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Cicerone

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La cornice del sogno: Scipione Emiliano incontra Masinissa
̈ Scipione Emiliano racconta come, appena giunto in Africa nel 149 a.C. per partecipare alla
terza guerra punica, si sia incontrato con il re di Numidia Masinissa. Nel corso di una cena of-
ferta in onore del generale romano, il re rievoca la figura del grande Scipione Africano.
Durante la notte, questo compare in sogno all’Emiliano.
̈ Il contenuto dei primi due paragrafi costituisce la cornice narrativa che conferisce verosi-
miglianza storica al racconto e, nello stesso tempo, consente di introdurre l’espediente del so-
gno, che è poi il contenitore delle rivelazioni dell’Africano al nipote. Ma essi fungono anche da
collegamento con il dialogo in corso nel De re publica: Scipione, infatti, racconta il sogno per
chiarire quali siano i premi oltremondani riservati ai benemeriti della patria come Scipione
Nasica, l’uccisore di Tiberio Gracco, al quale non era stata dedicata nemmeno una statua per
aver liberato la patria da un tiranno.
I numerosi partecipanti al dialogo, essendo tutti legati a Scipione da amicizia o condivisione di
idee politiche, dovevano ben conoscere gli avvenimenti di vent’anni prima, al tempo della ter-
za guerra punica, ma il richiamo ut scitis all’inizio del paragrafo 1 sembra quasi volerne solle-
citare l’attenzione in un momento cruciale. E così, sicuro del suo uditorio, ambientata la situa-
zione nell’Africa remota, Scipione può dare inizio al suo racconto, che oscilla tra il riscontro
storico e la fuga nel paranormale.
Somnium Scipionis
1, 1-2
(De re publica
VI 9-10)
LATI NO / I T ALI ANO
(9) Cum in Africam venissem M’. Manilio consuli ad quartam legionem tribu-
nus, ut scitis, militum, nihil mihi fuit potius quam ut Masinissam convenirem,
regem familiae nostrae iustis de causis amicissimum. Ad quem ut veni, com-
plexus me senex conlacrimavit aliquantoque post suspexit ad caelum, et:
“Grates” inquit “tibi ago, summe Sol, vobisque, reliqui caelites, quod, ante
quam ex hac vita migro, conspicio in meo regno et his tectis P. Cornelium
1, 1
1, 1 (9). Cum... venis-
sem: la dipendente con
cui ha inizio il periodo, in-
trodotta dal cum narrati-
vo, fornisce l’informazione
essenziale all’inquadra-
mento del racconto. A
parlare è Scipione Emilia-
no (185-129 a.C.), che nel
149 a.C., all’inizio della
terza guerra punica, si era
recato in Africa, come era
allora chiamato il territo-
rio di Cartagine. - M’.
Manilio consuli: dativo
di relazione di uso tecnico
nel linguaggio militare per
indicare il diretto superio-
re. - tribunus... militum:
i tribuni militari, sei per
legione, erano alle dipen-
denze del console, coman-
dante in capo dell’eserci-
to, e si avvicendavano nel
comando ogni due mesi.
Dal punto di vista sintatti-
co, tribunus è predicativo
del soggetto sottinteso. -
potius quam ut: la com-
parativa introdotta da po-
tius, comparativo neutro
da potis, -e, «potente»,
quindi «preferibile», «più
degno», è costruita con
quam ut per rendere il
valore volitivo dell’espres-
sione. - Masinissam: per
le informazioni sul perso-
naggio storico di Masinis-
sa vd. Storia Costume
Società, p. 379. - iustis
de causis: l’ablativo di
causa costruito con de ap-
partiene all’uso arcaico: si
ritrova nel paragrafo se-
guente nel sintagma fes-
sus de via e permane nel-
l’uso comune in locuzioni
formate con causa, come
qua de causa, gravi de
causa ecc. Come i nume-
rosi arcaismi presenti nel
Somnium, esso può allu-
dere alle consuetudini lin-
guistiche dell’epoca in cui
è ambientato il dialogo,
cioè del II secolo a.C. -
amicissimum: l’aggettivo
acquista forte rilievo gra-
zie alla figura di iperbato
che lo stacca dal termine
regem, cui grammatical-
mente si riferisce come
attributo, e lo pone a chiu-
sura del periodo. - Ad
quem: nesso relativo da
rendere con il pronome
personale, quindi «da lui»,
nella città di Cirta, capita-
le della Numidia. - ut ve-
ni: subordinata temporale
retta da ut: esprime coin-
cidenza di tempo con la
reggente. - complexus:
participio perfetto da
complector; indica ante-
riorità puramente logica
rispetto al verbo reggente
conlacrimavit e pertanto
può essere tradotto con il
gerundio semplice «ab-
bracciandomi». - senex:
oltre all’indicazione ana-
grafica in riferimento al
novantenne Masinissa, il
termine contiene una cer-
ta carica affettiva. -
“Grates”: forma di accu-
sativo plurale equivalente
a gratias e conservato so-
lo in formule stereotipe
perlopiù di uso sacrale o
poetico. - cael˘ıtes: parola
enniana usata da Cicerone
anche in un passo poetico
(fr. 34, 2 Traglia): indica la
Luna e le stelle, conside-
rate divinità nei culti
orientali e, tra l’altro, og-
getto di venerazione pres-
so le popolazioni della
Libia che si vantavano di-
scendenti dai Persiani. Sia
grates sia caelites sono
termini arcaici, propri del-
la lingua poetica e, legati
dall’uguaglianza delle silla-
be finali (omeoteleuto),
imprimono un tono di so-
lennità alle parole di Ma-
sinissa, plasticamente pre-
sentato nell’atteggiamento
di levare gli occhi al cielo.
- ante quam... migro: la
temporale costruita con
l’ indicativo indica che
Masinissa avverte con cer-
tezza la prossimità della
morte (morì infatti poco
dopo, in quello stesso
149), ma la sua lucida con-
sapevolezza è confortata
dall’ idea che il morire
equivalga a una migrazio-
ne in altri luoghi: in que-
sto senso l’espressione ex
hac vita migro, più che
una semplice perifrasi eu-
femistica, appare un’anti-
cipazione del concetto
platonico di sopravvivenza
dell’anima che è proprio
del Somnium e che verrà
compiutamente svolto nel
paragrafo 7. - tectis: il
Dalle opere filosofiche
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Scipionem, cuius ego nomine recreor ipso: ita numquam ex animo meo di-
scedit illius optumi atque invictissimi viri memoria”. Deinde ego illum de suo
regno, ille me de nostra re publica percontatus est, multisque verbis ultro ci-
troque habitis ille nobis est consumptus dies.
(10) Post autem apparatu regio accepti, sermonem in multam produximus
noctem, cum senex nihil nisi de Africano loqueretur, omniaque eius non fac-
ta solum, sed etiam dicta meminisset. Deinde, ut cubitum discessimus, me et
de via fessum, et qui ad multam noctem vigilassem, artior quam solebat som-
nus complexus est. Hic mihi (credo equidem ex hoc quod eramus locuti; fit
enim fere ut cogitationes sermonesque nostri pariant aliquid in somno tale,
quale de Homero scribit Ennius, de quo videlicet saepissime vigilans solebat
cogitare et loqui) Africanus se ostendit ea forma, quae mihi ex imagine eius
quam ex ipso erat notior; quem ubi agnovi, equidem cohorrui, sed ille:
“Ades” inquit “animo et omitte timorem, Scipio, et, quae dicam, memoriae
trade”.
plurale è di uso poetico, e
designa per sineddoche
(la parte per il tutto) la
reggia di Masinissa a
Cirta. - nomine... ipso:
l’iperbato imprime forte
rilievo all’aggettivo, come
a dire che Masinissa solo a
sentire il nome di Scipione
avverte dentro di sé un ri-
fluire di forze vitali indot-
to dai ricordi del passato:
lo Scipione a cui Masinissa
allude, come egli stesso
preciserà, è l’ Africano
Maggiore di cui l’Emiliano,
nipote adottivo, ripropone
insieme con il nome la fi-
gura di grande condottie-
ro. - optumi atque invic-
tissimi viri: i due super-
lativi si riferiscono rispet-
tivamente alle qualità mo-
rali e guerriere dell’Afri-
cano, in una successione
non casuale nella quale il
punto di vista soggettivo
di Masinissa, che aveva
goduto della benevolenza
dell’amico, viene a coinci-
dere con quello di Ci-
cerone, che nel Somnium
intende affermare il pri-
mato della humanitas e
della forza morale. L’ag-
gettivo optumi è forma
arcaica per optimi. - ego
illum... percontatus
est: il periodo impiega
un’unica voce verbale ac-
cordata in III persona con
il soggetto ille del secon-
do segmento, ma da essa
si evince facilmente la for-
ma di I persona perconta-
tus sum che, sottintesa,
funge da predicato della
prima frase. Il parallelismo
dei due membri del perio-
do è impreziosito dalla di-
sposizione chiastica dei
pronomi di I e III persona,
ego illum... ille me, che
rendono l’idea del succe-
dersi incrociato delle do-
mande. - de nostra re
publica: «della nostra re-
pubblica» e non «del no-
stro stato» perché il ter-
mine res publica appare
impiegato in contrapposi-
zione a regnum e, del re-
sto, tale accezione è fre-
quente nello stesso De re
publica (ad es. I 43 res
publica... populi res est,
ma anche I 39, III 43 ecc).
L’antitesi tra i due concet-
ti è ribadita nettamente
dai due possessivi suo/no-
stra e giustifica l’impiego
di suus nel valore non ri-
flessivo di «suo proprio»
in luogo di eius che qui ci
si aspetterebbe secondo la
norma. - nobis: forma del
cosiddetto dativo etico,
che esprime partecipazio-
ne affettiva all’enunciato,
come a dire che tanto fu
l’interesse della conversa-
zione che Scipione e
Masinissa non si avvidero
del passare del tempo e si
ritrovarono a sera.
2 (10). accepti: il plurale
concorda a senso con Sci-
pione e Masinissa, sogget-
ti di produximus, anche
se a essere invitato pro-
priamente è Scipione, che
peraltro non sarà giunto
senza un seguito di ac-
compagnatori. - cum se-
nex... loqueretur... me-
minisset: la subordinata
comprende due congiunti-
vi, retti da cum narrativo
(«mentre il vecchio parla-
va... ricordava»), ma in
italiano può essere resa
più efficacemente in para-
tassi. La congiunzione ni-
si preceduta da negazione
assume il valore avverbia-
le di «fuorché», «che»
ecc. - cubitum: supino at-
tivo da cubo, -as, con va-
lore finale in dipendenza
dal verbo di moto disces-
simus (da discedo). - de
via fessum: la preposizio-
ne de ha valore causale,
come in iustis de causis
al paragrafo 1, secondo un
uso arcaico conservato nel
latino popolare, e passato
poi nell’espressione italia-
na «stanco del viaggio». -
qui... vigilassem: relativa
impropria con valore cau-
sale e pertanto al congiun-
tivo (in forma sincopata in
luogo di vigilavissem).
Introduce una variatio di
tono elevato e di carattere
poetico rispetto alla causa
espressa per prima in cor-
relazione, et de via fes-
sum. - artior: comparati-
vo da artus, dalla medesi-
ma radice di armus,
«spalla», «braccio», e di
artus, «giuntura», «artico-
lazione»; inteso alla lette-
ra indica qualcosa di stret-
to e pertanto si addice al
verbo complecti nel defi-
nire metaforicamente l’a-
zione del sonno come di
qualcosa che avvince
strettamente: nel medesi-
mo ordine di idee, le ulti-
me parole del Somnium
sono ego somno solutus
sum. - Hic: avverbio di-
mostrativo con significato
temporale: «Qui», cioè «A
questo punto», «Allora». -
fere: in senso temporale
indica una certa regolarità
nel verificarsi di un feno-
meno, e pertanto equivale
a saepe o a plerumque ed
è da tradurre «in genera-
le», «di solito», «perlo-
più». - se ostendit: il co-
strutto riflessivo indica
qualcosa di più pregnante
dell’apparizione casuale e
rende l’idea di un’epifania
volontaria. Infatti, nell’ul-
timo capitolo, finito il so-
gno, non si dice che Sci-
pione «scomparve» ma
che discessit, «se ne andò
via». - forma... ex imagi-
ne eius: per il significato
del termine latino imago
si rimanda alla nota 8 alla
traduzione italiana: forma
indica l’aspetto della per-
sona vista, mentre imago
è il ritratto, l’immagine già
nota della persona stessa.
- quem: nesso relativo da
sciogliere e tradurre con
la congiunzione e il dimo-
strativo «lo». - agnovi: da
agnosco, indica il ricono-
scimento di cosa nota, a
differenza di cognosco,
che indica la conoscenza
di cosa che fino a quel
momento si è ignorata. -
“Ades”... “animo: l’e-
spressione, che lett. signi-
fica «sii presente con l’ani-
mo», può significare «stai
tranquillo», «fatti corag-
gio», oppure «fai attenzio-
ne». La prima interpreta-
zione sembra senz’altro da
preferire in questo conte-
sto in cui il concetto es-
presso è coordinato con
omitte timorem e con-
trapposto a cohorrui. -
memoriae trade”: anche
di questo sintagma, che
vale propriamente «affida
alla memoria», due sono i
significati possibili: o «tie-
ni bene a mente» oppure
«tramanda ai posteri», ma
la prima traduzione è sen-
za dubbio più appropriata
alla profezia che segue,
larga di consigli soprattut-
to per la persona dell’Emi-
liano.
2
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(9) Quando giunsi in Africa in qualità di tribuno militare, come sapete,
1
agli ordini del
console Manio Manilio presso la quarta legione, nulla mi stette più a cuore che di in-
contrare Masinissa, re amicissimo, per giusti motivi, della nostra famiglia. Quando
giunsi da lui, quel buon vecchio abbracciandomi scoppiò in lacrime e dopo un mo-
mento alzò gli occhi al cielo e “Ti rendo grazie – esclamò – o sommo Sole,
2
e grazie
anche a voi, altri corpi celesti perché, prima di emigrare da questa vita, vedo nel mio
regno, e per giunta in questa casa, Publio Cornelio Scipione, dal cui semplice nome
mi sento rinfrancato. Mai infatti dal mio animo si allontana il ricordo di quell’uomo ot-
timo e valorosissimo”. Poi io chiesi a lui notizie del suo regno ed egli a me della nostra
repubblica e, tenuti molti discorsi da una parte e dall’altra, ci passò tutta quella gior-
nata.
(10) Poi, ricevuti con ospitalità regale, protraemmo la conversazione fino a notte inol-
trata: il vecchio non parlava che dell’Africano e di lui ricordava non solo tutte le im-
prese,
3
ma anche i discorsi. Quando poi ci ritirammo per dormire, vuoi perché ero
1, 1
2
1 Il dettaglio relativo al ruolo
di Scipione nell’esercito è dato
per noto, tanto più che come
tribuno Scipione aveva acquisi-
to meriti tali che due anni dopo,
nel 147 a.C., er a stato eletto
console e a veva assunto il co-
mando delle oper azioni in luo-
go dei poco energici predeces-
sori Manio Manilio Nepote e
Lucio Marcio Censor ino e poi,
nel 146, come proconsole, ave-
va espugnato Cartagine.
2 L’adorazione del Sole , già
diffusa tra i Caldei e i sacerdoti
astronomi di Sir ia, è propr ia
della religione della Persia, ove
l’astro veniva venerato con il
nome di Mitra e identificato con
il dio del bene che conser va
l’ordine del mondo . Come vero
e propr io culto, si diffuse in
Roma contestualmente alla
massiccia invasione del mistici-
smo nei pr imi secoli dell’impe-
ro, ma molte tr acce di religione
solare si erano già infiltrate nel-
le correnti del pensiero g reco
più aperte agli influssi or ientali,
cioè nel pitagor ismo e nello
stoicismo. Tramite queste filo-
sofie, appunto, l’idea della divi-
nità del Sole e degli astr i è
giunta a Cicerone, che ne tratta
soprattutto nel par agrafo 9 del
Somnium.
3 Le imprese di cui Masi-
nissa avrà parlato saranno sta-
te, in generale, quelle compiute
da Scipione in Spagna e in
Africa contro i Car taginesi sino
alla battaglia di Zama (202
a.C.), ma l’aggiunta dei discorsi
(dicta), pur r ientrando in un
nesso stereotipo comunemen-
te usato per indicare la condot-
ta di un personaggio , allude a
una r ievocazione minuziosa di
particolari aneddotici, attinti ai
ricordi personali di con versa-
zioni amichevoli.
Il cursus honorum del pr otagonista del
Somnium. Publio Cornelio Scipione Emiliano era
nato nel 185 o nel 184 a.C. e, orfano della madre,
era stato adottato da Lucio Emilio Paolo (vin-
citore del re Perseo di Macedonia nella battaglia
di Pidna del 186 a.C.), figlio del famoso Publio
Cornelio Scipione Africano (il vincitore di
Annibale a Zama nel 202 a.C.). Aveva così assunto
il nome della gens Cornelia. Dopo le prime prove
militari, a soli diciassette anni, con il padre in
Macedonia, era stato tribuno militare nel 151 e
legato del console Lucullo nel 150; nel 149 era
tribuno militare in Africa, addetto (come viene
specificato nel par. 1 del Somnium) alla quarta
legione con il console Manio Manilio durante le
prime azioni della terza guerra punica. Console
nel 147, assunse il comando della guerra e la con-
cluse vittoriosamente l’anno dopo radendo al suo-
lo Cartagine (Somnium Scipionis 3). Nel 142 fu
censore, nel 134 ottenne il secondo consolato
e pose fine alla guerra contro i Celtiberi, nella
Spagna Tarraconense, espugnandone la roccafor-
te di Numanzia (133 a.C.). In seguito al trionfo su
Cartagine, celebrato nel 146, e su Numanzia nel
132, ottenne gli appellativi rispettivamente di
‘Africano Minore’ e di ‘Numantino’.
Scipione e i Gracc hi. Mentre Scipione era impe-
gnato nell’assedio di Numanzia, nel 133 era stata
approvata la legge agraria di Tiberio Gracco, se-
guita nello stesso anno dall’assassinio del tribuno.
Tornato a Roma, l’Emiliano fu il leader della op-
posizione antigraccana, tanto che si pensò di
affidargli una dittatura costituente del tipo di
quella che avrebbe poi rivestito Silla (Somnium
Scipionis 4): egli riuscì in effetti a bloccare mo-
mentaneamente l’applicazione della legge
agraria trasferendo la giurisdizione in materia
Scipione
Emiliano
STORIA COSTUME SOCIETÀ
Dalle opere filosofiche
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stanco del viaggio, vuoi perché ero rimasto sveglio fino a notte inoltrata, mi avvinse
un sonno più profondo del solito. Allora
4
(credo per l’argomento dei discorsi che ave-
vamo fatto: avviene infatti di solito che i nostri pensieri e i nostri discorsi producano
nel sonno qualcosa di simile a ciò che Ennio scrive a proposito di Omero,
5
del quale
evidentemente era solito pensare e parlare da sveglio)
6
mi si mostrò in sogno
l’Africano, con quell’aspetto che mi era più noto dal suo ritratto che per averlo visto
di persona.
7
Appena lo riconobbi provai un brivido; ma quello: “Rassicurati – mi disse
– e scaccia ogni timore, Scipione, e quello che ti dirò, tienilo bene a mente”.
(trad. di A. Roncoroni)
4 La fr ase è interrotta da
una lunga parentesi che ha la
funzione di motiv are le or igini
di un sogno siffatto.
5 Si allude al proemio degli
Annales, in cui Ennio r acconta
un sogno in cui Omero gli er a
apparso e gli a veva esposto la
dottrina della metempsicosi,
informandolo che la sua anima,
dopo essere tr asmigrata nel
corpo di un pavone, si era rein-
carnata in Ennio stesso , desti-
nato erede della poesia omer i-
ca. Il r ichiamo al passo ennia-
no, citato anche da Or azio,
Lucrezio e Persio, suona f orte-
mente er udito, anche se non
manca di intr inseche r agioni:
da un lato , esso attr ibuisce al
tema del sogno il significato di
una doppia in vestitura (per
Cicerone si tr atta di un’in vesti-
tura poetica nei confronti del
modello stilistico enniano e per
l’Emiliano di una continuità nel-
l ’ opera del l ’ Afr i -
cano) e dall’altro introduce allu-
sivamente nell’area del mistici-
smo, che nel segui to del
Somnium assumerà tr atti spe-
cificamente platonici. In ogni
caso il confronto con Ennio
esprime la coscienza di inser ir-
si in una tradizione letteraria.
6 L’idea che i sogni di solito
riprendano argomenti che han-
no impegnato la mente durante
la gior nata è già in Ar istotele,
dal quale Cicerone la desume
in De divinatione II 128, ma la
spiegazione r azionalistica dei
sogni r ientrava nell’opinione
comune fin dall’antichità.
7 Le sembianze dell’Afr ica-
no, morto nel 183 a.C., non po-
tevano essere direttamente no-
te al nipote , che er a nato nel
185 a.C., ma solo attr averso l’i-
mago, la maschera di cera pre-
sa direttamente sul v olto del
defunto, che insieme a quelle
degli altr i antenati v eniva con-
servata nell’atrio delle case pa-
trizie e affissa alla parete entro
piccoli ar madi, legata alle altre
con rami in modo che delineas-
sero l’albero genealogico della
famiglia.
dai triumviri incaricati della ridistribuzione delle
terre ai consoli, i quali, perlopiù assenti da Roma
per campagne militari, di fatto si astennero da
ogni forma di intervento.
Questo provvedimento gli valse l’odio popolare
e l’accusa di voler distruggere l’opera di riforma;
Scipione promise di rispondere a tale accusa con
adeguate spiegazioni proprio nel giorno in cui –
era l’aprile o il maggio del 129 a.C. – venne mi-
steriosamente trovato morto. In quel giorno
egli avrebbe dovuto ripetere davanti al popolo l’o-
razione contra legem iudiciariam Tiberi
Gracchi che aveva tenuto in senato il giorno pri-
ma. Quale fosse la sua opinione nei confronti di
Tiberio Gracco risulta – più che dai due brevi
frammenti dell’orazione tramandatici da Macrobio
e da Appiano (ORF, pp. 133-134) – dal giudizio
che aveva chiaramente espresso parlando nel 131
a.C. contro la lex Papiria e che è stato traman-
dato da una periocha a Livio LIX: sembrava
all’Emiliano che Tiberio fosse stato ucciso ben a
ragione (iure caesum videri).
È dunque naturale che la voce pubblica abbia ac-
cusato della sua morte i fautori del partito gracca-
no, ma circolarono altre versioni, da quella ufficia-
le che parlava di decesso naturale, espressa dal-
l’amico Lelio, a quella che ipotizzò un suicidio mo-
tivato con l’impossibilità di mantenere le promes-
se fatte ai socii italici e latini. La storiografia
antica, sempre interessata al pettegolezzo, ha
raccolte tutte queste versioni e Cicerone nel
Somnium, parlando delle «empie mani dei pa-
renti», sembra dare credito ai sospetti nei con-
fronti della moglie Sempronia, sorella di Tiberio e
di Gaio Gracco, che secondo Appiano avrebbe
agito con la complicità della madre Cornelia e del
fratello Gaio Gracco. In altri passi delle sue opere
Cicerone non fa parola di trame familiari, ma ac-
coglie senz’altro la tesi dell’assassinio politico che
effettivamente, dato il clima rovente di quegli an-
ni, non sembra affatto da escludere.
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Lo stile. I due paragrafi introduttivi si snodano in
un racconto di stile piano e narrativo, anche se
di tono sostenuto, segnato da una varietà di su-
bordinate con valore circostanziale che han-
no la funzione di collocare nel tempo e in una
precisa occasione l’evento eccezionale del sogno.
Analogamente, nel corso dell’opera, i vari inter-
mezzi o inserti narrativi intervengono ad al-
leggerire con i loro toni colloquiali il clima di ten-
sione creato dalle profezie dell’Africano.
Le parole di Masinissa, in particolare, si distinguo-
no per una regale solennità, nella quale il lessico
arcaico (grates, caelites, optumi, par. 1) e alcuni
costrutti antiquati (iustis de causis, par. 1; fes-
sus de via, par. 2) riproducono allusivamente il
latino del II secolo a.C., mentre le figure dell’u-
so poetico (tectis, par. 1) preludono al tono iera-
ANALISI DEL TESTO
tico che nel seguito dell’opera sottolinea lo spes-
sore profetico del discorso dell’Africano.
I temi. I due paragrafi d’apertura ruotano su tre
temi di fondo:
• la figura di Scipione Africano,
• il pensiero della res publica,
• l’evento del sogno.
Disposti in una klimax di contenuti, i due para-
grafi prendono le mosse dalla realtà contempora-
nea evocata dal nome del grande generale, si al-
largano al conversare di politica dei due interlocu-
tori, si elevano dal mondo alla sfera oltremonda-
na, che si materializza nelle parole dell’Africano
(Ades... animo et omitte timorem) e bene giu-
stifica il timore dell’Emiliano all’apparire del de-
funto.
1 I personaggi di questi primi due capitoli del Somnium Scipionis sono .....................................................................
La loro funzione all’interno dell’opera è quella di ..............................................................................................................
2 Da quali cause Cicerone ritiene che sia stato determinato il sogno di Scipione Emiliano?
3 Indipendentemente dal significato che si vuole dare al sogno di Scipione , la cor nice narrativa intende
conferirgli una verosimiglianza storica.
a. In quale epoca è ambientato questo evento?
b. In quale luogo e perché?
4 All’interno del brano sono presenti alcuni tratti di stile arcaico, dotati di una precisa funzionalità narrati-
va.
a. Individua le forme arcaiche presenti in questi due paragrafi.
b. Qual è la loro funzione narrativa?
5 L’apparizione in sogno dell’ombr a di Scipione Afr icano è lo spunto che ha dato or igine al Somnium
Scipionis.
a. Come si innesta il racconto del sogno di Scipione nel De re publica?
b. Quale significato ha la menzione del sogno di Ennio nel paragrafo 2?
6 L’intento etico-politico del Somnium trapela materialmente dal cenno alla res publica presente alla fine
del paragrafo 1. A quale titolo si parla dello stato nel paragrafo 1?
QUESITI E PROPOSTE