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Cambiamento o evoluzione

Corrado Piancastelli
Abbiamo visto che l’insegnamento di "A" ha come solido elemento di base il
principio di evoluzione.
Questo principio è talmente radicato da annullare qualsiasi principio assoluto e la
stessa contrapposizione bene/male, basso/alto, buono/cattivo, ecc.. Ma l’applicazione
più convincente e più vicina ai nostri modelli umani, è nel principio di cambiamento,
il quale rappresenta il vero modello esecutivo del principio evoluzionistico. Se la vita
passiva, vale a dire la vita subita e conservativa (la tradizione, cioè!) rappresentano
l’antimodello dell’intelletto e dell’interiorità e sono il vero ostacolo alla conoscenza,
non c’è dubbio, a rigor di logica, che il suo opposto, cioè la vita attiva dell’intelletto e
dell’interiorità, provocano il cambiamento della persona.
Dal punto di vista dell’umano, il problema diventa estremamente pratico. Per
costituirsi eticamente, la vita deve essere vissuta all’insegna del cambiamento, poiché
ogni staticità è una contravvenzione al principio dell’evoluzione.
E’ vero che la staticità (cioè la tradizione, il conservatorismo, la rinuncia a
sperimentare!) non determina problemi e non produce sorprese, ma una esistenza
passiva che significato può avere? Noi non possiamo essere "cinghie di trasmissione"
di un sistema. Dobbiamo lottare per migliorarlo e nel contempo proporci (prima a
noi stessi e poi al mondo) come soggetti liberi che fanno della propria vita una
palestra tutta in salita.
Cambiamento spirituale (nel senso di una sempre maggiore e migliore
conoscenza del vivere soggettivo e oggettivo) e cambiamento nel comportamento
(come migliore uso della libertà personale e della comprensione di quella altrui, della
maggiore apertura, tolleranza e rispetto verso gli altri, ecc.) sono, concretamente, atti
che comportano un lavoro di riflessione e di attenzione verso il proprio Sé, una
entusiasmante volontà di sperimentare molteplici situazioni, di uscire dalle regole
conservatrici e proporsi come rivoluzionari morali nei confronti della staticità del
vivere: lo Spirito è un essere libero, e il corpo bloccato dalla trappola.
Riportiamo alcuni stralci di lezioni di "A".
Dice il Maestro: "Il cambiamento spirituale è necessario, è fondamentale, perché
riconosce una matrice spirituale che vive con voi il tempo della vita umana. Questo
riconoscimento è fondamentale, evidentemente,perché è l’unica cosa che crea il
desiderio, le aspirazioni a nuovi modelli di vita perché si adempia il destino del
corpo, che è quello di essere il trasmettitore di esperienze e segnali, ma
svolti attraverso il lavoro, la lotta, la sofferenza dove occorre, ma anche la felicità
dove occorre e dove è necessaria, per trasformare le vite passive in vite attive. Ma
nonostante questo molte volte mi accorgo che tendete continuamente a sedimentarvi,
cioè ad essere passivi, a far trascorrere le vostre giornate nell’inerzia, nel fatuo, nel
mondano, nello sciocco, cioè a dire senza dare un senso, una intenzione alle vostre
volontà di vivere, che sono soltanto poi volontà apparenti, se per vita intendete la
ripetizione continua di gesti quotidiani che non rinnovante minimamente. Invece
dovete vincere la paura del cambiamento, correre qualche rischio, perché senza tutto
questo la vita umana veramente non ha significato, ripete il meccanismo della cellula,
il gesto della bestia, la ripetitività ossessiva di movimenti che non hanno né senso, né
direzione.
Ecco che dovete osare di più, osare tutto se è possibile, staccarvi da questa
abitudine alla conservazione di vite a volte banali, di vite che si rincorrono nei giorni,
nei mesi, negli anni, per cui vi trovate vecchi e, guardando indietro, è come se non
aveste passato, perché ogni giorno è uguale all’altro, ogni anno è eguale al
precedente, e non riuscite a contrassegnare, a marcare nei vostri anni gesti impropri,
desideri irrealizzati, capovolgimenti caratteriali, nuove direzioni, nuovi modi di
interpretare il mondo. Ma così facendo vi condannate ad un passato inesistente,
perché guardando indietro non trovate tracce se non quelle degli ultimi giorni solo
perché si tratta di una memoria recente.
Ciò per lo Spirito diventa molto triste perché si rende conto che una vita cercata
con tutte le difficoltà di trovare spazio in una incarnazione, diventa insignificante,
banale, anche se socialmente giusta, normale, eticamente sana per i parametri storici e
religiosi del proprio tempo. Le persone non riescono a capire che più una vita è
"normale" più ricalca i ritmi biologici della natura.
Naturalmente ciò, per la vostra tradizione culturale, suona paradossale. Ma
quelle vite che voi chiamate normali, giuste o santificate, sono spesso vite
spiritualmente bruciate perché trascorse all’insegna del nullismo, cioè a dire, in una
ripetitività che ricalca il mondo della natura ma non la qualità dello Spirito, perché lo
Spirito è l’Essere che cerca, nella sua libertà, i gesti audaci, cerca riconoscimenti
impropri, cerca percorrenti non stabili, cerca di guardare laddove altri non hanno
guardato, cerca cioè nuove maniere di vita, nuove esperienze; e sa misurarsi o tenta
sempre più di misurarsi, con un universo stabile, ma con l’universo dinamico, non
con la materia che appare nella quiete delle leggi, ma nei principi che sono sottostanti
alla quiete.
Lo Spirito non è un essere quieto, perché è l’essere che promana e proviene da
una divinità il cui segno caratteristico è la vita, ma la vita intelligente, la vita che
pensa, che crea, la vita che verifica, la vita che è movimento e non è calma o quiete.
Il mio invito, il mio modo di suggerirvi amore, se vogliamo usare questa parola,
il mio modo di suggerirvi e darvi il bene, consiste nello spronarvi a scuotere questi
vostri corpi troppo esangui e troppo fermi e troppo legati ad una stabilità che, se va
bene per la natura, non si adatta alle regole dello Spirito. Questo è, quindi, il segnale
col quale dovete auguravi di cominciare questo nuovo percorrimento, che poi è il
percorrimento che dovrebbe rappresentare la costante di tutta la vostra vita."
"La cristallizzazione è sempre un evento negativo; d’altra parte io capisco che lo
Spirito si trova in una situazione un po’ particolare. Vive, cioè, in un corpo che
per natura tende alla cristallizzazione, cioè a stare fermo. Potreste dire che,
contrariamente alla specie animale, l’intelligenza tipica della specie umana
tenderebbe a creare delle fughe: ciò, però, non accade. E’ vero che l’intelligenza
tende a creare fughe ed a sommuovere la quiete del corpo, ma questo non si verifica
nella realtà, quindi c’è qualcosa che non funziona in questo ragionamento: sembra
che non bastino l’intelligenza, la volontà, la possibilità apparente di libere scelte per
modificare la cristallizzazione di un corpo che sopravvive a se stesso; gli esseri
umani, una volta acquisiti alcuni beni, tendono a fermarsi ed a continuare a vivere
nell’ambito di questi beni acquisiti. L’essere umano tende a vivere tutta l’esistenza
con le regole che ha appreso, cioè nella trappola che si è costruito intorno a sé
medesimo.
Soltanto un guizzo più libero e una meta utopica (non inscritta, però, nella
cristallizzazione e nella ripetitività) dissociano la cristallizzazione. Ciò
rappresenterebbe una ulteriore prova dell’esistenza di un estraneo all’interno di una
struttura data, che spinge l’essere umano ad uscire dalla sua trappola ed a muoversi
secondo regole diverse della cristallizzazione e della sopravvivenza a cui facevamo
cenno. Sembra dunque che soltanto la presenza di quello che io chiamo Spirito
costituisca quella riappropriazione di libertà in uno schema già prefissato quale è
quello del corpo.
Lo vedete guardandovi intorno. Non vedete che la maggior parte delle persone
tende a restare ferma nelle proprie abitudini, nei propri riti, nelle proprie regole e
tabù, e non riesce a scuotersi da questa apatia del vivere perché non trova veramente
la sua dimensione di Spirito, la sola che non soltanto lo spingerebbe fuori, ma
costituirebbe, col riconoscimento del Sé spirituale, l’autorizzazione interiore a vivere
secondo la regola dello Spirito e non secondo la regola del corpo, o per lo meno, non
soltanto con l’una perché, finché si è viventi, lo Spirito ha il dovere di accettare parte
della terra.
Questo significa che, nonostante tutte le vostre buone volontà e tutte le vostre
dichiarazioni d’intenti, voi non avete riconosciuto ancora il vostro Spirito, non ne
avete la persuasione sostanziale, viscerale, mentale. Lo Spirito, per voi, resta una
definizione, non una proprietà dell’Essere; è qualcosa che definite attraverso le parole
e le voci dei filosofi, ma non è il convincimento profondo quale poteva averlo un
Cristo che, in nome di se stesso, si fa anche trucidare in croce, perché aveva
l’assoluta certezza di essere uno Spirito immortale. E’ quel tipo di convincimento che
porta fuori dalla trappola, il sapere veramente di esistere come sostanza spirituale e
non come una definizione teorica, ma come una verità sostanziale.
Le definizioni teoriche sono facili ad accettarsi, come si accettano le cose che
avete appreso a scuola, ma diventano affermazioni e verità che sono fuori di voi,
anche se le accettate e le riconoscete vere e giuste. Sono fuori di voi perché restano
teorie ma non cambiamenti dell’atteggiamento interiore che riconosce la proprietà di
se stesso.
Quando sarà avvenuto questo, allora il cambiamento sarà automatico, come è
automatico in tutti coloro che, avendo riconosciuto la proprietà del proprio Spirito,
possono cambiare da un giorno all’altro come colpiti e folgorati dall’illuminazione
della verità che essi rappresentano. Finché non ci sarà questo, voi vi muoverete
soltanto nella teoria, nelle acquisizioni esterne che non producono un cambiamento
interiore.
In buona sostanza "cambiare" significa passare da una esistenza passiva e
insignificante, al riconoscimento attivo di essere fondamentalmente una sostanza
spirituale che, nell’esistenza terrena, deve dare una meta, uno scopo alla vita.
"Cambiare" deve intendersi proprio nella direzione del desiderio interiore che
promana dall’Anima. Anche se l’Anima sembra tacere, assumere la teoria del
cambiamento vuole anche significare il riconoscimento che, senza uno scopo, la vita
è pura inutilità e nevrosi, perché riporta l’uomo alla natura animale che è sempre
ripetitiva.
La moralità della vita è nell’obbedienza ai principi di un’etica universale in cui
predominano i principi dell’evoluzione, della conoscenza e della libertà del soggetto.
Entro limiti di adeguamento, flessibilità e riconversione, questi principi stanno alla
base anche della filosofia di vita dell’umanità.
"Molti hanno paura di cambiare perché suppongono che i rischi del
cambiamento siano dolorosi. Non tengono presente, costoro, che esiste anche il
piacere del cambiamento, il piacere di cambiare la propria vita, il piacere di rinascere.
Infatti, quasi sempre, i cambiamenti rappresentano una rinascita. C’è il piacere ed il
gusto del nuovo; una volta che nell’ambito della cristallizzazione si è rimasti per
quasi tutta la vita, credo che il cambiamento rappresenti uno stimolo e una novità da
non sottovalutare. Certo il coraggio ci vuole; ma così come ci vuole per tante altre
cose che, pur non essendo a rischio, egualmente neppure cambiate. Voi non cambiate
niente, neppure le cose più banali. Siete capaci di portare le stesse fogge d’abito per
anni, di usare gli stessi colori per tutta la vita, di avere in casa gli stessi mobili per
tutta l’esistenza, siete legati ed affezionati alle cose più inutili, non avete il coraggio
di cambiare neppure le vostre abitudini alimentari, neppure i vostri orari di sonno.
Siete degli esseri ripetitivi ed io veramente non capisco come facciate a non stancarvi
di vivere in questo modo.
Vorrei per un momento soltanto farvi gettare lo sguardo nella vita di uno Spirito
il quale è un essere in continuo lavoro e movimento, proprio perché egli è coscienza
attiva in evoluzione e, implicitamente, in eterno cambiamento, nell’eternità
dell’identità.
Lo Spirito "assapora" il nuovo, vive nel nuovo, cerca nel nuovo per amplificarsi,
di risvegliare la propria natura divina. Lo Spirito è un essere esattamente il contrario
di quello che voi siete nel corso della vita. Ecco perché non capisco bene come
facciate a non stancarvi di fare sempre le stesse cose. Io capisco che ci sono cose che
non potete cambiare, come il lavoro, la necessità di dover guadagnare per vivere, vive
gli aspetti un po’ passivi dell’esistenza. Lo capisco benissimo.