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Storia contemporanea I – Banti B – 13 –

L’Occidente dal 1970 a oggi
1. La stagflazione:
a. il sistema finanziario internazionale:
i. gli accordi di Bretton Woods (1944): il dollaro come moneta di riferimento;
ii. progressiva riduzione delle risorse auree americane: le importazioni superano le
esportazioni, le riserve monetarie escono dagli Stati Uniti;
iii. sospensione della convertibilità del dollaro in oro (Nixon, 1971): svalutazione delle
monete in tutto il mondo, ripresa dell’inflazione, incertezza dei cambi;
iv. il problema del petrolio: aumento dei prezzi (Opec, 1973);
b. la stagflazione:
i. una depressione tradizionale: stagnazione (diminuzione della produzione e aumento
della disoccupazione) e caduta dei prezzi (aumento dell’offerta, diminuzione della
domanda);
ii. complessiva spinta inflazionistica: aumento del prezzo del petrolio e di tutti i beni
collegati;
iii. flessione della domanda di beni, che costano di più (poiché la moneta vale meno);
iv. le imprese producono meno e licenziano gli operai;
v. stagnazione economica (produzione minore, disoccupazione) e inflazione: l’aumento
del prezzo del petrolio fa aumentare i prezzi;
vi. la stagflazione: stagnazione e inflazione.
2. Le difficoltà negli Usa:
a. l’economia statunitense:
i. perdita della posizione di assoluto predominio mondiale;
ii. declino della crescita annua: le importazioni superano le esportazioni;
iii. concorrenza di altri paesi: Germania e Giappone;
iv. gli Stati Uniti come obbiettivo delle misure dell’Opec (1973);
v. incapacità di trovare una risposta economica efficace;
b. la presidenza Nixon:
i. abbandono del Vietnam (1973);
ii. guerra del Kippur e aumento dei prezzi del petrolio (1973);
iii. colpo di Stato in Cile;
c. lo scandalo Watergate (1973):
i. spionaggio ai danni del Partito democratico durante la campagna elettorale;
ii. coinvolgimento di Nixon nei fatti: uso dell’Fbi per campagne di disinformazione;
iii. dimissioni di Nixon (1974): Gerald Ford diventa presidente (1974-76);
d. la presidenza Carter (1976-80):
i. successo internazionale: incontro di Camp David tra Sadat e il premier israeliano
Begin (1978);
ii. stesura del trattato di pace tra Egitto e Israele (1979): restituzione del Sinai, libero
accesso al Canale di Suez, ristabilimento dei normali rapporti diplomatici;l
iii. abbattimento del regime dello shah in Iran (1979): sequestro dei cittadini
statunitensi nell’ambasciata a Teheran;
iv. crollo della popolarità di Carter e vittoria elettorale di Reagan (1980).
3. Una stagione di piombo:
a. i caratteri:
i. grave crisi economica e sociale;
ii. diffondersi del terrorismo politico: nazionalista (Irlanda, Spagna), eversivo
(Germania, Italia);
iii. rapporti di collaborazione tra le organizzazioni terroristiche;
iv. gli obbiettivi: intimidire e spaventare;
b. l’Irlanda:
i. costituzione dello Stato irlandese (1921): l’Ulster resta parte del Regno Unito;
ii. ostilità dei protestanti dell’Ulster verso la locale minoranza cattolica: formazione di
un corpo paramilitare protestante (1966) e omicidi di cittadini cattolici;
iii. riorganizzazione dell’Ira: operazioni di difesa;
iv. invio di reparti militari britannici nell’Ulster (1969): il Bloody Sunday (1972) e la
ripresa delle violenze;
v. sostegno dei cattolici nordirlandesi all’Ira: attentati dinamitardi;
vi. la nuova leadership di Gerry Adams: cessazione delle iniziative militari (1994) e
accordo con il Regno Unito (1998);
c. la Spagna:
i. terrorismo nazionalista nel Paese Basco: l’Eta (1959);
ii. attentati contro funzionari, magistrati, polizia: uccisione del Primo ministro
spagnolo Luis Carrero Blanco (1973);
iii. attività intensa negli anni Ottanta e Novanta: radicamento nella società basca;
iv. mancato raggiungimento dell’obbiettivo della secessione;
d. la Germania Ovest:
i. formazione della Raf, organizzazione terroristica di estrema sinistra (1970):
ambienti del movimento studentesco di orientamento marxista e rivoluzionario;
ii. l’obbiettivo: crisi sociale che porti allo scoppio della rivoluzione comunista;
iii. sequestri e omicidi di imprenditori e politici: attenzione dei media, ma nessun
sostegno politico;
iv. azioni della polizia contro la Raf;
e. l’Italia:
i. i gruppi terroristici di estrema destra:
1. attentati dinamitardi in luoghi pubblici molto frequentati: piazza Fontana a
Milano (1969), piazza della Loggia a Brescia (1974), stazione di Bologna
(1980);
2. l’obbiettivo: creare paura e far associare gli attentati ad azioni di gruppi di
sinistra: orientare il consenso elettorale verso la destra;
ii. il fronte di sinistra:
1. Brigate Rosse, Nuclei Armati Proletari, Prima Linea, provenienti dal
movimento studentesco, dalla sinistra extraparlamentare o dai sindacati;
2. la strategia: colpire magistrati, funzionari o giornalisti, ferendoli,
uccidendoli o rapendoli per sottoporli a processi proletari;
3. gli obbiettivi: formazione di un vasto partito armato per compiere la
rivoluzione proletaria, sfruttando la crisi economica;
4. necessità di bloccare un processo politico in corso: progressiva disponibilità
del Pci alla cooperazione politica;
iii. il Pci di Berlinguer:
1. il compromesso storico: progressiva disponibilità a cooperare con la Dc:
politica riformista;
2. invasione della Cecoslovacchia (1968) e presa di distanza del Pci dall’Urss;
3. distacco del Pci rispetto alle azioni terroristiche delle Br;
4. notevole crescita elettorale del Pci: il successo del 1976;
iv. il governo Andreotti: formazione di un governo democristiano con l’appoggio
esterno dei comunisti (1978);
v. il rapimento Moro:
1. rapimento di Aldo Moro da parte delle Br (16 marzo 1978);
2. prigionia e uccisione di Moro (9 maggio 1978);
3. obbiettivo: rottura del processo di integrazione tra Pci e Dc;
4. la linea della fermezza: non trattative con le Br, ma reazione composta dei
dirigenti dei partiti;
5. massima visibilità delle Br e inizio del declino: arresto dei dirigenti;
vi. gli sviluppi:
1. clima di tensione e sospetto: difficile collaborazione tra Pci e Dc;
2. critiche al compromesso storico da parte della sinistra;
3. flessione del Pci alle elezioni del 1979 e fine della collaborazione con la Dc:
il Pci è di nuovo confinato all’opposizione;
vii. il nuovo centro-sinistra: l’ascesa di Bettino Craxi nel Psi (1976).
4. Una stagione di rose:
a. il movimento femminista:
i. sviluppo negli Usa e nell’Europa occidentale;
ii. riflessione sui caratteri delle istituzioni democratiche: diritti politici e istruzione;
iii. i problemi aperti: opportunità d’impiego, salari, diritto di famiglia;
b. il movimento studentesco: tratti di notevole maschilismo;
c. il nuovo movimento femminista:
i. testi di riferimento e linee teoriche: Simone de Beauvoir e Betty Friedan;
ii. diffusione nelle università, creazione di riviste e associazioni;
iii. il privato è politico: i rapporti privati intrafamiliari incorporano rapporti di potere da
ridiscutere;
iv. positiva differenza sessuale: valorizzazione delle specificità biologiche e culturali,
della diversità, senza supporre un’inferiorità;
v. il separatismo femminile: indipendenza psicologia e sociale dagli universi maschili;
d. l’impatto politico:
i. mancata formazione di partiti politici specifici: progressivo indebolimento del
femminismo negli anni Ottanta;
ii. introduzione del divorzio in Italia (1970) e conferma con referendum abrogativo
(1974);
iii. l’eguale trattamento salariale e lavorativo (1977);
iv. legalizzazione del’aborto (1978), confermata dal referendum (1981);
v. abolizione delle preclusioni: carriera magistratuale o professionale;
vi. normative specifiche per la presenza di donne nelle pubbliche amministrazioni: il
principio delle pari opportunità;
vii. presenza ancora limitata delle donne nei luoghi del potere.
5. Una stagione di garofani:
a. il Portogallo:
i. indipendenza delle colonie: Angola, Mozambico, Guinea-Bissau;
ii. morte di Salazar (1970): successione di Marcelo Caetano;
iii. guerra coloniale e malumori: insuccesso dei tentativi di repressione;
iv. povertà e scarso sviluppo economico del Portogallo: crollo dei consensi per il
regime;
v. colpo di Stato militare di orientamento democratico (1974): la rivoluzione dei
garofani;
vi. governo civile (1975): proclamazione dell’indipendenza delle colonie e
convocazione di un’Assemblea Costituente;
b. la Grecia:
i. conclusione della dittatura militare (1967-74);
ii. tentativo di annettere Cipro:
1. presenza di una larga minoranza turca sull’isola;
2. colpo di Stato di Makarios (1967): opposizione all’annessione alla Grecia;
3. calo del prestigio della giunta militare: organizzazione di un colpo di Stato a
Cipro (1974);
4. fuga di Makarios, ma reazione della Turchia: occupazione della parte
settentrionale di Cipro (1974);
5. divisione di Cipro in due zone;
iii. il crollo della giunta:
1. panico per il timore di una guerra con la Turchia e smacco per il fallimento;
2. cessione pacifica del potere a uno dei dirigenti politici esiliati nel 1967:
Konstantinos Karamanlis;
3. libere elezioni (1974) e decadenza della monarchia (1975);
4. approvazione della nuova Costituzione (1975);
c. la Spagna:
i. morte di Franco (1975): successore designato è Juan Carlos di Borbone;
ii. proclamazione di Juan Carlo a re di Spagna (1975);
iii. transizione verso istituzioni democratiche:
1. nomina a Primo ministro di Adolfo Suarez (1976), ex franchista vicino al re;
2. referendum a favore delle istituzioni democratiche (1976);
3. elezione della Costituente (1977);
4. amnistia per i detenuti politici, ricostituzione di sindacati e partiti;
5. approvazione della Costituzione (1978);
iv. il tentativo di colpo di Stato di Tejero (1981).
6. Politica ed economia dalla svolta neoliberista a oggi:
a. i problemi:
i. la crisi economica e il tentativo di conservare il Welfare State;
ii. necessità di una forte e costante pressione fiscale: impopolarità e depressione del
mercato;
iii. abbassamento delle imposte e critiche al Welfare state;
b. il Regno Unito:
i. vittoria elettorale dei laburisti (1974): tentativo di mantenere il Welfare State,
rilanciare l’economia e frenare l’inflazione;
ii. crescita della disoccupazione e dei prezzi, calo della produzione;
iii. le elezioni del 1979: vittoria della conservatrice Margaret Thatcher, anche grazie ai
voti operai;
iv. il programma neoliberista:
1. innovazione economica e smantellamento del Welfare State;
2. libertà d’azione degli imprenditori, soggetti fondamentali dell’economia;
3. attacco al Welfare State, colpevole della distruzione delle risorse pubbliche;
4. necessario contenimento delle spese pubbliche e della pressione fiscale:
risorse per gli investimenti e l’innovazione tecnologica, rilancio
dell’economia e riassorbimento della disoccupazione, ripresa del mercato;
v. la guerra del Falkland (1982);
vi. la politica economica:
1. privatizzazione di aziende possedute o gestite dallo Stato, tra cui le miniere;
2. duro confronto con i sindacati, volto a limitarne la forza contrattuale: grave
sconfitta dei sindacati (1985);
3. contenimento della pressione fiscale sui redditi più alti e aumento delle tasse
sui servizi e i beni di consumo;
4. taglio dei finanziamenti per il Welfare: ridimensionamento di istruzione,
sanità, pensioni;
vii. grande popolarità della Thatcher tra le classi medie;
c. gli Stati Uniti:
i. l’elezione di Reagan (1981-89);
ii. la moral majority: opinione pubblica cristiana conservatrice, attenta ai temi dei
rapporti sessuali e patriottica;
iii. patriottismo e difesa della supremazia americana sul mondo: politica estera decisa e
antisovietica;
iv. la reaganomics:
1. abbassamento del livello di imposizione fiscale;
2. ridimensionamento della spesa per il Welfare;
3. controllo della circolazione monetaria, con un innalzamento dei tassi di
interesse per contenere l’inflazione;
4. attuazione di una politica di deregulation: snellimento ed eliminazione delle
norme che limitano l’attività imprenditoriale;
d. i risultati del neoliberismo:
i. effetti positivi: contenimento dell’inflazione e crescita del Pil, nuovi sviluppi
tecnologici;
ii. quadro economico favorevole: discesa costante del prezzo del petrolio;
iii. contraccolpi sociali: allargamento del divario tra gruppi sociali con redditi alti e
gruppi svantaggiati;
iv. persistenza di un alto tasso di disoccupazione o sottoccupazione;
v. destrutturazione del sistema sanitario nazionale negli Stati Uniti: persistenza di
sistemi statali solo per indigenti e anziani, assicurazioni private per gli altri cittadini;
e. l’eccezione francese:
i. vittoria elettorale del socialista Mitterrand (1981);
ii. il programma: nazionalizzazione di imprese, crescita dei salari, riforme sociali;
iii. difficile contesto internazionale e adeguamento dell’azione politica alla linea
neoliberista;
f. la svolta del 2008:
i. inaspettata crisi economica;
ii. vittoria elettorale del democratico Obama: totale e piena eguaglianza giuridica di
neri e bianchi negli Usa;
iii. nuova politica economica: tassazione dei redditi elevati, sanzioni fiscali alle imprese
inquinanti, rilancio del sistema sanitario, intervento statale a favore delle imprese in
difficoltà;
iv. apertura di un contro-ciclo economico e politico.
7. Il blocco sovietico dalla crisi alla disgregazione:
a. la crisi economica nel blocco sovietico:
i. deterioramento dei libelli di vita;
ii. inefficienza del sistema economico sovietico: inquinamento e degrado ambientale;
iii. crisi del settore agricolo: incapacità di distribuire i prodotti e necessità di importare;
iv. rete commerciale deficitaria: aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e rarità
dei beni stessi;
b. le tensioni sociali:
i. diffusione di immagini della prosperità occidentale;
ii. irrigidimento dei controlli e della repressione del dissenso;
iii. divaricazione tra gente comune e Nomenklatura;
c. l’invasione dell’Afghanistan:
i. colpo di Stato e instaurazione della Repubblica (1973);
ii. secondo colpo di Stato militare e instaurazione di un regime di sinistra: laicizzazione
e riforma agraria (1978);
iii. dura guerra civile: resistenza dei mujaheddin in nome dell’islam;
iv. invasione russa dell’Afghanistan in difesa delle forze comuniste contro i
mujaheddin, finanziati dagli Usa (1979);
v. successo della guerriglia islamica;
d. la Polonia:
i. ondata di scioperi nelle fabbriche polacche (1980);
ii. formazione di un sindacato non comunista, Solidarność, da parte di Lech Wałęsa e
Anna Walentynowicz;
iii. influenza della Chiesa cattolica polacca ed elezione papale di Giovanni Paolo II
(1978);
iv. proclamazione dello stato di emergenza e scioglimento di Solidarność da parte del
capo del governo, il generale Jaruzelski;
v. sopravvivenza clandestina delle organizzazioni antiregime;
e. la politica di Gorbačëv (1985):
i. estraneità all’esperienza staliniana: necessità di rinnovare e liberalizzare sistema
politico ed economico;
ii. la glasnost: attenuazione della censura, rianimazione del dibattito politico interno,
possibilità di criticare le élite;
iii. il disastro di Chernobyl (1986);
iv. la perestrojka: ristrutturazione del sistema economico attraverso l’introduzione di
innovazioni tecnologiche e il miglioramento qualitativo degli impianti;
v. approvazione di una nuova Costituzione (1988): apertura del sistema politico;
vi. elezioni del Congresso dei deputati del popolo: vittoria dei riformisti (1989);
vii. elezione di Gorbacëv come presidente dell’Urss (1990);
f. il crollo dell’Urss:
i. rilancio delle forze nazionaliste: proclamazione del’indipendenza di Lituania,
Estonia e Lettonia (1990);
ii. critiche dei riformisti, guidati da Eltsin, a Gorbacëv;
iii. elezione di Eltsin come presidente della Repubblica russa (1991);
iv. tentativo di colpo di Stato da parte dell’ala conservatrice: deposizione di Gorbacëv e
coraggioso intervento di Eltsin;
v. la dissoluzione dell’Urss: Russia, Ucraina, Bielorussia, Armenia, Azerbaigian,
Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Georgia;
vi. scioglimento del Pcus e del Kgb;
vii. smantellamento delle istituzioni comuniste in tutto l’Est europeo;
g. la fine del comunismo in Europa:
i. il crollo del muro di Berlino (9 novembre 1989);
ii. riunificazione della Germania sotto Helmut Kohl (1990);
iii. transizione violenta in Romania: resistenza del dittatore comunista Nicolae
Ceausescu e sua uccisione (dicembre 1989).
8. La guerra in Europa:
a. gli scontri a sfondo etnico e religioso:
i. scontri in Tagikistan e in Azerbaigian;
ii. secessione dell’Abkhazia dalla Georgia;
b. la Russia:
i. presidenza di Eltsin dopo il ritiro di Gorbacëv dall’attività politica;
ii. corruzione dilagate e potere della malavita organizzata;
iii. economia in crisi;
iv. guerra contro la Cecenia;
v. presidenza di Putin: prestigio internazionale e autorità politica della Russia;
vi. guerra in Cecenia e ingerenze sull’Ucraina;
vii. complessa evoluzione economica e sociale: introduzione dell’economia di mercato e
drammatica divaricazione delle ricchezze;
viii. i dubbi degli osservatori internazionali sulla democraticità del sistema russo;
c. divisione della Cecoslovacchia tra Repubblica Ceca e Slovacchia (1993);
d. la Jugoslavia:
i. nascita di movimenti nazionalisti indipendentisti: differenze culturali, linguistiche e
religiose;
ii. la Federazione Jugoslava: preminenza della Serbia di Milošević e desiderio di
mantenere l’unità;
iii. indipendenza di Slovenia, Croazia e Macedonia (1991);
iv. attacco serbo alla Slovenia: riconoscimento dell’indipendenza;
v. guerra tra Serbia e Croazia (1991-95):
1. esistenza di minoranze serbe in territorio croato;
2. formazione di bande paramilitari: violenza contro i civili croati;
3. vittoria croata e operazioni di pulizia etnica a danno dei servi;
4. accordi di pace (1995);
vi. la guerra in Bosnia-Erzegovina (1992-95):
1. composizione plurietnica della Bosnia: bosniaci musulmani, serbi ortodossi,
croati cattolici;
2. opposizione di serbi e croati all’indipendenza proclamata dal governo
bosniaco;
3. accordo di pace: Stato unitario di Bosnia-Erzegovina diviso in due unità
autonome, Federazione Croato-Musulmana e Repubblica Serba;
vii. la guerra del Kosovo (1996-99):
1. comunità albanese kosovara e comunità serba kosovara;
2. il nazionalismo serbo e il Kosovo: regione sacra;
3. operazioni del gruppo separatista albanese-kosovaro dell’Uçk (1996):
attacchi contro la comunità serba;
4. durissima risposta serba, e intenzione di allontanare la popolazione
albanese;
5. intervento della Nato: bombardamenti sulla Serbia e su Belgrado;
6. capitolazione della Serbia e intervento delle truppe Onu: persistenza dei
contrasti tra i gruppi paramilitari;
7. libere elezioni (2000): sconfitta di Milosevic e affermazione di Koštunica;
8. arresto di Milosevic;
viii. indipendenza del Montenegro dalla Serbia (2006).
9. L’Europa unita:
a. la cooperazione europea:
i. la Ceca (1951): Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Italia;
ii. il trattato di Roma e la Cee e l’Euratom (1957);
b. gli organismi direttivi di Ceca, Cee ed Euratom:
i. un Consiglio dei ministri;
ii. tre Commissioni esecutive;
iii. un Parlamento comune che può bloccare le decisioni delle Commissioni;
iv. una Corte di giustizia per dirimere le contese tra i paesi membri;
c. l’ampliamento:
i. adesione di Regno Unito, Irlanda e Danimarca (1973);
ii. ingresso della Grecia (1981) e di Spagna e Portogallo (1986);
iii. la nascita dell’Unione Europea;
iv. adesione di Austria, Finlandia e Svezia (1995);
v. nuove adesioni;
d. il Parlamento europeo: elezione a suffragio universale diretto ogni cinque anni;
e. la politica monetaria e i rapporti tra i paesi membri:
i. accordo monetario per la regolazione del cambio (1979);
ii. nascita del mercato unificato (1986);
iii. il trattato di Maastricht (1992): introduzione della moneta unica e della banca
Comune Europea, iniziative comuni di politica estera, status di cittadino europeo;
iv. il trattato di Schengen: libera mobilità dei cittadini sui territori dei paesi membri;
v. adozione dell’euro dal 1° gennaio 2002;
f. le resistenze:
i. lentezza dei passaggi;
ii. alcuni paesi membri non hanno accettato accordi importanti;
iii. bocciatura della Costituzione europea, che prevedeva il rafforzamento dei poteri
normativi degli organi comuni, in Francia e Olanda (2005);
iv. nuovo Trattato sull’Unione (Lisbona, 2007): miglioramento dei rapporti tra
istituzioni europee e Parlamenti nazionali, ma non riconoscimento del potere del
Parlamento europeo su quelli nazionali;
g. le istituzioni:
i. la Commissione Europea:
1. il potere esecutivo;
2. indicazione del Presidente da parte del Consiglio Europeo e scelta di un
Commissario per ogni Stato membro;
ii. il Consiglio dell’Unione Europea (o Consiglio dei Ministri):
1. è formato dai ministri dei governi nazionali, ed è diviso in sezioni che si
riuniscono separatamente;
2. presidenza del Consiglio semestrale;
3. possibilità di concludere accordi internazionali ed esercizio del potere
legislativo;
iii. il Parlamento europeo:
1. elezione a suffragio universale diretto;
2. sede a Bruxelles e a Strasburgo;
3. bicameralismo imperfetto: il potere legislativo è condiviso dal Parlamento e
dal Consiglio dell’Unione Europea;
iv. l’iter legislativo:
1. formulazione di una proposta di legge, su propria iniziativa o su
sollecitazione del Parlamento, da parte della Commissione Europea;
2. approvazione delle proposte di legge da parte del Consiglio dell’Unione
Europea e del Parlamento europeo;
3. possibilità per il solo Consiglio dell’Unione Europea di introdurre
emendamenti e di discutere le proposte;
v. il Consiglio Europeo:
1. composto dai capi di Stato dei paesi membri e dai rispettivi ministri degli
Esteri;
2. esame di questi relative al processo di integrazione europeo o ai rapporti
internazionali;
vi. la Corte di Giustizia Europea: composta da un membro per ogni Stato, tratta dei
contenziosi tra i paesi membri;
vii. la Banca Centrale Europea: politica monetaria comune.
10. La politica italiana dal 1980 a oggi:
a. la criminalità organizzata:
i. mafia, camorra, ‘ndrangheta;
ii. le attività illegali: estorsioni e commercio della droga;
iii. la lotta contro la mafia: attentati a Carlo Albero Dalla Chiesa, Giovanni Falcone,
Paolo Borsellino;
iv. dissenso di ampia parte della società civile meridionale verso la criminalità
organizzata;
v. i problemi: impedimento di una convivenza civile serena e depressione delle
iniziative imprenditoriali;
b. il nuovo ciclo politico:
i. chiusura del compromesso storico (1979): il Pci nuovamente all’opposizione;
ii. governo Spadolini (repubblicano, 1981-82);
iii. il governo Craxi (1983-87): coalizioni di centro-sinistra;
c. il crollo del Pci:
i. progressivo distacco dall’Urss, ma riferimento ideale imprescindibile;
ii. il crollo del muro di Berlino e l’apertura di una fase di discussione voluta da Achille
Occhetto: mutamento del nome e dei riferimenti ideali;
iii. fedeltà alla linea tradizionale di molti dirigenti e militanti;
iv. scioglimento del Pci e formazione del Partito democratico della sinistra (1991);
v. fondazione del Partito della rifondazione comunista;
d. lo scandalo di Mani pulite (1992-94):
i. indagine dei magistrati di Milano sulle pratiche di corruzione e concussione;
ii. finanziamenti illeciti ai partiti: campagne elettorali, apparati burocratici, stampa;
iii. tangenti per uso proprio;
iv. coinvolgimento dei grandi nomi dell’imprenditoria italiana;
v. avviamento di un tentativo di cambiamento della leadership e della struttura dei
partiti coinvolti;
vi. scomparsa dei partiti coinvolti: Dc, Psi, Pri, Pli;
e. il nuovo assetto politico:
i. necessità di una nuova legge elettorale che permetta una dinamica bipolare;
ii. indizione di un referendum relativo alla modifica della legge elettorale del Senato:
ampia opposizione al proporzionale (1993);
iii. le nuove leggi elettorali: principio maggioritario (1993);
iv. nascita della Lega Nord (1991): identità nazionale padana e interessi economici dei
ceti medi e imprenditoriali settentrionali;
v. fondazione di Forza Italia da parte di Silvio Berlusconi (1994): linea neoliberista;
vi. trasformazione dell’Msi: nascita di Alleanza Nazionale (1993), guidata da
Gianfranco Fini, e abbandono dei riferimenti ideologici al fascismo;
f. la coalizione di centro-destra (Polo delle Libertà, poi Casa delle Libertà):
i. Forza Italia: neoliberismo;
ii. Alleanza Nazionale: politiche sociali e possibilità di intervento dello Stato
nell’indirizzo e nella gestione di settori economici strategici;
iii. raggruppamenti ex-democristiani (Udc dal 2002);
iv. la Lega Nord;
g. la coalizione di centro-sinistra (l’Ulivo):
i. formazioni post-comuniste: Ds, Prc;
ii. formazioni post-democristiane, liberaldemocratiche e socialdemocratiche
(Margherita dal 2002);
iii. formazioni minori: Udeur;
h. il sistema politico:
i. regolare alternanza di governi di centro-destra e centro-sinistra;
ii. le campagne elettorali: argomentazioni retoriche pesanti e accuse spesso eccessive o
infondate;
iii. linee politiche simili: appoggio alle iniziative politiche e militari degli Usa;
iv. inclusione delle componenti di estrema destra ed estrema sinistra nel confronto
democratico;
v. l’eccezione della Lega Nord: velleità secessioniste;
vi. coalizioni composite: visioni economiche e sociali distanti;
vii. scarso rigore etico dei partiti e diffusione di un nuovo qualunquismo;
i. le novità:
i. nascita del Partito democratico (2007): le elezioni primarie e la leadership di Walter
Veltroni;
ii. nascita del Popolo delle Libertà (2008);
j. le elezioni del 2008:
i. defezione dell’Udeur di Mastella e caduta del governo Prodi;
ii. contrapposizione di uno schieramento di centrodestra (Pdl e Lega Nord) e di uno di
centrosinistra (Pd e Italia dei Valori di Antonio Di Pietro);
iii. partiti autonomi: Udc di Pierferdinando Casini, Sinistra Arcobaleno di Fausto
Bertinotti, La Destra di Daniela Santanchè;
iv. ampia vittoria del centrodestra, sconfitta della sinistra e della destra estreme, piccola
rappresentanza dell’Udc.