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Marco Tullio Cicerone

Marco Tullio Cicerone


Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
M-T-Cicero.jpg
Busto di Cicerone presso i Musei Capitolini
Nome originale Marcus Tullius Cicero
Nascita 3 gennaio 106 a.C.
Arpino
Morte 7 dicembre 43 a.C.
Formia
Coniuge Terenzia (79-46 a.C.)
Publilia (46-45 a.C.)
Figli Tullia
Marco Tullio Cicerone
Padre Marco Tullio Cicerone il Vecchio
Madre Elvia
Questura 75 a.C.
Edilit 69 a.C.
Pretura 66 a.C.
Consolato 63 a.C.
Proconsolato 51 a.C.
(LA)
Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? (IT)
Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?
(Marco Tullio Cicerone, prima Catilinaria,1,1)
Marco Tllio Cicerne (in latino Marcus Tullius Cicero, pronunciato /'markus 'tullju
s '?i?ero/ secondo la pronuncia italiana tradizionale del latino, ['ma?r.k?s 't?
l.l?.?s 'k?.k?.ro?] secondo la pronuncia restituita, cio classica ricostruita; in
greco antico ???????, Kikron; Arpino, 3 gennaio 106 a.C. Formia, 7 dicembre 43 a
.C.) stato un avvocato, politico, scrittore e oratore romano.
Esponente di un'agiata famiglia dell'ordine equestre, Cicerone fu una delle figu
re pi rilevanti di tutta l'antichit romana. La sua vastissima produzione letterari
a, che va dalle orazioni politiche agli scritti di filosofia e retorica, oltre a
offrire un prezioso ritratto della societ romana negli ultimi travagliati anni d
ella repubblica, rimase come esempio per tutti gli autori del I secolo a.C., tan
to da poter essere considerata il modello della letteratura latina classica. Att
raverso l'opera di Cicerone, grande ammiratore della cultura greca, i Romani pot
erono anche acquisire una migliore conoscenza della filosofia. Tra i suoi maggio
ri contributi alla cultura latina ci fu senza dubbio la creazione di un lessico
filosofico latino: Cicerone si impegn, infatti, a trovare il corrispondente vocab
olo in latino per tutti i termini specifici del linguaggio filosofico greco.[1]
Tra le opere fondamentali per la comprensione del mondo latino si collocano inve
ce le Lettere (Epistulae, in particolar modo quelle all'amico Tito Pomponio Atti
co), che offrono numerosissime riflessioni su ogni avvenimento, permettendo di c
omprendere quali fossero le reali linee politiche dell'aristocrazia romana.
Cicerone occup per molti anni anche un ruolo di primaria importanza nel mondo del
la politica: dopo aver salvato la repubblica dal tentativo eversivo di Lucio Ser
gio Catilina ed aver cos ottenuto l'appellativo di pater patriae (padre della pat
ria), ricopr un ruolo di primissima importanza all'interno della fazione degli Op
timates. Fu infatti Cicerone che, negli anni delle guerre civili, difese strenua
mente fino alla morte una repubblica giunta ormai all'ultimo respiro e destinata
a trasformarsi nel principatus augusteo.
Indice [nascondi]
1 Biografia
1.1 Giovinezza
1.1.1 L'infanzia e la famiglia
1.1.2 Studi
1.2 Cursus Honorum
1.2.1 Prime esperienze
1.2.2 Ingresso in politica
1.2.3 Consolato
1.3 Durante la guerra civile
1.3.1 Dal primo triumvirato alle Idi di Marzo
1.3.2 L'opposizione ad Antonio e la fine
2 Vita privata
2.1 Matrimoni
2.2 Figli
3 Cicerone politico
4 Cicerone filosofo
4.1 La filosofia prima di Cicerone
4.2 Formazione filosofica di Cicerone
5 Opere
5.1 Scritti filosofici
5.1.1 Panoramica alfabetica di tutte le opere filosofiche
5.2 Orazioni
5.2.1 Tecniche di memorizzazione
5.2.2 Panoramica alfabetica di tutte le orazioni
5.3 Scritti di retorica
5.3.1 Panoramica alfabetica delle opere sulla retorica pervenuteci
5.4 Opere perdute
5.4.1 Panoramica alfabetica delle opere poetiche ed epico-storiche di Cicerone
5.5 Epistolario
6 Memoria
7 Note
8 Bibliografia
8.1 Fonti primarie
8.2 Fonti secondarie
9 Voci correlate
9.1 Personaggi
9.1.1 Familiari
9.1.2 Contemporanei
9.2 Opere
9.3 Argomenti
9.4 Luoghi
10 Altri progetti
11 Collegamenti esterni
Biografia[modifica | modifica sorgente]
Giovinezza[modifica | modifica sorgente]
L'infanzia e la famiglia[modifica | modifica sorgente]
Marco Tullio Cicerone nacque il 3 gennaio del 106 a.C.[2] in localit Ponte Olmo,[
3] oggi nel territorio di Sora ma all'epoca nel municipio di Arpinum, antica cit
t di collina fondata dai Volsci 100 chilometri a sud-est di Roma.[4] Gli Arpinati
avevano ricevuto la civitas sine suffragio gi nel IV secolo a.C., e i pieni diri
tti di cittadinanza nel 188 a.C.; in seguito la citt aveva ottenuto anche lo stat
us di municipium.[4] La lingua latina vi era in uso gi da lungo tempo.[5] Ad Arpi
no, tuttavia, era diffuso anche l'insegnamento della lingua greca, che l'lite sen
atoriale romana preferiva spesso a quella latina, riconoscendone la maggiore raf
finatezza e precisione.[6] L'assimilazione da parte dei Romani delle comunit ital
iche nelle vicinanze di Roma, avvenuta tra il II ed il I secolo a.C., rese possi
bile il futuro di Cicerone come scrittore, statista ed oratore.
Cicerone apparteneva alla classe equestre, la piccola nobilt locale, e, anche se
lontanamente imparentato con Caio Mario, il leader dei Populares durante la guer
ra civile contro gli optimates di Lucio Cornelio Silla,[7] non aveva alcun legam
e con l'oligarchia senatoriale romana; era dunque un homo novus. La famiglia era
composta dal padre Marco Tullio Cicerone il Vecchio, uomo colto ma di origine s
conosciuta, dalla madre Elvia, di nobile casato e integri costumi,[8] e dal frat
ello Quinto.
Il cognomen Cicero era il soprannome di un suo antenato abbastanza noto, che ave
va un'escrescenza carnosa sul naso (presumibilmente una verruca), che ricordava
nella forma un cece (cicer, ciceris il termine latino per cece). Quando Marco pr
esent per la prima volta la sua candidatura ad un ufficio pubblico, alcuni amici
gli sconsigliarono l'utilizzo del suo cognomen, ma lui rispose che avrebbe fatto
s che esso diventasse pi noto di quello degli Scauri e dei Catuli.[9]
Studi[modifica | modifica sorgente]
Giovane Cicerone che legge o Fanciullo che legge Cicerone affresco staccato di V
incenzo Foppa (1464 circa), Collezione Wallace di Londra
Cicerone si rivel subito un fanciullo dotato di straordinaria intelligenza, disti
nguendosi tra i suoi coetanei a scuola e accumulando fama e onore.[10] Il padre,
auspicando per i figli una brillante carriera forense e politica, li condusse a
Roma dove Marco venne introdotto nel circolo dei migliori oratori del suo tempo
, protettori della sua famiglia, Lucio Licinio Crasso e Marco Antonio. Particola
re influenza ebbe il primo su Cicerone, per cui rimase sempre modello di oratore
e di statista. A Roma Cicerone pot anche formarsi nella giurisprudenza, grazie a
lla guida di Quinto Mucio Scevola, eminente giurista.[11] Tra i compagni di Cice
rone c'erano Gaio Mario il giovane, Servio Sulpicio Rufo (destinato a divenire u
n celebre avvocato, uno dei pochi che Cicerone consider superiori a se stesso), e
Tito Pomponio, che prese poi il cognomen di Attico dopo una lunga permanenza ad
Atene, e che divenne intimo amico di Cicerone. In una lettera, infatti, gli scr
isse: Sei per me come un secondo fratello, un alter ego al quale posso dire ogni
cosa.[12]
In questo periodo Cicerone si avvicin anche alla poesia[13] cimentandosi nella tr
aduzione di Omero e dei Fenomeni di Arato, che influenzarono, pi tardi, le Georgi
che di Virgilio.
Particolarmente attratto dalla filosofia,[14] alla quale avrebbe dato grandi con
tributi, tra i quali la creazione del primo vocabolario filosofico in lingua lat
ina, nel 91 a.C. incontr, assieme all'amico Tito Pomponio (Attico), il filosofo e
picureo Fedro in visita a Roma. I due ne furono affascinati, ma solo Attico rima
se per tutta la vita seguace della dottrina epicurea. Nell'87 a.C. conobbe il ma
estro di retorica Apollonio Molone[15] (che istru, pochi anni dopo, anche Gaio Gi
ulio Cesare), e l'accademico Filone di Larissa, che esercit in lui un'influenza p
rofonda. Questi era infatti a capo dell'Accademia che Platone aveva fondato ad A
tene circa trecento anni prima e Cicerone, grazie alla sua influenza, assimil la
filosofia platonica - pur rigettando, ad esempio, la teoria delle idee - arrivan
do spesso a definire Platone come il suo dio.
Poco tempo dopo, Cicerone incontr Diodoto, esponente dello stoicismo. Lo stoicism
o era gi stato precedentemente introdotto a Roma, dove aveva ricevuto larghi cons
ensi grazie all'enfasi posta sul controllo delle emozioni e sulla forza di volon
t, che sposava gli ideali romani. Cicerone non adott completamente l'austera filos
ofia stoica, ma prefer uno stoicismo modificato. Diodoto divenne poi un protetto
di Cicerone, dal quale fu ospitato fino alla morte. Il filosofo, dimostrando la
sua piena adozione dello stoicismo, continu ad insegnare anche dopo la perdita de
lla vista.[14]
Cursus Honorum[modifica | modifica sorgente]
Prime esperienze[modifica | modifica sorgente]
Il sogno di infanzia di Cicerone era quello di "essere sempre il migliore ed ecc
ellere sugli altri", in linea con gli ideali omerici. Cicerone desiderava dignit
as ed auctoritas, simboleggiati dalla toga pretesta e dalla verga dei littori. C
'era un solo modo per ottenerli: percorrere i gradini del cursus honorum. Nel 90
a.C., tuttavia, Cicerone era troppo giovane per approdare a qualsiasi carica de
l cursus honorum, ma non per acquisire l'esperienza preliminare in guerra che un
a carriera politica richiedeva. Tra il 90 a.C. e l'88 a.C., Cicerone serv sotto G
neo Pompeo Strabone e Lucio Cornelio Silla durante le campagne della Guerra soci
ale, sebbene lui non provasse alcuna attrazione per la vita militare. Era prima
di tutto un intellettuale. Infatti, molti anni dopo scrisse al suo amico Attico,
che stava raccogliendo statue marmoree per le ville di Cicerone: "Perch mi spedi
sci una statua di Marte? Sai che io sono un pacifista!"[16]
L'ingresso di Cicerone nella carriera forense avvenne ufficialmente nell'81 a.C.
con la sua prima orazione pubblica, la Pro Quinctio, per una causa in cui ebbe
come avversario il pi celebre oratore del tempo, Quinto Ortensio Ortalo. Ma il su
o vero esordio nell'oratoria a carattere politico, almeno secondo le testimonian
ze scritte a noi disponibili, si ebbe con la Pro Roscio Amerino, molto concitata
ed a tratti enfatica, che conserva molto di scolastico nello stile esuberante.[
17][18] Qui Cicerone difese con successo un figlio ingiustamente accusato di par
ricidio, dimostrando grande coraggio nell'assumersene la difesa: il parricidio e
ra considerato tra i crimini peggiori, e i veri colpevoli dell'omicidio erano so
stenuti dal liberto di Silla, Crisogono. Se Silla avesse voluto, sarebbe stato f
in troppo facile eliminare Cicerone, proprio alla sua prima apparizione nei trib
unali.
Lucio Cornelio Silla.
Cicerone divise le sue argomentazioni in tre parti: nella prima, difese Roscio e
tent di provare che non era stato lui a commettere l'assassinio; nella seconda,
attacc quelli che avevano realmente commesso il crimine - tra cui anche un parent
e dello stesso Roscio - e dimostr come l'assassinio favoriva pi quelli che Roscio;
nella terza, attacc direttamente Crisogono, affermando che il padre di Roscio er
a stato assassinato per ottenere i suoi terreni ad un prezzo conveniente, una vo
lta messi all'asta. In forza di queste argomentazioni, Roscio fu assolto.
Per sfuggire ad una probabile vendetta di Silla,[19] tra il 79 ed il 77 a.C. Cic
erone si rec, accompagnato dal fratello Quinto, dal cugino Lucio e probabilmente
anche dall'amico Servio Sulpicio Rufo, in Grecia ed in Asia Minore.[20] Particol
armente significativa fu la sua permanenza ad Atene. Qui incontr nuovamente l'ami
co Attico che, fuggito da un'Italia sconvolta dalle guerre, si era rifugiato in
Grecia. Egli era poi diventato cittadino onorario di Atene e pot presentare a Cic
erone alcune tra le pi importanti personalit ateniesi del tempo. Ad Atene, inoltre
, Cicerone visit quelli che erano i luoghi sacri della filosofia, a cominciare da
ll'Accademia di Platone, di cui era allora capo Antioco di Ascalona. Di quest'ul
timo Cicerone ammir la facilit di parola, senza tuttavia condividerne le idee filo
sofiche, ben differenti da quelle di Filone, delle quali era convinto ammiratore
.[21][22] Dopo un breve soggiorno a Rodi, dove conobbe lo stoico Posidonio, Cice
rone torn in Grecia, dove fu iniziato ai misteri eleusini, che lo impressionarono
molto, e dove pot visitare l'Oracolo di Delfi. Qui domand alla Pizia in quale mod
o avrebbe potuto raggiungere la gloria, ed ella gli rispose che avrebbe dovuto s
eguire il suo istinto, e non i suggerimenti che riceveva.[23]
Ingresso in politica[modifica | modifica sorgente]
Busto di Cicerone
Tornato a Roma dopo la morte di Silla (avvenuta nel 78 a.C.), Cicerone diede ini
zio alla sua vera e propria carriera politica, in un ambiente sostanzialmente fa
vorevole: nel 76 a.C. si present come candidato alla questura, la prima magistrat
ura del cursus honorum.[24] I questori, eletti in numero di venti, si occupavano
della gestione finanziaria, o assistevano propretori e proconsoli nel governo d
elle province. Eletto alla carica per la citt di Lilibeo, nella Sicilia Occidenta
le, svolse il lavoro con scrupolo ed onest tanto da guadagnarsi la fiducia degli
abitanti del luogo. Durante la sua permanenza in Sicilia scopr a Siracusa, nascos
ta tra i cespugli, la tomba di Archimede. Grazie all'interesse di Cicerone per l
o scienziato siracusano sono in nostro possesso alcune importanti informazioni s
u di lui e in particolare la migliore testimonianza sul suo planetario. Al termi
ne del mandato, i Siciliani gli affidarono la causa contro il propretore Verre,
reo di aver dissanguato l'isola nel triennio 73-71 a.C.[25][26] Cicerone raccols
e con zelo le prove della colpevolezza, pronunci due orazioni preliminari (Divina
tio in Quintum Caecilium e Actio prima in Verrem) e l'ex governatore, oberato da
prove schiaccianti, scelse l'esilio volontario.[27] Le cinque orazioni preparat
e per le successive fasi del processo (che costituiscono l' Actio secunda) furon
o pubblicate pi tardi e costituiscono un'importante prova del malgoverno che l'ol
igarchia senatoria esercitava a seguito delle riforme sillane. Attaccando Verre,
Cicerone attacc la prepotenza della nobilt corrotta, ma non l'istituzione senator
ia, anzi fece proprio appello alla dignit di tale ordine perch estromettesse i mem
bri indegni. Acquis, inoltre, un enorme prestigio perch a difendere Verre era Quin
to Ortensio Ortalo, considerato il pi grande avvocato dell'epoca:[28] "sconfitto"
, Ortensio dovette accettare che il suo posto venisse preso da Cicerone. Nonosta
nte l'episodio, i due strinsero poi un buon legame di amicizia. Ad Ortensio, anz
i, che elogi anche nel Brutus, Cicerone dedic un'intera opera, non pervenutaci, l'
Hortensius.
L'oratoria e l'attivit forense erano, a Roma, uno dei principali mezzi di propaga
nda per i politici emergenti, in quanto non esistevano documenti scritti di argo
mento politico, ad eccezione degli Acta Diurna, che godevano di scarsa diffusion
e.
Contro Cicerone, per, rimaneva la naturale diffidenza dei nobili verso chi era un
homo novus, accresciuta dal fatto che l'ultimo homo novus ad acquisire rilevant
e peso politico era stato il concittadino dello stesso Cicerone, Gaio Mario. Anc
he lo stesso Silla, tuttavia, fiero oppositore di Mario, aveva preso alcuni prov
vedimenti che permettevano e facilitavano l'ingresso degli equites alla vita pol
itica, dando cos a Cicerone la possibilit di raggiungere le vette del cursus honor
um.
Il successo ottenuto da quelle orazioni (che vennero poi chiamate Verrine), anti
cipatrici dei principi di un governo umano ed ispirato ad onest e filantropia, po
rt Cicerone in primo piano sulla scena politica: nel 69 a.C. venne eletto alla ca
rica di edile curule (all'et di 37 anni),[29] nel 66 a.C. divent pretore con una e
lezione all'unanimit (a 40 anni).[30] Nello stesso anno pronunci il suo primo disc
orso politico, Pro lege Manilia de imperio Cn. Pompei, in favore del conferiment
o dei pieni poteri a Pompeo per la guerra mitridatica. In questa occasione Pompe
o era appoggiato dai cavalieri, interessati alla rapida risoluzione della guerra
in Asia, mentre gli era contraria la maggioranza del senato.[31] Il motivo dell
'impegno di Cicerone in una causa ostile all'alta aristocrazia (che d'altronde e
ra restia ad accoglierlo tra le proprie file) sta nell'importanza che essa aveva
per i pubblicani e gli affaristi, minacciati nei loro interessi da Mitridate VI
. La provincia dell'Asia Minore, minacciata dal sovrano del Ponto, era, infatti,
particolarmente attiva dal punto di vista dell'economia e del commercio.
Consolato[modifica | modifica sorgente]
Roma: Affresco di Cesare Maccari a Palazzo Madama che raffigura Cicerone mentre
pronuncia una delle orazioni contro Catilina.
Titolo: Cicerone denuncia Catilina.
Nel 65 a.C. Cicerone present la candidatura al consolato. Nel 64 venne eletto con
sole per l'anno successivo (ossia il 63 a.C.). La sua posizione venne illustrata
dal fratello Quinto in un'opera (di dubbia attribuzione: la scrisse lo stesso C
icerone?), Commentariolum petitionis, scritta per consigliarlo nella campagna el
ettorale. Per un gioco delle classi, Cicerone risult eletto con il voto di tutte
le centurie.[32] Assieme a lui risult eletto il patrizio Gaio Antonio Ibrida, zio
di Marco Antonio, futuro triumviro e acerrimo nemico dell'arpinate, accusato da
llo stesso Cicerone (In toga candida, orazione - pervenutaci in condizioni framm
entarie - tenuta in senato come candidato poco prima delle elezioni del 64) di e
ssere collusore di Lucio Sergio Catilina.[33] La fiducia riposta in Cicerone dal
la classe equestre venne ripagata gi all'inizio del consolato con la pronuncia di
quattro orazioni (De lege agraria) contro la proposta di redistribuzione delle
terre del tribuno Servilio Rullo.[34]
Durante il suo consolato Cicerone dovette contrastare il tentativo di congiura m
esso in atto da Catilina. Questi era un nobile impoverito che, dopo aver combatt
uto insieme a Silla e aver completato il cursus honorum, aspirava a diventare co
nsole. Catilina si candid a console tre volte e tre volte venne fermato con proce
ssi dubbi o con probabili brogli elettorali e infine ord una congiura per rovesci
are la repubblica.[35] Catilina contava soprattutto sull'appoggio della plebe, a
cui prometteva radicali riforme, e sugli altri nobili decaduti, ai quali prospe
ttava un vantaggioso sovvertimento dell'ordine costituito, che lo avrebbe probab
ilmente portato ad assumere un potere monarchico o quasi.[36] Venuto a conoscenz
a del pericolo che la Repubblica correva grazie alla soffiata di Fulvia, amante
del congiurato Quinto Curio,[37] Cicerone fece promulgare dal senato un senatus
consultum ultimum de re publica defendenda, cio un provvedimento con cui si attri
buivano, come era previsto in situazioni di particolare gravit, poteri speciali a
i consoli.[38][39] Sfuggito poi ad un attentato da parte dei congiurati,[40] Cic
erone convoc il senato nel tempio di Giove Statore, dove pronunci una violenta acc
usa a Catilina, con il discorso noto come Prima Catilinaria.[41][42] Catilina, v
isti i suoi piani svelati, fu costretto a lasciare Roma per ritirarsi in Etruria
presso il suo sostenitore Gaio Manlio, lasciando la guida della congiura ad alc
uni uomini di fiducia, Lentulo Sura e Cetego.[43][44]
Grazie alla collaborazione con una delegazione di ambasciatori inviati a Roma da
i Galli Allobrogi, Cicerone pot per trascinare anche Lentulo e Cetego davanti al s
enato: gli ambasciatori, incontratisi con i congiurati, che avevano dato loro do
cumenti scritti in cui promettevano grandi benefici se avessero appoggiato Catil
ina, furono arrestati in modo del tutto fittizio, e i documenti caddero nelle ma
ni di Cicerone. Questi port Cetego, Lentulo e gli altri davanti al senato, ma nel
decidere quale pena dovesse essere applicata, si scaten un acceso dibattito: dop
o che molti avevano sostenuto la pena capitale, Gaio Giulio Cesare propose di pu
nire i congiurati con il confino e la confisca dei beni. Il discorso di Cesare p
rovoc scalpore, ed avrebbe probabilmente convinto i senatori se Marco Porcio Cato
ne Uticense non avesse pronunciato un altrettanto acceso discorso in favore dell
a pena di morte. I congiurati furono quindi giustiziati, e Cicerone annunzi la lo
ro morte al popolo con la formula:
(LA)
Vixerunt (IT)
Vissero
(Marco Tullio Cicerone)
poich era considerato di cattivo auspicio pronunciare la parola "morte" (ed espre
ssioni di significato affine come "sono morti") nel foro. Catilina fu poi sconfi
tto, nel gennaio 62, in battaglia assieme al suo esercito.
Cicerone, che non smise mai di vantare il proprio ruolo determinante per la salv
ezza dello stato (si ricordi il famoso verso di Cicerone sul suo consolato: Ceda
nt arma togae, trad: "che le armi lascino il posto alla toga [del magistrato]"),
grazie al ruolo svolto nel reprimere la congiura, ottenne un prestigio incredib
ile, che gli valse addirittura l'appellativo di pater patriae. Nonostante ci, la
scelta di autorizzare la condanna a morte dei congiurati senza concedere loro la
provocatio ad populum (ovvero l'appello al popolo, che poteva decretare la comm
utazione della pena capitale in una pena detentiva) gli sarebbe costata cara sol
tanto pochi anni dopo.
Durante la guerra civile[modifica | modifica sorgente]
Dal primo triumvirato alle Idi di Marzo[modifica | modifica sorgente]
Gaio Giulio Cesare
A seguito del riemergere dei contrasti tra senatori e pubblicani, e dell'accordo
tra Cesare e Pompeo ai danni dell'oligarchia senatoria, Cicerone scivol da parte
. L'ultima possibilit di rientrare nel gioco politico gli fu offerta nel 60 a.C.
dai tre pi potenti uomini del momento, ovvero Pompeo, Cesare e Crasso, alla concl
usione dell'accordo per il primo triumvirato: essi chiesero a Cicerone di appogg
iare la legge agraria a favore dei veterani di Pompeo e della plebe meno abbient
e. Cicerone, tuttavia, rifiut non solo per non apparire un traditore dell'aristoc
razia, ma anche per l'attaccamento all'ordine legale e sociale di cui gli ottima
ti si proclamavano difensori.[45]
Dopo questo rifiuto e la costituzione del primo triumvirato, Cicerone si tenne f
uori dalla politica ma ci non bast a salvarlo dalle vendette dei populares: all'in
izio del 58 a.C. il tribuno della plebe Clodio Pulcro, nemico di Cicerone per un
precedente processo per sacrilegio,[46] fece approvare una legge con valore ret
roattivo che condannava all'esilio chiunque avesse mandato a morte un cittadino
romano senza concedergli la provocatio ad populum. Si trattava, in realt, di un'a
bilissima mossa politica di Cesare (che per l'appunto prima di partire per la Ga
llia attese che Cicerone fosse fuggito da Roma) che, attraverso il suo alleato C
lodio, eliminava cos dalla scena politica uno dei suoi avversari pi tenaci, che lo
avrebbero potuto osteggiare durante la sua ascesa al potere. Cicerone fu dunque
processato per la sua condotta durante il processo ai Catilinari Lentulo e Cete
go[47] ma, costretto all'esilio, non si diede pace, implorando le sue conoscenze
perch favorissero il suo ritorno. Clodio, per, fece approvare anche una serie di
altre leggi che prevedevano che Cicerone non si potesse neppure avvicinare al co
nfine dell'Italia, e che le sue propriet venissero confiscate.[48] In realt la vil
la sul Colle Palatino fu addirittura distrutta, ed una sorte simile tocc poco dop
o a quelle di Formia e di Tusculum.[49][50] Nel 57 a.C. la situazione a Roma mig
lior, allorch i nobili e Pompeo posero un freno alle iniziative di Clodio Pulcro,
permettendo a Cicerone di tornare e ricominciare la sua lotta contro il tribuno
della plebe.[51][52]
Nel 56 a.C. Cicerone pronunci l'orazione Pro Sestio in cui allargava il suo prece
dente ideale politico: l'alleanza tra cavalieri e senatori a suo avviso non era
pi sufficiente per stabilizzare la situazione politica. Occorreva, quindi, un fro
nte comune di tutti i possidenti per opporsi alla sovversione tentata dai popula
res. Possidenti e plebe si scontravano con l'uso di bande armate, e in uno di qu
esti scontri, pi precisamente sulla via Appia, Milone, organizzatore delle bande
dei possidenti, uccise il tribuno Clodio.[53][54] Al processo per omicidio, tenu
tosi nel 52 a.C., Cicerone difese Milone, ma, non riuscendo a pronunciare il suo
discorso con la giusta forza per il clamore della folla e per il timore che gli
incutevano i partigiani di Clodio nel foro, Milone venne condannato all'esilio
(una versione della Pro Milone venne pubblicata solo successivamente, dando modo
di verificare come fosse un'orazione tra le pi abili e sottili sul piano giuridi
co).
Il mondo romano nel 50 a.C. dopo la conquista della Gallia da parte di Cesare.
Dopo essere stato nominato augure nel 53 a.C. al posto di Crasso,[55] nel 51 a.C
. come proconsole si rec in Cilicia,[55] proprio mentre i rapporti tra Cesare e P
ompeo si inasprivano. Durante il soggiorno lontano da Roma, i pensieri dell'orat
ore furono rivolti alla minaccia della guerra civile. Tornato in patria, non ces
s di invitare le parti alla moderazione ed alla conciliazione, ma i suoi inviti c
addero nel vuoto anche a causa del fanatismo che spingeva Pompeo all'intransigen
za nei confronti delle richieste di Cesare. Quando Cesare varc il Rubicone, Cicer
one cerc di accattivarsene il favore, ma poi decise ugualmente di lasciare l'Ital
ia per unirsi a Pompeo.[56][57] Sbarc, dunque, a Dyrrachium, ma, raggiunti i Pomp
eiani, si accorse di quanto le speranze che egli riponeva in loro quali salvator
i della repubblica fossero infondate: ognuno di loro era l non in difesa degli id
eali, ma soltanto per tentare di trarre profitto dalla guerra. Dopo la grande vi
ttoria di Cesare nella battaglia di Farsalo, nel 48 a.C., Cicerone decise di tor
nare a Roma, dove ottenne il perdono dello stesso Cesare nel 47 a.C.[58]
Cicerone rivelava nelle sue opere ed in lettere ad amici come Cornelio Nepote, r
iguardo alla personalit di Cesare:
Non vedo a chi Cesare debba cedere il passo. Ha un modo di esporre elegante, bri
llante ed anche, in un certo modo si pronuncia in modo elegante e splendido... C
hi gli vorresti anteporre, anche tra gli oratori di professione? Chi pi acuto o r
icco nei concetti? Chi pi ornato o elegante nell'esposizione?
(Svetonio, Vite dei Cesari, Cesare, 55.)
La speranza di Cicerone di collaborare al governo di Cesare venne troncata dalla
piega assolutistica e monarchica presa dal potere[59]. L'oratore si ritir, inizi
ando la stesura di opere di carattere filosofico. A questo si aggiunse il divorz
io dalla moglie Terenzia e la morte della figlia Tullia, seguita dalla separazio
ne dalla seconda moglie Publilia, una giovinetta.
Quando Cesare fu ucciso, il 15 marzo del 44 a.C., a seguito della congiura ordit
a da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, per Roma, e per lo stesso Ciceron
e, si avvi una nuova fase politica, che avrebbe avuto termine solo con l'avvento
dell'impero.
L'opposizione ad Antonio e la fine[modifica | modifica sorgente]
Cicerone non fu, certamente, colto di sorpresa dall'assassinio, da parte dei Lib
eratores, di Giulio Cesare: era sicuramente al corrente della congiura che si an
dava tessendo, ma decise sempre di tenersene al di fuori, pur manifestando una g
rande ammirazione per l'uomo che era destinato a divenire il simbolo stesso dell
a congiura, Bruto. E lo stesso Bruto, infatti, con il pugnale sporco del sangue
di Cesare ancora in mano, addit Cicerone definendolo l'uomo che avrebbe ristabili
to l'ordine nella repubblica.[60]
Scrisse a Lucio Minucio Basilo, uno dei cesaricidi, una lettera per congratulars
i dell'assassinio di Cesare:
Tibi gratulor, mihi gaudeo; te amo, tua tueor; a te amari et, quid agas quidque
agatur, certior fieri volo.
(Cicerone, Ad Familiares, vi, 15)
Con te mi congratulo, per me sono contento; ti sono vicino, ho cura delle tue co
se; ti chiedo di volermi bene e di farmi sapere che cosa fai e che cosa succede.

La data della missiva non conosciuta, ma viene solitamente ritenuta vicinissima
o coincidente alla congiura.[61] L'espressione quid agas quidque agatur la indic
herebbe[61] come scritta prima che Cicerone si recasse al Campidoglio, dove i co
spiratori avevano trovato rifugio dopo l'assassinio, asserragliati nel tempio ca
pitolino e protetti dai gladiatori di Bruto.[62]
Cicerone, infatti, torn ad essere anche di fatto uno dei maggiori leader della fa
zione degli optimates, mentre Marco Antonio, luogotenente e magister equitum di
Cesare, prendeva le redini della fazione dei populares. Antonio tent di fare in m
odo che il senato decidesse di organizzare una spedizione contro i Liberatores (
che intanto si erano trasferiti nella penisola balcanica), ma Cicerone fu promot
ore di un accordo che, assicurando il riconoscimento di tutti i provvedimenti pr
esi da Cesare nel corso della sua dittatura, garantiva l'impunit a Bruto e Cassio
.[63] Poco dopo, i due, assieme agli altri congiurati, fuggirono verso la peniso
la ellenica.[64]
Statua di Augusto comunemente detta Augusto di Prima Porta, custodita ai Musei V
aticani.
Tra Cicerone ed Antonio, comunque, i rapporti non erano dei migliori, e i due, d
'altra parte, si trovavano all'esatto opposto in ambito politico: Cicerone era i
l difensore degli interessi della nobilitas senatoriale, convinto sostenitore de
lla repubblica, mentre Antonio avrebbe voluto fare suoi i progetti di Cesare ed
assumere gradualmente un potere monarchico.[65] Intanto, un'altra figura si anda
va affermando dal nulla nel panorama politico di Roma, la figura del giovane Ott
aviano (destinato a diventare Augusto), pronipote di Cesare e suo erede designat
o nel testamento.[66][67] Ottaviano decise di adottare una politica filosenatori
ale, senza mostrare nessuna volont di imitare le mosse di Cesare.
Cicerone, allora, si schier ancora pi apertamente contro Antonio, definendo Ottavi
ano come vero erede politico di Cesare, e come uomo mandato dagli dei per ristab
ilire l'ordine.[68] Cicerone sperava, infatti, nell'affermazione di un giovane p
rinceps in re publica che, assistito da un membro del senato di grande esperienz
a, come lo stesso Cicerone, riportasse la pace e riformasse la repubblica.[69] I
nizi, inoltre, tra il 44 a.C. e il 43 a.C., a pronunciare contro Antonio una seri
e di orazioni, note con il nome di Filippiche in quanto richiamavano quelle omon
ime pronunciate da Demostene contro Filippo II di Macedonia. Intanto, Antonio, n
ella volont di condurre una nuova guerra in Gallia per accrescere il proprio pres
tigio, decise di marciare contro Decimo Giunio Bruto Albino, governatore della G
allia Cisalpina, e lo assedi nella citt di Modena. Qui Antonio fu per raggiunto dag
li eserciti consolari guidati da Aulo Irzio, Gaio Vibio Pansa e dallo stesso Ott
aviano, che lo sconfissero.[70]
Tornato a Roma, Ottaviano si trov nella situazione di dover scegliere tra il tota
le abbandono della politica cesariana, che avrebbe tenuto in vita l'agonizzante
repubblica, e l'allontanamento dal senato, al quale rischiava di asservirsi tota
lmente.[71] Scelse di proseguire almeno in parte la politica cesariana, e costit
u, assieme ad Antonio e a Marco Emilio Lepido, il secondo triumvirato, un accordo
politico secondo il quale i tre uomini avrebbero dovuto compiere una profonda o
pera di riforma della repubblica.[72] Cicerone fu costretto ad accettare che sar
ebbe ora stato impossibile attuare il suo piano di un princeps, ma non per quest
o ritir le severe accuse rivolte ad Antonio nelle Filippiche. Quest'ultimo, allor
a, nonostante l'opposizione di Ottaviano, decise di inserire Cicerone nelle list
e di proscrizione, decretando, cos, la sua condanna a morte.[73]
Cicerone lasci allora Roma e si ritir nella sua villa di Formia, che aveva ricostr
uito dopo gli episodi legati a Clodio. A Formia, per, fu raggiunto da alcuni sica
ri inviati da Antonio, che, aiutati da un liberto di nome Filologo,[74] poterono
trovarlo fin troppo facilmente. Cicerone, accortosi dell'arrivo dei suoi assass
ini, non tent di difendersi, ma si rassegn alla sua sorte, e venne decapitato.[75]
Una volta ucciso, per ordine di Antonio, gli furono tagliate anche le mani (o f
orse soltanto la mano destra, usata per scrivere ed indicare durante i discorsi)
, con cui aveva scritto le Filippiche,[76] che furono esposte in senato insieme
alla testa, appese ai rostri che si trovavano sopra la tribuna da cui i senatori
tenevano le loro orazioni, come monito per gli oppositori del triumvirato.[77][
78]
(LA)
Prominenti ex lectica praebentique immotam cervicem caput praecisum est. Nec sat
is stolidae crudelitati militum fuit: manus quoque scripsisse aliquid in Antoniu
m exprobrantes praeciderunt. (IT)
Sporgendosi dalla lettiga ed offrendo il collo senza tremare, gli fu recisa la t
esta. E ci non bast alla sciocca crudelt dei soldati: essi gli tagliarono anche le
mani, rimproverandole di aver scritto qualcosa contro Antonio.
(Livio - Ab Urbe condita libri, CXX - cit. in Seneca il Vecchio, Suasoriae, 6,17
)
Una volta sconfitto Antonio, Ottaviano scelse Marco, figlio di Cicerone, come co
llega per il consolato, e proprio Marco commin le pene di Antonio, facendone abba
ttere le statue e decretando che nessun membro della gens Antonia avrebbe pi potu
to essere chiamato Marco.[79]
Plutarco racconta che quando, tempo dopo, insignito del titolo di Augusto, Ottav
iano trov un nipote che leggeva le opere di Cicerone, gli prese il libro, e lo sf
ogli. Una volta che glielo ebbe restituito, disse: "Era un saggio, ragazzo mio, u
n saggio, e amava la patria".[80]
Vita privata[modifica | modifica sorgente]
Busto di Cicerone conservato ai Musei Capitolini di Roma.
Matrimoni[modifica | modifica sorgente]
Cicerone probabilmente spos Terenzia all'et di 29 anni, nel 77 a.C. Il matrimonio
- di convenienza - fu piuttosto armonioso per 30 anni. Terenzia era di famiglia
patrizia ed era una ricca ereditiera, entrambi fattori particolarmente important
i per il giovane ambizioso che Cicerone era in quel momento. Una delle sue sorel
le, o una cugina, era stata scelta come vergine Vestale, il che costituiva un gr
andissimo onore. Terenzia era una donna dal carattere forte e prese parte alla c
arriera politica di suo marito pi di quanto permise a lui di prenderne negli affa
ri di famiglia. Non condivise, tuttavia, gli interessi intellettuali di Cicerone
n il suo agnosticismo. Cicerone lamenta a Terenzia in una lettera scritta durant
e il suo esilio in Grecia che ...n gli dei che Lei ha adorato con tale devozione n
gli uomini che io ho servito hanno mostrato il pi piccolo segno di gratitudine ne
i nostri confronti.[81] Terenzia era una donna devota e probabilmente piuttosto m
aterialista.
Alla fine del 47 a.C. o all'inizio del 46 a.C. Cicerone ripudi Terenzia.[82] I mo
tivi del distacco sono ignoti, ma Cicerone accus la moglie di averlo trascurato d
urante la guerra, di non essere neppure venuta ad accoglierlo al suo ritorno e d
i avergli restituito la casa gravata di forti debiti.[83]
Verso la fine del 46 a.C. Cicerone spos Publilia, giovane e ricca fanciulla orfan
a di padre, che viveva sola con la madre.[84] Secondo Terenzia (che accusava Pub
lilia di essere la causa del suo divorzio) il nuovo matrimonio avveniva per l'am
ore di Cicerone per la giovinezza della fanciulla, mentre secondo Tirone, suo li
berto, Cicerone era attratto solo dalle ricchezze della giovane.[85] Lo stesso C
icerone era stato infatti nominato tutore di Publilia, e ne amministrava le ricc
hezze.[86] Poco dopo il matrimonio, Tullia, figlia di Cicerone, mor di parto.[87]
Egli rimase fortemente colpito e nel luglio del 45 a.C., mentre gli amici gli r
ecavano conforto, decise di ripudiare Publilia colpevole di essersi rallegrata d
ella morte di Tullia, dopo soli sette mesi di matrimonio.[88]
Il divorzio dalla storica consorte Terenzia e le seconde nozze con Publilia, des
tinate anch'esse alla rottura, resero Cicerone oggetto di feroci critiche, come
quelle rivoltegli da Antonio nelle repliche alle Filippiche.
Figli[modifica | modifica sorgente]
universalmente noto l'amore di Cicerone per la figlia Tullia, sebbene il matrimo
nio con Terenzia, da cui lei era nata, fosse stato un matrimonio di convenienza.
Tullia era l'unica persona che Cicerone non critic mai. La descrive cos in una le
ttera al fratello Quinto: Com' affettuosa, com' modesta, com' intelligente![81] Quand
o lei si ammal improvvisamente nel febbraio del 45 a.C. e mor, dopo che era sembra
to che potesse guarire, dando alla luce un figlio, Cicerone scrisse ad Attico: Ho
perso l'unica cosa che mi legava alla vita.[16]
Attico invit Cicerone ad andarlo a trovare nelle prime settimane dopo la morte di
Tullia per poterlo consolare. Nella grande biblioteca di Attico, Cicerone lesse
tutto quello che i filosofi greci avevano scritto circa il superamento del dolo
re, ...ma il mio dolore sconfigge ogni consolazione.[89] Cesare e Bruto gli spedir
ono lettere di condoglianze, e cos fece anche il suo vecchio amico e collega, l'a
vvocato Servio Sulpicio Rufo. Questi sped una lettera che in seguito stata molto
apprezzata, piena di riflessioni sulla fugacit di tutte le cose.
Dopo un po', Cicerone decise di abbandonare ogni compagnia per ritirarsi in soli
tudine nella sua villa di Astura, appena acquistata. Si trovava in un bosco soli
tario, ma non lontano da Napoli, e per molti mesi non fece altro che camminare p
er il bosco, piangendo. Scrisse ad Attico: Io mi immergo l nel bosco selvatico e f
itto la mattina presto, e vi soggiorno fino a sera.[16] Pi tardi decise di scriver
e un libro per insegnare a se stesso come superare il dolore. Questo libro, inti
tolato Consolatio, era estremamente apprezzato in antichit (in particolare da San
t'Agostino), ma sfortunatamente andato perduto, e ne restano solo pochi framment
i. In seguito Cicerone progett anche di far erigere un piccolo tempio alla memori
a di Tullia, la "sua incomparabile" figlia, ma poi non port a termine il progetto
, per ragioni ignote.
Cicerone sperava che il figlio Marco scegliesse di diventare filosofo come lui,
ma era un'aspettativa fin troppo rosea: Marco, per conto suo, desiderava intrapr
endere la carriera militare, e nel 49 a.C. si un a Pompeo ed al suo esercito, e p
art con loro per la penisola ellenica. Quando nel 48 a.C., dopo la disastrosa sco
nfitta dei pompeiani a Farsalo, Marco si present a Cesare, questi lo perdon. Cicer
one, allora, non perse tempo, e lo mand ad Atene a formarsi nella scuola del filo
sofo peripatetico Cratippo, ma Marco, ben distante dall'occhio vigile del padre,
pass il tempo a mangiare, bere e divertirsi.
Dopo l'assassinio del padre, Marco si un all'esercito dei Liberatores, guidati da
Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, ma dopo la battaglia di Filippi, nel
42 a.C., fu perdonato da Augusto. Questi, infatti, sentendosi in colpa per aver
permesso che Cicerone fosse inserito nelle liste di proscrizione del secondo tri
umvirato decise di favorire la carriera del giovane Marco. Quest'ultimo divenne,
dunque, augure, e fu poi nominato prima console nel 30 a.C. assieme allo stesso
Augusto, e poi proconsole in Siria e nella provincia d'Asia.
Cicerone politico[modifica | modifica sorgente]
Busto di Cicerone
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pensiero politico di Cicerone.
(LA)
Potestas in populo, auctoritas in senatu (IT)
Il potere del popolo, l'autorit del senato
(Marco Tullio Cicerone, De Legibus,3,12)
Come politico, Cicerone sempre stato bersaglio della critica di antichi e modern
i. Le accuse mossegli vanno dall'incoerenza alla vanit, alla poca lungimiranza. M
a la sua conduzione oggettivamente pu essere giustificata se la si contestualizza
nella politica del tempo, fatta in un mobile gioco di accordi e conflitti tra g
ruppi di potere e famiglie nobili, che sfruttavano le etichette di partito per m
ire personali.
Cicerone era attaccato al governo repubblicano per tradizione e per ricordo, ram
mentando le grandi cose che esso aveva fatto e a cui egli, come molte altre pers
one, doveva le sue dignit, il suo grado sociale e il nome. Non poteva dunque pens
are a rassegnarsi cos facilmente alla sua caduta, anche se la libert effettiva non
esisteva pi a Roma, e non ne restava che l'ombra. Non bisogna biasimare coloro,
come Cicerone, che vi s'attaccano e fanno sforzi disperati per non lasciarla per
ire, poich quest'ombra, questa apparenza li consola della libert perduta e infonde
loro qualche speranza di riconquistarla. Questo era ci che pensavano i Romani ch
e, come Cicerone, dopo matura riflessione, senza entusiasmo, senza passione, e s
enza speranza, andarono a raggiungere Pompeo; questo ci che Lucano fa dire a Cato
ne in quei versi ammirevoli che esprimono i sentimenti di tutti coloro che, senz
a nascondere la triste condizione della Repubblica, si ostinarono a difenderla f
ino alla fine: Come un padre, che ha or ora perduto il figlio, prova una sorta di
piacere a dirigere i riti funebri, accende con le sue mani il rogo, non lo lasc
ia che a malincuore e il pi tardi possibile, cos, Roma, io non t'abbandoner prima d
i averti tenuta morta tra le mie braccia. Io seguir fino alla fine il tuo solo no
me, o libert, anche quando non sarai pi che un'ombra vana.[90]
Preoccupazione costante di Cicerone fu la difesa dello status quo e dei diritti
della grande propriet latifondista, desideroso soprattutto di acquisire presso i
notabili romani il credito necessario per entrare a far parte della classe dirig
ente. Egli si adoper quindi per la conservazione del potere e dei privilegi di cu
i godeva la classe degli optimates, secondo una formula che, in sostanza, signif
icava sicurezza e tranquillit (otium) per tutti i possidenti, e che implicava che
il potere (dignitas) rimanesse nelle mani di un'oligarchia.
Il suo preteso desiderio che in questa lite si entrasse per "merito" e non per na
scita, quand'anche non lo si voglia meramente intendere come un sottinteso rifer
imento alle sue vicende personali, rimase comunque un'astrazione teorica, un'uto
pia, pi che altro per l'assenza di una vera modifica nel tessuto politico e socia
le della Roma del periodo.[91]
Cicerone fu, inoltre, sostenitore dell'ideale politico della concordia ordinum (
intesa tra il ceto equestre e senatorio divenuta poi concordia omnium bonorum, o
vvero concordia di tutti i cittadini onesti), e la esalt, in particolare, nella q
uarta orazione contro Catilina: allora, per la prima volta nella storia repubbli
cana, i senatori, i cavalieri ed il popolo si trovarono d'accordo sulle decision
i da prendere, decisioni dalle quali dipendeva la salvezza dello stato. Cicerone
auspicava che la concordia potesse durare per sempre, pur capendo che essa era
nata, in quel particolare frangente, solo per la pressione emotiva: d'altronde,
la concordia non faceva leva su un particolare progetto politico, ma solamente s
u motivi di carattere sentimentale ed economico.[92]
Cicerone filosofo[modifica | modifica sorgente]
Per le opere, vedi l'apposita sezione
La filosofia prima di Cicerone[modifica | modifica sorgente]
Ritratto di Cicerone
Cicerone fu il primo degli autori romani a comporre opere filosofiche in latino:
ne andava, infatti, molto fiero, ma si scusava, allo stesso tempo, di aver dedi
cato alla filosofia cos tanto tempo.[14] Alcuni, infatti, ritenevano che fosse di
sdicevole per un uomo romano dedicarsi alla filosofia, altri pensavano che comun
que non bisognasse dedicarle pi di un certo tempo. Altri ancora, infine, erano co
nvinti sostenitori della totale superiorit della filosofia greca, e consideravano
per l'appunto solo le opere greche degne di essere lette.[93]
Cicerone era per convinto che, se i Romani si fossero dedicati seriamente alla fi
losofia, avrebbero allora raggiunto le stesse vette dei Greci, che gi avevano egu
agliato nella retorica. Ma il gusto per le speculazioni filosofiche era totalmen
te estraneo alla societ romana: il vir era, d'altronde, un uomo d'azione. I Roman
i conobbero la filosofia grazie al contatto con i Greci, ma consideravano inutil
e, se non addirittura deleteria, una vita spesa alla continua ricerca di un sape
re che non portava nessuna gloria alla patria n alcuna ricchezza. Il Senato arriv,
infatti, addirittura ad espellere dall'Urbe i filosofi ateniesi che vi erano gi
unti in visita nel 161 a.C., Carneade, Diogene e Critolao.[93]
La stessa nobilitas senatoriale non voleva, poi, che il popolo ed i giovani si i
nteressassero alla filosofia (che avrebbe prodotto in loro un certo amore per l'
otium, allontanandoli dalla vita reale), ma furono costretti ad ammettere che ne
ssun uomo degno di tale nome poteva restare estraneo a questa scienza. I senator
i decisero di richiamare a Roma i filosofi che avevano scacciato per prendere da
loro delle vere e proprie lezioni di filosofia, vietando, comunque, loro di ins
egnare la filosofia pubblicamente. Persino Marco Porcio Catone, fiero oppositore
della penetrazione della cultura greco-ellenistico a Roma,[94] studi la filosofi
a greca, come tutti gli esponenti dell'oligarchia senatoriale del tempo.[93]
A riscuotere un istantaneo successo a Roma fu lo stoicismo, ma presto ad esso si
unirono le altre dottrine, i cui esponenti arrivarono "in massa" a Roma nel cor
so del I secolo a.C. In poco tempo, dunque, la situazione aveva subito un totale
ribaltamento, e non esisteva pi uomo estraneo alla filosofia.[93]
Formazione filosofica di Cicerone[modifica | modifica sorgente]
Cicerone non si comport diversamente dai suoi contemporanei, ma, almeno in gioven
t, studi la filosofia convinto che si trattasse esclusivamente di un valido suppor
to per la retorica: inizi a comporre opere filosofiche, infatti, soltanto in tard
a et, quando solo la composizione, appunto, poteva essere l'impiego del suo tempo
libero. Nella filosofia Cicerone cerc e seppe trovare la consolazione di cui ave
va bisogno, il rimedio somministratogli dall'antica saggezza.[93]
Da giovane, Cicerone studi d'impulso l'epicureismo, dottrina che aveva avuto nume
rosi discepoli anche a Roma, tra cui Amafinio, Cazio e Lucrezio. In principio, C
icerone fu, infatti, allievo di filosofi epicurei, quali Fedro e Zenone. Pi tardi
, sotto l'influsso di altri maestri, abbracci, almeno in parte, lo stoicismo, ma
non ne fu mai un convinto sostenitore: come altri al suo tempo, elabor una person
ale fusione tra le due filosofie, in modo eclettico.[93] Mostr, tuttavia, forti p
referenze per la dottrina accademica insegnatagli da Filone: la teoria del proba
bilismo e del verosimile si adattavano perfettamente ad una personalit quale quel
la di Cicerone, a cui si addiceva perfettamente anche l'elevazione morale dello
stoicismo. Questa particolare mescolanza fra pi filosofie fu la vera filosofia di
Cicerone.[93]
Opere[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della letteratura latina (
78 - 31 a.C.).
Scritti filosofici[modifica | modifica sorgente]
Frontespizio di una stampa del De officiis; Christopher Froschouer, 1560
Le opere filosofiche di Cicerone costituiscono un'importante fonte su teorie fil
osofiche ellenistiche poco documentate direttamente. In particolare gli Academic
a sono una testimonianza essenziale sullo scetticismo della media Accademia. In
molti casi Cicerone traduce per la prima volta in latino termini filosofici grec
i. Ad esempio i termini probabile e probabilit, usati con leggere varianti in tut
te le lingue occidentali per indicare concetti filosofici e scientifici, traggon
o il loro significato attuale dalla scelta di Cicerone di tradurre con il latino
probabilis il termine p??a??? (pithans), nel senso in cui esso usato da Carneade
.[95]
Panoramica alfabetica di tutte le opere filosofiche[modifica | modifica sorgente
]
Academica priora (prima stesura dei libri sulla dottrina della conoscenza dell'a
ccademia platonica).
Catulus (Dialogo), la prima parte dell'Academica priora, perduto.
Lucullus (Dialogo), la seconda parte dell'Academica priora, conservato.
Academici libri oppure Academica posteriora (versione tarda del trattato sulla d
ottrina della conoscenza dell'accademia platonica, in quattro libri).
Cato Maior seu de senectute ("Catone il censore, sull'anzianit"). Cicerone immagi
na Catone il Censore all'et di 84 anni ed esprime la sua nostalgia del buon tempo
antico, quando a Roma l'uomo politico eminente poteva mantenere prestigio e aut
orevolezza fino alla pi tarda et.
De Divinatione ("Sulle profezie"): Quest'opera, probabilmente la pi originale tra
tutte quelle composte da Cicerone, mette in luce un'opinione molto esplicita su
lla fiducia che bisogna riporre nell'arte aruspicina. Sebbene discuta anche dell
e opinioni stoiche al riguardo, si nota che Cicerone tratta gli argomenti con la
dimestichezza di chi ha potuto osservare da vicino il funzionamento della relig
ione romana (nelle vesti di augure), e pu trarne un lucido giudizio, che non pu no
n essere negativo. Da quest'opera e dal terzo libro del De natura deorum i primi
cristiani attinsero argomenti per combattere il politeismo.
De finibus bonorum et malorum ("Sui confini del bene e del male"). un dialogo in
cinque libri che si pone il problema di cosa sia il sommo bene, tenendo in cons
iderazione le due filosofie antiche stoica ed epicurea che, rispettivamente, lo
classificavano come virt e piacere.
De Fato ("Sul Fato"), giuntoci non integralmente. Viene argomentata la dottrina
provvidenzialistica degli stoici.
De natura deorum ("Sull'essenza degli dei"): Il De natura deorum fu scritto nel
44 a.C., subito prima della morte di Cesare, ed inviato a Bruto. Cicerone orches
tra una conversazione tra un epicureo, Velleio, uno stoico, Balbo, ed un accadem
ico, Cotta, che espongono e discutono le opinioni dei vecchi filosofi sugli dei
e sulla Provvidenza. L'ateismo dissimulato di Epicuro viene confutato da Cotta,
che sembra rappresentare lo stesso Cicerone. Cotta prende, poi, la parola, per c
onfutare anche il pensiero stoico riguardo alla Provvidenza. Se Cicerone resping
eva con certezza il parere degli epicurei al riguardo, non possiamo, invece, sap
ere con altrettanta certezza cosa pensasse della religiosit dello stoicismo: le p
arole di Cotta, pervenuteci, tra l'altro, solo in parte, non contengono nessuna
riflessione dello stesso Cicerone. Si per ipotizzato che Cicerone abbracciasse al
meno in parte il probabilismo accademico, sebbene suoi ammiratori fossero invece
convinti che si fosse allontanato del tutto dallo scetticismo. Comunque, import
ante il poter constatare l'estrema discrezione dell'atteggiamento di Cicerone: e
gli persuaso che il culto nell'esistenza degli dei e nella loro azione sul mondo
debba esercitare una profonda influenza sulla vita, e che , dunque, di un'import
anza fondamentale per il governo di uno stato. Esso deve, perci, essere mantenuto
vivo nel popolo. Sono il politico e l'augure che parlano. Cicerone non trova gl
i argomenti degli stoici molto convincenti, e li confuta per mezzo di Cotta. Inf
ine, si dice incline a credere che gli dei esistano e che governino il mondo: lo
crede, perch un'opinione comune a tutti i popoli. Questo" accordo" universale eq
uivale per lui ad una legge della natura (consensus omnium populorum lex naturae
putanda est). In quanto alla pluralit degli dei, sebbene non si esprima categori
camente su questo punto, sembra che non ci creda, o per lo meno che, come gli st
oici, consideri gli dei come nient'altro, per cos dire, che le emanazioni del Dio
unico. Concepisce poi questo Dio unico come uno spirito libero e privo di quals
iasi elemento mortale, all'origine di tutto. Non risparmia, invece, i racconti m
itici del politeismo greco-romano; schernisce e condanna le leggende comuni a tu
tti i popoli. Era soprattutto questa parte dell'opera, il terzo libro, ad affasc
inare i filosofi del XVIII secolo: non era difficile mettere in luce gli aspetti
ridicoli della religione popolare, e si pu dire che anche al tempo di Cicerone c
i era diventato un luogo comune filosofico. Gli uni, respingendo con disprezzo qu
este favole, che giudicavano grossolane, respingevano anche ogni credenza; gli a
ltri adottavano la dottrina stoica. A Cicerone, invece, l'esistenza degli dei ap
pariva come necessaria: tutti i popoli credevano, e di conseguenza credeva anche
lui. Pressappoco nello stesso modo, Cicerone analizza, poi, il tema dell'immort
alit dell'anima, prendendo in prestito molte delle opinioni espresse a questo pro
posito da Platone.[96]
De officiis ("Sui doveri"): Il De officis, che - pare - fu scritto dopo la morte
di Cesare, nel 44 a.C., l'ultima opera filosofica di Cicerone, che la dedic al f
iglio Marco, che si trovava ad Atene. L'opera, ispirata ad un lavoro dello stoic
o Panezio, divisa in tre libri: il primo tratta di ci che onesto, il secondo di c
i che utile, ed il terzo traccia una comparazione tra utile ed onesto. Nell'opera
, Cicerone non fornisce profonde spiegazioni con rigore scientifico, ma enuncia
una serie di ottimi precetti, indispensabili per fare di un uomo un buon cittadi
no romano, ligio ai suoi doveri e dunque in grado di vivere nell'ottica della vi
rtus.
Laelius seu de amicitia ("Lelio" o "sull'amicizia").
Paradoxa Stoicorum (Teoremi di spiegazione dei paradossi etici della scuola degl
i stoici): Si tratta di esercitazioni di casistica oratoria, spesso giudicate di
basso livello dalla critica.
Tusculanae disputationes ("Conversazioni a Tusculum"): Le Tusculanae disputation
es furono composte nel 45 a.C., sotto la dittatura di Cesare, quando Catone Utic
ense era gi stato costretto al suicidio e la repubblica aveva, in fin dei conti,
cessato di esistere. Il dittatore si era dimostrato clemente, ma aveva dato a in
tendere agli intellettuali che non avrebbe accettato una loro "insubordinazione"
: a Cicerone, che aveva scritto un libro in memoria di Catone, Cesare aveva risp
osto con l'Anticato ("Anticatone"), in cui criticava l'illustre morto, mostrando
quale sarebbe stato il suo atteggiamento verso gli oppositori. Per Cicerone la
situazione era davvero complicata: sua figlia Tullia era appena morta, e la vita
politica aveva perso ogni senso. L'oratore decise dunque di ritirarsi nella vil
la di Tusculum, particolarmente amata da Tullia, dove si dedic allo studio della
filosofia. Gli argomenti delle disputationes rispecchiano dunque il suo stato d'
animo: cos' la morte? Cos' il dolore? C' un modo per alleviare le afflizioni dell'a
nimo? Cosa sono le passioni? Come si deve confrontare il saggio nei confronti di
questi elementi turbatori della propria imperturbabilit? Infine: cos' la virt? Bas
ta a rendere felice una vita? Tra le ultime riflessioni ve n' anche una a proposi
to del suicidio, inteso come mezzo per eludere la morte. Cicerone tratta questi
temi con il suo solito stile eloquente, ma vi si intravede un forte senso d'impo
tenza: evidente che il suo pensiero sempre rivolto, nonostante tutto, a Roma ed
alla politica.
De re publica ("Sulla repubblica"), sul modello della Repubblica di Platone: Si
rimanda alla voce specifica.
De legibus ("Sulle leggi"): Il De legibus fu composto probabilmente nel 52 a.C.,
dopo che Cicerone era stato nominato augure. Si tratta di uno scritto che pu con
siderarsi complementare del De re publica, del quale ricalca pregi e difetti: no
n un lavoro puramente filosofico, n un semplice trattato di giurisprudenza, ma pi
uttosto un compromesso tra le due scienze. Nel primo libro, ispirato all'omonima
opera di Platone e al trattato Sulle leggi di Crisippo, Cicerone dimostra con u
na grande elevazione di pensiero e di stile l'esistenza di una legge universale,
eterna, immutabile, conforme alla ragione divina, che si confonde con lei. Prop
rio la ragione divina, infatti, costituisce il diritto naturale, che esisteva pr
ima di tutti gli ordinamenti. Dopo quest'avvio, Cicerone passa all'analisi delle
leggi in rapporto alle varie forme di governo, cos come far, molto tempo dopo, Mo
ntesquieu. Non avendo a disposizione altra repubblica all'infuori di quella roma
na, Cicerone non immagina leggi diverse da quelle romane: esse sono le leggi per
fette. Terminata l'analisi, Cicerone si limita, nel secondo libro, ad enunciare
le poche che possono essere considerate imperfette, soprattutto tra quelle che r
egolano il culto. L'attenta analisi delle consuetudini religiose appare, alla lu
ce della data di pubblicazione, come un'attenta manovra di propaganda, con la qu
ale Cicerone appare ai suoi concittadini come uomo ben degno della carica sacerd
otale che gli stata affidata. Nel terzo libro, di cui sono andati perduti alcuni
passi, Cicerone analizza la natura e l'organizzazione del potere, il carattere
delle diverse funzioni dello stato e l'antagonismo salutare che deve esistere tr
a le forze che lo costituiscono. Queste domande, di interesse generale cos vivo p
oich toccavano direttamente il problema della libert politica, avevano un'importan
za considerevole per i contemporanei di Cicerone. Quale doveva essere la parte d
ell'aristocrazia o del senato, e quale quella del popolo nel governo della repub
blica? Non era lontano il tempo in cui Cesare avrebbe dato la risposta definitiv
a a questo quesito, e tutti coloro che presagivano ci che sarebbe accaduto tentav
ano di rafforzare l'autorit della nobilitas e del senato. Nell'opera, il fratello
di Cicerone, Quinto, fortemente contrario al tribunato della plebe, carica che
ritiene potenzialmente troppo pericolosa: Cicerone, pur discostandosi dalle opin
ioni del fratello, riconosce il pericolo che il tribunato della plebe costituisc
e per il mantenimento della calma e della pace. Possediamo solamente i primi tre
libri del De legibus: ce n'erano probabilmente sei. Il quarto era dedicato all'
esame del diritto politico, il quinto al diritto criminale, il sesto al diritto
civile. Si trattava di opere particolarmente preziose, perch Cicerone non ha mai
trattato altrove gli stessi argomenti. Non dimentichiamo che i trattati De re pu
blica e De legibus furono scritti in un'epoca durante la quale la costituzione r
omana era ancora in piedi, prima della guerra civile e la fine dell'antica liber
t. Questa circostanza spiega il carattere dei due lavori: sono al tempo stesso li
bri teorici e pratici, ed anche tecnici. Dopo l'avvento di Cesare, l'elemento sp
eculativo dominer nella filosofia di Cicerone, che infatti fuggir la vita pubblica
per ritirarsi nella contemplazione.[97]
Orazioni[modifica | modifica sorgente]
Cicerone mentre pronuncia un'orazione in Senato.
(LA)
In principiis dicendi tota mente atque artubus contremisco. (IT)
All'inizio di un discorso mi tremano le gambe, le braccia e la mente.
(Marco Tullio Cicerone)
Cicerone certamente il pi celebre oratore dell'antica Roma.[98][99] Nel Brutus eg
li ritiene completato con se stesso (non senza un certo fine autocelebrativo) lo
sviluppo dell'arte oratoria latina, e gi da Quintiliano la fama di Cicerone qual
e modello classico dell'oratore ormai incontrastata. Cicerone ha pubblicato da s
la maggior parte dei suoi discorsi; 58 orazioni (alcune parzialmente lacunose) l
e abbiamo ricevute nella versione originale, circa 100 sono conosciute per il ti
tolo o per alcuni frammenti. I testi si possono dividere grosso modo tra orazion
i pronunciate di fronte al Senato o al popolo e tra le arringhe pronunciate in q
ualit di - utilizzando termini moderni - avvocato difensore o pubblica accusa, no
nostante anche quest'ultimi abbiano spesso un forte substrato politico, come nel
celeberrimo caso contro Gaio Verre, unica volta in cui Cicerone compare come ac
cusatore in un processo penale. Il suo successo dovuto alla sua abilit argomentat
oria e stilistica, che si sa adattare perfettamente all'oggetto dell'orazione e
al pubblico,[100] soprattutto alla sua tattica astuta, che si adatta di volta in
volta al particolare uditorio, appoggiando appropriatamente diverse scuole filo
sofiche o politiche, al fine di convincere il pubblico contrario e raggiungere i
l proprio scopo.
Tecniche di memorizzazione[modifica | modifica sorgente]
Per memorizzare i suoi discorsi Cicerone utilizzava una tecnica associativa che
venne chiamata tecnica dei loci o tecnica delle stanze.[101] Egli scomponeva il
discorso in parole chiave e parole concetto che gli permettessero di parlare del
l'argomento desiderato e associava queste parole, nell'ordine desiderato, alle s
tanze di una casa o di un palazzo che conosceva bene, in modo creativo e insolit
o. Durante l'orazione egli immaginava di percorrere le stanze di quel palazzo o
di quella casa, e questo faceva s che le parole concetto del suo discorso gli ven
issero in mente nella sequenza desiderata. da questo metodo di memorizzazione ch
e derivano le locuzioni italiane "in primo luogo", "in secondo luogo" e cos via.
Panoramica alfabetica di tutte le orazioni[modifica | modifica sorgente]
De domo sua ad pontifices ("Sulla propria casa, al collegio pontificale", 57 a.C
.): arringa pronunciata per uno scopo particolare: durante l'esilio di Cicerone
il suo avversario Clodio aveva consacrato una parte della propriet di Cicerone su
l Palatino alla dea Libertas; Cicerone dichiara questa consacrazione invalida pe
r ottenerne la restituzione. da tale contesto che nasce la locuzione Cicero pro
domo sua.
De haruspicum responso ("Sul responso degli aruspici", 56 a.C.): Clodio redige u
n passo sulla profanazione di alcune reliquie durante una perizia degli aruspici
sul terreno di Cicerone sul Palatino e chiede la demolizione di una casa di Cic
erone ivi in costruzione. Contro questa ed altre accuse Cicerone si rivolge con
un appello al Senato, nel quale spiega, che la maggior parte delle accuse di Clo
dio si basano su indagini dolosamente carenti.
De imperio Cn. Pompei (De lege Manilia) ("Sul comando di Gneo Pompeo (sulla legg
e Manilia)", 66 a.C.), orazione di carattere politico pronunciata di fronte al p
opolo in occasione dell'attribuzione, effettuata su proposta del tribuno della p
lebe Gaio Manilio, a Gneo Pompeo di poteri speciali per la conduzione di una cam
pagna militare contro il re del Ponto Mitridate VI.
De lege agraria (Contra Rullum) IIII ("Sulla legge agraria (contro Rullo)", 63 a.
C.): orazione pronunciata durante l'anno di consolato, tenuta in Senato (I) e da
vanti al popolo (II/III); un quarto dell'orazione stato perduto.
De provinciis consularibus ("Sulle province consolari", 56 a.C.), orazione pronu
nciata in senato riguardo alle province consolari romane.
De Sullae bonis ("Sui beni di Silla", 66 a.C.).
Divinatio in Caecilium ("Dibattito contro Cecilio", 70 a.C.), dibattito riguardo
l'assunzione del ruolo di accusatore nel processo contro Verre. Quinto Cecilio
Nigro fu sotto Verre questore in Sicilia e present la propria candidatura nel ruo
lo di accusatore. Per Cicerone egli era infatti invischiato nelle macchinazioni
di Verre.
In L. Calpurnium Pisonem ("Contro Lucio Calpurnio Pisone", 55 a.C.), orazione d'
accusa politica contro Lucio Calpurnio Pisone Cesonino.
In Catilinam IIV ("Contro Catilina I-IV" ovvero "Le Catilinarie", 63 a.C.), orazi
oni contro Lucio Sergio Catilina: i discorsi del 7 e dell'8 novembre 63 a.C. pro
nunciati di fronte al Senato (I) e al popolo (II); i discorsi della scoperta e d
ella condanna dei seguaci di Catilina, del 3 dicembre di fronte al popolo (III)
e del 5 dicembre di fronte al Senato (IV)
In P. Vatinium ("Contro Publio Vatinio", 56 a.C.), orazione accusatoria contro P
.Vatinio riguardo l'interrogatorio nel processo contro P.Sestio.
In Verrem actio prima ("Prima accusa contro Verre", 70 a.C.), orazione accusator
ia nel processo contro Verre, accusato di concussione (crimen pecuniarum repetun
darum)
In Verrem actio secunda IV ("Seconda accusa contro Verre IV", 70 a.C.), questi cin
que discorsi non sono mai stati pronunciati a causa dell'esilio volontario di Ve
rre, ma vennero comunque pubblicati in forma scritta.
Oratio cum populo gratias egit ("Ringraziamento al popolo", 57 a.C.), ringraziam
ento a tutti coloro che hanno appoggiato il ritorno di Cicerone dall'esilio, e g
li hanno permesso il rientro nella vita politica.
Oratio cum senatui gratias egit ("Ringraziamento al senato", 57 a.C.), ringrazia
mento a tutti coloro che in Senato hanno appoggiato il ritorno di Cicerone dall'
esilio, e gli hanno permesso il rientro nella vita politica.
Philippicae orationes I XIV ("Le filippiche", 44 a.C./43 a.C.), orazioni contro
Marco Antonio.
Pro Aemilio Scauro ("In difesa di Emilio Scauro", 54 a.C.), orazione pronunciata
nel ruolo di difensore.
Pro T. Annio Milone ("In difesa di Tito Annio Milone", 52 a.C.), orazione difens
iva, originariamente diversa dalla versione pubblicata, non sort il proprio effet
to in quanto la curia era assediata dai fedeli della fazione clodiana. Dopo l'es
ilio di Milone subir profonde modifiche per essere pubblicata quale ci pervenuta:
la pi bella orazione di Cicerone. Contiene tra l'altro la celebre citazione "Int
er arma enim silent leges"
Pro Archia ("In difesa di Archia", 62 a.C.), orazione pronunciata nel ruolo di d
ifensore del poeta antiochiano Aulo Licinio Archia.
Pro A. Caecina ("In difesa di Aulo Cecina", 69 a.C./ca. 71 a.C.), orazione tenut
a per il querelante in un processo civile per un'azione di rivendicazione. Il fo
ndamento giuridico l'interdetto de vi armata (rimedio del possessore contro lo s
possessamento violento). Sostenitore della parte avversa Gaio Calpurnio Pisone;
entrambe le parti fanno ricorso manifestamente all'autorevolezza del giurista Ga
io Aquilio Gallo.
Pro M. Caelio ("In difesa di M. Celio", 56 a.C.), orazione pronunciata nel ruolo
di difensore.
Pro A. Cluentio Habito ("In difesa di Aulo Cluenzio Abito", 66 a.C.), orazione p
ronunciata nel ruolo di difensore.
Pro G. Cornelio ("In difesa di Gaio Cornelio", 65 a.C.), orazione pronunciata ne
l ruolo di difensore.
Pro L. Cornelio Balbo ("In difesa di Lucio Cornelio Balbo", 56 a.C.), orazione p
ronunciata nel ruolo di difensore.
Pro P. Cornelio Sulla ("In difesa di Publio Cornelio Silla", 62 a.C.), orazione
pronunciata nel ruolo di difensore.
Pro M. Fonteio ("In difesa di Marco Fonteio", 69 a.C.), orazione pronunciata nel
ruolo di difensore.
Pro Q. Ligario ("In difesa di Quinto Ligario" 46 a.C.), orazione pronunciata nel
ruolo di difensore di Quinto Ligario, indirizzata a Cesare in quanto dittatore.
Pro M. Marcello ("In difesa di Marco Marcello", 46 a.C.), orazione pronunciata n
el ruolo di difensore di Marco Marcello, indirizzata a Cesare in quanto dittator
e.
Pro muliere Arretina ("In difesa di una donna di Arezzo", 80 a.C.), orazione pro
nunciata nel ruolo di difensore.
Pro Murena ("A favore di Murena", 63 a.C.), orazione pronunciata nel ruolo di di
fensore in un processo di corruzione elettorale.
Pro Cn. Plancio ("In difesa di Gneo Plancio", 54 a.C.), orazione pronunciata nel
ruolo di difensore.
Pro P. Quinctio ("In difesa di Publio Quinto", 81 a.C.), il pi antico discorso gi
uridico tradizionale di Cicerone a favore del querelante in un processo civile.
Oggetto del contendere la legittimit dell'azione di sequestro preventivo eseguita
dal convenuto Sesto Nevio contro il cliente di Cicerone Publio Quinto. Difensor
e della parte avversa Quinto Ortensio Ortalo, giudice Gaio Aquilio Gallo.
Pro C. Rabirio perduellionis reo ("In difesa di Gaio Rabirio, colpevole di alto
tradimento", 63 a.C.), orazione pronunciata nel ruolo di difensore.
Pro Rabirio Postumo ("In difesa di Rabirio Postumo"), 54 a.C./53 a.C. oppure 53
a.C./52 a.C.), orazione difensiva pronunciata nella fase pregiudiziale del proce
sso contro Aulo Gabinio a causa di concussione nelle province. Verte attorno all
a presenza di "bustarelle" in connessione con la reintegrazione al trono d'Egitt
o di Tolomeo XII Aulete.
Pro rege Deiotaro ("In difesa del re Deiotaro", 45 a.C.), orazione in difesa del
Re Deiotaro, rivolta a Cesare
Pro Sex. Roscio Amerino ("In difesa di Sesto Roscio da Amelia", 80 a.C.), orazio
ne di difesa, la prima arringa di Cicerone in un processo per omicidio. Sesto Ro
scio era accusato di parricidio. Durante la guerra civile un parente si era impo
ssessato del patrimonio del padre di Roscio e ora cercava di assicurarsi il malt
olto, il quale apparteneva ai legittimi eredi del deceduto. Cicerone ottenne l'a
ssoluzione.
Pro Q. Roscio Comoedo ("In difesa dell'attore Quinto Roscio", circa 77 a.C. o 66
a.C.), orazione pronunciata nel ruolo di difensore.
Pro P. Sestio ("In difesa di Publio Sestio", 56 a.C.), orazione pronunciata nel
ruolo di difensore.
Pro Titinia ("In difesa di Titinia", 79 a.C.), orazione pronunciata nel ruolo di
difensore.
Pro M. Tullio ("In difesa di Marco Tullio", 72 a.C./71 a.C.), orazione pronuncia
ta nel ruolo di difensore.
Pro L. Valerio Flacco ("In difesa di Lucio Valerio Flacco", 59 a.C.), orazione p
ronunciata nel ruolo di difensore.
Miniatura quattrocentesca del De oratore.
Scritti di retorica[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Retorica latina.
Cos come per Cicerone difficile distinguere tra vita ed opere, cos in particolare
differenziare tra scritti filosofici e retorici s pratico e chiaro, ma tuttavia n
on rappresenta pienamente la concezione e l'opinione di Cicerone. Gi nella sua pr
ima opera conservata (De inventione I 1-5) chiarisce che la sapienza, l'eloquenz
a e l'arte del governare hanno sviluppato un legame naturale, che indubbiamente
ha contribuito allo sviluppo della cultura degli uomini e che dev'essere ristabi
lito.[102] Egli ha in mente quest'unit come modello ideale sia negli scritti teor
etici sia anche nella sua propria vita activa al servizio della Repubblica - o a
lmeno cos che egli ha voluto idealizzare e vedere la propria realt.
Perci non affatto sorprendente se Cicerone ha sviluppato i suoi scritti filosofic
i con i mezzi della retorica e strutturato le sue teorie della retorica su princ
ipi filosofici. La separazione tra sapienza ed eloquenza Cicerone l'addossa alla
"rottura tra linguaggio e intelletto" compiuta dalla filosofia socratica (De or
atore III 61) e tenta attraverso i suoi scritti di "risanare" questa frattura; e
quindi per una migliore attuazione la filosofia e la retorica secondo lui devon
o essere dipendenti l'una dall'altra (v. p.e. De oratore III 54-143); Cicerone s
tesso dichiara che "io sono diventato un oratore [...] non nelle scuole dei reto
ri ma nei saloni dell'Accademia": con ci allude alla sua formazione sulle dottrin
e della Nuova Accademia di Carneade e Filone di Larissa, suo maestro.
Panoramica alfabetica delle opere sulla retorica pervenuteci[modifica | modifica
sorgente]
Brutus: il libro dedicato a Marco Giunio Bruto venne scritto all'inizio del 46 a
.C. e tratta nella forma di un dialogo tra Cicerone, Bruto ed Attico la storia d
ell'arte retorica romana fino a Cicerone stesso. Dopo un'introduzione (1-9) Cice
rone inizia un confronto con la retorica greca (25-31) e sottolinea che l'arte o
ratoria poich la pi complessa di tutte le arti solo tardi giunse alla perfezione.
Mentre ritiene gli antichi oratori romani appena mediocri, parla di Catone come
base della propria esperienza; Lucio Licinio Crasso e Marco Antonio Oratore, ent
rambi protagonisti del De oratore, sono dettagliatamente confrontati (139 e ss.)
. Dopo un'escursione sull'importanza del giudizio del pubblico (183-200) e una r
iflessione sull'oratore Ortensio (201-283), Cicerone respinge fermamente il mode
llo dell'Atticismo (284-300). L'opera culmina in confronto tra l'arte oratoria d
i Ortensio e di Cicerone stesso, non senza una grossa dose di autocelebrazione (
301-328), egli infatti presenta se stesso come il punto d'arrivo di un processo
di sviluppo dell'arte oratoria. Punto principale dell'opera la critica alla diff
usione dello stile neoattico, a cui anche il giovane Bruto appartiene, difendend
o il suo stile, assai pi ricco e magniloquente, dalla critica di essere un esempi
o dello stile asiano.
De inventione: ("Sul ritrovamento"): sviluppato tra l'85 a.C. e l'80 a.C. questo
il primo di due libri di una descrizione globale della retorica, mai completata
. Cicerone rinunci a completarla, per dedicarsi ad una pi accattivante rappresenta
zione nel De oratore, e tuttavia l'opera serv, nonostante il carattere frammentar
io, come testo d'insegnamento fino al Medioevo. La parte completata tratta nel p
rimo libro dei concetti principali della retorica (I 5-9), la dottrina dell'inse
gnamento della retorica in riferimento ad Ermagora di Temno (I 10-19) nonch il ru
olo dell'oratore (I 19-109); il secondo libro tratta delle tecniche d'argomentaz
ione, soprattutto nelle arringhe giuridiche (II 11-154) nonch brevemente sulle or
azioni di fronte al popolo (II 157-176) e in occasione di celebrazioni (II 177-1
78). Le dichiarazioni di Cicerone per quanto riguarda il contenuto dell'opera pr
esentano molte somiglianze con l'opera "La Retorica" di Erennio, ma per lungo te
mpo erratamente ritenuta sua, cosa che ha portato a numerose discussioni tra gli
studiosi riguardo al rapporto tra le due opere. Entrambi gli scritti sono comun
que all'incirca dello stesso periodo e si basano direttamente o indirettamente s
ulla medesima o su affini fonti greche. Inoltre c' un'incredibile somiglianza let
terale in alcuni periodi, cosa che suggerisce probabilmente anche una comune fon
te latina, forse originaria da un comune insegnante o dottrinario che ha mediato
il preponderante contenuto di origine greca.
De optimo genere oratorum ("Sulla miglior arte dell'oratoria"): questa breve ope
ra, scritta probabilmente nel 46 a.C. o, secondo altri pareri, gi nel 50 a.C., un
'introduzione alla traduzione delle orazioni di Demostene ed Eschine, per e cont
ro Ctesifonte. L'introduzione verte soprattutto sugli atticisti romani, all'inci
rca con le stesse argomentazioni dell'Orator. La traduzione comunque non ci perv
enuta, e non chiaro se Cicerone l'abbia mai effettivamente completata. L'autenti
cit dell'opera stata pi volte messa in discussione, ma oggi per lo pi accettata.
De oratore (Sull'oratore): la pi importante opera sulla retorica di Cicerone non
dev'essere confusa con l'opera quasi omonima Orator. un'opera composta nel 55 a.
C. in forma di dialogo, cos come per il Brutus. I protagonisti stavolta sono Luci
o Licinio Crasso e Marco Antonio, esempi, secondo Cicerone, dei pi grandi oratori
della generazione precedente. Nel I libro Crasso (portavoce di Cicerone) ad esp
orre la tesi principale dell'opera ossia che il buon oratore deve avere un'appro
fondita conoscenza dell'argomento di cui vuole trattare, osteggiando la concezio
ne di alcuni retori greci che ritenevano sufficiente una formazione basta su reg
ole, tecnicismi ed esercizi per affrontare qualsiasi discorso. Il II libro tratt
a invece delle "parti" in cui si suddivide la retorica, cio l'inventio, la dispos
itio e la memoria; nel III libro si parla dello stile, cio l'elocutio, e dell'act
io, cio il modo in cui l'oratore deve comportarsi durante l'orazione. Il de orato
re considerata l'opera di Cicerone scritta con pi cura formale ed per questo moti
vo che sempre stata utilizzata e studiata come modello primo dello stile ciceron
iano.
Orator ("L'oratore"): Venne scritta nell'estate del 46 a.C. ed anche questa un'o
pera dedicata a Marco Giunio Bruto che descrive un modello ideale del perfetto o
ratore, riprendendo molti dei temi gi trattati nel De oratore. Contrariamente all
a disputa di quel tempo tra gli atticisti, che - come Bruto - pretendono dall'or
atore uno stile sobrio e preciso, e gli asiani, che prediligono uno stile molto
ricercato e magniloquente, Cicerone ritiene che il perfetto oratore, come Demost
ene, deve dominare tutti gli stili e saper passare da uno all'altro con naturale
zza. Per questo motivo bisogna dedicarsi soprattutto alla formazione filosofica:
solo cos potr svolgere i tre compiti dell'oratore: probare, delectare, flectere (
dimostrare, divertire, convincere), i quali vengono ben ordinati e descritti (76
-99). Cicerone parla anche qui brevemente dell'inventio (44-49), della dispositi
o (50) ma tratta soprattutto dell'elocutio (51-236), soffermandosi sulle figure
retoriche e sulla costruzione ritmica del periodo.
Partitiones oratoriae ("Partizione dell'arte oratoria"): Quest'opera venne scrit
ta nel 54 a.C., quando il figlio di Cicerone, Marco, stava studiando la retorica
, ed ideata come una sorta di 'Catechismo', trattando la teoria della retorica,
soprattutto con divisioni schematiche, nella forma di domanda e risposta tra pad
re e figlio. L'originalit di Cicerone in quest'opera spicca molto meno, a causa d
ello stile molto semplice e delle poche novit introdotte.
Topica (44 a.C.): Scritti nel corso del viaggio in Grecia, su sollecitazione del
l'amico Trebazio, trattano della dottrina dell'inventatio divulgata da Aristotel
e, ovvero l'arte di saper trovare gli argomenti. In questa produzione retorica v
engono considerati i luoghi (topoi) come ottimo spunto per ogni genere di argome
nto ed utilizzabili per qualunque disciplina (poesia, politica, retorica, filoso
fia, ecc.)
Opere perdute[modifica | modifica sorgente]
Tra le opere tardive di Cicerone si possono annoverare scritti consolatori, cont
ributi alla storiografia, poesie (alcune anche sul suo periodo di consolato) e t
raduzioni. Queste opere sono per la maggior parte perdute. Delle poesie ci riman
gono comunque svariate citazioni anche in altri lavori dello stesso Cicerone. Qu
esti frammenti dimostrano l'influenza di uno dei pi importanti poeti latini, Catu
llo e di altri neoterici. Tra le traduzioni sono rimasti vasti frammenti del lav
oro compiuto sul Timeo di Platone, che Cicerone presumibilmente non ha mai pubbl
icato, preparando semplicemente abbozzi di traduzione. Inoltre possediamo la mag
gior parte dei frammenti di una libera traduzione, citata come Aratea, dei Fenom
eni celesti del poeta ellenistico Arato di Soli, uno dei pi influenti autori dell
a sua epoca.
Panoramica alfabetica delle opere poetiche ed epico-storiche di Cicerone[modific
a | modifica sorgente]
Alcyones: epillio composto da Cicerone dopo il 92 a.C. nel quale veniva cantato
il mito di Alcione e del marito Ceice. Dato che questi si paragonavano a Giove e
Giunone per la loro ricchezza, sfarzosit e potenza, gli dei fecero fare loro nau
fragio durante un tragitto in mare. Dato che Ceice mor nella tempesta, Alcione si
lasci annegare per il dolore, cos Giove tramut entrambi i defunti in uccelli alcio
ni.
De consulatu suo: poemetto autobiografico composto da Cicerone tra il 60 a.C. e
il 55 a.C. in cui si parla dell'ascesa al consolato dell'autore e della sua vitt
oria nel processo contro Lucio Sergio Catilina.
De temporibus suis: altra opera autobiografica perduta scritta nel 54 a.C. in cu
i Cicerone celebrava i suoi interventi migliori durante il consolato.
Epigrammi: componimenti satirici scritti da Cicerone circa quando aveva vent'ann
i. Stando alle testimonianze dello scrittore Quintiliano, l'opera era di genere
comico e ironico e trattava di vari argomenti fantastici e reali.
Limon: opera in esametri di Cicerone in cui venivano trattati argomenti letteral
i e sociali. Infatti una testimonianza di Svetonio riporta un giudizio severo de
ll'autore riguardo un'opera del commediografo Terenzio.
Marius: poema epico-storico in cui Cicerone parla delle imprese del console Gaio
Mario. L'opera importante per il passaggio dell'autore dal genere alessandrino
a quello storico mescolato alla poesia, cio epico.
Nilus: opera quasi sconosciuta. Si pensa che Cicerone l'abbia scritta per lodare
le qualit del fiume Nilo dell'Egitto.
Pontius Glaucus: componimento in stile alessandrino di Cicerone. Scritto circa n
el 93 a.C., l'opera trattava del mito di Glauco il quale dopo aver mangiato un'e
rba afrodisiaca dai poteri magici, si trasform in un animale marino.
Epistolario[modifica | modifica sorgente]
Edizione delle Epistole agli amici, Venezia 1547
Le epistole di Cicerone furono riscoperte tra il 1345 e il 1389 da Petrarca e da
l cancelliere e umanista Coluccio Salutati. Complessivamente furono ritrovate ci
rca 864 lettere, delle quali una novantina furono scritte da corrispondenti, e c
i inizialmente provoc un grande entusiasmo, temperato successivamente dal fatto ch
e l'immagine che traspariva di Cicerone non era quella dello strenuo eroe difens
ore della Repubblica, come si era sempre dipinto nelle sue opere e nelle sue ora
zioni, ma una versione molto pi umana, con le sue debolezze e i suoi aspetti meno
retorici, ma certamente affascinanti nella loro genuinit.
Le epistole furono raccolte e archiviate dal segretario di Cicerone, Tirone, fra
il 48 e il 43 a.C. Si dividono in 4 categorie:
Epistole agli amici (Epistulae ad familiares) (16 libri)
Epistole al fratello Quinto (Epistulae ad Quintum fratrem) (3 libri)
Epistole a Marco Giunio Bruto (Epistulae ad M. Brutum) (2 libri)
Epistole ad Attico (Epistulae ad Atticum) (16 libri)