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Storia contemporanea I – Banti A – 23 – La

politica in Italia da Depretis a Giolitti
1. La Sinistra al potere:
a. la laicizzazione:
i. rottura politica e diplomatica con Pio IX;
ii. organizzazione del mondo cattolico intransigente: l’Opera dei Congressi (1874);
iii. altre iniziative cattoliche: associazioni giovanili, femminili, ricreative, sindacali,
organi di stampa, case editrici;
iv. rete parrocchiale;
v. il non expedit (1874): astensione dei cattolici dalle elezioni politiche, ma non dalle
amministrative;
vi. forte astensionismo e dominio liberale nella scena politica;
b. la Sinistra:
i. gli uomini: Depretis, Crispi, Benedetto Cairoli, Giovanni Nicotera;
ii. i percorsi politici: repubblicanesimo, mazzinianesimo, imprese garibaldine;
iii. sacrificio degli ideali repubblicani per l’indipendenza e l’unità;
iv. consapevolezza della necessità di fare gli italiani;
v. reazione all’insoddisfazione degli elettori meridionali di fronte alla
piemontesizzazione;
c. la rivoluzione parlamentare (1876):
i. il progetto di nazionalizzazione delle ferrovie: la Destra toscana si schiera con
l’opposizione;
ii. caduta del governo Minghetti e creazione del governo Depretis;
iii. il programma di Depretis: istruzione, suffragio, fisco;
iv. l’invito alla trasformazione dei partiti e il comizio di Stradella (8 ottobre 1876);
d. il governo Depretis:
i. la legge Coppino sull’istruzione elementare (1877): obbligo scolastico fino ai nove
anni e determinazione delle punizioni per i genitori che non mandano i figli a scuola;
ii. l’allargamento del suffragio elettorale (1882): abbassamento del limite di età (21
anni), livello di reddito o alfabetismo (8% della popolazione);
iii. il trasformismo: necessità di impedire l’affermazione della sinistra estrema dopo
l’allargamento del suffragio e formazione di accordi e liste comuni tra i liberali di
Destra e Sinistra;
iv. non bipolarismo strutturato, ma grande centro liberale con minuscole opposizioni;
v. l’opposizione liberal-democratica (Radicali, Felice Cavallotti) e quella socialista
(Andrea Costa);
vi. critiche al trasformismo: opportunismo, cinismo, clientelismo;
e. lo scandalo della Banca romana:
i. istituto privato di credito abilitato all’emissione di cartamoneta: emissione di
un’enorme quantità di moneta per finanziare diversi politici in cambio si sostegni o
coperture per la propria attività;
ii. clientelismo e corruzione come correlato dell’assenza di partiti strutturati;
f. la politica economica:
i. prima fase liberista: contro la nazionalizzazione delle ferrovie (1876);
ii. adozione del protezionismo: industrie tessili e metallurgiche (1878);
iii. incentivi alla formazione di un’industria pesante nazionale: l’acciaieria di Terni
(1884);
iv. il rafforzamento del protezionismo: prodotti agricoli e industriali (1887).
2. L’azione di governo di Francesco Crispi:
a. morte di Depretis (1887);
b. il programma di Crispi:
i. nazionalizzazione delle masse;
ii. riforma istituzionale;
iii. repressione dei conflitti sociali;
iv. avvio di una politica coloniale;
c. la nazionalizzazione delle masse:
i. superamento della contrapposizione tra Destra e Sinistra;
ii. morte dei protagonisti del Risorgimento e possibilità di una visione ecumenica
dell’unità;
iii. i nuovi programmi per la scuola elementare: amore per la patria;
iv. monumenti a Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele II;
v. costruzione di una vulgata ecumenica del Risorgimento;
d. l’assetto istituzionale:
i. conservazione del carattere laico delle istituzioni italiane: necessaria fine del potere
temporale della Chiesa;
ii. riforma dell’amministrazione comunale e provinciale: carica di sindaco elettiva;
iii. il Codice Zanardelli (1889): abolizione della pena di morte;
iv. legge di pubblica sicurezza: ampia possibilità di intervento della polizia nei
confronti di persone ritenute pericolose;
e. i Fasci siciliani (1891-93):
i. movimento a guida borghese democratica e socialista, che coinvolge minatori,
contadini, lavoratori urbani;
ii. richiesta di modifica dei patti agrari e lotta all’oppressione fiscale;
iii. scontri con i carabinieri;
iv. proclamazione dello stato d’assedio da parte di Crispi (1894): pene pesantissime;
f. i moti della Lunigiana (1894):
i. protesta contro la repressione in Sicilia;
ii. proclamazione dello stato d’assedio e repressione;
g. Crispi e il Partito socialista
i. leggi antianarchiche (1894): scioglimento d’autorità del Partito socialista;
ii. congresso clandestino di Parma (1895): il partito prende il nome di Partito socialista
italiano;
iii. possibilità di aderire al Psi anche per i singoli oltre che per le associazioni;
h. la politica coloniale:
i. acquisto della baia di Assab dalla società Rubattino (1882);
ii. occupazione del porto di Massaua (1885) e manovre militari contro l’Etiopia;
iii. l’assetto dell’Etiopia: stato feudale retto da un negus e dai suoi ras, con i quali ha
varie forme di accordo;
iv. occupazione difficoltosa e sconfitta di Dogali (gennaio 1887);
v. accordo di Uccialli con Menelik (1889) e sua revoca (1893);
vi. istituzione della Colonia Eritrea (1890) e acquisizione della Somalia;
vii. secondo tentativo di invasione dell’Etiopia: sconfitte dell’Amba Alagi (1895) e di
Adua (1896);
viii. indipendenza dell’Etiopia, conservazione dell’Eritrea e della Somalia;
i. dimissioni di Crispi (9 marzo 1896).
3. La crisi di fine secolo:
a. le tensioni sociali:
i. cattivo raccolto e flessione delle esportazioni di grano dagli USA;
ii. manifestazioni e proteste spontanee: il governo di Rudinì impiega la forza contro i
manifestanti, proclamando lo stato d’assedio;
iii. i fatti di Milano: il generale Bava Beccaris cannoneggia la folla (8-9 maggio 1898);
b. la crisi di fine secolo:
i. governo Pelloux: proposta di nuove misure repressive;
ii. spezzamento dell’asse liberale costituito dal trasformismo: divisione tra liberali
progressisti (Giolitti, Zanardelli) e liberali conservatori (Pelloux, Rudinì, Sonnino);
iii. la proposta di Sonnino: Torniamo allo Statuto;
iv. pratica dell’ostruzionismo contro le proposte di legge di Pelloux: fase di stallo;
v. sostituzione di Pelloux con Saracco (1900);
vi. uccisione di Umberto I da parte dell’anarchico Gaetano Bresci (1900);
vii. il nuovo re Vittorio Emanuele III nomina Primo ministro Zanardelli (1901-03), che
sceglie Giolitti come ministro dell’Interno.
4. Il riformismo giolittiano:
a. il programma di Giolitti:
i. integrazione delle masse nella cornice dello Stato;
ii. arbitrato neutrale nelle lotte sociali: non intervento brutale, ma mediazione e
apertura;
b. morte di Zanardelli: Giolitti è presidente del Consiglio (1903);
c. i conflitti di lavoro:
i. cessazione del ricorso alla forza pubblica contro gli scioperanti;
ii. le campagne padane:
1. conflitti e scioperi accesi;
2. tariffe protezionistiche (1887) e innovazioni tecnologiche: aumento della
produttività, calo della domanda di manodopera;
3. disoccupazione, sottoccupazione, salari bassi;
4. ondata di scioperi agrari particolarmente drammatici;
iii. i conflitti nel settore industriale:
1. sostegno statale ad alcune imprese: cantieristica, acciaierie, industrie
meccaniche, aziende tessili;
2. concentrazione delle industrie tra Milano, Torino e Genova;
iv. aumento dei salari agricoli e industriali come esito dei conflitti;
d. la politica sociale:
i. disorganicità della politica sociale giolittiana;
ii. istituzione dell’Ufficio del Lavoro: studiare proposte per facilitare i rapporti di
lavoro;
iii. interventi a favore di donne e bambini: riduzione dell’orario di lavoro;
iv. obbligatorietà delle assicurazioni contro gli infortuni e istituzione dell’Ina (1912);
e. gli altri interventi:
i. municipalizzazione dei servizi pubblici: gas, elettricità, trasporti;
ii. nazionalizzazione delle ferrovie (governo Fortis, 1905);
f. la questione meridionale:
i. divario economico tra Italia meridionale e Italia settentrionale;
ii. presenza di settori industriali e agricoli dinamici nel Meridione;
iii. ritmi lenti della crescita dell’economia meridionale;
iv. ostacoli ambientali: rete stradale deficitaria, mancanza di acquedotti, minore
concentrazione di competenze tecniche;
v. formazione di gruppi criminali organizzati: magia e camorra;
vi. gli studi di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, La Sicilia nel 1876: analisi del
funzionamento della mafia e suoi legami con la costruzione del sistema elettorale
rappresentativo;
vii. azione parassitaria della criminalità: ulteriore tara allo sviluppo dell’economia;
viii. le accuse di Salvemini: Giolitti come ministro della malavita;
g. la legislazione speciale per il Meridione:
i. costruzione dell’Acquedotto Pugliese (1902);
ii. approvazione dei Provvedimenti speciali per Napoli: gravi fiscali su beni di
consumo, esenzione decennale dai dazi doganali (1904);
iii. provvedimenti per la Basilicata (1904) e per le altre province meridionali (1906):
finanziamenti per rimboschimento, sistemazione idraulica, consolidamento dei
terreni franosi, risanamento dei centri abitati, costruzione di strade, sgravi per
aziende;
iv. riforma dei contratti agrari a favore degli affittuari (1906);
h. un bilancio dell’azione di governo:
i. sostegno diretto alle industrie, in particolare quelle siderurgiche e meccaniche;
ii. politica sociale: norme di protezione e previdenza sociale, riduzione dell’uso della
forza pubblica;
iii. effetti benefici della tolleranza verso gli scioperi: aumento dei salari e aumento della
domanda di beni di consumi;
iv. municipalizzazione e nazionalizzazione di servizi;
v. interventi speciali per l’economia meridionale: andamento complessivamente
positivo del Pil;
i. il progetto politico:
i. tentativo di includere nel governo la Sinistra: manovre personalistiche con i singoli
parlamentari;
ii. assenza di un’azione organica di ampio respiro;
iii. rifiuto dei dirigenti socialisti per disciplina di partito;
iv. mancata organizzazione politica stabile dei liberali;
j. il Partito socialista:
i. linea riformista di Filippo Turati e appoggio al governo Zanardelli (1901-03);
ii. riformismo e sostegno al governo borghese come mosse tattiche per attuare poi la
conquista del potere;
iii. la svolta del 1903: i deputati socialisti ritirano l’appoggio a Zanardelli (e poi a
Giolitti);
iv. affermazione della corrente intransigente nel Psi (1904): il primo sciopero generale
italiano;
v. nuova affermazione dei riformisti fino al 1911: non concessione della fiducia ai
governi, ma appoggio alle singole proposte di legge;
vi. collegamento del Partito alle organizzazioni sindacali: nascita della Federterra
(1901) e della Confederazione Generale del Lavoro (1906);
vii. radicamento del Psi e delle organizzazioni sindacali a nord.
5. Dal 1911 al 1913:
a. il cinquantenario dell’unità:
i. grandi esposizioni tematiche;
ii. la celebrazione di Pascoli: il 1911 come anno santo della Patria;
iii. inaugurazione del Vittoriano a Roma;
b. la guerra di Libia:
i. grave crisi interna all’Impero ottomano;
ii. sostenitori dell’impresa: gruppi finanziari, nazionalisti radicali, cattolici, liberali;
iii. attacco militare (1911-12): resistenza locale superiore alle aspettative;
iv. occupazione del Dodecaneso (1912): la Turchia si arrende e riconosce la sovranità
italiana sulla Libia;
v. successo di immagine più che sostanza;
c. la riforma elettorale (1912) e le elezioni (1913):
i. suffragio universale: alfabetizzati sopra i 21 anni, analfabeti sopra i 30;
ii. integrazione delle masse nello stato liberale;
iii. le prime elezioni a suffragio universale (1913);
d. la situazione del Psi:
i. fine dell’egemonia riformista: espulsione di Bissolati e Bonomi (1912) e degli altri
sostenitori di una trasformazione laburista del partito;
ii. formazione del Partito socialista riformista italiano;
iii. maggioranza del Psi intransigente: sinistra radicale e rivoluzionaria;
iv. leadership di Benito Mussolini, direttore dell’Avanti!;
v. impossibilità, per i liberali, di collaborare con il Psi;
e. l’accordo con i cattolici:
i. orientamento intransigente dell’Opera dei Congressi di Paganuzzi;
ii. la linea di Romolo Murri: costruzione di un movimento politico-sociale che lotti
contro lo Stato liberale appoggiandosi ad associazioni corporative di massa;
iii. la linea di Filippo Meda: formazione politica aperta al confronto con la classe
politica liberale;
iv. Pio X scioglie l’Opera dei congressi (1904) e scomunica Murri (1909);
v. non costituzione di un partito cattolico, ma attenuazione del non expedit;
vi. il patto Gentiloni (1913): convergenza dei voti cattolici sui candidati liberali, in
cambio di alcune notevoli concessioni (libertà di coscienza e di associazione, scuola
privata, istruzione religiosa, opposizione al divorzio, giustizia sociale);
vii. successo dei liberali;
f. la crisi del sistema giolittiano:
i. polemiche contro i 200 firmatari del patto Gentiloni;
ii. i radicali non sostengono il governo: Giolitti è costretto a contare sui liberali del
patto Gentiloni;
iii. dimissioni di Giolitti: soluzione temporanea, nella speranza di un ritorno in
posizione di forza;
iv. governo Salandra.