, e` il Presidente della Commissione dei Manager della Brystol-Myers. Richard Furlaud, un altro manager del MSKCC, e` un ex presidente della Bristol Myers. Paul Marks, Presidente del MSKCC, e` un manager della Pfizer . Samuel Epstein, The Politics of cancer revisited, East Ridge Press, 1990.

1992: Il farmaco tamoxifene, usato in studi clinici su donne con cancro della mammella si rivela essere causa di tumori all’utero. Il marketing della so- stanza prodotta dalla Zeneca continua, anzi le vendite aumentano perch´e i

dottori lo consigliano come mezzo di prevenzione, per ridurre la possibilit`a

di

insorgenza del cancro al seno. La Zeneca spende un milione di dollari per

la

campagna USA “il mese della prevenzione del cancro della mammella”.

Ottobre 1993: Secondo uno dei pi`u noti chirurghi americani, il dottor Gerald Chodak, le statistiche dimostrano che vittime di cancro alla prostata non sottoposte ad alcuno di tali trattamenti, dopo dieci anni, hanno lo stesso livello di sopravvivenza di quelli che hanno subito l’intervento chirurgico. I pazienti ai quali e` stato diagnosticato un tumore prostatico

a lento sviluppo, potrebbero essere messi in “attesa guardinga”, senza cio`e

fare nulla, anzich´e essere sottoposti a trattamenti radiologici o chirurgici

inutili e che comportano effetti collaterali quali l’impotenza, l’incontinenza

la morte. Anche per i carcinomi polmonari trattare con la chemio si rivela non solo inutile, ma dannoso (d.ssa Rossini, novembre 1995).

1994: Rinomati oncologi internisti hanno man mano assunto prese di posizioni

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distaccate e critiche verso i risultati ottenuti dalla chemio: Hossfeld 1990, Bonadonna 1990, Mende 1992, Possinger 1993, Kaufmann 1994, Kleeberg 1994. Addirittura nell’opera classica americana sull’oncologia, (DeVita et al., edizione 1993), vengono rimosse le affermazioni di successi riportate nelle precedenti edizioni.

Luglio 1995: Si dimette il direttore dell’Istituto britannico per la ricerca sul can- cro, dott. Michael Baum; egli non nasconde ai giornalisti la sua motivazio- ne: Dal 1990, da quando abbiamo introdotto il programma di mammo- grafia a livello di massa, la mortalita` per tumore al seno non e` diminui- ta. Il programma su cui sono stati investiti ingenti somme di denaro e` un fallimento completo . Il Giornale, 4 settembre 1995

In Italia, la regione Lombardia rende noti i dati sui decessi nel periodo 1984- 1991: il cancro e` ora diventato la prima causa di morte tra i maschi. In Italia una persona su 32 moriva di cancro ad inizio secolo. Oggi 30 persone su cento muoiono di cancro. Il cancro e` la prima causa di morte in Australia e Gran Bretagna, la seconda nel resto dei paesi industrializzati.

Marzo 1996: Proprio come la mastectomia radicale (cio`e il trattamento “pi`u for- te”) era stata per lungo tempo privilegiata dai dottori rispetto all’asporta- zione parziale (cio`e solo dei noduli cancerosi), molti dottori hanno di re- cente mostrato di privilegiare la terapia intensiva rispetto alla chemioterapia standard. Eppure, una Commissione di esperti che lavora per l’OMS, cio`e l’Emergency Care Research Institute, dopo aver esaminato oltre 1500 studi scientifici, fa notare che non solo la procedura non d`a risultati, ma in media accorcia il periodo di sopravvivenza dei pazienti. Il Wall Street Journal ti- tola: “Enormi spese per trapianti di midollo osseo non necessari nei casi di tumori al seno”.

Capitolo 2

Non li lascero` morire

2.1 Non li lascero` morire :

cos`ı un oncologo scopre le terapie non convenzionali

Palazzo del Congresso USA, intervento del dott. Seymor Brenner

Estratto da: U. S. Congressional Office of Technology Assessment (OTA) “Terapie del cancro non convenzionali” trascritto dall’incontro della Commissione OTA, 9 marzo 1990 600 Pennsylvania Ave. SE Washington, D.C.

BRENNER: Sono un oncologo ed essenzialmente faccio radioterapia. Ho fatto questo per 39 anni. Ho uno studio molto ben avviato, dove arrivano dai 100 ai 150 pazienti al giorno. Nonostante questo sono frustrato perch´e, in 39 anni di esercizio di medicina e di trattamento di cancro, non ho visto significativi progressi. A causa di questa frustrazione ho studiato e valutato personalmente, negli ultimi 5 anni, metodi alternativi per trattare il cancro.

Stanno morendo a milioni di cancro, ogni anno. Finora niente di veramen- te utile e` stato fatto. Non abbiamo niente da perdere prendendoci l’impegno di valutare le terapie alternative.

Ora mi chiederete, come sappiamo che questi metodi altemativi funzionano? Anzi, mi direte, ho letto, ho pensato, ho sentito che non funzionano questi metodi alternativi. Uno dei tanti che ho investigato e` il dottor Revici a New York, un medico 94enne soggetto a molti attacchi e critiche perche´ segue anche strade al di fuori della medicina convenzionale. Vorrei proprio descrivere i pazienti

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che ho seguito personalmente mentre egli li guariva, pazienti che rimanendo

nel mio studio sarebbero morti. Ho chiesto a un’equipe di patologi indipendenti

di

lavorare con me, controllando la diagnosi istologica, cos`ı che non siano messi

in

dubbio la diagnosi o il tipo e stadio della malattia.

Paziente n° 1: un uomo di 43 anni. Ricoverato al Memorial Hospital, Sloan- Kettering. Cancro della cistifellea diagnosticato al Memorial Hospital. Gli fu detto: Il solo modo in cui puo` essere trattato e` se tiriamo via la cisti- fellea e la sostituiamo con un contenitore esterno . Egli rifiut`o. And`o dal dott. Revici nel febbraio 1980. Nell’ottobre 1990 il paziente ritorn`o al Me- morial Hospital per una citoscopia. Citoscopia negativa. Era guarito! La cistifellea era intatta, non c’era cancro.

Paziente n° 2: donna di 29 anni, anch’essa ricoverata allo Sloan-Kettering. Ope- rata al Memorial Hospital nel 1983. Aveva un cordoma, cio`e un tumore al cervello. Il tumore fu resecato non completamente, e a ci`o fece seguito un ciclo di radioterapia. Le condizioni della paziente progressivamente peg- giorarono dopo l’intervento chirurgico e durante i 12 mesi successivi. La paziente fu vista dal dott. Revici nel 1984. A quel tempo la maggior parte delle funzioni motorie era impedita ed era costretta su una sedia a rotelle. La stessa paziente, oggi, nel 1990, dopo aver avuto due bambini e` in perfetta salute. Il solo problema che ha e` che cammina con l’aiuto di un bastone. Un vero miracolo.

Paziente n° 3: donna di 30 anni operata all’Universit`a di New York per carcino- ma alle ovaie. Fu effettuata salpingo-ovoforectomia bilaterale e isterecto- mia. La maggior parte del tumore fu rimossa. La paziente fu sottoposta a chemioterapia, che continu`o per sei mesi. Nel novembre del 1985, fu ef- fettuato un secondo intervento chirurgico. Aveva un tumore pelvico con metastasi omentali. La biopsia fu effettuata solo a scopo diagnostico. La paziente and`o dal dott. Revici nel gennaio 1986. Il 1 gennaio 1990 era guarita.

Paziente n° 4: 50enne con adenocarcinoma del polmone sinistro. Il tumore non era resecabile. Fu trattato con radioterapia, che e` un’alternativa alla chi- rurgia accettata e, sfortunatamente le condizioni del paziente peggiorarono. And`o dal dott. Revici nell’ottobre del 1981. Ora siamo nel 1990 e aiutatemi voi a dire quale e` la sopravvivenza per i casi di carcinoma al polmone non resecabile. Perci`o qualcosa deve essere successo con il metodo alternativo, per cui un paziente condannato sulla carta arriva a sopravvivere nove anni e pi`u.

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Paziente n° 5: uomo 34enne che fu sottoposto ad amputazione del ginocchio si- nistro per un tumore gigante al femore. Nel 1979 sub`ı una toracotomia destra per la rimozione di due noduli. Nel 1980, i raggi X al torace mo- strarono un nuovo nodulo di 1,5 cm e numerosi piccoli noduli nel polmone destro. I referti medici mostrarono anche una massa renale maligna di una dozzina di centimetri. Nell’ottobre dello stesso anno il paziente and`o dal dott. Revici. Ecco un altro che e` guarito completamente dal cancro.

Ho altri casi come questi. Ma prima che consumi cos`ı tutto il tempo conces- somi per questo intervento davanti alla commissione del Congresso USA, voglio cercare di comunicarvi una cosa. In pratica quello che voglio dire alle persone qui presenti consiste in questo: una paziente 27enne e` venuta nel mio studio la scorsa settimana. 27 anni con un bambino di 3 anni e un marito. Il suo problema era un carcinoma al seno con metastasi al cervello, e cos`ı mi ha detto: Voi potete salvarmi, promettetemelo .

Ora, io so che non posso curare quella persona. Che cosa faccio? Non lo so se il dott. Revici, o il dott. Burzynski, o il dott. Burton, o qualcuno di loro pu`o curarla, ma sono stanco di vedere persone arrivare nel mio studio, chiedere di non morire, e io non ho niente da offrire loro.

Io so che l’affermazione che i metodi alternativi non funzionano e` erronea. Se qualcuno di voi della commissione e` interessato, ho 150 casi clinici di pazienti che sono stati guariti. Posso confermare il tipo e lo stadio del tumore, la diagnosi terminale mia e degli altri oncologi e posso mostrarvi i dati con lucidi, immagini,

sono vivi e senza tumore, le loro diagnosi terminali risalgono dai

referti e

3 ai 10 anni fa, pazienti che sarebbero morti se fossero rimasti nel mio studio e avessero avuto come strumenti solo quelli che io potevo offrire loro.

Ecco cosa vi ho portato, e che sarei lieto esaminaste: ho qui i dossier di 25 casi guariti dal dott. Burynski, 25 casi della clinica Gerson, 25 del dott. Revici, 25 del dott. Nick Gonzales.

So tutto di chemioterapia e radioterapia, usati in diversi schemi e combinazioni e perci`o non mi piace quando vedo una giovane di 27 anni che mi dice: Non lasciatemi morire, dottore e io non ho niente da darle.

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2.2 La medicina senza speranza:

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quando entra in casa di un oncologo

Estratto da: Healing lessons, di Sidney Winaver, Positive Press, 1998

Sidney Winaver e` uno stimato professionista nella ricerca e nella cura del cancro presso uno dei pi`u famosi centri del settore a livello mondiale: lo Sloan- Kettering di New York. L’ironia della sorte vuole che sua moglie Andrea venga colpita proprio dal tipo di cancro a cui lui ha dedicato anni di ricerche. Un’ac- curata analisi della letteratura scientifica non lascia scampo per il tipo di tumore di Andrea: le terapie convenzionali riusciranno solo a far diminuire la massa tu- morale, ma la resistenza ai chemioterapici e l’indebolimento dell’organismo far`a presto ritornare il tumore in forma pi`u virulenta di prima.

Io e tutti gli altri che mi raccomandavano il trattamento della Mayo Clinic sapevamo cosa dicevano le statistiche. I farmaci piu` potenti, usati sin dall’inizio, avrebbero tenuto in vita Andrea solo per poco. Mi infuriavo al pensiero che il coro che ci spingeva verso il protocollo della Mayo Clinic non credesse nella possibilita` che Andrea guarisse, o che in qualche modo si potesse bloccare il cancro.

Bob aveva detto che era probabile che il trattamento con i chemioterapici pro- posti nel protocollo Mayo producessero una risposta completa. Ma una risposta totale o completa, a dispetto del significato che la parola implica, non signifi- ca spesso guarigione. La chemioterapia non puo` eliminare ogni singola cellula cancerogena. Alcune cellule possono rivelarsi resistenti al particolare agente chimico che viene usato. Anche se il tumore di Andrea rispondeva positivamen- te, non potevamo concludere che fosse sparito del tutto, perche´ diminuendo la massa diventava impossibile alle apparecchiature scoprire se ne rimanessero residui. Le cellule cancerogene recidive potevano rimanere raggruppate in ag- glomerati microscopici, moltiplicandosi fino a diventare nuovamente visibili alle analisi dello scan e ai test sanguigni. L’esperienza insegna, a questo punto, che gli agenti chimici che si sono dimostrati efficaci nella prima fase, probabilmente non produrranno piu` lo stesso effetto positivo. Le cellule del cancro sopravvissute si dimostreranno piu` resistenti. In tal caso diventerebbe piu` difficile di prima riu- scire ad eliminarle, e probabilmente continuerebbero a riprodursi rapidamente. Dopo il trattamento, se e` andato tutto bene e si e` avuta una risposta completa, inizia l’attesa. Certi cancri, come quello al seno, possono apparire molti anni dopo. Comunque con cancri molto aggressivi, come il tipo endocrino di Andrea,

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o il cancro ai polmoni, l’assenza di una ricomparsa per due o tre anni potrebbe indicare una remissione a lungo termine o una guarigione.

Le statistiche nude, dopo aver decodificato abbreviazioni, metodi, annotazioni, sono chiare per il dott. Winaver.

I pazienti arrivavano a una remissione di otto mesi e a un periodo di soprav- vivenza di quattordici mesi. La maggior parte di essi aveva solo una risposta parziale. Anche quei pazienti con una risposta completa mostravano segni di tu- mori ricorrenti alcuni mesi piu` tardi, alla fine il tasso di mortalita` era del 100%. Nessuno dei pazienti curati sopravviveva. Andrea mi guardo` con un’espressione incredula.

– Uno come potrebbe essere ottimista, con queste premesse?

– Hai ragione – dissi – ma e` la nostra migliore possibilit`a. Cos’altro possiamo fare?

– Non so. Qualcosa. Deve esserci qualcosa. Guardai ai mesi che il protocollo offriva, e fui d’accordo con lei. Volevamo di pi`u. Pi`u tempo, pi`u vita.

– Comincer`o a studiare – dissi – far`o delle ricerche.

Il giorno seguente e quelli a venire, usai ogni singola risorsa a mia dispo- sizione. Misi in azione i risultati degli anni che avevo trascorso ad organizzare, studiare, dare conferenze e incontri nazionali e internazionali sul cancro gastroin- testinale, mi sentii fortunato ad aver intessuto contatti in tutto il mondo che rispon- devano tutti alle mie telefonate. Passai ore al telefono con medici e ricercatori scientifici nel tentativo di recuperare i dati pi`u aggiornati. Parlai a lungo col dot- tor Charles Moertel, l’oncologo che aveva guidato l’iter del protocollo della Mayo Clinic [che sembrava il migliore di tutti], il dottor David Johnson, che come ca- po del reparto di oncologia del Vanderbilt University Hospital di Nashville, aveva condotto uno studio simile con analoghi risultati. Commissionai ricerche infor- matiche alla biblioteca medica, consultai abstract di ogni studio umano e animale che lasciava intravedere un barlume di speranza. Contattai ricercatori di case far- maceutiche che potessero darmi informazioni sui nuovi farmaci che erano ancora in fase di sperimentazione. Ero diventato uno Sherlock Holmes medico. Neanche un granello di polvere era troppo piccolo da studiare, se solo dava un briciolo di speranza. Dicevo tutto ad Andrea alla fine di ogni giornata. Lei si aggrappava ad ogni parola. Ma ogni ricerca giungeva alla stessa conclusione: nessuna terapia farmacologica era efficace a lunga scadenza.

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La determinazione a vivere porta Andrea a scegliere di seguire altre strade e il dott. Winaver assiste a questo tentativo di affiancare agli strumenti della medicina convenzionale un arsenale di terapie alternative, da lui inizialmente aspramente osteggiate. I risultati danno ragione a sua moglie e la conclusione del libro e` questa:

Ecco perch´e la medicina complementare e` il meglio di cio` che potevamo fare. La medicina complementare e` una medicina che combina la scienza convenzionale con un’ampia gamma di altre co- noscenze per produrre un insieme assai pi`u valido della somma di queste parti. Riconosco inoltre che la medicina complementare e` un arricchimento di esperienza vecchio come il mondo, da applicarsi al trattamento e alla prevenzione della malattia. All’inizio ero scetti- co. Ora il mio scetticismo e` stato vinto dai risultati e dall’intelligente determinazione di Andrea.

Capitolo 3

La persecuzione delle alternative e la farsa della ricerca sul cancro

3.1 La persecuzione delle alternative (non tossiche) del mercato

Terapie anticancro: il Congresso USA spronato ad indagare

Palazzo del Congresso USA, Intervento di Ray Miller Estratto da: U. S. Congressional Office of Technology Assessment (OTA) “Terapie del cancro non convenzionali” trascritto dall’incontro della Commissione OTA, 9 marzo 1990 600 Pennsylvania Ave. SE Washington, D.C.

MILLER: Quasi 4 anni fa, il Senatore John Dingell, presidente della Commis- sione “Energia e Commercio” del Senato, insieme ad altri 42 membri del Congresso chiesero che fosse effettuato uno studio per valutare il ruolo e l’efficacia delle terapie alternative per il cancro. Tale studio fu richiesto al- l’OTA. L’OTA immediatamente affid`o la supervisione dello studio al dott. Roger Herdman, un ex presidente dello Sloan Kettering, istituto di ricerca sul cancro, che da sempre e` ostile alle terapie complementari.

Nella prima versione, rilasciata nel luglio 1988, la commissione cerc`o di perpetrare un raffinato inganno, affermando che nella letteratura medica mondiale si era riusciti a trovare solo uno studio che riferisse buoni risultati

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di

un qualche trattamento alternativo per il cancro. Volumi e volumi di stu-

di

pubblicati, precedentemente inviati alla Commissione OTA ma ignorati,

furono infine mostrati ai dirigenti dell’OTA, che opportunamente estesero il periodo di tempo e la portata dell’inchiesta. Appelli perch´e venisse mo-

dificata la composizione della Commissione furono ignorati. La National Health Federation (NHF) fece notare una fragrante violazione del codice

di

condotta dell’OTA, cio`e il fatto che il dott. Herdman fosse in possesso

di

azioni di borsa legate al destino delle terapie convenzionali per il can-

cro (75.000 dollari investiti in Oncogene Science Inc.), che in pochi an-

ni avevano portato a guadagni quasi centuplicati, e che non erano note le

implicazioni che questo poteva avere.

I posti disponibili nella Commissione d’indagine su terapie non convenzio-

nali per il cancro si sono riempiti cos`ı presto che fu rifiutato l’accesso a

Linus Pauling, due volte premio Nobel. Ne parlammo sia con Roger Herd- man, sia con Gibbons, e mi fu data l’incredibile risposta: non c’`e bisogno di metterlo nella commissione perch´e sappiamo da che parte sta, Linus Pau- ling . Raccomandammo allora al Senatore Charles E. Grassley di chiedere bilateralit`a nella composizione della Commissione. Le procedure dell’OTA

e

questo rapporto OTA sono di per s´e “un caso” e noi intendiamo proporre

al

Congresso che lo indaghi.

La nuova versione, datata 12 febbraio 1990, fa raggiungere all’arte della distorsione un livello raramente verificatosi da parte di esponenti di un ente responsabile. La modalit`a di accusa senza dare l’opportunit`a di difendersi che comparve nella prima versione e` stata ora ampliata a qualsiasi studio sugli effetti positivi delle terapie, che sono sistematicamente e inflessibil-

mente sminuiti, storpiati. Gli studi dei fautori della terapia sono oscurati e gli studi di altri ricercatori indipendenti che confermano tali effetti positi-

vi sono ignorati. Il solo aspetto sul quale il rapporto e` esauriente sono le

informazioni e le voci negative, soffermandosi su ogni denigrazione priva

di consistenza e insinuazione infondata derivante da immaginazioni deli-

ranti dei pi`u incalliti “acchiappaciarlatani”. Poich´e finge neutralit`a men- tre abbonda di calunnie, il rapporto pu`o valere ai suoi autori il titolo di Acchiappa-Ciarlatani, “Quackbuster of the Year”.

Cos`ı, alla modica cifra di molte centinaia di migliaia di dollari governativi, dopo aver posposto senza alcuna giustificazione la pubblicazione del rap- porto per pi`u di 3 anni, la commissione OTA e` arrivata a questa stupefacente conclusione: Non sara` mai possibile, ne´ e` necessariamente auspicabile, valutare FORMALMENTE tutti, o anche la maggior parte dei trattamenti non convenzionali usati su pazienti con cancro . (pag. 29, capitolo 11)

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E

in questo che e` consistito tale lavoro della commissione OTA? Permettere

al

Congresso di fare una domanda che sapevano sin dall’inizio non li avreb-

be obbligati a dare una risposta? Se possono far in modo che formuliate la domanda sbagliata, non sono obbligati a cercare una risposta , e` una citazione dal magnifico libro di Thomas Pynchon, Gravity’s Rainbow.

Rispettosamente, io vi esorto a ripudiare all’unanimit`a, fermamente e im- mediatamente, le conclusioni di questo rapporto OTA e a fare qualcosa, spiegare al Congresso che tipo di risposte potreste dare voi, formalmente o anche non formalmente. Grazie.

ROSEMARY STEVENS [Presidentessa Commissione OTA su terapia non con- venzionale per il cancro]: Per prima cosa, credo che mentre l’opinione di qualcuno e` che questa Commissione OTA sia composta solo da individui

faziosi contrari ai metodi alternativi, altri possono avere un’idea diversa, al-

`

E una questione di

opinione. E noi, come commissione, siamo molto interessati a sentire tutti

questi punti di vista.

tri possono credere quello che propendono a credere.

MILLER: Allora posso fare solo una domanda?

STEVENS: Certamente.

MILLER: Lei pensa che Linus Pauling avrebbe dovuto essere invitato a prendere parte a questa commissione? Insignito del Premio Nobel per due volte, non

una, ha dato la sua disponibilit`a, sicuramente era un candidato! Perch´e gli e`

`

stato negato l’accesso alla commissione? E stata sua la decisione?

STEVENS: Non e` stata una mia scelta. I membri della commissione sono stati selezionati dall’OTA con la normale procedura. C’erano sicuramente altre persone che avrebbero potuto essere selezionate o non selezionate.

MILLER: Gentile Presidente, stiamo parlando di “pesi massimi”. Quando si forma una commissione si possono avere 57 “pesi leggeri” e un “peso mas-

simo”. E un peso massimo pu`o mettere al loro posto tutti i 57 pesi leggeri.

E se noi ora vediamo il direttore della American Cancer Society in questa

stessa commissione, allora io voglio qualcuno come Linus Pauling dall’altra

parte della bilancia.

STEVENS: Lei ha toccato dei punti molto importanti, perci`o volevo fare un’altra domanda. Lei afferma che questa relazione non sta formulando la domanda corretta. Qual e` per lei la domanda giusta da porsi?

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MILLER: Io credo che la prima domanda giusta da porsi consista nel chieder-

si approssimativamente quante persone ci sono oggi negli Stati Uniti che

hanno avuto remissioni da cancro, parlo di quelle che sono guarite perch´e

sono ricorse a metodi non convenzionali. Una domanda semplicissima, cui

si

sarebbe potuto rispondere con costo marginale, una frazione minusco-

la

di quello che costa questa commissione, e avremmo potuto trovare tale

risposta approssimativa in 10 giorni.

Quante ce ne sono? Sembra che questa domanda non passi proprio per la mente delle persone incaricate di queste indagini. Vorrei sapere quante ce ne sono in questa aula.

VOCI DALLA SALA: Uno qui. Io. (Altre voci)

MILLER: Ecco ora so che ce ne sono gi`a 1, 2, 3, 4.

E suggerisco che il vostro staff contatti queste persone e inizi a contarle. Il

dott. Brenner di New York oggi ha portato le schede cliniche di 150 casi e Michael Culbert, presidente della Commissione per la Libert`a di Scelta in Medicina, un’organizzazione con sede in California, afferma che 5000 casi

sono disponibili su richiesta, solo nel suo stato.

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3.2 La Farsa della ricerca sul cancro continua anche di fronte al Congresso USA

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Palazzo del Congresso USA, Intervento di Ralph Moss

Estratto da: U. S. Congressional Office of Technology Assessment (OTA) “Terapie del cancro non convenzionali” trascritto dall’incontro della Commissione OTA del 9 marzo 1990 600 Pennsylvania Ave. SE Washington, D.C.

RALPH MOSS: Il mio nome e` Ralph Moss. Dal 1974 al 1977 sono stato vi- cedirettore delle Pubbliche Relazioni al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center. Oggi sono editore della rivista Cancer Chronicles e autore di sei libri nel campo del cancro, tra cui Cancer Syndrome (Sindrome del cancro, N.d.A.) e Cancer Industry (L’industria del cancro, N.d.A.).

Questo rapporto OTA su “Terapie non convenzionali per il cancro”, che avreb- be dovuto svelare come alla ricerca sul cancro sono state messe le catene e la mu- seruola, e` diventato invece parte della farsa. Se rimane cos`ı, ritarder`a lo studio di terapie non tossiche per il cancro ancora per molti anni a venire.

Nel giugno 1974, ho fatto una delle pi`u importanti esperienze della mia vita.

Mi recai ai Laboratori Walter in Rhine, New York, e intervistai il dott. Kanematsu

Sugiura, uno degli scienziati con pi`u esperienza e riconoscimenti del Memorial Sloan-Kettering. Non mi passava minimamente per la testa l’idea che ci fosse qualcosa da scoprire l`ı. Tantomeno su metodi non convenzionali. Il mio mo-

do di pensare relativamente alle questioni mediche era totalmente convenzionale,

ortodosso. Direi che ero un credulone. Pensai solo che il dott. Sugiura mi avreb-

be fornito un ottimo personaggio e fosse perfetto da mettere sul Centre News, il

quotidiano che arrivava a tutti gli impiegati. Alla fine dell’intervista gli chiesi:

Che cosa sta facendo ora? . Dovete sapere che era piccolino, cos`ı anziano, un personaggio! Pensai che sarebbe risultata una simpatica appendice spiegare alle persone che egli stava ancora lavorando nonostante avesse superato gli 80 anni di et`a. Egli rispose: Oh, lavoro sull’amigdarina . Ci misi un secondo per capire che stava parlando di “amigdalina”, la vitamina B 17 , nota anche come Laetrile! Era proprio la sostanza per cui io ero incaricato di rilasciare dichiarazioni e rap- porti alla stampa, e quello che sostenevo era che i risultati erano completamente negativi nei nostri studi.

E io gli chiesi cosa ci fosse da lavorare su tale sostanza dal momento che non

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funzionava. Egli prese allora dagli scaffali un volume di una serie che partiva dagli anni ‘30: stampati in quel volume molto chiaramente, egli mi mostro` i suoi esperimenti nei quali i tumori smettevano di crescere durante il trattamento. Beh questo e` sorprendente, dissi io, ed era sorprendente per me soprattutto perch´e avevo da sempre affermato esattamente l’opposto. Che non serviva assolutamente a nulla. Che l’American Cancer Society aveva provato che fosse inutile.

E questa non e` la cosa piu` importante. La cosa piu` importante e` che arresta le metastasi. La diffusione del tumore . E mi mostr`o studi dove, mentre l’80% dei topi di gruppi di controllo avevano metastasi ai polmoni, ottenuti con i metodi standard seguiti al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, solo il 20% dei topi trattati con vitamina B 17 sviluppavano metastasi.

Immaginate che rivelazione sia stato per me tutto ci`o, perch´e mi diceva che qualcosa di molto strano accadeva in quei luoghi. Mi spiegava che c’era in atto un piano per nascondere e falsare i risultati sulla vitamina B 17 . Appena un anno dopo, nel 1975, il dott. Stock avrebbe dichiarato al Medical World News che, alla fine di tutti gli studi effettuati, abbiamo visto che l’amigdalina [cioe` vitamina B 17 ,] ha dato risultati negativi in tutti gli studi animali testati .

Per riassumere in qualche parola una storia alquanto lunga, io dissi BASTA a questa farsa e a questa frode, e il giorno lavorativo successivo fui licenziato perch´e incapace di portare avanti le “responsabilit`a base del mio incarico”: cio`e mentire come portavoce del Memorial Sloan Kettering.

Ora: NEL VOSTRO RAPPORTO DOVE SONO GLI STUDI DI SUGIURA?

Pi`u volte nel rapporto dite che le informazioni presentate su ciascun trattamento sono, nella maggior parte dei casi tutto quello che si poteva trovare, cioe` non una

a pagina 1, 32/33, e

selezione o una scelta di parte della letteratura , nelle pagine dell’introduzione 2, 6, 7.

Veramente? Ci sono dieci pagine sull’amigdalina. Avete trovato lo spazio per mettere tutti i minimi particolari e informazioni negative, persino le voci riguar- danti la John Birch Society. Ma non avete spazio per parlare, neanche un po’, del pi`u grande e approfondito e probabilmente il migliore, di tutti gli studi mai condotto in un laboratorio su metodi non convenzionali!

`

E

sparito. Il piano per falsare e nascondere e` oggi in atto come lo e` stato

nel 1975. Ho sentito qualcuno dire che, comunque vada, questo rapporto e` un passettino in avanti. Non fatevi ingannare. So esattamente che cosa sta accadendo qui. Vorrei ricordare a voi, gli autori, una cosa: la repressione alimenta il fuoco della resistenza. Maggiore e` la repressione e maggiore sara` la resistenza.

Vi ricordate di Ron Wolin, il socio fondatore dell’associazione Fondo per l’A-

zione Legale per i Diritti dei Pazienti? Egli era uno dei pazienti guariti da Bur-

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zynski, egli era quello che stava sul lettino dello studio del dott. Burzynski a Houston quando la FDA entr`o e prese con se qualcosa come 11.000 documenti e

se li port`o via. Ron guardo` mentre queste schede cliniche lasciavano per sempre

lo studio, in seguito fondo` un’organizzazione che costrinse il governo a subire

uno smacco in tribunale.

Lo stesso giorno di quella irruzione, il 17 luglio 1985, coincidenza o meno,

veniva fatta chiudere la clinica per cancro del dott. Burton alle Bahamas. E questa

 

`

volta Frank Wiewel era la,` che assisteva a tale atto di repressione.

E bastato

che un solo uomo assistesse a questo sopruso. Egli e` ora capo di due centri per il cancro. E ricordatevi anche di me. Per voi io sono uno di quelli che e` capitato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Non ho paura che voi possiate spingervi anche oltre. Volete continuare cos`ı? Benissimo. La resistenza sar`a proporzionale. Se riscriverete un rapporto completamente aggiornato, solo cos`ı potrete salvare la reputazione dell’OTA.

Robert Houston

riassume le obiezioni su questa versione del vostro rapporto. Grazie.

Vi lascio le copie di una relazione scritta in cui il dott.

Allegato

Le seguenti irregolarit`a sono state rilevate nel rapporto della Commissione OTA,

febbraio 1990.

1. Accuse senza accortezza di verificare qualsiasi replica

Abbiamo davanti pagine e pagine di triviali accuse contro ognuna delle terapie al- ternative senza possibilit`a di replica a tali assurdi ragionamenti e voci di corridoio. Il lettore, oltre a essere tenuto all’oscuro delle argomentazioni dei fautori di tali terapie, ha cos`ı l’impressione che le voci negative siano in realt`a fatti accertati e non contestabili.

Per esempio sono dedicate due pagine all’attacco della terapia anticancro del

dott. Burzynski da parte di Blackstein e Bergsagel, mentre in solo un rigo si parla dell’esistenza di una replica da parte del dott. Burzynski (p. 5-29). Questa replica

di 14 pagine era in possesso della Commissione OTA e nonostante fosse stato

assicurato a Burzynski che le sue argomentazioni sarebbero state incluse, ci`o non avvenne. Il lettore allora non potr`a mai venire a sapere che radiologi e oncologi

indipendenti avevano confermato passo passo tutti i casi di remissione che Blackstein e Bergsagel avevano definito falsi.

N´e c’`e un accenno sulla replica del dott. Pauling (Nutr. Rev. 44:28, 1986)

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allo studio della clinica Mayo che dimostrava l’inutilit`a della vitamina C: Pauling faceva notare che in questo studio a lungo termine effettuato dai suoi avversari la somministrazione di vitamina era stata interrotta dopo solo 2 mesi e che entrambi i gruppi furono trattati con 5 FU. Stiamo parlando di dolo, non di riproduzione di esperimenti per confermare un qualsiasi effetto.

Insomma non viene dato modo di difendersi su informazioni e conclusioni fornite dagli opponenti.

2. Offuscamento degli studi con risultati favorevoli

L’OTA sostiene che il dott. Burzynski ha pubblicato solo 4 studi clinici. Ma la sua attuale bibliografia ne conta 14, di cui 10 su riviste mediche specializzate indipendenti. Gli articoli includono documentazioni e foto con i raggi X di casi di complete remissioni nei pi`u avanzati stadi di cancro, il tutto e` ignorato dall’OTA.

Allo stesso modo l’OTA sostiene che il dott. Revici non ha mai pubblicato articoli scientifici, ma questo non e` vero, e persino l’American Cancer Society cita tali studi pubblicati da Revici in riviste indipendenti.

La Commissione OTA mostra solo 1/4 dell’abstract di Burton del 1965 e, sen- za far capire l’operazione che ha fatto, omette la parte centrale di frasi chiave (p. 5-58). Relativamente all’abstract di Burton del 1962 l’OTA afferma: Il grup- po trattato sopravvisse piu` a lungo, ma i dati non furono mai presentati e que- sto studio non fu mai pubblicato nella sua interezza (p. 5-55). Invece i dati di sopravvivenza erano forniti in quello studio e si trattava di un periodo di soprav- vivenza 17 volte quello dei gruppi di controllo; tutti i dati erano disponibili sia nella pubblicazione del 1962 che in quella del 1963. Relativamente allo studio del 1962, l’OTA afferma che non furono presentati dati sperimentali, che le sue conclusioni erano state puramente speculative . Eppure l’incaricato OTA, il dott. Phillips, afferm`o che nella relazione a lui commissionata relativamente a questo studio su animali, i dati presentati sono razionali e supportano le conclusioni degli autori .

3. Soppressione degli studi che confermavano i dati originari dei fautori

delle terapie

L’OTA omette qualsiasi menzione a studi indipendenti effettuati da altri gruppi e di ricerca che confermino gli effetti delle terapie. I risultati di Pauling sulla vitamina furono confermati, per esempio, da uno studio con gruppo di controllo in Giappone (Morishige, J. Int.Ac.Prev.Med. 5:54, 1978). Le guarigioni con la

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terapia di Kelley furono corroborate da un approfondito studio su 50 casi clinici dal prof. Nicholas Gonzales. Effetti antitumorali degli antineoplastoni in animali furono riscontrati sia in Giappone che all’Universit`a della Georgia. La vitamina B 17 , previene le metastasi secondo quanto dimostrato dagli studi di Sugiura e Schmid allo Sloan-Kettering Cancer Centre, ed e` stato dimostrato che rilascia prodotti ad azione selettiva sulle cellule cancerose, che fanno regredire i tumori nella maggior parte dei pazienti (Kochi, Ca Treat. Rep. 69: 533, 1985).

Questo rapporto OTA potrebbe essere scelto come il manuale perfetto per esemplificare le tecniche di repressione nella valutazione medica.

4. Gli standard di approvazione sono appositamente viziati

`

E estremamente raro che remissioni spontanee avvengano in casi di carcinomi con metastasi verificati da referti clinici e recentemente l’NCI, e persino l’OTA, hanno riconosciuto che questo e` vero e che in alcuni casi non c’`e bisogno delle due fasi

di approvazione I e II. Allora perch´e non si passa direttamente alla fase III e si abolisce questo ostacolo immane dal punto di vista economico che tiene fuori le terapie alternative dalla sperimentazione e dal processo di approvazione?

Vorrei ricordare all’OTA un altro compito che rimane, cioe` valutare la chirurgia ed approvarla come terapia per il cancro, perche´ finora per la chirurgia non e` stato effettuato nessuno studio su larga scala con gruppi di controllo, eppure essa rientra nei trattamenti convenzionali.

Viene sottolineato spesso nel rapporto che tutte queste tecniche alternative non sono state soggette a tutti i tre stadi di approvazione FDA e quindi il loro effetto positivo non pu`o essere provato dal punto di vista della medicina ufficiale. Questo processo di approvazione per`o, pu`o costare mezzo miliardo di dollari o pi`u, di questo non se ne parla. Del fatto cio`e che c’`e un ostacolo, e che questo impedisce alle tecniche di essere valutate come la medicina ufficiale pretende e ci`o, a loro modo di vedere, influisce su fatto che si possa dire che una terapia sia efficace.

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3.3 La spartizione e l’immobilizzazione della scienza

Se non mettiamo la liberta` di cure mediche nella costituzione, verra` il tempo in cui la medicina si organizzera` piano piano e senza farse- ne accorgere in una dittatura. E il tentativo di limitare solo ad una classe di persone l’arte della medicina rappresentera` la Bastiglia della scienza medica. Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza USA

Cosa accadde a seguito di questo incontro della Commissione OTA con i rap- presentanti delle terapie complementari? Furono resi noti anonimamente verbali e comunicazioni scritte interne dell’OTA in cui esplicitamente era censurato chi da-

va spazio a studi della letteratura medica che valutavano in modo positivo gli effet-

ti delle terapie complementari. I dubbi peggiori di cui si era parlato nell’incontro

del 9 marzo erano confermati da prove.

Nel settembre successivo a questa riunione, l’OTA finalmente rilasci`o un ag- giornamento del proprio documento sulle terapie complementari per il cancro (Unconventional Cancer Treatments, GPO #052-003-01203-3).

Con grande sorpresa di tutti, questo aggiornamento conteneva significative correzioni, che andavano tutte nella direzione di imparzialita` indicata da noi , esult`o Moss. L’OTA aveva finalmente scoperto l’esistenza di ulteriori 200 ar- ticoli scientifici che dimostravano l’efficacia dei trattamenti complementari per il cancro. Il Sommario, le Opzioni e le Raccomandazioni erano state riscritte completamente dai responsabili OTA.

Si tratta di un documento storico in cui per la prima volta viene ammesso

che la medicina ufficiale da sola non riesce a coprire le necessita` di migliaia

di vittime di cancro e che queste crepe della medicina ufficiale potevano essere riempite con quello di buono che c’era nella medicina complementare. La Commissione OTA invi`o le raccomandazioni e le proposte emerse dal dibattito

e dal documento al National Cancer Institute (NCI), ma l’NCI fece come se niente fosse successo.

Ci sono una serie di “blocchi stradali” per le speranze di riconoscimento del-

le terapie complementari per tumori. In primo luogo l’FDA che, richiedendo un investimento di centinaia e centinaia di milioni di dollari per l’approvazio- ne, garantisce il monopolio delle multinazionali; in secondo luogo c’`e l’NCI, che distribuisce i fondi governativi per la ricerca sul cancro.

Il National Cancer Institute e` l’unico anello della catena che non deve soddi-

`

sfare gli azionisti in attesa di profitti. Eppure le cose non cambiano molto. E molto

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difficile per le nuove idee sopravvivere al meccanismo di finanziamento dell’NCI.

Perch´e abbia luogo il finanziamento ad un centro di ricerca o universit`a, si deve seguire un complicato intrico creato dal National Cancer Act del 1971. Questo coinvolge la nomina della divisione governativa cui e` affidata la valutazione di un progetto; il controllo e la valutazione da parte di 10-15 ricercatori non governativi (chiamati Inital Review Group); una visita del centro di ricerca da parte di respon- sabili governativi; una riunione per votare e assegnare al progetto un numero di priorit`a; aspettare che il National Cancer Advisory Board (NCAB) prenda in con- siderazione il progetto e le valutazioni gi`a fatte, una valutazione di finanziamento da parte del responsabile gestione finanziamenti; negoziazioni e rassegna finale (NCI, 1986). Durante tutto l’iter, burocrati e consiglieri esterni dell’ente sono chiamati ad ag- giornare la valutazione sulla richiesta e una forte opinione negativa a una qualsiasi delle numerose “giunzioni” importanti pu`o severamente danneggiare le possibilit`a

di successo. Per esempio, se il NCAB decide di ribaltare una raccomandazione di

approvazione o disapprovazione per ragioni al di fuori del merito scientifico, que- sta scelta e` decisiva. Per aggiudicarsi un finanziamento, il richiedente deve essere

appoggiato dagli esperti ufficiali nel campo e quasi per definizione deve lavorare nell’ambito delle strutture che hanno una reputazione per un certo tipo di ricerche ben accettate.

In un certo senso, ogni persona che approva una richiesta mette la propria repu-

tazione in gioco. La cosa pi`u sicura e pi`u diplomatica e` dare priorit`a a quelle

applicazioni che provengono dai ricercatori pi`u convenzionali ed accettati dal si- stema, provenienti da centri di ricerca che hanno le stesse caratteristiche. Come segno di fiducia che l’NCI ha in questi centri, essi ricevono visite di controllo meno frequentemente. Se qualcosa va storto, chi ha accordato il finanziamen-

to pu`o giustificare la sua scelta in quanto l’istituto aveva un’ottima reputazione

nell’ambito del sistema.

Approvare richieste di finanziamento da parte di piccoli istituti di ricerca e` una

 

`

“iniziativa” difficile e pericolosa per qualsiasi burocrate o consigliere.

E piena di

pericoli: se il progetto diventa un fastidio per il sistema stesso, inevitabilmente si cercher`a di capire chi ha approvato la richiesta a monte.

Una nuova richiesta di finanziamento deve quindi essere approvata da una grande variet`a di scienziati, burocrati e uomini d’affari. Inoltre, deve avere le caratteristiche di raccogliere un consenso di opinioni tra tutte queste persone di- verse. Inevitabilmente tale applicazione deve inserirsi in un ambito convenzionale

e lontana dai confini prestabiliti che se oltrepassati possono risultare fastidiosi per

i pi`u.

Queste “enormi costrizioni” (Lane Adams, vice Presidente ACS, novembre

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1978) rendono estremamente difficile, se non impossibile, che un’idea radical- mente nuova sia approvata dall’NCI.

Per sopprimere i nuovi metodi, il normale funzionamento dei meccanismi di finanziamento e` sufficiente: questi meccanismi eliminano i rischi e, nella maggior parte dei casi, non servono forzature per bloccare qualcosa.

Quando Pauling e Cameron documentarono sorprendenti risultati con la terapia di megadosi di vitamina C su pazienti con cancro, il Natio- nal Cancer Institute insistette che potevano essere considerati solo se avessero cominciato da zero partendo da studi su animali, prima che quegli stessi studi clinici potessero essere duplicati e confermati. Que- sto significava aspettare almeno venti anni, ma Pauling accetto` e fece domanda per un modesto finanziamento dall’NCI. Cinque volte questo premio Nobel, autore di oltre 400 studi scientifici, fece domanda per i finanziamenti dell’NCI. Quattro volte la sua richiesta fu respinta uffi- cialmente. Una volta non fu respinta, tecnicamente, ma poiche´ in questo caso fu dato al progetto di Pauling una bassa priorita,` in pratica non fu mai finanziata. Ralph Moss, The Cancer Industry, 1980

Un altro fattore che porta alla soppressione di molte nuove idee e` quello umano e i difetti relativi all’ego di coloro che sono capo dell’establishment del cancro (pregiudizi, voglia di protagonismo, competizione, ecc.). Queste persone hanno una lunga lista di riconoscimenti e spesso non vogliono condividere il prestigio o mettere in discussione le loro idee.

La storia della scienza ha dimostrato che un nuovo concetto non dovrebbe essere automaticamente respinto semplicemente perch´e e` attaccato dagli esperti del settore. A volte un attacco o una forte polemica e` come il naturale pianto che segue il parto di una splendida idea neonata.

L’establishment medico non riconosce che il cancro sia una malattia caren- ziale, tale ipotesi e` stata respinta gi`a nel 1940. In effetti la maggior parte dei chemioterapici, metotrexato per fare un nome, sono noti anti-vitaminici. (Shimkin 1977:405)

Poich´e la medicina ufficiale non crede in generale che il cancro sia causato da un qualche fattore deficitario, possiamo prevedere gravi difficolt`a per terapie quali quelle con vitamina B 17 , vitamina A, vitamina C, che sostengono di voler fornire gli elementi nutrizionali necessari.

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Laurance Rockefeller scrisse sulla relazione annuale ai soci dello Sloan- Kettering Centre: C’e` una tendenza sempre maggiore, abbastanza comprensibile in un periodo di cos`ı grande competizione a seguito della diminuzione di stanziamenti governativi, che favorisce l’assegnazione di finanziamento a programmi di ricerca “sicuri e solidi”. Cio` signi- fica che sara` da ora in poi molto piu` difficile ottenere supporto per “scommesse azzardate” .

L’industria conduce la propria ricerca ma, allo stesso tempo, per un motivo

o per l’altro, ha interessi nel mondo della ricerca indipendente e universitaria.

partire dagli anni ’70 le universit`a sono state sovvenzionate in maniera sempre pi`u ragguardevole dall’industria.

Nel 1975 la multinazionale chimico-farmaceutica Monsanto diede al Dipar- timento di Medicina dell’Universit`a di Harvard un finanziamento di 23 milioni di dollari per il supporto nei vari campi di ricerca, tra cui il cancro. (Harvard University Gazette, 7 febbraio 1975). Lo stesso anno la Brystol-Myers cre`o un programma di finanziamento di 2,5 milioni di dollari in cinque centri di ricerca sul cancro di cinque universit`a: Baylor, Chicago, Johns Hopkins, Stanford e Yale.

Le aziende farmaceutiche, inoltre, effettuano “donazioni ristrette” a centri me- dici i cui obiettivi di ricerca sono attentamente, chiaramente delineati in anticipo. Questa e` una pratica ormai consolidata: nel maggio 1977, per esempio, la Ortho Pharmaceutical Corp. ha dato allo Sloan-Kettering 25.000 dollari in “donazio-

ni ristrette”; American Hoechst Corp., Pennwalt, Eli Lilly Sandoz, Hoffmann-La

Roche, Ives Lab, Squibb e Newport Pharmaceuticals Intemational, tutte contri- buirono con le loro donazioni ristrette. Il “Programma di ricerca ed educazione” dello Sloan-Kettering Institute del 1987-88 include donazioni superiori a 25.000 dollari da parte di Bristol-Myers, Dow Chemical, Du Pont de Nemours, Hoechst- Roussel Pharmaceuticals, Eli Lilly, Merks & Co, Pfizer, Sandoz, Schering Plough Foundation, Smith Kline e Squibb.

Tutti i ricercatori hanno bisogno di denaro per portare avanti il loro lavo- ro. Il finanziamento e` lo stipendio stesso su cui il ricercatore vive. Cosa resta

ai ricercatori e alle universit`a se si escludono i fondi governativi (erogati come ab-

biamo visto negli USA dal National Cancer Institute)? Resta la ricerca finanziata

dalle industrie che, in alcuni campi, oggi raggiunge il 90% del budget totale.

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3.4 Una mano di poker dove l’apertura minima e` una puntata di 100 milioni di dollari

Laura Lee Radio Show, 1994

(Talk show radiofonico creato da Laura Lee a partire dal 1990 e seguito da milioni di americani)

Laura Lee: La chemioterapia e` la procedura standard per il trattamento di tutti i tipi di cancro, ma i risultati che se ne ottengono non sono molto incorag-

`

E utile solo nell’ 1.5% dei casi secondo una commissione OMS

del 1980 e nel 2% dei casi secondo una rassegna di 1500 pubblicazioni scientifiche effettuata dal prof. Jones dell’Universit`a della California.

Laura Lee: Com’`e possibile, allora, dottor Moss, che sia considerata la terapia standard per curare il cancro?

Ralph Moss: Stiamo parlando di grossi profitti. Parlare di cancro significa par- lare di 1/9 del budget totale per la salute negli USA. Le ultime cifre dell’A- merican Cancer Society parlano di 107 miliardi di dollari spesi nella lotta al cancro.

Laura Lee: L’altro gigante della ricerca, l’AIDS, arriva appena a 4 miliardi di

Ralph Moss:

Ralph Moss: Queste sono le cifre relative alla ricerca medica. E le persone? Per il cancro stiamo parlando di oltre un milione di casi l’anno negli USA, senza contare tumori alla pelle che probabilmente fanno un altro milione da soli.

Laura Lee: Un milione di nuovi casi senza contare i tumori alla pelle?!

Ralph Moss: Gi`a. Circa 630.000 persone muoiono ogni anno di cancro ne- gli USA, altre 850.000 in Europa; si puo` parlare di una vera epidemia. E qual e` allora la dimensione dell’industria del cancro? La chemio costa decine di migliaia di dollari, a volte centinaia. Un trapianto di midollo osseo, che e` un particolare tipo di chemioterapia o radiazione puo` ar- rivare a 150.000 dollari per paziente, e quasi mai serve a qualcosa. Il 25% muore come diretta conseguenza del

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Laura Lee: Perch´e si continua su questa strada?

Ralph Moss: Se si esaminano i vertici del pi`u importante centro di ricerca sul cancro nel mondo, il Memorial Sloan-Kettering (MSK), si scoprir`a che l’in- dustria farmaceutica ha una posizione dominante. Una multinazionale, in particolare, la Bristol Myers, che produce tra il 40 e il 50% dei tratta- menti chemioterapici nel mondo, ha dirigenti che ricoprono cariche al vertice dell’ MSK.

Laura Lee: E ci`o non costituisce conflitto d’interessi?

Ralph Moss: Vendono all’MSK i loro farmaci, eppure sembra che il fatto che loro stessi, i produttori di chemioterapici, siano l’MSK non costituisca un conflitto di interessi! Secondo il regolamento interno, sarebbe un conflitto d’interessi solo se fossero stipendiati da entrambi, industria e MSK, ma loro sono stipendiati solo dall’industria, e per l’MSK sono volontari. Basta vedere ci`o che avviene. Nixon cre`o nel 1971 una Commissione USA sul Cancro, il cui primo presidente, Benno Schmidt, prima arriv`o a dirigere l’MSK e poi, usando tutti questi anni ai vertici, cre`o la propria personale azienda farmaceutica, con guadagni di decine di milioni di dollari.

Ecco di cosa stiamo parlando. Una trappola creata appositamente per

generare profitti. Con 50 anni di lavaggio del cervello ci spingono su que-

 

`

sta strada, dicendo che la pillola magica e` dietro l’angolo. in cui il malato di cancro non vince.

E una battaglia

L’American Cancer Society raccoglie 400 milioni di dollari l’anno co- me fondi per la ricerca sul cancro. Come li usano? Dove sono le terapie? Dove sono le guarigioni? Dov’`e la ricerca genuina? Che cos’e` al centro del- le ricerche? Non certamente il paziente. Quello che succede nelle cellule tumorali in provetta non e` nemmeno lontano parente di quello che avviene nelle cellule tumorali dell’organismo di qualcuno. Centinaia e centinaia di generazioni piu` tardi, le cellule tumorali in provetta non assomigliano neanche minimamente a cellule tumorali umane. Sono entit`a che cresco- no in provetta, cellule immortali condizionate diversamente rispetto a cellu- le umane in un organismo. Comunque, se uccide i tumori prima che uccida gli animali [fase II protocollo di approvazione], e fa rimpicciolire i tumori, allora si pu`o dire che e` stato trovato un nuovo agente attivo. E la ricerca sul cancro si basa totalmente su questo approccio. Ecco di cosa stiamo par- lando. Un sistema, astratto, accademico, crudele, inumano che diventa quasi obbligatorio per il malato di cancro. Molto fumo e` gettato ne- gli occhi, ma in definitiva e` una grossa bugia quella che c’e` in qualche

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modo una correlazione tra restringimento del tumore e prolungamento della vita del paziente.

Laura Lee: L’industria del tabacco sembra cerchi di influenzare i vertici di questi istituti per la lotta al cancro?

Ralph Moss: Due manager di spicco dell’istituto MSK a New York sono anche direttori esecutivi della multinazionale Philip Morris ed un altro manager proviene dai vertici della Nabisco. La ricerca sul tabacco non e` stata certo fatta da loro! All’MSK non sono certamente interessati al tabacco, roba vecchia, sono interessati al P53 ed altri strani geni che trovano nei vetrini di laboratorio. Un altro esempio e` la famiglia Tish, che oltre a possedere una marca di sigarette, ha fatto costruire l’ospedale Tish della New York University, che svolge ricerche sul cancro. Ecco chi e` incaricato di curarvi dal cancro: gli stessi che ve lo hanno dato! Ma non vi cureranno perch´e non ne hanno i mezzi. Vi daranno forse la speranza di altri 3 mesi di vita distruggendovi con la chemio, e la chiameranno “la cura”.

Laura Lee: Preferirei allora morire tranquillamente nel mio letto.

Ralph Moss: Non fumando, solo allora non ci saranno piu` buona parte dei tumori ai polmoni. Ma due esempi relativi all’infiltrazione dei venditori di tabacco nelle file della medicina ufficiale non bastano a rendere l’idea del- l’interesse che il mondo dell’industria ha nei vertici della medicina ufficiale. Se si esaminano i vertici dell’MSK, vi si ritroveranno tutti i personaggi che contano dell’industria petrolchimica. Come sono finiti l`ı? Pochissi- ma ricerca e` effettuata sull’effetto delle sostanze dubbie dell’industria chimica. Si dice solo che alcuni sospettano che l’inquinamento petrolchi- mico potrebbe essere una delle primarie cause di cancro, ma che ci`o non

`

E normale che non sia supportato: i

finanziatori e i direttori della ricerca sul cancro hanno interesse a mantene-

re gli scienziati lontani dall’argomento, e mantenerli focalizzati su farmaci guaritori, qualcosa che sia brevettabile, che abbia mercato.

Pu`o sviluppare un nuovo farmaco solo chi pu`o sborsare alla Federal & Drug Administration (FDA) centinaia di milioni di dollari. Ecco cos’`e una situazione monopolizzata.

e` confermato o supportato da ricerca.

Laura Lee: Quindi nessun ente piccolo pu`o permettersi questo.

`

Ralph Moss: Non ci si pu`o entrare in alcun modo. E come giocare una mano di

poker dove l’apertura minima e` una puntata di 100 milioni di dollari.

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Laura Lee: Solo i pezzi grossi possono permettersi di giocare. E il mercato del cancro continua ad essere interessante perch´e e` visto come un’industria dall’enorme potenziale di crescita.

Ralph Moss: I risultati degli studi in questo campo dipendono da quello che ser- ve. Si possono stipendiare i ricercatori per fare questo tipo di ricerca. In pi`u ci sono quelli assoldati per attaccare qualsiasi trattamento non tos- sico che e` troppo scomodo e per fornire risultati fasulli, per dare alle persone vitamine sintetiche con cancerogeni 1 , e ci`o basta a provare che le vitamine causano cancro invece di curarlo. C’`e di tutto. Basta far pesare il denaro sul giusto piatto della bilancia. Il National Cancer Institute e` stato smascherato pubblicamente diverse volte: e` cos`ı compromesso in re- lazione al coinvolgimento in risultati palesemente fasulli e pilotati, che veramente sembra che questo tipo di corruzione non possa conoscere limiti.

Laura Lee: La cosa veramente terribile e` che i dirigenti dell’industria valutino il proprio tornaconto pi`u del benessere e della vita delle persone.

Ralph Moss: Proprio perch´e e` stata creata una situazione in cui costa centina- ia di milioni di dollari sviluppare e far approvare un nuovo farmaco, que- sto farmaco deve per forza dare dei ritorni economici, e quindi deve essere qualcosa di brevettabile.

Laura Lee: Infatti le sostanze naturali non possono essere brevettate.

Ralph Moss: La FDA e` sicuramente un ostacolo dove si vanno ad infrangere le speranze commerciali di tante buone idee e terapie, pi`u efficaci, economi- che, non tossiche, ma appunto, non brevettabili. Un ostacolo che pu`o supe- rare solo chi ha i soldi e parte con l’idea di voler fare ancora pi`u soldi. Non e` casuale. Bisogna cambiare le regole del gioco, l’apertura minima di questa partita a poker deve essere alla portata di tutti, soprattutto dei pi`u bravi. Ce ne sono non pochi di bravi ricercatori che avevano nuove terapie molto, pro- mettenti da proporre, ma le leggi del mercato li mettono sistematicamente fuori corsa.

Laura Lee: Un esempio?

Ralph Moss: Le tossine di Coley: sono batteri che forzano l’organismo a crea- re febbre e con cio` liberarsi delle tossine e del cancro allo stesso tempo. I tumori non sono quasi per niente vascolarizzati, quindi, aumentando

1 vedi Sugar Blues 2. Nuovi veleni senza calorie aggiunte, Macro Edizioni, 2000

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la temperatura a corporea si blocca completamente il loro metaboli-

`

E valido in Cina, ma non qui. La

tecnica fu scoperta allo Sloan-Kettering ne 1893 e i risultati erano stati ec- cellenti su oltre 1000 pazienti trattati. Di questi uno aveva avuto un sarcoma

all’et`a di 13 anni. Oggi ha 95 anni. La tecnica di Coley e` eccezionale. Nei casi terminali di avanzati tumori al seno sono state ottenute complete guarigioni nel 50% dei casi usando questa tecnica.

smo. C’`e un ospedale Coley in Cina.

 

`

Laura Lee:

E

un atto criminoso non parlarne.

Ralph Moss: Non e` tutto. Se parliamo della terapia Coley usata insieme alla chirurgia, allora credo che stiamo parlando del 100% di sopravvivenza per i tumori al seno.

 

`

Laura Lee:

E

criminoso che ci`o non sia incorporato nelle procedure standard.

Ralph Moss: Sicuramente e` criminoso. Ho pensato a ci`o ogni momento degli ultimi anni. E tutti lo sapevano e lo sanno allo Sloan-Kettering. Essi han- no persino inserito la foto di Coley nel loro materiale pubblicitario, come pioniere dell’immunologia, ma non hanno mai fatto ricorso alla sua tecni- ca. Il loro interesse e` svilppare FARMACI, qualcosa dietro cui far ruotare la loro industria, non importa se persino i loro farmaci immunologici so- no altamente tossici, distruttivi del sistema immunitario, incredibilmente costosi.

 

`

Laura Lee:

E

un business enorme.

Ralph Moss: Si, il proverbio dice: Chi paga il suonatore, decide la musica e qui e` l’industria dei farmaci che paga i suonatori. Sapete quanto guadagna il presidente dell’MSK?

Laura Lee: 400.000 dollari?

Ralph Moss: Questi sono gli avanzi.

Il presidente dell’ MSK guadagna 2

milioni di dollari all’anno. Per essere precisi, 2 milioni e duecentomila.

Laura Lee: Perch´e il New York Times non parla di questo?

Ralph Moss: Il presidente della commissione direttiva della Bristol Myers (cio`e la principale azienda che produce farmaci anticancro), e` anche un direttore dell’MSK, ed e` anche uno dei direttori del New York Times. Quante delle persone nei posti che contano non hanno un cognato oncologo, o non pos- sono esporsi per questo o quel motivo, o conoscono qualcuno che fa parte

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di questa commissione o azienda o altro? Chi parla di questa macchina dai

profitti colossali?

Sono centosette miliardi di dollari, all’anno, e non ce ne libereremo facil- mente.

Per concludere, se c’`e una cosa che voglio che voi ricordiate, e` questa: se mai vi capitasse di trovarvi nella situazione che il vostro dottore racco- mandi chemioterapia, a voi o a qualcuno della vostra famiglia, chiede- tegli di farvi vedere gli studi che dimostrano che la chemio allunga la vita del paziente fino a dieci anni o lo guarisce.

Laura Lee: Avete tutto il diritto di fare domande. Che percentuale di pazienti

 

`

muore per diretta conseguenza della tossicit`a della chemio?

E vero che le

garanzie di successo sono quelle che abbiamo visto? Quali sono i vantaggi

di una cura che trasforma la morte in agonia e che pu`o portarvi a spendere

fino all’ultimo centesimo?

Ralph Moss: Consultate gli studi voi stessi. Ecco cosa sostengono i dati: nel ca- so di leucemia mieloide acuta, il 40% dei pazienti muore per la tossicita` del trattamento [chemioterapia intensiva]. Ora, la percentuale di quelli che col trattamento sopravvivono a 5 anni e` 10 volte minore. Queste ci- fre sono spietate, ma nessuno ve ne parla. Eppure siete voi la posta in palio.

In

un casin`o chi di voi metterebbe in gioco il proprio denaro con percentuali

di

successo cos`ı misere? Quanti dei vostri dottori oncologi metterebbero sul

piatto la loro vita per quello che vi danno?

Molti dottori non hanno migliori opzioni da presentarvi. Molti hanno pau- ra. Le praterie pi`u larghe hanno recinti elettrici ed essi hanno paura di al- lontanarsi dal branco perch´e potrebbero arrivare vicino ai confini della zona delimitata, scoprendo cos`ı d’un colpo, come e` accaduto al dott. Jonathan Wright o al dott. Burzynski, che il prezzo da pagare e` alto, quando si finisce contro una di quelle linee elettriche che fanno da confine. Perci`o c’e` una specie di autocensura. Ho visto questo centinaia di volte. Parlando ad oncologi e dottori, essi sono aperti di vedute ed interessati come indi- vidui, ma come gruppo essi non si muoveranno fino a che i loro leader non si smuovono, perche´ fare questo e` qualcosa di molto pericoloso per un oncologo. Il successo o il fallimento di una carriera dipende dal non allontanarsi dai colleghi e dai meccanismi di valutazione del finanzia- tore. Sporgersi con tutto il collo fuori e` fatale, sempre! I signori oncologi non metterebbero sul piatto neanche le loro carriere per migliorare la qualita` del trattamento offerto alle vittime di cancro.

Capitolo 4

Percentuali di che?

4.1 La cura delle statistiche

Il prof. John Bailar, biostatistico dell’Universit`a di Harvard, intervenne nel 1994

all’incontro annuale della Commissione USA sul cancro. Insieme a Smith, del- l’Universit`a dello Iowa, egli aveva analizzato i dati sul cancro degli ultimi 30 anni. Risultato: sempre pi`u persone erano colpite da cancro, sempre pi`u persone morivano di cancro (sebbene i dati di mortalit`a fossero aggiustati tenendo con- to della crescita e invecchiamento della popolazione), eppure molte pi`u persone sopravvivevano pi`u a lungo. Come spiegare questo paradosso?

Bailar e Smith contestarono l’introduzione da parte dell’NCI del para- metro di “sopravvivenza relativa”. L’aggettivo RELATIVO fa subito lievita- re le statistiche di sopravvivenza di 7 o 8 punti percentuali! Ci`o e` avvenuto dalla mattina alla sera nel mezzo degli anni ’60. Iniziando a usare l’inciden- za di sopravvivenza relativa, fu registrato un aumento improvviso del 10% della sopravvivenza.

I dati diventano “relativi” perch´e esiste una stima di morti previste. Tra le cose pi`u rilevanti, usando i dati relativi, se un paziente con cancro muore per un’altra causa, investito da un camion, di polmonite (a causa degli effetti della chemio),

o di febbre, o di infezioni, nelle statistiche egli risulta un caso di guarigione. Gli

effetti della chemio sono mortali in molte categorie di cancro, ma queste stesse fatalit`a, diventando le statistiche “relative”, danno un aspetto migliore ai risultati ottenuti dalla chemio.

Questo cambiamento di riferimento rende problematico, come minimo, il con- fronto delle statistiche presenti con quelle passate. Se si omette di parlare di questo cambiamento, e` come dire che le arance e i fiori sono la stessa cosa. Tale invi-

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sibile cambiamento del sistema di misura fa aumentare i dati di sopravvivenza. Inoltre, il confronto con il passato e` improponibile, come fa notare il dott. Jones all’ 11° incontro annuale della American Cancer Society in New Orleans, marzo 1969, perch´e alcune forme semimaligne cutanee sono state solo da qualche anno classificate come cancri. Facendo cio,` il numero di casi che avevano una lunga sopravvivenza sono aumentati istantaneamente.

Bailar e Smith sottolinearono pecche ancora pi`u determinanti nell’elaborazio-

ne statistica del National Cancer Institute (NCI). Una cosa importante e` che l’NCI

ha, negli ultimi, anni scelto arbitrariamente di riportare solo le cifre sui bianchi.

L’incidenza di morte per cancro della popolazione di colore e` aumentata di uno straordinario 77% negli ultimi 30 anni. Includere le persone di colore avrebbe si-

gnificato rovinare le statistiche . La soluzione dell’NCI era stata allora di metterli

in un gruppo separato e non sommabile al totale.

Bailar e Smith fecero notare, inoltre, che i dati sui cancri ai polmoni sono

dichiaratamente omessi . Anche questi avrebbero abbassato in modo disastroso

le

statistiche. L’NCI giustifica questa esclusione dicendo che l’elevata incidenza

di

mortalit`a in questo tipo di cancro non ha niente a che fare con l’efficacia o

l’inefficacia dei trattamenti applicati. Ma sull’altro piatto della bilancia ci sono

alcune forme di cancro la cui incidenza e` diminuita per motivi ugualmente non correlabili con i trattamenti convenzionali, e che quindi bisognerebbe escludere allo stesso modo dalle statistiche. Ma ci`o non avviene.

Infine, bisogna notare le maggiori capacit`a di rilevazione anticipata di cancri che esistono oggi rispetto a dieci o venti anni fa. Non si possono confrontare so-

pravvivenze a 5 anni di studi effettuati decenni fa con quelli recenti per il semplice motivo che il momento della diagnosi e` oggi molto anticipato: se oggi in media

i pazienti possono essere diagnosticati un anno prima rispetto al passato, allora in

media i pazienti avranno una sopravvivenza maggiore di un anno rispetto al pas- sato. I pazienti vivono piu` a lungo per le statistiche, anche se per essi il decorso del cancro e` invariato (Houston 1987).

Ci sono poi alcune pecche nel modo di presentare i singoli studi scientifici o

i dati elaborati dagli ospedali. Gli oncologi possono selezionare i loro casi, per

esempio, e scegliere solo quei pazienti che pensano abbiano le maggiori probabi- lit`a di sopravvivenza. Se si esaminano da vicino i casi operati da un chirurgo che ha una percentuale di sopravvivenza straordinariamente elevata, si scoprira` quasi sicuramente che il chirurgo ha rifiutato di operare molti pazienti con una minore possibilita` di sopravvivenza a lungo termine. Le incidenze di sopravviven- za nel cartellino di chirurghi di capacita` uguali possono essere basse a causa del numero di casi difficili cui non si sono voluti sottrarre . McGrady, The savage cell, 1964, p. 310

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La maggior parte dei dottori ci tengono ad avere un’elevata percentuale di so- pravvivenza: tali statistiche possono essere decisive nel determinare l’allocazione dei finanziamenti governativi, promozioni o affluenza di altri pazienti. Lo stesso vale per i centri di ricerca. Nel corso di studi clinici e della sperimentazione di nuovi agenti attivi i casi piu` difficili possono essere mandati a morire da qualche altra parte .

Un famoso protocollo sulla chemioterapia che attualmente viene largamente

usato per curare i cancri al seno, aveva scelto per un ampio studio SOLO quel-

le donne per cui la massa tumorale era stata ridotta del 60% dopo la prima

sessione di cura. Nonostante questa eclatante omissione, la differenza di so- pravvivenza senza tumori fra le pazienti sottoposte a trattamento e quelle non sottoposte era soltanto del 12%. Valutando i dati originari, risulta chiaro

che la chemioterapia probabilmente riduce la probabilita` di sopravvivenza!

E

questo trattamento e` quello attualmente considerato la cura standard per

le

donne affette da cancro al seno. Robert Mendelsohn, prof. di Medicina e

Presidente Commissione di abilitazione medica, Universita` dell’Illinois

Sempre pi`u spesso nella letteratura medica si parla del problema (o, a secondo dei punti di vista, della “tecnica”) della chiusura anticipata del trial clinico, con valutazioni intermedie rispetto al punto finale precedentemente pianificato, che massimizza e, addirittura, capovolge totalmente la valutazione di un determinato protocollo chemioterapico (Hughes, AD., Pocock S.J., “Regole per interruzione dei trial clinici e valutazione dei problemi che questi presentano”, Statistics in Med, n. 7, 1231 42, 1988).

Insomma i titoli trionfalistici dei giornali ( il 50% dei tumori oggi guari- sce , La Stampa, 12 aprile 1995) nascondono una realt`a dove l’ottimismo sembra davvero ingiustificato.

Nel 1900 una morte su 27, negli USA, era attribuibile al cancro, una su 16 nel 1920, una su 12 nel 1930, una su nove nel 1940, una su sette nel 1950, una su 6 nel 1960-70, una su cinque nel 1988, una su tre nel 1998. In Italia l’andamento e` stato lo stesso: da una morte per cancro su 32 nel 1911, si e` passati a una su 19 nel 1931, una su 8 nel 1951, una su 4 nel 1971, una su 3 nel 1991 (dati ISTAT). In pratica 600.000 vittime all’anno negli USA e oltre 150.000 in Italia.

Nel 1992, ci`o fu oggetto di analisi da parte di 69 esperti molto rispettati nel mondo della medicina, cancerogenesi, epidemiologia e salute pubblica, in una relazione inviata al Congresso USA:

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Esprimiamo le nostre preoccupazioni poiche´ le istituzioni di cancro finanziate dal pubblico e dal governo, cioe` il National Cancer Institute (NCI), l’American Cancer Society (ACS) e una ventina di noti centri per il cancro hanno sviato e confuso la gente e il Congresso USA continuando a ripetere che stiamo vin- cendo la guerra contro il cancro. Inoltre questi enti hanno sistematicamente minimizzato o ignorato le prove che mostrano la relazione casuale di esposi- zioni evitabili a cancerogeni industriali e inquinanti nell’aria, cibo, acqua e luogo di lavoro. L’establishment del cancro e le principali aziende farmaceutiche hanno ripe- tutamente fatto affermazioni stravaganti ed infondate relativamente a straor- dinari miglioramenti nel trattamento e cura del cancro. Tali affermazioni so- no generalmente basate sull’iniziale riduzione di massa tumorale (“risposta tumorale”) piuttosto che sul prolungamento della sopravvivenza, senza con- siderare la qualita` della vita che e` spesso devastata da trattamenti altamente tossici.

A partire dal 1975 il giornalista Daniel Greenberg analizz`o da vicino le cifre rilasciate dal National Cancer Institute e intervist`o oncologi e ricercatori. Egli scopr`ı un quadro molto piu` nero di quello che di solito viene dipinto alla gente

dalle istituzioni di ricerca sul cancro . Greenberg not`o che oggi il paziente, che

in teoria dovrebbe beneficiare del germogliare della ricerca sul cancro avviata

negli anni ’50, ha invece approssimativamente le stesse percentuali di probabilita`

di sopravvivere cinque anni di un paziente il cui cancro fosse stato scoperto prima

che la ricerca sul cancro fosse iniziata .

Gli studi pubblicati relativamente alle terapie convenzionali per il cancro mostrano dei miglioramenti solo nel trattamento della leucemia infantile. La so- pravvivenza a 5 anni di tutti i tipi di leucemie, pero,` rimane tragicamente bassa [4%]. Il periodo medio di sopravvivenza nelle statistiche governative si misura ancora in mesi, non in anni, e questo nonostante i risultati apparentemente otti- mi per la leucemia . A critical look at Cancer coverage, Columbia Journalism Review, 1975

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4.2 Come ti trucco le statistiche

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Estratto da: Comunicati Andromeda, 20 febbraio 1998

Le statistiche sul cancro, provenienti da alcuni registri nazionali e centri di ricerca specializzati, sono estrapolate all’intera popolazione. Vediamo come si potrebbe provare a truccarle:

4.2.1 La diagnosi precoce

I parametri sui quali si basa la casistica dei malati di cancro sono stati scelti in modo da ottimizzare i risultati dei trattamenti convenzionali. Innanzitutto per paziente guarito si intende colui che non e` morto dopo 5 anni.

Nel 1984 H. Bush, del Regional Cancer Center di London in Ontario (USA),

spieg`o sulla rivista Science il motivo per cui le statistiche di sopravvivenza del cancro sembravano migliori di quanto fossero in realt`a: Queste statistiche stan- no migliorando non tanto grazie ad un miglior trattamento, ma a causa delle diagnosi sempre piu` precoci, le quali fanno semplicemente “partire prima” il pe-

riodo dei cinque anni .

E evidente quindi, alla luce del termine di cinque anni

sopraconsiderato, che pi`u precoce e` la diagnosi pi`u risulter`a alta la percentuale dei guariti.

Un esempio: un paziente dopo anni di terapie dannosissime e dolorose, ha una ricorrenza del cancro e muore a sei anni dalla diagnosi. Il paziente e` uno di quelli “guariti”.

`

4.2.2 I tumori fasulli

`

E

stato documentato che i “Pap test” danno un’elevata percentuale di falsi po-

sitivi. Cio`e la diagnosi e` tumore, ma il tumore non c’`e. In parecchie occasioni, e

le statistiche canadesi e americane lo confermano, si e` provveduto a togliere l’u-

tero, in base ad una diagnosi errata o addirittura in forma preventiva, in numerosi

casi di cancro niente affatto reali, ma solo “sospetti”.

Ci`o sembrerebbe totalmente assurdo, se non fosse per il fatto che l’opera- zione, oltre a generare profitto all’oncologo, migliora anche la sua percentuale di successo, in quanto la donna operata, di un cancro inesistente, risultera` guarita.

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4.2.3 Ogni dimissione ospedaliera risulta una guarigione

Se una persona viene dimessa dall’ospedale si dice che e` in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un’altra volta. Se ogni dimissione viene considerata come un dato positivo, allora i risultati migliorano. Un individuo puo` essere registrato in remissione ripetuta- mente, diciamo 9 volte, e verra` registrato morto una volta sola: allora si avra` un 90% di guarigione e il 10% di mortalita.` La fortuna dei me- dici e` che si muore una volta Da un’intervista a dott. Di Bella, gennaio 1998

4.2.4 Solo un periodo limitato di tempo e` considerato ai fini della casistica: quello dei cicli di chemioterapia

Il parametro su cui si basa la storia clinica del malato di cancro, la “risposta al far- maco” (cio`e la riduzione della massa neoplastica e delle metastasi eventualmente presenti), crea tutta una serie di situazioni paradossali.

Facciamo un esempio: il microcitoma polmonare e` un tumore particolarmen-

te maligno e le cellule tumorali sono altamente indifferenziate (riproducono cio`e

esclusivamente se stesse). Dopo 6 cicli convenzionali di chemioterapia che dura circa sei mesi, che viene chiamata “chemioterapia di prima linea”, si pu`o ottenere anche la scomparsa della massa neoplastica. Il paziente risulta “guarito”. Se a distanza di altri sei mesi compaiono metastasi (in questo caso in genere sono epa- tiche o cerebrali), cio`e se il tumore riesplode, e in modo non controllabile, quella stessa persona figurer`a come un nuovo paziente, perch´e “quello di prima” risulta guarito. Nel caso in questione, poi, si inizier`a una terapia detta di “seconda linea”

che non sar`a pi`u specifica (cio`e con gli stessi chemioterapici) come la precedente poich´e, se la prima e` fallita, si sa che il cancro si e` difeso creando cloni di cellule resistenti a quel farmaco (cos`ı come succede con gli antibiotici). La possibilit`a

di azzeramento della patologia, vista la diffusione del male, non esiste pi`u. Nella

casistica per`o rimane che quel tumore e` scomparso. Esiste poi una chemioterapia

di “terza linea”, detta anche, assurdamente, “di salvataggio”, che non e` altro che

un bombardamento finale realizzato con un cocktail di chemioterapici della serie “tanto per fare qualcosa”.

4.2.5 Paziente operato = paziente clinicamente guarito

Un altro esempio: a una paziente con un tumore della mammella (un carcinoma in- filtrante) viene effettuata un’asportazione chirurgica. Poi viene effettuato un pro-

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tocollo di 6 cicli di chemioterapia detta “di prevenzione” al fine di eliminare even- tuali cellule che possano essere sfuggite all’intervento chirurgico. L’intervento e` riuscito e il paziente e` guarito. A questo punto due sono le possibilit`a:

a. A distanza di mesi o anni compaiono metastasi. Ci`o significa che la “pre- venzione” chemioterapica ha fallito.

b. A distanza di 5 o 10 anni il tumore non si presenta pi`u. Ma si sarebbe ripre- sentato se non si fosse fatta la chemioterapia? Dato che in moltissimi casi esso si ripresenta, dobbiamo dedurre che non e` certo la chemioterapia ad inibirlo (semmai il contrario, visti i possibili effetti cancerosi collaterali!).

E in ogni modo, in base a quale principio scientifico e riproducibile le terapie chemioterapiche ricevono una approvazione ufficiale come terapie riconosciute, mentre le altre terapie (atossiche e naturali) rimangono fuori? [vedere Il principio della monopolizzazione della scienza].

4.2.6 Le casistiche non seguono il paziente, ma restano nell’ospedale

Un altro esempio di come si costruisce la casistica e` il seguente: un paziente viene dimesso dopo un ciclo di chemio da un ospedale e risulta guarito. A distanza di un anno si presentano delle metastasi: a questo punto, per le pi`u svariate ragioni, non torna a farsi curare nello stesso ospedale, ma in un altro. Risulter`a un nuovo caso. Quello precedente ha avuto esito favorevole, e` guarito!

Ecco perch´e, come avete visto, “il 50% dei tumori oggi guarisce e il restante 50% si cura”!!! (Speciale Di Bella, gennaio 1998, in abbinamento con Il Resto del Carlino, Il giorno, La nazione, Zanfi Editori)

4.2.7 Una testimonianza sconvolgente sull’elaborazione dei dati statistici sui tumori

Annalisa Parisi, che ha lavorato due anni come segretaria di reparto in Oncologia al S. Camillo di Trento (oggi e` dipendente dell’Azienda USL) ha provato a de- nunciare lo scandalo delle statistiche sui malati di tumore truccate presso politici e assessori, ma senza trovare ascolto. Le statistiche – racconta,– le fanno a modo loro .

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La verita` e` che per le statistiche, piccole o grandi che siano, prendono solo i gruppi di pazienti che fanno piu` comodo . E a proposito della guarigione del marito [grazie al protocollo Di Bella] aggiunge: Ne ho visti morire tanti con lo stesso tumore di Guido, anche al primo stadio. Anche se erano molto meno gravi di mio marito, per loro la chemioterapia e` stata inutile .

Capitolo 5

Cancro: “Diavolo del Secolo”

5.1 Cancro: “Diavolo del secolo”

Immaginate che tutto quello che e` stato detto sull’industria del cancro, la necessit`a di generare profitti, la soppressione di metodi non convenzionali, la cattiva fede dell’industria, ecc. che tutto questo sia vero. Siccome non e` facile immaginarsi un establishment, immaginatevi che ci sia qualcuno che sia in grado di decidere tutto quello che avviene, e questo non pu`o essere che il “diavolo del cancro”.

CONCORSO A DIAVOLO DEL SECOLO

(Il diavolo del cancro e` stato invitato a spiegare perch´e si ritiene degno di essere premiato “Diavolo del Secolo”. Egli ha appena finito di mostrare tutti i documenti presentati in questo manuale ed ora viene sottoposto a domande dagli altri diavoli che, per aumentare le proprie possibilit`a di successo, cercano di farlo apparire in cattiva luce di fronte alla giuria)

Luciferus (presiede la giuria che assegnera` il premio): Grazie per la relazione, diavolo del cancro. Vediamo se ci sono domande. (Rumore infondo all’aula)

(il diavolo si fa spazio tra una cal-

ca movimentata) Fatemi parlare, Luciferus deve sapere. Il premio spetta a me non a lui (cos`ı dicendo guadagna il corridoio della platea e si trova di fronte alla giuria). Eminente capo, cosa farebbe se venisse a sapere che le cifre di cui il diavolo del cancro si vanta davanti a voi sono merito mio, non suo?

Diavolo delle vaccinazioni: Fatemi

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Luciferus: Non ti avevo mai visto prima, vieni pi`u vicino.

Diavolo delle vaccinazioni: La causa principale, se non la sola del mostruo- so aumento di cancro e` stata la vaccinazione Dott. Robert Bell, Vice- Presidente della International Society for Cancer Research, direttore del British Cancer Hospital, 1994

Luciferus: Cosa hai da dire (rivolgendosi al diavolo del cancro)?

Diavolo del cancro: Egregio Capo, e` naturale che il diavolo delle vaccinazioni parli cos`ı: e` giovane, non sa come funziona questo concorso. Ho aspettato millenni e millenni che arrivasse il momento giusto per candidarmi: io e la mia equipe.´ Non dimentico in questo momento memorabile i miei prezio- si collaboratori, il diavolo dell’amianto, il diavolo delle perdite radioattive, il diavolo degli elettrodotti, il diavolo delle sigarette e molti altri. Ma al diavolo delle vaccinazioni non e` stata ancora spiegata la differenza che c’`e tra un collaboratore e il responsabile principale del progetto. Diavolo delle vaccinazioni, d´ı pure a Luciferus chi ti diede l’idea di partire?

Luciferus: Diavolo? (rivolgendosi al diavolo delle vaccinazioni) (Il diavolo delle vaccinazioni rimane in silenzio)

`

E stata una mia idea quella di andare a devastare il sistema

immunitario di corpicini umani in fase di sviluppo. Ho pensato che ci`o po- tesse portare i dati di tumori infantili a livelli soddisfacenti anche per il pi`u esigente dei diavoli. Per sicurezza ho fatto s`ı che un MINUSCOLO 2% di mercurio fosse usato in questi vaccini e che i genitori fossero obbligati per legge a vaccinare i neonati (con l’aiuto del diavolo della politica). Caro diavolo delle vaccinazioni, devo ammetterlo, tu sei stato un collabora- tore insostituibile, ma questo concorso non e` per te. Cercher`o di vincere il premio anche in nome di quello che tu hai fatto. (Il diavolo delle vaccinazioni volta le spalle al palco e si dirige mesto verso

l’uscita infondo alla sala).

Diavolo del cancro: I miei collaboratori sanno benissimo che io non potrei di- menticare mai, neanche in mille millenni, quello che abbiamo ottenuto in- sieme. Anche i nostri avversari intessono le nostre lodi. “L’industria dell’amianto ha per decenni soppresso e manipolato con suc- cesso informazioni sulla cancerogenicita` ed altri effetti nefasti dell’amian- to. Coinvolti in questa rete di cospirazioni sono stati manager ai vertici dell’industria, personale medico e della ricerca, avvocati, compagnie di assicurazioni, associazioni corporative, consiglieri scientifici e laboratori

Diavolo del cancro:

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commerciali”. Samuel S. Epstein, Harvard Medical School, presidente del Rachel Carson Trust.

Diavolo del DNA: A me per`o, il diavolo del cancro non ha mai suggerito niente.

E qui si sta parlando anche del mio lavoro! Io lavoro su generazioni dopo

generazioni, il mio lavoro e` silenzioso, ma il diavolo del cancro non pu`o

appropriarsi in modo cos`ı indebito anche dei miei successi. Il cancro e` anche e soprattutto una questione ereditaria.

Diavolo del cancro: Se tu avessi ragione, caro collega, allora l’epidemia del can- cro sarebbe scoppiata nel secolo diciannovesimo o prima. Come mai non e` accaduto? Lo spiego io. Per l’opera svolta cos`ı egregiamente dai miei colla- boratori: il diavolo degli additivi chimici nel cibo, il diavolo dei pesticidi,

il diavolo della benzina “verde” e tutti gli altri. La nostra opera ti ha faci-

litato la vita e ti far`a raggiungere risultati insperati. Come puoi chiederci di

ringraziarti, tu devi essere eternamente grato a noi!

Il cancro e` una questione ereditaria I miei emissari non perdono occa- sione per affermare ci`o. Ma qui, tra di noi, non c’`e bisogno di continuare a mentire. Guardate il confronto dei dati statunitensi e giapponesi sul cancro. Entrambi i paesi hanno livelli di industrializzazione, educazione e standard medici simili. Sorprendentemente, i due paesi mostrano andamenti quasi esattamente opposti quando si confrontano forme specifiche di cancro. Per esempio, il cancro della mammella, del colon e della prostata sono frequenti negli Stati Uniti, ma rari in Giappone. Al contrario il cancro dello stomaco e` frequente in Giappone, ma raro negli Stati Uniti.

Io posso spiegare ci`o: alcuni miei collaboratori furono mandati in Giappo- ne, altri negli Stati Uniti. Certo, se avessi pensato che avrebbero fatto uno studio cos`ı approfondito avrei cercato di omogeneizzare meglio possibile i fattori ambientali, ma a quel tempo ritenevo giusto e produttivo che ogni diavolo andasse dove pi`u si sentiva a suo agio. Sicuramente voi ora direte che il diavolo del DNA ci ha messo la mano, i giapponesi sono diversi geneticamente dagli americani. Chiedete a lui stes- so. Se fosse vero anche le popolazioni giapponesi emigrate avrebbero dovu-

to conservare incidenze simili a quelle della loro terra di origine. E invece

vedete che succede. Nel volgere di due generazioni, fra i giapponesi immi- grati nelle Hawaii e in California si e` avuta una frequenza di cancro della mammella che si avvicina a quella della popolazione bianca delle Hawaii ed e` molto pi`u elevata di quella della popolazione giapponese. Al contrario, l’incidenza di cancro dello stomaco e` notevolmente pi`u bassa fra gli hawa- iani di ascendenza giapponese rispetto a coloro che vivono in Giappone. Un aumento della frequenza di cancro alla mammella e` stato riscontrato anche

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in popolazioni immigrate negli Stati Uniti dalla Polonia, dove il rischio era

rimasto basso.

In Grecia l’incidenza di cancro all’intestino e` molto bassa. Tuttavia, in

quelle persone che si sono trasferite dalla Grecia all’Australia, nel corso

di 16 anni, l’incidenza del cancro all’intestino e` aumentata del 3%. Questo

perch´e hanno adottato lo stile di vita australiano. Inoltre i greci bevono pi`u vino e meno birra, usano meno sale. In Australia invece, queste sostanze sono consumate in gran quantit`a, cos`ı come abbondano i cibi sottoposti a processi chimici, mentre e` limitato l’uso di frutta e verdura.

`

Diavolo dell’AIDS:

fossero effettuati. Come puoi ambire ad un premio cos`ı prestigioso dopo un simile errore? Ci`o non sarebbe dovuto accadere. Ora si sa che l’incidenza

di cancro della mammella negli USA potrebbe essere ridotta, attraverso la

prevenzione ambientale almeno a quella asiatica, che e` cinque volte inferio- re, cio`e ogni anno invece di 185.000 vittime se ne avrebbero 35.000, cio`e 150.000 donne in meno colpite da questo tipo di cancro solo negli USA.

Diavolo del cancro: Gi`a, purtroppo davanti a questo e altri studi simili, anche gli amici del National Cancer Institute hanno dovuto ammettere pubblicamente l’importanza centrale dei fattori ambientali nello sviluppo del cancro. Sapete bene che l’uomo ha risorse che a volte sfuggono alla nostra compren-

E stato un grave errore quello di permettere che tali studi

`

sione. E un’anguilla che sfugge di mano anche al pi`u abile di noi, persino a

Luciferus e` capitato spesso. Ma tutto ci`o che ci ha ricordato il diavolo dell’AIDS va a favore della mia

candidatura. Credete che la pubblicazione di questi studi abbia causato pro- blemi a me o ai miei collaboratori? Il fatto che i nostri oppositori abbiano

in mano questi dati e che non riescano a cambiare la situazione va tutto a

merito della nostra abilit`a di diavoli, non credete? Anche per questo il titolo di Diavolo del Secolo spetta a me. Non era fa- cile, ma ci siamo riusciti. Guardate i fondi che sono stati devoluti per la

ricerca sul cancro. Quale percentuale e` stata destinata alla ricerca sulla

prevenzione? Forza ditemelo

(Un attimo di silenzio: il diavolo del cancro a fatica nasconde il suo com- piacimento).

C-e-n-t-o-c-i-n-q-u-a-n-t-a-m-i-l-a vittime di cancro della mammella all’an- no, solo negli USA. Come potrebbero loro, l’industria farmaceutica, rinunciarci? E con il mio aiuto non devono farlo. Non e` difficile, sapete. Basta che tutti quelli coinvolti agiscano come se

Neanche l’1%.

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fosse obbligatorio ed inevitabile che ci siano tutte queste vittime. Esiste un sintomo, il sintomo e` la malattia, la malattia e` il sintomo, il sintomo e` la malattia, la malattia e` il sintomo,

Luciferus: Ma che sta succedendo, diavolo del cancro?

Diavolo del Cancro: Oh, mi scusi, sono talmente abituato a usare questa tecni- ca di convincimento che mi sono dimenticato che qui non c’`e necessit`a di usarla. Comunque, tutta la ricerca scientifica e` stata sguinzagliata alle co- stole del fenomeno visibile tumorale, il sintomo, e questo fatto di per s´e viene usato come una dimostrazione e una prova inconfutabile che non ci si debba preoccupare d’altro.

Luciferus: Un ottimo lavoro, se si mandano tutti a caccia del sintomo, anche se si riesce a ridurre la massa tumorale temporaneamente, il decorso della malattia non viene per niente turbato.

Diavolo del Cancro: ANZI. Senza l’attacco decisivo dei chemioterapici sull’or- ganismo (fegato, intestino ecc.), il cancro non potrebbe mai ritornare all’at- tacco pi`u forte di prima su un terreno biologico che non pu`o pi`u arginare niente di niente. Un esempio? Negli USA il medico applica la cura standard trattando un paziente affetto da cancro al colon con il FluoroUracil 5 (5-FU). Egli verr`a ricompensato con un rimborso assicurativo che va dall’80 al 100%. Ci`o av- viene nonostante il fatto che molti articoli pubblicati su prestigiose riviste mediche abbiano mostrato che il FluoroUracil 5 non e` efficace. Lo stesso medico non avr`a rimborso per il trattamento del paziente con dosi elevate di vitamina C. In pratica, andr`a a rischio di perdere la propria licenza medica. Ma sapete qual’`e la battuta che si fa sul prodotto 5-FU, tra i miei emissa- ri e anche qualche oncologo? 5-FU = 5 Feet Under (5 piedi sotto terra).

`

Cio`e nella bara! (risata diabolica). Il paziente e` spacciato. E trattato dagli

oncologi con qualcosa che gli da` una sicurezza: una morte con agonia.

Diavolo dell’otturazione dentale al mercurio: Ho visto alla televisione impor- tanti associazioni non profit raccogliere fondi. Esse hanno un ampio con- senso e potrebbero alimentare ricerche non convenzionali in rimedi naturali, non brevettabili, e quel che e` peggio, efficaci.

Questi enti si chiamano

Li tengo

Diavolo del cancro: Ma via, di cosa state

American Cancer Society, Imperial Cancer Research Fund, ecc

sotto stretto controllo, anzi a volte ci creano problemi per il volerci aiutare

troppo clamorosamente, guardate qui cosa dicono:

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Uno dei piu` grandi miti degli ultimi anni e` che c’e` un’epidemia di cancro causata da esposizione a materiali radioattivi, inquinamento, pesticidi e additivi alimentari. La verita` e` che questi fattori hanno poco a che fare con la maggior parte dei cancri. Anzi, gli additivi alimentari possono avere un effetto protettivo, particolare per il cancro allo stomaco”. Imperial Cancer Research Fund, ICRF, Preventing and curing cancer, 1997

L’associazione per la ricerca sul cancro britannica, l’ICRF, dovette ammet- tere, interrogata dai giornalisti, che non c’era alcuno studio che supportas- se questa affermazione, che fosse solo l’opinione di Richard Doll, pezzo grosso dell’industria del cancro in Gran Bretagna e nostro grandissimo amico. La sua carriera e` una storia molto istruttiva; tra le altre cose egli ha provato scientificamente che non si puo` ritenere che la diossina sia un pericoloso contaminante degli erbicidi e che non e` vero che lavoratori dell’industria dell’amianto hanno un elevato rischio di cancro . Richard Doll e` lo stesso che diede un contributo decisivo alla fluorizzazione delle acque in Gran Bretagna.

Il pi`u delle volte, per`o, le associazioni di raccolta fondi per il cancro fanno

`

semplicemente quello che chiediamo loro di fare. E una meraviglia.

Suggerimenti: evitate cibi che non vi interessano: cavolfiori, broccoli, fa- gioli, Usate primi piatti pronti da scongelare, friggete, servitevi di piatti take- away quando vi e` possibile o piatti da mettere semplicemente nel microon- de. Ricette selezionate: gelato, bevande gassate, formaggio spalmabile, sal- sicce, hot dog, strutto o grasso per pasticceria, zucchero, farina bianca, sale, ortaggi cotti o in scatola, cioccolata, caffe,` sostituti del caffe,` bevande gassate, pane bianco, dolci quanti se ne desiderano, cibi in scatola o cibi cotti (inscatolati o congelati), caramelle, gelatine, marmellate”. (Da: Nu- trizione per pazienti che ricevono chemioterapia e radioterapia, prodotto e distribuito dall’American Cancer Society presso i suoi iscritti USA 1974)

L’American Cancer Society, per statuto, dovrebbe sciogliersi nel mo- mento in cui viene trovata la soluzione al cancro. Da soli hanno un budget di 450 milioni di dollari all’anno. Pensate che essi stiano vera- mente lavorando per licenziarsi? Quello che stanno cercando, tra le altre cose, non esiste! Non esiste un “farmaco magico”, brevettabile, per il can- cro. E chi si trova ai vertici della American Cancer Society? I manager delle principali aziende farmaceutiche e ospedali.

Luciferus: Trovo questo molto interessante ed istruttivo: come tu e i tuoi col- laboratori riusciate a far usare miliardi nella ricerca e nel trattamento

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senza che venga cavato un ragno dal buco. Se l’uomo spende migliaia di miliardi per andare sulla Luna, egli ci riesce. Ma, grazie alla tua opera, ci`o non accade con il cancro.

Diavolo del cancro: Se il compito assegnatomi fosse stato quello di debellare il cancro, una malattia epidemica, allora io avrei proceduto con lo studiare le condizioni in cui l’epidemia di cancro non si sviluppa. Ma il mio compito e` l’opposto. Perci`o io seguo la direzione opposta. Incoraggio a spendere mi- liardi per studiare il processo di mutazione, la divisione incontrollata delle cellule, osservando la cellula cancerosa in crescita sulle spalle di milioni di animali sofferenti, avvelenati e condannati a morte. Nessuno osa chiedersi qual e` il contesto nel quale le popolazioni che sembrano non essere state mai colpite dal cancro hanno vissuto.

Luciferus: Gi`a! Nessuno.

Diavolo del cancro: Il National Cancer Institute e tutti gli altri enti nazionali che distribuiscono i fondi governativi della ricerca anticancro sono una garanzia per il monopolio e sono strettamente imparentati ai manager dell’industria farmaceutica e ai vertici di Wall Street. I ricercatori non hanno altro scam- po che chiedere a loro (accattivandoseli con un tipo di ricerca e di risultati convenzionali) oppure all’industria direttamente. Chi rimane? Le associa- zioni non-profit per la raccolta fondi per il cancro. Sono miei amici, persino pi`u stretti, ma abbiamo gi`a parlato della American Cancer Society e della Imperial Cancer Research Fund.

Diavolo dello zucchero bianco: Il diavolo del cancro sostiene la tesi che e` riu- scito ad ottenere la collaborazione degli enti per la salute governativi. Ma guardate cosa scrive la rivista Forbes del 13 gennaio 1977: “L’EPA, ente per la salute statunitense, ha multato la multinazionale chimica Monsanto

di

198.000 dollari per aver tenuto nascosti i dati sulla cancerogenicita` di

un

suo erbicida, il Santogard PVI”.

Diavolo del cancro: Il diavolo dello zucchero bianco mi invita a nozze. Ma lo sapete quante sostanze cancerogene sono presenti sul mercato, oggi? Che cosa pensate vi sia nelle bevande gassate light o nelle caramelle senza zucchero? Aspartame e saccarina [vedi Sugar Blues 2. Nuovi veleni senza calorie aggiunte, Macro Edizioni, aprile 2000]. E gli oltre 40 cancerogeni attualmente ammessi in preparazioni cosmetiche e farmaceutiche? E i 53 pesticidi cancerogeni approvati dalla Federal & Drug Administration negli USA? E i pesticidi banditi che sono utilizzati nel terzo mondo?

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Ogni anno vengono prodotte circa 5 milioni di tonnellate di solventi cloru- rati, 20 milioni di tonnellate di pesticidi. Dal 1945 ad oggi sono stati sinte- tizzati circa 10 milioni di tipi diversi di composti nuovi, cio`e non esistenti in natura. Attualmente negli USA vengono registrati ogni ora 70 composti nuovi. Oltre 70.000 composti nuovi sono entrati nei cicli produttivi e in parte diffusi come beni di consumo. Nel 1940, nei soli Stati Uniti la produ- zione di sostanze chimiche organiche di sintesi era di 0,5 miliardi di chili; nel 1950, tale cifra era arrivata a 15 miliardi, a 225 nel 1980.

`

E

vero, la Monsanto ha perso una battaglia in tribunale. Ma lo sapete cosa

risult`o in aula? La Monsanto avrebbe dovuto pagare 19,7 milioni di dollari

di compensazione. E invece la EPA chiese solo la centesima parte di quello

che avevano chiesto i giudici. Cosa potrebbe provare meglio di ci`o la forza della Monsanto presso il governo degli Stati Uniti e l’infiltrazione dei miei

emissari?

Diavolo del razzismo: Si parla tanto di Stati Uniti, Stati Uniti, ma io ho visto una cosa che e` veramente insopportabile: ogni anno, ormai e` diventata un’abi- tudine negli USA, parte il mese della prevenzione del tumore al seno. Ne parlano televisione, giornali, si fanno conferenze. Non passer`a molto tempo prima che questa situazione ti scapper`a di mano, diavolo del cancro.

Diavolo del cancro: Impossibile.

Diavolo del razzismo: Perch´e?

Diavolo del cancro:

Diavolo del razzismo: Una tua idea!?

Diavolo del cancro: S`ı, s`ı, mia. Avete visto chi e` lo sponsor unico dell’evento?

`

E stata una mia idea. Sono proprio un diavolo!

`

La Zeneca Pharmaceuticals. E che cosa produce la Zeneca? Tamoxifene. E un farmaco ormonale che ormai e` diventato ufficialmente sinonimo di pre- venzione del cancro al seno. Un leggero effetto secondario e` che le donne trattate possono sviluppare tumori secondari all’utero. Ma, ripeto, e` solo un

lieve cancerogeno. Per`o se la prevenzione si facesse davvero come dico io (a tappeto, su tutte le donne) potremmo avere un aumento complessivo di

`

casi di cancro totali. E matematico: ne causa molti pi`u di quelli che prever-

rebbe. Ma la cosa pi`u bella e` questa: abbiamo monopolizzato la parola “prevenzio- ne”, anzi e` come se l’avessimo brevettata e possiamo usarla solo noi. tu sei interessato alla prevenzione? Bene, eccoti il tamoxifene!

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Diavolo della bomba atomica: Caro diavolo del cancro, non vorrai usare artefa- zioni della realt`a anche con noi!? Perch´e non ci parli del gruppo di ricerca del dott. Mark Skolnik, Universit`a dello Utah, che nel 1994 annunci`o di aver scoperto il gene associato con il cancro della mammella, lo BRCA1. La Myriad Genetics Inc. ha immediatamente brevettato il gene. L’azienda vor- rebbe sviluppare un test diagnostico capace di rivelare il gene difettoso nelle donne che hanno una predisposizione genetica al cancro alla mammella.

Diavolo del cancro: Ogni tanto devo lasciare che un ricercatore annunci qualco- sa. Che cosa fareste voi se vi chiedessero continuamente che fine fanno i

miliardi di dollari annualmente stanziati per la ricerca? Io allora dico: ecco, vedete questo e` il gene collegato al cancro del colon. Quest’altro e` il gene del cancro della mammella, ecc. Ma fermatevi a considerare cosa significa questa scoperta di geni per noi e cosa significa per il paziente. Scoprire un gene, dice Claudio Stern, biologo alla Columbia University di New York, e` come provare a imparare una lingua straniera da un dizionario monolingue.

Si memorizzano le parole, ma non si sa niente del contesto nel quale queste

parole sono usate.

Vogliono usare il test diagnostico brevettato? Bene, devono pagare fior

di quattrini! Con tutto il denaro del mondo quanti test possono compra-

re? E quante donne hanno una predisposizione al cancro alla mammella.

Sicuramente meno del 5% dei casi totali.

I geni killer erano proprio cio` che mi serviva per allontanare il discorso dall’alimentazione: un retino per farfalle usato per pulire una macchia d’olio nell’acqua. Cosa c’era di meglio per diseducare ancora di piu` dalle responsabilita` verso la propria salute e a distogliere dalle opzioni di prevenzione vera?

Non ci sono geni che impazziscono. Chiedetelo al diavolo delle sigarette,

al diavolo degli estrogeni nel latte, al diavolo dell’amianto. Chi di voi so-

stiene questa tesi, io direi proprio che o si e` completamente arrugginito il cervello o dubito che sia un diavolo.

Ma ritorniamo alla telenovela dei geni. Si pu`o rendere ancora pi`u nebulosa una situazione completamente oscura? Col mio aiuto ci`o e` accaduto. Nel 1996 un gruppo di ricerca concorrente, Wooster & Stratton, scopr`ı un di- verso gene associato al cancro della mammella, il BRCA2. Anche questo

fu brevettato. Inutile dire le polemiche tra i primi e i secondi brevettatori.

Chissa` quanti altri ne avrebbero trovati se non si fossero resi conto, da

soli, che era meglio fermarsi a due.

Non ci sono dubbi che, dopo essersi messi d’accordo, questi acchiappage-

ni riusciranno a portare sul mercato qualcosa che possa generare enormi

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profitti, e` questo il tipo di soluzioni che ci interessa: benefici praticamente minuscoli, sviare dalle piste “calde”, monopolio, enormi profitti.

Luciferus: Quanto tempo stimi che la tua opera continuer`a a dare questo tipo di frutti?

Diavolo del Cancro: Ma per l’eternit`a, naturalmente (se esiste l’eternit`a).

Diavolo dell’AIDS: Questo e` troppo! Non ci sono elementi per dare una valuta- zione cos`ı ottimistica.

Diavolo del cancro: Ippocrate diceva che coloro che si occupano della malat- tia non devono farlo per denaro. Dal suo punto di vista aveva ragione. Un tempo in Cina i medici venivano pagati solo fino a quando il paziente rimaneva in salute. Oggi il mondo farmaceutico e il sistema sanitario guada- gnano solo proporzionatamente alla diffusione della malattia. Il problema con la prevenzione e` che non produce entrate a nessuno, non e` produttiva. Nessun piano assicurativo della salute rimborsa un medico o un ospedale per prevenire la malattia . Credete, per caso che sia possibile, oggi o in un futuro, ritornare al vecchio metodo cinese di pagare solo in assenza di malattie?

Luciferus: Sono molto contento di te, diavolo del cancro. Questa giuria e` mol- to interessata ad avere le notizie dettagliate che hai preparato su scienza, prevenzione e industria del cancro. Sono proprio curioso di sentire.

Diavolo del cancro: Bene. Vi parler`o del fatto che le terapie “antitumorali” si sono rivelate cancerogene persino per le dita delle infermiere che le somministravano ai pazienti. L’effetto cancerogeno non puo` essere evi- tato neanche con l’uso di guanti. Allora cosa puo` succedere al paziente, costretto a farsi iniettare o a ingerire simili sostanze?

Nel 1982 il National Cancer Institute ammetteva di aver fatto cure spe- rimentali per il cancro piu` mortali della malattia in questione . Molti di questi farmaci derivano da erbicidi e tinture, sostanze chimiche che hanno causato morti piu` dolorose di quanto non avrebbe fatto la ma- lattia. Insufficienza epatica, collasso renale e cardiaco, malattie delle vie respiratorie, distruzioni del midollo osseo, danni al cervello, paralisi, infar- ti, coma, sono stati alcuni degli effetti secondari accusati dai pazienti. Ecco, io vi mostrer`o una tabella dei chemioterapici pi`u comuni e degli effetti col- laterali. Vi mostrer`o anche come alcuni oncologi, istigati dai miei emissari dell’industria, spingano il paziente verso la chemioterapia intensiva anzich´e quella standard, nonostante la scienza abbia chiaramente dimostrato che non

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ci sono vantaggi neanche dal punto di vista della riduzione a lungo termine della massa tumorale. La qualit`a di vita del paziente e la sopravvivenza a dieci anni? Ma perch´e, esistono? La scienza ha tralasciato di occuparsene! Non sono parametri monitorati durante la sperimentazione di un farmaco. Questa e` la strada maestra per arrivare all’Inferno!

Capitolo 6

Il paradosso della cura del cancro con tossici e cancerogeni

6.1 Inizia l’era della prevenzione rischiosa

Ottobre 1985: nasce negli USA il mese della prevenzione del cancro al seno. La Zeneca Pharmaceuticals, produttrice dal 1977 del tamoxifene, e` sponsor e organizzatore unico di tale evento. Nel corso di vent’anni arriver`a a spen- dere un milione di dollari per la manifestazione (un trecentesimo della cifra spesa per far approvare il farmaco tamoxifene dalla FDA).

2 settembre 1998: il tamoxifene diventa la quarta stampella dell’oncologia uffi- ciale, dopo chemioterapia, irradiazioni e chirurgia. Il verdetto del processo

di approvazione FDA, nonostante le accese polemiche di un numero cre-

scente di oppositori, e` che il farmaco pu`o essere usato per la “riduzione dei rischi” di cancro al seno. Gli oppositori sostengono che gli effetti secon-

dari del tamoxifene sono per lo meno dubbi. Il National Cancer Institute e Zeneca negano che possano derivare rischi dall’uso del farmaco.

Maggio 1999: in una conferenza stampa il dott. Schiff, dimissionario dal grup- po di lavoro della American Society of Clinical Oncology (ASCO) per la valutazione dei rischi del tamoxifene, afferma: Non concordo con le rac- comandazioni dell’ASCO e la pubblicita` del tamoxifene presso i medici. Se

i

rischi e i benefici vengono confrontati, la prevenzione con tamoxifene non

e`

nell’interesse delle donne .

2 novembre 1999: il National Cancer Institute rende noti i risultati preoccupanti

di studi sugli effetti secondari del tamoxifene e il direttore dell’NCI, dott.

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Richard Klausner, e` accusato di aver deliberatamente ritardato la pubblica- zione dei dati che erano in suo possesso gi`a prima dell’approvazione FDA. Risultato: alcuni gravi effetti secondari del tamoxifene non sono stati messi sul piatto della bilancia al momento dell’approvazione del farmaco.

30 novembre 1999: il National Cancer Institute finalmente si decide ad esprimer- si sulla vicenda tamoxifene: Per donne sopra i 60 anni di eta` i benefici sono maggiori dei rischi, per donne piu` giovani e` vero il contrario, i rischi sono maggiori dei benefici .

La vicenda tamoxifene e` stata definita una caricatura della scienza ed una parodia della prevenzione del cancro . Vediamo perch´e. Il tamoxifene e` un ormone sintetico derivato dal noto cancerogeno DES, dietil stilbestero- lo. Una divisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanit`a, la Interna- tional Agency for Research on Cancer, lo ha recentemente classificato un cancerogeno di tipo I per l’utero.

Inoltre il farmaco induce tumori altamente maligni al feto nel 15% dei to- pi trattati con una dose giornaliera di 20 mg, e nel 71% se la dose sale a 40 mg. 3 casi di tumori al fegato indotti da tamoxifene furono registrati in uno studio svedese su 931 donne che ricevevano 40 mg di tamoxifene al giorno. Le donne svedesi trattate con tamoxifene avevano anche una pro- babilit`a 6,5 volte maggiore delle donne di controllo di sviluppare cancro endometriale (23 casi). Il rischio fu giudicato dal ricercatore Peto “non una gran cosa”. I ricercatori Yager e Shi, del Johns Hopkins Center e il Na- tional Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project negli USA confermano la potenziale cancerogenicit`a del tamoxifene, anche alle ovaie o nel tratto gastrointestinale.

Un altro inconveniente del tamoxifene e` che praticamente tutti i pazienti con metastasi diventano resistenti al farmaco. Lo studio dell’NCI e uno simile condotto in Scozia dimostrarono che l’uso di tamoxifene per pi`u di 5 anni pu`o in realt`a alimentare la crescita dei cancri al seno, nonch´e di cancri in altre locazioni.

Nel novembre 1995, il National Cancer Institute sospese improvvisamente lo stu- dio con il tamoxifene (durato sette anni, ma che avrebbe dovuto arrivare a 10). In seguito l’NCI avrebbe annunciato che la terapia con tamoxifene non doveva assolutamente essere applicata per un periodo superiore ai 5 anni: I risultati non indicano alcun beneficio addizionale del tamoxifene oltre i cinque anni, anzi suggeriscono che continuare a usarlo puo` essere dannoso .

In questo studio del’NCI, 33 delle 6000 donne che presero tamoxifene per

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25 anni svilupparono cancro endometriale. 17 donne soffrirono di grumi sanguigni nei polmoni e 130 furono colpite da trombosi dei vasi sanguigni. Il tamoxifene pu`o anche causare squilibri ormonali, osteoporosi, distur- bi visivi causati da retinopatia (danno retinale), alterazioni della cornea, danno al nervo ottico e cataratte. Tutti questi possono essere irreversibili, anche se si interrompe il trattamento con il farmaco . Physicians’ Desk Reference, 1998; Zeneca Pharmaceuticals, p. 3175

Nel complesso, meno del 20% delle donne che prendono tamoxifene soffro- no di gravi effetti secondari, ma questi effetti, quando avvengono, possono essere letali o permanenti. Inizia l’era della prevenzione rischiosa. D’ora in poi non solo la chemioterapia e` brevettata e tossica, ma anche la prevenzione.

Se si confrontano i rischi con i

Roulette russa , si sente dire dall’opposizione.

, diventa la parola d’ordine!

Il tamoxifene e` uno strumento con molti limiti dice la d.ssa Napoli, il pericolo deriva dal fatto che non si spiegano bene le cose .

Sui principali quotidiani nazionali, dottori in tutto il mondo hanno intessuto le lodi del tamoxifene, una pietra miliare nella prevenzione del cancro al seno.

I giornali annunciano, tra le altre cose, che il 50% delle donne guarisce dal cancro al seno con il tamoxifene. In realt`a il Physicians’ Desk Referen- ce della Zeneca stessa riporta che mettendo insieme i dati di tutti gli studi effettuati, la sopravvivenza a dieci anni delle pazienti con cancro al seno trattate con tamoxifene era del 51%, mentre donne cui era stato dato un pla- cebo avevano una sopravvivenza a dieci anni del 45%. Cioe` la differenza con il placebo e` appena statisticamente significativa.

Alcuni fautori del tamoxifene come trattamento chemioterapico sostengono che e` piu` facile curare i cancri uterini indotti che quello al seno !! I sostenitori della prevenzione sottolineano che non ci si puo` permettere di rinunziare ai benefici del tamoxifene .

Il quadro della situazione che viene offerto alla gente dalla Zeneca e` decisa- mente ristretto e incompleto. Ci sono molti fattori di rischio che potrebbero essere portati all’attenzione del pubblico, ma questo non si fa. In partico- lare, la Zeneca AgriChemical Corporation produce pesticidi che causano cancro al seno, tra cui l’aceticlor. Mai nella campagna del mese della prevenzione, fa capolino la parola cancerogeno, o pesticida, o radiazio- Cynthia Pearson, National Women’s Health Network, Washington.

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6.2 Chemioterapici tossici per infermiere e farmacisti

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Estratto da: JAMA (Journal of the American Medical Association), 1 gennaio 1982; Medical News: Personale ospedaliero che maneggia i “farmaci anticancro” esposto al loro effetto cancerogeno

Sebbene sia documentato che molti farmaci chemioterapici siano anche can- cerogeni, i loro benefici terapeutici di solito [corsivo aggiunto da noi] bilanciano i potenziali rischi per i pazienti con cancro.

Ma un recente studio dimostra che un rischio ingiustificato esiste per un gruppo di persone esposte agli agenti chemioterapici: il personale ospedalie- ro che li prepara.

Nove farmacisti lavorarono per sei giorni consecutivi preparando dosi che- mioterapiche con apparecchiature a flusso orizzontale che immettevano l’aria filtrata addosso alle persone stesse che usavano tali dispositivi. Tra i farmaci coinvolti c’erano doxorubicina e ciclofosfamide. Dopo un giorno di esposi- zione, i campioni di urina dei farmacisti mostravano una incidenza di muta- genicita` sempre piu` elevata, che divenne significativamente elevata (doppia di quella naturale) dopo il quarto giorno. In un’altra fase dello studio, i farma- cisti indossarono maschere approvate appositamente dall’OSHA per tutelare l’esposizione dei lavoratori a sostanze aerosolizzate, ma con poco successo. Neanche il proteggere le mani dei farmacisti con guanti usa e getta faceva di- minuire l’incidenza di mutagenicita,` secondo le analisi sui campioni di urine. Solo dopo che i farmacisti ebbero finito di preparare i farmaci con tali ap- parecchiature in flusso laminare, l’incidenza di mutagenicita` ritorno` ai livelli normali. Le conclusioni di questo studio sono che si dovrebbe fare attenzione al potenziale mutagenico causato dall’esposizione a questi farmaci.

In risposta a questi risultati l’Ospedale Anderson si e` attrezzato con nuove apparecchiature per la preparazione dei farmaci (flusso verticale) e ha iniziato a smaltire gli avanzi di chemioterapici, siringhe, aghi e tubicini endovena come rifiuti speciali pericolosi da portare all’inceneritore.

Questo studio e` stato effettuato in seguito a numerosi precedenti esami cli- nici che avevano suggerito che i lavoratori esposti a farmaci anti-cancro potes- sero subire incontrollabili effetti. Due studi citologici su infermiere scandinave che maneggiavano farmaci citotossici trovarono una maggiore incidenza di sister chromatic exchanges.

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In un altro studio (Natl. IV Ther Assoc. 1980; 3.77), la responsabile del reparto chemioterapie riport`o che molte sue colleghe, che preparavano i farmaci in am- bienti scarsamente ventilati, soffrivano di stordimento, giramenti di testa, nausea, mal di testa, perdita di capelli e tosse.

Il dott. Maggiore James Wilson, dei servizi emato-oncologici Centro Medico Walter Reed dell’esercito a Washington, avvis`o che la tecnica di manipolazione dei farmaci deve essere asettica. La contaminazione per contatto e` decisamente la cosa piu` importante da evitare. Non posso sottolinearlo mai abbastanza, non en- trate mai in contatto fisico con il chemioterapico. Ho visto dottori ed infermiere che facevano cadere il farmaco su di se!´ .

La Adriamicina [doxorubicina] si lega alle proteine della pelle e non va via con l’acqua aggiunge Wilson, emette anche fluorescenza, cos`ı in una stanza illuminata solo con luce ultravioletta si puo` vedere che e` ancora presente .

Wilson ha aggiunto che gi`a due anni fa egli stesso ha fatto ordinare apparec- chiature a flusso verticale per rimpiazzare le pericolose apparecchiature a flusso orizzontale.

6.2.1 Effetti secondari di chemioterapici

Sul foglietto illustrativo di alcuni chemioterapici (Adriblastina, Eldisine, Fluo- roUracile, Platamine, Purinethoil, Endoxan, Taxolo, Novantrone, Gemcitabina) compare l’avvertenza riportata qui di seguito.

Il prodotto, come del resto la maggior parte dei farmaci antitumorali ed immunosoppressori, ha dimostrato proprieta` cancerogena negli animali in particolari condizioni sperimentali .

Oltre agli effetti acuti di nausea, vomito e diarrea, a ogni chemioterapico sono associati i seguenti problemi per il paziente:

Busulfan Depressione midollare; fibrosi polmonare; perdita di capelli; di- sfunzioni alle ovarie; iperpigmentazione; leucemia; aberrazioni cromosomiche; cataratta; epatite; attacchi epilettici e patologie veno-occlusive. Carboplatin Depressione midollare; perdita di udito; temporanea cecita` corticale; anemia emolitica; rare neuropatie periferiche (danno ai tessuti nervosi e alterazione della sensazione cutanea).

Carmustine

Malattie a carico del sangue quale diminuzione del numero di leu-

(BCNU)

cociti e di piastrine (eventualmente cronica); fibrosi polmonare che pu`o non essere reversibile; temporaneo danno al fegato; leucemia; diminuzione di flusso sanguigno attraverso il cuore.

¤dizioniPDF come una foglia nel

Y

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Cyclophosphamide Depressione midollare; perdita di capelli; sanguinamento ed infiam- mazione della prostata; sterilit`a temporanea; leucemia; cancro alla prostata; disfunzioni cardiache; offuscamento della vista.

Doxorubicin HCI

Depressione midollare; disfunzioni cardiache (che per alcuni an- ni possono rimanere asintomatiche); perdita di capelli; infiamma- zione dei tessuti nella bocca; perdita di appetito; congiuntivite

Etoposide (VP16)

(infiammazione della palpebra degli occhi). Depressione midollare; rash cutanei; perdita di capelli; neuropatia subclinica; danno epatico.

Fluorouracil (5-FU) Depressione midollare; diarrea; difetti al cervello; battito cardiaco irregolare; angina pectoris; perdita di capelli; macchie sulla pelle; infiammazione della palpebra dell’occhio; attacchi cardiaci; attacchi epilettici.

Ifosfamide

Depressione midollare, sanguinamento o infiammazione della prosta- ta; perdita di capelli; danni renali; offuscamento visivo; allucinazioni;

Melphalan

problemi cardiaci; coma. Depressione midollare; infiltrati e fibrosi polmonari; blocco

mestruale; sterilit`a; leucemia. Methotrexate Depressione midollare; cirrosi e disfunzioni epatiche; danni renali; infiltrati e fibrosi polmonari; osteoporosi; perdita di capelli; macchie cutanee; funzione mestruale irregolare; infertilit`a; linfoma. Mitomycin Depressione midollare; perdita di capelli; danni a polmoni, fegato e reni; blocco mestruale; sindrome emolitico-uremica; calcificazioni nella cistifellea. Mitoxantrone HCI Macchie verde-blu; depressione midollare; danni cardiaci; perdita di capelli; danni alla pelle; danni a fegato e reni. Tamoxifene Perdite vaginali; rash cutanei; trombocitopenia; ritenzione di fluidi; depressione; stordimento; mal di testa; diminuzione di acuit`a visiva; patologie oculari; grumi sanguigni; cancro endometriale. Thiotepa Depressione midollare; mestruazioni irregolari; leucemia; eccessiva produzione di muco.

Tabella 6.1: Estratto da: Med Letter, 31 marzo 1995, vol. 37 (945)

Capitolo 7

L’alternativa alla morte non e` una morte con agonia

7.1 Basta chemio!

Laura Lee Radio Show, 1997

(Talk show radiofonico creato da Laura Lee a partire dal 1990 e seguito da milioni di americani)

Ann Frahm: Non dimenticher`o mai quello che vidi sulla lavagna luminosa che mostrava il mio scheletro: tumori ovunque, che coprivano cranio, costole; spalle, sterno. Praticamente tutte le vertebre della colonna vertebrale erano coperte di tumori. In una zona erano arrivate addirittura a erodere la colonna vertebrale, le ossa pelviche avevano buchi enormi. Diagnosi: metastasi del cancro al seno.

Laura Lee: Che cosa facesti in quel momento?

Ann Frahm: Sprofondammo per lo shock, io e mio marito. Ci lasciammo andare

al dolore per il fatto che potevo morire. Avevo due bambini di 7 e 10 anni.

Non ero pronta a correre questo rischio, perci`o decisi che avrei vinto, seb- bene il dottore a quel punto non si aspettasse che io fossi sopravvissuta pi`u

di quattro mesi. Decisi che avrei fatto di tutto e che, se anche solo ad uno su

un miliardo e` permesso di andare contro i pronostici, io almeno ci avrei pro- vato. Cos`ı, per iniziare, feci quello che i dottori dicevano era necessario per

avere qualche speranza: mastectomia subito, radiazioni le prime settimane per ridurre alcuni dei tumori pi`u grandi, quindi iniziai i cicli di chemiotera- pia (una sessione ogni 10 giorni, durante l’arco di un intero anno). Dopo 9

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mesi ero diventata resistente ad uno degli agenti attivi chemioterapici, cos`ı ne furono provati su di me diversi tipi, ma il mio tumore stava ricrescendo

c’e` un’ultima speranza per

cos`ı rapidamente, che il dottore disse:

lei, e questa e` fare un trapianto di midollo osseo .

Laura Lee:

`

E quello in cui uccidono tutto il midollo osseo nel corpo e quindi

iniettano del nuovo midollo, precedentemente congelato.

Ann Frahm: La terapia consiste nel saturare il corpo con massicce dosi di che- mio per una settimana. Sono quasi morta. Il 50% della funzionalit`a dei miei

In

pi`u polmonite. Ero coperta dalla testa ai piedi di funghi cutanei e anche dentro. Ero un vero disastro.

Laura Lee: Che cosa c’entrano i funghi?

Ann Frahm: C’entrano perch´e furono causati dalle massicce dosi di antibiotici cui dovetti sottopormi. Avevo tre tubicini che mi uscivano dal petto. Uno portava costantemente antibiotici perch´e i dottori sapevano che il germe pi`u insignificante avrebbe potuto uccidermi, avendo distrutto i miei globuli bianchi con il trattamento, ed ebbi circa un centinaio di trasfusioni nel corso dei mesi che seguirono. Alla fine delle 52 settimane, dopo i nuovi test, mi dissero con molto rammarico che il trattamento non aveva funzionato per me! Il tumore non se n’era andato. Non c’erano globuli bianchi sopravvis- suti. Non c’era speranza per me, e fui mandata a casa a morire. Sarebbe stato pi`u facile e meno doloroso lasciarsi andare alla disperazione, ma credo in Dio e so che c’`e sempre speranza, cos`ı, ecco un libro che mi fu dato da leggere sulla correlazione tra alimentazione e cancro. Mi piace studiare e capire un po’ tutto, cos`ı iniziai a cercare materiale da leggere. Mi sem- br`o subito un discorso logico quello secondo cui tutti abbiamo cellule che provocherebbero il cancro, ed e` il sistema immunitario che costantemente circoscrive questi eventi combattendo contro tali cellule (senza farmaci).

Ecco cosa era avvenuto! In qualche modo e in qualche parte il mio si- stema immunitario era diventato cos`ı debole che il cancro si era stabili- to nel mio corpo. Perci`o decisi di iniziare un programma che metteva il, sistema immunitario al centro di tutto e trovai un buon nutrizio- nista che fu disponibile ad accompagnarmi durante questo processo. Iniziai questo programma. Ricordo che il giorno prima di cominciare an- dai dal mio oncologo. A quel punto la velocit`a di crescita del cancro era raddoppiata, stava andando veramente veloce, e gli dissi che avrei provato la terapia nutrizionale.

reni la persi allora. Smisi di respirare attraverso uno dei due

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Laura Lee: Non avevi niente da perdere.

Anne Frahm: Per`o l’oncologo affermo` che il mio cancro non aveva niente a che fare con l’alimentazione, ma stiamo parlando di un uomo che vedevo mangiare cioccolata e caramelle a pranzo e bere lattine di bibite in ogni momento della giornata. Io quindi non vi diedi molto peso, ma lui cinque settimane dopo, avendo in mano i risultati delle analisi, rimase assolutamente sbalordito.

Laura Lee: Cos`ı tanto fu il miglioramento in cinque settimane?

Ann Frahm: Non c’era traccia di cancro. L’approccio nutrizionale di Gerson aveva funzionato.

Laura Lee: Via

stai dicendo che il cancro era scomparso? In cinque settima-

ne?

Ann Frahm: Gi`a, non ci si poteva credere.

Laura Lee: E chemio, radiazione e persino chemio intensiva con trapianto di midollo

Ann Frahm: Il mio oncologo ammise dall’inizio, forse perch´e il mio era un ca- so disperato, di non avere una cura per la guarigione, per`o poteva farmi so- pravvivere cos`ı che riuscissi a far accadere qualcosa che mi guarisse. Aveva ragione al 100% in questo.

`

E interessante ci`o. Il fatto di ammettere che aveva molto poco da offrir- mi e che non dovevo far affidamento su di lui se volevo che accadesse qualcosa contro i pronostici, poich´e i dati statistici non vedevano come io

potessi guarire.

(Per sapere cosa ha fatto Ann Frahn in queste cinque settimane, consultare il capitolo sulla terapia di Gerson in Basta Chemio, di prossima publicazione presso Macro Edizioni).

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7.2 Gli oncologi non scelgono la chemio

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Doncaster & Templestone News, Australia, 5 ottobre 1994

Nel 1986, il McGill Cancer Center invi`o un questionario a 118 dottori che ave- vano seguito casi di cancro ai polmoni trattati con chemioterapia. Fu chiesto loro di immaginare che essi stessi fossero stati colpiti da cancro e fu loro domandato quale dei 6 farmaci chemioterapici avrebbero scelto. L’81% degli oncologi in- tervistati affermarono che non avrebbero acconsentito ad essere sottoposti a che- mioterapia con Cisplatin, un farmaco chemioterapico ora largamente in uso. Il 74% di essi sostennero che avrebbero rifiutato qualsiasi tipo di chemiotera- pia. Perche?´ L’inefficacia del trattamento chemioterapico e` evidente e gli effetti distruttivi sull’organismo sono inaccettabili.

Un’indagine simile fu condotta tra 350 oncologi in Germania dal famoso pro- fessore Ulrich Abel nel 1989. Risultato: quello che gli oncologi pensavano realmente sui chemioterapici era molto diverso dalle comunicazioni fatte ai pazienti e alla stampa.

7.2.1 Che terapia scelgono i dottori?

Novembre 1990: Yoshihiko Hochino, professore di Medicina all’Universit`a giap- ponese di Fukushima, scopre di avere un tumore al colon, con metastasi al fe- gato. Chirurgia, chemioterapia o irradiazioni hanno molto poco da offrire ai pazienti con tale problema, il prof. Yoshihiko lo sa bene. Legge il libro del dottor Gerson, Una terapia per il cancro e inizia il trattamento nutrizionale su di se.` A distanza di 4 anni egli non ha piu` il tumore ed e` in ottima salute, pubblica un articolo scientifico in cui descrive il suo caso clinico.

Settembre 1994, incontro annuale della Cancer Control Society. La d.ssa Lorraine Day spiega alla platea un caso clinico particolare, il suo. Anch’essa scelse di rifiutare chemioterapia, radiazione o chirurgia per il suo cancro al seno. Ricorda di avere rifiutato quelle terapie convenzionali perch´e, avendo studiato buona parte della letteratura medica sull’argomento, ne aveva dedotto che questi trattamenti non erano efficaci! D’altronde, non si puo` distruggere il sistema immunitario e guarire allo stesso tempo .

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Avevo alle spalle 20 anni di pratica come medico chirurgo, e come dotto- re non sapevo niente di nutrizione. Negli anni di studio universitario, non si riceve neanche un’ora di informazione sulla nutrizione. In passato, devo am- mettere, ho detto ai miei pazienti che la loro alimentazione non aveva niente a che fare con la loro salute. Ero ignorante. Ero stupida come lo sono molti altri dottori che hanno fatto gli stessi studi . Fortunatamente, ho scoperto questo e altro relativamente alla medicina che praticavo; tutto inizio` quando scoprii di avere un tumore al seno. Rifiutai di sottopormi a chemio pre-operazione e cos`ı finii per essere allontanata dai me- dici che non avevano niente altro da offrire. Telefonai a Marylin Barnes che era appena guarita da un melanoma allo stadio piu` avanzato con carcinoma cervicale, usando la terapia nutrizionale Gerson. Da l`ı inizio` il mio viaggio. Ho studiato molto da allora, interessandomi a tutto cio` che parlasse di sup- porto al sistema immunitario. La terapia nutrizionale di Gerson e` stata la base di tutte le misure che ho preso per guarire. Non ho piu` il tumore. Sono guarita completamente. Mi sento molto bene e sono sicura che rimarro` cos`ı per anni e anni .

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La d.ssa Lorraine Day ha delle credenziali impressionanti: e` un medico chi- rurgo noto internazionalmente e autrice di manuali di medicina, ha insegnato per 15 anni all’Universit`a della California, dove e` diventata vicepresidente del Dipartimento di Ortopedia.

`

E stata anche direttrice del reparto di chirurgia ortopedica all’ospedale di San

`

Francisco. E stata invitata molto spesso a tenere lezioni e conferenze negli USA e in tutto il mondo; e` apparsa in numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, tra cui in “60 Minutes”, “Nightline”, CNN, “Crossfire”, “Oprah Winfrey” e “Larry King Live”.

7.2.2 Perche´ i dottori sono convinti che chemio e chirurgia non possono funzionare?

Marzo 1922: il dott. Robert Bell scrive sul Medical Research Record di New York: il cancro e` una malattia del sangue e deve essere trattato come tale. Per 17 anni ho operato i malati di cancro, ma ora mi sono reso conto che il cancro e` una malattia costituzionale, che si puo` prevenire e curare mediante una dieta adeguata e rafforzando la costituzione dell’individuo. Per questo ho rinunziato alla parte piu` redditizia dell’esercizio della mia professione, cioe` la chirurgia sui pazienti con cancro .

Aprile 1954: il dott. Nikolai Blokhin, dell’Accademia Sovietica delle Scienze, dichiara durante lo svolgimento di un congresso sul cancro, che a seguito

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di una lunga serie di esperimenti, sappiamo che la comparsa di un tumore

canceroso non costituisce un fenomeno isolato, bens`ı la manifestazione di una malattia di tutto il corpo. Gli scienziati sovietici pensano che il cancro sia dovuto a tutta una serie di agenti, inclusi i fattori chimici e fisici, che possono provocare un’alterazione del metabolismo e, in determinate condizioni, dare origine a un cancro. Tutta una serie di esperimenti hanno dimostrato che la crescita e lo sviluppo del tumore dipende in generale dallo stato di salute dell’organismo .

Settembre 1990: l’eminente oncologo dott. E. Mc Donald, dell’Associazione nordamericana per la ricerca sul cancro scrive: La cellula cancerosa e` semplicemente una cellula del corpo normale e comune costretta a vivere

in un mezzo sbagliato , e chiarisce che l’acidificazione dei tessuti e` una

caratteristica costante dei casi di cancro, uniti a una basso contenuto di

minerali e a un’alcalinizzazione del sangue . Journal of Pharmacy, n. 607, 1990

1993: il dott. W A. Dewey, professore di medicina all’Universit`a del Michigan, afferma: In 45 anni di esercizio della professione non ho ancora visto un solo caso di cancro, salvo epiteliomi benigni cutanei, debellato mediante la chirurgia, i raggi X o il radio .

1994: il dott. E. C. Folkman, oncologo, ricercatore e direttore redazionale di Scientific Therapy, spiega che quando come medico fui testimone della

terribile distruzione dei tessuti in un paziente dopo vari mesi di applicazioni

di aghi di radio, decisi che non ne avrei piu` raccomandato l’uso. Il rimedio

e` decisamente peggiore della malattia .

14 febbraio 1994: alla dottoressa australiana Nelly Goldfeld, sottoposta quat- tro anni prima ad asportazione chirurgica del tumore al colon, viene pronosticato solo qualche mese di vita. Il tumore e` ritornato in modo piu` virulento di prima al fegato. Viene spiegato a Nelly che si potreb- be provare un trattamento “sperimentale” con il laser, ma con pochissime possibilit`a di una qualche efficacia. Nelly lascia l’ospedale spiegando che avrebbe provato la terapia nutrizionale. Riempie la casa di frutta e ortaggi, vitamine e si procura uno spremiagrumi e un sistema di puri- ficazione dell’acqua potabile. Il tumore e` solo la punta dell’iceberg di una situazione di malattia, percio` dopo la sua rimozione, se le cause della malattia non sono state rimosse, ritorna sempre .

Tornata all’ospedale per un’ulteriore analisi, appena 10 giorni dopo aver comunicato che avrebbe provato a curarsi con l’ausilio dell’alimentazio- ne, Nelly ancora ricorda l’espressione di sconcerto sul volto dell’´equipe di

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oncologi. Le dissero: Beh, sembra che tu abbia messo paura ai tumori, Nelly! . Tre delle lesioni cancerose erano completamente scomparse, e la quarta aveva subito una consistente diminuzioni di dimensione. Set- te mesi dopo non c’e` piu` traccia di tumore e Nelly riacquista l’aspetto salutare e le guance rosa che ha sempre avuto.

Tecniche nutrizionali quali quella di Gerson non sono facili e soprattutto richiedono motivazione e forza di volonta` . Richiede il 100% di impegno e di fiducia, e all’inizio ho dovuto ricorrere a qualcuno che mi aiutasse. Le analisi mediche parlano chiaro sul- l’effetto dell’approccio nutrizionale su di me. Ma il mio caso – dice Nelly – non e` un evento eccezionale. Ce ne sono centinaia come me. Mi auguro che le persone leg- gano a proposito di questa terapia disintossicante prima di andare a farsi sottoporre a chemio o radiazione .

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7.3 E ufficiale: la chemio non allunga la vita!

Nel luglio 1980 muore lo sci`a dell’Iran, Reza Pahlevi; l’agenzia Reuter riporta:

Il dott. Michael DeBakey, uno dei medici dello scia,` ha dichiarato che la chemioterapia era responsabile della morte dell’ex sovrano iraniano.

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E la chemioterapia intesa ad arginare il suo cancro che ha indebolito la sua resistenza all’infezione, ed e` l’infezione, non il cancro, che alla

fine lo ha distrutto , ha affermato il dott. DeBakey nel corso di un’in- tervista televisiva. Un altro medico che conosce il caso ma ha voluto conservare l’ano- nimato, ha precisato che l’infezione fatale e` insorta dopo la decisione degli specialisti egiziani di aumentare la dose di chemioterapia!. La Suisse, 29 luglio 1980

Cinque anni prima, il prof. Hardin Jones, fisiologo presso l’Universit`a della California, present`o al Congresso di Cancerologia presso l’Universit`a di Berkeley i risultati di una vasta indagine sulla letteratura medica sul cancro. I dati raccolti da Jones durante 23 anni di lavoro dimostravano che i pazienti con cancro che non si erano sottoposti alle tre terapie “canoniche”, chemio, chirurgia e irradiazioni, erano sopravvissuti piu` a lungo di chi aveva ricevuto queste terapie. In particolare le pazienti con cancro della mammella che avevano rifiutato le terapie tradizionali mostravano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si erano invece sottoposte alle “cure” complete.

A quel tempo potersi permettere economicamente i trattamenti oncologici era fatale (vedi lo sci`a dell’Iran)!

Qual e` l’aspettativa di vita delle pazienti alle quali hanno diagnosticato un

cancro della mammella se rifiutano di sottoporsi a trattamenti? Nessuno si affanna

a cercare una risposta a questa domanda banale.

E dato per scontato che non

abbiano altra scelta che quella che propongono loro.

I dati raccolti da Jones sulle pazienti non “trattate” ci permettono di avere un’informazione sull’aspettativa di vita di pazienti con cancro della mammella. Contrariamente a quello che si vuole far credere il cancro della mammella none` una condanna a morte, ma una malattia con un lungo decorso e con la quale si convive in media, senza chemio, per oltre 12 anni. Aggredire il tumore non sembra un’idea vincente, al contrario. Oltre a essere una spesa inutile per lo stato, oltre a compromettere la qualit`a della vita del paziente, ha come risultato inesorabile quello di accelerare l’esito fatale del cancro.

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Un’ultima considerazione pu`o essere fatta, a partire dai dati raccolti da Jones, sul silenzio piu` assoluto con il quale l’establishment del cancro ha accolto tale analisi disastrosa dei risultati. Non sarebbe stato possibile confutare i dati con altri dello stesso volume e stessa qualit`a. L’industria del cancro doveva conti- nuare la propria corsa, anche se cio` significava mentire ad ogni costo, creare aspettative infondate nella gente, ingannare chi donava i propri soldi.

Poco tempo dopo questo allarme lanciato da Jones, l’eminente rivista medica britannica, The Lancet (13 dicembre 1975), pubblic`o uno studio condotto da quat- tro ricercatori inglesi che riguardava 188 pazienti affetti da carcinoma inopera- bile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni.

Nel 1990 un rapporto simile a quello del professor Jones viene pubblicato dal biostatistico di cancro, prof. dott. Ulrich Abel, dell’universit`a di Heidelberg (Healing Journal, No. 1-2, Vol. 7). Egli affermava:

Sebbene i chemioterapici portino a una risposta, cioe` una diminuzione di massa del tumore, questa riduzione non produce un prolungamento della sopravvivenza del paziente . A volte, anzi, il cancro ritorna piu` aggressivo di prima, poiche´ la che- mio favorisce la crescita di ceppi tumorali resistenti. Inoltre la chemio danneggia gravemente le difese dell’organismo, tra cui il sistema immu- nitario, spesso i reni e il fegato (Chemotherapy of advanced epithelial cancer: a criticai survey, Hippokrates Verlag, Stuttgart, 1990).

Secondo i dati presentati dal dott. Abel, i pazienti trattati con chemioterapia hanno risultati significativamente minori in termini di sopravvivenza, rispetto a pazienti non trattati con la medicina convenzionale, raggruppati e confrontati per tipo e stadio di tumore.

Dopo anni di ricerca in oncologia, Abel arriva a questa conclusione: Un’ana- lisi bilanciata e imparziale della letteratura medica mostra un indice di successi terapeutici quasi nullo dei trattamenti impiegati convenzionalmente nel trattare forme avanzate di tumori solidi . Abel conclude inoltre, dopo aver intervistato centinaia di oncologi: Quello che pensano realmente non sembra essere quello che consigliano alla gente. Molti oncologi non accetterebbero la chemioterapia se avessero il cancro loro stessi . The Cancer Chronicles, Dicembre 1990.

Nel 1991 l’oncologo Albert Braverman scrive: Nessun tipo di tumore solido che era considerato incurabile nel 1975 e` curabile oggi. Molti oncologi racco- mandano la chemioterapia per praticamente qualsiasi tumore, con aspettative che il sistematico fallimento non scoraggia .

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7.4 Carcinoma polmonare: trattare o non trattare?

di Simonetta Rossini medico, Aiuto Oncologia Medica Ospedale Regionale Torrente di Ancona in: AA.VV, Atti del 1° Convegno Macrobiotica e scienza sul tema cibo, ambiente, salute, Bagni di Nocera Umbra, 345 novembre 1995, Un Punto Macrobiotico, Sforzacosta (MC), 1995, pp. 117120.

CHEMIOTERAPIA E RADIOTERAPIA NON AUMENTANO TANGIBILMENTE LA SOPRAVVIVENZA, MENTRE DANNO LUOGO A UN’INFINITA SERIE DI EFFETTI COLLATERALI ANCHE GRAVI

`

E vero che per il carcinoma del polmone “non a piccole cellule” (per esempio il carcinoma squamoso, l’adenocarcinoma e il carcinoma anaplastico) l’utilizzo della radioterapia produce una regressione tumorale, ma la sopravvivenza a 5 an-

ni dei pazienti e` molto bassa, inferiore al 10%, in quanto trattando la malattia

localmente i pazienti possono sviluppare metastasi a distanza.

Anche combinando la radioterapia insieme alla chemioterapia, il dato miglio-

re di sopravvivenza e` di 13,8 mesi. Utilizzando diversi schemi di combinazioni,

anche con cisplatin, la sopravvivenza media aumenta al massimo di 3 mesi. Quin-

di le percentuali di risposta sono alte per la chemio [cio`e in molti casi c’`e una

diminuzione di massa tumorale], ma la sopravvivenza non si modifica di tanto.

Quasi tutti i chemioterapici presentano una tossicita` midollare (con gra- ve diminuzione delle piastrine e dei globuli bianchi) e hanno azione tossica a

livello di DNA. Per ovviare a questi problemi si e` cercato di associare ai chemio- terapici dei farmaci che stimolino e accelerino la generazione midollare di difese immunitarie (soprattutto per avere pi`u globuli bianchi), per limitare la riduzione di leucociti che si verifica nei pazienti trattati con chemioterapia. La sovrapposizione

di nuove malattie o patologie a seguito della depressione del sistema immunitario

costituisce un rischio ed una possibilit`a che il paziente con carcinoma polmonare deve assolutamente evitare. In alcuni casi la riduzione di leucociti viene arginata, ma la risposta al trattamento e la durata della sopravvivenza non migliorano.

Nonostante questo la chemioterapia viene ancora utilizzata dagli oncologi e studiata dai ricercatori. Al massimo possono rivendicare un incremento medio

di sopravvivenza di un mese e mezzo con schemi terapeutici comprendenti il

cisplatino. Questi risultati sono insoddisfacenti.

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7.5 Prostata: trattare o non trattare?

7 marzo 1994 — su: Corriere Salute, p. 22, di G. Masini

In seguito a una serie di studi scientifici riguardanti in tutto 828 uomini affetti da tumore alla prostata, uno dei pi`u noti chirurghi americani, il dottor Gerald Chodak dell’Universit`a di Chicago, e` arrivato a una conclusione per lo meno sconcertante:

molti pazienti, ai quali e` stato diagnosticato un tumore prostatico a lento svi- luppo, potrebbero essere messi in “attesa guardinga”, senza cioe` fare nulla, anziche´ sottoporli a trattamenti radiologici o chirurgici. Il fatto e` che le tera- pie possono comportare effetti collaterali, quali l’impotenza, l’incontinenza e la morte. Le statistiche dimostrano che quelli che non si sono sottoposti ad alcu- no di tali trattamenti sono vivi dopo dieci anni in condizioni buone quanto quelle dei malatiche hanno subito l’intervento chirurgico e gli e` andata bene. Non si trat- ta di abbandonare ogni trattamento, ha detto il dottor Chodak; si tratta invece di informare bene il malato in modo che egli possa scegliere.

23 agosto 1995 — Journal of Amer Med. Ass., “Cancro alla prostata lento:

lasciatelo in pace”

Gli uomini che raggiungono l’eta` della pensione con un cancro alla prostata

a crescita lenta hanno le stesse prospettive di vita di coloro che non hanno il

cancro. Questi i risultati dell’Universit`a del Connecticut, che smentisce i dottori

che consigliano ai pazienti di sottoporsi a intervento o irradiazioni.

4 novembre 1995 — The Lancet

Il 90% dei casi di cancro alla prostata non diventano mai significativi clinicamen- te, afferma Philip Dunn fondatore della Prostate Help Association. La percen- tuale di sopravvivenza a 10 anni tra i pazienti che non avevano ricevuto alcun trattamento era del 91,5% contro il 77% dei pazienti sottoposti a irradiazioni.

9 dicembre 1995 — The Lancet

La chirurgia totale per il trattamento di cancro alla prostata riesce solo a far dif- fondere la malattia, secondo uno studio dell’Universit`a di Oxford pubblicato sulla rivista medica Lancet del 9 dicembre 1995. I ricercatori hanno scoperto che

i chirurghi causano involontariamente la diffusione di cellule cancerose in

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altre parti del corpo, durante l’operazione chirurgica alla prostata. Moni- torando 14 interventi chirurgici consecutivi, sono state scoperte, nel sangue di 12 pazienti, cellule tumorali provenienti dalla prostata a seguito dell’operazione. Questi stessi pazienti non avevano mostrato alcuna cellula tumorale in circolo nel sangue prima dell’intervento chirurgico.

Marzo 1997 — Alternative Medicine Digest n. 17, p. 99

Nel 1996 uno studio, condotto da Grace e Lu-Yao su 3494 uomini trattati con rimozione della prostata, ha rivelato che nel 35% dei casi si dovette far ricorso a un ulteriore intervento (radioterapia, rimozione dei testicoli o terapia di supporto ormonale) entro 5 anni per lo stesso problema o complicazioni. Secondo il dott. Gerald Chodak, del Weiss Memorial Hospital di Chicago, l’informazione che c’`e la possibilit`a di ulteriori interventi non e` generalmente data ai pazienti quando si raccomanda loro l’operazione chirurgica alla prostata. L’altra informazione che non viene data alla maggior parte dei pazienti, con cancro alla prostata e` che esistono efficaci terapie alternative, non invasive, naturali, per arrestare e curare il cancro alla prostata senza far ricorso per niente alla chirurgia. (Estratto da: McKeown, L.A., Elevata percentuale di successivi interventi dopo la rimozione della prostata, in: Medical Tribune, 21 marzo 1996, n. 13).

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7.6 Chemioterapia intensiva a confronto con chemioterapia standard

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Emergency Care Research Institute, marzo 1996

Questa guida e` offerta gratuitamente alle vittime di cancro con la speranza di aiutare a fare le scelte corrette e di rispondere ai loro dubbi. L’ECRI e` un istituto indipendente da 30 anni, un ente di ricerca non profit nel campo della salute che collabora con l’Organizzazione Mondiale della Sanita.` Il team ECRI di esperti e ricercatori, guidato dal dott. Nelson Erlick, ha effettuato un’analisi degli studi pubblicati nella letteratura medica relativamente al cancro al seno fino al 1994 (oltre 1500). Questa rassegna e` maturata dopo un anno di lavoro di un folto numero di scienziati.

Basandosi su tutti i dati disponibili per tumori al seno e` stato trovato che:

1. Nella fase iniziale della terapia c’`e una “incidenza di risposta” pi`u elevata con chemioterapia intensiva e trapianto di midollo osseo che con la chemio- terapia standard. In parole povere la massa di tumore diminuisce. Pero,` la “risposta” non dura a lungo e il cancro ricomincia successivamente a progredire.

2. La chemioterapia standard offre alle pazienti con metastasi del cancro al seno un “tempo di risposta” pi`u lungo (cio`e il numero di mesi nel quale la diminuzione di massa dura) e inoltre pi`u pazienti sopravvivono per un anno rispetto a quelli trattati con chemioterapia intensiva con trapianto di midollo osseo (TMO).

3. La ricerca scientifica su chemioterapia intensiva con TMO non identifica alcun sottogruppo della popolazione in cui tale trattamento pu`o garantire un periodo di non progressione del cancro maggiore di quello di gruppi di controllo.

Elevate dosi di chemio sono tossiche per il midollo osseo, che produce i globu-

li

del sangue che combattono le infezioni. Perci`o la chemioterapia intensiva rende

le

pazienti molto pi`u vulnerabili alle infezioni rispetto a quello che gi`a accade per

la

chemioterapia standard. La chemioterapia e` persino pi`u tossica; pu`o permanen-

temente danneggiare l’abilit`a della paziente di creare le cellule del sangue e pu`o

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renderla vulnerabile a infezioni che mettono a rischio la sua vita. Infezioni posso- no essere spesso causate da minuscoli organismi che normalmente non provocano la malattia in persone sane.

Alcune pazienti non riescono a sopravvivere molto a lungo e muoiono alcuni mesi dopo aver ricevuto chemioterapia intensiva con TMO. Perci`o quelle a rischio ricevono trasfusioni di sangue o stimolazione di colonie/fattori di crescita, cos`ı che possano sopravvivere per un po’ pi`u di tempo (alcuni mesi o pi`u).

L’idea della procedura di chemioterapia intensiva nacque da studi su animali effettuati negli anni ’60. Entro il 1986, circa 2.500 vittime di varie forme di can- cro erano state sottoposte a chemioterapia intensiva con TMO. Entro il 1992, la chemioterapia intensiva era stata usata circa 19.000 volte. Tra il 1989 e il 1992 negli Stati Uniti e Canada, la chemioterapia intensiva fu piu` usata per metastasi al seno che per linfomi non-Hodgkin.

I medici spesso discutono con le pazienti se e come la chemioterapia intensiva possa portare a prolungare lo stadio di non progressione del cancro. In alcuni casi succede che il trapianto di midollo osseo sia proposto come la sola possibilita` di guarigione .

Alcune pazienti tendono a dedurre che piu` forte e` la dose, piu` efficace sara` “l’attacco mortale al cancro”. Questa logica fa apparire la chemioterapia standard l’arma “pi`u debole” dell’arsenale della battaglia contro il cancro. Per`o questa logica non e` supportata dai risultati della ricerca medica.

Inoltre e` importante considerare che in nessun caso nella letteratura medi- ca pubblicata e` stato affermato che chemioterapia intensiva significa o comporta guarigione dal cancro. Dedurre che una terapia e` buona perch´e e` nuova, o perch´e e` pi`u costosa, non ci d´a l’informazione pi`u importante dal punto di vista della paziente: La terapia servira` a mantenere o migliorare la qualita` della vita? .

Bisogna fare domande. Sempre.

Domandare i dati sulla riduzione di massa tumorale, domandare i dati sul- la durata della riduzione di massa. Domandare quali delle vostre caratteristiche personali fanno pensare a un tipo di terapia piuttosto che a un altro.

Domandare di parlare a una o pi`u pazienti, come voi che abbiano completato il trattamento per avere un’idea di che cosa ne pensino loro.

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7.7 Cosa dovrei chiedere al dottore prima di decidere sulla terapia?

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Emergency Care Research Institute, marzo 1996

La statistiche, i risultati di studi medici, possono essere presentati in molti modi, specie nel campo dei tumori. Spesso vi possono essere dati statistici che non significano molto per i pazienti. Per esempio, se anche un reparto chemioterapico vi desse un’elevata “incidenza di risposta”, cio`e per molti pazienti c’`e stata una risposta, ci`o significa solamente che all’inizio la massa tumorale e` diminuita.

Cio` non significa che la vita dei pazienti e` stata prolungata. Cio` non significa che il cancro ha risposto completamente, cioe` e` scomparso.

Un esempio: la chirurgia pu`o temporaneamente far scomparire il cancro, la scomparsa del tumore viene registrata nei dati come “risposta”, ma ci`o non ci dice nulla sulla guarigione del paziente.

Ricordate che la “risposta” in pratica significa che il tumore si e` rimpicciolito, non che il paziente e` guarito o sopravvissuto. Questa rassegna EGRI dimostra anzi che il restringimento della massa tumorale durante la chemio non si correla con il prolungamento della sopravvivenza della vita.

Ecco allora i parametri per le statistiche che vi riguardano:

Risposta

= diminuzione di massa

Incidenza di risposta = percentuale di pazienti per cui c’e` una diminuzione di massa tumorale

Durata di risposta = quanto tempo tale diminuzione dura Risposta completa = massa tumorale non pi`u rilevabile Risposta parziale = riduzione di massa tumorale almeno del

50%

Inoltre: “la sopravvivenza a 1, 2, 3 o 5 anni” oppure “la sopravvivenza senza progressione di cancro”.

Ci sono due parametri che non incontrerete mai nella letteratura me- dica: guarigione e qualita` della vita. Di tutti i parametri sopracitati si parla ampiamente, ma su questi due non c’`e nulla.

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I pazienti spesso ritengono importante il dato sulla durata di non progressione del tumore (cio`e quando il tumore e` stato rimosso, e` stato ridotto in massa o non si sta allargando pi`u). Ma questo non significa che il paziente e` guarito.

Un dato di 15 mesi di non progressione del cancro che cosa ci dice? Po- trebbe essere che il paziente sia stato troppo male per tornare alle sue normali attivita?` Sarebbe utile chiedere di parlare con qualcuno che sia gi`a stato sotto- posto allo stesso trattamento nello stesso ospedale, per avere un’idea dell’impatto sulla qualit`a della vita.

Nella letteratura medica su chemioterapia intensiva con trapianto di midollo osseo per casi di cancro con metastasi, le statistiche pubblicate hanno spesso fatto apparire i risultati migliori di quello che erano.

La cosa pi`u importante che abbiamo scoperto durante questa valutazione ECRI e` che erano esclusi dalle statistiche quei pazienti che erano morti a seguito di complicazioni da trattamento entro 30 giorni dal trapianto di midollo. Questi pazienti sono definiti dai ricercatori con il termine di “decessi prematuri”. L’in- cidenza di decessi prematuri dei pazienti con cancro al seno con metastasi e` stata riportata in 31 studi pubblicati tra il 1984 e il 1994. La media era del 10% dei pazienti, totali negli studi pubblicati tra i1 1992 e il 1994. L’incidenza media di decessi prematuri solo nel 1994 era stata del 17%.

In altri casi, pazienti morti per un’infezione non risultano come morti per il cancro [praticamente compaiono dalla parte dei pazienti guariti].

Negli studi esaminati sono stati scelti solo quei pazienti che avevano avuto buone risposte al trattamento iniziale di chemioterapia. Ci`o costituisce “vizio di selezione” sul risultato finale e non dovrebbe avvenire perch´e rende difficile valutare se la nuova terapia e` realmente migliore della terapia standard.

Capitolo 8

Scienza o politica?

8.1 Garantire l’industria del cancro anche in Italia

Comunicato Andromeda n. 48, 1998

Ci dicono che le sperimentazioni dei farmaci per il cancro avrebbero lo scopo di garantirci nei confronti dei ciarlatani e dei dispensatori di facili illusioni, e mentre il Ministro della Sanit`a fa queste dichiarazioni, proprio un componente della commissione oncologica creata dallo stesso ministero dichiara candidamente al Tg3 del 10 gennaio ’98:

Conoscevamo gia` i buoni risultati della somatostatina ma non se ne e` fatto nulla perche´ le case farmaceutiche non erano interessate a portare avanti la sperimentazione !

Ma chi garantiva i cittadini quando venivano approvati dalla CUF (Com- missione Unica del Farmaco) farmaci e vaccini a suon di miliardi di tangenti? Quella stessa CUF che nel frattempo, per ben cinque volte, in modo sprezzante e sbrigativo, respingeva il “metodo Di Bella”?

Dov’era l’apparato medico-sanitario che nel periodo della gestione De Lorenzo- Poggiolini “non ha visto niente – non ha sentito niente – non ha detto niente”?

E che garanzia scientifica possono dare strutture medico sanitarie che in modo strisciante, in questo decennio, hanno rinunciato ad affrontare la pre- venzione primaria (e cioe` la rimozione delle cause connesse all’inquinamento

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dell’aria, dell’acqua, della terra e del cibo) per affidarsi a una prevenzione far- macologica a base di terapie (basti per tutte ricordare il famigerato tamoxifene) che favoriscono solo interessi economici?

La “questione Di Bella”, imposta in questi mesi prepotentemente all’atten- zione della stampa e delle televisioni e` la punta dell’iceberg di un movimento estremamente diffuso, dalle dimensioni impensate. Da oltre un decennio opera in Italia una miriade di associazioni che ci ha visti in prima fila nella battaglia per una corretta informazione sulla salute e per la libert`a di scelta terapeutica fin dal 1989 con i primi convegni Andromeda e poi, dal ’92, con la creazione, assieme a tanti pazienti del dott. Zora e del dott. Pantellini, di CARTAduemila a partire dalla persecuzione giudiziaria a carico del dott. Zora culminata nel suo arresto. Anche noi, come i pazienti o i terapeuti che lavorano con Di Bella, abbiamo subito perquisizioni, minacce e ricatti. Ma siamo contenti di aver contribuito a questa crescita della coscienza collettiva. Assieme ai malati, e ai loro parenti, cominciano a far sentire la loro voce anche molti medici che, da tempo, hanno optato per metodi di prevenzione e cura non violenti, ma che fino ad oggi non avevano trovato la forza di rendere pubbliche le loro opzioni.

Sempre piu` malati cercano nella cosiddetta Medicina Alternativa, se non la guarigione, una migliore qualita` della vita. Ecco quindi le file di pazienti negli ambulatori dei vari Di Bella, Pantellini, Zora, Hamer e via dicendo. Si

passano la voce dei miglioramenti o delle guarigioni avvenute, si danno i numeri

di telefono, gli indirizzi, non pi`u come carbonari

telematiche: Aspetta a fare la chemio, prova con Zora

spacciato mio marito ed e` dieci anni che

di una mia amica sta molto meglio , Prova con l’ascorbato di potassio

il numero di Pantellini, almeno cos`ı sei sicuro che non soffre .

, Telefona a Di Bella: il figlio

avevano dato per

un tam tam che sfida le reti

ti do`

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8.2

Kankropoli

di Alberto Mondini

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Alcuni anni fa la straziante realt`a del tumore si impose alla mia attenzione. Mi resi conto dell’immensit`a delle sofferenze fisiche e mentali provocate da questa malattia. Constatai, inoltre, l’inutilit`a e l’atrocit`a delle terapie correnti. Scoprii, cosa peggiore di tutte, che il tono emotivo dell’umanit`a di fronte al cancro non era disperazione, era sceso ancora pi`u in basso, fino a una specie di rassegnata, impotente apatia. Cos`ı decisi di fondare l’ARPC (Associazione per la ricerca e la prevenzione del cancro) e, con questo strumento, di percorrere fino in fondo e a ogni costo la strada che avrebbe dovuto mettere fine alla malattia cancro. Cio` che ho scoperto in questi anni e` un’incredibile, allucinante realta` che ha superato ogni mia previsione, congettura, sospetto, fantasia. Pertanto, in piena coscienza di tutti i pericoli e di tutte le responsabilit`a che tale atto comporta, ho deciso di rendere pubblico il materiale che ho raccolto. Queste sono le sconvolgenti conclusioni a cui portano i documenti contenuti in questo dossier (Kankropoli, la mafia del cancro, ARPC, Torino, 1997):

1. Attualmente nella pratica corrente non viene usata alcuna terapia valida per i tumori.

2. Esistono da anni efficaci ed economiche terapie e tecniche di diagnosi pre- coce ideate da geniali ricercatori spesso con scarsi mezzi economici.

3. Esiste una precisa volont`a intesa a impedire che esse vengano usate. Questa volont`a viene attuata, contro questi ricercatori, con tutti i mezzi possibili, siano essi legali o illegali, quali indifferenza, privazione di fondi, calun- nie, diffamazione, persecuzioni (queste sono le pi`u usuali) professionali e giudiziarie, minacce di morte, omicidio.

4. In queste azioni criminali sono coinvolte molte persone e organizzazioni che spesso ricoprono posti di potere, quali: uomini politici, magistrati, funzionari di forze di polizia, dirigenti di case farmaceutiche, alti fun- zionari statali della sanita,` medici, professori universitari, ricercatori, associazioni e tanti altri. Ovviamente la responsabilit`a di questi individui per questa situazione e` ampiamente diversificata nei ruoli e nel grado.

Alcuni di essi si prodigano attivamente con qualsiasi mezzo per mantene-

re l’attuale situazione di inguaribilita` dei tumori perche´ essa permette loro di

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usufruire di innumerevoli fonti di guadagno, tangenti comprese, che derivano dai vari aspetti con cui oggi si presenta quel colossale affare che e` il cancro: la ricerca, la diagnosi, la terapia, le associazioni per la raccolta fondi, la produzione e la vendita di farmaci e di apparecchiature, gli ospedali, le universit`a, il Servizio Sanitario Nazionale, ecc. Essi formano di fatto un’associazione a delinquere di dimensioni internazionali. Altri conoscono bene la situazione, ma tacciono per paura di perdere i loro privilegi. Infine altri ancora, (i pi`u) credono che si stia facendo il massimo e il miglior sforzo per debellare questa malattia; pertan- to assecondano e aiutano in completa fiducia ci`o che viene imposto con segreta violenza.

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8.3 Il monopolio

Molte terapie anticancro rimangono fuori dalla medicina convenzionale perch´e e` stato creato un ostacolo di alcune centinaia di milioni di dollari per l’approvazione del farmaco che non tutti possono permettersi. Possono superare questa barriera solo quelle terapie che l’industria farmaceutica decide di approvare.

Il grado di efficacia della terapia e l’impatto sulla qualit`a di vita del paziente

sono i parametri su cui si basa la scelta dell’industria?

`

E

una situazione di scienza monopolizzata, dunque, e la scienza ha assunto

le sembianze pi`u gradite ai produttori di chemioterapici, tanto che i criteri di va- lutazione dei farmaci sono stati manipolati. Non pi`u guarigione, ma riduzione

della massa tumorale, non pi`u impatto sulla qualit`a della vita, ma sopravvivenza a cinque anni.

Una scienza che appone il sigillo di approvazione solo sui prodotti dei pro- pri mecenati garantisce la soppressione di eventuali concorrenti. Ecco cosa dice Linus Pauling, due volte premio Nobel, che ha cercato inutilmente di proporre la terapia ortomolecolare alla classe degli oncologi:

Tutti dovrebbero sapere che la guerra al cancro e` una grossa frode e che il National Cancer Institute e l’American Cancer Society sono stati negligenti nei loro doveri verso quegli americani che li supportano .

Eliminate dal mercato le terapie dei concorrenti, soprattutto quelle economi- che, efficaci e non tossiche (quale quella ortomolecolare proposta da Pauling) tale mercato e` pi`u facile da gestire e da far accettare. Il prossimo passo e` facile da at- tuare. La definizione di situazione di monopolio e` quella in cui il prezzo, potendo essere stabilito a piacimento, viene fatto lievitare stratosfericamente.

Oggi un farmaco che si paga mille costa si e no dieci alla casa farmaceutica. Prof. Di Bella, Speciale Di Bella, p. 30, gennaio 1998

Ma e` vero che le case farmaceutiche cercano di non farsi concorrenza tra di loro?

1989: due grosse aziende farmaceutiche si fondono nella Smith Kline – Bee- cham; in seguito si fonderanno anche con la American Home (48mila miliardi di fatturato annuale).

1995: avviene la fusione Glaxo – Wellcome (27mila miliardi).

1998: la Smith Kline – Beecham (126mila miliardi) si fonde con Glaxo – Wellcome (180mila miliardi) per un capitale risultante di oltre 300mila miliardi (tre volte la Fiat).

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Le fusioni continuano ad avvenire tra aziende farmaceutiche presenti sullo stesso tipo di mercato: Pharmacia – Upjone (1995), Sandoz e Ciba Geigy (Novar- tis, 1996), Astra – Zeneca (1998).

I bilanci risultanti sono dell’ordine del prodotto interno lordo di molti Stati occidentali. Questi colossi non nascono dall’esigenza dei pazienti, ma dall’e- sigenza di creare monopolio e quindi profitti sempre maggiori.

Non solo i governi non intervengono su questa situazione di monopolio, ma diventano addirittura i paladini del business.

Le strutture politico sanitarie, succubi di questo mercato, vidimano le pro- poste, erogano le risorse, costruiscono binari e stazioni per far giungere a destinazione i tanti prodotti dell’industrialismo farmaceutico. Comunicati Andromeda, 20 febbraio 1998

In Italia si arrivano a spendere circa 60.000 miliardi ogni anno per la cura dei pazienti oncologici. La chemioterapia, la chirurgia e le irradiazioni diventano “te- rapie di stato” e i medici specialisti sono accessori dell’industria farmaceutica, allo stesso modo in cui gli assistenti di volo lo sono per le compagnie aeree . James Carter, Racketeering in Medicine, Hampton Roads Publishing, 1992.

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8.4 Esiste la liberta` di scelta?

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di M. Schar-Manzoli, Associazione Stop al Cancro, 1997

Olivia Pilhar ha male alla pancia e i genitori la portano dal medico. Una sto- ria cominciata banalmente, come molte altre. La diagnosi e` tremenda: si tratta di cancro, un tumore di Wilms ai reni! La bambina viene trasportata d’urgenza all’Ospedale St. Anna di Vienna dove vengono proposte le terapie ufficiali: che- mioterapia, intervento chirurgico, radiazioni. Qualcosa sciocca i genitori di Olivia e non si tratta solo della diagnosi. In ospe- dale, nel reparto dei bambini cancerosi, vedono qualcosa che li spaventa: piccole vittime senza capelli in preda a dolori terribili, semiparalizzati dai trattamenti far- macologici e radianti, incapaci persino di bere un sorso d’acqua, creature senza speranza nelle mani di medici che forse non sanno neppure quello che fanno, che seguono gli schemi di una medicina ufficiale senz’anima. No, Olivia non dovra` sopportare tutto questo! L’istinto di una madre e di un pa- dre spinge i coniugi Pilhar a rifiutare quel genere di terapie e cercare altri mezzi terapeutici nella medicina alternativa.

Il prof. Gadner dell’ospedale St. Anna informa del fatto il dott. Jurgensen, che aveva ordinato il ricovero in ospedale. Quest’ultimo avverte immediatamente

il Tribunale dei Minori. Due settimane dopo i genitori di Olivia sono privati della

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patria potest`a! E come se si dicesse: vostra figlia non e` piu` vostra figlia, lei ormai

appartiene allo Stato ed e` lo Stato che decide cosa fare di lei, come curarla. Un tutore e` nominato dallo Stato per Olivia, nella persona del dott. Zimper: lo Stato le ha dato un nuovo “padre”. I genitori decidono allora di lasciare l’Austria e por- tano la bambina in Spagna. Ma a questo punto, braccati dall’INTERPOL, scoperti dai giornalisti, vengono costretti a consegnare la loro bambina. Olivia e` trasportata dalla forza pubblica all’Ospedale di Vienna, dove e` immedia- tamente messa in uno stato letargico e le vengono inflitte chemioterapia e radiazio- ni. Poco dopo l’inizio della cura deve essere messa sotto respirazione artificiale. Sul suo petto sono applicati tre elettrodi, ha una sonda infilata nel naso che arriva fino ai polmoni; un’altra sonda, che arriva fino allo stomaco, serve per la nutrizio- ne. Ha dei cateteri infilati nelle vene per pompare farmaci fino al sangue. A causa dello stress e del massiccio attacco di farmaci, le difese immunitarie di Olivia crollano; contrae una polmonite che viene curata con antibiotici. La conseguenza e` un nuovo crollo delle difese immunitarie. Le viene somministrata una cura chemioterapica a base di Adriblastina e Vincri- stina. Sembra che all’ospedale nessuno sappia che questi cosiddetti antitumorali non solo non guariscono i tumori, ma possono provocare ileo paralitico (bloc-

L’Immensa Balla della Ricerca sul Cancro

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