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Storia contemporanea I – Banti A – 22 – La

politica in Occidente
1. Caratteri generali:
a. la nazionalizzazione delle masse;
b. la democratizzazione e l’estensione del diritto di voto:
i. Disraeli: la riforma elettorale del 1867;
ii. Bismarck: suffragio universale e tendenza dei contadini a votare per i «capi
naturali»;
iii. Mill: essenzialità delle libertà individuali e ampliamento dei diritti;
iv. Gladstone: significativa politica di riforme;
c. le donne:
i. esclusione dal suffragio: inadeguatezza psicologica e compiti della maternità;
ii. Mill, La servitù delle donne (1869);
iii. nascita di organizzazioni per l’emancipazione femminile;
iv. i paesi protestanti: idea dell’eguaglianza spirituale e del sacerdozio universale come
incoraggiamento alle idee di indipendenza e uguaglianza;
v. il problema delle scuole: nascita di scuole femminili e ammissione delle donne agli
istituti elementari e superiori;
vi. istruzione e bagaglio culturale: richiesta dei diritti;
vii. i movimenti suffragisti in Stati Uniti e Gran Bretagna;
viii. i paesi cattolici: organizzazioni caritative laiche e opinione pubblica meno sensibile
alla questione femminile;
ix. il movimento socialista:
1. associazioni favorevoli al voto delle donne ma slegate dalle analoghe
associazioni borghesi;
2. timore che le donne votino per i partiti cattolici o conservatori;
3. priorità assoluta: suffragio maschile;
4. disuguaglianza tra uomini e donne come frutto della logica organizzativa del
capitalismo: il suffragio femminismo sarà possibile solo dopo la rivoluzione
socialista;
x. notevole grado di maschilismo nei partiti;
xi. risultati deludenti: le legislazioni civili restano basate sull’asimmetria tra i sessi;
d. i progressi:
i. suffrago universale maschile o suffragio allargato;
ii. avvicinare i votanti alle istituzioni: le politiche sociali;
iii. legalizzazione dei sindacati e degli scioperi, miglioramento delle condizioni di
lavoro, sistemi previdenziali e assistenziali;
e. la Chiesa cattolica:
i. l’irrigidimento di Pio IX (1846-78): il Sillabo (1864) e l’infallibilità del pontefice
(1870);
ii. il papato di Leone XIII (1878-1903) e la Rerum Novarum (1891): condanna del
socialismo e necessità di equilibrio nei rapporti di lavoro;
iii. società mutualistiche cattoliche;
iv. la democrazia cristiana di Giuseppe Toniolo: corporativismo socioeconomico, ossia
collaborazione tra lavoratori e datori;
v. il modernismo: rinnovamento della dottrina cattolica attraverso il contatto con la
scienza e la filosofia e attraverso il metodo filologico applicato ai testi sacri;
vi. il pontificato di Pio X (1903-14): scomunica del modernismo (1907);
f. la laicizzazione:
i. laicizzazione delle istituzioni statali e della vita pubblica;
ii. trasferimento di funzioni amministrative ed educative dalle strutture ecclesiastiche
allo Stato;
iii. sacralizzazione del politico: ideologia nazionale sacrale;
iv. le costruzioni: le statue, il Panthéon di Parigi, il Niederwalddenkmal, il Pantheon di
Roma.
2. Gli Stati Uniti:
a. i partiti:
i. Partito democratico: antiprotezionista, favorevole alle autonomie, radicato tra gli
agricoltori e i contadini bianchi;
ii. Partito repubblicano: protezionista, sostenitore degli interessi industriali, radicato
nel Nord-est e tra i nuovi immigrati protestanti;
iii. campagne elettorali vivaci e capillari: funzionamento delle macchine di partito;
iv. clientelismo, corruzione, spoils system;
b. la lotta alla corruzione:
i. la crisi agraria nelle campagne dell’Ovest: diminuzione dei prezzi dei prodotti
agricoli in seguito all’aumento dell’offerta;
ii. formazione di Farmers’ Alliances e mancato recepimento delle richieste da parte dei
partiti: retorica di contrapposizione tra città e campagna;
iii. formazione del Partito populista (1892): nazionalizzazione delle ferrovie e dei
telegrafi, nazionalizzazione delle terre incolte possedute dagli speculatori, creazione
di un sistema di credito favorevole ai coltivatori;
iv. unione del Partito laburista al Partito democratico (1896), ma vittoria del Partito
repubblicano;
v. fallimento del Partito populista, permanenza della lotta alla corruzione;
c. la presidenza Roosevelt (1901-09):
i. radicamento urbano del Partito repubblicano e politica di iniziative riformiste;
ii. lotta contro le grandi aziende o contro i trust: limite agli accordi tra le imprese e
ridimensionamento della Standard Oil di Rockefeller;
iii. controlli sulla qualità dei prodotti dell’industria alimentare;
iv. legislazione sociale: assicurazione contro gli infortuni e le malattie, sistemi
pensionistici, limiti orari al lavoro di donne e bambini;
v. lo Hepburn Act (1906): imposizione alle compagnie ferroviarie di tariffe e costi di
stoccaggio più bassi;
vi. lotta contro la corruzione politica: limitazione dello spoils system, introduzione della
necessità di registrarsi sulle liste elettorali;
d. la presidenza Taft (1909-12):
i. mancata ricandidatura di Roosevelt, ma ancora vittoria dei repubblicani;
ii. successivo dissenso di Roosevelt con Taft: fondazione del Partito progressista;
iii. frattura interna ai repubblicani e vittoria elettorale di Woodrow Wilson (1912);
e. la presidenza Wilson:
i. basi elettorali tra i farmers dell’ovest, promotori originari delle riforme;
ii. creazione della Federal Reserve, banca centrale per il controllo del sistema
creditizio;
iii. il XVI e il XVII emendamento (1913): tassa federale sui redditi ed elezione diretta
dei senatori;
iv. la Federal Trade Commission: lotta ai trust e ai monopoli;
v. legislazione sociale: tutela dei sindacati, limitazione dell’orario di lavoro,
assicurazioni;
f. la questione femminile:
i. richiesta dell’estensione del voto alle donne;
ii. la prima Convenzione sui diritti delle donne (1848);
iii. formazione del National American Woman Suffrage Association (1890): intensa
campagna basata sulla richiesta di referendum;
iv. primi riconoscimenti: successo di alcuni referendum;
g. il nazionalismo:
i. lotta alla corruzione ed esclusione di fatto dei poveri e degli analfabeti dal voto;
ii. iniziative di stampo nazionalistico volte a ricompattare la nazione bianca;
iii. espansione imperialistica: il destino e la missione degli USA, la guerra di Cuba
(1895);
iv. il nuovo National Mall di Washington (1901);
v. le feste: Flag Day, Columbus Day;
vi. segregazione dei neri, inclusione dei bianchi non wasp;
vii. la Nascita di una nazione (Griffiths, 1915): nascita della nazione americana come
prodotto dell’azione del Ku Klux Klan.
3. Il Regno Unito dal 1867 al 1903:
a. le riforme elettorali e i partiti:
i. la riforma del 1867 (Disraeli, conservatore): estensione del suffragio (8%);
ii. la riforma del 1884-85 (Gladstone, liberale): estensione del suffragio (16%) e
riforma delle circoscrizioni elettorali;
iii. nascita di forme organizzative permanenti: trasformazione dei raggruppamenti
parlamentai in partiti moderni;
b. leggi anticorruzione:
i. limitazione delle spese elettorali (1883);
ii. obbligo del concorso per l’accesso a una carica pubblica;
iii. segretezza del voto elettorale (1872);
iv. la vita politica si fonda sui programmi politici e sul fascino della personalità;
c. il rapporto con le classi operai e i sindacati:
i. il Trade Union Act (1871): pieno riconoscimento dei sindacati;
ii. possibilità del ricorso al picchettaggio pacifico (1875);
iii. la Tory democracy di Disraeli: assicurare al Partito conservatore il sostegno di parte
della classe operaia, attraverso iniziative progressiste;
iv. principio della responsabilità oggettiva dell’imprenditore per gli infortuni sul lavoro
(1880);
v. collaborazione fra il Trade Union Congress e il Partito liberale;
d. la questione irlandese:
i. separatezza sociale, economica, religiosa: proprietari britannici protestanti di lingua
inglese, contadini irlandesi cattolici di lingua gaelica;
ii. formazione di associazioni politiche e culturali che rilanciano il folklore autoctono:
la Irish National Land League (1879) di Charles Parnell;
iii. elezione di sessanta deputati nazionalisti irlandesi alla Camera dei Comuni (1880);
iv. le società segrete nazionaliste e le azioni terroristiche: uccisione del ministro per
l’Irlanda del governo Gladstone (1882);
v. repressione e concessioni: il Land Act (1881);
vi. fondazione della Irish National League (1882): programma esplicitamente
autonomista;
e. la caduta di Gladstone:
i. insoddisfazione in Inghilterra e Scozia: debolezza verso la questione irlandese;
ii. elezioni del 1885: i liberali conquistano la maggioranza relativa, ma non sono in
grado di governare;
iii. Gladstone si fa fautore dell’Home Rule (concessione di un Parlamento irlandese,
1886) e guadagna l’appoggio degli ottanta deputati nazionalisti irlandesi;
iv. scissione dei liberali: Chamberlain esce dal partito con 93 deputati;
v. nuovo governo Gladstone nel 1892: nuovo tentativo di concedere l’Home Rule e
nuovo fallimento;
f. la crisi dei liberali:
i. ingresso di Chamberlain e dei suoi nel Partito conservatore;
ii. il Partito conservatore: consensi tra i proprietari terrieri e gli imprenditori;
iii. politica imperialistica: nuove iniziative coloniali e competizione a distanza con la
Germania per il potenziamento degli apparati militari;
iv. stimolo dei sentimenti patriottici e ascesa rituale e simbolica della monarchia: la
nomina imperiale (1876);
v. senso di superiorità dei britannici sul resto del mondo;
vi. identificazione nazional-patriottica nella regina Vittoria;
vii. passione e rispetto per l’istituzione parlamentare.
4. Il Regno Unito dal 1903 al 1914:
a. la ripresa dei liberali:
i. accordo del Partito liberale con il Labour Representation Committee (1903);
ii. vittoria elettorale del 1906 dei liberali con i laburisti;
iii. nuova stagione di riforme liberali;
b. i governi liberali (Asquith):
i. tutela dei lavoratori: limite di otto ore giornaliere in miniera, minimi salariali, uffici
di collocamento, previdenza sociale, indennità di disoccupazione, pensioni di
anzianità, assicurazioni obbligatorie;
ii. necessità di finanziare le riforme: legge finanziaria del 1909 con inasprimento del
prelievo sui redditi e i patrimoni più alti;
iii. il veto della Camera dei Lord e il tentativo di far passare il Parliament Act (1910);
iv. crisi ed elezioni anticipate: nuovo governo Asquith;
v. approvazione del Parliament Act (1911): la Camera dei Lord non può porre il veto
sulle leggi finanziarie, e può respingere tutte le altre per sole due volte;
c. il movimento suffragista:
i. moltiplicazione delle iniziative e delle associazioni promosse da donne;
ii. fondazione della National Union of Women’s Suffrage Societies (1897);
iii. fondazione della Women’s Social and Political Union di Emmeline Pankhurst
(1903);
iv. tecniche di propaganda aggressive e fantasiose: incarcerazioni;
v. Asquith annuncia la possibilità di discutere un disegno di legge sul voto alle donne
(1910);
vi. il progetto di legge sul voto femminile è battuto ai Comuni (1912);
vii. lo sciopero della fame (1913) e la legge del gatto e del topo: le detenute sono
scarcerate finché non si siano rimesse in salute;
viii. inserimento del suffragio femminile nel programma del Partito laburista;
d. la questione irlandese:
i. Asquith propone per la terza volta l’Home Rule (1912);
ii. contrarietà dell’Ulster (protestante): formazione di gruppi paramilitari orangisti;
iii. organizzazione dei nazionalisti irlandesi: il Sinn Fein (1905) e la richiesta di una più
ampia autonomia;
iv. introduzione della possibilità per l’Ulster di dissociarsi dall’Home Rule;
v. approvazione dell’Home Rule (settembre 1914), ma sua mancata applicazione per
via della guerra;
e. permanente fiducia nella monarchia e nel sistema rappresentativo.
5. La Francia della Terza Repubblica:
a. le leggi costituzionali del 1875: repubblica presidenziale con un Parlamento bicamerale, nel
quale la Camera dei Deputati è eletta a suffragio universale maschile;
b. l’assetto politico:
i. dominio dei gruppi repubblicani e radicali: Gambetta e Clemenceau;
ii. non partiti, ma fluide alleanza parlamentari guidate da singoli politici di fama
nazionale;
iii. ricordo frequente al clientelismo elettorale e alla corruzione: legami con banche e
imprese;
iv. fratture nell’opinione pubblica: destra filo monarchica, neobonapartista e cattolica
integralista;
v. area politica socialista a sinistra in espansione e sempre più lontana dai repubblicani
e dai radicali;
c. le crisi:
i. la crisi MacMahon (1876-77):
1. presidente della Repubblica con convinzioni autoritarie e monarchiche;
2. maggioranza repubblicana in Parlamento (1876);
3. scioglimento delle Camere ma riconferma della maggioranza repubblicana
(1877);
ii. la crisi Boulanger (1889):
1. ascesa fulminea del generale Boulanger;
2. riorganizzazione dell’esercito in funzione antitedesca: il revanscismo;
3. candidatura alle elezioni e propositi di colpo di Stato bonapartista;
4. irresoluzione;
iii. l’affare Dreyfus (1894-1906);
d. la laicizzazione dello Stato:
i. il governo Ferry (1880-85) e la riorganizzazione dell’istruzione:
1. istruzione elementare obbligatoria e gratuita;
2. intero sistema educativo sotto il controllo dello Stato;
3. insegnare le cognizioni utili, ma anche il patriottismo;
ii. l’esercito a coscrizione obbligatoria: mobilitazione e socializzazione ai valori
nazional-patriottici;
iii. l’affare Dreyfus e la costituzione del blocco delle sinistre (radicali, repubblicani,
socialisti): il ministero Waldeck-Rousseau (1899);
iv. vittoria elettorale del blocco delle sinistre (1902) e formazione del governo Combes:
1. integrale laicizzazione della società e delle istituzioni statali;
2. abrogazione del concordato napoleonico del 1801 (1905);
3. piena libertà di coscienza;
4. espropriazione dei patrimoni ecclesiastici;
5. interruzione delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede;
e. la legislazione sociale:
i. questione operaia e alternanza di repressione e interventi sociali;
ii. dura repressione nei confronti di iniziative sindacaliste e socialiste;
iii. legge sull’assicurazione volontaria contro malattie e infortuni (1898) e sul sistema
pensionistico (1910);
iv. disciplinamento della materia degli orari e delle condizioni di lavoro;
v. il crollo del blocco delle sinistre: i socialisti aderiscono all’appello di Guesde e
Jaurès per la fondazione della Sfio (Sezione francese dell’Internazionale operaia,
1905);
vi. caduta del governo Combes: governo Clemenceau, repubblicano e radicale con
l’appoggio esterno dei socialisti;
vii. grande ondata di scioperi e di repressioni (1907-09);
f. frantumazione del quadro politico: i governi tendono ad appoggiarsi alla destra nazionalista.
6. La Germania imperiale:
a. la Costituzione (1871):
i. predominio dell’imperatore e dell’esecutivo da lui nominato;
ii. formazione di un Parlamento imperiale: Camera bassa eletta a suffragio universale,
Consiglio federale eletto dai Parlamenti degli Stati federati;
b. il progetto di Bismarck:
i. democratizzazione del voto: creazione di stabili maggioranze conservatrici;
ii. conservazione della forza della nobiltà attraverso un suo adeguamento ai tempi
nuovi: abolizione dei privilegi;
iii. appoggio del Partito conservatore (forte nella Prussia agraria) e del Partito nazional-
liberale (radicato nelle regioni occidentali;
c. i primi atti di governo:
i. definitiva abolizione delle giurisdizioni feudali;
ii. elezione di sindaci e amministratori locali;
iii. trasformazione dei magistrati di prima istanza in funzionari statali;
d. il Kulturkampf:
i. fondazione dello Zentrum cattolico (1870);
ii. il programma dello Zentrum: libertà della Chiesa, comunità religiose, scuole
cattoliche, matrimonio cristiano, autonomie;
iii. radicamento dello Zentrum in Baviera e in Renania;
iv. l’azione di Bismarck: consenso dell’opinione pubblica luterana e attacco alla Chiesa
cattolica;
v. gli obbiettivi: completa laicizzazione delle istituzioni statali e ridimensionamento
della forza politica dello Zentrum;
vi. introduzione di supervisori statali sulle scuole private;
vii. chiusura dei seminari;
viii. obbligatorietà del matrimonio civile;
ix. imprigionamento ed espatrio di vescovi e sacerdoti;
x. crescita elettorale dello Zentrum;
e. la lotta alla Spd:
i. le leggi antisocialiste (1878): proibizione di assemblee, manifestazioni,
pubblicazioni;
ii. espatrio di alcuni dirigenti socialisti, ma persistenza della Spd;
iii. le leggi sociali (1883-89):
1. assicurazioni obbligatorie per malattie e infortunio, pensioni di anzianità;
2. finanziamento del quadro assistenziale con contributi obbligatori di datori e
lavoratori;
f. il Neuer Kurs:
i. morte di Guglielmo I e ascesa di Guglielmo II (1888-1918);
ii. svolta nell’azione di governo: iniziative di politica estera e dimissioni di Bismarck
(1890);
iii. abbandono delle leggi antisocialiste e conservazione delle leggi assistenziali;
iv. nuove leggi sociali: divieto di lavoro nei giorni di festa, proibizione del lavoro
notturno delle donne, età minima per lavorare a tredici anni;
v. la Spd conquista la maggioranza relativa dei seggi (1912);
vi. governi con maggioranze composite: conservatori e liberali;
g. il nazionalismo:
i. ripresa delle iniziative coloniali e corsa agli armamenti;
ii. fioritura di iniziative nazionali: tradizioni cerimoniali adattate al nuovo Stato;
iii. la scuola e l’esercito: insegnare la nazione;
iv. costruzioni di numerosi e importanti monumenti nazionali: pellegrinaggi patriottici,
manifestazioni ufficiali, raduni nazionalisti;
v. coinvolgimento dei socialisti nel nazionalismo.
7. L’Impero austro-ungarico:
a. la riforma del 1867:
i. monarchia dualistica: Austria e Ungheria;
ii. unione personale di Francesco Giuseppe (1848-1916);
b. la laicizzazione:
i. istruzione elementare obbligatoria;
ii. riduzione delle prerogative della Chiesa cattolica;
iii. riconoscimento dell’eguaglianza dei culti;
iv. revoca del concordato con la Chiesa (1870);
v. reazione negativa dell’opinione pubblica cattolica;
c. il nazionalismo ceco:
i. il caso di Boemia e Moravia: maggioranza ceca, minoranza tedesca;
ii. necessità di un compromesso: richieste di autonomia dei cechi e resistenze dei
tedeschi;
iii. la questione della lingua ufficiale e dell’autonomia istituzionale: mancato intervento
del governo centrale;
d. il governo von Taaffe (1879-93):
i. leggi sociali per i lavoratori industriali: assicurazioni, orario di lavoro;
ii. le leggi sociali dovrebbero giovare anche alla regione ceca, che è la più
industrializzata;
iii. autorizzazione dell’uso della lingua ceca in alcuni uffici pubblici;
iv. istituzione di un’università ceca;
v. programma: sistematica suddivisione dei distretti boemi sulla base della
maggioranza etnica (tedesca o ceca);
vi. nazionalismo ceco e volontà di conservare l’integrità amministrativa della regione;
e. l’assetto politico:
i. crisi dei liberali e dei conservatori;
ii. il Movimento pan germanico (1885): orientamento nazionalista e antisemita;ù
iii. il Partito socialdemocratico unificato (1889): ispirazione marxista riformista e
federale;
iv. il Partito cristiano-sociale (1893): visione paternalistica della società, concessioni
politiche e sociali (legislazione sociale e ampliamento del suffragio) nell’ottica della
conservazione dell’assetto sociale e istituzionale, antisemitismo;
v. l’opera di Karl Lüger (fondatore dei cristiano-sociali): la democrazia conservatrice e
la tecnica del comizio;
f. le nuove tensioni:
i. richieste di autonomia anche da parte degli sloveni;
ii. tumulti in Boemia: proclamazione dello stato d’assedio e rinuncia al progetto di
equiparazione linguistica (1908);
iii. ampliamento del suffragio: allargamento (1897) e suffragio universale (1906);
iv. permanenza delle fratture politiche: nazionalismi e contrasti tra i partiti;
g. l’Ungheria:
i. numerose minoranze etniche con pretese nazionali;
ii. maggioranza magiara e legge elettorale censitaria: Parlamento dominato
dall’Ungheria;
iii. area prevalentemente agricola: mancata formazione di un movimento socialista;
iv. il movimento croato: proposta di creazione della Iugoslavia;
v. differenze linguistiche e religiose tra gli slavi: croati (cattolici, caratteri occidentali)
e serbi (ortodossi, caratteri cirillici);
vi. il Regno di Serbia (1878) come riferimento politico per i serbi imperiali:
organizzazione dei gruppi nazionalisti.
8. La Russia zarista:
a. lo zar Alessandro III (1881-1894):
i. politica repressiva con il sostegno della Chiesa: russificazione delle popolazioni non
russe per lingua o religione (polacchi, ucraini, finlandesi);
ii. pogrom antiebraici;
b. lo zar Nicola II (1894-1917):
i. potenziamento delle ferrovie e delle strade;
ii. sostegno alle industrie;
iii. il ministro Witte (1892-1902): pressione fiscale (imposte dirette e indirette sui
proprietari terrieri) e incentivi alle industrie nazionali;
iv. ambizioni espansionistiche: l’Europa balcanica, l’area centro-asiatica (Persia,
Afghanistan), l’Estremo Oriente (Manciuria e Corea);
c. la guerra contro il Giappone (1904-05):
i. inattesa sconfitta;
ii. crollo del prestigio dello zar;
iii. gruppi sociali insoddisfatti: ex servi della gleba, braccianti, proprietari terrieri;
d. la rivoluzione del 1905:
i. lo sciopero e la processione di Gapon: le truppe del Palazzo d’Inverno sparano sulla
folla;
ii. nuovi scioperi e formazione di organismi di rappresentanza degli operai (soviet);
iii. disordini nelle campagne e ammutinamento delle truppe: Kronstadt e Odessa;
iv. concessione della Duma elettiva;
v. mancata partecipazione di bolscevichi e socialrivoluzionari alle elezioni;
vi. le elezioni del 1906: vittoria del Partito cadetto e scioglimento della Duma;
vii. nuovo scioglimento e modifica della legge elettorale a favore dei più ricchi: la terza
Duma ha maggioranza conservatrice (1907);
e. le riforme di Stolypin (1907-11):
i. repressione durissima;
ii. abolizione dei mir (assemblee dei capifamiglia dei villaggi);
iii. piano di sostegno per l’acquisto di una piccola proprietà terriera: formazione di uno
strato di medi proprietari (kulaki);
iv. assassinio di Stolypin (1911);
v. molti contadini sono costretti a rivendere le terre acquistate, perché oberati dai
debiti;
vi. ribellioni contadine e tensioni nei distretti industriali.
9. I sistemi politici:
a. sistemi statunitense e inglese:
i. élite dirigenti in grado di rinnovare le regole del gioco politico;
ii. soluzioni efficaci per l’integrazione delle masse operaie, peraltro assai moderate;
iii. scaricamento delle tensioni contro ambiti sociali marginali e costruzione identitaria:
i neri, gli indiani, gli irlandesi;
b. sistemi francese e tedesco:
i. mancata armonizzazione dei gruppi politici esistenti;
ii. progetti politici distanti tra loro;
iii. politiche efficaci di nazionalizzazione delle masse;
c. sistemi austro-ungarico e russo:
i. gravissime difficoltà;
ii. proteste delle minoranze nazionali e rafforzamento dell’antisemitismo;
iii. irrigidimento del governo zarista e punto di rottura.