You are on page 1of 4

Storia contemporanea I – Banti A – 20 – Il

Sole dell’avvenire
1. Le origini del pensiero socialista:
a. il nuovo contesto:
i. istruzione e alfabetizzazione;
ii. possibilità di farsi un’idea autonoma della propria posizione sociale e delle possibili
aspirazioni politiche;
b. il socialismo utopistico:
i. sistemi filosofici elaborati da intellettuali di estrazione nobiliare o borghese:
importanza dell’industrialismo, critica degli effetti, proposta di soluzioni;
ii. Saint-Simon: società futura dominata da produttori e tecnici capaci di impiegare le
innovazioni tecnologiche a beneficio di tutta la società;
iii. Robert Owen: costruzione di case per operai, di scuole per i figli, di luoghi di ritrovo
e sociabilità;
iv. Charles Fourier: i falansteri, piccole comunità autosufficienti basate
sull’uguaglianza;
v. Etienne Cabet: comunismo come società futura nascente dal superamento delle
contraddizioni della società industriale;
c. Pierre-Joseph Proudhon:
i. la proprietà come furto;
ii. iniziative politiche anarchiche;
iii. società egualitaria: possesso dei mezzi di produzione ai lavoratori;
iv. mutualismo: cooperazione e aiuto reciproco tra i lavoratori;
d. il ruolo delle donne: Flora Tristan;
e. il socialismo scientifico di Marx ed Engels:
i. analisi delle modalità di funzionamento del sistema capitalistico e delle forme di
produzione;
ii. socialismo scientifico contro socialismo utopistico: non principi umanitari, ma
analisi rigorosa dell’economia e della politica;
iii. i limiti del capitalismo: crisi di sovrapproduzione e lotta di classe;
iv. proposta politica: creazione di organizzazioni politiche capaci di diffondere visioni
critiche del sistema socioeconomico vigente e quindi di accelerare l’evoluzione della
lotta di classe;
v. esasperazione del conflitto di classe, rivoluzione, società comunista;
vi. movimento internazionalista: universalità delle leggi del capitalismo e delle
sofferenze dei proletari;
vii. fondazione della prima Internazionale (1864).
2. Anarchici e socialisti:
a. la prospettiva marxista:
i. formazione di organizzazioni politiche finalizzate a preparare la rivoluzione;
ii. teorizzazione della fase della dittatura del proletariato: riorganizzazione della società
e del sistema produttivo;
b. l’anarchismo di Michail Bakunin:
i. necessità di propaganda e azioni esemplari per preparare la rivoluzione;
ii. scoppio e sviluppo spontanei della rivoluzione;
iii. abolizione di ogni forma di autorità statale;
iv. contro la creazione di strutture partitiche gerarchiche: ogni forma di comando limita
la libertà e opprime;
c. il V congresso dell’Internazionale (L’Aia, 1872):
i. condanna delle posizioni anarchiche;
ii. necessità che il proletariato si costituisca in partito politico;
d. gli sviluppi dell’anarchismo:
i. diffusione dell’anarchismo in zone scarsamente industrializzate (Russia, Italia,
Spagna);
ii. pratica anarchica dell’attentato terroristico contro singoli borghesi o personalità
politiche: scuotere le masse incitandole alla ribellione;
iii. attentati politici senza esiti: crudeltà inutile e scarsa credibilità della propaganda
anarchica;
e. i partiti socialisti:
i. scioglimento dell’Internazionale (1876);
ii. fondazione del Partito socialdemocratico tedesco (Spd, 1875);
iii. fondazione del Partito operaio francese (1880) e della Sfio (1905);
iv. fondazione del Partito dei lavoratori italiani (1893; Partito socialista italiano, 1895);
v. fondazione del Partito socialdemocratico russo (1898).
3. Partiti politici moderni:
a. associazioni federali:
i. adesione di numerose associazioni operaie o contadine locali dietro pagamento di
una quota associativa utile come finanziamento;
ii. azione sul piano nazionale;
b. associazioni formali:
i. statuto approvato dai rappresentanti delle associazioni;
ii. obbiettivi e principi fissati;
iii. cariche organizzative;
iv. rapporti tra la direzione centrale del partito e le organizzazioni periferiche:
condivisone delle finalità e dei principi e rispetto della linea del partito;
v. congressi: elezione dei dirigenti, stabilimento della linea, modifiche agli statuti;
c. la propaganda:
i. organi di stampa a diffusione nazionale, con varia periodicità;
ii. la Critica sociale di Turati (1891) e l’Avanti! del Psi (1896);
iii. giornali a diffusione locale;
d. le associazioni collaterali:
i. ampliamento del consenso attorno al partito;
ii. circoli ricreativi, associazioni giovanili;
iii. collegamento con le organizzazioni sindacali: autonomia organizzativa, ma
obbiettivi coincidenti;
e. lo sciopero:
i. principale strumento di protesta: astensione simultanea dal lavoro;
ii. sviluppo di una natura politica dello sciopero;
iii. lo sciopero generale: dimostrazione della forza del movimento socialista;
f. l’apparato associativo e la simbologia:
i. esistenza sul territorio di nuclei permanenti di militanti, capaci di garantire
propaganda e proselitismo,
ii. canti, musiche, simboli e rituali: la bandiera rossa e l’allegoria della Liberta;
iii. il 1° Maggio;
g. la rivoluzione:
i. timore della rivoluzione da parte della borghesia;
ii. persistenza della retorica rivoluzionaria;
iii. necessità di conquistare i poteri pubblici per trasformarli;
h. la seconda Internazionale (1889):
i. federazione tra i partiti nazionali di orientamento marxista;
ii. segreteria permanente;
iii. luogo di discussione e di confronto, senza poteri particolari.
4. Divergenze e correnti nell’ambiente socialista:
a. il dibattito interno alla socialdemocrazia tedesca:
i. il revisionismo di Eduard Bernstein:
1. mancata crisi definitiva del capitalismo;
2. miglioramento delle condizioni retributive e materiali di parte della classe
operaia;
3. necessità che il socialismo non miri subito alla rivoluzione, ma a ottenere
riforme che migliorino le condizioni operaie: possibilità di collaborare con
le forze democratiche non socialiste;
ii. la linea radicale di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg: creazione immediata delle
condizioni per una rivoluzione sociale e politica;
iii. la posizione di Karl Kautsky:
1. identificazione della rivoluzione come obbiettivo massimo del socialismo;
2. allungamento dei tempi per arrivare alla rivoluzione;
3. il programma minimo: ottenimento immediato di riforme concrete, anche
attraverso alleanze politiche utili;
b. il dibattito interno al Partito socialdemocratico russo al congresso di Bruxelles (1903):
i. la posizione dei menscevichi:
1. linea moderata;
2. modello della Spd;
3. raggiungimento di riforme immediate per la modernizzazione della società
russa;
ii. la posizione dei bolscevichi e di Lenin:
1. l’arretratezza della società russa rende possibile la rivoluzione immediata;
2. necessaria costituzione di un partito di quadri, formato da militanti
disciplinati che siano avanguardie della rivoluzione;
c. il sindacalismo rivoluzionario:
i. eredità dell’anarchismo;
ii. la teorizzazione di Georges Sorel: il valore morale della violenza e il mito dello
sciopero generale;
iii. lo sciopero generale come esperienza collettiva e comunitaria di violenza: astensione
del lavoro in tutti i settori produttivi.
5. Le peculiarità britanniche e statunitensi:
a. il laburismo britannico:
i. tramonto dell’esperienza del cartismo (1848);
ii. il liberalismo di Gladstone: riforme politiche ed istituzionali;
iii. vicinanza di molti operai ai candidati liberali, o addirittura ai conservatori;
iv. fondazione della Federazione socialdemocratica (1883), senza grande successo;
v. l’esperienza della Società fabiana (1884):
1. i membri: George Bernard Shaw, Sidney e Beatrice Webb;
2. la visione gradualista del socialismo: trasformazioni all’interno di una
cornice parlamentare e costituzionale;
3. non movimento politico, ma movimento d’opinione: incessante opera di
pubblicazione;
vi. costituzione del Trade Unions Congress (1868);
vii. riconoscimento legale delle Trade Unions (1871) e loro collaborazione con i liberali;
viii. crisi politica del Partito liberale e ascesa del movimento sindacale;
ix. il laburismo:
1. fondazione dell’Independent Labour Party (1893): rapporto privilegiato con
i sindacati;
2. scarsi successi iniziali;
3. debolezza dei liberali e chiusura dei conservatori: riunione del Labour
Representation Committee, con membri laburisti e sindacalisti;
4. accordo tra liberali e Committee (1903): vittoria elettorale del 1906;
5. formazione del Labour Party: programma moderatamente riformista, ma
rispettoso del Parlamento;
b. perché non c’è il socialismo negli Stati Uniti:
i. l’American Federation of Labour (1886): sindacato apolitico e non rivoluzionario,
sebbene legato allo sciopero;
ii. successo degli scioperi;
iii. fondazione del Socialist Party of America e suoi insuccessi;
iv. fallimento di un’associazione sindacale radicale, con obbietti rivoluzionari:
repressioni;
v. i motivi di un’assenza:
1. sistema parlamentare consolidato e fondato da tempo sull’esistenza di partiti
di massa (repubblicano e democratico), ben radicati tra le classi lavoratrici;
2. divisioni interne alla classe operaia, tra cui quella etnica;
3. mito della mobilità sociale: forte conflittualità stemperata nel sogno
americano e nell’apertura del sistema educativo.