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Storia contemporanea I – Banti A – 14 – La

Francia del Secondo Impero e l’Unità
d’Italia
1. I cambiamenti nell’Europa continentale:
a. instabilità del quadro politico;
b. attivismo francese e forza degli ideali nazionalistici;
c. trasformazioni:
i. formazione di due grandi Stati unitari: Italia e Germania;
ii. diffusione del sistema rappresentativo costituzionale, sebbene in ambito monarchico.
2. La Francia del Secondo Impero:
a. la formazione dell’Impero:
i. forte tensione politica: monarchici, liberali, repubblicani, radicali;
ii. il Parlamento respinge al richiesta di Luigi Napoleone Bonaparte di potersi
ricandidare alla presidenza (1851);
iii. popolarità di Bonaparte: repressione militare della Repubblica Romana e appoggio
del mondo cattolico e dell’esercito;
iv. colpo di Stato: occupazione del Parlamento (2 dicembre 1851) e plebiscito per la
permanenza di Bonaparte al potere e la stesura di una nuova Costituzione (21-22
dicembre 1851);
v. scioglimento della Camera e elaborazione di una Costituzione autoritaria imperiale,
sanzionata da un plebi stico nel novembre 1852;
b. il sistema istituzionale:
i. sopravvivenza formale del sistema parlamentare: Assemblea legislativa a suffragio
universale e Senato con membri a vita;
ii. poteri dell’imperatore: controllo dell’esecutivo, del giudiziario, dell’iniziativa
legislativa e dell’esercito;
c. la politica economica:
i. incoraggiamento dello sviluppo economico e tecnologico;
ii. liberismo e accordo commerciale con il Regno Unito (1860);
iii. politica di lavori pubblici come soluzione alla disoccupazione;
d. la ristrutturazione urbanistica di Parigi preparata da Haussmann;
e. la politica estera:
i. dinamismo e azioni militari;
ii. destabilizzazione degli equilibrio internazionali;
iii. la guerra di Crimea (1853-56):
1. attacco della Russia alla Turchia per Moldavia e Valacchia (1853);
2. intervento di Francia e Gran Bretagna per la conservazione dell’equilibrio
(1854);
3. sconfitta della Russia (1855);
4. conferenza di pace a Parigi (1856);
iv. spedizioni militari con esito positivo: Libano, Vietnam, Cina;
v. la spedizione in Messico:
1. guerra civile messicana e vittoria dei liberali di Benito Juárez: mancato
pagamento dei debiti contratti con le istituzioni finanziarie europee;
2. pretesto: difesa degli interessi finanziari francesi;
3. invio di una spedizione guidata da Massimiliano d’Asburgo (1861);
4. tenace resistenza militare organizzata da Juárez: sconfitta dell’esercito
francese (1866) e morte di Massimiliano (1867);
vi. guerra contro l’Austria assieme al Regno di Sardegna (1859);
vii. guerra franco-prussiana (1870).
3. Il Regno di Sardegna dal 1850 al 1859:
a. i gruppi mazziniani:
i. fallimento di nuovi tentativi insurrezionali: Pisacane;
ii. insuccessi e allontanamento delle simpatie dell’opinione pubblica dai progetti
mazziniani: convergenza verso la soluzione sabauda;
b. il Regno di Sardegna:
i. l’azione di Vittorio Emanuele II: conservazione dello Statuto Albertino;
ii. accoglienza per gli esuli politici italiani;
c. il governo d’Azeglio:
i. affidamento del ministero di Agricoltura, industria e commercio e poi di quello delle
Finanze a Cavour: politica economica dinamica, costruzione di vie di
comunicazione, accordi doganali (Francia, Belgio, Regno Unito);
ii. le leggi Siccardi: diritto di foro separato, diritto d’asilo, donazioni a enti religiosi;
iii. progetto di legge sul matrimonio civile e caduta del governo;
d. il governo di Cavour:
i. abolizione delle congregazioni religiose contemplative (1855): formazione di una
Cassa ecclesiastica per il pagamento della congrua dei parroci;
ii. scontro tra Cavour e Vittorio Emanuele: prevalenza di Cavour grazie all’appoggio
parlamentare;
iii. interpretazione progressiva dello Statuto: i governi devono essere scelti sulla base
del Parlamento;
e. la politica estera di Cavour:
i. partecipazione alla guerra di Crimea: inserimento nella diplomazia internazionale;
ii. la conferenza di pace di Parigi (1856): attenzione per la situazione italiana;
iii. il tentativo di attentato a Napoleone III da parte di Felice Orsini (14 gennaio 1858);
iv. accordi di Plombières (20-21 luglio 1858):
1. riassetto geopolitico dell’Italia (Alta Italia, Centro Italia, Napoli e Roma
papale);
2. formazione di una confederazione degli Stati italiani guidata dal papa;
3. trattato di alleanza tra Francia e Piemonte (24 gennaio 1859): guerra
difensiva;
4. cessione di Nizza e Savoia alla Francia.
4. L’unificazione italiana (1859-60):
a. tensione tra Piemonte e Austria e ultimatum austriaco (24 aprile 1859);
b. la seconda guerra di indipendenza:
i. intervento di Napoleone III in difesa del Piemonte;
ii. vittorie e occupazione della Lombardia;
iii. armistizio di Villafranca tra francesi e austriaci (11 luglio 1859): annessione della
Lombardia al Regno di Sardegna;
iv. malumore in Francia per il numero di vittime e preoccupazione di Napoleone per
l’evoluzione politica nella penisola;
c. le insurrezioni:
i. cacciata dei principi in Toscana, Parma, Modena, Bologna e Romagna;
ii. formazione di governi provvisori favorevoli all’unione con il Regno di Sardegna;
iii. plebisciti di annessione (11-12 marzo 1860) ed elezioni per il Parlamento di Torino
(25 marzo): solida maggioranza liberale;
d. cessione di Nizza e Savoia alla Francia;
e. la spedizione dei Mille:
i. arruolamento di mille volontari da parte di Garibaldi;
ii. autonomia della spedizione rispetto al governo sabaudo, che tollera i preparativi e la
realizzazione senza appoggiarli apertamente;
iii. sbarco dei garibaldini a Marsala (11 maggio);
iv. conquista della Sicilia e sconfitta dell’esercito borbonico;
v. ingresso di Garibaldi a Napoli (7 settembre 1860);
vi. tensioni sociali in Sicilia: il problema delle terre demaniali e degli abusi dei
proprietari;
vii. rivolte e occupazioni di terre: il caso di Bronte;
viii. organizzazione dei plebisciti di annessione (21 ottobre);
ix. partenza di una spedizione militare dal Piemonte: conquista della Marche e
dell’Abruzzo;
x. incontro tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi a Teano (26 ottobre);
xi. plebisciti di annessione dell’Italia centrale (4 novembre);
f. i meriti:
i. abilità politica e diplomatica di Cavour;
ii. sostegno dell’opinione pubblica favorevole all’unificazione;
iii. grande partecipazione di volontari;
iv. combinazione dell’abilità del personale politico con il radicamento del movimento
nazionale e patriottico.
5. La società italiana postunitaria:
a. il problema della nazione:
i. retorica della nazione italiana come comunità naturalmente compatta e realtà della
difformità di usi, costumi e culture;
ii. la lingua italiana: non strumento di comunicazione quotidiana, incomprensibile ai
più;
iii. analfabetismo diffuso (80%) e diffusione dei dialetti;
b. l’economia:
i. tre regioni principali: Valle padana, Italia centrale, Italia meridionale e isole;
ii. situazione particolarmente complessa: Inchiesta agraria e sule condizioni della
classe agricola (1877) di Stefano Jacini;
iii. la Valle padana:
1. aziende capitalistiche gestite da affittuari e con manodopera salariata;
2. tecniche produttive efficienti;
3. allevamento dei bachi da seta e produzione serica;
4. produzione di tessuti e filati di cotone e lana;
5. uso dell’energia idrica;
iv. l’Italia centrale:
1. divisione delle terre in numerosi piccoli poderi;
2. diffusione della mezzadria;
3. povertà delle unità poderali e scarsa diffusione delle macchine agricole;
v. l’Italia meridionale:
1. diffusione dei latifondi;
2. impiego stagionale di braccianti salariati o affitto delle terre;
3. povertà d’acqua e coltivazione del grano: impoverimento delle terre;
4. pascolo e concimazione naturale dei terreni;
5. aree di specializzazione colturale con tecniche di coltivazione più
sofisticate: olio (Puglia), agrumi (Sicilia);
vi. diversità dei rapporti con il mercato: produzioni per l’esportazione (Valle padana,
colture specializzate meridionali) e per il mercato intero (mezzadria, grano, cotone,
lana);
vii. differenza socioeconomica come differente grado di civilizzazione;
c. il brigantaggio:
i. incremento del fenomeno tra il 1861 e il 1870, e in particolare negli anni 1861-65;
ii. concentrazione in Abruzzo e in Lucania;
iii. operazioni militari dimostrative (attacchi a simboli dell’autorità o ai beni) e atti
criminali (rapine, estorsioni, sequestri);
iv. carattere esplicitamente politico del movimento: restaurazione dei Borboni o difesa
dei diritti papali;
v. partecipazione di molti ex militari borbonici e dei delusi dal processo di
unificazione;
vi. impiego di 40mila soldati e repressione tramite misure eccezionali;
vii. conseguenze: atteggiamento di sospettosa diffidenza verso il nuovo Regno.
6. La vita politica negli anni postunitari:
a. l’assetto istituzionale:
i. monarchia costituzionale parlamentare;
ii. riunione del primo Parlamento del Regno d’Italia a Torino (18 febbraio): continuità
con il Regno di Sardegna;
b. morte di Cavour (6 giugno 1861);
c. la Destra storica (1861-76):
i. linea cavouriana;
ii. visione elitista della politica e della società: paese legale limitato a ricchi e colti;
iii. legge elettorale a suffragio ristretto (2%);
iv. accentramento amministrativo: potere decisionale degli organismi centrali e
limitazione delle autonomie locali tramite il prefetto;
d. la costruzione degli assetti normativi:
i. politica doganale liberista: trattati con i partner commerciali per favorire
l’esportazione agricola e l’importazione di macchinari;
ii. difficoltà causate dal liberismo all’industria italiana nascente;
iii. costruzione di una rete ferroviaria nazionale, potenziamento delle strade e dei porti;
iv. organizzazione delle amministrazioni locali: province e comuni;
v. riorganizzazione e finanziamento dell’esercito;
vi. obbligatorietà dei primi due anni di scuola elementare;
vii. completamento e aggiornamento del catasto: più equa ripartizione dei carichi fiscali;
viii. ammodernamento e riorganizzazione delle aree degradate nelle grandi città;
e. la politica fiscale:
i. sforzi finanziari e necessità di misure fiscali severe;
ii. imposta sulla ricchezza mobile (redditi lavorativi);
iii. imposta fondiaria sulla base dei dati catastali;
iv. imposte indirette sui consumi;
v. introduzione della tassa sul macinato (1868) e moti conseguenti (1869);
vi. raggiungimento del pareggio del bilancio (1875);
vii. requisizione dei beni degli enti ecclesiastici soppressi e vendita all’asta (1866-67);
f. la politica di laicizzazione:
i. introduzione del matrimonio civile (1865);
ii. appoggio della Sinistra liberale alla laicizzazione;
g. la Sinistra:
i. presenza di ex repubblicani, garibaldini o mazziniani;
ii. ambizione ad ampliare il corpo elettorale;
iii. potenziamento del sistema scolastico;
iv. gruppi parlamentari a base spesso regionale, non partiti politici.
7. Difficoltà e contrasti:
a. la terza guerra di indipendenza (1866):
i. governo La Marmora: accordo con la Prussia contro l’Austria;
ii. impiego di esercito e flotta numericamente superiori a quelli austriaci;
iii. cattiva condotta di guerra: sconfitte di Custoza e Lissa;
iv. successi di Garibaldi in Trentino;
v. successi della Prussia sull’Austria e conclusione della guerra;
vi. cessione del Veneto all’Italia tramite la Francia: umiliazione;
b. la questione romana:
i. cautela dei governi della Destra, preferenza per un’azione popolare da parte della
Sinistra;
ii. il primo tentativo garibaldino (1862): l’Aspromonte (29 agosto);
iii. il secondo tentativo garibaldino (1867): la sconfitta di Mentana per opera dei
francesi;
c. garibaldini e mazziniani:
i. illegalità dell’azione garibaldina: necessità di mantenere i rapporti diplomatici con la
Francia;
ii. sincerità dei sentimenti patriottici di Garibaldi e suo prestigio internazionale;
iii. critiche di Mazzini all’Unità: mancata fase costituente, pura e semplice annessione,
disconoscimento della legittimità delle istituzioni;
iv. morte di Mazzini a Pisa (10 marzo 1872);
d. i rapporti con Pio IX prima della presa di Roma:
i. allontanamento del papa dal movimento nazionale nel 1848;
ii. attriti tra la Santa Sede e il Piemonte costituzionale: leggi Siccardi, matrimonio
civile, crisi Calabiana;
iii. conquista piemontese del centro Italia (1859-60): scomunica maggiore;
iv. interruzione dei tentativi di trattativa avviati da Cavour (1861);
v. pubblicazione dell’enciclica Quanta cura (1864), contenete il Sillabo degli errori
del nostro tempo;
vi. convocazione del Concilio Vaticano e proclamazione dell’infallibilità del pontefice
(1870);
vii. introduzione del matrimonio civile (1865) e vendita dei beni ecclesiastici (1866-67);
e. presa di Roma (20 settembre 1870);
f. la legge delle guarentigie (13 maggio 1871):
i. inviolabilità della persona del papa;
ii. extraterritorialità del Vaticano, del Laterano e della villa di Castelgandolfo;
iii. libertà di comunicazione postale e telegrafica sul territorio italiano;
g. la spaccatura dell’opinione pubblica cattolica:
i. intransigenti: adesione fedele agli indirizzi papali;
ii. moderati: fedeltà al magistero spirituale, non alle direttive politiche;
iii. non partecipazione alle elezioni politiche, ma a quelle amministrative;
iv. strutture associative: l’Opera dei congressi (1874);
h. spostamento della capitale del Regno a Roma (1871);
i. la situazione dopo l’Unità:
i. suffragio censitario ed esclusione della maggior parte dei cittadini dai diritti politici;
ii. diffusione dell’analfabetismo (69%);
iii. aree di povertà;
iv. superamento della fase più critica e difficile: successo della classe dirigente liberale;
v. mancata sovrapposizione delle diverse aree di tensione;
vi. necessità di insegnare la nazione alle masse: scuole, esercito, rituali.