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Storia contemporanea I – Banti B – 10 –

Dopo la guerra (1945-50)
1. Le ombre lunghe della guerra appena concluse:
a. l’Organizzazione delle Nazioni Unite:
i. creazione nel 1945;
ii. difesa dei diritti umani e del progresso sociale;
iii. contro la guerra: mantenimento della pace internazionale;
iv. relazioni amichevoli e cooperative tra le nazioni;
v. riunione annuale dell’Assemblea Generale: rappresentanti dei paesi membri;
vi. il Consiglio di Sicurezza: cinque membri permanenti (Usa, Francia, Regno Unito,
Urss, Cina) e dieci membri temporanei;
vii. possibilità per il Consiglio di prendere decisioni vincolanti per i paesi membri
dell’Onu: impiego delle forze armate dell’Onu;
viii. maggiore incisività rispetto alla Società delle Nazioni;
b. le violenze:
i. vendette, violenze, esecuzioni sommarie, assassinii politici ai danni di
collaborazionisti ed ex fascisti;
ii. caos istituzionale;
iii. il caso della Valle padana: compimento della guerra civile;
iv. i crimini contro le donne: stupri e rituali di degradazione;
c. le foibe:
i. caduta del fascismo e occupazione dell’Istria da parte dei partigiani comunisti
jugoslavi (settembre-ottobre 1943): sono infoibati 600 militari italiani;
ii. le nuove violenze (maggio-giugno 1945): contro Trieste, Gorizia e Fiume;
iii. violentissime azioni di repressione contro i nemici del nuovo potere comunista i
formazione: esecuzioni sommarie e occultamento dei cadaveri nelle foibe;
iv. desiderio di vendicarsi per l’occupazione nazifascista della Jugoslavia e per il
tentativo fascista di italianizzazione;
v. epurazione degli oppositori e propositi nazionalisti: ricostruzione e potenziamento
dell’identità nazionale e allontanamento della popolazione italiana;
vi. il trattato di pace di Parigi (10 febbraio 1947): l’Istria alla Jugoslavia, Trieste
territorio libero amministrato da Italia e Jugoslavia;
vii. incorporamento delle due zone amministrate nei rispettivi territori di Italia e
Jugoslavia (1954, formalizzazione del trattato di Osimo, 1975);
viii. l’esodo degli italiani dall’Istria: decisione forzata e abbandono dei beni;
d. la trasformazione della carta politica:
i. spartizione dello spazio europeo sulla base di accordi formali o azioni di forza: i due
blocchi;
ii. gli Stati Uniti: perdite contenute, economia avvantaggiata dalla guerra;
iii. l’Urss: maggior numero di morti, prestigio morale tra i simpatizzanti comunisti,
esercito determinato;
iv. avanzata dell’Armata Rossa e inglobamento nell’Urss di Estonia, Lituania, Lettonia,
Carelia, Bessarabia, parte della Slovacchia, Polonia orientale;
v. la Polonia: Slesia, Pomerania, Prussia, Posnania;
vi. la Germania: riduzione del territorio e divisione in quattro zone;
vii. la divisione di Berlino;
viii. spostamenti di confine e spostamenti di persone: i tedeschi sono costretti ad
abbandonare le aree dell’Est;
e. il processo di Norimberga (1945-46): le accuse ai gerarchi nazisti: crimini contro la pace,
crimini di guerra, crimini contro l’umanità;
f. il processo di Tokyo (1946-48): processo di alti dirigenti giapponesi;
g. le relazioni economiche:
i. l’accordo di Bretton Woods (Stati Uniti, Canada, Regno Unito, 1944): definizione
delle modalità dei rapporti economici dopo la guerra ed emissione monetaria basata
sulle riserve auree e sul dollaro americano;
ii. il Fondo monetario internazionale: istituzione finanziaria internazionale per la
concessione di aiuti, ma mancata adesione di Urss e Cina;
iii. la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo: finanziamento della
ricostruzione dei paesi distrutti dalla guerra;
iv. il General Agreement on Tariffs and Trade (Ginevra, 1947): rete di interazioni
globali;
v. il Piano Marshall (1947-51): concessione di prestiti gratuiti o a lunga scadenza e con
bassi interessi ai paesi europei a condizione che si accetti l’alleanza con gli Usa.
2. Un’Europa divisa:
a. la distanza ideologica tra i blocchi:
i. tensione diretta e timore della guerra atomica;
ii. la cortina di ferro (Churchill, 1946): separazione tra una sfera sovietica e una
statunitense;
b. la Turchia:
i. pressioni diplomatiche dell’Urss per ottenere delle basi sugli Stretti;
ii. invio della flotta militare statunitense nel Mediterraneo a sostegno della Turchia e a
presidio dei Dardanelli;
iii. collaborazione politica e finanziaria degli USA: la Turchia entra nella sfera
statunitense;
iv. introduzione di un sistema pluralistico e democratico;
c. la Grecia:
i. vittoria elettorale del fronte monarchico (1946);
ii. insurrezione dei partigiani comunisti, appoggiati da Tito;
iii. scoppio di una guerra civile (1946);
iv. la dottrina Truman (1947): frenare l’avanzata del comunismo sostenendo i popoli
liberi che resistono ai tentativi di soggiogamento da parte di minoranze armate o
stranieri;
v. sostegno statunitense alle truppe regolari greche;
d. il caso di Berlino (estate 1948- maggio 1949):
i. i sovietici chiudono le tre zone occidentali di Berlino: tentativo di costringere
americani, britannici e francesi a rinunciare alla loro zona;
ii. gesto di aperta ostilità, sebbene non di guerra: la guerra fredda;
iii. organizzazione di un ponte aereo: rifornimenti continui alla parte occidentale di
Berlino;
iv. fine del blocco;
e. l’organizzazione ella Germania:
i. nascita della Repubblica Federale Tedesca, con capitale Bonn: assetto federale e
Costituzione democratica;
ii. nascita della Repubblica Democratica Tedesca, con capitale Berlino Est: repubblica
socialista, con partito unico (Partito socialista unificato tedesco, Sed);
f. i sistemi politici:
i. area d’influenza statunitense: democrazie parlamentari in Italia, Francia, Belgio,
Olanda, Turchia, Germania Ovest;
ii. area d’influenza sovietica: colpi di Stato e democrazia popolari a partito unico in
Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria;
iii. il Cominform (1947): coordinamento e controllo dei partiti comunisti nazionali;
g. la Jugoslavia:
i. liberazione compiuta dal movimento partigiano comunista di Tito;
ii. formazione di uno Stato socialista a partito unico ma autonomo dall’Urss;
iii. rottura con Mosca: accuse di deviazionismo da parte di Stalin (1948);
iv. posizione di frontiera della Jugoslavia: rischio di un eventuale attacco e possibilità di
una politica estera non allineata;
v. grande popolarità di Tito: coesione di Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina,
Montenegro, Macedonia e Serbia;
vi. differenze religiose e linguistiche: aspettative riposte nel socialismo autonomo come
freno alle tensioni;
h. la fine della guerra civile greca (1946-49):
i. i comunisti greci scelgono di appoggiarsi all’Urss e non a Tito: Tito cessa di
sostenerli;
ii. mancato intervento diretto di Stalin: le forze comuniste sono ormai compromesse;
iii. sconfitta delle truppe comuniste e ripristino dell’ordine (1949): il Partito comunista
è messo fuori legge;
i. gli accordi politici all’interno dei due blocchi:
i. il Patto Atlantico (1949): alleanza difensiva e coordinamento militare (North
Atlantic Treaty Organization, Nato) tra Stati Uniti, Canada, Francia, Gran Bretagna,
Belgio, Olanda, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Portogallo, Italia;
ii. il Patto di Varsavia (1955): alleanza militare tra l’Urss e i paesi europei a regime di
democrazia popolare (Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia,
Germania Est, Albania).
3. L’Occidente nell’immediato dopoguerra:
a. gli Stati Uniti:
i. la dottrina Truman (1947): intervento, dove possibile, per fermare l’avanzata
comunista;
ii. direzione dei paesi occidentali;
iii. gli accordi diplomatici e militare: Bretton Woods, Piano Marshall, Patto Atlantico e
Nato;
iv. costituzione della Cia (Central Intelligence Agency, 1949): servizi di spionaggio e di
sostegno all’azione militare e diplomatica statunitense nel mondo;
v. l’ossessione anticomunista:
1. la Commissione del congresso per le Attività Antiamericane (1947);
2. limiti alle attività sindacali;
3. il senatore Joseph McCarthy (1950): liste di comunisti;
4. indagini e schedature da parte dell’Fbi: processi, licenziamenti, esecuzioni
(il caso dei coniugi Rosenberg, 1953);
5. accuse di McCarthy ai vertici delle forze armate: dubbi sulla fondatezza
della campagna;
6. abbandono della persecuzione anticomunista preventiva: declino della
popolarità di McCarthy;
7. permanenza del divieto di militare in gruppi comunisti;
b. il Regno Unito:
i. le elezioni del 1945: sconfitta di Churchill e vittoria dei laburisti di Clement Attlee;
ii. l’indagine sui servizi sociali condotta da Beveridge (1941-42):
1. necessità di mantenere i redditi sopra il livello di sussistenza;
2. necessità di tassare più vigorosamente i redditi alti;
3. investimento delle risorse statali in un sistema di sicurezza sociale: sussidi
di disoccupazione, assegni familiari, sanità, pensioni;
iii. la creazione del Welfare State:
1. organizzazione del servizio sanitario nazionale (1948);
2. assicurazioni contro malattie, infortuni, vecchiaia e disoccupazione;
3. nazionalizzazione della Banca d’Inghilterra, delle industrie siderurgiche,
elettriche e carbonifere e dei trasporti;
4. dal Warfare State al Welfare State: risorse pubbliche al servizio del
benessere e della protezione sociale;
iv. i costi del Welfare State:
1. forte tassazione progressiva;
2. impossibilità di fronteggiare le spese sociali e le spese di ricostruzione;
3. aumento dell’indebitamento pubblico: compressione dei salari e dei
consumi;
v. vittoria elettorale dei conservatori di Churchill nel 1951;
c. la Francia:
i. il nuovo assetto: l’Assemblea Costituente e le elezioni a suffragio universale, anche
femminile (1945);
ii. i partiti:
1. il Movimento repubblicano popolare, di orientamento democratico-
cristiano;
2. il Partito socialista;
3. il Partiti comunista;
iii. formazione di un governo di coalizione presieduto da Charles De Gaulle;
iv. la nuova Costituzione:
1. disaccordo sulle forme costituzionali: i partiti vogliono un sistema
parlamentare, De Gaulle un sistema presidenziale sul modello americano;
2. dimissioni di De Gaulle: posizione di distacco critico dalla vita politica;
3. il primo progetto di Costituzione è bocciato da un referendum popolare
(1946);
v. l’elezione di una nuova Costituente:
1. notevoli poteri a un Parlamento bicamerale;
2. poteri limitati del Presidente della Repubblica;
3. approvazione della Costituzione da parte della minoranza del corpo
elettorale (1946);
vi. il quadro politico:
1. legge proporzionale e frammentazione del quadro politico: mancanza di
maggioranze forti e instabilità dei governi;
2. esclusione permanente del Partito comunista francese dalla maggioranza di
governo (1947);
d. la Germania Federale:
i. divisione della Germania in Repubblica Federale Tedesca e Repubblica Democratica
Tedesca (1949);
ii. ricostruzione degli apparati produttivi;
iii. gli Stati Uniti non chiedono le riparazioni di guerra e includono la Germania tra i
beneficiari del Piano Marshall;
iv. la Costituzione della Repubblica Federale Tedesca (1949);
v. preminenza dei partiti cristiano-democratici: presidenza del consiglio di Konrad
Adenauer (1949-63);
e. l’Italia:
i. tensioni e violenze: motivi politici e malavita organizzata;
ii. il movimento resistenziale: possibilità di formare governi di larga coalizione;
iii. il governo Parri (1945):
1. il presidente del consiglio Parri: capo partigiano e dirigente del Partito
d’Azione;
2. programma radicale: epurazione dei collusi con il fascismo;
3. abbozzo di una politica economica a vantaggio dei lavoratori e non degli
imprenditori: caduta del governo;
iv. il governo De Gasperi e il decreto di amnistia (Togliatti, giugno 1946): Togliatti
tenta di accreditare il Pci come partito moderato;
v. le elezioni del 2 giugno 1946:
1. elezione dell’Assemblea Costituente e referendum istituzionale;
2. abdicazione di Vittorio Emanuele III a favore di Umberto II (9 maggio);
3. suffragio universale, anche femminile;
4. successo di Democrazia cristiana (35,2%), Partito socialista (20,7%) e
Partito comunista (18,7%);
vi. il secondo governo De Gasperi:
1. larga coalizione, ma inasprimento dei contrasti internazionali: difficile
convivenza;
2. visita di De Gasperi negli Stati Uniti (gennaio 1947): la Dc come
interlocutore privilegiato;
3. la scissione del Partito socialista: Pietro Nenni (subalternità ai comunisti) e
Giuseppe Saragat (moderazione politica e autonomia d’azione);
4. formazione del Partito socialista dei lavoratori italiani di Saragat;
5. la dottrina Truman e il Piano Marshall (1947): i fondi del Piano senza la
partecipazione della sinistra al governo;
6. l’articolo 7 della Costituzione sui rapporti tra Stato e Chiesa (fine marzo
1947): opposizione dei socialisti alla ratifica dei Patti Lateranensi,
approvazione dei comunisti;
vii. il terzo governo De Gasperi:
1. apertura di una crisi di governo e insediamento di un nuovo gabinetto
(maggio 1947): presidenza di De Gasperi, senza ministri comunisti o
socialisti;
2. approvazione ed entrata in vigore della Costituzione (1° gennaio 1948);
viii. l’assetto istituzionale:
1. la Camera dei Deputati e il Senato, eletti a suffragio universale;
2. il presidente della Repubblica: elezione da parte delle Camere in seduta
congiunta, mandato settennale, nomina del presidente del Consiglio;
3. il governo: appoggio della maggioranza parlamentare e voto di fiducia;
4. la Corte costituzionale: coerenza delle leggi approvate con i principi della
Costituzione;
ix. le elezioni del 18 aprile 1948 e lo scontro tra Democrazia cristiana e Fronte
popolare:
1. gli aiuti del Piano Marshall (cibo, medicine, beni, denaro): nel caso di una
vittoria della sinistra gli aiuti saranno sospesi;
2. intervento di Pio XII e di alti prelati;
3. colpo di Stato comunista in Cecoslovacchia (febbraio 1948): attacchi della
stampa moderata;
4. vittoria della Dc (48,5%);
x. il nuovo governo De Gasperi:
1. larghissima maggioranza: Dc, socialdemocratici (Saragat), liberali,
repubblicani;
2. l’attentato a Togliatti (14 luglio 1948): il rischio evitato della guerra civile.
4. Il blocco sovietico:
a. morte di Stalin (1953): celebrazione e oscuramento della durezza repressiva;
b. la ripresa:
i. ricostruzione degli apparati industriali: riparazioni di guerra;
ii. sviluppo dell’industria pesante e degli armamenti: primo test atomico (1949) e
sviluppo della bomba H (1953);
iii. progressi a spese della manodopera e della sicurezza degli impianti: salari e consumi
ridottissimi;
iv. risparmio sugli aspetti considerati non essenziali: misure di sicurezza, impatto
ambientale;
v. debolezza del settore agricolo: cicli ambientali negatici e scarsa fiducia dei contadini
nei confronti del sistema;
c. la Nomenklatura:
i. retribuzioni vantaggiose e favori per i funzionari;
ii. caratteri dispoticamente clientelari: estorsioni a danno di produttori agricoli e
industriali;
iii. offerta di aiuti nella fruizione di servizi ufficialmente gratuiti;
iv. le critiche di Nikita Cruščëv;
d. l’est europeo:
i. regimi a partito unico;
ii. terremoto economico e sociale: espropriazione e redistribuzione delle terre,
collettivizzazione delle fattorie;
iii. espropriazione e gestione statale delle fabbriche;
iv. stesura di piani produttivi in base alle esigenze del paese guida: integrazione delle
economiche;
v. fondazione del Comecon (Consiglio di mutua assistenza economica, 1949);
vi. repressione dura degli oppositori, veri o presunti.
5. Il comunismo in Asia. La Cina popolare e la guerra di Corea:
a. la Cina:
i. accordo tra i nazionalisti di Chiang Kai-Shek e i comunisti di Mao (1937): lotta
contro il Giappone;
ii. allentamento della pressione giapponese sulla Cina (1941): Chiang Kai-Shek torna a
pensare alla lotta anticomunista;
iii. la guerra civile (1945-49):
1. sostegno delle masse contadine ai comunisti: redistribuzione delle terre e
disponibilità di appoggi logistici;
2. corruzione dell’autoritario regime di Chiang Kai-Shek;
3. entrata delle truppe comuniste a Pechino (1949);
4. fuga di Chiang Kai-Shek a Taiwan;
5. proclamazione della Repubblica popolare cinese da parte di Mao (1° ottobre
1949) e della Repubblica nazionalista cinese di Chiang a Taiwan;
6. il seggio Onu della Cine è assegnato alla Repubblica di Taiwan;
iv. la politica di Mao:
1. nazionalizzazione delle banche e delle imprese di grandi e medie
dimensioni;
2. vasta redistribuzione della terra ai contadini;
3. trattato di amicizia e mutua assistenza con l’Urss (1950);
b. la sistemazione della Corea:
i. influenza comunista in Corea del Nord;
ii. occupazione dell’Armata Rossa a nord e dell’esercito USA a sud;
iii. divisione della Corea in due parti lungo il 38° parallelo Nord;
iv. la Corea del Nord: regime comunista di Kim Il Sung;
v. la Corea del Sud: governo nazionalista appoggiato dagli Stati Uniti;
c. la guerra di Corea (1950-53):
i. invasione della Corea del Sud da parte delle truppe nordcoreane;
ii. intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: autorizzazione di un’azione militare
a protezione della Corea del Sud e affidamento del comando agli Stati Uniti;
iii. intervento delle truppe Onu: rovesciamento della situazione e invasione della Corea
del Nord;
iv. invio di rinforzi militari alla Corea del Nord da parte della Cina: controffensiva
vittoriosa;
v. la possibilità di una guerra atomica contro la Cina;
vi. l’armistizio (1953): ristabilimento del confine lungo il 38° parallelo e
smilitarizzazione della zona circostante;
d. le conseguenze della guerra di Corea:
i. ogni crisi regionale può diventare una crisi globale;
ii. tensione fra i contendenti e incoraggiamento del potenziamento della produzione di
armi;
iii. reinsediamento del rappresentante Urss nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
6. L’inizio della decolonizzazione:
a. i caratteri:
i. priorità dei paesi asiatici e mediorientali;
ii. resistenza antimperialista prima della guerra e indebolimento politico e militare di
Regno Unito, Francia e Olanda;
iii. combinazione di tradizioni locali con modelli di organizzazione politica ed europea
occidentale:
1. ibridazione del discorso patriottico di matrice europea con l’identità
religiosa e culturale locale: i paesi musulmani e l’India induista;
2. l’esperienza del comunismo cinese e l’aiuto della Cina: l’Asia sudorientale;
b. la Partition dell’India:
i. l’Assemblea Costituente indiana (1945): testo costituzionale per un’India largamente
indipendente;
ii. la rottura tra il Partito nazionale del Congresso di Gandhi e Nehru e la Lega
musulmana di Jinnah:
1. posizione di Gandhi a favore di un’India unita;
2. radicalizzazione delle posizioni dei musulmani: le loro richieste sono state
trascurate;
3. mancanza di intesa: campagna di azione diretta di scontro con gli indù da
parte dei musulmani (1946);
iii. la Partition del territorio indiano:
1. i problemi: distanza delle zone a maggioranza musulmana e presenza di
minoranze indù;
2. il Pakistan e l’Unione Indiana (1947);
3. contestazioni sui confini: scontri nel Kashmir;
4. gigantesco esodo delle minoranze: disagi e violenze interreligiose;
c. i primi passi dell’India indipendente:
i. assetto costituzionale indipendente e democratico;
ii. guida politica di Nehru e morale di Gandhi;
iii. convinzione di Gandhi: convivenza delle due componenti della popolazione e
divisione con il Pakistan delle risorse patrimoniali lasciate dal governo britannico;
iv. assassinio di Gandhi da parte di un estremista indù (30 gennaio 1948);
v. la Costituzione (1950): Stato indiano laico e democratico;
d. il Pakistan:
i. bisogno di una solida identità comune: due territori distinti e gruppi etnici e
linguistici diversi;
ii. le autorità religiose islamiche: desiderio di uno Stato islamico modellato sulla
Sharia;
iii. gli esponenti della Lega musulmana e l’esercito: Stato laico, sul modello turco;
e. l’Asia sudorientale: indipendenza di Birmania (1948), Sri Lanka (1948) e Filippine (1946);
f. l’Indocina:
i. proclamazione della Repubblica Democratica del Vietnam da parte di Ho Chi Minh,
capo del movimento comunista Vietminh (1945);
ii. mancato riconoscimento dell’indipendenza da parte della Francia: lunga guerra
(1946-54);
iii. presa di Dien Bien Phu e definitiva vittoria comunista (1954);
iv. gli accordi di Ginevra:
1. ritiro delle truppe e dei funzionari francesi da tutta l’Indocina;
2. divisione del Vietnam in due Stati: repubblica comunista a nord e monarchia
filoccidentale al sud;
3. formazione del Laos e della Cambogia;
g. l’Indonesia:
i. movimenti per il rinnovamento dell’islam e per l’indipendenza dal colonialismo
olandese;
ii. tradizionalisti e modernisti: Stato islamico tradizionalista o Stato laico;
iii. nascita del Partito nazionale indonesiano di Ahmed Sukarno (1927): Stato
indonesiano indipendente e laico, rispettoso dell’islam ma non modellato sulla
Sharia;
iv. occupazione giapponese e crollo della dominazione olandese (1942): cooperazione
degli indonesiano con il Giappone per ottenere l’indipendenza;
v. proclamazione dell’indipendenza indonesiana da parte di Sukarno (1945);
vi. guerra con l’Olanda, appoggiata da britannici e australiani (1945-50), e vittoria
indonesiana;
vii. quattro movimenti principali: musulmani tradizionalisti, musulmani modernisti,
nazionalisti, comunisti;
viii. compromesso tra tradizionalismi, modernisti e nazionalisti: Indonesia come Stato
parlamentare, non islamico, ma con tribunali islamici;
h. la Conferenza di Bandung (1955):
i. spezzamento della struttura bipolare delle relazioni internazionali: il non
allineamento;
ii. partecipazione di 29 Stati asiatici: il Terzo Mondo.
7. Il Medio Oriente e la nascita di Israele:
a. l’Egitto:
i. monarchia semindipendente sotto protettorato britannico (1922);
ii. indipendenza quasi integrale (1936): evacuazione graduale del Canale di Suez;
iii. proteste degli indipendentisti dopo la guerra: mancata evacuazione dei militari;
iv. formazione di gruppi distinti:
1. la Fratellanza musulmana di al-Banna: Stato islamico;
2. il Comitato degli ufficiali liberi (Nasser e Sadat): indipendenza, Egitto laico;
v. il colpo di Stato degli ufficiali (1952): rovesciamento della monarchia ed
evacuazione dei militari britannici;
vi. dittatura militare di impostazione laica e socialisteggiante;
b. gli Stati arabi:
i. controllo di Francia e Inghilterra nel primo dopoguerra;
ii. movimento nazionale arabo: esistenza di una grande nazione araba fondata
sull’islam;
iii. indipendenza di Iraq, Libano, Siria e Giordania: regimi instabili, divisioni tribali,
religiose e politiche;
iv. formazione della Lega araba (1945), guidata dall’Egitto e formata da Iraq,
Giordania, Libano, Arabia Saudita, Siria, Yemen: contro la formazione di uno Stato
ebraico in Palestina;
c. la nascita di Israele:
i. gli impegni dell’amministrazione britannica (dichiarazione Balfour, 1917) e la
posizione equidistante durante la guerra: impedimento dell’accesso alla Palestina
agli ebrei dal 1939;
ii. il Movimento sionista guidato da David Ben Gurion: formazioni paramilitari
(Haganah) e azioni terroristiche contro britannici e palestinesi;
iii. impegno della Lega araba per la costruzione di uno Stato palestinese;
iv. il Regno Unito rinuncia al mandato sulla regione, passando la questione all’Onu:
formazione della Commissione speciale per la Palestina (1947);
v. il progetto dell’Onu: creazione di due Stati e Gerusalemme città libera;
vi. gli scontri: attacchi sistematici di Haganah ai villaggi palestinesi e alla popolazione
araba;
vii. proclamazione dello Stato di Israele da parte di Ben Gurion (14 maggio 1948):
riconoscimento di Stati Uniti e Urss;
viii. reazione della Lega araba;
d. la guerra (maggio 1948-gennaio 1949):
i. attacco della Lega araba a Israele;
ii. vittoria israeliana;
iii. ampliamento dei confini di Israele: conquista di ampia parte dell’area assegnata
dall’Onu ai palestinesi;
e. la questione palestinese:
i. allontanamento forzato della popolazione palestinese da Israele: il problema dei
profughi;
ii. la questione palestinese come problema politico internazionale;
iii. pretesto per continui attacchi a Israele: islam come arma di mobilitazione politica;
iv. la questione palestinese come alimento del radicalismo politico e religioso islamico.