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Storia contemporanea I – Banti B – 3 – Il

dopoguerra in Occidente
1. Le trasformazioni economiche nel primo dopoguerra:
a. i problemi finanziari:
i. debiti pesanti con gli Stati Uniti di Francia, Regno Unito e Italia;
ii. emissione di grandi quantità di cartamoneta: inflazione;
b. le tensioni sociali:
i. aumento del prezzo dei prodotti: difficoltà per chi percepisce redditi fissi;
ii. ridislocazione della manodopera: riconversione delle industrie e aumento della
disoccupazione;
iii. incremento della conflittualità sindacale: le imprese cercano di diminuire i salari per
contenere le spese;
iv. ritorno dei soldati dal fronte e problema delle donne lavoratrici;
c. i flussi commerciali:
i. difficoltà per gli scambi negli anni della guerra;
ii. sistemi economici europei piegati alle esigenze belliche;
iii. affermazione degli Stati Uniti e del Giappone: controllo dei mercati sudamericano e
asiatico;
iv. squassamento dei mercati europei: isolamento del mercato Russo, disagi in
Germania;
v. protezionismo nei nuovi Stati nati nel dopoguerra;
d. il predominio degli Stati Uniti:
i. massimi benefici economici dalla guerra;
ii. contrazione di pesanti debiti di guerra con gli USA da parte degli Stati dell’Intesa;
iii. Stati Uniti come principali esportatori mondiali di capitali.
2. Le riparazioni di guerra e le relazioni economiche internazionali:
a. le riparazioni di guerra:
i. cifra enorme da rimborsare ai governi dell’Intesa;
ii. inflessibilità di Francia e Gran Bretagna;
iii. rapporto a catena: pagamento delle riparazioni a Francia, Gran Bretagna e Italia e
conseguente pagamento dei debiti con gli USA;
iv. la situazione della Germania: inflazione e privazione di zone economicamente
importanti;
v. decisione degli USA di non transigere sul pagamento dei debiti da parte delle
potenze europee ed elevazione dei dazi doganali: colpo alle esportazioni europee;
b. la situazione in Germania:
i. incoraggiamento della svalutazione del marco da parte dei governi: evitare di
scaricare il peso delle riparazioni sui contribuenti attraverso l’aumento della
pressione fiscale;
ii. emissione di cartelle del debito pubblico durante la guerra: svalutazione e
alleggerimento del rimborso dei prestiti, con grave danno dei risparmiatori;
iii. il gennaio del 1923: l’esercito francese occupa la Ruhr;
iv. blocco completo della produzione carbonifera nella Ruhr: difficoltà delle industrie
francesi in Lorena;
v. la svolta del 1923: abbandono della politica inflazionistica, taglio della spesa
pubblica, aumento delle tasse;
vi. rivalutazione del marco (1924);
c. i piani economici per la Germania:
i. il Piano Dawes (1924): rivalutazione e stabilizzazione del marco, ma dilazione del
pagamento, con possibilità, per la Germania, di ricevere prestiti internazionali;
ii. i finanziamenti USA alla Germania permettono il pagamento delle riparazioni
tedesche ai paesi dell’Intesa, che pagano interessi e debiti agli USA;
iii. il Piano Young (1929): pagamento rateale dei risarcimenti tedeschi;
iv. ripresa dell’economia europea.
3. I consumi culturali e gli stili di genere:
a. la ripresa:
i. fiducia nel futuro;
ii. desiderio di dimenticare il passato e ricominciare;
b. le mode femminili:
i. la flapper e la garçonne: capelli corti, gonne corte, sensualità;
ii. il make-up e Coco Chanel: moda trasgressiva e provocatoria;
iii. Victor Margueritte, La garçonne (1922): libertà e disinibizione, grande successo;
iv. alcuni esempi: Louise Brooks, Joséphine Baker;
c. i modelli di mascolinità:
i. brutalità della guerra: crisi della virilità;
ii. successo dell’ideale dell’uomo rude e romantico insieme, passionale e delicato;
iii. un esempio: Rodolfo Valentino;
d. i giovani:
i. salto di formazione e di comportamento rispetto alle altre classi d’età;
ii. esperienze dure e traumatiche: coscienza di gruppo;
iii. giovinezza delle idee e dei progetti: ricadute politiche e rottura delle convenzioni;
iv. la gioventù diventa il modello sociale da imitare;
e. la nuova direzione dei flussi culturali:
i. dagli Stati Uniti all’Europa;
ii. il cinema come medium migliore: film attraenti e ben pubblicizzati;
iii. nascita dello star system: attori e attrici come modelli comportamentali.
4. La prosperità statunitense:
a. il XIX emendamento (1918): voto femminile;
b. il ritorno alla normalità:
i. vittoria del Partito repubblicano con Harding (1920);
ii. repressione delle associazioni sindacali;
iii. relazioni clientelari tra imprese e politici;
iv. riduzione delle tasse sul reddito e contenimento della politica antitrust: interventi a
favore delle classi alte e della concentrazione imprenditoriale;
v. la concentrazione imprenditoriale;
c. l’orientamento al consumo:
i. incremento dei salari e maggiore disponibilità di risorse: acquisto di beni di
consumo;
ii. diffusione della vendita a rate;
iii. nuovi beni acquistabili: elettrodomestici e status di agiatezza e modernità;
d. gli stranieri:
i. prosperità della popolazione wasp;
ii. leggi limitanti i flussi migratori (1921-24);
iii. aggressioni contro i neri operate dal Ku Klux Klan;
iv. aggressioni anche a danno di immigrati recenti, ispanici, ebrei;
e. le distinzioni di genere:
i. ideale dell’uomo forte e aggressivo: il Ku Klux Klan;
ii. la pubblicità commerciale: la donna come casalinga mediamente istruita,
responsabile dei figli e della casa;
f. l’impegno morale:
i. lotta contro l’uso e la produzione di alcolici: il XVIII emendamento;
ii. sostegno attivo del Ku Klux Klan al proibizionismo;
iii. diffusione del contrabbando e impulso allo sviluppo delle organizzazioni criminali:
Al Capone.
5. Stabilità e rinnovamento nel Regno Unito:
a. l’autonomia dell’Irlanda: dominion autonomo (1923);
b. il suffragio universale maschile e femminile (1918): uomini di 20 anni, donne di 30 anni (di
20 dal 1928);
c. l’assetto politico:
i. crisi del Partito liberale e affermazione del Partito laburista;
ii. accentuazione della crisi liberale per via del sistema maggioritario uninominale:
sottorappresentazione del Partito liberale;
iii. andamento elettorale costante del Partito conservatore;
iv. dalla struttura tripartitica alla riacquisizione di una struttura bipartitica (1924-29);
d. il governo conservatore di Baldwin:
i. grave crisi interna (1925-26): difficoltà dell’industria carbonifera per l’aumento
delle esportazioni di carbone polacco e tedesco;
ii. tentativo di imporre ai minatori riduzioni salariali e aumenti dell’orario di lavoro:
abbassamento dei costi di produzione e competitività del carbone inglese;
iii. serrata e sciopero generale di tutti i settori (1926);
iv. prosecuzione dello sciopero dei minatori (maggio-dicembre 1926): cedimento e
grave sconfitta dei sindacati;
e. le conseguenza della crisi:
i. ridimensionamento del Partito conservatore alle elezioni del 1929;
ii. formazione di un governo di coalizione con il Partito liberale presieduto dal laburista
MacDonald.
6. Inquietudine politica e stabilizzazione economica in Francia:
a. conservazione dell’impianto costituzionale precedente: suffragio universale maschile;
b. le vicende politiche:
i. grandissima instabilità dei governi;
ii. l’occupazione della Ruhr (1923): blocco della produzione e difficoltà all’industria
francese e inflazione;
iii. inasprimento della pressione fiscale e taglio della spesa pubblica;
iv. vittoria elettorale di radicali e socialisti (cartello delle sinistre, 1924);
v. instabilità del governo di sinistra: ritorno al potere di Poincaré (1926);
vi. prosecuzione della politica di Poincaré: pressione fiscale, taglio della spesa,
controllo della moneta;
vii. stabilizzazione definitiva del valore del franco e blocco dell’inflazione (1928).
7. Il biennio rosso nell’Europa centrale:
a. l’Ungheria:
i. dimissioni del governo di coalizione (marzo 1919);
ii. formazione di un governo socialdemocratico di ispirazione rivoluzionaria e
nazional-patriottica: obbiettivo di conservare le terre del Regno d’Ungheria;
iii. ingresso nel governo di Béla Kun, capo del Partito comunista;
iv. proclamazione della Repubblica dei soviet d’Ungheria (21 marzo 1919);
v. politica economica radicale: nazionalizzazione delle terre e gestione collettiva;
vi. attacco dell’Intesa all’Ungheria e mancato intervento russo: crollo della Repubblica
(1° agosto 1919);
b. la Germania:
i. rivoluzione e fuga di Guglielmo II (novembre 1918);
ii. proclamazione della Repubblica, retta dalla Spd;
iii. fondazione del Partito comunista tedesco da parte di Liebknecht e Rosa Luxemburg
(30 dicembre 1918);
iv. tentativo rivoluzionario a Berlino (gennaio 1919): repressione voluta dalla Spd e
attuata dall’esercito e dai Freikorps;
v. formazione di un’effimera Repubblica in Baviera (marzo-maggio 1919):
soppressione da parte dell’esercito regolare e di Freikorps.
8. La Repubblica di Weimar:
a. le elezioni: vittoria della Spd e accordo con Zentrum e Partito democratico;
b. la Costituzione (agosto 1919):
i. struttura federale della Repubblica;
ii. elezione del Parlamento a suffragio universale maschile e femminile;
iii. elezione del presidente da parte del corpo elettorale;
iv. responsabilità del governo di fronte al Parlamento;
c. l’economia:
i. le riparazioni di guerra;
ii. il Piano Dawes (1924) e il Piano Young (1925);
d. l’opposizione di sinistra:
i. il Partito socialdemocratico indipendente e il Partito comunista tedesco (Kpd):
modello della rivoluzione sovietica;
ii. tentativi comunisti in Sassonia e Turingia (1923-24);
iii. continua polemica contro le istituzioni repubblicane e contro i socialdemocratici,
responsabili di aver tradito gli interessi delle classi operaie;
e. l’opposizione di destra:
i. opinione pubblica nazionalista: ceto medio, alta borghesia, operai e contadini,
esercito;
ii. la sconfitta come tradimento politico: l’esercito tedesco non è stato battuto;
iii. nascita della teoria della «pugnalata alla schiena»: le riparazioni, l’occupazione della
Ruhr, il trattato di pace;
iv. frustrazione nazionalista e colpi di Stato;
f. il putsch di Kapp:
i. il governo del socialdemocratico Müller decide di sciogliere i Freikorps;
ii. reazione di un Freikorps di stanza a Berlino: tentativo colpo di Stato sotto la guida
di Kapp;
iii. mancato coordinamento e neutralità dell’esercito regolare: fallimento;
iv. sciopero generale indetto dai socialdemocratici;
g. gli attentati contro il cattolico Erzberger, firmatario dell’armistizio di Rethondes, e contro
Rathenau, imprenditore e ministro degli Esteri;
h. la nascita della Nsdap:
i. fondazione del Partito dei laboratori tedeschi (1919);
ii. adesione di Hitler e mutamento del nome: Partito nazionalsocialista dei lavoratori
tedeschi (Nsdap, 1920);
iii. imposizione di Hitler come Fuhrer (1921);
iv. militanti e distaccamento paramilitare: le SA (Sturmabteilungen);
v. finanziamento dai grandi industriali;
i. il programma del Partito nazista:
i. formazione di una grande Germania, includente l’Austria;
ii. ridiscussione dei trattati di pace;
iii. abolizione dei redditi non derivanti dal lavoro;
iv. confisca totale dei redditi di guerra;
v. abolizione dei trust e degli accordi tra le imprese;
vi. esproprio senza risarcimento dei terreni da usare per finalità collettive;
vii. esclusione degli ebrei dai diritti di cittadinanza ed espulsione degli immigrati non
tedeschi;
viii. chiusura dei giornali contrari al Volk;
ix. azione contro la corruzione parlamentare;
j. il putsch di Monaco o della birreria (1923):
i. il governo decide di interrompere la resistenza per l’occupazione francese della
Ruhr;
ii. contatti di Hitler con il generale Ludendorff;
iii. tentativo di colpo di Stato in una birreria di Monaco (8 novembre 1923): Hitler tenta
di arrestare il capo del governo bavarese;
iv. cattura di Hitler: nove mesi di prigione e stesure del Mein Kampf;
k. l’instabilità del sistema:
i. stabilità affidata alla collaborazione tra Spd, Partito democratico e Zentrum;
ii. momenti di crisi: inflazione, Ruhr, riparazioni;
iii. successo dei partiti antisistema;
iv. apparente stabilizzazione dopo il 1924.