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Antonio Montanari

La seconda guerra mondiale

«LIBERA UNIVERSITÀ RIGHETTI», CONFERENZA,
Rimini, 11 ottobre 2002



1. L'Europa di Versailles [1]

Tutto comincia nell'estate del 1939, l'ultima di pace per
l'Europa. Una parola serve a spiegare la crisi europea:
Versaglia, il nome italianizzato (quelli stranieri sono al bando
nel nostro Paese) della città francese di Versailles dove il 28
giugno 1919 è stato firmato il trattato di pace con la
Germania, dopo la fine della prima guerra mondiale.
Le potenze vincitrici, tra cui l'Italia, avevano voluto mettere
in ginocchio lo Stato tedesco, considerato responsabile di
quel conflitto che aveva insanguinato l'Europa dall'estate
1914 all'autunno 1918, con circa dieci milioni di morti.
La Germania ha dovuto concedere alla Polonia uno sbocco
sul mare, il «corridoio» che termina con la città libera di
Danzica.
Al convegno di Stresa dell'aprile 1935 (Hitler è al potere da
due anni, Mussolini da tredici), Italia, Francia e Gran
Bretagna condannano il riarmo tedesco: è l'ultima
manifestazione di solidarietà tra le potenze vincitrici del
1918.
Il 3 ottobre 1935 l'Italia aggredisce l'Etiopia senza neanche
uno straccio di dichiarazione di guerra [2]. Le potenze
occidentali non si oppongono, anzi dalla Francia sono giunti
segreti appoggi diplomatici.
La Società delle Nazioni [3] adotta allora le «sanzioni» verso
l'Italia, vietando di venderle merci necessarie all'industria
bellica.
Il fascismo a questo punto si allontana dai vecchi alleati, ai
quali avrebbe dovuto essere riconoscente per aver avuto
mano libera in Etiopia. Ringrazieremo la Francia
aggredendola nel 1940. L'impresa africana, nata anche per
contrastare la politica commerciale del Reich, avvicina
definitivamente l'Italia alla Germania nazista.
Nello stesso 1936 Italia e Germania si pongono a fianco di
Francisco Franco, vincitore tre anni dopo della guerra civile
spagnola.
Ancora nel 1936, il 24 ottobre, Italia e Germania si uniscono
nell'asse Roma-Berlino, con Mussolini ormai succubo di
Hitler.
Dopo la conquista di Addis Abeba, il 9 maggio 1936,
Mussolini proclama la fondazione dell'impero d'Etiopia [4].
Badoglio è nominato viceré.
Il duce vive la sua stagione d'oro: sono quelli che gli storici
chiamano i momenti del «consenso» del popolo italiano
verso il regime fascista.
Il 6 novembre 1937 nasce l'asse Roma-Berlino-Tokio.
Hitler alla fine del 1937 comincia a parlare della conquista di
uno «spazio vitale» per la Grande Germania, creando in tal
modo le premesse del secondo conflitto mondiale. Il führer
vuole riunire tutti i tedeschi europei del terzo Reich. Il 12
marzo 1938 invade l'Austria [5].
La campagna antiebraica di Hitler, iniziatasi nel settembre
1935 con le «leggi di Norimberga», si intensifica. Dopo la
«notte dei cristalli» [6] (8-9 novembre 1938), il capo dello
Stato tedesco parla di una soluzione finale del problema
ebraico.
Mussolini il 17 novembre 1938 emana un decreto-legge per
difendere la razza pura: nell'agosto precedente sono state
prese le prime misure che discriminano gli ebrei anche in
Italia.
Settembre 1938: Mussolini, dietro invito inglese [7],
propone un incontro a Monaco [8] per discutere le pretese
tedesche sul territorio dei Sudeti in Cecoslovacchia.
A Monaco avviene la capitolazione delle democrazie
occidentali. E si accelera «la marcia dell'Europa verso la
guerra» [9]. Hitler può annettersi i territori cecoslovacchi
abitati dai tedeschi [10], il 1° ottobre 1938.
Dal 15 marzo 1939 la Germania occupa interamente la
Cecoslovacchia. L'Italia si accontenta di sbarcare in Albania,
il 7 aprile.
L'attenzione di Hitler si sposta, a questo punto, sulla Polonia
a cui chiede la città di Danzica, abitata da popolazione in
maggioranza tedesca.
Il 22 maggio 1939 Italia e Germania firmano a Berlino il
«patto d'acciaio» (Ribbentrop-Ciano): l'alleanza doveva
scattare automaticamente se uno dei due Paesi entrava in
conflitto. Il 23 maggio il führer invita i suoi capi militari a
prepararsi ad una guerra generale.
L'Unione Sovietica il 23 agosto, dopo aver interrotto il 21 i
negoziati con Francia e Gran Bretagna, firma a Mosca con la
Germania un patto di non aggressione (è il cosiddetto patto
Molotov-Ribbentrop). I due nemici mortali, nazismo e
comunismo, si accordano pure con un protocollo segreto ai
danni soprattutto della Polonia [11].

2. L'Europa di Danzica
Il 1° settembre 1939, alle 4,45 del mattino, le truppe
tedesche attaccano la Polonia, senza dichiarazioni di guerra.
«L'Italia non prenderà alcuna iniziativa di operazioni
militari», dice un bollettino del Consiglio dei Ministri. Il duce
parla di non belligeranza. E' un'«espressione più maschia»
della semplice neutralità [12]. Roma sta a guardare.
Mussolini è consapevole del «desiderio di pace che si levava
dal paese» e della «impreparazione» delle forze armate
[13]. Nell'impresa etiopica, nella guerra di Spagna e
nell'aggressione all'Albania, erano emerse «gravi deficienze
militari» [14].
L'attacco tedesco doveva partire il 26 agosto. Hitler lo
posticipò per colpa di un messaggio di Mussolini. «Il duce gli
diceva: noi non siamo pronti a marciare, e potremo farlo
soltanto quando la Germania ci avrà fornito tutto il materiale
bellico e le materie prime di cui abbiamo bisogno. Il Führer,
sbraitando contro l'infedeltà dell'alleato, fu costretto a
revocare l'ordine di attacco» [15].
La stessa mattina del 1° settembre Hitler annuncia l'inizio
del Blitzkrieg, della guerra lampo, in un discorso al
Reichstag: «Danzica era ed è una città tedesca» [16].
Chamberlain da Londra manda ad Hitler una semplice nota
diplomatica per chiedere «l'assicurazione esauriente» che
avrebbe «sospeso ogni azione aggressiva contro la Polonia»
e che era disposto a ritirarsi subito [17]. Due giorni dopo,
Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra alla Germania. Il
5 settembre Stati Uniti e Giappone proclamano la loro
neutralità.
Mosca pensa ai codicilli segreti aggiunti al patto Molotov-
Ribbentrop: «La Polonia sarebbe stata spartita tra Germania
e Russia al termine della campagna militare tedesca: le terre
ucraine e bielorusse che facevano parte di quello Stato
sarebbero tornate alla Russia, come ai tempi dello zar,
spostando verso occidente le frontiere, con innegabile
vantaggio militare». I tedeschi inoltre avrebbero concesso di
riconoscere all'Urss analoghi «interessi» verso altri territori
(Lettonia, Estonia, Finlandia) [18].
«Il 6 settembre Varsavia rivolge un appello disperato a
Mosca per ottenere rifornimenti bellici, ignorando gli accordi
segreti fra Hitler e Stalin. Molotov ovviamente li rifiuta».
Stalin teme che, travolta la Polonia, tocchi ai confini russi:
ordina una mobilitazione parziale dell'Armata Rossa. Ritarda
l'ingresso in Polonia, che inizia il 17 settembre. Nello stesso
giorno a Cracovia comincia il genocidio del popolo ebraico. Il
27 Varsavia capitola, mentre Ribbentrop arriva nuovamente
a Mosca per decidere lo smembramento della Polonia. Si
firma un nuovo trattato, questa volta detto «di amicizia»,
che prevede l'intensificarsi di scambi commerciali. Stalin, in
appendici segrete, promette a Hitler di «restituirgli» quei
comunisti tedeschi sfuggiti al nazismo riparando in Russia.
«Promessa che spietatamente manterrà» [19].
Molotov esulta per la scomparsa della Polonia, «questo
mostruoso parto del trattato di Versailles» [20]. E per
l'atteggiamento di Hitler che considerava chiusa il conflitto
con la conquista della Polonia, mentre Inghilterra e Francia
erano favorevoli a continuare la guerra [21].
Il dramma della Polonia è antico: risale al 1772, 1793 e
1795 quando il suo nome scompare dalle carte geografiche.
Tra 1807 e 1814 Napoleone forma il Granducato di Varsavia.
Al Congresso di Vienna nel 1815 è restaurato il regno di
Polonia. Dopo le nuove occupazioni russe dell'Ottocento, nel
1918 nasce uno stato indipendente polacco.
I polacchi avevano già fatto le spese del disimpegno
francese ed inglese davanti alla loro rivolta antizarista
iniziata il 29 novembre 1830. Quando l'anno dopo essa fu
domata, il ministro degli esteri francese Sebastiani pronunciò
una frase rimasta celebre: «L'ordine regna a Varsavia». Era
il 16 settembre 1831. La Russia aveva vinto.

3. L'Italia di Mussolini
L'Urss il 30 novembre attacca la Finlandia. La campagna
durerà fino al marzo del 1940. La Finlandia ha rifiutato di
concedere basi per la protezione di Leningrado.
Il 18 marzo 1940 Hitler e Mussolini s'incontrano al Brennero.
Il duce promette l'intervento in guerra, senza precisarne
però la data.
Il 9 aprile Hitler fa occupare Danimarca e Norvegia. In
Norvegia i tedeschi insediano il governo fantoccio del nazista
Vidkun Quisling. Il 10 maggio inizia l'offensiva tedesca
contro la Francia e le truppe britanniche giunte in suo aiuto,
con l'invasione di Olanda, Belgio e Lussemburgo, senza
dichiarazione di guerra ed in violazione della loro neutralità.
Lo stesso 10 maggio a Londra Wiston Churchill diventa
primo ministro, promettendo «lacrime e sangue».
L'Inghilterra è duramente colpita: Coventry è rasa al suolo,
ma reagisce abilmente con la propria aviazione.
Il 14 giugno i tedeschi prendono Parigi. Contro i cugini
d'Oltralpe, ormai in ginocchio, si è buttata anche l'Italia. Il
10 giugno sera c'è stato il «Folgorante annunzio del Duce»,
come intitola il Corriere della Sera: «Popolo italiano corri alle
armi». E' l'entrata in guerra contro Francia e Gran Bretagna,
con la speranza di spartire il bottino della vittoria. Mussolini
ha agito «di sua iniziativa, senza consultarsi» [22] con il
governo. Il ministro della cultura popolare Alessandro
Pavolini impartisce le direttive ai quotidiani: scrivere che si
tratta di una guerra «proletaria».
«Già nel 1938 Mussolini aveva annunziato che, in caso di
guerra, si sarebbe assunto il comando militare supremo. [...]
L'annunzio del duce era incostituzionale e nella primavera
del 1940 il re dimostrò un'inattesa energia nel difendere le
sue prerogative, fra cui era quella di guidare la nazione in
tempo di guerra, ma alla fine capitolò e accettò di delegare il
comando al suo primo ministro» [23].
Al re Mussolini aveva presentato, al ritorno dal Brennero, un
memoriale sostenendo la necessità di affiancare la Germania
per non perdere la faccia: si era dichiarato certo che l'Italia
«non poteva fare una guerra lunga; non poteva cioè
spendere centinaia di miliardi» in un conflitto; e aveva
sostenuto che bisognava ritardare l'intervento il più possibile
perché la guerra sarebbe costata al nostro governo un
miliardo al giorno [24].
Pio XII aveva inviato molto messaggi a Mussolini per
scongiurare l'intervento italiano. Con l'enciclica Summi
Pontificatus del 20 ottobre 1939 Pio XII, aveva già
condannato la guerra pubblicamente [25]. Mussolini accusa
papa Pacelli di aver «rammollito, disarmato, svirilizzato» gli
italiani [26].
Il 10 giugno comincia anche per l'Italia il dramma della
guerra. Gli studenti universitari sono chiamati
obbligatoriamente a far domanda di partire volontari. Scrisse
Guglielmo Zucconi: «Non mi passò per il capo che essere
obbligato a fare il volontario era un nonsenso [27]».
Non fu l'unico nonsenso dell'Italia del 10 giugno. Non
avevamo gli otto milioni di baionette reclamizzate dal
regime, ma soltanto due o tre: «gli uomini sotto le armi
erano male equipaggiati; gli indumenti erano inadeguati e
dopo la mobilitazione non c'erano abbastanza divise» [28].
L'artiglieria pesante era quella del 1915, mancavano le
materie prime per sostituirla con una produzione adeguata
alle necessità ed avviata soltanto nel 1939, ma subito diretta
al mercato estero (Francia ed Inghilterra) per bisogno di
valuta straniera. «La scarsità di apparecchi da ricognizione
impediva un'efficace protezione dei porti e della flotta. La
marina [...] era in migliori condizioni, ma la sua provvista di
combustibile era scarsa»: molte navi rimasero per questo
inoperose nei porti, così come molti mezzi di trasporto
furono abbandonati nel deserto africano [29].
Il 25 maggio entra in vigore l'armistizio fra Germania e
Francia. Nasce il governo collaborazionista di Vichy. Il
generale De Gaulle il 18 giugno lancia da Radio Londra un
appello alla guerra per la «Francia Libera», come si chiama il
suo movimento.
Il 27 settembre Germania Italia e Giappone stipulano il
«patto tripartito» [30], in base al quale il Giappone entrerà
in guerra il 7 dicembre 1941. L'Italia attacca senza successo
in Africa settentrionale ed in Grecia. Perde l'Etiopia
(occupata dagli inglesi).
Il 28 ottobre Mussolini decide di attaccare la Grecia,
sperando anch'egli invano in una guerra lampo.
A novembre a Berlino s'incontrano Molotov e Ribbentrop.
L'alleanza fra Germania ed Urss s'incrina. Sotto accusa
l'attacco italo-tedesco nei Balcani ed il controllo germanico in
Romania, per controllare le fonti petrolifere.

4. Il 1941
Nel 1941 truppe tedesche ed italiane invadono l'Jugoslavia.
La Germania occupa la Grecia che capitola in aprile. Le
truppe naziste registrano vittorie in Africa settentrionale. Gli
Usa aiutano la Gran Bretagna con rifornimenti via mare. I
sottomarini tedeschi infliggono gravi perdite alle navi
americane, senza però impedire il flusso continuo degli aiuti
statunitensi.
Il 22 giugno Hitler attacca la Russia con tre milioni di uomini,
diecimila carri armati e tremila aerei su di un fronte di 1.400
chilometri. In agosto nasce il corpo di spedizione italiano in
Russia. Sarà travolto dalla reazione sovietica: i nostri militari
erano con equipaggiamento inadeguato e senza i mezzi
meccanici adeguati a quelli del nemico.
Nell'agosto, Usa e Bretagna firmano la Carta Atlantica, in cui
si annunciano le linee del dopoguerra: autogoverno dei
popoli, rinuncia all'impiego della forza.
7 dicembre 1941, il Giappone attacca a Pearl Harbour nelle
Havaii la flotta americana alla fonda in quel porto. L'8
dicembre gli Usa dichiarano guerra al Giappone. Per il patto
tripartito, l'11 dicembre Germania ed Italia dichiarano a loro
volta guerra agli Usa.
Tutta l'Europa, tranne Svezia, penisola iberica e Svizzera, è
sotto il dominio hitleriano. Nascono i campi di
concentramento per i prigionieri di guerra ed i dissidenti
politici. Ed i campi di sterminio per la «soluzione finale» del
cosiddetto problema ebraico che farà sei milioni di vittime.
Nell'inverno 1941-42 l'Europa vive il momento più tragico
della sua storia, con i massicci bombardamenti aerei delle
forze inglesi ed americane.
Il 4 settembre 1941 comincia l'assedio di Leningrado.
Costerà circa ottocentomila vittime per fame [31].

5. Il 1942
Dopo alcuni successi italo-tedeschi in Africa ed in Russia, c'è
un'inversione di tendenza: i tedeschi sono bloccati a
Stalingrado e gli inglesi raggiungono Tripoli.
A giugno, alle isole Midway i giapponesi sono battuti dagli
Usa. Ai primi di novembre, in Algeria e Marocco sbarcano
truppe anglo-americane. Tra dicembre 1942 e maggio 1943,
vittoria alleata in Tunisia.
La battaglia di Stalingrado fra novembre 1942 e 2 febbraio
1943 distrugge l'armata tedesca di von Paulus. In centomila,
tra cui venti generali, i tedeschi si arrendono ai russi. E'
l'inizio della controffensiva russa sul fronte meridionale. Ed è
anche l'ingresso di Stalin, comandante dell'Armata Rossa, fra
i quattro grandi ai quali toccherà governare il mondo [32].

6. Il 1943, caduta del fascismo
L'occupazione dell'Africa settentrionale (novembre 1942) è la
premessa dello sbarco alleato in Sicilia del 10 luglio 1943,
del bombardamento di Roma (19 luglio) e dell'arresto di
Mussolini, cioè del nuovo colpo di Stato della monarchia,
come per la nascita del governo fascista nel 1922.
Nella notte sul 25 luglio, un odg del Gran Consiglio del
Fascismo mette in minoranza Mussolini che il pomeriggio
dello stesso giorno è fatto arrestare dal re dopo un colloquio.
Il Fascismo è finito, ma «la guerra continua» come dice
Pietro Badoglio, nuovo capo del governo. La notizia
dell'arresto di Mussolini è data dalla radio italiana alle 22.45.
Segretamente il governo negozia con gli alleati l'armistizio,
firmato a Cassibile in Sicilia il 3 settembre, e reso noto dagli
stessi Alleati l'8 settembre. La guerra continua ancora,
questa volta contro l'ex alleato tedesco, di cui però Badoglio
parlando dai microfoni dell'Eiar alle 19.42, con buona dose di
ipocrisia non fa il nome: «Ogni atto di ostilità contro le forze
anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in
ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da
qualsiasi altra provenienza» [33]. La gente non capisce, e
crede che sia arrivata l'ora della pace. Invece il periodo più
tragico deve ancora venire.
Re e governo lasciano Roma e corrono in auto a Pescara,
dove s'imbarcano per Brindisi. Mentre da Salerno gli alleati
salgono verso Nord, al conflitto internazionale si
accompagna la guerra civile. Il 14 novembre nasce la
repubblica di Salò. Comincia la resistenza armata. A renitenti
e disertori il 18 febbraio 1944 sarà minacciata la pena di
morte.
A Roma il 16 ottobre 1943 avviene la «grande razzia degli
Ebrei», come dice il titolo del libro di Fausto Coen (Firenze
1993), su ordine del ministro dell'Interno tedesco, Heinrich
Himmler. Se «le vittime di quella infame giornata furono
meno di quel che i tedeschi avrebbero voluto», il merito va
alla «solidarietà di molti cittadini romani e di non pochi
religiosi di vari Conventi e Istituti».
Nel novembre 1943, alla conferenza di Teheran, Inghilterra,
Urss ed Usa preparano lo sbarco in Normandia, che avviene
nel giugno 1944. E si discute il futuro assetto del mondo.

7. L'Italia liberata
L'offensiva alleata in Italia inizia con lo sbarco in Sicilia.
Segue un lungo e difficile cammino. Agli inizi di settembre
sono liberate Taranto, Brindisi e Bari. Il 16 Kesselring,
comandante tedesco nel Sud, inizia la ritirata. Il 19 i nazisti
incendiano in Piemonte il paese di Boves e trucidano per
rappresaglia 32 civili. La Quinta armata americana il 23
settembre comincia l'avanzata verso settentrione. Dal 27 la
popolazione di Napoli per quattro giorni insorge contro i
tedeschi, riuscendo a cacciarli. Napoli è conquistata dagli
Alleati il 1° ottobre.
Il 13 novembre all'Italia è riconosciuto lo status di «nazione
cobelligerante».
1944. Il 12 gennaio inizia l'offensiva aerea alleata in vista
dello sbarco di Anzio che avviene il 22, con 50 mila uomini.
Il 26 gennaio reparti americani stabiliscono una piccola testa
di ponte poco a nord di Cassino. Il 29 i 70 mila soldati
americani passati all'offensiva incontrano forte resistenza. Il
4 febbraio gli americani arrivano a 900 metri dall'abbazia di
Montecassino: il 15 febbraio la bombardano con 400
tonnellate di bombe, sganciate da 229 fortezze volanti in
due ondate successive, nella convinzione (dimostratasi poi
errata) che l'antico monastero benedettino fosse stato
trasformato in una roccaforte tedesca. Il 17 febbraio gli
indiani danno l'assalto a quota 593 a nord di Montecassino.
Un mese dopo, il 17 marzo i neozelandesi conquistano la
stazione ferroviaria di Cassino. Nei giorni successivi
proseguono scontri di grande violenza. Gli alleati decidono di
sospendere le operazioni in attesa della buona stagione.
Alle Fosse Ardeatine il 24 marzo i tedeschi trucidano 335
persone, tra cui molti ebrei, per rappresaglia contro
l'attentato partigiano di via Rasella, costato la vita a 33
militari tedeschi.
Sul fronte di Cassino l'offensiva riprende l'11 maggio, con
duemila cannoni che aprono il fuoco contemporaneamente.
Due giorni dopo, francesi e marocchini aprono la strada per
Roma. Il 17 inizia il ritiro tedesco da Montecassino. La
mattina dopo truppe polacche raggiungono i resti
dell'abbazia. Il 23 scatta un'offensiva generale alleate nel
settore di Anzio. Alle 19.45 del 4 giugno i primi americani del
generale Clark, comandante della Quinta armata Usa, sono a
piazza Venezia. La conquista di Roma è costata, tra morti
feriti e dispersi, 30 mila uomini agli americani, 12 mila agli
inglesi, e 25 mila ai tedeschi.
Con la cosiddetta «svolta di Salerno» del marzo 1944,
Togliatti dichiara la disponibilità dei comunisti a collaborare
con il re, a patto che si costituisca un governo di unità
nazionale che lotti contro i tedeschi, e che, a guerra finita,
un'Assemblea Costituente, eletta a suffragio universale,
decida sulla questione istituzionale (monarchia o repubblica).
Il re s'impegna a cedere i poteri al figlio come luogotenente,
il che avviene il 5 giugno. Si forma il governo Bonomi che
esprime le forze resistenziali riunite nei Comitati di
Liberazione Nazionale.

8. Il 1944-1945, verso la pace
A giugno, nella notte tra 5 e 6, lo sbarco alleato in
Normandia avvia la svolta militare con l'apertura del secondo
fronte.
Fra primavera ed estate gli alleati raggiungono la linea
Gotica che va da Forte dei Marmi a Rimini.
A luglio avviene in Germania un complotto di generali
tedeschi contro Hitler, che si salva. Il 24 agosto inizia la
liberazione della Francia, con l'arrivo degli alleati a Parigi.
21 settembre 1944, avviene la liberazione di Rimini.
Alla conferenza di Yalta del febbraio 1945 si stabiliscono
questi punti: prosecuzione della guerra sino alla resa
incondizionata della Germania; costituzione di governi eletti
attraverso libere elezioni nel Paesi liberati. In sostanza a
Yalta si pongono le basi dello sviluppo democratico post-
bellico, e della divisione del mondo in due sfere d'influenza:
da una parte l'Urss (con il Patto di Varsavia, 1955-91) e
dall'altra gli Usa con i suoi alleati europei (riuniti dal Patto
Atlantico nella Nato, 1949).
Prima che Berlino cada il 1° maggio, il 30 aprile Hitler si
uccide. La resa incondizionata dei tedeschi è firmata il 7
maggio, ed entra in vigore due giorni dopo.
Nel Nord Italia c'è stata l'insurrezione generale del 25 aprile.
Mussolini catturato in fuga tra i tedeschi, è stato giustiziato il
28.
Resta il problema giapponese. A luglio a Postdam si pone al
Giappone l'alternativa fra la resa senza condizioni o la
distruzione totale. Il 6 agosto a Hiroshima è sganciata la
prima bomba atomica, segue il 9 il lancio di un secondo
ordigno a Nagasaki. L'8 agosto intanto l'Urss ha dichiarato
guerra al Giappone che si arrende sei giorni dopo.
Da questo momento il terrore atomico regge il confronto fra
gli Stati sino al 1989, quando con caduta del muro dei
Berlino comincia una nuova fase della Storia mondiale, non
solamente in quella europea.


NOTE
[1] Questo capitolo è la trascrizione di parte del mio saggio «Dal fascismo
alla democrazia (1939-1945)», Introduzione storica al volume di B. Ghigi
La tragedia della guerra nel Lazio, Ghigi, Rimini 1995.
[2] Dispaccio del duce a De Bono: «Nessuna dichiarazione di guerra. Ti
ordino di iniziare l'avanzata nelle prime ore del 3, dice 3 ottobre». Cfr.
Spinosa, Mussolini, p. 249.
[3] La Società delle Nazioni, proposta nei «14 punti di Wilson» (8.1.1918),
è creata nel 1920.
[4] Commenta Leo Longanesi: «Sbagliando s'impera», Spinosa, Mussolini,
p. 274.
[5] «Si cancellava d'un sol colpo dalla carta d'Europa una nazione, e il
Führer portava i confini della più grande Germania al Brennero, mostrando
un supremo disprezzo per ogni trattato internazionale», Spinosa,
Mussolini, p. 275.
[6] Sono distrutte 200 sinagoghe, devastati 7.500 negozi di ebrei, uccisi
91 ebrei, circa 26 mila sono arrestati e deportati nei campi di
concentramento.
[7] «Chamberlain fece ancora un tentativo e si rivolse a Mussolini perché
inducesse Hitler a non scatenare la guerra». Il duce «era già convinto
della inevitabilità dello scontro armato». Cfr. Spinosa, Hitler, p. 275.
[8] L'incontro avviene il 29 settembre fra Chamberlain, Deladier, Hitler e
Mussolini.
[9] Candeloro, IX, p. 284.
[10] «La penetrazione nazista ebbe inizio il 1° ottobre, come il Führer
aveva deciso fin dal maggio col “piano verde”, e fu definita una
passeggiata militare poiché nessuno opponeva resistenza alle truppe
germaniche». Cfr. Spinosa, Hitler, p. 276.
[11] Anche agli occhi del fascismo la Polonia ha la grande colpa di
esistere. Lo stesso 23 agosto scrive il Popolo di Romagna: «Varsavia
strepita ma intimamente non può ignorare che essa non ha altra via
d'uscita all'infuori di un diretto accordo con il Reich». Cfr. in Montanari,
Dal fascismo alla democrazia (1939-1945).
[12] Cfr. Spinosa, Hitler, p. 296.
[13] Cfr. Spinosa, Mussolini, p. 288.
[14] Cfr. Spinosa, Hitler, p. 293
[15] Cfr. Spinosa, Hitler, p. 293.
[16] Cfr. Spinosa, Hitler, p. 295.
[17] Cfr. Gilbert, Churchill, p. 249.
[18] Cfr. Rocca, Stalin, p. 292.
[19] Cfr. Rocca, Stalin, p. 294.
[20] Cfr. Rocca, Stalin, p. 295.
[21] Cfr. Rocca, Stalin, pp. 294-295.
[22] Cfr. Fermi, Mussolini, p. 422.
[23] Cfr. Fermi, Mussolini, p. 422.
[24] Cfr. Spinosa, Mussolini, p. 292.
[25] Cfr. Tornielli, Pio XII, p. 125.
[26] Cfr. Spinosa, Mussolini, p. 292.
[27] Cfr. Spinosa, Mussolini, p. 300.
[28] Cfr. Fermi, Mussolini, p. 424.
[29] Cfr. Fermi, Mussolini, pp. 424-425.
[30] Vedi «asse Roma-Berlino-Tokio» del 6 novembre 1937, ed il «patto
d'Acciaio» fra Italia e Germania del 22 maggio 1739.
[31] Cfr. Rocca, Stalin, p. 321.
[32] Cfr. Rocca, Stalin, p. 323.
[33] Cfr. Innocenti, L'Italia del 1943, p. 149.