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DIETER WANDSCHNEIDER

SPAZIO, TEMPO E RELATIVITA NELLA PROSPETTIVA
DELLA ' FILOSOFIA DELLA NATURA ' D1 HEGEL
SPAZIO, TEMPO E RELATIVITA NEU PROSPETTIVA
DELLA FILOSOFIA DELLA NATURA D1 HEGEL
E sicuramente giusto che la scienza per i suoi propri scopi non ha
bisogno della filosofia. Al contratio, pe& i? senz'altro una legittima
esigenza deila filosofia quella di voler cornprendere la possibiiith di
tale scienza. In questo senso la conferenza di oggi, che si ricollega ai
mio libro Raum, Zeit, Relativitat,' vuole essere un contributo d a
riflessione sui principi deiia fisica.
Pub sembrare strano cercare un orientamento su questi problemi
proprio in quella filosofia della natura di Hegel che, si sa, non gode
di ottima fama. Che questa opinione ripeta soltanto un pregiudizio
vecchio i? questione che, per ora, pub rimanere apetta, soprattutto
perchd mi riferirb ai primi passi della FilosofUi della naturu di
Hegel, passi meno contestati di altri. Nonostante cib, un'impresa come
la mia deve attendersi diverse critiche: da um parte da u m teoria
della scienza anti-idealistica giA nei suoi fondamenti, dall'altra Parte, da
una filologiu hegeliana che ha l'abitudine di consideiare un abuso l'uti-
lizzazione di un testo storim in una prospettiva teo+sistematica.
Entrambe le critiche, mi sembra, non sono prive di dogrnatismo. bntro
di esse cercherb di dimostrare che, ricollegandosi criticmente a H&,
* Univasid di Tübingen. Si pubblica il tarto, rivisto e aggiomato drll'ilitorc
e tradotto da G. Orsi, di una confaema tenum sii'Istitrrto Itaiiano pcr gZi St di
Filosojici in Napoii.
Le considaazioni che qui si espoqono fanno spcsso rifesimcnto die ma-
iisi che io ho s\riruppato in Rmm, Zeit, Relativität. Grnndbestimmvngm der Pbysik
in der Perspektive der Hegeischen Natrrrpbilosophie, qui abbnvinto con RZR. La
brevita di espusizime dda mferenza mi costringe a rinvian spcrso aiie
mentaziotii svolte in RZR.
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diventano possibili acquisizioni che non possono essere negate senza
rinunciare, per quanto riguarda la conoscenza della natura, alla com-
prensione di nessi categoriali di fondazione e interpretazione.
Penso per esempio al problema della struttura dimensionale dello
spazio fisico, al concetto scientifico del tempo in quanto misurabile o
anche al concetto di movimento nel contesto della relativith.
Nello stesso tempo, t legata a queste riflessioni la speranza di una
riabilitazione, almeno parziale, della filosofia della natura di Wege1 la
quale, mi sembra, t di un'attualith sorprendente e acquista oggi una
dimensione di plausibilith empirica e una pienezza di senso die ai suoi
tempi sembrava mancarle. Partendo da1 piano delle scienze particolari
pub essere aperto un accesso alla filosofia della natura di Hegel anche
senza aderire gih da principio ad impostazioni e contesti argomentativi
hegeliani; in questo modo l'eflicienza della filosofia della natura hege-
liana pub essere forse mostrata in maniera piU convincente che seguendo
Hegel in tutti i particolari.
Si pub notare come nella filosofia attuale, sotto l'impressione di
una scienza naturale molto efficace, si t certo sviluppata una teoria della
scienza, ma manca una filosofia della natura; con questo, naturalrnente,
non voglio negare che esistono eccellenti studi su problemi specifici dei
principi della fisica - studi specifici perb, orientati ai problemi di sin-
gole discipline specifiche.
La mancanza di una filosofia sistematica della natura ha certamente
le sue ragioni. E evidente die il progresso esplosivo di scienza e tecnica
t anche una conseguenza di una rigida autolimitazione della saenza alla
ricerca empirica, e di una conseguente rinuncia ad ogni forma di specu-
lazione filosofica. Nello stesso tempo, perb, la scienza, emanfipatasi dalla
filosofia, ha reso attuale, in maniera pih acuta che rnai prima, il problema
dei fondamenti. Questi problemi, emersi dallo stesso contesto del lavoro
scientifico empirico, vengono perb ancora afhontati dalle scienze parti-
colari nella prospettiva di trovare soluzioni all'interno della stessa
scienza empiricri.
La proprieth di questa costellazione diventa ancora piii chiara se
si analizza la dominante teoria della scienza che, nelle sue varianti (fiio-
sofia analitica, protofisica, storia della scienza, critica della scienza), mo-
stra di essere interessata alla scienza come scienza, e non invece all'og-
getto di questa. Ma quest'uitima ipotesi non costituirebbe gih un'inuu-
sione illegittima nelle competenze della scienza? Chi pensa in questo
modo ha gia messo da parte questioni ontologiche. In questa prospet-
tiva anche questioni concernenti i principi dell'essere naturale, dell'es-
senza della materia o della relazione tra natura e spirito non avrebbero
pih posto nella iilosofia. Questo modo di pensare t conseguenza di
quella che & stata chiamata la vittoria delle saenze empiriche: problemi
quali quelli accennati o sono stati monopolizzati daiia scienza stessa
(come per esempio ii problema della materia), o sono stati eliminati
dalla iilosofia come U metafisici » per Opera di un positivismo di fede
scientista. L'ontologia della natura 8 divenuta in questo modo pratica-
mente senza oggetto ed t stata giudicata priva di significato. E sem-
brato che occuparsi in modo filosofico della natura avesse senso solo
nell'ambito di una metateoria della scienza.
Contro questa posizione 8 necessario ricordare che il metodo scien-
tifico, essend0 essenzialmente in relazione con un oggetto, implica neces-
sariamente presupposti ontologici, anche senza saperlo ed accettarlo.
Qui si manifesta una lacuna della filosofia contemporanea. Si aatta
di portare alia luce nessi di fondazione e processi di elaborazione di
principi nella scienza fisica della natura. Soltanto n d a prospettiva di
una teoria dei principi - questa e la mia tesi - si riusci& a com-
prendere il ' brutum factum ' del successo delle procedure scientifiche
e anche il senso ontologico d d e categorie e dei principi usati nella
ricerca scientifica.
La prospettiva di un'analisi dei principi offre, secondo me, la pos-
sibilith di una rinasata della iilosofia della natura.
Essendo ogni concetto, in quanto U ornnis determinatio est nega-
tio », sempre mediat0 da1 processo di negazione di altri concetti, la
forma dell'esplicazione di concetti qui tentata pub essere solo dialet-
tica. I1 collegamento alla filosofi dialettica della natura di Hegel vuole
essere perb non storico-filologico, ma innanzitutto teorico-sistematico.
Ermeneuti awertiti avanzerebbero riserve sottolineando il tempo
trascorso, il cambiamento dell'uso del linguaggio ed i mutamenti awe-
nuti nel concetto di scienza e in qudo di filosofia. Tuttavia t neces-
sario rendersi conto che le analisi di Hegel hanno pretesa sistematica,
cosl che, ancora oggi, hanno il diritto di essere prese sui serio e non solo
considerate come testimonianze antiquarie. In questo senso penso di
poter dimostrare die Hegel ha anticipato possibilita di interpretazione
della natura che solo oggi possono essere verificate empiricamente (penso
alla teoria della relativith) e die - fatto sicuramente sorprendente se si
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PILOSOFIA DELLA NATURA DI HEGEL
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pensa ai vecchi pregiudizi - si accordano con risultati sperimentali.
Le considerazioni che farb implicano dif6colth che non voglio
tacere. Riferendomi solo ai primi passi della Filosofia della natura di
Hegel, non analizzerb la funzione sistematica della filosofia della natura
nel contesto dell'intero sistema di Hegel. Un'altra lirnitazione risulta
dalla dipendenxa sistematica della filosofia della natura di Hegel dalla
Logica e da1 fatto che il concetto del concetto ivi sviluppato 8, nella
Filosofiß della natura, essenzialmente presupposto.
Secondo Hegel la filosofia della natura 2 da interpretare come
sviluppo del concetto logico U nell'elemento dell'esteriorith » (Hegel,
Enc., § 376, aggiunta), come sviluppo a priori delle categorie rilevanti
per la conoscenza della natura « secondo l'autodetenninazione del con-
cetto w (Hegel, Enc., Ei 246). I1 procedimento che qui invece io seguirb
sard in un certo senso quelio opposto; la mia analisi, cio8, incomincerh
su un piano fenomenologico, ne assumerii i concetti irnmediati, cercherii
di svilupparli ulteriormente, di manifestare il loro « potenziale dialet-
tim >P e di dimostrare interdipendenze logiche, per poterli capire infine
come momenti di elaborazione logico-specifica di principi. Tale dialet-
tica, die parte da determinazioni fenomeniche, si potrebbe definire dia-
lettica fenomenologica che, in modo simile alla Fenomenologia dello
Spirito di Hegel, non presuppone il concetto logico (come awiene
per la filosofia della natura), ma cerca di elaborarlo dalla immediatezza
dei fenomeni; questa dialettica argomenta non partendo da2 concetto
hegeliano, ma indirizzandosi verso di esso. Con questo si r i m n o ~ che
la Logica t telos implicito di tale dialettica fenomenologicn, anche
se essa non pub essere raggiunta nell'ambito metodico e tematico qui
proposto. Ne1 contesto di un pensiero legato alla rappresentdone le
suutture logiche possono solo apparire in modo riflesso, non essere evi-
denti in modo puro. A cib corrisponde il fatto che, su questo piano,
non si pub disporre di a h n concetto del x metodo D della determi-
nazione logica dei concetti, cioe della dialettica in quanto tale?
Svolgerb ora a h n e riflessioni sul problema della dimensionaliti
dello spazio, su quello del concetto scientifico del tempo e, fondamen-
talmente, sul problema del movirnento quak si pone nella prospettiva
della' teoria della relativith. Queste riflessioni centrali sulla considera-
2 A. KOJEVE, Hegel, Frankfurt/M. 1975, pp. 131 sgg.
3 HEGEL, Wissenscha/t der Logik (ed. G. Lasson), Leipzig 1951, vol. 11,
P. 219.
4 Ivi, pp. 491 sgg.
zione teoretica dei principi costituiscono uno studio preliminare per una
filosofia dialettica della natura nel senso prima specificato.
La categoria piu elementare di ogni conoscenza della natura & senza
dubbio quella delio spazio. Nella sua forma pih astratta e non ancora
specificata esso si presenta come esteriorita pura e non strutturata. Per
poter proseguire nelia determinazione delio spazio, t necessario assu-
mere la possibilith dello spazio, e ci08 di localizzazione nello spazio.
Si introduce cod il concetto di punto come negazione dell'esteriorith
dello spazio; perchd solo qualcosa senza estensione pub veramente es-
scre localizzante. Da1 concetto di punto non spaziale (non esteso) non
L. ~ossibile prescindere se si cerca di determinare in modo pi3 concreto
il carattere delio spazio.
E una falsa concezione quella per cui i punti sarebbero elementi
dello spazio, che di punti consisterebbe. Cib 8 impossibile proprio per
il carattere non esteso del punto. E tuttavia, come negazione della spa-
zialitd, il punto rimane in relaxione negativa con 10 spazio; e cio nel
senso che & limite dello spazio. Questo conduce necessariamente ad ulte-
riori determinazioni che portano in evidenza una specie di U logica
dello spazio >p.
Voglio tentare di mostrare questa logica analizzando un vecchio
prcblema della filosofia della natura, il problema della tridimensiona-
l i t i dello spazio naturale. In relazione alla storia di questo problema,
occorre dire che le risposte finora date sono poco convincenti. Tentare
di rendere conto della tridimensionalitii dello spazio ricorrendo alla
« corporeith >P tridimensionale del soggetto osservante o al principio
Qi effetto di vicinanza del campo6 significa non addurre alcun arge
mento, ma soltanto ricorrere a fatti merarnente empirici. E certo non
e filosoficamente soddisfacente la posizione secondo cui la mdimensie
nalith dello spazio e vn principio a priori7 o la conclusione che
essa & un fatto che assolutamente non pub essere spiegato? Valore
5 Cfr. E. STR~CKEB, Philosophische Untersuchungen zum Raum, FranldurtIM.
1965, pp. 175 sgg.
6 Cfr. H. REICHENBACH, Philosophie der Raum-Zeit-Lehre, Berlin 1928, pp.
313 sgg.
7 Cfr. I. UNT, Kritik der reinen Vernunft, Werke, -11, p. 41.
Cfr. N. HARTMANN, Philosophie der Natur, Bulin 1950, pp. 87 sgg.
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FILOSOPIA DELLA NATURA D1 HEGEL
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esplicativo possono avere solo argomenti risultanti da1 concetto dello
spazio, del punto, eccetera.
Avevamo visto che il punto ha essenzialmente il carattere di limite;
esso pub perb verarnente limitare solo in riferimento al contesto di una
molteplicith di estensione lineare. La determinazione presente nel con-
cetto di punto, il suo essere limite, pub essere realizzato solo in relazione
alla determinazione spaziale immediatamente successiva, la linea.
Nel passaggio da1 punto alla linea 2 evidente l'implicazione di una
proprieti strutturale. Ogni punto divide una linea in due parti, il che
per il punto significa che, in relazione a queste parti da esso determi-
nate, esso stesso ha due lati. Tale polaritd perb non apparteneva alla
prima determinazione del punto come pura negazione di esteriorita.
Questa polarith significa dunque una deformazione che pub essere elimi-
nata solo se la Iinea viene negata come singola ed il punto viene inter-
pretato come punto di intersezione di un numero infinit0 di linee. Con
cib perb si e nello stesso tempo pervenuti ad una pib complessa deter-
minazione dello spazio; una determinazione complessa nella quale pos-
sono esistere delle linee, e questo & il piano.
I1 piano appare dunque come una forma di sviluppo del punto e
pertanto vale ancora come una forma della limitazione, nella quale, perb,
la determinazione originaria del punto, cio& la sua caratteristica di limi-
tare 10 spazio, & realiwata ormai senza la deformazione che il punto pre-
senta nella linea. In altri termini: solo cib che & limitato da superficie,
10 spazio, dunque, nel senso Corrente del termine, & spazio pienamente
determinato, U& struttura spaziale pienamente sviluppata. Natural-
mente & possibile proseguire 10 sviluppo qui analizzato in modo astratto
e arrivare, come nella matematica, a insiemi di pib dimensioni. Lo spazio
tridimensionale possiede perb la dimensione minore di una struttura
spaziale pienamente determinata; in quetso consiste il suo carattere
straordinario; per dirla in breve: spazi con maggiori dimensioni, visti
sotto la prospettiva di una teoria dei principi, possono essere interpre-
tati solo come iterazione della stessa struttura, non come struttura
piU ricca.
La deduzione fenomenologica dialettica qui avanzata 6 orientata
alla rappresentazione dello spazio in misura maggiore di quanto non
10 sia la deduzione hegeliana che interpreta 10 spazio come concetto
nell'elemento dell'esteriorith e riconduce il principio della tridiien-
sionalita all'afkiti dei momenti del concetto: singolarith, particolarita
ed universaliti. Nonostante cih, l'analisi fenomenologico-dialettica con-
verge con quella di Hegel, cosa che non t possibile qui dimostrare in
tutti i particolari?
I1risultato di queste considerazioni pub essere riassunto nel modo
seguente: I'analisi fondata su una teoria dei principi ha manifestato
qualcosa come una logica dello spazio, sccondo la quale, se si parte da
un insieme non strutturato, viene realizzato un uiplice sviluppo del
concetto di determinazione dello spazio, ciok della limitazione: si tratta
di un principio elementare della struttura deilo spazio che ci porta a
riconoscere la uidimensionalita come struttura naturale dell'esteriorita
pura. Questo risultato non & contraddetto da1 fatto che n& materna-
tica e nelle scienze empiriche appaiono anche altre e varie strutture d d o
spazio, dato che, in quei casi, non si tratta di pura esteriorita non suut-
turata, ma di strutture elaborate sulla base di determinati presupposti
e che rappresentano in questo modo solo immagini del principio eie-
mentare dello « spazio P. L'interpretazione deila tridimensionalith deilo
spazio neli'orizzonte di una teoria dei principi risulta interessante so-
prattutto perchd non ricorre n6 a presunti fatti innegabili, n6 a fatti
empirici che dovrebbero essi stessi essere spiegati. Si tratta del tenta-
t i v ~ di soluzione del problema con m a i essenzialmente concettuali.
I1 concetto di limite spaziale ha come conseguenza che 10 spazio
ora diventa concepibile come volume spaziale limitato e quindi come
positivamente esistente. Nello stesso tempo, perb, in questo concetto &
iinplicato anche un momento negativo.
Essendo il limite essenziale limite di uno spazio rispetto ad un
altro spazio, esso rappresenta sostanzialmente categorie come passaggio,
cambiamento, mutamento. Proprio questa negativiti, gih presente nel
concetto di spazio ma non ancora esplicita, rende esplicita una manche-
volezza del concetto di spazio e rappresenta, secondo Hegel, una man-
chevolezza dello spazio che motiva l'introduzione del concetto di tempo.
Tempo 8, in tal maniera, il processo del divenire come continua
autodistruzione. Ma come pub il tempo essere colto? Come corrisponde
ad un'esigenza fondamentale del prwedere scientifico? Hegel stesso
non si occupa del problema del concetto scientifico del tempo, che
invece interessa nel contesto di questa conferenza. Tuttavia ci si pu6
Cfr. per questa dimostrazione RZR 5 2.6.
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ricollegare alla sua analisi del tempo. I1 tempo evidentemente pub
essere colto soltanto se cib che 2 temporale allo stesso tempo ha anche
il carattere del durare, cioe se nel mutamento esso persiste e rimane
coesistente. Come durata il tempo appare proiettato quasi in una esi-
stenza spaziale. I1 concetto scientifico di un tempo che pub essere
colto implica in questo modo un tempo spaziale, che cosi non solo
rimane in relazione col concetto dello spazio come suo concetto d'ori-
gine, ma pub essere colto solo in modo spaziale. Si pensi alle lancette
di un orologio. Gli stati passati hanno lasciato, si potrebbe dire, tracce
nello spazio e solo in questo modo possono essere paragonati con
momenti posteriori e possono essere determinati, in questo paragone,
come anteriori.
La relazione del concetto scientifico del tempo col concetto dello
spazio ha conseguenze immediate per la comprensione di cib che viene
chiamato l'anisotropia e I'unidimensionalita del tempo. I1 tempo deve
apparire come anisotropo, come orientato in una sola direzione, dato
che i momenti posteriori possono essere - come abbiamo detto -
determinati come posteriori solo in relazione a momenti anteriori. Eventi
posteriori si aggiungono a quelli anteriori come qualcosa di nuovo; il
tempo pub essere dunque colto solo se gli eventi anteriori lasciano tracce
neUo spazio; e l'accumulazione di tali tracce appare come progressione
nel tempo, la direzione del quale & definita cosi in modo univoco dalla
legge di formazione dell'accrescimento: una connotazione meramente
strutturale, che e concettualmente anteriore alla questione dell'esistenza
fisica di processi irreversibili (presupposti nel senso di tracce).
In questa relazione con 10 spazio, il tempo acquista direzione.
Un'orientazione univoca della direzione e perb solo possibiie in un
insieme unidimensionale: questo 6 l'argomento piu semplice per il ca-
rattere unidimensionale del tempo. Anisotropia e unidimensionalita sono
in questo modo da comprendere come momenti essenzialmente corre-
lati del concetto scientifico del tempo connesso con strutture spaziali.
Proprio come successione orientata il tempo presuppone l'esterioritii
non orientata dello spazio, in quanto ogni progressione 6 possibile solo
in relazione con cib che 6 stato lasciato indietro nella forma di una
esistenza spaziale: una interdipendenza logica che pub essere compresa
in modo chiaro ed adeguato solo nella prospettiva di Uno sviluppo dia-
lettico del concetto.
PILOSOPIA DELLA NATURA D1 HEGEL
MOVIMENTO
I1 concetto di tempo era stato introdotto per togliere la negativith
implicita nel concetto di spazio; in questo modo rimane correlato con
esso in modo dialettico, con la conseguenza che i due concetti ora de-
von0 essere pensati come momenti di un concetto sintetico. I1 punto,
la prima forma della determinazione dello spazio, riceve cosi un aspetto
temporale e si chiama in Hegel U Ort », luogo, una categoria che, grazie
al suo significato spazio-temporale, implica il concetto di cambiamento
del luogo e quindi quello di movimento. Perb il cambiamento del
luogo presuppone, in analogia e considerazioni anteriori, sempre la rela-
zione con un luogo che si conserva identico nel cambiamento e al
quale deve essere attribuito, sotto un rispetto cinematico, anche carat-
tere di sostanza. Questa sostanza che si deve postulare basandosi suila
logica del concetto di movimento 2, secondo Hegel, la materia nel suo
isolamento spaziale, il corpo materiale che, grazie aila sua relazione
immanente con iI movimento, contiene anche un momento temporale
e costituisce, rispetto a questo status spazio-temporale, il U luogo w, il
suo luogo che in questo modo e determinato come immobile istanza
di riferimento di ogni possibile rno~imento.'~
Questa connessione concettuale tra i concetti di U luogo D, U movi-
mento » e « materia B ha immediatamente una conseguenza irnportante:
se il movimento & movimento di qualcosa die per SC?e un corpo mate-
riale, anche il corpo mosso rappresenta un luogo, che pub essere an-
ch'esso istanza di riferimento di movimento; cib vuol dire, per quanto
riguarda il movimento di corpi, che la relazione cinematica & inuertibde.
Essendo ambedue dei corpi - sia il corpo in moto, sia il corpo in
relazione al quale esso & in moto - ognuno di essi con 10 stesso diritto
pub essere considerato come in quiete o in moto. Qui emerge il prin-
cipio classico della relativich del movimento che, da Galileo in poi,
appartiene ai principi fondamentali d e h meccanica moderna. Tuttavia
G 10 sviluppo hegeliano del concetto che ha reso possibiie una fonda-
zione ricostruibile di quel principio a partire da1 concetto di movimento,
mentre persino Kant si limita a constatare questi fatti, senza fondarli su
un'anaIisi teorica dei principi.
10 Si osservi che con ci6, in un prirno momento, soltanto iI « Iuogo w abban-
donato da1 cambiamento di luogo, istanza di riferimento del movimento, & dem-
ininato come inalterato, ci d sostanzide. Soltanto cod resta aperta Ia possibiliti
di un U movimento di un noncorpo w (vedi oltre).
230 DIETER WANDSCHNEIDER
I1 principio della relativitii cosi esplicato contiene nella sua essenza
l'affermazione die movimento relativo 2 equivalente a movimento di un
corpo, cosa che avrh conseguenze decisive per un'interpretazione iiioso-
fica della teoria della relativith.
Sia ripetuto che 10 sviluppo del concetto di movimento e di materia
qui messo in evidenza non 2 posto in un rapporto di concorrenza con
la fisica, esso rende piuttosto visibile strutture logiche; e compito della
fisica empirica studiare e ritrovare le condizioni concrete
della loro
Grazie allo sviluppo della teoria della relativith il concetto fisico
di rnovimento ha acquisito un aspetto completamente nuovo. Di fatto,
storicamente decisive sono state considerazioni teoriche ed empiriche
per l'esistenza di un movimento naturale che non soggiace al principio
della relativith, ma possiede carattere assoluto, nel senso di una velocitii
indipendente da un sistema di riferimento. Cib portb allo sviluppo della
cosiddetta teoria speciale della relativita di Einstein che sembrava do-
vesse significare una rottiira radicale con i principi classici. Contro
questa interpretazione si pub mostrare come l'imposizione della teoria
della relativith pub essere dedotta, passo per pass0 e senza rotture
teoriche, da1 principio classico del!a relativith del movimento, mlinife-
standosi come sua forma piu conseguenfe.
L'interesse per un'interpretazione filosofica mi induce a trascurare
in questa occasione una esposizione dell'argomentazione fisica.
Una precisa analisi dei principi riesce a far comprendere " come
solo grazie al principio cinematico della relativith (insieme al postulato
di una omogeneith di spazio e tempo e di una conservazione della suc-
cessione temporale di eventi connessi causalmente nella trasforrnazione
verso un sistema fisicamente equivalente) possa essere dedotto il postu-
lato di un movimento assoluto e invariante rispetto al sistema di riferi-
mento, quale & il movimento deUa luce, che non soggiace al principio
della relativith ma non e in contraddizione con i1 principio della rela-
tivith, addirittura 2 logicamente necessario proprio per garantire la
validith di quel principio; in altre parole l'esistenza di un movimento
Cfr. su questo punto RZR 5 5.5, cosi come P. MITTELSTAEDT, Der Zeit-
begriff in der Physik, Mannheim, Wien, Zürich 1976, § 4.3.
FILoSOFIA DELLA NATURA D1 HEGEL 23 1
assoluto che non e sottoposto al principio di relativith non contraddice
il principio di relativith, bensl k logicamente richiesta per la sua stessa
validith; per dirla in modo meno ~aradossale: proprio la relativith di
movimenti normali implica necessariarnente l'esistenza di un movimento
anormale, assoluto.
Questa affermazione pub essere precisata aggiungendo che l'esi-
stenza di un movimento non dipende da un sistema di riferimento, cib
permette di distinguere tra sisterni accelerati e sistemi inerziaii (in
questo contesto 6 possibile ricorrere a note riflessioni di Einstein sul
ritardo di orologi in sistemi a~celerati)?~
Innanzitutto & da precisare che trattandosi ora di una distinzione
sotto l'aspetto dinamico, il concetto meramente cinematico di movi-
mento relativo costante, per questo scopo, non t s&ente (per esempio
anche i corpi con uguale e costante accelerazione sono mossi, l'uno rela-
tivamente all'altro, in modo costante). I1 movimento non relativo e
invariante, che come tale non t accelerabile ed L. percib qualcosa come
il movimento assolutamente libero, rappresenta invece un fatto non
solo cinematico, ma anche dinamico; esso chiude cosi la frattura tra
cinematica e dinamica.
Grazie al suo carattere assoluto il movimento della luce diventa
il tertium comparationis di sistemi di riferimento accelerati e mossi
in modo inerziale. Questa funzione, che Newton originariamente aveva
attribuito allo spazio assoluto, appartiene in verith al movimento asso-
luto, laddove movimento assoluto oramai non significa pih U in reIa-
zione ad un sistema di riferimento privilegiato », bensl U indipendente
da qualsiasi particolare sistema di riferimento B. Uno spostamento di
accento fondamentale nel concetto di qualcosa di assoluto nella natura:
non piii la semplice positivith dello spazio ha un carattere assoluto, ma
un movimento, una determinazione sintetica che unifica la positivith
delio spazio e la negativith del tempo.
Anche se si tratta di un fatto empiricamente provato, cib crea dif-
ficoltd a chi vuole comprenderlo. Al centro dei tentativi di intetpreta-
zione sarh percib la posizione privilegiata del movimento assoluto che
5 empiricamente realizzato come movimento della luce. Desisterb da
una esposizione dei fraintendimenti tipici su questo p ~ n t o ? ~
12 Cfr. RZR $ 5.10.
'3 Cfr. RZR S 5.6-5.9.
232 DIETER WANDSCHNEIDER
Si tratta ora di caratterizzare la concezione hegeliana deila rela-
zione tra materia e luce, per poi proseguire chiedendoci in quale rnisura
si pub, partendo da questa concezione, pervenire ad una spiegazione
delia posizione privilegiata della luce.
Costitutiva per il concetto di movimento, cosi avevamo dimo-
strato, 8 la concezione di corpo materiale. Questa implica da,una parte
che il corpo k sempre in un luogo e ciok t isolato, diviso da altri
corpi. Da l'altra parte, proprio in cib, tutti i corpi sono sirnili: essi
tutti sono isolati e possiedono, secondo Hegel, in questo senso, ideale
identith, aila quale naturalmente si oppone sempre la reale differenza
dei corpi. Cosi Hegel avvia la sua interpretazione della luce. Dato che,
secondo la concezione idealista di Hegel, la stessa natura k determinata
in modo logico, anche in essa deve esistere qualcosa che corrisponda
d a categoria dell'identitd, categoria della logica dell'essenza.
Se questo viene identificato n ragione col fenomeno empirico della
luce, essa deve essere considerata come manifestazione di quella identith
ideale dei corpi che, sul piano della corporeith materiale, mai appare
in forma pura, ma sempre in unione con l'isolamento e la differenza
dei vari corpi. Essendo la luce concepita, al contrario, come identitd,
essa trascende questa diflerenza e non e percib pih pensabile come
corpo. E percio, come gih Hegel scrive, U cib che & leggero in senso
assoluto B, U idealith materiale » (Enc. S 276). In questo senso Hegel
critica tutte le rappresentazioni derivanti dalla sfera delia concreta cor-
poreith che vengono usate come modello per la luce e si oppone non
solo d a teoria delie particelle di Newton, ma anche d a teoria
ondulatoria delia luce ancora legata a immagini corpuscolari. In con-
trasto con le opinioni dominanti del suo tempo, Hege1 afferma l'assoluta
diferenza tra luce e corpi materiali isolati, e anticipa in questo modo
un concetto fondamentale delia teoria della relativith.
Nel presente contesto e necessario soprattutto chiarire quale ruolo
ha la luce in relazione al concetto di movimento. La determinazione
concettuale della luce data da Hegel dovrebbe rendere possibile una
risposta, almeno una risposta hegeliana.
L'esplicazione del concetto hegeliano di movimento aveva por-
tat0 al principio della relativith, secondo il quale ' movimento relativo '
equivde a ' movimento di un corpo '. E interessante che questo includa
anche la possibilith di un movimento non relativo, che, secondo l'equiva-
lenza ua movimento relativo e movimento di un corpo, deve essere
FILOSOFIA DELLA NATURA DI HEGEL 233
poi un movimento di un non-corpo. Questa conseguenza 2 inevitabiie.
Ma che cosa pub essere un non-corpo?
Secondo Hegel il corpo t definit0 come U indiflerente » d a quiete
e al movimento (Enc. § 264). Un non corpo, dunque, non dovrebbe
mostrare tale indifferenza da1 punto di vista cinematico. Formalmente
rimangono solo due possibilith: il non corpo o 2 solo in moto o 2 solo
in qtriete. Si vede subito che l'ultima possibilith deve essere esclusa.
Infatti cib che si muove deve essere secondo il principio di relativita
in relazione ad un altro corpo in moto rispetto ad esso, esso stesso in
moto, non pub essere dunque esclusivarnente in quiete, come era
stato supposto. Rimane dunque solo l'altra alternativa, quelia di un
movimento senza possibilith di quiete.
Un non-corpo non pub in alcun caso essere in quiete.
D'altra parte Hegel argomenta che con la categoria deil'isolamento
materiale 2 implicito anche il concetto di una materia non piu isolata
alia maniera dei corpi. Se t giusto che la luce 2 in questo senso un
non-corpo, dor a secondo quanto 2 stato detto, risulta la conseguenza
necessaria che « il suo essere & la velocith assoluta » (Enc. S 275,
aggiunta), una espressione che si uova in questa forma realmente nel
testo hegeliano. Anche se l'argomentazione proposta non si trova in
forma esplicita in Hegel, le sue premesse - movimento relativo equi-
vale a movimento di un corpo, la luce ha carattere di un non-corpo -
possono essere sviluppate suUa base del testo di Hegel. Delia legitti-
mith della conseguenza che la luce, anche e proprio per l'impostazione
hegeliana, deve essere movimento in senso assoluto k difficile dubitare.
Hegel stesso perb non era interessato particolarmente a questo
aspetto cinematico che storicamente doveva risultare attuale solo nella
prospettiva della teoria della relativith, ma con la sua filosofia delia
natura si proponeva altri scopi. Tuttavia J. N. Findlay constata U un-
doubtedl~ a flavour of relativity physics in some of the things Hegel
says about light ».I4 Piu essenziale mi sembra in questo contesto il fatto
che si intravede neli'orizzonte dell'impostazione hegeliana la possibiliti
di una interpretazione filosofica della relazione tra movimento relativo
e assoluto: il concetto di movimento che portb prima al concetto di
corpo materiale e poi al concetto di luce, nel quale il concetto di corpo
si conserva e si supera, ha in questo processo una conseguenza duplice,
per non dire opposta: la relativith del movimento dei corpi e la non
'4 J . N . FINDLAY, Hegel, a re-examination, London 1964, p. 279.
234
DIETER WANDSCHNEIDER
relativith del movimento della luce come momenti necessariamente in-
terdipendenti del concetto di movimento stesso. Allo stesso risultato
era arrivata la riflessione sui principi della fisica svolta nel capitolo
precedente ed 2 tutt'altro che assurdo supporre che questa corrispon-
denza abbia la sua ragione nella logica delle cose.
Degna di essere chiarita in questo contesto 8 la questione del fino
a che punto l'interpretazione hegeliana della luce come identith ideale
dei corpi materiali isolati si presti ad un'interpretazione fisica. Da una
parte infatti il principio cinematico della relativiti stabilisce l'equiua-
lenza di corpi materiali nel senso della loro simmetria cinematica. D'altra
parte i corpi hanno, corrispondentemente alla differenza e alla contin-
genza delle loro relazioni cinematiche, velocith diverse - un fatto
che oscura, grazie all'isolamento caratteristico dei corpi materiali, la
prospettiva dell'equivalenza cinematica.
In questo contesto e interessante che l'isolamento dei corpi diventa
iwileuante se sono messi in relazione cinematica con la luce. Non es-
sendo il movimento della luce un movimento di un corpo, esso ha, come
movimento assoluto, in relazione ad ogni corpo, la stessa velocith; o,
considerato nell'altro senso, sotto l'aspetto del movimento della luce
ogni corpo 2 in quiete. Si noti che un corpo 6 in quiete anche in rela-
zione con se stesso. Cib che dunque ogni corpo i? solo per sd, esclu-
dendo tutti gli altri corpi, col movimento della luce si manifesta anche
in modo fisico come qualita comune a tutti i corpi. I1 movimento della
luce si mostra in questo modo come il comune del differente che, tra-
scendendo l'isolamento e la differenza dei corpi, manifesta in modo
pur0 l'equivalenza dei corpi.
Se si riduce l'argomentazione fisica in questo modo alia sua sttut-
tura essenziale non i? possibile non riconoscere - anche con la mag-
giore cautela - le aflinith con la concezione hegeliana della luce: Hegel
sviluppa la dialettica dell'isolamento immanente nel concetto del corpo
materiale. Alla differenza reale dei corpi isolati corrisponde la loro
identith ideale che infine trova espressione pura nella non corporeita
della luce. Proprio questa struttura fondamentale si pub riconoscere
- astraendo da aspetti tecnici e metodici - nella argomentazione fisica
delineata. Anche qui 8 decisivo il contrasto tra la diierenza e l'equiva-
lenza di corpi isolati; anche qui questa equivalenza si manifesta in
modo pur0 solo grazie d a mediazione della luce. In modo piu espli-
cito: ogni corpo 2 un corpo singolo; in questo punto tutti i corpi si
assomigliano e nello stesso tempo questo fatto e la ragione della loro
FlLOSOFIA DELLA NATURA D1 HEZEL
235
differenza. Questo duplice aspetto di corporeith deve essere compreso
come La uera ragione di quel doppio senso di movimento relativo e
assoluto appena svelatosi: il movirndnto di un corpo 6 relativo in rela-
zione con un altro corpo (momento della differenza); ma, essendo questo
valido per tutti i corpi, in questa relativith si nasconde gih qualcosa di
assoluto nel senso di una legge generale che non dipende da1 corpo
particolare (momento dell'equivalenza). E proprio la relatiuitb del mo-
vimento che come tale fa intravedere un senso assoluto del movimento.
Questo trova la sua espressione concreta e fisica solo nel movimento
della luce, essendo questo movimento il movimento di un noncorpo. Per
un'interpretazione fiiosofica dei principi della teoria della relativith,
questo deve essere considerato come il nucleo centrale.
Proprio in quanto l'argomentazione qui svolta, fondata su un'ana-
lisi dei principi e richiamantesi a Hegel, non & fisica, riesce a scoprire
i nessi accessibili al metodo della fisica stessa; prospettive che comunque
determinano la teoria fisica a priori, senza perb poter essere determi-
nate dalla fisica. L'analisi teorica dei principi mette cod in luce la logica
latente deli'esser naturale e penetra nelia dimensione deli'ontologia della
natura. Qui appare la possibilith di una ripresa della filosofia della na-
tura che da una parte accetta la sfida che il fenomeno della scienza mo-
derna rappresenta per la filosofia, dall'altra trova un orientamento
proprio nell'impostazione del pensiero hegeliano.
Naturalmente da queste rifiessioni risultano anche conseguenze per
l'interpretazione di Hegel. La concettualizzazione hegeliana della luce ai
suoi tempi non aveva alcun riscontro, era priva di ogni verifica empirica.
Ma proprio ponendosi contro la fisica a lui contemporanea, essa anticipa
un principio fondamentale della fisica modema - I'assolutezza del mo-
vimento della luce - e riceve posteriormente anche quella « plausibi-
iith s nel senso di esemplificazione concreta ed empirica che originaria-
mente le mancava. Si ha qui una verifica immediata deli'ipotesi che le
strutture logiche dei principi elaborati da Hegel penetrano - per usare
una metafora - nella sfera ontica e ne governano la 3ogica.
Che la forma di esplicazione concettuale dialettica fondata su
un'analisi dei principi e legittima e fnittuosa anche nella prospettiva
della filosofia della natura pub essere provato retrospettivamente con
una serie di acquisizioni che si possono ottenere soltanto in questa pro-
spettiva. Mentre lo scopo della scienza naturale 2 la ricosuuzione tecnica
e teoretica della realth oggettiva, l'analisi dei principi invece i? interes-
snta a una ricostruzione del sapere stesso. Essa non 2 in grado di sco-
236 DLETER WANDSCHNEIDER
prire nd la struttura empirica della materia nd l'etii dell'universo, ma
tenta di ritrovare e sviluppare i fondamenti delia scienza delia natura
pcr mduc comprensibiii i principi inerenti alt'essere naturalc con inten-
zione teoretico-sistematica nell'ambito di una filosofia diaiettica deiia
natura in rapporto con le scienze mntemporanee.