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Storia contemporanea I – Banti A – 21 –

Nazionalismo e razzismo
1. Insegnare la nazione:
a. inquietudine e mobilità delle masse: necessità di ottenere risposte chiare attraverso la
nazionalizzazione delle masse;
b. il discorso nazionalista:
i. legittimazione di élite politiche e sociali attraverso l’ideologia del popolo-nazione;
ii. non è necessario il coinvolgimento diretto e attivo: le ristrette élite politiche
sostengono di agire in nome della collettività nazionale;
c. necessità di insegnare la nazione:
i. gli ostacoli: analfabetismo e diffidenza verso le élite;
ii. il nazionalismo da linguaggio eversivo a fondamento degli Stati;
iii. i mezzi: scuola, esercito, rituali.
2. La scuola e l’esercito:
a. la scuola:
i. missione pedagogica: educare i giovani a pensarsi come parte della comunità
nazionale;
ii. i temi: la lingua, la storia, la geografia;
iii. lo studio della storia: esaltazione degli atti di coraggio e della guerra come momento
di formazione della nazione;
iv. militarizzazione della nazione: scuola e guerre patriottiche, esaltazione del
bellicismo;
v. la differenziazione di genere: le donne come madri, gli uomini come braccio della
nazione;
b. gli eserciti:
i. introduzione della coscrizione obbligatoria: ruolo dell’esercito potenziato;
ii. abolizione della pratica dell’acquisto dei titoli di ufficiale: meccanismo del concorso
e importanza della preparazione tecnica;
iii. la nazione in armi: militarizzazione della mascolinità;
iv. esercito come scuola di nazionalità: lingua ufficiale e dislocazione in caserme
lontane dai luoghi d’origine;
v. il servizio militare come servizio per la patria, cui tutti i figli della patria sono tenuti.
3. I rituali pubblici:
a. simboli, rituali, bandiere, inni;
b. le feste nazionali:
i. alcuni esempi: Sedanfest, presa della Bastiglia, Festa dello Statuto, Independence
Day;
ii. appendici allegre: fuochi d’artificio e balli;
iii. scenografia bellicista: sfilata di reparti militari tra folla e bandiere, discorsi sulle
glorie della nazione;
c. i caratteri:
i. aspetti mortuari delle celebrazioni militari;
ii. aura religiosa: culto della morte e sacrificio della vita;
d. la statuomania:
i. celebrazione di eroi o padri della patria morti;
ii. statue funebri;
iii. comunità nazionale e annullamento del confine tra i vivi e i morti: onore per i morti
meritevoli.
4. Il nuovo razzismo:
a. il nazionalismo di inizio Ottocento:
i. assenza di connotazioni razziste;
ii. fratellanza tra le nazioni;
b. le novità scientifiche:
i. riflessione sulle differenze razziali;
ii. gli zoo umani: animalizzazione dei «primitivi»;
iii. veste scientifica al pregiudizio razzista: classificazione gerarchica delle razze;
iv. l’opera di Gobineau (Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane, 1853-55): razza
gialla materialista, razza nera animalesca, razza bianca superiore;
v. mescolanza tra le razze come fattore di decadenza;
vi. la fondazione dell’eugenetica (Francis Galton, Il genio ereditario, 1869): caratteri
dei gruppi umani come frutto dell’eredità genetica e possibilità di selezionare i
caratteri organizzando la riproduzione;
vii. l’analisi storica di Lapouge:
1. superiorità della razza bianca e, in particolare, della variante ariana;
2. abiezione della razza ebraica: avidità commerciale e aggressività;
3. incrocio e degenerazione;
4. possibilità dell’eutanasia razziale: eliminazione dei soggetti imperfetti;
viii. l’opera di Chamberlain: superiorità della razza bianca e, in particolare, del ceppo
germanico;
ix. valore scientifico nullo di queste tesi.
5. Il razzismo militante negli Stati Uniti:
a. la ricomposizione della nazione bianca:
i. contrapposizione dei bianchi ai neri, e più tardi ai non wasp;
ii. criteri di voto: alfabetismo, clausola del nonno, poll tax;
iii. segregazione: scuole, negozi, ristoranti, alberghi;
iv. aggressioni e linciaggi;
b. la reazione dei neri:
i. fondazione della National Association for the Advancement of Colored People;
ii. obbiettivo politico della partià razziale: collaborazione tra l’élite afroamericana e
quella bianca progressista;
c. le guerre indiane:
i. grande vittoria di Toro Seduto e Cavallo Pazzo su Custer;
ii. offensiva senza quartiere dell’esercito federale;
iii. massacro di Wounded Knee;
iv. decimazione sistematica degli indiani e distruzione del loro ambiente di vita:
deforestazione e uccisione dei bisonti;
v. ghettizzazione degli indiani nelle riserve: depressione e alcolismo;
d. l’immigrazione:
i. ampi flussi immigratori di portoghesi, spagnoli, italiani, slavi, russi;
ii. diversa confessione religiosa, estrazione contadina, altre lingue;
iii. nascita di quartieri che ricostituiscono le comunità d’origine;
iv. disprezzo da parte dei wasp;
v. possibilità di integrazione preclusa a neri e pellerossa.
6. Il razzismo militante in Europa:
a. il problema ebraico in Russia:
i. divieti di residenza;
ii. comunità povere;
iii. antigiudaismo della Chiesa ortodossa;
iv. esplosione di pogrom;
v. ruolo del governo nel fomentare l’odio;
vi. emigrazione ebraica negli Stati Uniti;
b. il problema ebraico nell’Europa occidentale:
i. le dinamiche dell’emancipazione: abolizione dei ghetti e acquisizione dei diritti;
ii. diversi gradi di integrazione;
iii. posizioni di spicco nel mondo delle professioni, della politica e della cultura:
Rothschild, Einstein, Freud, Mahler, Kafka, Proust;
iv. sopravvivenza delle comunità ebraiche come gruppi religiosi: diversi gradi di
osservanza delle norme religiose;
c. le radici dell’ostilità:
i. miti del cristianesimo medievale: il deicidio e l’antigiudaismo cristiano;
ii. il discorso nazionalista: pratica ebraica dell’endogamia ed estraneità degli ebrei alla
comunità nazionale;
iii. tendenze commerciali e internazionali delle comunità ebraiche: estraneità alle
comunità nazionali;
iv. gli ebrei come nazione nella nazione;
d. l’antisemitismo: ostilità contro gli ebrei in quanto appartenenti a un gruppo umano
particolare e diverso, distinto da caratteristiche psicofisiche precise;
e. nascita di partiti o movimento antisemiti;
f. il caso Dreyfus:
i. condanna di Dreyfus da parte del Consiglio di guerra francese (1894): accusa di aver
passato documenti all’esercito tedesco;
ii. inchiesta mal fondata e sommaria: proteste della stampa liberale, radicale e
socialista;
iii. l’intervento di Emile Zola: J’accuse (1898);
iv. radicale scontro politico: innocentisti (socialisti e radicali) e colpevolisti
(nazionalisti, monarchici, Action Française di Maurras);
v. il fondamento teorico: Edouard Drumont, La France juive (1886) e gli ebrei come
responsabili della crisi della Francia;
vi. i Protocolli dei saggi anziani di Sion (1897-98): documento falso provante
l’esistenza di un complotto internazionale ebraico, prodotto da antisemiti francesi
per la polizia segreta zarista;
vii. emanazione di un decreto di grazia (1899);
viii. piena assoluzione di Dreyfus (1906);
g. il sionismo:
i. Theodor Herzl, Lo Stato ebraico (1896): fallimento dell’assimilazione in Europa,
necessità di creare un autonomo e moderno Stato nazionale ebraico;
ii. il I Congresso sionista e la fondazione dell’Organizzazione sionista mondiale
(Basilea, 1897): tentativo di ottenere dalle grandi potenze il riconoscimento dei
diritti sovrani su un determinato territorio;
iii. la strategia alternativa del sionismo pratico: politica del atto compiuto,
colonizzazione di un territorio e successivo riconoscimento;
iv. prosecuzione dell’azione su entrambe le linee: insediamenti in Palestina, contatti con
le diplomazie europee.