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VOTO CONTRARIO ALLA MOZIONE SU INSERIMENTO CROCIFISSO NELLE SCUOLE PUBBLICHE

Il motivo per cui voterò no a questa mozione, cari colleghi, è molto semplice. Il mio rispetto puro
e totale per i valori del cristianesimo non mi permette di accettare che nessuno ne faccia
oggetto di strumentalizzazione politica.
Non si possono prendere elementi che si considerano come comuni radici culturali di tutti per farne
facili bandiere di singole fazioni, quelle sì minoritarie, che esasperano i toni, ingigantiscono le
differenze, spostano il terreno di scontro politico dai reali problemi pratici quotidiani dei cittadini
verso dibattiti astratti, etici e religiosi che la politica dovrebbe trattare con maggiore rispetto e senza
spirito di contrapposizione.
Lasciamo che il dibattito cresca nelle scuole, tra gli studenti e i professori, tra chi crede e chi
non crede, tra chi non sa in cosa credere e chi crede in un altro Dio.
Mai nessun confronto di idee potrà mettere in crisi i nostri valori tradizionali perché proprio nel
rispetto dell’altro da noi questi valori trovano il loro punto più alto.
Al contrario, questo confronto, deve essere stimolato e sarebbero ben altre le politiche sociali e
culturali che dovrebbero essere finanziate e incoraggiate nel territorio della nostra provincia,
proprio a partire dalle scuole. Perché è lì che nasce il problema dell’integrazione e dell’inclusione
sociale di extracomunitari di culture diverse; tema, oltretutto, che secondo me è sfiorato appena
dalla “questione del crocifisso”, che riguarda più che altro la contrapposizione storica e tutta italiana
tra i cattolici e quelli che cattolici non sono.
Purtroppo in questo periodo si sta rafforzando un politica, diventata molto trendy anche in
Europa, che ci ha catapultato da un razzismo scientifico ad un razzismo culturale. Abbiamo
permesso a una destra iper-conservatrice e xenofoba, come quella della Lega Nord, di avere
una voce importante nelle nostre istituzioni.
La molteplicità culturale non viene più vissuta come una ricchezza, ma come un pericolo da
osteggiare. L’accento viene posto sempre sulla diversità e gli elementi comuni sono dati per
scontati, taciuti, non considerate o ignorati. “La diversita’ fa eccezione, quindi fa notizia” come dice
il Professor Aime dell’Universita’ di Genova.
La proposta del consigliere Vittorio Catone, persona di cui le idee rispetto, che è già stata
supportata da tutto il consiglio comunale di Montesilvano e che sta proprio adesso per essere
approvata dal nostro Consiglio Provinciale, esprime la volontà di appropriarsi in modo strumentale
di un simbolo religioso, piegandone il significato ad uso politico. Il consigliere Catone sostiene
che la croce sia una sorta di simbolo dell’identità nazionale, come il tacchino del Thanksgiving
Day per gli americani o il seno della Marianne per i francesi, ma questa affermazione è
assolutamente contraria al significato universale, e quindi implicitamente transnazionale, espresso
dal messaggio cristiano. Proprio per il suo universalismo, la religione Cristiana è incompatibile con
un progetto nazionale. Poi è da sottolineare come affermare che il crocifisso esprima la radice
Cristiana dell’Italia e dell’Europa rappresenti un’altra forzatura: non tutti gli europei, così come non
tutti gli italiani, professano tale religione. Qui gli esperti di teologia potranno convenire che la
raffigurazione della morte di Cristo non sia condivisa dai neanche dai protestanti, i quali seppure
cristiani, non ne contemplano l’esposizione.
Ma non è per parlare di teologia che siamo stati eletti. Le emergenze occupazionali e del futuro
dei nostri giovani sono ben altre e la nostra agenda di lavoro dovrebbe essere assorbita da problemi
più pratici e terreni e non spostarsi verso polemiche che sembrano più mirare a un facile consenso
che ha un interesse concreto per i reali problemi dei nostri cittadini.
Il crocifisso conosce bene la strada per entrare nel cuore di un’anima senza il bisogno della
protezione di politici e senza nessuna costrizione o imposizione dall’alto.