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Nei primi anni di scuola calcio ci sono delle finalità andrebbero realizzate con

particolare applicazione.
· Tra queste, senza nessuna ombra di dubbio, grande è l’importanza che deve essere
assegnata all’educazione ed all’affinamento delle capacità coordinative generali e
speciali, assolutamente propedeutiche a tutti gli apprendimenti motori e tecnici del
futuro calciatore.
Spesso invece, e sbagliando, i tecnici (così diversi dai bambini) propongono già da
subito lavori riservati al periodo della specializzazione ( tattica, sistemi di gioco ecc.),
ignorando che i bambini della scuola calcio, vivendo in una fase spiccatamente
egocentrica, traggono la massima soddisfazione in ogni situazione di tipo individuale,
raggiungendo, nell’esecuzione di queste proposte, altissimi livelli di motivazione.
Difatti, poco portato alla ricerca dei compagni, quando si appropria del pallone
converge ogni attenzione verso il suo controllo, con lo scopo di migliorarne la
padronanza ed il dominio.
In questa fase la “complessità ambientale” della partita è tale (diversi compagni,
avversari, perimetro di gioco, porte, pallone da controllare; loro costante variabilità) da
determinare nel bambino alcune obiettive difficoltà.
La ricerca della collaborazione (“passaggio”)rappresenta per lui un aspetto al momento
meno importante, quasi un impedimento. Quindi, il doversi privare della palla, anche se
per favorire uno sviluppo di gioco migliore e più rapido, contrasta pesantemente con
quello che lui vorrebbe fare e con la sua naturale predisposizione ad essere unico
protagonista.
Programmare dunque un buon periodo della stagione da rivolgere in prevalenza al
miglioramento del dominio della palla e del dribbling produce un pieno soddisfacimento
delle aspettative del bambino e di conseguenza realizza vantaggiose condizioni per
l’assimilazione consapevole dei diversi movimenti.
Inoltre, solo con il miglioramento nella conoscenza e nel controllo del pallone è
ipotizzabile un graduale trasferimento del “focus attentivo” verso gli elementi di gioco
dell’ambiente circostante.
I giochi, le esercitazioni e le situazioni che seguono sono alcuni utili spunti per
facilitare la preparazione delle sedute di allenamento indirizzate appunto al
perfezionamento del controllo palla e del dribbling.
GIOCO INIZIALE
IL SEMAFORO
I bambini controllano la palla dentro ad uno spazio delimitato da coni o cinesini,
seguendo le indicazioni dell’istruttore. Quando l’istruttore afferma (con enfasi e non
CAPACITÀ COORDINATIVE, DOMINIO DELLA
PALLA, DRIBBLING, TIRO IN PORTA: I PRIMI
OBIETTIVI DA PERSEGUIRE NELLA SCUOLA
CALCIO.
L’ARTICOLO SI CONCLUDE CON ALCUNE
INDICAZIONI ED UNA GRIGLIA DI
OSSERVAZIONE CIRCA L’ALLENATORE DI
SETTORE GIOVANILE
RAFFAELE DI PASQUALE UEFA PRO
certo con tono di rimprovero) “rosso !” i bambini devono fermarsi sul posto, con un
piede sopra alla palla. Se grida “giallo !” i bambini conducono palla camminando. Se
dice “verde !” guidano la palla correndo.
Insistere sul fatto che devono avere sempre la palla vicina e che le spalle devono stare
quasi sopra al pallone. Mai indietro, perché la corsa sarebbe meno funzionale al
controllo e rischierebbe di “sedersi” troppo. Peraltro la palla sarebbe anche poco
protetta e quindi facilmente conquistabile dall’ipotetico avversario.
In questo gioco, vista la relativa facilità della situazione, si riesce altresì a richiedere
una certa attenzione verso la ricerca di una omogenea occupazione del campo
(suggerendo di “cercare” lo spazio libero), promuovendo induttivamente una iniziale
forma di scaglionamento del gruppo.
Pertanto, l’orientamento spazio – temporale rappresenta un dei primi obiettivi
attraverso giochi semplificati o tradizionali.
Un naturale successivo passaggio potrebbe considerare l’utilizzo del segnale visivo (ad
esempio 3 cartellini di colore diverso) in modo da stimolare ulteriormente la visione
periferica, mantenendo ugualmente il programmato lavoro individuale, nel rapporto di 1
bambino/1pallone.
In seguito sarà utile altresì richiedere la conduzione della palla con l’obbligo di
utilizzare un solo piede, sforzando così la ricerca del contatto con l’interno e l’esterno
del piede ed esercitando il bambino allo spostamento, sul piano frontale, del bacino
rispetto al pallone, in una esecuzione decisamente introduttiva per i successivi
apprendimenti in diverse forme di dribbling.
La proposta consente a tutti i bambini di partecipare attivamente e con continuità.
Caratteristiche di primaria importanza in particolare in questo iniziale periodo di
avviamento sportivo
NB: il gioco si presta anche ad essere svolto senza l’attrezzo, richiedendo ai
bambini particolari tipi di corsa ed andature. In questo caso è evidente che gli obiettivi
sono a beneficio di tutto il movimento senza palla.
Tale lavoro potrebbe rappresentare la parte preliminare del gioco con la palla.
GUIDA NEL TRAFFICO
In questo gioco si mantiene il rapporto di 1 bambino – 1 pallone, ottemperando alle
importanti caratteristiche di metodo sopraccitate.
La proposta si priva delle informazioni circa le modalità di conduzione in base al colore
chiamato, aumentando però leggermente la difficoltà di controllo a causa della
presenza dei coni all’interno del terreno di gioco.
In tal modo viene incrementata la finalità tecnico coordinativa della conduzione palla,
laddove compagni e conetti vanno a rappresentare un bel numero di ostacoli da evitare.
In seguito potremo limitare il controllo palla pretendendo l’utilizzo di un solo piede (le
parti del piede sono varie e spesso intervengono in percentuali ed angolazioni differenti
nel momento del contatto. Ognuno a modo proprio sarebbe bene che raggiungesse
l’obiettivo stabilito e che ovviamente i condizionamenti imposti favorissero l’utilizzo di
una parte specifica e programmata), in modo da portare il bambino, nel tempo, ad una
buona confidenza con l’attrezzo.
La naturale progressione del gioco dovrebbe richiedere al bambino di “puntare” un cono
(ognuno si deve orientare verso un cono libero, con la necessità quindi di “alzare la
testa”) ed eseguire un dribbling. Il tipo di superamento avviene “per scoperta guidata”
ovvero sperimentando movimenti visti ed allenati, in forma libera, in precedenza.
È evidente che la dimensione dello spazio a disposizione ed il numero dei bambini
presenti al gioco aumentano o diminuiscono le difficoltà di esecuzione. Così come il
ritmo di corsa richiesto.
(Spazio e tempo vanno a rappresentare fin da queste forme elementari di esercizio
elementi irrinunciabili per poter organizzare un percorso didattico che favorisca una
consapevole comprensione del gioco del calcio).
I PERCORSI
SLALOM IN LINEA
Semplice esercitazione che invita il bambino ad una continua regolazione della
traiettoria e della forza da imprimere alla palla per poter eseguire correttamente la
conduzione.
In riferimento all’aspetto tecnico valgono le considerazioni espresse in precedenza, con
la importante differenza che “dentro” ad un preciso percorso la necessità del controllo
viene richiamata con maggiore continuità, con positive ripercussioni sulla capacità
coordinativa “di differenziazione”.
Gli sviluppi di questa proposta prevedono di poter introdurre anche alcune varianti
all’interno del percorso stesso (ad esempio il giro completo attorno ai coni centrali) o di
richiedere la conduzione con un solo piede. Con queste ulteriori restrizioni, le capacità
coordinative di ”equilibrio” e “ritmizzazione”, hanno modo di essere apprese con buona
incisività.
Sotto l’aspetto metodologico pare necessario precisare che, rispettando l’importante
principio del mantenimento di una adeguata intensità della seduta, sarebbe congruo
predisporre un numero di percorsi tale da non allungare troppo i tempi di attesa.
Pertanto laddove avessimo presenti 9 bambini, i percorsi dovrebbero essere 3, mentre
con 10 bambini, se possibile dovremmo creare anche 5 percorsi in modo da ottenere 1
tempo di lavoro ed 1 di recupero. Evitare il classico lavoro a 2 percorsi, nel quale le 2
file di 4 o 5 bambini (se non di più !?) diluirebbero eccessivamente i tempi dell’
esercizio attivo, provocando spesso qualche difficoltà nel gestire i ragazzi fermi.
In seguito potremmo richiedere di provare continue sequenze di dribbling,
puntando in successione i vari coni disposti sul percorso, progredendo così verso
l’apprendimento del gesto.
Ricordare sempre che il dribbling va eseguito, affinché possa produrre i migliori
risultati, quando ci si trova molto vicini all’avversario.
La tipologia del dribbling da sperimentare dovrà inizialmente essere dimostrata
dall’istruttore affinché i bambini possano raccogliere le prime informazioni visive circa
le specifiche modalità di esecuzione.
MOVIMENTI SPECULARI A COPPIE
I bambini conducono palla, in senso contrario, a coppie uno di fronte all’altro. A metà
percorso eseguono una finta/dribbling a destra o sinistra (entrambi) e proseguono fino
al cono per poi tornare e ripetere l’esercizio.
La presenza di una figura in movimento da superare, incrociandola, conduce
gradualmente verso un apprendimento sempre più funzionale del gesto. Anche se non
esiste una resistenza attiva, la scelta del tempo per iniziare il dribbling si deve
necessariamente rapportare col movimento del compagno opposto e deve avvenire ad
una distanza utile (meglio quando sono molto vicini).
· Sposto palla d’interno e la riprendo con l’altro piede
· Sposto palla d’interno dx – balzello laterale – la riprendo con l’esterno dello
stesso piede
· Doppio passo
· Finta di lancio o tiro e cambio direzione
Sono solo alcune modalità di guida utilizzate con lo scopo di superare l’avversario o di
trarlo in inganno.
La bibliografia corrente ovvero i numerosi dvd sul gioco del calcio in commercio offrono
un corposo materiale didattico dal quale sarà possibile estrarre gli esercizi che
riterremo più adeguati al nostro programma.
L’ UNO contro UNO
Questa situazione di gioco vuole presentare all’allievo uno spaccato di gara durante il
quale si sperimenta il fondamentale in questione verificandone il reale livello di
apprendimento. Attraverso un percorso di tentativi ed errori migliora progressivamente
la capacità di “adattamento e di trasformazione” del movimento con inevitabili
vantaggiosi esiti sul numero dei dribbling riusciti.
Inizialmente è ragionevole predisporre degli 1>1 senza palla, dove chi attacca deve
raggiungere una meta prestabilita senza essere toccato dall’avversario.
Equilibrio, reazione motoria, adattamento e trasformazione sono tutte capacità
coordinative decisamente sollecitate in questo gioco e vanno a rappresentare un
bagaglio di competenze motorie di sicura efficacia negli sviluppi futuri dell’ 1>1 con
palla.
In seguito la stessa situazione può essere proposta con la palla. Il punto si realizza
quando il bambino riesce a dribblare l’avversario superando la linea di metà e fermando
la palla con la pianta del piede.
UNO contro UNO con porticine laterali
Questa è una esercitazione che diverte molto i bambini e che pertanto li rende attenti e
vogliosi d’imporsi.
Si tracciano 2 porticine di 2 mt circa, disposte lateralmente su una linea di fondo che
devono essere difese da 1 bambino. Ovviamente l’altro le attacca e realizza un punto se
le supera:
1. senza farsi toccare se l’esercizio non prevede l’utilizzo della palla;
2. entrando in conduzione palla dopo aver dribblato l’avversario, se è previsto l’uso
dell’attrezzo.
Il fatto di dover entrare nelle porticine e non solo superare la linea di fondo come nel
precedente esercizio aumenta la difficoltà strategica e costringe chi attacca ad una
maggior valutazione sullo spazio conquistato, con la necessità di forzare le finte e le
contro finte.
I bambini si alternano nei ruoli di attacco e difesa.
UNO contro UNO con tiro in porta
Situazione dotata di svariati elementi di gioco e per questo decisamente richiesta dai
giovani atleti.
Il tiro in porta, che rappresenta anche nei piccoli il momento più eccitante della
partita, peraltro giustamente, li conquista e moltiplica l’attenzione e l’impegno a
riuscire.
Rendere obbligatorio il superamento in dribbling dell’avversario, prima di tirare,
mantiene inoltre l’ effetto sull’obiettivo tecnico programmato, sperimentandolo peraltro
in una sequenza continua di movimenti, così come è necessario effettuare in gara
(conduzione – dribbling – tiro in porta).
La situazione si presta inoltre a numerose varianti, arricchendone e diversificandone le
finalità:
1. “battezzando” subito il possessore ed il difensore
a. senza alcun percorso coordinativo senza palla (1>1 + tiro in porta)
b. facendo precedere l’ 1>1 da una prima parte nella quale i bambini devono:
c. chi farà il difensore dovrà compiere un percorso coordinativo;
d. chi farà l’attaccante dovrà condurre palla all’interno di un percorso seguendo
le indicazioni;
2. senza prestabilire il ruolo, ma passando la palla al centro dopo che i duellanti hanno
effettuato un identico percorso coordinativo senza palla.
Ad ogni duello avviene il cambio del ruolo o del percorso e il gioco può essere stabilito
anche a squadre.
Come si potrà notare, all’ interno di questa situazione incontriamo apprezzabili valenze
didattiche, laddove vengono richiamati induttivamente aspetti tecnico – tattici, ma
anche svariate capacità coordinative. Queste in particolare all’interno del percorso ad
ostacoli. Il percorso didattico dovrà proseguire attraverso l’utilizzo di proposte
progressivamente sempre più aperte e ricche di elementi di gioco.
Partitine e partite “a tema”, nelle quali si richiederà l’obbligo di segnare il punto (meta
o gol) solo dopo aver superato in dribbling un avversario, andranno a costituire
condizioni dotate di maggiore complessità e consentiranno all’allievo di misurare il
livello di apprendimento del gesto in un ambito sempre più prossimo al contesto di
gara.
Infine, la partita libera e la partita “ufficiale” contro altre squadre andranno a
rappresentare il vero momento di verifica sulla reale capacità di rendere funzionale il
fondamentale tecnico allenato, laddove l’abitudine a sperimentarlo proprio durante la
partita costituisce una vantaggiosa condizione affinché questo possa essere eseguito
con esito positivo.

CONCLUSIONI

Quindi, in queste face di età diventa importante saper scegliere l’allenatore.
Riteniamo che questa opera deve soffermarsi a osservare e analizzare le competenze
in ambito;
-metodologico
-organizzativo
-tecnico
-relazionale
*METODOLOGICO:
riguarda il modo di insegnare il calcio ai propri giocatori,che dipende dalla conoscenza
dei metodi.
L’allenatore sceglie gli obiettivi da raggiungere, che devono essere commisurati al
livello di ogni giovane atleta,in modo che siano effettivamente raggiungibili da ognuno.
All’inizio d’ogni seduta di allenamento è bene dichiarare sia gli obiettivi sia la
scansione delle fasi di allenamento

*ORGANIZZATIVO:
riguarda la scelta preventiva dell’attrezzatura,degli spazi e dei tempi di lavoro.
L’allenatore dovrà preoccuparsi di mantenere alto il tempo d’impegno motorio,cioè il
tempo trascorso nella pratica delle attività,curando la necessaria ripetizione delle
esecuzioni e sollecitando la frequenza dei contatti con la palla

*TECNICO:
il bravo allenatore di settore giovanile si caratterizza per l’assoluta conoscenza e
competenza tecnica.
Nel calcio giovanile attuale c’è un urgente bisogno di riscoprire e rivalutare il gesto
tecnico.
L’allenatore deve essere in grado di approntare dei validi itinerari didattici che
precedano la conoscenza e l’analisi del gesto tecnico, la capacità di scegliere delle
attività pertinenti ed efficaci,l’abilità di rilevare errori e carenze.

*RELAZIONALE:
l’allenatore rende più incisivo il proprio insegnamento se sa cogliere le esigenze dei
propri allievi,il loro stato emotivo,se sa prestare attenzione e incoraggiare tutti.
L’allenatore competente sa comunicare scegliendo le parole più adatte, la
giusta intonazione della voce,la disposizione del corpo, la mimica adeguata.

SCHEDA D’OSSERVAZIONE E VALUTAZIONE

COMPETENZE METODOLOGICHE

INDICATORI SEMPRE A VOLTE MAI
-sa spiegare le attività
-utilizza il metodo per fasi
-lavora per obiettivi
-dichiara gli obiettivi del lavoro agli allievi
-utilizza il metodo induttivo
-utilizza il metodo deduttivo

COMPETENZE ORGANIZZATIVE

-predispone il campo e gli attrezzi prima dell’allenamento
-sceglie i giusti tempi per la durata delle varie fasi
-favorisce il tempo di impegno motorio
-utilizza un buon rapporto spazio/n° giocatori
-mantiene una giusta proporzione fra i tempi di spiegazione e di attività
-predispone spazi di lavoro funzionali
-sa organizzare la rotazione dei ruoli

COMPETENZE TECNICHE

-sa dimostrare le attività spiegate
-sa scegliere le attività adeguate all’obiettivo
-sa variare le attività in funzione del grado di riuscita
-sa rilevare gli errori
-sa individuare la causa degli errori
-corregge un errore alla volta

COMPETENZE RELAZIONALI

-favorisce un clima di rispetto verso gli altri e l’ambiente
-usa la disposizione a cerchio per spiegare
-rinforza i comportamenti positivi
-incoraggia e gratifica
-rivolge a ciascun allievo gesti di attenzione
-è autorevole
-mantiene la calma nei momenti difficili