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ESTRAZIONI

Estrazioni con Solventi Organici
da campioni acquosi

Imbuto Separatore:
• Pochi campioni
• Piccole quantità

Estrattore di Soxhlet: (in continuo)
• Numerosi campioni
• Grosse quantità
• Batteria di estrattori (Soxhtec)

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Estrazioni con Solventi
Organici
da campioni solidi

Estrattore di Soxhlet:
Con ditale di cellulosa
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L'estrazione è un processo di trasferimento di un composto da una
fase liquida nella quale esso è sospeso o disciolto ad una diversa fase
liquida immiscibile con la prima. Esso è realizzabile in quanto il
composto si ripartisce fra le due fasi in un rapporto regolato dalla legge
di ripartizione di Henry ( o di Nernst):
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novembre 21,
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Il valore numerico del rapporto fra le concentrazioni con cui una stessa
specie chimica si ripartisce nei due solventi A e B è una costante (K)
valida per un determinato valore di temperatura e dipendente dalla
pressione e dai solventi stessi.
K = coefficiente di Ripartizione o di Distribuzione
CA e CB = concentrazioni della sostanza nei due solventi immiscibili
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novembre 21,
2012
Essa è inoltre valida solo per basse concentrazioni e soltanto se la
sostanza disciolta possiede nelle due fasi lo stesso grado di
associazione. Per sostanze poco solubili il rapporto fra le
concentrazioni del soluto nelle due fasi è pressoché coincidente con
quello fra le solubilità dello stesso in ciascuna fase.
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Il processo di ripartizione consente di smistare due sostanze con
coefficienti di ripartizione diversi (K
1
e K
2
) che si ripartiscono fra due fasi
liquide indipendentemente una dall'altra. Se K
1
/K
2
> 100 (si divide il
coefficiente di ripartizione maggiore per il minore), è possibile separare le
due sostanze mediante una semplice estrazione.
Dalla relazione di Henry si rileva che l'estrazione o trasferimento di un
soluto da una fase all'altra è tanto meglio realizzabile quanto più il
coefficiente di ripartizione "K" si discosta da 1. Se “c
A
" è la
concentrazione del composto nel liquido estraente, per valori di "K"
inferiori a 100 non è sufficiente una sola operazione di estrazione per cui
l'operazione va ripetuta più volte con nuovo estraente (estrazioni in
discontinuo).
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Estrattore Discontinuo
Manuale
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Imbuto Separatore

Estrazione Liquido-Liquido

Estrazione con solvente
organico
meno denso dell’acqua
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2012
L'esecuzione di estrazioni discontinue
liquido/liquido si effettua mediante
imbuti separatori in cui viene posta la
soluzione da estrarre e vi si aggiunge
l'estraente (- 1/5 in volume rispetto alla
soluzione) procurando di riempire
l'imbuto separatore non oltre i 2/3 del
suo volume complessivo.
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Si chiude l'imboccatura con il
tappo e, reggendo l' imbuto
sull'imboccatura e sul rubinetto,
si sbatte prima con cautela e poi,
mantenendo l'imbuto con lo
scarico rivolto verso l'alto, si
apre cautamente il rubinetto per
sfiatare eventuali vapori ed
eliminare la sovrapressione.
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novembre 21,
2012
Si sbatte quindi energicamente e si
sfiata di nuovo.
Lo scambio di materia si realizza
nella superficie di separazione fra le
fasi, pertanto l’agitazione favorisce
l'instaurarsi dell'equilibrio in quanto
rende più estesa l'interfaccia fra
esse.
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Dopo lo sbattimento si lascia l'imbuto a riposo per
permettere la separazione delle fasi, si scarica
quella inferiore dal rubinetto e la superiore si
travasa attraverso l'imboccatura.

Per rompere eventuali emulsioni, si satura la fase
acquosa con NaCl o si aggiunge qualche goccia di
alcool.
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Il solvente 1 contiene una miscela di
due molecole diverse (palline bianche e
nere), che si desidera separare. Si
aggi unge un secondo sol vent e
(colorato in grigio), immiscibile con il
primo, e si agita energicamente.
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Dopo la separazione in due
strati, la maggior parte (ma non
tutte) delle molecole bianche
risultano estratte nel nuovo
solvente.
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Separando i due strati, le
molecole bianche e nere
sono state parzialmente
separate
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In una estrazione discontinua è più efficiente suddividere la stessa quantità
di estraente in più estrazioni piuttosto che utilizzarla in una sola volta. Se
infatti una quantità di sostanza "g" viene sciolta in un dato volume di
solvente "v" ed estratta con il liquido estraente "e", immiscibile con il primo,
dopo la prima estrazione con un determinato volume di estraente, una parte
"g
1
" non estratta resterà nella fase "v" mentre "g – g
1
" si trasferirà nella fase
"e".
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Il coefficiente di ripartizione sarà espresso da:
da cui:
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Dopo la seconda estrazione con uguale volume di estraente "e", la
porzione di sostanza non ancora estratta "g
2
" sarà fornita da:
Dopo "n" estrazioni con il medesimo volume di estraente "e", la porzione
di sostanza non ancora estratta "g
n
" sarà fornita dalla relazione:
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Per far sì che la quantità di composto non
estratto "g
n
" sia piccola, fissata una quantità
complessiva di estraente, è indispensabile
mantenere "e" piccolo ed "n" grande.
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Per estrarre un soluto da una soluzione, è sempre meglio
usare diverse piccole porzioni del secondo solvente
piuttosto che effettuare una sola estrazione con una
quantità maggiore di solvente.
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Per convincersene, si supponga di avere un coefficiente di
distribuzione eguale a 10. Il sistema comprende 5.0 g di composto
organico in 100 ml di acqua (solvente l).
ESEMPIO PRATICO:
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Nella seguente dimostrazione si confronterà l'efficacia di tre
successive estrazioni con 50 ml di etere (solvente 2) rispetto a
un'unica estrazione con 150 ml di etere.
Nell'estrazione con la prima porzione di 50 ml la quantità di soluto
che viene estratta nello strato etereo è calcolata dalla seguente
equazione, dove x indica la quantità rimasta nello strato acquoso.
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Come controllo, si può sostituire il valore 0.83 per x nell'equazione originale
e verificare che la concentrazione nello strato etereo divisa per la
concentrazione nello strato acquoso corrisponda al coefficiente di
distribuzione.
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Una seconda estrazione con altri 50 ml di etere fresco, effettuata sulla fase
acquosa contenente ora 0.83 g di soluto, estrarrà una quantità di soluto
fornita dall'equazione
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Con calcoli analoghi si può dimostrare che la terza estrazione con ulteriori
50 ml di etere trasferirà 0.12 g di soluto nella fase eterea, lasciando 0.02 g di
soluto nella fase acquosa. La quantità totale estratta negli strati eterei riuniti
sarà 4.17 + 0.69 + 0.12 g = 4.98 g di soluto.
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Se l'operazione fosse stata eseguita utilizzando un'unica estrazione con 150
ml di etere, la quantità estratta sarebbe data da
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Si può facilmente constatare che le tre estrazioni con piccole
quantità di etere hanno estratto 0.29 g in più che non l'unica
estrazione con una grande quantità di etere.




Se la sostanza in questione si trova solo in quantità molto piccole o
è molto costosa, questa differente efficienza diventa importante.
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Basandosi sul coefficiente di distribuzione è facile capire che quasi
mai sarà possibile trasferire il soluto dal solvente 1 al solvente 2 con
un'unica estrazione, a meno che K non abbia un valore assai
elevato; saranno normalmente necessarie più estrazioni per estrarre
completamente il soluto dal solvente 1.
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La fine dell'estrazione di sostanze colorate è rivelabile dal fatto che
l'estraente resta incolore mentre nei casi più frequenti di sostanze
incolori, per accertare che l'estrazione sia stata esauriente, è necessario
eseguire saggi su piccole porzioni dell'estratto più recente (o della
soluzione da esaurire) con semplici tecniche: TLC, assorbimento UV
dell'estratto, valutazione del residuo proveniente dalla evaporazione del
solvente di estrazione.
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Gli estraenti più impiegati sono:
etere etilico, benzene o toluene (tutti infiammabili e più
leggeri dell'acqua

e solventi clorurati:
cloruro di metilene, cloroformio o tetracloruro di
carbonio (più pesanti dell'acqua e non infiammabili
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Molti prodotti naturali (composti esistenti in natura) sono presenti in tessuti
animali e vegetali a elevato contenuto d'acqua, e l'estrazione di questi
tessuti con solventi immiscibili con l'acqua serve a separare i prodotti
naturali; a tale scopo viene spesso usato l'etere, ma sono anche impiegati
altri solventi immiscibili con l'acqua, quali esano, etere di petrolio, ligroina,
benzene, cloroformio, cloruro di metilene e tetracloruro di carbonio.
Per esempio la caffeina, un prodotto naturale, può venir estratta da una
soluzione acquosa di tè agitandola successivamente con diverse porzioni di
cloruro di metilene. Viceversa, l'acqua può venir usata per estrarre
impurezze da una miscela ottenuta da una reazione organica
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Dopo essere stato trattato con una soluzione acquosa, un solvente
organico, anche se la sua miscibilità con I'acqua è bassa, sarà "umido,"
cioè conterrà disciolta un po' d'acqua.
La quantità d'acqua disciolta varia da solvente a solvente; I'etere
rappresenta un solvente che ne trattiene una quantità relativamente elevata,
dato che scioglie l’ 1,5% di acqua.
Per eliminare I'acqua dal solvente organico, lo si tratta con un essiccante, in
genere un sale inorganico anidro che abbia la proprietà di acquisire acqua
di cristallizzazione per esposizione all'aria umida o per contatto con una
soluzione umida. Una quantità sufficiente di solfato sodico anidro viene
aggiunta alla soluzione umida, in modo da formare uno strato di 2-3 mm sul
fondo della beuta (dipende dal volume della soluzione). e la miscela viene
lasciata a riposo per almeno 15 minuti.
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Per valori bassi della costante di Ripartizione (circa
1,5) non risultando conveniente l'operazione in
discontinuo mediante imbuto separatore, si opera in
continuo utilizzando, per fasi liquide, particolari
estrattori detti Percolatori o Estrattori Soxhelet.
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I Percolatori consentono di impiegare per l'estrazione
una modesta quantità di solvente che viene
costantemente evaporato da un pallone-caldaia,
condensato da un refrigerante, fatto rifluire attraverso
la soluzione da estrarre e quindi rinviato nel pallone di
evaporazione, mediante un troppopieno diversamente
posizionato a seconda che l'estraente sia più leggero
(figura a lato) o più pesante della soluzione da estrarre.
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Estrattore usato nel caso
in cui il solvente estraente
è più leggero del solvente
acquoso
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Estrattore usato nel caso
in cui il solvente estraente
è più pesante del solvente
acquoso
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Per estrazioni continue solido/liquido si ricorre agli estrattori
di Soxhlet (figura a lato) in cui la sostanza solida viene
costantemente irrorata dal solvente evaporato da un pallone e
condensato da un refrigerante. Questo svolge la sua azione
estraente a contatto con il solido da estrarre e quando ha
raggiunto il gomito superiore del sifone viene sifonato dalla
zona di estrazione al pallone di evaporazione per essere
riciclato. Il materiale da estrarre deve possedere peso
specifico superiore a quello del liquido.
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L’estrattore è composto di un’ unità centrale in vetro, all’interno della
quale si trova un particolare filtro detto ditale, che svolge la funzione di
contenere la sostanza solida, o più in generale la materia prima da cui si
vuole estrarre la sostanza da noi desiderata.
Sotto tale unità si trova un pallone, nel quale s’immette il solvente organico
da utilizzare nell’esperienza. Il pallone è scaldato da un fornello posto
sotto, e per effetto del riscaldamento il solvente evapora, passando
attraverso il ditale trascinando con se gli olii in esse contenuti.
Il solvente sale al di sopra dell’unità centrale dove si trova una zona di
refrigerazione, composta di un tubo di vetro con all’interno una serpentina
lungo la quale scorre dell’acqua corrente, proveniente da un tubo
d’ingresso collegato un rubinetto, l’acqua passa dalla serpentina per poi
essere espulsa via da un altro tubo. L’effetto di questo sistema è di
riportare allo stato liquido il solvente, che riscenderà lungo appositi
passaggi nel pallone, ricco della sostanza estratta.
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Tornato nel pallone avviene un processo che è il più
caratteristico di quest’apparecchiatura, cioè il
solvente essendo riscaldato evapora nuovamente,
ripercorrendo lo stesso ciclo, ma al momento
dell’evaporazione è nuovamente puro, poiché l’olio
non evapora ma resta nel pallone. Il vantaggio di
questa tecnica è dunque quello di poter effettuare
innumerevoli estrazioni con solvente sempre puro,
quindi molto efficace.
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Il campione solido è aggiunto
all’interno di ditali di cellulosa
per estrazione, tra due batuffoli
di lana di vetro, quindi estratto
con appropriati solventi in un
estrattore tipo Soxhlet.
L’estratto è poi portato a piccolo
volume, ed il solvente estrattivo
viene cambiato con uno più
compatibile per le successive
purificazioni.

Solventi consigliati:
Acetone/esano (1/1)(v/v)
Diclorometano/acetone (1/1)(v/
v)
Estrattore Soxhlet
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novembre 21,
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Estrattore Soxhlet
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novembre 21,
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novembre 21,
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Estrattore di Soxhlet: (in continuo)
Batteria di estrattori (Soxhtec)
con ditale di cellulosa per campioni solidi
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novembre 21,
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Estrattore in continuo simile al
Soxhlet.
Il processo consente di effettuare da
4 a 6 estrazione di 250-500 ml
usando il classico sistema Soxhlet
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novembre 21,
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L'estrattore di Thielepape (figura a lato) é
utilizzabile sia come perforatore per estraenti
più pesanti sia per estrazioni da solidi.

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