You are on page 1of 4

Storia contemporanea – Banti B – 4 – Il

fascismo al potere
1. Il quadro politico italiano nell’immediato dopoguerra:
a. i mutamenti politici:
i. leggi elettorali (1918-19): suffragio universale e rappresentanza proporzionale con
scrutinio di lista;
ii. opportunità di distensione: maggiore partecipazione democratica;
iii. le nuove regole favoriscono i partiti con strutture organizzative stabili e radicate sul
territorio: crisi dei liberali;
b. i partiti di massa:
i. il Partito popolare italiano (Ppi) di don Luigi Sturzo (1919): democrazia cristiana e
politica sociale, ma anche eredità dell’intransigentismo;
ii. il Partito socialista italiano;
c. il Partito socialista italiano:
i. il Congresso di Bologna (8-9 ottobre 1919): modello sovietico di rivoluzione anche
violenta, per la costruzione di un nuovo ordine antiborghese e comunista;
ii. adesione al Comintern;
iii. programma massimalista e prospettive rivoluzionarie a breve termine;
d. i governi liberali:
i. governo Nitti (1919-20);
ii. governo Giolitti (giugno 1920- giugno 1921).
2. Le aree di crisi nel biennio 1919-20:
a. il nazionalismo:
i. mancato rispetto degli accordi del Patto di Londra: la Dalmazia e Fiume;
ii. mito della vittoria mutilata: Gabriele d’Annunzio;
iii. presa di Fiume da parte di d’Annunzio (12 settembre 1919): costituzione di una
Reggenza;
iv. l’intervento di Giolitti: trattato di Rapallo e attribuzione della Dalmazia, tranne Zara,
alla Jugoslavia, Fiume come città libera (1920);
v. fine dell’impresa dannunziana;
b. la conflittualità agraria:
i. presenza di un partito socialista enormemente radicalizzato;
ii. la Valle padana e l’Italia centrale;
iii. lotta per l’imponibile di manodopera, ovvero l’obbligo di assumere un numero fisso
di braccianti;
iv. casi di occupazione di terre incolte da parte di contadini senza terre nell’Italia
meridionale;
c. la conflittualità industriale:
i. la Fiom chiede aumenti salariali;
ii. occupazione delle fabbriche in Lombardia, Piemonte e Liguria (30-31 agosto 1920):
formazione di consigli di fabbrica e di Guardie rosse;
iii. non intervento di Giolitti: trattative tra sindacati e imprenditori;
iv. vittoria dei sindacati: aumenti salariali, miglioramenti nelle condizioni di lavoro,
consigli degli operai;
v. delusione degli operai: mancata rivoluzione, mancata attivazione dei consigli degli
operai;
d. la nascita del Partito comunista:
i. gli ordinovisti (Bordiga, Gramsci, Togliatti): i massimalisti si limitano alla retorica
rivoluzionaria;
ii. il Congresso di Livorno (21 gennaio 1921): costituzione del Partito comunista
d’Italia (Pcd’I).
3. La nascita del fascismo:
a. il contesto:
i. spavento e rabbia di industriali e proprietari terrieri;
ii. inazione dei governi liberali;
iii. necessità di ricorrere a una forza armata privata contro i manifestanti e gli
scioperanti;
b. il Movimento dei Fasci di combattimento:
i. fondazione (23 marzo 1919) da parte di Mussolini, ex socialista e direttore
dell’Avanti!;
ii. interventismo nazionalista e direzione del Popolo d’Italia, finanziato da industriali
(tra cui Agnelli);
iii. patriottismo bellicista e ambizioni di riforma sociale;
iv. abbandono dei propositi di riforma sociale e svolta antisocialista e antibolscevica:
simpatia dei proprietari della Valle padana;
c. lo squadrismo:
i. le squadre d’azione fasciste: aggressioni a sorpresa contro socialisti, sindacalisti,
sedi;
ii. appoggio dell’opinione pubblica antisocialista, anticomunista e antisindacalista;
iii. tolleranza di esercito, forza pubblica e magistratura;
iv. il costume distintivo: vestito militaresco, con camicia nera e simboli mortuari;
v. le armi: manganelli e olio di ricino;
vi. giovane età dei membri: l’inno Giovinezza;
d. il nazionalismo:
i. la propaganda della stampa: fascismo come espressione della nazione;
ii. eredità del discorso nazionale e patriottico del Risorgimento: grandezza della
nazione ed eliminazione di ogni divisione sociale o politica;
iii. disprezzo per le organizzazioni partitiche e per le istituzioni rappresentative;
e. gli sviluppi:
i. guerra civile tra socialisti e fascisti;
ii. apprezzamento dell’opinione pubblica medio e alto borghese;
iii. congiunzione tra attivismo violento e ispirazione ideale.
4. La marcia su Roma:
a. le elezioni del maggio 1921:
i. inclusione di candidati fascisti nelle liste dei Blocchi nazionali;
ii. successo dei Blocchi, anche senza l’ottenimento della maggioranza assoluta:
elezione di 38 deputati fascisti, tra cui Mussolini;
b. gli ultimi governi liberali:
i. governo Bonomi (1921-22);
ii. governo Facta (1922);
iii. incapacità dei liberali di darsi un’organizzazione strutturata;
c. l’evoluzione del fascismo:
i. formazione del Partito nazionale fascista (Pnf, 1921);
ii. capacità attrattiva e libera azione delle squadre;
iii. carattere borghese o medio-borghese del fascismo;
iv. prosecuzione delle violenze: prime perplessità nell’opinione pubblica;
d. la situazione del Psi:
i. la scissione dei comunisti (gennaio 1921);
ii. la scissione dei riformisti (ottobre 1922): Turati e Matteotti fondano il Partito
socialista unitario (Psu), di orientamento moderato;
e. la marcia su Roma (27-28 ottobre 1922):
i. convergenza delle squadre d’azione su Roma: obbiettivo di ottenere il governo;
ii. il re rifiuta di firmare lo stato d’assedio;
iii. il re affida l’incarico di formare un nuovo governo a Mussolini (30 ottobre 1922);
f. il primo governo Mussolini:
i. governo di coalizione: fascisti, indipendenti, nazionalisti, popolari, liberali;
ii. infrazione della legalità costituzionale;
iii. pieni poteri al governo per il riordinamento del sistema tributario e amministrativo.
5. Una fase transitoria (1922-25):
a. le novità istituzionali:
i. il Gran Consiglio del fascismo: raccordo tra governo e partito;
ii. la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale: legittimazione istituzionale delle
squadre;
b. la politica economica del ministro De Stefani:
i. liberismo: tariffe doganali leggere per favorire scambi e importazioni di materie
prime;
ii. annichilimento delle organizzazioni sindacali: autonomia decisionale degli
imprenditori industriali e agrari;
iii. incentivazione delle imposte indirette rispetto a quelle dirette;
iv. risultati positivi: crescita del Pil agricolo e industriale;
c. le elezioni:
i. la nuova legge elettorale (luglio 1923): la lista che raccoglie la maggioranza relativa
ottiene i due terzi dei seggi se supera il 25% dei voti;
ii. le elezioni (6 aprile 1924): le Liste nazionali (fascisti, cattolici, liberali di destra) e
divisione delle opposizioni;
iii. vittoria dei fascisti: 65% dei voti e 70% dei seggi;
d. il delitto Matteotti:
i. denuncia delle violenze durante le elezioni da parte di Matteotti, segretario del Psu
(30 maggio 1924);
ii. rapimento e uccisione di Matteotti (10 giugno 1924);
iii. grave crisi: la secessione dell’Aventino delle opposizioni;
iv. assunzione di responsabilità da parte di Mussolini (3 gennaio 1925).
6. Il fascismo si fa Stato (1925-29):
a. la lotte alle opposizioni:
i. scioglimento di tutte le associazioni politiche antifasciste,
ii. chiusura degli organi di stampa dell’opposizione;
iii. arresto di dirigenti e militanti;
b. le leggi fascistissime:
i. responsabilità del governo di fronte al solo re e accrescimento dei poteri del «capo
del governo» (24 dicembre 1925);
ii. possibilità per il governo di emanare autonomamente norme di legge (31 gennaio
1926);
iii. reintroduzione della pena di morte per i reati contro i regnanti o il «capo del
governo» e inasprimento delle pene per diritti politici: istituzione di un Tribunale
speciale composto da membri della Mvsn (1926);
iv. il patto di Palazzo Vidoni tra la Confindustria e la Confederazione delle
Corporazioni fasciste (2 ottobre 1925): divieto delle associazioni sindacali non
riconosciute dal governo (3 aprile 1926);
v. decadenza di tutti i partiti dell’opposizione (9 novembre 1926): regime politico
monopartitico;
c. la legge elettorale del 1928 e la lista unica nazionale: svolta totalitaria;
d. la politica economica:
i. inflazione e rivalutazione della lira a «quota novanta» (1926): freno all’inflazione e
facilitazione delle importazioni;
ii. calo delle esportazioni: le merci esportate costano più di prima;
iii. discesa e stagnazione del Pil (1926-29);
iv. la battaglia per l’autosufficienza: crescita demografica e battaglia del grano per
l’autosufficienza alimentare;
v. netto innalzamento dei dazi doganali sui cereali (1925) e incoraggiamento
all’estensione delle superfici coltivate;
vi. la bonifica integrale;
e. la riforma Gentile:
i. preminenza delle materie umanistiche nei curricula;
ii. insegnamento obbligatorio della religione nelle elementari;
iii. introduzione dell’esame di Stato al termine di ogni ciclo scolastico;
f. i Patti Lateranensi (11 febbraio 1929):
i. progressivo riavvicinamento tra la Chiesa cattolica e il regime fascista;
ii. l’accordo: riconoscimento reciproco dello Stato italiano e dello Stato della Città del
Vaticano;
iii. il Concordato:
1. la religione cattolica è religione di Stato;
2. riconoscimento del valore civile del matrimonio religioso;
3. insegnamento della dottrina cattolica come materia ufficiale nelle scuole,
«finalità e coronamento dell’istruzione» ;
4. tolleranza per l’Azione cattolica;
g. il consenso: successo del listone alle elezioni del marzo 1929.
7. Miti e rituali fascisti:
a. il significato dei miti:
i. movimento politico che si fa Stato: dalla violenza all’istituzionalizzazione;
ii. elaborazione di miti e rituali: senso di appartenenza e consenso;
b. la distinzione fra nazione e antinazione:
i. polemica conto i neutralisti del 1914-15: giolittiani, democratici, socialisti;
ii. polemica contro i socialisti e i comunisti: modello straniero;
iii. sentimento dell’interezza della nazione: fascismo come movimento nazionale e
organico, non di classe;
iv. il fascismo come unico e integrale interprete della volontà della nazione;
c. il partito-milizia:
i. lotta senza quartiere contro gli altri partiti: tecniche di aggressione militare;
ii. collegamento del movimento all’esperienza della Grande Guerra: esperienza del
fronte come momento significativo nella vita dei giovani ex combattenti;
d. il culto funebre:
i. la comunione squadrista: i giuramento di appartenenza;
ii. la sacralizzazione dell’azione politica: l’appello ai caduti;
e. i simboli meno esclusivi:
i. il culto della bandiera tricolore;
ii. la Festa della Vittoria (4 novembre);
iii. l’entrata in guerra (24 maggio);
iv. la fondazione di Roma (21 aprile);
v. la marcia su Roma (28 ottobre);
f. ritualità, architettura, monumentalità:
i. rituale dell’incontro dei capi con le masse osannanti: ampio coinvolgimento;
ii. unione mistica tra folle e capo: culto della personalità e supremazia di Mussolini;
g. i caratteri del totalitarismo:
i. dominio di un partito unico identificato con le strutture istituzionali dello Stato;
ii. adozione di una rigida ortodossia ideologica difesa con metodi polizieschi;
iii. presenza di una ristretta élite politica, dotata di poteri quasi illimitati;
iv. azione politica volta alla realizzazione di un nuovo ordine sociale, economico,
politico, morale;
v. le interferenze: la Chiesa cattolica e la monarchia.