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Radicati nella fede

foglio di collegamento della chiesa di Vocogno
e della cappella dell’Ospedale di Domodossola
dove si celebra la messa tradizionale
6
Giugno è il mese del Corpus
Domini. È il mese della gran-
de festa dedicata tutta a
Gesù eucaristico. Anche noi, come tutte le par-
rocchie, ci apprestiamo a celebrarla Domenica
22 Giugno, visto che in Italia il Giovedì della
solennità non è più giorno festivo. Lo faremo
soprattutto con la processione solenne dopo la
Messa cantata, portando per le vie del paese
l'Ostia Santa.
Dovrebbe essere questa la processione più
importante dell'anno, perchè in essa non si porta
una statua venerata della Beata Vergine Maria o
di un santo, non si porta una reliquia, ma Gesù
stesso, vivo e vero
nel SS. Sacramento;
vivo e vero con il suo
Corpo Sangue
Anima e Divinità.
Questa processione
dovrebbe essere
solennissima, colma
di adorazione e di
sacro rispetto per il
Signore che passa.
Sicuramente molti
sentiranno affiorare
delle decise e malin-
coniche considera-
zioni: ormai nei nostri paesi non è più così, non
si riesce a fare più il Corpus Domini di una volta;
un tempo sì che tutte le strade erano addobbate,
le pareti del percorso tutte coperte dai drappi più
belli; e vi ricordate poi gli altari delle soste? Si
faceva a gara per farli uno più bello dell'altro! E
la gente come si inginocchiava...!
Sì, non è più così. Oggi, se va bene, quella del
Corpus Domini è la processione del piccolo resto
dei credenti che adorano ancora la SS.
Eucarestia. Per la processione della Madonna
forse c'è da sperare in qualche cristiano in più,
ma per il Corpus Domini...!
Sono tutte considerazioni
realiste, ma sbaglieremmo
se ci fermassimo lamento-
samente solo ad esse, senza andare più a fondo.
Perché si è perso lo spirito di adorazione?
Perché l’animo di tantissimi battezzati non rico-
nosce più il Signore che passa nell'Ostia Santa?
Molti tra i “conservatori” diranno che tutto è stato
causato da alcuni fattori: dallo spostamento dei
tabernacoli nelle chiese, che dagli altari sono
stati relegati in qualche altro angolo; dal non fare
più la genuflessione; dal ricevere la comunione
in piedi e sulla mano; dalla riduzione se non
scomparsa del
digiuno eucaristi-
co, ecc...
Tutto vero, ma
non siamo ancora
alla causa più
profonda, quella
vera.
Tutto ha inizio da
una disastrosa
riforma del rito
della Messa,
seguita al
Concilio Vaticano
II.
Con la scusa di tradurre nella lingua parlata la
Messa, nel 1969 questa fu cambiata radicalmen-
te, praticamente rifatta, epurata da tutti gli espli-
citi riferimenti al Sacrificio Propiziatorio, e questo
per piacere ai Protestanti.
Di fatto la Messa si trasformava sempre più in
una Santa Cena, fatta, praticamente, solo perché
preti e fedeli si cibino alle “due mense”, della
Parola e del Corpo di Cristo; in una parola, la
Messa fatta per fare la Comunione.
Scomparve così nel vissuto del popolo cristiano
il fatto centrale e determinante: il Sacrificio di
Cristo in Croce. Per questo Gesù ha istituito
ANNO VII
GIUGNO 2014 N.
Editoriale
La preparazione della Processione
del Corpus Domini in una foto di inizio ‘900
Radicati nella fede pag. 2
l'Eucarestia, perché sia perpetuata la Sua offerta
sulla Croce, quella offerta che sola cancella i
peccati e placa la giustizia divina. Ogni giorno,
nelle chiese del mondo, è necessario che sia
offerto il Sacrificio di Cristo, perché il mondo si
salvi dall'abisso.
Ma cosa c’entra tutto questo con la presenza di
Gesù nell’Ostia, con l’adorazione, con il Corpus
Domini? Semplice, se la Messa non è più intesa
come l'oblazione di Cristo sull'altare della Croce,
ma solo come pasto sacro, è messa in pericolo
anche la presenza
stessa di Cristo
nell'Eucarestia.
Un grande autore
scriveva:
Ci sono due grandi
realtà nella messa,
che sono il sacrificio
e il sacramento.
Queste due grandi
realtà si realizzano
nello stesso istante,
nel momento in cui
il prete pronuncia le
parole della consa-
crazione del pane del vino. Quando ha terminato
le parole della consacrazione del prezioso san-
gue, il sacrificio di Nostro Signore è realizzato e
Nostro Signore è in quel momento pure presen-
te, il sacramento di Nostro Signore è anch'esso
lì. (...) Questa separazione mistica delle specie
del pane e del vino realizza il sacrificio della
messa. Dunque, queste due realtà sono realiz-
zate dalle parole della consacrazione. Non si può
separarle. Ed è ciò che hanno fatto i protestanti;
hanno voluto solamente il sacramento senza il
sacrificio. Non hanno né uno né l'altro, né il
sacramento né il sacrificio. E questo è il pericolo
delle messe nuove. Non si parla più del sacrifi-
cio; sembra che si prescinda dal sacrificio. Non si
parla più che dell'Eucarestia, si fa una
«Eucarestia», come se non vi fosse che un
pasto. Si rischia bene di non avervi più né l'uno
né l'altro. E' molto pericoloso. Nella misura che il
sacrificio scompare il sacramento scompare
anch'esso, perché ciò che è stato presentato nel
sacramento, è la vittima. Se non c'è più il sacrifi-
cio, non c'è più vittima.
“Se non c’è più il Sacrificio, non c’è più la
Vittima”: parole pesanti ma logicissime, secondo
fede. Senza inoltrarci in delicatissime considera-
zioni sacramentarie, possiamo tranquillamente
dire che almeno nel vissuto dei cristiani si è pro-
prio provocato questo: l’offuscamento del carat-
tere sacrificale della Messa ha fatto perdere la
coscienza della presenza sostanziale di Cristo
nel Sacramento.
A MESSA ANTICA corrisponde la sottolineatura
e del Sacrificio propiziatorio e della presenza
sostanziale di
Cristo nell’Ostia
Santa.
A MESSA NUOVA
corrisponde la sot-
tolineatura del
banchetto eucari-
stico, della santa
comunione e...
guarda caso... la
quasi scomparsa
dello spirito di ado-
razione.
Non è proprio un
caso: se non c’è
più il Sacrificio, non c’è nemmeno più la Vittima,
non c’è Gesù presente.
Ecco perché è sbagliato arginare il disastro litur-
gico con qualche semplice lavoro di “maquilla-
ge”, magari riportando i segni esterni dell'adora-
zione - incenso, candele, balaustre e inginoc-
chiatoi... grandi adorazioni anche notturne... -
senza preoccuparsi di tornare al corretto rito
della Messa, alla Messa della Tradizione.
Sbaglia chi si ferma ai segni esterni, giocando
con un sentimento vago della tradizione, facendo
leva sulla sola estetica che inganna. La questio-
ne è tornare alla chiarezza, tutta cattolica, del
Sacrificio Propiziatorio espresso nella Messa,
quella giusta.
Il tornare alla Messa giusta sanerà anche la pro-
cessione del Corpus Domini, e sanerà prima
ancora la vita dei cristiani, chiamati a partecipare
al Sacrificio di Cristo con tutte le fibre del proprio
essere.
www.radicatinellafede.blogspot.it
Radicati nella fede pag. 3
Sempre più a fondo, il Père
Emmanuel ci conduce sempre più in
profondità nella contemplazione del
mistero della Santa Chiesa. Qui, nella
prima parte del capitolo XVI, si tratta
della Verità nella Chiesa. Non stan-
chiamoci di seguire questi testi, di stu-
diarli anche, con pazienza, ci disintos-
sicheranno da tutte le piccole e grandi menzogne che da anni siamo costretti ad ascoltare pro-
prio riguardo alla Chiesa e la Verità. Beviamo con generosità dagli scritti del Père Emmanuel,
sicuri che sono tutta pura dottrina della Chiesa.
da “La sainte Église”
del Père Emmanuel Andrè
Dottrina Cattolica
Capitolo XVI
LA VERITA’ E LA GRAZIA
[prima parte]
Nostro Signore è apparso quaggiù, secondo San
Giovanni, ricolmo di grazia e di verità (Gv 1,14).
Questa duplice pienezza, l'ha riversata nella sua
Chiesa, facendo di essa, in mezzo al mondo, la
depositaria della verità e la dispensatrice della gra-
zia.
Vi sono alcune verità in coloro che non appartengo-
no alla Chiesa; ma queste verità parziali si collega-
no alla verità totale che essa possiede, come i raggi
al sole. Allo stesso modo le grazie che Dio fa a colo-
ro che sono fuori della Chiesa sono destinate a farli
entrare in essa, affinché per essa essi siano salva-
ti.
Il male allo stato puro non esiste da nessuna parte;
essendo il male una corruzione del bene, non esiste
che mischiato a dei resti di bene che divora come il
cancro divora la carne vivente. Vi sono dunque dei
resti di bene, fuori della Chiesa. Ma in essa sola si
trova il bene tutto puro, il bene nella sua integrità.
Sant'Agostino non esita a riconoscere che tutti i
beni che sono nella Chiesa si possono trovare, in
una certa misura, fuori della Chiesa, tranne tuttavia
quel legame di unità che spezza chiunque esca dal-
l'unità. “Vi è nella Chiesa, dice, questa fontana invi-
sibile e sigillata, che è lo Spirito Santo, ecco la sua
proprietà incomunicabile. Da questa sorgente pro-
viene la pace, l'unità, la carità, che sono i beni pro-
pri della Chiesa.” Quanto al resto, lo si può ritrovare
fuori dal suo grembo.
“Dio nella sua unità, dice ancora, può essere ono-
rato fuori della Chiesa; la fede che è una, la si può
incontrare fuori di essa; il battesimo, che è unico,
può essere amministrato validamente fuori dal suo
seno. E tuttavia, come non vi è che un solo Dio, una
sola fede, un solo battesimo, non vi è che una sola
incorruttibile Chiesa: non una sola nella quale il vero
Dio è onorato, ma una sola nella quale è onorato
con pietà; non una sola nella quale la vera fede è
conservata, ma una sola nella quale è conservata
con carità; non una sola nella quale il vero battesi-
mo esiste, ma una sola nella quale esiste per la sal-
vezza.” Così parla il grande Dottore (Ad Cresc., libro
1, capitolo 29).
Affrettiamoci, a riguardo dei beni spirituali che pos-
sono sussistere tra i dissidenti, di fare tre sottolinea-
ture importanti:
- Questi beni non appartengono all'eresia o allo sci-
sma, ma alla Chiesa di cui costituiscono la dote ina-
lienabile.
- Sola, essa ne conserva il deposito senza altera-
zione, mentre al di fuori di essa i beni sono sogget-
ti a corrompersi.
- Essi non giovano a coloro che li detengono fino a
quando non saranno incorporati alla Chiesa, alla
colomba senza macchia.
continua...
Radicati nella fede pag. 4
ore 10.30
SANTA MESSA cantata
e SOLENNE
PROCESSIONE EUCARISTICA
Vocogno
Domenica 22 giugno 2014
ore 17.00 Santa Messa letta
L’incontro di Dottrina Cattolica
per il mese di giugno:
venerdì 13
ore 20.30 Sala Parrocchiale Vocogno
INCONTRI
DOTTRINA CATTOLICA
A VOCOGNO
DOMENICA 6 LUGLIO 2014
ore 10.30
SANTA MESSA cantata
e PROCESSIONE
ore 15.30
VESPRI CANTATI
BENEDIZIONE EUCARISTICA
FESTA DI N. S.
FESTA DI N. S.
DEL SACRO CUORE
DEL SACRO CUORE
DI GESÙ
DI GESÙ
Domenica 29 Giugno 2014: SOLENNITÀ DEI SS. PIETRO E PAOLO APOSTOLI - Festa di Prima Classe
ore 17.00 Santa Messa letta
Radicati nella fede pag. 5
Permettetemi di iniziare questo secondo sabato del
mese di maggio, vissuto con Père Emmanuel André
che ci guida alla profonda e decisiva devozione alla
Madonna sotto il titolo di Nostra Signora della Santa
Speranza, con quelle parole lapidarie, profonde –
sono parole forti – proprio del Père Emmanuel,
quelle che ascoltavamo sabato scorso, che rivelano
il segreto del suo cuore sacerdotale.
Père Emmanuel dice: “Mi occorrono dei cristiani
come il battesimo li ha fatti – parla come sacerdote
di Dio, non sono opinioni personali le sue – mi
occorrono dei cristiani come il battesimo li ha fatti,
esistono in germe, li coltiverò e li otterrò, mi occor-
rono tali perché è così che Dio li vuole (cristiani
come li ha fatti il battesimo) e io sono il cooperatore
della sua grazia. Non tollererò la confusione con lo
spirito del mondo che deforma il cristiano, che lo
sminuisce e, anche, sotto certe apparenze religiose,
lo uccide del tutto. Cristiani tutti di un pezzo, cristia-
ni del Vangelo, cristiani che lungi dall'avvilupparsi in
ignoranze calcolate – ignoranze calcolate: è facile
fingere, voler restare ignoranti, per non obbedire a
Dio – cristiani che cercano la luce al fine di mettersi
tutti in accordo con la luce. Ecco il mio programma”.
Aggiunge il Père Emmanuel André: “Mi occorrono
non solamente dei cristiani, ma una parrocchia. Una
parrocchia non cristiana non è una parrocchia”:
sembra un'ovvietà, non lo è; Père Emmanuel viene
nominato, come tutti i parroci del mondo, in questo
villaggio di trecento anime, di agricoltori, poteva dire
“Questa è la volontà di Dio, sto qui... basta”, sì è la
volontà di Dio che il Père Emmanuel stia lì come
parroco, purché quella sia una vera parrocchia, altri-
menti un sacerdote non ci deve stare, perché una
parrocchia sia tale deve essere cristiana. “Mi occor-
re una parrocchia cioè un organismo tutto intero
vivente della vita cristiana”, cioè, tutti i membri di
una parrocchia devono vivere della vita cristiana,
“un corpo che funziona per la stretta unione di tutti i
suoi membri, preghiera comune, canti comuni, quel-
li della Chiesa
dei quali ciascu-
no prende parte. In una parola vita di carità nella
quale i forti trovano il loro esercizio e i deboli, i fan-
ciulli, i neo-convertiti, il loro sostegno. Questa par-
rocchia la avrò perché Dio la vuole, perché la Santa
Vergine la vuole, Ella ne sarà la Madre, Ella la
Madre della Santa Speranza. Prima ancora, Dio la
vuole”.
Queste son parole che, prima della fine del mese di
maggio, stamperemo e daremo a tutti; uno deve
farci la meditazione, almeno una volta alla settima-
na, per tutta la vita, su questi testi. Da dove nasce
questa straordinaria grazia che il padre Emmanuel
ha vissuto, questa decisione che traspare dalle sue
parole? Non è nata per caso. Vedete, è impressio-
nante questo fatto, lui era arrivato da pochissimi
anni a Mesnil-Saint-Loup, questo villaggio di trecen-
to anime, e ad un certo punto sente il bisogno di
rendere più forte la vita cristiana tra i suoi parroc-
chiani e aveva sentito che in Svizzera, forse già in
Germania anche, in Francia no, iniziavano delle
società di fedeli guidate da sacerdoti, dedicate a Pio
IX – il Papa di allora era Pio IX. Cos'erano queste
società? Erano delle società che dovevano fortifica-
re la fede, arginare la miscredenza, l'ateismo che
stava avanzando, e dovevano aiutare gli apparte-
nenti, ma di seguito tutto il popolo, a vivere più pro-
fondamente la vita cristiana. Per capirci: una sorta di
Azione Cattolica dell'800, ma l'Azione Cattolica non
c'era ancora. Allora, cosa fa il Père Emmanuel che
voleva un'organizzazione viva, - è un uomo pieno di
vigore, un giovane prete, deciso, voleva fare qual-
cosa di importante - cosa fa? Decide di partire per
Roma per domandare al Papa il permesso di poter
fare questa cosa. Sapete che per andare a Roma,
per assentarsi qualche giorno dalla parrocchia, i
preti, fino a pochi anni fa, dovevano chiedere il per-
messo al Vescovo, non potevano andar via così,
anche per andare a Roma, anche per andare dal
Quest’anno stiamo vivendo i sabati del Mese di Maggio in
compagnia del Père Emmanuel André, secondo la devozio-
ne a Nostra Signora della Santa Speranza. Pubblichiamo il
testo della meditazione dettata da don Alberto sabato 10
maggio 2014.
I Sabati del Mese di Maggio
Radicati nella fede pag. 6
Papa. Era il 1852, ottiene il permesso dal Vescovo,
parte il 14 di giugno, doveva trovarsi a una giornata
di viaggio, ancora in Francia, con un altro sacerdo-
te. Parte... prima dice una “Ave Maria” davanti alla
statua della Madonna che si trovava su un pilastro
vicino all'entrata della chiesa – è la statua che poi lui
farà venerare come Nostra Signora della Santa
Speranza, la Madonna con in braccio Gesù
Bambino, con il cuore. Parte, ma prima di raggiun-
gere l'altro sacerdote che lo doveva accompagnare
fino a Roma, recitando personalmente il Rosario, è
rapito da questa espressione: “Nostra Signora della
Santa Speranza”. Nostra Signora della Santa
Speranza... era partito per tutt'altro, voleva fondare
una sorta di Azione Cattolica nella sua parrocchia,
voleva che questa – poiché aveva un cuore grande
– voleva che poi questa associazione si diffondesse
anche in tutta la Francia, non ha mai pensato il Père
Emmanuel solo alla sua chiesa, ha sempre pensato
alla Chiesa tutta perché ha un cuore cattolico.
Invece decide di chiedere al Papa l’istituzione della
festa di N. S. della Santa Speranza, nella parrocchia
di Mesnil-Saint-Loup, e di ottenere l’indulgenza ple-
naria per quella festa. Ne parla con questo sacerdo-
te che trova al punto stabilito. Il sacerdote gli dice:
“Se questa ispirazione è veramente da Dio il Papa
la approverà”, allora cosa fa? Cambia completa-
mente programma: non domanda più di fondare la
pia società. Arrivano a Roma in tempo per parteci-
pare alla solennità dei SS. Pietro e Paolo il 29 giu-
gno. Devono aspettare qualche giorno per l’udienza
dal Papa – voi sapete che l'udienza non era come
quelle di oggi, si parla tanto che i Papi di una volta
erano inarrivabili... non è così, il grande Pio IX, che
ha dovuto soffrire tanto, intanto faceva la passeg-
giata tutti i giorni o quasi sul Pincio, la
gente di Roma lo vedeva, era una
cosa normale. Noi abbiamo questi
miti, che siamo solo noi ad essere
democratici; sono tutte follie, non è
vero. Così nelle udienze il Papa era
più avvicinabile. Tutti salutavano il
Papa nell'udienza, non c'era la folla
dei pellegrini di oggi per ovvi motivi, la
gente non poteva spostarsi come
oggi. Allora, ottengono questa udien-
za con altri fedeli, non era un'udienza
privata per loro, e quando arriva - era
il 5 di luglio - quando arriva il momen-
to del loro saluto, Père Emmanuel è di
fronte al Papa. Si inginocchia – una
volta si stava in ginocchio di fronte al
Papa, genuflessione con il ginocchio
sinistro non con il destro che è dedi-
cato al Signore – e in ginocchio dice:
“Santità, conceda alla mia parrocchia
di poter venerare la Madonna sotto il
titolo di Nostra Signora della Santa Speranza, di isti-
tuire la festa annuale e conceda l'indulgenza plena-
ria per la festa annuale.” Una follia... voi immagina-
te... il Papa non preavvisato su chi fosse questo pre-
tino francese... e il Papa sul subito non dice niente.
La cronaca fedele riporta che a un certo punto il
Papa volge lo sguardo in alto un po' rapito – Pio IX
era un po' così ogni tanto – poi guarda negli occhi il
Père Emmanuel e dice: “Sì, Nostra Signora della
Santa Speranza, perché no, sì, te la concedo”. Voi
pensate: una cosa folle anche per il tempo! Il Papa
non ha sentito la Congregazione dei Riti, non ha
sentito nessuno, nessun Cardinale, nessun Prelato
della Curia Romana, perché anche il Papa per dire
i sì e i no deve consultarsi. E poi, prima di lasciarlo,
il Papa dice a lui: “Mi raccomando, passi alla
Congregazione dei Riti perché le preparino il rescrit-
to – cioè il documento ufficiale – che io firmerò per-
ché sia concessa la festa – perché non può rimane-
re una concessione a parole”. Il Papa ha fatto una
approvazione a tutti gli effetti, era il segno che il
Père Emmanuel attendeva dal Cielo.
Perché raccontarvi questa cosa? Perché qui si
capisce molto bene il nocciolo di tutta la questione:
voler vivere più profondamente la fede è buonissi-
ma cosa, voler che il mondo torni cristiano è cosa
altrettanto buona, ma potrebbe introdursi un perico-
lo terribile che nessuno, se non vigila bene, può evi-
tare, neanche un sacerdote zelante o dei fedeli pieni
di passione. Il pericolo è quello di pensare che il
mondo tornerà cristiano, e noi nel mondo, per il
nostro darci da fare, perché siamo capaci ad orga-
nizzare qualcosa di grande. Questa tentazione è la
“Mi occorrono dei cri-
stiani come il battesimo li
ha fatti, esistono in
germe, li coltiverò e li
otterrò, mi occorrono
tali perché è così che Dio
li vuole [...] Non tollererò
la confusione con lo spiri-
to del mondo che defor-
ma il cristiano, che lo
sminuisce e, anche, sotto
certe apparenze religiose,
lo uccide del tutto. [...]”
Radicati nella fede pag. 7
tentazione del Naturalismo, il Père
Emmanuel parla anche di
Pelagianesimo – Pelagio è un antico
eretico che diceva che gli uomini si
salvano a furia di impegnarsi a vive-
re bene i comandamenti; l'uomo è
capace da solo, con la sua volontà,
di essere fedele a Dio, quindi deve
impegnarsi altrimenti è inescusabi-
le... Cosa dimenticava Pelagio? Che
l'uomo senza la grazia di Dio, senza
la grazia di Dio non può fare nulla –
ebbene, c'è un Pelagianesimo
moderno che può entrare nella
Chiesa, che è quello di pensare che
noi possiamo vivere la fede a furia di
organizzazioni esterne, facendo
bene una parrocchia, facendo bene
la nostra famiglia, organizzando
tutto, decidendo tutto, impegnandoci.
Uno potrebbe dire: “Guarda che bei
propositi...!”. Sono propositi scellerati se, prima di
fare questi propositi, noi non abbiamo una chiara
coscienza che senza Dio non possiamo fare nulla.
Questa non è una cosa aggiunta al nostro impegno,
è prima del nostro impegno: senza la grazia di Dio
tu non inizi neanche. Vedete il cambiamento?
Voleva fondare una specie di Azione Cattolica, di
intrepidi della fede. Già nel primo giorno di pellegri-
naggio la Madonna – Dio, per mezzo di Maria
Santissima – gli ispira tutt'altra cosa: fondare una
devozione, una festa e, legata a questa devozione e
a questa festa, la preghiera perpetua (ne parleremo
i prossimi sabati) a Nostra Signora della Santa
Speranza. Non più organizzare ma pregare, non più
fidarsi delle proprie capacità e della propria intelli-
genza anche messa al servizio del bene, ma fonda-
re tutta la propria speranza sulla grazia di Dio. E' il
grande passaggio che avviene durante il pellegri-
naggio, nel Père Emmanuel, a Roma nel 1852.
Pensate, uno parte per una cosa e torna con un'al-
tra, uno parte deciso di chiedere una cosa al Papa
e dopo gli chiede tutt'altro, tutt'altro!
C'è un bel tratto che chiarisce questo e ve lo leggo,
proprio sull'opera di Nostra Signora della Santa
Speranza: “L'opera di Nostra Signora della Santa
Speranza era semplicemente la restaurazione del
cristianesimo” – il cristianesimo va restaurato, va
riportato perché è allo sfascio, uno deve rendersi
conto della drammaticità; se il Père Emmanuel se
ne rendeva conto nel 1852, chi siamo noi per non
renderci conto che occorre restaurare il cristianesi-
mo, restaurare il cattolicesimo? - e questo, dice,
“occorre farlo fra uomini battezzati”, non andando a
cercare i pagani, è tra i battezzati che va restaurato
il cristianesimo. “Qui, dice il Père Emmanuel, come
altrove tutti, pressapoco, erano invasi da questo
freddo e basso Naturalismo”, la parola può sembra-
re difficile: Naturalismo, natura... vivere semplice-
mente una vita umana, punto. Ma non è così in
giro? La maggioranza dei cattolici non vivono forse
una vita semplicemente umana, dove le cose di Dio
non ci sono mai? Ci sono delle parole che si riferi-
scono a Dio, ma quando uno non cerca la grazia
può dire di vivere una vita soprannaturale? “Qui,
come altrove, la ragione umana prevaleva sulla
ragione divina”: quanti cristiani ragionano con il pen-
siero di Dio? Quante volte non prendiamo delle
decisioni convinte, perché ragioniamo umanamen-
te, e facciamo disastri, disastri! Noi non ci fidiamo
della ragione di Dio, dobbiamo calcolare tutto, se ci
conviene, se è normale. Oggi dire che una cosa è
normale vuol dire che è secondo il demonio, la nor-
malità oggi è il demoniaco, è il peccato; quando
tutto il mondo era cristiano, normale era il divino.
Noi non possiamo vivere come tutti gli altri, è vieta-
to vivere come tutti gli altri. Dobbiamo essere non-
normali secondo il mondo, non-normali; quando vi
dicono che non siete normali, perché fate le cose di
Dio, siate lieti, siete vicini al Regno dei Cieli. “La
ragione umana prevaleva sulla ragione divina”, cioè
sulla fede. Noi prendiamo decisioni secondo la
fede? “Signore tu mi hai detto che questo è bene e
allora lo faccio, tu mi hai detto che questo è male
allora non lo faccio e non lo permetto a casa mia, e
non lo permetto a casa mia!”, se no che fede è? “La
grazia di Nostro Signore Gesù Cristo era – attenzio-
ne – una sublime sconosciuta”, parla dei suoi conta-
dini del 1800, “La grazia di Dio era una sconosciuta
sublime. Le anime stavano alla dottrina di Pelagio
“Mi occorrono non solamente
dei cristiani ma una parrocchia
[...] preghiera comune, canti
comuni. In una parola: vita di
carità nella quale i forti trovano
il loro esercizio e i deboli, i fan-
ciulli, i neo-convertiti, il loro
sostegno. Questa parrocchia la
avrò perché Dio la vuole, per-
ché la Santa Vergine la vuole,
Ella ne sarà la Madre, Ella la
Madre della Santa Speranza.
Prima ancora, Dio la vuole”.
Lunedì - Mercoledì e Venerdì:
ore 17
Martedì - Giovedì e Sabato:
ore 7
Per le Messe in settimana
saranno possibili
delle variazioni di orario.
Tel. don Alberto 349.2848054
Radicati nella fede pag. 8
ORARI SANTE MESSE
Vocogno
Chiesa di Santa Caterina v.m.
Domenica e Feste
ore 10.30 Messa cantata
ore 17.00 Messa letta
Lunedì - Martedì - Giovedì e
Venerdì: ore 17
Mercoledì: ore 7
Sabato: ore 8
Per le Messe in settimana
saranno possibili
delle variazioni di orario.
Tel. don Stefano 348.2463990
Domodossola
Cappella dell’Ospedale
Domenica e Feste
ore 10.30 Messa cantata
(...) Gli spiriti – qui spiega – ne erano ingannati, le
anime erano ingannate da questo modo di vivere.
Tutte le virtù cristiane erano sconosciute – Non
erano dei terribili peccatori, ma, attenzione, le virtù
cristiane erano sconosciute – sostituite da questa
virtù facile e universale – adesso vi scandalizzo, ma
è il Père Emmanuel che vi scandalizza – una virtù
facile e universale che il mondo chiama onestà”.
L'onestà è troppo poco per il cristiano, non si può
vivere di onestà, si vive di fede, è un'altra cosa, è
un'altra cosa! Scusate, ma non è così nei nostri pae-
sini? non è così nelle nostre chiese? “Basta essere
onesti”, no! occorre aver fede, occorre vivere per
Dio, in Paradiso non ci vai se sei onesto, vai se hai
fede. Onesto è troppo poco, è umano, non è divi-
no... Era il 1852. Quanto dobbiamo imparare, quan-
to è attuale, capite come tocca i nervi scoperti la
devozione a Nostra Signora della Santa Speranza.
“Ah, quando delle anime battezzate – è uno sfogo
che fa il Père Emmanuel – quando delle anime bat-
tezzate hanno compiuto per lungo tempo gli atti
esteriori della religione – beh! si andava già bene se
almeno c’erano gli atti esteriori della religione, oggi
non ci sono nemmeno più quelli... ma, attenti, non è
facendo degli atti esteriori che uno vive la fede –
quando delle anime battezzate hanno compiuto per
lungo tempo gli atti esteriori della religione con un
movimento tutto naturale – c'è una festa... facciamo
la festa; c'è una Messa... facciamo la Messa, ma in
modo esterno, in modo staccato no – ciò è estrema-
mente facile – dice il Père Emmanuel – quanto è dif-
ficile quando delle anime hanno vissuto così, con-
durle a fare gli stessi atti con un movimento sopran-
naturale, con e per la grazia di Dio”. Bisogna fare
quegli atti esterni della religione, le pratiche cattoli-
che, e come sono importanti, la fedeltà alla Messa
alla Domenica, il Rosario, vivere le feste, ma biso-
gna fare queste cose dice “con un movimento
soprannaturale, con e per la grazia di Dio”. Un cri-
stiano non può dire “Io sono cristiano ma... mi con-
fesso? no; comunione? no”, sei morto, non c'è la
grazia. Guardate che sta succedendo questo,
anche tanti preti si accontentano che uno non sia
contro Gesù, che uno due volte all'anno compaia,
che a qualche funerale tiri giù il cappello, se lo porta,
e faccia il segno di Croce; ma non basta questo, non
basta! occorre vivere “con e per la grazia di Dio”
cioè cercare il Signore nella grazia dei Sacramenti.
La devozione a N. S. della Santa Speranza, la
devozione alla Madonna, porta a Gesù, ma Gesù dà
la grazia. Domandiamo di non stancarci di fare que-
sto percorso che diventa anche una grande revisio-
ne di vita, diventa anche un grande esame di
coscienza, che può farci modificare quelle cose che
sono come delle brutte pieghe prese nella nostra
vita; o può rinvigorire, invece, la decisione che
abbiamo preso, grazie a Dio, di vivere secondo la
grazia.
LE MEDITAZIONI DEI SABATI DI MAGGIO
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